Archeologia in lutto. È morto a 84 anni l’archeologo veronese Franco Mezzena, scopritore dell’area megalitica di Saint-Martin-de-Corleans ad Aosta. La sua esperienza e umanità narrate nel film “Franco Mezzena. L’archeologia raccontata con il sorriso” di Nicola Castangia e Andrea Fenu. Il ricordo delle istituzioni

L’archeologo Franco Mezzena davanti alla più famosa stele megalitica dell’area di Saint-Martin-de-Corleans ad Aosta (foto graziano tavan)
Un infarto gli ha tolto il sorriso per sempre. È morto nella notte fra sabato 14 e domenica 15 settembre 2024, Franco Mezzena, l’archeologo veronese scopritore dell’area megalitica di Saint-Martin-de-Corleans ad Aosta. Aveva 84 anni. I funerali si sono svolto martedì 17 settembre 2024, nella chiesa di Saint-Martin-de-Corléans ad Aosta. Lascia il figlio Marcello. Nato a Verona nel 1940, dopo il diploma di maturità scientifica è diventato assistente al museo di Storia naturale della città scaligera dal 1957 al 1967: ancora oggi il suo nome, nel Veronese, è legato a un riparo a lui intitolato. Ha integrato la sua formazione nelle Scienze naturali nelle università di Padova e Modena. Per un cinquantennio ha eseguito ricerche e scavi nel Veronese, nel Gargano e in Sicilia, con speciale riguardo all’arte preistorica.

Riparo Mezzena (Avesa, Verona) negli anni Cinquanta del Novecento: Franco Mezzena è il personaggio seduto col cappello bianco (foto musei verona)
Il museo civico di Storia Naturale di Verona, “appresa con tristezza della recente scomparsa di Franco Mezzena, illustre archeologo di fama internazionale, che collaborò anche con il nostro Museo” lo ricorda così: “La sua passione giovanile per la preistoria lo portò a scoprire, negli anni ‘50 del XX secolo, un riparo sotto roccia paleolitico nella valle di Avesa a lui dedicato e indagato dal 1957 da lui stesso, dal direttore Francesco Zorzi e dal geologo Angelo Pasa. Proprio in quegli anni, durante la sua formazione universitaria, iniziò il suo sodalizio col museo di Storia naturale di Verona, durato fino al 1967, nel corso del quale ebbe modo di partecipare alla scoperta e agli scavi di importanti siti nel veronese e nel Gargano. Di lui il direttore Zorzi aveva una grande stima e un affetto quasi paterno. Alla sua famiglia le nostre più sincere condoglianze”.

L’archeologo Franco Mezzena osserva l’area di Saint-Martin-de-Corleans musealizzata ad Aosta (foto graziano tavan)
Mezzena era arrivato in Valle d’Aosta come sergente alla scuola militare alpina di Aosta e durante quel periodo ritrovò le prime testimonianze riferibili all’Area megalitica di Saint-Martin-de-Corléans. Nel 1969 fu il primo, insieme alla moglie Rosanna Mollo, anche lei fine archeologa, scomparsa nel 2013, a individuare ad Aosta le prime testimonianze riferibili all’Area megalitica di Saint-Martin-de-Corléans, da lui scavate poi per oltre un ventennio. Contemporaneamente agli scavi promosse e coordinò un’esplorazione sistematica del territorio valdostano che portò a individuare una serie di notevoli insediamenti protostorici dei Salassi, dal fondovalle all’alta montagna.

L’archeologo Franco Mezzena (foto società valdostana di Preistoria e Archeologia)
“Con profonda tristezza abbiamo appreso che nella notte ci ha lasciati Franco Mezzena, l’archeologo che ha scoperto la straordinaria Area megalitica di Aosta”, scrive la società valdostana di Preistoria e Archeologia. “Tutto ebbe inizio il 10 giugno del 1969, quando un luccichìo in mezzo alla terra sollevata da una benna, attirò l’occhio e l’intuito di questo grande archeologo: era un torques! Da lì, per oltre vent’anni, Mezzena, con il supporto della moglie Rosanna Mollo, anche lei archeologa, e di un’équipe che, nel tempo, si trasformò in una vera e propria scuola di archeologia per decine di giovani archeologi, coordinò le indagini su un sito di importanza scientifica internazionale”.

1980: area-megalitica di Saint-Martin-de-Corleans: Franco Mezzena con un gruppo di studenti (alla sua destra, Graziano Tavan; in basso, a sinistra, il figlio Marcello) (foto vettorel)
Ho avuto la fortuna e l’onore non solo di conoscerlo, ma di partecipare – come allievo dell’istituto di Archeologia dell’università di Padova – per quattro anni – tra fine anni Settanta e inizio anni Ottanta del secolo scorso alla campagna internazionale di scavo nell’area megalitica di Saint-Martin-de-Corleans. Con lui lo scavo non era solo momento di ricerca e di conoscenza, ma anche di incontro, di socializzazione. La sua umanità era pari alla sua professionalità. Ogni giorno era una lezione sul campo. E nel fine settimana, tutti insieme attorno al fuoco per condividere la polenta valdostana nel grande paiolo.

