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Cultura in lutto. Si è spento a 69 anni Michele Lanzinger, geologo e antropologo, protagonista della cultura scientifica italiana e visionario ideatore e direttore del MUSE, e presidente di ICOM Italia. Unanime il cordoglio non solo da enti e istituzioni trentine, ma anche da musei, istituzioni e colleghi da tutta Italia

Michele Lanzinger, ideatore e direttore del MUSE dal 2013 al 2024 (foto muse)

Cultura in lutto. Sabato 30 maggio 2026 si è spento a 69 anni, per una malattia incurabile, a Trento, dove era nato l’11 febbraio 1957, Michele Lanzinger, protagonista della cultura scientifica italiana e visionario ideatore del MUSE. Geologo e antropologo, è stato fondatore e direttore dal 2013 al 2024 del MUSE di Trento dopo essere stato dal 1992 direttore del museo tridentino di Scienze naturali. Dal 4 dicembre 2022 è stato presidente di ICOM Italia. Lascia la moglie Giuliana, e i figli Sofia e Leonardo. Unanime il cordoglio non solo da enti e istituzioni trentine, ma anche da musei, istituzioni e colleghi da tutta Italia.

Michele Lanzinger, ideatore e direttore del MUSE dal 2013 al 2024 (foto muse)

MUSE – MUSEO DELLE SCIENZE. Il MUSE piange la scomparsa di Michele Lanzinger: protagonista della cultura scientifica italiana e visionario ideatore del MUSE. Il Presidente e tutto il Consiglio di Amministrazione, la Direzione e la grande comunità del MUSE – Museo delle Scienze di Trento si stringono alla moglie Giuliana, ai figli Sofia e Leonardo e a tutta la famiglia nel dolore per la scomparsa di Michele Lanzinger, storico direttore del Museo, nonché figura di assoluto rilievo nel panorama culturale e museale italiano e internazionale. Michele Lanzinger non è stato semplicemente un direttore: è stato il motore di una profonda metamorfosi culturale della nostra istituzione museale. Sotto la sua guida lungimirante e visionaria, il Museo Tridentino di Scienze Naturali si è trasformato nel MUSE, un’eccellenza capace di coniugare rigore scientifico, partecipazione, architettura d’avanguardia e un dialogo costante con il territorio, le istituzioni e la società. Grazie alla sua visione, il MUSE è diventato un punto di riferimento internazionale, un successo testimoniato anche dai suoi prestigiosi ruoli pubblici tra cui la presidenza di ICOM Italia, ANMS – Associazione nazionale Musei scientifici, e la partecipazione ai comitati direttivi di Ecsite, European network science centres & museum e International Council Museum – ICOM. La sua inesauribile curiosità intellettuale e la sua profonda cultura hanno ispirato generazioni di museologi, studiosi, ricercatori e divulgatori. Oggi tutto lo staff del museo piange un leader autorevole, sempre disponibile all’ascolto e al dialogo, una guida e un’instancabile fucina di idee, con una passione contagiosa per la conoscenza. Grazie Michele da tutte e tutti noi.

Michele Lanzinger con l’attuale direttore del MUSE Massimo Bernardi (foto muse)

Massimo Bernardi, direttore del MUSE. “Sulle competenze di Michele, la sua fine arte oratoria, la logica ferrea e la capacità di visione, le mie parole non potranno aggiungere molto a quanto già in queste ore è stato scritto nel ricordarlo. Dal web alla carta stampata, alle centinaia di messaggi giunti al museo, emerge coralmente l’immagine di un pensatore che ha segnato la storia culturale in Trentino, in Italia e oltre i confini nazionali. Un pensatore e, al contempo, un uomo del fare, e i musei sono proprio questo: luoghi in cui le idee si concretizzano in spazi, oggetti, allestimenti, attività. Michele era un maestro di quest’arte che chiamiamo mediazione museale, arte che ha studiato e sviluppato, dai viaggi nei musei di mezzo mondo alle notti trascorse a leggere e scrivere. “Ieri sera ho buttato giù due pensieri”, ci diceva al mattino in museo, e solitamente di trattava di articolate formulazioni di visioni lontane, spesso stupefacenti, che si facevano prossime, traducendo temi complessi in allestimenti, proposte educative, eventi.

“Michele ha sempre visto oltre, ha sempre guardato nel futuro e non di rado ci siamo sentiti piccoli di fronte a un cervello che, con tutta evidenza, lavorava più rapidamente e con maggiore ampiezza del nostro. Michele aveva una conoscenza profonda dei suoi temi cari, paleoantropologia e museologia in primis, ma ancora più spiccatamente, nelle riunioni e nei confronti cui ci invitava, emergeva quella sua mirabile capacità di connettere elementi apparentemente distanti. E quando quegli elementi erano dinamici, in movimento, in fuga verso il futuro, ecco che Michele diventava impareggiabile. Quella straordinaria capacità di cogliere i mutamenti, di individuare i processi in corso, di cogliere dinamiche evolutive anche distanti – come un marinaio sulla prua di una nave – era un tratto distintivo della sua poliedrica mente. Una testa in grado di dissezionare, organizzare e ricomporre il sapere in movimento, una “testa ben fatta”, come avrebbe detto un altro grande pensatore del quale abbiamo spesso parlato, Edgar Morin, scomparso solo poche ore prima di Michele.

“Ma da qui, dalla sua scrivania, dal “suo” museo che anche oggi riecheggia di voci gioiose, di sguardi meravigliati e di menti curiose, più di tutto risuonano – un concerto per viola, come quella che suonava e sovente rendeva parte di metafore e paragoni – le sue esortazioni a sperimentare, quel suo costante invito a provare, lavorando con le briglie della creatività sciolte, pronto a cogliere i segnali – spesso malfermi, in movimento – di quelle idee che avrebbero potuto diventare progetti innovativi per il nostro museo. Nei formali consessi internazionali, nelle riunioni del lunedì mattina, tanto quanto nelle nostre sale espositive o nelle passeggiate in montagna, Michele ci ha insegnato a dare del tu alla cultura, promuovendo quella confidenza verso la conoscenza che, prima di essere formulata in strumenti di divulgazione scientifica, doveva essere nostra vicina, confidente, amica. E quel dare del “tu”, quel modo competente ma leggero di fare, è diventato modus operandi e tono di voce di un’intera istituzione, radicata nella ricerca e orientata alle persone alle quali, anche domani, daremo, con un sorriso, del tu, come ci hai insegnato. Grazie, Michele”.

Michele Lanzinger, direttore del MUSE dal 2013 al 2024 (foto vadalà/muse)

COMUNE DI TRENTO. Addio a Michele Lanzinger, il cordoglio del sindaco e di tutta la città. È un lutto grande quello che oggi è calato sulla città di Trento. Se ne è andato Michele Lanzinger, geologo, antropologo, soprattutto direttore e fondatore del Muse, l’istituzione che più di ogni altra ha democratizzato la scienza senza mai banalizzarla, incantando bambini, adulti, anziani con le meraviglie della natura e degli astri. Dai laboratori alle nanne al museo alle grandi mostre, Lanzinger ha fatto sì che il Muse non fosse una vetrina di oggetti più o meno rari, ma una macchina culturale potente, in grado di sensibilizzare la cittadinanza su temi importanti come la sostenibilità e il cambiamento climatico. Così lo ricorda il sindaco Franco Ianeselli: “Michele è stato non solo un direttore di museo, ma un punto di riferimento per la città, uno scienziato gentile e preparatissimo, un divulgatore affascinante, uno studioso rigoroso. Da sindaco c’è una sua esortazione che porto con me: ogni progetto, ogni azione per la città, pensateli in nome di chi deve ancora nascere. Cercheremo di tenere a mente le tue parole, Michele. E grazie di tutto”.

Michele Lanzinger, direttore del MUSE dal 2013 al 2024 (foto prov-aut-tn)

PROVINCIA AUTONOMA DI TRENTO. Il presidente della Provincia autonoma di Trento, Maurizio Fugatti, l’assessore provinciale alla cultura, Francesca Gerosa, esprimono a nome dell’intera Giunta, della dirigenza, della Provincia e dei musei provinciali il più profondo cordoglio per la scomparsa di Michele Lanzinger, geologo, paleoantropologo e figura di assoluto rilievo nel panorama culturale e scientifico nazionale e internazionale. “Con Michele Lanzinger il Trentino perde non solo uno scienziato di straordinario valore, ma un visionario capace di trasformare radicalmente il modo di fare divulgazione nel nostro Paese – dichiara il presidente Fugatti – il suo nome resterà indissolubilmente legato alla storia del MUSE, che ha guidato con lungimiranza dal 1992 al 2024. È stato lui il motore che ha traghettato l’istituzione verso la nuova, iconica sede progettata da Renzo Piano nel 2013, posizionando il museo ai vertici d’Europa per innovazione e visitatori”. “Con la sua competenza e la sua totale dedizione al bene pubblico, Lanzinger ha segnato in modo indelebile il nostro territorio, rendendo le istituzioni culturali luoghi aperti e capaci di dialogare con la società contemporanea – aggiunge l’assessore Gerosa – la sua autorevolezza professionale, unita a una rara capacità di costruire relazioni e progettualità condivise, lo hanno reso un interlocutore prezioso. Per queste ragioni, di recente, avevamo voluto affidargli con entusiasmo la presidenza del Conservatorio ‘F.A. Bonporti’ di Trento e Riva del Garda, certi che la sua sensibilità potesse accompagnare questa eccellenza in una nuova fase di sviluppo”.

