Archivio tag | mostra “Raffaello e la Domus Aurea. L’invenzione delle grottesche”

Roma. Aperto il nuovo ingresso per la Domus Aurea, con un percorso che suggerisce un viaggio alla ricerca della volta celeste che si apre nella volta della Sala Ottagona. Il progetto propedeutico all’apertura della mostra “Raffaello e la Domus Aurea. L’invenzione delle grottesche”

La nuova passerella pedonale che porta nel cuore della Domus Aurea (foto PArCo)

Aperto il nuovo ingresso per la Domus Aurea. E a poco più di tre settimane dall’inaugurazione (11 marzo 2021, speriamo sia la volta  buona) della grande mostra-evento “Raffaello e la Domus Aurea. L’invenzione delle grottesche”, evento espositivo dedicato al tema delle grottesche, con straordinari apparati interattivi e multimediali, questo era un passaggio cruciale per consentire un accesso in sicurezza in tempi di coronavirus (vedi Cosa ci porta il 2021. Finalmente una data per l’attesa mostra-evento alla Domus Aurea “Raffaello e la Domus Aurea. L’invenzione delle grottesche”: è l’11 marzo. Quindi un anno dopo la prima programmazione | archeologiavocidalpassato).

Il rendering della Sala Ottagona per la mostra “Raffaello e la Domus Aurea. L’invenzione delle grottesche” realizzato da dotdotdot.it
roma_domus-aurea_nuova-passerella-d-ingresso_1_foto-PArCo

Il nuovo accesso pedonale alla Domus Aurea è stato disegnato da Stefano Boeri Architetti (foto PArCo)

“Il progetto del nuovo ingresso alla Domus Aurea e della passerella pedonale di accesso alla Sala Ottagona disegnato da Stefano Boeri Architetti, è un’occasione straordinaria”, spiegano al parco archeologico del Colosseo che l’ha promossa, e in Electa editore che l’ha prodotta, “per restituire alla città una delle realtà più suggestive della storia romana, permettendo ad ogni visitatore di scendere nel cuore del palazzo neroniano. La galleria, in cui la passerella pedonale si inserisce, è concepita come uno spazio scuro e contenuto, in cui il progetto disegna una direttrice di luce che accompagna il visitatore attraverso un racconto storico delle rovine, suggerendo la suggestiva idea di un viaggio alla ricerca della volta celeste che si apre, con un grande oculo, nella volta della Sala Ottagona, meta conclusiva dell’itinerario. Il percorso, a seguito del portale d’ingresso, si suddivide in tre ambienti – denominati Vestibolo, Via Lattea e Approdo – che rendono possibile il collegamento tra il parco di Colle Oppio e l’antico piano di calpestio della Sala Ottagona, quasi sei metri più in basso”.

Cosa porta il 2021. Al Colosseo, appena saranno riammessi i visitatori, si potrà ammirare la mostra “Pompei 79 d.C. Una storia romana” (che doveva aprire il 5 novembre, alla vigilia del nuovo lockdown). Ecco tutte le anticipazioni presentate on line dagli archeologi del Parco archeologico del Colosseo

L’home page della mostra “Pompei 79 d.C. Una storia romana” sul sito del parco archeologico del Colosseo (foto PArCo)

È tutto pronto. Anzi, a dire la verità, è tutto pronto dal 5 novembre 2020, data fissata per la vernice della mostra “Pompei 79 d.C. Una storia romana” al Colosseo (che però – solo due giorni prima – si è saputo sarebbe stato chiuso dal giorno dopo, 6 novembre). E quindi non si è fatto nulla (vedi Roma. Chiudono per Dpcm i quattro siti del parco archeologico del Colosseo: Foro Romano, Palatino, Colosseo e Domus Aurea. Sospesa la mostra “Pompei 79 d.C. Una storia romana”, in programma dal 5 novembre. Resta aperto il sito web: dirette dai cantieri di restauro, nuove rubriche ed eventi speciali. Ecco il programma | archeologiavocidalpassato). Ora si attende solo l’ok alla riapertura dei musei e dei parchi archeologici da parte del Governo. Si spera nel 16 gennaio 2021. Comunque, se la mostra-evento “Raffaello e la Domus Aurea. L’invenzione delle grottesche” dovrebbe essere aperta non prima di marzo 2021, a un anno esatta dalla sua programmazione iniziale (vedi Cosa ci porta il 2021. Finalmente una data per l’attesa mostra-evento alla Domus Aurea “Raffaello e la Domus Aurea. L’invenzione delle grottesche”: è l’11 marzo. Quindi un anno dopo la prima programmazione | archeologiavocidalpassato), la mostra “Pompei 79 d.C. Una storia romana” al Colosseo potrebbe essere il primo regalo del 2021.

