Archivio tag | mostra “Lascaux 3.0”

Trento. Al Muse, nella giornata “di mezza estate” dedicata alla preistoria, apre la mostra “Lascaux experience. La grotta dei racconti perduti” che offre un’esplorazione della grotta attraverso reperti, video e una coinvolgente esperienza virtuale

trento_muse_di-mezza-estate_locandinaUna giornata dedicata alla preistoria. Con un momento clou: l’inaugurazione della mostra “Lascaux experience. La grotta dei racconti perduti”. Succede sabato 23 luglio 2022 a Trento al Muse – il museo delle Scienze. Torna infatti “Il MUSE di mezza estate” l’appuntamento estivo nel giardino del museo. Attività per famiglie, visite guidate, spettacoli e musica animeranno il grande giardino e le sale espositive del MUSE. Nel pomeriggio inaugurazione e visita della nuova mostra “Lascaux Experience. La grotta dei racconti perduti”. Ingresso gratuito in museo dalle 16. E fino alle 20 attività per famiglie a tema preistoria. Alle 18, inaugurazione mostra “Lascaux Experience. La grotta dei passi perduti”. L’esperienza VR collegata alla mostra Lascaux è a numero chiuso e su prenotazione da effettuare direttamente in museo il giorno dell’evento a partire dalle 16. Dalle 18.30 alle 21 e dalle 22.40 alle 24, visita libera alla mostra. Ingresso compreso nel biglietto MUSE. Esperienza in realtà virtuale all’interno della mostra (2 euro a persona) su prenotazione in loco fino a esaurimento posti. Alle 20, conferenza “La nascita dell’arte” con Fabio Martini, professore dell’università di Firenze. Alle 21, monologo teatrale “Antenati”, di e con Marco Paolini: un viaggio indietro nel tempo per immaginare il nostro futuro. Dalle 22.30 alle 24, dj set nel giardino MUSE.

“Lascaux experience. La grotta dei racconti perduti” dal 24 luglio 2022 all’8 gennaio 2023. La Grotta di Lascaux, Patrimonio Mondiale UNESCO, conserva oltre 6mila pitture risalenti a circa 20.000 anni fa, testimonianze uniche che raccontano la vita nella preistoria. La mostra offre un’esplorazione della grotta attraverso reperti, video e una coinvolgente esperienza virtuale. “Il 31 gennaio 2020 si inaugurò al Mann di Napoli l’Esposizione Lascaux, vi rimase nei 4 mesi sfortunati che videro i primi segni tremendi dell’epidemia”, ricorda Dario Di Blasi. “Ho collaborato in quell’occasione con il Mann ma soprattutto con la Società pubblica francese Semitour che gestisce le grotte Lascaux (originale e copie). Essendo cittadino onorario del Dipartimento della Gironde, Semitour mi propose allora d’interessarmi per far rimanere in Italia la copia della grotta, ne parlai con il Muse, museo della scienza e con il Mart, museo d’arte moderna e contemporanea, visto che Lascaux ha ispirato tanti artisti ma le dimensioni della copia erano troppo grandi per gli spazi disponibili e l’epidemia non accennava a diminuire. La “nuova” copia che arriva a Trento ha dimensioni minori e nuove tecniche di visione che permetteranno di entrare virtualmente in questo autentico santuario d’arte e Spiritualità” (vedi Al museo Archeologico nazionale di Napoli apre la mostra “Lascaux 3.0”: per la prima volta in Italia la copia della grotta di Lascaux, la “Cappella Sistina” dell’arte paleolitica, scoperta nella valle della Vézère (Dordogna) nel 1940 | archeologiavocidalpassato).

trento_muse_mostra-lascaux-experience_locandina-inaugurazioneEra il 12 settembre 1940 quando, per recuperare il cagnolino Rabot che sembrava essere stato inghiottito dal buio, in una fessura tra i ginepri, quattro ragazzi, Marcel Ravidat, Jacques Marsal, Georges Agniel e Simon Coencas, si addentrano nel cunicolo che porta a una profondità misteriosa. È lì che scoprono per caso numerose pitture rupestri, che si sarebbe rivelato uno dei tesori più importanti dell’arte pittorica mondiale: oltre 600 pitture rupestri di quasi 18mila anni fa, capolavoro dell’Uomo di Cromagnon. Ecco buoi, vacche rosse, orsi, bisonti, cavalli, cervi, un rinoceronte, un liocorno, armi e trappole e un uomo-sciamano mascherato con la testa da uccello. Uno spettacolo incantevole che nel 2016 il Centro internazionale d’arte parietale ha riprodotto in Lascaux IV: l’intero insieme del sito originario (eccetto una sezione minima quasi inaccessibile), ovvero i 900 metri quadri affrescati e incisi. Ma dal 24 luglio 2022 per avere un’idea immersiva della Grotta di Lascaux non sarà necessario andare in Dordogna-Perigord. Basterà andare a Trento per un viaggio dentro la grotta di Lascaux grazie alla realtà virtuale.

trento_muse_di-mezza-estate_antenati-di-paolini_locandina“Antenati”. La nostra storia è un poema epico in codice, un cammino tortuoso, una saga senza paragoni e noi non siamo né la fine, né il fine di quella storia… A “MUSE di mezza estate”, alle 21, arriva “Antenati. The grave party”, di e con Marco Paolini, musiche Fabio Barovero, che ripercorre l’evoluzione della specie umana: un viaggio indietro nel tempo per immaginare il nostro futuro.

