Bologna. All’Archeologico visita guidata “La donna nell’antichità”: la voce delle donne dal mondo antico osservando gli oggetti conservati nelle sale del museo e leggendo antiche fonti

“La donna nell’antichità”: domenica 16 maggio 2021, alle 16 e alle 17, al museo civico Archeologico di Bologna visita guidata a cura di Carlotta Trevisanello, archeologa di ASTER. Sono rare le occasioni in cui è giunta fino a noi la voce delle donne dal mondo antico, ma osservando gli oggetti conservati nelle sale del museo e leggendo antiche fonti, possiamo conoscere molti aspetti delle loro vite. I visitatori scopriranno come vivevano, cosa facevano, come si vestivano e come erano considerate le donne nell’antichità: dal mondo greco, famoso per la sua misoginia e nel quale la donna era subordinata e priva di diritti, alle “scostumate donne etrusche” – almeno secondo il greco Teopompo – fino ai Romani, per i quali il matrimonio era un patto con finalità sociale e politica. Info, prenotazioni e modalità di pagamento: www.museibologna.it/archeologico. Con la riclassificazione della Regione Emilia-Romagna in fascia gialla tutti i musei dell’Istituzione Bologna Musei sono aperti al pubblico in giorni e orari differenziati. L’apertura è assicurata anche nel fine settimana, offrendo così maggiori possibilità al pubblico di tornare a visitare e di riappropriarsi del patrimonio museale cittadino in tutta la sua varietà, dall’archeologia all’arte antica, moderna e contemporanea, alla musica, alla storia, alla memoria fino al patrimonio industriale e alla cultura tecnica. Per il sabato, la domenica e gli altri festivi la prenotazione è sempre obbligatoria e va effettuata entro il giorno precedente la visita.
Bologna. Con la Regione in arancione, musei chiusi. All’Archeologico incontro on line con l’archeologa Laura Minarini su “I Celti a Bologna”, tra la Felsina etrusca e la Bononia romana

Fino al permanere della Regione Emilia-Romagna in zona arancione tutti i musei dell’Istituzione Bologna Musei rimarranno chiusi, salvo ulteriori disposizioni governative, in ottemperanza al Dpcm del 14 gennaio 2021 e all’Ordinanza del ministro della Salute del 19 febbraio 2021. Sono inoltre sospesi anche gli eventi programmati negli stessi musei, mentre proseguono le attività fruibili online. Intanto si possono sostenere le attività dell’Istituzione Bologna Musei effettuando una donazione mediante bonifico bancario sul seguente conto corrente: codice IBAN: IT 32 J 02008 02435 000102464044 intestato a: Istituzione Bologna Musei. Il bonifico dovrà riportare la causale “Donazione per la valorizzazione e la tutela del patrimonio museale IBM”. Il ricavato della raccolta fondi sarà reimpiegato in attività di valorizzazione e tutela del patrimonio museale cittadino e nella diffusione della conoscenza del patrimonio stesso. La donazione non rientra tra gli oneri deducibili previsti dall’art.10 del Tuir.

Domenica 28 febbraio 2021, alle 17.30, incontro online sulla piattaforma Google Meet “I Celti a Bologna”. Il museo civico Archeologico propone un incontro online per il pubblico adulto a cura di Laura Minarini, archeologa del museo. Tra gli splendori di Felsina etrusca e lo stanziamento di Bononia romana, c’è una lunga parentesi della storia di Bologna che vede protagonisti i Celti, formidabili guerrieri d’Oltralpe. Le loro armi temibili e tecnologicamente avanzate misero in seria difficoltà anche gli eserciti più organizzati dell’antichità. Durante l’incontro si andrà alla scoperta di questo popolo e delle sue abitudini con l’archeologa del museo Laura Minarini. L’incontro si terrà tramite la piattaforma Google Meet. Prenotazione obbligatoria solo online (entro le 14 di venerdì 26 febbraio) al seguente link: https://docs.google.com/forms/d/e/1FAIpQLSfPpOkMZyLRg5mexOa_kuinbqK_yf-XeZbtKVMk9t3OsgxGWw/viewform. Per permettere uno svolgimento ottimale dell’incontro dopo le ore 17.40 non saranno ammessi partecipanti. Info: www.museibologna.it/archeologico.
Emilia-Romagna in zona arancione. Dal 22 febbraio 2021 a Bologna chiudono il museo civico Archeologico e i musei di Arte antica e a Ravenna il museo Classis nel giorno della sua programmata apertura

In ottemperanza al Dpcm del 14 gennaio 2021 e all’Ordinanza del ministro della Salute del 19 febbraio 2021, dal 22 febbraio 2021 e fino al permanere della Regione Emilia-Romagna in zona arancione tutti i musei dell’Istituzione Bologna Musei, tra cui il museo civico Archeologico e i musei civici di Arte antica, rimarranno chiusi, salvo ulteriori disposizioni governative. Sono inoltre sospesi anche gli eventi programmati negli stessi musei. Per ulteriori informazioni e aggiornamenti, si prega di consultare il sito www.museibologna.it.

Ma il cambio di colore della Regione Emilia Romagna è stato particolarmente penalizzante per Classis Ravenna – Museo della Città e del Territorio. Praticamente l’annuncio da parte della fondazione RavennAntica della riapertura, dopo un lungo periodo, del Classis Ravenna è coinciso con la decisione da parte del ministero della Salute di far passare la regione da giallo ad arancione. Così nel giorno programmato per la riapertura, è scattata lo stop dei musei. La riapertura – fa sapere RavennAntica – è rimandata a nuova comunicazione.
Bologna. Al museo civico Archeologico sabato incontro on line su “Gusto e alimentazione nell’antica Bononia” e laboratorio per ragazzi su “Una vita di profilo” i segreti nell’arte dell’Antico Egitto


