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Bologna. Musei aperti per ferie: ecco gli orari dei musei civici bolognesi per Ferragosto. Si accede con il Green Pass

Musei aperti per ferie. Anche quest’anno l’Istituzione Bologna Musei offre molteplici proposte, fruibili in sicurezza, per un’estate all’insegna dell’arte e della cultura: le collezioni permanenti, le mostre temporanee, i concerti, le manifestazioni all’aperto e le attività di educazione e mediazione. Ecco le sedi che saranno regolarmente aperte nella giornata di domenica 15 agosto 2021, Ferragosto: museo civico Archeologico (via dell’Archiginnasio 2): 10-19; museo civico Medievale (via Manzoni 4): 10-19; collezioni comunali d’Arte (Palazzo d’Accursio | Piazza Maggiore 6): 10-18.30; museo civico d’Arte Industriale e Galleria Davia Bargellini (Strada Maggiore 44): 10-18.30; MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna e Museo Morandi (via Don Minzoni 14): 10-21; Casa Morandi (via Fondazza 36): 16-20; museo per la Memoria di Ustica (via di Saliceto 3/22): 17-20; museo internazionale e biblioteca della musica (Strada Maggiore 34): 10-19; museo del Patrimonio Industriale (via della Beverara 123) aperto solo su prenotazione per gruppi di 4 persone; la prenotazione va effettuata via email con almeno 3 giorni di anticipo a museopat@comune.bologna.it. bologna_musei-civici_norme-anti-covidIn ottemperanza alle disposizioni governative vigenti, previste per tutti i luoghi di cultura italiani (rif. D.L. 23 luglio 2021, n. 105), ricordiamo che dal 6 agosto 2021 per l’accesso nelle sedi dell’Istituzione Bologna Musei è obbligatorio essere in possesso di certificazione verde Covid-19, il cosiddetto Green Pass. Queste prescrizioni sono valide anche per assistere a manifestazioni culturali, incluse quelle all’aperto. La verifica della certificazione avviene tramite esibizione del Green Pass in formato digitale o cartaceo, unitamente a un documento di riconoscimento valido. A tutela della privacy i dati personali del titolare vengono solo letti, tramite l’app nazionale VerificaC19, ma non registrati. Il Green Pass non è richiesto per le persone escluse per età dalla campagna vaccinale (fino a 12 anni) oppure esenti sulla base di motivazioni mediche certificate. Per poter garantire la miglior tutela dei visitatori ed evitare al massimo il rischio di contagio, restano inoltre valide e in vigore le misure di sicurezza per il contenimento del Covid-19. Tutte le informazioni utili per la visita sono consultabili qui: www.museibologna.it/documenti/102085.

I musei civici di Bologna sono pet-friendly: i primi in Italia a offrire un servizio di intrattenimento dog-friendly per i propri visitatori. Accordo con Bauadvisor. Creati anche dei percorsi di visita a tema dove il cane è protagonista nelle opere esposte

Il cane protagonista in molte opere esposte nei musei civici di Bologna (foto bologna musei)

Tu visiti il museo in tranquillità mentre esperti dog-sitter si prenderanno cura dei tuoi amici a quattro zampe: i i musei civici di Bologna sono diventati pet-friendly grazie all’accordo siglato tra Istituzione Bologna Musei e Bauadvisor, nuovo portale di comunicazione e servizi globali e innovativi dedicato al mondo dei cani e dei loro proprietari pensato per vivere tutti i giorni 24 ore su 24 insieme. Le esigenze di accesso agli spazi museali e degli affetti a quattro zampe potranno conciliarsi in una nuova formula di reciproca soddisfazione grazie al servizio di dog-sitting Dogs & Museum, ideato da Bauadvisor, che consente ai proprietari di cani di godersi a pieno l’esperienza di visita, affidando con tranquillità a un dog sitter professionista la cura dei propri animali per l’intera durata della permanenza all’interno di un museo. Il servizio è disponibile su prenotazione attraverso il portale www.bauadvisor.it e l’app Bauadvisor. A prenotazione effettuata, gli esperti del team Bauadvisor saranno pronti per accogliere il visitatore davanti all’ingresso della sede museale indicata e prendere in consegna temporanea l’amico Fido, per farlo passeggiare e divertire nelle aree a verde vicine al museo, facendolo poi riabbracciare dal suo proprietario direttamente davanti al museo alla fine della sua visita. 

bauadvisor_logobologna-musei_logoL’Istituzione Bologna Musei è il primo sistema museale italiano a dotarsi di un servizio di intrattenimento dog-friendly per i propri visitatori. La sua estensione in tredici sedi espositive, per sei aree tematiche che spaziano all’archeologia alla musica, dall’arte antica a quella moderna e contemporanea, dal patrimonio industriale e cultura tecnica ai temi di storia e memoria, qualifica Bologna tra le prime città in Italia per turismo culturale a portata di zampa. L’offerta si propone di intercettare e rispondere a un’esigenza diffusa tra i proprietari e amanti dei cani, con l’obiettivo di favorire l’accessibilità del patrimonio museale verso più ampie fasce di pubblico. Si stima infatti che il 56% della popolazione italiana sia proprietaria di almeno un cane, una platea numerosissima di utenti per i quali la fruizione di servizi nel tempo libero può risultare difficile e problematica, al punto da costringere a limitazioni nello spostamento e nella partecipazione ad eventi. 

Presenza di cani in questa pittura della Tomba dei Vasi di Tarquinia riprodotto da Luigi Busi nell’Ottocento ed esposta al museo Archeologico di Bologna (foto Bologna musei)
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Cane accosciato che si gratta (prima metà XVI sec.) esposto al museo Medievale di Bologna (foto bologna musei)

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Diana cacciatrice di Pelagio Pelagi (1830 ca) esposta nelle collezioni d’Arte di Bologna (foto bologna musei)

Ma l’intesa con Bauadvisor per promuovere una sensibilità pet-friendly anche nella sfera dei consumi culturali non si ferma al dog-sitting: sono infatti stati sviluppati i primi percorsi tematici dedicati a proprietari e appassionati di cani che propongono una chiave insolita per conoscere il patrimonio museale civico attraverso l’effigie di questo animale, notoriamente tra i più rappresentati nella storia dell’arte. 

E sono proprio le arti figurative, con la loro straordinaria galleria di immagini prodotte dalle civiltà antiche fino alla contemporaneità, a rivelarci come il cane accompagni la vita dell’uomo da millenni, condividendone i sentimenti in una speciale vicinanza fatta di complicità e devozione. Studiati per illustrare la storia del rapporto tra l’uomo e il suo più fedele amico nel corso dei secoli, dall’antichità fino all’epoca moderna, tra raffigurazioni nelle situazioni più disparate e significati simbolici differenti, questi nuovi itinerari di visita propongono una narrazione ricca e articolata – tra archeologia, pittura e scultura – che attraversa le collezioni di nove musei: museo civico Archeologico, collezioni comunali d’Arte, museo civico Medievale, museo Davia Bargellini, museo internazionale e biblioteca della musica, museo civico del Risorgimento, museo del Patrimonio Industriale, MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna e Museo Morandi. Le opere selezionate per i percorsi di visita dog-friendly saranno facilmente riconoscibili grazie alla presenza di vari supporti di comunicazione contrassegnati dall’icona di un cane ideata e disegnata da Maria Elena Canè, restauratrice del museo civico Archeologico. Vediamo allora i nuovi percorsi di visita dog-friendly nelle sedi dell’Istituzione Bologna Musei. 

Rhyton (boccale) apulo a testa di cane (III sec. a.C.) esposto al museo Archeologico di Bologna (foto bologna musei)

bologna_Archeologico_pet-friendly_logoMuseo Civico Archeologico | via dell’Archiginnasio 2. Al museo civico Archeologico è stato creato un articolato percorso dedicato al più fedele amico dell’uomo dal titolo Una antica amicizia. Seguendo il filo conduttore della presenza canina raffigurata sui reperti archeologici, è possibile avventurarsi attraverso le collezioni e godere di una visita interamente incentrata sul ruolo che i nostri amici a quattro zampe ebbero nelle società greca, etrusca e romana. Il tutto con la guida del volumetto prodotto dal museo Una antica amicizia, disponibile gratuitamente per tutti i visitatori che ne faranno richiesta in biglietteria. Attraverso un percorso articolato in 20 punti, che a partire dal Lapidario giunge alle collezioni greca e romana, alla gipsoteca e soprattutto al grande salone decimo dove si dipana la storia di Bologna Etrusca, si incontreranno terrecotte figurate, sculture, vasellame e strumenti di bronzo, monete, medaglie e ceramiche attiche e magnogreche: tutti materiali che documentano come fino dall’antichità il cane costituisca per la vita dell’uomo non solo una presenza costante come compagno fidato, ma anche un prezioso aiuto per la guardia, la difesa del territorio, la pastorizia, la caccia e la guerra. Protagonista di vicende mitologiche accanto a dei ed eroi, il cane in culture diverse risulta associato anche all’oltretomba, assumendo la funzione di guardiano del regno ultraterreno e di guida delle anime dei defunti. www.museibologna.it/archeologico

Il cane Tago di Luigi Acquisti (1777) esposto nelle collezioni d’Arte di Bologna (foto bologna musei)

Collezioni Comunali d’Arte | Palazzo d’Accursio, piazza Maggiore 6. Dai tempi remoti si è soliti associare il cane all’idea di fedeltà. Per questa ragione spesso nei ritratti di donne sposate, realizzati nel Cinque e Seicento, troviamo cani di piccola taglia, soprattutto il Papillon (o Spaniel nano continentale). Si certificava così che le stesse qualità del cane si potevano ritrovare anche nella padrona. I cani sono spesso presenti nei miti antichi. Tra i dipinti del museo troviamo raffigurato un bel border collie ai piedi del giovane pastore Paride, mentre Diana, dea della caccia, è accompagnata da un elegantissimo levriero. In entrambe le opere proprio la presenza devota di questi animali, la cui razza è ben riconoscibile, è un elemento importante per riconoscere l’identità del padrone. Il cane Tago è invece un personaggio storico realmente esistito. La scultura in terracotta che raffigura il Weimaraner (o Bracco di Weimar), visibile nell’ultima sala dell’Ala Rusconi del museo, è infatti un monumento alla memoria, che il marchese Tommaso de’ Buoi fece realizzare dopo l’improvvisa e accidentale morte del proprio animale, allo scopo di celebrarne il valore e la fedeltà. Alla vista del padrone di ritorno da un lungo viaggio, Tago non riuscì a trattenere la felicità e gli si lanciò incontro da una finestra del secondo piano del palazzo di residenza, rimanendone ucciso. Per oltre due secoli da quel davanzale è rimasta affacciata questa statua con il ritratto del cane in attesa di rivedere il proprio padrone. www.museibologna.it/arteantica

