Firenze. Nel 60mo dell’alluvione del 1966, aprono due mostre: “Salvati dal fango. Il recupero dell’archeologia a Firenze” al museo Archeologico nazionale, e “L’alluvione del 1966 in piazza Santissima Annunziata: gli Innocenti e l’Archeologico tra acqua, fango e salvataggi” al museo degli Innocenti. Contributi per “archeologiavocidalpassato.com” del direttore Maras e della curatrice Claudia Noferi

“Verso le 10.30 del 4 novembre (1966, ndr) le acque dell’Arno dilaganti in Firenze cominciarono a entrare nei locali terreni della sovrintendenza alle Antichità da via della Pergola”, comincia così il racconto, drammatico, di quel giorno annotato da Guglielmo Maetzke, fresco direttore del museo Archeologico di Firenze. “Il personale di servizio tentò di creare degli sbarramenti, e come questi venivano rapidamente superati cercò di opporne altri, più interni per impedirne l’ingresso nel museo. Poi la piena premette sulle volte e il pavimento della seconda sala si gonfiò, si sollevò, e finalmente scoppiò con un rumore sordo, facendo capovolgere una grande vetrina e l’acqua irruppe liberamente nel museo salendo fino a un metro e mezzo di altezza. Cominciò a defluire verso le 9 di sera. Per circa nove ore quest’acqua fangosa, sporca di innumerevoli detriti, ricca di imprevedibili e inconoscibili reagenti, su cui galleggiavano larghe chiazze di nafta, tenne sommerse le collezioni del museo Topografico dell’Etruria, e i Gabinetti fotografico e di restauro, e tutti i magazzini sotterranei. Immersi in quel bagno, vasi di bronzo e ceramiche si mossero, galleggiarono se interi, o si sfasciarono se restaurati per la dissoluzione delle colle. Le vetrine centrali, più leggere, si rovesciarono. I palchetti in legno delle vetrine più grandi si sollevarono, si scollarono, e versarono sui piani inferiori gli oggetti che avevano sostenuti per anni. Da tutti gli oggetti decine di migliaia di cartellini inventariali si staccarono e si dispersero. Quando finalmente le acque si furono ritirate, rimase su tutto la coltre di marmo vischioso e maleodorante”.

Da quel giorno sono passati 60 anni. E non sono passati invano. E Firenze vuole ricordare. Il museo Archeologico nazionale di Firenze e l’Istituto degli Innocenti, le due istituzioni culturali affacciate sulla piazza della Santissima Annunziata di Firenze, ricordano il drammatico evento con il progetto “Curare il passato e proteggere il futuro: Storie del Museo Archeologico Nazionale di Firenze e dell’Istituto degli Innocenti” sviluppato in due esposizioni parallele ma distinte – per materiali ed estensione – nelle due sedi museali: dal 4 novembre 2026 al 7 marzo 2027, al museo Archeologico nazionale di Firenze, la mostra “Salvati dal fango. Il recupero dell’archeologia a Firenze”; dal 4 novembre al 31 dicembre 2026, al museo degli Innocenti, la mostra “L’alluvione del 1966 in piazza Santissima Annunziata: gli Innocenti e l’Archeologico tra acqua, fango e salvataggi”, che propongono proiezioni video realizzate con fotografie d’archivio, testimonianze dei protagonisti e una vasta selezione di oggetti e documenti dell’epoca. Il progetto è curato da Daniele Federico Maras e Claudia Noferi per il museo Archeologico e da Arabella Natalini per l’Istituto degli Innocenti. Le mostre intendono proporre un’opera di ricostruzione e restituzione di quanto accadde in quei giorni nelle due istituzioni. L’alluvione non rappresentò infatti solo uno spartiacque nella storia generale della città, ma segnò profondamente entrambi gli enti che, per riparare ai danni subiti, diedero il via a importanti interventi: al museo Archeologico si diede avvio a una straordinaria azione di salvataggio e recupero, che portò anche al potenziamento del laboratorio di restauro già esistente, divenuto eccellenza a livello internazionale mentre agli Innocenti si rafforzò l’urgenza di intraprendere l’opera di ricostruzione della Fabbrica e di riallestimento della Galleria d’arte al terzo piano.
“L’alluvione di Firenze è stato un momento drammatico, tragico, ma anche identitario per Firenze, che si è riconosciuta unita di fronte a una tragedia”, spiega Daniele F. Maras, direttore del museo Archeologico nazionale di Firenze, ad archeologiavocdalpassato.com, “per la solidarietà, per l’impegno dei cittadini, e che ha scoperto una grande solidarietà e impegno da parte di tutta l’Italia, di tutte le istituzioni. Lo Stato italiano ha mobilitato le proprie risorse. È nata la Protezione civile. Sono state introdotte delle borse di studio. Gli angeli del fango, giovani che da tutto il mondo si sono mossi per salvare il patrimonio di Firenze.

