Verona. Pasqua e Pasquetta al museo. Riapre l’Arena al pubblico. Aperture straordinarie per il lungo fine settimana
È tutto pronto ai Musei civici veronesi per accogliere in numerosi turisti e visitatori attesi in città nel prossimo lungo fine settimana pasquale. Ad attenderli una importante riapertura, dopo i molti cantieri per l’adeguamento alle cerimonie delle Olimpiadi invernali Milano-Cortina 2026 (vedi Verona. Oggi ultimo giorno di visita dell’anfiteatro Arena. Poi chiude per un mese per i lavori di restauro in vista delle olimpiadi Milano-Cortina 2026 | archeologiavocidalpassato). Dal 19 aprile 2025, infatti, l’Anfiteatro Arena torna visitabile, con ingressi dalle 9 alle 19, da martedì a domenica, eccetto nelle giornate di spettacolo. Tutti i musei e monumenti civici saranno aperti per le festività pasquali, con l’apertura straordinaria di tutte le sedi lunedì 21 aprile 2025. Tutti gli spazi espositivi saranno aperti regolarmente anche venerdì 25 aprile e giovedì 1° maggio 2025, con i consueti orari.
Verona. Al museo di Storia Naturale presentazione del libro “Achille Forti. Botanica, fotografia e arte” di Claudia Addabbo, primo degli incontri “La Biblioteca di Nemo. Dialoghi di storia e di scienza al Museo di Storia Naturale di Verona” a cura di Massimo Saracino e Andrea Tenca

Con la presentazione del libro “Achille Forti. Botanica fotografia e arte” di Claudia Addabbo prendono il via giovedì 27 marzo 2025, alle 17, nella sala conferenze “Sandro Ruffo” del museo di Storia naturale a Palazzo Pompei in lungadige Porta Vittoria 9 a Verona, gli incontri “La Biblioteca di Nemo. Dialoghi di storia e di scienza al Museo di Storia Naturale di Verona” realizzati dal museo di Storia naturale di Verona e dal Servizio Biblioteche specialistiche e Archivi storici dei Musei, in collaborazione con il dipartimento Culture e Civiltà dell’università di Verona e con il patrocinio della Società italiana di Storia della Scienza. Un’occasione per presentare al pubblico testi di recente e recentissima pubblicazione scritti e curati da specialiste e specialisti i cui interessi di ricerca intrecciano i terreni di indagine del museo di Storia naturale, con un occhio di particolare riguardo per il taglio comunicativo, interdisciplinare e storicizzato del sapere scientifico. In programma, nel 2025, sette appuntamenti a cura di Massimo Saracino e Andrea Tenca. In un’ottica di disseminazione del sapere e di interdisciplinarietà all’interno di Musei, Archivi e Biblioteche come hubs culturali e punti di incontro per la cittadinanza, e nell’ambito delle attività in corso e relative allo sviluppo del progetto per la nuova sede di Biblioteche e Archivi presso la Palazzina di Comando dell’ex Arsenale, “La Biblioteca di Nemo” mette in contatto istituzioni museali e universitarie, autrici e autori di volumi relativi alle scienze naturali e alla loro storia, studiose e studiosi, non solo con lo scopo di far conoscere le opere presentate, ma anche di vivere il Museo come esperienza partecipativa a 360 gradi. Gli incontri si svolgono il giovedì pomeriggio, tra le 17 e le 18.30: in programma, nel 2025, sette appuntamenti. Ogni intervento, della durata di un’ora e mezza, sarà strutturato in maniera seminariale e discorsiva, con una breve presentazione dell’opera, un dialogo con uno o più discussants e uno spazio finale dedicato alle domande del pubblico.

Si comincia dunque 27 marzo 2025, alle 17, con la presentazione del libro “Achille Forti. Botanica, fotografia e arte” di Claudia Addabbo (ETS, 2024). Saluti istituzionali e presentazione della rassegna: Marta Ugolini, assessore a Cultura, Turismo, Rapporti con l’Unesco; Francesca Rossi, direttrice dei Musei Civici; Emanuela Gamberoni, dipartimento Culture e Civiltà università di Verona; Elena Canadelli, presidente Società Italiana di Storia della Scienza; Leonardo Latella, responsabile delle Collezioni naturalistiche del museo di Storia naturale di Verona; Fausta Piccoli, responsabile del Servizio Biblioteche e Archivi Storici e Fotografici dei Musei. Discutono con l’autrice Andrea Campalto (Musei Civici di Verona) e Gian Paolo Romagnani (Università di Verona).