Cani molossi della Scuola di Giambologna (1475) esposti al museo Medievale di Bologna (foto bologna musei)

bologna_Arte_Antica_pet-friendly_logoMuseo Civico Medievale | via Manzoni 4. Fra fiaba cortese e allegoria: nella formella quattrocentesca un giovane elegantemente abbigliato si arresta durante il passatempo aristocratico della caccia per fare l’elemosina ad un vecchio indigente; un falco sul braccio e due cani svelano l’impegno appena interrotto. Il rilievo sembra restituire una scena di vita cortese, ma nasconde un contenuto allegorico di valenza morale e religiosa, di alto significato come può essere la Virtù teologale della Carità. L’antico come paradigma è invece il filo conduttore che accomuna alcuni piccoli bronzi della collezione del museo civico Medievale. Dalla statuaria antica pare infatti derivare il bronzo con il giovane cacciatore, Meleagro o forse Adone, che è ispirato all’invenzione del celebre marmo conservato presso il Museo Pio-Clementino (Musei Vaticani, copia romana da un originale greco del IV secolo a.C.): nonostante la posizione “a riposo”, il padrone e il suo fedele compagno di caccia, affiancati, danno vita ad un effetto dinamico nella fluida e studiata contrapposizione dei moti. Un’energia potente sembra invece racchiusa nella massa muscolare e nella volumetria plastica dei due cani molossi, che riproducono in miniatura una coppia di sculture, nota in diversi esemplari di epoca romana, molto apprezzati nel Cinquecento italiano più sensibile alla cultura antiquaria (Musei Vaticani; Firenze, Vestibolo degli Uffizi). Risponde ad una logica diversa, più attenta al dato di un naturalismo tratto dal vivo, il cane accosciato che si gratta, non a caso di produzione tedesca. La realtà nei suoi aspetti meno celebrativi suggerisce temi anche per gli scultori specialisti nel genere delle figure di animali, che nel mondo oltremontano si dimostrano lontani da letture filtrate attraverso la lente del mito e dell’allegoria. www.museibologna.it/arteantica

Cacciatore di Luigi Crespi (1740) esposto nel museo Davia Bargellini di Bologna (foto bologna musei)

Museo Davia Bargellini | strada Maggiore 44. Il mito antico è frequente fonte di ispirazione nella scelta di soggetti in cui il cane compare come compagno di avventure. È il caso del cacciatore Endimione, perso nel suo sonno senza fine, ma fedelmente vegliato dal proprio cane, accucciato ai suoi piedi e forse intimorito dinanzi alla luminosa comparsa di Diana, nel rilievo in terracotta di Giuseppe Maria Mazza (1695 circa). La medesima rievocazione arcadica offre lo spunto per il dipinto di Marcantonio Franceschini (1712), in cui Adone, bellissimo giovane amato da Afrodite, ucciso da un cinghiale durante una battuta di caccia, è accompagnato da uno snello bracco, affettuosamente appoggiato con le zampe alle sue ginocchia. Con le pitture di Luigi Crespi l’ambientazione conduce fuori dal mito, nella vita reale: vestito di tutto punto, con il fucile a tracolla, nuova arma da fuoco che ha soppiantato le antiche frecce, un cacciatore viene festosamente salutato dal suo segugio, mentre esibisce orgogliosamente la preda catturata, una lepre (anni Trenta del Settecento). È un carlino invece il secondo protagonista del “doppio ritratto”, che restituisce la spumeggiante atmosfera di un salotto del Secolo dei Lumi (anni Quaranta del Settecento): accanto al “viso aperto e intelligente” della dama, l’altrettanto vivace espressione del suo cagnolino completa la briosa mondanità che doveva animare le occasioni sociali della “civiltà della conversazione”. www.museibologna.it/arteantica

Libro primo d’Intavolatura di Lauto (1611) di Johannes Hieronymus Kapsperger esposto al museo della Musica di Bologna (foto bologna musei)

bologna_biblioteca-Musica_pet-friendly_logoMuseo internazionale e biblioteca della musica | strada Maggiore 34. Il periodo barocco pose una grande attenzione alla capacità di imitare nel modo più fedele possibile i fenomeni del mondo. E uno degli esperimenti preferiti era proprio l’imitazione in musica dei versi degli animali. Ce ne dà una prova il monaco bolognese Adriano Banchieri, uno dei compositori più inventivi, bizzarri e multiformi della storia della musica, nel meraviglioso frontespizio del divertente trattatello La nobiltà dell’Asino di Attabalippa dal Perù in cui vengono messe alla berlina le pretenziose compagnie e le accademie che all’epoca regolavano le attività degli artisti. Nelle due splendide raffigurazioni di Giovanni Luca Confort e di Marin Mersenne, l’Apollo citaredo è tipicamente attorniato da un circolo di prede e predatori (in cui un cane è quasi sempre presente) ritratti uno accanto all’altro in serena e pacifica convivenza poiché ammansiti dallo strumento suonato dal dio. Il Libro primo d’intavolatura di lauto del veneziano Johannes Hieronymus Kapsperger, visibile in sala 5 all’interno della vetrina dei liuti, è oggi aperto su una composizione che presenta una curiosa immagine di un cane che rincorre una lepre: altro non è che la rappresentazione grafica del brano musicale che presenta l’artifizio contrappuntistico denominato “caccia”, in cui per tutto il pezzo una voce (simboleggiata dal cane) “caccia” (ovvero insegue) l’altra (la lepre). Infine si segnala il dipinto, purtroppo estremamente frammentario, con il Ritratto di Carlo Broschi detto Farinelli, noto come “ritratto di Farinelli con i cani bolognesi”. Una fotografia in bianco e nero scattata nel 1936 ha consentito di ricostruire l’immagine originale e di attribuirne la paternità al noto ritrattista dell’aristocrazia bolognese Luigi Crespi. www.museibologna.it/musica

Uniforme da colonnello del Battaglione Bignami (1849) di Faustino Joli, olio su carboncino esposto al museo del Risorgimento di Bologna (foto bologna musei)

bologna_Risorgimento_pet-friendly-logoMuseo civico del Risorgimento | piazza Carducci 5. Nella collezione del museo civico del Risorgimento sono esposte quattro opere che presentano la figura di un cane, all’interno dei diversi contesti di relazione con il mondo degli umani (L’avventura della caccia, Il piacere della compagnia, La fedeltà della guardia e Il mondo militare). Quattro codici QR consentono il collegamento a schede di approfondimento presenti sul sito Storia e Memoria di Bologna, fornendo l’immagine di ciascun oggetto per aiutare il visitatore nella ricerca, in una sorta di caccia al tesoro tra le sale museali. Si segnala il coltello da caccia appartenuto a Gioacchino Murat, che presenta il fornimento a croce, con guardia in bronzo dorato terminante con testa di levriero da una parte e con testa di cavallo dall’altra. Il dipinto Ugo Bassi sui gradini di San Petronio di Napoleone Angiolini raffigura una delle tante prediche tenute dal padre barnabita per lanciare sottoscrizioni per finanziare i volontari in partenza per le Guerre di Indipendenza. In primo piano viene rappresentato un momento della raccolta di offerte e gioielli promossa per l’occasione. In basso a destra, in mezzo alla folla è raffigurato un bambino che trattiene al guinzaglio, con un certo sforzo, un cane di piccola taglia. Nella oleografia di anonimo Il plebiscito romano è raffigurato il plebiscito che nel 1870 sancì l’annessione di Roma al Regno d’Italia. In primo piano, sulla sinistra, Garibaldi e Vittorio Emanuele II; sulla destra un prete in tonaca e cappello si rammarica e tenta di trattenere con la mano un popolano il quale però, del tutto incurante di lui, si unisce all’entusiasmo comune; i due personaggi sono fronteggiati da un cane che, coi suoi latrati, sembra al tempo stesso partecipare alla festa del secondo e “tenere a bada” il primo. Nell’olio su cartoncino di Faustino Joli con l’uniforme da Colonnello del Battaglione Bignami è raffigurato anche un cane con il collare che corre accanto al cavallo. www.museibologna.it/risorgimento 

bologna_Museo_Patrimonio_Industriale_pet-friendly-logoMuseo del Patrimonio Industriale | via della Beverara 123. A partire dal XIII secolo, si ha notizia in Italia di un cane detto bolognese, amato particolarmente dalla nobiltà femminile per le sue spiccate doti di affezione e compagnia. Nel Cinquecento le grandi famiglie italiane come i De Medici, i Gonzaga, gli Este allevano cani bolognesi per i propri familiari ma anche a scopo diplomatico: il piccolo cane diventa un biglietto da visita, un prezioso “prodotto” da donare alle corti di tutta Europa in occasione di trattati e di contratti matrimoniali. Al piacere tattile del pelo soffice e bianchissimo si uniscono i tratti caratteriali di un animale dolce, intelligente e particolarmente affezionato alla famiglia; doti molto gradite che contribuiscono a rendere l’allevamento del bolognese particolarmente redditizio. Infatti, sino agli inizi del XIX secolo, i viaggiatori stranieri, di passaggio a Bologna durante il Grand Tour, indicano l’allevamento dei cagnolini bolognesi come importante voce di esportazione, seconda solo alla vendita di veli e tessuti di seta e di mortadelle. www.museibologna.it/patrimonioindustriale