“Qui nel museo Archeologico – continua Maras – Firenze ha visto anche la nascita di un centro di eccellenza, perché non era mai successo che un patrimonio archeologico così vasto fosse messo a repentaglio. E quindi fu istituito presso il museo Archeologico il Centro di restauro archeologico della Toscana che divenne presto un centro di eccellenza con apparecchiature avanzatissime all’epoca, la propria macchina a Raggi X, attrezzature per analisi chimico-fisiche. Quindi diciamo che il restauro moderno archeologico ha cambiato da prima a dopo l’alluvione.
“Quindi è un momento in cui Firenze può essere orgogliosa del proprio impegno, delle proprie capacità, quella che oggi chiameremmo resilienza, e di produrre qualcosa di eccezionale a partire da una tragedia. E grazie a questo impegno il museo Archeologico vuole rinnovare l’abbraccio con la sua città, perché questo museo è la casa dei fiorentini”.
“Il progetto Curare il passato, proteggere il futuro”, illustra ad archeologiavocidalpassato.com il direttore del MAF Daniele F. Maras, “è un progetto che vuole mettere insieme realtà del territorio di Firenze, di questa parte di Firenze in particolare intorno alla piazza della Santissima Annunziata: e infatti ci siamo alleati, associati con l’Istituto degli Innocenti che nel suo museo ospita un’altra parte di questa mostra, una doppia mostra che è diffusa su due istituti, per raccontare quella che fu una tragedia cittadina che vide diverse realtà colpite. Nel loro caso non furono tanto le opere d’arte quanto i mezzi di sostentamento degli orfani, dei bambini ospitati nell’istituto. Noi ospitiamo qui alcune testimonianze dell’istituto colpito, vicino ai materiali archeologici colpiti dall’alluvione. E la stessa cosa succede presso l’istituto degli Innocenti dove viene raccontato di più il momento del colpo, della tragedia. Diciamo che qui, presso il museo Archeologico, raccontiamo il dopo, ciò che è successo subito dopo. In questo modo riallacciamo il rapporto con la città attraverso le sue istituzioni gloriose, potremmo dire, storiche, che uniscono tutti i cittadini di Firenze”.
“La mostra”, spiega Daniele F. Maras, direttore del MAF, ad archeologiavocdalpassato.com, “racconta diversi momenti a partire dalle voci dei protagonisti dell’epoca. Era appena divenuto soprintendente Guglielmo Maetzke che si trovò subito a fronteggiare una tragedia e un momento così drammatico. Ci fu l’impegno di archeologi e ispettori come Anna Talocchini che si mise immediatamente a catalogare i materiali e a recuperare tutto quello che si riusciva a recuperare dal giorno dopo la fine dell’alluvione. O Emilio Pecorella che salvò il patrimonio fotografico insieme a tutto un gruppo di fotografi.

“Noi – continua Maras – abbiamo voluto raccontare la storia di persone che si sono impegnate, ma non hanno semplicemente salvato il salvabile di fronte a una situazione così drammatica, ma hanno costruito un futuro migliore mettendo tutte le risorse a disposizione. La storia viene raccontata dal momento in cui c’è l’alluvione che colpisce, devasta, distrugge: basti pensare che ha riempito gli scantinati e i depositi sotterranei fino a far saltare i pavimenti per aria e buttando giù tutte le vetrine. Quindi la situazione era un bombardamento alla fine dell’alluvione. Dopodiché c’è stato un lavoro meticoloso di ricostruzione, e il personale all’epoca ebbe la prontezza d’animo di salvare i registri inventariali grazie ai quali si è potuto poi ricostruire e mettere insieme tutto il resto. Questo lungo lavoro, quasi uno scavo archeologico all’interno di un museo coperto di fango, ha permesso di ricostruire un patrimonio che oggi possiamo ancora vedere grazie a quegli eroi”.