Napoli. Il museo Archeologico nazionale ha presentato l’Annual Report 2020 “Mann, le sfide della ripartenza”: dal 2020 anno della tecnologia, al 2021 con il rilancio di presenze al Museo. Presentate le nuove mostre per Natale 2021: dal fotoreportage sul terremoto a Dante, dal giocattolo antico a Enrico Caruso

Il direttore Paolo Giulierini (al centro) con la squadra del museo Archeologico nazionale di Napoli (foto mann)

“Mentre fuori infuriava la tempesta, una fioca luce permeava il palazzo e si faceva a mano a mano più intensa: era la speranza che, dopo la grande tenebra, saremmo tornati a splendere più di prima”: con questa metafora, il direttore del Mann, Paolo Giulierini, ha introdotto l’Annual Report 2020 del museo Archeologico nazionale di Napoli. Un volume che, con le sue oltre trecento pagine di analisi, dati e progetti per il 2020, chiude il cerchio nella rendicontazione dei risultati come dovere di trasparenza verso il pubblico. Al di là dei numeri, lo studio riflette ancor di più le storie di quanti, dietro le quinte, hanno vissuto l’emergenza della pandemia. Come nel calendario agricolo delle generazioni passate, il tempo in cui ci ritirava nelle case, durante la cattiva stagione, esprimeva le emozioni altalenanti per l’attesa dei frutti, dopo la semina. Così, durante la pandemia, il lavoro del Mann non si è interrotto, fra malinconia e tenacia. Percependo con maggior forza lo spirito di squadra e ritenendo, allo stesso modo, che il team fosse ancora più vivo grazie al contatto (virtuale) con il pubblico. 

Al museo Archeologico nazionale di Napoli presnetato l’Annual Report 2020 “Mann, le sfide della ripartenza” (foto mann)
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Il direttore Paolo Giulierini e il prof. Ludovico Solima col team che ha curato l’Annual Report 2020 del Mann (foto mann)

Ideato e curato dal prof. Ludovico Solima (università della Campania “Luigi Vanvitelli”) in coordinamento con lo staff del Mann, edito da Electa, il Report 2020 “Mann, le sfide della ripartenza” appare come un’ineludibile tessera di congiunzione con il cammino di ripresa che ha iniziato a svelarsi dall’inizio dell’estate 2021. Secondo Solima, “il fatto che, anche per un anno così difficile, il Museo abbia raccolto e deciso di condividere le informazioni sulle attività svolte nel 2020 testimonia la volontà di proseguire nel percorso di trasparenza amministrativa avviato sin dal primo anno della gestione del direttore Giulierini. Il Mann, dunque, si conferma essere un museo aperto e sincero”. Un raffronto fra i dati evidenzia questo passaggio di rinascita: nel periodo giugno-ottobre 2021, senza misure restrittive dovute al lockdown, sono stati 135mila gli ingressi al museo Archeologico nazionale di Napoli. Negli stessi mesi del 2020, quando il Mann era aperto al pubblico, le presenze furono poco più di 53mila. Così, le file dinanzi al Museo nell’estate appena trascorsa hanno riflesso, oltre i dati, la voglia di riappropriarsi della vita culturale come dimensione del quotidiano.

Code di visitatori nel mese di agosto 2021 in attesa di entrare al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto mann)

Il 2020 è stato l’anno in cui la tecnologia ha avuto un ruolo da protagonista, per il museo Archeologico nazionale e non solo. In particolare, dalle rilevazioni del Politecnico di Milano, il Mann è risultato il Museo più attivo su Facebook, con riferimento ai mesi di marzo e settembre. Il pubblico virtuale del sito web ha quasi doppiato gli ingressi in loco (129mila presenze al Museo, 236mila visite al portale istituzionale), mentre fan e follower sui canali social, da Facebook a Instagram, includendo i recensori di Google e TripAdvisor, hanno superato quota 150mila. In termini di digitalizzazione del racconto culturale, da non trascurare anche il rilancio del canale YouTube, con 72mila visualizzazioni dei prodotti audiovisivi del Mann.

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La locandina della mostra “Gli Etruschi e il Mann” al Mann (12 giugno 2020 – 31 maggio 2021)

Nonostante le lunghe e pesanti fasi di chiusura, il Museo ha promosso alcuni importanti eventi espositivi: in febbraio, infatti, è stato completato il riallestimento della sezione permanente dedicata a Preistoria e Protostoria, mentre in giugno è stato inaugurato il percorso temporaneo sugli Etruschi (vedi Aperta al museo Archeologico nazionale di Napoli la mostra “Gli Etruschi al Mann”: un inedito focus sulla realtà di una Campania etrusca con 600 reperti (di cui 200 visibili per la prima volta). I tesori “scoperti” nei depositi del Mann costituiranno una nuova sezione permanente del museo napoletano | archeologiavocidalpassato). A gennaio, prima della pandemia, era stata programmata la mostra interattiva su “Lascaux 3.0”, purtroppo non fruibile alle scolaresche per l’emergenza Coronavirus (vedi Al museo Archeologico nazionale di Napoli apre la mostra “Lascaux 3.0”: per la prima volta in Italia la copia della grotta di Lascaux, la “Cappella Sistina” dell’arte paleolitica, scoperta nella valle della Vézère (Dordogna) nel 1940 | archeologiavocidalpassato).

