Archivio tag | museo Egizio Cairo

Torino. Conferenza on line di Heba Abd el Gawad, Corinna Rossi e Irene Morfini su “Transforming the Egyptian Museum in Cairo: an Egyptian European Partnership” per presentare il progetto di riallestimento del museo Egizio de Il Cairo: il museo Egizio di Torino, alla guida di un consorzio di musei europei, cura la galleria dell’Antico Regno

L’imminente apertura del Grand Egyptian Museum e di altri musei regionali in Egitto, ha portato a una redistribuzione degli oggetti che ha interessato il vecchio allestimento del museo di piazza Tahrir. Questa situazione ha rappresentato un’occasione per pensare al futuro del museo e per individuare le direzioni di sviluppo adeguate in modo coordinato. Giovedì 27 gennaio 2022, alle 18, nuovo appuntamento on line con le conferenze del ciclo “Museo e Ricerca. Scavi, Archivi, Reperti” del museo Egizio di Torino. Heba Abd el Gawad, Corinna Rossi e Irene Morfini con la conferenza “Transforming the Egyptian Museum in Cairo: an Egyptian European Partnership” ci guidano alla scoperta del progetto di riallestimento del museo Egizio de Il Cairo. Introduce Christian Greco, direttore del museo Egizio di Torino. La conferenza in inglese si tiene ONLINE sulla pagina Facebook e sul canale YouTube del museo Egizio.

Progetto “Transforming Egyptian Museum in Cairo”

Il progetto “Transforming the Egyptian Museum in Cairo” ha visto il museo Egizio di Torino guidare un consorzio di musei europei, tra cui l’Ägyptische Papyrussamlung di Berlino, il British Museum, il Louvre e il Rijksmuseum van Oudheden di Leida per disegnare un masterplan complessivo a supporto della riorganizzazione dell’iconico museo egizio de Il Cairo. Per testare e applicare i criteri scelti, ad ogni museo partecipante al progetto è stata assegnata una galleria da riallestire parzialmente e il museo Egizio di Torino si è focalizzato sulla sezione dell’Antico Regno. Heba Abd el Gawad, Irene Morfini e Corinna Rossi presenteranno il lavoro che sta per essere completato, le sfide che questo progetto ha dovuto affrontare, i criteri che sono stati individuati per suggerire il progetto di riallestimento, e i risultati preliminari della conservazione effettuata su alcuni oggetti selezionati.

Heba Abd el Gawad

Heba Abd el Gawad è egittologa e curatrice del museo Egizio di Torino

Heba Abd el Gawad è egittologa e curatrice/coordinatrice del progetto “Transforming the Egyptian Museum in Cairo” per il museo Egizio di Torino. Precedentemente ha co-curato il progetto di mostra “Beyond Beauty: Transforming the Body in Ancient Egypt”, nel 2016, al Two Temple Place; ha curato il progetto Assiut al Dipartimento Egitto e Sudan del British Museum ed è ricercatrice del museo Egizio de Il Cairo, per il Dipartimento Greco e Romano del British Museum relativamente al progetto Naukratis. Recentemente è stata curatrice ospite per la mostra “Listen to her! Turning up the Volume on Egypt’s Ordinary Women” al Petrie Museum of Egyptian and Sudanese Archaeology. Nel 2021 è stata selezionata come una delle 21 donne egiziane più influenti per il suo lavoro sulle comunità riguardo il patrimonio culturale.

egittto_corinna-rossi

L’archeologa Corinna Rossi ideatrice del progetto “Living in a Fringe Environment” (Life)

Corinna Rossi è professore associato di Egittologia al Politecnico di Milano. Si è laureata in architettura a Napoli (Italia) e si è specializzata in Egittologia a Cambridge (UK), dove ha conseguito un MPhil e un PhD e poi è diventata Junior Research Fellow al Churchill College. Il suo principale argomento di ricerca è il rapporto tra architettura e matematica nell’antico Egitto. Ha co-finanziato e co-diretto il North Kharga Oasis Survey insieme a Salima Ikram ed è attualmente direttore della missione archeologica italiana a Umm al-Dabadib (Oasi di Kharga). È membro del team della missione italo-olandese a Saqqara del museo Egizio e del Rijksmuseum van Oudheden oltre che membro della missione congiunta IFAO/Museo Egizio a Deir al-Medina. È direttrice del progetto LIFE (Living In a Fringe Environment) incentrato sul sito archeologico di Umm al-Dabadib con base al Politecnico di Milano in partnership con l’università di Napoli Federico II.

irene-morfini_camnes

Irene Morfini, egittologa, fa parte del CAMNES (Center for Ancient Mediterranean and Near Eastern Studies)

Irene Morfini è egittologa e archeologa. Nata a Lucca, si è laureata in Egittologia sia all’università di Pisa (Italia) che all’università di Leiden (Paesi Bassi). Nel 2019 ha conseguito il dottorato di ricerca all’università di Leiden sotto la supervisione del dr. Demarée con una tesi sugli atti amministrativi del villaggio di Deir el-Medina. Ha partecipato a numerosi scavi in ​​Italia dal 2000 e in Egitto dal 2007, prima nella Tomba di Harwa (Luxor) e poi a Saqqara. Dal 2013 è condirettore del Min Project a Luxor, lavorando nella tomba di Min. Dal 2011 è vicepresidente dell’associazione delle Canarie di Egittologia svolgendo attività di ricerca, studio e diffusione delle conoscenze nel campo del patrimonio archeologico, storico e scientifico dell’antico Egitto, sviluppando progetti culturali in Egitto, Cuba e Ghana. Dal 2017 fa parte dello staff del CAMNES (Center for Ancient Mediterranean and Near Eastern Studies) che ha organizzato nel 2019 il congresso internazionale Rethinking Osiris. Dal 2019 lavora sul campo per il progetto finanziato dall’UE “Transforming the Egyptian Museum al Cairo”, prima per il museo nazionale delle Antichità di Leida e poi per il museo Egizio.

Il 2022 è un anno speciale per l’Archeologia, segnato da importanti anniversari: decifrazione geroglifici (200 anni), scoperta della tomba di Tutankhamon (100), della necropoli di Spina (100), dei Bronzi di Riace (50)

Il centenario della scoperta della Tomba di Tutankhamon è uno dei grandi anniversari archeologici del 2022

Per l’archeologia il 2022 è un anno di grandi anniversari. A cominciare l’Antico Egitto (vedi il video promo (3) Facebook): 100 anni della scoperta della tomba di Tutankhamon e 200 della decifrazione della stele di Rosetta e della scoperta dell’antica lingua egizia che segna la nascita ufficiale dell’Egittologia. Ma anche l’Italia ha un calendario di tutto rispetto, dai 100 anni della scoperta della necropoli di Spina ai 50 anni dal rinvenimento dei Bronzi di Riace.

Howard Carter davanti al sarcofago con la mummia del faraone Tutankhamon
egitto_tutankhamon-maschera-pugnale-di-ferro

La famosa maschera di Tutankhamon e il pugnale in ferro trovato avvolto tra le bende della mummia del faraone bambino

4 novembre 1922: è la data ufficiale della scoperta della Tomba di Tutankhamon nella valle dei Re, a Tebe Ovest, quindi sulla sponda occidentale del Nilo. Ma l’evento che avrebbe avuto una risposta mediatica eccezionale portando per la prima volta in prima pagina l’Archeologia. Il racconto di quei giorni è noto, a cominciare dal famosissimo dialogo tra l’archeologo Howard Carter e il suo finanziatore Lord Carnarvon del 24 novembre 1922: “Era venuto il momento decisivo. Con mani tremanti praticammo una piccola apertura nell’angolo superiore sinistro…”. “Potete vedere qualche cosa?”. “Sì, cose meravigliose”. In realtà la scoperta della sepoltura del re bambino era avvenuta all’inizio del mese di novembre 1922. Il 1° novembre 1922, Carter fece spostare il campo di scavo proprio dinanzi all’ingresso della tomba KV9 di Ramses VI, faraone della XX dinastia, in un settore di forma triangolare dove aveva già lavorato parecchi anni prima, ma che aveva incomprensibilmente abbandonato. Qui erano precedentemente stati rinvenuti i resti (ritenuti archeologicamente privi di importanza) di alcune capanne costruite dagli operai che avevano lavorato alla tomba KV9 e proprio in quel punto, tre giorni dopo, il 4 novembre 1922, fu scoperto il primo gradino di una scala di accesso a un ipogeo: la tomba intatta di Tutankhamon, nota come KV62, giovanissimo sovrano della XVIII dinastia che salì al trono a 9 anni e morì a 18, poco prima di compierne 19, divenuta famosa per la ricchezza del suo corredo e dei sarcofagi che proteggevano la mummia reale, che costrinse le autorità egiziane dell’epoca a rivedere l’organizzazione degli spazi del museo Egizio del Cairo, riservando un’intera ala al faraone bambino (vedi 4 novembre 1922 – 4 novembre 2020: nel 98.mo anniversario della scoperta del secolo, ingresso scontato nella tomba di Tutankhamon. Il ministro El-Anani: “L’anno prossimo tutto il tesoro del faraone bambino esposto al Grand Egyptian Museum” | archeologiavocidalpassato).

