Archivio tag | mostra “Raffaello e la Domus Aurea. L’invenzione delle grottesche”

Roma. Il nuovo anno porta la proroga fino ad aprile della mostra “Raffaello e la Domus Aurea. L’invenzione delle grottesche” alla Domus Aurea. Piccola visita guidata. Gli orari

La mostra “Raffaello e la Domus Aurea. L’invenzione delle grottesche” alla Domus Aurea è stata prorogata fino al 3 aprile 2022 (interaction design dotdotdot)

“L’Epifania tutte le feste porta via”, dice il proverbio, “ma lascia una buona notizia per i primi mesi dell’anno: la mostra “Raffaello e la Domus Aurea. L’invenzione delle grottesche” è prorogata fino al 3 aprile 2022. C’è ancora tempo quindi per visitare il percorso immersivo che dalla Sala Ottagona conduce alla riscoperta della pittura antica, sepolta nelle “grotte” delle rovine dimenticate dell’immenso palazzo imperiale di Nerone”. La mostra “Raffaello e la Domus Aurea. L’invenzione delle grottesche” è stata pensata per le celebrazioni del cinquecentenario della morte di Raffaello Sanzio (vedi Roma. Il ministro Franceschini ha aperto ufficialmente la Domus Aurea e la mostra multimediale “Raffaello e la Domus Aurea. L’invenzione delle grottesche”. L’intervento dei curatori. Via libera al pubblico dal 23 giugno | archeologiavocidalpassato) a cura di Vincenzo Farinella e Alfonsina Russo con Stefano Borghini e Alessandro D’Alessio, promossa dal parco archeologico del Colosseo, produzione comunicazione e catalogo Electa, allestimento e interaction design Dotdotdot.

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La nuova illuminazione della Sala 45 del padiglione di Colle Oppio nella Domus Aurea (foto ERCO illuminazione)

Il consenso del pubblico ha portato alla proroga dell’apertura della mostra fino al 3 aprile 2022 (la chiusura era prevista il 7 gennaio 2022), permettendo a un ulteriore numero di persone l’opportunità di vivere questa particolare esperienza di visita caratterizzata da proiezioni digitali che coinvolgono l’intero spazio espositivo e uno storytelling sonoro realizzato in sincronia con il progetto visivo e interattivo. La mostra, dagli straordinari apparati interattivi e multimediali allestita nella Sala Ottagona della Domus Aurea e nei cinque ambienti circostanti, oltre alle Stanze di Achille a Sciro e di Ettore e Andromaca ancora preziosamente decorate, racconta la straordinaria storia della scoperta delle superfici affrescate.

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Dettaglio dell’Atlante Farnese nella Sala Ottagona della Domus Aurea con le costellazioni proiettate sulla volta: allestimento e interaction Design a cura di Dotdotdot (foto Andrea Martiradonna)

Percorso della mostra. Nella Sala Ottagona vengono proiettate sulla cupola immagini astrologiche dedotte dal globo sostenuto dall’Atlante Farnese, eccezionale prestito dal museo Archeologico nazionale di Napoli. Svetonio, nella Vita di Nerone, ricorda che nella Domus Aurea il più memorabile salone per banchetti “era rotondo e ruotava su se stesso tutto il giorno, continuamente, come la terra”. Per evocare questa coenatio rotunda – che con ogni probabilità non si trovava presso il padiglione di colle Oppio e sulla cui esatta collocazione gli archeologi ancora discutono – è stata realizzata sulla volta della Sala Ottagona, assoluto capolavoro dell’architettura romana, una proiezione ruotante di immagini astrologiche ispirate al globo del celebre Atlante Farnese. A questi si alterna la proiezione di una caduta di petali di rosa come descriveva Svetonio avvenisse durante i banchetti dell’imperatore. A orari stabiliti, il videomapping si dissolve mentre gli effetti di luce naturale dall’oculo centrale simulano il passaggio dal giorno alla notte. Solo pochi minuti, che consentiranno ai visitatori di apprezzare gli straordinari effetti diurni immaginati e realizzati dagli architetti di Nerone Severo e Celere.

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Particolare di una “grottesca” della Stanza delle Maschere nella Domus Aurea (foto parco archeologico del Colosseo)

Primo ambiente: animali fantastici mezzi umani e mezzi vegetali, motivi fitomorfi, arpie e strumenti musicali, vasi con perline, palmette sono tra i motivi decorativi che si rincorrevano nella Domus Aurea e che vengono scoperti da alcuni artisti presenti a Roma intorno all’anno 1480. Il visitatore stesso innesca questo racconto muovendo il proprio corpo, simulando il riverbero della fiamma delle torce, utilizzate all’epoca di Raffaello per illuminare gli ambienti sotterranei della Domus Aurea. Con un solo gesto la grottesca antica si trasforma, tramite morphing, in un motivo rinascimentale proprio di quegli artisti che per primi scoprirono un mondo di immagini fantastiche e sconosciute.

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La stufetta del Cardinal Bibbiena conservata all’interno dei Musei Vaticani

Secondo ambiente: dedicato allo studio e alla reinterpretazione delle grottesche da parte di Raffaello. Affiancato da allievi e da collaboratori, intorno alla metà del secondo decennio del Cinquecento, Raffaello realizzerà il primo vero studio sistematico di queste decorazioni parietali antiche, capace di consentirgli di riproporle organicamente come “decorazione globale” di ambienti appositamente progettati in chiave antiquaria. Fulcro spettacolare di questo nucleo – e grazie a un accordo del parco archeologico del Colosseo con i Musei Vaticani – è la riproduzione multimediale della Stufetta del Bibbiena: il minuscolo bagno privato dell’appartamento cardinalizio realizzato nel 1516 su disegno di Raffaello. In ogni parete, le grottesche della Stufetta – non visibile al pubblico perché non rientrano nel percorso di visita dei Musei Vaticani – si ingrandiscono e rimpiccioliscono generando inediti effetti di scala e mettendo in evidenza i dettagli più significativi dell’intero ciclo decorativo.

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Calco in gesso del Laocoonte, prestito del museo di Palazzo Albani di Urbino, esposto alla mostra “Raffaello e la Domus Aurea” (foto electa / PArCo / dotdotdot)

Terzo ambiente: un audio-racconto narra la memorabile scoperta del Laocoonte, il gruppo scultoreo rinvenuto nel 1506 in uno spazio sotterraneo, che si trovava nella stessa area del palazzo neroniano. In un videoloop le copie e le declinazioni nel tempo di questa scultura si susseguono in morphing sullo sfondo del calco in gesso del Laocoonte, prestito del museo di Palazzo Albani di Urbino che restituisce tutta l’imponenza dell’originale. Un gioco di luci ricrea poi la destinazione primaria di questo ambiente, decorato con una fontana a cascata.

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L’Antiquarium della Residenza di Monaco è la più grande sala in stile rinascimentale a Nord delle Alpi (foto @pakunior beniculturali3.0)

Quarto ambiente: una consolle interattiva – metaforica finestra sul mondo – permette ai visitatori di ammirare ed esplorare molteplici luoghi, in Italia e in Europa, decorati a grottesca dal ‘500 e fino all’Ottocento. Dalle Gallerie degli Uffizi, con i loro chilometrici affreschi capaci di variare all’infinito e di attualizzare i modelli archeologici romani, alla residenza del duca di Baviera Luigi X a Landshut, edificata a partire dal 1536 ed esemplata sul mantovano Palazzo Te; dal Peinador de la Reina, eretto intorno al 1537 per volere di Carlo V nell’Alhambra di Granada, fino alla Galleria di Francesco I a Fontainebleau (c. 1532-1539), assecondando gli estri del Rosso Fiorentino e di Primaticcio.