Stele dell’antica Bononia al museo civico Archeologico di Bologna (foto Bologna musei)
Sabato il museo civico Archeologico di Bologna è chiuso, come tutti i musei, nel rispetto delle disposizioni governative per l’emergenza sanitaria. Ma per i suoi follower il museo Archeologico propone un incontro online per il pubblico adulto a cura di ASTER. Appuntamento sabato 13 febbraio 2021, alle 17.30, “Gusto e alimentazione nell’antica Bononia”. Le abitudini alimentari e i momenti conviviali nel periodo romano saranno illustrate attraverso i reperti della collezione romana e le opere di scrittori e poeti. “Chiacchierando”, spiegano le esperte di Aster, “proveremo a preparare una semplice ricetta tramandata dalle fonti romane giunte fino ad oggi”. Questi gli ingredienti e gli strumenti necessari per partecipare all’attività: 2550 gr di ricotta (meglio se di pecora); 120 gr di farina; 1 uovo; sale fino; olio di oliva; 10-20 foglie di alloro; 1 ciotola; 1 forchetta; teglia o placca da forno; possibilità di cuocere in forno. L’incontro si terrà tramite la piattaforma Zoom accedendo alla data e ora prefissati tramite questo link: https://zoom.us/j/92799713787?pwd=ZFJjWklSN1ZkNlN4MU9NNnNGSnMvQT09 ID riunione: 927 9971 3787 Passcode: 159247 1 Info: www.museibologna.it/archeologico. Al fine di sostenere le attività dell’Istituzione Bologna Musei è possibile effettuare una donazione mediante bonifico bancario sul seguente conto corrente: codice IBAN: IT 32 J 02008 02435 000102464044 intestato a: Istituzione Bologna Musei. Il bonifico dovrà riportare la causale “Donazione per la valorizzazione e la tutela del patrimonio museale IBM”. Il ricavato della raccolta fondi sarà reimpiegato in attività di valorizzazione e tutela del patrimonio museale cittadino e nella diffusione della conoscenza del patrimonio stesso. La donazione non rientra tra gli oneri deducibili previsti dall’art.10 del Tuir.

Ma sabato 13 febbraio 2021 ci sarà spazio anche per i più giovani. Alle 16, il museo Archeologico propone il laboratorio gratuito online “Una vita di profilo” per ragazzi da 8 a 11 anni a cura di ASTER. La guida farà conoscere ai ragazzi i segreti dell’arte nell’antico Egitto, portandoli a scoprire le tecniche utilizzate per decorare templi e tombe. “Pronti a realizzare un’opera d’arte in stile egizio?” Elenco dei materiali necessari per il laboratorio: foglio di carta bianco A4; matita, gomma; righello di almeno 22 cm; pastelli, pennarelli, colori a cera o a tempera a piacere. Prenotazione obbligatoria esclusivamente online: http://www.museibologna.it/archeologico/eventi/47655/date/2021-01-26/date_from/2021-01- 26/offset/5/id/103888. Il laboratorio si terrà tramite la piattaforma Zoom. Info: www.museibologna.it/archeologico.
“L’élite della metropoli a Felsina-Bologna”: è il tema sviluppato dal progetto “Zich. Scrivere etrusco all’università di Bologna” con le iscrizioni etrusche su reperti del museo civico Archeologico di Bologna


La copertina dello studio dedicato a Bologna nel percorso multimediale “Scrittura e società nelle città dell’Etruria padana” nell’ambito del progetto “Zich. Scrivere etrusco all’università di Bologna”
“L’élite della metropoli a Felsina-Bologna” è il tema sviluppato dagli studenti del laboratorio di Epigrafia etrusca dell’università Alma Mater di Bologna studiando i reperti conservati al museo civico Archeologico di Bologna con iscrizioni etrusche nel percorso multimediale “Scrittura e società nelle città dell’Etruria padana” nell’ambito del progetto “Zich. Scrivere etrusco all’università di Bologna” con la direzione del professor Andrea Gaucci. I cinque approfondimenti proposti sono articolati con grafiche e scritti disponibili anche in podcast audio. Autori: Alice Bassu, Maria Luisa Conforti, Giulia Lucia De Grazia, Ilaria Lonegro (podcast https://anchor.fm/andrea-gaucci/episodes/La-scrittura-nella-metropoli-padana-egv4l4).

La scrittura nella metropoli. Bologna, la Felsina etrusca, si sviluppa già a partire dal IX secolo a.C. in un’area pianeggiante ai piedi dell’Appennino, in una posizione strategica tra le vie di comunicazione verso l’Etruria propria da un lato, la Pianura Padana e il mondo transalpino dall’altro. Allo scorcio dell’VIII secolo a.C., si assiste all’emergere di un ristretto gruppo aristocratico, i principes, e il processo formativo della città è ultimato. È proprio in questa temperie culturale che si data la precoce acquisizione della scrittura, parallelamente a quanto si verifica in Etruria propria. Questa si manifesta dapprima sotto forma di elementare conoscenza dei segni alfabetici – largamente utilizzati per siglare manufatti di bronzo, ceramica e lingotti di metallo – e poi con la scrittura vera e propria che raggiunge rapidamente livelli di complessità notevoli, divenendo presto lo strumento di affermazione del potere da parte delle élite locali, come testimoniato dalla pratica del dono. Se per il VI secolo a.C. le testimonianze epigrafiche sono quasi nulle, poco rappresentato è anche l’arco cronologico compreso tra il V e gli inizi del IV secolo a.C. Nonostante le migliaia di tombe individuate infatti, solo alcune iscrizioni sono note dai corredi. Mentre rispetto alle quasi 200 unità totali, solo una ventina sono le stele funerarie – denominate Stele Felsinee – che presentano un’iscrizione. Tuttavia, proprio tali Stele offrono uno strumento d’eccellenza per la conoscenza della società di Felsina di V secolo a.C. Questi segnacoli funerari possono infatti esibire, oltre alla decorazione, anche il nome personale del defunto – il prenome –, quello della famiglia aristocratica a cui apparteneva – il gentilizio – e, talora, la carica politica che aveva ricoperto in vita, a conferma del fatto che i segnacoli con epigrafe funeraria sono prerogativa esclusiva dell’élite cittadina.

L’orgoglio dei principi. L’anforetta Melenzani, proveniente dall’omonimo sepolcreto ed è databile attorno al 600 a.C. Si caratterizza per la presenza di una lunga iscrizione di dono incisa a crudo, cioè prima della cottura del vaso, e redatta secondo le norme ortografiche dell’Etruria Settentrionale. Le circa 30 parole, talora intervallate dalla cosiddetta interpunzione verbale, ne fanno l’iscrizione più lunga di tutta l’Etruria padana. Nell’iscrizione, che procede da destra verso sinistra e presenta un andamento a spirale, sono ben identificabili il nome del vaso – zavenuza, cioè anforetta – il nome del destinatario del dono – Venu, indicato come possessore – e quello di una figura femminile, presumibilmente la moglie, che è associata nella donazione al marito. Seguono una serie di nomi lacunosi legati al verbo turuke, cioè donare, qui in una delle sue più antiche attestazioni. Il testo si chiude con la firma dell’artigiano che ha redatto l’iscrizione e plasmato il vaso: si tratta del primo di area padana di cui si conosca il nome, cioè Ana. L’anforetta Melenzani, di produzione tipicamente locale, con la sua iscrizione, costituisce uno straordinario documento dell’alto livello culturale raggiunto da Felsina allo scorcio del VII secolo a.C. Significativo è il contenuto stesso dell’iscrizione, nel quale si avverte chiaramente l’orgoglio dell’appartenenza ad una ristretta élite di principi, che doveva essere fortemente imperniata sul sistema maritale e indubbiamente l’unica in grado di commissionare un testo così lungo.

