Roma. A un mese dalla sua chiusura, scopriamo la grande mostra “L’istante e l’eternità” alle Terme di Diocleziano, 300 pezzi eccezionali tra opere greche, romane, etrusche e italiche, medievali, moderne e contemporanee. Intervento esclusivo del direttore Stéphane Verger

Le grandi aule delle Terme di Diocleziano riaperte in occasione della mostra “L’istante e l’eternità” (foto graziano tavan)

Locandina della mostra “L’istante e l’eternità. Tra noi e gli antichi” alle Terme di Diocleziano dal 4 maggio al 30 luglio 2023
Ancora un mese per visitare la grande mostra del museo nazionale Romano. Chiude infatti al 30 luglio 2023 alle Terme di Diocleziano la mostra “L’istante e l’eternità. Tra noi e gli antichi” che, attraverso circa 300 pezzi eccezionali tra opere greche, romane, etrusche e italiche, medievali, moderne e contemporanee, esplora in modi inaspettati e spettacolari il rapporto complesso e variegato che noi intratteniamo con gli antichi. Un’occasione per il pubblico anche di ammirare, riaperte dopo decenni, alcune delle Grandi Aule delle Terme di Diocleziano, che ospitarono nel 1911 la Mostra Archeologica nell’ambito delle celebrazioni per il primo cinquantenario dell’Unità d’Italia e che conservano, ancora oggi, parte dell’allestimento storico degli anni Cinquanta (vedi Roma. Alle Terme di Diocleziano, con l’apertura delle Grandi Aule chiuse da decenni, al via la grande mostra “L’istante e l’eternità. Tra noi e gli antichi”: 300 pezzi eccezionali tra opere greche, romane, etrusche e italiche, medievali, moderne e contemporanee. Il ministro Sangiuliano la visita in anteprima con il cantiere aperto | archeologiavocidalpassato). La mostra, promossa dal ministero della Cultura italiano e dal ministero della Cultura e dello Sport della Grecia (Eforia delle Antichità delle Cicladi), e organizzata dalla direzione generale Musei e dal museo nazionale Romano in collaborazione con Electa, è ideato e curato da Massimo Osanna, Stéphane Verger, Maria Luisa Catoni e Demetrios Athanasoulis, con il sostegno del parco archeologico di Pompei e la partecipazione della Scuola IMT Alti Studi Lucca e della Scuola Superiore Meridionale. È proprio Stéphan Verger, uno dei curatori della mostra e direttore del museo nazionale Romano, a introdurre alla grande esposizione con un intervento per i lettori di archeologiavocidalpassato.com in occasione della presentazione alla stampa il 3 maggio 2023.
“Siamo davanti all’Artemide di Ariccia”, esordisce Verger: “questa grande statua, copia romana di un’opera greca del V secolo, che era qua nelle grandi aule delle Terme di Diocleziano, finora chiuse al pubblico, e adesso insieme allo spazio possiamo anche vedere i capolavori che erano allestiti già da più di un secolo: perché questi spazi sono stati quelli della mostra del 1911 di Rodolfo Lanciani per il primo cinquantenario dell’Unità d’Italia. Quindi spazi importanti, che dopo 111 anni, come i Ludi secolari romani, abbiamo voluto fare una grande mostra, con tanti capolavori. Ma una mostra che ha un senso: qual è il nostro rapporto con l’antichità, con gli antichi. È un rapporto di cultura, è un rapporto di sapere, ma è anche un rapporto di emozioni. Gli antichi hanno vissuto le stesse cose di noi, prima di noi. Ci sono le vittime di Pompei che ci ricordano anche i terremoti attuali, le guerre, le epidemie. Quindi è anche il modo di ricordare tutto quello che ci lega con l’antichità.

Stele con l’Atena pensosa dal museo dell’Acropoli di Atene (foto graziano tavan)
“E questo percorso – continua Verger – l’abbiamo fatto con dei grandi capolavori noti, che sono capolavori da manuali, come l’Atena pensosa del museo dell’Acropoli, che conosco da bambino perché l’ho visto sui miei libri di scuola, e poi capolavori assolutamente sconosciuti, come il carro di Civita Giuliana (Pompei), che è stato restaurato veramente da poco. Ieri (2 maggio 2023, ndr) abbiamo ricevuto l’Ercole della via Appia, che è stato trovato 100 giorni fa e che è stato restaurato, il restauro si è concluso solo due giorni fa, e l’abbiamo allestito ieri. E poi c’è un vaso etrusco da Norcia dalla grande tomba Lattanzi che è stato scoperto ad agosto 2022 che racconta la storia di Troia con delle didascalie in etrusco (Achille e Aiace, …). E poi abbiamo messo anche un oggetto per me molto caro, la Tabula Chigi, che è stata acquistata per il museo nazionale Romano nel 2022, un oggetto veramente importante perché per la prima volta c’è la personificazione dell’Europa e dell’Asia, che reggono un grande scudo che raffigura la battaglia di Gaugamela e quindi la battaglia decisiva di Alessandro Magno contro i Persiani di Dario III.

