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Musei e parchi archeologici della Lombardia: ecco alcuni appuntamenti per le Giornate europee del Patrimonio 2021

Tornano sabato 25 e domenica 26 settembre le GEP – Giornate Europee del Patrimonio (European Heritage Days), la più estesa e partecipata manifestazione culturale d’Europa. L’edizione del 2021 è incentrata sul tema “Patrimonio culturale: TUTTI inclusi!”: una riflessione sulla partecipazione estesa a tutti i cittadini, includendo ogni fascia d’età, gruppi etnici, minoranze presenti sul territorio e persone con disabilità. Lo slogan adottato dal ministero della Cultura è la traduzione di “Heritage: All inclusive”, scelto dal Consiglio d’Europa e condiviso dai Paesi aderenti alla manifestazione. La Direzione regionale Musei Lombardia aderisce all’iniziativa con un ricco ventaglio di proposte: visite guidate, incontri, esposizioni, aperture straordinarie ed anche aperture straordinarie serali con ingresso al costo simbolico di 1 euro. Nel rispetto della normativa vigente, ricordiamo che per partecipare a tutte le iniziative è necessario esibire il Green Pass e indossare la mascherina.

Il castello scaligero di Sirmione (Bs) (foto

Castello Scaligero a Sirmione (Bs). Un fine settimana particolarmente ricco per celebrare le Giornate Europee del Patrimonio al Castello Scaligero, con aperture straordinarie e iniziative speciali alla darsena. Aperture straordinarie: sabato 25, ore 19-22 e domenica 26, ore 13-16. Il Castello sarà eccezionalmente aperto la sera di sabato 25 dalle 19 alle 22, con turni di visita per 35 persone ciascuno (ore 19.10, 19.30, 19.50, 20.10, 20.30, 20.50, 21.10), e il pomeriggio di domenica 26 dalle 13 alle 16 (con turni di visita alle 13.10, 13.30, 13.50, 14.10, 14.30, 14.50, 15.10). Prenotazione obbligatoria all’indirizzo www.midaticket.it/garda. Apertura straordinaria e visite accompagnate alla darsena: sabato 25, ore 9-13 e 14-18, domenica 26, ore 9-13. Quest’anno le Giornate Europee del Patrimonio e le Giornate Nazionali dei Castelli cadono nelle stesse date: per celebrare la doppia ricorrenza, nonché i restauri dei prospetti esterni in corso, la Direzione regionale Musei Lombardia – in collaborazione con la sezione lombarda dell’Istituto Nazionale dei Castelli – ha deciso di riaprire temporaneamente al pubblico la darsena, chiusa dall’inizio della pandemia. I visitatori, in gruppi di massimo 12 persone ogni 30’, saranno accompagnati alla scoperta della darsena dai funzionari del Ministero; le visite della domenica mattina sono specificamente pensate per gli aderenti all’associazione, con un focus più tecnico sugli interventi di restauro. Nel corso del fine settimana verranno anche pubblicati on line alcuni video sul cantiere di restauro in corso. È eccezionalmente possibile visitare soltanto la darsena (e non l’intero Castello) al costo di 2 euro, con prenotazione obbligatoria all’indirizzo www.midaticket.it/garda. Nel caso si volesse visitare anche il Castello, dovrà essere fatta a parte la prenotazione del relativo turno d’ingresso e pagato in cassa il biglietto scelto.

La darsena del castello scaligero di Sirmione (Bs) (foto drm-lombardia)

Dante in darsena. Domenica 26, ore 16-17.30. In collaborazione con l’associazione culturale IX Deae, Il Castello Scaligero celebra i 700 anni dalla morte di Dante Alighieri con una lettura dantesca in darsena a cura di Mirco Cittadini, attore e regista scaligero, autore del Libro “Paradiso – Lezioncine Dantesche”. La darsena sarà aperta per la prima volta con ingresso dall’acqua (dal cancello a lago) e il pubblico potrà assistere all’evento in canoa. Per la prenotazione e il noleggio delle canoe, rivolgersi all’associazione culturale IX Deae: bit.ly/dantedarsena o dante@ixdeae.it. In caso di maltempo l’evento sarà annullato.

