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#domenicalmuseo. Nella prima domenica di marzo nel podio della classifica assoluta tra il primo posto del Colosseo (15.876 ingressi) e il terzo di Foro Romano e Palatino (13.114 ingressi), come a febbraio, si inserisce al secondo posto la Reggia di Caserta con 13.671 ingressi

Sono stati 260mila gli ingressi domenica 1° marzo 2026, giornata di apertura gratuita in occasione della #domenicalmuseo di marzo, l’iniziativa del ministero della Cultura che prevede l’accesso libero nei luoghi della cultura statali nella prima domenica del mese. A marzo il podio della classifica assoluta è uguale a quella del mese precedente per il primo posto con il Colosseo (15.876 ingressi) e per il terzo con il Foro Romano-Colosseo (ingressi 13.114), mentre al secondo posto si inserisce la Reggia di Caserta (ingressi 13.671) che fa scalare il Pantheon al quarto posto.

Visitatori al museo Archeologico nazionale di Aquileia nei riaperti depositi arricchiti dalla mostra “Gli dei ritornano” (foto graziano tavan)

Ecco i numeri relativi a parchi e musei archeologici. Colosseo. Anfiteatro Flavio 15.876 ingressi; Foro Romano e Palatino 13.114; Pantheon – Basilica di Santa Maria ad Martyres 11.957; area archeologica di Pompei 11.833; museo Archeologico nazionale di Napoli 5.030; Terme di Caracalla 3.383; museo e area archeologica di Paestum 3.235; Terme di Diocleziano 3.157; parco archeologico di Ercolano 2.899; Villa Adriana 2.578; museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria 2.194; museo Archeologico di Venezia 2.160; Palazzo Massimo 2.097; museo nazionale Etrusco di Villa Giulia 1.968; Palazzo Altemps 1.853; museo Archeologico nazionale di Aquileia 1.563; museo Archeologico nazionale di Taranto 1.071; museo delle Civiltà 1.022; museo Archeologico dei Campi Flegrei nel Castello di Baia 853; Mausoleo di Cecilia Metella e Chiesa di San Nicola 785; museo Archeologico nazionale di Firenze 571; Villa dei Quintili e Santa Maria Nova 554; Scavi archeologici di Stabiae – Villa Arianna e Villa San Marco 551; museo Archeologico nazionale del Melfese “Massimo Pallottino” e Castello svevo di Melfi 528; musei nazionali di Cagliari 513; anfiteatro e teatro romano di Lecce 513; Villa di Poppea-Oplontis 509; area archeologica del Teatro romano di Benevento 500; parco archeologico delle Terme di Baia 456; museo Archeologico nazionale di Pontecagnano e parco archeologico di Pontecagnano 437; museo Archeologico nazionale di Sperlonga e Villa di Tiberio 408; museo Archeologico nazionale “Mario Torelli” e parco archeologico di Venosa 362; museo Archeologico nazionale “Giuseppe Andreassi” e parco archeologico di Egnazia 328; Antiquarium di Lucrezia Romana 305.

 

Il ministero della Cultura con lo spot “Felicità” firmato dal regista Luca Finotti apre la nuova campagna che promuove l’app Musei Italiani che riunisce tutte le informazioni su musei e parchi archeologici italiani

Lo spot “Felicità” firmato dal regista Luca Finotti apre la nuova campagna di comunicazione del ministero della Cultura volta a promuovere la piattaforma che mette in rete musei e luoghi della cultura italiani. Una visione del patrimonio culturale come spazio vivo e condiviso, capace di generare energia collettiva e senso di appartenenza, nel segno dell’accessibilità. “Scopri il patrimonio culturale. Scarica l’app Musei Italiani”.

Dal punto più alto del museo nazionale di Castel Sant’Angelo, Achille Lauro apre “Felicità”, la nuova campagna di comunicazione del ministero della Cultura dedicata alla app Musei Italiani. L’app riunisce per la prima volta in un unico ambiente digitale informazioni ufficiali, semplici e affidabili sui musei e parchi archeologici italiani: orari e aperture aggiornate, accessibilità, mostre in corso, suggerimenti di itinerari, oltre ai servizi di prenotazione e biglietteria elettronica. In tutto il Sistema Museale Nazionale sono in corso, o già conclusi, interventi finanziati dal PNRR per il miglioramento dell’accessibilità fisica e cognitiva, l’investimento coordinato dalla direzione generale Musei, volto a rendere i luoghi della cultura sempre più inclusivi e pienamente fruibili per tutti i pubblici.