La grande aula II delle Terme di Diocleziano: opere contemporanee dialogano con l’antico (foto graziano tavan)
“Quindi tante opere – conclude Verger -. Opere antiche, opere medievali, opere rinascimentali e anche alcune opere contemporanee tra cui un ciclo che rappresenta la bellezza femminile insieme al racconto del ciclo troiano, quindi con Afrodite, con Elena, il giudizio di Paride. Ecco l’opera di Caterina Gemma che è stata fatta apposta per questa mostra specifica alle Terme di Diocleziano”.

I corridori della Villa dei Papiri di Ercolano conservati al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto graziano tavan)
Il nostro rapporto con gli antichi è sostanzialmente doppio: da una parte, si è costruito attraverso un lungo e discontinuo processo storico di trasmissione intellettuale e artistica che ha plasmato la nostra cultura classica fra continuità, fratture e manipolazioni; dall’altra, ha talvolta preso la forma di un rapporto di immedesimazione, sviluppato con persone che, pur vissute molto tempo fa, hanno affrontato, come noi, tutte le vicende della vita, dalle più gioiose alle più drammatiche, e a queste hanno dato voci e forme che sono giunte fino a noi. Per questo, gli antichi ci sembrano allo stesso tempo lontani e vicini. “Il valore della libertà, il valore dell’Occidente è il filo conduttore di questa mostra”, ha dichiarato il ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano. “L’intento è quello di proporre le origini e il cammino della nostra storia. Ringrazio il ministero della Cultura e dello Sport della Grecia per la collaborazione fattiva e amichevole. Nella civiltà greco-romana affondano le nostre radici ed è nostro compito salvaguardare e rendere fruibile a tutti questo patrimonio che ci ricorda la nostra eredità culturale e che ispira la nostra filosofia contemporanea. Tradizione e modernità, due facce della stessa medaglia, fanno parte del percorso della mostra L’istante e l’eternità. Tra noi e gli antichi”. Tutte le tematiche della mostra sono ripercorse e approfondite dai numerosi saggi pubblicati nel catalogo edito da Electa.

I calchi di due vittime dell’eruzione del Vesuvio a Pompei, forse uno schiavo e il suo padrone, aprono la mostra “L’istante e l’eternità” (foto graziano tavan)
IL PERCORSO DELLA MOSTRA. La prima sala della mostra (Aula I – L’eternità di un istante) si apre con un reperto che più di tutti esplicita questo doppio rapporto: il calco di due vittime anonime dell’eruzione del Vesuvio che l’archeologia ci ha restituito come eternamente immobilizzate nell’istante della morte. Attorno ad esse invece, sono presentate diverse forme popolari e colte di reinterpretazione moderna dell’antico.

Testa di Ulisse dalla grotta di Tiberio di Sperlonga (foto graziano tavan)
La seconda sala (Aula II – La fama eterna degli eroi) esplora le forme della trasmissione e tradizione culturale dell’antichità attraverso l’arte e la letteratura: come i moderni hanno ereditato modi antichi di ostentare e rappresentare il potere, da Cesare a Cosimo da Medici; come i grandi cicli mitici – quelli omerici dell’Iliade e dell’Odissea – tramandati in varie forme fin dall’antichità, sono rimasti vivi nell’immaginario popolare contemporaneo; e come, al contrario, altre tradizioni mitiche siano cadute nell’oblio, e poi recuperate solo grazie alla riscoperta erudita e filologica della letteratura antica operata in età post-antica.

Statua di Osiride Chronokrator (creatore del tempo) dal museo nazionale Romano (foto graziano tavan)
Dal mito si passa, nell’Aula III (L’ordine del cosmos) alle rappresentazioni antiche dello spazio e del tempo, che prendono la forma di divinità, di personificazioni e di entità astratte che hanno dato origine alle nostre categorie spaziali e temporali. Così si conclude un primo percorso verso l’eternità – Aion – e l’ordine immutabile del mondo – il kosmos: tra le forme che gli antichi dettero a nozioni sovrumane come queste, spiccano alcuni reperti eccezionali che popolano questa sezione, come l’omphalos – l’ombelico del mondo – che si trovava nel grande santuario di Apollo a Delfi.

La grande aula IV delle Terme di Diocleziano che ospita la sezione “Le opere e i giorni” della mostra “L’istante e l’eternità” (foto graziano tavan)
Nella seconda parte del percorso, si illustra il rapporto intimo di immedesimazione che, malgrado la distanza culturale e temporale che ci separa dagli antichi, ce li rende vicinissimi ogni volta che identifichiamo le vicende delle loro vite con le nostre. Nell’Aula IV (Le opere e i giorni) si ricostruiscono, attraverso una serie di spettacolari scoperte recenti, importanti momenti della vita sociale, sia nella casa sia nella città, scandite da rituali privati e pubblici.