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Ritratto di Salvador Dalì

Quinto ambiente: le grottesche hanno affascinato anche grandi artisti del Novecento, in particolare i principali esponenti del Surrealismo quali Victor Brauner, Salvador Dalì, Max Ernst, Joan Miró e Yves Tanguy. Una semisfera, contenente scenografie animate da esseri “mostruosi” anche creati da questi esponenti dell’arte moderna, consente ai visitatori di giocare e creare collage digitali onirici sempre nuovi. Il progetto di sound design: ad arricchire l’esperienza è uno storytelling sonoro realizzato in sincronia con il progetto visivo e interattivo, sensibile anche al movimento e all’intensità del pubblico. Il sottofondo musicale si arricchisce di suoni e rumori che enfatizzano i contenuti e le caratteristiche architettoniche di ogni ambiente. Canti di muse e voci magiche accompagnano le videoproiezioni della volta celeste, mentre rumori cavernosi, riverberi, sussurri, gocciolii, echi lontani contribuiscono ad accrescere il potenziale evocativo del palazzo neroniano. Proiezioni video e suono si fondono così in un’affascinante performance di luci e ombre che ogni 30 minuti simula il passaggio tra giorno e notte, smaterializzando l’allestimento e rivelando la bellezza scenografica e la potenza architettonica della Sala Ottagona e degli spazi circostanti.

L’Atlante Farnese al centro della Sala Ottagona per la mostra “Raffaello e la Domus Aurea. L’invenzione delle grottesche”: allestimento e interaction design a cura di Dotdotdot

Nuove visite guidate. Dal 2 dicembre 2021 si estende anche al giovedì la visita guidata del cantiere della Domus Aurea. Questo percorso, ricco di novità grazie ai lavori di costante manutenzione che lo rinnovano continuamente, comprende la mostra Raffaello e la Domus Aurea. L’invenzione delle grottesche. L’esposizione dagli straordinari apparati interattivi e multimediali allestita nella Sala Ottagona e negli ambienti circostanti racconta la singolare storia della scoperta delle superfici affrescate della reggia di Nerone. Orari: dal lunedì al mercoledì: visita limitata alla sala Ottagona e alle sale limitrofe, comprensiva della mostra immersiva, con accompagnamento obbligatorio, 9-18.30 (ultimo ingresso 17.30), con ingressi contingentati e turni di massimo 20 persone ogni 15 minuti (guida inclusa). Dal giovedì alla domenica: visita guidata obbligatoria, estesa a tutto il monumento, compresa la mostra nella sala Ottagona e sale limitrofe, 9-18.30 (ultimo ingresso 16.45), con ingressi contingentati e turni di massimo 20 persone ogni 15 minuti (guida inclusa). Le capienze e i turni saranno soggetti a modifiche e revisioni in base alle norme vigenti sulle misure di contenimento della diffusione della pandemia. La visita è consentita solo con preacquisto obbligatorio del biglietto. Diritti di prevendita 1 euro.

Roma. AstroPArCo: tre eventi on line per la Giornata Nazionale dello Spazio al parco archeologico del Colosseo per conoscere le tecnologie di monitoraggio satellitare per la tutela del patrimonio monumentale, scoprire le costellazioni raffigurate sul globo dell’Atlante Farnese, assistere al passaggio della Stazione Spaziale Internazionale sopra il Colosseo

Manca pochissimo all’inizio degli eventi al parco archeologico del Colosseo in occasione della Giornata Nazionale dello Spazio promossa dall’Agenzia Spaziale Italiana. Oggi, infatti, 16 dicembre 2021, è istituita, con Direttiva del Presidente del Consiglio dei Ministri, la prima Giornata Nazionale dello Spazio, allo scopo di ricordare e celebrare il lancio del primo satellite italiano, il San Marco 1, avvenuto il 15 dicembre del 1964, grazie al quale l’Italia è stata tra i primi Paesi al mondo a superare l’atmosfera terrestre. L’obiettivo – come si legge sul sito dedicato dell’Agenzia Spaziale Italiana www.giornatadellospazio.it e www.giornatadellospazio.com – è quello di far comprendere come le tecnologie spaziali siano più vicine ai cittadini e alla nostra vita quotidiana più di quanto non si immagini.

AstroPArCo: la Giornata nazionale dello Spazio al parco archeologico del Colosseo

Il parco archeologico del Colosseo propone tre appuntamenti online sui canali social @parcocolosseo, che permetteranno al pubblico di conoscere le tecnologie di monitoraggio satellitare per la tutela del patrimonio monumentale, di scoprire le costellazioni raffigurate sul globo dell’Atlante Farnese, statua marmorea del II secolo d.C. attualmente in prestito dal museo Archeologico nazionale di Napoli per la mostra “Raffaello e la Domus Aurea. L’invenzione delle grottesche” e di assistere all’emozionante passaggio della stazione spaziale internazionale sopra il Colosseo. “Il parco archeologico del Colosseo”, interviene Alfonsina Russo, direttore del PArCo, “partecipa alla prima Giornata Nazionale dello Spazio proponendo tre appuntamenti disponibili online proprio per poter raggiungere grazie al web il maggior numero di persone in tutto il mondo. Grazie all’intervento di esperti, uniremo lo studio dello spazio al mondo dell’archeologia, mostrando come i due ambiti non siano in realtà così distanti. Già nell’antichità – prosegue – lo studio degli astri e del loro posizionamento nella volta celeste era imprescindibile per numerose attività. Il globo dell’Atlante Farnese – oggi in prestito alla Domus Aurea ma normalmente esposto nella sala della meridiana del museo Archeologico nazionale di Napoli -, con le sue meravigliose costellazioni costituisce una delle più antiche raffigurazioni del firmamento ed è una testimonianza delle profonde e dettagliate conoscenze astronomiche acquisite dagli antichi. Altra convergenza di questi mondi si ha nel monitoraggio satellitare dei siti archeologici, uno strumento fondamentale per garantire la salvaguardia dei monumenti, oggi sempre più compromessi a causa dei cambiamenti climatici. Il PArCo utilizza i preziosi dati provenienti da queste rilevazioni per programmare le attività di manutenzione e tutela”.

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L’archeologa Irma Della Giovampaola (foto PArCo)

Il primo appuntamento, “Il ruolo dei satelliti per la tutela dei beni culturali: l’esempio del Parco archeologico del Colosseo”, è giovedì 16 dicembre 2021, alle 11, con Irma Della Giovampaola, archeologa, responsabile dell’Ufficio Monitoraggio delle aree archeologiche e dei monumenti del PArCo e della manutenzione programmata, e Alessandro Coletta astrofisico, direttore di Missione della Costellazione di satelliti COSMO-SkyMed e responsabile ASI dell’Unità Downstream e Servizi Applicativi, che discuteranno di come l’osservazione della Terra sia in grado di contribuire alla definizione della vulnerabilità dei siti e dell’analisi dei rischi e degli effetti dei cambiamenti climatici a cui i beni culturali, in particolare quelli archeologici.  La questione è alla base del progetto di monitoraggio del PArCo e dell’attività svolta da ASI in questo ambito.

L’astrofisico Gianluca Masi con l’Atlante Farnese nella sala Ottagona della Domus Aurea (foto PArCo)

Il secondo eccezionale appuntamento nel pomeriggio del 16 dicembre 2021, alle 17: “Il Firmamento dell’Atlante Farnese”. L’astrofisico e dottore di ricerca in Astronomia Gianluca Masi illustrerà, dalla Sala Ottagona della Domus Aurea, le costellazioni raffigurate sul globo celeste del celebre Atlante Farnese, unica e preziosissima testimonianza sulle conoscenze astronomiche del passato (https://youtu.be/KuSFc75_8lk). In occasione della Giornata Nazionale dello Spazio, le sue costellazioni raccontano la propria storia millenaria, svelando quelle sorprese e meraviglie che da sempre catturano la curiosità e l’immaginazione dell’uomo.

Il transito della Stazione spaziale internazionale sopra il Colosseo (foto PArCo)

La giornata del 16 dicembre 2021 si conclude alle 21: “Colosseo chiama Spazio: il transito della Stazione Spaziale Internazionale sull’Anfiteatro Flavio”.  Le riprese del transito della Stazione Spaziale Internazionale sul Colosseo tra il 6 e il 7 dicembre 2021, effettuate e commentate da Gianluca Masi, astrofisico e dottore di Ricerca in Astronomia, sono il gran finale della ricca programmazione del Parco archeologico del Colosseo per la giornata promossa dall’Agenzia Spaziale Italiana. L’esperienza degli astronauti non è poi così inaccessibile, almeno allo sguardo: i satelliti più brillanti solcano regolarmente il cielo e tutti possono osservarli. Tra essi spicca la Stazione Spaziale Internazionale, simbolo della presenza in orbita dell’uomo.  Osservare le immagini immortalate da un luogo unico come l’Anfiteatro Flavio sarà un’esperienza emotiva ed estetica straordinaria (https://youtu.be/Cdxsf_0PvLc).

