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Archeologia preventiva nei cantieri delle Ferrovie dello Stato. Protocollo Mic-Fs per restaurare, conservare e valorizzare siti e reperti archeologici rinvenuti durante la realizzazione e la manutenzione di opere ferroviarie e stradali

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Stazione di Pomezia: durante i lavori di manutenzione di un cavalcavia ferroviario scoperta villa rustica romana con tracciato stradale (foto mic)

Archeologia preventiva nei cantieri delle Ferrovie dello Stato. Restaurare, conservare e valorizzare siti e reperti archeologici rinvenuti durante la realizzazione e la manutenzione di opere ferroviarie e stradali: è quanto prevede il Protocollo d’Intesa appena rinnovato tra il ministero della Cultura (direzione Archeologia Belle arti e Paesaggio) e l’associazione Archeolog ETS, onlus del Gruppo FS, nata nel 2015 composta dalle società del Polo Infrastrutture RFI, Anas con la controllata Quadrilatero Marche Umbria, e Italferr, il cui scopo è la gestione dei ritrovamenti archeologici avvenuti nel corso dei lavori a strade e ferrovie e, in sinergia con le soprintendenze del ministero della Cultura, a contribuire al loro restauro e conservazione. La collaborazione testimonia la volontà delle parti di proseguire sulla strada della sinergia tra sviluppo infrastrutturale e tutela del patrimonio culturale trasformando i ritrovamenti archeologici da possibile ostacolo per la realizzazione e la manutenzione delle opere pubbliche a opportunità per la valorizzazione culturale del nostro Paese. “Il rinnovo del protocollo tra il ministero della Cultura e Archeolog ETS permette di proseguire nel fruttuoso cammino fin qui intrapreso di valorizzazione dei tesori archeologici portati alla luce nei cantieri della rete ferroviaria italiana”, ha detto il ministro Gennaro Sangiuliano. “Si tratta di una sintesi perfetta tra la necessità di ammodernare le infrastrutture nazionali di trasporto e il dovere di tutelare il nostro patrimonio culturale, che ha già portato a notevoli risultati. Anche in questo l’Italia dimostra la propria eccezionalità, facendo del proprio sviluppo l’opportunità per riscoprire il proprio passato”. 

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Nell’ex stazione di Furbara, vicino Cerveteri, scoperta anfora vinaria con iscrizione etrusca (foto mic)

Il percorso intrapreso metterà in dialogo passato, presente e futuro, grazie alla possibilità di intervenire nel modo più rapido ed efficace sui ritrovamenti che le opere ferroviarie e stradali porteranno alla luce. I beni archeologici, in quanto patrimonio comune, dovranno anche essere valorizzati e resi accessibili al pubblico nel modo più adeguato. La collaborazione tra Archeolog e Ministero è volta, quindi, a individuare le iniziative più opportune per migliorare la fruizione di siti e reperti, ad esempio attraverso mostre, forme di mecenatismo e raccolte. È prevista inoltre una pubblicazione che illustrerà in maniera semplice le scoperte più rilevanti, con schede divulgative corredate da testi descrittivi e immagini. “Come Gruppo FS abbiamo l’onere, e soprattutto l’onore, di contribuire a realizzare quella che sarà l’Italia del futuro”, ha dichiarato l’amministratore delegato del Gruppo FS Italiane, Luigi Ferraris. “Ma allo stesso tempo siamo consapevoli della ricchezza nascosta che il nostro territorio, ricco di storia, ha ancora da mostrarci. Da anni, infatti, il Gruppo FS, grazie alla realizzazione di nuove linee ferroviarie e stradali, si è reso protagonista di molti ritrovamenti storico-archeologici attraverso i lavori eseguiti da RFI, Italferr ed Anas. Per far fronte alle tante scoperte FS ha creato l’Associazione no profit Archeolog, che ha l’obiettivo di conservare, restaurare e valorizzare il patrimonio archeologico rinvenuto durante la realizzazione e potenziamento della rete infrastrutturale. Il protocollo con il Ministero della Cultura rafforza questo nostro quotidiano impegno”. 

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Stazione di Pomezia: durante i lavori di manutenzione di un cavalcavia ferroviario scoperta una necropoli sovrapposta a una villa rustica romana con tracciato stradale (foto mic)

Due gli esempi più recenti di questa collaborazione, entrambi nel territorio del Lazio. Il primo riguarda la stazione di Pomezia dove, durante i lavori di manutenzione di un cavalcavia ferroviario, sono stati ritrovati resti archeologici risalenti al II-IV secolo d.C. Si tratta, in particolare, di un tracciato stradale che conserva i solchi dovuti al passaggio dei carri, fiancheggiato da strutture murarie riconducibili a una villa rustica. Villa abbandonata precocemente, come si deduce dal successivo impianto di una necropoli con diciassette sepolture di varia tipologia. Il secondo esempio riguarda invece un intervento di messa in sicurezza idraulica sulla linea Roma-Pisa, nell’ex stazione di Furbara, vicino Cerveteri. Qui sono emersi i resti di un insediamento produttivo e commerciale, come attestato da un’iscrizione in lingua etrusca su un’anfora vinaria recuperata nel sito.