L’ombra di un artigiano. Il ritrovamento di un deposito di metalli presso la chiesa di San Francesco, avvenuto da parte di Antonio Zannoni nel 1877, testimonia la conoscenza dell’alfabeto etrusco in area padana in un periodo coevo a quello dell’Etruria propria. Infatti la chiusura del deposito è datata agli inizi del VII secolo a.C. Il materiale del ripostiglio testimonia la vastità delle rotte commerciali utilizzate, che comprendono la Sardegna, l’Europa continentale e l’Etruria. Erano presenti 14838 frammenti di bronzo e 3 di ferro, deposti all’interno di un massiccio dolio, probabilmente per essere fusi. La cronologia dei reperti è molto varia, i più antichi, infatti, risalgono all’Età del Bronzo, i più recenti al VII secolo a.C. Su oltre 150 pezzi sono stati individuati dei segni graffiti e alcune epigrafi evocano o esercizi di scrittura o l’alfabeto stesso, reso attraverso la prima e l’ultima lettera della sequenza, alpha e chi. Queste, forse, erano funzionali alle fasi di lavorazione e al conteggio dei lotti di materiale. Solo due colpiscono per dei testi del tutto unici. Il più lungo conserva la parola aie, riconducibile a un nome divino latino, Aius Locutius, che potrebbe designare un individuo di origine italica. L’uomo, appartenente a un rango sociale elevato, fungerebbe da garante per il peso o per la qualità dell’oggetto. Ma potrebbe riferirsi, anche, al nome italico del bronzo, ajos, da cui deriverebbe il latino aes. L’altro testo è composto dalle lettere ai, interpretate come l’abbreviazione di aie, e significherebbe “bronzo monetato” oppure “bronzo di una determinata qualità”.

Una donna dalla stirpe eroica. La stele Ducati 12, o di Rakvi Satlnei, è stata ritrovata presso la necropoli dei Giardini Margherita, collocata a ovest della città antica, ed è datata attorno al 400 a.C. Un lato della stele mostra la tipica rappresentazione della donna nobile sposata che solleva una mano verso una foglia di edera, la quale esce dalla cornice decorata con triangoli alterni. Questa è una pianta legata al culto del dio Dioniso, l’etrusco Fufluns. Si sottolinea così lo status sociale della defunta e la sua adesione ai culti dionisiaci. Le metope del tamburo illustrano figure del mito, come la maga Circe e Dedalo, riconducibili al mondo della trasformazione e del passaggio, quale allusione al transito della defunta nell’Aldilà. Anche l’altro lato è occupato dal tema del passaggio di status, cioè la morte, resa attraverso l’espediente del viaggio su carro della defunta. Sotto è raffigurato un personaggio maschile nudo che si getta su una spada, riconosciuto come l’eroe omerico Aiace Telamonio. Sulla stele è presente un’iscrizione che, in alcuni punti, è di difficile lettura. Si riesce a distinguere il prenome, Rakvi, e il gentilizio, Satlnei, della donna. È importante sottolineare che si tratterebbe dell’unico caso attestato in tutta Bologna. La seconda parte è molto dibattuta dalla critica ma sembra collegarsi alla raffigurazione di Aiace Telamonio. Infatti, le lettere leggibili sembrano comporre le parole aivas telmuns. Attraverso le informazioni grammaticali in nostro possesso, si è pensato che venga evocato un rapporto genealogico della defunta con l’eroe.

Una nave verso l’aldilà. La stele Ducati 10 del sepolcreto dei Giardini Margherita, collocato a ovest della città antica, è nota anche come “stele della nave” ed è datata agli ultimi decenni del V secolo a.C. Sul lato principale, la decorazione è disposta su quattro registri. Si notano il viaggio verso l’aldilà del defunto su una quadriga trainata da cavalli alati e scene di giochi atletici. Sull’altra faccia, invece, campeggia una grande imbarcazione in mare. Il parallelismo tra le due parti rafforza il concetto del tragitto verso un mondo altro, svolto sia per mare che per terra. L’iscrizione [mi] suthi veluś [k]aiknaś, riportata a rilievo, è tradotta come “io sono la tomba di Vel Kaikna”, il verbo è sottinteso. Si trattava di una delle più importanti famiglie di Felsina. Studi recenti fanno pensare che fosse originaria di Volterra, i Kaikna o Ceicna, sono i Cæcinadi epoca romana. Questa stele era associata a un ulteriore segnacolo, che si data attorno al 400 a.C., su cui è riportata l’epigrafe veluś kaiknaś arnthrusla, ovvero “di Vel Kaikna, quello di Arnth” dove il nome del padre lo distingue dall’omonimo seppellito nelle immediate vicinanze. Si è supposta così l’esistenza di un recinto funerario familiare.
Il Laboratorio di Epigrafia etrusca dell’università di Bologna realizza il percorso multimediale “Scrittura e società nelle città dell’Etruria padana” attraverso alcune opere dei musei etruschi di Bologna, Marzabotto, Spina e Adria


Andrea Gaucci dell’università di Bologna
Si chiama “Scrittura e società nelle città dell’Etruria padana” il percorso multimediale, un vero e proprio museo virtuale, realizzato dagli studenti del laboratorio di Epigrafia etrusca dell’università Alma Mater di Bologna nell’ambito del progetto “Zich. Scrivere etrusco all’università di Bologna” con la direzione del professor Andrea Gaucci. Il percorso multimediale propone una panoramica della scrittura etrusca nelle principali città dell’Etruria padana: Felsina-Bologna, Kainua-Marzabotto, Spina, Adria. Tema privilegiato che guiderà chi esplora questo percorso sarà la società etrusca e come questa si manifesta attraverso la scrittura. La variegata natura delle città interpreterà una diversa faccia di questa società: l’élite della metropoli a Felsina-Bologna, il rapporto con il sacro a Kainua-Marzabotto, la varietà multietnica nel porto di Spina, la mobilità delle persone nella più settentrionale città di Adria. Il percorso è stato realizzato dagli studenti del laboratorio di Epigrafia etrusca nel 2020 durante il lockdown, a contrasto della pandemia Covid-19. L’obiettivo è quello di rendere partecipi i visitatori del patrimonio storico dei Musei dell’Etruria padana attraverso oggetti iscritti, molto importanti per il loro valore documentario ma spesso difficilmente apprezzabili senza gli opportuni strumenti.