FONDAZIONE MUSEO CIVICO DI ROVERETO. Ci ha lasciato Michele Lanzinger. Una persona rara, in cui convivevano la visione e il pragmatismo: capace di immaginare il futuro e, allo stesso tempo, di costruirlo. Ha contribuito a rendere il MUSE il museo scientifico più innovativo d’Italia, guardando sempre oltre, a ripensare il ruolo dei musei nella società contemporanea. Come presidente di ICOM Italia ha portato avanti un’idea di musei come luoghi di partecipazione, di domande, di responsabilità verso il presente e il futuro. La sua non era solo la visione di un direttore illuminato, ma una convinzione profonda sul mondo dei musei, che ci ha trasmesso, e che non tornerà indietro. Chi lo ascoltava capiva che la scienza e la natura per lui non erano un mestiere. Erano una necessità. Con lo sguardo sempre proiettato in avanti: a progettare, a insistere su idee nuove, a spingere verso ciò che ancora non c’era. Ci mancherà come guida, come riferimento, come voce autorevole e appassionata di un mondo museale che ha contribuito a trasformare. Un pensiero e le nostre più sentite condoglianze vanno alla famiglia. I colleghi e le colleghe del Museo Civico di Rovereto

SAT SOCIETÀ ALPINISTI TRIDENTINI. Grazie Michele Lanzinger, protagonista della cultura scientifica trentina e instancabile promotore della conoscenza, della sostenibilità e della tutela dell’ambiente. Nei valori che hai saputo trasmettere attraverso il MUSE ritroviamo molti dei principi che guidano da sempre il nostro impegno per la montagna. La tua eredità continuerà a indicare la strada a chi guarda al futuro con responsabilità e rispetto per il territorio.

Michele Lanzinger, direttore del MUSE dal 2013 al 2024 (foto trento film festival)

TRENTO FILM FESTIVAL. Il Trento Film Festival si unisce al cordoglio della famiglia, di colleghe e colleghi e di tutta la comunità del MUSE per la scomparsa di Michele Lanzinger. Per il nostro Festival Michele è stato molto più di un interlocutore autorevole: è stato un compagno di strada. Insieme abbiamo condiviso progetti, idee e riflessioni che hanno fatto dialogare scienza, ambiente, montagna e società, con uno sguardo sempre aperto al mondo e profondamente radicato nel nostro territorio. Ci mancheranno la sua curiosità, la sua capacità di creare connessioni e la generosità con cui ha sostenuto il confronto culturale. Grazie, Michele, per il cammino condiviso.

Alberto Pattini, Trento. Abbiamo giocato insieme da bambini. Abbiamo fatto l’università a Ferrara insieme. Sotto la tua regia abbiamo realizzato con grande successo la mia mostra fotografica e poetica “Fiume che cammina” al Muse nel 2017. Ci siamo incontrati insieme nella malattia. Buon viaggio caro Michele Lanzinger, per tanti sei stato un grande direttore del Muse. Condoglianze alla famiglia.

Marco Albino Ferrari, giornalista e scrittore. Una brutta notizia serpeggia in queste ore tra chi si occupa di scienza e cultura, di musei e di formazione. Ci ha lasciato Michele Lanzinger, geologo, paleoantropologo, fondatore e ideatore nel 2013 – insieme a Renzo Piano – del MUSE (Museo delle Scienze di Trento). Aveva 69 anni e da tempo lo funestava una malattia incurabile. Ci sono persone che pur rifuggendo con elegante discrezione dai riflettori riescono a lasciare un’impronta sulla vita culturale di un’intera comunità. Persone che ci sono, anche se non le vedi. Lanzinger era uno di questi. La sua vita è stata una continua ricerca del senso da dare a quell’oggetto un po’ austero e autoreferenziale che chiamiamo museo: non più scatola per conservare sottovuoto e in bell’ordine le collezioni, ma luogo vivo, pulsante di energia, dove fuori dalla porta si allungano code di ragazzi assetati di sapere. Lanzinger ha sviluppato, fino ai limiti, quella tendenza della museografia scientifica già in atto dagli anni Ottanta, che prevede il museo come macchina complessa, aperta a sedi esterne, promotrice di ricerca, di tutela, pungolo alla politica.

Vuoi saperne di più sulle ultime novità nel rapporto tra uomo e orso? Vai al MUSE. Vuoi capire il fenomeno delle stelle cadenti? Vai al distaccamento del MUSE alle Viote, dove si trova la Terrazza delle stelle. Un MUSEO scientifico, secondo Lanzinger, deve assumere il passo dei nostri nonni illuministi, che osservavano senza barriere disciplinari, senza costrizioni prospettiche. Sempre alla ricerca di uno sguardo onnivedente. Come quando, lui appassionato violista, ha sostenuto il progetto Anima, la realizzazione del quartetto d’archi con il legno dell’Avez del Prinzep, l’abete bianco più alto d’Europa schiantato durante una tempesta di vento. Sotto la sua guida, il MUSE di Trento è diventato il capofila di questa idea di divulgazione, in compagnia per esempio del Museo Nazionale della Scienza e Tecnologia Leonardo da Vinci di Milano, e il Museo Galileo di Firenze. Ciao caro Michele, grazie per quanto hai fatto.

Michele Lanzinger, direttore del MUSE dal 2013 al 2024 (foto ICOM)

ICOM. Ci ha lasciati Michele Lanzinger, presidente di ICOM Italia dal 2023 al 2025. Oltre che indimenticato direttore del Muse di Trento, Michele ha ricoperto molti ruoli di prestigio in Comitati nazionali e internazionali e i suoi ultimi interessi riguardavano i musei del futuro. Futuro che per lui è stato interrotto troppo presto, lasciando nella comunità di ICOM un grande vuoto. Abbiamo perso un amico e un punto di riferimento. Le nostre più sentite condoglianze alla moglie Giuliana e ai figli Sofia e Leonardo.

Alberta Campitelli, storica dell’arte. Il coordinamento Icom Lazio si unisce alla grande famiglia nella tristezza per la perdita di Michele Lanzinger, grande amico, non solo eccellente studioso, direttore del MUSE e già presidente di ICOM Italia…ciao Michele, abbiamo fatto tanta strada insieme e continueremo anche per te ovunque tu sia…un abbraccio alla famiglia…

Giuliana Ericani, archeologa. Una grande perdita per tutti noi di ICOM, per la sua visione e per la consuetudine di affetto che ci legava. Ciao Michele! Ci siamo conosciuti che stavi progettando il MUSE ed io ero appena arrivata a Bassano, a Firenze alla mia prima Assemblea di ICOM. Mi sentivo, allora, come per molti anni a venire, come una scolaretta che dalle tue parole, vedeva nei musei un mondo nuovo…La nostra lunga chiacchierata la scorsa estate, quando pensavi di prendere il posto di membro italiano in ICOM Europe è stata una lunga condivisione del ruolo di ICOM Europa nella cultura europea. Tanti anni di lavoro comune a distanza…finito per te troppo presto…ci mancheranno le tue lunghe relazioni che ci aprivano panorami e relazioni diverse… ma sono sicura che continuerai a seguirci…

Michele Rota, architetto. Ci ha lasciato Michele Lanzinger, e quanto abbia toccato la vita professionale e personale di moltissimi lo leggiamo in post, articoli e centinaia di messaggi, che attraversano l’Italia e l’Europa. Ho sempre pensato che appartenesse a quella categoria di persone che piegano la realtà per realizzare cose ben fatte, con la forza della visione, del credere e del fare. L’ho conosciuto durante il riallestimento del Lotto XIV al MRSN di Torino (grazie a Luca Dal Pozzolo), nel periodo in cui stava per aprire quella meraviglia straordinaria che è il MUSE e dopo qualche anno ha scritto una generosa prefazione a un mio libro, che valeva in contenuti più del libro stesso. Da lì sono partite tante idee e progetti con al centro la sostenibilità e l’ecologia. Mi ha coinvolto nel Gruppo di Lavoro di ICOM Int. per la sostenibilità, e su quella base ne ha voluto creare uno anche in ICOM Italia, che facesse da ponte per il dialogo e lo scambio delle iniziative. Attorno a questi progetti ci sono tantissime persone e istituzioni che si impegnano verso quegli obiettivi. Non ultimo il progetto in cui credeva tantissimo per ragionare sui musei dei futuri, sulla loro responsabilità verso il mondo, con Ecosistema Futuro, ASviS – Alleanza italiana per lo Sviluppo sostenibile e ICOM Italia, che voleva traghettare in Europa. Teneva insieme idee e persone e desiderava allargare la scala dei progetti in una cassa armonica di reti di collaborazione. Nel mio personale ricordo ci sono innumerevoli messaggi, anche solo di pochi giorni fa, risposte, idee che diventavano domande, che a sua volta diventavano progetti. Sempre con entusiasmo. Così funzionava, e così lo ricordo, in quel filo continuo di scambi in cui la conversazione era costruzione. Sapeva ascoltare davvero, credo una capacità dei musicisti, e prendeva le tue idee sul serio e le restitutive arricchite. Ti sono grata di tutto questo, per la fiducia, l’incoraggiamento e l’invito alla calma. Nelle riunioni, come sempre dopo qualche battuta iniziale, poi diceva… dai dai mettiamoci al lavoro. Ci lasci un compito non facile di tenere sempre lo sguardo alto e gentile, tu continua ad ispirarci. Ne abbiamo bisogno. Mancherà tantissimo. Riposa in pace caro Michele. Un caro pensiero alla moglie Giuliana e alla sua famiglia.