La stele di Rosetta conservata al British museum di Londra
Leon_Cogniet_-_Jean-Francois_Champollion

Jean François Champollion ritratto da Leon Cogniet nel 1831

27 settembre 1822, Jean François Champollion detto Champollion il Giovane annuncia la decifrazione dei geroglifici: nasce l’Egittologia. Secondo quanto raccontato dal nipote, Aimé Champollion-Figeac, Champollion il 14 settembre 1822 aveva notato che un cartiglio di Abu Simbel conteneva quattro segni geroglifici. Intuì che il primo segno circolare rappresentasse il sole che in copto si dice “ri”. Mentre il segno che appariva due volte alla fine del cartiglio era la “s” nel cartiglio di Tolomeo. Ciò gli fece concludere che se il nome nel cartiglio inizia con Re e termina con “ss”, potrebbe quindi corrispondere a “Ramesse”, suggerendo che il segno al centro rappresentasse “m”. Un altro cartiglio conteneva tre segni, due uguali a quelli del cartiglio Ramesse: un ibis, simbolo del dio Toth. Seguendo il ragionamento fatto per Ramesse giunse a indicare che il nome nel secondo cartiglio sarebbe Thothmes, cioè il faraone Thutmosis. Il passo successivo su sulla Stele di Rosetta: Champollion conosceva le parole copte che avrebbero tradotto il testo greco e poteva dire che segni fonetici come “p” e “t”, che erano già stati identificati nel nome di Tolomeo, si sarebbero adattati a queste parole. Da lì poteva indovinare i significati fonetici di molti altri segni. L’annuncio ufficiale delle sue proposte di letture dei cartigli greco-romani nella Lettre à M. Dacier (titolo completo: Lettre à M. Dacier relative à l’alphabet des hiéroglyphes phonétiques “Lettera a M. Dacier riguardante l’alfabeto dei geroglifici fonetici”) che completò il 22 settembre 1822. Questa comunicazione scientifica, sotto forma di una lettera, inviata a Bon-Joseph Dacier, segretario francese dell’Académie des Inscriptios et Belles-Lettres, è considerata il documento fondante dell’Egittologia, ma rappresentava solo un inizio. Champollion non dice nulla della scoperta sui cartigli di Ramesse e Thutmose, non dice ancora nulla (forse per prudenza) di quanto già sa o intuisce, e si limita a suggerire che segni fonetici avrebbero potuto essere usati nel lontano passato dell’Egitto. Ma la strada è aperta.

Coppa attica a figure rosse dalla tomba 512 di Spina (foto museo archeologico ferrara)
comacchio_antica-spina-archeologica

Le Valli di Comacchio che conservano le tracce dell’antica città etrusca di Spina (foto http://www.rivadelpo.it)

23 aprile 1922: scoperta della necropoli della città greco-etrusca di Spina, nelle Valli di Comacchio. La scoperta del sito è legata alle opere di bonifica del primo dopoguerra, come ricostruisce Nereo Alfieri in “Spina. Storia di una città tra Greci ed etruschi” (catalogo mostra, 1994). La prima comunicazione, infatti, è dell’ing. Aldo Mattei, direttore della sezione staccata del Genio civile a Comacchio, con una lettera alla soprintendenza agli Scavi e Monumenti archeologici di Bologna: “Nella valle Trebba (Valli settentrionali di Comacchio), in cui è stata compiuta la bonifica idraulica a cura dello Stato e dove si stanno facendo da Comuni interessati opere di bonifica agraria, è stato scoperto casualmente da un operaio un sepolcreto probabilmente dell’epoca etrusca: così almeno ritengo vai vasi istoriati scoperti”. Questa sobria segnalazione – scrive ancora Alfieri – dette l’avvio a un’impresa archeologica tra le più notevoli dell’Italia settentrionale. La ricerca dell’antica Spina tra le paludi nel delta del Po era stata fino ad allora un vero giallo archeologico che aveva appassionato eruditi e studiosi illustri fin dal Medioevo. Il primo che ipotizzò il sito di Spina a Valle Trebba fu il medico bolognese Gian Francesco Bonaveri (fine del XVII secolo) attratto dalla singolarità di quell’ambiente lagunare da cui emergevano di tanto in tanto manufatti antichi, ma del celebre e florido emporio marittimo descritto dagli autori greci e romani sembrava essersi persa ogni traccia. E la sua intuizione trovò conferma solo due secoli dopo. Alla scoperta casuale del 1922 seguirono le indagini scientifiche dirette dalla soprintendenza alle Antichità dell’Emilia e della Romagna, istituita il 19 settembre 1924. Le campagne di scavo, condotte fino al 1935 dal neo soprintendente Salvatore Aurigemma nell’area di Valle Trebba portarono alla luce la zona settentrionale della necropoli di Spina con più di 1200 sepolture i cui materiali sono oggi esposti al museo Archeologico nazionale di Ferrara. Ma la ricerca continua. L’obiettivo è scoprire il nucleo abitato dell’antica Spina (vedi Ritrovare l’antica città etrusca di Spina (le vaste necropoli sono state una delle scoperte più importanti del Novecento): è l’obiettivo del progetto Eos (Etruscans on the Sea) dell’università di Bologna all’interno del progetto interreg Value. A Comacchio la presentazione in streaming della prima campagna di scavo e le attività future. Intanto a Stazione Foce sta nascendo la ricostruzione dell’abitato di Spina | archeologiavocidalpassato).

I Bronzi di Riace esposti in una speciale sala del museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria (foto MArRC)
reggio-calabria_Bronzi-di-Riace_ritrovamento

Agosto 1972: il ritrovamento dei Bronzi di Riace da parte del sub Stefano Mariottini

16 agosto 1972: rinvenimento dei Bronzi di Riace. Era il 16 agosto 1972 quando un giovane sub dilettante romano, Stefano Mariottini, si immerse nel mar Ionio a 230 metri dalle coste di Riace Marina. Quando, a 8 metri di profondità, fu attratto da un qualcosa che emergeva dalla sabbia del fondo marino: sembrava un braccio. Non si sbagliava. Era il braccio sinistro di quella che poi sarebbe stata denominata statua A: aveva scoperto le statue di due guerrieri considerati tra i capolavori scultorei più significativi dell’arte greca, e tra le testimonianze dirette dei grandi maestri scultori dell’età classica. Stefano Mariottini aveva scoperto i Bronzi di Riace. Da quel momento è iniziato un delicato, lungo processo di restauro. Prima all’Opificio delle Pietre Dure di Firenze e poi direttamente a Reggio Calabria, man mano che si riscontravano nuove problematiche sui fragili bronzi. L’ultimo spettacolare intervento di restauro conservativo, dal 2009 al 2013,  in una sala appositamente predisposta a Palazzo Campanella, sede del Consiglio regionale della Calabria, da dove a un certo punto era sembrato non dovessero più tornare a casa. Ciò avvenne grazie a un blitz notturno dell’allora ministro ai Beni culturali Massimo Bray con la soprintendente Simonetta Bonomi: il guerriero A e B furono rimessi in piedi e trasportati in assoluta sicurezza a Palazzo Piacentini, sede del museo Archeologico nazionale della Magna Grecia, alloggiati in una speciale sala dotata di uno specifico sistema di filtraggio, e di un percorso di depurazione,  attraverso il quale transitano i visitatori, per mantenere sempre costante il clima in cui sono conservati i Bronzi. Inoltre è stata attivata una protezione antisismica (vedi 16 agosto 1972, il sub Mariottini scoprì nel mar Ionio i Bronzi di Riace. L’anno prossimo saranno passati 50 anni. Al museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria si lavora per #BronzidiRiace2022: incontro strategico tra il direttore e l’assessore alla Cultura. In attesa di promuovere i Bronzi di Riace nel mondo, il MArRC promuove in classe la storia e il patrimonio archeologico della Calabria antica | archeologiavocidalpassato).