La mostra “Pompei 79 d.C. Una storia romana” allestita nel II ordine del Colosseo attende solo i visitatori (foto Bruno Angeli)

Ma non sarà un’apertura “al buio”. Perché in questi due mesi lo staff del Parco archeologico del Colosseo ci ha regalato una serie di anticipazioni che ci fanno capire la portata della mostra e la qualità dei pezzi esposti, un’esperienza online ricca e approfondita sul complesso dialogo che lega le due realtà più famose dell’archeologia italiana, Roma e Pompei. La mostra “Pompei 79 d.C. Una storia romana” al Colosseo è stata ideata dal compianto Mario Torelli, che ci ha lasciato il 15 settembre 2020 (vedi Archeologia in lutto. È morto Mario Torelli, grande etruscologo, archeologo e docente di Archeologia e Storia dell’Arte greca e romana. Stava preparando una grande mostra su Pompei e Roma | archeologiavocidalpassato). “Le opere esposte”, spiegano al PArCo, “sintetizzano senza mai banalizzare le molteplici relazioni, di carattere economico, sociale, culturale ed artistico, che hanno accompagnato Roma e Pompei dall’età sannitica fino all’eruzione del Vesuvio”.

Il manifesto della mostra “Pompei 79 d.C. Una storia romana” realizzato da Lorenzo Mattotti (foto PArCo)

“Ho scelto un’immagine tradizionale, vicina ai film peplum, in grado di attrarre l’attenzione di un pubblico ampio”, così l’illustratore Lorenzo Mattotti spiega il procedimento creativo che lo ha portato a visualizzare l’elemento grafico che accompagna il racconto, la narrazione e, in seguito, il ricordo della mostra “Pompei 79 d.C. Una storia romana”. “L’immagine del manifesto è epica e mitologica insieme, ma con un segno simbolista, quasi metafisico. La statua di Lare è incandescente, come se fosse stata appena fusa. Emerge dalla terra tra i due forti simboli di Pompei e Roma: le linee evocative del Colosseo e il vortice del fumo dell’eruzione del Vesuvio, in una sintesi alchemica dove l’assenza dei dettagli, che avrebbero distratto lo spettatore, trova una sintesi efficace nei pochi segni essenziali e nella forza visiva data dai colori accesi della composizione”.

La statua di Eumachia apre la mostra “Pompei 79 d.C. Una storia romana” (foto PArCo)
prof. Torelli Mario

Il prof. Mario Torelli, etruscologo, archeologo, docente di archeologia e storia dell’arte greca e romana, è morto all’età di 83 anni

La statua di Eumachia è collocata all’ingresso della sezione dedicata ad Augustus Pater Patriae. L’ha immaginata così la ricca nobildonna pompeiana, Eumachia, il professor Torelli, “grande Maestro che ci ha lasciato troppo presto”, scrivono gli archeologi del PArCo. “Studioso del mondo antico a tutto campo, ma anche intellettuale impegnato, Torelli è stato un padre fondatore della nuova scuola archeologica italiana, riuscendo a lasciare in eredità la passione militante per una conoscenza interdisciplinare e senza frontiere, di cui la mostra “Pompei 79 d.C. Una storia romana” allestita nell’Anfiteatro Flavio ne è una testimonianza”. Con la sua guida li archeologi del PArCo ci fanno scoprire qualcosa di più della nobildonna pompeiana: “Eumachia, vissuta in età augustea, era figlia di un ricco produttore di vino campano che si era trasferito a Pompei pochi decenni prima. La sua famiglia era forse discendente di Eumachos, lo storico greco di Napoli. Quel che è certo è che la donna andò in sposa ad un influente membro della famiglia pompeiana dei Numistrii e, divenuta vedova, ereditò dal marito la sua attività commerciale, affermandosi così come una delle persone più ricche ed influenti della città. A lei si deve la costruzione di un importante edificio pubblico nel foro di Pompei, noto come Edificio di Eumachia, destinato al culto imperiale, dal quale proviene la statua in mostra. La vita di Eumachia e la sua immagine ci raccontano così del ruolo di primo piano giocato dalle nobildonne romane sulla nuova scena pubblica fondata da Augusto”.