Franco Mezzena e Graziano Tavan davanti alla chiesetta di Saint-Martin-de-Corleans ad Aosta (foto graziano tavan)
L’ho rivisto nel 2016. L’occasione era speciale: la recente apertura del parco archeologico di Saint-Martin-de-Corléans (vedi Dolmen, tombe megalitiche, stele antropomorfe: apre ad Aosta il parco archeologico di Saint Martin de Corleans, sito megalitico unico in Europa scoperto nel 1969: 6mila anni di storia dell’uomo dall’aratura sacra alle sepolture romane | archeologiavocidalpassato). Tornare dopo più di 35 anni in quell’area megalitica è stata un’emozione forte. Il professore mi ha fatto da guida nel sito musealizzato, condividendo anche la convinzione che il “salvataggio” del dolmen. Delle tombe megalitiche e delle stele antropomorfe ne aveva sicuramente garantito una fruizione pubblica in sicurezza, ma il fascino di quello scavo che con un unico colpo d’occhio ti permetteva di vedere in sequenza dall’aratura sacra alla necropoli romana si era perso per sempre.

Premio Firenze Archeofilm: Nicola Castangia, Andrea Fenu e Giorgio Murru con Franco Mezzena (foto AV)
L’ultima sua uscita pubblica nel marzo 2024, a Firenze, alla sesta edizione del Firenze Archeofilm festival, in occasione della proiezione del film “Franco Mezzena. L’archeologia raccontata con il sorriso”, regia di Nicola Castangia e Andrea Fenu (consulente scientifico Giorgio Murru). Nel 2023, con grande entusiasmo aveva infatti accolto la proposta di realizzare, nell’ambito del gemellaggio dell’area megalitica aostana con il Menhir museum di Laconi (OR), in Sardegna, il documentario che film ha vinto il primo premio della sesta edizione del Firenze Archeofilm festival. A Franco Mezzena sono stati consegnati due premi: il primo da parte del regista Nicola Castangia, dal presidente della Fondazione Mont’e Prama Anthony Muroni e dal direttore scientifico Giorgio Murru; il secondo da parte di Maddalena Chelini, museo Fiorentino di Preistoria. A ricordare l’uomo è Piero Pruneti, direttore della rivista Archeologia Viva, con cui Mezzena collaborava: “Se n’è andato un intero pezzo di memoria storica aostana e nazionale. Collaboratore di Archeologia Viva, ricordiamo uno dei suoi primi articoli sulla rivista dei primi anni Ottanta. Bravissimo, semplice e, appunto, sempre sorridente. Addio Franco!”.
Il film “Franco Mezzena. L’archeologia raccontata con il sorriso” (Italia 2021, 42’). Franco Mezzena, scopritore dell’area megalitica di Saint Martin de Corleans ad Aosta, racconta la sua avvenuta nel 1969 e, con il suo sorriso luminoso, ci fa viaggiare tra mito e realtà trascinandoci nel mondo del megalitismo e tra le entusiasmanti avventure degli Argonauti, di Cadmo, di Giasone e della figura di Ercole sollecitando, con maestria e profonde conoscenze, il confronto tra il sito megalitico di Aosta e la Sardegna preistorica.

L’archeologo Franco Mezzena (foto AV)
Il cordoglio delle istituzioni. L’assessorato regionale dei Beni e Attività culturali, Sistema educativo e Politiche per le relazioni intergenerazionali esprime profonda tristezza per la scomparsa dell’archeologo Franco Mezzena, grande conoscitore della Preistoria valdostana, appassionato ricercatore e scopritore dell’Area megalitica di Aosta. “Fu realmente un archeologo iconico – sottolinea l’assessore Jean-Pierre Guichardaz – la cui dedizione e l’instancabile impegno hanno segnato e ispirato decine di giovani ricercatori che ebbero la fortuna di lavorare con lui ad Aosta”. La soprintendente ai Beni e le Attività culturali, Laura Montani aggiunge: “Oggi abbiamo perso un maestro: il suo fine intuito e le sue vastissime conoscenze hanno permesso alla Valle d’Aosta di conoscere più a fondo le proprie radici”.
Anche il Comune di Laconi piange la scomparsa del professore Franco Mezzena illustre studioso della statuaria preistorica: “Abbiamo avuto modo di apprezzare la sua conoscenza e la grande passione per la statuaria preistorica nella sua ultima visita al Menhir Museum in occasione della sottoscrizione dell’accordo di programma tra Comune di Laconi e la Regione Valle d’Aosta attraverso il Menhir Museum e il sito di Saint Martin. Il mondo della Archeologia perde un grande maestro che lascia comunque una grande eredità di cui anche noi faremo tesoro. Arrivederci professore…”. E il museo civico Cetona: “Con Franco Mezzena, scomparso pochi giorni fa ad Aosta, se ne va una figura di archeologo “romantico e irregolare”, per usare le parole con cui Bianchi Bandinelli definì Umberto Calzoni, che ha unito al rigore della ricerca sul campo una lucida capacità interpretativa e una non convenzionale lettura dei processi storici”.