Egitto. Webinar promosso dall’istituto italiano di Cultura al Cairo su “Imaging e spettroscopia per statue egizie in bronzo policromo dal I millennio a.C.” a cura di Eid Mertah del ministero del Turismo e delle Antichità egiziano. Ecco come seguirlo

L’appuntamento è martedì 30 novembre 2021, alle 17 ora italiana (18 ora egiziana) per il webinar “Imaging e spettroscopia per statue egizie in bronzo policromo dal I millennio a.C.” a cura di Eid Mertah del ministero del Turismo e delle Antichità egiziano, promosso dal Centro archeologico italiano dell’Istituto italiano di Cultura al Cairo in collaborazione con l’ambasciata italiana al Cairo. La conferenza potrà essere seguita attraverso Microsoft Teams al link https://teams.microsoft.com/l/meetup-join/19%3ameeting_ZmRiMTlkMTktMDU3MS00NGNiLWE2MmMtNWY1YWQ2NGQwMTE2%40thread.v2/0?context=%7b%22Tid%22%3a%2234c64e9f-d27f-4edd-a1f0-1397f0c84f94%22%2c%22Oid%22%3a%22babdcf46-9524-4ae8-ae30-59e751a8a656%22%7d (istruzioni: 1- clicca sul link; 2- scegli “continua su questo browser”, non sarà necessario scaricare alcuna applicazione; 3 – fai clic su partecipa e sarai nella sala riunioni; 4- Se ti iscrivi da cellulare, dovrai installare l’app).

EID MERTAH

Eid Mertah (ministero del Turismo e delle Antichità)

Eid Mertah porta avanti dal 2019 al Cairo (museo Egizio e università del Cairo) e a Venezia (università Ca’ Foscari) uno studio sulle statue in bronzo policromo, dorato e intarsiato del dio Osiride. Questa categoria di manufatti è costituita da un’importante produzione del repertorio scultoreo del I millennio a.C. Osiride è la divinità più rappresentata in questo lungo periodo. Migliaia di statue in bronzo di questo dio sono state scoperte in tutto l’Egitto, sia sepolte sotto il pavimento di spazi sacri (Serapeo di Saqqara, i templi di Medinet Habu o Karnak, …) o ancora nella loro posizione originale, come ad Ayn Manawir. Questo immenso corpus è stato finora poco studiato, e sempre nell’ambito di studi basati su un solo o pochissimi pezzi. “Uno studio su larga scala di pezzi provenienti da varie collezioni”, spiega, “mi permette di raggruppare queste statue secondo criteri stilistici, iconografici e tecnologici e di associare così alcuni pezzi di provenienza sconosciuta a sculture rinvenute negli scavi. Dà anche la possibilità di collocare nella cronologia statue non iscritte, a confronto con pezzi con dedica che spesso fornisce indicazioni per una datazione. Questa parte del lavoro, realizzata in collaborazione con egittologi, è accompagnata da analisi che eseguo presso il museo Egizio. Grazie a vari accorgimenti analizzo un gran numero di statue per identificare la composizione delle loro leghe e dei loro ornamenti (policromie, dorature, intarsi) e per caratterizzare il loro processo di fabbricazione (fusione cava, colata piena, in più pezzi fissata insieme o da un unico stampo, ecc.)”. Gli abbellimenti di queste statue sono generalmente sbiaditi o quasi scomparsi a causa di una lunga permanenza nel suolo archeologico o nei depositi museali, ma alcuni resti consentono di ricostruire il loro aspetto originario. “Il mio obiettivo è prima di tutto di ricercare metodi non invasivi di analisi, pulitura e conservazione della policromia, delle dorature e degli intarsi. Ho proceduto con analisi ed esame per identificare la natura delle leghe e degli intarsi. Era infatti pratica comune, da più di mille anni, inserire o applicare altri materiali sulle statue di bronzo. Nell’ambito delle analisi fatte su una serie di statue selezionate per lo studio, ho selezionato vari tipi su intarsi: vetro, lapislazzuli, oro, rame, elettro, bronzo arsenicale, rame nero, carbonato di calcio, blu egiziano ed ematite”.

Egitto. La barca solare del faraone Cheope/Khufu è arrivata “sana e salva” al Grande Museo Egizio. Nuovo trasporto spettacolare, e tecnicamente impegnativo, dell’imbarcazione intera (42 metri) dal museo all’ombra della piramide al Gem: 7 km e mezzo coperti in 48 ore. Il personale del museo è riuscito a installarla nella nuova esposizione permanente in attesa dell’apertura del Gem

Il museo della Barca Solare di Cheope all’ombra della piramide, aperto nel 1982 su progetto dell’architetto Franco Minissi

Lunga circa 43 metri, ha cinque remi per lato più due a poppa, con funzione di timoni. È la barca solare di Cheope (Khufu per gli egiziani): “il più grande e antico manufatto in legno della storia dell’umanità” secondo il ministero del Turismo e delle Antichità egiziano. Era stata scoperta dagli archeologi nel 1954 nella piana di Giza, in una fossa sul lato Sud della Grande Piramide. Racchiusa in una camera ermeticamente sigillata, la barca era scomposta in 1224 pezzi, il cui legno si è conservato intatto per più di 4600 anni. Per ricostruirla ci sono voluti tredici anni. E finalmente, nel 1982, è stata esposta nel museo creato appositamente a fianco della piramide e progettato dall’architetto italiano Franco Minissi. Fino all’agosto 2021, quando ha abbandonato la “vecchia” casa per raggiungere la nuova dimora, definitiva: il Khufu Boat Museum all’interno del Grand Epyptian Museum (Gem) di cui si attende ora l’apertura, continuamente rinviata.

Per coprire i 7 chilometri e mezzo che corrono tra i due musei senza smontare l’enorme imbarcazione che – ricordiamolo – a più di 4600 anni, è stato necessario allestire un altro spettacolare trasporto, che ha ricordato quello delle 22 mummie dal museo Egizio di piazza Tahrir al nuovo museo della Civiltà egizia a Fustat (vedi Cairo. La Parata d’Oro dei Faraoni diventa una vetrina dei tesori dell’Egitto: grandi restauri, nuovi musei, progetti futuri. Due ore di spettacolo in una capitale illuminata ad arte e animata da migliaia di figuranti dal museo Egizio di piazza Tahrir al nuovo museo nazionale della Civiltà egizia dove sono arrivate le 22 mummie reali | archeologiavocidalpassato), ma stavolta soprattutto tecnicamente impegnativa, anche se non ha raggiunto la popolarità del trasferimento delle mummie reali. Per preparare l’operazione c’è voluto quasi una anno, da quando cioè il museo all’ombre della piramide è stato chiuso al pubblico. E per realizzarla sono state necessarie 48 ore.

La mattina di sabato 7 agosto 2021 la Barca solare di Cheope è arrivata al Grande Museo Egizio. “Il gruppo di lavoro del Gem è riuscito a installare la struttura metallica contenente la prima imbarcazione del re Khufu dove troverà sistemazione definitiva, nell’edificio museale dedicato alle barche del re Cheope/Khufu nel Grande Museo Egizio, dopo che è arrivata sana e salva al museo all’alba di sabato 7 agosto, provenendo dalla zona delle Piramidi di Giza”: lo ha affermato Al-Tayeb Abbas, viceministro del Turismo e delle Antichità per gli affari archeologici al Grand Egyptian Museum, spiegando che la barca rimarrà all’interno del suo involucro metallico fino al completamento dell’edificio del Khufu Boat Museum, dove all’interno dello scafo è stato predisposto un sistema di controllo per il monitoraggio della temperatura e dell’umidità, facendo attenzione a mantenere le corrette proporzioni adeguate al mantenimento del mix ambientale. E Isa Zeidan, direttore generale del restauro e del trasporto di monumenti nel Grand Egyptian Museum, ha indicato che “non appena la barca è arrivata ed è stata installata, gli archeologi e il centro di restauro nel museo hanno esaminato la barca, sottolineando che i lavori di screening hanno dimostrato che la barca era in buone condizioni e non è stata interessata dal processo di trasporto, grazie al buon lavoro di conservazione e imballaggio svolto dal team di restauratori e archeologi, e ai dispositivi di misurazione e controllo che sono stati messi per regolare l’atmosfera circostante e assorbire vibrazioni”. Ha aggiunto che i restauratori solleveranno la cassa di legno che copre la barca per iniziare i lavori di restauro e riabilitazione fino a quando non sarà mostrata nella sua forma definitiva.

Gea 2021-Ica: “Archeologia e inclusione”. Contributo 2: Kom al-Ahmer/Kom Wasit Archaeological Project (Egitto) alla ricerca dell’antica Metelis nel Delta

istituto-centrale-per-l-archeologia_logoPer l’edizione 2021 delle Giornate Europee per l’Archeologia, l’ICA – Istituto centrale per l’Archeologia propone il tema guida dal titolo “Archeologia e inclusione. Missioni archeologiche italiane all’estero e comunità locali dei paesi ospitanti: interazioni, coinvolgimento, formazione”. Secondo contributo: Kom al-Ahmer/Kom Wasit Archaeological Project.

Dal 2012 la missione italiana guidata dall’università di Padova, con la collaborazione del ministero delle Antichità egiziano, ha iniziato le indagini storico-archeologiche presso Kom al-Ahmer e Kom Wasit, due importanti siti del Delta occidentale del Nilo. L’obbiettivo principale è di verificare se vi si possa individuare l’antica Metelis, l’unica capitale di nomos di cui si ignora la localizzazione. Ai fini scientifici si coniugano quelli della valorizzazione, già in parte messi in luce in una mostra presso il museo Egizio del Cairo nel 2018.