Una visione aerea della villa romana di Sirmione, nota come Grotte di Catullo

Grotte di Catullo a Sirmione (Bs). “Le palafitte a Sirmione. Dieci anni dal riconoscimento UNESCO”. Sabato 25, ore 14-18 e domenica 26, ore 10-14. Le Grotte di Catullo vogliono celebrare l’anniversario dei dieci anni dall’iscrizione nella Lista Unesco Patrimonio dell’Umanità dei siti palafitticoli preistorici dell’arco alpino, poiché nell’Antiquarium, chiuso a causa delle restrizioni legate alla pandemia, sono conservati reperti provenienti da alcuni siti gardesani. A questo tema sono dedicati alcuni pannelli di approfondimento e sono previste visite guidate (durata: 45’ circa) per piccoli gruppi (massimo 20 persone) nell’arco delle due giornate, con questi orari: sabato 25 settembre: ore 14.30, 15.30, 16.30; domenica 26 settembre: ore 10.30, 11.30, 12.30. Coloro che parteciperanno alle visite guidate avranno modo di osservare alcuni reperti provenienti dai siti palafitticoli in un allestimento temporaneo che li valorizza. Per le visite guidate, gratuite previo pagamento del biglietto d’ingresso, la prenotazione è obbligatoria all’indirizzo drm-lom.didattica@beniculturali.it entro venerdì 24 settembre alle 17. Per il solo ingresso alle Grotte di Catullo, senza visita guidata, occorre prenotare al link https://www.midaticket.it/eventi/garda.

Percorso in sicurezza sui mosaici della villa Romana di Desenzano del Garda (Bs) (foto drm-lombardia)

Villa Romana di Desenzano del Garda (Bs). “La scoperta, il museo”. Sabato 25, ore 9-13 e 20-23, e domenica 26, ore 9-13. La Villa Romana di Desenzano del Garda vuole celebrare i 100 anni dai primi scavi effettuati nell’area archeologica (1921) e i 50 anni dalla creazione dell’Antiquarium (1971), vicende ripercorse in pannelli che faranno parte dell’allestimento permanente del sito. Saranno condotte, a cura del personale della Direzione regionale Musei Lombardia, visite guidate a tema nei seguenti orari: sabato 25 settembre, ore 9.30, 10.45 e 12; domenica 26 settembre: ore 9.30, 10.45 e 12. Visite guidate sull’argomento saranno realizzate anche nel corso dell’apertura straordinaria serale di sabato 25, dalle 20 alle ore 23. Per le visite guidate (gruppi di massimo 20 persone) è obbligatoria la prenotazione telefonando al numero 030 9143547, ore 9-19.30. Le visite sono gratuite previo pagamento del biglietto di ingresso alla Villa, da prenotare su www.midaticket.it/eventi/garda.

Roccia 35 verso Concarena nel parco nazionale delle Incisioni rupestri di Naquane in Valcamonica (foto drm-lombardia)

Parco nazionale delle Incisioni Rupestri a Naquane (Bs). Visita straordinaria al percorso del Coren del Valento. Sabato 25, ore 14.30-18.30. Il Parco di Naquane aderisce alle Giornate Europee del Patrimonio proponendo l’apertura straordinaria con visita guidata al percorso del Coren del Valento. L’area nel 2020 è stata oggetto di un intervento di ripristino del sentiero e di restauro della Roccia 60, che tra le numerose incisioni presenta anche l’immagine della Rosa Camuna, adottata da Regione Lombardia come simbolo dal 1975. La sistemazione del percorso, chiuso da oltre 10 anni, si inserisce nell’ambito dell’Accordo di Valorizzazione siglato nel 2019 tra Ministero, Regione Lombardia e Comunità Montana di Valle Camonica. L’iniziativa è gratuita, previo pagamento del biglietto d’ingresso. È necessaria la prenotazione all’indirizzo drm-lom.didattica@beniculturali.it entro venerdì 24 settembre alle 17. I gruppi, di 15 persone al massimo, partiranno dall’ingresso del Parco alle 14.30, 15.30, 16.30, 17.30.

