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Firenze. Al museo Archeologico nazionale per “I Pomeriggi all’Archeologico” presentazione del libro “Il sito dell’età del Bronzo di Ca’ Nova ad Albareto (PR)” a cura di Roberta Conversi e Maria Bernabò Brea, con Monica Miari, vicepresidente dell’IIPP

Giovedì 29 gennaio 2026, alle 17, al museo Archeologico nazionale di Firenze, per “I Pomeriggi dell’Archeologico” in collaborazione con l’Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria, presentazione del libro “Il sito dell’età del Bronzo di Ca’ Nova ad Albareto (PR)” a cura di Roberta Conversi (già funzionaria Sabap Parma-Piacenza) e Maria Bernabò Brea (già funzionaria soprintendenza Archeologica Emilia Romagna), con il contributo scientifico di 21 specialisti afferenti a diverse discipline e della sponsorizzazione di SNAM. Interviene la prof.ssa Monica Miari, SABAP Bologna Modena Reggio Emilia e Ferrara, e vicepresidente dell’IIPP.

Copertina del libro “Il sito dell’età del Bronzo di Ca’ Nova ad Albareto (PR)” a cura di Roberta Conversi e Maria Bernabò Brea

Il libro, n. 38 della collana Origines dell’Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria, illustra i rinvenimenti avvenuti nel 2017 nella località di Ca’ Nova ad Albareto, nell’alto Appennino parmense a ca. 700 m slm, fornendone una lettura completa grazie ad una serie di studi interdisciplinari: archeologici, geo-archeologici, archeo-botanici, radiometrici, ecc. Lo scavo preventivo effettuato a Ca’ Nova dalla SABAP di Parma e Piacenza a seguito dei lavori per il metanodotto Pontremoli-Cortemaggiore ha messo in luce una stratigrafia inquadrabile dal Bronzo Antico all’età moderna. La ripetuta frequentazione del sito nel corso del tempo è giustificata dalla sua posizione, che consente un’ampia visibilità sulla valle del fiume Taro e che è inserita in una rete di percorsi di crinale che scavalcano l’Appennino.

Di particolare interesse sono gli strati di pertinenza del Bronzo medio (attorno al 1500 a.C.), indagati su un’area di scavo di quasi 900 mq, che hanno restituito molto materiale ceramico caratteristico della facies denominata “età del Bronzo Occidentale”, numerosi manufatti in steatite, soprattutto resti di officina per la realizzazione di monili e altri oggetti, ma anche alcuni inattesi elementi di pregio. Tra questi sono specialmente notevoli due frammenti di una sottile laminetta d’oro, accartocciate e piegate, che sono un unicum per quel territorio e per quell’epoca; le approfondite analisi condotte su di esse dimostrano che sono state portate da lontano in quel luogo remoto.

Tracce minori dimostrano che successivamente il sito di Ca’ Nova è stato frequentato nella media età del Ferro, in età romana e in età storica. Ma una serie di datazioni C14 effettuate su carboni testimoniano anche altri episodi di uso del territorio, che non hanno lasciato resti materiali, ma sono stati non meno importanti per la costruzione del paesaggio quale noi lo conosciamo: si tratta di incendi boschivi controllati per l’apertura di pascoli, praticati ripetutamente all’inizio del II e nel corso del I millennio a.C., che hanno profondamente modificato la vegetazione appenninica.

 

Firenze. Al museo Archeologico nazionale per “Pomeriggi all’Archeologico” incontro col prof. Andrea Cardarelli, presidente dell’Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria, su “Uomini e dei dell’Appennino attorno al 1000 a.C.”

Al museo Archeologico nazionale di Firenze riprendono i “Pomeriggi dell’Archeologico”: appuntamento giovedì 15 gennaio 2026, alle 17, con la conferenza “Uomini e dei dell’Appennino attorno al 1000 a.C.” del prof. Andrea Cardarelli (presidente dell’Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria – Accademia dei Lincei). Ingresso libero su prenotazione obbligatoria, scrivendo all’indirizzo man-fi@cultura.gov.it. Nei secoli compresi all’incirca fra il 1200 e il 950 a.C. l’area appenninica, e più in generale le aree montane, registrarono un consistente aumento delle testimonianze archeologiche e degli insediamenti, che assunsero un ruolo particolarmente significativo nel quadro storico e archeologico dell’epoca. Alcune delle testimonianze riguardano sommità verosimilmente utilizzate come luoghi cerimoniali, che oltre alla funzione cultuale rivestirono probabilmente anche funzioni di coordinamento politico di territori tribali di cui il centro cerimoniale rappresentava il punto di riferimento identitario di varie comunità di villaggio. Tale modello costituì verosimilmente un efficace sistema di organizzazione del territorio alla fine dell’età del bronzo. Questa funzione terminò, o diventò meno rilevante, nei primi secoli del I millennio a.C. con la fondazione delle prime città, e in relazione alle prime formazioni etnico politiche note dalle fonti letterarie. In alcuni casi questi contesti cerimoniali tornarono poi ad ospitare attività cultuali secoli più tardi, in piena età preromana.

