Il nuovo collegamento diretto Roma-Pompei in Frecciarossa è realtà: per ora sarà una corsa giornaliera ogni terza domenica del mese. I dettagli nella presentazione al ministero della Cultura
Roma e gli Scavi di Pompei sono ora più vicini. Partirà domenica 16 luglio 2023 dalla stazione di Roma Termini il nuovo collegamento diretto Roma-Pompei in Frecciarossa, nato dalla collaborazione tra il ministero della Cultura e il Gruppo Ferrovie dello Stato Italiane. Per ora il collegamento senza cambi tra la Capitale e uno dei siti archeologici più famosi al mondo sarà effettuato con il Frecciarossa 1000, treno di punta della flotta di Trenitalia (capofila del Polo Passeggeri del Gruppo FS) ogni terza domenica del mese e permetterà a viaggiatori e turisti di raggiungere Pompei da Roma in un’ora e 47 minuti e di tornare, la sera, in due ore e un quarto. Già durante il viaggio i passeggeri potranno conoscere la storia dell’antica Pompei attraverso una clip che sarà trasmessa sui monitor di bordo. “Il nuovo collegamento Roma-Pompei”, dichiara Luigi Ferraris, amministratore delegato del Gruppo FS, “accompagnerà ogni terza domenica del mese i viaggiatori di Ferrovie dello Stato Italiane nella città degli Scavi direttamente con il Frecciarossa 1000, ossia con l’eccellenza tecnologica e ingegneristica italiana nel campo dei trasporti. Insieme al ministro della Cultura crediamo molto in questa iniziativa e nel suo forte significato simbolico. Infatti, con i nostri treni, che rappresentano anche spazi di incontro e condivisione, portiamo sempre più persone in quei luoghi dove si fa cultura o che attraggono per le loro peculiarità storiche e artistiche”.

Luigi Ferraris, ad Fs, e il ministro Gennaro Sangiuliano alla presentazione del Frecciarossa Roma-Pompei (foto mic)
Il ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano, lo aveva anticipato ad aprile 2023 e lo aveva confermato un mese fa, dalla Puglia, ospite di Bruno Vespa al Forum in Masseria (vedi In treno a Pompei direttamente da Roma col Frecciarossa. Sangiuliano: “Il 16 luglio 2023 parte il primo treno Roma – Pompei, realizzato con le Ferrovie dello Stato” | archeologiavocidalpassato). Mercoledì 12 luglio 2023, la presentazione ufficiale al ministero della Cultura, presenti il ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano, il ministro del Turismo Daniela Santanché, l’amministratore delegato del Gruppo FS Italiane Luigi Ferraris, il direttore generale Musei Massimo Osanna e il direttore del parco archeologico Pompei Gabriel Zuchtriegel.
Gli orari. La partenza è prevista al mattino da Roma Termini alle 8.53 con fermata a Napoli Centrale alle 10.03 e arrivo alla stazione di Pompei alle 10.40. Ad attendere i viaggiatori diretti agli Scavi il bus navetta Pompei Link. Il ritorno è alle 18.40 con fermata a Napoli Centrale alle 19.23 e arrivo a Roma Termini alle 20.55. Il nuovo collegamento si aggiungerà alle 50 corse giornaliere, andata e ritorno, oggi già esistenti tra Roma e Pompei in Frecciarossa, che prevedono l’arrivo a Napoli Centrale con l’Alta Velocità e il proseguimento a destinazione con i treni regionali di Trenitalia dalla sottostante stazione di Piazza Garibaldi.

Il ministro Gennaro Sangiuliano alla presentazione del Frecciarossa Roma-Pompei (foto mic)
Gennaro Sangiuliano, ministro della Cultura: “Roma e l’antica Pompei sono ora più vicine, permettendo, ai tanti visitatori che dall’estero sono tornati ancor più numerosi in Italia, di poter facilmente ammirare nello stesso soggiorno la meraviglia del Foro Romano, del Palatino e del Colosseo e la magica suggestione dei resti della città sepolta dall’eruzione del Vesuvio del 79 dopo Cristo. La realizzazione di un collegamento rapido e veloce ha anche un forte potere evocativo: da un lato rimanda al Grand Tour, quando i letterati e gli artisti del Nord Europa scoprirono il Sud Italia e le sue radici greco-romane. Dall’altro lato, con quest’opera si rende onore alla prima linea ferroviaria nella penisola italiana, la Napoli-Portici, inaugurata nel 1839. Sui binari scorreranno, così, passato, presente e futuro dell’Italia, una nazione ben salda nelle sue radici e consapevole del proprio patrimonio culturale, pronta più che mai a essere una protagonista del mondo di domani”. E Daniela Santanchè, ministro del Turismo: “Si crea finalmente un ‘binario diretto’ che fa viaggiare più veloce un turismo, quello culturale, che in Italia procede già a ritmo sostenuto grazie all’incredibile patrimonio storico-artistico che abbiamo la fortuna di avere, ma che dobbiamo imparare a valorizzare sempre meglio, e di cui Pompei rappresenta uno dei principali fiori all’occhiello. I 3 milioni di visitatori che Pompei ha registrato nel 2022 sono inevitabilmente destinati a salire, quest’anno, e i dati della prima parte del 2023 ce lo confermano. Con il collegamento ferroviario diretto da Roma si dà un ulteriore input in tal senso”.
Massimo Osanna, direttore generale Musei: “Il Frecciarossa Roma-Pompei è un importante traguardo nella fruizione del Parco Archeologico, reso possibile grazie alla sinergia tra una pluralità di enti pubblici e privati, che si sono attivati per rendere più accessibile questo eccezionale e complesso luogo della cultura, tramite un servizio di trasporto pubblico espressamente dedicato. Oltre che agevolata, l’esperienza di visita del Parco archeologico di Pompei risulta anche ampliata, visto che già durante il viaggio è possibile fruire della proiezione di un video introduttivo alla storia degli Scavi”.

