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Parco archeologico dei Campi Flegrei (Na). Tiziana D’Angelo nominata direttore delegato in attesa del nuovo direttore al posto dell’uscente Fabio Pagano

Parco archeologico dei Campi Flegeri: Fabio Pagano, direttore uscente, con Tiziana D’Angelo, direttore delegato (foto pa-paeve)

Tiziana D’Angelo, direttore dei parchi archeologici di Paestum e Velia, è stata nominata direttore delegato del parco archeologico dei Campi Flegrei, che le dà il benvenuto, con lo scopo di assicurare la continuità amministrativa in attesa della nomina del nuovo direttore al posto dell’uscente Fabio Pagano. La dottoressa D’Angelo esprime un sincero ringraziamento al ministero della Cultura per la fiducia riposta e rivolge al contempo un pensiero di stima e gratitudine al collega Fabio Pagano per il lavoro svolto alla guida del parco archeologico dei Campi Flegrei. “Nel raccogliere questo testimone”, assicura Tiziana D’Angelo, “l’obiettivo sarà quello di proseguire nel solco tracciato, valorizzando il lavoro già avviato e affrontando le nuove sfide in piena sinergia con la squadra del Parco, alla quale mi lega una profonda fiducia. Insieme continueremo a lavorare per la tutela, la ricerca e la valorizzazione di un patrimonio straordinario, sempre più aperto al dialogo con il territorio e con le comunità”.

#domenicalmuseo: il 5 luglio ingresso gratuito a musei e parchi archeologici statali

Il 5 luglio 2026 torna l’appuntamento con la #domenicalmuseo, l’iniziativa del ministero della Cultura che consente l’ingresso gratuito, ogni prima domenica del mese, nei musei e nei parchi archeologici statali.

Roma. Nella sala Ottagona delle Terme di Diocleziano del museo nazionale Romano apre la mostra “AEGYPTUS – Dal Nilo al Mediterraneo. Oasi e deserti in epoca romana”, Video arte, archeologia e intelligenza artificiale per raccontare la presenza romana nelle oasi del deserto occidentale egiziano tra il I secolo a.C. e il V secolo d.C. E nella prima settimana ogni sera un incontro di approfondimento: ecco il programma

Dal 3 luglio al 15 novembre 2026 l’Aula Ottagona delle Terme di Diocleziano del museo nazionale Romano ospita la mostra “AEGYPTUS – Dal Nilo al Mediterraneo. Oasi e deserti in epoca romana”, ideata da Elisabetta Bruscolini, e curato da Alfonsina Russo, Elisabetta Bruscolini, Angelo Piero Cappello, Federica Rinaldi, Alessio De Cristofaro, nell’ambito delle attività di cooperazione culturale con l’Africa e il Mediterraneo. L’esposizione, promossa dal ministero della Cultura, racconta un capitolo ancora poco noto della storia antica: la presenza romana nelle oasi del deserto occidentale egiziano tra il I secolo a.C. e il V secolo d.C. L’iniziativa si colloca nell’ambito delle linee strategiche promosse dal ministro della Cultura Alessandro Giuli, finalizzate a coniugare ricerca scientifica, innovazione tecnologica e valorizzazione del patrimonio culturale. Una visione che individua nella cultura un fondamentale strumento di dialogo e conoscenza condivisa, in grado di rafforzare i rapporti tra i popoli, valorizzare un patrimonio storico comune e favorire nuove opportunità di cooperazione internazionale, soprattutto nel Mediterraneo e in Africa. Alla realizzazione del progetto hanno contribuito: Studio Convertino per l’opera di video arte e il progetto grafico; Riccardo Boccuzzi per la realizzazione del filmato con AI; Studio VPS architetti per il progetto allestitivo; Mappe di Mondi per l’organizzazione. Il progetto illuminotecnico della mostra è stato realizzato con la sponsorizzazione tecnica di IGuzzini Illuminazione S.p.A.  L’iniziativa coinvolge studiosi e archeologi di importanti università e istituzioni italiane e internazionali, tra cui università di Roma Tor Vergata, università di Milano, Politecnico di Milano, università del Salento, università Federico II di Napoli, università di Padova e University of Leicester.

Grazie al fondamentale contributo degli archeologi e delle archeologhe impegnati negli scavi greco-romani in Egitto, realizzati con il sostegno del ministero delle Antichità Egiziano, “AEGYPTUS” si configura come una grande installazione immersiva e crossmediale che trasforma la visita in un’esperienza sensoriale e narrativa. Videoarte, ricostruzioni digitali, immagini degli scavi archeologici, animazioni e intelligenza artificiale accompagnano il pubblico alla scoperta del paesaggio delle oasi e del deserto romano, rendendo accessibile e coinvolgente il racconto della ricerca archeologica contemporanea. L’allestimento prevede un percorso che si apre con l’esposizione di significativi reperti archeologici provenienti sia dalle collezioni del museo nazionale Romano, che ne ha curato l’individuazione e la selezione, sia dalle attività di recupero e indagine condotte dal Comando dei Carabinieri Tutela del Patrimonio Culturale, protagonista del museo dell’Arte salvata ospitato all’interno dell’aula Ottagona. Il dialogo tra i reperti e i contenuti audiovisivi e digitali genera un originale intreccio tra storia e innovazione, offrendo una nuova chiave di lettura dell’Egitto romano. Al centro della narrazione emergono le oasi, luoghi di incontro e scambio tra culture, commerci, religioni e popoli diversi, in un territorio strategico che per secoli ha rappresentato un ponte tra Africa, Mediterraneo e Vicino Oriente. Più che una mostra tradizionale, “AEGYPTUS” è un vero e proprio evento che invita a riflettere sul valore della ricerca archeologica e sulla capacità del patrimonio culturale di raccontare storie ancora poco conosciute dal grande pubblico anche attraverso diverse forme d’arte e nuove tecnologie. In questa prospettiva, il deserto non appare come una periferia dell’Impero, ma come uno spazio vitale di connessione, scambio e contaminazione culturale, dove si intrecciano esperienze, identità e civiltà diverse. Un mondo magico dove gli insediamenti romani appaiono come un miraggio nel cuore del deserto.