Firenze. Al museo Archeologico nazionale è arrivata Musetta, la topolina-archeologa mascotte dei Servizi Educativi che accompagnerà i visitatori più piccoli alla scoperta dei tesori del museo. L’archeologa Claudia Noferi illustra come è nata questa idea

Musetta, la topolina-mascotte del museo Archeologico nazionale di Firenze (foto maf)

Al museo Archeologico nazionale di Firenze ha la nuova mascotte dei Servizi Educativi: Musetta, la topolina-archeologa che ama esplorare il passato per raccontarlo con occhi nuovi. È lei la guida speciale del MAF capace di conquistare bambini e adulti con la sua passione e il suo entusiasmo. Musetta non è un topolino qualunque, ma più specificamente si tratta di un mustiolo etrusco (suncus etruscus): il più piccolo mammifero del mondo, tipicamente italiano e molto diffuso in Toscana. Chi meglio di lei poteva accompagnare i visitatori più giovani, intrufolandosi nelle sale e raccontando i dettagli delle opere del Museo? Una minuscola amica, ma in gamba e “tosta”, come le donne che negli anni ‘20 hanno osato dedicarsi all’archeologia, fino ad allora regno indiscusso del genere maschile.

L’archeologa del Maf, Claudia Noferi, accanto al manifesto di presentazione di Musetta (foto graziano tavan)

Musetta ha fatto il suo debutto ufficiale con l’apertura della nuova sala della Chimera primo step della grande stagione di rinnovamento del MAF che porterà all’inaugurazione di nuove sezioni nel corso del 2026. Proprio in occasione della presentazione del nuovo allestimento della Chimera, l’archeologa Claudia Noferi, responsabile dei Servizi Educativi del museo Archeologico nazionale di Firenze, ha illustrato come è nata Musetta.

Il nuovo pannello della sala della Chimera con evidenziata la parte bassa dedicata ai bambini e illustrata con Musetta (foto graziano tavan)

“Come Servizi Educativi ci siamo integrati – in punta di piedi, diciamo – nel progetto dello studio fiorentino di architettura Guicciardini & Magni e nel progetto grafico di Rovai-Weber”, spiega Claudia Noferi. “In realtà l’idea è nata un po’ dal fatto che questi nuovi pannelli, inaugurati nel nuovo allestimento della sala della Chimera sono molto alti, lunghi e stretti. Quindi abbiamo pensato: perché non dedicare una parte, la parte inferiore, ai visitatori di statura più piccola, cioè ai nostri piccoli visitatori, che potrebbero avere quindi una pannellistica riservata a loro? Per fare questo però c’era bisogno di dare un input immediato che permettesse poi ai bambini di riconoscere quali erano i testi pensati specificamente per loro. Da qui è nata l’idea di una mascotte, una mascotte che abbiamo deciso che fosse un topolino – anzi una topolina – perché è un inizio, come diceva il nostro direttore, che ci accompagnerà così come la sala della Chimera è un primo allestimento che ci accompagnerà poi in tutta la sezione etrusca del museo in cui pian piano proseguirà. Abbiamo deciso quindi che sarà sui pannelli e non solo, e accompagnerà tutti i supporti educativi dei nostri piccoli visitatori anche in futuro.

Musetta, la topolina-archeologa mascotte del Maf, scrive il suo nome dal logo del museo (foto graziano tavan)

Disegni preparatori di Musetta, nata dalla mano di Silvia Bolognesi (foto maf)