Gabriel Zuchtriegel, direttore del parco archeologico di Pompei, ha promosso l’ecopascolo (foto silvia vacca)
“Il nostro impegno come Parco Archeologico”, chiude il direttore Gabriel Zuchtriegel, “sarà quello di lavorare affinché l’aumento dei flussi a Pompei, grazie anche a questa splendida iniziativa voluta fortemente dal ministro Sangiuliano, abbia un impatto non solo su Pompei, ma su tutto il territorio circostante. La “Grande Pompei” alla quale stiamo puntando è, nella nostra visione, un grande museo diffuso, un parco senza confini netti, che abbraccia il territorio intorno a Pompei, da Torre Annunziata, Boscoreale e Longola fino a Scafati, Lettere, Sant’Antonio Abate e Castellammare di Stabia. È un ecosistema fatto di un approccio partecipato alla programmazione e alla comunicazione, di navette che portano le persone da un sito all’altro, di biglietti annuali e cumulativi, di iniziative e soprattutto di collaborazioni con le comunità, le associazioni e gli enti locali. L’obiettivo è di mostrare concretamente che con la cultura si può cambiare la vita delle persone e creare sviluppo culturale, sociale e anche economico, in linea con l’indirizzo ministeriale per le attività dei musei e parchi”.
Pompei. Rinviata ad altra data la cerimonia di conclusione del Grande Progetto Pompei con tutti i protagonisti alla presenza del ministro Sangiuliano
Contrordine. La cerimonia di conclusione del “Grande Progetto Pompei” prevista per martedì 11 luglio 2023, alle 18.30, al Foro del Parco Archeologico di Pompei è rinviata ad altra data (vedi Pompei. Nel Foro cerimonia di conclusione del Grande Progetto Pompei con tutti i protagonisti alla presenza del ministro Sangiuliano: occasione per un bilancio di un progetto preso a modello dall’Ue per la gestione dei fondi comunitari | archeologiavocidalpassato).
Pompei. Al Teatro Grande il maestro Riccardo Muti dirige il concerto “Le Vie dell’Amicizia. Ravenna-Jerash-Pompei”, terzo appuntamento del progetto di Ravenna Festival
“Amo Pompei più di Parigi”, scrisse Herman Melville nel suo diario di viaggio; forse perché l’autore di Moby Dick sapeva riconoscere la bellezza che intreccia visibile e invisibile, mito e storia. Quella bellezza che, martedì 11 luglio 2023, alle 21.30, accoglie nel Teatro Grande di Pompei, il concerto diretto da Riccardo Muti con cui quest’anno si corona il viaggio delle Vie dell’Amicizia, il progetto di Ravenna Festival che dal 1997 visita città simbolo della storia antica e contemporanea. Quello al Teatro Grande dell’antica Pompei è infatti il terzo appuntamento dopo i concerti del 7 e 9 luglio 2023, rispettivamente a Ravenna e Jerash, la “Pompei d’Oriente” in Giordania. Biglietti: primo settore 90 Euro, secondo settore 42 Euro; ridotti over 65 e under 30 primo settore 82 Euro, secondo settore 38 Euro. Biglietteria Ravenna Festival Tel. 0544 299244 – tickets@ravennafestival.org; online www.vivaticket.com; punto vendita a Pompei: Agenzia Paradisi Perduti, via Parroco Federico 5 – Tel. 081 0203443. Il progetto Le vie dell’Amicizia è sostenuto dal ministero della Cultura e dal ministero degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale; l’appuntamento all’antica città di Pompei – organizzato grazie alla collaborazione con il parco archeologico di Pompei e con RAI Cultura, che riprenderà il concerto per trasmetterlo sulla prima rete – è interamente finanziato da Caruso, A Belmond Hotel di Ravello. “Siamo felici che quest’anno si rinnovi il legame di sincera amicizia che unisce il Maestro Riccardo Muti e la sua eccellente Orchestra Cherubini a questi territori”, sottolinea il direttore del parco archeologico di Pompei, Gabriel Zuchtriegel. “E ci tengo a sottolineare che l’appuntamento è possibile grazie alla sponsorizzazione di un’azienda del territorio come il Caruso, A Belmond Hotel di Ravello. Una circostanza che non solo significa sostenibilità e capacità di autofinanziamento, cioè quanto anche il ministro ci invita a rafforzare, ma contiene anche un messaggio etico: i valori di fratellanza e dialogo e il significato storico-culturale di Pompei sono condivisi dalla società, creando sinergie e relazioni che fanno emergere le qualità positive di un territorio unico al mondo”.