I-MUV VERONA. Con profondo cordoglio apprendiamo della scomparsa di Michele Lanzinger, con cui abbiamo avuto il privilegio di collaborare in diverse occasioni. Rimarranno comunque per sempre il valore della sua visione, il suo impegno e il ricordo umano e professionale che lascia alla comunità, dei musei e della cultura. Ci uniamo al dolore della famiglia e di chi gli ha voluto bene.

Matteo Rapanà (MAG museo dell’alto Garda). Il mondo museale italiano e la comunità trentina perdono un gigante, un grande visionario che ha avvicinato il Museo alla gente, senza mai banalizzare i contenuti scientifici e culturali. Ricordo Michele con grande stima nella mia prima esperienza nel mondo nella cultura nel 2006, quando ero operatore in quello che era il Museo Tridentino di Scienze Naturali, e soprattutto in questi anni al MAG in cui, come guida e collega, ha sempre dimostrato grande sensibilità e attenzione sulle problematiche dei piccoli musei (anche se questa definizione proprio non gli piaceva). Ci mancherai caro Michele.

MUSEO EGIZIO TORINO. Il Museo Egizio si stringe alla famiglia nel ricordo di Michele Lanzinger, grande studioso e direttore visionario, punto di riferimento per la cultura italiana e internazionale.

Michele Lanzinger, direttore del MUSE dal 2013 al 2024 (foto opd)

OPIFICIO DELLE PIETRE DURE. La soprintendente Emanuela Daffra e il personale dell’Opificio delle Pietre Dure si uniscono al cordoglio della famiglia e dei colleghi per la prematura scomparsa di Michele Lanzinger, storico ideatore e direttore del MUSE di Trento, nonché presidente di ICOM e figura di assoluto rilievo nel panorama culturale italiano e internazionale. Lo ricordiamo tutti con affetto e con profonda stima per il suo operato.

Diego Galizzi, direttore Imola Musei. Sentiremo molto la mancanza di Michele Lanzinger, persona di rara competenza, visione e umanità. Quasi vent’anni fa in una cena insieme mi fece innamorare del “suo” progetto del Muse di Trento, ma più in generale mi ha fatto capire che lavorare nei musei vuol dire passione. Grazie di tutto Michele.

Michele Lanzinger, direttore del MUSE dal 2013 al 2024 (foto lubec)

LUBEC LUCCA BENI CULTURALI. Ci uniamo al cordoglio per la scomparsa di Michele Lanzinger, figura di riferimento per la cultura scientifica, la museologia e l’innovazione dei musei in Italia. Nel corso degli anni ha portato il suo contributo anche a LUBEC Lucca Beni Culturali, in particolare nei confronti dedicati al futuro dei musei, all’esperienza culturale, al digitale e alle nuove responsabilità delle istituzioni culturali. Lanzinger ha sempre sostenuto l’idea che l’innovazione dovesse essere uno strumento per rafforzare la capacità dei musei di produrre conoscenza, consapevolezza e cittadinanza. La sua presenza è stata quella di un interlocutore autorevole, capace di tenere insieme visione scientifica, attenzione pubblica e consapevolezza del ruolo sociale delle istituzioni culturali. Lo ricordiamo con gratitudine per il valore del suo pensiero e per il contributo dato al dibattito nazionale sulla cultura come spazio di conoscenza, accessibilità e innovazione. Lo ricordiamo e lo ricorderemo sempre per la sua umanità, il suo sguardo sorridente e la sua sensibile intelligenza, un uomo che sapeva guardare avanti portandoti con sé.

Giulia Dionisio, museo Archeologico nazionale di Firenze. Una triste notizia…

Michele Lanzinger, direttore del MUSE dal 2013 al 2024 (foto m-n-umbri))

GALLERIA NAZIONALE DELL’UMBRIA. I Musei Nazionali di Perugia-Direzione regionale Musei nazionali Umbria si uniscono al cordoglio per la perdita di Michele Lanzinger, che ha contribuito in modo profondo al rinnovamento del sistema museale italiano con intelligenza e straordinaria capacità di visione.

MUSEO NAZIONALE ROMANO. Il Museo Nazionale Romano si unisce con profondo cordoglio al dolore per la prematura scomparsa di Michele Lanzinger. In questo momento di grande tristezza, la Direzione e tutto il personale del Museo esprimono la più sentita vicinanza e il proprio affetto alla moglie, ai figli e alla famiglia.

Chiara Valdambrini con Michele Lanzinger (foto da profilo FB valdambrini)

Chiara Valdambrini, archeologa. Apprendo con grande dispiacere della scomparsa di Michele Lanzinger. L’ho conosciuto tramite Maurizio Vanni, attraverso “Museologia del presente”, un libro che ci ha uniti nel dibattito e nella riflessione. Qui siamo a Bari, durante una delle tappe del tour di presentazione, dove ho poi avuto l’opportunità di apprezzare la persona, la grande persona che era: generosa, disponibile e profondamente appassionata. Il suo ricordo e il suo contributo umano e culturale resteranno vivi in quanti hanno avuto il privilegio di incontrarlo. Con sincera partecipazione al dolore dei suoi cari. Ciao Michele.

Gianfranco Calandra, Muciv. È stato un onore lavorare con lui.

PARCHI ARCHEOLOGICI DI CROTONE E SIBARI. Esprimiamo il nostro cordoglio per la scomparsa di Michele Lanzinger. Già direttore del MUSE, presidente di ICOM Italia e dell’Associazione Nazionale Musei Scientifici, Lanzinger ha contribuito a rinnovare profondamente il mondo dei musei, promuovendo una visione aperta, partecipata e contemporanea delle istituzioni culturali. Alla sua famiglia va il nostro pensiero e le nostre più sentite condoglianze.

FONDAZIONE IDIS – CITTÀ DELLA SCIENZA. Con profondo dolore apprendiamo della scomparsa di Michele Lanzinger, figura di straordinario rilievo nel panorama museale e scientifico italiano. La Fondazione IDIS – Città della Scienza e tutta la sua comunità esprimono le più sentite condoglianze alla famiglia, ai colleghi, agli amici e a quanti hanno condiviso con lui percorsi di ricerca, innovazione culturale e impegno civile. Michele Lanzinger ha contribuito in modo decisivo a ridefinire il ruolo dei musei scientifici contemporanei, interpretandoli non soltanto come luoghi di conservazione e divulgazione del sapere, ma come spazi di partecipazione, educazione e costruzione di una più ampia consapevolezza collettiva. Geologo e paleoantropologo di formazione, ha guidato per oltre trent’anni il Museo Tridentino di Scienze Naturali e ha ideato e accompagnato la nascita del MUSE – Museo delle Scienze, uno dei più significativi progetti museali europei dedicati al dialogo tra scienza, ambiente e società. Nel corso della sua attività professionale ha promosso una visione del museo come attore attivo dello sviluppo culturale e sociale, impegnandosi per l’accessibilità, la sostenibilità e la valorizzazione della conoscenza scientifica come strumento di cittadinanza. Alla guida di ICOM Italia ha sostenuto con autorevolezza e lungimiranza il ruolo dei musei nelle trasformazioni del nostro tempo, favorendo il confronto tra professionisti, istituzioni e comunità. La sua eredità culturale continuerà a vivere nelle istituzioni che ha contribuito a costruire, nelle reti professionali che ha rafforzato e nelle generazioni di operatori museali che hanno trovato nella sua esperienza, nella sua competenza e nella sua visione un riferimento prezioso. Città della Scienza lo ricorda con gratitudine e rispetto, consapevole che il suo contributo ha lasciato un segno profondo e duraturo nel mondo della cultura, della scienza e dei musei, e che il suo esempio continuerà a ispirare quanti credono nel valore della conoscenza come bene comune e strumento di crescita della società.

Antonella Carlo, comunicazione, Mann. Ricordo una bellissima lezione di Michele Lanzinger a Città della Scienza, poco più di un anno fa: parole illuminanti, chiare, piene di intelligenza e passione. Con il profilo di Bagnoli sullo sfondo, ho vissuto una mattinata indimenticabile: ancora una volta, in quell’occasione, ho pensato che nel mondo dei beni culturali è fondamentale la sintonia tra ciò che si è come persone e ciò che si fa come professionisti.

