Bologna. Al museo civico Archeologico prorogata al 1° maggio la grande mostra “I pittori di Pompei”, già visitata da oltre 60mila persone. I commenti dei protagonisti, il percorso alla scoperta degli affreschi dalle città vesuviane prestati dal Mann
“I pittori di Pompei”, la grande mostra aperta il 23 settembre 2022 al museo civico Archeologico di Bologna, continua a crescere di interesse. Settimana dopo settimana è andata aumentando di visitatori, effetto evidente del passa parola positivo che il progetto espositivo ha saputo catalizzare. Da qui la valutazione del museo, in accordo con MondoMostre, società organizzatrice dell’evento, di chiedere al museo Archeologico nazionale di Napoli, prestatore dei preziosi reperti esposti nella mostra, la possibilità di prorogare la durata del generoso prestito, originariamente prevista fino al 18 marzo 2023. L’assenso espresso dalla direzione del museo napoletano consente oggi di annunciare che I pittori di Pompei resterà ancora visibile a Bologna fino al 1° maggio 2023. Curata da Mario Grimaldi e prodotta da MondoMostre, l’esposizione è stata resa possibile da un accordo di collaborazione culturale e scientifica tra Comune di Bologna | museo civico Archeologico e museo Archeologico nazionale di Napoli che prevede il prestito eccezionale di oltre 100 opere di epoca romana appartenenti alla collezione del museo partenopeo, in cui è conservata la più grande pinacoteca dell’antichità al mondo. “Sino a questi giorni”, a comunicarlo è Tomaso Radaelli, presidente di MondoMostre, “l’esposizione è stata ammirata da oltre 60mila persone. Numerosi sono inoltre i gruppi scolastici che continuano a prenotare la visita o i laboratori. Per molti visitatori la mostra ha offerto l’opportunità di scoprire per la prima volta, o tornare ad ammirare, un museo straordinario come è il civico Archeologico di Bologna”.

Una sala della mostra “I pittori di Pompei” al museo civico Archeologico di Bologna (foto roberto serra)
Per Eva Degl’Innocenti, direttrice del Settore Musei Civici Bologna: “La proroga dimostra il successo del progetto curatoriale e allestitivo della mostra e della collaborazione scientifico-culturale tra il nostro museo civico Archeologico e il museo Archeologico nazionale di Napoli, sotto l’eccellente e lungimirante direzione di Paolo Giulierini”. E Paola Giovetti, direttrice del museo civico Archeologico di Bologna, sottolinea: “La qualità delle relazioni tra il museo di Napoli e quello di Bologna non aveva certo bisogno di conferme. Ma non si può davvero tacere in merito alla generosità del direttore Paolo Giulierini, che ha concesso una sostanziosa proroga alla mostra, permettendo così al nostro museo di venire incontro alle tantissime richieste di visita da parte di scuole, gruppi e singoli visitatori, che affollano le nostre sale ed hanno espresso un gradimento altissimo per questa raffinata mostra”. Esprime soddisfazione anche Paolo Giulierini, direttore del museo Archeologico nazionale di Napoli: “Lo straordinario successo della mostra I pittori di Pompei al museo civico Archeologico di Bologna, anche grazie alla splendida promozione nazionale e internazionale di questo progetto di alto profilo scientifico e divulgativo, ci ha fatto accogliere con entusiasmo la richiesta di proroga. Far conoscere i tesori del Mann ai cittadini bolognesi e ai tanti turisti attesi nelle prossime festività pasquali, è anche per noi una grande opportunità. Siamo certi che il dialogo tra Bologna e Napoli, due grandi capitali della cultura italiana, si rafforzerà presto con nuovi progetti comuni nel segno dell’archeologia”.

Mario Grimaldi curatore della mostra “I pittori di Pompei” al museo civico Archeologico di Bologna (foto bologna musei)
“Il caso delle città seppellite dall’eruzione vesuviana del 79 d.C., Ercolano, Pompei e Stabia”, spiega il curatore Mario Grimaldi, “appare uno dei più completi per l’eccezionale contestualizzazione degli apparati decorativi che, conservati perfettamente in situ, permettono così di ricomporre quei rapporti spazio-funzionali del contesto decorativo dandoci la possibilità di tener fede metodologicamente al concetto di rapporto tra spazio e decorazione e soprattutto di contesto. Infatti sempre più si è integrato all’analisi tipologica degli “stili” l’interesse verso i rapporti esistenti tra la decorazione degli ambienti e la loro funzione. In questo contesto la figura del pictor appare essere fondamentale per tradurre in immagini il rapporto esistente e necessario per il committente tra spazio, la sua casa, e decorazione. L’esperienza che si propone con questa mostra è dunque quella di rileggere, all’interno di questa prospettiva metodologica, alcuni grandi esempi decorativi facenti parte della Collezione degli Affreschi del Museo Archeologico Nazionale di Napoli provenienti da quelle città che, seppellite dalla grande eruzione del Vesuvio nel 79 d.C., ci offrono ancora oggi la possibilità di indagare e far parte di quell’inganno splendido attraverso la personalità dei pictores che operarono in modo anonimo in quelle case”.