Il percorso è concepito come una rete che unisce i principali musei dell’Etruria padana: il museo civico Archeologico di Bologna, il museo nazionale Etrusco “P. Aria” di Marzabotto, i musei Archeologici nazionali di Ferrara e di Adria, importanti istituzioni che hanno supportato questa iniziativa e hanno concesso l’uso delle immagini. Tutti gli oggetti iscritti che si incontreranno, sono esposti nei rispettivi musei. L’invito è ad apprezzarli dal vivo, dopo averne approfondito la conoscenza con il percorso multimediale. Intanto nei prossimi giorni presenteremo le ricerche realizzate all’interno dei quattro musei etruschi, articolate in testi e grafiche, e i racconti audio.
“Le Terme di Bologna ti portano al museo”: sabato 26 e domenica 27 settembre Open day nei musei di Bologna. Collezioni, mostre e oltre 50 attività, tra eventi e visite guidate, a ingresso gratuito per tutti, con prenotazione obbligatoria

“Le Terme di Bologna ti portano al museo”: la locandina degli eventi in programma a Bologna il 26 e 27 settembre 2020
“Le Terme di Bologna ti portano al museo”. Nell’ambito di una sponsorship triennale siglata con l’Istituzione Bologna Musei per promuovere la conoscenza del ricco patrimonio storico-artistico della città, sabato 26 e domenica 27 settembre 2020 c’è la prima iniziativa: due giorni di Open Day con percorsi nel tempo e nello spazio. Collezioni, mostre e oltre 50 attività, tra eventi e visite guidate, a ingresso gratuito per tutti, con prenotazione obbligatoria. “La nostra vita è un’opera d’arte – che lo sappiamo o no, che lo vogliamo o no” disse correttamente il sociologo e filosofo polacco Zygmunt Bauman. E non c’è niente di più vero, confermano gli esperti, in quanto fare esperienza dell’arte significa fare esperienza di vita. Non solo, ma l’arte ci offre anche la possibilità di armonizzazione interiore: attraverso l’esperienza estetica, infatti, l’arte mette in azione i nostri sensi e tocca alcune corde interiori, permettendo così di comprendere meglio noi stessi e la realtà che ci circonda. È proprio partendo da queste importanti riflessioni che il Gruppo Monti Salute Più, in occasione del suo 50esimo anniversario di attività, ha deciso di siglare un importante accordo con l’Istituzione Bologna Musei, con l’obiettivo di valorizzare il patrimonio museale pubblico cittadino. Un sodalizio molto importante quello siglato il 22 luglio scorso, specie in questo difficile momento storico segnato dall’emergenza pandemica del Covid-19, volto a garantire la promozione del settore dei beni culturali e la valorizzazione del patrimonio museale civico; il tutto con l’obiettivo di assicurare la più ampia diffusione della conoscenza dello stesso a livello regionale, nazionale ed internazionale.
“Credendo fortemente che l’arte e la cultura”, sottolinea Antonio Monti, direttore scientifico Gruppo Monti Salute Più, “abbiano il potere di renderci più completi, equilibrati e sani, e premesso che il Gruppo Monti rappresenta una realtà profondamente legata alla città di Bologna, in occasione dei 50 anni di attività del nostro Gruppo, abbiamo voluto rafforzare ancora di più questo legame, creando una collaborazione e un sostegno all’attività di un’importante e rappresentativa istituzione pubblica e alla promozione della cultura cittadina. Il Gruppo Monti si è impegnato infatti a collaborare con l’Istituzione Bologna Musei per la valorizzazione della rete delle strutture museali attraverso una serie di azioni ed eventi ideati per promuovere la fruizione dei musei e della cultura a Bologna. Il rapporto del nostro Gruppo con i musei civici di Bologna ha, d’altra parte, un antecedente nella sponsorizzazione da parte nostra dell’importante iniziativa Archeopolis promossa dal museo civico Archeologico qualche anno fa”.
La prima azione concreta derivante dall’accordo sottoscritto – come detto – è l’iniziativa “Le Terme di Bologna ti portano al museo”, grazie alla quale nel weekend di sabato 26 e domenica 27 settembre 2020 il Gruppo Monti Salute Più offrirà a tutti i visitatori l’ingresso gratuito a collezioni permanenti, mostre temporanee nelle sedi dell’Istituzione Bologna Musei. È richiesta la prenotazione obbligatoria online tramite il sito Mida Ticket al link https://www.midaticket.it/eventi/musei-civici-di-bologna. A ingresso gratuito anche le oltre 50 attività, tra visite guidate ed eventi, che, oltre ai musei civici, coinvolgeranno anche Casa Carducci, afferente all’Istituzione Biblioteche Bologna e situata nello stesso edificio del Museo civico del Risorgimento. In questo caso, è richiesta la prenotazione obbligatoria contattando le singole sedi. Tutti i musei resteranno aperti dalle ore 10 alle 18.30, fino alle 20 nel caso del museo civico Archeologico. E Graziano Prantoni, general manager Gruppo Monti Salute Più, aggiunge: “In occasione degli Open Day dei musei cittadini, sabato 26 settembre si svolgerà anche la Notte Bianca del Mare Termale Bolognese, che prevede l’apertura dalle 20 a mezzanotte delle terme cittadine (Terme San Petronio, Terme San Luca, Terme Felsinee), alle quali si potrà accedere a fronte di una piccola offerta, il cui ricavato verrà interamente devoluto in beneficenza, e con fasce orarie da prenotare sul sito web: www.maretermalebolognese.it”. Se da una parte, quindi, il Gruppo Monti Salute Più si impegnerà in azioni di valorizzazione dei tesori delle collezioni permanenti dei musei civici, reciprocamente l’Istituzione assicurerà al Gruppo una visibilità trasversale nelle sue sedi attraverso eventi e promozioni. Tra le forme di collaborazione sottoscritte, di particolare rilievo è il riconoscimento di una scontistica reciproca, valida a partire dal 1° ottobre 2020 e fino al 31 maggio 2021, che prevede accessi a tariffa ridotta ai propri servizi riservati ai rispettivi utenti e visitatori. Più in dettaglio, per quanto riguarda le sedi museali, ai possessori di coupon rilasciato dal Gruppo Monti Salute Più entro i 15 giorni precedenti viene riservato l’ingresso con tariffa ridotta per visitare le collezioni permanenti e le mostre temporanee organizzate dall’Istituzione Bologna Musei. Viceversa il Gruppo Monti Salute Più riconosce uno sconto di 5 euro per un accesso, giornaliero o per fascia oraria, ai propri centri termali e strutture ai possessori di qualsiasi titolo di ingresso ad una delle sedi dell’Istituzione Bologna Musei emesso entro i 15 giorni precedenti. Lo sconto non è cumulabile con altre convenzioni o promozioni e non è rimborsabile. Per l’accesso sia nei musei civici sia nei centri termali e nelle strutture di Gruppo Monti Salute Più la prenotazione è obbligatoria. La promozione non è valida nei giorni festivi e nei ponti lavorativi.
Parole di soddisfazione anche quelle espresse da Roberto Grandi, presidente Istituzione Bologna Musei, alla quale fanno capo 13 sedi espositive – Museo Civico Archeologico, Museo Civico Medievale, Collezioni Comunali d’Arte, Museo Civico d’Arte Industriale e Galleria Davia Bargellini, Museo del Tessuto e della Tappezzeria “Vittorio Zironi”, MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna, Museo Morandi, Casa Morandi, Villa delle Rose, Museo per la Memoria di Ustica, Museo internazionale e biblioteca della musica di Bologna, Museo del Patrimonio Industriale, Museo civico del Risorgimento – oltre al complesso monumentale della Certosa di Bologna. “I musei dell’Istituzione Bologna Musei – spiega Grandi – hanno aperto le porte già a metà maggio. La scarsa presenza di turisti stranieri, che costituivano la maggioranza dei visitatori estivi, ha ridotto le presenze pur mostrando una costante ripresa. Questi due giorni di Open Day, offerti con grande generosità dal Gruppo Monti Salute Più nel cinquantenario della propria costituzione, rappresentano, di fatto, l’inaugurazione della nuova stagione post-lockdown. Nel rispetto delle misure di sicurezza i musei civici invitano, in primo luogo le cittadine e i cittadini dell’area metropolitana, a tornare nelle sale dei nostri musei le cui collezioni permanenti, uniche e distintive, costituiscono uno dei più importanti elementi di identità del nostro territorio. Non solo. In questa occasione proponiamo percorsi originali e innovativi nel tempo e nello spazio attraverso narrazioni che partono dagli oggetti contenuti nei diversi musei. Un racconto polifonico che ci porta dalla antichità fino al contemporaneo. Progetti così importanti sono oggi resi possibili quando la proposta pubblica si incontra con la lungimiranza e generosità di strutture private, come nel caso del Gruppo Monti Salute Più”.