Roma. “Roma Napoli. La Grande Archeologia”: incontro on line alla Domus Aurea (dove c’è la mostra con “Raffaello e la Domus Aurea. L’invenzione delle grottesche” con l’Atlante Farnese del Mann) Alfonsina Russo e Paolo Giulierini per confrontare, confermare e rinnovare le sinergie tra il parco archeologico del Colosseo e il museo Archeologico nazionale di Napoli

L’Atlante Farnese al centro della Sala Ottagona per la mostra “Raffaello e la Domus Aurea. L’invenzione delle grottesche”: allestimento e interaction design a cura di Dotdotdot

L’occasione è data dall’eccezionale prestito dal Mann della scultura dell’Atlante Farnese per la mostra “Raffaello e la Domus Aurea. L’invenzione delle grottesche”, curata da Vincenzo Farinella e Alfonsina Russo con Stefano Borghini e Alessandro D’Alessio, prodotta da Electa. Iniziative, progetti, impegni saranno i temi al centro dell’incontro “Roma Napoli. La Grande Archeologia” che consente di confrontare, confermare e rinnovare le sinergie tra due delle grandi realtà del ricco patrimonio archeologico italiano. Appuntamento martedì 21 settembre 2021, alle 11, alla Domus Aurea. Incontro dalla Sala Ottagona della Domus Aurea con Alfonsina Russo, direttore del parco archeologico del Colosseo, e Paolo Giulierini, direttore del museo Archeologico nazionale di Napoli. Modera Paolo Conti, editorialista del Corriere della Sera. L’incontro sarà trasmesso dalle 11 in diretta sulla pagina Facebook del PArCo. Per seguire i lavori collegarsi a www.facebook.com/ParcoColosseo. La mostra, il cui allestimento e interaction design sono progettati da Dotdotdot, resterà aperta fino al 7 gennaio 2022. Si sviluppa nella Sala Ottagona, vero e proprio capolavoro dell’architettura romana imperiale, e nei cinque ambienti limitrofi accessibili attraverso grandi velari su cui si sviluppa il progetto allestitivo, oltre alle Stanze di Achille a Sciro e di Ettore e Andromaca ancora preziosamente affrescate, dove si possono ammirare tracce delle cosiddette “grottesche”. Alle proiezioni digitali che coinvolgono l’intero spazio, si aggiunge il progetto di sound design. Un’approfondita ricerca storica sulla musica dell’antica Roma e sulle melodie proprie del Rinascimento dà origine a una colonna sonora composta ed eseguita in tempo reale, con tool digitali di musica generativa che evocano suoni di strumenti del passato e scale musicali proprie dell’epoca antica. Ne risulta un paesaggio sonoro armonico con melodie classiche, dove anche il silenzio diventa un importante elemento narrativo.

Roma, Percorsi fuori dal PArCo. Nel quattordicesimo e penultimo appuntamento il viaggio parte dalla Loggia Mattei sul Palatino e arriva alla Loggia di Galatea nella Villa Farnesina oltre Tevere, alla scoperta di Muse e Segni zodiacali

La Loggia Mattei sul Palatino. Dettaglio della vela che termina la volta con raffigurazioni di Muse all’interno di edicole, piccole strutture architettoniche che potevano avere pianta circolare o rettangolare. Ai lati sono visibili le lunette con medaglioni con segni zodiacali su fondo blu (foto PArCo)

Quattordicesimo, e penultimo, appuntamento col progetto “Percorsi fuori dal PArCo – Distanti ma uniti dalla storia” che vuole portare i cittadini romani e tutti i visitatori a scoprire i legami profondi e ricchi di interesse, ma non sempre valorizzati, tra i monumenti del Parco e quelli del territorio circostante, raccontando, con testi e immagini, il nesso antico che unisce la storia di un monumento o di un reperto del parco archeologico del Colosseo con un suo “gemello”, situato nel Lazio. Dopo aver raggiunto il Comune di Cori (tempio dei Dioscuri), il parco archeologico di Ostia Antica (tempio della Magna Mater), Prima Porta (villa di Livia Drusilla), il parco archeologico dell’Appia Antica (tenuta di Santa Maria Nova), piazza Navona (stadio di Domiziano), villa di Tiberio a Sperlonga (Lt), Palazzo Barberini al Quirinale, il parco archeologico di Priverno (residenze private), il parco archeologico di Ostia Antica (Sinagoga), Santa Maria Maggiore a Ninfa (Lt), il complesso di Massenzio sulla via Appia, Palazzo Farnese a Caprarola (Vt), le gallerie nazionali Barberini Corsini, il viaggio virtuale – ma ricco di spunti per organizzare visite reali – promosso dal parco archeologico del Colosseo riparte ancora una volta dal Palatino, precisamente dalla Loggia Mattei, per giungere ad ammirare un’altra Loggia, quella di Galatea nella Villa Farnesina, tra Muse e Segni zodiacali.

La loggia Stati-Mattei sul Palatino. Sulla sinistra sono visibili in parte i materiali di reimpiego: i fusti di colonna in granito bigio sormontati da capitelli in travertino del XVI secolo. La decorazione pittorica della Loggia è suddivisa geometricamente con lunette laterali a forma di vela triangolare; sul soffitto un fregio di colore giallo, incornicia altri elementi decorativi e riquadri con scene mitologiche. Al centro della volta lo stemma della famiglia Mattei; sopra di esso la scena con Amore e le Muse, sotto la scena con Ercole e Zeus (foto PArCo)

Il colle Palatino viene ricordato soprattutto per lo splendore dell’epoca dei Cesari ma anche nei secoli successivi fu scelto come dimora da importanti famiglie. In questa penultima tappa del percorso proposto dal parco archeologico del Colosseo si parte dalla Loggia Stati-Mattei costruita nei primi anni del Cinquecento proprio sul colle sfruttando spazi esistenti della Domus Augustana, parte della residenza imperiale. La Loggia è ciò che resta della Villa fatta erigere dalla famiglia Stati sul colle Palatino e doveva affacciarsi sul giardino, secondo lo schema tipico delle abitazioni romane extraurbane della fine del Quattrocento. “Ancora oggi possiamo ammirarla con le forme di un tempo”, spiegano gli archeologi del PArCo: “un portico con tre colonne ioniche di reimpiego su cui si impostano quattro archi a tutto sesto, decorata con grottesche su fondo bianco chiaramente ispirate al mondo classico ed alle decorazioni della Domus Aurea (vedi la mostra “Raffaello e la Domus Aurea. L’invenzione delle grottesche” Roma. Il ministro Franceschini ha aperto ufficialmente la Domus Aurea e la mostra multimediale “Raffaello e la Domus Aurea. L’invenzione delle grottesche”. L’intervento dei curatori. Via libera al pubblico dal 23 giugno | archeologiavocidalpassato).

La Loggia Mattei sul Palatino. Dettaglio della lunetta affrescata con grottesche su fondo bianco, al centro medaglioni con segni zodiacali su fondo blu: in questa scena l’ariete. Ai lati della lunetta, parzialmente visibili le vele a forma triangolare con raffigurazioni di Muse (foto PArCo)

“La composizione pittorica, geometricamente scompartita per il necessario adattamento ad uno spazio già esistente”, continuano gli archeologi del PArCo, “adottò soluzioni prospettiche ben studiate: nelle lunette troviamo raffigurazioni di Apollo, Atena e delle Muse, mentre nelle vele sono inseriti medaglioni con i dodici segni zodiacali su fondo blu. Staccati e venduti intorno al 1856-1860, essi furono ricollocati in situ solo nel 1989 grazie ad un accordo con il Metropolitan Museum of Art di New York. Le pareti della Loggia erano ornate da otto scene mitologiche che riprendevano racconti delle Metamorfosi di Ovidio e narravano il mito di Venere: esse furono asportate a partire dal 1846 e vendute all’Ermitage di San Pietroburgo dove si trovano tuttora”.