Maschera tra grappoli d’uva e viti, affresco dalla Casa delle Colombe a mosaico di Pompei, conservato al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto graziano tavan)
Il progetto espositivo pone al centro le figure dei pictores, ovvero gli artisti e gli artigiani che realizzarono gli apparati decorativi nelle case di Pompei, Ercolano e dell’area vesuviana, per contestualizzarne il ruolo e la condizione economica nella società del tempo, oltre a mettere in luce le tecniche, gli strumenti, i colori e i modelli. L’importantissimo patrimonio di immagini che questi autori ci hanno lasciato – splendidi affreschi dai colori ancora vivaci, spesso di grandi dimensioni – restituisce infatti il riflesso dei gusti e i valori di una committenza variegata e ci consente di comprendere meglio i meccanismi sottesi al sistema di produzione delle botteghe. A Bologna, per la prima volta, viene esposto un corpus di straordinari esempi di pittura romana provenienti da quelle domus celebri proprio per la bellezza delle loro decorazioni parietali, dalle quali spesso assumono anche il nome con cui sono conosciute. Capolavori – solo per citarne alcuni – dalle domus del Poeta Tragico, dell’Amore punito, e dalle Ville di Fannio Sinistore a Boscoreale, e dei Papiri a Ercolano.

Dettaglio con figura femminile del registro superiore in affresco e stucco dal tablino della Casa del Meleagro a Pompei, conservato al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto mann)
Nel percorso espositivo il visitatore può ammirare un’ampia selezione degli schemi compositivi più in voga nei diversi periodi dell’arte romana, osservando come alcuni artisti sapessero conferire una visione originale di modelli decorativi continuamente variati e aggiornati sulla base di mode e stili locali. Rivivere scene di accoglienza dell’ospite, raffinate immagini di paesaggi e giardini, architetture, ma anche ammirare gli strumenti tecnici di progettazione ed esecuzione del lavoro: colori, squadre, compassi, fili a piombo, disegni preparatori, reperti originali ritrovati nel corso degli scavi pompeiani, comprese coppe ancora ripiene di colori risalenti a duemila anni fa. E, ancora, triclini, lucerne, brocche, vasi, riaffiorati negli scavi e raffigurati proprio negli affreschi in mostra, con i quali dialogavano nello spazio. La mostra propone anche la ricostruzione di interi ambienti pompeiani come quelli della Casa di Giasone e, ancora di più della straordinaria domus di Meleagro con i suoi grandi affreschi con rilievi a stucco, per raccontare il rapporto tra spazio e decorazione, frutto della condivisione di scelte e di messaggi da trasmettere, tra i pictores e i loro committenti.
Napoli. Nel giorno del suo 80.mo compleanno, il museo Archeologico nazionale celebra Lucio Dalla con la mostra “Lucio Dalla. Il sogno di essere napoletano”

Locandina della mostra “Lucio Dalla. Il sogno di essere napoletano” al museo Archeologico nazionale di Napoli dal 4 marzo al 25 giugno 2023
4 marzo 1943: quel giorno è nato Lucio Dalla che della sua data di nascita e della sua storia ha fatto una delle sue canzoni più famose. Oggi, 4 marzo 2023, in quello che sarebbe stato il suo 80.mo compleanno, arriva a Napoli l’affascinante viaggio nel mondo di Lucio Dalla, iconico e innovativo cantautore, immortale, prerogativa solo dei grandissimi artisti. Non esiste luogo migliore per celebrarlo con la grande mostra-evento ribattezzata per l’occasione “Lucio Dalla. Il sogno di essere napoletano” dedicata al genio umano e musicale, dal 4 marzo al 25 giugno 2023 al museo Archeologico nazionale di Napoli, tra le più antiche e importanti istituzioni culturali al mondo. Un viaggio che parte dall’infanzia e ripercorre un percorso straordinario di vita e memoria collettiva, al ritmo delle note delle sue straordinarie canzoni. La mostra, promossa dal Mann, diretto da Paolo Giulierini, e Fondazione Lucio Dalla con il ministero della Cultura, con la collaborazione e il sostegno di Regione Campania e Fondazione Campania dei Festival, è organizzata e prodotta da C.O.R. Creare Organizzare Realizzare, Special partner Lavoropiù. L’esposizione, a cura di Alessandro Nicosia con la Fondazione Lucio Dalla, fa parte delle iniziative “Il MANN per la città” e vede la partecipazione di Archivio Luce Cinecittà con il patrocinio di RAI e la collaborazione tecnica di SIAE Società Italiana degli Autori e degli Editori, Universal Music Publishing Group, Grand Hotel Vesuvio e BIG|Broker Insurance Group. Catalogo Skira editore.

Lucio Dalla all’inaugurazione del Caruso roof garden presso il Grand Hotel Vesuvio a Napoli nel 2010 (foto mann)
Non è un’impresa facile raccontare in una esposizione cinquant’anni di storia. Tutto nasce da una lunga ricerca di materiali, molti dei quali esposti per la prima volta, che documentano l’intero cammino umano e artistico di uno dei più amati artisti italiani e internazionali. Lucio Dalla ha segnato in modo assolutamente unico e innovativo la storia della musica italiana. Un cantore di vita e suoni che con graffiante ironia e sguardo poetico ha conquistato il cuore di tutti; non solo musicista ma anche attore, scrittore, regista teatrale, amante dello sport e appassionato di motori, danza, opera lirica, pittura, letteratura, con un numero impressionante di interessi. Così, attraverso documenti, foto, copertine dei dischi, video, oggetti, abiti di scena, locandine dei film cui ha partecipato, manifesti, la ricca collezione di cappelli e berretti, sarà possibile scoprire l’intimità di Lucio e vivere la forza della sua musica.

