Pompei. Nell’insula 10 della Regio IX scoperto un cantiere, sorpreso dall’eruzione del 79 d. C. in piena attività, che svela molti segreti sull’edilizia romana, su quell’opus caementicium senza il quale non esisterebbero il Colosseo o le Terme di Caracalla. Collaborazione tra il parco archeologico di Pompei e il Massachusetts Institute of Technology: “Un’occasione straordinaria per una stretta collaborazione tra archeologi e scienziati dei materiali”

File di tegole e cataste di blocchetti in tufo giallo dall’atrio del panificio nell’insula 10 della Regio IX di Pompei (foto parco archeologico pompei)

Regio IX a Pompei: affresco con decorazioni a tappezzeria dal cubicolo del panificio (foto parco archeologico pompei)
Strumenti di lavoro, tegole e mattoni di tufo accatastati e cumuli di calce: è l’immagine di un cantiere in piena attività quella che è emersa a Pompei negli ambienti di antiche domus che lo scavo archeologico sta portando alla luce nella Regio IX, insula 10, a cura del parco archeologico di Pompei, fornendo nuovi dati sull’edilizia romana. Secondo gli studiosi il cantiere era attivo fino al giorno dell’eruzione del Vesuvio nel 79 d.C., che iniziò intorno all’ora di pranzo e durò fino alla mattina del giorno successivo. Lo scavo nell’area in questione, finalizzato alla regimentazione dell’assetto idrogeologico lungo il confine tra la parte scavata e quella non scavata della città romana, sta attestando la presenza di un cantiere antico che interessava tutto l’isolato. Particolarmente numerose sono le evidenze dei lavori in corso nella casa con il panificio di Rustio Vero, dove è stata già documentata negli scorsi mesi una natura morta con la raffigurazione di una focaccia e un calice di vino (vedi Pompei. Nella Regio IX scoperto un affresco con un vassoio di benvenuto, del tipo xenia (doni ospitali), tra cui una “pizza”, una focaccia lontano antenato del piatto napoletano per eccellenza. L’intervento del direttore Zuchtriegel | archeologiavocidalpassato).
“Pompei è uno scrigno di tesori e non tutto si è svelato nella sua piena bellezza. Tanto materiale deve ancora poter emergere. Nell’ultima Legge di Bilancio abbiamo finanziato nuovi scavi in tutta l’Italia e una parte importante di questo stanziamento è destinata proprio a Pompei”, dichiara il ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano. “Mi ha fatto molto piacere quando il direttore del parco archeologico, Gabriel Zuchtriegel, ha ricordato che, mai come in questo momento, sono attivi così tanti scavi nel sito: possiamo dire che è un record degli ultimi decenni. Allo stesso tempo stiamo lavorando anche su altri fronti. Nei mesi scorsi il ministro della Difesa, Guido Crosetto, ha ceduto al ministero della Cultura l’ex Spolettificio di Torre Annunziata, dove nascerà un grande museo per raccogliere tutti questi reperti”.

Larario nella Regio IX a Pompei: serpenti agatodemoni in stucco (foto parco archeologico pompei)
“Lo scavo nella Regio IX, insula 10, progettato negli anni del Grande Progetto Pompei sta dando, come era prevedibile, importanti risultati per la conoscenza della città antica”, afferma il direttore generale Musei, Massimo Osanna. “Un cantiere di ricerca interdisciplinare, nato come il precedente scavo della Regio V, dalla necessità di mettere in sicurezza i fronti di scavo, ossia le pareti di materiale eruttivo lasciate dagli scavi del XIX e XX secolo che incombono pericolosamente sulle aree scavate. Pompei continua a essere un cantiere permanente dove ricerca, messa in sicurezza, manutenzione e fruizione sono attività connesse e prassi quotidiana”.