Cantieri stradali. In questo video i tecnici Anas illustrano le operazioni di spostamento di un fortino militare situato all’interno del tracciato in costruzione della nuova strada statale 195 “Sulcitana”, nel comune di Capoterra (Ca). Il fortino, risalente agli anni ’40 del secolo scorso, faceva parte di un sistema di difesa caratterizzato da altre tre strutture limitrofe. Per il suo valore storico è stato quindi necessario salvaguardarne completamente la struttura, ricollocandola al di fuori dell’area dove sorgerà la nuova strada. Il fortino, realizzato in calcestruzzo e che ha un peso stimato di 160 tonnellate, è stato ricollocato su una nuova fondazione realizzata a 15 metri di distanza e rimarrà quindi inserito nel medesimo contesto in cui è stato originariamente realizzato, conservando interamente le sue caratteristiche.

Reggio Calabria. Al museo Archeologico nazionale la conferenza “Sicurezza e legalità. Come salvare il nostro patrimonio culturale a rischio”. Sudano: “Un’opportunità di confronto, riflessione e dibattito con i massimi esperti regionali sul tema della sicurezza e legalità”

reggio-calabria_archeologico_conferenza-sicurezza-e-legalità_locandinaNel segno dell’apertura al territorio e della divulgazione al museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria giovedì 25 gennaio 2024, alle 16, la conferenza “Sicurezza e legalità. Come salvare il nostro patrimonio culturale a rischio” promossa dal museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria con il supporto del Rotary Club Reggio Calabria Sud Parallelo 38. “Un’opportunità di confronto, riflessione e dibattito con i massimi esperti regionali sul tema della sicurezza e legalità”, dichiara il direttore Fabrizio Sudano, “per l’approfondimento dei fenomeni di rischio per il nostro patrimonio culturale e il coinvolgimento della comunità e del tessuto imprenditoriale locale per il restauro e la fruizione dei beni recuperati. Un evento che valorizza la sinergia tra diversi enti istituzionali e pone l’accento sul ruolo essenziale e vitale della partecipazione di associazioni e imprese nella valorizzazione del patrimonio culturale”. L’incontro affronterà questo importante tema con i massimi esperti regionali del settore. Introdurrà l’incontro Fabrizio Sudano, direttore museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria a cui seguiranno i saluti istituzionali di Clara Vaccaro, prefetto di Reggio Calabria e Filippo Demma, direttore regionale Musei Calabria. Con la moderazione di Enrico Paratore del Rotary Club Reggio Calabria Sud Parallelo 38, si alterneranno gli interventi di Gianfranco Zurzolo, Unità di Crisi per la Calabria per il ministero della Cultura, “Il ruolo dell’Unità di Crisi del ministero della Cultura. La gestione dell’emergenza”; del capitano Giacomo Geloso, comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale di Cosenza, “Il ruolo del Comando TPC tra legalità e tutela del patrimonio culturale”; Sebastiano Rotta, della direzione regionale Vigili del Fuoco Calabria, “La salvaguardia dei beni culturali. Il contributo dei Vigili del Fuoco – Attività di prevenzione incendi – Azioni tecniche in emergenza”; Michele Folino Gallo, del dipartimento di Protezione Civile della Regione Calabria, “Il volontariato per la salvaguardia del patrimonio culturale. Progetti in atto e nuove opportunità”; Paolo Martino, incaricato regionale Beni culturali ecclesiastici della Conferenza episcopale calabra, “Il patrimonio culturale religioso in Calabria: formazione degli inventari informatizzati: strumenti per l’identificazione e il recupero delle opere in caso di calamità”; Antonino Tramontana, presidente Camera di commercio Reggio Calabria, “Il patrimonio culturale: risorsa per lo sviluppo dei territori e dell’economia locale”; e Daniela Costanzo, responsabile Ufficio Collezioni del MArRC, “Sostenere le istituzioni culturali con il fundraising: l’esempio dell’art bonus per il MArRC”.

Firenze. Al museo Archeologico nazionale in occasione del restauro dell’urna del Bottarone, straordinaria urna etrusca policroma, due speciali visite guidate a seguire l’intervento conservativo di Daniela Manna

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La restauratrice Daniela Manna segue l’intervento conservativo dell’urna del Bottarone al museo Archeologico nazionale di Firenze (foto maf)

firenze_archeologico_visite-guidate-restauro-urna-del-bottarone_locandinaVisite guidate al cantiere di restauro dell’urna del Bottarone. Nei locali del museo Archeologico nazionale di Firenze della direzione regionale Musei della Toscana del MiC è iniziato a novembre 2023 il restauro dell’urna del Bottarone, una straordinaria urna etrusca policroma che è parte delle collezioni del museo fiorentino dal 1887. L’intervento conservativo è stato affidato a Daniela Manna, restauratrice di materiali lapidei, con progetto scientifico di Barbara Arbeid e con la direzione tecnica di Giulia Basilissi, entrambe funzionarie della Direzione regionale musei della Toscana del ministero della Cultura. Il pubblico potrà ammirare l’opera in corso di restauro durante speciali visite guidate in programma giovedì 25 gennaio e giovedì 8 febbraio 2024, alle 15.30 comprese nel biglietto di ingresso al museo. Per la sua unicità e per il suo stato di conservazione il prezioso reperto è stato selezionato per il Bando aiuti finanziari per il restauro di beni culturali mobili – accordo tra il Governo della Repubblica italiana e il Consiglio Federale svizzero – risultando uno dei progetti vincitori per l’anno 2022.