Michele Lanzinger, direttore del MUSE dal 2013 al 2024 (foto dbc-unipd)

DIPARTIMENTO BENI CULTURALI UNIPD. L’uomo che ha fatto nascere il MUSE, uno dei musei scientifici più audaci e amati del nostro paese, è morto il 30 maggio 2026i. Il nostro ricordo e la nostra personale visita tra gli spazi museali a Trento raccontata nel libro La scienza nascosta nei luoghi d’Italia.

“Come sentirete anche dal mio linguaggio, sono una specie piuttosto alpina, e quindi meno consueto agli ambienti acquatici, se non per quelle poche specie conosciute che solitamente vediamo sotto plastica nei supermercati, alludo alla trota o al salmerino. Ma poi noi abbiamo anche pesci abbastanza scorbutici, con nomi poco proponibili come lo scazzone. Ecco, io non saprei esattamente, in quest’ambito faunistico e acquatico alpino, come collocarmi tra queste due specie. Mi piacerebbe però rimanere, come sono, indisciplinato, e per questo segnalo da sempre il mio otto in condotta”. Così Michele Lanzinger, antropologo e geologo, morto ieri nella sua Trento, nel corso di un’intervista di Elisabetta Tola per il podcast “Ambiente, partecipazione e futuri del museo” (BoLive, https://ilbolive.unipd.it/…/michele-lanzinger…, organizzato dal dipartimento dei Beni culturali dell’università di Padova e realizzato con la collaborazione del gruppo di lavoro Musei, legalità e territorio di ICOM Italia, il principale network italiano di musei e professionisti museali, di cui lo stesso Lanzinger è stato presidente negli ultimi anni. 

Giacomo Montanari, università di Genova. È SCOMPARSO UN GIGANTE. Un onore aver conosciuto visione e competenza di un grande della museologia contemporanea come Michele Lanziger. Mancherà a tutti noi e a tutti I nostri Musei.

Patrizia Dragoni, università di Macerata. Che dispiacere, solo pochi mesi fa ci aveva inviato un bellissimo messaggio in apertura di un convegno sui musei universitari.

Michele Lanzinger con Ludovico Solima (foto da profilo FB solima)

Ludovico Solima, università della Campania. L’ultima volta ci siamo visti a fine aprile a Trento, nel “suo” MUSE, in occasione della presentazione del Piano Strategico del museo. Per oltre vent’anni ho avuto il privilegio di conoscerlo e di apprezzarne non solo le straordinarie qualità professionali, ma anche l’umanità, l’intelligenza, il garbo e la sua inarrestabile capacità di guardare sempre avanti. Michele è stato uno dei protagonisti più autorevoli e innovativi della museologia italiana, ma per chi lo ha conosciuto da vicino resterà soprattutto una persona generosa, curiosa e profondamente appassionata. Ciao Michele. Ci mancherai.

Riva del Garda (Tn). Al museo dell’Alto Garda l’incontro “Antropocene tra arte e scienza” con Massimo Bernardi, direttore del Muse, e Gabriele Salvaterra, curatore del Mart, che dialogano con Roberto Ghezzi, artista di fama internazionale, e le sue Naturografie

Chi è il vero autore di un’opera d’arte: l’uomo che posiziona la tela o la terra che la dipinge? Mercoledì 22 aprile 2026, alle 20, al museo dell’Alto Garda di Riva dal Garda (Tn), l’incontro “Antropocene tra arte e scienza” tenterà di rispondere alla domanda se arte e scienza possono collaborare per creare una cittadinanza consapevole sulla crisi climatica in atto e su altri fenomeni attuali di importanza globale. Ne parlano Massimo Bernardi, direttore del Muse; Gabriele Salvaterra, curatore del Mart; e Roberto Ghezzi, artista di fama internazionale che fa dialogare uomo e natura nella creazione di particolari opere d’arte, lasciando che siano vento, acqua e terra a dipingere la propria storia. Roberto Ghezzi sarà l’autore del progetto del MAG “Naturografie sulla Sarca” coordinato dal Museo che prenderà avvio quest’estate, in collaborazione con Muse, Mart e altri importanti partner. Si esploreranno le sue Naturografie: tele che non nascono da pennelli e pigmenti, ma dal vento della Patagonia, dalle maree tunisine e dai ghiacci della Groenlandia. Un lavoro di “sottrazione” dell’artista per lasciare spazio alla voce pura dell’ecosistema. Queste opere vanno oltre l’estetica e presentano una nuova forma di cittadinanza consapevole per imparare a leggere i segnali che l’ambiente ci invia attraverso la materia. L’ingresso è libero e gratuito. La conferenza si concluderà con un rinfresco offerto dal Museo.

Verona. Nell’ambito dell’Olimpiade Culturale di Milano-Cortina 2026, al via al museo di Storia naturale la mostra “Ghiacciai nascosti. La vita nelle grotte con ghiaccio: ultime riserve glaciali nelle Prealpi venete” a cura di Leonardo Latella e Roberta Salmaso, dedicata a uno degli ambienti meno conosciuti al mondo: i ghiacciai che si trovano all’interno delle cavità naturali. 

Dal 29 gennaio al 12 aprile 2026, nell’atrio e cavedio di Palazzo Pompei, sede del museo di Storia naturale di Verona, la mostra “Ghiacciai nascosti. La vita nelle grotte con ghiaccio, ultime riserve glaciali nelle Prealpi venete” a cura di Leonardo Latella e Roberta Salmaso, dedicata a uno degli ambienti meno conosciuti al mondo: i ghiacciai che si trovano all’interno delle cavità naturali. La mostra si inserisce nell’ambito dell’Olimpiade Culturale di Milano-Cortina 2026, di cui la città scaligera sarà protagonista con le cerimonie di chiusura delle Olimpiadi invernali e di apertura delle Paralimpiadi. All’inaugurazione, giovedì 29 gennaio 2026, alle 16, dopo i saluti di Marta Ugolini, assessore alla Cultura di Verona; e Barbara Lavanda, dirigente ad interim dei Musei Civici; sono intervenuti Leonardo Latella (museo civico Storia naturale di Verona) su “La vita nei ghiacciai sotterranei”, e Valeria Lancioni (Muse Trento) su “Ecologia dei ghiacciai superficiali”. La mostra è accessibile dall’ingresso principale con scale o tramite la rampa di accesso per disabili dall’ingresso laterale in via Museo. La visita alla mostra è compresa nel biglietto d’ingresso al museo. Durante il periodo di apertura della mostra saranno organizzate visite guidate, laboratori per bambine e bambini e conferenze riguardanti lo stato di salute dei ghiacciai e le ricerche in corso sugli effetti del cambiamento climatico.

Mostra “Ghiacciai nascosti” al museo di Storia naturale di Verona: il Buso delle Taccole (foto daniele sighel)

I depositi di ghiaccio, non solo quelli superficiali, ma anche quello meno conosciuti che si trovano all’interno di alcune grotte, rischiano di scomparire completamente entro pochi anni, con la concomitante perdita irreparabile di dati storici sul clima, sulle condizioni ambientali e sulla vita che ospitano. Si sa ancora molto poco sugli adattamenti fisiologici e morfologici delle specie delle grotte con ghiaccio e, data la velocità con cui questi ecosistemi stanno scomparendo, è necessario intensificare la ricerca su questi ambienti unici. Per questo motivo, il museo di Storia Naturale, in collaborazione con alcuni gruppi speleologici, ha iniziato a studiare l’ecologia e la fauna delle grotte con ghiaccio delle Alpi e delle Prealpi, dando vita alla prima ricerca biologica completa su questo tipo di ambiente in Italia.

Mostra “Ghiacciai nascosti” al museo di Storia naturale di Verona: Caverna del Sieson (Vi) (foto daniele sighel)

La mostra. Gli ambienti glaciali sotterranei vengono illustrati con 20 immagini fotografiche di Daniele Sighel, video, modelli in scala di alcune delle specie che frequentano questi ambienti, esemplari reali e oggetti di ricerca.