#domenicalmuseo: il 1° marzo ingresso gratuito a musei e parchi archeologici statali

Domenica 1° marzo 2026 si rinnova l’appuntamento con la #domenicalmuseo, l’iniziativa del ministero della Cultura che consente l’ingresso gratuito nei luoghi della cultura statali ogni prima domenica del mese. Le visite si svolgeranno nei consueti orari di apertura, con accesso con prenotazione consigliata o obbligatoria, dove richiesta. La scorsa #domenicalmuseo, 1° febbraio 2026, ha registrato 230.171 ingressi.

Firenze. Al Palazzo dei Congressi tre giorni di interventi a tourismA 2026 promossi dal ministero della Cultura: dalle scoperte nel sottosuolo di Roma ai cantieri aperti al pubblico al Piano Olivetti. Ecco il programma

Il ministero della Cultura partecipa TourismA – Salone dell’Archeologia e del Turismo culturale, in programma dal 27 febbraio al 1° marzo 2026 al Palazzo dei Congressi di Firenze. Per tre giornate il MiC è presente con uno spazio istituzionale dedicato alla divulgazione e al confronto con il pubblico, offrendo un’occasione di approfondimento sulle iniziative di valorizzazione del patrimonio culturale. Venerdì 27 febbraio 2026, dalle 13.45 alle 18.45, nell’Auditorium, nell’ambito del XXII Incontro Nazionale di Archeologia Viva, interviene il Capo Dipartimento per la valorizzazione del patrimonio culturale, Alfonsina Russo, insieme a Daniela Porro, soprintendente speciale Archeologia Belle arti e Paesaggio di Roma. Il contributo, dal titolo “Viaggio nel tempo (in metropolitana): ultime scoperte sotto il suolo di Roma”, sarà dedicato alle stazioni-museo Colosseo/Fori Imperiali e Porta Metronia, nel nuovo tratto della Linea C della metropolitana di Roma. L’incontro consente di illustrare un intervento di straordinaria rilevanza, nel quale le esigenze della mobilità urbana si integrano con la tutela e la valorizzazione delle testimonianze archeologiche. Le scoperte emerse nel corso dei lavori hanno permesso di restituire alla collettività significative evidenze del passato, trasformando un’infrastruttura strategica per cittadini e turisti in un luogo di conoscenza e fruizione culturale.

“Close-up” cantieri aperti al parco archeologico di Ercolano (foto paerco)

Il 28 febbraio 2026, alle 15, in Sala Verde, si terrà il convegno “Raccontare lavorando. Cantieri aperti e partecipati per il patrimonio culturale”, a cura del Dipartimento per la valorizzazione del patrimonio culturale (DiVa) e dell’Istituto centrale per la valorizzazione economica e la promozione del patrimonio culturale (IC-VEPP). L’iniziativa, aperta dai saluti del Capo Dipartimento Alfonsina Russo, proporrà un articolato confronto sulle esperienze di cantieri aperti e narranti, con il coinvolgimento della Direzione generale Musei, di parchi archeologici e soprintendenze. Attraverso casi studio provenienti da diversi territori – da Pompei a Ercolano, dal parco archeologico del Colosseo ai musei nazionali – saranno presentati modelli di comunicazione partecipata, restauro condiviso e allestimenti inclusivi, capaci di trasformare il “lavoro in corso” in un’occasione di dialogo con cittadini, scuole e visitatori. La tavola rotonda conclusiva sarà coordinata e conclusa dal Direttore dell’IC-VEPP, Alessio De Cristofaro.