Dettaglio degli affreschi della volta della Loggia Mattei sul Palatino (foto PArCo)

“Gli affreschi risalgono con molta probabilità al 1520, momento in cui Cristoforo Stati si interessò alla costruzione e decorazione della Loggia affidandola, come testimoniano diverse fonti scritte, a Baldassarre Peruzzi che, all’inizio della sua carriera, fu collaboratore di Raffaello. Dal maestro colse il linguaggio utilizzato nella stufetta vaticana del cardinal Bibbiena, realizzata pochi anni prima dalla scuola di Raffaello, come risulta particolarmente evidente nelle scene raffiguranti Venere. La famiglia Mattei entra nella storia della Loggia nel 1560 dopo aver acquistato dagli Stati la vigna, con lo scopo di formare un unico grande possedimento. Il passaggio di proprietà determinò modifiche strutturali anche agli affreschi della Loggia come testimonia la sostituzione dello stemma Stati con quello dei nuovi proprietari Mattei”.

L’esterno di Villa Farnesina. Oggi proprietà dell’Accademia Nazionale dei Lincei, è una delle più nobili e armoniose realizzazioni del Rinascimento italiano. Nel nome conserva la memoria dei Farnese a cui pervenne nel 1579 in violazione del vincolo ereditario posto dal suo committente ma, in realtà, dovrebbe essere intitolata ad Agostino Chigi, primo vero committente (foto PArCo)

“Curiosamente Peruzzi, circa un decennio prima, era già stato incaricato di progettare l’architettura e la decorazione ad affresco”, ricordano gli archeologi del PArCo, “di un’altra Loggia non lontana da qui, sull’altra sponda del Tevere: la Loggia di Galatea a Villa Farnesina. Commissionata agli inizi del Cinquecento dal banchiere di origine senese Agostino Chigi, essa rappresenta una delle più nobili e armoniose realizzazioni del Rinascimento italiano”.

La loggia di Galatea di Villa Farnesina nel Cinquecento era nota come ‘Loggia del Giardino’ in quanto due finestre si affacciavano sul giardino segreto meridionale, mentre le cinque arcate della parete orientale originariamente si aprivano sull’ampio giardino, sulla loggia del Tevere e quindi sul fiume (foto PArCo)

“Nella Loggia di Galatea il committente volle amplificare la sua immagine realizzando una ideale autobiografia: così il Peruzzi raffigurò sulla volta l’oroscopo di Agostino Chigi e il suo tema natale con divinità planetarie e costellazioni extra-zodiacali, lasciando intuire il fausto destino del committente nella favorevole congiuntura degli astri. Le lunette con sfondo blu e scene mitologiche furono invece affrescate da Sebastiano del Piombo e i motivi decorativi tratti in prevalenza dalle Metamorfosi di Ovidio; un altro punto in comune con la Loggia Palatina che, nelle scene raffiguranti Venere, si ispirava alla stessa fonte antica”.

La Ninfa Galatea di Raffaello, particolare della parete della Loggia di Galatea a Villa Farnesina. La ninfa si trova ancora vicino alla riva e sembra salire solo ora sul cocchio di conchiglia per fuggire da Polifemo. Prima che allenti le redini, indirizza ancora una volta lo sguardo indietro perché sente il canto di Polifemo. È circondata da ninfe e tritoni, vittime di amorini volanti che obbediscono al dio dell’amore, nascosto dietro alle nuvole mentre punta le frecce (foto PArCo)

“L’augurio di un nuovo amore, invece, si ritrova nella scena con ciclope Polifemo innamorato della bella Galatea – che dà anche il nome alla Loggia – rispettivamente realizzati da Sebastiano del Piombo e Raffaello”.

I lavori di digitalizzazione della Loggia Mattei al Palatino, avviati nell’ambito dell’accordo quadro tra il Parco archeologico del Colosseo e l’Accademia Nazionale dei Lincei (foto PArCo)

“I legami storico culturali che già nel Cinquecento intercorrevano tra le due Logge sono stati oggi ulteriormente valorizzati dall’accordo firmato tra il PArCo e l’Accademia nazionale dei Lincei. Le due istituzioni si sono impegnate a collaborare per 4 anni per la ricerca, la promozione e la fruizione del proprio patrimonio con progetti condivisi. Una delle prime iniziative, già in corso, è proprio la digitalizzazione ad alta risoluzione delle due Logge. Per informazioni sulla Accademia Nazionale dei Lincei vi invitiamo a visitare il sito ufficiale https://www.lincei.it/it.

Roma. Il ministro Franceschini ha aperto ufficialmente la Domus Aurea e la mostra multimediale “Raffaello e la Domus Aurea. L’invenzione delle grottesche”. L’intervento dei curatori. Via libera al pubblico dal 23 giugno

Dal 23 giugno 2021 la Domus Aurea riapre al pubblico (foto PArCo)

roma_domus-aurea_nuova-locandina_apertura-23-giugnoIl giorno tanto atteso è arrivato: mercoledì 23 giugno 2021, alle 9, riapre la Domus Aurea, la reggia di Nerone, con un percorso di visita ricco di novità e con una mostra dedicata a Raffaello e alla straordinaria storia della scoperta delle sue superfici affrescate. Il Parco archeologico del Colosseo ha potenziato nel periodo di chiusura i lavori di restauro e di ripristino di spazi in precedenza ingombri da ponteggi che lasciano adesso vedere affreschi prima non visibili. Inoltre è stato creato un nuovo ingresso che dal parco del colle Oppio immette direttamente nella Sala Ottagona, sede della mostra, e lungo il percorso di visita del padiglione della reggia neroniana è stato completamente rinnovato l’impianto di illuminazione. Allo stesso tempo, sono state allestite sculture fino ad oggi conservate nei depositi del monumento, contribuendo a celebrare lo sfarzo della residenza di Nerone. Ingresso dal lunedì al giovedì: visita limitata alla sala Ottagona e alle sale limitrofe, comprensiva della mostra immersiva, con accompagnamento obbligatorio; 9.18.30 con ingressi contingentati e turni di massimo 20 persone ogni 15 minuti (guida inclusa). Dal venerdì alla domenica: visita guidata obbligatoria, estesa a tutto il monumento, compresa la mostra nella sala Ottagona e sale limitrofe; 9-18.30 con ingressi contingentati e turni di massimo 20 persone ogni 15 minuti (guida inclusa). Le capienze e i turni saranno soggetti a modifiche e revisioni in base alle norme vigenti sulle misure di contenimento della diffusione della pandemia. Biglietti: visita accompagnata dal lunedì al giovedì, intero: 12 euro; ridotto: 9 euro, visitatori tra 6 e 12 anni di età, docenti delle scuole di ogni ordine e grado; dipendenti Mic. Visita guidata dal venerdì alla domenica: intero: 18 euro; ridotto: 15 euro, visitatori tra 6 e 12 anni di età, docenti delle scuole di ogni ordine e grado; dipendenti Mic.

L’anteprima della mostra “Raffaello e la Domus Aurea” con il ministro Dario Franceschini, l’architetto Stefano Boeri, e i curatori Alfonsina Russo e Vicenzo Farinella (foto PArCo)

L’anteprima con il ministro. Lunedì 21 giugno 2021, anteprima alla presenza del ministro Dario Franceschini con inaugurazione della mostra multimediale “Raffaello e la Domus Aurea. L’invenzione delle grottesche” (23 giugno 2021 – 7 gennaio 2022), la mostra dagli straordinari apparati interattivi e multimediali allestita nella Sala Ottagona e negli ambienti circostanti. La mostra è a cura di Vincenzo Farinella e Alfonsina Russo con Stefano Borghini e Alessandro D’Alessio. Produzione, organizzazione, promozione e catalogo Electa editore. Allestimento e interaction design dotdotdot.it. Nuova passerella di ingresso Stefano Boeri Architetti. Nuovo progetto di illuminazione Erco.