Verona. Al museo di Storia naturale la conferenza “Il potere delle macchine: storia dell’automazione e governo della tecnologia”, con Luca Ciancio dell’università di Verona, settimo appuntamento con le conferenze dei Musei Civici 2025 – 2026

Martedì 27 gennaio 2026, alle 17, nella sala “Sandro Ruffo” del museo civico di Storia naturale di Verona, la conferenza “Il potere delle macchine: storia dell’automazione e governo della tecnologia”, con Luca Ciancio dell’università di Verona, settimo appuntamento con le conferenze dei Musei Civici 2025 – 2026, che propone un approfondimento sulla omonima mostra in programma fino al 31 maggio 2026 al MUSE di Trento – Palazzo delle Albere, dedicata alla diffusione delle tecnologie nel Principato vescovile di Trento nel Cinquecento. La mostra rappresenta un’occasione preziosa per interrogarsi sul ruolo odierno della tecnologia in una prospettiva di lunga durata. L’esposizione offre infatti spunti per comprendere come l’innovazione abbia storicamente modellato la società e come possa farlo ancora oggi, contribuendo a una riflessione pubblica più ampia capace di rafforzare l’idea di un governo umano, consapevole e responsabile dello sviluppo tecnologico. Ingresso libero fino a esaurimento dei posti disponibili

Trambileno (Tn). All’auditorium l’incontro “Le Slache a Trambileno” con i primi risultati degli scavi archeologici condotti in località Val dei Lombardi nell’ambito del progetto “Antichi metallurghi delle Valli del Leno”: tra le scoperte un forno fusorio dell’età del Bronzo

La già nutrita mappa dei siti fusori pre-protostorici del Trentino – oltre 200 su tutto il territorio provinciale – si amplia con una nuova area di indagine, finora poco esplorata. Si tratta del territorio delle Valli del Leno, nei Comuni di Trambileno, Vallarsa e Terragnolo, interessati dal progetto “Antichi metallurghi delle Valli del Leno”. Proprio nell’ambito del progetto “Antichi metallurghi delle Valli del Leno” venerdì 23 gennaio 2026, alle 20.30, a Trambileno (Tn), all’auditorium in località Moscheri, saranno presentati al pubblico i primi risultati degli scavi archeologici condotti in località Val dei Lombardi nel giugno 2025 nell’incontro “Le Slache a Trambileno”: non è un caso che il termine “slache”, che in dialetto indica i residui della fusione, sia diventato anche un toponimo della zona. All’incontro interverranno gli amministratori locali e i referenti dell’Ufficio Beni archeologici della soprintendenza per i Beni culturali di Trento. La presentazione prevede tra i relatori, oltre agli archeologi della Soprintendenza, esperti e studiosi del Muse, della Fondazione Museo Civico Rovereto e dell’università di Verona. La partecipazione alla serata è libera e gratuita. Dopo i saluti delle autorità, interverranno gli archeologi della soprintendenza Paolo Bellintani ed Elena Silvestri; Mara Migliavacca dell’università di Verona; Maurizio Battisti della Fondazione Museo Civico Rovereto; Paolo Ferretti, Matilde Peterlini, Marco Avanzini e Isabella Salvador del Muse.

Ricostruzione di antichi forni fusori (disegno di Livia Stefan – Archivio Ufficio beni archeologici PAT)

Il forno fusorio dell’età del Bronzo rinvenuto a Trambileno (Tn) nell’ambito del progetto “Antichi metallurghi delle Valli del Leno” (foto sopr-tn)

IL PROGETTO. Le indagini di scavo intraprese quest’anno nel sito archeologico individuato in località Val dei Lombardi di Trambileno stanno portando alla luce importanti testimonianze della frequentazione dell’area in un passato particolarmente remoto. Si tratta di un’officina metallurgica dedicata all’estrazione del rame, presumibilmente di età protostorica. Il territorio delle Valli del Leno è stato finora poco indagato, ma diversi indizi riconducono ad attività metallurgiche in quest’area. Sappiamo infatti che, soprattutto nella tarda età del Bronzo (1350 e il 1000 a.C. circa) le attività minerarie e di lavorazione dei minerali per ricavare rame metallico ebbero uno sviluppo straordinario nel versante meridionale delle Alpi centro-orientali, come documentano le oltre duecento officine riconosciute in Valsugana e negli altopiani di Lavarone-Luserna. Nella campagna 2025, in uno dei due saggi di scavo aperti, è venuto alla luce un forno fusorio di età protostorica eccezionalmente ben conservato, di cui le analisi al radiocarbonio (C14) hanno confermato una datazione all’età del Bronzo. E poi sono stati ritrovati notevoli cumuli di scorie che forse potrebbero essere pertinenti proprio a quel forno fusorio. Il progetto, avviato nel 2024, è promosso dalla soprintendenza per i Beni le attività culturali della Provincia autonoma di Trento, dalla Fondazione Museo Civico Rovereto, dal MUSE – Museo delle Scienze di Trento, dall’università di Verona – dipartimento Culture e Civiltà e dall’università di Padova – dipartimento di Geoscienze.

Mostre che continuano nel 2024. A Trento e San Michele all’Adige “Sciamani. Comunicare con l’invisibile”: per la prima volta oltre cento reperti e manufatti della Fondazione Sergio Poggianella provenienti da Cina, Siberia e Mongolia, che raccontano e indagano il fenomeno sciamanico in tutta la sua complessità

trento_muse_mostra-sciamani-comunicare-con-l-invisibile_locandinaMostre con continuano nel 2024. “Sciamani. Comunicare con l’invisibile”: aperta al Muse, museo delle Scienze di Trento, sabato 16 dicembre 2023, la mostra, che chiuderà il 30 giugno 2024, per la prima volta presenta al pubblico una preziosa selezione di oltre cento reperti e manufatti della Fondazione Sergio Poggianella provenienti da Cina, Siberia e Mongolia, che raccontano e indagano il fenomeno sciamanico in tutta la sua complessità. Un viaggio immersivo tra antropologia, etnografia, psicologia, archeologia e arte alla scoperta di luoghi, riti, linguaggi e oggetti delle culture mongole e siberiane che ancora oggi praticano lo sciamanismo. Negli spazi di Palazzo delle Albere a Trento e del museo Etnografico trentino San Michele, un grande progetto espositivo esplora uno tra i temi più affascinanti della storia umana da punti di vista diversi e complementari: lo sciamanismo. La mostra – un viaggio in tre tappe tra antropologia, psicologia, archeologia e arte contemporanea, tra maschere inquietanti, installazioni immersive, artigianato e opere d’arte – propone un approccio multidisciplinare per riflettere sul rapporto con tutto ciò che è non-umano.

La mostra, sotto la direzione scientifica di Stefano Beggiora del dipartimento di Studi sull’Asia e sull’Africa mediterranea dell’università Ca’ Foscari, docente di Etnografia dello Sciamanesimo e uno dei rari esperti italiani di sciamanesimo, unisce per la prima volta tre importanti musei della Provincia autonoma di Trento: Muse – museo delle Scienze di Trento, Mart – museo di Arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto, e Mets – museo Etnografico trentino San Michele. Con il biglietto d’ingresso intero di MUSE, Mart o Mets puoi acquistare un biglietto d’ingresso ridotto per la mostra Sciamani. Comunicare con l’invisibile. Insieme alla collega Lia Zola, dell’università di Torino, Beggiora ha lavorato sulla selezione degli oggetti e sul concept espositivo della sezione antropologica della mostra, coordinando un board di esperti di diversi atenei, dando così forma e significato a un viaggio immersivo tra antropologia, etnografia, psicologia, archeologia e arte, alla scoperta di luoghi, riti, linguaggi e oggetti delle culture mongole e siberiane che ancora oggi praticano lo sciamanismo.

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Allestimento della mostra “Sciamani. Comunicare con l’invisibile” al Palazzo delle Albere a Trento (foto muse-mart)

trento_san-michele_mostra-techne-spirito-idea_locandinaAllestimento. “La parte più consistente della mostra si trova a palazzo delle Albere, a Trento, collocato presso il Muse e gestito in parte dal Muse e in parte dal Mart”, spiega Beggiora. “La mostra ha quindi due sezioni principali, una principalmente antropologica, alla quale ho lavorato con i colleghi, e una dedicata ad allestimenti di vari artisti moderni e contemporanei che hanno realizzato opere di ispirazione sciamanica, con l’idea di approcciare l’arte contemporanea (soprattutto a tema ambientale, ecologico) con lo sciamanismo tradizionale. Esiste poi un terzo polo, il museo etnografico del trentino, Mets, a San Michele all’Adige e che ospita una sorta di spin off della mostra, una terza sezione che si chiama “Sciamani. Téchne, spirito, idea” in cui si espongono gli oggetti sciamanici della collezione di Poggianella in connessione con altre opere di artisti contemporanei e oggetti della tradizione popolare, creando quindi una sorta di contrasto suggestivo”.