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La locandina della mostra “Lascaux 3.0” al Mann dal 31 gennaio al 31 maggio 2020

”Ripercorrere questo anno difficile, che ha segnato però una forte accelerazione sul fronte della digitalizzazione dei beni culturali”, aggiunge il direttore del Museo, Paolo Giulierini, “ci fa riflettere anche sul 2021 che sta per terminare, anno dei Gladiatori, della forza, di una rinascita che si concretizza anche nella variegata offerta messa in campo dal Mann per le festività, tra archeologia, letteratura, fotografia, design e arte presepiale.  Il prossimo dicembre compie tre anni OpenMann, la card che ha generato una solida community cittadina, e non solo, attorno al Museo, e ci si dà appuntamento per esposizioni, incontri, festival, concerti, attività per i più piccoli, finalmente tornati in presenza. Non mancheranno le iniziative per promuovere il nostro abbonamento annuale in tutte le sue declinazioni e anche tra i turisti, un modo per promettersi un nuovo viaggio a Napoli nel 2022!”.

La mostra “Gladiatori” al museo Archeologico nazionale di Napoli prorogata al 18 aprile 2022

Per il periodo natalizio, il Mann offre a cittadini e turisti una variegata offerta culturale. Si parte, naturalmente, dalla mostra “Gladiatori” che, dal 6 gennaio è stata prorogata al 18 aprile 2022, presenta 160 reperti nel Salone della Meridiana per raccontare un mito di tutti i tempi; nel Braccio Nuovo del Museo, aperta la Sezione didattica e tecnologica “Gladiatorimania” (vedi Napoli. Ci siamo: al museo Archeologico nazionale vernice (on line) dell’attesa mostra “Gladiatori”, che sarà l’evento del 2021. Sarà visitabile alla riapertura del Mann. Centosessanta reperti raccontano l’affascinante mondo dei protagonisti delle arene con focus sugli anfiteatri campani. In più la sezione “Gladiatorimania” | archeologiavocidalpassato). Come da consolidata tradizione natalizia, inoltre, dal 1° dicembre 2021, accanto a un albero di design, è prevista l’installazione in Atrio del Presepe Continuum, firmato dall’Associazione Presepistica Napoletana. Filo conduttore del racconto del 2021 è l’Unità d’Italia, con rappresentazioni dei Borbone, dei Savoia e di Garibaldi, così come ricostruzioni del Museo a quell’epoca. Da fine anno, promosso anche il calendario della Scuola Italiana di Comix per il Mann: dopo l’ambiente e le fatiche di Ercole, nel 2022 la fantasia dei disegnatori si concentrerà sul concetto di integrazione.

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Locandina della mostra “Cleto Munari. Jewelry Design” al museo Archeologico nazionale di Napoli dal 22 settembre 2022 al 9 gennaio 2022

Confermati, sino alla conclusione delle festività natalizie, gli altri eventi programmati al Museo: nelle sale della Farnesina, l’esposizione “Omero, Iliade. Le opere del Mann nelle pagine di Alessandro Baricco” (vedi Napoli. Al museo Archeologico nazionale apre la mostra “Omero, Iliade. Le opere del MANN tra le pagine di Alessandro Baricco” che intreccia la rappresentazione iconografica di quindici reperti (databili tra VI e IV sec. a.C.) alla riscrittura del celebre autore torinese | archeologiavocidalpassato) e, accanto al plastico di Pompei, il percorso sul design del gioiello di Cleto Munari (vedi Napoli. Al museo Archeologico nazionale la mostra sul designer vicentino Cleto Munari: 140 gioielli per tracciare un viaggio artistico che “contamina” celebri espressioni dell’arte contemporanea partendo dall’amore per l’antico | archeologiavocidalpassato). Per chi ama le suggestioni della fotografia d’autore, da non perdere “Naples. Sense of place” che Alex Trusty dedica a originali visioni della città e del litorale flegreo (vedi Napoli. Al museo Archeologico nazionale la mostra “Naples. Sense of place” del fotografo Alex Trusty, un percorso suggestivo in 52 scatti in BN nella sala del Toro Farnese, che punta a cogliere le atmosfere uniche di Napoli | archeologiavocidalpassato). Ma sono tante anche le novità espositive proposte dal Mann. Vediamole.

Irpinia 1980: il sisma in presa diretta nelle foto di Antonietta De Lillo (archivio marechiarofilm)

“19.34 – Fotografie di Antonietta De Lillo. La storia in presa diretta” (22 novembre 2021- 3 maggio 2022): il percorso espositivo si sviluppa in quattro sale (accanto al Salone della Meridiana) e presenta oltre cento scatti inediti, tratti dall’archivio della regista napoletana, allora giovane fotoreporter. Dalle prime immagini in ‘presa diretta’, scattate poche ore dopo il terremoto del 23 novembre, al dramma delle popolazioni dell’Irpinia, si combinano scene di distruzione ma anche segnali di speranza e testimonianze di solidarietà; accompagnano le fotografie, in bianco e nero, le parole e le voci dei giornalisti che raccontarono quelle ore tragiche. L’esposizione di un calco di Pompei sottolinea il legame del catastrofico evento con la storia antica di una terra abituata da sempre a tremare. Ancora, un video ripercorre gli effetti che ebbe il sisma sulle collezioni del Mann, sottolineando anche le opportunità che nacquero per i giovani studiosi in quegli anni. Il percorso espositivo si chiude con l’illustrazione delle recenti ricerche sull’antisismica, condotte con l’università Federico II per garantire la sicurezza delle opere: anche in questo ambito, il Mann è al centro di una rete internazionale con il Getty Museum in California e gli istituti culturali del Giappone. Realizzata in collaborazione con Marechiaro film, patrocinata dall’Ordine dei Giornalisti della Campania, la mostra si rivolge in particolare ai giovani e alle scuole. Progettata nel 2020 per celebrare il quarantennale dal terremoto, a causa della chiusura dei musei per il lockdown, ‘19.34’ è stata presentata con un’anteprima on line il 23 novembre 2020 (vedi 23 novembre: nel quarantennale del terremoto dell’Irpinia del 1980, il museo Archeologico nazionale di Napoli propone un’anteprima digitale della mostra “19.34/ Quarant’anni dopo/ La storia in presa diretta. Fotografie di Antonietta De Lillo” (rinviata al 2021 per il Covid) e un mini-documentario sul Museo nel 1980 | archeologiavocidalpassato). L’esposizione, che rientra nel percorso “Il MANN e la memoria”, è stata promossa nell’ambito del Piano Operativo Complementare- POC 2014-2020 della Regione Campania.