Busto in bronzo della dea Artemide proveniente da Pompei (foto Bruno Angeli)

Giardini porticati, terme domestiche, opere d’arte e decori preziosi: spazi per gli intimi piaceri di Afrodite e Dioniso. Una pratica del lusso – nel lessico dell’epoca etichettata come luxuria -, quella sperimentata tra II e I secolo a.C. in questa periferia sospesa fra il potere romano e il gusto ellenistico, a cui si deve il mito del “secolo d’oro” di Pompei. Con l’espansione militare ed economica di Roma nel Mediterraneo orientale, si assiste infatti ad una lenta ma inesorabile osmosi tra culture diverse fra loro, tanto a Roma quanto nelle altre città alleate della penisola. Gli intellettuali romani individuarono fin da subito il 146 a.C. come data-simbolo dell’inizio di questo grande mutamento, ossia l’anno della distruzione di Cartagine e Corinto: è proprio a partire da questo momento che i conquistatori romani sarebbero stati conquistati dal raffinato benessere e dalla cultura dell’ostentazione proveniente dall’Oriente.

Efebo in bronzo da Pompei (foto Bruno Angeli)
roma_colosseo_mostra-pompei_ricostruzione-domus-gianicolo_foto-Bruno-angeli_-PArCo

Ricostruzione in mostra della Domus del Gianicolo (foto Bruno Angeli)

Se a Roma l’ostentazione del lusso veniva tollerata solamente nella dimensione pubblica, con la costruzione da parte dei generali vittoriosi di templi, teatri e terme, nelle province italiche (e in particolare a Pompei) lo sfoggio privato del lusso trovava un più ampio spazio di manovra. Videro così la luce alcune delle più straordinarie residenze come la Villa dei Misteri, mentre alcune case dell’élite pompeiana – prima fra tutte le Casa del Fauno – che si estendeva per quasi 3000 mq, iniziarono a fare a gara, per dimensioni e sfarzo, con le regge ellenistiche.

Pavimento in mosaico con pesci di mare dalla Casa del Fauno di Pompei (foto Bruno Angeli)

La “pratica del lusso” interessò tanto la città vesuviana quanto Roma tra il II e il I sec. a.C., favorita dall’espansione militare ed economica di Roma nel Mediterraneo orientale. Tra il III e il II sec. a.C., a seguito delle vittorie nelle Guerre puniche e in quelle macedoniche, il Mediterraneo era infatti ormai divenuto il mare nostrum dei Romani, permettendo ai mercatores italici di moltiplicare le opportunità di fare affari e ponendo le basi di un vero imperialismo economico. I numerosi schiavi giunti in Italia a seguito delle vittorie romane in Oriente permisero inoltre agli imprenditori di elaborare un nuovo modello produttivo, basato sul sistema servile ad uso della villa rustica: un modello che si diffuse rapidamente nell’Italia centromeridionale trasformando le coltivazioni locali in vere e proprie produzioni intensive, soprattutto di olio e vini pregiati.

La ricostruzione in mostra di una nave oneraria con le anfore per il trasporto del vino (foto PArCo)

I due prodotti più emblematici del grande commercio marittimo tardorepubblicano furono proprio il vino, proveniente in particolare dai vigneti della Campania costiera e pedemontana, e l’olio dell’area apula. Le rotte commerciali che trasportavano tali beni “di lusso” vengono oggi ricostruite dagli archeologi grazie allo studio delle anfore stipate in grandi navi mercantili, i cui resti sono oggetto di studio e ricerca da parte dell’archeologia subacquea. In mostra la ricostruzione di una nave mercantile (navis oneraria) lunga circa 35 metri e con una stiva di circa 30×3 metri. Permetteva il carico di due strati sovrapposti di circa 450 anfore (come quelle esposte in mostra e prestate dal museo nazionale Romano alle Terme di Diocleziano), del tipo “Dressel 1”, usate principalmente per il trasporto e commercio del vino. “È stato stimato – spiegano gli archeologi – che il peso totale del carico poteva arrivare a quasi 20 tonnellate, delle quali circa 10 di vino pregiato. Il prezzo della vendita di questo vino (principalmente Falerno) variava dai 4 ai 5 sesterzi al litro, equivalente a circa 25 euro di oggi. Con la stiva piena quindi questa nave poteva trasportare un carico di grande valore pari a 1.125.000 euro!”.