L’area megalitica di Saint-Martin-de-Corleans ad Aosta nel 1980 (foto soprintendenza valle d’aosta)
Il museo Archeologico Lomellino di Gambolò (Pv) ricorda con affetto e riconoscenza Franco Mezzena: “Mezzena più volte è stato ospite a Gambolò, al nostro museo, per conferenze, in cui ha avuto anche modo di raccontare la straordinaria area megalitica da lui scoperta. Lo abbiamo anche avuto come guida d’eccezione proprio sul cantiere di scavo di Aosta, ormai una trentina di anni fa e fu un’esperienza unica ed emozionante ascoltare il suo racconto. Siamo stati fra i fortunati che hanno potuto passeggiare con lui in quel sito, molto prima che nascesse il museo aostano. Anzi, ci raccontava Mezzena, allora non si sapeva bene cosa fare, lì avrebbe dovuto sorgere un supermercato, i cui lavori di sbancamento misero in luce il sito. Si pensava a una soluzione tipo un sotterraneo per conservare e musealizzare il sito. Capendone l’importanza, la Regione Valle d’Aosta e i suoi tecnici hanno saputo invece realizzare il museo che oggi valorizza un sito archeologico quasi unico”.
Verona. “Scambiamoci di posto” ultimo appuntamento di “4 passi nella Preistoria” per conoscere la Preistoria attraverso i numerosi reperti conservati nei due importanti musei cittadini: quello di Storia Naturale e l’Archeologico nazionale, con visite guidate a tema e percorso a piedi con accompagnatore
A Verona, domenica 26 maggio 2024, alle 14.30, ultimo appuntamento con “4 Passi nella Preistoria, ciclo di percorsi didattici per famiglie, a cura della segreteria didattica dei Musei Civici cooperativa Le Macchine Celibi, che vede protagonisti il museo civico di Storia naturale di Verona e il museo Archeologico nazionale (vedi Verona. Al via “4 passi nella Preistoria”: quattro domeniche per conoscere la Preistoria attraverso i numerosi reperti conservati nei due importanti musei cittadini: quello di Storia Naturale e l’Archeologico nazionale, con visite guidate a tema e percorso a piedi con accompagnatore | archeologiavocidalpassato). L’appuntamento del mese di maggio, intitolato “Scambiamoci di posto”, mostrerà, attraverso i reperti esposti, l’emergere di una narrazione sullo scambio commerciale nel mondo preistorico. Gli oggetti rivelano connessioni e interazioni tra diverse culture, offrendo uno sguardo prezioso sulle dinamiche commerciali che hanno caratterizzato le comunità preistoriche, sottolineando l’importanza di tali relazioni nell’evoluzione umana. Il percorso si compone di una prima tappa al museo civico di Storia naturale e una seconda al museo Archeologico nazionale di Verona. L’attività didattica è gratuita, compresa nel regolare biglietto di ingresso. Info e prenotazioni: tel. 045.8036353 – 045.597140 o mail a segreteriadidattica@comune.verona.it.
Verona. Al museo civico di Storia naturale giornata di studi “Francesco Zorzi (1900-1964). L’uomo e lo studioso” celebra lo storico direttore del museo di Storia naturale di Verona in occasione del 60° anniversario dalla morte
Sono tanti gli interventi nella giornata di studi “Francesco Zorzi (1900-1964). L’uomo e lo studioso” in programma venerdì 24 maggio 2024 nella sala “Sandro Ruffo” del museo civico di Storia naturale di Verona, per celebrare lo storico direttore del museo di Storia naturale di Verona in occasione del 60° anniversario dalla morte, con un evento organizzato in collaborazione con l’associazione Naturalisti Veronesi “Francesco Zorzi” e l’associazione Consiglieri Emeriti del Comune di Verona, e patrocinato dall’Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria, di cui Zorzi fu tra i fondatori, dalla Fondazione Fioroni, di cui fu il primo direttore, e dall’Istituto veronese per la storia della Resistenza e dell’età contemporanea. Partecipa all’iniziativa la soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per le province di Verona Rovigo e Vicenza. La partecipazione è libera fino a esaurimento dei posti disponibili in sala. Non è necessaria la prenotazione.
Programma della giornata. Alle 10, accoglienza dei partecipanti; 10.30, saluti delle autorità e introduzione alla giornata della direttrice dei Musei Civici Francesca Rossi. SESSIONE MATTUTINA, modera Alessandra Aspes, già museo di Storia Naturale: 10.45, Fedra Alessandra Pizzato, università di Verona, “‘Na scaiéta se strenze in le man. Francesco Zorzi combattente, animatore e guida tra ricerca e impegno socio-politico”; 11, Leonardo Latella, museo di Storia naturale di Verona, “Zorzi, Pasa e Ruffo: il trio che ha fatto grande il Museo di Verona”; 11.15, Nicoletta Martinelli, museo di Storia naturale di Verona, “Zorzi e le palafitte: gioie e dolori di una relazione ventennale”; 11.30, Massimo Saracino, museo di Storia naturale di Verona, “Le indagini di Zorzi sull’età del Ferro veronese fra castricoli e Atestini”; coffee break; 12, Antonio Curci, università di Bologna, “Tra un piroscafo e l’altro… Le ricerche di Francesco Zorzi alle Tremiti e la loro attualità”; 12.15, Fiorenza Gulino, università di Pavia, Cristiano Putzolu, università di Bologna, Paola Salzani, soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per le province di Verona Vicenza e Rovigo, Umberto Tecchiati, università di Milano, “Gli scavi dell’Università di Milano (2019-) nel villaggio preistorico delle Colombare di Negrar a settant’anni dalla sua scoperta”; 12.30, discussione e chiusura sessione mattutina. SESSIONE POMERIDIANA: alle 15, presentazione del libro “Francesco Zorzi e la ricostruzione del Museo Civico di Storia Naturale di Verona” di Ettore Curi, introduce Silvano Zavetti, associazione Consiglieri Comunali Emeriti del Comune di Verona, dialoga con l’autore Federico Melotto, direttore Fondazione Fioroni; 16, Margherita Frigo Sorbini, associazione Naturalisti Veronesi “Francesco Zorzi”, “Francesco Zorzi, una vita per la divulgazione delle Scienze Naturali”; 16.15, presentazione del montaggio di filmati “Zorzi in Super 8”, a cura di Massimo Saracino, museo di Storia naturale di Verona; 16.30, chiusura dei lavori.