Una marionetta esposta nella mostra sul giocattolo antico “Giocare a regola d’arte” al Mann (foto giorgio albano)

“Giocare a regola d’arte” (2 dicembre 2021- 2 maggio 2022): a cura di Paolo Giulierini ed Ermanno Tedeschi, l’allestimento, visitabile nelle sale degli affreschi, raccoglie circa cento reperti, di cui cinquanta, in gran parte inediti e provenienti dai depositi, che appartengono alle collezioni del museo Archeologico nazionale di Napoli. Sei le sezioni del percorso: 1. Infanzia; 2. Fanciullezza; 3. Il gioco semplice; 4. I giochi che fanno crescere; 5. I giocattoli; 6. I giochi che fanno diventare grandi. Il percorso include un focus sulla rappresentazione del mondo infantile nell’arte ellenistica e romana, seguendo poi un itinerario tra gli oggetti che accompagnano le diverse fasi di vita dei più piccoli. Si parte dai poppatoi per giungere, progressivamente, ai giochi di emulazione e all’intrattenimento “didattico” per i bambini dell’antichità. Da non perdere, in allestimento, alcuni straordinari manufatti, tra cui spiccano le marionette ellenistiche in terracotta (III sec. a.C.) e le raffigurazioni, negli affreschi romani, dei giochi del nascondino e del chiodo. Un interessante approfondimento è dedicato alle simmetrie tra il gioco analogico, espresso dai reperti, e le moderne tecnologie digitali: il passare dei millenni non ha fatto sfumare le caratteristiche tipiche del divertimento e dell’educazione. 

La locandina della mostra “Divina Archeologia. Mitologia e storia della Commedia nelle collezioni del MANN” dal 6 dicembre 2021 al 2 maggio 2022

“Divina Archeologia. Mitologia e storia della Commedia nelle collezioni del Mann” (6 dicembre- 2 maggio 2022): progettata nell’ambito delle celebrazioni per Dante700, l’esposizione presenta, nelle sale degli affreschi, 56 reperti, in alcuni casi inediti, per raccontare storie e personaggi della Commedia, creando così un suggestivo legame con la rappresentazione iconografica antica. Due le sezioni della mostra, che è curata da Valentina Cosentino: 1. i miti dell’Inferno, con focus su Achille, Teseo, Ercole, Enea, Ulisse; 2. i mostri, gli dei, le figure storiche e gli scrittori, incontrati da Dante nel suo viaggio ultraterreno. L’esposizione, realizzata con il contributo della Regione Campania, si avvale della consulenza scientifica del dipartimento di Studi umanistici dell’università di Napoli Federico II. Gennaro Ferrante, responsabile scientifico dell’lluminated Dante Project, e le collaboratrici Fara Autiero e Serena Picarelli, hanno analizzato e scelto le miniature dai manoscritti medievali della Commedia da inserire nell’allestimento del Mann. A latere della mostra, promosso il ciclo “Divina Archeologia Podcast”, realizzato da Archeostorie e NW.Factory.media con il contributo di Scabec (vedi Napoli. Al via gli eventi di avvicinamento alla mostra “Divina Archeologia. Mitologia e storia della Commedia nelle collezioni del MANN”, dal 6 dicembre al museo Archeologico nazionale: ogni venerdì voce ai personaggi danteschi con Divina Archeologia Podcast; incontro di Archeologia con Gennaro Ferrante, e lo spettacolo “Divin’a mmente”, la Commedia in napoletano | archeologiavocidalpassato).

La locandina della mostra “Enrico Caruso. Da Napoli a New York” al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto mann)

“Enrico Caruso. Da Napoli a New York” (dicembre 2021- aprile 2022): nel Braccio Nuovo del Museo, si celebra, cento anni dopo la morte del tenore, l’estro di Enrico Caruso. La mostra, prodotta da Regione Campania, è organizzata dalla Fondazione Film Commission Regione Campania e da Fondazione Campania dei Festival. Il percorso, che raccoglie fotografie, video e registrazioni audio delle produzioni discografiche di Caruso, nasce anche dalla collaborazione con la Discoteca di Stato. L’esposizione, curata da Giuliana Muscio con Simona Frasca per la parte musicale, inaugura un itinerario di ricerca che lega il Mann alla tradizione melodica locale che, per la sua straordinarietà, ha assunto una dimensione ormai internazionale. Enrico Caruso diviene, così, non solo il simbolo della napoletanità, ma anche il messaggero di contenuti culturali che travalicano i confini italiani: il tenore è stato, infatti, una star ante litteram, capace di cogliere il valore positivo della propria indiscutibile attitudine mediatica.