Since 2012, the Italian mission led by the University of Padua, in collaboration with the Egyptian Ministry of Antiquities, has begun historical-archaeological investigations at Kom al-Ahmer and Kom Wasit, two important sites in the western Nile Delta. The main objective is to verify whether the ancient Metelis, the only capital of nomos whose location is unknown, can be identified there. The scientific aims are combined with those of enhancement, already partly highlighted in an exhibition at the Egyptian Museum in Cairo in 2018.

A cura di Michele Asolati, Mohamed Kenawi, Cristina Mondin

(2 – continua)

Cairo, 18 aprile 2021: nella Giornata del Patrimonio mondiale aperta la Sala delle Mummie al museo nazionale della Civiltà egizia. Nel primo giorno 2000 visitatori. Omaggio del soprano Amira Selim

La data era stata annunciata ufficialmente nella serata della Parata d’oro dei Faraoni del 3 aprile 2021, quando dal museo Egizio di piazza Tahrir 22 mummie reali erano state trasferite al nuovo museo nazionale della Civiltà egizia a Fustat, sempre al Cairo. Due settimane per verificare le condizioni e assicurare l’allestimento in sicurezza delle spoglie di 18 re e 4 regine, e poi il 18 aprile 2021 la Sala delle Mummie sarebbe stata aperta al pubblico. E non è stata scelta una data a caso: il 18 aprile è infatti la Giornata del Patrimonio mondiale, istituita nel 1983 dall’Unesco per sensibilizzare l’opinione pubblica sulla diversità e la vulnerabilità dei monumenti e dei siti del patrimonio costruiti nel mondo e sugli sforzi necessari per proteggerli e conservarli. Ed è stato subito un successo di pubblico. “Nonostante la giornata calda e il Ramadan”, ha dichiarato Ahmed Ghoneim, CEO della Museum Authority, “i visitatori si sono riversati numerosi al museo nazionale della Civiltà Egizia a Fustat per visitare la Sala delle Mummie il primo giorno in cui ha aperto le sue porte per ricevere i visitatori, nella Giornata del Patrimonio Mondiale: il numero di visitatori egiziani e stranieri alla Sala delle Mummie ha raggiunto i 2000. Senza dimenticare – ha concluso Ghoneim – che il museo nazionale della Civiltà Egizia di Fustat ha ricevuto migliaia di visitatori egiziani e stranieri dall’apertura della sala espositiva centrale e dalla ricezione delle mummie reali nella parata d’oro dei faraoni sabato 3 aprile”.

Nel giorno dell’apertura al pubblico della Sala delle Mummie nella Giornata del Patrimonio Mondiale, il soprano Amira Selim, protagonista anche durante la Parata d’Oro dei Faraoni, ha reso omaggio alla mummia della regina Hatshepsut, una delle più grandi regine che governarono l’Egitto, dicendo: “Posso solo cantare per lei”.

Egitto. Zahi Hawass ha scoperto a Tebe Ovest la “città d’oro perduta”, edificata da Amenhotep III e utilizzata anche da Tutankhamon e Ay: è la più grande città mai trovata, con distretto amministrativo e industriale (“Scoperta paragonabile alla tomba di Tut”). Informazioni sulla vita quotidiana degli antichi egizi. Si spera dia risposte al perché Akhenaten e Nefertari si spostarono ad Amarna

La città d’oro perduta scoperta da Zahi Hawass a Tebe Ovest (foto ministry of Tourism and Antiquities)
egitto_zahi-hawass_foto-ministry-of-Tourism-and-Antiquities

L’egittologo Zahi Hawass già ministro delle Antichità (foto ministry of Tourism and Antiquities)

Dalle sabbie di Luxor-Tebe Ovest riaffiora la “città d’oro perduta” edificata più di 3000 anni fa sotto il regno di Amenhotep III / Amenofi III e utilizzata – dopo la parentesi di Akhenaten – anche da altri due faraoni: Tutankhamon e Ay. Lo ha annunciato lo stesso autore della scoperta, Zahi Hawass, già ministro alle Antichità, alla guida della missione egiziana a Tebe Ovest. “La scoperta di questa città perduta è la seconda scoperta archeologica più importante dalla tomba di Tutankhamon”, assicura Betsy Brian, professore di egittologia alla John Hopkins University di Baltimora (Stati Uniti). “Molte missioni straniere hanno cercato questa città e non l’hanno mai trovata”, ha sottolineato Hawass. “Noi abbiamo iniziato il nostro lavoro alla ricerca del tempio funerario di Tutankhamon perché i templi di Horemheb e Ay sono stati trovati in questa zona, e abbiamo trovato la città d’oro”. Non si sono ancora spenti gli echi della Parata d’Oro dei Faraoni, l’evento – seguito da milioni di appassionati nel mondo – voluto dal presidente Abdel Fatah al-Sisi e organizzato dal ministero per il Turismo e le Antichità per promuovere l’Egitto in occasione del trasferimento di 22 mummie reali dal museo Egizio di piazza Tahrir al nuovo museo nazionale della Civiltà egizia, che dall’Egitto arriva un’altra notizia destinata a fare rapidamente il giro del mondo.

Amuleti rinvenuti nella città d’oro perduta dalla missione egiziana a Tebe Ovest (foto ministry of Tourism and Antiquities)
egitto_cairo_corteo-mummie_re-amenhotep-III_foto-ministry-of-Tourism-and-Antiquities

La mummia del re Amenhotep III fu trovata nel 1898 nella tomba di Amenhotep II (KV 35), nella Valle dei Re a Luxor (foto ministry of Tourism and Antiquities)

“È la più grande città mai esistita in Egitto”, ha confermato Hawass, “fondata da uno dei più grandi sovrani dell’Egitto, il re Amenhotep III, il nono re della XVIII dinastia, che governò l’Egitto dal 1391 al 1353 a.C. Suo figlio e futuro erede al trono, Amenhotep IV, che poi nella città dell’Aten (Akhetaten / Amarna) si farà chiamare Akhenaten, ha condiviso nella città d’oro gli ultimi otto anni del suo regno. Questa città era il più grande insediamento amministrativo e industriale dell’epoca. Le strade erano fiancheggiate da case, di cui ci sono rimasti alzati fino a 3 metri. L’area di scavo si trova tra il Tempio di Ramses III a Medinet Habu e il Tempio di Amenhotep III a Memnon: la città si estende a Ovest, fino a Deir el-Medina”. E Brian ha aggiunto: “La scoperta della Città Perduta, non solo ci darà un raro sguardo sulla vita degli antichi egizi nel periodo in cui il Regno era più ricco, ma ci aiuterà a far luce su uno dei più grandi misteri della storia: perché Akhenaten e Nefertiti decisero di trasferirsi ad Amarna”. Le ricerche stanno portando infatti gli archeologi allo strato della città nel suo momento d’oro: le informazioni che ricaveranno sono destinate a cambiare le nostre conoscenze su quel periodo storico tra Amenhotep III e Tutankhamon. Cosa è successo veramente? Perché la città è stata abbandonata e la capitale è stata trasferita ad Amarna? E la città fu di nuovo ripopolata quando Tutankhamon tornò a Tebe? Solo ulteriori scavi nell’area riveleranno cosa accadde veramente quasi 3400 anni fa. La scoperta della città perduta permetterà di capire meglio anche alcuni aspetti della vita quotidiana degli antichi egizi, come la tecnica di costruzione e decorazione delle case, gli strumenti usati e l’organizzazione del lavoro. Finora è stata scavato solo un terzo dell’area: la missione continuerà le ricerche, compresa l’area che è stata identificata come possibile sito del tempio funerario di Tutankhamon. “Abbiamo molte informazioni su tombe e templi”, ha sottolineato Hawass, “ma questa è la prima volta che uno scavo rivela segreti sulla vita dei re dell’età d’oro dell’Egitto”.

La città d’oro perduta riemersa dalle sabbie: gli alzati conservati raggiungono anche i tre metri di altezza (foto ministry of Tourism and Antiquities)

Lo scavo è iniziato nel settembre 2020 e in poche settimane, con grande sorpresa del team, file di mattoni di fango hanno iniziato ad apparire in tutte le direzioni. Quello che veniva poco a poco alla luce era il sito di una grande città in buone condizioni di conservazione, con mura quasi complete e con stanze piene di strumenti della vita quotidiana. Gli strati archeologici sono rimasti intatti per migliaia di anni, lasciati dagli antichi residenti come se fosse ieri. La missione egiziana – come detto – ha iniziato a lavorare in quest’area con l’obiettivo di ritrovare il tempio funerario di Tutankhamon, realizzato dal re Ay, il successore di Tutankhamon, su un sito che più tardi sarebbe finito adiacente al lato meridionale del Tempio di Ramses III a Medinet Habu. Gli egittologi ritengono che il tempio di Ay possa essere appartenuto prima a Tutankhamon poiché lì furono trovate due statue colossali del giovane re. La parte settentrionale del tempio è ancora sotto la sabbia.