Ritratto di Livia da Palestrina (foto Bruno Angeli)
roma_colosseo_mostra-pompei_statuetta-dea-indiana_da-pompei-mann_foto-Bruno-angeli_-PArCo

Statuetta di una dea indiana trovata a Pompei (foto Bruno Angeli)

Roma e Pompei: una capitale, la cui storia è universalmente nota, e una città di provincia, “fotografata” nel tragico istante della catastrofe. Una mostra e un catalogo Electa che offrono uno sguardo inedito sul rapporto, ancora attuale, che ha intimamente legato due realtà sociopolitiche. “Con la mostra “Pompei 79 d-C. Una storia romana” e il suo catalogo si è voluto ricostruire, con materiali di alto contenuto storico e di grande impatto visivo, il rapporto tra Roma e Pompei, un rapporto che vede sin dalla piena età repubblicana Roma in posizione dominante, e che conosce una prima fase, quella dell’alleanza, nella quale Pompei, come gran parte del mondo italico, affianca Roma nella conquista dell’Oriente, traendone grandi bottini ed enormi masse di schiavi, risorse in grado di generare un’economia agraria e manifatturiera capace di invadere con i suoi prodotti l’intera area mediterranea: in questa fase la ricchezza e il lusso dell’aristocrazia della capitale si espandono nella periferia, che a volte può perfino superare i livelli del centro”.

Affresco da Moregine con processione sacra (foto Bruno Angeli)

In seguito, nel corso del I secolo a.C., le convulsioni che scuotono l’intera Penisola riducono Pompei allo stato di colonia di Roma: il racconto di questa seconda fase disegna una periferia che entusiasticamente segue il modello del centro, senza mai poterne uguagliare gli splendori, fino al declino sopraggiunto per l’intera Penisola e per Pompei, in particolare nel breve periodo tra il devastante terremoto del 62 d.C. e la tragica fine dell’eruzione del 79 d.C.

Cosa ci porta il 2021. Finalmente una data per l’attesa mostra-evento alla Domus Aurea “Raffaello e la Domus Aurea. L’invenzione delle grottesche”: è l’11 marzo. Quindi un anno dopo la prima programmazione

L’avviso mette in guardia gli interessati: per l’emergenza sanitaria mondiale le date della mostra sono in corso di aggiornamento. Ma finalmente c’è un’indicazione: 11 marzo 2021 – 30 ottobre 2021. E questo potrebbe essere l’eredità che si porta in dote il nuove anno: la grande mostra-evento “Raffaello e la Domus Aurea. L’invenzione delle grottesche” che quindi verrebbe aperta nella Domus Aurea esattamente un anno dopo la prevista programmazione. L’8 marzo 2020, pochi giorni dopo la vernice della grande mostra su Raffaello alle Scuderie del Quirinale, per la celebrazione dei 500 anni dalla morte di Raffaello Sanzio (Urbino, 1483 – Roma, 1520), doveva aprire a Roma negli spazi della Domus Aurea (sala Ottagona e ambienti limitrofi), un evento espositivo dedicato al tema delle grottesche, con straordinari apparati interattivi e multimediali. Ma lo scoppio della pandemia e il conseguente lockdown hanno cancellato la mostra prima ancora di aprire. Si era poi parlato di agosto 2020, quando si ipotizzava che la situazione sanitaria potesse essere migliorata. E ora finalmente una data. Sarà la volta buona?

Rendering della Sala Ottagona nella mostra “Raffaello e la Domus Aurea. L’invenzione delle grottesche”: allestimento di dotdotdot.it
roma_domus-aurea_sala-ottagona_foto-PArCo)

La sala Ottagona della Domus Aurea di Nerone (foto PArCo)

Il progetto, curato dal professor Vincenzo Farinella con Stefano Borghini e Alessandro D’Alessio, promosso da Parco archeologico del Colosseo e prodotto da Electa, intende narrare l’eccezionale storia della riscoperta della pittura antica sepolta nelle “grotte” dell’originaria Domus Aurea di Nerone. Una storia che comincia intorno al 1480, quando alcuni pittori, tra i primi Pinturicchio, Filippino Lippi e Signorelli, si calano nelle cavità del colle Oppio – definite appunto grotte – per recarsi, a lume di torce, ad ammirare le decorazioni pittoriche di antichi ambienti romani. La mostra si svilupperà nella Sala Ottagona, vero e proprio capolavoro dell’architettura romana imperiale, e nei cinque ambienti limitrofi, oltre alle Stanze di Achille a Sciro e di Ettore e Andromaca ancora preziosamente affrescate e dove si possono ammirare tracce delle cosiddette “grottesche”.