Francesco Zorzi, paletnologo, storico direttore del museo civico di Storia naurale di Verona (foto comune vr)
Francesco Zorzi nacque il 2 luglio 1900 a Verona. La sua giovinezza fu segnata da eventi importanti: prese parte alla prima guerra mondiale come volontario nei reparti d’assalto, conquistando una medaglia d’argento dal valore militare, nel 1920 divenne funzionario della Civica Amministrazione e il 16 dicembre 1930 entrò a far parte del personale del museo civico di Storia naturale di Verona come assistente, quando era allora direttore Vittorio Dal Nero con cui instaurò una profonda amicizia. Nel 1933 succedette a quest’ultimo con la carica di conservatore del museo di Storia naturale con funzioni direttive, cercando di trasformare il Museo secondo le sue vedute: da semplice organismo statico e raccoglitore di materiali, sistemazione che rispecchiava la tradizione museologica ottocentesca di cui Dal Nero fu portavoce, a centro dinamico in cui si svolgevano attività di ricerca e didattiche.
Durante i primi anni del suo nuovo incarico cercò di ampliare lo spazio destinato alle collezioni del Museo, in quanto palazzo Pompei allora era sede anche del Liceo Artistico, dell’Accademia Cignaroli e della Galleria d’Arte Moderna, riuscendo, dopo numerose trattative, nel suo intento. Contemporaneamente al suo lavoro da direttore, Zorzi portò avanti anche le sue ricerche, orientandosi in particolare verso la Paletnologia, allo scavo metodico e allo studio della zona palafitticola di Barche di Solferino, i cui importanti risultati vennero da lui pubblicati solo nel 1940. Stessa sorte toccò alle ricerche intraprese nei depositi archeologici identificati nelle cave di Quinzano, in cui rintracciò anche un antico occipitale umano fossile. Con l’avvento della seconda guerra mondiale, i suoi studi dovettero subire una battuta d’arresto momentanea, in quanto Zorzi fu impegnato in prima persona nel conflitto, prima come ufficiale di Commissariato addetto alla Croce Rossa Italiana e poi dal settembre del 1943 nella Resistenza.
Finita la guerra, iniziò il periodo più fecondo e produttivo per Zorzi: divenne direttore del Museo, si dedicò alla sua risistemazione (il palazzo aveva subito gravi danni a causa dei bombardamenti), impostando ex novo le collezioni didattiche, arricchendo quelle di studio, consolidando i laboratori di ricerca e la biblioteca, prima praticamente inesistenti, nel 1946 fondò la Società Naturalisti Veronesi, nel 1951 ottenne la libera docenza in Paletnologia e inoltre riprese in modo attivo le sue ricerche di stampo preistorico, spesso in collaborazione con l’amico e collega Angelo Pasa. Tra le campagne di studio svolte assieme dai due naturalisti, una delle più importanti e gratificanti fu quella che fecero in Puglia, poiché fruttò non solo il ritrovamento di significativi giacimenti con industrie e faune del Paleolitico, ma soprattutto condusse nel 1962, all’interno della Grotta Paglicci presso Rignano Garganico, all’importantissima scoperta delle prime pitture parietali paleolitiche rinvenute in Italia. Non trascurò però il territorio veronese, dove condusse ricerche archeologiche sia su necropoli e palafitte della pianura, sia su insediamenti e siti ricchi di resti litici della Lessinia.
Durante gli ultimi anni di vita fu afflitto da una grave malattia, che lo portò a lasciare il suo amato lavoro nel dicembre del 1963; morì l’11 maggio 1964 a Verona, solo pochi mesi prima dell’inaugurazione del nuovo Museo per cui Zorzi aveva tanto lavorato.