Lucio Dalla nella suite One of a Kind Enrico Caruso del Grand Hotel Excelsior Vittoria a Sorrento, con il pianoforte con il quale compose “Caruso” (foto mann)
Oltre dieci le sezioni in cui è suddivisa l’esposizione: La sua musica, Famiglia-Infanzia-Amicizie-Inizi musicali, Dalla si racconta, Il clarinetto, Dalla e Napoli, il cinema, il teatro, la televisione, Dalla e Roversi, Universo Dalla, Il museo Lucio Dalla. La sezione inedita Dalla e Napoli è dedicata al rapporto tra il cantante e il capoluogo campano, città che inevitabilmente lo ha incantato e grande fonte di ispirazione per le sue canzoni. Insieme ai documenti che ci raccontano la sua vita, l’arte e le sue passioni, la mostra offre allo spettatore l’opportunità di un incontro unico e speciale con l’artista. La mostra è arricchita anche da un importante catalogo edito da Skira che contiene storia, immagini e anche un lungo elenco di straordinarie testimonianze che aiutano a comprendere nel profondo il suo eclettico carattere.
Napoli. Al museo Archeologico nazionale per “Lo scaffale del Mann” presentazione del libro “Pulsa de nura. La maledizione di Berenice di Cilicia” (Guida editori) di Fiorella Franchini
Nuovo appuntamento al museo Archeologico nazionale di Napoli della rassegna “Lo scaffale del Mann”: mercoledì 22 febbraio 2023, alle 16.30, in sala conferenze, presentazione del libro “Pulsa de nura. La maledizione di Berenice di Cilicia” (Guida editori) di Fiorella Franchini. Dopo i saluti del direttore del Mann, Paolo Giulierini, con l’autore intervengono Franco Valente, storico dell’arte; Patrizia Milone, scrittrice; Marco Perillo, giornalista. Modera Francesco Di Rienzo, giornalista. Letture di Adriana Carli. Segue la proiezione del video “Itinerari di musica sull’Appia Antica regina viarum” di Lotos Lab.

Copertina del libro “Pulsa de nura. La maledizione di Berenice di Cilicia” di Fiorella Franchini
Pulsa de nura. Il 24 giugno del 79 d.C. Tito Flavio, generale che aveva saccheggiato e distrutto il Tempio di Gerusalemme, diviene Imperatore di Roma e ripudia la regina Berenice di Cilicia, sua amante. Assunto il potere, Tito deve fronteggiare l’eruzione del Vesuvio, un’epidemia a Roma e il terribile incendio di Campo Martio, prima di morire in circostanze improvvise e poco chiare. Furono questi eventi, disastrosi e funesti, legati alla terribile maledizione ebraica, la pulsa de nura, invocata dai rabbini per placare la collera di Berenice? Su questa ipotesi si regge il romanzo che intreccia la cospirazione politica a una struggente storia d’amore, sullo sfondo della Campania felix e dei Campi flegrei, rappresentati nello splendore architettonico delle ville patrizie, nella magnificenza dei templi e nella vivace quotidianità di plebe e mercanti.
Napoli. Paolo Giulierini, direttore dal 2015 del museo Archeologico nazionale, traccia un bilancio di quasi 8 anni di lavori e annuncia nuove tappe per un Mann “come non si è mai visto prima”

La sezione scultura campana al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto mann)
Era il 1° ottobre 2015 quando Paolo Giulierini assumeva la direzione del museo Archeologico nazionale di Napoli, non senza suscitare polemiche e critiche per un archeologo (etruscologo) che fino a quel momento poteva vantare “solo” la direzione del museo dell’Accademia Etrusca e della Città di Cortona. Sono passati sette anni e mezzo dalla sua nomina e chi visita il Mann (e si ricorda come era prima) può toccare con mano il lavoro portato avanti sotto la sua direzione i cui risultati hanno smentito qualsiasi detrattore di turno.

La sezione scultura campana al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto mann)

Paolo Giulierini, direttore del museo Archeologico nazionale di Napoli, davanti al presepe continuum 2022 (foto graziano tavan)
A sorpresa un bilancio – seppur sommario – del suo mandato lo ha fatto lo stesso Giulierini e lo ha postato nei giorni scorsi sul suo profilo Fb. “Tutto finito – esordisce – per la sezione di scultura campana: 7 milioni di fondi PON spesi correttamente fino all’ultimo euro, un museo che non sarà più lo stesso perché, essendo raddoppiato, sarà uno dei più importanti al mondo per l’archeologia classica. Dal 2015 abbiamo riallestito, perché chiuse o dismesse, la sezione egizia; la sezione epigrafica; la sezione Magna Grecia; la sezione Preistoria; i tre giardini. È stato aperto un bar; rifatti i tetti e completamente sostituiti gli infissi. È stato organizzato un allestimento permanente con 100 capolavori di Pompei da Sing Sing; ed è stato ristrutturato il Braccio Nuovo, fermo da decenni, con un auditorium da 300 posti, il settore restauro, la didattica e, tra pochi mesi, apriranno un ristorante e una sezione tecnologica pompeiana”.