Regio IX di Pompei: materiale edilizio e ceramiche accumulato per i lavori in corso nel 79 d.C. sorpresi dall’eruzione del Vesuvio (foto parco archeologico pompei)
“È un ulteriore esempio di come la piccola città di Pompei ci fa capire tante cose del grande Impero romano, non ultimo l’uso dell’opera cementizia”, sottolinea il direttore del Parco, Gabriel Zuchtriegel. “Senza il cementizio non avremmo né il Colosseo, né il Pantheon, né le Terme di Caracalla. Gli scavi in corso a Pompei offrono la possibilità di osservare quasi in diretta come funzionava un cantiere antico. I dati che emergono sembrano puntare sull’utilizzo della calce viva nella fase di costruzione dei muri, una prassi già ipotizzata in passato e atta ad accelerare notevolmente i tempi di una nuova costruzione, ma anche di una ristrutturazione di edifici danneggiati, per esempio da un terremoto. Questa sembra essere stata una situazione molto diffusa a Pompei, dove erano in corso lavori un po’ ovunque, per cui è probabile che dopo il grande terremoto del 62 d.C., diciassette anni prima dell’eruzione, ci fossero state altre scosse sismiche che colpirono la città prima del cataclisma del 79 d.C. Ora facciamo rete tra enti di ricerca per studiare il saper fare costruttivo degli antichi romani: forse possiamo imparare da loro, pensiamo alla sostenibilità e al riuso dei materiali”.

Regio IX a Pompei: numerali a carboncino sullo stipite del tablino per i conteggi del cantiere (foto parco archeologico pompei)

Regio IX a Pompei: quadro mitologico con “Achille a Sciro”, decorato in IV stile pompeiano su un’anta del tablino (foto parco archeologico pompei)
L’atrio era parzialmente scoperto, a terra si trovavano accatastati materiali per la ristrutturazione e su un’anta del tablino (ambiente di ricevimento), decorato in IV stile pompeiano con un quadro mitologico con “Achille a Sciro”, si leggono ancora oggi quelli che probabilmente erano i conteggi del cantiere, ovvero numeri romani scritti a carboncino, facilmente cancellabili a differenza dei graffiti incisi nell’intonaco. Tracce delle attività in corso si trovano anche nell’ambiente che ospitava il larario, dove sono state trovate anfore riutilizzate per “spegnere” la calce impiegata nella stesura degli intonaci. In diversi ambienti della casa sono stati scoperti strumenti di cantiere, dal peso di piombo per tirare su un muro perfettamente verticale (“a piombo”) alle zappe di ferro usate per la preparazione della malta e per la lavorazione della calce. Anche nella casa vicina, raggiungibile da una porta interna, e in una grande dimora alle spalle delle due abitazioni, per ora solo parzialmente indagata, sono state riscontrate numerose testimonianze di un grande cantiere, attestato anche dagli enormi cumuli di pietre da impiegare nella ricostruzione dei muri e dalle anfore, ceramiche e tegole raccolte per essere trasformate in cocciopesto.

Regio IX a Pompei: cataste di tegole e materiale demolito dall’oecus in secondo stile (foto parco archeologico pompei)
Si tratta di “un’occasione straordinaria per sperimentare le potenzialità di una stretta collaborazione tra archeologi e scienziati dei materiali”, scrivono gli autori di un articolo pubblicato sull’E-Journal degli Scavi di Pompei. Nell’analisi dei materiali e delle tecniche costruttive, il parco archeologico di Pompei si è avvalso del supporto di un gruppo di esperti del Massachusetts Institute of Technology, USA. “L’ipotesi portata avanti dal team è quella dello hot mixing, ovvero la miscelazione a temperature elevate, dove la calce viva (e non la calce spenta) è premiscelata con pozzolana a secco e successivamente idratata e applicata nella costruzione dell’opus caementicium”, si legge nel testo.