Scudo con fontana (1996) di Mimmo Paladino esposto al MAMbo (foto bologna musei)

bologna_MAMbo_pet-friendly_logoMAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna | via Don Minzoni 14. I visitatori con cani, prima o dopo la visita al MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna, potranno passeggiare nel Giardino del Cavaticcio sul retro del museo, far giocare i propri amici a quattro zampe nel verde e poi fermarsi a osservare insieme l’opera Scudo con fontana (1987/1993) di Mimmo Paladino. Nella sua attività di pittore e di scultore l’artista attinge a un repertorio iconografico e a lessici stilistici che affondano le proprie radici in culture arcaiche, le cui forme, sedimentate e continuamente rigenerate nel tempo, abitano ancora il nostro immaginario. Nella scultura collocata all’interno della grande vasca che richiama il canale del Cavaticcio, una composta figura maschile dai tratti essenziali si affianca, aderendovi, a un grande disco provvisto di una testa animale, verosimilmente un canide, forse un lupo o un cane, dalla cui bocca sgorga uno zampillo dell’acqua sulla quale la scultura sembra galleggiare. La retta verticale della figura si fonde con la rotondità dello scudo, in un insieme che si apre verso le due direzioni divergenti indicate dagli sguardi dell’uomo e dell’animale.  www.mambo-bologna.org

bologna_Museo_e_Casa_Morandi_pet-friendly_logoMuseo Morandi | via Don Minzoni 14. Casa Morandi | via Fondazza 36. Il museo Morandi, attraverso la più ampia e rilevante collezione pubblica dedicata a Giorgio Morandi, costituisce un’occasione unica di conoscenza del percorso dell’artista, declinato in tutte le tecniche e illustrato in ogni suo momento e sfumatura poetica. Il museo propone frequentemente mostre e focus espositivi di approfondimento, anche dedicati ad artisti contemporanei che in Morandi hanno trovato un riferimento, e si arricchisce con frequenza di prestiti provenienti da collezioni private, concessi in deposito temporaneo, offrendo al visitatore la possibilità di scoprire anche opere inedite. Una preziosa occasione di conoscenza della biografia di Giorgio Morandi è offerta inoltre da Casa Morandi: in via Fondazza 36, si trova l’abitazione in cui l’artista visse e lavorò per quasi tutta la vita e in cui è possibile vedere la ricostruzione del suo studio negli ambienti originali, con gli oggetti protagonisti delle nature morte, i pennelli, il cavalletto e i materiali di lavoro. Proprio nei pressi di tale abitazione si svolse un episodio che coinvolse Morandi e il suo cane, indicativo della personalità dell’artista. Ce lo racconta Carlo Zucchini, garante della donazione Morandi al Comune di Bologna: “Morandi dava del lei a tutti, anche al suo cane. L’ho sentito dirgli, sotto i portici della Fondazza, Lei stia attento a non andare tra le gambe dei passanti” (Carlo Zucchini, in Una straordinaria normalità. Cucina e ricette in casa Morandi, di Carlo Zucchini e Simone Sbarbati, Corraini Edizioni, 2017). www.mambo-bologna.org/museomorandi

Bologna. Dal 2 febbraio riaperti i musei civici con nuovi orari diversificati, tra lunedì e venerdì. Illustrata l’attività in lockdown: ricerca, manutenzione, restauri, riallestimenti. Ecco le novità all’Archeologico e ai musei di Arte antica. Non si fermano le iniziative on line. La polemica: “Assurdo chiudere nei week end quando possono accedere solo i residenti”

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Roberto Grandi, presidente di Istituzione Bologna Musei

Il contatto con il pubblico a casa non verrà meno, l’esperienza di questo mesi ha confermato quanto sia stato apprezzato. Ma finalmente si apre! Con la riclassificazione della Regione Emilia-Romagna in fascia gialla a partire dal 1° febbraio 2021, l’Istituzione Bologna Musei ha ripristinare il servizio di apertura al pubblico nel rispetto delle misure di sicurezza vigenti a partire da martedì 2 febbraio 2021. In ottemperanza al Decreto del Presidente dei Ministri 14 gennaio 2021, l’apertura è assicurata dal lunedì al venerdì, con esclusione dei giorni di sabato, domenica e festivi. E oggi, 2 febbraio, nel giorno della riapertura, è stato fatto il punto a più voci, dal presidente Roberto Grandi ai responsabili d’area, su quanto fatto nelle settimane di chiusura al pubblico e delle novità che si possono scoprire alla riapertura. “Perché la chiusura al pubblico non ha mai voluto dire stop alle attività”, ha sottolineato Grandi cui hanno fatto eco tutti i colleghi. “Ricerca, manutenzione, restauri, riallestimenti o progettazioni, non si sono mai fermate, come le attività on line, non per sostituire il museo ma per tenere un contatto con il pubblico, un dialogo aperto in attesa di rivederci tra le sale del museo preferito”. Ma con una critica diretta all’ultimo Dpcm. “Che senso ha far riaprire i musei da lunedì a venerdì e tenerli chiusi nel week end quando sappiamo che in fascia gialla si può contare solo sui residenti, e non sui turisti? Chiedere a chi vive in città di venire al museo nei feriali quando normalmente si lavora, è chiedere un sacrificio in più”. Per assicurare una maggiore fruibilità di mostre temporanee e collezioni nei giorni feriali, il consiglio di amministrazione dell’Istituzione Bologna Musei ha perciò approvato un nuovo piano orario di apertura per un totale complessivo di 208 ore alla settimana. Per favorire l’accesso diverse sedi come MAMbo – museo d’Arte Moderna di Bologna, museo Morandi, Casa Morandi, museo per la Memoria di Ustica, museo civico Archeologico, museo civico Medievale, Collezioni comunali d’Arte, museo civico d’Arte Industriale e galleria Davia Bargellini hanno infatti previsto una o più giornate di apertura pomeridiana prolungata fino alle 19, in modo da poter accogliere i visitatori al termine della giornata lavorativa. Rimangono confermate tutte le misure di sicurezza già adottate dall’Istituzione tra maggio e ottobre 2020: acquisto on line dei biglietti, ingresso per slot numerici in base alla capienza degli spazi, misurazione della temperatura con termo-scanner, distanziamento interpersonale, obbligo di mascherina, disponibilità di gel igienizzanti.

bologna_musei-civici-logoNuovi orari di apertura in vigore dal 2 febbraio 2021. Ecco il dettaglio degli orari di apertura nei musei aperti da martedì 2 febbraio 2021: MAMbo – museo d’Arte Moderna di Bologna e museo Morandi, via Don Minzoni 14 aperto: martedì, mercoledì, giovedì, venerdì, h 14-19, chiuso: sabato, domenica, lunedì e festivi; Casa Morandi, via Fondazza 36 aperto: giovedì e venerdì, h 14-19, chiuso: sabato, domenica, lunedì, martedì, mercoledì e festivi; museo per la Memoria di Ustica, via di Saliceto 3/22 aperto: giovedì e venerdì, h 14-19, chiuso: sabato, domenica, lunedì, martedì, mercoledì e festivi; museo civico Archeologico, via dell’Archiginnasio aperto: lunedì e mercoledì h 10-14, giovedì h 14-19, venerdì h 10-19, chiuso: sabato, domenica, martedì e festivi; museo civico Medievale, via Manzoni 4 aperto: martedì, mercoledì, giovedì h 10-18.30, venerdì h 10-19, chiuso: sabato, domenica, lunedì e festivi; Collezioni comunali d’Arte – Palazzo d’Accursio, piazza Maggiore 6 aperto: martedì, mercoledì, giovedì h 10-18.30, venerdì h 10-19, chiuso: sabato, domenica, lunedì e festivi; museo civico d’Arte Industriale e Galleria “Davia Bargellini”, strada Maggiore 44 aperto: martedì, mercoledì, giovedì h 9-14, venerdì h 10-19, chiuso: sabato, domenica, lunedì e festivi; museo internazionale e biblioteca della Musica, strada Maggiore 34 aperto: martedì, mercoledì, giovedì, venerdì, h 11-13.30 / 14.30-18.30, chiuso: sabato, domenica, lunedì e festivi; museo del Patrimonio Industriale, via della Beverara 123 aperto: lunedì, venerdì, h 10-18, chiuso: sabato, domenica, martedì, mercoledì, giovedì e festivi; museo civico del Risorgimento, piazza Carducci 5 aperto: martedì, giovedì h 14-18, venerdì h 10-14, chiuso: sabato, domenica, lunedì, mercoledì e festivi.

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Attività di ricerca e studio dei materiali della sezione egizia del museo civico Archeologico di Bologna (foto Bologna Musei)

Le attività svolte a porte chiuse e le novità a disposizione del pubblico. Nel servizio di apertura al pubblico si esplica una delle condizioni fondamentali e intrinseche al concetto stesso di museo, come riconosciuto nella definizione approvata da ICOM – International Council of Museums. Tuttavia l’inedita esperienza di chiusura, cui i musei sono stati costretti a più riprese nel corso dell’ultimo anno a causa della pandemia, non li ha resi luoghi fermi e inerti. Oltre a mantenere attivo il dialogo con il pubblico attraverso le numerose attività proposte nella sfera digitale, le istituzioni museali sono rimaste sempre attive e dinamiche, ripartendo innanzitutto da quella che è loro principale vocazione: prendersi cura delle collezioni. Ecco le principali attività che le sei aree disciplinari dell’Istituzione Bologna Musei hanno portato avanti durante gli ultimi due mesi in vari ambiti: conservazione del patrimonio, riallestimenti delle collezioni, interventi di riqualificazione degli spazi espositivi, ricerca, pubblicazioni di studio, iniziative didattico-educative, con importanti novità che, in alcuni casi, i visitatori potranno trovare già dalla riapertura di martedì 2 febbraio 2021.