Copertina del libro “Achille Forti. Botanica, fotografia e arte” di Claudia Addabbo (ETS)
Achille Forti. Botanica, fotografia e arte. Il libro racconta la figura e l’opera del botanico veronese Achille Forti attraverso un’ampia galleria di immagini, testi e oggetti d’arte e di scienza. Vissuto a Verona tra il 1878 e il 1937, si laureò nel 1900 in Scienze naturali all’università di Padova, studiando con alcuni grandi naturalisti del tempo, tra i quali Pier Andrea Saccardo, Caro Massalongo e Giovanni Battista De Toni. Dedicò la sua vita allo studio delle alghe, ma fu anche un mecenate appassionato di arte, storia e fotografia, al centro di una fitta rete di collaborazioni e scambi con studiose e studiosi del suo tempo. Legato a Verona e a Padova, Forti designò come erede universale la prima, lasciando all’università di Padova le sue collezioni botaniche e i suoi volumi e opuscoli relativi all’algologia e alle scienze naturali. Attraverso lo sguardo e l’attività di Achille Forti si delineano immagini e percorsi inediti della scienza e della cultura italiana, di scienza tra Otto e Novecento.
CALENDARIO DEGLI INCONTRI
17 aprile 2025, alle 17, “Ripensare l’Antropocene. Oltre natura e cultura” di Paola Govoni, Maria Giovanna Belcastro, Alessandra Bonoli, Giovanna Guerzoni (Carocci, 2024). Discutono con le autrici Luca Ciancio (università di Verona) e Massimiliano Badino (università di Verona). 15 maggio 2025, alle 17, “Roma preistorica” di Alessandro Guidi (Carocci, 2024). Discutono con l’autore Massimo Saracino (Musei Civici di Verona) e Alfredo Buonopane (università di Verona). 25 settembre 2025, alle 17, “Storia naturale del viaggio di Marco Polo in Oriente” di Francesco Mezzalira (Tg Book, 2024). Discutono con l’autore Leonardo Latella (Musei Civici di Verona) e Luca Ciancio (università di Verona). 23 ottobre 2025, alle 17, “Da cimeli a beni culturali. Fonti per una storia del patrimonio scientifico italiano” a cura di Elena Canadelli e Paola Bernadette Di Lieto (Editrice Bibliografica, 2024). Discutono con le autrici Nicoletta Martinelli (Musei Civici di Verona) e Fedra Alessandra Pizzato (università di Verona). 20 novembre 2025, alle 17, “Il tempo profondo dell’umanità. Prospettive transdisciplinari per lo studio della preistoria” a cura di Luca Ciancio, Massimo Cultraro e Fedra Alessandra Pizzato (Carocci, 2025). Dialogo tra curatori e autori del volume. 18 dicembre 2025, alle 17, “Il darwinista infedele. Lombroso e l’evoluzione” di Paolo Mazzarello (Hoepli, 2024). Discutono con l’autore Monica Ghidoni (Comune di Verona) e Pietro Schirò (università di Verona).
Verona. Al museo di Storia naturale presentazione del libro “Food and wine in ancient Verona / Cibo e vino nella Verona antica – Vol. II – Mangiare e bere nella Preistoria e Protostoria” secondo volume del progetto dell’università di Verona “In Veronensium mensa. Food and Wine in ancient Verona”

Giovedì 27 febbraio 2025, alle 16.30, nella sala conferenze “Sandro Ruffo” del museo civico di Storia naturale di Verona è in programma la presentazione del libro “Food and wine in ancient Verona / Cibo e vino nella Verona antica – Vol. II – Mangiare e bere nella Preistoria e Protostoria” a cura di Mara Migliavacca, Nicoletta Martinelli, Paola Salzani, Massimo Saracino (Edizioni Quasar, Roma), secondo volume del progetto dell’università di Verona “In Veronensium mensa. Food and Wine in ancient Verona”, finanziato da Fondazione Cariverona. Ingresso libero fino a esaurimento dei posti disponibili. Il programma prevede i saluti di benvenuto di Marta Ugolini, assessore alla Cultura e Turismo del Comune di Verona; Paolo De Paolis, direttore dipartimento Culture e Civiltà dell’università di Verona; Andrea Rosignoli, soprintendente ABAP per le province di Verona Rovigo e Vicenza; e Francesca Rossi, direttrice dei musei civici di Verona. Sono previsti inoltre gli interventi di Flavia Guzzo, docente di Botanica dell’università di Verona, e Maurizio Cattani, docente di Preistoria e Protostoria dell’università di Bologna, che sono impegnati da anni nello studio delle tematiche delle fonti e delle diete alimentari del presente e del passato, il cui diverso approccio scientifico permetterà di avere una miglior comprensione delle tradizioni culinarie che ancora oggi caratterizzano Verona e non solo.