Attività di diagnostica sul mosaico di Alessandro al Mann (foto Pedicini Fotografi)
Ma la macchina del Mann non si ferma. “A marzo – continua Giulierini – partono i lavori per 11 milioni di euro nei sotterranei del Mann (già appaltati) per nuovi servizi e spazi espositivi; e tra 15 giorni parte il cantiere per la seconda fase del restauro del mosaico di Alessandro”. Con una sottolineatura polemica: “Nessuno aveva voluto affrontare il problema”.

Statuette esposte nella sezione Egizia del museo Archeologico nazionale di Napoli (foto Studio Guicciardini e Magni)
Poi qualche scadenza. “Giusto per rassicurare tutti, entro Pasqua: riapre la sezione egizia (erano necessari lavori di manutenzione dopo 8 anni); torna da Milano la tazza farnese; entro la prima settimana di maggio: tornano tutti gli affreschi dalla superba mostra di Bologna. Entro giugno: tornano l’Atlante farnese e la Venere callipigia; si completa l’entrata nel mondo digitale del Mann (app con contenuti e open data)”.

L’allestimento della mostra “Fuga dal museo” di Dario Assisi e Riccardo Maria Cipolla nella galleria Principe di Napoli (foto Mann)
“Il Museo a quel punto sarà NON completo in ogni sua parte – conclude Giulierini -, ma come NON si è mai visto. Naturalmente abbiamo già le risorse e le progettualità per riaprire le sezioni di Neapolis, Cuma, Orientale, Storia del Museo, raddoppio pompeiane e copertura della Meridiana, sezione Mediterraneo. Siamo partner di importanti azioni di rigenerazione urbana per la Galleria Principe, Palazzo Fuga e Istituto Colosimo. Sono stati spesi complessivamente oltre 50 milioni di euro di fondi europei. Siamo in tutta Italia e in quattro continenti nel mondo con mostre straordinarie”.
Napoli. Prorogata al 10 aprile la grande mostra “Bizantini. Luoghi, simboli e comunità di un impero millenario” al museo Archeologico nazionale
Lunedì 13 febbraio 2023 non sarà l’ultimo giorno. Come, in qualche modo, fatto intuire dal direttore Paolo Giulierini all’inaugurazione il 21 dicembre 2023, la grande mostra “Bizantini. Luoghi, simboli e comunità di un impero millenario” al museo Archeologico nazionale di Napoli, che in meno di due mesi ha richiamato più di 50mila visitatori, è stata prorogata fino al 10 aprile 2023: “Siamo lieti di poter prolungare fino alle festività pasquali una esposizione così preziosa, con un focus su Napoli città bizantina per circa sei secoli, e approfondendo i legami fra Grecia e Italia meridionale. Ringrazio per questo i prestatori stranieri” (vedi Grandi mostre tra 2022 e 2023. Al museo Archeologico nazionale di Napoli la mostra “Bizantini. Luoghi, simboli e comunità di un impero millenario” curata da Federico Marazzi. L’introduzione del direttore Paolo Giulierini | archeologiavocidalpassato). L’esposizione sviluppa in quindici sezioni le fasi storiche successive all’Impero Romano d’Occidente, tra le testimonianze napoletane anche una moneta dedicata a San Gennaro. La mostra è curata da Federico Marazzi con il coordinamento per il MANN di Laura Forte e propone oltre quattrocento oggetti provenienti dalle collezioni del MANN e da prestiti concessi da 57 dei principali musei e istituzioni che custodiscono in Italia e in Grecia materiali bizantini (33 istituti italiani, 22 musei greci isole incluse, Musei Vaticani e Fabbrica di San Pietro).

Anello in oro e gemma in pasta vitrea proveniente da Senise (PZ)) e conservato al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto mann)
Grazie alla collaborazione con il ministero ellenico della Cultura, molti dei materiali esposti sono visibili per la prima volta: diversi manufatti sono stati rinvenuti, infatti, nel corso degli scavi per la realizzazione della metropolitana di Salonicco. Altri reperti, concessi in prestito dalla soprintendenza Archeologia, Belle arti e Paesaggio per il Comune di Napoli, sono stati ritrovati negli scavi della linea 1 della metropolitana. In allestimento sculture, mosaici, affreschi, instrumentum domesticum, sigilli, monete, ceramiche, smalti, suppellettili d’argento, oreficerie ed elementi architettonici danno conto di una complessa realtà, connotata da eccellenze manifatturiere e artistiche. Grazie ai simboli dell’Impero d’Oriente, la creatività del mondo antico “transita”, così, verso il Medioevo, con un linguaggio rinnovato dalla fede cristiana e arricchito da innesti culturali iranici e arabi.
Cremona. Al museo del Violino apre la mostra “Pictura… Tacitum Poema. Miti e paesaggi dipinti nelle domus di Cremona” sui frammenti recuperati, restaurati e riconnessi, e messi in dialogo con reperti eccezionali provenienti da tutta Italia