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Copertina del catalogo Electa della mostra “Etruschi. Viaggio nella terra dei Rasna”

Museo civico Archeologico. I visitatori non troveranno una nuova mostra, ma l’eco della grande mostra “Etruschi. Viaggio nelle terre dei Rasna” è ancora forte. “Abbiamo cercato di prorogarla”, ha ricordato Paola Giovetti, responsabile Area Archeologia, “ma non si poteva andare oltre il 30 novembre, perché i grandi musei prestatori non concedono un reperto oltre un anno. E così, a malincuore, abbiamo dovuto arrenderci a chiudere il 5 novembre 2020. Nelle settimane di chiusura, poi, abbiamo dovuto gestire – spesso da remoto – la restituzione in sicurezza dei 1500 reperti esposti, che oggi sono tutti tornati a casa”. Ma della mostra rimangono gli esiti scientifici nel bookshop arricchito e rinnovato. “Accanto ai consueti materiali didattici, alle pubblicazioni scientifiche sulle collezioni del museo e agli amatissimi gadget a tema archeo-storico”, ha continuato Giovetti, “i visitatori troveranno due novità. Il merchandising e il catalogo (Electa) della mostra Etruschi. Viaggio nelle terre dei Rasna resteranno disponibili in via permanente mentre nuovi prodotti ispirati alla collezione egizia saranno proposti grazie alla collaborazione con il Banco Artigiano delle Arti e Mestieri, nato dalla cooperativa sociale Arti e 5 Mestieri che si occupa di riabilitazione e inserimento lavorativo di persone affette da disturbi mentali. La cooperativa produce e commercializza oggetti regalo fatti interamente a mano, originali e personalizzati, realizzati da persone svantaggiate”.

La sala del ripostiglio di San Francesco nel suo allestimento originario ottocentesco al museo civico Archeologico di Bologna (foto Bologna Musei)
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Paola Giovetti, responsabile del museo civico Archeologico di Bologna (foto Bologna Musei)

Ma i visitatori dell’Archeologico troveranno anche una bella novità. La sala del ripostiglio di San Francesco, una delle sale della collezione etrusca più amate dal pubblico e di grande importanza scientifica, avrà presto un nuovo aspetto grazie a una revisione dell’impianto illuminotecnico ed espositivo. “L’intervento di riqualificazione, finanziato dall’ex Istituto per i beni artistici culturali e naturali della Regione Emilia-Romagna”, ha sottolineato Giovetti, “prevede il recupero delle vetrine ottocentesche, in linea con la tradizione museografica del museo, rese più funzionali secondo gli attuali standard espositivi seppure intatte nel loro fascino originario. L’illuminazione interna, ora assente, consentirà una migliore fruizione delle migliaia di oggetti che compongono questo eccezionale complesso archeologico datato all’età del ferro (fine VIII – inizi VII sec. a.C.)”. Rinvenuto da Antonio Zannoni nel gennaio 1877 presso l’omonima basilica, il ripostiglio è composto da circa 15mila oggetti di bronzo deposti all’interno di un grande vaso di terracotta, per un peso complessivo di oltre 14 quintali. Si tratta di oggetti rotti destinati alla rifusione, non finiti, scarti di lavorazione, pani di metallo, che hanno portato a interpretare questo ritrovamento come il deposito di un fonditore. “I materiali offrono una preziosa documentazione della vita quotidiana di Bologna etrusca. L’allestimento, pur mantenendo l’originario criterio tipologico, sarà arricchito da nuovi apparati espositivi e multimediali”.

“Vi aspettiamo a casa vostra”, iniziativa on line del museo civico Archeologico di Bologna (foto Bologna Musei)

“Riapriamo, ma non interrompiamo gli appuntamenti digitali: #Archeopillole #aportechiuse e Vi aspettiamo a casa vostra sui canali social del museo”, ha assicurato Giovetti, “con #Archeopillole #aportechiuse, le pillole cariche di informazioni curiose per vivere l’archeologia come un racconto e non come mere informazioni tecniche. Oltre a far rivivere sotto una luce brillante ed insolita gli antichi reperti, questi appuntamenti danno conto anche delle attività scientifiche condotte dal museo, come nel caso del Digital Greek and Latin Epigraphy Workshop organizzato tra il 26 e il 29 gennaio 2021 dal dipartimento di Storia Culture e Civiltà dell’università di Bologna, che ha utilizzato le pietre del Lapidario del museo per permettere agli studenti stranieri di cimentarsi con l’epigrafia antica. L’offerta digitale rivolta ad adulti e ragazzi continua inoltre con la serie Vi aspettiamo a casa vostra a cura di Aster e delle archeologhe del museo. Una possibilità di conoscere storie anche a distanza e di cimentarsi in attività laboratoriali”.

La mostra “Le Plaisir du Vivre” al museo civico “Davia Bargellini” di Bologna (foto Roberto Serra / Iguana)

Di Arte antica, che comprende il museo civico Medievale, le collezioni comunale d’Arte di Palazzo d’Accursio e il museo Davia Bargellini, ha parlato il responsabile Massimo Medica. A cominciare dalla mostra “Le plaisir de vivre. Arte e Moda del Settecento veneziano”, inaugurata proprio oggi, 2 febbraio 2021, al museo Davia Bargellini per celebrarne il centenario fino al 12 settembre 2021, in collaborazione con la Fondazione Musei Civici di Venezia. “Grazie alla serie di 14 video-clip realizzati da 8cento Media”, ha spiegato Medica, “si prolunga online con una serie di 14 video-clip sulla pagina Facebook dei musei civici d’Arte Antica, in cui rievocatori e figuranti in costume danno vita a una suggestiva rievocazione del Settecento attraverso momenti di racconto, danza e lettura. Nelle sale del museo si animano così brevi scene di vita quotidiana con accessori d’epoca, come dei quadri del Longhi, accompagnate da spiegazioni di dipinti e curiosità sui numerosi passatempi settecenteschi. Ogni video è incentrato su un aspetto specifico: il gioco, la vestizione, il trucco, il ventaglio e il suo linguaggio, la musica e i momenti della giornata, oltre a note introduttive sulle ragioni della mostra e le particolarità del museo”.

Laboratori on line per bambini e famiglie: l mondo di Harry Potter ai musei civici d’Arte Antica (foto Bologna Musei)

Laboratori online per bambini e famiglie ispirati al mondo di Harry Potter. “Sarà un sabato pomeriggio nel mondo di Harry Potter”. Ai bambini da 6 a 11 anni e alle loro famiglie si rivolge il ciclo di 7 incontri online in corso fino ad aprile, dedicati ai 7 libri della scrittrice J. K. Rowling con protagonista il maghetto più famoso del mondo. A partire da alcuni brani tratti dalla celebre saga si esplorano le opere più belle e significative dei musei civici d’Arte Antica, come per esempio il Ritratto di Gonfaloniere di Artemisia Gentileschi e le storie mitologiche illustrate da Donato Creti alle Collezioni comunali d’Arte, il calice Barovier e la lastra di Filippo dei Desideri al museo civico Medievale e, ancora, i simboli, gli animali fantastici e mitologici che ricorrono negli stemmi delle antiche casate bolognesi al museo “Davia Bargellini”. I laboratori sono progettati in modo da consentire un facile reperimento dei materiali necessari per realizzare, sotto la guida degli operatori educativi, un semplice oggetto dopo avere osservato le opere e ascoltato la lettura dei brani.

Collezione di vetri Cappagli-Serretti del museo “Davia Bargellini” di Bologna (foto Roberto Serra / Iguana)

Donazioni, schedature, campagne fotografiche, revisione impianti di illuminazione. In seguito alla recente donazione all’Istituzione Bologna Musei della preziosa collezione Cappagli-Serretti di 117 vetri risalenti dal XVI al XX secolo, nell’autunno 2021 verrà presentata al pubblico la raccolta dei beni acquisiti in una mostra temporanea allestita presso il museo civico Medievale. Al termine dell’esposizione, le sedi individuate per garantirne la fruizione pubblica sono il museo civico Medievale e il museo “Davia Bargellini”. In vista della futura esposizione al pubblico tutti i pezzi sono stati di recente fotografati e catalogati. Contemporaneamente anche altri significativi nuclei collezionistici sono stati oggetto di una nuova campagna fotografica finalizzata all’aggiornamento della schedatura delle opere, come nel caso del museo del Tessuto e della Tappezzeria “Vittorio Zironi” di Villa Spada, grazie al contributo dell’ex Istituto per i beni artistici culturali e naturali della Regione Emilia-Romagna. Sul piano delle condizioni di accoglienza, è stato inoltre operato un sensibile intervento migliorativo grazie a un intervento di revisione dell’impianto di illuminazione, finanziato dalla Regione Emilia-Romagna, che ha interessato gli spazi espositivi al piano terra del museo civico Medievale e in alcune vetrine del museo “Davia Bargellini”.

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Copertina del libro “Di non vulgare artifizio” (BUP – Bononia University Press)

“Di non vulgare artifizio. Il collezionismo storico della ceramica a Bologna e le raccolte dei musei civici d’Arte Antica”, a cura di Silvia Battistini, Sandra Costa, Mark Gregory D’Apuzzo, Irene Di Pietro, Massimo Medica e Michela Tessari e recentemente dato alle stampe da Bononia University Press (BUP), è frutto del progetto di collaborazione attivato nel corso dell’anno accademico 2019-2020 con la Scuola di Specializzazione in Beni Storico-Artistici dell’università di Bologna (corso di Museologia e collezionismo). “L’esperienza ha voluto elaborare un programma didattico di valorizzazione del patrimonio museale civico in cui dare spazio alla ricerca di giovani studiosi. Il volume, incentrato sulle collezioni ceramiche di museo civico Medievale, collezioni comunali d’Arte e museo “Davia Bargellini” riporta infatti i risultati di una ricerca compiuta da vari specializzandi, affiancati dai conservatori dei rispettivi musei. La pubblicazione è introdotta da uno dei massimi esperti in materia, Françoise Barbe (Conservateur en chef al Département des Objets d’Art del Musée du Louvre)”.

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Il piviale di papa Benedetto XI, manifattura inglese, del primo quarto del sec. XIV (foto Bologna Musei)

La pubblicazione di studio sul piviale di papa Benedetto XI al museo civico Medievale. Per il 2021 è prevista la pubblicazione di un altro progetto editoriale di respiro internazionale: il primo volume monografico dedicato al piviale conservato nelle collezioni del museo civico Medievale, considerato uno dei capolavori assoluti dell’opus anglicanum, particolare tecnica del ricamo inglese che ebbe grande fortuna in tutta Europa a partire dal Medioevo. “Questo sontuoso paramento – ha ricordato Medica – fu probabilmente donato dal re di Inghilterra Edoardo I al pontefice Benedetto XI (1303-1304) che lo lasciò in seguito alla chiesa bolognese di San Domenico, da dove proviene. Il volume, curato da Michael Michael, docente all’università di Glasgow, si avvale della collaborazione diretta dei musei civici d’Arte Antica e vede coinvolti Massimo Medica, Giancarlo Benevolo e Silvia Battistini come autori di alcuni dei saggi, volti ad approfondire gli aspetti storici e artistici del prezioso manufatto, oggetto nel 2016 di un restauro realizzato in collaborazione con il Victoria and Albert Museum di Londra”.