Regio IX a Pompei: cumuli di materiale edilizio nel cortile sotto la scala cantiere (foto parco archeologico pompei)
Normalmente, la calce viva viene immersa nell’acqua, cioè “spenta”, molto tempo prima dell’uso in cantiere, formando il cosiddetto grassello di calce, un materiale di consistenza plastica. Lo “spegnimento”, ovvero la reazione tra calce viva e acqua, produce calore. Solo al momento della messa in opera, la calce viene poi mescolata con sabbia e inerti per produrre la malta o il cementizio. Nel caso del cantiere di Pompei, invece, risulta che la calce viva, ovvero non ancora portata a contatto con l’acqua, venisse in un primo momento mescolata solo con la sabbia pozzolanica. Mentre il contatto con l’acqua avveniva poco prima della posa in opera del muro. Ciò significa che, durante la costruzione della parete, la miscela di calce, sabbia pozzolanica e pietre era ancora calda per via della reazione termica in corso e di conseguenza si asciugava più rapidamente, abbreviando i tempi di realizzazione dell’intera costruzione. Diversamente quando si trattava di intonacare le pareti, sembra che la calce venisse prima spenta e successivamente mescolata con gli inerti per essere poi stesa, come si fa ancora oggi.
Napoli. Durante la ripulitura delle “Grotte a finte rovine” della Villa Floridiana scoperte due distinte fasi edilizie: pilastri del I sec. d.C. raddoppiati successivamente e rivestiti in pietra lavica e intonaco in finta opera reticolata. Sangiuliano: “Nuova luce sul Vomero in età romana”. Osanna: “Probabile presenza di una villa romana”

Strutture di età romana nel giardino di Villa Floridiana al Vomero a Napoli (foto mic)
Durante i recenti lavori di ripulitura delle “Grotte a finte rovine” della Villa Floridiana nel quartiere Vomero, a Napoli, sono avvenute importanti scoperte archeologiche. Le grotte, risalenti al XIX secolo, sono state oggetto del progetto di ricerca NesIS (Neapolis Information System) che punta a realizzare la carta archeologica dei quartieri dell’area occidentale di Napoli e mirato a verificare la presenza di preesistenze di epoca romana nell’area, a cura dei professori Marco Giglio e Gianluca Soricelli, in collaborazione con la direzione regionale Musei della Campania e con la partecipazione di studenti dell’università di Napoli “L’Orientale”. Terminato l’intervento di messa in sicurezza, le attività di ricerca proseguiranno con realizzazione del rilievo tridimensionale, fotogrammetrico e di virtual tour del complesso a cura della professoressa Angela Bosco e del dottor Rosario Valentini de “L’Orientale”.

Pilastri di età romana con pietra lavica a Villa Floridiana al Vomero a Napoli (foto mic)
I lavori di pulizia delle superfici murarie, finalizzati alla preparazione dell’area per il rilievo mediante laser scanner, hanno portato alla scoperta di due distinte fasi edilizie: la prima risalente al I secolo d.C., con il rinvenimento di una serie di pilastri in opera vittata con blocchetti tufacei. Alla base di uno di questi pilastri è stato rinvenuto un lacerto di rivestimento in cocciopesto. Alla fase successiva, quando le strutture più antiche sono integrate in una sorta di finto rudere, appartengono i raddoppi dei pilastri, realizzati con blocchetti di tufo, nonché il rivestimento in pietra lavica e intonaco in finta opera reticolata. Nella fase conclusiva dell’intervento, inoltre, sono state individuate porzioni del rivestimento ottocentesco in pietra lavica. Le attività di pulizia hanno anche restituito frammenti di materiale ceramico (cosiddetta sigillata africana, anfore ecc.).