È una mostra di storie, oltre che di Grande Storia, come quella della terribile “Battaglia di Cremona” che nel ’69 dopo Cristo, l’Anno dei 4 Imperatori, abbandonava sulle rovine della città, “una catasta di corpi che sfiora in altezza i frontoni del tetto”, come annotò Plutarco. Storie come quelle splendidamente raccontate sui muri delle ricche residenze cremonesi, dilaniate dalla violenza della battaglia e annerite dagli incendi. Testimoniate da migliaia e migliaia di frammenti riemersi, un ventennio fa, dal sottosuolo. Frammenti recuperati, restaurati e riconnessi, messi in dialogo con reperti eccezionali provenienti da tutta Italia. Frammenti che, dopo lunghi anni di studi, analisi e restauri, ci vengono restituiti nel loro significato e nella loro bellezza anche grazie ai confronti con alcuni affreschi, presenti in mostra, provenienti da Pompei, Roma, Ostia e Verona, e con scenografiche ricostruzioni multimediali. Il museo Archeologico San Lorenzo di Cremona organizza a partire dal 10 febbraio 2023, al padiglione Amati del museo del Violino, la mostra “Pictura… Tacitum Poema. Miti e paesaggi dipinti nelle domus di Cremona”, a cura di Nicoletta Cecchini, Elena Mariani, Marina Volonté. Un’esposizione che indaga il tema delle pitture parietali in epoca romana valorizzando i resti provenienti dalle Domus di piazza Marconi e di via Colletta. Il titolo si rifà alla celebre frase attribuita a Cicerone “Si poema loquens pictura est, pictura tacitum poema esse debet” (“se la poesia è una pittura parlante, la pittura dev’essere una poesia silenziosa”). La mostra, che racconta la raffinata cultura artistica cremonese di quei tempi e ne fa rivivere gli aspetti quotidiani, rimarrà aperta fino al 21 maggio 2023, nei seguenti giorni e orari: mercoledì, giovedì, venerdì 11–17 / sabato, domenica e festivi 10–18. Da aprile il Museo del Violino sarà aperto anche il martedì dalle 11 alle 17. È disponibile un catalogo che racconta la mostra e approfondisce il tema della pittura delle domus cremonesi.

Frammenti di intonaco dipinto dalla Domus del Ninfeo a Cremona (foto drm-lombardia)
Migliaia di frammenti di intonaco dipinto, venuti alla luce nello scavo della Domus del Ninfeo di piazza Marconi, oltre a costituire un’importantissima testimonianza dell’evoluzione della pittura romana in Cisalpina dagli inizi del I secolo a.C. al 69 d.C., raccontano le tante storie della casa e dei suoi proprietari. Esempio straordinario ne è la “Stanza di Arianna”, un cubiculum (camera per dormire) sulle cui pareti erano raffigurati diversi momenti del mito cretese: prima abbandonata da Teseo dopo l’impresa dell’uccisione del Minotauro, in seguito scoperta da Dioniso addormentata sulla spiaggia dell’isola di Nasso, Arianna appare infine sposa trionfante del dio stesso. Da un altro scavo, in via Colletta, provengono le decorazioni della Domus dei Candelabri dorati, anch’esse testimoni di quanto fosse diffusa nelle dimore cremonesi la raffinata cultura artistica derivata dall’ellenismo.