Bologna. Presentati i reperti precolombiani trafugati, sequestrati e donati ai Musei Civici dall’Agenzia Dogane e Monopoli. Arricchiranno le collezioni andine del museo Medievale. Approfondimenti nel ciclo di conferenze online “Cose dell’altro mondo”

Uno dei reperti precolombiani trafugati, sequestrati e donati dall’Agenzia Dogane e Monopoli ai Musei Civici Bologna (foto Agenzia Dogane Monopoli)

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bologna_musei-civici-logoDalla circolazione clandestina come reperti trafugati e destinati al mercato internazionale degli oggetti di arte e di antichità al recupero e alla successiva donazione verso un museo pubblico dove saranno fruibili alla collettività. I Musei Civici d’Arte Antica | Istituzione Bologna Musei acquisiscono un pregevole gruppo di 16 antichi manufatti ceramici di provenienza colombiana grazie a una donazione dell’Agenzia Dogane e Monopoli di Bologna.

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Statuetta precolombiana trafugata: sequestrata e donata dall’Agenzia Dogane e Monopoli ai Musei Civici di Bologna (foto Agenzia Dogane Monopoli)

Già oggetto di un sequestro penale per violazione dei divieti all’importazione di beni culturali e di un lungo e complesso iter giudiziario, i reperti, individuati e censiti, sono stati infatti donati dall’Amministrazione dei servizi doganali del capoluogo emiliano ai Musei Civici d’Arte Antica dell’Istituzione Bologna Musei, previa autorizzazione dell’Autorità Giudiziaria competente. Accurati accertamenti iconografici e stilistici condotti dallo staff del museo in collaborazione con Davide Domenici, professore associato di Discipline demo-etno-antropologiche presso il Dipartimento di Storia Culture Civiltà dell’università di Bologna, hanno consentito di ricostruire il contesto di provenienza da una specifica area geografica nonché di stabilirne l’autenticità e la verosimile datazione, attraverso la ricostruzione del processo storico che li ha prodotti. 

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Bottiglia fischiante ornitomorfa (pappagallo) della Cultura Mochica (Perù, sec. V- VII d. C.) conservata nella collezione andina di Pelagio Palagi al museo Medievale (foto Bologna Musei)

Questa donazione, che consente un prezioso incremento del patrimonio collezionistico precolombiano del museo civico Medievale di Bologna, si propone di sensibilizzare le istituzioni e il pubblico per sottolineare l’importanza, sempre più di maggiore attualità, di una sistematica attività di protezione e difesa dei beni di interesse artistico, storico e culturale nel contrasto delle multiformi aggressioni illecite finalizzate allo sfruttamento del loro valore economico. Restituiti alla fruizione pubblica, i manufatti troveranno entro breve una collocazione all’interno del percorso espositivo del museo e rimarranno a disposizione per consultazioni con finalità di studio e ricerca, per lo sviluppo della conoscenza archeologica e antropologica delle società mesoamericane in epoca pre-ispanica. Una prima occasione di divulgazione dei risultati di nuove ricerche sui materiali americani, sia precolombiani che di età coloniale, conservati nelle collezioni dei musei civici d’Arte Antica di Bologna sarà il ciclo di conferenze on line sulla piattaforma Google Meet dal titolo “Cose dell’altro mondo: oggetti americani nelle collezioni del Museo Civico Medievale”, organizzato in collaborazione con il Dipartimento di Storia Culture Civiltà dell’università di Bologna.

Ciotola precolombiana trafugata: è uno dei reperti sequestrati e donati dall’Agenzia Dogane e Monopoli ai Musei Civici di Bologna (foto Agenzia Dogane Monopoli)

Martedì 10 novembre 2020, nella prima conferenza del ciclo on line “Cose dell’altro mondo”, Antonella Mampieri (Musei Civici d’Arte Antica | Istituzione Bologna Musei) e Davide Domenici (Università di Bologna) hanno presentato la recente donazione al museo civico Medievale di un nuovo gruppo di materiali ceramici di età precoloniale provenienti dal territorio dell’attuale Colombia meridionale, ricordando con l’occasione il nucleo collezionistico di origine andina già esistente nel museo e proveniente dalla collezione dell’artista neoclassico Pelagio Palagi. 

Coppa con sostegno antropomorfo precolombiana trafugata: è uno dei reperti sequestrati e donati dall’Agenzia Dogane e Monopoli ai Musei Civici di Bologna (foto Agenzia Dogane Monopoli)

Il corpus di oggetti, che testimoniano l’attività di diversi ambiti culturali nord-andini, è costituito da 9 testine fittili Tumaco-La Tolita (ca. 300 a.C. – 200 d.C.), 1 pregevole bottiglia ornitomorfa di cultura Calima (ca. 200 – 800 d.C.) e 6 recipienti e sculture antropomorfe Nariño (ca. 800 – 1500 d. C.). Questi ultimi, provenienti da una regione oggi situata a cavallo del confine tra Colombia meridionale (Nariño) ed Ecuador settentrionale (Carchi), si caratterizzano per la peculiare decorazione “al negativo”, impiegata per realizzare motivi geometrici di grande complessità e raffinatezza. Gli oggetti della collezione bolognese derivano certamente dal saccheggio di contesti funerari d’élite, con ogni probabilità deposti in tombe “a pozzo” dotate di profondi “camini” verticali. Tra le figure antropomorfe Nariño spicca quella di un uomo con la guancia sinistra rigonfia di foglie di coca, pianta fondamentale della vita sociale e religiosa andina. I manufatti colombiani vanno ad arricchire la collezione andina, di notevole valore storico e culturale, già conservata al museo civico Medievale di Bologna che include un notevolissimo bauletto di età coloniale (XVII secolo) con immagini di indigeni e missionari gesuiti realizzate con la resina nota come mopa mopa o “vernice di Pasto”, tradizionalmente impiegata nella stessa regione di Nariño da cui provengono i suddetti manufatti fittili precolombiani. 

Ciotola con all’interno figura femminile (Cultura Narino – Colombia/Equador, 800 – 1005 d.C.) conservata nella collezione andina del museo Medievale (foto Bologna Musei) Bologna, Museo Civico Medievale

Il nucleo più rilevante della collezione andina del museo è d’altro canto costituito dalla serie di vasi dall’ampia varietà di forme riunita, per vie ancora tutte da ricostruire, dal celebre artista bolognese Pelagio Palagi (1775 – 1860), la cui ricchissima collezione è alla base delle raccolte civiche cittadine. Oltre a pezzi archeologici provenienti dal bacino del Mediterraneo, oggetti artistici di epoca medievale e rinascimentale e un’ampia raccolta di monete e medaglie, la “collezione di antichità” posseduta da Palagi comprende anche 38 “huacos”, cioè vasi precolombiani cerimoniali legati al culto dei morti riferibili alle civiltà delle coste settentrionali del Perù, di cui ben 33 attribuibili alla cultura Chimù (XI sec – 1465 d.C.), 4 alla civiltà Inca-Chimù (1465 – 1532 d.C.) e 1 alla Lambayeque (900 – 1200 d.C.). 

Vaso antropomorfo della Cultura Chimù (Perù, sec. XIII – XV d.C.) della collezione Pelagio Palagio al museo Medievale (foto Bologna Musei)

Se si confronta la figura di Palagi con i coevi collezionisti d’Oltralpe si può comprendere come il suo interesse per l’archeologia precolombiana ecceda la dimensione contingente di una raccolta occasionale ma prefiguri un impulso ad ampliare e intensificare la propria documentazione extraeuropea. La sua collezione di “huacos”, pur nella nebulosità della via e del tempo di acquisizione, è sorprendente se considerata nell’epoca in cui venne raccolta: essa ci dimostra che Palagi fu il primo, o tra i primi in Italia, ad essere sensibile a quel movimento culturale volto agli scavi, al collezionismo e agli studi delle civiltà dell’antica America precolombiana. In questo suo essere precursore del collezionismo americanista, egli si configura inoltre come continuatore dell’illustre tradizione bolognese di collezionismo enciclopedico che con le raccolte di naturalia, mirabilia e artificialia del marchese Ferdinando Cospi, circa due secoli prima, aveva dato vita a quello che si può considerare il più antico museo etnografico in Italia, i cui materiali provenienti dalle Americhe Palagi dovette visitare ammirato, prima che la dispersione li trasferisse al museo Preistorico ed Etnografico “Luigi Pigorini” di Roma.