“Il museo Archeologico nazionale di Napoli non si ferma”: nel giorno della riapertura dopo quasi tre mesi di lockdown, il direttore Giulierini annuncia l’ambizioso programma del dopo-Covid: il 12 giugno apre la mostra Etruschi, a luglio il Braccio Nuovo, nel 2021 nuova hall e Statuaria campana

Primo giorno di riapertura del museo Archeologico nazionale di Napoli dopo l’emergenza di coronavirus (foto Mann)

“Il museo Archeologico nazionale di Napoli non si ferma: il 12 giugno apre la mostra Etruschi, a luglio consegneremo i locali del Braccio Nuovo, nella primavera del prossimo anno avremo una nuova hall per un atrio aperto a cittadini e turisti, e, soprattutto, sarà riaperta l’ala della Statuaria campana”: più che un saluto ai primi visitatori che dopo quasi tre mesi di lockdown il 2 giugno 2020 sono tornati ad animare le sale del Mann nella massima sicurezza, le parole del direttore Paolo Giulierini sono un manifesto della voglia di reagire alla forzata chiusura e a una situazione generale che coinvolge tutto il mondo che costringe a ripensare la gestione e la proposizione dei musei e della cultura.

 

Marta Ragozzino, Eleonora De Majo e Paolo Giulierini alla riapertura del museo (foto Mann)

“Oggi è un giorno straordinario, un giorno di rinascita e ripresa”, dice Giulierini: “questo momento coincide, in modo simbolico, con la Festa della Repubblica. Il messaggio che vogliamo lanciare è che siamo caduti, ma ci siamo rialzati. Adesso le attività continueranno numerose: sono confermate le mostre attuali, da Thalassa a Lascaux 3.0, da Capire il cambiamento climatico a SuperWomen, mentre, dal 12 giugno, sarà in programma la grande esposizione sugli Etruschi. Il MANN non si ferma, il mondo della Cultura sta progettando anni importanti, il Museo si sta ingrandendo: a luglio consegneremo i locali del Braccio Nuovo, nella primavera del prossimo anno avremo una nuova hall per un atrio aperto a cittadini e turisti, e, soprattutto, sarà riaperta l’ala della Statuaria campana. Siamo convinti che presto il pubblico ci premierà di nuovo”. È Luca, ricercatore, il primo visitatore a varcare la soglia del Mann e, per questo, riceve una pubblicazione, data in dono ai primi cinquanta prenotati del primo giorno. Non manca neppure Francesco, studente di vent’anni, abbonato al Museo e strenuo supporter social dell’Istituto, mentre, nel Salone della Meridiana, una coppia di giovani confida di aver scelto proprio questa giornata per visitare per la prima volta l’Archeologico: una festa ordinata per ritrovarsi, dopo circa tre mesi di necessario distanziamento dalla fruizione del patrimonio del Mann. Giulierini ha regalato un tour per il museo con i visitatori e con Eleonora de Majo (assessore alla Cultura e al Turismo del Comune di Napoli), Marta Ragozzino (direttore del Polo Museale della Campania), Mirella Barracco (presidente Fondazione Napoli 99 e presidente Advisory Board del Mann) per ritrovare vita e magia dell’Archeologico: nelle sale degli Affreschi, appena riallestite con un nuovo apparato grafico e con alcuni preziosi reperti provenienti dai depositi, anche l’occasione per ritrovarsi con i rappresentanti della rete Extramann, il circuito di siti culturali partenopei che promuove la valorizzazione del patrimonio storico-artistico cittadino.

All’ingresso del Mann i visitatori vengono controllati con il termoscanner (foto Mann)

Il direttore Giulierini al dispenser con gel disinfettante (foto Mann)

In vigore, le procedure organizzative che garantiscono la sicurezza del pubblico: il biglietto è esclusivamente digitale, acquistabile sui siti http://www.museoarcheologiconapoli.it e http://www.coopculture.it (possibile anche verificare in loco la disponibilità di posti, ma resta obbligatorio il pagamento elettronico); all’ingresso del museo, una telecamera termica consente la rilevazione della temperatura corporea, indicando come soglia limite per l’ingresso i 37.5°C; all’interno dell’edificio, è indispensabile indossare dispositivi di protezione individuale; nell’itinerario di visita, sono allestiti pannelli informativi e indicatori per il distanziamento; in alcuni punti degli ambienti, presenti dispenser con gel disinfettante. Le novità procedurali riguardano non soltanto i visitatori singoli ed eventuali gruppi, ma anche i titolari di abbonamento OpenMANN: i possessori di card, infatti, dovranno prenotare ogni accesso al museo; dal 2 giugno, per chi attiva un’offerta OpenMANN, le tessere annuali sono esclusivamente vendibili online e disponibili in formato elettronico. Visitare l’Archeologico non è soltanto sicuro, ma anche vantaggioso: dal 2 giugno al 31 dicembre 2020, infatti, i prezzi per accedere al museo sono sensibilmente ridotti. Ferme restando le gratuità previste dalla legge, sono queste le tariffe praticate, senza alcun onere aggiuntivo per la prenotazione obbligatoria: biglietto intero, 8 euro; biglietto due adulti over 25 anni: 12 euro; biglietto ridotto: 4 euro; biglietto per cittadini UE dai 18 ai 25 anni non compiuti: 2 euro. Anche l’abbonamento Openmann diventa sempre più conveniente: l’opzione adulti costa 10 euro, le card Young (18-25 anni) e Academy (per studenti di qualsiasi corso di laurea e scuola di specializzazione, senza limiti di età) prevedono un prezzo di 5 euro, la card Family (due adulti over 25) è acquistabile a 16 euro. Per I titolari di tessera in corso di validità, è garantito un recupero di tre mesi per compensare la mancata fruizione del museo nel periodo di chiusura: questa dilazione temporale sarà registrata dal sistema in automatico.