Il maestro Riccardo Muti nella direzione della Chicago Symphony Orchestra (foto Todd Rosenberg Photography 2014)
Anche a Pompei, la direzione di Muti unisce l’Orchestra Giovanile Luigi Cherubini e il Coro Cremona Antiqua, preparato da Antonio Greco, a musicisti giordani nel II atto da Orfeo ed Euridice di Gluck con il controtenore Filippo Mineccia, in Casta diva dalla Norma di Bellini con il soprano Monica Conesa e nel Canto del destino di Brahms. A queste pagine si intervallano momenti musicali le cui radici affondano nel Medio Oriente, affidati agli artisti siriani Mirna Kassis e François Razek-Bitar e alle voci giordane Ady Naber e Zain Awad; si completa così l’omaggio allo spirito di fratellanza del popolo giordano, che nell’ultimo decennio ha accolto centinaia di migliaia di profughi, soprattutto dalla Siria. Lo Schicksalslied op. 54 che Brahms modellò su versi di Hölderlin, già parte del programma dell’ormai storico primo concerto dell’Amicizia a Sarajevo, è una meditazione sul destino, sul divino e sul mistero della morte. Il dubbio insolubile si fa musica anche nella partitura dell’Orfeo ed Euridice di Gluck e attraversa la preghiera di Norma alla luna. Una risposta si leva forse nell’estatica luce che chiude il canto di Brahms, quasi un messaggio di redenzione e di speranza. Ombre e luci, rapimento e preghiera si intrecciano anche nei brani proposti dai cantanti siriani e giordani. Apparve fluttuante, tradizionale canto arabo del genere poetico-musicale muwashah, è una contemplazione della bellezza della persona amata, mentre l’amore per la terra natia è al centro di Raccontami del mio paese dei fratelli libanesi Assi e Mansour Rahabani. La compositrice Dima Orsho ha creato I dimenticati sulle rive dell’Eufrate su un’antica poesia siriana tramandata oralmente nella regione di Jazeera, fra Tigri e Eufrate.

“Acarnesi. Stop the War!” al Teatro Grande di Pompei: applausi a fine spettacolo (foto parco archeologico pompei
Da quando, nel 1997, giunse la chiamata da una Sarajevo sfigurata dalle bombe, Le vie dell’Amicizia affida il proprio messaggio al linguaggio universale della musica: anno dopo anno, il Maestro Muti sale sul podio di orchestre e cori italiani a cui si uniscono musicisti delle città meta del viaggio. Nel 2020 il progetto aveva raggiunto Paestum, gemellata con il sito di Palmira, per ricordare il popolo siriano, quello stesso popolo che, costretto alla diaspora, ha trovato in Giordania straordinaria accoglienza. Nell’anno in cui il Festival ha colto l’occasione del centenario della nascita di Calvino per intitolare la propria XXXIV edizione Le città invisibili, il fil rouge del comune passato romano e del patrimonio archeologico lega due città a lungo sepolte – l’una dalla cenere del Vesuvio, l’altra dalle sabbie del deserto – a Ravenna, il cui porto di Classe l’imperatore Augusto scelse per la flotta del Mediterraneo orientale. Il dialogo del Festival con il Parco archeologico ci ha già regalato, nello stesso Teatro Grande, il debutto di Acarnesi Stop the War!, altro inno alla pace e alla fratellanza fra i popoli, nell’ambito del progetto Sogno di volare.
Domenica al museo. Anche per luglio il sito più visitato in Italia si conferma Pompei. Sangiuliano: “Grande e nuovo interesse per i nostri siti culturali. Siamo sulla strada giusta”
“Anche questa #domenicalmuseo si chiude con riscontri importantissimi per gli ingressi nei siti museali e nei parchi archeologici statali. Questi sono numeri che confortano e che parlano di un successo che continua a crescere nel tempo”. Lo ha dichiarato il ministro della cultura, Gennaro Sangiuliano, commentando i primi dati pervenuti, relativi alla prima domenica del mese: 2 luglio 2023. “Le nostre bellezze artistiche – ha continuato Sangiuliano – costituiscono quella geografia identitaria che, da Nord a Sud dell’Italia, rende la nostra Nazione un luogo unico al mondo per i visitatori italiani e tutti i turisti stranieri che stanno affollando le città d’arte. Questo grande e nuovo interesse verso i musei e i siti culturali dimostra che stiamo lavorando nella direzione giusta. Ringrazio ancora una volta tutto il personale che, anche questa domenica, ha assicurato, con il suo lavoro, il regolare svolgimento dell’iniziativa delle domeniche gratuite”.