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Il marchese Ferdinando Cospi

Martedì 17 novembre 2020, alle 17, “Buccheri e cacao. Sapori americani nella Bologna della prima età moderna” con Davide Domenici (Università di Bologna). Alcuni manufatti fittili provenienti dalla celebre collezione del marchese Ferdinando Cospi sono stati recentemente riconosciuti come “buccheri delle Indie”, prodotti nell’America coloniale nel corso del XVII secolo e importati in Europa dove erano destinati all’aromatizzazione dell’acqua, a profumare gli ambienti e anche ad essere ingeriti per fini estetici. L’acqua aromatizzata con i buccheri era inoltre impiegata nella produzione di bevande a base di cacao, il cui consumo è testimoniato da diversi manufatti nella collezione del Museo Civico Medievale. Per seguire la conferenza online: meet.google.com/xqb-qibv-yoi

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Ulisse Aldrovandi

Martedì 26 novembre 2020, alle 17, “Il ritorno dell’idolum pileatum. Riscoperta di un manufatto messicano della collezione di Ulisse Aldrovandi” con Davide Domenici (Università di Bologna). La recente “riscoperta” nella collezione del museo civico Medievale di Bologna di una scultura mesoamericana in pietra verde appartenuta a Ulisse Aldrovandi – e sino ad oggi ritenuta irrimediabilmente perduta – ha dato l’avvio a una ricerca tesa a ricostruirne la biografia culturale. Ripercorrendo la storia dell’oggetto e del suo alter ego visuale, e cioè l’immagine della scultura stessa pubblicata nel Musaeum Metallicum (1648) di Ulisse Aldrovandi, è possibile esplorare la sensibilità – a cavallo tra studio antiquario e indagine naturalistica – con cui il grande studioso bolognese affrontò l’analisi dei manufatti provenienti dal Nuovo Mondo. Per seguire la conferenza online: meet.google.com/vkg-iioh-buk

“Le Terme di Bologna ti portano al museo”: sabato 26 e domenica 27 settembre Open day nei musei di Bologna. Collezioni, mostre e oltre 50 attività, tra eventi e visite guidate, a ingresso gratuito per tutti, con prenotazione obbligatoria

“Le Terme di Bologna ti portano al museo”: la locandina degli eventi in programma a Bologna il 26 e 27 settembre 2020

“Le Terme di Bologna ti portano al museo”. Nell’ambito di una sponsorship triennale siglata con l’Istituzione Bologna Musei per promuovere la conoscenza del ricco patrimonio storico-artistico della città, sabato 26 e domenica 27 settembre 2020 c’è la prima iniziativa: due giorni di Open Day con percorsi nel tempo e nello spazio. Collezioni, mostre e oltre 50 attività, tra eventi e visite guidate, a ingresso gratuito per tutti, con prenotazione obbligatoria. “La nostra vita è un’opera d’arte – che lo sappiamo o no, che lo vogliamo o no” disse correttamente il sociologo e filosofo polacco Zygmunt Bauman. E non c’è niente di più vero, confermano gli esperti, in quanto fare esperienza dell’arte significa fare esperienza di vita. Non solo, ma l’arte ci offre anche la possibilità di armonizzazione interiore: attraverso l’esperienza estetica, infatti, l’arte mette in azione i nostri sensi e tocca alcune corde interiori, permettendo così di comprendere meglio noi stessi e la realtà che ci circonda. È proprio partendo da queste importanti riflessioni che il Gruppo Monti Salute Più, in occasione del suo 50esimo anniversario di attività, ha deciso di siglare un importante accordo con l’Istituzione Bologna Musei, con l’obiettivo di valorizzare il patrimonio museale pubblico cittadino. Un sodalizio molto importante quello siglato il 22 luglio scorso, specie in questo difficile momento storico segnato dall’emergenza pandemica del Covid-19, volto a garantire la promozione del settore dei beni culturali e la valorizzazione del patrimonio museale civico; il tutto con l’obiettivo di assicurare la più ampia diffusione della conoscenza dello stesso a livello regionale, nazionale ed internazionale.

Antonio Monti, direttore scientifico Gruppo Monti Salute Più

“Credendo fortemente che l’arte e la cultura”, sottolinea Antonio Monti, direttore scientifico Gruppo Monti Salute Più, “abbiano il potere di renderci più completi, equilibrati e sani, e premesso che il Gruppo Monti rappresenta una realtà profondamente legata alla città di Bologna, in occasione dei 50 anni di attività del nostro Gruppo, abbiamo voluto rafforzare ancora di più questo legame, creando una collaborazione e un sostegno all’attività di un’importante e rappresentativa istituzione pubblica e alla promozione della cultura cittadina. Il Gruppo Monti si è impegnato infatti a collaborare con l’Istituzione Bologna Musei per la valorizzazione della rete delle strutture museali attraverso una serie di azioni ed eventi ideati per promuovere la fruizione dei musei e della cultura a Bologna. Il rapporto del nostro Gruppo con i musei civici di Bologna ha, d’altra parte, un antecedente nella sponsorizzazione da parte nostra dell’importante iniziativa Archeopolis promossa dal museo civico Archeologico qualche anno fa”.

Le terme di San Petronio a Bologna

La prima azione concreta derivante dall’accordo sottoscritto – come detto – è l’iniziativa “Le Terme di Bologna ti portano al museo”, grazie alla quale nel weekend di sabato 26 e domenica 27 settembre 2020 il Gruppo Monti Salute Più offrirà a tutti i visitatori l’ingresso gratuito a collezioni permanenti, mostre temporanee nelle sedi dell’Istituzione Bologna Musei. È richiesta la prenotazione obbligatoria online tramite il sito Mida Ticket al link https://www.midaticket.it/eventi/musei-civici-di-bologna. A ingresso gratuito anche le oltre 50 attività, tra visite guidate ed eventi, che, oltre ai musei civici, coinvolgeranno anche Casa Carducci, afferente all’Istituzione Biblioteche Bologna e situata nello stesso edificio del Museo civico del Risorgimento. In questo caso, è richiesta la prenotazione obbligatoria contattando le singole sedi. Tutti i musei resteranno aperti dalle ore 10 alle 18.30, fino alle 20 nel caso del museo civico Archeologico. E Graziano Prantoni, general manager Gruppo Monti Salute Più, aggiunge: “In occasione degli Open Day dei musei cittadini, sabato 26 settembre si svolgerà anche la Notte Bianca del Mare Termale Bolognese, che prevede l’apertura dalle 20 a mezzanotte delle terme cittadine (Terme San Petronio, Terme San Luca, Terme Felsinee), alle quali si potrà accedere a fronte di una piccola offerta, il cui ricavato verrà interamente devoluto in beneficenza, e con fasce orarie da prenotare sul sito web: www.maretermalebolognese.it”. Se da una parte, quindi, il Gruppo Monti Salute Più si impegnerà in azioni di valorizzazione dei tesori delle collezioni permanenti dei musei civici, reciprocamente l’Istituzione assicurerà al Gruppo una visibilità trasversale nelle sue sedi attraverso eventi e promozioni. Tra le forme di collaborazione sottoscritte, di particolare rilievo è il riconoscimento di una scontistica reciproca, valida a partire dal 1° ottobre 2020 e fino al 31 maggio 2021, che prevede accessi a tariffa ridotta ai propri servizi riservati ai rispettivi utenti e visitatori. Più in dettaglio, per quanto riguarda le sedi museali, ai possessori di coupon rilasciato dal Gruppo Monti Salute Più entro i 15 giorni precedenti viene riservato l’ingresso con tariffa ridotta per visitare le collezioni permanenti e le mostre temporanee organizzate dall’Istituzione Bologna Musei. Viceversa il Gruppo Monti Salute Più riconosce uno sconto di 5 euro per un accesso, giornaliero o per fascia oraria, ai propri centri termali e strutture ai possessori di qualsiasi titolo di ingresso ad una delle sedi dell’Istituzione Bologna Musei emesso entro i 15 giorni precedenti. Lo sconto non è cumulabile con altre convenzioni o promozioni e non è rimborsabile. Per l’accesso sia nei musei civici sia nei centri termali e nelle strutture di Gruppo Monti Salute Più la prenotazione è obbligatoria. La promozione non è valida nei giorni festivi e nei ponti lavorativi.

Una sala del museo civico Archeologico di Bologna (foto Roberto Serra / Iguana)

Roberto Grandi, presidente Istituzione Bologna Musei

Parole di soddisfazione anche quelle espresse da Roberto Grandi, presidente Istituzione Bologna Musei, alla quale fanno capo 13 sedi espositive – Museo Civico Archeologico, Museo Civico Medievale, Collezioni Comunali d’Arte, Museo Civico d’Arte Industriale e Galleria Davia Bargellini, Museo del Tessuto e della Tappezzeria “Vittorio Zironi”, MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna, Museo Morandi, Casa Morandi, Villa delle Rose, Museo per la Memoria di Ustica, Museo internazionale e biblioteca della musica di Bologna, Museo del Patrimonio Industriale, Museo civico del Risorgimento – oltre al complesso monumentale della Certosa di Bologna. “I musei dell’Istituzione Bologna Musei – spiega Grandi – hanno aperto le porte già a metà maggio. La scarsa presenza di turisti stranieri, che costituivano la maggioranza dei visitatori estivi, ha ridotto le presenze pur mostrando una costante ripresa. Questi due giorni di Open Day, offerti con grande generosità dal Gruppo Monti Salute Più nel cinquantenario della propria costituzione, rappresentano, di fatto, l’inaugurazione della nuova stagione post-lockdown. Nel rispetto delle misure di sicurezza i musei civici invitano, in primo luogo le cittadine e i cittadini dell’area metropolitana, a tornare nelle sale dei nostri musei le cui collezioni permanenti, uniche e distintive, costituiscono uno dei più importanti elementi di identità del nostro territorio. Non solo. In questa occasione proponiamo percorsi originali e innovativi nel tempo e nello spazio attraverso narrazioni che partono dagli oggetti contenuti nei diversi musei. Un racconto polifonico che ci porta dalla antichità fino al contemporaneo. Progetti così importanti sono oggi resi possibili quando la proposta pubblica si incontra con la lungimiranza e generosità di strutture private, come nel caso del Gruppo Monti Salute Più”.

Una sala del museo civico Medievale di Bologna (foto di Roberto Serra / Iguana – Istituzione Bologna Musei)

Percorsi nel tempo e nello spazio nei musei di bologna per “Le Terme di Bologna ti portano al museo”. Ecco qualche proposta del ricco programma. Sabato 26 settembre 2020: alle 10, museo civico Medievale “Ridon le carte”: libri miniati per il convento e per lo Studio, max 8 partecipanti; alle 10, museo civico Archeologico “Le terme nella giornata di un antico romano”, max 9 partecipanti; alle 11.30, museo civico Archeologico “Cura del corpo e atletismo in Grecia e in Etruria”, max 9 partecipanti; alle 16, museo civico Medievale “Amato da pochi, odiato da moltissimi, temuto da tutti”: Papa Bonifacio VIII e la sua immagine, max 8 partecipanti. Domenica 27 settembre 2020: alle 10, museo civico Medievale “Amato da pochi, odiato da moltissimi, temuto da tutti”: Papa Bonifacio VIII e la sua immagine, max 8 partecipanti; alle 10, museo civico Archeologico “Cura del corpo e atletismo in Grecia e in Etruria”, max 9 partecipanti; alle 11.30, museo civico Archeologico “Le terme nella giornata di un antico romano”, max 9 partecipanti; alle 16, museo civico Medievale “Ridon le carte”: libri miniati per il convento e per lo Studio, max 8 partecipanti; alle 17.30, museo civico Archeologico “Cura del corpo e atletismo in Grecia e in Etruria”, max 9 partecipanti. Modalità di prenotazione. Per tutte le attività la prenotazione è obbligatoria, secondo le seguenti modalità: museo civico Archeologico, prenotazione on line, sul sito del museo alla pagina eventi (www.museibologna.it/archeologico/eventi), selezionando l’evento desiderato e cliccando su ISCRIVITI QUI; museo civico Medievale, telefonare allo 051 2193916 o allo 051 2193930 (martedì e giovedì, h 10-18) oppure allo 051 2193998 (mercoledì e venerdì, h 10-18).