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Allestimento della mostra “Sciamani. Comunicare con l’invisibile” al Palazzo delle Albere a Trento (foto muse-mart)

La mostra si compone di 8 sezioni, ciascuna delle quali tocca e approfondisce una particolare tematica tra antropologia e archeologia, sociologia, scienza, psicologia e scienze cognitive, arte: 1) Introduzione: sciamanismo o sciamano? Una riflessione sul termine e sull’evoluzione del significato nel tempo; 2) Sciamani e sacralità: cosa può essere definito “Sacro”? Che ruolo avevano gli oggetti sciamanici? Come si diventa sciamano? È un ruolo solamente maschile?; 3) Sciamani e società: come opera lo sciamano nella comunità? Il suo è un ruolo privilegiato o nasconde dei “lati oscuri”?; 4) Sciamani e natura: gli oggetti sciamanici evocano il mondo naturale e animale. Un’analisi sul DNA permette di ricostruire dei “paesaggi sciamanici” fatti di suoni e luoghi speciali; 5) Sciamani e archeologia: possiamo parlare di sciamanismo preistorico? Una riflessione sulla spiritualità delle/i nostre/i antenate/i; 6) Sciamanesimo contemporaneo: come ogni fenomeno umano anche lo sciamanesimo evolve e si modifica con il passare del tempo. Lo sciamanismo è tutt’ora una pratica viva e dinamica in grado di attingere al sapere tradizionale per agire nella contemporaneità; 7) Sciamani e stati alterati di coscienza: cosa sono gli stati alterati di coscienza? Sono qualcosa di eccezionale o fanno parte della nostra quotidianità? Vivi un’esperienza sensoriale e percepisci le sensazioni dello stato alterato di coscienza; 8) Sciamani e arte contemporanea: arte e reperti sciamanici in dialogo: artisti, fotografi e film makers estendono il tema sciamanico alle problematiche dell’attualità. La mostra prosegue al METS-Museo etnografico trentino San Michele con una sezione dal titolo “Téchne, spirito, idea” che mette in dialogo tre componenti: l’ingegno manuale della cultura popolare, la dimensione spirituale e la creatività artistica.

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Maschera dalla Mongolia settentrionale esposta nella mostra “Sciamani. Comunicare l’invisibile” a Trento (foto muse-mart)

Progetto. “Questa mostra – continua Beggiora – ci riporta alle origini dello sciamanesimo, nel continente eurasiatico, in particolare nella Siberia del XVII secolo. Gli sciamani, per le popolazioni nomadi della steppa, erano uomini-medicina, guaritori, forse degli psicoanalisti ante litteram in quanto in grado di catalizzare ed allontanare le ansie e le paure della comunità. La collezione che presentiamo a Trento è straordinaria, unica in Italia. Comprende oggetti di culto, come il tamburo a cornice, amuleti, stoffe e straordinari corredi sciamanici completi. Il percorso di visita si snoda tra storia – presenti alcuni reperti archeologici datati al Paleolitico superiore – arte, ambiente e culti contemporanei legati allo sciamanesimo. Oltre ai manufatti abbiamo realizzato materiali multimediali, come video didattici e di animazione, ma anche un’installazione immersiva dove attraverso il suono del tamburo e una passeggiata virtuale in una foresta è possibile provare una sorta di mini-esperienza di coscienza alterata. Inoltre per la prima volta, grazie al MUSE, sono stati effettuati test del DNA sulle parti animali degli oggetti, una tipologia di ricerca scientifica pionieristica in questo ambito, che ci ha dato conferma sui materiali di origine animale, come pelli di lupo, capra, cervo, furetto e anche una zampa di ghiottone, impiegati per la costruzione dei costumi, dei tamburi e dei vari oggetti personali. Questi ci confermano uno stretto contatto con la fauna tipica dell’area mongolo-siberiana, ma anche i forti simboli totemici dello sciamanismo provenienti dal mondo animale”.

 

Ledro 50, dove la preistoria è più blu. Il museo delle Palafitte del lago di Ledro festeggia il mezzo secolo con un ricco programma di eventi sul tema della preistoria. Storia della scoperta della palafitta. Nascita e sviluppo del museo. I nuovi filoni di ricerca

ledro_museo-delle-palafitte_palafittando-2022_locandinaGiovedì 25 agosto 2022, alle 10, visita guidata nell’area protetta del lago d’Ampola; e al museo delle Palafitte di Ledro, alle 10.30 laboratorio, alle 16 visita guidata, e letture per bambini. Venerdì 26 agosto, alle 10, visita guidata a Ledro Land Art – un percorso artistico nella natura, situato nella pineta di Pur -, alle 10.30 e alle 16, al museo delle Palafitte di Ledro, laboratorio per i Venerdì biodiversi, alle 17 al museo Garibaldino e della Grande Guerra di Bezzecca visita guidata su “Dalle camicie rosse alla Grande guerra”. Domenica 28, in piazza Preistoria al museo delle Palafitte di Ledro, il gran finale con “Sogni dell’Adige”. Infine martedì 30 agosto, martedì 6 e 13 settembre, visita guidata al centro visitatori per la Flora e la Fauna “Mons. Ferrari” di Tremalzo (Stazione Inanellamento Casèt). Sono solo gli ultimi di oltre 150 eventi, ma già danno l’idea della ricchezza del programma Palafittando 2022 “Dove la preistoria è più blu” promossi per celebrare i 50 anni del museo delle Palafitte del lago di Ledro (Tn).

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Il museo delle Palafitte, le capanne ricostruite e il lago di Ledro (foto jacopo salvi)

Quest’anno il museo delle Palafitte del lago di Ledro, nato attorno al sito palafitticolo dell’Età del Bronzo patrimonio UNESCO (https://www.palafitteledro.it/museo/), festeggia infatti i 50 anni di storia. ledro_museo-delle-palafitte_Ledro 50_locandinaIl claim “Ledro 50. Dove la preistoria è più blu” richiama l’antico legame tra le popolazioni palafitticole e il bacino lacustre che nel 1929 riconsegnò ai ledrensi e a tutto il mondo un villaggio sospeso su oltre 10mila pali. Per festeggiare il mezzo secolo di vita la sede satellite del MUSE – Museo delle Scienze di Trento ha messo in campo un denso calendario di proposte che da luglio e fino a settembre animano le rive del lago a suon di concerti, visite in notturna e attività “paleolitiche”. Era il 1972 quando il museo delle Palafitte del lago di Ledro aprì per la prima volta le sue porte. Nato come antiquarium, un contenitore di reperti riaffiorati dall’antico villaggio palafitticolo, oggi il Museo è un vivace polo culturale capace di rendere “pop” anche la preistoria, di aprire nuove reti di relazione dentro e fuori il territorio e raccontare con linguaggi sempre nuovi la vita quotidiana dell’Età del Bronzo. Completamente rinnovata nel 2019 ottenendo la certificazione di ecosostenibilità LEED® livello “GOLD”, la sede museale propone, tra ricostruzioni e resti originali del villaggio palafitticolo (2.200-1350 a.C.), un viaggio nel tempo alla scoperta dei nostri antenati preistorici.  

“Questo importante anniversario del museo delle Palafitte del lago di Ledro”, dichiara il presidente del MUSE, Stefano Zecchi, “rappresenta non solo la grande e virtuosa rete museale del Muse sul territorio, ma anche l’eccellenza di una testimonianza storica e culturale di valore universale, Patrimonio dell’Unesco. Espressione prestigiosa di un ruolo dei Musei, non solo come spazi di conservazione di storia e civiltà, ma anche di continua narrazione e dialogo, in relazione con i fruitori della contemporaneità. Il Museo di Ledro è al tempo stesso luogo di sapere, di memoria e di esperienza emozionale, immersiva, conoscitiva ed educativa. Un Museo ‘vivente’: sito di reperti archeologici per un confronto con la nostra visione del mondo, oggi, tra passato, presente e futuro”. E il sostituto direttore e responsabile Sedi territoriali del MUSE, Alberta Giovannini: “Celebrare 50 anni di museo delle Palafitte non significa solo ripercorrere le tappe di un percorso di valorizzazione di un sito Patrimonio dell’Umanità, ma è anche raccontare la storia di un museo che ha cercato continuamente la sinergia con la comunità in cui è inserito e di cui è centro culturale e di richiamo turistico. Questo rapporto virtuoso con il territorio ha sviluppato nel tempo una vera e propria rete di realtà culturali, ReLED, di cui il museo delle Palafitte è il fulcro. Programmi rigorosi nel contenuto ma vivaci nelle modalità, hanno saputo attrarre non solo studenti ma anche migliaia di visitatori da tutta Italia e dall’estero, grazie al lavoro di personale entusiasta che ha saputo con professionalità portare il museo a essere luogo di incontro, comunicazione ma soprattutto esperienza. Come istituzione, il MUSE ha cercato di dare al museo delle Palafitte la giusta autonomia per la realizzazione di una strategia di dialogo con la comunità locale, e al contempo mettere a disposizione la forza scientifica e comunicativa di una realtà rilevante per potenziare il valore intrinseco del sito. In un luogo dove si indaga il passato, continua a vivere il desiderio di guardare a un futuro di continua crescita”.

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Attività didattica al museo delle Palafitte del lago di Ledro (foto muse)

Qualche data e qualche numero sul museo delle Palafitte. 1972-2022: mezzo secolo di storie a filo d’acqua. 1972: nasce il museo delle Palafitte del lago di Ledro. 1995: prende il via la merenda preistorica, prima attività di preistoria imitativa. 1997: parte Palafittando, il programma estivo del museo. 2001: inaugura Ledrolab, spazio didattico per le scuole. 2006: nasce il villaggio preistorico-imitativo nell’area esterna. 2011: il sito entra nella lista Patrimonio UNESCO. 2012: nasce ReLED, la rete dei musei della Valle di Ledro, con capofila il museo delle Palafitte. 2019: il Museo viene ampliato e ristrutturato. 2012: il Museo ottiene la certificazione di ecosostenibilità LEED® GOLD. 2022: si festeggia il cinquantesimo compleanno. Negli ultimi dieci anni le presenze sono sempre state dai 35mila ai 40mila visitatori, eccezion fatta naturalmente durante il 2020 e il 2021 che si sono dimezzati.  Ogni anno tra i 7mila e i 10mila studenti raggiungono Ledro per scoprire le palafitte.