“In Veronensium mensa. Food and Wine in ancient Verona”, progetto di ricerca dell’università di Verona
La presentazione segue a breve distanza quella del primo volume, svoltasi nel dicembre 2024 nella sede dell’Accademia di Agricoltura Scienze e Lettere. Questa seconda pubblicazione contiene una serie di contributi che, rispetto al primo volume, si concentra sulla preistoria e protostoria veronese, aggiungendo un importante tassello al progetto complessivo. In questa occasione alcuni risultati del progetto Food and wine in ancient Verona sono stati integrati con una ricca serie di importanti dati scaturiti da altre indagini in corso da parte di enti di ricerca da anni impegnati sul territorio, il cui tratto comune risiede nell’inter- e multidisciplinarietà e nell’impiego di metodologie scientifiche complesse e diversificate. Il dipartimento di Culture e Civiltà dell’università di Verona, coordinatore del progetto, il museo civico di Storia naturale di Verona e la soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio, in tale progetto si sono fatti promotori della convergenza di enti e competenze per una ricerca in grado di ricostruire, da più punti di vista, le modalità dell’alimentazione in un arco temporale molto vasto, che si allargherà più avanti con gli ulteriori sviluppi previsti dal progetto.
Verona. Alla Gran Guardia la conferenza, in presenza e on line, “100 anni del Museo Archeologico al Teatro Romano 1924-2024”: dal processo di formazione delle collezioni all’istituzione del museo Archeologico nel 1924 fino al nuovo allestimento inaugurato nel 2016
Cadeva l’anno 1924 quando a Verona il museo Archeologico al Teatro Romano apriva ufficialmente le porte al pubblico. Nell’anno del centenario, martedì 10 dicembre 2024, alle 17, nella sala Convegni della Gran Guardia, si terrà la quinta conferenza dei Musei Civici 2024 – 2025 con il titolo “100 anni del Museo Archeologico al Teatro Romano 1924-2024”: l’accesso è libero e consentito fino ad esaurimento dei posti disponibili. È possibile seguire l’incontro anche in diretta streaming sul canale YouTube https://www.youtube.com/@imuv-imuseidiverona. Durante l’incontro, in apertura, i saluti di benvenuto dell’assessore alla Cultura Marta Ugolini. Seguiranno gli interventi di Francesca Rossi, direttrice dei Musei Civici di Verona; Andrea Rosignoli, soprintendente Archeologia Belle arti e Paesaggio per le province di Verona Rovigo e Vicenza; Margherita Bolla, già curatrice del museo Archeologico al Teatro Romano e del museo Maffeiano; Andrea Augenti, professore ordinario università di Bologna, coordinatore del Corso di Dottorato in Scienze storiche e archeologiche. Memoria, civiltà e patrimonio.

L’ex convento di San Girolamo dei Gesuati, sopra il teatro romano di Verona, sede del museo civico Archeologico al Teatro romano (foto imuv)
Il museo Archeologico al Teatro Romano è stato inaugurato il 10 marzo 1924. Questa data segna il momento in cui viene ufficializzato il distacco delle collezioni archeologiche dall’originario Museo Civico che le conteneva ed esponeva a Palazzo Pompei, già dal 1854. Alla fine dell’Ottocento in questa sede si erano accumulati i dipinti e le sculture, le raccolte naturalistiche, i reperti archeologici e una grande quantità di oggetti recuperati tra il 1890-1892 nel corso dei cosiddetti scavi d’Adige. La sede naturale, che venne individuata per ospitare le collezioni archeologiche, fu il convento del XV secolo di San Gerolamo dei Gesuati, che insisteva sul teatro sorto alla fine del I secolo a.C. sul fianco del colle di San Pietro. L’esistenza del teatro era nota, così come la sua ricostruzione, attraverso i disegni degli artisti del Rinascimento. L’edificio però ritornò ad essere visibile solo nel 1815 quando per caso emersero alcuni gradini della cavea; il resto era in parte interrato, in parte coperto dalle costruzioni civili ed ecclesiastiche sorte nei secoli. Furono l’impegno e la determinazione di Andrea Monga, esponente della borghesia veronese e uomo alla ricerca di un sogno, che permisero di riportare alla luce buona parte dell’edificio nell’arco di circa dieci anni a partire dal 1834.

L’area del teatro romano di Verona prima dei lavori del Monga (foto imuv)
Agli inizi del Novecento era matura a Verona la coscienza collettiva di appropriazione pubblica di un luogo così rilevante della città antica. Lo scavo archeologico si protrasse con interventi non continuativi fino al 1939, ma già nel 1923 l’allora direttore del Museo Civico, Antonio Avena, provvide a trasferire all’interno del convento dei Gesuati i materiali archeologici, compresi quelli di età preistorica e protostorica. Il criterio di allestimento, in coerenza con la sua personale inclinazione alla scenografia, mirava a realizzare un museo-giardino di aspetto romantico. Tale scopo fu perseguito con il reimpiego di materiali da altri siti e con la distribuzione fra piante e vigneti di colonne ricostruite, capitelli, sculture e blocchi funerari.

Il teatro romano di Verona affacciato sull’Adige ospita gli spettacoli dell’Estate Teatrale Veronese (foto comune verona)
Ad Avena per primo è da attribuire l’idea di utilizzare il teatro per gli spettacoli moderni e nel 1948, in effetti, iniziò l’Estate Teatrale Veronese che costituisce un appuntamento fisso per veronesi e turisti. Nel lungo periodo fra la sua riapertura dopo la guerra e il riallestimento inaugurato nel 2016, nel teatro e nel museo sono stati necessari numerosi interventi di tipo conservativo, dovuti anche alla specificità della loro collocazione. I lavori recenti hanno voluto ampliare lo spazio espositivo e rinnovare integralmente l’allestimento.