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L’urna del Bottarone, scoperta nel 1864 a Città della Pieve, e conservata al museo Archeologico nazionale di Firenze (foto maf)

L’urna è stata scoperta nel 1864 nelle vicinanze di Città della Pieve, in una località denominata il “Butarone” o “Bottarone” e, dopo essere passata sul mercato antiquario, è stata acquistata nel 1887 dal Museo archeologico di Firenze, dove venne esposta, ornata da una collana d’oro con pendente a testa di ariete posta al collo della figura femminile, in una sala del Museo Topografico allestito al pianterreno del palazzo della Crocetta. Il 4 novembre 1966, l’urna venne travolta dall’alluvione che devastò il centro di Firenze e venne completamente ricoperta di fango; fu quindi sottoposta a un delicato restauro terminato nel 1969, durante il quale, oltre alle operazioni di pulitura, furono svolte alcune indagini diagnostiche non invasive sulle ampie tracce di policromia. Negli ultimi anni, a causa del suo stato di conservazione, l’opera non è più stata esposta e proprio in vista di un suo futuro allestimento si è deciso di sottoporla ad un nuovo restauro supportato da una vasta campagna di indagini scientifiche.

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Dettaglio dell’urna del Bottarone, realizzata in alabastro bianco con venature grigie, conservata al museo Archeologico nazionale di Firenze (foto maf)

L’urna del Bottarone, realizzata in alabastro bianco con venature grigie, è un reperto di straordinaria importanza all’interno del panorama della scultura di area chiusina; è infatti l’unica rappresentazione certa di una coppia di coniugi, giacché tutte le altre a noi note raffigurano il defunto accompagnato da un demone femminile dell’aldilà. Inoltre si tratta di un monumento unico anche per un accento di tenera intimità che lo caratterizza: la coppia di sposi non solo è rappresentata insieme sul coperchio unita in un abbraccio, ma è anche sepolta in due cavità contigue scavate nella base dell’urna. Dallo studio stilistico dell’opera in generale e delle vesti in particolare, che traggono ispirazione da esperienze artistiche greche, è stata ipotizzata una datazione fra il 425 e il 380 a.C.

A Rocchetta Sant’Antonio (Fg) riportato alla luce un tratto della via Appia dall’indagine archeologica condotta dall’università di Foggia nell’ambito dei programmi previsti dal Mic per la candidatura Unesco della “Regina Viarum”

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Il tratto della Via Appia riportato alla luce a Rocchetta Sant’Antonio (Fg) (foto unifg)

Riportato alla luce un tratto della via Appia nel territorio di Rocchetta Sant’Antonio, in provincia di Foggia, grazie all’indagine archeologica – conclusasi all’inizio di gennaio 2024 – portata avanti dall’università di Foggia nell’ambito dei programmi previsti dal ministero della Cultura per l’avvio dell’Iter di candidatura della “Regina Viarum” per l’iscrizione nella lista del Patrimonio Mondiale dell’Unesco. L’obiettivo era infatti quello di individuare il percorso della strada presso il passaggio sull’Ofanto indicato dagli Itinerari antichi. Gli scavi archeologici sono stati commissionati alla società Archeologica srl e condotti dagli archeologi Andrea D’Ardes, Gianna Ferrara e Vincenzo Danese; le indagini di ricognizione da Grazia Savino, Antonella Frangiosa, Nicola Guglielmi e Giovanni Forte.

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L’indagine archeologica condotta a Rocchetta Sant’Antonio (Fg) dove è stato riportato alla luce un tratto della Via Appia (foto unifg)

“Grazie alla lettura delle foto aeree e alle ricognizioni topografiche curate da Angelo Valentino Romano, dell’università di Foggia”, spiegano al dipartimento di Studi umanistici dell’ateneo pugliese, “sono state condotte indagini geofisiche da Laura Cerri di Diagnostica archeologica di Pesaro che hanno evidenziato tracce della strada e di alcuni edifici contigui. I successivi scavi archeologici hanno evidenziato un tratto della strada glareata e numerosi reperti che documentano la frequentazione dell’area da età repubblicana fino a età tardoantica. Si è potuto confermare, così, che il Pons Aufidi si identifica nel Ponte Santa Venere”.

Napoli. Iniziati al laboratorio di restauro del museo Archeologico nazionale i lavori preliminari per la mostra “Gli dei ritornano. I bronzi di San Casciano” che aprirà il 15 febbraio nelle nuove sale restaurate

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I bronzi di San Casciano nel laboratorio di restauro del museo Archeologico nazionale di Napoli affidati alle cure del personale tecnico specializzato (foto mann / massimo osanna)

Sono arrivati al Mann. Per ora nei laboratori del museo Archeologico nazionale di Napoli. Sono i bronzi di San Casciano che dal 15 febbraio al 30 giungo 2024 saranno i protagonisti – come aveva annunciato a fine anno il ministro alla Cultura Gennaro Sangiuliano (vedi Il 2024 porta al museo Archeologico nazionale di Napoli la mostra “Gli dei ritornano – I Bronzi di San Casciano” dopo il successo al Quirinale. Bilancio dello scavo nel 2023 e presentazione del progetto CADMO (museo Archeologico, area archeologica e Hub Internazionale di ricerca) | archeologiavocidalpassato) della mostra “Gli dei ritornano. I bronzi di San Casciano”. Le statue e statuette bronzee, gli ex-voto e le migliaia di monete ritrovate nel santuario termale etrusco e romano del Bagno Grande di San Casciano dei Bagni sono nel laboratorio di restauro del Mann dove sono iniziati i lavori preliminari all’allestimento della mostra. Peculiare lo stato di conservazione dei reperti che, preservati nell’acqua calda, recano importanti iscrizioni in etrusco e latino. Queste straordinarie testimonianze permettono di ricostruire i rituali e i culti delle divinità venerate nel grande santuario termale del Bagno Grande.