Una sala del museo civico Medievale di Bologna (foto di Roberto Serra / Iguana – Istituzione Bologna Musei)
Percorsi nel tempo e nello spazio nei musei di bologna per “Le Terme di Bologna ti portano al museo”. Ecco qualche proposta del ricco programma. Sabato 26 settembre 2020: alle 10, museo civico Medievale “Ridon le carte”: libri miniati per il convento e per lo Studio, max 8 partecipanti; alle 10, museo civico Archeologico “Le terme nella giornata di un antico romano”, max 9 partecipanti; alle 11.30, museo civico Archeologico “Cura del corpo e atletismo in Grecia e in Etruria”, max 9 partecipanti; alle 16, museo civico Medievale “Amato da pochi, odiato da moltissimi, temuto da tutti”: Papa Bonifacio VIII e la sua immagine, max 8 partecipanti. Domenica 27 settembre 2020: alle 10, museo civico Medievale “Amato da pochi, odiato da moltissimi, temuto da tutti”: Papa Bonifacio VIII e la sua immagine, max 8 partecipanti; alle 10, museo civico Archeologico “Cura del corpo e atletismo in Grecia e in Etruria”, max 9 partecipanti; alle 11.30, museo civico Archeologico “Le terme nella giornata di un antico romano”, max 9 partecipanti; alle 16, museo civico Medievale “Ridon le carte”: libri miniati per il convento e per lo Studio, max 8 partecipanti; alle 17.30, museo civico Archeologico “Cura del corpo e atletismo in Grecia e in Etruria”, max 9 partecipanti. Modalità di prenotazione. Per tutte le attività la prenotazione è obbligatoria, secondo le seguenti modalità: museo civico Archeologico, prenotazione on line, sul sito del museo alla pagina eventi (www.museibologna.it/archeologico/eventi), selezionando l’evento desiderato e cliccando su ISCRIVITI QUI; museo civico Medievale, telefonare allo 051 2193916 o allo 051 2193930 (martedì e giovedì, h 10-18) oppure allo 051 2193998 (mercoledì e venerdì, h 10-18).
Ferragosto e dintorni a Bologna: Istituzione Bologna Musei aggiorna e arricchisce la App MuseOn sulle collezioni permanenti del museo Archeologico e del museo Medievale. Da non perdere le mostre “Etruschi. Viaggio nelle terre dei Rasna” e “Imago splendida. Capolavori di scultura lignea a Bologna dal Romanico al Duecento”
Istituzione Bologna Musei: anche quest’anno i musei civici offrono un’estate ricca di proposte all’insegna di arte e cultura. Per arricchire l’esperienza di visita nelle proprie sedi, l’Istituzione Bologna Musei nei mesi scorsi ha continuato ad implementare la app MuseOn, disponibile in versione iOS e Android, con nuovi percorsi che ad oggi consentono di andare alla scoperta delle collezioni permanenti di numerosi musei tra i quali il museo civico Archeologico e il museo civico Medievale. I contenuti di questa guida multimediale possono costituire una valido supporto sia in preparazione che in approfondimento alla visita stessa. Ogni oggetto è infatti corredato da una didascalia, da un testo descrittivo, da immagini – anche storiche – e da informazioni e curiosità. I contenuti, oltre che letti sui propri dispositivi mobili, possono anche essere ascoltati grazie al sistema di lettura vocale interno al dispositivo stesso. I percorsi sono scaricabili gratuitamente su App Store e Google Play. Non solo collezioni permanenti: ci sono le mostre temporanee che, oltre alle collezioni permanenti, potranno essere visitate dai cittadini e dai turisti che sceglieranno di trascorrere questo periodo di festa/ferie in città.
Il percorso sul museo civico Archeologico, di cui era già presente nella app la collezione egiziana, è stato ampliato con nuovi contenuti relativi al lapidario, alla Sezione preistorica e a quella di Bologna Romana. Del lapidario è possibile scoprire i documenti più significativi, fra i circa 400 che compongono la collezione, fra statue, stele e lastre iscritte. Tra di essi figura anche il celebre torso dell’imperatore Nerone. Per la Sezione preistorica è presente una decina di schede, per tracciare le diverse fasi della storia del territorio bolognese a partire dalle più antiche testimonianze risalenti al Paleolitico Inferiore (800.000 anni fa) cui si riferiscono i semplici manufatti in pietra denominati chopper (ciottoli di selce). Per la sezione dedicata a Bologna romana infine sono presentati oggetti che permettono di ricostruire sia la vita pubblica (come le antefisse della prima basilica civile) che quella privata (come il pavimento a mosaico da via Testoni) degli antichi abitanti di Bononia.