“Il museo delle Palafitte del lago di Ledro nei suoi primi cinquant’anni ha vissuto varie fasi, cambiando vestito più volte ma rimanendo sostanzialmente sempre se stesso”, ricorda Donato Riccadonna, responsabile museo delle Palafitte del lago di Ledro. “Questa vita proteiforme ne ha sottolineato l’estrema duttilità e resilienza, e si può a ragione sostenere un paradosso apparente, e cioè la contemporaneità di un museo che racconta la preistoria. Con il tempo è anche diventato modello organizzativo di una rete museale che non è una nuova istituzione, e questo ha dell’incredibile in un mondo che sforna di continuo nuove istituzioni e regole dettate non da uomini ma da algoritmi. E cosa dire di un centro di ricerca che guarda al mondo situato in una piccola valle di montagna, dove si coniuga cultura ed economia? Forse alla fine il segreto del nostro orgoglio è tutto in questa parola: lavoro”. 

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Il museo delle Palafitte del lago di Ledro all’inizio degli anni ’70 del Novecento quando era ancora solo un antiquarium (foto muse)

Le origini. 1972-1994: il museo antiquarium. A raccontarci le vicende storiche del museo è la tesi “Il museo delle Palafitte del lago di Ledro: mezzo secolo di storia” (Laurea in Lettere) discussa a febbraio del 2021 all’università di Trento da Manuela Pernter. Il museo delle Palafitte del lago di Ledro nasce il 24 settembre 1972 come un antiquarium, ossia come contenitore ed espositore di reperti a tutela del sito archeologico scoperto nel 1929 quando il livello del lago fu abbassato per i lavori di collegamento della centrale idroelettrica di Riva del Garda. Sulla sponda meridionale affiorò inaspettatamente una distesa di oltre diecimila pali, testimonianza di una delle più grandi stazioni preistoriche scoperte fino ad allora in Italia, nonché una delle più importanti – ancora oggi – in Europa. La scoperta ebbe subito una grande risonanza. Il primo saggio di scavo avvenne già nel 1929 mentre la campagna di scavo di maggiore estensione fu quella diretta da Raffaello Battaglia nel 1937, che esplorò una superficie di circa 4mila metri quadrati e portò alla luce oltre 12mila pali e tantissimi reperti. In seguito il sito fu sottoposto a successive ricerche per poterne ricostruire la stratigrafia, interpretare la struttura dell’abitato e recuperare altri materiali anche a fini museografici. L’interesse fu tanto da causare l’arrivo di numerosi visitatori che iniziarono non solo a frequentare l’area archeologica per curiosità ma anche per avere un’occasione di guadagno: spesso venivano fatte delle vere e proprie “cacce al tesoro” per raccogliere souvenir o per vendere dei reperti a turisti e appassionati. Nemmeno l’istituzione di un servizio di sorveglianza mise fine a questo processo di spoliazione; perciò, grazie anche alla consapevolezza dell’amministrazione comunale, dalla metà degli anni ’50, si cominciò a pensare alla costruzione di un edificio museale di fronte all’area archeologica. Duplice l’obiettivo: da una parte si voleva salvaguardare il contesto archeologico e fare da deterrente per chi avesse voluto addentrarsi nella zona dei ritrovamenti; dall’altra valorizzare il sito e offrire un’attrazione culturale.

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Il museo delle Palafitte con la capanna ricostruita come si vede in una pubblicazione di Gino Tomasi del 1972 (foto muse)

Un primo progetto, affidato al geometra Tiziano Muzzio (1957), che prevedeva la costruzione di un edificio simile a una palafitta nell’alveo vuoto del torrente Ponale, non fu mai realizzato. Successivamente, grazie anche all’interessamento del museo Tridentino di Scienze naturali, l’attuale MUSE, si arrivò al progetto definitivo realizzato dall’architetto veneziano Marcello Piovan. I lavori furono operati quasi esclusivamente da artigiani e ditte locali, mentre l’allestimento fu curato dall’allora direttore del museo Tridentino di Scienze naturali, Gino Tomasi, e dal prof. Bernardino Bagolini. Il museo venne inaugurato il 24 settembre 1972 e dopo la sua apertura fu assunto il primo custode, Pietro Risatti, che alloggiò in un piccolo appartamento a fianco del museo fino al suo pensionamento. Osservando l’edificio, alla base della sua costruzione si possono riconoscere delle idee all’avanguardia e intuitive che ne hanno determinato la fortuna e il pregio: innanzitutto la scelta del luogo.

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I reperti conservati al museo delle Palafitte dialogano direttamente con l’area palafitticola del lago di Ledro (foto jacopo salvi)

Fu sostenuta e proposta fin dall’inizio l’idea di realizzare il museo all’aria aperta in adiacenza al sito archeologico, un elemento che ha portato Ledro ad avere, come pochi altri, una posizione privilegiata tra i siti palafitticoli Unesco. Forte anche la volontà di considerare senza soluzione di continuità il rapporto tra edificio, paesaggio, reperti e visitatore: l’edificio si presentava come una grande “vetrina di vetrine” che non poneva barriere visive e si rapportava direttamente con l’ambiente circostante e l’area archeologica. In parallelo si era già compresa l’importanza dell’area esterna tanto che si pensò a una ricostruzione della zona archeologica, restaurando i pali e creando un sistema di passerelle. A ciò va aggiunta la consapevolezza, di cui va dato merito all’allora direttore del museo Tridentino di Scienze naturali, Gino Tomasi, che solo dando responsabilità in sede locale, investendo su un segno tangibile e da tutti usufruibile, si poteva transitare dalla separatezza alla partecipazione, riconoscendo così ai territori il diritto di prendersi cura e identificarsi con i propri beni culturali. Nonostante l’intuizione alla base del progetto architettonico, gli oggetti restavano immobili, non vi erano allestimenti o attività per intrattenere un dialogo con i visitatori.

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Educational del 22 maggio 2007 al villaggio palafitticolo museo delle Palafitte del lago di Ledro (foto muse)

Imparando facendo. 1994-2018: il museo con la scuola e il territorio. La seconda fase è quella che vede il museo vivere più cambiamenti e l’attenzione spostarsi sempre più dall’oggetto archeologico al visitatore e ai rapporti con il territorio. L’attività che più rappresenta questo momento di passaggio è la prima merenda preistorica. Autunno 1995: gli alunni delle scuole medie di Bezzecca entrano in museo con un diverso approccio, quello dell’imparare facendo, così da acquisire un nuovo modo di conoscere e rivivere il passato. Cominciano così le prime attività di archeologia imitativa per scuole e i turisti che pongono Ledro sia come propaggine meridionale di un sistema di “musei all’aperto” del centro Europa, sia come modello pionieristico a livello nazionale, per le modalità di approccio al mondo della didattica, dell’intrattenimento educativo e dell’accoglienza.

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Il villaggio preistorico ad uso didattico realizzato vicino al museo delle Palafitte di Ledro (foto jacopo salvi)

Ledro si presenta come un museo di piccole dimensioni e questo fattore ha costituito in realtà un’opportunità: da una parte ha stimolato la ricerca di nuove attività per arricchire la visita, dall’altro ha permesso un contatto più diretto con il pubblico. Il successo è tanto che sorge presto la necessità di avere nuovo personale e nuovi spazi per migliorare l’offerta didattica e l’accoglienza delle classi. Nel 2001 si inaugura Ledrolab: il Comune di Molina ristruttura e mette a disposizione del museo un immobile da tempo inutilizzato trasformandolo in uno spazio per accogliere le scuole. Non basta: gli spazi sono ancora insufficienti per soddisfare tutte le richieste. Si comincia quindi a pensare alla costruzione di un villaggio preistorico imitativo-didattico, progetto che si concretizza nel 2006 nel Parco del museo. La nascita del villaggio ricostruito segna una svolta ulteriore: vengono messe sempre più in primo piano l’emozione e la sorpresa con attività basate sulla narrazione e l’intrattenimento educativo, come la Festa del villaggio e il Living Prehistory. Sempre in questa fase nasce l’idea di animare la stagione estiva, legata più al turismo e quindi non soltanto a un pubblico scolastico, con il programma Palafittando: a partire dal 1997, tutto questo ha creato un circolo economico virtuoso, che ha attirato l’attenzione di alcuni imprenditori locali diventati sponsor del museo, ha consolidato un rapporto di collaborazione con l’APT per la promozione della zona e la realizzazione di eventi ed inoltre sono stati coinvolti anche produttori locali.