Il museo Archeologico nazionale di Napoli riapre il 2 giugno in tutta sicurezza: prezzi ridotti, fasce orarie e tre percorsi di visita. Prorogate le mostre “Thalassa”, “Lascaux” e “Cambiamento climatico”. Apre quella sugli Etruschi. Novità le sale degli Affreschi con restyling e aggiornamento

“Il Mann ricomincia da te” è lo slogan proposto per la prima campagna di comunicazione digitale

Il museo Archeologico nazionale di Napoli riapre. In tutta sicurezza, a prezzi ridotti, a fasce orarie, e con percorsi di visita. La Festa della Repubblica al museo Archeologico nazionale di Napoli diventerà anche Festa dell’Arte: il Mann, infatti, riaprirà al pubblico martedì 2 giugno 2020. “Il Mann ricomincia da te. Dai cittadini, dalla comunità dei nostri abbonati, dal territorio, dagli operatori della cultura”, spiega il direttore Paolo Giulierini. “Ricomincia da dove ci eravamo lasciati, dalle università, da chi sta lavorando per far ripartire le scuole e le attività per l’infanzia. Per più di ottanta giorni il portone del Museo è rimasto chiuso, ma non ci siamo mai fermati, la nostra bellezza e la nostra identità hanno viaggiato, sia pur virtualmente, per il mondo. Con emozione ci prepariamo ora alla riapertura nella simbolica data del 2 giugno, con una proposta di fruizione in assoluta sicurezza, ingressi scontati e una offerta più ricca, a partire dagli “Etruschi e il Mann”, una accoglienza speciale per le famiglie. Sarà un piacere per noi salutare i visitatori di questa prima giornata con un piccolo omaggio. Voglio ricordare che chi sceglierà l’abbonamento, ad un costo davvero simbolico, potrà organizzarsi al meglio per godere di tutti i percorsi, in più volte. Ci siamo, quindi. Guardiamo ai prossimi mesi con ottimismo e grande responsabilità. Il passato lo abbiamo subito e affrontato. Il finale però, adesso, lo scegliamo noi. Vi aspettiamo”.

Piccolo calderone dalla tomba Bernardini di Palestrina: sarà esposto alla mostra “Gli Etruschi e il Mann” dal 12 giugno 2020 (foto Mann)

Per dialogare con il pubblico ed informare sulle novità dell’estate, il primo claim della campagna di comunicazione digitale sarà proprio “Il MANN ricomincia da te”. E sicurezza sarà la parola chiave per la ripartenza: in una prima previsione temporale legata all’attuale situazione sanitaria, per visitare il Mann sarà obbligatoria la prenotazione, da effettuare, a partire dal 29 maggio 2020, tramite i siti web http://www.museoarcheologiconapoli.it e http://www.coopculture.it. Il visitatore potrà scegliere, in una specifica fascia oraria di riferimento, fra tre itinerari di scoperta del Museo: il Percorso Classico (Collezione Farnese, Mosaici e Gabinetto Segreto, Collezione Oggetti della vita quotidiana nelle città vesuviane, Tempio di Iside e Sale degli Affreschi); le Nuove Collezioni (Sezione Egizia ed Epigrafica, Magna Grecia, Preistoria e Protostoria); le Mostre Temporanee (“Gli Etruschi e il MANN”, in programma dal 12 giugno 2020; “Thalassa, meraviglie sommerse dal Mediterraneo”, in proroga sino al 21 giugno 2020; “Lascaux 3.0”, visitabile fino al 2 luglio 2020; “Capire il cambiamento climatico”, in calendario sino al 31 agosto 2020). Previa disponibilità di posti nell’orario prescelto, il visitatore avrà modo anche di sommare tutte le opzioni di tour museale.

I reperti dal relitto di Antikytera esposti alla mostra “Thalassa” (foto Mann)

Le procedure organizzative garantiranno la sicurezza del pubblico: il biglietto sarà esclusivamente digitale; all’ingresso del Museo, una telecamera termica consentirà la rilevazione della temperatura corporea, indicando come soglia limite per l’ingresso i 37.5°C; all’interno dell’edificio, sarà indispensabile indossare dispositivi di protezione individuale; nell’itinerario di visita, saranno allestiti pannelli informativi e indicatori per il distanziamento; in alcuni punti degli ambienti, presenti dispenser con gel disinfettante. Le novità procedurali riguarderanno non soltanto i visitatori singoli ed eventuali gruppi, ma anche i titolari di abbonamento OpenMANN: i possessori di card, infatti, dovranno prenotare ogni accesso al Museo; dal 2 giugno 2020, per chi attiverà un’offerta OpenMANN, le tessere annuali saranno esclusivamente vendibili online e disponibili in formato elettronico. Visitare l’Archeologico non sarà soltanto sicuro, ma anche vantaggioso: dal 2 giugno al 31 dicembre 2020, infatti, i prezzi per accedere al Museo saranno sensibilmente ridotti. Ferme restando le gratuità previste dalla legge, saranno queste le tariffe praticate, senza alcun onere aggiuntivo per la prenotazione obbligatoria: biglietto intero, 8 euro; biglietto due adulti over 25 anni: 12 euro; biglietto ridotto: 4 euro; biglietto per cittadini UE dai 18 ai 25 anni non compiuti: 2 euro. Anche l’abbonamento Openmann diventerà sempre più conveniente: l’opzione adulti costerà 10 euro, le card Young (18-25 anni) e Academy (per studenti di qualsiasi corso di laurea e scuola di specializzazione, senza limiti di età) prevederanno un prezzo di 5 euro, la card Family (due adulti over 25) sarà acquistabile a 16 euro. Per I titolari di tessera in corso di validità, sarà garantito un recupero di tre mesi per compensare la mancata fruizione del Museo nel periodo di chiusura: questa dilazione temporale sarà registrata dal sistema in automatico.