Il parco archeologico nazionale dei Massi di Cemmo (Capo di Ponte, Bs)

Parco archeologico nazionale dei Massi di Cemmo (Bs). Apertura straordinaria serale: Sabato 25, ore 20-23. Il Parco prolungherà l’orario di apertura al pubblico di sabato sera per permettere di osservare sotto una luce diversa i monumenti che hanno dato il via alla scoperta dell’arte rupestre della Valle Camonica nel 1909. Sarà l’ultima occasione dell’anno per ammirare le incisioni realizzate oltre 5000 anni fa. Ingresso libero.

La Minerva domina una delle sale del nuovo museo Archeologico nazionale della Valle Camonica a Cividate Camuno (foto drm-lombardia)

Museo Archeologico nazionale della Valle Camonica (Bs). Apertura straordinaria serale: sabato 25, ore 20-23. Apertura serale straordinaria anche per il museo Archeologico nazionale della Valle Camonica, riaperto al pubblico lo scorso giugno con un allestimento completamente rivisto e un ampliamento delle collezioni esposte. Il nuovo museo, collocato nel centro storico di Cividate Camuno, racconta l’incontro tra la cultura camuna e quella romana: un percorso alla scoperta di come si viveva nella Civitas Camunnorum tra ricche domus con pareti affrescate ed edifici pubblici come il foro, il teatro, l’anfiteatro e le terme. Ingresso libero.

Il museo Archeologico nazionale della Lomellina nel castello di Vigevano (foto drm-lombardia)

Museo Archeologico nazionale della Lomellina (Pv). Aperture straordinarie: sabato 25, ore 14-18 e domenica 26, ore 10-14. Il museo Archeologico nazionale della Lomellina sarà aperto in via straordinaria nella giornata di sabato 25 settembre nel pomeriggio dalle 14 alle 18 e domenica 26 settembre mattina dalle 10 alle 14. Ingresso libero.

Cividate Camuno (Bs): aperto il museo Archeologico nazionale della Valle Camonica, una nuova e più adeguata sede per una delle realtà archeologiche più sorprendenti dell’arco alpino, punto di partenza e di arrivo del percorso della Valle Camonica romana

Veduta col drone del nuovo museo Archeologico nazionale della Valle Camonica (foto drm-lombardia)
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I brevi percorsi che uniscono il museo Archeologico nazionale della Valle Camonica al parco archeologico del teatro e dell’anfiteatro e al parco archeologico del santuario di Minerva (foto drm-lombardia)

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Il parco archeologico del teatro e dell’anfiteatro di Cividate Camuno (Bs) (foto drm-lombardia)

Il gran giorno è arrivato per Cividate Camuno (Bs) e per tutti gli appassionati di archeologia romana: oggi, 11 giugno 2021, apre il nuovo museo Archeologico nazionale della Valle Camonica. Che a sua volta è punto di partenza e di arrivo del percorso della Valle Camonica romana, che a Cividate Camuno ha come altre tappe lo spazio del foro in parte visibile nell’area archeologica in via Palazzo e il Parco Archeologico del teatro e dell’anfiteatro, e poi spinge a raggiungere, poco lontano, il Parco Archeologico del Santuario di Minerva da cui proviene l’imponente scultura della dea. Nato dalla volontà e dagli sforzi del Comune e della Direzione regionale Musei Lombardia, non avrebbe visto la luce senza la condivisione di intenti con la Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le Province di Bergamo e Brescia e i contributi di Regione Lombardia e della Comunità Montana di Valle Camonica e soprattutto senza la passione dei tanti cittadini che ne hanno seguito, a vario titolo, la realizzazione sentendolo da subito come proprio. Da una lunga apertura vetrata chi è fuori, sulla piazza, può vedere uno dei capolavori del museo, la statua di Minerva, dal Santuario di Spinera di Breno. Si tratta di una scelta che sottolinea come non ci sia cesura tra “dentro e fuori”, ma una osmosi continua, ribadita anche dall’area archeologica di Porta Castello nel cortile interno dell’edificio. L’area, con una copertura a scorrimento orizzontale che ripropone la città antica attraverso una grafica colorata, non è parte del museo ma è concepita come luogo cerniera, che vive in relazione al Museo, al bar, agli spazi ricreativi annessi.