“Quindi ci voleva un animaletto – continua Noferi – che in qualche modo poi si adattasse anche in futuro a tutte le anime del nostro museo, quindi anche a quella egizia, a quella romana, a quella greca. E il topolino, tra l’altro, ci sembrava anche l’animale più adatto, proprio per sgattaiolare all’interno delle sale, per le sue piccole dimensioni e poter guidare i nostri bambini. Abbiano deciso e voluto che fosse una femmina, quindi una topolina, che si chiamerà Musetta: abbiamo giocato con la parola Musetta che ricorda la parola museo e il termine latino mus che significa topo. Finora ho sempre parlato al plurale. Uno dei protagonisti di questo plurale è il nostro direttore, ma un’altra è la mano di Musetta che è Silvia Bolognesi, una delle nostre operatrici con una mano felicissima. Le abbiamo presentato questa idea e lei l’ha resa realtà. Quindi senza di lei tutto questo non sarebbe stato possibile. Si è ispirata alle figure delle archeologhe degli anni ’20 del secolo scorso, quindi alle prime figure di archeologhe. L’abbiano voluta femminile ma non troppo, e l’abbiamo pensata come un’archeologa reale, quindi nei prossimi pannelli e nei prossimi contenuti si vedranno tutti gli accessori.

Musetta, la topolina-mascotte del museo Archeologico nazionale di Firenze (foto maf)

“Approfitto di questa occasione – conclude Noferi – anche per ringraziare tutto il personale del museo e dei nostri servizi educativi perché ci supporta veramente in tutte le nostre attività che non sono semplici e non sono facili anche nella gestione dei bambini. Loro ci mettono anima e cuore. Senza di loro veramente questo non sarebbe possibile. Questo è un inizio per Musetta. Quindi ci auguriamo tutti di vederla in diverse altre vesti. Noi quando vediamo gli occhi dei bambini che brillano di fronte alle nostre vetrine anche per noi archeologi è un po’ la quadratura del cerchio del nostro lavoro”.

 

Firenze. Giulia Basilissi, restauratrice al MAF, illustra ad “archeologiavocidalpassato.com” l’intervento di manutenzione sulla Chimera di Arezzo insieme ad alcune curiosità emerse durante l’operazione in laboratorio, prima del nuovo allestimento al museo Archeologico nazionale

La Chimera di Arezzo nella nuova sala allestita al museo Archeologico nazionale di Firenze (foto graziano tavan)

Dal 19 novembre 2025, con l’inaugurazione della nuova sala del MAF, la Chimera di Arezzo – icona e simbolo dell’arte etrusca – ritrova la sua collocazione ideale, grazie a un accurato intervento affidato allo studio fiorentino di architettura Guicciardini & Magni, che lo ha realizzato insieme all’ufficio tecnico e alle curatrici del Museo: un allestimento esperienziale, allo stesso tempo monumentale e poetico, che invita ogni visitatore a un incontro personale con un capolavoro che da secoli incarna il genio artistico e il mito della civiltà etrusca. La scultura, iscritta al numero 1 nell’inventario del Museo, è appartenuta sin dal suo ritrovamento al futuro Granduca di Toscana Cosimo I de’ Medici, diventando subito uno dei pezzi più emblematici e preziosi della collezione medicea (vedi Firenze. Al museo Archeologico nazionale aperta la nuova sala della Chimera di Arezzo, il capolavoro in bronzo dell’arte etrusca: icona e simbolo fin dal suo ritrovamento nel 1553. La presentazione del direttore Maras per “archeologiavocidalpassato” | archeologiavocidalpassato).

Giulia Basilissi, restauratrice (foto maf)

Prima di giungere al nuovo allestimento, la Chimera di Arezzo è stata sottoposta a un accurato intervento di manutenzione curato da Giulia Basilissi, funzionaria restauratrice del museo Archeologico nazionale di Firenze, che lo illustra ad archeologiavocidalpassato.com, insieme ad alcune curiosità emerse durante le operazioni nel laboratorio di restauro “Eminia Caudana” del MAF.

Sono Giulia Basilissi, funzionaria restauratrice del museo Archeologico nazionale di Firenze”, spiega ad archeologiavocdalpassato.com. “Attualmente presso il museo è presente un laboratorio di restauro intitolato a Erminia Caudana, una delle prime restauratrici donne del nostro territorio. Il laboratorio eredita, chiaramente in piccole dimensioni, ciò che è stato il centro di restauro, un’eccellenza per quanto riguarda il restauro dei bronzi. Ben sappiamo che proprio al centro sono stati restaurati i Bronzi di Riace. Attualmente non ci sono le stesse potenzialità di allora – è un altro momento storico – però è stato possibile in occasione del nuovo allestimento della Chimera fare un’attività di manutenzione delle superfici di questo importantissimo bronzo. È stata quindi l’occasione per mappare tutte le aree che devono essere oggetto di manutenzione e controllo nel tempo.