Una sala del museo civico Medievale di Bologna (foto di Roberto Serra / Iguana – Istituzione Bologna Musei)
Il percorso sul museo civico Medievale permette di conoscere molti oggetti di tutte le sezioni della collezione permanente, che si snoda nelle sue 22 sale. Si segnalano l’Arca di Giovanni da Legnano, il celebre e prezioso acquamanile duecentesco appartenuto a Pelagio Palagi, la statua di papa Bonifacio VIII e ancora le sculture del Nettuno e del Mercurio di Giambologna o le fiasche dei Bentivoglio.
Mostra “Etruschi. Viaggio nelle terre dei Rasna” al museo civico Archeologico. Progetto scientifico a cura di: Laura Bentini, Anna Dore, Paola Giovetti, Federica Guidi, Marinella Marchesi, Laura Minarini (Istituzione Bologna Musei | Museo Civico Archeologico) e Elisabetta Govi, Giuseppe Sassatelli (Cattedra di Etruscologia e Antichità Italiche Alma Mater Studiorum – Università di Bologna). Periodo di apertura: prorogata fino al 29 novembre 2020. Orari di apertura mostra: lunedì, mercoledì, giovedì 10-19; venerdì 14-22; sabato, domenica e festivi 10-20; martedì (non festivi) chiuso. Ultimo ingresso un’ora prima della chiusura. Ingresso (comprensivo di accesso alla Sezione etrusca del museo): intero 14 euro, ridotto 12 euro, ridotto 7 euro per possessori di Card Cultura, ragazzi dai 6 ai 17 anni compiuti non in gruppo scolastico. Tel. info e prenotazioni 0517168807. “Etruschi. Viaggio nelle terre dei Rasna” è una mostra promossa e progettata da Istituzione Bologna Musei | Museo Civico Archeologico, in collaborazione con la Cattedra di Etruscologia e Antichità Italiche di Alma Mater Studiorum – Università di Bologna, realizzata da Electa e posta sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica Italiana. Il progetto di allestimento è a cura di Paolo Capponcelli, PANSTUDIO architetti associati. Sito mostra: www.etruschibologna.it.

Una sala della mostra “Etruschi – Viaggio nelle Terre dei Rasna” organizzata da Electa al Museo di Civico Archeologico di Bologna (foto Roberto Serra / Iguana / Electa)
A distanza di 20 anni dalle grandi mostre di Bologna e Venezia, il museo civico Archeologico di Bologna presenta un ambizioso progetto espositivo dedicato alla civiltà etrusca, in cui sono riuniti circa 1400 oggetti provenienti da 60 musei ed enti italiani e internazionali. “Etruschi. Viaggio nelle terre dei Rasna” vuole essere un affascinante viaggio tra archeologia e paesaggi sorprendenti nelle terre degli Etruschi, in una mostra che punta sulle novità di scavo e di ricerca e sulla storia di uno dei più importanti popoli dell’Italia antica. La metafora del viaggio dà forma e struttura all’esposizione, divisa in due grandi sezioni. La prima offre un momento di preparazione al viaggio, facendo conoscere al visitatore i lineamenti principali della cultura e della storia del popolo etrusco. Così preparato, il visitatore può affrontare la seconda sezione, dove si compie il viaggio vero e proprio nelle terre dei Rasna, come gli Etruschi chiamavano se stessi. Un itinerario attraverso quei territori e centri di Lazio, Umbria e Toscana che già furono oggetto di attenzione, meraviglia e descrizione da parte dei viaggiatori del passato, come il diplomatico inglese George Dennis, che nel XIX secolo con il suo The Cities and Cemeteries of Etruria (1848) diede conto di cinque anni di viaggi che toccarono i siti archeologici allora conosciuti, in paesaggi profondamente diversi da come sono oggi. Il viaggio continua nei territori etruschi della valle Padana e della Campania, forse meno noti al grande pubblico ma importanti teatri di nuove scoperte archeologiche. La mostra infine dialoga naturalmente con la ricchissima sezione etrusca del museo, che testimonia il ruolo di primo piano di Bologna etrusca.
Mostra “Imago splendida. Capolavori di scultura lignea a Bologna dal Romanico al Duecento” al museo civico Medievale, a cura di Massimo Medica e Luca Mor. Periodo di apertura: prorogata fino al 6 settembre 2020. Orari di apertura estivi: martedì, giovedì, sabato, domenica 10-18.30. Ingresso (comprensivo di accesso alla collezione permanente): intero 6 euro, ridotto 3 euro, ridotto 2 euro per giovani 18-25 anni, gratuito possessori di Card Cultura. La mostra si avvale della sponsorizzazione tecnica di Cineca, Oasi Allestimenti, Radio Sata, SAME architecture. Un ringraziamento speciale a Silvana Editoriale per la sponsorizzazione tecnica del catalogo, composto da un ricco apparato iconografico, le schede delle opere e i contributi critici di Luca Mor, Massimo Medica, Fabio Massaccesi, Silvia Battistini e Manlio Leo Mezzacasa. Telefono: 051 2193916 – 2193930. Sito: www.museibologna.it/arteantica.