La Minerva domina una delle sale del nuovo museo Archeologico nazionale della Valle Camonica a Cividate Camuno (foto drm-lombardia)
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Il poster creato per il nuovo museo Archeologico nazionale della Valle Camonica a Cividate Camuno (Bs) (foto drm-lombardia)

A quarant’anni dall’inaugurazione avvenuta il 5 luglio 1981, a sei dall’idea di un nuovo museo e tre anni dopo l’avvio ufficiale dei lavori nell’autunno 2018 a Cividate Camuno, antica Civitas Camunnorum, apre le porte il rinnovato museo della Valle Camonica romana, una nuova e più adeguata sede per una delle realtà archeologiche più sorprendenti dell’arco alpino. “Il nuovo museo, collocato nel centro storico, con un percorso razionalizzato ed ampliato rispetto alla vecchia sede, risponde a molteplici esigenze”, interviene Emanuela Daffra, direttore regionale Musei Lombardia del ministero della Cultura: “innanzi tutto a quella di dare spazio ad un patrimonio, quello emerso dagli scavi, in continua crescita; poi a quella di aggiornare i percorsi rispetto all’affinarsi degli studi e ai nuovi orizzonti della disciplina; infine, ma non da ultimo, per avvicinare un pubblico che ha abitudini visive, stili e modelli di conoscenza completamente diversi rispetto agli anni Ottanta ed in continua evoluzione. I luoghi espositivi non sono neutri e sono il basso continuo che guida il dialogo tra oggetti e visitatori”.

La sala dedicata alle Terme del nuovo museo Archeologico nazionale di Cividate Camuno (foto drm-lombardia)
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A Cividate Camuno (Bs) apre il nuovo museo Archeologico nazionale della Valle Camonica (foto drm-lombardia)

Una nuova sede, un nuovo racconto. La nuova sede del museo sorge nel centro storico di Cividate Camuno, in un ex convento, poi sede dell’Incubatore d’Imprese, proprio di fronte alla Chiesa Parrocchiale, nel cuore della Civitas romana e dell’abitato medioevale, come dimostrano i resti rinvenuti nel cortile. È una collocazione che concretizza con evidenza visiva la stratificazione storica del territorio e ne ribadisce la continuità, facendo del museo il centro vivo di una archeologia diffusa, che lo contestualizza e lo spiega. Il progetto architettonico invece si è dovuto confrontare con la rifunzionalizzazione di un immobile inespressivo, manomesso e che non nasceva per fini espositivi. “A scala architettonica, l’azione di progetto ha comportato la trasformazione di una distribuzione paratattica degli ambienti, uffici accessibili da percorsi comuni disposti ad anello su piani sovrapposti, in un percorso sequenziale in cui il visitatore è accompagnato in una narrazione continua attraverso le sezioni del museo”, spiega Ilaria Volta dello studio di architettura Volta di Brescia che ha curato progetto architettonico, museografico e di allestimento. “La trama non è cronologica ma l’approccio è tematico, in accordo con il progetto scientifico. Ogni sezione è connotata da un colore, che ricorre anche nel progetto di allestimento, traducendo le intenzioni del progetto scientifico in un linguaggio nuovo e accogliente. I colori delle sezioni non sono arbitrari, appartengono alla palette Le Corbusier del 1931, con qualche incursione in quella del ‘59 (bianco, nero e oro)”. Al colore è affidato il dialogo tra l’antico e la classicità moderna, in una narrazione senza soluzione di continuità. I colori delle sezioni si armonizzano, secondo la grammatica della tastiera cromatica di Le Corbusier, in accordi tonali con colori-cerniera, che corrispondono alle congiunzioni nel fraseggio del racconto. Le vetrine dell’allestimento si dispongono come scatole “disfatte” nell’atto della sorpresa e della scoperta. Su un nastro colorato i reperti si disvelano e si raccontano nella loro unicità.