Città d’oro perduta a Tebe Ovest: iscrizioni geroglifiche trovate su tappi di argilla di vasi di vino (foto ministry of Tourism and Antiquities)
egitto_luxor_scoperta-citta-perduta_appliques_foto-ministry-of-tourism-and-antiquities

Applique rinvenute nello scavo della città d’oro perduta a Tebe Ovest (foto ministry of Tourism and Antiquities)

Il primo obiettivo della missione è stato datare questo insediamento. Iscrizioni geroglifiche trovate su tappi di argilla di vasi di vino e riferimenti storici ci dicono che l’insediamento era costituito da tre palazzi reali del re Amenofi III, nonché dal centro amministrativo e industriale del Regno. Un gran numero di reperti archeologici, come anelli, scarabei, vasi di ceramica colorata e mattoni di fango recanti i sigilli del cartiglio del re Amenhotep III, hanno confermato la datazione della città. Dopo soli sette mesi di scavi, sono state scoperte diverse aree o quartieri. Nella parte meridionale, la missione ha trovato una panetteria, una zona di cottura e preparazione dei cibi, completa di forni e deposito di vasellame. Dalle sue dimensioni, possiamo affermare che la cucina accoglieva un numero molto elevato di lavoratori e dipendenti. La seconda area, ancora scoperta parzialmente, rappresenta il distretto amministrativo e residenziale, con unità più ampie e ben disposte. Quest’area è recintata da un muro a zig-zag, con un solo punto di accesso che conduce a corridoi interni e zone residenziali. L’unico ingresso ci fa pensare che fosse un  sistema di sicurezza, che permetteva di controllare l’ingresso e l’uscita da aree chiuse. I muri a zig-zag sono uno dei rari elementi architettonici dell’antica architettura egizia, utilizzati principalmente verso la fine della XVIII dinastia. La terza area è l’officina. Da un lato, l’area di produzione dei mattoni di fango utilizzati per la costruzione di templi e annessi. I mattoni hanno sigilli recanti il ​​cartiglio del re Amenhotep III (Neb Maat Ra). Dall’altro, un gran numero di stampi da colata per la produzione di amuleti e delicati elementi decorativi. Questa è un’ulteriore prova della vasta attività in città per la produzione di decorazioni sia per i templi che per le tombe.

La strana sepoltura di un bovide scoperta nella città d’oro perduta a Tebe Ovest (foto ministry of Tourism and Antiquities)

In tutte le aree scavate, la missione ha trovato molti strumenti utilizzati in una sorta di attività industriale come la filatura e la tessitura. Sono state portate alla luce anche scorie di lavorazione del metallo e del vetro, ma l’area principale di tale attività deve ancora essere scoperta. All’interno di una delle stanze sono state trovate due insolite sepolture di una mucca o di un toro. Sono in corso indagini per determinare la natura e lo scopo di questa pratica. E ancora più notevole è la sepoltura di una persona trovata con le braccia tese lungo i fianchi, e resti di una corda avvolta intorno alle ginocchia. La posizione della sepoltura e la deposizione di questo scheletro sono piuttosto strane e sono in corso ulteriori indagini. È stato inoltre ritrovato un contenitore contenente due galloni di carne essiccata o bollita (circa 10 kg) che reca una preziosa iscrizione: “Anno 37, carne condita per la terza festa di Heb Sed dal macello del recinto per bestiame di Kha fatta dal macellaio luwy”. Questa preziosa informazione non solo ci dà i nomi di due persone che hanno vissuto e lavorato nella città, ma conferma anche che la città era attiva e ha determinato il tempo della co-reggenza del re Amenhotep III con suo figlio Amenhotep IV / Akhenaten. La missione ha anche trovato un testo inciso sull’impronta di un sigillo che recita: “gm pa Aton” che può essere tradotto come “il dominio dell’abbagliante Aten”, e questo è il nome di un tempio costruito dal re Akhenaten a Karnak. A nord dell’insediamento è stato anche scoperto una grande necropoli, la cui estensione non è stata ancora determinata, e la missione ha scoperto un gruppo di tombe scavate nella roccia di varie dimensioni, a cui si accede tramite scale scavate nella roccia, che mostrano una caratteristica comune alla costruzione delle tombe nella Valle dei Re e nella Valle dei Nobili. Gli scavi sono ancora in corso e la missione prevede di scoprire tombe incontaminate piene di tesori.

Cairo. La Parata d’Oro dei Faraoni diventa una vetrina dei tesori dell’Egitto: grandi restauri, nuovi musei, progetti futuri. Due ore di spettacolo in una capitale illuminata ad arte e animata da migliaia di figuranti dal museo Egizio di piazza Tahrir al nuovo museo nazionale della Civiltà egizia dove sono arrivate le 22 mummie reali

Il corteo reale con le 22 mummie lascia il museo Egizio di piazza Tahrir per raggiungere la nuova dimora al museo nazionale della Civiltà egizia (foto ministry of Tourism and Antiquities)
egitto_presidente-al-sisi_foto-ministry-of-tourism-and-antiquities

Il presidente della Repubblica araba d’Egitto, Abdel Fatah al-Sisi (foto ministry of Tourism and Antiquities)

egitto_cairo_corteo-mummie_golden-pharaohs'-golden-parade_logoL’Egitto si autocelebra e presenta al mondo il meglio di sé: dai luoghi straordinari della civiltà dei faraoni ai grandi interventi di restauro dei luoghi della cultura, di qualsiasi cultura, fino all’efficienza di uno Stato moderno. La Parata d’oro dei Faraoni diventa così l’occasione per l’Egitto di mostrarsi al mondo e di mostrare al mondo tesori noti e nuove proposte che i turisti e quanti amano la valle del Nilo del mondo troveranno una volta superata la pandemia. Più di due ore di diretta (talora con un eccesso di parlato) gestita da una regia attenta che non lascia nulla all’improvvisazione: c’è la capitale, il Cairo, che – dal museo Egizio di Tahrir al nuovo museo nazionale della Civiltà egizia in Fustat – diventa un grande set hollywoodiano con migliaia di figuranti ad accompagnare il cammino delle 22 mummie reali alla nuova prestigiosa dimora, in uno scintillio di luci e giochi fantasmagorici colti da telecamere fisse e droni; ci sono i più prestigiosi siti archeologici, come il tempio di Hatshepsut a Deir el-Bahari o la piana delle piramidi di Giza, animati da coreografie, o il Grande museo Egizio (Gem) che ospiterà l’intero tesoro di Tutankhamon e alla sua prossima apertura rappresenterà uno dei più grandi e prestigiosi progetti di museologia del Terzo millennio nel mondo. Al centro un unico protagonista indiscusso, il presidente dell’Egitto Abdel Fatah al-Sisi, che accompagna con la sua presenza tutti i diversi momenti dell’evento. E per una notte fa dimenticare i molti problemi che anche l’Egitto deve affrontare in questi momenti difficili per tutti.

Il museo Egizio in piazza Tahrir al Cairo (foto ministry of Tourism and Antiquities)
egitto_cairo_golden-parade_piazza-fustat

Il nuovo museo nazionale della Civiltà egizia di Fustat al Cairo (foto ministry of Tourism and Antiquities)

La Parata d’oro dei Faraoni si apre con una veduta dal drone di piazza Tahrir chiusa in fondo dal museo Egizio seguita da un’altra sul museo nazionale della Civiltà egizia (Nmec): cioè l’inizio e la fine del corteo delle mummie reali. I ritmi sono ancora lenti. La parata è aperta da un drappello di guardie a cavallo seguite dai carri da guerra degli antichi egizi: in realtà guardie e aurighi hanno il compito dell’apripista. Controllano il percorso e vanno a posizionarsi all’ingresso del Nmec per fare da picchetto d’onore all’arrivo degli illustri ospiti. Da Tahrir a Fustat, in un “rimbalzo di linea” andiamo a conoscere il nuovo museo con l’arrivo del presidente al-Sisi accolto dal ministro al Turismo e alle Antichità Khaled el-Enani. È il momento dell’inaugurazione ufficiale del nuovo museo. Poi si vanno a scoprire gli spazi e i tesori qui conservati a narrare la Civiltà egizia dalla preistoria ai faraoni agli arabi e all’islam. Quindi al-Sisi si sposta attraverso un dedalo di corridoi e raggiunge l’auditorium del Nmec dove inizia il programma ufficiale della Parata d’oro e sul palco si apre il grande schermo sul Cairo e l’Egitto.