Pilastri di età romana con blocchetti di tufo e intonaco a Villa Floridiana al Vomero a Napoli (foto mic)
“Queste scoperte archeologiche arricchiscono la conoscenza del quartiere Vomero in Età romana”, ha affermato il ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano, “e offrono nuovi spunti di ricerca per ricostruire la storia della città e le forme di occupazione della fascia collinare occidentale di Napoli. In pochi mesi, con grande impegno, siamo riusciti a dare decoro alla Villa Floridiana. Mi sono recato personalmente più volte a verificare lo stato di avanzamento delle opere e altro faremo affinché questo luogo torni allo splendore che merita”. E il direttore generale Musei del MiC, Massimo Osanna: “L’intensa attività di lavori di messa in sicurezza, restauro e valorizzazione della Floridiana, iniziata lo scorso ottobre, è stata accompagnata sin da subito da un importante progetto di ricerca volto a conoscere la storia e la topografia del luogo in età antica. Grazie alla collaborazione con le università “Orientale” e del Molise, sono già emersi nuovi importanti dati che documentano la probabile presenza di una villa romana, i cui resti sono stati riutilizzati in parte per la realizzazione delle ‘Grotte a finte rovine’ del giardino ottocentesco (1817-1819) progettate dall’architetto Antonio Niccolini. Una nuova stagione per uno dei più bei giardini storici d’Italia, caratterizzata da un approccio che coniuga conoscenza, manutenzione, restauro e fruizione per rendere questo luogo sempre più aperto e accessibile alla comunità e al pubblico in aumento”.
Isernia. Dopo Sassari, approda al museo Archeologico di Santa Maria delle Monache la mostra “La forma dell’oro: storie di gioielli dall’Italia antica” a cura di Massimo Osanna e Luana Toniolo: 400 oggetti raccontano le produzioni ornamentali dell’Italia peninsulare e della Sardegna, dalla Preistoria all’Alto Medioevo. Il primo evento del Sistema museale nazionale

Locandina della mostra “La forma dell’oro. Storie di gioielli dall’Italia antica” al museo Archeologico di Santa Maria delle Monache a Isernia dall’8 marzo all’8 settembre 2024
“La forma dell’oro: storie di gioielli dall’Italia antica” a cura di Massimo Osanna e Luana Toniolo sbarca in Molise. Dopo essere stata per sette mesi al museo “G.A. Sanna “di Sassari (dal 28 giugno 2023 al 7 gennaio 2024, la mostra arriva ora in Molise dove rimarrà fine a settembre 2024 per poi riprendere a girare il sud Italia. In Molise la mostra è allestita e ospitata, a cura del parco archeologico di Sepino – direzione regionale Musei Molise, al museo Archeologico di Santa Maria delle Monache, in corso Marcelli 42 a Isernia, dove si è tenuta l’inaugurazione venerdì 8 marzo 2024, alle 16.30, con i saluti di Pietro Castrataro, sindaco di Isernia, e l’introduzione di Enrico Rinaldi, direttore regionale Musei Molise, l’intervento di Davide Delfino, della drm-Molise, e le conclusioni di Roberto Vannata, della direzione generale Musei – sistema museale nazionale. La mostra, visitabile negli orari di apertura del museo, rimarrà allestita fino all’ 8 settembre 2024.

Uno dei gioielli esposti nella mostra “La forma dell’oro” al museo Archeologico di Santa Maria delle Monache a Isernia (foto drm-molise)
Nata da un’iniziativa della direzione generale Musei del ministero della Cultura (vedi Sassari. Parte dal museo nazionale Archeologico ed Etnografico “Giovanni Antonio Sanna” con la mostra “La forma dell’oro. Storie di gioielli dall’Italia antica” il primo evento del Sistema museale nazionale: 400 oggetti raccontano le produzioni ornamentali dell’Italia peninsulare e della Sardegna, dalla Preistoria all’Alto Medioevo | archeologiavocidalpassato), la mostra “La forma dell’oro. Storie di gioielli dall’ Italia antica” coinvolge le direzioni regionali Musei di Basilicata, Calabria, Campania, Marche, Molise, Puglia e Sardegna e il parco archeologico di Pompei, raccontando la storia del gioiello nell’Italia dalla preistoria al medioevo. Centinaia di opere in prestito mettono in rete, per la prima volta con una mostra, i musei nazionali italiani, nell’ambito del Sistema Museale Nazionale.
Castellammare di Stabia (Na). Nella reggia di Quisisana apre al pubblico il museo Archeologico di Stabia “Libero d’Orsi” nel suo rinnovato allestimento, con un percorso ampliato, depositi visitabili e scuola di formazione e digitalizzazione. Zuchtriegel: “Un vero e proprio polo culturale e centro di ricerca di richiamo internazionale”