La Minerva in marmo pentelico dal santuario di Breno tra i capolavori esposti nel museo Archeologico nazionale della Valle Camonica (foto drm-lombardia)
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Placchetta in bronzo raffigurante una figura schematica su barca solare trainata da uccelli acquatici proveniente dal santuario protostorico di Breno-Spinera (V sec. a.C.): raffigura forse la divinità preromana venerata nel luogo (foto drm-lombardia)

Un incontro di culture, tra continuità e mutamento. Sono esposti i reperti di età romana trovati a Cividate Camuno e nel territorio: materiali degli insediamenti tradizionali, una ricca collezione epigrafica, monumentali elementi architettonici e scultorei, raffinati affreschi dalle domus e ricchi corredi funerari dalle necropoli, con pendenti e amuleti anche in oro e argento, carichi di valenze simboliche. “Il nuovo museo, con rimandi anche ai luoghi vicini, contestualizza i ritrovamenti della Valle Camonica nel quadro più ampio dell’arco alpino, ponendosi così come un museo della romanizzazione delle Alpi”, evidenzia Serena Solano, funzionario archeologo della soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le Province di Bergamo e Brescia, direttore dei Parchi della Valle Camonica romana e curatore scientifico del progetto. “Il progetto scientifico ha puntato a raccontare l’incontro di culture, nello specifico quella tra Camuni e Romani, illustrando i cambiamenti e le novità insieme agli aspetti di sovrapposizione e continuità. Il fenomeno della romanizzazione di una vallata alpina è declinato nei suoi molteplici aspetti, dalla trasformazione del territorio, allo sfruttamento delle risorse, ai culti, agli insediamenti, agli aspetti della vita quotidiana, agli spazi pubblici, alla sfera funeraria. Il percorso vuole guidare il visitatore alla scoperta della Valle Camonica romana con un linguaggio che utilizza due registri, uno più didascalico e scientifico e uno più immediato, scandito dalle sezioni colorate e ben distinte, con momenti dedicati anche alla scoperta e al gioco per stimolare la curiosità e la voglia di conoscenza, soprattutto dei più piccoli, attraverso il coinvolgimento attivo e il divertimento”.

Cividate Camuno (Bs). L’11 giugno apre il nuovo museo Archeologico nazionale della Valle Camonica che racconta la romanizzazione della valle punto di arrivo e di partenza di itinerari archeologici tra i più belli e articolati dell’Italia settentrionale: dal teatro-anfiteatro al santuario di Minerva, dalla casa romana di Ono S. Pietro casa alpina a Pescarzo di Capo di Ponte

Le immagini scorrono veloci a coprire quarant’anni di storia delle ricerche in Valcamonica: ritagli di giornale ingialliti dal tempo che raccontano di importanti ritrovamenti e auspicano, ancora negli anni Cinquanta del secolo scorso, l’istituzione di un museo Archeologico della Valle Camonica; foto in bianco e nero testimoniano le ricche scoperte archeologiche tra i Camuni e i Romani; rimbalzano tra il borgo che poggia sulla storia e i siti archeologici musealizzati e aperti al pubblico: il santuario di Minerva, l’anfiteatro; e si arriva finalmente al museo Archeologico nazionale della Valle Camonica, e a uno scorcio della sua nuova sede nel cuore di Cividate Camuno che sarà aperto l’11 giugno 2021.