Ferragosto e dintorni a Bologna: Istituzione Bologna Musei aggiorna e arricchisce la App MuseOn sulle collezioni permanenti del museo Archeologico e del museo Medievale. Da non perdere le mostre “Etruschi. Viaggio nelle terre dei Rasna” e “Imago splendida. Capolavori di scultura lignea a Bologna dal Romanico al Duecento”

Home page della App MuseOn dell’Istituzione Bologna Musei

Istituzione Bologna Musei: anche quest’anno i musei civici offrono un’estate ricca di proposte all’insegna di arte e cultura. Per arricchire l’esperienza di visita nelle proprie sedi, l’Istituzione Bologna Musei nei mesi scorsi ha continuato ad implementare la app MuseOn, disponibile in versione iOS e Android, con nuovi percorsi che ad oggi consentono di andare alla scoperta delle collezioni permanenti di numerosi musei tra i quali il museo civico Archeologico e il museo civico Medievale. I contenuti di questa guida multimediale possono costituire una valido supporto sia in preparazione che in approfondimento alla visita stessa. Ogni oggetto è infatti corredato da una didascalia, da un testo descrittivo, da immagini – anche storiche – e da informazioni e curiosità. I contenuti, oltre che letti sui propri dispositivi mobili, possono anche essere ascoltati grazie al sistema di lettura vocale interno al dispositivo stesso. I percorsi sono scaricabili gratuitamente su App Store e Google Play. Non solo collezioni permanenti: ci sono le mostre temporanee che, oltre alle collezioni permanenti, potranno essere visitate dai cittadini e dai turisti che sceglieranno di trascorrere questo periodo di festa/ferie in città.

La pagina iniziale della App MuseOn del museo civico Archeologico di Bologna

Il percorso sul museo civico Archeologico, di cui era già presente nella app la collezione egiziana, è stato ampliato con nuovi contenuti relativi al lapidario, alla Sezione preistorica e a quella di Bologna Romana. Del lapidario è possibile scoprire i documenti più significativi, fra i circa 400 che compongono la collezione, fra statue, stele e lastre iscritte. Tra di essi figura anche il celebre torso dell’imperatore Nerone. Per la Sezione preistorica è presente una decina di schede, per tracciare le diverse fasi della storia del territorio bolognese a partire dalle più antiche testimonianze risalenti al Paleolitico Inferiore (800.000 anni fa) cui si riferiscono i semplici manufatti in pietra denominati chopper (ciottoli di selce). Per la sezione dedicata a Bologna romana infine sono presentati oggetti che permettono di ricostruire sia la vita pubblica (come le antefisse della prima basilica civile) che quella privata (come il pavimento a mosaico da via Testoni) degli antichi abitanti di Bononia.

Una sala del museo civico Medievale di Bologna (foto di Roberto Serra / Iguana – Istituzione Bologna Musei)

Il percorso sul museo civico Medievale permette di conoscere molti oggetti di tutte le sezioni della collezione permanente, che si snoda nelle sue 22 sale. Si segnalano l’Arca di Giovanni da Legnano, il celebre e prezioso acquamanile duecentesco appartenuto a Pelagio Palagi, la statua di papa Bonifacio VIII e ancora le sculture del Nettuno e del Mercurio di Giambologna o le fiasche dei Bentivoglio.

La mostra “Etruschi. Viaggio nella terra dei Rasna” riprogrammata dal 6 giugno al 29 novembre 2020

Mostra “Etruschi. Viaggio nelle terre dei Rasna” al museo civico Archeologico. Progetto scientifico a cura di: Laura Bentini, Anna Dore, Paola Giovetti, Federica Guidi, Marinella Marchesi, Laura Minarini (Istituzione Bologna Musei | Museo Civico Archeologico) e Elisabetta Govi, Giuseppe Sassatelli (Cattedra di Etruscologia e Antichità Italiche Alma Mater Studiorum – Università di Bologna). Periodo di apertura: prorogata fino al 29 novembre 2020. Orari di apertura mostra: lunedì, mercoledì, giovedì 10-19; venerdì 14-22; sabato, domenica e festivi 10-20; martedì (non festivi) chiuso. Ultimo ingresso un’ora prima della chiusura. Ingresso (comprensivo di accesso alla Sezione etrusca del museo): intero 14 euro, ridotto 12 euro, ridotto 7 euro per possessori di Card Cultura, ragazzi dai 6 ai 17 anni compiuti non in gruppo scolastico. Tel. info e prenotazioni 0517168807. “Etruschi. Viaggio nelle terre dei Rasna” è una mostra promossa e progettata da Istituzione Bologna Musei | Museo Civico Archeologico, in collaborazione con la Cattedra di Etruscologia e Antichità Italiche di Alma Mater Studiorum – Università di Bologna, realizzata da Electa e posta sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica Italiana. Il progetto di allestimento è a cura di Paolo Capponcelli, PANSTUDIO architetti associati. Sito mostra: www.etruschibologna.it.

Una sala della mostra “Etruschi – Viaggio nelle Terre dei Rasna” organizzata da Electa al Museo di Civico Archeologico di Bologna (foto Roberto Serra / Iguana / Electa)

A distanza di 20 anni dalle grandi mostre di Bologna e Venezia, il museo civico Archeologico di Bologna presenta un ambizioso progetto espositivo dedicato alla civiltà etrusca, in cui sono riuniti circa 1400 oggetti provenienti da 60 musei ed enti italiani e internazionali. “Etruschi. Viaggio nelle terre dei Rasna” vuole essere un affascinante viaggio tra archeologia e paesaggi sorprendenti nelle terre degli Etruschi, in una mostra che punta sulle novità di scavo e di ricerca e sulla storia di uno dei più importanti popoli dell’Italia antica. La metafora del viaggio dà forma e struttura all’esposizione, divisa in due grandi sezioni. La prima offre un momento di preparazione al viaggio, facendo conoscere al visitatore i lineamenti principali della cultura e della storia del popolo etrusco. Così preparato, il visitatore può affrontare la seconda sezione, dove si compie il viaggio vero e proprio nelle terre dei Rasna, come gli Etruschi chiamavano se stessi. Un itinerario attraverso quei territori e centri di Lazio, Umbria e Toscana che già furono oggetto di attenzione, meraviglia e descrizione da parte dei viaggiatori del passato, come il diplomatico inglese George Dennis, che nel XIX secolo con il suo The Cities and Cemeteries of Etruria (1848) diede conto di cinque anni di viaggi che toccarono i siti archeologici allora conosciuti, in paesaggi profondamente diversi da come sono oggi. Il viaggio continua nei territori etruschi della valle Padana e della Campania, forse meno noti al grande pubblico ma importanti teatri di nuove scoperte archeologiche. La mostra infine dialoga naturalmente con la ricchissima sezione etrusca del museo, che testimonia il ruolo di primo piano di Bologna etrusca.

La mostra “Imago splendida” al museo civico Medievale di Bologna prorogata fino al 6 settembre

Mostra “Imago splendida. Capolavori di scultura lignea a Bologna dal Romanico al Duecento” al museo civico Medievale, a cura di Massimo Medica e Luca Mor. Periodo di apertura: prorogata fino al 6 settembre 2020. Orari di apertura estivi: martedì, giovedì, sabato, domenica 10-18.30. Ingresso (comprensivo di accesso alla collezione permanente): intero 6 euro, ridotto 3 euro, ridotto 2 euro per giovani 18-25 anni, gratuito possessori di Card Cultura. La mostra si avvale della sponsorizzazione tecnica di Cineca, Oasi Allestimenti, Radio Sata, SAME architecture. Un ringraziamento speciale a Silvana Editoriale per la sponsorizzazione tecnica del catalogo, composto da un ricco apparato iconografico, le schede delle opere e i contributi critici di Luca Mor, Massimo Medica, Fabio Massaccesi, Silvia Battistini e Manlio Leo Mezzacasa. Telefono: 051 2193916 – 2193930. Sito: www.museibologna.it/arteantica.

Una sala della mostra “Imago splendida” al museo civico Medievale di Bologna (foto Giorgio Bianchi / Comune di Bologna)

Promossa dai musei civici d’Arte Antica | Istituzione Bologna Musei, l’esposizione curata da Massimo Medica e Luca Mor approfondisce l’affascinante e ancora poco studiata produzione scultorea lignea a Bologna tra XII e XIII secolo, restituendone una rilettura aggiornata a distanza di quasi vent’anni dalla grande esposizione Duecento. Forme e colori del Medioevo a Bologna organizzata nell’ambito di “Bologna2000 Città Europea della Cultura”. Grazie alla collaborazione della Curia Arcivescovile di Bologna e della Fondazione Giorgio Cini di Venezia, e con il patrocinio di Alma Mater Studiorum Università di Bologna – Dipartimento delle Arti, il progetto si configura come esito espositivo di una sedimentata ricerca filologica e documentaria, che consente di fissare una nuova tappa verso la comprensione dei modelli di riferimento nel contesto figurativo della Bologna altomedievale. Il nucleo principale della mostra, allestita nella Sala del Lapidario, si compone delle testimonianze più rappresentative della produzione plastica superstite nella città: tre croci intagliate di proporzioni monumentali appartenenti alla variante iconografica del Christus Triumphans che vince la morte, per la prima volta eccezionalmente riunite insieme. La comparazione ravvicinata dei manufatti offre in visione tangenze e analogie, sul piano della sintassi formale e tecnica, che rendono congetturabile l’ipotesi di un’inedita attribuzione a un’unica bottega, credibilmente di area alpina sudtirolese – il cosiddetto Maestro del Crocefisso Cini – in una fase temporale compresa tra il 1270 e il 1280. Si tratta del Crocefisso conservato nelle Collezioni Comunali d’Arte di Bologna, riallestito nel corso del XIV secolo su una croce duecentesca dipinta da Simone dei Crocifissi, dell’ancora poco conosciuto Crocefisso proveniente dalla basilica di Santa Maria Maggiore a Bologna e, infine, del Crocefisso pervenuto alla raccolta d’arte della Fondazione Giorgio Cini di Venezia. A integrazione esterna della mostra, in un ideale percorso diffuso in città, va inoltre considerata la maestosa Crocefissione scolpita situata nella Cattedrale di San Pietro, di cui in mostra viene elaborata la ricostruzione sull’antico pontile attraverso un video in 3D a cura di Fabio Massaccesi e Cineca, in collaborazione con SAME Architecture. Il percorso espositivo consente inoltre di misurare in dettaglio gli originalissimi effetti della rinascenza gotica sul genere della plastica lignea in rapporto alle arti preziose, che in città conobbero una straordinaria intensità di circolazione. Il dialogo fra le tecniche viene testimoniato dalla presenza di preziosi codici miniati e raffinati oggetti liturgici.