Il chiostro del museo Archeologico al Teatro Romano di Verona (foto MATR)
In occasione della ricorrenza del centenario, verrà ripercorso il processo di formazione delle collezioni e dell’istituzione del museo Archeologico nel 1924. Si proporrà un confronto tra l’allestimento di Antonio Avena e il nuovo allestimento inaugurato nel 2016. Saranno inoltre illustrate le attività di ricerca che hanno avuto come esito la catalogazione e la pubblicazione delle raccolte, oltre alla divulgazione della loro conoscenza attraverso mostre tematiche tenute nel museo stesso. Saranno considerati anche gli interventi di tutela e conservazione del Teatro nel contesto del colle di San Pietro, le relazioni del museo con la rete museale cittadina e, infine, le prospettive di sviluppo del progetto culturale del museo per soddisfare le esigenze in costante divenire dei diversi pubblici e più in generale della società contemporanea.
Verona. Al museo degli Affreschi “Risultati e prospettive dell’indagine archeologica di San Martino in Aquaro a Castelvecchio”, quarto appuntamento con le “conferenze dei Musei Civici 2024-2025”: presentazione del progetto di scavo in corso nel cortile del Museo e illustrazione dei risultati e dei lavori ancora da svolgere

L’area archeologica di San Martino in Aquaro nel grande cortile di Castelvecchio a Verona, a ridosso delle mura (foto i-muv)
Martedì 26 novembre 2024, alle 17, nella sala Galtarossa del museo degli Affreschi “G.B. Cavalcaselle” di Verona, è in programma il quarto appuntamento con le “conferenze dei Musei Civici 2024-2025” dal titolo “Risultati e prospettive dell’indagine archeologica di San Martino in Aquaro a Castelvecchio”, durante il quale sarà presentato il progetto di scavo in corso nel cortile del Museo e verranno illustrati risultati e i lavori ancora da svolgere. L’accesso – libero – è consentito fino ad esaurimento dei posti disponibili. Dopo i saluti di benvenuto di Marta Ugolini, assessore alla Cultura Turismo Rapporti con l’Unesco Comune di Verona; Francesca Rossi, direttrice dei Musei Civici di Verona; Andrea Rosignoli, soprintendente Archeologia Belle arti e Paesaggio per le province di Verona Rovigo e Vicenza; Davide Del Curto, prorettore Politecnico di Milano – Polo di Mantova; Paolo De Paolis, direttore dipartimento Culture e Civiltà dell’università di Verona; intervengono Filippo Bricolo, Politecnico di Milano – Polo di Mantova; Brunella Bruno, soprintendenza Archeologia Belle arti Paesaggio per le province di Verona Rovigo e Vicenza; Luca Fabbri, Musei Civici Verona; Elisa Lerco, università di Verona; Fabio Saggioro, università di Verona.

L’area della chiesa di San Martino in Aquaro nel cortile del museo di Castelvecchio a Verona nel 2023, prima dell’inizio del progetto di scavo (foto musei civici verona)

Grafica 3D dell’area archeologica di San Martino in Aquaro nel cortile del museo di Castelvecchio a Verona (foto i-muv)
Risultati e prospettive dell’indagine archeologica di San Martino in Aquaro a Castelvecchio. Sono iniziati nell’autunno 2023, nel cortile del Museo di Castelvecchio, gli scavi per portare nuovamente alla luce il sito e i resti archeologici della chiesa di San Martino in Aquaro (vedi Verona. Nel cortile del museo di Castelvecchio al via nuovo progetto di scavo per portare alla luce la chiesa di San Martino in Aquaro, individuata 60 anni fa dai lavori dell’architetto Carlo Scarpa. Durerà tre anni e sarà un cantiere aperto al pubblico | archeologiavocidalpassato). Il progetto, della durata di tre anni, vede la collaborazione del dipartimento Culture e Civiltà dell’università di Verona, della soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per le province di Verona Rovigo e Vicenza, e del Polo territoriale di Mantova del Politecnico di Milano. Il progetto intende approfondire lo studio e la valorizzazione del sito e i resti archeologici della chiesa di San Martino in Aquaro. L’edificio religioso, attestato già tra VIII e IX secolo, proseguì la sua funzione anche dopo essere stato inglobato all’interno del recinto difensivo scaligero, trasformandosi in cappella castrense, fino alla completa distruzione avvenuta nel corso dell’ammodernamento del complesso dei primi anni dell’Ottocento.