A Cividate Camuno (Bs) apre il nuovo museo Archeologico nazionale della Valle Camonica (foto drm-lombardia)

capo-di-ponte_sito-unesco-arte-rupestre_logoA luglio 2021 saranno giusto quarant’anni dell’istituzione del museo sulla Valle Camonica romana: era infatti il 1981 quando lo Stato apriva degli spazi alla periferia del paese per esporre i preziosi reperti recuperati nel decenni precedenti. E non era un risultato da poco il riconoscimento della presenza massiccia dei romani in valle, perché arrivava a solo due anni dall’iscrizione dell’arte rupestre della Valcamonica al patrimonio mondiale dell’Umanità, prima sito Unesco italiano nel 1979 (pensiamo che il Colosseo e i fori romani sono stati iscritti solo l’anno dopo, nel 1980): alla vigilia della romanizzazione infatti il territorio è abitato dai Camunni, una delle tante popolazioni alpine citate dalle fonti antiche, distinti per l’uso di caratteristici materiali, per una forma di scrittura originale e soprattutto per l’abitudine millenaria di incidere sulle rocce.

La Minerva in marmo pentelico dal santuario di Breno tra i capolavori esposti nel museo Archeologico nazionale della Valle Camonica (foto drm-lombardia)
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Il poster creato per il nuovo museo Archeologico nazionale della Valle Camonica a Cividate Camuno (Bs) (foto drm-lombardia)

Annunciata dunque per l’11 giugno 2021 l’apertura del nuovo museo Archeologico nazionale della Valle Camonica per raccontare la romanizzazione della valle. Tra i capolavori esposti, la grande Minerva e il nudo eroico. Così la Valle Camonica romana – una delle realtà archeologiche più sorprendenti dell’intero arco alpino – avrà un nuovo museo di riferimento, in una più grande e adeguata sede. I lavori per il nuovo museo sono ormai completati a Cividate Camuno, l’antica Civitas Camunnorum, per iniziativa del Comune e della direzione regionale Musei Lombardia, con la collaborazione della soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le Province di Bergamo e Brescia e il contributo di Regione Lombardia e della Comunità Montana di Valle Camonica. “Il nuovo museo, fortemente voluto da Stefano L’Occaso che mi ha preceduto, si estende su spazi quadruplicati rispetto alla vecchia sede”, anticipa Emanuela Daffra, direttore regionale Musei Lombardia del ministero della Cultura, “e potrà accogliere in modo finalmente adeguato i reperti già esposti a partire dal 1981 in un primo museo Archeologico, oggi troppo angusto, oltre che dare spazio ad un patrimonio in continua crescita, confermando la ricchezza vitale della ricerca archeologica e il dinamismo dei musei che la raccontano”. La nuova sede del museo sorge nel centro storico di Cividate Camuno, nell’immobile già sede dell’Incubatore d’Imprese, di fronte alla chiesa parrocchiale, nel cuore della Civitas romana e dell’abitato medioevale.

Pavimento a mosaico dalle terme dell’antica Civitas Camunnorum, con motivi geometrici a tessere colorate (I-II d.C.) (foto drm-lombardia)
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L’anfiteatro riportato alla luce a Cividate Camuno (Bs) (foto drm-lombardia)

Numerosi ritrovamenti, oggi in parte visibili in aree e parchi archeologici che coniugano archeologia e arte rupestre, raccontano una storia straordinaria. Alla fine del I sec. a.C., nell’ambito delle campagne augustee di conquista dell’arco alpino, la Valle entra a fare parte dell’Impero romano. Nel luogo dove oggi si trova l’abitato di Cividate Camuno, viene fondata una città, la Civitas Camunnorum che segna e trasforma radicalmente il territorio e diventa il centro politico di riferimento della Valle. Dopo un’iniziale dipendenza da Brescia il territorio alla fine del I sec. d.C. diventa Res Publica Camunnorum, con piena autonomia politica, giuridica e amministrativa. Della città sono stati riportati alla luce le terme, resti consistenti del foro, diverse domus, le necropoli e il quartiere degli edifici da spettacolo, con un teatro e un anfiteatro.