Statua di fanciulla (kore) da Santorini (foto graziano tavan)
L’antichità ha tramandato un’inesauribile varietà di modi di rappresentare l’individuo, dalle potenti statue-stele neolitiche alle raffinate composizioni classiche ed ellenistiche. Una scelta significativa di queste raffigurazioni è esposta nell’Aula V (Umani divini). Spiccano in particolare la monumentale statua femminile di Santorini, una della più antiche di tutta la scultura greca, esposta per la prima volta in assoluto al grande pubblico, la statua in bronzo dell’arringatore e uno dei giganti sardi di Mont’e Prama. Intorno a queste figure umane divinizzate, si segue il lungo percorso che porta il defunto nell’aldilà, sia attraverso le diverse raffigurazioni del rituale funerario, sia tramite le varie credenze nell’oltretomba che l’antichità ci ha tramandato.

Statua di personaggio in veste di Ercole scoperto nel parco Ardeatino del parco archeologico nazionale dell’Appia antica (foto graziano tavan)
Accompagnano il visitatore in questo percorso di scoperta e confronto, alcune opere straordinariamente rappresentative, provenienti non solo dai principali musei italiani, nell’ambito del Sistema Museale Nazionale coordinato dalla direzione generale Musei, ma anche da importantissimi istituti della Grecia. Molte delle opere in mostra sono presentate al pubblico per la prima volta: nuove scoperte, come il carro da parata di Civita Giuliana e la statua di Ercole del parco archeologico dell’Appia Antica, nuove acquisizioni, come la Tabula Chigi del Museo Nazionale Romano, e soprattutto numerosi capolavori solitamente conservati nei depositi dei musei dell’Italia e della Grecia, come la statua di Santorini.
Maria Luisa Catoni, co-curatrice della mostra “L’istante e l’eternità”, professore ordinario di Storia e Archeologia dell’Arte antica, coordinatore del programma di dottorato in Gestione e sviluppo dei Beni culturali all’IMT di Lucca, ha proposto alcune riflessioni sull’esposizione durante l’anteprima alla stampa il 3 maggio 2023. “L’istante e l’eternità”, spiega, “significa molte cose. L’istante e l’eternità è esemplificato al meglio all’inizio della mostra: le vittime dell’eruzione del Vesuvio a Pompei, scavate molto recentemente, diventano eterne perché la scienza archeologica, che ha imparato e ne ha coscienza, ha reso scientifico l’amore per l’antichità; in questo caso attraverso una tecnologia, quella inventata da Fiorelli del calco che riempie dei vuoti, che diventano oggetti eterni, che resistono e che la natura avrebbe dissolto.

Monumento funerario con fanciulle danzanti dalla via Prenestina, conservato al museo nazionale Romano (foto graziano tavan)
“Quindi questi due assi – continua Catoni – vengono raccontati al visitatore che si troverà su un asse delle “forze cristallizzanti” (il mito, la ripetizione) e delle forze della vita istantanea. Dell’istante e l’eternità però vorrei ricordare una cosa e cioè questa mostra ci dice che nonostante ripetiamo che siamo eredi della cultura greca e di quella romana e delle molte culture che l’hanno utilizzata, in realtà ogni gesto di riuso che ha reso eterno, che ha spinto un po’ più in là un gesto della cultura antica, non è scontato. Quello che questa mostra ci ricorda è che ogni gesto in cui un artista guarda e cerca nell’antichità il gesto del compianto funebre – Verrocchio, per esempio, per immortalare la morte di Francesca Pitti Tornabuoni, morta di parto – ogni gesto di quell’istante che è una ripresa di un gesto che non appartiene alla propria cultura, appartiene a una cultura finita, alla fine del Quattrocento la cultura antica è lontana, ognuno di quei gesti è un tassello per realizzare una cosa assolutamente straordinaria e non ovvia, cioè la sopravvivenza di una cultura coi suoi gesti coi suoi rituali al proprio tempo.

Compianto sul Cristo morto, bassorilievo di Bertoldo di Giovanni, conservato al museo nazionale del Bargello di Firenze (foto graziano tavan)
“La sopravvivenza della cultura greca e romana implica sempre manipolazioni, errori, reinterpretazioni. Si diceva: è lo stesso gesto. Esistono forze cristallizzanti come il rituale funerario – sottolinea Catoni -. Eppure ogni gesto è lo stesso gesto che possiamo riconoscere in un rilievo del Compianto di Cristo, eppure è lo stesso gesto che vediamo in una rappresentazione funeraria antica. È lo stesso gesto, o quasi: in realtà non è mai lo stesso gesto perché viene reinterpretato e riusato in un contesto diverso. Nel rituale funerario antico l’espressione del dolore umano che ci interroga e che è anche il nostro attraverso il rituale viene contenuto, cristallizzato, reso ripetibile, e reso immagine. Attraverso questa possibilità se qualcuno, molti secoli dopo, come Bertoldo Di Giovanni allievo di Raffaello, guarda a quel gesto può utilizzarlo per esprimere il dolore invisibile non di una morte dell’antichità classica ma di Cristo. E questo è quello che si vede in mostra: questo rapporto di ogni istante con questa costruzione di un percorso che poi giunge fino a noi.