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I bronzi di San Casciano nel laboratorio di restauro del museo Archeologico nazionale di Napoli (foto mann / massimo osanna)

“I reperti ritrovati a San Casciano, a giudizio di molti esperti”, ha affermato il ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano, “sono tra i più importanti rinvenimenti archeologici italiani e ci permettono di riconnetterci con le nostre più antiche radici. La mostra a Napoli rappresenta un momento eccezionale per ammirare questi tesori restituiti dalla terra e dall’acqua e vivere l’esperienza unica del contatto visivo ed emozionale con testimonianze di un passato in cui il mondo romano e quello etrusco si riconoscevano attraverso riti sacri legati al termalismo e alla purificazione del corpo e dello spirito”.

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Massimo Osanna, direttore generale dei Musei, illustra al presidente della Repubblica Sergio Mattarella, la mostra “Gli dei ritornano. I bronzi di San Casciano”

“È un’occasione unica per uno straordinario viaggio nel tempo che, dopo la tappa al Quirinale, si amplia adesso a Napoli con ulteriori manufatti”, ha aggiunto il direttore generale Musei del ministero della Cultura, Massimo Osanna, che cura la mostra con Jacopo Tabolli. “Con i bronzi di San Casciano si inaugurano adesso anche nuove sale del Mann, appena restaurate, destinate ad ospitare le mostre temporanee del Museo”.

Roma. Al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia la conferenza “Sette anni a Villa Giulia”, con Valentino Nizzo: primo incontro della seconda edizione del ciclo “chi (ri)cerca trova. I professionisti si raccontano al museo”. Piccolo bilancio dell’ex direttore, ora docente all’Orientale di Napoli

roma_villa-giulia_ciclo-chi-cerca-ritrova_locandina-2024Sarà proprio Valentino Nizzo, l’indimenticato e indimenticabile direttore del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia, ad aprire la seconda stagione del ciclo di conferenze “CHI (RI)CERCA TROVA. I professionisti si raccontano al Museo”. Il museo Etru ha infatti confermato per il 2024 gli incontri divulgativi tenuti da esperti e studiosi di diverse discipline per presentare al grande pubblico la ricerca scientifica e i progetti di studio che vedono il Museo e Villa Giulia come protagonisti. I professionisti del mondo dell’archeologia, della storia dell’arte e del restauro presenteranno le loro ricerche a curiosi, studenti e specialisti per diffondere la conoscenza dei loro studi, raccontare esiti e condividere ipotesi, offrendo nuovi spunti di lettura sui temi proposti. Tra i temi affrontati ci sarà la tomba Galeassi, i guerrieri etruschi di Vulci, le novità emerse dagli studi d’archivio e molto altro ancora. Da gennaio a dicembre, 10 conferenze su esperienze, indagini, approfondimenti che rendono la ricerca condivisa, partecipata, quindi utile. Gli appuntamenti si tengono in Sala Fortuna sempre alle 16 con ingresso gratuito fino ad esaurimento posti. Prenotazioni all’indirizzo mn-etru.didattica@cultura.gov.it. Intanto si possono rivedere online le conferenze del 2023 https://www.youtube.com/playlist….

roma_villa-giulia_ciclo-chi-cerca-ritrova_sette-anni-a-villa-giulia_valentino-nizzo_locandinaAppuntamento dunque con la prima conferenza del 2024 “Sette anni a Villa Giulia”, venerdì 19 gennaio 2024, in Sala Fortuna alle 16 con ingresso gratuito fino ad esaurimento posti. Prenotazioni all’indirizzo mn-etru.didattica@cultura.gov.it. Protagonista Valentino Nizzo, già direttore del museo nazionale Etrusco, ripercorrerà i 7 anni trascorsi alla direzione di uno dei musei archeologici più prestigiosi del mondo, presentando i risultati di quanto realizzato finora e i progetti in corso a Villa Giulia. film_sette-anni-in-tibet_locandina“Questa bella iniziativa dei servizi educativi del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia”, spiega Nizzo, “era partita prima che il mandato finisse anticipatamente. Era stata immaginata come l’occasione per fare il punto della situazione, in vista dei due anni che mancavano, sui progetti compiuti, su quelli in corso e su quelli ancora da compiere. Il settimo anno era appena iniziato ma mi piaceva troppo il riferimento cinematografico al quasi omonimo romanzo Sette anni in Tibet, anche in virtù – scherza – delle lapalissiane somiglianze con il protagonista del suo adattamento cinematografico”. Poi passa a scorrere l’album dei ricordi: “L’esperienza meravigliosa di Villa Giulia è stata effettivamente molto simile a una lunga scalata, con tanti territori ancora inesplorati e la necessità di mettere davanti a tutto le esigenze di una struttura delicatissima, dalle grandi potenzialità in buona parte inespresse, molte ancora tutte da interpretare come il recupero delle Concerie Riganti. Passo dopo passo e spesso in modo laboriosamente silente, la squadra del museo, sempre purtroppo molto esigua ma fortemente motivata, è riuscita a mettere in fila i tasselli di quello che sin da subito è apparso un tetris molto complesso.