Reggia di Quisisana: il nuovo allestimento del museo Archeologico di Stabia “Libero D’Orsi” (foto parco archeologico pompei)

Inaugurazione del museo Archeologico di Stabia “Libero D’Orsi”: da sinistra, Mauro Passerotti, viceprefetto; Massimo Osanna, direttore generale Musei; Gennaro Sangiuliano, ministro della Cultura; Gabriel Zuchtriegel, direttore del parco archeologico di Pompei; Maria Rispoli, direttore del museo Archeologico di Stabia “Libero D’Orsi” (foto parco archeologico pompe)
A due giorni dall’inaugurazione del nuovo percorso museale assieme al ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano, con il direttore generale dei Musei, Massimo Osanna; il vice prefetto capo della commissione straordinaria di Castellammare di Stabia, Mauro Passerotti; il direttore generale del parco archeologico di Pompei, Gabriel Zuchtriegel; la direttrice del museo Archeologico di Stabia Libero D’Orsi, Maria Rispoli (vedi Castellammare di Stabia (Na). Dopo un anno di stop per il nuovo allestimento, riapre il museo Archeologico di Stabia “Libero D’Orsi”. Inaugurazione con il ministro Sangiuliano. Uno spazio anche per il Doriforo di Stabia, trafugato dai clandestini ed esposto a Minneapolis (USA). Il procuratore Fragliasso fa il punto sull’iter giudiziario per far tornare il capolavoro in Italia | archeologiavocidalpassato), e dopo un anno di stop, il museo Archeologico di Stabia “Libero d’Orsi” riapre al pubblico il 6 marzo 2024 nel suo rinnovato allestimento, con un percorso ampliato, depositi visitabili e scuola di formazione e digitalizzazione.
Si duplicano le sale e si arricchisce la collezione di opere provenienti dalle ville del territorio stabiese. 507 i reperti ora esposti, tra dipinti murali, arredi marmorei, suppellettili in ceramica e bronzo. Il percorso si integra con tecnologie e apparati multimediali didattici che implementano l’accessibilità fisica e culturale delle opere e dei contenuti. Valorizzati anche i depositi del complesso, secondo un nuovo concept finalizzato a renderli non più solo luoghi di conservazione ma anche di fruizione e ricerca, aperti al pubblico. Oggi il percorso di visita è stato ampliato con l’introduzione di nuovi reperti restaurati mentre quello esistente è stato rivisitato alla luce dell’introduzione delle nuove tecnologie, di apparati multimediali e didattici.

Reggia di Quisisana: il nuovo allestimento del museo Archeologico di Stabia “Libero D’Orsi” (foto parco archeologico pompei)
Per la prima volta gli allestimenti mettono insieme gli apparati decorativi delle ville marittime rinvenute sulla collina di Varano durante gli scavi di età borbonica e quelli scoperti da Libero D’Orsi a partire dal 1950. L’allestimento che vede riuniti, dopo oltre 250 anni, i reperti stabiesi conservati al Mann e quelli rinvenuti dal preside, oggi custoditi al Quisisana, è stato possibile grazie all’Accordo siglato con il Mann per la valorizzazione del patrimonio stabiano che consente al museo di avere in prestito per tre anni molti dei reperti rinvenuti a Stabia secondo cicli di rotazione. Pertanto, per la prima volta sarà possibile fruire degli apparti decorativi organizzati per contesti di provenienza.