Busto con ritratto di Omero, conservato al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto graziano tavan)
“Naturalmente di tutto questo fanno parte le riprese del mito, del mito omerico. Dobbiamo immaginare sullo sfondo – per esempio delle sculture di Sperlonga – certamente tutta una serie di cose che non sono in mostra se non ricordate, accennate. Per esempio il busto di Omero è lì a dirci il mito della presa di Troia che ha avuto una grande forza cristallizzante anche in letteratura ma di cui noi mostriamo gli esiti figurativi. Questo dialogo tra ciò che gli archeologi che vengono in ultimo come esito di questa continua ricerca dell’antichità, e i primi tentativi i primi gesti i primi istanti di riuso dell’Antico, è sempre presente in mostra. Se mi chiedo che cosa vorrei che i visitatori di questa mostra ricordassero – conclude Catoni -, mi piacerebbe ricordassero questa grande impresa di collaborazione tra Italia e Grecia, questa curiosità di mettere l’accento sulla non ovvietà della sopravvivenza dell’antico che ci chiama a curarcene con sempre maggiore impegno perché non è affatto ovvio che una civiltà sopravviva a se stessa”.
Roma. Ai Mercati di Traiano – Museo dei Fori imperiali apre la mostra “Imago Augusti. Due nuovi ritratti di Augusto da Roma e Isernia” con le due inedite teste-ritratto dell’imperatore Augusto scoperte recentemente a Roma, nell’area del Foro di Traiano, e a Isernia, alle mura urbiche lungo via Occidentale