Una sala della mostra “Imago splendida” al museo civico Medievale di Bologna (foto Giorgio Bianchi / Comune di Bologna)
Promossa dai musei civici d’Arte Antica | Istituzione Bologna Musei, l’esposizione curata da Massimo Medica e Luca Mor approfondisce l’affascinante e ancora poco studiata produzione scultorea lignea a Bologna tra XII e XIII secolo, restituendone una rilettura aggiornata a distanza di quasi vent’anni dalla grande esposizione Duecento. Forme e colori del Medioevo a Bologna organizzata nell’ambito di “Bologna2000 Città Europea della Cultura”. Grazie alla collaborazione della Curia Arcivescovile di Bologna e della Fondazione Giorgio Cini di Venezia, e con il patrocinio di Alma Mater Studiorum Università di Bologna – Dipartimento delle Arti, il progetto si configura come esito espositivo di una sedimentata ricerca filologica e documentaria, che consente di fissare una nuova tappa verso la comprensione dei modelli di riferimento nel contesto figurativo della Bologna altomedievale. Il nucleo principale della mostra, allestita nella Sala del Lapidario, si compone delle testimonianze più rappresentative della produzione plastica superstite nella città: tre croci intagliate di proporzioni monumentali appartenenti alla variante iconografica del Christus Triumphans che vince la morte, per la prima volta eccezionalmente riunite insieme. La comparazione ravvicinata dei manufatti offre in visione tangenze e analogie, sul piano della sintassi formale e tecnica, che rendono congetturabile l’ipotesi di un’inedita attribuzione a un’unica bottega, credibilmente di area alpina sudtirolese – il cosiddetto Maestro del Crocefisso Cini – in una fase temporale compresa tra il 1270 e il 1280. Si tratta del Crocefisso conservato nelle Collezioni Comunali d’Arte di Bologna, riallestito nel corso del XIV secolo su una croce duecentesca dipinta da Simone dei Crocifissi, dell’ancora poco conosciuto Crocefisso proveniente dalla basilica di Santa Maria Maggiore a Bologna e, infine, del Crocefisso pervenuto alla raccolta d’arte della Fondazione Giorgio Cini di Venezia. A integrazione esterna della mostra, in un ideale percorso diffuso in città, va inoltre considerata la maestosa Crocefissione scolpita situata nella Cattedrale di San Pietro, di cui in mostra viene elaborata la ricostruzione sull’antico pontile attraverso un video in 3D a cura di Fabio Massaccesi e Cineca, in collaborazione con SAME Architecture. Il percorso espositivo consente inoltre di misurare in dettaglio gli originalissimi effetti della rinascenza gotica sul genere della plastica lignea in rapporto alle arti preziose, che in città conobbero una straordinaria intensità di circolazione. Il dialogo fra le tecniche viene testimoniato dalla presenza di preziosi codici miniati e raffinati oggetti liturgici.


L’Istituzione Bologna Musei è il primo sistema museale italiano a dotarsi di un servizio di intrattenimento dog-friendly per i propri visitatori



Museo Civico Archeologico | via dell’Archiginnasio 2. Al museo civico Archeologico è stato creato un articolato percorso dedicato al più fedele amico dell’uomo dal titolo Una antica amicizia. Seguendo il filo conduttore della presenza canina raffigurata sui reperti archeologici, è possibile avventurarsi attraverso le collezioni e godere di una visita interamente incentrata sul ruolo che i nostri amici a quattro zampe ebbero nelle società greca, etrusca e romana. Il tutto con la guida del volumetto prodotto dal museo Una antica amicizia, disponibile gratuitamente per tutti i visitatori che ne faranno richiesta in biglietteria. Attraverso un percorso articolato in 20 punti, che a partire dal Lapidario giunge alle collezioni greca e romana, alla gipsoteca e soprattutto al grande salone decimo dove si dipana la storia di Bologna Etrusca, si incontreranno terrecotte figurate, sculture, vasellame e strumenti di bronzo, monete, medaglie e ceramiche attiche e magnogreche: tutti materiali che documentano come fino dall’antichità il cane costituisca per la vita dell’uomo non solo una presenza costante come compagno fidato, ma anche un prezioso aiuto per la guardia, la difesa del territorio, la pastorizia, la caccia e la guerra. Protagonista di vicende mitologiche accanto a dei ed eroi, il cane in culture diverse risulta associato anche all’oltretomba, assumendo la funzione di guardiano del regno ultraterreno e di guida delle anime dei defunti. 

Museo Civico Medievale | via Manzoni 4. Fra fiaba cortese e allegoria: nella formella quattrocentesca un giovane elegantemente abbigliato si arresta durante il passatempo aristocratico della caccia per fare l’elemosina ad un vecchio indigente; un falco sul braccio e due cani svelano l’impegno appena interrotto. Il rilievo sembra restituire una scena di vita cortese, ma nasconde un contenuto allegorico di valenza morale e religiosa, di alto significato come può essere la Virtù teologale della Carità. L’antico come paradigma è invece il filo conduttore che accomuna alcuni piccoli bronzi della collezione del museo civico Medievale. Dalla statuaria antica pare infatti derivare il bronzo con il giovane cacciatore, Meleagro o forse Adone, che è ispirato all’invenzione del celebre marmo conservato presso il Museo Pio-Clementino (Musei Vaticani, copia romana da un originale greco del IV secolo a.C.): nonostante la posizione “a riposo”, il padrone e il suo fedele compagno di caccia, affiancati, danno vita ad un effetto dinamico nella fluida e studiata contrapposizione dei moti. Un’energia potente sembra invece racchiusa nella massa muscolare e nella volumetria plastica dei due cani molossi, che riproducono in miniatura una coppia di sculture, nota in diversi esemplari di epoca romana, molto apprezzati nel Cinquecento italiano più sensibile alla cultura antiquaria (Musei Vaticani; Firenze, Vestibolo degli Uffizi). Risponde ad una logica diversa, più attenta al dato di un naturalismo tratto dal vivo, il cane accosciato che si gratta, non a caso di produzione tedesca. La realtà nei suoi aspetti meno celebrativi suggerisce temi anche per gli scultori specialisti nel genere delle figure di animali, che nel mondo oltremontano si dimostrano lontani da letture filtrate attraverso la lente del mito e dell’allegoria. 