Le preziose decorazioni della tomba di Wathy a Saqqara scoperta nel 2018 (foto ministry of Tourism and Antiquities)

“Egitto, terra di civiltà”, uno spot sui tesori dell’Egitto: siamo accompagnati a scoprire i grandi interventi che hanno portato agli antichi splendori monumenti noti in tutto il mondo. Si inizia dal complesso di Saqqara, si entra nella piramide a gradoni di Djoser, realizzata dall’architetto Imhotep 4400 anni fa, e si esce dalla grande scala monumentale inaugurata il 5 maggio 2020 dopo sei anni di restauro che ha interessato l’intera piramide. Si passa alla tomba di Wathi scavata nella roccia 300 anni dopo la piramide di Djoser. È stata una delle grandi scoperte recenti (dicembre 2018). Entrare nell’ipogeo completamente decorato è un’emozione. Nel gennaio 2020 è stata invece inaugurata ad Alessandria la sinagoga Elynahu Hanavi costruita dagli egiziani nel XIV secolo. Da Alessandria al Cairo Vecchia o Copta nella chiesa della Vergine Maria, riaperta al pubblico dopo i restauri integrali nell’ottobre 2014, nota come la Chiesa Sospesa, perché realizzata sopra un passaggio tra due torrette di una fortezza babilonese. Fu fortezza romana risalente al II sec. d.C. I restauri hanno risanato l’edificio dalle infiltrazioni che impedivano quasi completamente l’accesso alla fortezza. Fu la prima sede ufficiale del papa della chiesa ortodossa di Alessandria quando fu spostata al Cairo. Contiene molte reliquie di santi, e icone di Gesù Cristo e della Vergine Maria. La chiesa rupestre dei martiri Sergio e Bacco, nota anche come Abu Serghis al Cairo, è stata invece riaperta al pubblico dopo i restauri nell’ottobre 2016. All’inaugurazione intervenne il papa copto Teodoro II di Alessandria. È importante perché fu costruita sopra la grotta dove trovò rifugio la Sacra Famiglia nel suo peregrinare in Egitto. Quindi si tocca la moschea di al-Azhar al Cairo, una delle più note moschee del mondo islamico, costruita nel 970 dai Fatimidi, riaperta dopo i restauri nel marzo 2018. È sede della prestigiosa università di al-Azhar. Nel gennaio 2017, invece, è stato inaugurato dopo tre anni di restauri il museo di Arte islamica, che ospita la più grande collezione al mondo di tesori islamici. Nel 2014 il museo aveva infatti subito un attacco terroristico che aveva devastato la facciata e almeno 170 manufatti. Sempre al Cairo, nel gennaio 2020, si sono completati i restauri, durati tre anni, della moschea di al-Fath nel distretto di Abdeen, uno dei capolavori dell’architettura islamica. In Boulaq, un altro quartiere del Cairo, sorge il museo delle Carrozze reali, fondato da Khedive Ismail nel XIX secolo come garage dei veicoli reali: dopo un lungo abbandono, grazie a un elaborato restauro il museo è stato riaperto il 31 ottobre 2020. Infine il Palazzo del Barone Empain a Eliopolis, sobborgo a Nord-est del Cairo, è stato restaurato e inaugurato nel giugno 2020. Sempre nel 2020 è stata rinnovata piazza Tahrir, teatro di importanti eventi dell’Egitto.

Il monumentale viale delle Sfingi a Luxor sarà presto di nuovo ammirato dal pubblico (foto ministry of Tourism and Antiquities)

Progetti in corso e futuri. Intanto sta andando avanti il progetto di restauro del monumentale viale delle Sfingi a Luxor che presto sarà riaperto all’ammirazione del pubblico. E per la prima volta è stato realizzato un museo di Antichità a Sharm el-Sheikh e Hurghada: il primo aperto nell’ottobre 2020, il secondo nel febbraio 2020. E così si arriva a Fustat, dove è sorto il museo nazionale della Civiltà egizia (Nmec) di cui, in occasione della Parata d’Oro dei Faraoni del 3 aprile 2021, è stata inaugurata la galleria principale e la sala delle mummie reali. Anche la piana delle Piramidi a Giza è stata oggetto di un progetto di sviluppo. E ora il mondo sta attendendo l’annuncio della data di apertura del Grande museo Egizio (Gem). E poi c’è il museo delle Capitali d’Egitto nella Nuova Capitale Amministrativa il cui progetto è nato più di due anni fa quando il presidente dell’Egitto decise di istituire una città per le arti e la cultura. Da qui l’idea del museo che narra le diverse capitali del Paese nel corso dei tempi. E alla sua apertura sarà una sorpresa per tutti. Così mentre nascerà la Nuova Capitale Amministrativa il mondo potrà cogliere quanto l’Egitto sia orgoglioso della sua storia e della sua civiltà.

Effetti speciali e giochi di luci a piazza Tahrir al cairo (foto ministry of Tourism and Antiquities)
egitto_cairo_golden-parade_musica-sul-nilo_foto-ministry-of-tourism-and-antiquities

La musica scivola sul Nilo (foto ministry of Tourism and Antiquities)

Lo schermo si spegne. Sul palco il ministro al Turismo e alle Antichità Khaled el-Enani sottolinea come tutta questa attenzione alla cultura sia fondamentale anche per il rilancio del turismo. Quindi introduce i dettagli del corteo e delle 22 mummie reali: dalla loro scoperta alla fine dell’Ottocento nel nascondiglio di Deir el-Bahari o nella tomba di Amenhotep II nella Valle dei Re alla loro musealizzazione all’Egizio di piazza Tahrir, dal loro studio e conservazione alla decisione di creare una grande sala tutta per loro al nuovo museo nazionale della Civiltà egizia. Il ministro el-Enani lascia il palco e le immagini corrono a catturare gli scorci di un Cairo illuminato a festa. La musica scivola lentamente sul Nilo mentre si cominciano a scoprire uno dopo l’altro i nomi di re e regine pronti ad affrontare il nuovo viaggio custoditi nei loro preziosi sarcofagi. È iniziata ufficialmente la Parata d’oro dei Faraoni. Sul palco dell’auditorium del Nmec prende posto una grande orchestra che da questo momento, e per tutta l’ora successiva, scandirà il ritmo, sempre più serrato, della parata reale e sullo schermo si legge un grande grazie agli apparati dello Stato, a celebrità, musicisti, artisti, costumisti, e studenti universitari che come volontari hanno dato il loro contributo al grande evento.

Lo spettacolare tempio di Hatshepsut a Deir el-Bahari (foto ministry of Tourism an Antiquities)

Nuovo excursus storico sui tesori d’Egitto: un modo per ricordare al mondo la grandezza degli egizi. Si inizia con la piramide di Cheope, una delle sette meraviglie del mondo antico, che a 4500 anni dalla sua realizzazione ancora stupisce per la sua monumentalità e rivela le grandi capacità degli antichi egizi. Da Giza a Deir el-Bahari, al tempio della regina Hatshepsut, realizzato 3500 anni fa da un architetto geniale e da artigiani ispirati, a creare quasi un abbraccio alla montagna di Tebe Ovest. Il regno della regina Hatshepsut rappresentò un periodo fecondo per le architetture e le costruzioni: “una donna forte come cento uomini”, dice il proverbio. E un altro afferma: “L’Egiziano è un portatore” di talento e creatività, di civiltà e cultura. Per questo l’Egitto è ricco di antichità. E tra queste forse la più famosa è probabilmente la tomba del giovane faraone Tutankhamon: una tomba inviolata, con tutto il suo tesoro (oltre 5mila reperti) e la mummia conservata nel suo sarcofago. La sua maschera d’oro sembra appena fatta. E così il discorso ci porta al Grande museo Egizio che conserverà il tesoro di Tutankhamon, e così per la prima volta tutti gli oggetti scoperti nella tomba saranno esposti nello stesso luogo. Il Gem rappresenta il più grande progetto culturale e intellettuale del XXI secolo. Ma se oggi possiamo raccontare la millenaria storia dell’Antico Egitto è grazie al francese Jean-Françoise Champollion che nel 1822 decifrò i geroglifici studiando l’iscrizione scritta in geroglifico, demotico e greco antico sulla Stele di Rosetta. Le immagini rimbalzano da Deir el-Bahari a Giza, da Saqqara a Tahrir.