I due ritratti di Augusto, scoperti rispettivamente a Roma e Isernia, protagonisti della mostra “Imago Augusti” ai Mercati di Traiano a Roma (foto roma capitale)
Anteprima mercoledì 28 giugno 2023, alle 11, ai Mercati di Traiano – Museo dei Fori imperiali a Roma, della mostra “Imago Augusti. Due nuovi ritratti di Augusto da Roma e Isernia” che, dal 29 giugno al 26 novembre 2023, presenta le due inedite teste-ritratto dell’imperatore Augusto scoperte recentemente durante le indagini archeologiche condotte a Roma, nell’area del Foro di Traiano, e a Isernia, nel corso dei lavori di ripristino di un tratto di mura urbiche lungo via Occidentale. Intervengono Claudio Parisi Presicce, curatore della mostra, sovrintendente della sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali; e Dora Catalano, curatrice della mostra, soprintendente Archeologia Belle arti e Paesaggio del Molise. Saranno presenti le curatrici Beatrice Pinna Caboni e Maria Diletta Colombo. La mostra è promossa da Roma Capitale, assessorato alla Cultura; sovrintendenza Capitolina ai Beni culturali e dal ministero della Cultura, soprintendenza ABAP Molise ed è curata da Claudio Parisi Presicce, Beatrice Pinna Caboni, Dora Catalano e Maria Diletta Colombo. Organizzazione Zètema Progetto Cultura. I due ritratti rappresentano Augusto in due momenti della vita: in età giovanile il ritratto di Roma e nella piena maturità quello di Isernia. La mostra presenta i contesti di rinvenimento, straordinari sia per la collocazione urbana sia per le modalità di reimpiego delle due pregevoli opere in marmo, esemplificative dell’importanza e della diffusione dei ritratti ufficiali di Augusto a Roma e nelle zone periferiche della penisola italica.
Reggio Calabria. Festa della Musica al museo Archeologico nazionale: al mattino “prove aperte” degli allievi del Conservatorio, al pomeriggio grande concerto al cospetto dei Bronzi di Riace
Un ricco programma di eventi al museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria per celebrare la Festa europea della Musica, promossa dalla Commissione Europea e dal ministero della Cultura, guidato da Gennaro Sangiuliano. Mercoledì 21 giugno 2023, alle 18, in Piazza Paolo Orsi, concerto della Corale Polifonica Mater Dei. Le direttrici dell’Associazione, Mariaflavia Bellantone e Caterina Zeffiro, con un coro composto da circa 30 giovani e adulti animeranno il cuore pulsante del Museo, in costante dialogo con i magnifici Bronzi di Riace. L’evento musicale fa parte del calendario nazionale della Festa europea della Musica, organizzato dalla FENIARCO (Federazione Nazionale Italiana Associazioni Corali Regionali), e propone un programma che spazierà da brani sacri a composizioni profane e pop, per rendere omaggio alla Musica in tutte le sue declinazioni. “Scopo della Festa della Musica”, dichiarano le direttrici Bellantone e Zeffiro, “è quello di trasmettere il “messaggio di cultura, partecipazione, integrazione, armonia e universalità che solo la Musica riesce a dare”, obiettivo quanto mai condivisibile specialmente in questo momento in cui l’umanità patisce venti di guerra proprio in Europa ed il clima internazionale spesso indugia ben lontano dai giusti aneliti di pace e concordia. La musica, viceversa, unisce popoli e generazioni. La musica è di tutti”. E il direttore del MArRC, Carmelo Malacrino: “Ho accolto con piacere la proposta delle direttrici della Corale Polifonica Mater Dei, nell’ottica di promuovere un Museo sempre più inclusivo e dinamico. Il suggestivo spazio di Piazza Paolo Orsi, al cospetto dei Bronzi di Riace, sarà il luogo ideale per celebrare anche con il coro la Festa della Musica”. Il concerto concluderà una giornata tutta dedicata alla musica, in coincidenza anche con il solstizio d’estate. Alle 11, infatti, nella sala del meraviglioso Kouros di Rhegion, avranno inizio le “prove aperte” degli allievi del Conservatorio “F. Cilea” di Reggio Calabria, diretto dal prof. Francesco Romano. Un ensemble del corso di musica d’insieme per strumenti ad arco del prof. Giovanni Caridi inonderà con le sue note gli spazi espositivi, in uno splendido connubio tra arte e musica. Suoneranno gli allievi Giada Politanò, Maria Antonietta Bagalà, Iris Amico, Eletta Franco e Cesare Scapucci. “Tra le numerose collaborazioni di questi anni”, sottolinea Malacrino, “quella con il Conservatorio “F. Cilea” è una delle più solide, contraddistinta da un dialogo costante e da eventi di successo”. La partecipazione agli eventi rientra nella bigliettazione ordinaria.
Pompei. Per la Festa della Musica il parco archeologico al quadriportico dei teatri mette un pianoforte a disposizione di musicisti, professionisti o semplicemente amatori per suonare dal vivo in un luogo di storia
Un pianoforte al quadriportico dei teatri a disposizione di musicisti, professionisti o semplicemente amatori per suonare dal vivo in un luogo di storia. Con questa iniziativa volta a coinvolgere attivamente il pubblico di visitatori di Pompei, il Parco archeologico partecipa mercoledì 21 giugno 2023 alla Festa della musica, l’evento musicale promosso dal ministero della Cultura, in collaborazione con la Rappresentanza in Italia della Commissione Europea, la Siae, l’Afi, e coordinata dall’Associazione Italiana Promozione Festa della Musica. Una giornata dedicata alla musica dal vivo e alla valorizzazione della molteplicità e diversità delle pratiche musicali in tutta Europa e nel mondo, il cui tema di quest’anno è “Vivi la Vita!”. Mercoledì 21 giugno il pianoforte sarà disponibile per i visitatori del Parco dalle 9 alle 18.30 nei pressi del quadriportico dei teatri. Il piano è frutto di una donazione da parte dall’Institutum Romanum Finlandiae al parco archeologico di Pompei in virtù dei rapporti che hanno legato i due istituti dalla fine degli anni ’50, grazie al sodalizio istauratosi tra il direttore Veikko Vãánánen e l’archeologo Matteo Della Corte. Si tratta di un pianoforte a mezza coda in mogano da attività cameristica, fabbricato nella prima metà del secolo scorso a Braunschweig, in Germania, dalla ditta Grotrian Steinweg e commercializzato dalla ditta Fazer pianoforti di Helsinki e pervenuto all’ Istituto finlandese negli anni 80. Il trasporto e l’intervento di accordatura sono stati sostenuti dal Rotary club di Pompei. Il Parco ha accolto con grande piacere questa donazione, che sarà utilizzato per arricchire la proposta culturale di eventi del Parco, unendo così alla suggestione dei luoghi l’armonia della musica.
Roma. Alle Terme di Diocleziano (museo nazionale Romano) la mostra “La fanciulla nata con Roma. Il restauro della Tomba 359 di Castel di Decima (Roma)” che racconta i risultati del restauro e la ricerca sulla Tomba 359 scoperta nel 1991 e rimasta nei depositi fino al 2021

La Tomba 359 dalla necropoli di Castel di Decima esposta alle Terme di Diocleziano dopo i restauri (foto mnr)
Il museo nazionale Romano conserva, nei depositi delle Terme di Diocleziano, i ricchi corredi funerari provenienti dalle grandi necropoli di Castel di Decima e della Laurentina, che risalgono all’VIII e al VII sec. a.C. Da due anni, è stato avviato un lavoro sistematico di salvaguardia, inventariazione, restauro e studio di questo patrimonio unico, che permette di caratterizzare in modo molto preciso la società, l’economia e la cultura laziale al momento della fondazione di Roma e nei decenni successivi. Il programma “Urbs, dalla città alla campagna romana” del Piano Nazionale per gli investimenti Complementari al PNRR prevede un intervento di restauro e di allestimento della galleria superiore del grande chiostro di Michelangelo, che sarà dedicata alla presentazione dei primi secoli della storia di Roma. Una delle quattro ali di questa galleria sarà dedicata all’VIII-VII sec. a.C. e quindi alle necropoli di Castel di Decima e della Laurentina. Il partenariato tra il museo nazionale Romano, l’Istituto Centrale per il Restauro e la fondazione “Paola Droghetti per una cultura della conservazione d’arte” ha permesso di recuperare uno dei corredi funerari più importanti della necropoli di Castel di Decima. Si tratta di quello della tomba 359, scoperta nel 1991, prelevata in un grande pane di terra e rinchiusa in un deposito del museo, dentro una cassa di legno, fino al 2021.