Apparizione di Dioniso ad Arianna (I sec. d.C.) affresco dalla Casa dei Capitelli colorati o Casa di Arianna di Pompei, conservata al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto mann)
Le pitture ritrovate nel 2002 negli scavi di piazza Marconi, e in quelli successivi, testimoniano di una raffinata cultura artistica e, insieme, le tante storie della casa e le passioni dei suoi proprietari. Accanto al tema di Arianna, gli affreschi cremonesi riportano a quelli del culto dei lari ed evidenziano un gusto per l’Egitto, entrambi temi ben rappresentati negli affreschi della Domus di Candelabri dorati, altra sfarzosa residenza cremonese oggetto della mostra. Al larario dipinto sulle pareti di questa domus vengono affiancati in mostra preziosi bronzetti votivi dall’Archeologico di Mantova, e Lari da quello di Ostia insieme a un dipinto con il medesimo soggetto da Pompei. Così come il fregio cremonese con nani e pigmei viene raffrontato a una analoga raffigurazione da Ostia. Le rappresentazioni di gusto nilotico ci raccontano di come, già in epoca antica, il fascino della civiltà egizia riscuotesse ampio seguito. Anche qui un importante raffronto con reperti egizi concessi dall’Archeologico di Firenze. Come gli affreschi pompeiani, concessi dal museo Archeologico nazionale di Napoli, propongono un confronto visivo sul Mito di Arianna. Sullo stesso tema, lo splendido coperchio di sarcofago proveniente dalla Villa d’Este di Tivoli e una testa rinascimentale di Arianna dormiente, da Firenze. A completare questa emozionante mostra sono la ricostruzione immersiva della Stanza di Arianna e una serie di postazioni video che documentano le vicende di scavo nella Cremona Romana e il lavoro di restauro e ricerca che sui reperti sono stati condotti dal Centro per la Conservazione e Restauro de “La Venaria Reale” e dal Laboratorio Arvedi dell’università di Pavia. Il naturale completamento del percorso espositivo allestito al museo de Violino è offerto nel museo Archeologico in San Lorenzo. Qui i brani della vicenda romana cremonese trovano il loro completamento.
Piacenza. Presentazione del libro “L’ultima dimora. L’era della rinascita e le cachettes reali tra Tanis e Tebe” di Giacomo Cavillier, in occasione della mostra “Egitto svelato. I sarcofagi egizi di Deir el-Bahari”
In occasione della mostra “Egitto svelato. I sarcofagi egizi di Deir el-Bahari”, a Palazzo Gotico di Piacenza fino al 26 febbraio 2023, incontro al PalabancaEventi di via Mazzini a Piacenza per la presentazione del libro “L’ultima dimora” (edizioni Kemet) di Giacomo Cavillier. Appuntamento con l’autore giovedì 9 febbraio 2023, alle 18, in sala Panini. Ingresso libero con prenotazione: relaz.esterne@bancadipiacenza.it oppure 0523542357.
“L’ultima dimora. L’era della rinascita e le cachettes reali tra Tanis e Tebe”. La storia della XX dinastia è sempre stata concepita come una parte essenziale del Nuovo Regno, importante fase storica e periodo apicale della civiltà faraonica. È l’epoca delle grandi opere urbanistiche in tutto il paese e, in particolare, nelle quattro grandi capitali dell’impero: Pi-Ramesse, Menfi, Tebe e Napata. È l’epoca delle grandi conquiste, battaglie, scambi diplomatici e commerciali con i regni più potenti del tempo. È altresì l’epoca delle grandi tombe reali e principesche realizzate nella necropoli tebana e in quella menfita di Saqqara. Durante la parte finale della XX dinastia, quella che comprende il regno trentennale del faraone Ramesse XI (1107-1078/1077 a.C.) e gli inizi della XXI dinastia, si assiste al verificarsi di importanti eventi: la guerra civile, la restaurazione (detta anche Era della Rinascita), la suddivisione dei poteri militari e civili nel paese tra il faraone residente a Tanis e il primo sacerdote di Amon residente a Tebe. Proprio in questo periodo si intensificano i tentativi di saccheggio delle tombe reali a seguito del dilagare della corruzione. La casa reale tenta di ristabilire l’ordine mediante una decisa azione processuale a carico dei responsabili e, al contempo, avvia l’evacuazione graduale delle mummie reali dalla Valle dei Re, dalla Valle delle Regine e da Dra Abu el-Naga realizzando apposite cachettes in luoghi della necropoli meno accessibili e più controllabili. Agli scribi, agli architetti ed operai della necropoli è demandato il compito di proteggere, restaurare e nascondere le mummie dei più antichi e gloriosi sovrani d’Egitto.
La mostra esperienziale “Egitto svelato. I sarcofagi egizi di Deir el-Bahari”, aperta al pubblico fino al 26 febbraio 2023”, è stata realizzata dall’Istituto Europeo del Restauro, in collaborazione con l‘Art & History Museum di Bruxelles e l’amministrazione comunale di Piacenza e espone importanti reperti egizi tra cui sarcofagi, mummie e oggetti dei corredi funerari provenienti dall’A&HM di Bruxelles e da alcuni importanti musei italiani, tra cui il MANN di Napoli. Protagonisti dell’esposizione importanti reperti egizi della XXI Dinastia (1070 a.C. – 900 a.C.) provenienti dal famoso Nascondiglio di Deir el Bahari, di proprietà dell’Art and History Museum di Bruxelles. Questi oggetti concentrano in loro tutto il fascino legato all’Antico Egitto, al complesso universo di miti e credenze della religione egizia e all’avventurosa epopea degli antichi tombaroli e dei primi archeologi. Fulcro del percorso espositivo è l’innovativo modulo EUROPA, un vero laboratorio di restauro progettato per gli interventi in pubblico, grazie al quale i visitatori possono assistere dal vivo e in diretta al restauro di alcuni sarcofagi egizi e interagire con i restauratori al lavoro. Un evento innovativo e coinvolgente, un’occasione unica per avvicinare ogni fascia d’età a questo affascinante tema.
Napoli. Il logo del Mann diventa un brand: il museo Archeologico nazionale lancia il bando internazionale per il merchandising del marchio MANN e dei loghi legati a diverse attività del museo. Tra i contratti-pilota le sete della Maison Cilento o le foto di Luigi Spina

La presentazione del bando internazionale per il merchandising del marchio MANN: da sinistra, Antonella Carlo, responsabile Ufficio Comunicazione Mann; Paolo Giulierini, direttore del Mann; Stefania Saviano, segretario amministrativo del Mann; Antonio Leo Tarasco, capo Ufficio Legislativo Mic (foto valentina cosentino)
Il logo del Mann diventa un brand. Così il museo Archeologico nazionale di Napoli lancia il bando internazionale per il merchandising del marchio MANN e dei loghi legati a diverse attività del Museo (MANN for kids, MANN for planet e MANN international). Il bando internazionale è stato presentato lunedì 6 febbraio 2023 nell’incontro in auditorium “Il marchio Mann. Il valore del brand” da Paolo Giulierini (direttore del Mann), Stefania Saviano (segretario amministrativo dell’Archeologico) e Antonio Leo Tarasco (capo Ufficio Legislativo Mic), che ha sottolineato: “Spesso si fa confusione tra il logo e il marchio, che è il logo registrato. Accanto alle procedure di registrazione, è necessario lavorare per accrescere e valorizzare la notorietà di un marchio. Bene che l’Archeologico abbia investito in questo percorso”.