Inaugurazione del museo Archeologico di Stabia “Libero D’Orsi”: da sinistra, Massimo Osanna, direttore generale Musei; Gennaro Sangiuliano, ministro della Cultura; Gabriel Zuchtriegel, direttore del parco archeologico di Pompei (foto parco archeologico pompe)
“La riapertura al pubblico del museo Archeologico di Stabia, con il suo nuovo allestimento, le sue collezioni arricchite dai reperti provenienti dalle ville stabiesi e la riunione temporanea con quelli conservati al Mann, le sue sale rinnovate, il centro di formazione avanzato”, dichiara il ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano, “è una notizia bellissima per la cultura. Questo è un sito unico che, grazie al lavoro di tutti, torna a splendere e a offrire ai cittadini e agli appassionati un’offerta incredibile di testimonianze storiche di grandissimo rilievo. Un tassello fondamentale dell’operazione strategica di valorizzazione di questa area, all’interno del progetto della Grande Pompei, ovvero quell’immenso parco della storia diffuso, entro cui insistono le aree archeologiche di Pompei, Ercolano, Stabia, Oplontis, Boscoreale e tutto il territorio circostante. Il nuovo museo di Stabia sarà una delle perle di questo progetto che testimonia, ancora una volta, la centralità che la Campania ha per l’archeologia mondiale e la nostra scelta di continuare ad investire su queste meravigliose ricchezze del patrimonio culturale della Nazione. Su Castellammare c’è anche un finanziamento del Ministero pari a 4 milioni di euro per il restauro e la rifunzionalizzazione del Convento di San Francesco, alle spalle del Museo Diocesano. Il progetto esecutivo è in consegna. Entro l’estate avvieremo i lavori”.

Firma della convenzione tra Gaetano Cimmino (sindaco) e Massimo Osanna (dg Pompei) per allestire il museo Archeologico di Stabia nella Reggia di Quisisana (foto parco archeologico pompei)
“Oggi si raccolgono i frutti di un progetto ambizioso in cui ho creduto da sempre, impegnandomi in prima linea per la valorizzazione della Reggia di Quisisana, divenuta, dal 2020, il naturale e prestigioso spazio espositivo del patrimonio archeologico dell’antica Stabiae”, interviene il direttore generale dei Musei, Massimo Osanna. “Visitare il museo Archeologico di Stabia significa non soltanto comprendere la vita e la cultura del passato, ma anche proiettarsi verso il futuro: qui, infatti, si intende costruire un modello virtuoso di dialogo con il territorio, una buona pratica basata sulla sinergia interistituzionale e sulla ricerca scientifica sperimentale. L’istituto, che riapre al pubblico con un nuovo allestimento arricchito nella compagine di reperti esposti e nella metodologia di comunicazione didattica, è un invito alla scoperta della nostra storia: anche l’accordo di valorizzazione con il museo Archeologico nazionale di Napoli ha permesso di proporre ai visitatori un viaggio straordinario tra manufatti appena sottoposti a un’attenta campagna di restauro”

Reggia di Quisisana: i depositi accessibili del museo Archeologico di Stabia “Libero D’Orsi” (foto parco archeologico pompei)
“Il museo Archeologico di Stabia è molto più di un museo di opere archeologiche di pregio, per quantità e qualità che evidenziano il valore storico e culturale del territorio stabiano”, sottolinea il direttore del parco Gabriel Zuchtriegel, “ma un vero e proprio polo culturale e centro di ricerca di richiamo internazionale, in quanto sede di una scuola di formazione per la valorizzazione dei beni culturali dotata di attrezzature per la digitalizzazione e depositi accessibili per la ricerca e lo studio”

La Reggia di Quisisana a Castellammare di Stabia ospita il museo Archeologico di Stabia “Libero D’Orsi” (foto parco archeologico di pompei)
Il museo è ospitato dal 2020 negli spazi della Reggia di Quisisana – edificio che vanta una storia di oltre sette secoli, poi valorizzato in epoca borbonica – come spazio dedicato all’esposizione di numerosi e prestigiosi reperti del territorio stabiano, insieme a preziose testimonianze della vita quotidiana, in particolare quella che si svolgeva nelle ville romane d’otium (lussuose residenze finalizzate al riposo, del corpo e dello spirito, dalle attività e dagli affari) e nelle ville rustiche (simili nella concezione alle moderne fattorie), site in posizione panoramica con “vista” sul Golfo di Napoli. L’operazione di valorizzazione del complesso del Quisisana, in concessione d’uso dal Comune di Castellammare, fu curata e promossa dal parco archeologico di Pompei diretto all’epoca dall’attuale direttore generale dei Musei, Massimo Osanna, consentendo di restituire al patrimonio italiano il più antico sito reale borbonico, oggi sede di un prestigioso Museo e centro di cultura.