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Manifestazioni garibaldine al museo Garibaldino e della Grande Guerra a Bezzecca (Tn) (foto muse)

Il rapporto con il territorio si rafforza sempre di più: nel 2010 il museo di Ledro prende in gestione il museo Garibaldino di Bezzecca; nel 2012 viene creata una rete museale Ledro, ReLed, sostenuta dal piano di promozione culturale del comune, con la quale Ledro diventa una sorta di quartier generale di una rete di piccoli centri culturali, infine nel 2013 rientra sotto il museo di Ledro il coordinamento della rete di riserve delle Alpi ledrensi. Ledro non è dunque rimasto chiuso in sé ma si è aperto prima verso il territorio poi anche al contesto nazionale e internazionale: dal 2008 è membro di EXARC e nel 2011 è stato iscritto nella lista del patrimonio dell’Unesco insieme a Fiavè e altri 109 siti dell’arco alpino. Si uniscono a ciò anche rinnovati rapporti con il mondo dell’università per tesi di laurea, tirocini, partecipazioni a convegni. Non manca nemmeno l’attenzione verso il mondo della ricerca che riserva nuove collaborazioni e interessanti scoperte.

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Il luminoso interno del museo delle Palafitte del lago di Ledro (foto jacopo salvi)

Verso il futuro. 2019-2021: il nuovo museo di Ledro, “museo motore”. Nel biennio 2018-2019 il museo è oggetto di una profonda ristrutturazione che ne ha modificato e rinnovato sia gli spazi interni sia quelli esterni. Il progetto, frutto di almeno un decennio di “attività preparatorie” fatto di progetti preliminari, focus group, raccolta delle FAQ dei visitatori, attenzione alle modalità di “utilizzo del museo” da parte degli stessi, risponde alla necessità di allinearsi, dal punto di vista strutturale, alla vivacità espressa nelle attività territoriali, nella creazione di reti di stampo nazionale e internazionale, nella messa in campo di strategie culturali ed economiche. Il restauro dell’edificio, l’aggiunta del nuovo blocco vetrato (che amplia gli spazi a un totale di 421 metri quadrati) e la realizzazione di una nuova struttura a pergolato esterna sono il risultato di un necessario adeguamento strutturale, fornendo nuovi spazi dedicati a conferenze, concerti, attività didattiche e mostre temporanee, e creando dunque un nuovo ambiente non solo per gli oggetti ma anche per le persone. I nuovi spazi attivano automaticamente un processo creativo, nella mente degli operatori che vi lavorano, con l’apertura di nuovi canali di comunicazione, attività e intrattenimento coinvolgendo nuovi pubblici. La ristrutturazione ha inoltre permesso di ampliare la stagione di apertura, permettendo al museo di diventare un partner strategico per il turismo sostenibile dell’area.

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Piazza Preistoria, punto di riferimento per molte attività del museo delle Palafitte del lago di Ledro (foto muse)

Il sopraggiungere dell’evento Covid-19 ha modificato la vita della maggior parte delle persone e ha inciso anche sul lavoro ordinario e le attività svolte dai musei. Per rispondere e reagire a quanto andava accadendo, è iniziata per i musei una Second Life: anche il museo di Ledro, a porte chiuse e in un resettamento totale delle attività, ha dovuto immediatamente reinventarsi e riprogrammare il proprio futuro. Così è successo ad esempio nel rapporto con il mondo della scuola che è stato raggiunto da una riproposizione digitale del laboratorio “Quattro passi nella preistoria”. Il lockdown e la didattica a distanza (DAD) hanno invitato a esplorare il mondo del podcasting portando alla creazione di due format: 7MINUTI. Storie sulla linea del tempo e Motori di ricerca. Idee, persone e libri per un futuro migliore. Il museo non ha perso di vista, nonostante le problematiche, la possibilità di tornare a rivedere “dal vivo” i suoi visitatori. Il desiderio di “riportare tutti in piazza”, il desiderio di essere luogo in cui vige solo il distanziamento fisico ma non quello sociale, la possibilità di offrire un luogo culturale all’aria aperta, ha portato a raddoppiare i laboratori e le visite guidate sul territorio per ottemperare alle disposizioni in materia di numeri e assembramenti e a creare nuovi format come Piazza Preistoria, rassegna di musica, teatro, chiacchierate con ricercatori, presentazioni di libri, come in una vera e propria piazza, luogo per eccellenza della comunità che si ritrova.

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Visite guidate all’interno del villaggio preistorico di Ledro (foto jacopo salvi)

Già centro di animazione culturale, con la creazione della Rete museale ReLED il museo ha realizzato un distretto culturale vallivo che ha messo in rete e quindi valorizzando le offerte culturali presenti. Il museo si è rivelato nel corso degli anni un valore aggiunto per un territorio già ricercato ed apprezzato per il suo potenziale paesaggistico e naturalistico; grazie ad esso si è creato un modo di fare cultura partecipato coinvolgendo la comunità nella lettura del patrimonio, nel mettere in campo le proprie competenze e ampliare l’offerta culturale. Nel 2021, infine, il nuovo edificio del museo delle Palafitte del lago di Ledro ottiene anche la Certificazione LEED® [Leadership in Energy and Environmental Design] livello “GOLD”, lo standard di certificazione energetica e di sostenibilità più in uso al mondo: si tratta di una serie di criteri sviluppati negli Stati Uniti e applicati in oltre 100 paesi del mondo per la progettazione, costruzione e gestione di edifici sostenibili dal punto di vista ambientale, sociale, economico e della salute.

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Ricerche archeologiche nel sito di Pozza Lavino a Tremalzo in Val di Ledro (Tn) (foto muse)

La ricerca scientifica. Non solo attività espositiva ed eventi. Da ormai una decina d’anni il Museo delle Palafitte ha dato avvio a una stagione di ricerca capace di gettare nuova luce sul popolamento preistorico della valle di Ledro. Nel 2011 è stato scoperto il sito d’alta quota di Pozza Lavino (Tremalzo – 1800 metri), che retrodata la prima frequentazione dell’area a circa 10mila anni fa; sono stati poi scoperti una decina di nuovi siti nel fondovalle. Questo non significa che si sia abbandonata l’attenzione sugli straordinari materiali ritrovati dal 1929 nel sito palafitticolo: le ricerche condotte negli ultimi cinque anni si sono infatti concentrate su alcuni di questi. Al momento sono quattro i filoni di ricerca studiati dai ricercatori del museo ledrense e dai colleghi operanti nella “casa madre” del MUSE.

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Il pane di Ledro proveniente dall’area archeologica della palafitta (foto muse)

Il pane di Ledro. Museo, università di Trento, associazione Panificatori della Provincia di Trento, Camera di Commercio si sono messe “al tavolo” per analizzare una pagnotta di 4000 anni fa. Analisi microscopiche permetteranno di capire la composizione di questo pane e di riprodurre, con la Scuola di Arte Bianca di Rovereto, l’antica ricetta, per dare nuova vita a questo alimento e creare un cibo …senza età!

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Palla di argilla con impronte proveniente dall’area archeologica della palafitta di Ledro (Tn) (foto muse)

Impronte digitali. Pare impossibile che in una palla di argilla cotta accidentalmente si siano conservate le impronte digitali delle persone che la stavano lavorando 4mila anni fa. Permutando le tecniche dall’archeologia forense, gli studiosi del MUSE stanno analizzando microscopicamente le tracce per capire sesso ed età dell’autore. Analizzando poi la composizione chimica di questa argilla cotta, sarà possibile verosimilmente individuare le fonti di approvvigionamento.

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Cranio di orso proveniente dall’area archeologica della palafitta di Ledro (Tn) (foto muse)

Bears&humans project – A new tale of bears and humans in Trentino throughout Prehistory. A Ledro il corpus dei resti faunistici conta decine di migliaia di reperti; negli ultimi anni sono stati riordinati e ricatalogati dai ricercatori del MUSE anche per sopperire alla diaspora che li ha portati negli anni in diversi musei ed enti italiani. Recentemente l’analisi si è focalizzata sui resti di orso bruno. Reperti unici al mondo come i crani e le mandibole forate permettono di tracciare l’evoluzione del rapporto tra l’umanità e gli orsi trentini, da risorsa economica durante la preistoria antica a interlocutore simbolico nella comunità agro-pastorale ledrense di 4mila anni fa. Un rapporto speciale sembra legare la comunità che occupava le sponde del lago a questo animale.

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Uno degli scheletri provenienti dall’area archeologica della palafitta di Ledro (Tn) (foto muse)

Genesi. Dal presente alle diverse origini. La storia del popolamento della valle di Ledro attraverso lo studio del DNA. Il progetto, attualmente in corso ha come scopo finale quello di ricostruire la storia genetica della valle di Ledro, attraverso due principali fasi di lavoro: la raccolta di 100 campioni di DNA di individui ledrensi attuali (fase 1) porterà all’estrazione del DNA mitocondriale per dare vita a un profilo genetico capace di definire l’aplogruppo di appartenenza e la relativa storia genetica (su linea materna) di ogni individuo. La seconda fase dello studio (che si concluderà nel 2023) avrà come oggetto la collezione antropologica di Ledro, che attende di essere studiata in maniera approfondita per valutare con precisione l’esatta cronologia e ricostruire i profili genetici di almeno un abitante del villaggio palafitticolo di 4000 anni fa.