La Chimera di Arezzo nella nuova sala allestita al museo Archeologico nazionale di Firenze (foto graziano tavan)

Lavorando all’interno del museo – continua Basilissi -, il mio compito è quello di controllare lo stato di conservazione. Ma sono stati eseguiti anche alcuni interventi superficiali con metodologia a secco, attraverso varie spugne e pennelli. È stata fatta una microaspirazione, la rimozione di tutto quello che era il deposito meno coerente presente sulla superficie. E si è poi deciso anche di approfondire un po’ l’intervento di pulitura per quanto riguarda la parte della criniera. La Chimera è caratterizzata dalla presenza del “nero lorenese” o delle patinature lorenesi, strati manutentivi che sono stati applicati in passato proprio sui bronzi della nostra collezione. Proprio nell’area della criniera alcune di queste stesure risultavano di rilevante spessore ed erano frammiste anche al deposito che via via si era accumulato sulla superficie. Pertanto è stata fatta una pulitura, abbiamo cercato di approfondire il livello di pulitura, cercando di andare a rimuovere questi depositi che andavano a creare un tono un po’ marrone, un po’ più diverso all’interno della criniera. Non è un intervento molto semplice proprio perché, come è possibile osservare, ci sono moltissime socche sovrapposte che hanno anche una lavorazione molto particolare.

Non si è trattato di un restauro – precisa Basilissi -, ma di una attività di manutenzione. Però uno dei compiti del museo è appunto quello di occuparsi della conservazione, di conservare al meglio i nostri beni. Quindi è soltanto un intervento di “riordino” e il nostro compito è continuare a monitorare la Chimera”.

Adesso la Chimera la vediamo tutta di un medesimo tono, però – assicura Basilissi – siamo certi del fatto che ci fossero delle applicazioni polimateriche che conferivano colore alla Chimera stessa. Certamente c’erano degli inserti in corrispondenza degli occhi. Ci sono alcuni fori che si vedono in corrispondenza della bocca che sicuramente identificano gli agganci dove venivano molto probabilmente dei denti d’argento. Non lo sappiamo, però dal punto di vista tecnologico così sembrerebbe. E poi ci sono delle agemine in rame in corrispondenza delle gocce di sangue della Chimera. Il dato è stato confermato durante l’intervento di manutenzione, soprattutto è stata riosservata la parte delle agemine con il microscopio digitale. E si può osservare la mancanza di una delle gocce. Qui è saltata una delle agemine e quindi questo identifica il fatto che quella parte non è stata realizzata in fusione, ma sono stati fatti degli inserimenti polimaterici. Quindi – conclude Basilissi – i nostri bronzi antichi in realtà erano molto più colorati e polimaterici di quanto ci immaginiamo”.

 

 

Firenze. Al museo Archeologico nazionale visite guidate tattili, al mattino (alla scoperta delle creature fantastiche del mondo antico) e alla sera (a tu per tu con la Chimera), in occasione della Giornata internazionale delle persone con disabilità

Mercoledì 3 dicembre 2025, il museo Archeologico nazionale di Firenze, in occasione della Giornata internazionale delle persone con disabilità, propone due appuntamenti; uno al mattino e uno la sera. Al mattino, “L’arte è il tempo dei sensi. La scoperta multisensoriale dell’archeologia del MAF: creature fantastiche e animali del mondo antico”: visita guidata tattile alle 10 e alle 12, per gruppi di max. 8-10 persone non vedenti o ipovedenti, con accompagnatori, della durata di ca. 90 minuti. L’itinerario di visita si articolerà su due piani del Museo attraverso l’uso dell’ascensore e l’esplorazione tattile sarà effettuata mediante l’uso di guanti anallergici in nitrile, resi disponibili dal museo. Prenotazione obbligatoria da effettuarsi contattando l’UICI di Firenze al numero telefonico 055.580319.

La sera: “Chimera. Un mito non solo da sognare…. Visita guidata tattile”. Apertura straordinaria serale dalle 18 alle 22 (ultimo ingresso 21.15) con possibilità di visita guidata tattile della “copia identica” della Chimera, realizzata nel 2012 dalla Fonderia Artistica Ferdinando Marinelli di Firenze, con la medesima tecnica e le stesse proporzioni del bronzo antico. La visita sarà compresa nel costo del biglietto e a cura dell’archeologo Gregorio Aversa e della restauratrice Giulia Basilissi, in collaborazione con i Servizi Educativi del Museo (primo turno ore 18.30; secondo turno ore 20.30). Sarà possibile l’utilizzo dell’ascensore per raggiungere il primo piano del museo e l’esplorazione tattile sarà effettuata mediante l’uso di guanti anallergici in nitrile, resi disponibili dal museo. È gradita la prenotazione all’indirizzo man-fi@cultura.gov.it