Il Fondo Zorzi conservato al museo civico di Storia naturale di Verona (foto comune vr)
Fondo Zorzi, 1964. Acquisizione: gli ultimi anni di vita di Francesco Zorzi furono interamente dedicati alla ricostruzione del Museo e al riallestimento della parte espositiva in vista della riapertura al pubblico. Nel 1963 tuttavia fu costretto dalla malattia ad abbandonare il lavoro, morì nel 1964 lasciando in Museo tutto il suo patrimonio di studi, ricerche e corrispondenza. Consistenza e composizione: Zorzi lasciò in Museo una serie di cartelle numerate progressivamente ma senza una organizzazione cronologica o tipologica del materiale. Si è deciso perciò un riordino, tuttora in corso, che ha prodotto finora 16 faldoni di archivio così suddivisi: materiale che riguarda siti di scavo preistorici e romani, corrispondenza, appunti, bibliografie, manoscritti, segnalazioni, fotografie, cartoline, disegni, contabilità, fatture.
Verona. Alla Gran Guardia, per le conferenze dei Musei Civici, incontro con l’archeologa preistorica Nicoletta Martinelli su “I tesori archeologici del Museo di Storia Naturale”
Uno dei tratti distintivi del museo civico di Storia naturale di Verona è la grande ricchezza delle collezioni che costituiscono non solo un patrimonio naturalistico e culturale della città, ma anche un’insostituibile fonte di informazioni per la ricerca sul territorio e sulle sue trasformazioni, avvenute e in essere. Martedì 30 aprile 2024, alle 17.30, nella sala convegni della Gran Guardia, settimo appuntamento con le conferenze dei Musei Civici: Nicoletta Martinelli parlerà de “I tesori archeologici del Museo di Storia Naturale”. La partecipazione alla conferenza è libera fino a esaurimento dei posti disponibili.

Nicoletta Martinelli negli spazi espotivi della sezione di Preistoria e Protostoria del museo civico di Storia naturale di Verona (foto musei verona)
L’intervento di Nicoletta Martinelli si propone di introdurre, in particolare, alla conoscenza delle collezioni preistoriche e protostoriche del museo di Storia naturale di Verona, che rappresentano numericamente la più ricca raccolta archeologica dei Musei Civici, attraverso la presentazione di alcuni reperti particolari conservati dalla Sezione di Preistoria del museo, alcuni dei quali risalgono alla prima Esposizione Preistorica Veronese del 1876, allestita nell’atrio di Palazzo Pompei. La selezione è stata operata seguendo un duplice filone: i “tesori” del museo sono sia oggetti in materiali preziosi e rari, sia oggetti che, dietro un apparente prosaicità, si rivelano preziosi, perché ci permettono di gettare uno sguardo nella vita quotidiana del passato. La provincia di Verona, da cui proviene la quasi totalità dei reperti delle collezioni, si conferma un luogo privilegiato per lo studio del più antico popolamento umano, per la varietà degli ambienti, ma anche per la lunga storia delle ricerche, iniziate dai paletnologi veronesi nella seconda metà dell’Ottocento e poi proseguite nelle indagini archeologiche organizzate e condotte dallo stesso museo di Storia naturale nel corso di tutto il Novecento.

L’archeologa preistorica Nicoletta Martinelli del museo civico di Storia naturale di Verona (foto unimi)
Nicoletta Martinelli ha conseguito la specializzazione post-laurea in Archeologia preistorica e protostorica all’università di Pisa e il dottorato in Scienze archeologiche all’università di Padova. Dopo aver rivestito ruoli direttivi in Cooperative di ambito archeologico e naturalistico, dal 1996 lavora nella Sezione di Preistoria del museo di Storia naturale. I suoi principali campi di indagine sono la cronologia assoluta dell’età del Bronzo e del Ferro, le strutture e le produzioni degli insediamenti palafitticoli; si occupa anche della storia della formazione delle collezioni pre- e protostoriche civiche. Vanta una produzione scientifica di oltre 200 titoli, alcuni dei quali editi nell’ambito delle Memorie del Museo di Storia Naturale. Membro del Gruppo di Lavoro italiano per il sito seriale transnazionale UNESCO Siti palafitticoli preistorici dell’arco alpino, è stata Haury Visiting Scholar presso l’Università dell’Arizona (US) nel 2017. Dal 2008 al 2015 ha tenuto insegnamenti sulle metodologie di datazione assoluta per l’università di Verona (corso di Laurea in Beni Culturali) e di Padova (Scuola di Specializzazione in Beni Archeologici), con cui continua la collaborazione.
Verona. Al via “4 passi nella Preistoria”: quattro domeniche per conoscere la Preistoria attraverso i numerosi reperti conservati nei due importanti musei cittadini: quello di Storia Naturale e l’Archeologico nazionale, con visite guidate a tema e percorso a piedi con accompagnatore
“4 Passi nella Preistoria”: è la nuova proposta didattica, frutto della convenzione siglata tra la direzione regionale Musei del Veneto del ministero della Cultura e i Musei Civici di Verona. Dal 25 febbraio 2024, una domenica al mese, per quattro appuntamenti complessivi, verrà offerta insieme dai due musei cittadini che conservano collezioni di preistoria, e cioè il museo di Storia Naturale di Verona e il museo Archeologico nazionale di Verona, per ampliare le proposte di visita rivolta alle famiglie. Quattro domeniche per conoscere la Preistoria attraverso i numerosi reperti conservati all’interno dei due importanti musei cittadini: un percorso studiato appositamente per emozionare grandi e piccini incrementando la valorizzazione e la fruizione delle collezioni dei due musei.
La collezione archeologica del museo di Storia naturale, di cui alcuni pezzi sono iscritti nella lista del Patrimonio mondiale dell’Umanità, deriva in gran parte dalle attività di archeologi veronesi operanti tra gli ultimi decenni dell’Ottocento e l’inizio del Novecento e, soprattutto, dalle ricerche successive condotte dalla sezione stessa del Museo, nata nel 1934. Mentre la sezione della Preistoria e Protostoria veronese, inaugurata due anni fa, con l’apertura del museo Archeologico nazionale a San Tommaso, presenta i risultati delle campagne di scavo promosse dalla soprintendenza negli ultimi trent’anni nel Veronese. Le visite, pensate appositamente per le famiglie, si svolgeranno in 2 tappe nei due musei. Proposte quattro tematiche (Uomini e animali. Compagni di viaggio – Funziona o non funziona? – La magia dei colori – Scambiamoci di posto) attraverso cui sarà esplorata la varietà dei reperti in mostra nei due musei, utilizzando gli spazi disponibili per le attività didattiche e valorizzando nell’itinerario anche il tragitto che collega le due sedi museali. Durata complessiva 2 ore e mezza. I partecipanti accederanno ai due musei con pagamento del biglietto ordinario. Per informazioni e prenotazioni è possibile rivolgersi alla segreteria didattica dei Musei Civici cooperativa Le Macchine Celibi – tel. 045 8036353 – 045 597140. Dal lunedì al venerdì, dalle 9 alle 13 e dalle 14 alle 16, il sabato dalle 9 alle 13 – segreteriadidattica@comune.verona.it. Tutte le informazioni sul sito dei Musei civici.