Copertina del libro “La fanciulla nata con Roma. Il restauro della Tomba 350 da Castel di Decima” a cura di Francesca Capanna e Stéphane Verger
I risultati del restauro e della ricerca, anche attraverso vari altri reperti importanti conservati nei depositi del museo nazionale Romano, li possiamo seguire nella mostra “La fanciulla nata con Roma. Il restauro della Tomba 359 di Castel di Decima (Roma)” nell’Aula XI bis delle Terme di Diocleziano dal 14 giugno al 3 settembre 2023, organizzata dal museo nazionale Romano, dall’Istituto Centrale del Restauro e dalla Fondazione Paola Droghetti. La mostra è stata inaugurata dal ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano, con interventi del direttore del museo nazionale Romano Stéphane Verger, della direttrice dell’ICR Alessandra Marino e del presidente della fondazione Paola Droghetti onlus, Vincenzo Ruggeri. La fondazione Paola Droghetti ha finanziato una borsa di studio per una giovane restauratrice formata all’Istituto Centrale per il Restauro, che ha effettuato lo scavo e il restauro della tomba, sotto la guida delle restauratrici e degli archeologi del museo nazionale Romano. Questa sponsorizzazione ha permesso anche di pubblicare una monografia sulla tomba a cura di Francesca Capanna (direttrice della Scuola di Alta Formazione ICR, sede di Roma) e Stéphane Verger, e produrre un video di Edoardo Mariani e Francesco Scognamiglio che racconta la riscoperta, il restauro e lo studio.

Pendente antropomorfo in bronzo rinvenuto nella Tomba 359 da Castel di Decima (foto mnr)
Il restauro e lo studio hanno permesso di mettere in luce la tomba di una giovane donna morta ad un’età compresa tra 18 e 24 anni, intorno al 730 a.C. Si può dunque dire che la defunta in questione fosse nata proprio al momento della fondazione di Roma, secondo la data tradizionale trasmessa delle fonti antiche. La donna è stata seppellita con un vestito coperto di gioielli: una collana di pendenti di bronzo a forma di animali e di figure umane, una serie di grandi anelli fissati al vestito con delle fibule di bronzo e d’ambra, degli ornamenti in argento per i capelli, ecc. Era accompagnata da un servizio da banchetto con coltelli per il sacrificio, spiedi per la cottura della carne, vasi di bronzo e di ceramica per il consumo del vino. Accanto alle produzioni di Roma e del Latium Vetus, si riconoscono degli oggetti etruschi della zona di Tarquinia e dei vasi di ispirazione greca e orientale di origine campana. L’ambra proviene dal mar Baltico. Questo contesto eccezionale contribuisce a ricostruire le prime reti di scambi sviluppate da Roma già al momento della fondazione della città.
Musei. Dal 15 giugno al 15 settembre il biglietto costa 1 euro in più: fondi per mettere in sicurezza i beni culturali che sono stati interessati dall’alluvione
Il biglietto dei musei statali aumenta di 1 euro, per mettere in sicurezza i beni culturali. La misura è inserita nel Decreto Legge 1° giugno 2023 (“Interventi urgenti per fronteggiare l’emergenza provocata dagli eventi alluvionali verificatisi a partire dal 1° maggio 2023”) approvato dal Consiglio dei Ministri. Il sovrapprezzo sui biglietti dei musei statali entrerà in vigore dal 15 giugno al 15 settembre 2023. “Il ministro della Cultura Sangiuliano prevede l’aumento temporaneo di 1 euro per i biglietti d’ingresso nei musei, utilizzando i proventi che arriveranno da questa misura per mettere in sicurezza i beni culturali che sono stati interessati dall’alluvione”, ha dichiarato la Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni.
In treno a Pompei direttamente da Roma col Frecciarossa. Sangiuliano: “Il 16 luglio 2023 parte il primo treno Roma – Pompei, realizzato con le Ferrovie dello Stato”