Aperti nella Domus Aurea nuovi ambienti con il posizionamento di sculture dai depositi (foto PArCo)

Il saluto del direttore del PArCo, Alfonsina Russo. “Dopo oltre un anno di chiusura”, ha ricordato Alfonsina Russo, direttore del parco archeologico del Colosseo, e co-curatrice della mostra, “apriamo oggi la Domus Aurea e insieme la mostra “Raffaello e la Domus Aurea. L’invenzione delle grottesche” che avremmo dovuto inaugurare l’anno scorso in occasione delle celebrazioni per i 500 anni dalla morte di Raffaello. La mostra è stata curata per le soluzioni multimediali da dotdotdot.it. In questa occasione inauguriamo anche un nuovo ingresso realizzato dall’architetto Stefano Boeri che consente di entrare direttamente nel cuore della Domus Aurea, nella Sala Ottagona dove è attualmente la mostra, da colle Oppio. Il percorso è arricchito da una alcune novità, un percorso ampliato con una serie di ambienti prima non visibili perché ingombri da ponteggi, e lungo questo percorso si dispiegano degli elementi scultorei rinvenuti nei depositi, come le Muse e alcuni elementi architettonici. E vera novità è l’illuminazione, l’elemento clou che ripropone quelli che erano gli espedienti degli architetti neroniani di catturare la luce attraverso delle finestre poste in alto le quali riuscivano in qualche modo a far filtrare la luce verso gli ambienti più bui. Devo ringraziare per questo Elisabetta Segala, e anche Francesca Guarneri l’attuale responsabile della Domus Aurea. E anche l’architetto Stefano Borghini che ha realizzato degli apprestamenti molto suggestivi. Infine devo ringraziare per il Giardino ecosostenibile il ministro Franceschini che ci ha dato con decreto una serie di fondi per riuscire a superare la criticità rappresentata dall’acqua che filtra attraverso le volte, e Gabriella Strano. La mostra è stata organizzata da Electa. E il parco archeologico del Colosseo ha sottoscritto un protocollo d’intesa con il British Museum che attualmente ha in corso una mostra su “Nerone” per dare nuova luce alla figura di questo imperatore, che non è stato un imperatore solo con una serie di aspetti negativi ma ha avuto anche una serie di attività positive, come l’urbanistica, l’architettura, le arti”.

La nuova passerella pedonale che porta nel cuore della Domus Aurea (foto PArCo)

Il nuovo ingresso da colle Oppio. “Abbiamo realizzato questo ingresso all’interno di una delle gallerie che l’imperatore Traiano fece costruire”, ha spiegato l’architetto Stefano Boeri, “quando si decise sostanzialmente di riempire di terra tutti gli spazi della Domus Aurea per costruire sopra il grande impianto termale di Traiano. Riaprire, rendere visitabili una di queste gallerie, vuol dire fare i conti prima di tutto con un tema delicato: il nuovo rapporto della Sala Ottagona con l’esterno, cioè con il colle Oppio. Poi superare una pendenza molto importante, tra le due quote. Così questo viaggio nello spazio è anche un viaggio nel tempo. Percorrendo la gallerie si vedono infatti i resti degli impianti termali che Traiano fece costruire sopra la Domus Aurea. La galleria entra con un orientamento diverso da quello della Domus Aurea – ha continuato Boeri – e questo spiega il diverso orientamento dei due impianti: l’impianto di Traiano che è NW-SE, e l’impianto originario della Domus Aurea che è rigorosamente N-S. e questo è stato uno dei temi su cui abbiamo lavorato di più perché si leggesse questa differenza. Il progetto è fatto di tre parti: un inizio che è un vestibolo, un ingresso in cui abbiamo dovuto anche fare i conti con un problema termico (cioè non fare entrare il clima esterno all’interno della Domus Aurea); le rampe che non sono appoggiate sulle volte e arrivano fino al portale della Sala Ottagona; e infine l’approdo alla Sala Ottagona che è schermato da una parete che ha le dimensioni del portale storico per evitare che ci fosse un rapporto troppo diretto, come non c’è mai stato, tra interno e esterno”.

L’Atlante Farnese al centro della Sala Ottagona per la mostra “Raffaello e la Domus Aurea. L’invenzione delle grottesche”: allestimento e interaction design a cura di Dotdotdot

Storia e descrizione della mostra. “Questa mostra è nata in collegamento con la grande mostra di Raffello che l’anno scorso si è tenuta alle scuderie del Quirinale, che era molto centrare su Roma e sul rapporto con l’artista”, è intervenuto il prof. Vincenzo Farinella co-curatore della mostra. “In quella mostra non si parlava delle grottesche, della scoperta delle grottesche, dell’invenzione delle grottesche, perché quel tema era in qualche modo lasciato alla Domus Aurea. Poi gli eventi hanno reso impossibile inaugurare la mostra, ed è slittata di un anno. Ma ora fortunatamente ci siamo riusciti. È una mostra frutto di un lavoro collegiale che ha dato vita a un progetto originale. L’obiettivo di questa mostra era raccontare una storia che inizia alla fine degli anni Settanta del Quattrocento, quando i primi artisti (Pinturicchio, Signorelli, e altri) scendono sottoterra da sopra, dal colle Oppio, calandosi per cunicoli, per grotte, come gli speleologi, con le torce, e scoprono questo mondo dimenticato, sepolto, senza neanche rendersi conto che era la Domus Aurea di Nerone. Ma rimasero abbagliati da questi affreschi che all’epoca dovevano essere molto ben conservati, che vengono immediatamente chiamati grottesche, dalle grotte in cui erano stati riscoperti. La storia si diceva inizia alla fine degli anni Settanta del Quattrocento. E poi perché Raffaello? Raffaello intorno al 1515, grazie anche allo stimolo datogli da questa sua collaborazione con Giovanni da Udine, scende anche lui nella Domus Aurea, scopre anche lui le grottesche, e in modo geniale le reinventa completamente, creando i primi veri e propri ambienti all’antica, organicamente all’antica: come la Stufetta del card. Bibbiena in Vaticano, 1516, che abbiamo ricostruito in mostra, in uno degli ambienti radiali della Sala Ottagona. E poi l’ambizione – ha sottolineato lo storico dell’arte – era anche quella di estendere il discorso sia andando indietro nel tempo, e quindi rievocando per il visitatore, almeno in parte, l’effetto straordinario che doveva essere entrare nella Domus Aurea ai tempi di Nerone, quando la Domus Aurea era una delle meraviglie assolute del mondo. E infatti nella Sala Ottagona si vede la proiezione, l’effetto rotante della cupola, che vuole in qualche modo rievocare quella notizia di Svetonio che scrive che nella Domus Aurea c’era una sala da pranzo, una coenatio, rotonda che ruotava continuamente. E poi andare più avanti, ossia raccontare la storia delle grottesche da Raffaello in poi, mostrando quindi lo sviluppo delle grottesche e la diffusione in Italia e poi in Europa e poi nell’intero mondo di questo linguaggio ornamentale senza dimenticare il fatto che le grottesche non muoiono mai sostanzialmente, ma hanno anzi un ulteriore momento di rinascita novecentesca, e forse una delle sorprese maggiori sarà la quinta stanza dove viene evocato in qualche modo il tema della fortuna novecentesca delle grottesche. È una storia complicata, lunga, articolata che la mostra riesce a raccontare in modo non solo chiaro ma anche molto suggestivo”.

Un bell’esempio di “grottesca” da una parete della Domus Aurea (foto PArCo)
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La Sala Ottagona come si presenta per la mostra “Raffaello e la Domus Aurea. L’invenzione delle grottesche”: allestimento e interaction design a cura di Dotdotdot

L’ultima parola al ministro Dario Franceschini. “Questa bellissima mostra arricchisce ancora di più questo luogo straordinario, magico, unico, che lascia sbalorditi, a bocca aperta tutti i visitatori che entrano, perché percepiscono la grandezza di Roma, la maestosità dell’intervento, percepiscono la magia di questi buchi nel soffitto da cui si calavano Pinturicchio e altri pittori del Rinascimento. Veramente un luogo magico. Io non dimentico – ha raccontato il ministro – l’ammirazione e lo stupore negli occhi del presidente Macron, che abbiamo accompagnato qui qualche anno fa con l’allora presidente del Consiglio Paolo Gentiloni. Questo luogo viene arricchito oggi con un intervento di architettura contemporanea, grazie a Stefano Boeri, dimostrazione di come si possano fare interventi contemporanei di qualità che svolgono una funzione ma che si conciliano perfettamente con la conservazione, la tutela dei luoghi più prestigiosi del nostro Paese. È questa un’altra grande occasione di arricchimento del nostro patrimonio culturale in un luogo simbolo per tutta Italia e tutto il mondo. Fra poco più di un mese, il 29 luglio, si aprirà il G20 dei ministri della Cultura all’interno del Colosseo: insomma un modo per dimostrare che l’Italia investe sul futuro anche sulla base della grandiosità di quello che hanno fatto le generazioni prima di noi. È un luogo stupendo. Ora dobbiamo rendere stupendo anche fuori – ha dichiarato Franceschini – con l’intervento per il Giardino sostenibile, per evitare le infiltrazioni d’acqua che hanno rovinato purtroppo nel tempo gli affreschi della Domus Aurea. C’è un problema che si chiama parco di colle Oppio. Il Ministero ha offerto collaborazione al Comune. Vedremo dopo le elezioni amministrative. Ma come Parco archeologico del Colosseo siamo pronti a prenderci in gestione il parco di colle Oppio all’interno del PArCo perché sarebbe un modo per renderlo, come è giusto che sia, uno dei luoghi più collegati al Colosseo in tutto il suo splendore e non in un degrado come è oggi, veramente imbarazzante, che mal si concilia con lo splendore della Domus Aurea e del Colosseo”.