La mostra sarà accompagnata da un Public Program di incontri e approfondimenti con archeologi e studiosi italiani e internazionali, ideato per avvicinare il pubblico ai temi della ricerca, della Tutela e della valorizzazione del patrimonio culturale. Gli appuntamenti si svolgeranno nella prima settimana di apertura della mostra, dalle 21 alle 23, nello spazio antistante la sede espositiva. Ad accompagnare il progetto sarà inoltre un catalogo scientifico, curato dal dipartimento di Studi letterari, Filosofici e di Storia dell’Arte dell’università di Roma Tor Vergata. In occasione del Public Program, l’Aula Ottagona rimarrà straordinariamente aperta dalle 19.30 alle 23 (ultimo ingresso alle 22.30) dal 3 al 9 luglio 2026, al costo di 5 euro salvo gratuità e agevolazioni di legge.

3 luglio 2026, ore 21: apertura Public Program. Introduzione: “Oasi come hub dell’Antichità”. Primo incontro “L’Egitto romano. Da Alessandria ad Assuan attraverso il deserto occidentale”. Intervengono: prof.ssa Paola Davoli, università del Salento; prof.ssa Patrizia Piacentini, università di Milano; dott.ssa Walaa Moustafa, museo Greco Romano di Alessandria.

4 luglio 2026, ore 21. Introduzione: “Luce e arte per raccontare l’archeologia” con Nasreldin Moataz, direttore Biennale d’Alessandria d’Egitto; Carmelo Occhipinti, università di Tor Vergata. Secondo incontro “Egitto, dono del deserto: le oasi prima dei faraoni”. Intervengono: dott. Giulio Lucarini, CNR; dott.ssa Jade Bajeot, Université de Toulouse 2 – Jean Jaurès.

5 luglio 2026, ore 21: “Siwa, dall’Oracolo di Amon all’Impero Romano: agricoltura, necropoli e insediamenti nel nord-ovest egiziano”. Intervengono: prof. Mohamed Kenawi, University of Leicester; dott.ssa Francesca Simi, università di Udine.

6 luglio 2026, ore 21: “La rappresentazione degli imperatori in Egitto da Augusto a Diocleziano”. Intervengono: dott.ssa Giorgia Cafici, università di Verona; prof. Sobhy Ashour, Helwan University, il Cairo.

7 luglio 2026, ore 21: “Culti e trasformazioni religiose nel deserto occidentale tra epoca tolemaica e prima età cristiana”. Intervengono: prof.ssa Paola Buzi, Sapienza Università di Roma; prof. Angelo Colonna, Sapienza Università di Roma; prof. Emanuele Ciampini, Sapienza Università di Roma.

8 luglio 2026, ore 21: “L’Egitto in trasformazione tra Roma e tarda antichità”. Intervengono: prof.ssa Cristina Mondin, università di Padova; prof. Paolo Maranzana, Bogazici University, Istanbul.

9 luglio 2026, ore 21: “Insediamenti romani nell’Oasi Magna e Umm el -Dabadib., una storia ai confini del mondo”. Intervengono: prof.ssa Corinna Rossi, università il Politecnico di Milano; prof.ssa Gaelle Tallet, La Sorbona, Parigi.

Aquileia (Ud). Con Tempora in Aquileia 2026 si rievocano le origini della città tra centro storico e aree archeologiche: 500 rievocatori, teatro del fuoco, falconeria, acrobazia aerea e tre giorni di storia vivente tra Celti e Romani

Aquileia si prepara a rivivere lo spirito delle origini della città con Tempora in Aquileia, la grande rievocazione storica organizzata dal Comune di Aquileia con il sostegno di ministero della Cultura, Regione autonoma Friuli Venezia Giulia e Fondazione Aquileia. Da venerdì 19 a domenica 21 giugno 2026, il centro storico e le aree archeologiche della città patrimonio UNESCO si trasformeranno in un palcoscenico a cielo aperto per rivivere le origini di Aquileia, ai tempi della sua fondazione nel 181 a.C. Il tema di questa edizione è “La Fondazione della Città: il Sulcus Primigenius“: il solco primordiale che, secondo la tradizione romana, tracciava i confini sacri della città al momento della sua istituzione. Sullo sfondo storico dell’incursione del console Gaio Cassio Longino nei territori dei Galli Carni, oltre 500 rievocatori in costume daranno vita a battaglie, riti, cerimonie e spettacoli che coinvolgeranno il pubblico in un autentico viaggio nel tempo tra legionari romani e guerrieri celti.