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Il direttore Valentino Nizzo nel 2022 davanti al sarcofago degli Sposi con un gruppo di studenti in visita al museo nazionale etrusco di Villa Giulia a Roma (foto etru)

A ottobre – ricorda – abbiamo ultimato finalmente il complicatissimo trasloco e riallestimento della biblioteca e di una parte degli archivi che ha comportato un lunghissimo intervento di recupero degli spazi e riorganizzazione dei materiali. Non abbiamo fatto in tempo nemmeno a inaugurarli impegnati come eravamo nella mostra sui Castellani a Milano e in quella su Spina a Roma. Le incertezze degli ultimi mesi e l’esigenza di garantire la continuità non lo hanno consentito ma spero presto sia possibile farlo perché con questi strumenti il museo ha acquisito spazi fondamentali per lo studio e la ricerca. Questo lavoro è andato di pari passo con la razionalizzazione e il riscontro dei magazzini che già ad agosto avrebbe dovuto portare il museo a disporre di un deposito d’eccellenza accessibile straordinariamente al pubblico. Poi un imprevisto ha reso necessarie delle verifiche statiche che fortunatamente hanno avuto esiti negativi ma non mi hanno dato la soddisfazione di veder completato anche questo pezzo fondamentale del mosaico. Sarà anche l’occasione – conclude – per salutare chi vorrà/potrà esserci tra le tante persone che mi hanno sostenuto in questi splendidi anni aiutandomi a superare con il sorriso e l’affetto tante difficoltà”.

Valentino Nizzo direttore del Museo archeologico di Villa Giulia - Roma

Valentino Nizzo, nel 2023, quando era direttore del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia (foto etru)

Valentino Nizzo ha compiuto gli studi all’università “Sapienza” di Roma dove ha conseguito laurea, specializzazione e dottorato di ricerca in Etruscologia. Dopo un biennio post-dottorale in “Archeologia Globale” all’Istituto Italiano di Scienze Umane di Firenze, nel 2010 è diventato funzionario archeologo per il ministero della Cultura, prima al museo Archeologico nazionale di Ferrara e poi alla direzione generale Musei. Nel 2017 ha vinto la selezione internazionale per la direzione del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia, che ha diretto fino al dicembre 2023. In qualità di esperto altamente qualificato nel settore, ha insegnato presso diverse università italiane tenendo corsi di museologia, comunicazione ed etruscologia. Ha partecipato a numerosi scavi archeologici e ottenuto vari premi e borse di studio. Ha inoltre più di 200 pubblicazioni (parzialmente accessibili online: https://sumitalia.academia.edu/ValentinoNizzo). I suoi interessi vertono sulle problematiche storico-culturali delle civiltà etrusco-italiche, sulla prima colonizzazione greca, sul confronto tra archeologia e antropologia, sull’ideologia funeraria e sui meccanismi di comunicazione archeologica. Attualmente è professore associato di Etruscologia e Antichità italiche all’università di Napoli L’Orientale.

Salerno. Conferenza del prof. Stefano De Caro su “Restituzione del Patrimonio culturale tra aspirazioni nazionali e diritto internazionale”, in presenza e on line, promossa dalla Scuola interateneo OR.SA

napoli_dispac_conferenza-restituzione-del-patrimonio-culturale_stefano-de-caro_locandinaAlla Scuola Interateneo OR.SA (università L’Orientale di Napoli e università di Salerno) il prof. Stefano De Caro parlerà di “Restituzione del Patrimonio culturale tra aspirazioni nazionali e diritto internazionale” (discussant: prof.ssa Renata Cantilena), un tema che negli ultimi anni ha assunto un sempre maggiore interesse non solo sotto l’aspetto giuridico, ma anche e soprattutto per le conseguenti considerazioni culturali e morali che ne conseguono. Appuntamento martedì 16 gennaio 2024, alle 10.30, in presenza nella sala conferenze del dipartimento di Scienze del Patrimonio culturale – DiSPaC dell’università di Salerno, e on line da remoto tramite piattaforma Teams: https://teams.microsoft.com/l/meetup-join/19%3a195e3d40a0eb4170acc114e0cfcec43e%40thread.tacv2/1704783485659?context=%7b%22Tid%22%3a%22c30767db-3dda-4dd4-8a4d-097d22cb99d3%22%2c%22Oid%22%3a%22b34eaeda-c5e6-4e6a-a441-cf49772b27fb%22%7d. Dominazioni coloniali, guerre e situazioni di manifesta ingiustizia giustificano il possesso di beni culturali sottratti da altri Paesi in un passato più o meno recente? L’Assemblea Generale dell’ONU è più volte intervenuta sul tema cercando di indirizzare le politiche nazionali e internazionali dichiarandosi, nel 2019, “consapevole dell’importanza attribuita da alcuni Paesi di origine al rientro dei beni culturali che sono per loro di fondamentale importanza spirituale e culturale, in modo che essi possano costituire collezioni che rappresentino il proprio patrimonio culturale”. Non minore attenzione è stata posta al traffico illecito dei beni culturali e alla necessità di mantenere ferma l’integrità dei contesti culturali. Ma al di là del diritto internazionale è talvolta proprio l’etica a risolvere questioni attraverso accordi amichevoli.