Gli scavi della chiesa di San Martino in Aquaro a Castelvecchio di Verona negli anni Sessanta del Novecento (foto archivio castelvecchio vr)

Planimetria di Castelvecchio a Verona con tratteggiata la chiesa di San Martino in Aquaro nel cortile del museo (foto archivio carlo scarpa – castelvecchio)
Il secondo obiettivo della ricerca è quello di approfondire la conoscenza del contesto urbano nel quale l’edificio insisteva, mettendo in relazione le nuove acquisizioni di scavo con i ritrovamenti di età romana, alto medievale e scaligera venuti alla luce nella zona, per chiarire la storia e l’evoluzione di uno snodo di fondamentale importanza del tessuto urbano cittadino. Il sito venne superficialmente indagato negli anni Sessanta del Novecento, quando una campagna di scavo rintracciò parte del perimetro dell’edificio, nel quale erano reimpiegati numerosi elementi di età romana ancora conservati in situ. Nonostante Carlo Scarpa avesse cominciato a ragionare sulla valorizzazione dei resti archeologici, questi vennero per la maggior parte interrati, e l’area rimase di fatto uno spazio non del tutto risolto all’interno del limpido disegno del cortile elaborato dall’architetto veneziano.

Visite guidate al cantiere di scavo di San Martino in Aquaro nel cortile del museo di Castelvecchio a Verona (foto i-muv)
Il progetto è l’occasione per offrire l’esperienza del cantiere aperto a tutti i visitatori del museo, che hanno la possibilità, durante le operazioni, di assistere in prima persona ai lavori di indagine e di interagire grazie a un allestimento appositamente realizzato per la valorizzazione degli scavi archeologici.

Le pannellature lignee ai bordi dell’area archeologica di San Martino in Aquaro nel cortile del museo di Castelvecchio a Verona con l’anno di scavo e le relative spiegazioni (foto i-muv)

Bozzetto del progetto di allestimento per la valorizzazione dell’area archeologica di San Martino in Aquaro nel cortile di Castelvecchio a Verona (foto i-muv)
Un allestimento per la valorizzazione degli scavi archeologici. Il museo di Castelvecchio nell’allestimento di Carlo Scarpa è una delle pietre miliari della museografia mondiale. Fulcro del museo è l’allestimento di ogni opera concepito come dispositivo critico in grado di suscitare la consapevolezza del visitatore attraverso un porgere interrogativo che richiede una partecipazione attiva. Il progetto di valorizzazione degli scavi archeologici in fase di realizzazione presso il sito della chiesa di San Martino in Aquaro si propone di portare avanti ed allo stesso tempo di reinterpretare questo processo. Delle pannellature lignee, realizzate in assi di cantiere, si pongono a cavallo del parapetto posto da Carlo Scarpa a protezione degli scavi realizzati con Licisco Magagnato in fase di ultimazione del cortile. Sulle pannellature sono accolti elementi realizzati in legno bruciato che appaiono ad una prima visione come figure interrogative che invitato il visitatore all’avvicinamento. Ad aumentare l’interesse sono delle date realizzate in numeri romani poste nella parte sommitale delle pannellature e delle targhe lignee appese a spaghi in corda contenenti le didascalie esplicative. Chiamati da questi dispositivi, i visitatori, si avvicinano e compiono l’atto di prendere in mano le didascalie appese accendendo, in questo modo, alla fase di comprensione. L’azione indotta dall’allestimento vuole rompere la distanza a volte presente in queste tipologie di esposizioni ed innescare una maggiore partecipazione da parte del visitatore.

La pannellatura lignea ai bordi dell’area archeologica di San Martino in Aquaro nel cortile del museo di Castelvecchio a Verona con l’anno 1964, anno dei primi scavi, con le relative spiegazioni (foto i-muv)
Le pannellature sono divise in due gruppi distinti disposti sui due lati del parapetto scarpiano: sul primo lato (entrando nel cortile) si trova una presentazione delle principali fasi di formazione del complesso di Castelvecchio utili per inquadrare il ruolo della chiesa di San Martino in Aquaro nello sviluppo storico che ha condotto allo stato attuale; sul secondo lato, tre pannellature, sono dedicate alla valorizzazione degli esisti dello scavo archeologico. Le pannellature sono divise per gli anni di attività previsti per lo scavo e raccoglieranno progressivamente una descrizione ed interpretazione dei risultati emergenti. Gli espositori sono pensati come sistemi aperti che muteranno con l’evolversi delle indagini. Viste nell’ambiente del cortile, le pannellature lignee, richiamano allusivamente alla bacheca dell’archeologo e, allo stesso tempo, si evidenziano come un ipertesto provvisorio totalmente rimovibile dialogando a distanza con altri interventi temporanei che hanno riguardato il cortile di Castelvecchio.