Cerimonia di apertura di Tempora in Aquileia (foto n.oleotto)

La Cerimonia di Apertura: venerdì 19 giugno 2026. Il cuore delle novità di questa edizione è la cerimonia di apertura di venerdì 19 giugno, un evento spettacolare che darà il via ai festeggiamenti con una sequenza di momenti ad alto impatto scenico. Dopo l’apertura degli stand enogastronomici e delle tabernae alle 18, alle 21 si terrà la Cerimonia di Apertura ufficiale, seguita alle 21.45 dal Rito del Fuoco di Beleno, il dio celtico della luce e del sole, celebrato nel momento del Solstizio d’Estate. La notte si accenderà poi con lo spettacolo del fuoco di Opera Fiammae (ore 22.30): una performance rarefatta e visionaria di teatro del fuoco, performance visive e scenografie oniriche, diretta da Anton Lumi Bonura, professionista con vent’anni di esperienza nel teatro di strada. La cerimonia si chiuderà con la Festa Celtica, musiche e celebrazioni notturne.

La Battaglia a Tempora in Aquileia (foto n.oleotto)

Sabato 20 giugno 2026: dalla vita quotidiana al fragore della battaglia. Sabato 20 giugno è la giornata più ricca e articolata dell’intera manifestazione. Dalle 10.00 si apriranno i Campi Storici con le attività didattiche nei castra, dove legionari e guerrieri celti accoglieranno i visitatori per raccontare la vita quotidiana, le tecniche di combattimento e gli usi dell’epoca. Alle 10.30 prende il via la prima sessione di Arte Gladiatoria Techné, la dimostrazione didattica sull’evoluzione e il funzionamento degli armamenti, seguita alle 11.50 dalle Danze Antiche e, a mezzogiorno, dal primo spettacolo dei Joculatores, gli antichi intrattenitori di strada che animavano la vita pubblica e privata della Roma repubblicana. Il pomeriggio si aprirà alle 15 con la presentazione del fumetto “Torc spezzato”, alle 15.30 con il Captio Virginis, il solenne rito di iniziazione di una Vestale, e alle 16 con la Commedia Plautina, tra teatro e satira classica. Il momento rituale più atteso arriva alle 16.45 con il Rito del Sulcus Primigenius: la cerimonia che rievoca il tracciamento del solco sacro con cui i Romani fondavano le loro città, cuore narrativo di questa edizione. Alle 18 spazio alla falconeria con le popolazioni galliche e germaniche, seguita dal Simposio delle 18.30 e, alle 19.15, dall’Arena Gladiatoria con il Munus “Gli Inferi in Arena”, lo spettacolo di combattimento che porta in scena l’epica dei duelli tra gladiatori.

Con il calar della notte la tensione narrativa sale: alle 20.30 si terrà l’Assemblea dei Capi Gallici, il consiglio di guerra in cui i capi delle tribù decidono di resistere ai soprusi del Console Longino, seguita dal rito propiziatorio del Druido. Alle 21 tornano le Danze Antiche, poi alle 21.10 il momento più drammatico: l’In Mortem Vestalis, la cerimonia funebre della Vestale. La serata culminerà con lo scontro notturno tra le truppe celtiche e le legioni di Longino, uno spettacolo corale con centinaia di figuranti che chiuderà la serata in un crescendo di emozioni. La battaglia sarà preceduta dall’apparizione nei cieli del campo di battaglia da figure divine che scruteranno il tempo di Aquileia raccontandone il passato, moderando il presente e vaticinando il futuro: La scena sarà resa grazie una novità in assoluto di questa edizione 2026 grazie la performance di  Nico Gattullo, danzatore acrobatico aereo di fama internazionale: sospeso a decine di metri di altezza su tessuti e corde, fonderà forza, eleganza e teatralità in un numero unico arricchito da effetti speciali. Alle 22.30 si scatena infine “L’Attacco dei Galli Carni”: lo scontro notturno tra le truppe celtiche e le legioni di Longino, uno spettacolo corale con centinaia di figuranti che chiuderà la serata in un crescendo di emozioni.

Il Rito del Fuoco di Beleno, il dio celtico della luce e del sole, celebrato nel momento del Solstizio d’Estate (foto n-oleotto)

Domenica 21 giugno 2026: la diplomazia, il Senato e l’epilogo. La domenica, nel segno del Solstizio d’Estate, si apre con lo stesso ritmo della giornata precedente: dalle 10.00 i Campi Storici accolgono nuovamente il pubblico per le attività didattiche, mentre in contemporanea debutta “Aquileia tra storia e leggenda”, la presentazione del fumetto ispirato alle vicende della città antica. Seguono, nelle prime ore del mattino, una nuova sessione di Arte Gladiatoria Techné alle 10.30, le Danze Antiche alle 11.50 e, a mezzogiorno, lo spettacolo dei Joculatores. Il pomeriggio porta in scena il cuore politico della narrazione: alle 15 si apre il Senato Romano vs Galli, la seduta in cui i delegati gallici perorano davanti al Senato la loro causa contro le violenze di Longino, in un confronto serrato tra due mondi e due visioni del diritto. Alle 15.30 tornano le Danze Antiche, alle 15.40 una nuova replica della Commedia Plautina. Alle 16 si ripete il Rito del Sulcus Primigenius, seguito alle 17.15 dal secondo Munus “Gli Inferi in Arena” e alle 18.30 dalle dimostrazioni di falconeria. L’epilogo della manifestazione arriva alle 19.00 con “La Battaglia Finale”: i Galli Carni affrontano per l’ultima volta le truppe di Longino in uno scontro epico dal finale inaspettato, che scioglierà la tensione narrativa costruita nel corso dei tre giorni. A chiudere la domenica, e l’intera edizione 2026, saranno le Danze Antiche delle 19.45 e l’ultimo spettacolo dei Joculatores alle 20, un congedo festoso e leggero che restituisce al pubblico il sorriso dopo le emozioni della battaglia.