La mattina del 1° marzo 2026, dalle 9.30 nella Sala Onice, il Ministero promuoverà il convegno “Rigenerare con la cultura. Il Piano Olivetti per le comunità e i territori”, a cura di DiVa, IC-VEPP e dell’Unità di Missione Piano Olivetti per la cultura. L’incontro, introdotto da Stefano Lanna, Direttore Generale Piano Olivetti per la cultura del MiC, sarà dedicato alle prospettive e ai progetti del Piano Olivetti, cuore del Decreto Cultura 2025, quale strumento strategico per favorire l’accesso alla cultura e sostenere la rigenerazione delle periferie, delle aree interne e dei contesti segnati da marginalità sociale ed economica. Attraverso interventi istituzionali e testimonianze progettuali – dalla valorizzazione del patrimonio archeologico alla promozione della lettura, fino ai percorsi di cooperazione culturale e di innovazione nei luoghi fragili – saranno illustrate esperienze che vedono la cultura quale leva di coesione e sviluppo.

Ministero: ecco i nomi dei nuovi 14 direttori dei musei italiani di seconda fascia comunicati dalla direzione generale Musei. Gli auguri del ministro Giuli

Anche i musei e i parchi archeologici di seconda fascia hanno il loro direttore. Erano infatti 14 le sedi vacanti, coperte in delega da altri dirigenti. I nomi dei 14 incaricati alle direzioni dei musei italiani di seconda fascia sono stati comunicati dalla direzione generale Musei del Mic sulla base dell’esito della selezione pubblica internazionale per il conferimento dell’incarico di direttore. “I miei migliori auspici di buon lavoro ai nuovi direttori dei musei statali di seconda fascia”, ha subito commentato il ministro della Cultura, Alessandro Giuli. “E un ringraziamento alla commissione di valutazione e al direttore Generale Musei, Massimo Osanna, per aver tempestivamente selezionato le nuove figure”.  Ma vediamo chi sono i nuovi direttori. Luca Mercuri va a al Pantheon e Castel Sant’Angelo – direzione musei nazionali della città di Roma; Luigi Scaroina al parco archeologico dell’Appia Antica; Federica Colaiacomo al parco archeologico di Ercolano; Guido Comis al museo storico e parco del Castello di Miramare – direzione regionale Musei nazionale Friuli-Venezia Giulia; Denis Ton al complesso monumentale della Pilotta; Luigi Gallo ai musei nazionali di Bologna – direzione regionale Musei nazionali Emilia Romagna; Maria Elena Motisi ai musei nazionali di Lucca; Alberto Samonà alla Villa Adriana e Villa D’Este; Alessandro Mascherucci alle Ville monumentali della Tuscia; Alessandra Necci al Palazzo Reale di Napoli; Almerinda Padricelli ai musei nazionali del Vomero; Luca di Franco ai musei e parchi archeologici di Capri; Anita Guarnieri al Castello Svevo di Bari – direzione regionale Musei nazionali Puglia; Raffaella Bonaudo ai musei nazionali di Matera – direzione regionale Musei nazionali Basilicata.

 

Arezzo. Al museo Archeologico nazionale “Gaio Cilnio Mecenate” il ministro Giuli inaugura la mostra “La Minerva di Arezzo. Una storia di comunità ritrovata”, primo appuntamento del progetto nazionale “Semi di comunità – Piano Olivetti per la cultura”, per un più ampio percorso di valorizzazione e partecipazione culturale

Sabato 14 febbraio 2026, alle 12, al museo Archeologico nazionale “Gaio Cilnio Mecenate” di Arezzo, inaugurazione della mostra “La Minerva di Arezzo. Una storia di comunità ritrovata”, alla presenza del ministro della Cultura Alessandro Giuli, del sindaco di Arezzo Alessandro Ghinelli, del capo dipartimento per la Valorizzazione del Patrimonio culturale Alfonsina Russo, del direttore generale Piano Olivetti per la cultura Stefano Lanna, della direttrice regionale Musei nazionali della Toscana Carlotta Paola Brovadan e del direttore del museo Archeologico nazionale di Firenze Daniele Federico Maras. L’evento segna il ritorno nella città di provenienza della celebre statua bronzea della Minerva, simbolo identitario di Arezzo, giunta in prestito dal museo Archeologico nazionale di Firenze. L’inaugurazione apre ufficialmente un più ampio percorso di valorizzazione e partecipazione culturale promosso dal ministero della Cultura, che trova nella mostra il primo appuntamento del progetto nazionale “Semi di comunità – Piano Olivetti per la cultura”. L’inaugurazione sarà accompagnata dalla performance teatrale itinerante “Minerva è qui. Quando una dea torna a casa”, che guiderà il pubblico in un racconto simbolico del ritorno della statua nella sua città di provenienza.