Bologna. Il museo civico Archeologico riapre il 21 maggio, ma per la mostra “Etruschi. Viaggio nelle terre dei Rasna” si attende ancora la data. Nuovi orari e disposizioni di sicurezza per visitatori e personale. Niente audioguide e guardaroba, biglietti on line

La sala storica del museo civico Archeologico di Bologna (foto Roberto Serra / Iguana)

Una sala del museo civico Medievale di Bologna (foto di Roberto Serra / Iguana)

Una sala della mostra “Etruschi – Viaggio nelle Terre dei Rasna” organizzata da Electa al Museo di Civico Archeologico di Bologna (foto Roberto Serra / Iguana / Electa)

Il museo civico Archeologico di Bologna è pronto a riaprire. L’Istituzione Bologna Musei ha programmato una graduale riapertura delle proprie sedi espositive a partire da martedì 19 maggio 2020, secondo un calendario progressivo e scaglionato nell’arco della prima settimana, con nuove modalità organizzative per consentire al pubblico di svolgere le visite in sicurezza e garantire la tutela del personale coinvolto in mansioni di front-office. La graduale ripresa della riapertura dei musei civici prevede che mercoledì 20 maggio tocca al museo civico Archeologico, solo per quanto riguarda le collezioni, e giovedì 21 maggio al museo civico Medievale. Da martedì 19 maggio 2020 entrano in vigore nuovi orari di apertura con il mantenimento di un’ampia offerta oraria nei giorni di sabato e domenica e una rimodulazione degli orari nei giorni feriali della settimana. La nuova articolazione prevede complessivamente oltre 200 ore di apertura settimanale, secondo un modello di differenziazione “a scacchiera” tra i diversi musei, per evitare assembramenti e garantire una frequente sanificazione degli spazi: il museo civico Archeologico (apertura dal 20 maggio 2020) lunedì, mercoledì dalle 10 alle 14, martedì chiuso, giovedì dalle 15 alle 19, venerdì dalle 18 alle 22, sabato dalle 14 alle 20, domenica dalle 10 alle 16; il museo civico Medievale (apertura dal 21 maggio 2020) lunedì, mercoledì, venerdì chiuso, martedì, giovedì, sabato, domenica dalle 10 alle 18.30. Con la riapertura fisica delle porte dei musei, oltre alla fruizione delle collezioni permanenti riprende la programmazione espositiva interrotta dall’emergenza, per riannodare il dialogo con il pubblico che durante le settimane di chiusura è stato rafforzato sul piano virtuale con molteplici iniziative sul web e sui social network. In dettaglio, “Imago splendida. Capolavori di scultura lignea dal Romanico al Duecento”, a cura di Massimo Medica e Luca Mor, al museo civico Medievale, fino al 6 settembre 2020. A breve si auspica di poter ufficializzare anche la notizia della riapertura, con proroga fino a dicembre 2020, dell’imponente progetto espositivo “Etruschi. Viaggio nelle terre dei Rasna”, promosso e progettato dal museo civico Archeologico, in collaborazione con la Cattedra di Etruscologia e Archeologia Italica di Alma Mater Studiorum – Università di Bologna, e realizzato da Electa, per il cui allestimento sono stati riuniti oltre 1400 oggetti provenienti da 60 musei ed enti italiani e internazionali.

Nuove disposizioni per la visita dei musei civici di Bologna in tempi di coronavirus

Per quanto riguarda l’accesso e la permanenza nei musei, il piano di accoglienza interviene con le seguenti disposizioni: previsione dell’utilizzo del servizio di prevendita online del biglietto di ingresso sul sito https://midaticket.it/musei-civici-di-bologna (il biglietto prenotato deve essere annullato alla biglietteria del museo, prima dell’ingresso alla collezione); obbligo di mantenere la distanza di sicurezza interpersonale; obbligo di indossare la mascherina durante la visita; contingentamento in slot per l’ingresso frazionato dei visitatori, calcolati in base alle peculiari capienze delle sedi e sale espositive; adozione di accorgimenti logistici e istruzioni per il personale in servizio per garantire il rispetto del distanziamento interpersonale; esposizione di cartelli informativi e segnaletica per il rispetto delle norme di sicurezza; predisposizione di percorsi distinti in entrata e in uscita; dotazione di gel igienizzanti a disposizione dei visitatori. Non è disponibile l’utilizzo dei seguenti servizi: audioguide, schermi touch screen, altri ausili che prevedono contatti, guardaroba (i visitatori sono pregati di presentarsi con il minimo di accessori personali, evitando bagagli, nonché borse e zaini voluminosi). Per il pubblico dei più piccoli, all’ingresso di ogni museo è prevista la distribuzione di un vademecum disegnato con le istruzioni sui comportamenti da tenere durante la visita. L’ideazione e la realizzazione grafica sono a cura di Maria Elena Canè, restauratrice del museo civico Archeologico. Per ulteriori informazioni sulle modalità di accesso e visita, si invita a consultare il sito dell’Istituzione Bologna Musei http://www.museibologna.it. Nelle prime settimane della delicata “Fase 2” di riapertura, l’Istituzione Bologna Musei attiverà un costante monitoraggio sull’andamento del flusso di visitatori e sull’efficacia delle misure organizzative assunte.

Bologna. Incontri per approfondire la mostra “Medioevo svelato. Storie dell’Emilia-Romagna attraverso l’archeologia”, dalla conferenza del Gabo al ciclo del museo civico Medievale

Manifesto della mostra “Medioevo svelato” a Bologna

Il Gruppo archeologico bolognese iscritto ai Gruppi archeologici d’Italia

Farsi un’idea della mostra “Medioevo svelato. Storie dell’Emilia-Romagna attraverso l’archeologia”, in corso al museo civico Medievale di Bologna fino al 17 giugno 2018, prima di andarla a visitare. L’occasione è offerta dall’incontro di martedì 6 marzo 2018 alle 21 al centro sociale “G. Costa” di via Azzo Gardino a Bologna, promosso dal Gruppo Archeologico Bolognese nell’ambito del ciclo di conferenze “Comunicare l’archeologia” (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2018/02/03/al-via-gli-incontri-del-gabo-comunicare-larcheologia-un-viaggio-alla-scoperta-di-etruschi-goti-bizantini-longobardi-veneti-antichi-celti-romani-pop/). Cinzia Cavallari, archeologa della soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per la città metropolitana di Bologna e le province di Modena, Reggio Emilia e Ferrara, illustrerà la mostra, curata da Sauro Gelichi (università Ca’ Foscari di Venezia) e Luigi Malnati (soprintendenza di Bologna) che è un viaggio nel tempo di quasi un Millennio che racconta le trasformazioni delle città e del territorio e l’affermarsi dei nuovi ceti dirigenti goti, bizantini e longobardi (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2018/03/01/quarantanni-di-ricerche-lungo-la-via-emilia-nella-mostra-medioevo-svelato-storie-dellemilia-romagna-attraverso-larcheologia-al-museo-medievale-di-bologna/). Partendo da un’istantanea sulle città nell’alto Medioevo, profondamente ridimensionate rispetto alla vitalità dei secoli precedenti e contrapposte al dinamismo del nuovo emporio commerciale di Comacchio (Fe), lo sguardo si allarga alla riorganizzazione delle campagne dove fioriscono castelli, villaggi, borghi franchi, pievi e monasteri. La narrazione termina ciclicamente con la rinascita delle città in età comunale. A questa fase Bologna fornisce un contributo eccezionale con lo straordinario recupero -dalla collocazione originaria- dei bacini (piatti) in maiolica datati agli inizi del XIV secolo, rinvenuti alla sommità della chiesa di San Giacomo Maggiore durante i lavori di restauro dell’edificio. Oltre a testimoniare una vocazione decorativa specificamente programmata e realizzata in città, uno di questi piatti riporta il ritratto emblematico di frate Simone, identificabile molto probabilmente con l’omonimo sindaco del convento di San Giacomo.

Il prof. Sauro Gelichi dell’università Ca’ Foscari di Venezia

Luigi Malnati, soprintendente archeologo

Al via anche il ciclo di conferenze promosso dal museo civico Medievale nella sala delle Arche, sempre alle 17, a corollario della mostra “Medioevo svelato. Storie dell’Emilia-Romagna attraverso l’archeologia”. Si inizia mercoledì 7 marzo 2018 con la conferenza “Raccontare il Medioevo” a cura di Sauro Gelichi (università Ca’ Foscari di Venezia). Mercoledì 21 marzo 2018, il soprintendente Luigi Malnati parlerà di “Archeologia medievale e tutela del patrimonio archeologico: lo sviluppo di una disciplina e le sue conseguenze nelle buone pratiche di archeologia nelle soprintendenze”. Si passa quindi a mercoledì 9 maggio 2018 con la conferenza dell’orafo Adelmo Garuti e dell’archeologa Francesca Frasca su “La collezione di strumenti orafi di Adelmo Garuti (Sasso Marconi). Un artigiano contemporaneo svela le tecniche di età medievale”. Ultimo incontro mercoledì 16 maggio 2018 con “Comunicare il Medioevo per immagini” a cura di Riccardo Merlo, autore dei disegni ricostruttivi in mostra.