Roma. Al Colosseo la mostra “Troia e Roma. Miti, leggende, storie del Mediterraneo antico”: oltre 300 reperti dai principali musei italiani e da Troia che per la prima volta approfondiscono i nessi storici e mitologici che legano le due città, tra le principali della grande e plurale civiltà gravitante sul Mediterraneo antico

Locandina della la mostra “Troia e Roma. Miti, leggende, storie del Mediterraneo antico” al Colosseo dal 12 giugno al 18 ottobre 2026

Dalla tavoletta in argilla da Hattusa che cita la leggendaria città di (W)Ilios dei poemi omerici alle oreficerie in filigrana e granulazione rinvenute a Troia da Heinrich Schliemann, dai corredi della necropoli di Santa Palomba a Roma al rilievo di fontana con cinghialessa allattante i cuccioli da Palestrina, dall’urna in bronzo con iscrizione rinvenuta nel tumulo di Dardano nella Troade ai rilievi in marmo da Afrodisia con miti iliadici, dal sarcofago in marmo di Aurelia Boitane Demetria con episodi dell’Iliade al mosaico di Teti dall’acropoli di Xanthos. Sono alcuni dei 300 reperti esposti nella mostra “Troia e Roma. Miti, leggende, storie del Mediterraneo antico” che dal 12 giugno al 18 ottobre 2026il parco archeologico del Colosseo ospita nell’Anfiteatro Flavio, una prima assoluta nel panorama espositivo internazionale che nasce dalla felice collaborazione culturale tra Italia e Türkiye. Mai prima d’ora, infatti, è stato dedicato un evento espositivo sui nessi storici e mitologici che legano le due città, tra le principali della grande e plurale civiltà gravitante sul Mediterraneo antico. Promossa dal dipartimento per la Valorizzazione del Patrimonio culturale del ministero della Cultura italiano e dalla direzione generale dei Beni culturali e dei Musei del ministero della Cultura e del Turismo turco nell’ambito delle linee di azione del Piano Mattei per l’Africa e il Mediterraneo, la mostra rappresenta un’importante iniziativa di diplomazia culturale finalizzata a consolidare i rapporti tra i due Paesi, valorizzando il patrimonio storico e archeologico quale strumento di dialogo, sviluppo sostenibile e crescita sociale, civile ed economica. La mostra, curata da Alfonsina Russo, Roberta Alteri, Alessio De Cristofaro, Massimo Cultraro, Bulent Gönültaş, Mehtap Ateş, Deniz Doğu Yöndem, Rüstem Aslan, offre al grande pubblico un racconto organico e scientificamente aggiornato delle vicende culturali e storiche di Troia e Roma, riannodando idealmente i fili del mito, della leggenda e della realtà storica in una narrazione unitaria che abbraccia circa tre millenni di civiltà anatolica e italica.

L’ingresso della mostra “Troia e Roma. Miti, leggende, storie del Mediterraneo antico” al Colosseo (foto simona murrone / PArCo)
Tavoletta in argilla incisa in caratteri cuneiformi rinvenuta nel sito di Hattuša con il trattato tra il re Mutawalli II e il sovrano Alaksandu di Walusa (foto PArCo)

Il percorso è introdotto, già al primo ordine del Colosseo, da una replica monumentale del Cavallo di Troia, mentre nello spazio espositivo vero e proprio, allestito al secondo ordine del Colosseo, sono presentati oltre 300 reperti, provenienti da alcuni dei principali musei italiani e da Troia: in particolare, sono più di duecento le opere in prestito da diciannove musei turchi e, tra queste, il nucleo più significativo comprende reperti mai esposti prima in Italia. I visitatori potranno ammirare pertanto eccezionali testimonianze riferibili alle due civiltà, a partire dalla straordinaria tavoletta in argilla incisa in caratteri cuneiformi rinvenuta nel sito archeologico dell’antica capitale ittita Hattuša, che registra il trattato formale tra il re Mutawalli II e il sovrano Alaksandu di Walusa, offrendo la prova che collega la leggendaria città di (W)Ilios dei poemi omerici con la Wilusa menzionata dai testi ittiti e, quindi, alla realtà storica della tarda età del bronzo. All’orizzonte tra Neolitico Recente ed Eneolitico rimanda la statuetta di Dea Madre in marmo rinvenuta nella necropoli di Porto Ferro (Alghero). Si datano tra il 2500 il 2250 a.C. le oreficerie in filigrana e granulazione rinvenute a Troia da Heinrich Schliemann.