Particolare di una “grottesca” della Stanza delle Maschere nella Domus Aurea (foto parco archeologico del Colosseo)

Il linguaggio multimediale si alterna tra videomapping immersivi che ricostruiscono opere di Raffaello, animazioni, scenografie digitali che raccontano aneddoti sugli artisti del ‘500, arte generativa e morphing, archivi e collage digitali di elementi decorativi grotteschi e d’ispirazione surrealista. Il progetto dell’allestimento interattivo e multimediale è curato dallo studio milanese di Interaction e Exhibit Design Dotdotdot. Alla mostra si accompagna il catalogo edito da Electa, che ripercorre la riscoperta della Domus Aurea e l’invenzione delle grottesche grazie allo straordinario impulso di Raffaello.

Come è nato il termine “grottesche”? ne parlano gli archeologi del PArCo in attesa della grande mostra “Raffaello e la Domus Aurea. L’invenzione delle grottesche” alla Domus Aurea di Roma

Un bell’esempio di “grottesca” da una parete della Domus Aurea (foto PArCo)

Non c’è ancora la data. Ma è vicina. Almeno questo sembra far trasparire l’annuncio da parte del parco archeologico del Colosseo sull’attesa mostra “Raffaello e la Domus Aurea. L’invenzione delle grottesche”: “Il Parco Archeologico del Colosseo si unirà alle celebrazioni per i 500 anni dalla morte di Raffaello con una mostra interattiva unica nel suo genere, che permetterà di rivivere in prima persona la storia della scoperta della Domus Aurea e delle grottesche, a partire dalla loro fortuna nel Rinascimento”. E con l’occasione gli archeologi del PArCo tornano sul tema centrale della mostra: le grottesche. “La definizione di “grottesche” non è semanticamente riconducibile ai temi decorativi che questi dipinti rappresentavano”, spiegano gli archeologi, “bensì al modo in cui gli artisti tra la fine Quattrocento e i primi anni del Cinquecento le avevano riscoperte, “immergendosi” nelle “grotte oscure” all’interno della Domus Aurea di Nerone, all’epoca completamente sotterrata. Fu proprio Raffaello il principale artefice dell’esplosiva diffusione di questo genere decorativo”. Lo ricorda Benvenuto Cellini, scultore, orafo, scrittore, argentiere e artista italiano, considerato uno dei più importanti artisti del Manierismo, nella sua autobiografia (“Vita” – cap. XXXI, p. 154): “Queste grottesche hanno acquistato questo nome dai moderni, per essersi trovate in certe caverne della terra in Roma dagli studiosi, le quali caverne anticamente erano camere, stufe, studii, sale e altre cotai cose. Questi studiosi trovandole in questi luoghi cavernosi, per essere alzato dagli antichi in qua il terreno e restate quelle in basso, e perché il vocabulo chiama quei luoghi bassi in Roma, grotte; da queste si acquistarono il nome di grottesche”.

Domus Aurea, in attesa della grande mostra “Raffaello e la Domus Aurea. L’invenzione delle grottesche”, gli archeologi del PArCo presentano la splendida decorazione della reggia di Nerone realizzata dal leggendario pittore Fabullus

La decorazione pittorica e a stucchi della sala di Achille a Sciro nella Domus Aurea (foto PArCo)

La grande mostra “Raffaello e la Domus Aurea. L’invenzione delle grottesche”, prevista da marzo 2020, quindi in pieno lockdown, dovrebbe aprire presto. Lo annunciano gli organizzatori del parco archeologico del Colosseo, che per prepararci meglio alla mostra, ci stanno offrendo un viaggio alla (ri)scoperta della Domus Aurea. Oggi parliamo della decorazione pittorica della Domus Aurea di Nerone che fu realizzata, secondo quanto ci racconta Plinio, dal pittore Fabullus. Secondo lo storico, il pittore passò talmente tanto tempo lavorando alla Domus Aurea di Nerone che si trasformò “nel suo carcere”. Ecco le sue parole nella “Naturalis Historia”, XXXV, 120: “Anche Fabullus visse poco: grave e severo e al tempo stesso pittore florido e rigoglioso per i colori vivi. Di lui c’era una Minerva che guardava sempre lo spettatore da qualsiasi direzione costui la osservasse. Dipingeva poche ore al giorno e con grande solennità sempre vestito in toga, anche sulle impalcature. La Domus Aurea fu come la prigione dell’arte sua: fuor di là non esiste gran che di lui”.