Prodotti a marchio Mann: le fotografie di Luigi Spina (foto valentina cosentina)
Che imprenditoria e arte facciano squadra per la valorizzazione del patrimonio culturale non è un connubio nuovo per il museo Archeologico nazionale di Napoli, che da tempo ha lanciato dei contratti-pilota legati alla promozione del marchio MANN. Pensiamo, ad esempio, alle sete della Maison Cilento o ai cammei di D’Elia, alle fotografie di Luigi Spina o alle sculture della Fonderia Nolana del Giudice: tutti prodotti di merchandising che hanno intrecciato personaggi, opere e suggestioni del Museo, brand selezionati dopo un’attenta valutazione delle singole policy aziendali, i quali hanno legato il logo registrato dell’Istituto alla diffusione di prodotti di qualità. E, ancora, proprio prima del Natale 2022, l’Archeologico ha stipulato un protocollo d’intesa con l’Unione Industriali di Napoli per intercettare le migliori potenzialità imprenditoriali del territorio.

Marchio Mann: da sinistra, Antonio Leo Tarasco, Stefania Saviano e Paolo Giulierini (foto valentina cosentino)
Ora, con un bando internazionale in pubblicazione, la vocazione sperimentale diventa sistema, come sottolinea il direttore del Mann, Paolo Giulierini: “Icone italiane assolute, i capolavori archeologici del Mann sono parte dell’immaginario collettivo. Un patrimonio identitario che può generare economia con lo sviluppo sui mercati globali di merchandising di qualità, anche con il coinvolgimento dell’alto artigianato territoriale, costituendo nuove interessanti fonti di finanziamento per il Museo. Primo passo è stato la registrazione del marchio per l’Italia, l’Europa, gli Stati Uniti, Cina e Giappone, Paesi questi dove siamo presenti ormai stabilmente con numerose grandi mostre. Ricordiamo inoltre che il Mann grazie ai suoi immensi depositi è il primo museo archeologico prestatore nazionale con oltre il 70% di opere, e che insieme ai nostri reperti ‘ambasciatori’ viaggia anche l’Italia, il suo apparato comunicativo. Oggi, dopo un periodo di sperimentazione su prodotti di eccellenza, con questo innovativo bando internazionale, siamo pronti alla prossima sfida: riuscire a coniugare cultura del patrimonio e imprenditoria, tutela dell’immagine e promozione”.

Prodotti a marchio Mann: le sete della Maison Cilento (foto valentina cosentino)
Ben definito l’iter per diventare “licenziatario”, ovvero “concessionario in uso” del marchio Mann e dei loghi legati a diverse attività del Museo (Mann for kids, Mann for planet e Mann international): necessario presentare un progetto creativo strutturato e un piano economico da sottoporre alla valutazione di un Comitato, costituito dal Direttore, dallo staff amministrativo e tecnico-scientifico dell’Archeologico, con un’eventuale integrazione di competenze dall’esterno. A seguito dell’approvazione dell’idea e del primo modello, l’azienda, che potrà avere sede non solo in Europa, ma anche in Australia, USA, Giappone e Cina, avrà licenza di realizzare e commercializzare il prodotto a marchio MANN, versando al Museo delle royalty. La procedura di approvazione e la definizione dei contratti terrà conto del bilancio sociale aziendale e dei canoni culturali che animano le iniziative proposte.

Mostra delle sete della Maison Cilento: da sinistra, Paolo Giulierini, Ugo Cilento e Stefania Saviano (foto valentina cosentino)
Tra il merchandising di qualità, si diceva, ci sono le sete della Maison Cilento, casa sartoriale nata nel 1780, in una Napoli capitale europea della cultura, che venne riconosciuta prima dai Borbone, in seguito da Savoia. Proprio delle sete della Maison Cilento si è da poco conclusa una mostra nella sala del Plastico di Pompei che ha raccontato non solo il design che la Maison Cilento ha dedicato al Mann, ma soprattutto i legami tra arte e moda. Legami che hanno 250 anni di vita e, guarda caso, riportano al periodo in cui, in Campania, trionfava la stagione delle grandi scoperte archeologiche e del rilancio dello straordinario patrimonio culturale del territorio. La collaborazione tra il Mann e la Maison Cilento, come sottolinea il direttore del museo, Paolo Giulierini, nasce nel 2020, anno della pandemia: per quelle festività natalizie, la Maison della Riviera di Chiaia lanciò una linea di foulard e cravatte con le principali “icone” dell’Archeologico. Tra sete e pieghe, ecco apparire, dunque, il Toro e l’Arcole Farnese, la Venere in bikini, la pseudo-Saffo e il mosaico con le colombe; oggi non soltanto la linea si arricchisce con raffinate creazioni dedicate alla sezione Epigrafica e alla testa di Palmira, ma soprattutto prende finalmente corpo il progetto espositivo. Che guarda ad un passato in cui l’eleganza era scandita quotidianamente da stira-cravatte e suppellettili capaci di garantire la cura “millimetrica” dei dettagli di bellezza.
Napoli. Al museo Archeologico nazionale “Speciale Bizantini”: tre incontri per approfondire il progetto scientifico della mostra “Bizantini. Luoghi, simboli e comunità di un impero millenario”