Presentazione dell’iniziativa “4 passi nella Preistoria”: da sinistra, Giovanna Falezza, Marta Ugolini e Francesca Rossi (foto comune-vr)
“Un’iniziativa che vuol essere l’avvio di un percorso che inizia con 4 passi ma che ne prevede in futuro di nuovi”, spiega l’assessore Marta Ugolini. “L’obiettivo è in primis quello di rafforzare la fruizione delle collezioni dei due siti museali, che hanno rapporti e racconti sui temi preistorici da proporre insieme, mettendoli in rete attraverso una comunicazione congiunta ma anche con l’elaborazione di iniziative condivise, come questi nuovi itinerari culturali e turistici”. E Francesca Rossi, direttrice dei Musei civici di Verona: “Un’importante collaborazione fra due realtà museali cittadine che nasce dalla volontà di far conoscere l’ampio e importante patrimonio culturale presente nei nostri Musei, proponendo nuove soluzioni di visita che valorizzano gli elementi di connessione relativamente agli scavi”. “Fin dall’apertura del museo Archeologico nazionale di Verona”, chiude Giovanna Falezza, direttore del ManVr, “il nostro obiettivo è stato quello di lavorare insieme alle altre realtà e metterci in rete, e questo è un nuovo passo, che si traduce nella prima progettazione che abbiamo costruito insieme proprio per mettere in evidenza che siamo due realtà diverse che possono essere vissute dal visitatore come due tappe di un unico percorso”.

Ciottolo inciso con figura di stambecco dal Riparo Tagliente, conservato nel museo Archeologico nazionale di Verona (foto graziano tavan)
Primo appuntamento domenica 25 febbraio 2024: Uomini e animali. compagni di viaggio. Per tutto il corso della Storia la sopravvivenza umana è legata al rapporto con gli animali. Questa relazione di simbiosi e, dal Neolitico in poi, di mutualità, è arrivata ben presto a trascendere da ragioni puramente economiche e ha portato l’uomo ad attribuire all’animale significati e ruoli simbolici. 1^ TAPPA: museo Archeologico nazionale. Visita guidata dedicata all’esplorazione dell’evolversi del rapporto umano con l’ambiente. Saranno approfonditi i significati e le trasformazioni di questo legame, con particolare attenzione a specifici reperti. TRAGITTO Percorso accompagnato durante il quale si incoraggeranno i partecipanti a esaminare le lastre della pavimentazione dei marciapiedi, realizzate in rosso ammonitico. Durante questa osservazione, si inviterà alla ricerca di un’ammonite (ne sono state notate diverse). II punto ottimale dove sostare, anche in presenza di un gruppo numeroso, è in via Interrato dell’Acqua Morta, presso il monumento dedicato a Carlo Montanari. 2^ TAPPA: museo di Storia Naturale. Laboratorio didattico: l’esperienza educativa è stata scelta per fornire ai partecipanti l’opportunità di apprendere attraverso un’esperienza creativa. Nell’aula didattica del Museo si procede alla realizzazione di un vasetto ornitomorfo in argilla, ispirato a quello rinvenuto nella necropoli dell’età del Ferro di Oppeano.