Veduta zenitale dell’area di scavo di San Martino in Aquaro nel cortile del museo di Castelvecchio a Verona (foto saggioro)
Le campagne di scavi: 2023. Gli scavi hanno consentito di rimettere in luce la porzione della chiesa nota dagli anni 60 del Novecento e indagata in parte da Licisco Magagnato e Carlo Scarpa. Lo studio ha permesso di ricostruire la sequenza degli interventi riferibili alla struttura romanica e alle fasi successive, anche dopo la costruzione del Castello, con l’individuazione di molte sepolture già spogliate nei secoli passati. Quanto messo in luce interessa la navata meridionale della chiesa di cui si sono rinvenute anche tracce di pavimentazioni. Grazie ad approfondimenti stratigrafici si sono individuate anche le tracce di una frequentazione di età romana o tardo antica a circa 2 metri di profondità dal livello di calpestio attuale. Queste tracce potrebbero quindi testimoniare un’occupazione dell’area già in età romana.

Grafica 3d con alcune sepolture emerse nello scavo dell’area archeologica di San Martino in Aquaro nel cortile del museo di Castelvecchio a Verona (foto i-muv)
Le campagne di scavi: 2024. Sono stati esplorati, con sondaggi mirati, alcuni punti del cortile di Castelvecchio: alcuni vicini e posti ad oriente della chiesa, altri più spostati verso la zona del prato per verificare i perimetrali più settentrionali. Sono inoltre state condotte indagini con il Georadar per acquisire le informazioni su una più ampia area. Nel corso delle indagini, i dati più interessanti sono emersi nell’area compresa tra la chiesa e la porta d’ingresso del castello. In questa zona, pur rimaneggiata da molti interventi di età moderna, si sono rinvenute strutture e fasi legate all’alto medioevo e all’età romana, confermando quanto si era già osservato nel 2023. Non risulta ancora chiaro se quanto individuato possa riferirsi a strutture produttive o residenziali, ma il dato offre sicuramente un elemento molto utile per raccontare quasi duemila anni della storia di questo luogo.

L’area archeologica di San Martino in Aquaro nel cortile del museo di Castelvecchio a Verona (foto i-muv)
Le campagne di scavi: 2025. Nella primavera 2025 l’obiettivo sarà quello di aprire l’area della navata centrale della chiesa, probabilmente coincidente con la prima chiesa altomedievale, e di riuscire a chiarire cosa vi fosse nel luogo dove sorse l’unica chiesa di Verona dedicata a San Martino, santo caro ai Franchi, a Carlo Magno e a suo figlio Pipino che fu spesso presente a Verona.
Verona. L’Arena chiude quasi due mesi completamente, poi tre settimane parzialmente, per consentire i lavori di restauro e valorizzazione in vista delle olimpiadi Milano-Cortina 2026

L’anfiteatro Arena di Verona ospiterà ospitando la cerimonia di chiusura dei Giochi Olimpici invernali e quella di apertura dei Giochi Paralimpici 2026 (foto comune di verona)
L’anfiteatro Arena di Verona chiude qualche settimana per i lavori di restauro in vista delle olimpiadi Milano-Cortina 2026. L’Arena ricoprirà infatti un ruolo centrale nei Giochi del 2026, ospitando la cerimonia di chiusura dei Giochi Olimpici invernali e quella di apertura dei Giochi Paralimpici. Per questo, diviene fondamentale proseguire i lavori di restauro e adeguamento senza interferenze, garantendo la sicurezza di lavoratori e visitatori nel rispetto delle tempistiche previste. E i lavori si possono svolgere solo dal 1° novembre al 31 marzo di ogni anno. Ecco dunque i nuovi orari di apertura dell’anfiteatro fino alla fine del 2024. Chiusura completa dell’anfiteatro al pubblico dal 15 ottobre al 6 dicembre 2024. Aperture ridotte dal 7 al 31 dicembre 2024, l’Arena sarà aperta al pubblico con orario ridotto, dalle 9 alle 15. Nei periodi di chiusura totale del monumento, sono potenziate le iniziative per consentire ugualmente ai turisti di conoscere e approfondire la storia e la realtà dell’anfiteatro, la cui imponenza e bellezza saranno comunque sempre ammirabili dall’esterno. Per il 2025, il programma delle chiusure e delle aperture con orario ridotto sarà definito in seguito ad ulteriori valutazioni.
Verona. Il museo di Storia naturale presenta “NatureCulture. Storie di scienza, musei e ambienti”, nuova collana di pubblicazioni monografiche incentrata sull’evoluzione storica del pensiero scientifico. I volumi disponibili in open access
A Verona nasce una nuova pubblicazione scientifica: “NatureCulture. Storie di scienza, musei e ambienti”, incentrata sull’evoluzione storica del pensiero scientifico. La nuova collana di pubblicazioni monografiche del museo di Storia naturale di Verona sarà presentata venerdì 4 ottobre 2024 nella sala “Sandro Ruffo” del museo, dalle 16 alle 18. Alle 16, i saluti di benvenuto; alle 16.15, Andrea Tenca (Musei Civici di Verona) presenta la collana; 16.30, lectio di Gianluca Solla (università di Verona); 17.15, interventi di Cora Ariane Dröscher (università di Firenze) e Mauro Mandrioli (università di Modena e Reggio Emilia). Seguirà una tavola rotonda con Luca Cianco (università di Verona) e Leonardo Latella (Musei Civici di Verona). La pubblicazione esplora diversi ambiti, tra cui la storia delle scienze naturali, delle discipline umanistiche ambientali, dei musei di storia naturale e delle varie pratiche scientifiche condotte, promuovendo un approccio interdisciplinare per analizzare in modo completo e articolato l’intersezione dinamica tra Natura e Cultura. Tutti i saggi in NatureCulture sono sottoposti a un rigoroso processo di peer review, nel rispetto delle best pratices COPE (Comitato per l’etica della pubblicazione), garantendo così il rigore accademico e l’integrità del contenuto. Inoltre la collana segue un modello open access, fornendo accesso illimitato ai suoi contributi accademici. Questo approccio è in linea con l’impegno a favorire un’ampia diffusione della conoscenza, incoraggiando l’accessibilità e il coinvolgimento di un pubblico diversificato interessato alle sfumature storiche dell’indagine scientifica. I volumi della collana sono disponibili in open access – in formato pdf – su sito del Museo. Fanno parte del Comitato Scientifico: Marco Bresadola, università di Ferrara; Elena Canadelli, università di Padova; Simona Casonato, museo della Scienza e della Tecnica “Leonardo da Vinci” di Milano; Maria Conforti, università di Roma La Sapienza; Pietro Corsi, Oxford Centre for the History of Science, Medicine, and Technology; Cora Ariane Dröscher, università di Firenze; Floriana Giallombardo, Archivio di Stato di Palermo; Mauro Mandrioli, università di Modena e Reggio Emilia; Francesco Mezzalira, ricercatore indipendente; Daniela Monaldi, università di York – Canada; Alessandra Passariello, Stazione Zoologica di Napoli; Riccardo Rao, università di Bergamo; Giovanna Residori, museo Miniscalchi-Erizzo di Verona; Niccolò Scaffai, università di Siena; Gianluca Solla, università di Verona; Luigi Turri, università di Verona; Ezio Vaccari, università dell’Insubria; Gian Maria Varanini, università di Verona.
Verona. Al museo Archeologico nazionale al via la mostra “GIOCARE una migliaia di anni fa”, dedicata al mondo del gioco tra età del Bronzo ed età Romana in concomitanza col Tocatì, festival internazionale dei Giochi in Strada. Laboratori didattici a cura di Archeonaute