Rilievo in marmo da Afrodisia con raffigurazioni di miti iliadici, proveniente dal tempio dedicato al culto di Augusto e della famiglia imperiale (foto PArCo)

Sono in mostra anche alcuni corredi della necropoli di Santa Palomba a Roma, identificata dagli studiosi come il luogo di sepoltura delle aristocrazie latine dell’Età del Ferro, mentre proviene da Castro (Lecce) la statuetta in bronzo di Atena Iliaca, la cui cronologia si colloca tra fine V e IV secolo a.C., ed alcuni oggetti preziosi appartenenti al tesoro della dea. Il rilievo di fontana con cinghialessa allattante i cuccioli da Palestrina testimonia il mito dell’età dell’oro e del ritorno alle origini troiano-romulee promosso da Augusto. Risale al IV secolo a.C. l’urna sempre in bronzo con iscrizione rinvenuta nel tumulo di Dardano nella Troade. Eccezionale poi è la presenza di alcuni rilievi in marmo da Afrodisia, capolavori dell’arte romana imperiale con raffigurazioni di miti iliadici, provenienti dal tempio dedicato al culto di Augusto e della famiglia imperiale.

Allestimento della mostra “Troia e Roma. Miti, leggende, storie del Mediterraneo antico” al Colosseo (foto simona murrone / PArCo)

È esposto il sarcofago in marmo di Aurelia Boitane Demetria, recuperato nel 1997 in seguito a uno scavo clandestino, che costituisce un notevole esempio di “sarcofago asiatico a colonne” e sul quale sono scolpiti tre episodi dell’Iliade; un’iscrizione indica che venne prodotto tra il 212 e il 225 d.C. Sempre dalla Türkiye, da un complesso termale dell’acropoli di Xanthos, capitale della Licia, proviene il mosaico di Teti databile tra il III e il IV secolo d.C. Questi insieme a numerosi altri reperti sono esposti in un percorso che si sviluppa lungo un doppio binario, letterario e archeologico, restituendo una lettura critica e comparata delle fonti oggi disponibili. Attraverso il racconto di figure emblematiche quali Paride, Elena, Priamo, Ecuba, Cassandra, Ettore, Agamennone, Menelao, Achille, Patroclo, Enea, Lavinia, Ascanio e Romolo, la mostra propone un viaggio critico e accessibile nella memoria condivisa del Mediterraneo, evidenziando la perdurante attualità di miti e storie che continuano a costituire un ponte tra passato e presente.

Mostra “Troia e Roma. Miti, leggende, storie del Mediterraneo antico”: i ministri Mehmet Nuri Ersoy e Alessandro Giuli (foto mic)

“Con questa mostra”, si legge nella presentazione al catalogo del ministro della Cultura, Alessandro Giuli, “il ministero della Cultura italiano e il ministero della Cultura e del Turismo della Repubblica di Türkiye intendono far conoscere al vasto pubblico internazionale del Parco archeologico del Colosseo le vicende straordinarie di queste due città e dei loro antichissimi legami, in un racconto che intreccia storia, archeologia e mito. Oltre a illustrare con rigore scientifico i nudi fatti per come la ricerca contemporanea è in grado di ricostruirli, l’esposizione valorizza anche il pensiero mitistorico, secondo l’accezione di Andrea Carandini, come ermeneutica della realtà storica in grado di ricomprendere le leggende e la religione nell’organizzazione della società del tempo, nella prospettiva di consapevole appartenenza a una comune civiltà mediterranea”. “Realizzata grazie alla collaborazione tra il ministero della Cultura italiano e il ministero della Cultura e del Turismo della Repubblica di Türkiye”, scrive nella presentazione al catalogo il ministro Mehmet Nuri Ersoy, “la mostra ci invita a rileggere Troia, la Guerra di Troia e i legami politici, culturali e mitologici stabiliti tra Roma e l’Anatolia. L’esposizione va ben oltre il racconto di una singola guerra o leggenda: esplora gli scambi politici e culturali avvenuti nel Mediterraneo orientale alla fine del II millennio a.C. e riflette su come questi abbiano continuato a risuonare fino ai giorni nostri, promuovendo al contempo un rinnovato dialogo tra le due aree geografiche”.

Allestimento della mostra “Troia e Roma. Miti, leggende, storie del Mediterraneo antico” al Colosseo (foto simona murrone / PArCo)

“La mostra presenta al pubblico”, osserva nella premessa al catalogo Alfonsina Russo, capo dipartimento per la Valorizzazione del patrimonio culturale del MiC, “i primi risultati del progetto di valorizzazione delle comuni radici storiche tra Italia e Türkiye promosso dal Ministero della Cultura tramite il Dipartimento per la Valorizzazione del patrimonio culturale in collaborazione con la Direzione Generale del Patrimonio Culturale dei Musei della Repubblica di Türkiye. Il progetto, elaborato dal Dipartimento nell’ambito delle linee di azione del Piano Mattei per l’Africa e il Mediterraneo allargato, prevede la realizzazione di una serie attività di ricerca, disseminazione e valorizzazione, con l’obiettivo di rafforzare la collaborazione scientifica tra Italia e Türkiye, promuovere a livello internazionale la conoscenza dei rispettivi patrimoni culturali e favorire modelli di sviluppo basati su un turismo sostenibile e di qualità”. “Con questa rilevante iniziativa di diplomazia culturale”, si legge invece nel testo di premessa al catalogo di Simone Quilici, direttore del parco archeologico del Colosseo – il PArCo porta agli occhi del mondo la narrazione di un mito fondativo cruciale per la storia dell’umanità, restituendo al contempo le evidenze archeologiche di una civiltà generatrice. Il tutto in una esposizione che dà al racconto una dimensione concreta, capace di correlare la costruzione mitologica con il luogo che la ha ispirata”. “La mostra”, scrivono i curatori nella introduzione al catalogo, “vuole essere uno strumento meditato di ricerca, disseminazione e valorizzazione di una parte identitaria del patrimonio culturale di Italia e Türkiye, col quale i due Paesi condividono e mettono a disposizione della comunità scientifica e del pubblico internazionale una visione umanistica fatta di studio, innovazione, dialogo e reciproca amicizia”.