Bifacciale (utensile in pietra scheggiata) proveniente da Ca’ Palui (Verona), datato al Paleolitico Inferiore (> 200.000 anni fa) conservato al museo Archeologico nazionale di Verona (foto drm-veneto)
Secondo appuntamento domenica 24 marzo 2024: Funziona o non funziona? Nell’ampio panorama dei reperti archeologici, alcuni rivelano immediatamente la loro utilità, mentre altri nascondono funzioni inaspettate. Ci sono anche oggetti il cui scopo originale è radicalmente diverso da ciò che ci si potrebbe aspettare. La varietà di intenti dietro agli oggetti ci offre uno sguardo affascinante sulla diversità delle creazioni umane nel corso del tempo. 1^ TAPPA: museo di Storia Naturale. Visita guidata con approfondimenti. TRAGITTO Percorso accompagnato durante il quale, per giungere al museo Archeologico nazionale, si transiterà da via Interrato dell’Acqua Morta, cogliendo l’occasione per spiegare, in coerenza con il tema della visita, la mutata funzione dell’area di piazza Isolo: da isola fluviale, punto di guado e sede di attività produttive e non che implicavano lo sfruttamento dell’acqua o dell’energia idraulica (cf. organum dell’iconografia rateriana) ad arteria stradale. 2^ TAPPA: museo Archeologico nazionale. Kit di giochi enigmistici: l’attività educativa, progettata per approfondire le conoscenze acquisite durante la visita, si basa su coinvolgenti sessioni di quiz, svolti direttamente nelle sale espositive. Ai visitatori saranno fornite delle schede didattiche (adatte ai bambini supportati dai familiari), che mirano a promuovere un’esperienza partecipativa del Museo. Prima di immergersi nel divertimento tra le sale espositive, l’operatore didattico introdurrà le modalità di gioco e presenterà i reperti su cui il kit si focalizza.

Lo “sciamano” dalla Grotta di Fumane (foto drm-veneto)
Terzo appuntamento domenica 28 aprile 2024: La magia dei colori. L’affascinante mondo dei colori, sia derivato da processi chimici che da interventi umani, ha sempre catturato l’attenzione dell’uomo. Questa fascinazione si manifesta nei reperti preistorici, che testimoniano l’uso significativo dei colori in epoche passate. 1^ TAPPA museo Archeologico nazionale. La visita guidata si concentra sull’impiego dei materiali coloranti naturali lungo tutto il corso della Preistoria. Verranno esplorate approfonditamente le tecniche e le modalità di creazione di tali materiali, con una particolare attenzione riservata a specifici reperti. TRAGITTO Percorso accompagnato durante il quale si inviteranno i partecipanti ad ammirare la varietà dei colori delle facciate delle abitazioni, richiamando l’abitudine di affrescare le facciate già in età tardomedievale (è possibile citare il Palazzo Fiorio della Seta e il colorificio Dolci). 2^ TAPPA museo di Storia Naturale. Laboratorio didattico: l’esperienza educativa è stata scelta per fornire ai partecipanti l’opportunità di apprendere attraverso un’esperienza creativa. Nell’aula didattica del Museo il laboratorio si concentra sull’uso di terre coloranti per la riproduzione artistica della figura dello sciamano di Fumane.

Vago d’ambra proveniente dalla necropoli di Franzine Nuove a Villabartolomea (Vr) e conservato al museo di Storia Naturale di Verona (foto comune-vr)
Quarto appuntamento domenica 26 maggio 2024: Scambiamoci di posto. Attraverso i reperti esposti, emerge una narrazione sullo scambio commerciale nel mondo preistorico. Gli oggetti rivelano connessioni e interazioni tra diverse culture, offrendo uno sguardo prezioso sulle dinamiche commerciali che hanno caratterizzato le comunità preistoriche, sottolineando l’importanza di tali relazioni nell’evoluzione umana. 1^ TAPPA museo di Storia Naturale. Visita guidata con approfondimenti. TRAGITTO Percorso accompagnato durante il quale, per giungere al museo Archeologico nazionale, si transiterà lungo il fiume, un’occasione importante per evidenziare la sua funzione di antica via di trasporto, che nel tempo ha favorito lo scambio di merci, la migrazione delle popolazioni e la diffusione delle culture. 2^ TAPPA museo Archeologico nazionale. Kit di giochi enigmistici: l’attività educativa, progettata per approfondire le conoscenze acquisite durante la visita, si basa su coinvolgenti sessioni di quiz, svolti direttamente nelle sale espositive. Ai visitatori saranno fornite delle schede didattiche (adatte ai bambini supportati dai familiari), che mirano a promuovere un’esperienza partecipativa del Museo. Prima di immergersi nel divertimento tra le sale espositive, l’operatore didattico introdurrà le modalità di gioco e presenterà i reperti su cui il kit si focalizza.
Verona. Per la rassegna “Visti da vicino, visti con te”, al museo civico di Storia naturale l’incontro “Racconti di ossa” con Irene Dori (università di Firenze) e Massimo Saracino (sezione di Preistoria del museo)
Fino al 14 dicembre 2023 nuove occasioni d’incontro per scoprire particolarità e bellezza dell’ampia proposta museale di Verona con la rassegna “Visti da vicino, visti con te” dei Musei civici di Verona. Si inizia giovedì 30 novembre 2023, alle 17, al museo civico di Storia naturale di Verona, con l’incontro “Racconti di ossa”. Interverranno: Irene Dori, dipartimento di Biologia dell’università di Firenze; Massimo Saracino, sezione di Preistoria del museo di Storia naturale di Verona. La partecipazione è compresa nel biglietto d’ingresso al museo. All’interno della sala espositiva sulla preistoria veronese del museo di Storia naturale, vi è una parte dedicata al mondo dei morti che, tanto in passato quanto nel presente, era in genere ben distinto da quello dei vivi. Durante l’incontro saranno trattate e illustrate alcune tombe a inumazione e a cremazione rinvenute nel territorio veronese cronologicamente afferenti alla pre e protostoria.
Verona. Al museo di Storia naturale conferenza di Giampaolo Rizzetto su “Il calderone di Gundestrup: un’offerta agli dei del cielo” promossa dall’associazione Naturalisti veronesi “Francesco Zorzi”