Firenze. Per “I pomeriggi dell’Archeologico” al MAF presentazione del libro “L’apicoltura nel Mediterraneo antico. Archeologia del rapporto tra uomo e api dal neolitico alla tarda antichità” di Giorgio Franchetti (Edizioni Efesto). Interviene l’egittologa Valentina Santini

Alcuni milioni di anni fa i primi esemplari della specie homo fecero un incontro incredibile, che avrebbe per sempre segnato la vita dei futuri Sapiens. In un giorno qualunque, che sarebbe poi passato alla storia, per la prima volta i nostri antenati videro un organismo molto piccolo, che già da più di 90 milioni di anni popolava la Terra: l’ape. Nel libro “L’apicoltura nel Mediterraneo antico. Archeologia del rapporto tra uomo e api dal neolitico alla tarda antichità” di Giorgio Franchetti (Edizioni Efesto): l’autore ripercorre la storia, e in parte la preistoria, del rapporto uomo-ape andando alla ricerca di evidenze archeologiche confrontandole con le fonti scritte, con l’intento di raccontare un lato meno conosciuto delle pratiche in uso nel Mondo Antico e con l’accesa speranza di sensibilizzare le coscienze verso la tutela di questo nostro antichissimo alleato. Il libro sarà presentato giovedì 27 novembre 2025, alle 17, al museo Archeologico nazionale di Firenze, nell’ambito de “I pomeriggi dell’Archeologico” con gli interventi dell’autore Giorgio Franchetti e dell’archeologa Valentina Santini. Un viaggio nel tempo e nello spazio, tra archeologia e storia, ma anche entomologia, etnografia, paleobotanica, paleontologia, antropologia, reso possibile grazie alla preziosa collaborazione di professionisti ed esperti dei vari settori. Ingresso libero, prenotazione obbligatoria: man-fi@cultura.gov.it.

Copertina del libro “L’apicoltura nel Mediterraneo antico. Archeologia del rapporto tra uomo e api dal neolitico alla tarda antichità” di Giorgio Franchetti

L’apicoltura nel Mediterraneo antico. Archeologia del rapporto tra uomo e api dal neolitico alla tarda antichità. L’uomo ha sempre avuto, per lungo tempo inconsapevolmente, il migliore degli alleati in natura: l’ape. Dalla sua comparsa sulla terra, quasi 100 milioni di anni fa, è stata lei principalmente, insieme ad altri agenti pronubi, a permettere lo sviluppo, la diversificazione e la sopravvivenza di un complesso e meraviglioso apparato di reciproche biodipendenze che oggi chiamiamo semplicemente Natura. L’ape ha accompagnato l’umanità per l’intera durata del suo percorso evolutivo e infatti, seguendo le tracce di questo rapporto, possiamo risalire per millenni fino agli albori della Storia. Ma non solo. Possiamo spingerci più indietro ancora, con certezza al Neolitico e, secondo alcuni studiosi, anche alle fasi finali del Paleolitico. Testimonianze di come il miele abbia costituito per moltissimo tempo un elemento fondamentale di apporto calorico nella dieta umana sono rintracciabili nelle pitture rupestri di culture lontanissime anche a livello geografico, segno evidente di come universalmente l’uomo si fosse reso conto dell’importanza di questo insetto e dei suoi prodotti. Dall’inizio dei tempi storici troviamo non solo raffigurazioni di api e della lavorazione del miele legate al fabbisogno alimentare ma, da subito, anche miti e culti legati a questa piccola e operosa creatura.

Firenze. Al museo Archeologico nazionale “Riscopriamo la Chimera”: due visite guidate alla nuova sala con la curatrice Barbara Arbeid in occasione dell’apertura serale straordinaria