Pieno di visitatori al parco archeologico di Pompei (foto emanuele minerva / mic)
Una giornata a Pompei in treno direttamente da Roma. Il ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano, lo aveva anticipato ad aprile 2023 e lo ha confermato ufficialmente qualche giorno fa, dalla Puglia, ospite di Bruno Vespa al Forum in Masseria: “Il 16 luglio 2023 parte il primo treno Roma – Pompei, realizzato con le Ferrovie dello Stato: porterà i visitatori direttamente alla stazione ma anche agli scavi di Pompei”. Partenza il 16 luglio 2023 alle 8.53 da Roma Termini col treno Frecciarossa 9693. Fermata a Napoli Afragola alle 9.48, e a Napoli Centrale alle 10.03; e arrivo a Pompei alle 10.40. Durata del viaggio 1 ora e 47 minuti, costo (in Supereconomy standard) 29.90 euro. Ritorno 8 ore dopo: partenza dalla stazione di Pompei alle 18.40 col Frecciarossa 9568. Fermata Napoli Centrale alle 19.23, e a Napoli Afragola alle 19.56; e arrivo a Roma Termini alle 20.55 dopo 2 ore e 15’. Costo (in Supereconomy standard) 29.90 euro. All’interno dei convogli, i passeggeri potranno guardare un video che introduce alla storia di Pompei e dei suoi grandi scavi, iniziati al tempo del regno di Borbone. Già a bordo, i passeggeri avranno la possibilità di acquistare i biglietti di ingresso agli scavi. Il collegamento è stato reso possibile grazie ai lavori per la nuova stazione di Pompei, che hanno previsto il collegamento tra i binari della Circumvesuviana di Napoli e Rete Ferroviaria Italiana, con treni ad Alta Velocità per collegare Roma.
Altino (Ve). Marianna Bressan, dopo quattro anni e mezzo, chiude il suo incarico alla direzione del museo nazionale e dell’area archeologica. Nell’annunciarlo, traccia un breve bilancio, con qualche ricordo, qualche ringraziamento e qualche auspicio (il parco archeologico)

Marianna Bressan, direttrice del museo Archeologico nazionale e dell’area archeologica di Altino (foto graziano tavan)

Il giardino del museo Archeologico nazionale di Altino: è l’rea dove è stato scoperto il santuario del dio Altino (foto drm-veneto)
“Quattro anni e mezzo di lavoro intenso e appassionante”: così Marianna Bressan, direttrice del museo nazionale e dell’area archeologica di Altino (Ve), sintetizza il suo mandato nell’annunciare la conclusione del suo incarico il 30 maggio 2023. “Nuove sfide mi impegnano altrove, ma un pezzetto di cuore resta ad Altino, città sepolta e paesaggio immobile, museo del passato e parco del futuro”. E traccia un breve bilancio, con qualche ricordo, qualche ringraziamento e qualche auspicio. “Dal 2019, sotto l’occhio severo degli Antenati Altinati, con una squadra di colleghi esigua di numero, ma forte nelle competenze e nella passione, e rafforzatasi strada facendo, abbiamo lavorato per riallacciare i fili allentati tra istituto nazionale e territorio, tra archeologia e paesaggio, tra patrimonio archeologico e persone” (vedi Altino (Ve). Marianna Bressan, direttrice del museo Archeologico nazionale, presenta “Stratigrafie sonore”, installazione sonora e visiva degli artisti dell’Accademia di Belle Arti di Venezia, che arricchisce la mostra “Antenati, Altinati” e dà voce agli antichi altinati sepolti lungo le vie consolari che entravano in Altino | archeologiavocidalpassato).

Nell’area del quartiere residenziale augusteo dell’area archeologica di Altino (Ve) scoperte tracce di strutture piro-tecnologiche (foto drm-veneto)
“Nei due anni di pandemia”, ricorda Bressan, “quando non si poteva aprire al pubblico, abbiamo approfittato per progettare e gettare le basi dei lavori, di cui oggi si vedono i primi frutti. Il progetto di allestimento della sezione della necropoli romana, scritto con De Paoli De Franceschi Baldan architetti, è concluso e i lavori avviati. Le aree archeologiche hanno conosciuto nuovi scavi (a cura di P.ET.R.A. società cooperativa) e i primi risultati sono esposti nella mostra “Modus vivendi” in collaborazione con il museo della Bonifica di San Donà di Piave e la Regione del Veneto (vedi Altino. Al museo nazionale e area archeologica “Modus vivendi”: giornata speciale per la Notte europea dei Musei. Visita allo scavo della cloaca, inaugurazione mostra sulla vita quotidiana nella città antica attraverso i reperti da poco scoperti, apertura serale straordinaria | archeologiavocidalpassato). Il nuovo deposito in Sala Colonne è allestito e operativo, mentre un profondo riordino è in corso nei depositi storici, grazie alla collaborazione della ditta Malvestio & C. snc con Giovanna Sandrini e Silva Bernardi. L’area della città antica è stata dichiarata di interesse archeologico e, in virtù del vincolo, alcuni terreni sono stati acquisiti alla proprietà demaniale e per altri si sono avviate le trattative. Abbiamo concesso in uso agrario i terreni privi di resti archeologici a vista, indicando in accordo con la soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per il Comune di Venezia e Laguna rigorose prescrizioni di tutela, e individuato come concessionario Anticamente – Pane coraggioso e farine combattenti, giovane azienda agricola del territorio che fa agri-cultura“.