Al via venerdì 13 settembre 2024, al museo Archeologico nazionale di Verona “GIOCARE una migliaia di anni fa”, mostra archeologica dedicata al mondo del gioco: un’opportunità unica per il pubblico per esplorare la dimensione del gioco nell’antichità attraverso i rinvenimenti archeologici di Verona e del suo territorio. La mostra, aperta all’Archeologico dal 12 settembre al 14 ottobre, è stata progettata e realizzata nell’ambito di “Arte in gioco”, format espositivo ideato dall’assessorato alla Cultura Turismo e Rapporti con l’Unesco del Comune di Verona e dai Musei Civici, in occasione della XXII edizione di Tocatì, festival internazionale dei Giochi in Strada. L’esposizione presenta una selezione di giochi e oggetti, organizzata in quattro sezioni tematiche, appartenuti a bambini e adulti vissuti migliaia di anni fa, tra l’età del Bronzo e l’età Romana. Saranno inoltre esposti, in anteprima, reperti di età Romana che confluiranno nel prossimo allestimento dedicato a questo periodo al MANVerona. La mostra sarà visitabile nei consueti orari di apertura al pubblico (venerdì – lunedì, dalle 10 alle 18). Nei giorni del Tocatì (13-15 settembre 2024) la visita alla mostra sarà gratuita, successivamente sarà compresa nel regolare biglietto d’ingresso. Info: tel. 045.591211 o mail a drm-ven.museoverona@cultura.gov.it.

Annarosa Tricomi e Maria Rita Bertoncini dell’associazione Archeonaute onlus di Verona (foto archeonaute)
Laboratori di gioco: GIOCARE una manciata di migliaia di anni fa. Sabato 14 e domenica 15 settembre, 10 – 12 e 15 – 17. Durante il fine settimana dedicato alla XXII edizione di Tocatì, festival internazionale dei Giochi in Strada, insieme alla mostra “GIOCARE una manciata di migliaia di anni fa”, verranno allestite al MANVerona due postazioni di gioco, curate dall’associazione Archeonaute onlus di Verona, presso le quali sarà possibile cimentarsi in prima persona con alcuni giochi di migliaia di anni fa. DUODECIM SCRIPTA, una partita lunga 2000 anni! Questo gioco romano, detto anche delle dodici linee, corrisponde nelle sue regole essenziali al tric-trac (nei paesi anglo-sassoni backgammon) ed era molto praticato dagli antichi romani. Si attuava utilizzando dadi, pedine e un tavoliere, quasi sempre in marmo, dove erano riportate delle parole di 6 lettere ciascuna, ognuna delle quali rappresentava una casella. ASTRAGALI. L’osso del tarso posteriore (astragalo) di piccoli capi di bestiame (ad esempio di capra) era usato direttamente, o con riproduzioni in diversi materiali, per dare vita a diverse forme di gioco. Il laboratorio proposto è dedicato ai più piccoli (6-11 anni). Informazioni: tel. 045.591211 o mail a drm-ven.museoverona@cultura.gov.it. Attività didattica gratuita.
Verona. Al museo di Storia naturale il convegno “Pratiche fotografiche. Documentare, misurare e divulgare nelle scienze tra Otto e Novecento” che esplora l’intricato intreccio tra tecnologia e visione del mondo nel suo sviluppo storico all’interno del contesto della storia della scienza