La sala di Achille a Sciro nella Domus Aurea decorata dal pittore Fabullus: al centro il riquadro con Achille rifugiatosi a Sciro tra le figlie del re Licomede (foto PArCo)

Ma torniamo a seguire le parole di Svetonio che nella “Vita di Nerone”, XXXI, scrive: “Nel resto della costruzione [Domus Aurea], ogni cosa era ricoperta d’oro e abbellita con gemme e madreperla. Il soffitto dei saloni per banchetti era a tasselli di avorio mobili”. Nella stupenda decorazione superstite della volta della sala di Achille a Sciro, il leggendario pittore Fabullus (citato da Plinio) realizzò una decorazione ispirata al ciclo troiano: nel riquadro centrale è infatti immortalato il momento in cui Achille, rifugiatosi a Siro tra le figlie del Re Licomede, svelò la sua vera identità, cadendo nel tranello di Ulisse. “Questi capolavori pittorici”, spiegano gli archeologi del PArCo, “che hanno influenzato gli artisti di ogni epoca storica, saranno parte integrante del percorso espositivo della mostra “Raffaello e la Domus Aurea”, che aprirà le sue porte al pubblico molto presto!”.

“Fiori e profumi erano sparsi sui convitati”: l’effetto descritto nella sala da pranzo di Nerone sarà ricreato nella sala Ottagona con la mostra “Raffaello e la Domus Aurea. L’invenzione delle grottesche” prossimamente aperta al pubblico

Rendering della Sala Ottagona nella mostra “Raffaello e la Domus Aurea. L’invenzione delle grottesche”: allestimento di dotdotdot.it

Scrive Svetonio nella “Vita di Nerone” (XXXI): “Il soffitto dei saloni […] perforati, in modo da poter spargere fiori e profumi sui convitati. La sala principale era circolare e ruotava su se stessa tutto il giorno e la notte, senza mai fermarsi, come la terra”. Anche se Svetonio non si riferisce in questo passo proprio alla Sala Ottagona, spiegano gli archeologi del parco archeologico del Colosseo, “possiamo immaginare l’ambiente descritto come molto simile a quello che oggi vediamo, seppur spoglio di fasti decorativi originali. Questa sala sarà il cuore della mostra “Raffaello e la Domus Aurea. L’invenzione delle grottesche” che sarà aperta prossimamente al pubblico, dopo il rinvio per il lockdown: attraverso gli allestimenti immersivi di dotdotdot.it vedremo alternarsi immagini astrologiche e cadute di petali di rosa, per ricreare l’affascinante immagine descritta da Svetonio.

La sala Ottagona della Domus Aurea di Nerone (foto PArCo)

#iorestoacasa. “Gli artisti del Rinascimento, tra cui Raffaello, scoprirono le pitture della Domus Aurea attraverso un’apertura. Lo stesso è capitato anche agli archeologi moderni”: così il parco archeologico del Colosseo ricorda la scoperta della Sala della Sfinge alla Domus Aurea

Particolare di una “grottesca” della Stanza delle Maschere nella Domus Aurea (foto parco archeologico del Colosseo)

In questi giorni la Domus Aurea avrebbe dovuto ospitare la grande mostra “Raffaello e la Domus Aurea. L’invenzione delle grottesche”. Così il Parco archeologico del Colosseo sui social tiene vivo il tema tornando a parlare di Raffaello in Domus Aurea. Con un paragone interessante. “Come già capitato agli artisti del Rinascimento, anche gli archeologi, gli architetti e i restauratori del Parco archeologico del Colosseo si sono imbattuti in una grande apertura all’altezza della copertura di una stanza della Domus Aurea”. È così che è stata scoperta la Sala della Sfinge. E propone il video con il sopralluogo della direttrice del Parco, Alfonsina Russo, appollaiata sopra le impalcature, a verificare la straordinaria scoperta, grazie ad un ponteggio montato per restaurare la volta della sala 72 della Domus Aurea. Al momento se ne conoscono 150.