Allestimento della mostra “Troia e Roma. Miti, leggende, storie del Mediterraneo antico” al Colosseo (foto simona murrone / PArCo)
Mostra “Troia e Roma. Miti, leggende, storie del Mediterraneo antico” al Colosseo: Aphrodite heykelcigi da Cannakale (foto PArCo)
Mostra “Troia e Roma. Miti, leggende, storie del Mediterraneo antico”: ritratto di Augusto da Cannakale (foto PArCo)

La mostra si apre al secondo ordine del Colosseo con una prima ampia sezione dedicata alla ricostruzione storica, archeologica e topografica del sito di Troia, attraverso un significativo nucleo di reperti provenienti dai musei turchi. Tale sezione offre, inoltre, una panoramica inedita sul mondo ittita e sulle diverse realtà culturali dell’Anatolia del III e II millennio a.C. La seconda sezione è dedicata alla Guerra di Troia, narrata a partire dal punto di vista dei Troiani, con particolare attenzione ai protagonisti e agli eventi principali del conflitto. Ampio spazio è riservato alla figura di Omero e al tema della tradizione epica, analizzata nei suoi risvolti filologici, storici e antropologici. La sezione si conclude con la caduta della città, la Ilioupersis, e l’avvio della diaspora che vede protagonista Enea. La terza sezione approfondisce il viaggio di Enea, ricostruito sulla base delle tradizioni letterarie – da Stesicoro a Virgilio – e della documentazione archeologica, con particolare enfasi sui contesti italiani tramite la valorizzazione di siti dell’Italia meridionale, della Sicilia e del Lazio legati al passaggio dell’eroe troiano. La sezione propone anche un quadro ricostruttivo del Lazio tra il XII e il IX secolo a.C., offrendo strumenti interpretativi per una contestualizzazione storica del mito. La quarta sezione è dedicata al mito di Romolo e alla fondazione di Roma, attraverso l’analisi delle principali tradizioni e la presentazione di reperti e testimonianze figurative di grande rilevanza. Viene ricostruito il quadro della Roma arcaica e approfondito il processo attraverso il quale i Romani elaborarono la propria origine troiana, elemento centrale nella costruzione dell’identità politica e ideologica della città. La sezione si conclude con un focus sull’età augustea, su Virgilio e sulla canonizzazione della saga eneadica.

#domenicalmuseo: il 7 giugno ingresso gratuito a musei e parchi archeologici statali

Il 7 giugno 2026 torna l’appuntamento con la #domenicalmuseo, l’iniziativa del ministero della Cultura che consente l’ingresso gratuito, ogni prima domenica del mese, nei musei e nei parchi archeologici statali.

Roma. Il MIC per 15 milioni acquisisce dagli eredi dei Torlonia, Sforza Cesarini e Gaetani la Tomba François di Vulci, uno dei più importanti capolavori della pittura etrusca e della pittura antica. Dal 25 giugno sarà esposta al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia con eccezionali prestiti da Parigi, Londra, Bruxelles, Losanna, Vaticano, Roma

Nestore, il leggendario re di Pilo ricordato da Omero: dettaglio dei dipinti della Tomba François di Vulci, ora al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia (foto mic)
Ministero della Cultura: da sinistra, il ministro Alessandro Giuli, il direttore generale dei Musei Massimo Osanna e la direttrice del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia (foto mic)

La Tomba François è dello Stato italiano. Con la firma dell’atto di compravendita, avvenuta venerdì 29 maggio 2026 al ministero della Cultura alla presenza del ministro Alessandro Giuli, la celebre Tomba François di Vulci entra ufficialmente a far parte del patrimonio dello Stato italiano, a 169 dalla scoperta e a più di 100 dalla manifestazione di interesse dell’amministrazione statale. Uno dei più importanti capolavori della pittura etrusca e della pittura antica sarà così definitivamente consegnato alla piena fruizione pubblica e dal 25 giugno 2026 troverà collocazione permanente al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia. L’acquisizione è stata resa possibile grazie alla collaborazione degli eredi delle famiglie Torlonia, Sforza Cesarini e Gaetani, proprietari dell’opera e al lavoro congiunto della direzione generale Musei, diretta da Massimo Osanna e del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia, diretto da Luana Toniolo. Il ministero della Cultura raggiunge così un risultato di eccezionale rilievo per il patrimonio culturale nazionale, chiudendo un percorso avviato oltre un secolo fa, quando già nel 1921 lo Stato manifestò il proprio interesse per l’acquisizione della Tomba François, e riportando sotto tutela pubblica un monumento fondamentale per la conoscenza della civiltà etrusca e dell’immaginario figurativo del Mediterraneo antico. L’operazione, del valore complessivo di 15 milioni di euro, rappresenta uno dei più importanti investimenti realizzati negli ultimi anni dal ministero della Cultura nel campo delle acquisizioni patrimoniali.