Le pratiche fotografiche al centro di un convegno al museo di Storia naturale di Verona. Un’opportunità, in programma venerdì 14 giugno 2024, con inizio alle 10, per approfondire le tecniche del documentare, misurare e divulgare nelle scienze tra Otto e Novecento. La partecipazione è libera fino a esaurimento dei posti disponibili. Il convegno “Pratiche fotografiche. Documentare misurare e divulgare nelle scienze tra Otto e Novecento” è promosso dalle Biblioteche dei Musei Civici di Verona, in collaborazione con la Scuola di dottorato del dipartimento di Culture e Civiltà dell’università di Verona, ed è patrocinata dalla Società Italiana di Storia della Scienza. L’evoluzione della fotografia scientifica e la sua introduzione come strumento di riproduzione visiva dei dati scientifici ha trasformato radicalmente il modo di percepire e comprendere il mondo che ci circonda. Il convegno si propone di esplorare questo intricato intreccio tra tecnologia e visione del mondo attraverso lo studio del suo sviluppo storico all’interno del contesto della storia della scienza. Dai primi scatti di scintille elettriche alla documentazione antropologica nei territori coloniali, dalla documentazione zoologica alle ricostruzioni tramite foto editing, la fotografia ha infatti affrontato una gamma sterminata di soggetti e contesti scientifici, declinandosi tanto come pratica di laboratorio quanto come strumento di ricerca sul campo. Tuttavia non è, come spesso si ritiene, un mezzo neutro e neutrale per catturare la realtà; è piuttosto una pratica intrinsecamente soggettiva, influenzata dalle prospettive e dalle interpretazioni degli individui che la utilizzano. I casi di studio che vengono presentati mettono in luce, infatti, come la fotografia sia stata e resti ancora oggi una pratica diffusa in diverse aree di ricerca, in ciascuna delle quali assume specificità e rivela problematiche affascinati relative al nostro concetto di scienza e alla costruzione dei “fatti” scientifici.
Programma della giornata. Alle 10, avvio dei lavori e saluti istituzionali. Alle 10.30, Keynote: Florike Egmond (Leiden University, The Netherlands), “Visual traditions: depicting Bolca fish fossils in drawing and photography”, introduce Luca Ciancio (università di Verona). Alle 11.15, SESSIONE 1 – Fotografare la scienza in atto, modera Elena Canadelli, università di Padova. Interventi: Daniela Monaldi (York University, Canada), “Vedere l’invisibile. Scienziate e fotografia nella storia della fisica”; Alessandra Passariello (Stazione Zoologica Anton Dohrn di Napoli), “Fotografare processi: le tecniche autoradiografiche nei quaderni di laboratorio di Jean Brachet”. Alle 12.30, SESSIONE 2 – La fotografia naturalistica, modera Leonardo Latella (Musei Civici di Verona – Museo di Storia Naturale). Interventi: David Ceccarelli (università di Roma Tor Vergata), “L’alterazione visuale nella fotografia paleontologica: un contributo italiano”; Claudia Addabbo (Centro di Ateneo “Orto Botanico” università di Padova), “Istantanee di natura. Achille Forti e la fotografia botanica nel primo Novecento”. Alle 15, SESSIONE 3 – Fotografare la “devianza”, modera Gianluca Solla (università di Verona). Interventi: Monica Ghidoni (Comune di Verona), “Fotografia e psichiatria: pose e sguardi per una scienza in costruzione”; Michele Di Giorgio, ricercatore indipendente, “Teorie e pratiche di fotografia criminale, segnaletica e giudiziaria. Umberto Ellero e la Scuola di polizia scientifica”. Alle 16, SESSIONE 4 – Documenti visuali oltre la scienza, modera Luca Ciancio (università di Verona). Interventi: Agnese Ghezzi (Scuola IMT Alti Studi Lucca), “Un’iconografia umana. Fotografia e antropologia in Italia, tra scienze naturali e sociali (1861-1911)”; Fedra Alessandra Pizzato (università di Verona e IAUB Barcelona), “L’obiettivo dell’archeologia: immaginari visuali nei fondi Halbherr e Van Deman”; Elena Cadamuro (università di Genova), “Eva era africana? La scoperta di “Eva mitocondriale” nelle pratiche visuali dei rotocalchi italiani”





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