Il presidente al-Sisi rende omaggio alle mummie reali all’arrivo al Nmec di Fustat (foto ministry of Tourism and Antiquities)
egitto_cairo_golden-parade_inizia-la-sfilata_foto-ministry-of-tourism-and-antiquities

A Tahrir inizia la sfilata alla Parata d’Oro dei Faraoni (foto ministry of Tourism and Antiquities)

egitto_cairo_golden-parade_le-mummie-lasciano-museo-egizio_foto-ministry-of-tourism-and-antiquities

Le mummie reali lasciano il museo Egizio (foto ministry of Tourism and Antiquities)

egitto_cairo_golden-parade_mummie-passano-da-piazza-tahrir_foto-ministry-of-tourism-and-antiquities

Le mummie reali passano da piazza Tahrir (foto ministry of Tourism and Antiquities)

egitto_cairo_golden-parade_arrivo-a-fustat_foto-ministry-of-tourism-and-antiquities

Il corteo delle mummie reali arriva al museo nazionale della Civiltà egizia a Fustat (foto ministri of Tourism and Antiquities)

Le parole (finalmente) sono finite. Comincia la festa di musica e luci. Le mummie su carri speciali, che vogliono ricordare le barche solari (impiegate per il trasporto del catafalco contenente la mummia del defunto sino alla necropoli), si muovono dal museo Egizio di piazza Tahrir verso il Nmec. Sulla “prua” si legge il nome del re o della regina che trasporta. E mentre il corteo reale continua il suo percorso lungo le vie del Cairo, sulla musica in sala scorrono le coreografie dal Grande museo Egizio al Tempio di Hatshepsut a Deir el-Bahari, dalla piana delle Piramidi di Giza al complesso della piramide di Djoser a Saqqara. Il corteo reale si avvicina alla meta. All’ingresso del museo nazionale della Civiltà egizia in onore dei re e delle regine dell’Antico Egitto viene sparata una salva di cannone. Il presidente al-Sisi si alza, lascia l’auditorium, ripercorre a ritroso il dedalo di corridoi del Nmec e raggiunge l’ingresso. Spetta a lui accogliere e rendere omaggio all’arrivo delle 22 mummie reali nella loro nuova dimora. Tra un paio di settimane, ultimate le operazioni di controllo e sicurezza del loro stato di conservazione, le mummie saranno esposte nella Sala delle Mummie reali aperta al pubblico. Intanto, chi lo desidera, può rivedere le oltre due ore dell’evento trasmesso in streaming.

Egitto. Al Cairo è arrivato il giorno della grande parata dei faraoni col trasferimento di 22 mummie reali dal museo Egizio di piazza Tahrir al nuovo museo nazionale della Civiltà egizia di Fustat. Emessa una serie di francobolli commemorativi col QR Code interattivo. Oggi conosciamo altri sei protagonisti del corteo

egitto_cairo_corteo-mummie_golden-pharaohs'-golden-parade_logoL’attesa per la parata d’oro dei Faraoni è finalmente giunta al termine! È il 3 aprile 2021: il giorno fissato per la Parata d’Oro dei Faraoni. Alle 18, le 22 mummie reali attraverseranno le strade del Cairo, dal museo Egizio di Tahrir al museo nazionale della Civiltà egizia a Fustat. La parata sarà accompagnata da salve d’onore e fuochi d’artificio che si preannunciano “magnifici”. Un corteo seguirà le mummie reali ed è previsto, a margine, un ricco programma di festeggiamenti. Il trasferimento delle mummie reali sarà conforme ai rigorosi standard di sicurezza e protezione per il trasporto di manufatti. Le mummie, in ottimo stato di conservazione, verranno collocate in contenitori sterili e inserite all’interno di speciali teche che ne garantiranno la perfetta conservazione. Verranno poi caricate su carrozze appositamente progettate per l’evento. Una volta arrivate al museo nazionale della Civiltà egizia, le mummie reali saranno soggette a restauro per circa 15 giorni nel laboratorio del museo: verranno preparate per la loro installazione all’interno delle nuove teche nella Royal Mummies Hall, “decorata in modo da assomigliare alla Valle dei Re”, l’area nel sud dell’Egitto dove ci sono le tombe reali. Ora non resta che seguire l’evento in diretta a questo link https://www.youtube.com/channel/UCbEs… o a questo link https://bit.ly/31sZGA6. Nell’attesa, il ministero del Turismo e delle Antichità “svela” i nomi di re e regine le cui mummie andranno a stare nella nuova dimora a Fustat: oggi facciamo la conoscenza di altri sei protagonisti della “Golden parade” del 3 aprile 2021.

La mummia del re Siptah fu trovata nel 1898 nella tomba di Amenhotep II (KV 35), nella Valle dei Re a Luxor (foto ministry of Tourism and Antiquities)

La mummia del re Siptah, scoperta nel 1898 nella Tomba di Amenhotep II (KV 35) nella Valle dei Re, sarà trasferito con le mummie reali nella parata d’oro dei Faraoni dal museo Egizio di Tahrir al museo nazionale della Civiltà Egizia. Il re Siptah salì al trono da ragazzo, posto lì da un potente funzionario di nome Bay. Poiché era troppo giovane per governare da solo, la sua matrigna Tawosret, moglie di Seti II, ha assunto il ruolo di reggente.

La mummia del re Ramses III della XIX dinastia (Nuovo Regno) fu trovata nel nascondiglio di Deir el-Bahari (TT320) nel 1881 (foto Ministry of Tourism and Antiquities)

La mummia del re Ramses III, scoperta nel nascondiglio di Deir el-Bahari (TT 320) nel 1881, sarà trasferita con 22 mummie reali nella parata d’oro dei faraoni dal museo Egizio di Tahrir al museo nazionale della Civiltà egizia a Fustat. Considerato l’ultimo dei grandi “faraoni guerrieri” del Nuovo Regno, Ramses III ha combattuto molte battaglie importanti ed è ricordato come abile nell’arte della guerra. Nonostante le sue grandi vittorie e successi, cadde vittima di un complotto ideato da una moglie minorenne, Tiye, per mettere suo figlio Pentawer sul trono. Diversi papiri raccontano di questa “cospirazione dell’harem” per uccidere il re, che coinvolse vari ufficiali, membri dell’harem reale e funzionari dell’alta corte. Una recente TAC della mummia ha rivelato che la trachea, l’esofago e i grandi vasi sanguigni del collo sono stati recisi, uccidendolo. Forse per assicurarsi che il re sarebbe stato guarito completamente nell’aldilà, un occhio dell’amuleto di Horus è stato posto sul bordo inferiore destro della ferita.

La mummia del re Ramses IV fu trovata nel 1898 nella tomba di Amenhotep II (KV 35), nella Valle dei Re a Luxor (foto ministry of Tourism and Antiquities)

La mummia del re Ramses IV, scoperta nel 1898 nella Tomba di Amenhotep II (KV 35) nella Valle dei Re, è tra le 22 mummie trasferite dal museo Egizio di Tahrir al museo nazionale della Civiltà Egizia nella Parata d’Oro dei Faraoni. Sebbene suo padre sia stato assassinato da cospiratori che cercavano di prendere il trono per il figlio di una regina minore, il legittimo principe ereditario, Ramses IV, riuscì a mantenere la corona. Durante il suo breve regno, ha fatto molto per onorare la memoria di suo padre e continuare le sue politiche.

La mummia del re Ramses V fu trovata nel 1898 nella tomba di Amenhotep II (KV 35), nella Valle dei Re a Luxor (foto ministry of Tourism and Antiquities)

La mummia del re Ramses V, scoperta in buone condizioni di conservazione nel 1898 nella Tomba di Amenhotep II (KV 35) nella Valle dei Re, è tra le 22 mummie trasferite dal museo Egizio di Tahrir al museo nazionale della Civiltà Egizia nella Parata d’Oro dei Faraoni. Il re Ramses V, figlio di Ramses IV della XX dinastia, Nuovo Regno, aprì le cave di arenaria a Gebel Silsila e inviò spedizioni nelle miniere del Sinai per ottenere rame e turchese. Gli studi hanno indicato che è morto intorno ai 35 anni.

La mummia del re Ramses VI fu trovata nel 1898 nella tomba di Amenhotep II (KV 35), nella Valle dei Re a Luxor (foto ministry of Tourism and Antiquities)

La mummia del re Ramses VI, trovata nel 1898 nella tomba di Amenhotep II (KV 35) nella Valle dei Re, sarà trasferita durante la parata d’oro dei faraoni. Il re Ramses VI, uno dei figli di Ramses III, governò per otto anni.