Museo internazionale e biblioteca della musica | strada Maggiore 34. Il periodo barocco pose una grande attenzione alla capacità di imitare nel modo più fedele possibile i fenomeni del mondo. E uno degli esperimenti preferiti era proprio l’imitazione in musica dei versi degli animali. Ce ne dà una prova il monaco bolognese Adriano Banchieri, uno dei compositori più inventivi, bizzarri e multiformi della storia della musica, nel meraviglioso frontespizio del divertente trattatello La nobiltà dell’Asino di Attabalippa dal Perù in cui vengono messe alla berlina le pretenziose compagnie e le accademie che all’epoca regolavano le attività degli artisti. Nelle due splendide raffigurazioni di Giovanni Luca Confort e di Marin Mersenne, l’Apollo citaredo è tipicamente attorniato da un circolo di prede e predatori (in cui un cane è quasi sempre presente) ritratti uno accanto all’altro in serena e pacifica convivenza poiché ammansiti dallo strumento suonato dal dio. Il Libro primo d’intavolatura di lauto del veneziano Johannes Hieronymus Kapsperger, visibile in sala 5 all’interno della vetrina dei liuti, è oggi aperto su una composizione che presenta una curiosa immagine di un cane che rincorre una lepre: altro non è che la rappresentazione grafica del brano musicale che presenta l’artifizio contrappuntistico denominato “caccia”, in cui per tutto il pezzo una voce (simboleggiata dal cane) “caccia” (ovvero insegue) l’altra (la lepre). Infine si segnala il dipinto, purtroppo estremamente frammentario, con il Ritratto di Carlo Broschi detto Farinelli, noto come “ritratto di Farinelli con i cani bolognesi”. Una fotografia in bianco e nero scattata nel 1936 ha consentito di ricostruire l’immagine originale e di attribuirne la paternità al noto ritrattista dell’aristocrazia bolognese Luigi Crespi. 
Museo civico del Risorgimento | piazza Carducci 5. Nella collezione del museo civico del Risorgimento sono esposte quattro opere che presentano la figura di un cane, all’interno dei diversi contesti di relazione con il mondo degli umani (L’avventura della caccia, Il piacere della compagnia, La fedeltà della guardia e Il mondo militare). Quattro codici QR consentono il collegamento a schede di approfondimento presenti sul sito Storia e Memoria di Bologna, fornendo l’immagine di ciascun oggetto per aiutare il visitatore nella ricerca, in una sorta di caccia al tesoro tra le sale museali. Si segnala il coltello da caccia appartenuto a Gioacchino Murat, che presenta il fornimento a croce, con guardia in bronzo dorato terminante con testa di levriero da una parte e con testa di cavallo dall’altra. Il dipinto Ugo Bassi sui gradini di San Petronio di Napoleone Angiolini raffigura una delle tante prediche tenute dal padre barnabita per lanciare sottoscrizioni per finanziare i volontari in partenza per le Guerre di Indipendenza. In primo piano viene rappresentato un momento della raccolta di offerte e gioielli promossa per l’occasione. In basso a destra, in mezzo alla folla è raffigurato un bambino che trattiene al guinzaglio, con un certo sforzo, un cane di piccola taglia. Nella oleografia di anonimo Il plebiscito romano è raffigurato il plebiscito che nel 1870 sancì l’annessione di Roma al Regno d’Italia. In primo piano, sulla sinistra, Garibaldi e Vittorio Emanuele II; sulla destra un prete in tonaca e cappello si rammarica e tenta di trattenere con la mano un popolano il quale però, del tutto incurante di lui, si unisce all’entusiasmo comune; i due personaggi sono fronteggiati da un cane che, coi suoi latrati, sembra al tempo stesso partecipare alla festa del secondo e “tenere a bada” il primo. Nell’olio su cartoncino di Faustino Joli con l’uniforme da Colonnello del Battaglione Bignami è raffigurato anche un cane con il collare che corre accanto al cavallo.
Museo del Patrimonio Industriale | via della Beverara 123. A partire dal XIII secolo, si ha notizia in Italia di un cane detto bolognese, amato particolarmente dalla nobiltà femminile per le sue spiccate doti di affezione e compagnia. Nel Cinquecento le grandi famiglie italiane come i De Medici, i Gonzaga, gli Este allevano cani bolognesi per i propri familiari ma anche a scopo diplomatico: il piccolo cane diventa un biglietto da visita, un prezioso “prodotto” da donare alle corti di tutta Europa in occasione di trattati e di contratti matrimoniali. Al piacere tattile del pelo soffice e bianchissimo si uniscono i tratti caratteriali di un animale dolce, intelligente e particolarmente affezionato alla famiglia; doti molto gradite che contribuiscono a rendere l’allevamento del bolognese particolarmente redditizio. Infatti, sino agli inizi del XIX secolo, i viaggiatori stranieri, di passaggio a Bologna durante il Grand Tour, indicano l’allevamento dei cagnolini bolognesi come importante voce di esportazione, seconda solo alla vendita di veli e tessuti di seta e di mortadelle. 
MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna | via Don Minzoni 14. I visitatori con cani, prima o dopo la visita al MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna, potranno passeggiare nel Giardino del Cavaticcio sul retro del museo, far giocare i propri amici a quattro zampe nel verde e poi fermarsi a osservare insieme l’opera Scudo con fontana (1987/1993) di Mimmo Paladino. Nella sua attività di pittore e di scultore l’artista attinge a un repertorio iconografico e a lessici stilistici che affondano le proprie radici in culture arcaiche, le cui forme, sedimentate e continuamente rigenerate nel tempo, abitano ancora il nostro immaginario. Nella scultura collocata all’interno della grande vasca che richiama il canale del Cavaticcio, una composta figura maschile dai tratti essenziali si affianca, aderendovi, a un grande disco provvisto di una testa animale, verosimilmente un canide, forse un lupo o un cane, dalla cui bocca sgorga uno zampillo dell’acqua sulla quale la scultura sembra galleggiare. La retta verticale della figura si fonde con la rotondità dello scudo, in un insieme che si apre verso le due direzioni divergenti indicate dagli sguardi dell’uomo e dell’animale.
Museo Morandi | via Don Minzoni 14. Casa Morandi | via Fondazza 36. Il museo Morandi, attraverso la più ampia e rilevante collezione pubblica dedicata a Giorgio Morandi, costituisce un’occasione unica di conoscenza del percorso dell’artista, declinato in tutte le tecniche e illustrato in ogni suo momento e sfumatura poetica. Il museo propone frequentemente mostre e focus espositivi di approfondimento, anche dedicati ad artisti contemporanei che in Morandi hanno trovato un riferimento, e si arricchisce con frequenza di prestiti provenienti da collezioni private, concessi in deposito temporaneo, offrendo al visitatore la possibilità di scoprire anche opere inedite. Una preziosa occasione di conoscenza della biografia di Giorgio Morandi è offerta inoltre da Casa Morandi: in via Fondazza 36, si trova l’abitazione in cui l’artista visse e lavorò per quasi tutta la vita e in cui è possibile vedere la ricostruzione del suo studio negli ambienti originali, con gli oggetti protagonisti delle nature morte, i pennelli, il cavalletto e i materiali di lavoro. Proprio nei pressi di tale abitazione si svolse un episodio che coinvolse Morandi e il suo cane, indicativo della personalità dell’artista. Ce lo racconta Carlo Zucchini, garante della donazione Morandi al Comune di Bologna: “Morandi dava del lei a tutti, anche al suo cane. L’ho sentito dirgli, sotto i portici della Fondazza, Lei stia attento a non andare tra le gambe dei passanti” (Carlo Zucchini, in Una straordinaria normalità. Cucina e ricette in casa Morandi, di Carlo Zucchini e Simone Sbarbati, Corraini Edizioni, 2017). 


















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