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Il prof. Stefano De Caro

Stefano De Caro, autore di oltre 250 pubblicazioni, è stato direttore generale del MiBAC dopo aver ricoperto diversi incarichi dirigenziali nell’ambito dello stesso Ministero e aver negoziato la restituzione in Italia di diverse opere dall’estero. Dal 2008 al 2011 è stato direttore generale dell’ICROM, il Centro creato dall’UNESCO per lo studio della conservazione del patrimonio culturale.

Paestum. Scoperto un altro tempio dorico (VI sec. a.C.) “incorporato” in quello del V sec. a.C. individuato nel 2019 a ridosso delle mura. Il direttore Tiziana D’Angelo: “Nuova luce sulla polis magnogreca e sull’architettura dorica a Poseidonia. Presto sarà l’area sarà accessibile al pubblico”

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Veduta a volo d’uccello dell’area di scavo del tempietto dorico a ridosso delle mura di Poseidonia-Paestum (foto mic)

Neppure il tempo di archiviare il brindisi di Capodanno per aver chiuso un 2023 da record per il parco archeologico di Paestum e Velia, con l’annuncio degli ambiziosi progetti scientifici, di ricerca e valorizzazione, che già arriva la prima buona notizia del 2024: scoperti a Paestum due nuovi templi dorici. il tempietto dorico intercettato nel 2019 a ridosso delle mura della città di Poseidonia non era l’unico, ma ne “nascondeva” un altro: il primo del V e l’altro del VI sec. a.C. Infatti per costruire nel V secolo il nuovo tempietto sono stati riutilizzati elementi architettonici di quello preesistente del VI secolo. Questi edifici sacri consentono di fare nuova luce sulle origini e lo sviluppo urbanistico della polis magnogreca e forniscono dati cruciali per comprendere l’evoluzione dell’architettura dorica a Poseidonia e in Magna Grecia. Ad annunciarlo è il direttore del parco archeologico di Paestum e Velia, Tiziana D’Angelo: “A breve le attività di scavo saranno concluse e siamo già al lavoro per creare un nuovo percorso di fruizione che renda questo importante santuario accessibile al pubblico”.

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Veduta zenitale del tempietto dorico con l’annesso altare scoperto a ridosso delle mura di Paestum (foto mic)

“Ai margini occidentali dell’antica città di Poseidonia – Paestum, a ridosso della cinta muraria e a poche centinaia di metri dal mare”, spiega il direttore Tiziana D’Angelo, “è in corso una campagna di scavo stratigrafico che ha portato alla luce non uno bensì due templi greci di stile dorico. Il primo si data all’inizio del V secolo a.C. Di fronte, a circa 9 metri di distanza, è il suo altare. L’edificio rappresenta un unicum nel contesto dell’architettura sacra, ma le indagini delle ultime settimane hanno condotto a un’ulteriore straordinaria scoperta: quella di un secondo tempio, precedente a quello fino ad ora conosciuto. A rivelarlo sono 14 capitelli frammentari riutilizzati forse a scopo rituale nelle fondazioni del tempio successivo. Siamo di fronte quindi a due nuovi templi che sono profondamente legati alle origini della città di Poseidonia e che ci aiutano a comprenderne la profonda trasformazione culturale”.

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Tiziana D’Angelo, direttore del parco, accompagna il ministro alla Cultura Gennaro Sangiuliano il direttore generale dei Musei Massimo Osanna e il direttore generale ABAP Luigi La Rocca, all’inaugurazione delle nuove sale del museo Archeologico nazionale di Paestum (foto pa-paeve)

 

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Il cantiere aperto all’ex stabilimento Cirio a Paestum (foto pa-paeve)

E il ministro Gennaro Sangiuliano: “Le recenti scoperte avvenute a Paestum ci confermano quanto ci sia ancora molto da fare in termini di valorizzazione, di ricerca scientifica e ovviamente di nuovi scavi in questo importante e fondamentale sito. Il ministero è impegnato in tantissime iniziative, alcune delle quali sono già state realizzate. Ho personalmente partecipato all’inaugurazione del museo Archeologico nazionale interno al sito, dopo un importante lavoro di riallestimento e di rigenerazione, e mi recherò a Paestum per sottolineare l’intervento da 20 milioni di euro nell’area dell’ex stabilimento Cirio. Inoltre a Velia abbiamo inaugurato la mostra “Elea. La rinascita” ed è stato fatto un primo stanziamento affinché possa anche nascere il museo di Velia”.

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Stilobate e crepidoma del tempietto dorico a ridosso delle mura di Paestum (foto mic)

Il primo tempio, inizialmente intercettato nel giugno del 2019 (vedi Paestum lancia una raccolta fondi con l’Artbonus per riportare alla luce il tempio dorico individuato all’inizio dell’estate: lungo le mura emersi alcuni frammenti di un edificio sacro del V sec. a.C. | archeologiavocidalpassato) e indagato a partire da settembre del 2022 (vedi Paestum. La direttrice Tiziana D’Angelo riapre lo scavo del tempietto arcaico lungo le mura e decide di raccontarlo in diretta sui canali social | archeologiavocidalpassato), si data ai primi decenni del V secolo a.C., e a oggi costituisce, per caratteristiche architettoniche e dimensionali, un assoluto unicum dell’architettura templare di ordine dorico. È conservato nelle porzioni dello stilobate (basamento delle colonne) e del crepidoma (gradini dove veniva costruito il tempio) e misura 11.60×7.60 m., con una peristasi di 4×6 colonne (vedi Paestum. Al via la rubrica “Diari di Archeologia”: nel primo episodio il direttore Tiziana D’Angelo con gli archeologi Manuela Ferraioli e Francesco Mele alla scoperta del tempietto dorico | archeologiavocidalpassato).