Roma. L’attesa mostra multimediale “Raffaello e la Domus Aurea. L’invenzione delle grottesche” apre, con la Domus Aurea, il 23 giugno. Lo annunciano in contemporanea il Parco archeologico del Colosseo ed Electa

Il manifesto della mostra “Raffaello e la Domus Aurea. L’invenzione delle grottesche” alla Domus Aurea dal 23 giugno 2021

Domus Aurea, stavolta ci siamo: riaprirà il 23 giugno 2021 con la mostra multimediale “Raffaello e la Domus Aurea. L’invenzione delle grottesche”. Programmata per l’8 marzo 2020, in occasione della celebrazione dei 500 anni dalla morte di Raffaello Sanzio (Urbino, 1483 – Roma, 1520); bloccata e rinviata a data da destinarsi per lo scoppio della pandemia; più volte annunciata con date via via sempre aggiornate, questa sembrerebbe la volta buona: lo confermerebbero la comunicazione ufficiale – quasi in contemporanea – sulle newsletter rispettivamente di Electa e del Parco archeologico del Colosseo (vedi: Cosa ci porta il 2021. Finalmente una data per l’attesa mostra-evento alla Domus Aurea “Raffaello e la Domus Aurea. L’invenzione delle grottesche”: è l’11 marzo. Quindi un anno dopo la prima programmazione | archeologiavocidalpassato). “È tutto pronto negli ambienti della Domus Aurea”, confermano al PArCo, “per l’apertura al pubblico della mostra dedicata a Raffaello Sanzio e al tema delle grottesche, con straordinari apparati interattivi e multimediali. Il progetto, promosso dal PArCo e prodotto da Electa, narra l’eccezionale storia della riscoperta della pittura antica sepolta nelle “grotte” della Domus Aurea di Nerone”. Ora si attendono informazioni tempestive sull’apertura e le modalità di visita.

Mostra “Raffaello e la Domus Aurea. L’invenzione delle grottesche”: render Sala Ottagona. Allestimento e interaction design a cura di Dotdotdot

Pensata per il cinquecentenario della morte di Raffaello Sanzio che cadeva il 6 aprile del 2020, il Parco archeologico del Colosseo per la riapertura al pubblico della Domus Aurea ha mantenuto nella sua programmazione “Raffaello e la Domus Aurea. L’invenzione delle grottesche” (al momento programmata dal 23 giugno al 31 dicembre 2021), allestita nella Sala Ottagona e negli ambienti circostanti. Raffaello (Urbino, 1483 – Roma, 1520) fu il primo artista rinascimentale a comprendere a fondo la logica dei sistemi decorativi della residenza neroniana, riproponendoli organicamente, grazie alle sue profonde competenze antiquarie, in numerosi capolavori ricordati in questa esposizione curata da Vincenzo Farinella e Alfonsina Russo con Stefano Borghini e Alessandro D’Alessio. Allestimento e interaction design sono progettati da Dotdotdot.

Il nuovo accesso pedonale alla Domus Aurea è stato disegnato da Stefano Boeri Architetti (foto PArCo)

Per questa prima grande mostra realizzata all’interno della Domus Aurea è stato progettato un ingresso dedicato (vedi Roma. Aperto il nuovo ingresso per la Domus Aurea, con un percorso che suggerisce un viaggio alla ricerca della volta celeste che si apre nella volta della Sala Ottagona. Il progetto propedeutico all’apertura della mostra “Raffaello e la Domus Aurea. L’invenzione delle grottesche” | archeologiavocidalpassato). In una delle gallerie originata dalle sostruzioni delle Terme di Traiano che cancellarono la memoria di questo padiglione della Domus Aurea, lo Studio Stefano Boeri Architetti ha progettato una passerella pedonale che – dal parco di Colle Oppio – si insinua, sfiorandole, tra le rovine fino ad approdare nella Sala Ottagona. Una linea guida che accompagna il visitatore direttamente verso il fulcro dell’edificio neroniano.

Roma. Piccola anticipazione dell’allestimento della mostra “Raffaello e la Domus Aurea. L’invenzione delle grottesche”: così il pubblico rivivrà l’emozione della scoperta vissuta dagli artisti che nel Rinascimento si calarono nelle “grotte”

La data è cambiata un’altra volta. Il valzer dei colori delle Regioni, con una pandemia che non dà ancora segnali di cedimento, la programmazione degli eventi culturali diventa particolarmente difficile. Ciò vale anche per l’attesa (dall’anno scorso!) mostra “Raffaello e la Domus Aurea. L’invenzione delle grottesche”, ora prevista dal 28 marzo al 21 novembre 2021 alla Domus Aurea. Vediamo se sarà questa la data giusta. Intanto, dopo averci mostrato il nuovo ingresso alla Domus Aurea con la passerella pedonale realizzata dallo Studio Stefano Boeri Architetti che, con un sapiente gioco di luci, accompagnerà il visitatore fino alla Sala Ottagona, cuore della mostra “Raffello e la Domus Aurea”, il Parco archeologico del Colosseo ci anticipa un altro dettaglio in un viaggio per immagini all’interno del cantiere (vedi Roma. Aperto il nuovo ingresso per la Domus Aurea, con un percorso che suggerisce un viaggio alla ricerca della volta celeste che si apre nella volta della Sala Ottagona. Il progetto propedeutico all’apertura della mostra “Raffaello e la Domus Aurea. L’invenzione delle grottesche” | archeologiavocidalpassato).

Ecco una piccola anticipazione del concept che sta alla base del progetto allestitivo multimediale ed esperienza multisensoriale ideato dai dotdotdot.it: “Per rievocare l’emozione della scoperta che i primi artisti nel Rinascimento provarono nel calarsi all’interno della domus neroniana, illuminando la volta decorata con la luce delle loro torce”, spiegano gli esperti del PArCO, “così il pubblico sarà chiamato a svelare le decorazioni a parete interagendo attivamente con gli elementi multimediali del percorso di visita, i quali “prenderanno vita” grazie ad una serie di animazioni immersive in grado di restituire parte delle stesse decorazioni scoperte e studiate da Raffaello stesso e riprese dai grandi artisti nel corso dei secoli, in alcuni casi non più leggibili”.

Roma. Aperto il nuovo ingresso per la Domus Aurea, con un percorso che suggerisce un viaggio alla ricerca della volta celeste che si apre nella volta della Sala Ottagona. Il progetto propedeutico all’apertura della mostra “Raffaello e la Domus Aurea. L’invenzione delle grottesche”

La nuova passerella pedonale che porta nel cuore della Domus Aurea (foto PArCo)

Aperto il nuovo ingresso per la Domus Aurea. E a poco più di tre settimane dall’inaugurazione (11 marzo 2021, speriamo sia la volta  buona) della grande mostra-evento “Raffaello e la Domus Aurea. L’invenzione delle grottesche”, evento espositivo dedicato al tema delle grottesche, con straordinari apparati interattivi e multimediali, questo era un passaggio cruciale per consentire un accesso in sicurezza in tempi di coronavirus (vedi Cosa ci porta il 2021. Finalmente una data per l’attesa mostra-evento alla Domus Aurea “Raffaello e la Domus Aurea. L’invenzione delle grottesche”: è l’11 marzo. Quindi un anno dopo la prima programmazione | archeologiavocidalpassato).