LA MOSTRA E IL PIANO OLIVETTI. La mostra sarà aperta al pubblico dal 15 febbraio al 6 settembre 2026 e si inserisce in un programma nazionale dedicato al coinvolgimento attivo delle comunità nei processi di valorizzazione del patrimonio culturale. Prende il via, infatti, contestualmente il progetto “Semi di comunità – Piano Olivetti per la cultura”, fortemente voluto dal ministero della Cultura – dipartimento per la Valorizzazione del Patrimonio culturale – Istituto centrale per la valorizzazione economica e la promozione del patrimonio culturale, in collaborazione con il museo Archeologico nazionale di Firenze e il museo Archeologico nazionale di Arezzo. La mostra e il progetto si caratterizzano per un vasto e articolato programma di iniziative, che affianca l’esposizione con eventi, incontri, laboratori, seminari e processi culturali partecipati rivolti alle scuole, ai cittadini, alle associazioni del territorio e ai professionisti del settore. L’obiettivo è rafforzare il legame tra patrimonio, territorio e comunità, restituendo alla Minerva il suo ruolo di catalizzatore di identità, locale e italiana.

La Chimera di Arezzo nella nuova sala allestita al museo Archeologico nazionale di Firenze (foto graziano tavan)

Con Semi di comunità, il MiC consolida un impegno strategico, assunto dal ministro Alessandro Giuli, volto a rafforzare il valore del patrimonio nazionale, promuovendo modelli innovativi di partecipazione, co-creazione e valorizzazione sostenibile e riaffermando, attraverso il Piano Olivetti, il ruolo della cultura come motore di sviluppo e coesione dei territori. Il progetto si inserisce nel solco di una collaborazione tra Arezzo e Firenze, già sperimentata con successo un anno fa in occasione dell’esposizione ad Arezzo di un altro grande bronzo etrusco, la Chimera di Arezzo, oggi nuovamente visibile al museo Archeologico nazionale di Firenze in una sala interamente rinnovata, frutto di un importante intervento di riallestimento e valorizzazione. Questo dialogo tra istituti del MiC, fondato sulla circolazione consapevole delle opere, sulla condivisione di competenze scientifiche e su una visione comune della valorizzazione, conferma il ruolo dei musei nazionali come presidi attivi e nodi di una rete territoriale, capaci di rafforzare il legame tra i luoghi di conservazione e i contesti in cui le opere sono inserite. In questo quadro, la mostra di Arezzo dedicata alla Minerva non si limita al prestito della celebre scultura, ma si accompagna a interventi di rinnovamento strutturale e museografico di alcune sale del museo Archeologico nazionale “Gaio Cilnio Mecenate”, finalizzati a migliorare la qualità degli spazi, l’accessibilità e l’esperienza di visita. L’esposizione diventa così occasione per un investimento duraturo sul museo e sul territorio, coerente con le linee strategiche del ministero della Cultura in materia di valorizzazione integrata e sostenibile.

La Minerva di Arezzo nell’allestimento al museo Archeologico aretino (foto mic)

LA STATUA IN BRONZO. Cuore della mostra è l’esposizione della Minerva di Arezzo, uno dei grandi bronzi dell’antichità, ritrovata nel sottosuolo di Arezzo nel 1541, durante lo scavo di un pozzo presso San Lorenzo. La statua fu subito donata al duca Cosimo I de’ Medici, che la mise nel suo studio privato a Firenze. E da allora rimase nella città, come parte delle collezioni archeologiche granducali, che dal 1871 sono confluite nel museo Archeologico nazionale di Firenze per essere offerte alla fruizione di tutti gli italiani. Nella nuova esposizione al Museo di Arezzo, la Minerva è collocata in uno degli ambienti più suggestivi della sezione romana del Museo, dove viene raccontata attraverso una narrazione aggiornata e immersiva che ne ripercorre la scoperta, la fortuna collezionistica fiorentina e la complessa storia conservativa. La scultura (h. 150,5 cm; spessore medio del bronzo 4,5 mm) raffigura una dea Atena/Minerva con chitone, himation, egida con testa di Medusa ed elmo corinzio. Gli studi più recenti la riconducono a un originale ellenistico, databile ai primi decenni del III secolo a.C. (300–270 a.C. circa), forse prodotto in ambito italico o magnogreco.