Il parco archeologico del teatro e dell’anfiteatro di Cividate Camuno (Bs) (foto drm-lombardia)

Oltre la città, numerosi contesti archeologici sparsi in tutta la Valle e riferibili a luoghi di culto, necropoli e insediamenti, consentono di delineare in maniera chiara il quadro del territorio fra età del Ferro ed età romana, evidenziando elementi di contatto, continuità e trasformazione a seguito dell’incontro fra la cultura camuna e quella romana. La straordinaria consistenza, ricchezza e monumentalità del patrimonio archeologico della Valle Camonica romana, emerso con forza dalla metà degli Ottanta del secolo scorso, ha portato ad azioni sinergiche di valorizzazione che sono rientrate nell’Accordo di Programma quadro per la Valorizzazione dei siti di età romana esistenti nella media Valle Camonica stipulato il 22 ottobre 2002 tra soprintendenza per i Beni Archeologici della Lombardia, Regione Lombardia, Provincia di Brescia, Comunità Montana e Comuni di Cividate Camuno, Breno, Berzo Inferiore e Bienno. All’interno degli obiettivi dell’Accordo sono rientrati innanzitutto il completamento dell’intervento di scavo e restauro delle strutture degli edifici da spettacolo dell’antica Civitas Camunnorum, avviato fin dal 1984 e culminato nel marzo 2003 con l’inaugurazione del parco archeologico del Teatro e dell’Anfiteatro di Cividate Camuno. Il Parco, esteso per circa 12mila mq, offre un eccezionale spaccato della città antica: in esso sono visibili l’anfiteatro, riportato interamente alla luce nelle strutture perimetrali (l’unico interamente visibile in tutta la regione), e una porzione del teatro, pari a circa un terzo del totale.

L’aula centrale del santuario di Minerva a Spinera di Breno (Bs) (foto drm-lombardia)
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Il parco archeologico del santuario di Minerva a Spinera-Breno (foto drm-lombardia)

Nel 2007 il percorso di visita alla Valle Camonica romana si è esteso fino a Breno, con l’inaugurazione del parco archeologico del Santuario di Minerva in località Spinera, scoperto fortuitamente nel 1986. In questo caso il Parco, con una superficie di circa 6mila mq in un contesto paesaggistico di grande fascino, un verde pianoro vicino all’Oglio ai piedi di una rupe rocciosa percorsa da grotte e cunicoli scavati dall’acqua, conserva in situ le strutture monumentali di un tempio di età flavia dedicato a Minerva ad ali porticate con pavimenti a mosaico e affreschi, realizzato su un precedente edificio augusteo, a sua volta impostato su un luogo di culto indigeno all’aperto. Entrambi i parchi sono in capo alla Comune di Cividate Camuno con la collaborazione di soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le Province di Bergamo e Brescia e gestiti in collaborazione con gli enti locali. Nel 2009, per collegare i siti i due siti è stata realizzata una galleria “archeologica” lungo il fiume, con una pista ciclopedonale che permette agevolmente di combinare la visita a Cividate Camuno con quella al parco archeologico di Breno in località Spinera.

I brevi percorsi che uniscono il museo Archeologico nazionale della Valle Camonica al parco archeologico del teatro e dell’anfiteatro e al parco archeologico del santuario di Minerva (foto drm-lombardia)

Nel 2011, grazie a un progetto finanziato con fondi di Regione Lombardia, è stata inaugurata l’area archeologica di via Palazzo, sempre a Cividate Camuno, che conserva i resti di una ricca domus di età giulio-claudia e di un edificio pubblico di epoca flavia affacciato sul foro dell’antica Civitas Camunnorum. Nel 2015, nell’ambito di un progetto cofinanziato da Regione Lombardia e promosso dal Comune di Capo di Ponte, è stata inaugurata anche l’area archeologica con resti di casa alpina a Pescarzo di Capo di Ponte. La casa, datata tra II e I secolo a.C., rappresenta un anello di collegamento importante fra la Valle Camonica romana e quella della preistoria. Sempre grazie a fondi di Regione Lombardia nel 2020 sono stati valorizzati a Ono San Pietro i resti di una casa di età romana e nel giugno 2021, in concomitanza con l’inaugurazione del nuovo Museo, sarà aperta al pubblico l’area con strutture di un edificio di età romana conservato nel cortile dell’immobile sede del nuovo Museo. La ricchezza dei ritrovamenti nel percorso della Valle Camonica romana, che ha il punto di arrivo e di partenza nel museo Archeologico affidato alla Direzione regionale Musei della Lombardia, offre la possibilità di scoprire la romanizzazione alpina attraverso uno degli itinerari archeologici più belli e articolati dell’Italia settentrionale.