Mercoledì 26 novembre 2025, la nuova apertura serale straordinaria del museo Archeologico nazionale di Firenze sarà dedicata alla nuova Sala della Chimera. Il museo sarà straordinariamente aperto dalle 18 alle 22, con ultimo ingresso alle 21-15. Per l’occasione la curatrice Barbara Arbeid, funzionario archeologo del MAF, sarà protagonista di due visite guidate alla nuova sala “Riscopriamo la Chimera”. alle 18.30 e alle 19.30, comprese nel costo del biglietto di ingresso al museo. Prenotazione consigliata scrivendo all’indirizzo man-fi@cultura.gov.it. Proprio Barbara Arbeid, in occasione della presentazione del nuovo allestimento della Sala della Chimera il 19 novembre 2025 (vedi https://archeologiavocidalpassato.com/2025/11/20/firenze-al-museo-archeologico-nazionale-aperta-la-nuova-sala-della-chimera-di-arezzo-il-capolavoro-in-bronzo-dellarte-etrusca-icona-e-simbolo-fin-dal-suo-ritrovamento-nel-1553-la-presenta/) ha illustrato il nuovo allestimento con al centro della sala la Chimera senza nessun altro elemento, salvo la presenza di tre bronzetti. E ne spiega il motivo: sono stati scoperti insieme alla Chimera nel 1553 e hanno sempre fatto parte delle collezioni granducali fin dal loro inizio. Ecco il suo intervento.

“Il nuovo allestimento – spiega Arbeid – mette al centro la Chimera come capolavoro della produzione etrusca, ma allo stesso tempo abbiamo voluto alludere al contesto in cui fu ritrovata nel novembre 1553. Sappiamo infatti dalle cronache dell’epoca che la Chimera non era sola ma era accompagnata da moltissimi altri bronzetti a cui si fa riferimento purtroppo solo in un modo generico. Vengono ricordati gli animali, in particolare un cavallo, insieme a figure di uomini barbati e a un giovane. Sappiamo anche che questi bronzi hanno seguito la Chimera a Firenze subito dopo la scoperta. Lo sappiamo perché ce ne parla sia il Cellini nella Vita sia il Vasari, e queste fonti ci dicono che Cosimo I stesso si era dilettato a rimestare questi bronzetti, a pulirli dalla terra e dalle incrostazioni, dalla ruggine che ancora avevano causata dall’acidità del terreno, per poi esporli nello Scrittoio di Calliope, uno dei luoghi aulici di Palazzo Vecchio, dove si è creata la prima formulazione della collezione granducale.

Sala della Chimera al museo Archeologico nazionale di Firenze: bronzetti, Tinia. grifo. giovane offerente (foto mario ciampi / maf)

“Purtroppo seguire poi il cammino di questi bronzetti nelle collezioni – continua Arbeid – non è semplice perché gli inventari più antichi sono molto parchi di informazioni, ma una guida importante è costituita proprio dalle dimensioni di cui parlano le fonti. I trenta centimetri – piede – di cui parlano è una mensura onorata, una misura che all’epoca degli Etruschi veniva dedicata, riservata ai doni di un certo valore, di una certa rilevanza che i devoti volevano offrire alle divinità, e non ce n’erano molti di doni di queste dimensioni. Noi nella presentazione di questo allestimento abbiamo seguito le ipotesi di studio di Adriano Maggiani, illustre etruscologo da poco scomparso, che ha riconosciuto nelle collezioni del nostro museo tre bronzetti, un Tinia barbato, il corrispettivo dello Zeus greco; un giovane imberbe che fa il gesto di offrire un’offerta con la phiale; e un grifo, che si trovano negli Inventari fin dal 1589 e si possono seguire nelle collezioni delle Gallerie fino all’arrivo del museo Archeologico.

La Chimera di Arezzo nella nuova sala allestita al museo Archeologico nazionale di Firenze (foto graziano tavan)

“Quindi – conclude Arbeid – è un modo per alludere al fatto che la Chimera ha avuto le sue vite successive che abbiamo già raccontato dalla sua scoperta, ha avuto una vita precedente in cui è stata offerta a un santuario etrusco insieme a moltissimi altri doni che i devoti hanno riservato alle divinità. E a un certo punto, come era comune quando gli spazi del santuario erano troppo affollati di offerte, probabilmente è stata riposta in un deposito votivo, in un luogo chiuso in cui venivano riposti gli oggetti non più funzionali che dovevano essere conservati in un luogo autorizzato perché appunto doni, offerte spettanti alle divinità”.

 

Firenze. Nella Sala del Sarcofago delle Amazzoni del museo Archeologico la mostra personale dell’artista Luchadora “ECA SREN TVA” con tutte le sue opere ispirate alla collezione del museo

La sala del Sarcofago delle Amazzoni al museo Archeologico nazionale di Firenze con le opere in mostra dell’artista Luchadora (foto maf)