Il plastico multimediale nel museo Archeologico di Stabia “Libero D’Orsi” (foto parco archeologico pompei)
Il percorso multimediale. I 6 dispositivi multimediali lungo il percorso raccontano, attraverso modalità immersive e partecipative, le forti relazioni tra la città antica e quella contemporanea. Si racconta di un sito archeologico straordinario, l’antica Stabiae, due volte distrutta e due volte rinata. Conquistata e devastata nel corso della Guerra Sociale dalle truppe di Silla, come punizione per essere passata dalla parte dei ribelli italici, riprende vita come pagus di Nocera e diventa sede di importanti e prestigiose ville marittime, dotate di meravigliosi e lussuosi apparati decorativi. Successivamente verrà distrutta dall’eruzione del Vesuvio nel 79 d.C. alla stregua di Pompei ed Ercolano, ma a differenza di queste ultime rinasce già nel 90 d.C. come riporta il poeta Stazio. Stabiae era sede di una statio della flotta misenate e continuerà ad esserlo anche in età post eruzione, come ci dimostrano i reperti rinvenuti sotto la Cattedrale di Castellammare di Stabia. Nella prima sala un plastico multimediale entra in relazione con i reperti esposti, raccontando in un lungo arco temporale le trasformazioni del territorio – compreso tra Ercolano, il Vesuvio, Pompei fino a Sorrento sul versante napoletano e Nocera e i Monti Lattari su quello salernitano; e i due diversi momenti di scoperta della città antica di Stabia, la prima in età borbonica (negli anni in cui furono scoperte Pompei ed Ercolano); la seconda a opera del preside Libero D’Orsi, negli anni ‘50. Quest’ultimo momento, in particolare, viene ripercorso attraverso un diario multimediale con la voce, le foto e gli appunti del preside D’Orsi. Un libro cartaceo multimediale che i visitatori possono sfogliare virtualmente per scoprire tutti i particolari che hanno fatto la storia e la fortuna degli scavi. Per la realizzazione di questa installazione è stato importante il contributo del Comitato scavi di Stabia, che conserva il prezioso patrimonio documentale di Libero D’Orsi.

Museo Archeologico di Stabia “Libero D’Orsi”: esposti i preziosi reperti provenienti dai complessi residenziali dell’ager stabiano (foto parco archeologico pompei)
Le relazioni con il territorio. Il nuovo concept del museo è fortemente orientato a mettere in risalto le connessioni che l’antica Stabiae seppe creare con le risorse del suo ager (territorio) circostante, corrispondente oggi ai comuni di S. Antonio Abate, Santa Maria La Carità, Gragnano, Casola, Pimonte. Un ricco e variegato territorio che, in epoca romana, fu connotato dall’impianto di interessanti complessi residenziali e produttivi nel rispetto della vocazione di ciascun fondo agricolo. Contesti poco conosciuti dalla comunità che il Museo intende valorizzare e raccontare nella sua specificità. Un’ampia sezione è dedicata ai ritrovamenti provenienti da questi complessi, dotati di apparati di importante impegno architettonico e decorativo, dalle stanze di soggiorno, ai triclini e ai cubicula (stanze da letto) fino ad arrivare ai raffinati complessi termali. Il progetto scientifico è stato curato dal direttore generale Gabriel Zuchtriegel e da Maria Rispoli, direttrice del museo Archeologico di Stabia “Libero D’Orsi”. Hanno contribuito alla realizzazione dei contenuti, studiosi del territorio, allievi della SSM – Scuola Superiore Meridionale e ricercatori dell’università della Campania “Luigi Vanvitelli”.