Statua in marmo locale di Vezza d’Oglio (alta Valle Camonica) raffigurante un personaggio maschile ritratto in posa eroica, forse un giovane principe della famiglia imperiale conservata al museo Archeologico nazionale della Valle Camonica (foto drm-lombardia)
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Dettaglio della lorica della Minerva di Breno conservata al museo Archeologico nazionale della Valle Camonica (foto drm-lombardia)

“La missione del Museo”, evidenzia Serena Solano, funzionario archeologo della soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le Province di Bergamo e Brescia, direttore dei Parchi della Valle Camonica romana e curatore scientifico del progetto del nuovo museo, “è quella di raccontare l’incontro fra Camuni e Romani, illustrando i cambiamenti e le novità insieme agli aspetti di sovrapposizione e continuità. La Valle Camonica infatti esemplifica in maniera straordinaria la romanizzazione di un territorio alpino, attraverso siti ed evidenze archeologiche, anche di carattere monumentale, che consentono di declinare il processo nei suoi molteplici aspetti, dalla trasformazione del territorio, allo sfruttamento delle risorse, ai culti, agli insediamenti, agli aspetti della vita quotidiana, agli spazi pubblici, alla sfera funeraria. Il nuovo museo, con rimandi anche ai luoghi vicini, contestualizza i ritrovamenti della Valle Camonica nel quadro più ampio dell’arco alpino, ponendosi così come un museo della romanizzazione delle Alpi”.

Placchetta in bronzo raffigurante una figura schematica su barca solare trainata da uccelli acquatici proveniente dal santuario protostorico di Breno-Spinera (V sec. a.C.): raffigura forse la divinità preromana venerata nel luogo (foto drm-lombardia)

Nelle otto sezioni del nuovo Museo, realizzato su progetto architettonico e di allestimento dello Studio di Architettura Volta di Brescia, sono proposti i materiali di età romana trovati a Cividate Camuno e nel territorio: una ricca collezione epigrafica, importanti elementi architettonici e scultorei e ricchi corredi funerari dalle necropoli, con pendenti e amuleti anche in oro e argento, non solo preziosi ma anche carichi di valenze simboliche. Dalla modestia quotidiana all’enfasi monumentale il museo raccoglie oggetti d’eccezione: la porta carbonizzata in legno risalente al II-I secolo a.C., ritrovata a Pescarzo di Capo di Ponte, una delle meglio conservate per il periodo di tutto l’arco alpino, la statua della dea Minerva dal santuario di Breno, in marmo greco, e un pregevole ritratto maschile in nudità eroica dall’area del foro di Cividate Camuno in marmo locale di Vezza d’Oglio.

Affresco con erma di satiro dalla domus di via Palazzo, conservato nel museo Archeologico nazionale della Valle Camonica (foto drm-lombardia)
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Veduta col drone del nuovo museo Archeologico nazionale della Valle Camonica (foto drm-lombardia)

A rimarcare il legame tra museo e storia del luogo una piccola area archeologica, di recente valorizzata cortile interno dell’edificio, offre uno sguardo sulla città antica. Il Museo è perciò cuore, punto di partenza e di arrivo del percorso della Valle Camonica romana che a Cividate Camuno, antica Civitas Camunnorum, ha come altre tappe l’area del foro e il Parco Archeologico del teatro e dell’anfiteatro e non lontano, attraverso un piacevole percorso ciclo-pedonale lungo fiume, il parco archeologico del Santuario di Minerva in località Spinera di Breno. La visita al Museo e alle aree e ai Parchi della Valle Camonica romana, nel cuore della Valle dei Segni, caratterizzata dalla millenaria tradizione dell’incidere sulle rocce, è un viaggio alla scoperta di uno degli itinerari archeologici più affascinanti di tutto l’arco alpino.