Autorità, tecnici ed esperti intervenuti alla presentazione al MIC dell’acquisizione della Tomba François: al centro il ministro Giuli (foto mic)

“L’acquisizione della Tomba François rappresenta un risultato di straordinario valore per il patrimonio culturale nazionale e testimonia l’impegno del ministero della Cultura nel rafforzare le collezioni pubbliche attraverso la restituzione alla collettività di opere fondamentali della nostra storia”, dichiara il ministro della Cultura, Alessandro Giuli. “Con questo atto lo Stato acquisisce uno dei più importanti capolavori della pittura etrusca e dell’arte antica mediterranea, consegnandolo definitivamente alla fruizione pubblica e alla ricerca scientifica. La Tomba François è una testimonianza identitaria della civiltà etrusca e del ruolo centrale che essa ha avuto nella formazione culturale dell’Italia antica. Questa acquisizione conferma la volontà del ministero di investire nella tutela, nella valorizzazione e nell’accessibilità del patrimonio culturale come bene comune e strumento di conoscenza condivisa”.

Eteocle e Polinice: dettaglio dei dipinti della Tomba François di Vulci, ora al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia (foto mic)

Per celebrare questa importante acquisizione, il 25 giugno 2026 sarà inaugurata al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia una grande esposizione dedicata alla Tomba François. Grazie alla collaborazione di alcune delle più prestigiose istituzioni museali italiane e internazionali, sarà possibile ricomporre idealmente il contesto originario del monumento. Il Musée du Louvre, il British Museum, il Royal Museum of Art and History di Bruxelles, il Musée cantonal d’archéologie et d’histoire di Losanna, i Musei Vaticani e l’Istituto Archeologico Germanico di Roma hanno concesso prestiti eccezionali che permetteranno di riunire reperti, documenti, copie storiche e opere provenienti dal corredo della tomba o connesse alla sua vicenda collezionistica. L’allestimento, concepito secondo i più avanzati criteri di accessibilità fisica e cognitiva, consentirà al pubblico di approfondire la conoscenza del monumento attraverso strumenti innovativi, tavoli tattili e contenuti in Lingua dei Segni Italiana.

Vel Saties, rappresentante della potente famiglia dei Saties, col giovane Arnza (servo o membro della famiglia): dettaglio dei dipinti della Tomba François di Vulci, ora al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia (foto mic)

La Tomba François. Scoperta il 1° maggio 1857 dall’archeologo Alessandro François nei terreni del principe Alessandro Torlonia, nella necropoli di Ponte Rotto a Vulci (Vt), la tomba – voluta dalla potente famiglia vulcente dei Saties – è scavata nel tufo e composta da trentasette pannelli dipinti e da due cippi litici rinvenuti nel corridoio di accesso lungo 31,5 metri. Realizzata tra il 340 e il 320 a.C., rappresenta una delle più alte testimonianze della pittura etrusca e, più in generale, della pittura antica giunta fino a noi. La decorazione pittorica della Tomba François, in gran parte staccata nel 1863 e portata nelle proprietà dei Torlonia, costituisce uno straordinario intreccio tra mito greco, memoria storica etrusca e costruzione dell’identità aristocratica di Vulci. Attraverso iscrizioni dipinte accanto ai personaggi, le scene permettono ancora oggi di riconoscere nomi, volti ed episodi che intrecciano storia, leggenda e rappresentazione del potere.

Il grande pannello con il sacrificio dei prigionieri troiani presso la tomba di Patroclo: dettaglio dei dipinti della Tomba François di Vulci, ora al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia (foto mic)
Prigioniero troiano: dettaglio dei dipinti della Tomba François di Vulci, ora al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia (foto mic)

Tra le immagini più celebri spicca il grande pannello con il sacrificio dei prigionieri troiani presso la tomba di Patroclo: al centro compare Achille, mentre il mito greco viene reinterpretato secondo la sensibilità etrusca attraverso la presenza del demone Charun, dalla pelle bluastra e armato del martello, accompagnato dalla figura alata di Vanth. Sulla parete opposta è invece rappresentata la liberazione di Celio Vibenna da parte del fratello Aulo e di Mastarna, identificato dalla tradizione con il futuro re di Roma Servio Tullio, in una scena di eccezionale importanza storica e politica. A completare il ciclo corre il più lungo fregio animalistico noto dell’antichità, popolato da grifoni, leoni, pantere, cervi, cinghiali e altre creature reali e fantastiche, testimonianza della straordinaria qualità artistica dell’opera.

2 giugno, Festa della Repubblica: musei aperti gratuitamente

Martedì 2 giugno 2026, in occasione della Festa della Repubblica, i musei e i parchi archeologici statali sono aperti gratuitamente.