“Rischiarate dalle luci artificiali”, raccontano, “sono apparse l’intera volta a botte di una sala completamente affrescata, la sommità delle pareti e la finestra a bocca di lupo che si apre sulla lunetta di fondo dell’ambiente. Tra diverse figurine elegantemente dipinte con tratti di colore denso (centauri rampanti, figure di Pan con oggetti fra le mani, creature acquatiche stilizzate tra ghirlande e cespi) sulla lunetta di fondo si staglia una tipica architettura immaginaria con le sue esili colonne su uno sfondo inesistente. Accanto ad essa, una muta e solitaria sfinge da cui questa sala prende il nome”. In realtà la scoperta risale alla fine del 2018, ed è stata annunciata nel maggio 2019, dopo la messa in sicurezza degli affreschi, con la relazione di Alessandro D’Alessio, il funzionario responsabile della Domus Aurea: “Ci siamo imbattuti in una grande apertura posta proprio all’imposta nord della copertura della stanza. Rischiarata dalle luci artificiali è apparsa d’un tratto l’intera volta a botte di una sala adiacente completamente affrescata”.

Roma. Anticipazioni sulla mostra “Raffaello e la Domus Aurea. L’invenzione delle grottesche” (per ora bloccata dall’emergenza coronavirus) promossa da Parco archeologico del Colosseo ed Electa nei suggestivi ambienti della reggia neroniana in occasione dei 500 anni dalla morte di Raffaello Sanzio: ricostruzioni virtuali, riletture, e giochi di specchi

La pagina del sito di Electa che pone tra gli eventi futuri la mostra “Raffaello e la Domus Aurea. L’invenzione delle grottesche”: l’immagine (foto De Agostini) mostra “Il Laocoonte nella Domus Aurea”, tela dipinta da George Chedanne e conservato al museo di Rouen

Era tutto pronto per il grande evento alla Domus Aurea promosso dal Parco archeologico del Colosseo per il cinquecentenario dalla morte di Raffaello Sanzio: la mostra “Raffaello e la Domus Aurea. L’invenzione delle grottesche”. Ma l’emergenza coronavirus con la chiusura per decreto governativo di musei e parchi archeologici ha bloccato tutto. Lunedì 6 aprile 2020, in occasione dei 500 anni dalla morte di Raffaello Sanzio, il Parco archeologico del Colosseo insieme a Electa ha presentato una speciale maratona dedicata al maestro urbinate, in attesa della mostra “Raffaello e la Domus Aurea. L’invenzione delle grottesche”, mostrando sotto una nuova luce i suggestivi ambienti della residenza neroniana, con anticipazioni sull’allestimento, e muovendo in anteprima tra le architetture e le decorazioni della Domus Aurea, tra ricostruzioni virtuali, riletture, e giochi di specchi.

Il rendering della Sala Ottagona per la mostra “Raffaello e la Domus Aurea. L’invenzione delle grottesche” realizzato da dotdotdot.it

La mostra, il cui allestimento e interaction design sono progettati da dotdotdot.it, si svilupperà nella Sala Ottagona, vero e proprio capolavoro dell’architettura romana imperiale, e nei cinque ambienti limitrofi, oltre alle Stanze di Achille a Sciro e di Ettore e Andromaca ancora preziosamente affrescate, dove si possono ammirare tracce delle cosiddette “grottesche”. Per questa prima grande mostra realizzata all’interno della Domus Aurea viene progettato un ingresso dedicato. In una delle gallerie originata dalle sostruzioni delle Terme di Traiano che cancellarono la memoria di questo padiglione della Domus Aurea, lo Studio Stefano Boeri Architetti ha progettato una passerella pedonale che – dal parco di Colle Oppio – si insinua, sfiorandole, tra le rovine fino ad approdare nella Sala Ottagona della Domus Aurea. Una linea guida che accompagnerà il visitatore direttamente verso il fulcro dell’edificio neroniano. Il progetto, curato da Vincenzo Farinella con Stefano Borghini e Alessandro D’Alessio, intende narrare l’eccezionale storia della riscoperta della pittura antica sepolta nelle “grotte” dell’originaria Domus Aurea di Nerone, raccontando la storia e l’arte di uno dei complessi architettonici più famosi al mondo, che ha segnato e influenzato, con la sua scoperta, l’iconografia del Rinascimento. Alla mostra si accompagna il catalogo edito da Electa, che ripercorre la riscoperta della Domus Aurea e l’invenzione delle grottesche grazie allo straordinario impulso di Raffaello.