La mostra “Bizantini” nel Salone della Meridiana al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto sergio siano)
“Bizantini”: è una delle grandi mostre che il 2022 lascia in eredità al nuovo anno. Salvo proroghe, a museo Archeologico nazionale di Napoli la mostra “Bizantini. Luoghi, simboli e comunità di un impero millenario”, curata da Federico Marazzi (università “Suor Orsola Benincasa” di Napoli), rimarrà aperta fino al 13 febbraio 2023. In queste settimane il Mann promuove “Speciale Bizantini”: tre incontri per approfondire il progetto scientifico dell’esposizione sviluppato da un team di studiosi italiani della civiltà bizantina, team guidato dallo stesso Federico Marazzi e composto da Lucia Arcifa, Ermanno Arslan, Isabella Baldini, Salvatore Cosentino, Edoardo Crisci, Alessandra Guiglia, Marilena Maniaci, Rossana Martorelli, Andrea Paribeni ed Enrico Zanini (vedi Grandi mostre tra 2022 e 2023. Al museo Archeologico nazionale di Napoli la mostra “Bizantini. Luoghi, simboli e comunità di un impero millenario” curata da Federico Marazzi. L’introduzione del direttore Paolo Giulierini | archeologiavocidalpassato).
Speciale Bizantini: luoghi, simboli e comunità di un impero millenario. Si inizia mercoledì 1° febbraio 2023: alle 16.30, in sala Conferenze del Mann, l’incontro “L’eredità culturale del monachesimo italo-greco nel Mezzogiorno”. Dopo i saluti del direttore Paolo Giulierini, intervengono Rosanna Alaggio (università del Molise) e il saggista Giovanni Russo. Modera Claudio Bocci, presidente Cultura del Viaggio. Si prosegue lunedì 6 febbraio 2023: alle 16.30, in sala Conferenze del Mann, presentazione del libro “Costantinopoli. I luoghi dell’Archeologia” di Enrico Zanini. Dopo i saluti del direttore Paolo Giulierini, con l’autore Zanini intervengono Federico Marazzi (università Suor Orsola Benincasa di Napoli), Riccardo Santangeli Valenzani (università Roma Tre) e Silvia Pedone (accademia nazionale dei Lincei). Il ciclo si chiude giovedì 9 febbraio 2023. Alle 16, nell’auditorium del Mann, per “Incontri di Archeologia – XXVIII edizione”, dopo i saluti del direttore Paolo Giulierini, interviene Federico Marazzi su “Una lunga storia di libertà: il ducato “bizantino” di Napoli (VII-XII secolo)”.
Tre giorni dedicati alla ricerca sul colore nell’archeologia e nell’arte, con il contributo di esperti mondiali che si incontreranno al museo Archeologico nazionale di Napoli: il 6 marzo 2023, all’Auditorium del Mann, sarà lanciato PERCEIVE (Perceptive Enhanced Realities of Colored collEctions through AI and Virtual Experiences), il cui scopo è quello di creare un nuovo modo di percepire, conservare, curare, esporre, comprendere opere caratterizzate dalla presenza del colore, dalle sculture alle fotografie, passando per i tessuti e le opere d’arte digitali. Il progetto comprende, tra i suoi punti di maggior rilevanza, l’inclusione, la promozione del senso di cura, la riappropriazione intellettuale di messaggi “svaniti” nel tempo e un’adeguata comunicazione e trasferimento alle generazioni future. Gli strumenti per la realizzazione degli obiettivi sono l’Intelligenza Artificiale e le Esperienze Virtuali. L’A.I. avrà un ruolo centrale nel progetto, con il compito di contribuire ad automatizzare alcuni processi di ricostruzione, impossibili da ottenere con i metodi digitali tradizionali. La Virtual Experience renderà questi processi fruibili dal grande pubblico, rispondendo compiutamente alle indicazioni e ai principi di accessibilità ed inclusione, che sono il fondamento delle direttive della Comunità Europea.

Durante la giornata inaugurale del 6 marzo 2023 si alterneranno interventi di studiosi provenienti da undici istituzioni, otto Paesi e grandi musei coinvolti, tra cui il Mann (capofila del progetto per le ricerche sulla policromia antica nella scultura, che svolge dal 2018), il Munch Museum di Oslo, il Victoria and Albert Museum di Londra e l’Art Institute Museum di Chicago: tutti illustreranno le loro attività e i capolavori oggetto delle ricerche sul colore. Protagonisti dell’appuntamento napoletano anche tre aziende (Anamnesia, Imki e Hoverlay) e cinque istituti di ricerca, a partire dal coordinatore del progetto CNR ISPC insieme al Fraunhofer IGD (Germania) FORTH (Grecia), NTNU (Norvegia) e HSLU (Svizzera). La presentazione nella giornata inaugurale sarà aperta alla comunità scientifica, alle istituzioni culturali ma anche a studenti ed appassionati (fino ad esaurimento posti). Sarà per tutti un’occasione unica per esplorare la bellezza, la fragilità e le sfide della ricostruzione e della conservazione del colore in sculture, dipinti, tessuti, foto e opere arte digitali conservati in grandi istituti internazionali. Nei giorni successivi, 7 e 8 marzo 2023, i partners di PERCEIVE hanno in calendario degli incontri più tecnici, nell’ambito dei quali si confronteranno con domande come: “è possibile prevedere i cambiamenti di colore?”, “come possiamo ricostruire i colori perduti?” con l’obiettivo di costruire un nuovo approccio comune alla tutela delle opere colorate.



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