“Eracle e Onfale”, affresco scelto per il nuovo allestimento delle sale degli Affreschi del museo Archeologico nazionale di Napoli (foto Mann)

Novità della riapertura, la possibilità di fruire, dal 2 giugno 2020, del restyling delle sale degli Affreschi del Mann: nell’ambito delle attività di riallestimento delle collezioni permanenti anche questa sezione ha richiesto un aggiornamento dei pannelli e delle didascalie, per conseguire una maggiore essenzialità di comunicazione e coordinarsi con la nuova immagine grafica del Museo. Al suo interno, tuttavia, si sono rese necessarie alcune modifiche dovute allo spostamento di alcuni affreschi (due nella sala 68 provenienti dalla Basilica di Ercolano e altri nove nella sala 78 con scene di vita quotidiana dai Praedia di Iulia Felix di Pompei) da collocare nella futura sezione dedicata alla Scultura campana, al piano terra dell’ala occidentale del Museo, per ricomporvi i complessi figurativi di alcuni edifici pubblici di Pompei ed Ercolano. In sostituzione di questi sono stati selezionati dai depositi tre affreschi da Ercolano, da esporre nella sala 68, e specificamente due con prospetti architettonici e un altro con il mito Fedra e Ippolito. Per la sala 78 sono stati scelti sei “ritratti”, con espressivi volti di giovani e donne, nonché i busti di Ercole e di Ercole e Onfale particolarmente notevoli dal punto di vista stilistico.

La cruenta rissa tra pompeiani e nocerini del 59 d.C. alll’anfiteatro è ricordato da un affresco pompeiano oggi al Mann

La collezione di affreschi e stucchi dipinti provenienti dalle città sepolte dal Vesuvio nel 79 d.C., vanto unico del museo Archeologico nazionale di Napoli, deve essere considerata il più ampio e importante repertorio di pittura romana conservato al mondo, composto da circa 1500 esemplari, e fu esposta nell’edificio monumentale sin dal 1826. L’attuale allestimento della sezione Affreschi, realizzato nel 2009, disegna con oltre 300 esemplari un quadro della pittura romana tra il I secolo a.C. e il I secolo d.C. secondo canoni sia cronologici che storico-artistici, presentando, al contempo, alcuni contesti pittorici significativi per ricostruirne la visione e l’aspetto originari. Dopo la sala 66 introduttiva con la storia della collezione e l’esposizione di oggetti e opere riguardanti la tecnica della pittura antica, segue la sala 68, dedicata ai primi rinvenimenti durante gli scavi borbonici nei siti vesuviani nella seconda metà del Settecento, ove sono mostrati anche alcuni dipinti su marmo, il primo affresco trovato con festoni, il quadretto con la Venditrice di amorini, i pannelli staccati con danzatrici, Satiri funamboli e Centauri e Centauresse. Nella sala 67 sono presentati, invece, gli splendidi apparati pittorici dalla villa di P. Fannius Synistor a Boscoreale in II stile, con la famosa scena di corte ellenistica. Seguono le sale 69, 70 e 71 con esempi pittorici in III stile, databili tra il 15 a.C. e il 45 d.C., provenienti da vari edifici di Pompei ed Ercolano. Fra di essi si segnalano i monocromi dalla villa presso la Reale Scuderia di Portici, gli eleganti affreschi dalla villa di Agrippa Postumo di Boscotrecase, e quelli dalla Casa di Giasone di Pompei. Gli intonaci e gli stucchi dipinti in IV stile dalle case di Meleagro e dei Dioscuri sono presentati nella sala 72. Ai temi mitologici è dedicata la sala 73 con gli affreschi dalle case del Poeta Tragico e di Gavio Rufo, mentre nella sala 74 sono esposti le nature morte e i paesaggi, con la parete dipinta e vari frammenti con pitture di genere dai Praedia di Iulia Felix. Alle pitture di larario è dedicata la sala 75, mentre nella sala 77 sono illustrati gli affreschi dalla Villa Arianna di Stabiae con le famose vignette dal cubicolo raffiguranti la Flora, Leda con il cigno, Medea e Artemide. Infine alla pittura cosiddetta popolare e ai ritratti è riservata la sala 78, ove emerge la famosa scena con la Rissa tra Pompeiani e Nucerini nell’Anfiteatro, rinvenuta in una casa privata di Pompei.