Martedì 3 ottobre 2023, alle 17.30, nella sala conferenze “Sandro Ruffo” del museo di Storia naturale di Verona, riprende il ciclo delle conferenze dell’associazione Naturalisti veronesi “Francesco Zorzi” con l’incontro dal titolo “Il calderone di Gundestrup: un’offerta agli dei del cielo”. Relatore Giampaolo Rizzetto. Ingresso libero fino a esaurimento dei posti disponibili (dopo le 18 si potrà accedere dall’ingresso laterale di via Museo 2). Considerato da molti studiosi il manufatto d’argento protostorico più bello del mondo, il calderone di Gundestrup (Danimarca), datato alla fine del II secolo a.C., è stato oggetto, fin dal giorno della sua scoperta in una palude, di accese discussioni e di due scuole di pensiero contrapposte: da una parte chi l’ha ritenuto un prodotto celtico dell’Europa centro-occidentale e chi dall’altra l’ha collocato nell’antica Tracia (gli attuali territori della Serbia nord-orientale, della Bulgaria e della Romania meridionale). Oggi questa querelle sembra aver finalmente trovato una risposta: il calderone è stato manualmente fabbricato in area trace dalla tribù dei Triballi ma commissionato dai confinanti e di etnia celtica, gli Scordisci. Resta aperto però un interrogativo: come mai questo prezioso oggetto, “nato” sul medio/basso Danubio, è finito in una lontana palude-torbiera dello Jutland danese?

Il giornalista e archeologo Giampaolo Rizzetto
Giampaolo Rizzetto, giornalista professionista. Laurea in Lettere classiche (indirizzo archeologico) e specializzazione in Pre-protostoria dell’Europa e del Medio Oriente. Campagne di scavo in Italia settentrionale e centrale, Turchia e Bulgaria – in questa nazione con i musei di Alexandrovo e Haskovo sul mondo dei Traci. Indagini sul popolamento antico delle isole Cicladi (Grecia) e pubblicazioni di carattere scientifico e didattico su riviste, cataloghi di mostre e libri. Ricercatore scientifico da oltre cinquant’anni del museo di Storia naturale di Verona (Sezione di Preistoria), è collaboratore della soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio – Nucleo di Verona – e del Centro Ambientale Archeologico di Legnago. Studioso della cultura celtica a nord e a sud delle Alpi, ha in corso di stampa, con alcuni colleghi, un esaustivo articolo sulla presenza dei Cenomani nel territorio veronese (III – I secolo a.C.) che sarà presentato in un volume internazionale dedicato alle modalità di integrazione tra Romani e popolazioni autoctone nell’Europa di fine I millennio a.C.
Verona. Al museo civico di Storia naturale conferenza di Alessia Fassone, curatrice del museo Egizio di Torino, su “Donne nell’antico Egitto” promossa da Moica
Per il ciclo “Donne nella storia” promosso dall’associazione Moica Verona nell’ambito del programma di primavera 2023, conferenza “Donne nell’antico Egitto” tenuta dall’egittologa Alessia Fassone, curatrice del museo Egizio di Torino. Appuntamento giovedì 11 maggio 2023, alle 16, nella sala Ruffo del museo civico di Storia naturale di Verona. Entrata libera fino a esaurimento posti. Gradita la prenotazione via mail a moicaverona@gmail.com. L’associazione di promozione sociale Moica Donne Attive in Famiglia e Società opera da 41 anni sul territorio nazionale e da 11 a Verona. La civiltà egiziana aveva un occhio speciale per la figura femminile, che aveva un ruolo centrale dal punto di vista sociale ed economico e politico.
Martedì 9 maggio 2023, alle 17.30, nella sala “Sandro Ruffo” del museo civico di Storia Naturale di Verona, nuovo appuntamento con le conferenze curate dall’associazione Naturalisti veronesi “Francesco Zorzi”. Il professor Umberto Tecchiati dell’università di Milano parlerà della ripresa degli scavi nel sito archeologico a Colombare di Negrar e del progetto che, dal 2018, ha ripreso lo scavo in un sito preistorico indagato per la prima volta più di settant’anni fa proprio da uno degli “antenati” del museo, Francesco Zorzi. L’accesso è libero fino all’esaurimento dei posti.




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