Dettaglio della Minerva di Arezzo conservata al museo Archeologico nazionale di Firenze (foto maf)

IL RESTAURO DELLA MINERVA. Il restauro condotto tra il 2000 e il 2008 ha restituito la flessuosità originaria della figura e ha messo in luce raffinate soluzioni tecniche, come l’uso del rame per le labbra e per i dettagli delle ciglia. Accanto alla statua antica, la mostra presenta una copia in bronzo realizzata dalla Fonderia Artistica Marinelli, che documenta l’aspetto dell’opera dopo i restauri settecenteschi di Francesco Carradori, insieme al braccio destro e al serpente dell’elmo realizzati dallo stesso Carradori e rimossi con l’ultimo intervento conservativo.

Resti della domus di San Lorenzo, dove nel 1541 è stata scoperta la Minerva, conservati al museo Archeologico nazionale di Arezzo (foto archeo arezzo)

IL PERCORSO ESPOSITIVO. Il percorso espositivo consente di approfondire il contesto archeologico del ritrovamento, identificato nei resti della domus di San Lorenzo, una vasta e lussuosa residenza romana costruita tra la fine del I secolo a.C. e l’inizio del I secolo d.C., probabilmente appartenuta a un aristocratico aretino. Un nuovo allestimento valorizza i resti della domus – mosaici, pavimenti in opus sectile, decorazioni parietali, bronzetti, arredi e rilievi – permettendo di comprendere il significato della presenza della statua come elemento di prestigio e luxuria privata. La mostra amplia infine lo sguardo sulla Arezzo romana (Arretium), inserendo la domus in un contesto urbano caratterizzato da importanti infrastrutture ed edifici pubblici, come l’asse viario nord-sud, il complesso teatro-terme e un’area forense suggerita dal rinvenimento degli elogia Arretina.

 

Carsulae (Tr). Scoperti nuovi e raffinati pavimenti musivi della “domus dei mosaici”: il ministero stanzia 2,3 milioni di euro per la loro tutela e valorizzazione

Nell’area archeologica di Carsulae, in provincia di Terni, sono emersi nuovi e raffinati pavimenti musivi pertinenti a una grande residenza romana affacciata sul foro, la cosiddetta “domus dei mosaici”, oggetto delle recenti campagne di scavo. Una scoperta che riscrive la conoscenza di uno dei più importanti centri romani dell’Umbria e apre una nuova stagione di valorizzazione con l’investimento di 2,3 milioni di euro del ministero della Cultura per la tutela dei nuovi mosaici.

I nuovi e preziosi mosaici scoperti nella “domus dei mosaici” nell’area archeologica di Carsulae (Tr) (foto mic)

Le indagini archeologiche, avviate nel 2017, con il supporto economico della Fondazione Cassa di Risparmio di Terni e Narni e condotte dall’Associazione Astra ONLUS nell’ambito di una concessione ministeriale, hanno portato alla scoperta di una vasta domus databile alla fine del I secolo a.C., con ambienti di rappresentanza, peristili, ninfei e un articolato settore termale privato. I mosaici, in bianco e nero e con decorazioni geometriche di straordinaria conservazione, testimoniano l’alto livello architettonico e decorativo dell’edificio, indagato finora per circa metà della sua estensione. Grazie all’ultima campagna di scavo dell’estate 2025, è stata inoltre individuata una seconda fase di vita della domus, caratterizzata dall’aggiunta di un complesso termale con frigidarium, tepidarium e calidarium dotati di ipocausto, nonché ulteriori ambienti abitativi con ampie superfici musive. Contestualmente, sono stati eseguiti interventi di consolidamento e restauro dei pavimenti e dei materiali più significativi, oggi ricoperti per garantirne la corretta conservazione.