Pieno di visitatori al parco archeologico di Pompei (foto emanuele minerva / mic)
Ecco qualche numero di musei e parchi archeologici: area archeologica di Pompei 20.537; Colosseo. Anfiteatro Flavio 18.281; Foro Romano e Palatino 5.836; museo Archeologico nazionale di Napoli 3.800; museo e area archeologica di Paestum 2.915; parco archeologico di Ercolano 2.649; Villa Adriana 2.516; Terme di Diocleziano 2.410; MArRC – museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria 1.861; Terme di Caracalla 1.683; museo nazionale Romano – Palazzo Massimo 1.247; complesso monumentale della Pilotta 1.073. A questi dati si aggiungono 19.422 visitatori del Pantheon.
Roma. Al Complesso di San Michele giornata di studi “A un anno dalle Linee guida per la gestione dei resti umani da scavo archeologico” per fare il punto sulla situazione. Incontro in presenza e in streaming
“A un anno dalle Linee guida per la gestione dei resti umani da scavo archeologico” è il titolo della giornata di studi organizzata dall’Istituto centrale per l’archeologia (ICA)e dall’Istituto centrale per il catalogo e la documentazione (ICCD). Appuntamento il 5 luglio 2023, alle 9, nella sala conferenze della Biblioteca delle Arti nel Complesso di San Michele a Roma. L’evento, organizzato con la media partnership di Archeo, potrà essere seguito anche in modalità streaming, al link https://stream.lifesizecloud.com/extension/17228006/33617ce4-e2d8-44fe-bb26-4552ff262aaa. Il workshop, dedicato ai vari aspetti trattati nel documento di buone pratiche, pubblicato nel 2022, vuole essere un momento di approfondimento sui temi trattati nella pubblicazione: per comprendere come queste buone pratiche siano state recepite; per cogliere se vi sia stato un cambiamento di approccio in tale delicata materia; per condividere le criticità riscontrate da chi si occupa della tutela di questo prezioso patrimonio. Gli interventi previsti offrono spunti di riflessione su più aspetti: dalla gestione del ritrovamento fortuito di una sepoltura in ambiente urbano, allo studio antropologico sistematico di un campione osteologico, al tracciamento del profilo biologico di una popolazione antica; dalla gestione degli scavi di emergenza o anche nell’ambito dei lavori pubblici o di pubblica utilità, agli aspetti della valorizzazione dei resti e alla loro eventuale esposizione in museo. Qui il programma completo.

Uno dei due scheletri scoperti nell’insula dei Casti Amanti a Pompei (foto parco archeologico pompei)
Gli aspetti etici dell’antropologia fisica o bioarcheologia, specialmente in rapporto al patrimonio biologico delle popolazioni antiche, sono oggi al centro di un acceso dibattito internazionale, che in Italia è stato solo recentemente recepito. Per colmare il vuoto esistente sull’argomento e fornire agli uffici del ministero della Cultura uno strumento utile a gestire i temi della tutela e della valorizzazione dei resti umani, nel 2019 l’ICCD e l’ICA hanno istituito un tavolo di lavoro costituito da professionisti del settore afferenti ai ruoli del Ministero e dell’Università, allo scopo di redigere il documento di indirizzo, poi diffuso tramite circolare della direzione generale Archeologia Belle arti e Paesaggio. Con l’istituzione del gruppo di lavoro si è definita una sinergia pluridisciplinare, sintesi della ricerca antropologica e archeologica, e si è raggiunto il duplice scopo di sottolineare l’importanza dei resti umani, portatori di informazioni biologiche uniche e originali, e di delineare e proporre un codice di comportamento condiviso, cui attenersi nella loro gestione e nel loro studio. L’integrazione tra i dati archeologici e le informazioni provenienti dallo studio antropologico contribuisce ad aumentare la conoscenza e la ricostruzione olistica della storia dell’uomo. A distanza di un anno, quindi, l’intento è quello di fare il punto della situazione, comprendere se e in quale misura le indicazioni / buone pratiche / linee guida del documento prodotto siano state recepite nell’ambito delle attività del Ministero, se vi sia stato un cambiamento di approccio rispetto a questo materiale di indagine, che rappresenta un aspetto del patrimonio culturale tanto particolare quanto prezioso, e quali siano invece le criticità riscontrate dai responsabili della tutela e della valorizzazione.
Roma. A un mese dalla sua chiusura, scopriamo la grande mostra “L’istante e l’eternità” alle Terme di Diocleziano, 300 pezzi eccezionali tra opere greche, romane, etrusche e italiche, medievali, moderne e contemporanee. Intervento esclusivo del direttore Stéphane Verger

Le grandi aule delle Terme di Diocleziano riaperte in occasione della mostra “L’istante e l’eternità” (foto graziano tavan)