“La mostra Salvati dal fango è sicuramente anche un racconto della storia di questo museo. Abbiamo attinto dagli archivi: l’archivio documentario, che il visitatore trova all’inizio della mostra; l’archivio fotografico, che invece è la guida dell’intero percorso espositivo”, spiega l’archeologa del MAF Claudia Noferi, curatrice della mostra, ad archeologiavocidalpassato.com. “E abbiamo attinto anche dalle cantine, dai magazzini, perché il visitatore troverà dei mobili, dei complementi di arredo, degli oggetti, che veramente hanno fatto parte della vita di quegli anni, dell’alluvione e del post alluvione. Il visitatore quindi potrà svolgere un percorso a tutto tondo all’interno di quello che è stato l’alluvione del 4 novembre del 1966 a Firenze, al museo Archeologico e anche di come il museo Archeologico e il personale ha reagito a questa immensa tragedia”.
“In questa mostra”, illustra la curatrice Claudia Noferi, “si troveranno ancora degli oggetti che sono stati conservati a futura memoria con le tracce del fango dell’alluvione. E si troverà addirittura una stele che rappresenta proprio il dio Arno, che viene dal Foro di Firenze, quindi dal centro, dallo storico cinema Gambrinus per noi fiorentini, adesso Hard Rock Cafè, che a inizio mostra ci ricorda proprio il rapporto tra l’Arno e i fiorentini nella storia”.
“Il museo Topografico dell’Etruria”, ricorda Daniele F. Maras, direttore del museo Archeologico nazionale di Firenze, ad archeologiavocidalpassato.com, “fu quello che è stato colpito di più dall’alluvione perché all’epoca era disposto al pian terreno e quindi fu duramente devastato.

Dopo d’allora ci sono stati vari momenti di recupero e di ripresentazione. In questo momento il museo Topografico dell’Etruria è in corso di riallestimento: prima ristrutturazione degli spazi e poi riallestimento, grazie anche a una donazione internazionale che consentirà l’allestimento del nuovo Topografico. I lavori sono in corso. È difficile, in un edificio storico, riuscire a prevedere le date per cui avevo sperato di poter arrivare in tempo per questo appuntamento (4 novembre 2026, ndr). Ma siamo ancora al lavoro e quindi l’anno prossimo dovrebbe essere quello buono, ma non voglio dare date visto che possono esserci sempre delle sorprese. Quello che stiamo facendo però è costruire un rapporto tra il museo Topografico dell’Etruria, anche quando è chiuso, e il resto del mondo. In questo momento a Cabras in Sardegna c’è una mostra con i materiali che saranno esposti nel Topografico, che sono stati spostati in Sardegna temporaneamente per una mostra di Etruschi e Sardi a confronto in collaborazione con la Fondazione Mont’e Prama (vedi Cabras (Or). Alla vigilia della grande mostra “Tyrrhenòs e Sardò. Principi Etruschi e Guerrieri Nuragici: storia di due popoli e del mare che li unisce” a cura di Paolo Giulierini, Daniele Maras, Giorgio Murru e Raimondo Zucca, al museo “Marongiu”, il direttore Maras fa qualche anticipazione e invita tutti a visitarla – archeologiavocidalpassato(. Prima c’era stata un’occasione del genere a Vetulonia (vedi Vetulonia. Il principe etrusco Raku Kakanas torna a casa: apre la mostra “Il ritorno del condottiero. Principi etruschi nella Tomba del Duce di Vetulonia” (con passeggiata alla Tomba del Duce), con il ricco corredo scoperto nella tomba a circolo nel 1886 da Isidoro Falchi. È la prima iniziativa dell’accordo tra Maf e Muvet – archeologiavocidalpassato). Quindi il museo esce dai propri spazi. Il Piombo di Magliano in questo momento è a Magliano in Toscana (vedi Magliano in Toscana (Gr). Al museo Archeologico aperta la mostra “Il Piombo di Magliano. Nel labirinto della lingua etrusca”: il museo Archeologico nazionale di Firenze porta il Piombo di Magliano dopo oltre 140 anni nel luogo del suo ritrovamento – archeologiavocidalpassato). Sono tutte occasioni in cui il museo – come dovrebbe essere – è un centro nazionale: quindi esce dal proprio spazio per poter presentare quello che ha, anche quando una parte del museo è chiuso per rinnovamento a tutto il mondo”.



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