La mummia del re Ramses IX fu trovata nel nascondiglio di Deir el-Bahari (TT320) nel 1881 (foto Ministry of Tourism and Antiquities)

La mummia del re Ramses IX fu scoperta nel 1881 nel nascondiglio di Deir el-Bahari. Ma il luogo di sepoltura originale di Ramses IX in realtà fu la tomba KV 6, una tomba splendidamente dipinta che conserva ancora oggi i suoi colori- Poi la sua mummia fu spostata più volte prima di essere nascosta nel nascondiglio di Deir el-Bahari. Ottavo re della XX dinastia, Nuovo Regno, Ramses IX era il nipote di Ramses III. I suoi principali contributi furono al Tempio del Sole a Heliopolis; ha anche decorato la parete nord del Settimo Pilone del complesso di Amon-Ra a Karnak. La sua mummia sarà trasferita dal museo Egizio di Tahrir al museo nazionale della Civiltà Egizia il 3 aprile 2021.

egitto_cairo_corteo-mummie_golden-pharaohs'-golden-parade_francobollo-commemorativo

Uno dei francobolli commemorativi col QR Code emessi dall’Egitto per la parata delle mummie (foto ministry of Tourism and Antiquities)

Per celebrare l’evento, il ministero delle Comunicazioni e dell’Informatica ha emesso una serie di francobolli commemorativi. Ma non saranno francobolli “normali”. Per la prima volta su francobolli egiziani ci sarà un QR Code per offrire una ricca esperienza interattiva. Chi possiederà questi francobolli, infatti, potrà acquisire tutte le informazioni necessarie sulla parata d’oro dei faraoni in modo innovativo e attraente. Il set di francobolli commemorativi è composto da tre francobolli, ciascuno dei quali misura 3 cm x 5 cm, e ha un valore di 5 sterline egiziane (0.27 euro) per ogni francobollo, mentre la carta commemorativa misura 8 cm per 12 cm e ha un valore di 5 sterline egiziane, e la targa commemorativa include 22 francobolli con immagini di tutti i re che saranno trasferiti misura 20 x 21 cm, e ogni francobollo vale 5 sterline. Si noti che tutte le versioni offset sono multicolore, assicurate contro la contraffazione e sono dotate della tecnologia “QR Code”.

Egitto. Al Cairo mancano due giorni alla grande parata dei faraoni del 3 aprile col trasferimento di 22 mummie reali dal museo Egizio di piazza Tahrir al nuovo museo nazionale della Civiltà egizia di Fustat. Il Governo avvia una campagna promozionale e annuncia dirette tv e on line. Oggi conosciamo altri sei protagonisti del corteo

Per la Parata d’oro dei Faraoni al Cairo del 3 aprile previste dirette tv e on line

egitto_cairo_corteo-mummie_golden-pharaohs'-golden-parade_logoMeno due. Tanti sono i giorni che ci dividono dalla “parata d’oro dei faraoni” del 3 aprile 2021 che “sarà un evento globale”: il Governo egiziano ne è convinto, e non vuole lasciare nulla al caso. Così dalla sera di giovedì 1° aprile 2021 il ministero del Turismo e delle Antichità lancerà un’importante campagna pubblicitaria per promuovere la processione delle mummie reali sulle piattaforme dei social media arabi e internazionali, in particolare nei principali mercati per il turismo dell’Egitto. “Questa campagna promozionale”, assicura l’ing. Ahmed Youssef, amministratore delegato dell’Autorità Experience Egypt,  “comprenderà la traduzione di tutto il materiale promozionale e dei filmati dell’evento in 14 lingue diverse, da collocare sulle pagine ufficiali dei siti di social media Instagram, Facebook, Twitter e YouTube nel mercato arabo e internazionale”. L’obiettivo sono alcuni importanti mercati esportatori di turismo in Egitto; tra questi Paesi ci sono Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Bielorussia, Ucraina, Inghilterra, Giappone e Stati Uniti d’America, Italia, Francia e Germania. La processione delle mummie reali sarà trasmessa in diretta da diversi canali televisivi internazionali e arabi, oltre al live streaming sul canale YouTube ufficiale del Ministero e dell’Authority Experience Egypt. E in attesa del grande evento il ministero del Turismo e delle Antichità “svela” i nomi di re e regine le cui mummie andranno a stare nella nuova dimora a Fustat: oggi facciamo la conoscenza di altri sei protagonisti della “Golden parade” del 3 aprile 2021.

La mummia del re Amenhotep III fu trovata nel 1898 nella tomba di Amenhotep II (KV 35), nella Valle dei Re a Luxor (foto ministry of Tourism and Antiquities)

La mummia del re Amenhotep III, trovata nel 1898 nella tomba di Amenhotep II (KV 35) nella Valle dei Re a Luxor, fa parte delle 22 mummie reali protagoniste della parata d’oro dei faraoni. Il re Amenhotep III è il figlio del re Thutmose IV, della XVIII dinastia (Nuovo Regno). Quando si entra nel museo Egizio di Tahrir, si incontra una meravigliosa enorme statua del re Amenhotep III e di sua moglie, la regina Tiye, simbolo del loro forte legame e del loro potere eterno. E a Kom el-Heitan (Tebe Ovest), il suo tempio funerario era fronteggiato da enormi statue oggi conosciute come i Colossi di Memnone. Il re Amenhotep III ha lasciato molti monumenti importanti, tra cui un gran numero di statue.

La mummia del regina Tiye è stata trovata nel 1898 nella sua tomba di Amenhotep II (KV 35) nella Valle dei Re a Luxor (foto ministry of Tourism and Antiquities)

La mummia della regina Tiye, scoperta nel 1898 nella Tomba di Amenhotep II (KV 35), nella Valle dei Re, a Luxor, sarà tra le 22 mummie reali trasferite dal museo Egizio di Tahrir al museo nazionale della Civiltà Egizia a Fustat. La regina Tiye era la figlia di Yuya e Tjuya del Nuovo Regno, e la grande moglie reale di Amenhotep III, uno dei faraoni di maggior successo dell’Egitto.

La mummia del re Seti I fu trovata nel 1898 nella tomba di Amenhotep II (KV 35), nella Valle dei Re a Luxor (foto ministry of Tourism and Antiquities)

La mummia del re Seti I, scoperta nel 1898 nella Tomba di Amenhotep II (KV 35) a Deir El Bahari, è una delle mummie trasferite nella parata d’oro dei faraoni il 3 aprile 2021 dal museo Egizio di Tahrir al museo nazionale della Civiltà Egizia di Fustat. La tomba del re Seti I, figlio del re Ramses I, fondatore della XIX dinastia, Nuovo Regno, è una delle tombe reali più belle nella Valle dei Re, che conserva ancora i suoi colori sgargianti. Seti I condusse una battaglia contro gli Ittiti. Le sue gesta e le sue vittorie militari furono accuratamente registrate nel Tempio di Amon a Karnak.

La mummia del re Ramses II della XIX dinastia (Nuovo Regno) fu trovata nel nascondiglio di Deir el-Bahari (TT320) nel 1881 (foto Ministry of Tourism and Antiquities)

La mummia di Ramses II, scoperta nel nascondiglio di Deir el-Bahari (TT 320), a ovest di Luxor nel 1881, è tra le 22 mummie reali dal museo Egizio di Tahrir al museo nazionale della Civiltà Egizia nella parata d’oro dei faraoni del 3 aprile 2021. Ramses II succedette a suo padre Seti I e godette di un lungo regno. Governando per 67 anni, ha lasciato un’eredità ben documentata. Ricordato come un grande guerriero, il re Ramses II è probabilmente il più famoso dei faraoni del Nuovo Regno. Ha firmato con gli Ittiti il primo trattato di pace conosciuto nella storia, registrato sulle pareti dei templi di Karnak. Ha registrato su più monumenti la sua battaglia di Qadesh, che ha combattuto contro gli Ittiti nel quinto anno del suo governo. Questo faraone costruì templi quasi ovunque in Egitto. I più famosi dei quali sono Abu Simbel e il Ramesseum (dedicato al suo culto funerario). La sua grande moglie reale era Nefertari, per la quale costruì un tempio vicino al suo ad Abu Simbel.

La mummia del re Merenptah fu trovata nel 1898 nella tomba di Amenhotep II (KV 35), nella Valle dei Re a Luxor (foto ministry of Tourism and Antiquities)

La mummia di re Merenptah, scoperta nel 1898 nella Tomba di Amenhotep II (KV 35) nella Valle dei Re, Luxor,  è una delle 22 mummie reali trasferite dal museo Egizio di Tahrir al museo nazionale della Civiltà Egizia, in un evento senza precedenti il ​​3 aprile 2021. Re Merenptah era il figlio del grande Ramses II, della XIX dinastia, Nuovo Regno. A causa del lungo regno di suo padre, salì al trono in età avanzata. Partecipò a numerose campagne militari. Risale al suo regno “il pannello della vittoria”, uno dei manufatti più importanti, esposto nel Museo Egizio di Tahrir.

La mummia del re Seti II fu trovata nel 1898 nella tomba di Amenhotep II (KV 35), nella Valle dei Re a Luxor (foto ministry of Tourism and Antiquities)

La mummia del re Seti II, il quinto re della XIX dinastia, fu trovata nel 1898 nella tomba di Amenhotep II (KV 35) nella Valle dei Re a Luxor, all’interno di molti strati di lino eccezionalmente fine. Per la maggior parte, i tratti del viso di Seti II sono ben conservati. Il 3 aprile, la mummia del re sarà trasferita dal museo Egizio di Tahrir nella processione delle mummie reali al museo nazionale della Civiltà Egizia.