Rendering dello spazio riorganizzato davanti all’Altino Lab nel progetto dello Studio di Architettura ddba
“L’attenzione intorno al sito – continua la direttrice uscente – si è risvegliata, anche grazie al lavoro della nostra social media manager Eleonora Brunori, del nostro Ufficio Stampa Alice D’Este, dell’immagine coordinata curata da Mirko Visentin. Il ministero della Cultura, cui l’istituto altinate afferisce, ha investito per svilupparne le potenzialità culturali, sociali ed economiche e nel 2021 l’ha finanziato come cantiere della cultura. Grazie a questi fondi, nel giro di pochi mesi Altino diventerà più accessibile anche per le persone con disabilità in virtù dello studio di Francesca Farroni, nelle aree archeologiche si aggiorneranno percorsi e arredi, si costruirà un nuovo deposito, che – come la Sala Colonne – sarà un luogo aperto alla ricerca e al pubblico, e porterà nuova linfa al comparto novecentesco del museo, composto da AltinoLab, dai depositi storici e dal loro nesso con l’area archeologica (progetto De Paoli De Franceschi Baldan architetti). Stiamo lavorando al GIS di Altino con Archeozoom di Alessandro Pellegrini e al sistema informativo correlato con Sputnik”.

Un animato laboratorio didattico al museo Archeologico nazionale di Altino (foto museo di Altino)
“Abbiamo cercato di metterci in sintonia con le persone”, sottolinea Bressan. “Bambine e bambini, persone con disabilità, persone interessate non specialiste, studiosi e studiose: abbiamo messo a disposizione professionisti di didattica museale per le esigenze di ciascuno (Studio D archeologia didattica museologia, Tramedistoria), attivato l’abbonamento al Museo, programmato il calendario degli eventi mese per mese. Ci siamo divertiti con l’archeologia sperimentale di Tramedistoria all’AltnoFest (vedi Al museo nazionale e area archeologica di Altino (Ve) l’artigianato dei Veneti antichi prende vita ad Altino-fest, il primo festival di archeologia imitativa. Quattro laboratori aperti a tutti (argilla, ambra, lamina, tessitura) e due forni per la fusione del bronzo e la lavorazione del vetro | archeologiavocidalpassato), con la

Danza e lirica tra i reperti al museo Archeologico nazionale di Altino con gli artisti di Fuoriclassico (foto drm-veneto)
danza di Fuoriclassico APS, con la mostra fotografica di associazione IRIS APS, con la performance visiva e sonora di Accademia di Belle arti di Venezia, come lo faremo il 17 giugno 2023 con l’oculus realizzato in collaborazione con BigRock e Fondazione di Venezia. Tutte le manifestazioni performative hanno sempre avuto un’unica direzione artistica: intrecciarsi sempre con il patrimonio archeologico altinate, rappresentare un linguaggio diverso, insolito, inaspettato per comunicarlo. Abbiamo camminato al fianco del Comune di Quarto d’Altino (vedi Altino. Si inaugura la pista ciclo-pedonale che porta al museo nazionale, step importante verso il parco archeologico | archeologiavocidalpassato), lavorato con tutte le scuole e in particolare con l’IC Roncalli di Quarto d’Altino, iniziato un percorso di sviluppo turistico grazie allo studio in corso a cura di Sophia Management”.

Suggestiva immagine del museo Archeologico nazionale di Altino ai margini della laguna di Venezia (foto drm-veneto)
A Marianna Bressan rimane un sogno: “Per ora nel cassetto – ammette -, non ancora realizzato: trasformare l’istituto da museo nazionale e area archeologica di Altino a parco archeologico di Altino. L’istanza è depositata presso gli uffici preposti del ministero della Cultura, non resta che attendere la decisione in merito, con le dita incrociate (vedi Parco archeologico di Altino: presentato il progetto finanziato dal Mic che fonde museo e area archeologica in un unico percorso più fruibile al pubblico per raccontare la storia di un luogo e del suo paesaggio speciale. Due anni per realizzarlo | archeologiavocidalpassato). Le persone che ho incontrato durante questi anni, colleghi e colleghe del Museo, professioniste e professionisti esterni all’ufficio, sono state decisive per raggiungere questi risultati. A ognuna di loro, una per una, va il mio più riconoscente ringraziamento, in particolare a quelle tra loro che hanno contribuito ogni giorno a creare e mantenere un clima sereno, che ci ha permesso di lavorare in armonia nonostante le difficoltà e i sovraccarichi”.

Marianna Bressan, direttrice del museo nazionale e area archeologica di Altino (foto graziano tavan)
È il momento dei saluti. “Buon lavoro a chi verrà e buona Altino a tutte e tutti voi, visitatori e visitatrici, studiosi e appassionati, cittadini del territorio e del mondo. Questo patrimonio è di tutti e di ciascuno, e solo con la nostra cura quotidiana e costante si potrà dire veramente valorizzato nel presente e trasmesso alle generazioni future”.

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