Ponti dal 25 aprile al ponte del 1° maggio (con #domenicalmuseo): 1,4 milioni i visitatori registrati in musei, parchi archeologici e altri luoghi della cultura statali (+9% rispetto al 2025). Sul podio della classifica assoluta al primo posto il Colosseo (con 46.598 + 79.245: 125.843 ingressi), seguito dal Foro Romano e Palatino (37.707 + 63.823: 101.530 ingressi) e dall’area archeologica di Pompei (29.185 + 54.172: 83.357 ingressi)

Straordinaria partecipazione nei luoghi della cultura statali dal 25 aprile al ponte del 1° maggio 2026. Quasi 1,4 milioni i visitatori registrati in musei, parchi archeologici e siti culturali su tutto il territorio nazionale. Il risultato evidenzia come i weekend festivi rappresentino un’occasione privilegiata di accesso al patrimonio culturale, favorendo una fruizione diffusa e partecipata, anche grazie alle aperture straordinarie e alle iniziative promosse su scala nazionale. Il dato conferma il forte interesse per l’offerta culturale italiana e l’efficacia delle iniziative di valorizzazione e promozione, in conformità con le linee strategiche indicate dal ministro della Cultura, Alessandro Giuli. In particolare, il 25 aprile 2026 si sono registrati 320.879 ingressi; il 1° maggio 2026, 249.431; e la “Domenica al museo” del 3 maggio 2026 ha fatto segnare 372.790 ingressi. Complessivamente, il 25 e 26 aprile 2026 si contano 542.986 visitatori. Nel ponte del 1° maggio (1–3 maggio 2026) gli accessi sono stati 870.241. Nella classifica assoluta al primo posto il Colosseo (con 46.598 + 79.245: 125.843 ingressi), seguito dal Foro Romano e Palatino (37.707 + 63.823: 101.530 ingressi) e dall’area archeologica di Pompei (29.185 + 54.172: 83.357 ingressi) che torna sul podio.

Al parco archeologico di Erciolano più di 16mila visitatori nei ponti del 25 aprile e 1° maggio 2026 (foto paerco)

Ecco i numeri relativi a parchi e musei archeologici per il fine settimana del 25 aprile. Colosseo. Anfiteatro Flavio 46.598 ingressi; Foro Romano e Palatino 37.707; area archeologica di Pompei 29.185; Pantheon – Basilica di Santa Maria ad Martyres 26.363; museo Archeologico nazionale di Napoli 6.185; parco archeologico di Ercolano 6.055; museo e area archeologica di Paestum 5.580; Terme di Caracalla 4.993; Villa Adriana 4.910; area archeologica di Ostia antica 3.683; museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria 2.553; Terme di Diocleziano 2.416; museo Archeologico nazionale di Taranto 2.201; Complesso monumentale della Pilotta 1.993; museo Archeologico di Venezia 1.936; Villa della Regina 1.799; necropoli dei Monterozzi e museo Archeologico nazionale di Tarquinia 1. 654; museo Archeologico nazionale del Melfese “Massimo Pallottino” e Castello svevo di Melfi 1.640; necropoli della Banditaccia e museo nazionale Archeologico Cerite a Cerveteri 1.581; Palazzo Massimo 1.486; Museo di Palazzo Grimani 1.480; parco archeologico di Siponto 1.172; Palazzo Altemps 1.168; museo Archeologico nazionale “Mario Torelli” e parco archeologico di Venosa 1.059; anfiteatro campano – Santa Maria Capua Vetere 1.040.

Grande affluenza di visitatori al Colosseo e al Foro romano (foto graziano tavan)

Ecco i numeri relativi a parchi e musei archeologici per il fine settimana del 1° maggio. Colosseo. Anfiteatro Flavio 79.245; Foro Romano e Palatino 63.823; area archeologica di Pompei 54.172; Pantheon – Basilica di Santa Maria ad Martyres 41.044; museo e area archeologica di Paestum 10.818; parco archeologico di Ercolano 10.485; museo Archeologico nazionale di Napoli 9.572; Terme di Caracalla 8.696; Villa Adriana 7.589; Grotte di Catullo e museo Archeologico di Sirmione 7.351; area archeologica di Ostia antica 6.907; museo Archeologico di Venezia 5.632; museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria 5.269; Terme di Diocleziano 4.674; necropoli dei Monterozzi e museo Archeologico nazionale di Tarquinia 3.381; museo dell’arte salvata 3.329; museo Archeologico nazionale del Melfese “Massimo Pallottino” e Castello svevo di Melfi 3.286; Villa della Regina 3.112; Palazzo Massimo 2.804; museo Archeologico nazionale di Taranto 2.596; Palazzo Altemps 2.315; museo Archeologico nazionale di Sperlonga e Villa di Tiberio 2.236; necropoli della Banditaccia e museo nazionale Archeologico Cerite a Cerveteri 2.127; museo Archeologico nazionale “Mario Torelli” e parco archeologico di Venosa 2.051; museo nazionale Etrusco di Villa Giulia 1.637; museo Archeologico dei Campi Flegrei nel Castello di Baia 1.502; Museo di Palazzo Grimani 1.487; museo Archeologico nazionale di Aquileia 1.353; parco archeologico di Cuma 1.352; mausoleo di Cecilia Metella e Chiesa di San Nicola 1.313; area archeologica del Teatro romano di Benevento 1.260; Anfiteatro e Teatro Romano di Lecce 1.249; Ostia antica – Castello Giulio II 1.197; Anfiteatro Flavio di Pozzuoli 1.182; Villa dei Quintili e Santa Maria Nova 1.031.

 

#domenicalmuseo: il 3 maggio ingresso gratuito a musei e parchi archeologici statali

Domenica 3 maggio 2026 si rinnova l’appuntamento con la #domenicalmuseo, l’iniziativa del ministero della Cultura che consente l’ingresso gratuito nei luoghi della cultura statali ogni prima domenica del mese. Le visite si svolgeranno nei consueti orari di apertura, con accesso con prenotazione consigliata o obbligatoria, dove richiesta.