Locandina della mostra “L’istante e l’eternità. Tra noi e gli antichi” alle Terme di Diocleziano dal 4 maggio al 30 luglio 2023
Ancora un mese per visitare la grande mostra del museo nazionale Romano. Chiude infatti al 30 luglio 2023 alle Terme di Diocleziano la mostra “L’istante e l’eternità. Tra noi e gli antichi” che, attraverso circa 300 pezzi eccezionali tra opere greche, romane, etrusche e italiche, medievali, moderne e contemporanee, esplora in modi inaspettati e spettacolari il rapporto complesso e variegato che noi intratteniamo con gli antichi. Un’occasione per il pubblico anche di ammirare, riaperte dopo decenni, alcune delle Grandi Aule delle Terme di Diocleziano, che ospitarono nel 1911 la Mostra Archeologica nell’ambito delle celebrazioni per il primo cinquantenario dell’Unità d’Italia e che conservano, ancora oggi, parte dell’allestimento storico degli anni Cinquanta (vedi Roma. Alle Terme di Diocleziano, con l’apertura delle Grandi Aule chiuse da decenni, al via la grande mostra “L’istante e l’eternità. Tra noi e gli antichi”: 300 pezzi eccezionali tra opere greche, romane, etrusche e italiche, medievali, moderne e contemporanee. Il ministro Sangiuliano la visita in anteprima con il cantiere aperto | archeologiavocidalpassato). La mostra, promossa dal ministero della Cultura italiano e dal ministero della Cultura e dello Sport della Grecia (Eforia delle Antichità delle Cicladi), e organizzata dalla direzione generale Musei e dal museo nazionale Romano in collaborazione con Electa, è ideato e curato da Massimo Osanna, Stéphane Verger, Maria Luisa Catoni e Demetrios Athanasoulis, con il sostegno del parco archeologico di Pompei e la partecipazione della Scuola IMT Alti Studi Lucca e della Scuola Superiore Meridionale. È proprio Stéphan Verger, uno dei curatori della mostra e direttore del museo nazionale Romano, a introdurre alla grande esposizione con un intervento per i lettori di archeologiavocidalpassato.com in occasione della presentazione alla stampa il 3 maggio 2023.
“Siamo davanti all’Artemide di Ariccia”, esordisce Verger: “questa grande statua, copia romana di un’opera greca del V secolo, che era qua nelle grandi aule delle Terme di Diocleziano, finora chiuse al pubblico, e adesso insieme allo spazio possiamo anche vedere i capolavori che erano allestiti già da più di un secolo: perché questi spazi sono stati quelli della mostra del 1911 di Rodolfo Lanciani per il primo cinquantenario dell’Unità d’Italia. Quindi spazi importanti, che dopo 111 anni, come i Ludi secolari romani, abbiamo voluto fare una grande mostra, con tanti capolavori. Ma una mostra che ha un senso: qual è il nostro rapporto con l’antichità, con gli antichi. È un rapporto di cultura, è un rapporto di sapere, ma è anche un rapporto di emozioni. Gli antichi hanno vissuto le stesse cose di noi, prima di noi. Ci sono le vittime di Pompei che ci ricordano anche i terremoti attuali, le guerre, le epidemie. Quindi è anche il modo di ricordare tutto quello che ci lega con l’antichità.

Stele con l’Atena pensosa dal museo dell’Acropoli di Atene (foto graziano tavan)
“E questo percorso – continua Verger – l’abbiamo fatto con dei grandi capolavori noti, che sono capolavori da manuali, come l’Atena pensosa del museo dell’Acropoli, che conosco da bambino perché l’ho visto sui miei libri di scuola, e poi capolavori assolutamente sconosciuti, come il carro di Civita Giuliana (Pompei), che è stato restaurato veramente da poco. Ieri (2 maggio 2023, ndr) abbiamo ricevuto l’Ercole della via Appia, che è stato trovato 100 giorni fa e che è stato restaurato, il restauro si è concluso solo due giorni fa, e l’abbiamo allestito ieri. E poi c’è un vaso etrusco da Norcia dalla grande tomba Lattanzi che è stato scoperto ad agosto 2022 che racconta la storia di Troia con delle didascalie in etrusco (Achille e Aiace, …). E poi abbiamo messo anche un oggetto per me molto caro, la Tabula Chigi, che è stata acquistata per il museo nazionale Romano nel 2022, un oggetto veramente importante perché per la prima volta c’è la personificazione dell’Europa e dell’Asia, che reggono un grande scudo che raffigura la battaglia di Gaugamela e quindi la battaglia decisiva di Alessandro Magno contro i Persiani di Dario III.

La grande aula II delle Terme di Diocleziano: opere contemporanee dialogano con l’antico (foto graziano tavan)
“Quindi tante opere – conclude Verger -. Opere antiche, opere medievali, opere rinascimentali e anche alcune opere contemporanee tra cui un ciclo che rappresenta la bellezza femminile insieme al racconto del ciclo troiano, quindi con Afrodite, con Elena, il giudizio di Paride. Ecco l’opera di Caterina Gemma che è stata fatta apposta per questa mostra specifica alle Terme di Diocleziano”.