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Frammenti di capitelli dorici, al di sotto della peristasi del tempio dorico del V sec. a.C., databili al VI sec. a.C. (foto mic)

 

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Frammenti di capitelli dorici, al di sotto della peristasi del tempio dorico del V sec. a.C., databili al VI sec. a.C. (foto mic)

Da indagini svolte nelle ultime settimane, la storia del santuario sembra tuttavia essere ancora più antica. All’interno della struttura templare, al di sotto della peristasi, sono stati reimpiegati, probabilmente a scopo rituale, 14 capitelli dorici frammentari e altri materiali architettonici. I capitelli sono di dimensioni analoghe a quelli del tempietto finora esplorato. La tipologia è, invece, differente e confrontabile con quella dei capitelli del tempio di Hera I cosiddetto “Basilica”, il più antico dei tre templi maggiori di Paestum. Questi ultimi eccezionali rinvenimenti dimostrano che siamo di fronte a un altro tempio, di modeste dimensioni ma con caratteristiche architettoniche simili a quelle dei primi grandi templi pestani e da datarsi al VI secolo a.C. Per motivi ancora da accertare, forse un crollo, all’inizio del secolo successivo questa struttura è stata sostituita, nella medesima area, da un nuovo tempio.

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Veduta zenitale del tempietto dorico a ridosso delle mura di Paestum, dimostrando che nel VI secolo non erano ancora state costruite (foto mic)

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I gradini di accesso al tempietto dorico a ridosso delle mura di Paestum (foto mic)

La portata della scoperta non si limita all’architettura e alla storia del santuario ma amplia notevolmente la nostra conoscenza dell’impianto urbanistico della città. Alle spalle del tempio è stato smontato il crollo del paramento interno delle mura di cinta della città antica che aveva investito il tempio causandone un crollo parziale. Al di sotto di tale crollo è stato individuato il tracciato di una strada battuta, che corre parallela al tempio e ha, invece, un orientamento diverso rispetto alle mura. Si tratta di un rinvenimento di estremo interesse in quanto documenta che alla fine del VI secolo a.C., quando il tempio più antico fu eretto, la città di Poseidonia non era ancora dotata di mura difensive. In un periodo di forte crescita e monumentalizzazione della polis i coloni di Poseidonia edificarono un santuario in un luogo strategico, a protezione dello spazio urbano e visibile direttamente dal mare. L’importanza di questo spazio sacro è confermata dalle sue complesse fasi edilizie, che vedono la costruzione di ben due templi dorici, e dalla sua lunga e ininterrotta frequentazione, che per oltre mezzo millennio segna una fondamentale continuità di culto attraverso l’epoca greco-lucana e quella romana.

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Frammento del fregio del tempietto dorico scoperto a ridosso delle mura di Paestum (foto mic)

“I nuovi scavi pestani sono l’ennesima dimostrazione di come lo studio e la ricerca siano assi portanti nella gestione del patrimonio culturale”, sottolinea il direttore generale Musei, Massimo Osanna, “e strumenti fondamentali delle funzioni di tutela e di valorizzazione che lo Stato è chiamato ad espletare, in un’ottica quanto più ampiamente sinergica tra le varie professionalità coinvolte a diverso titolo nelle investigazioni archeologiche. La messa in rete delle competenze, infatti, è veicolo del miglioramento della conoscenza e della fruizione dei beni culturali, con lo scopo di renderli ‘leggibili’ agli occhi di un pubblico dalle abilità diverse, ma tutte meritevoli delle stesse possibilità di accesso. Sono questi, d’altronde, gli obiettivi perseguiti dal Sistema museale nazionale, progetto ambizioso di livello nazionale che mira a fissare dei livelli minimi di qualità della valorizzazione per tutti i luoghi della cultura, di cui il Parco archeologico di Paestum e Velia, con le sue politiche intelligenti di cura e promozione dei siti in esso inclusi, rappresenta un esempio virtuoso, certamente foriero di ulteriori futuri affascinanti ritrovamenti”.

Cassano All’Ionio (Cs). Al museo nazionale Archeologico della Sibaritide il convegno “Monitorare per preservare i territori dai cambiamenti climatici: patrimonio culturale, un bene da salvaguardare”. Ecco il ricco programma

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La sede del museo nazionale Archeologico della Sibaritide a Cassano all’Ionio (Cs) (foto drm-calabria)

Al museo nazionale Archeologico della Sibaritide si discute di cambiamenti climatici e salvaguardia del patrimonio culturale nel convegno “Monitorare per preservare i territori dai cambiamenti climatici: patrimonio culturale, un bene da salvaguardare”, organizzato dal ministero della Cultura, dal ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica e dal parco archeologico di Sibari: appuntamento lunedì 15 gennaio 2024, nella sala conferenze del museo nazionale Archeologico della Sibaritide a Cassano All’Ionio (Cs). Gli esperti discuteranno di metodologie e sistemi avanzati per prevenire e mitigare il rischio idrogeologico in particolare in riferimento a situazioni che interessano direttamente le aree archeologiche e i musei. Il problema a Sibari è particolarmente sentito, vista l’alluvione subìta dal Parco nel 2013: l’obiettivo – spiegano al museo – è che quanto accaduto a Sibari oltre dieci anni fa non si ripeta mai più.