Il 25 novembre 2025 uscirà un nuovo poster di Luchadora per e con il museo Archeologico nazionale di Firenze, che celebra la Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, per la rubrica ECA SREN TVA “questa immagine mostra” in etrusco. Ora la rubrica ECA SREN TVA, è diventata mostra. E sarà presentata martedì 25 novembre 2025, alle 17, al museo Archeologico nazionale di Firenze, con apertura fino alle 19, (ultimo ingresso 18.30). La mostra personale dell’artista Luchadora, al secolo Alessandra Marianelli, una grafica ed illustratrice con base a Firenze, con tutte le sue opere ispirate alla collezione del museo, sarà aperta nella Sala del Sarcofago delle Amazzoni, al secondo piano del museo Archeologico nazionale di Firenze. Ogni poster presentato è legato al mondo etrusco, ma anche alle donne, per questo è stato scelto il contesto dell’Eredità delle Donne OFF per presentare la mostra di Luchadora. In sala saranno presenti anche i manufatti che hanno ispirato il lavoro dell’artista. Ingresso gratuito su prenotazione da richiedere all’indirizzo man-fi@cultura.gov.it (fino ad un massimo di 50 persone). L’esposizione sarà aperta al pubblico e compresa nel percorso di vista fino a lunedì 9 marzo 2026.

Firenze. Al museo Archeologico nazionale, per il Festival Eredità delle Donne OFF, lo spettacolo “Modernamente etrusca” di e con Tiziana Goretti e Cristina Biagiotti

Sabato 22 novembre 2025, alle 12, al museo Archeologico nazionale di Firenze, per il Festival Eredità delle Donne OFF, va in scena lo spettacolo “Modernamente etrusca”, di e con Tiziana Goretti e Cristina Biagiotti, dedicato all’incontro tra la società etrusca e quella contemporanea. Un dialogo tra presente e antichità, storia, immaginazione e intelligenza artificiale. Ingresso gratuito per un massimo di 50 partecipanti – prenotazione obbligatoria all’indirizzo man-fi@cultura.gov.it. Grazie all’AI si opera un vero e proprio viaggio nel tempo che, in forma di intervista, mette a confronto le due civiltà, evidenziandone somiglianze e differenze, soprattutto per quanto riguarda il ruolo della donna. Quello che si delinea è un quadro molto accurato del passato di questo popolo, assai più rispettoso dell’ambiente e dell’essere umano in generale, che a tratti sorprende il nostro presente e ci aiuta ad affrontare il futuro.

Firenze. Al museo Archeologico nazionale aperta la nuova sala della Chimera di Arezzo, il capolavoro in bronzo dell’arte etrusca: icona e simbolo fin dal suo ritrovamento nel 1553. La presentazione del direttore Maras per “archeologiavocidalpassato”

La Chimera di Arezzo nella nuova sala allestita al museo Archeologico nazionale di Firenze (foto graziano tavan)

Dalla porta socchiusa della sala 12 del museo Archeologico nazionale di Firenze si intravede il suo sguardo bestiale. L’ombra del mostro si staglia sinistra sul grande sipario che chiude un lato di questo singolare “antro”. Al centro, emerge dalla penombra con tutta la sua forza la Chimera, il capolavoro in bronzo dell’arte etrusca del 400 a.C., scoperto il 15 novembre 1532 ad Arezzo, che riproduce il mostro con una testa e un corpo di leone, una testa di capro che spunta dal dorso e una coda di serpente o di drago. Mostro che, secondo la mitologia, infestava le montagne della Licia in Asia Minore e fu sconfitta dall’eroe Bellerofonte. E la Chimera di Arezzo è colta nel momento in cui sta tentando l’ultima difesa: ruggisce contro il suo avversario mentre la testa di capro sta già morendo sul suo dorso ferita da una lancia.

Dal 19 novembre 2025, con l’inaugurazione della nuova sala del MAF, la Chimera di Arezzo – icona e simbolo dell’arte etrusca – ritrova la sua collocazione ideale, grazie a un accurato intervento affidato allo studio fiorentino di architettura Guicciardini & Magni, che lo ha realizzato insieme all’ufficio tecnico e alle curatrici del Museo: un allestimento esperienziale, allo stesso tempo monumentale e poetico, che invita ogni visitatore a un incontro personale con un capolavoro che da secoli incarna il genio artistico e il mito della civiltà etrusca. La scultura, iscritta al numero 1 nell’inventario del Museo, è appartenuta sin dal suo ritrovamento al futuro Granduca di Toscana Cosimo I de’ Medici, diventando subito uno dei pezzi più emblematici e preziosi della collezione medicea.

È il direttore del museo Archeologico nazionale di Firenze, Daniele Maras, ad illustrare ad archeologiavocidalpassato.com la nuova sala della Chimera di Arezzo, aperta al pubblico il 19 novembre 2025: il mito, il ritrovamento, l’allestimento.