La famosa “coenatio rotunda” (Sala Ottagona) della Domus Aurea neroniana (foto parco archeologico del Colosseo)

La Domus Aurea. L’imperatore Nerone, dopo il devastante incendio del 64 d.C. che distrusse gran parte del centro di Roma, iniziò la costruzione di una nuova residenza che per sfarzo e grandiosità passò alla storia con il nome di Domus Aurea. Progettata dagli architetti Severus e Celer e decorata dal pittore Fabullus, la reggia era costituita da una serie di edifici separati da giardini, boschi e vigne e da un lago artificiale, situato nella valle dove oggi sorge il Colosseo. I nuclei principali del palazzo si trovavano sul Palatino e sul colle Oppio ed erano celebri per la sontuosa decorazione in cui a stucchi, pitture e marmi colorati si aggiungevano rivestimenti in oro e pietre preziose. L’enorme complesso comprendeva, tra l’altro, bagni con acqua normale e sulfurea, diverse sale per banchetti, tra cui la famosa coenatio rotunda, che ruotava su se stessa, e un enorme vestibolo che ospitava la statua colossale dell’imperatore nelle vesti del dio Sole. Dopo la morte di Nerone i suoi successori vollero cancellare ogni traccia dell’imperatore e del suo palazzo. I lussuosi saloni vennero privati di rivestimenti e sculture e riempiti di terra fino alle volte per essere utilizzati come sostruzioni per altri edifici. In occasione della mostra “Raffaello e la Domus Aurea. L’invenzione delle grottesche”, la Domus Aurea sarà eccezionalmente aperta al pubblico con orari prolungati.

Particolare di una “grottesca” della Stanza delle Maschere nella Domus Aurea (foto parco archeologico del Colosseo)

La riscoperta delle Grottesche. La storia della riscoperta delle “grottesche” comincia intorno al 1480, quando alcuni pittori (Pinturicchio, Filippino Lippi e Signorelli tra i primi) si calarono nelle cavità del colle Oppio per recarsi, a lume di torce, ad ammirare le decorazioni pittoriche delle antiche abitazioni romane: pensavano di trovarsi di fronte agli affreschi delle Terme di Tito e invece stavano scoprendo, senza ancora saperlo, le rovine dimenticate dell’immenso palazzo imperiale che Nerone, dopo il disastroso incendio del 64 d. C., aveva voluto far costruire nel cuore di Roma. Nel 1496 appariva a stampa per la prima volta il termine “grottesche”, coniato probabilmente dagli stessi artisti per definire i diversi sistemi decorativi della pittura antica sepolta nelle “grotte” dell’originaria Domus Aurea. Sarà però Raffaello, nel secondo decennio del Cinquecento, insieme al fidato collaboratore Giovanni da Udine, a comprendere a fondo la logica di questi sistemi decorativi, riproponendoli organicamente, grazie alle sue profonde competenze antiquarie, per la prima volta nella Stufetta del cardinal Bibbiena (1516) e poi, sempre nell’appartamento del Bibbiena nel Palazzo Apostolico in Vaticano, nella Loggetta (1516-17), vera e propria prova generale per il grande ciclo di stucchi ed affreschi all’antica realizzato nelle Logge vaticane (1517-1519). La secolare fortuna delle grottesche, in particolare nell’interpretazione fornita da Raffaello e dai suoi seguaci, può essere documentata anche sul lunghissimo periodo: alcuni dei massimi artisti novecenteschi, come Paul Klee e Alexander Calder, hanno infatti subìto il fascino delle grottesche antiche e rinascimentali. Saranno in particolare i principali esponenti del Surrealismo (Victor Brauner, Salvador Dalì, Max Ernst, Joan Miro, Yves Tanguy), a causa della natura fantastica, irrazionale, sostanzialmente irrealistica, di questo sistema decorativo, a essere sedotti dall’“arte magica” delle grottesche, riproponendo ancora una volta, in chiave onirica e freudiana, quelle invenzioni capaci di scandalizzare il gusto dei classicisti e la falsa coscienza dei moralisti.