Al museo Archeologico nazionale di Napoli apre la mostra “Lascaux 3.0”: per la prima volta in Italia la copia della grotta di Lascaux, la “Cappella Sistina” dell’arte paleolitica, scoperta nella valle della Vézère (Dordogna) nel 1940

La locandina della mostra “Lascaux 3.0” al Mann dal 31 gennaio al 31 maggio 2020

I lavori di allestimento della mostra “Lascaux 3.0” al Mann (foto Di Blasi)

La “Cappella Sistina” dell’arte paleolitica arriva in Italia, a Napoli. E per il museo Archeologico nazionale di Napoli la mostra “Lascaux 3.0” sarà una prima volta eccezionale. Grazie a una collaborazione con la società pubblica “Lascaux – L’esposizione internazionale”, il Dipartimento di Dordogne-Pèrigord e la Regione della Nouvelle Aquitaine, venerdì 31 gennaio 2020 apre al Mann la mostra “Lascaux 3.0” che si presenta come un viaggio nel passato. Grazie alle moderne tecnologie saranno riprodotti nelle sale del Mann ambienti e pitture rupestri delle famose Grotte di Lascaux scoperte in Francia nel 1940. L’esposizione, visitabile sino al 31 maggio 2020, sarà anche un piccolo anticipo per l’imminente riapertura il 28 febbraio 2020 della collezione “Preistoria e Protostoria”.

Lo sciamano: una delle pitture più famose della grotta di Lascaux nella valle della Vézère

Era il 12 settembre 1940 quando, per recuperare il cagnolino Rabot che sembrava essere stato inghiottito dal buio, in una fessura tra i ginepri, quattro ragazzi, Marcel Ravidat, Jacques Marsal, Georges Agniel e Simon Coencas, si addentrano nel cunicolo che porta a una profondità misteriosa. È lì che scoprono per caso numerose pitture rupestri, che si sarebbe rivelato uno dei tesori più importanti dell’arte pittorica mondiale: oltre 600 pitture rupestri di quasi 18mila anni fa, capolavoro dell’Uomo di Cromagnon. Ecco buoi, vacche rosse, orsi, bisonti, cavalli, cervi, un rinoceronte, un liocorno, armi e trappole e un uomo-sciamano mascherato con la testa da uccello. Uno spettacolo incantevole. Maurice Thaon, sotto la direzione dell’Abate Breuil, professore del Collège de France e grande esperto d’arte parietale, esegue i primi disegni e schizzi delle pareti affrescate. La grotta di Lascaux avrebbe aperto al pubblico nel 1948. E è subito un successo. Ma il grande afflusso di turisti lascia il segno: l’anidride carbonica emessa danneggia rapidamente le fragili pareti rupestri del sito. Per salvaguardare e preservare le opere d’arte, André Malraux, l’allora Ministro della Cultura, costituisce una commissione scientifica della grotta di Lascaux e ne decide la chiusura il 18 aprile del 1963.

Il museo Lascaux dietro la collina dove si apre la grotta originale

Vent’anni dopo, nel 1983, la prima svolta. Per il pubblico viene realizzata “Lascaux II”, copia perfetta di una sezione della grotta, ricostruita non lontano dall’originale. Da allora, ha accolto 280mila visitatori l’anno. Dal 15 dicembre 2016 il Centro internazionale d’arte parietale ha aperto Lascaux IV, che riproduce l’intero insieme del sito originario (eccetto una sezione minima quasi inaccessibile), ovvero i 900 metri quadri affrescati e incisi. Le cronache la descrivono così: una gigantesca fotocopia 1:1 realizzata da una trentina di artigiani che per tre anni hanno lavorato nel paleolitico, attraversando quotidianamente lo spazio millenario dalle carezze dell’aria alle tenebre della roccia, ricordando un grande poeta, René Char, che rese omaggio al mistero di Lascaux.

La vacca: una delle centinaia di raffigurazioni dipinte nella grotta di Lascaux

Dario Di Blasi e Paolo Giulierini (al centro) durante la loro trasferta con esperti del Mann a Lascaux

Ma dal 31 gennaio 2020 per avere un’idea immersiva della Grotta di Lascaux non sarà necessario andare in Dordogna-Perigord. Basterà andare a Napoli. “Insisto ancora sul sentimento di sorpresa che si prova a Lascaux”, scriveva lo scrittore, antropologo e filosofo francese George Bataille nel 1955 nella sua famosa opera Lascaux ou La naissance de l’art, tradotta da Eveline Busetto (Lascaux. La nascita dell’arte, a cura di Susanna Mati, Milano 2007). “Questa straordinaria caverna non cesserà mai di sbalordire: non finirà mai di corrispondere a quella brama di miracolo, che è, nell’arte come nella passione, l’aspirazione più profonda della vita. L’uomo di Lascaux creò dal nulla il mondo dell’arte, nel quale ebbe inizio la comunicazione tra spiriti. Situata nella valle della Vézère, a due chilometri dalla località di Montignac, la grotta Lascaux non è semplicemente la caverna più bella o la più ricca di dipinti; essa è colta all’origine, la prima testimonianza sensibile che ci sia pervenuta dell’uomo e dell’arte”. “Queste citazioni dal libro di Georges Bataille”, scrive Dario Di Blasi, direttore artistico di Firenze Archeofilm, che ha fatto incontrare le autorità della Dordogna con la direzione del Mann per concretizzare il progetto della mostra “Lascaux 3.0”, “rendono l’idea di quanto sia importante questa grotta scoperta in Dordogna nel 1940. che tanti artisti ha ispirato. Le immagini dipinte di Altamira, Lascaux, Chauvet, Cosquer hanno ispirato una sorta di timore reverenziale nei grandi artisti del ‘900 tanto che Pablo Picasso affermò Da Altamira in poi tutto è decadenza”.