L’area archeologica di Carsulae (Tr) (foto mic)

Alla scoperta archeologica si affianca ora un importante investimento per la valorizzazione del sito. Con un finanziamento complessivo di oltre 2.300.000 euro, disposto con decreto del ministero della Cultura che fa capo ad Alessandro Giuli, è stata avviata la progettazione di un ampio piano che prevede la realizzazione di una copertura protettiva dei mosaici della domus e il completo riallestimento del Centro Visite. L’intervento consentirà di rendere finalmente visibili al pubblico i pavimenti musivi e di migliorare in modo significativo l’accessibilità e la fruizione dell’area. Il progetto coinvolge i musei nazionali dell’Umbria, la soprintendenza Archeologica Belle arti e Paesaggio dell’Umbria, il Comune di Terni e l’università di Perugia, con la collaborazione della Fondazione Cassa di Risparmio di Terni e Narni. Un ulteriore finanziamento ministeriale di 340mila euro, previsto per il 2026, rafforzerà le azioni di valorizzazione attraverso nuovi apparati didattici e il potenziamento dei servizi del sito.

 

Pechino. Aperte al museo nazionale della Cina le mostre “Pompei. Un’eterna scoperta” (con 88 reperti dal Mann) e “Geometria, armonia e vita. L’architettura di Andrea Palladio dall’Antichità al Classicismo” a conclusione delle celebrazioni per il 55° anniversario delle relazioni diplomatiche tra Italia e Cina. Gli interventi di Giuli e Sirano

Il ministro della Cultura Alessandro Giuli inaugura al museo nazionale di Pechino la doppia mostra “Pompei Palladio” (foto mic)

Rilievo votivo attico, originale greco degli inizi del IV sec. a.C., da Pompei, conservato al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto mann)

Ottantotto reperti dai depositi del museo Archeologico nazionale di Napoli sono in mostra al National Museum di Pechino: il ministro della Cultura Alessandro Giuli ha infatti inaugurato il 4 febbraio 2026 le mostre “Pompei. Un’eterna scoperta” e “Geometria, armonia e vita. L’architettura di Andrea Palladio dall’Antichità al Classicismo”, ospitate eccezionalmente in contemporanea al museo nazionale della Cina in programma sino ad ottobre 2026, a conclusione delle celebrazioni per il 55° anniversario dello stabilimento delle relazioni diplomatiche tra Italia e Cina, e rappresentano uno dei principali progetti di cooperazione culturale tra i due Paesi. “Queste due mostre sono la brillante affermazione della condivisione della conoscenza e rappresentano uno splendido esempio di diplomazia culturale”, ha affermato il ministro Giuli durante la cerimonia inaugurale, alla presenza del ministro della Cultura e del Turismo cinese, Sun Yeli, e del direttore del museo nazionale, Luo Wenli. “Pur nella loro diversità, le esposizioni dialogano tra loro come due capitoli di un unico grande racconto: quello della civiltà italiana nel suo continuo confronto con il mondo. Il racconto degli scavi di Pompei e il genio di Andrea Palladio sono tasselli del grande mosaico dell’identità culturale italiana. Siamo orgogliosi di presentarli in questo prestigioso museo al pubblico di Pechino e della Cina”.

Coppa profonda da vino (Kantharus) con centauro e amorino, dalla Casa dell’Argenteria, conservata al museo Archeologico naziomale di Napoli (foto mann)

La mostra “Pompei. Un’eterna scoperta” (4 febbraio – 10 ottobre 2026) ricostruisce la storia degli scavi della città vesuviana dal 1748 alle più recenti campagne archeologiche. Promossa dal museo Archeologico nazionale di Napoli e dal parco archeologico di Pompei, è organizzata in collaborazione con l’Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani e il museo nazionale della Cina, con il supporto dell’Ambasciata d’Italia e dell’Istituto Italiano di Cultura di Pechino. “Il Mann promuove questa esposizione non soltanto prestando numerosi reperti, ma anche cooperando, dal punto di vista scientifico, a un percorso suggestivo sulla perenne attualità del mito di Pompei ed Ercolano”, commenta il direttore del museo Archeologico nazionale di Napoli, Francesco Sirano. “Il viaggio culturale intrapreso non finisce qui: è allo studio un nuovo progetto espositivo che, presso il nostro Museo, sarà ancora una volta dedicato ai rapporti culturali tra Oriente e Occidente”. L’esposizione propone una selezione significativa di opere provenienti da Pompei ed Ercolano, con particolare attenzione alle più recenti scoperte archeologiche e ai risultati degli studi condotti negli ultimi anni. Attraverso affreschi, sculture, elementi decorativi e materiali della vita quotidiana, la mostra offre una lettura articolata del mondo romano, soffermandosi sull’organizzazione degli spazi urbani e sulle dinamiche sociali, economiche e culturali delle città vesuviane.