Si comincia alle 9.45 con i saluti istituzionali affidati a Filippo Demma, direttore del parco archeologico di Crotone e Sibari; Paola Aurino, soprintendente ABAP di Cosenza; Gianluca Gallo, assessore all’Agricoltura della Regione Calabria; e Giovanni Papasso, sindaco di Cassano All’Ionio, comune all’interno del quale ricade il parco archeologico di Sibari. Subito dopo si entra nel vivo dei lavori. Gli interventi – moderati dall’ingegnere Antonio Spalletta e dal generale Carlo Magrassi – inizieranno con la relazione dell’ingegnere Angelo Antonio Orlando, dirigente unità di missione PNRR del ministero della Cultura. A seguire, il collega Paolo Iannelli della direzione generale Sicurezza MIC, relazionerà su “Il Piano Straordinario di Monitoraggio e Conservazione dei beni Culturali Immobili”. All’ingegnere Silvano Pecora della direzione generale Uso sostenibile del Suolo e delle Risorse idriche dipartimento Sviluppo sostenibile M.A.S.E dirigente divisione IV è affidata invece la dissertazione su “Il Sistema Nazionale di Monitoraggio Integrato”. La dottoressa Vera Corbelli, segretario generale dell’Autorità di Bacino Meridionale, parlerà invece de “Il sistema dei Beni Culturali/Storici/Architettonici nei processi di gestione del rischio idrogeologico: Bene da difendere quale ricchezza del Nostro Paese”.

Quindi il generale Luca Baione, Aeronautica Militare, de “L’integrazione delle reti di osservazione: requisito irrinunciabile per l’adattamento al cambiamento climatico” e la dottoressa Federica Gonzato, soprintendente ABAP Ravenna, Forlì-Cesena e Rimini di “Eventi emergenziali e il rilievo del danno al patrimonio paesaggistico”. Il dottor Alberto Bruni, del parco archeologico di Pompei presenterà il caso de “Il PON Legalità 2014-2020 per la Safety & security delle Aree archeologiche del SUD”, mentre Andrea Schiappelli, del parco archeologico del Colosseo, parlerà del work in progress de “Il sistema di monitoraggio del Parco MPAC e il progetto dei 6 Parchi”. A seguire, la dottoressa Piera Di Vito dell’Agenzia Spaziale Europea, parlerà di “ESA-Incubed: opportunità correnti e future”; l’architetto Caterina Loddo, dirigente della Regione Calabria, racconterà “Il Sistema Informativo della Regione Calabria per la digitalizzazione dei Beni Culturali”. Ultime relazioni affidate a due docenti. Il professor Mauro Fiorentino, dell’università della Basilicata, parlerà di “Impatti dei cambiamenti climatici e rischio alluvionale”, mentre il collega Gino Mirocle Crisci, professore emerito dell’università della Calabria e presidente del Consorzio Cultura e Innovazione interverrà su “La prevenzione: Un possibile modello per futuri interventi”. Previsto anche un intervento degli stakeholder assegnatari dello sviluppo del sistema di monitoraggio integrato MASE, definizione di area di sperimentazione nel parco archeologico per verificare il funzionamento di piattaforme del sistema integrato o della carta del rischio del MIC. Conclusioni affidate al direttore parco archeologico Sibari-Crotone, Filippo Demma, e a Vito Maria Rosario D’Adamo, capo segreteria sottosegretario di Stato sen. Lucia Borgonzoni MIC e consigliere amministrazione parco archeologico Sibari.

#domenicaalmuseo. Anche la prima del 2024 con oltre 14mila ingressi conferma il Colosseo il monumento più visitato d’Italia

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Il ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano, in visita al Colosseo accompagnato da Alfonsina Russo, direttrice del parco archeologico del Colosseo (foto PArCo)

Il Colosseo si conferma il monumento più visitato d’Italia anche nella prima domenica del 2024 a ingresso gratuito. Lo conferma in una nota il ministro alla Cultura, Gennaro Sangiuliano. “La prima #domenicalmuseo del 2024 è stata un successo”, commenta il ministro. “Anche questa volta, numerosi italiani e turisti stranieri hanno approfittato dell’ingresso libero per trascorrere l’ultimo giorno delle Festività in un luogo della cultura statale. Un risultato che conferma i numeri importanti registrati nel 2023 e che dimostra una volta di più il legame forte tra i visitatori e il patrimonio di arte e bellezza della nostra Nazione. I musei e i luoghi della cultura rappresentano i punti della geografia identitaria dell’Italia e la risposta del pubblico testimonia l’apprezzamento per il nostro lavoro di ampliamento dell’offerta. Ringrazio le lavoratrici e i lavoratori in servizio oggi nelle strutture museali”.

Ecco i numeri relativi a parchi e musei archeologici. Colosseo. Anfiteatro Flavio 14.299; Pantheon 13.486; Foro Romano e Palatino 6.483; area archeologica di Pompei 4.363; museo Archeologico nazionale di Napoli 3.300; Gallerie Nazionali di Arte Antica – Palazzo Barberini 2.686; museo nazionale Romano – Palazzo Massimo 1.748; museo nazionale Romano – Terme di Diocleziano 1.578; museo nazionale Etrusco di Villa Giulia 1.246; museo nazionale Romano – Palazzo Altemps 1.026.