I corridori della Villa dei Papiri di Ercolano conservati al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto graziano tavan)
Il nostro rapporto con gli antichi è sostanzialmente doppio: da una parte, si è costruito attraverso un lungo e discontinuo processo storico di trasmissione intellettuale e artistica che ha plasmato la nostra cultura classica fra continuità, fratture e manipolazioni; dall’altra, ha talvolta preso la forma di un rapporto di immedesimazione, sviluppato con persone che, pur vissute molto tempo fa, hanno affrontato, come noi, tutte le vicende della vita, dalle più gioiose alle più drammatiche, e a queste hanno dato voci e forme che sono giunte fino a noi. Per questo, gli antichi ci sembrano allo stesso tempo lontani e vicini. “Il valore della libertà, il valore dell’Occidente è il filo conduttore di questa mostra”, ha dichiarato il ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano. “L’intento è quello di proporre le origini e il cammino della nostra storia. Ringrazio il ministero della Cultura e dello Sport della Grecia per la collaborazione fattiva e amichevole. Nella civiltà greco-romana affondano le nostre radici ed è nostro compito salvaguardare e rendere fruibile a tutti questo patrimonio che ci ricorda la nostra eredità culturale e che ispira la nostra filosofia contemporanea. Tradizione e modernità, due facce della stessa medaglia, fanno parte del percorso della mostra L’istante e l’eternità. Tra noi e gli antichi”. Tutte le tematiche della mostra sono ripercorse e approfondite dai numerosi saggi pubblicati nel catalogo edito da Electa.

I calchi di due vittime dell’eruzione del Vesuvio a Pompei, forse uno schiavo e il suo padrone, aprono la mostra “L’istante e l’eternità” (foto graziano tavan)
IL PERCORSO DELLA MOSTRA. La prima sala della mostra (Aula I – L’eternità di un istante) si apre con un reperto che più di tutti esplicita questo doppio rapporto: il calco di due vittime anonime dell’eruzione del Vesuvio che l’archeologia ci ha restituito come eternamente immobilizzate nell’istante della morte. Attorno ad esse invece, sono presentate diverse forme popolari e colte di reinterpretazione moderna dell’antico.

Testa di Ulisse dalla grotta di Tiberio di Sperlonga (foto graziano tavan)
La seconda sala (Aula II – La fama eterna degli eroi) esplora le forme della trasmissione e tradizione culturale dell’antichità attraverso l’arte e la letteratura: come i moderni hanno ereditato modi antichi di ostentare e rappresentare il potere, da Cesare a Cosimo da Medici; come i grandi cicli mitici – quelli omerici dell’Iliade e dell’Odissea – tramandati in varie forme fin dall’antichità, sono rimasti vivi nell’immaginario popolare contemporaneo; e come, al contrario, altre tradizioni mitiche siano cadute nell’oblio, e poi recuperate solo grazie alla riscoperta erudita e filologica della letteratura antica operata in età post-antica.

Statua di Osiride Chronokrator (creatore del tempo) dal museo nazionale Romano (foto graziano tavan)
Dal mito si passa, nell’Aula III (L’ordine del cosmos) alle rappresentazioni antiche dello spazio e del tempo, che prendono la forma di divinità, di personificazioni e di entità astratte che hanno dato origine alle nostre categorie spaziali e temporali. Così si conclude un primo percorso verso l’eternità – Aion – e l’ordine immutabile del mondo – il kosmos: tra le forme che gli antichi dettero a nozioni sovrumane come queste, spiccano alcuni reperti eccezionali che popolano questa sezione, come l’omphalos – l’ombelico del mondo – che si trovava nel grande santuario di Apollo a Delfi.

La grande aula IV delle Terme di Diocleziano che ospita la sezione “Le opere e i giorni” della mostra “L’istante e l’eternità” (foto graziano tavan)
Nella seconda parte del percorso, si illustra il rapporto intimo di immedesimazione che, malgrado la distanza culturale e temporale che ci separa dagli antichi, ce li rende vicinissimi ogni volta che identifichiamo le vicende delle loro vite con le nostre. Nell’Aula IV (Le opere e i giorni) si ricostruiscono, attraverso una serie di spettacolari scoperte recenti, importanti momenti della vita sociale, sia nella casa sia nella città, scandite da rituali privati e pubblici.

Statua di fanciulla (kore) da Santorini (foto graziano tavan)
L’antichità ha tramandato un’inesauribile varietà di modi di rappresentare l’individuo, dalle potenti statue-stele neolitiche alle raffinate composizioni classiche ed ellenistiche. Una scelta significativa di queste raffigurazioni è esposta nell’Aula V (Umani divini). Spiccano in particolare la monumentale statua femminile di Santorini, una della più antiche di tutta la scultura greca, esposta per la prima volta in assoluto al grande pubblico, la statua in bronzo dell’arringatore e uno dei giganti sardi di Mont’e Prama. Intorno a queste figure umane divinizzate, si segue il lungo percorso che porta il defunto nell’aldilà, sia attraverso le diverse raffigurazioni del rituale funerario, sia tramite le varie credenze nell’oltretomba che l’antichità ci ha tramandato.