Mostra “Raffaello e la Domus Aurea. L’invenzione delle grottesche”: render Sala Ottagona. Allestimento e interaction design a cura di Dotdotdot
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Il nuovo accesso pedonale alla Domus Aurea è stato disegnato da Stefano Boeri Architetti (foto PArCo)

“Il progetto del nuovo ingresso alla Domus Aurea e della passerella pedonale di accesso alla Sala Ottagona disegnato da Stefano Boeri Architetti, è un’occasione straordinaria”, spiegano al parco archeologico del Colosseo che l’ha promossa, e in Electa editore che l’ha prodotta, “per restituire alla città una delle realtà più suggestive della storia romana, permettendo ad ogni visitatore di scendere nel cuore del palazzo neroniano. La galleria, in cui la passerella pedonale si inserisce, è concepita come uno spazio scuro e contenuto, in cui il progetto disegna una direttrice di luce che accompagna il visitatore attraverso un racconto storico delle rovine, suggerendo la suggestiva idea di un viaggio alla ricerca della volta celeste che si apre, con un grande oculo, nella volta della Sala Ottagona, meta conclusiva dell’itinerario. Il percorso, a seguito del portale d’ingresso, si suddivide in tre ambienti – denominati Vestibolo, Via Lattea e Approdo – che rendono possibile il collegamento tra il parco di Colle Oppio e l’antico piano di calpestio della Sala Ottagona, quasi sei metri più in basso”.

Cosa porta il 2021. Al Colosseo, appena saranno riammessi i visitatori, si potrà ammirare la mostra “Pompei 79 d.C. Una storia romana” (che doveva aprire il 5 novembre, alla vigilia del nuovo lockdown). Ecco tutte le anticipazioni presentate on line dagli archeologi del Parco archeologico del Colosseo

L’home page della mostra “Pompei 79 d.C. Una storia romana” sul sito del parco archeologico del Colosseo (foto PArCo)

È tutto pronto. Anzi, a dire la verità, è tutto pronto dal 5 novembre 2020, data fissata per la vernice della mostra “Pompei 79 d.C. Una storia romana” al Colosseo (che però – solo due giorni prima – si è saputo sarebbe stato chiuso dal giorno dopo, 6 novembre). E quindi non si è fatto nulla (vedi Roma. Chiudono per Dpcm i quattro siti del parco archeologico del Colosseo: Foro Romano, Palatino, Colosseo e Domus Aurea. Sospesa la mostra “Pompei 79 d.C. Una storia romana”, in programma dal 5 novembre. Resta aperto il sito web: dirette dai cantieri di restauro, nuove rubriche ed eventi speciali. Ecco il programma | archeologiavocidalpassato). Ora si attende solo l’ok alla riapertura dei musei e dei parchi archeologici da parte del Governo. Si spera nel 16 gennaio 2021. Comunque, se la mostra-evento “Raffaello e la Domus Aurea. L’invenzione delle grottesche” dovrebbe essere aperta non prima di marzo 2021, a un anno esatta dalla sua programmazione iniziale (vedi Cosa ci porta il 2021. Finalmente una data per l’attesa mostra-evento alla Domus Aurea “Raffaello e la Domus Aurea. L’invenzione delle grottesche”: è l’11 marzo. Quindi un anno dopo la prima programmazione | archeologiavocidalpassato), la mostra “Pompei 79 d.C. Una storia romana” al Colosseo potrebbe essere il primo regalo del 2021.

La mostra “Pompei 79 d.C. Una storia romana” allestita nel II ordine del Colosseo attende solo i visitatori (foto Bruno Angeli)

Ma non sarà un’apertura “al buio”. Perché in questi due mesi lo staff del Parco archeologico del Colosseo ci ha regalato una serie di anticipazioni che ci fanno capire la portata della mostra e la qualità dei pezzi esposti, un’esperienza online ricca e approfondita sul complesso dialogo che lega le due realtà più famose dell’archeologia italiana, Roma e Pompei. La mostra “Pompei 79 d.C. Una storia romana” al Colosseo è stata ideata dal compianto Mario Torelli, che ci ha lasciato il 15 settembre 2020 (vedi Archeologia in lutto. È morto Mario Torelli, grande etruscologo, archeologo e docente di Archeologia e Storia dell’Arte greca e romana. Stava preparando una grande mostra su Pompei e Roma | archeologiavocidalpassato). “Le opere esposte”, spiegano al PArCo, “sintetizzano senza mai banalizzare le molteplici relazioni, di carattere economico, sociale, culturale ed artistico, che hanno accompagnato Roma e Pompei dall’età sannitica fino all’eruzione del Vesuvio”.

Il manifesto della mostra “Pompei 79 d.C. Una storia romana” realizzato da Lorenzo Mattotti (foto PArCo)

“Ho scelto un’immagine tradizionale, vicina ai film peplum, in grado di attrarre l’attenzione di un pubblico ampio”, così l’illustratore Lorenzo Mattotti spiega il procedimento creativo che lo ha portato a visualizzare l’elemento grafico che accompagna il racconto, la narrazione e, in seguito, il ricordo della mostra “Pompei 79 d.C. Una storia romana”. “L’immagine del manifesto è epica e mitologica insieme, ma con un segno simbolista, quasi metafisico. La statua di Lare è incandescente, come se fosse stata appena fusa. Emerge dalla terra tra i due forti simboli di Pompei e Roma: le linee evocative del Colosseo e il vortice del fumo dell’eruzione del Vesuvio, in una sintesi alchemica dove l’assenza dei dettagli, che avrebbero distratto lo spettatore, trova una sintesi efficace nei pochi segni essenziali e nella forza visiva data dai colori accesi della composizione”.

La statua di Eumachia apre la mostra “Pompei 79 d.C. Una storia romana” (foto PArCo)
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Il prof. Mario Torelli, etruscologo, archeologo, docente di archeologia e storia dell’arte greca e romana, è morto all’età di 83 anni

La statua di Eumachia è collocata all’ingresso della sezione dedicata ad Augustus Pater Patriae. L’ha immaginata così la ricca nobildonna pompeiana, Eumachia, il professor Torelli, “grande Maestro che ci ha lasciato troppo presto”, scrivono gli archeologi del PArCo. “Studioso del mondo antico a tutto campo, ma anche intellettuale impegnato, Torelli è stato un padre fondatore della nuova scuola archeologica italiana, riuscendo a lasciare in eredità la passione militante per una conoscenza interdisciplinare e senza frontiere, di cui la mostra “Pompei 79 d.C. Una storia romana” allestita nell’Anfiteatro Flavio ne è una testimonianza”. Con la sua guida li archeologi del PArCo ci fanno scoprire qualcosa di più della nobildonna pompeiana: “Eumachia, vissuta in età augustea, era figlia di un ricco produttore di vino campano che si era trasferito a Pompei pochi decenni prima. La sua famiglia era forse discendente di Eumachos, lo storico greco di Napoli. Quel che è certo è che la donna andò in sposa ad un influente membro della famiglia pompeiana dei Numistrii e, divenuta vedova, ereditò dal marito la sua attività commerciale, affermandosi così come una delle persone più ricche ed influenti della città. A lei si deve la costruzione di un importante edificio pubblico nel foro di Pompei, noto come Edificio di Eumachia, destinato al culto imperiale, dal quale proviene la statua in mostra. La vita di Eumachia e la sua immagine ci raccontano così del ruolo di primo piano giocato dalle nobildonne romane sulla nuova scena pubblica fondata da Augusto”.

Busto in bronzo della dea Artemide proveniente da Pompei (foto Bruno Angeli)

Giardini porticati, terme domestiche, opere d’arte e decori preziosi: spazi per gli intimi piaceri di Afrodite e Dioniso. Una pratica del lusso – nel lessico dell’epoca etichettata come luxuria -, quella sperimentata tra II e I secolo a.C. in questa periferia sospesa fra il potere romano e il gusto ellenistico, a cui si deve il mito del “secolo d’oro” di Pompei. Con l’espansione militare ed economica di Roma nel Mediterraneo orientale, si assiste infatti ad una lenta ma inesorabile osmosi tra culture diverse fra loro, tanto a Roma quanto nelle altre città alleate della penisola. Gli intellettuali romani individuarono fin da subito il 146 a.C. come data-simbolo dell’inizio di questo grande mutamento, ossia l’anno della distruzione di Cartagine e Corinto: è proprio a partire da questo momento che i conquistatori romani sarebbero stati conquistati dal raffinato benessere e dalla cultura dell’ostentazione proveniente dall’Oriente.