Guido Beltramini (Palladio Museum Vicenza) illustra la mostra “Geometria, armonia e vita. L’architettura di Andrea Palladio dall’Antichità al Classicismo” al museo nazionale di Pechino (foto mic)

La mostra “Geometria, armonia e vita. L’architettura di Andrea Palladio dall’Antichità al Classicismo” (4 febbraio – 16 maggio 2026) presenta per la prima volta al pubblico asiatico un progetto unitario dedicato ad Andrea Palladio, raccontando la diffusione dell’architettura palladiana, in dialogo con l’architettura cinese. Con la curatela congiunta italiana – del Centro Internazionale di Studi Andrea Palladio – e cinese, è realizzata dall’Ambasciata d’Italia e dall’Istituto Italiano di Cultura di Pechino, in collaborazione con il museo nazionale della Cina, il Palladio Museum di Vicenza e Treccani.

 

Palestrina (Rm). Al Palazzo dell’ex Seminario Vescovile al Foro di Praeneste la mostra “Gabii: le origini”, a cura di Martina Almonte, Marco Fabbri e Federica Zabotti, che racconta la nascita di Gabii 

Dal 31 gennaio al 31 ottobre 2026 il Palazzo dell’ex Seminario Vescovile al Foro di Praeneste, a Palestrina (RM) ospita la mostra “Gabii: le origini”, a cura di Martina Almonte, Marco Fabbri e Federica Zabotti, che racconta la nascita di Gabii, una delle più antiche città del Lazio preromano a partire dal paesaggio alle prime comunità, dalle residenze d’élite alle necropoli; il percorso espositivo si focalizza sulle prime testimonianze di scrittura che resero Gabii un centro culturale di primaria importanza nell’antico Lazio (Latium Vetus). Articolata in due sezioni, “Gabii: le origini” riunisce in un unico luogo, reperti provenienti da altri Istituti del ministero della Cultura, come il museo nazionale Romano – Terme di Diocleziano, il museo nazionale etrusco di Villa Giulia – Villa Poniatowski e il museo delle Civiltà – MUCIV, assieme a manufatti inediti e in corso di studio venuti alla luce da recenti campagne di scavo presso il sito.

 

Gallipoli (Le). Scoperto 7 mesi fa, nel mar Ionio, ma tenuto segreto per evitare saccheggi, il relitto di una nave oneraria romana di epoca imperiale perfettamente conservato con il suo carico di anfore per il trasporto del garum: ora 780mila euro dal Mic per studiare e tutelare il relitto

Recupero di due anfore dal relitto di una nave oneraria romana scoperta sui fondali al largo di Gallipoli (foto mic)

Team tecnico-scientifico impegnato nel recupero di alcune anfore dal relitto del mar Ionio (foto mic)

Sui fondali al largo di Gallipoli, nel mar Ionio, scoperto il relitto di una nave oneraria romana di epoca imperiale. L’eccezionale scoperta risale al giugno 2025, ma fino a oggi è stata mantenuta strettamente riservata per proteggere il sito da possibili saccheggi e preservarne l’enorme valore scientifico. L’area è stata costantemente monitorata dalla Guardia di Finanza, in coordinamento con la soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per le province di Brindisi Lecce e Taranto. Si tratta del relitto di una grande nave oneraria di età romana, che risalirebbe al IV-V secolo d.C., lunga alcune decine di metri, perfettamente conservato sul fondale, con il suo carico di anfore destinate al trasporto di garum, una delle merci più preziose dell’antichità. Di grande valore storico il carico di garum che restituisce una testimonianza diretta dei traffici commerciali nel Mediterraneo romano e apre nuove prospettive di ricerca sull’economia e sulla vita quotidiana dell’età imperiale. Un patrimonio sommerso che torna a raccontare la storia. Si comincerà il col rilievo, la mappatura, lo scavo stratigrafico. Poi si valuterà se procedere al prelievo del relitto e al suo restauro. Interventi per cui la soprintendenza ha ricevuto un finanziamento di 780mila euro dal ministero della Cultura.