Statua di personaggio in veste di Ercole scoperto nel parco Ardeatino del parco archeologico nazionale dell’Appia antica (foto graziano tavan)
Accompagnano il visitatore in questo percorso di scoperta e confronto, alcune opere straordinariamente rappresentative, provenienti non solo dai principali musei italiani, nell’ambito del Sistema Museale Nazionale coordinato dalla direzione generale Musei, ma anche da importantissimi istituti della Grecia. Molte delle opere in mostra sono presentate al pubblico per la prima volta: nuove scoperte, come il carro da parata di Civita Giuliana e la statua di Ercole del parco archeologico dell’Appia Antica, nuove acquisizioni, come la Tabula Chigi del Museo Nazionale Romano, e soprattutto numerosi capolavori solitamente conservati nei depositi dei musei dell’Italia e della Grecia, come la statua di Santorini.
Maria Luisa Catoni, co-curatrice della mostra “L’istante e l’eternità”, professore ordinario di Storia e Archeologia dell’Arte antica, coordinatore del programma di dottorato in Gestione e sviluppo dei Beni culturali all’IMT di Lucca, ha proposto alcune riflessioni sull’esposizione durante l’anteprima alla stampa il 3 maggio 2023. “L’istante e l’eternità”, spiega, “significa molte cose. L’istante e l’eternità è esemplificato al meglio all’inizio della mostra: le vittime dell’eruzione del Vesuvio a Pompei, scavate molto recentemente, diventano eterne perché la scienza archeologica, che ha imparato e ne ha coscienza, ha reso scientifico l’amore per l’antichità; in questo caso attraverso una tecnologia, quella inventata da Fiorelli del calco che riempie dei vuoti, che diventano oggetti eterni, che resistono e che la natura avrebbe dissolto.

Monumento funerario con fanciulle danzanti dalla via Prenestina, conservato al museo nazionale Romano (foto graziano tavan)
“Quindi questi due assi – continua Catoni – vengono raccontati al visitatore che si troverà su un asse delle “forze cristallizzanti” (il mito, la ripetizione) e delle forze della vita istantanea. Dell’istante e l’eternità però vorrei ricordare una cosa e cioè questa mostra ci dice che nonostante ripetiamo che siamo eredi della cultura greca e di quella romana e delle molte culture che l’hanno utilizzata, in realtà ogni gesto di riuso che ha reso eterno, che ha spinto un po’ più in là un gesto della cultura antica, non è scontato. Quello che questa mostra ci ricorda è che ogni gesto in cui un artista guarda e cerca nell’antichità il gesto del compianto funebre – Verrocchio, per esempio, per immortalare la morte di Francesca Pitti Tornabuoni, morta di parto – ogni gesto di quell’istante che è una ripresa di un gesto che non appartiene alla propria cultura, appartiene a una cultura finita, alla fine del Quattrocento la cultura antica è lontana, ognuno di quei gesti è un tassello per realizzare una cosa assolutamente straordinaria e non ovvia, cioè la sopravvivenza di una cultura coi suoi gesti coi suoi rituali al proprio tempo.

Compianto sul Cristo morto, bassorilievo di Bertoldo di Giovanni, conservato al museo nazionale del Bargello di Firenze (foto graziano tavan)
“La sopravvivenza della cultura greca e romana implica sempre manipolazioni, errori, reinterpretazioni. Si diceva: è lo stesso gesto. Esistono forze cristallizzanti come il rituale funerario – sottolinea Catoni -. Eppure ogni gesto è lo stesso gesto che possiamo riconoscere in un rilievo del Compianto di Cristo, eppure è lo stesso gesto che vediamo in una rappresentazione funeraria antica. È lo stesso gesto, o quasi: in realtà non è mai lo stesso gesto perché viene reinterpretato e riusato in un contesto diverso. Nel rituale funerario antico l’espressione del dolore umano che ci interroga e che è anche il nostro attraverso il rituale viene contenuto, cristallizzato, reso ripetibile, e reso immagine. Attraverso questa possibilità se qualcuno, molti secoli dopo, come Bertoldo Di Giovanni allievo di Raffaello, guarda a quel gesto può utilizzarlo per esprimere il dolore invisibile non di una morte dell’antichità classica ma di Cristo. E questo è quello che si vede in mostra: questo rapporto di ogni istante con questa costruzione di un percorso che poi giunge fino a noi.

Busto con ritratto di Omero, conservato al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto graziano tavan)
“Naturalmente di tutto questo fanno parte le riprese del mito, del mito omerico. Dobbiamo immaginare sullo sfondo – per esempio delle sculture di Sperlonga – certamente tutta una serie di cose che non sono in mostra se non ricordate, accennate. Per esempio il busto di Omero è lì a dirci il mito della presa di Troia che ha avuto una grande forza cristallizzante anche in letteratura ma di cui noi mostriamo gli esiti figurativi. Questo dialogo tra ciò che gli archeologi che vengono in ultimo come esito di questa continua ricerca dell’antichità, e i primi tentativi i primi gesti i primi istanti di riuso dell’Antico, è sempre presente in mostra. Se mi chiedo che cosa vorrei che i visitatori di questa mostra ricordassero – conclude Catoni -, mi piacerebbe ricordassero questa grande impresa di collaborazione tra Italia e Grecia, questa curiosità di mettere l’accento sulla non ovvietà della sopravvivenza dell’antico che ci chiama a curarcene con sempre maggiore impegno perché non è affatto ovvio che una civiltà sopravviva a se stessa”.
Roma. Ai Mercati di Traiano – Museo dei Fori imperiali apre la mostra “Imago Augusti. Due nuovi ritratti di Augusto da Roma e Isernia” con le due inedite teste-ritratto dell’imperatore Augusto scoperte recentemente a Roma, nell’area del Foro di Traiano, e a Isernia, alle mura urbiche lungo via Occidentale