Efebo in bronzo da Pompei (foto Bruno Angeli)
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Ricostruzione in mostra della Domus del Gianicolo (foto Bruno Angeli)

Se a Roma l’ostentazione del lusso veniva tollerata solamente nella dimensione pubblica, con la costruzione da parte dei generali vittoriosi di templi, teatri e terme, nelle province italiche (e in particolare a Pompei) lo sfoggio privato del lusso trovava un più ampio spazio di manovra. Videro così la luce alcune delle più straordinarie residenze come la Villa dei Misteri, mentre alcune case dell’élite pompeiana – prima fra tutte le Casa del Fauno – che si estendeva per quasi 3000 mq, iniziarono a fare a gara, per dimensioni e sfarzo, con le regge ellenistiche.

Pavimento in mosaico con pesci di mare dalla Casa del Fauno di Pompei (foto Bruno Angeli)

La “pratica del lusso” interessò tanto la città vesuviana quanto Roma tra il II e il I sec. a.C., favorita dall’espansione militare ed economica di Roma nel Mediterraneo orientale. Tra il III e il II sec. a.C., a seguito delle vittorie nelle Guerre puniche e in quelle macedoniche, il Mediterraneo era infatti ormai divenuto il mare nostrum dei Romani, permettendo ai mercatores italici di moltiplicare le opportunità di fare affari e ponendo le basi di un vero imperialismo economico. I numerosi schiavi giunti in Italia a seguito delle vittorie romane in Oriente permisero inoltre agli imprenditori di elaborare un nuovo modello produttivo, basato sul sistema servile ad uso della villa rustica: un modello che si diffuse rapidamente nell’Italia centromeridionale trasformando le coltivazioni locali in vere e proprie produzioni intensive, soprattutto di olio e vini pregiati.

La ricostruzione in mostra di una nave oneraria con le anfore per il trasporto del vino (foto PArCo)

I due prodotti più emblematici del grande commercio marittimo tardorepubblicano furono proprio il vino, proveniente in particolare dai vigneti della Campania costiera e pedemontana, e l’olio dell’area apula. Le rotte commerciali che trasportavano tali beni “di lusso” vengono oggi ricostruite dagli archeologi grazie allo studio delle anfore stipate in grandi navi mercantili, i cui resti sono oggetto di studio e ricerca da parte dell’archeologia subacquea. In mostra la ricostruzione di una nave mercantile (navis oneraria) lunga circa 35 metri e con una stiva di circa 30×3 metri. Permetteva il carico di due strati sovrapposti di circa 450 anfore (come quelle esposte in mostra e prestate dal museo nazionale Romano alle Terme di Diocleziano), del tipo “Dressel 1”, usate principalmente per il trasporto e commercio del vino. “È stato stimato – spiegano gli archeologi – che il peso totale del carico poteva arrivare a quasi 20 tonnellate, delle quali circa 10 di vino pregiato. Il prezzo della vendita di questo vino (principalmente Falerno) variava dai 4 ai 5 sesterzi al litro, equivalente a circa 25 euro di oggi. Con la stiva piena quindi questa nave poteva trasportare un carico di grande valore pari a 1.125.000 euro!”.

Ritratto di Livia da Palestrina (foto Bruno Angeli)
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Statuetta di una dea indiana trovata a Pompei (foto Bruno Angeli)

Roma e Pompei: una capitale, la cui storia è universalmente nota, e una città di provincia, “fotografata” nel tragico istante della catastrofe. Una mostra e un catalogo Electa che offrono uno sguardo inedito sul rapporto, ancora attuale, che ha intimamente legato due realtà sociopolitiche. “Con la mostra “Pompei 79 d-C. Una storia romana” e il suo catalogo si è voluto ricostruire, con materiali di alto contenuto storico e di grande impatto visivo, il rapporto tra Roma e Pompei, un rapporto che vede sin dalla piena età repubblicana Roma in posizione dominante, e che conosce una prima fase, quella dell’alleanza, nella quale Pompei, come gran parte del mondo italico, affianca Roma nella conquista dell’Oriente, traendone grandi bottini ed enormi masse di schiavi, risorse in grado di generare un’economia agraria e manifatturiera capace di invadere con i suoi prodotti l’intera area mediterranea: in questa fase la ricchezza e il lusso dell’aristocrazia della capitale si espandono nella periferia, che a volte può perfino superare i livelli del centro”.

Affresco da Moregine con processione sacra (foto Bruno Angeli)

In seguito, nel corso del I secolo a.C., le convulsioni che scuotono l’intera Penisola riducono Pompei allo stato di colonia di Roma: il racconto di questa seconda fase disegna una periferia che entusiasticamente segue il modello del centro, senza mai poterne uguagliare gli splendori, fino al declino sopraggiunto per l’intera Penisola e per Pompei, in particolare nel breve periodo tra il devastante terremoto del 62 d.C. e la tragica fine dell’eruzione del 79 d.C.

Cosa ci porta il 2021. Finalmente una data per l’attesa mostra-evento alla Domus Aurea “Raffaello e la Domus Aurea. L’invenzione delle grottesche”: è l’11 marzo. Quindi un anno dopo la prima programmazione

L’avviso mette in guardia gli interessati: per l’emergenza sanitaria mondiale le date della mostra sono in corso di aggiornamento. Ma finalmente c’è un’indicazione: 11 marzo 2021 – 30 ottobre 2021. E questo potrebbe essere l’eredità che si porta in dote il nuove anno: la grande mostra-evento “Raffaello e la Domus Aurea. L’invenzione delle grottesche” che quindi verrebbe aperta nella Domus Aurea esattamente un anno dopo la prevista programmazione. L’8 marzo 2020, pochi giorni dopo la vernice della grande mostra su Raffaello alle Scuderie del Quirinale, per la celebrazione dei 500 anni dalla morte di Raffaello Sanzio (Urbino, 1483 – Roma, 1520), doveva aprire a Roma negli spazi della Domus Aurea (sala Ottagona e ambienti limitrofi), un evento espositivo dedicato al tema delle grottesche, con straordinari apparati interattivi e multimediali. Ma lo scoppio della pandemia e il conseguente lockdown hanno cancellato la mostra prima ancora di aprire. Si era poi parlato di agosto 2020, quando si ipotizzava che la situazione sanitaria potesse essere migliorata. E ora finalmente una data. Sarà la volta buona?

Mostra “Raffaello e la Domus Aurea. L’invenzione delle grottesche”: render Sala Ottagona. Allestimento e interaction design a cura di Dotdotdot
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La sala Ottagona della Domus Aurea di Nerone (foto PArCo)

Il progetto, curato dal professor Vincenzo Farinella con Stefano Borghini e Alessandro D’Alessio, promosso da Parco archeologico del Colosseo e prodotto da Electa, intende narrare l’eccezionale storia della riscoperta della pittura antica sepolta nelle “grotte” dell’originaria Domus Aurea di Nerone. Una storia che comincia intorno al 1480, quando alcuni pittori, tra i primi Pinturicchio, Filippino Lippi e Signorelli, si calano nelle cavità del colle Oppio – definite appunto grotte – per recarsi, a lume di torce, ad ammirare le decorazioni pittoriche di antichi ambienti romani. La mostra si svilupperà nella Sala Ottagona, vero e proprio capolavoro dell’architettura romana imperiale, e nei cinque ambienti limitrofi, oltre alle Stanze di Achille a Sciro e di Ettore e Andromaca ancora preziosamente affrescate e dove si possono ammirare tracce delle cosiddette “grottesche”.

Particolare di una “grottesca” della Stanza delle Maschere nella Domus Aurea (foto parco archeologico del Colosseo)

Il linguaggio multimediale si alterna tra videomapping immersivi che ricostruiscono opere di Raffaello, animazioni, scenografie digitali che raccontano aneddoti sugli artisti del ‘500, arte generativa e morphing, archivi e collage digitali di elementi decorativi grotteschi e d’ispirazione surrealista. Il progetto dell’allestimento interattivo e multimediale è curato dallo studio milanese di Interaction e Exhibit Design Dotdotdot. Alla mostra si accompagna il catalogo edito da Electa, che ripercorre la riscoperta della Domus Aurea e l’invenzione delle grottesche grazie allo straordinario impulso di Raffaello.