La Chimera di Arezzo nella nuova sala allestita al museo Archeologico nazionale di Firenze (foto graziano tavan)

“Diciamo che era un po’ il nostro dovere – continua Maras – quella di metterla di nuovo al centro, di darle uno spazio monumentale apposta per lei. Questa sala grazie a un contributo internazionale di due donatori, due mecenati, veri e propri mecenati moderni, i statunitensi Laura e Jack Winchester, che hanno voluto donare a Firenze e al museo Archeologico questa sala, ha un’impostazione simile a un teatro, pensata come un teatro, grazie al progetto dello studio Guicciardini e Magni che ha visto un’arena circolare e un sipario che inquadrano la Chimera senza distrazioni. Noi non vogliano che ci siano altri elementi multimediali, tecnologici, colorati, che distraggano la percezione dei visitatori nei confronti della Chimera. C’è molta tecnologia in questa sala, ma è nascosta, non si vede. Le luci inquadrano bene i dettagli anatomici e ce li fanno apprezzare. Lo spazio intorno è ben pensato e calcolato. La base, il basamento monumentale, la rende una sorta di statua, scultura monumentale al centro di una piazza, una piazza che è di tutti.

“Così i visitatori che entrano possono apprezzarla senza altre distrazioni. E la luce la trasforma in una star di uno spettacolo, uno spettacolo stabile, fermo, in cui il visitatore entra come se fosse nell’antro della Chimera e diventa il nuovo Bellerofonte, pronto a sfidare la Chimera e a entrare in rapporto con lei. Da oggi – conclude Maras – la Chimera ha una posizione centrale che meritava da prima e per il futuro, per i prossimi, ci auguriamo, 500 anni, la vedrà qui conservata alle cure del nostro personale di conservazione per tutti i cittadini”.

La Chimera di Arezzo nella nuova sala allestita al museo Archeologico nazionale di Firenze (foto graziano tavan)

La riapertura della Sala della Chimera rappresenta un momento significativo nella storia del MAF, segnando il passaggio dalla direzione regionale Musei nazionali della Toscana, guidata da Stefano Casciu, al nuovo istituto autonomo del museo Archeologico nazionale di Firenze, istituito nel 2024, affidato al direttore Daniele Federico Maras. All’inaugurazione, mercoledì 19 novembre 2025, sono intervenuti il direttore generale Musei Massimo Osanna, il direttore del museo Archeologico nazionale di Firenze Daniele Federico Maras, il responsabile dell’Ufficio tecnico arch. Luca Gullì, il progettista dell’intervento arch. Marco Magni, le curatrici del Museo archeologhe Barbara Arbeid e Claudia Noferi.

Massimo Osanna, direttore generale Musei (foto graziano tavan)

“La Chimera”, commenta il direttore generale Musei Massimo Osanna, “è uno dei simboli più riconoscibili dell’arte etrusca e del patrimonio culturale del nostro Paese. Restituirle uno spazio pensato per accoglierla e raccontarla con nuovi linguaggi significa mettere al centro la qualità dell’esperienza museale, l’accessibilità dei contenuti e l’attenzione verso i pubblici. Questo intervento rappresenta un passo importante nel percorso di rinnovamento del museo Archeologico nazionale di Firenze, che in questi mesi sta avviando una revisione complessiva dei propri spazi espositivi, nell’ambito del più ampio impegno della Direzione generale Musei nel rinnovamento dei linguaggi e delle forme di fruizione dei luoghi della cultura del Sistema Museale Nazionale”.

Stefano Casciu, direttore regionale dei Musei nazionali Toscana (foto graziano tavan)

“Si conclude oggi felicemente”, dichiara Stefano Casciu, direttore regionale dei Musei nazionali Toscana, “il progetto ideato ed avviato da Mario Iozzo nel periodo della sua direzione del Museo, volto a rinnovare completamente l’esposizione museale della Chimera e delle altre opere ad essa connesse, e che ha visto il coinvolgimento ed il supporto economico di Laura e Jack Winchester. Con loro la direzione regionale Musei nazionali Toscana, come Istituto al quale afferiva in precedenza il Museo archeologico di Firenze, ha portato avanti negli anni anche altri importanti riallestimenti museali. A loro ed al collega Mario Iozzo va il mio sentito ringraziamento, che si estende all’attuale direttore Daniele Federico Maras e a tutto lo staff tecnico ed amministrativo coinvolto, che garantisce ancora una intensa e diretta collaborazione operativa tra la Direzione regionale ed il nuovo Museo autonomo”.