I due ritratti di Augusto, scoperti rispettivamente a Roma e Isernia, protagonisti della mostra “Imago Augusti” ai Mercati di Traiano a Roma (foto roma capitale)
Anteprima mercoledì 28 giugno 2023, alle 11, ai Mercati di Traiano – Museo dei Fori imperiali a Roma, della mostra “Imago Augusti. Due nuovi ritratti di Augusto da Roma e Isernia” che, dal 29 giugno al 26 novembre 2023, presenta le due inedite teste-ritratto dell’imperatore Augusto scoperte recentemente durante le indagini archeologiche condotte a Roma, nell’area del Foro di Traiano, e a Isernia, nel corso dei lavori di ripristino di un tratto di mura urbiche lungo via Occidentale. Intervengono Claudio Parisi Presicce, curatore della mostra, sovrintendente della sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali; e Dora Catalano, curatrice della mostra, soprintendente Archeologia Belle arti e Paesaggio del Molise. Saranno presenti le curatrici Beatrice Pinna Caboni e Maria Diletta Colombo. La mostra è promossa da Roma Capitale, assessorato alla Cultura; sovrintendenza Capitolina ai Beni culturali e dal ministero della Cultura, soprintendenza ABAP Molise ed è curata da Claudio Parisi Presicce, Beatrice Pinna Caboni, Dora Catalano e Maria Diletta Colombo. Organizzazione Zètema Progetto Cultura. I due ritratti rappresentano Augusto in due momenti della vita: in età giovanile il ritratto di Roma e nella piena maturità quello di Isernia. La mostra presenta i contesti di rinvenimento, straordinari sia per la collocazione urbana sia per le modalità di reimpiego delle due pregevoli opere in marmo, esemplificative dell’importanza e della diffusione dei ritratti ufficiali di Augusto a Roma e nelle zone periferiche della penisola italica.
Reggio Calabria. Festa della Musica al museo Archeologico nazionale: al mattino “prove aperte” degli allievi del Conservatorio, al pomeriggio grande concerto al cospetto dei Bronzi di Riace
Un ricco programma di eventi al museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria per celebrare la Festa europea della Musica, promossa dalla Commissione Europea e dal ministero della Cultura, guidato da Gennaro Sangiuliano. Mercoledì 21 giugno 2023, alle 18, in Piazza Paolo Orsi, concerto della Corale Polifonica Mater Dei. Le direttrici dell’Associazione, Mariaflavia Bellantone e Caterina Zeffiro, con un coro composto da circa 30 giovani e adulti animeranno il cuore pulsante del Museo, in costante dialogo con i magnifici Bronzi di Riace. L’evento musicale fa parte del calendario nazionale della Festa europea della Musica, organizzato dalla FENIARCO (Federazione Nazionale Italiana Associazioni Corali Regionali), e propone un programma che spazierà da brani sacri a composizioni profane e pop, per rendere omaggio alla Musica in tutte le sue declinazioni. “Scopo della Festa della Musica”, dichiarano le direttrici Bellantone e Zeffiro, “è quello di trasmettere il “messaggio di cultura, partecipazione, integrazione, armonia e universalità che solo la Musica riesce a dare”, obiettivo quanto mai condivisibile specialmente in questo momento in cui l’umanità patisce venti di guerra proprio in Europa ed il clima internazionale spesso indugia ben lontano dai giusti aneliti di pace e concordia. La musica, viceversa, unisce popoli e generazioni. La musica è di tutti”. E il direttore del MArRC, Carmelo Malacrino: “Ho accolto con piacere la proposta delle direttrici della Corale Polifonica Mater Dei, nell’ottica di promuovere un Museo sempre più inclusivo e dinamico. Il suggestivo spazio di Piazza Paolo Orsi, al cospetto dei Bronzi di Riace, sarà il luogo ideale per celebrare anche con il coro la Festa della Musica”. Il concerto concluderà una giornata tutta dedicata alla musica, in coincidenza anche con il solstizio d’estate. Alle 11, infatti, nella sala del meraviglioso Kouros di Rhegion, avranno inizio le “prove aperte” degli allievi del Conservatorio “F. Cilea” di Reggio Calabria, diretto dal prof. Francesco Romano. Un ensemble del corso di musica d’insieme per strumenti ad arco del prof. Giovanni Caridi inonderà con le sue note gli spazi espositivi, in uno splendido connubio tra arte e musica. Suoneranno gli allievi Giada Politanò, Maria Antonietta Bagalà, Iris Amico, Eletta Franco e Cesare Scapucci. “Tra le numerose collaborazioni di questi anni”, sottolinea Malacrino, “quella con il Conservatorio “F. Cilea” è una delle più solide, contraddistinta da un dialogo costante e da eventi di successo”. La partecipazione agli eventi rientra nella bigliettazione ordinaria.

Commenti recenti