Museo Archeologico di Stabia “Libero D’Orsi”: la nuova sezione è completamente dedicata al paesaggio. Gli allestimenti evocano le grandi sale affacciate sul Vesuvio e sul golfo stabiano (foto parco archeologico pompei)
La nuova sezione è completamente dedicata al paesaggio visto come determinante per la costruzione del rapporto tra natura e ambiente costruito. Gli allestimenti evocano le grandi sale affacciate sul Vesuvio e sul golfo stabiano che rappresentano ancora oggi quinte sceniche proiettate sul mare. Nel museo il paesaggio che era godibile in età pre 79 d.C. è stato riscostruito fedelmente sul fondo della sala, spogliandolo di tutte le costruzioni contemporanee, e riproponendolo in una proiezione dinamica che cambia nell’arco delle 24 ore della giornata. La proiezione diventa la quinta prospettica agli arredi rinvenuti nei peristili e nei giardini delle ville di Varano. Su di essi si affacciavano gli ambienti dedicati al soggiorno e al riposo diurno, all’otium e alla lettura, alla convivialità e all’ospitalità che mantenevano perennemente lo sguardo proiettato sul panorama: Ischia e Capo Miseno, Capri e la penisola sorrentina ma anche le alte e verdi montagne di cui Simmaco elogia la qualità e la salubrità del latte prodotto dagli armenti che qui pascolavano. Alle pareti le numerose figure di offerenti, i ritratti dei proprietari di casa, le figure femminili e maschili colte in atteggiamento pensieroso e languido. I volti sono visti nella loro intimità, assorti e pensanti, profondamente in simbiosi con il contesto. Campeggiano sulle pareti delle sale le parole di Cicerone, che scrive una lettera all’amico Marco Mario: Non ho dubbi in proposito: hai tratto un’apertura nella tua camera da letto e ti sei spalancato un panorama sul golfo di Stabia […]. Il ritrovamento del carro interamente conservato con i suoi cavalli, lungo le rampe di Villa Arianna, è testimonianza di una viabilità interna tra il pianoro di Varano e il mare ma è anche segno di una strage, quella dell’eruzione pliniana, che ha distrutto e sepolto l’antica città. Ma a differenza di Pompei ed Ercolano, Stabiae rinasce. Scomparsa Pompei, Stabiae rappresentava l’unico sbocco per Nocera. Le sue vie, quella per terra e quella per mare, l’hanno salvata dall’oblio. La rinascita è raccontata mediante un’installazione multimediale interattiva e dai reperti ricevuti in prestito dal museo Diocesano sorrentino stabiese, che conserva ed espone i reperti rinvenuti sotto il duomo di Castellammare di Stabia, che risalgono al II e al III d.C.

Reggia di Quisisana: i depositi accessibili del museo Archeologico di Stabia “Libero D’Orsi” (foto parco archeologico pompei)
I depositi archeologici di Stabia-reggia di Quisisana. I depositi, che saranno visitabili e aperti alla pubblica fruizione, sono stati ideati e progettati non solo come luoghi deputati alla conservazione di un patrimonio archeologico sconosciuto ai non addetti ai lavori, ma anche come spazi dedicati alla conoscenza e alla condivisione, aperti al pubblico e alle professionalità più diverse per lo studio e per il lavoro. Tutti gli ambienti sono stati progettati per essere fruibili al pubblico, suddivisi in spazi perennemente accessibili e per aperture occasionali: l’obiettivo è di accompagnare il visitatore in un inedito “dietro le quinte”, nel cuore pulsante di un lungo processo conoscitivo e scientifico che va dallo scavo del reperto fino alla sua musealizzazione. È stato avviato un importante progetto di digitalizzazione di tutta la collezione dei reperti stabiani, il cui progetto è curato da Maria Rispoli e da Alberto Bruni. I primi dati saranno sin da subito fruibili mediante postazioni multimediali collocate nelle sale dei depositi. Essi saranno a disposizione di visitatori e di studiosi che potranno consultare i database secondo livelli di fruizione diversificata.
Centro di formazione e laboratorio di digitalizzazione 3D della reggia di Quisisana. All’interno della Reggia di Quisisana è stato realizzato un centro di formazione avanzato, grazie al progetto “ISIDE – Percorso formativo condiviso e federato per la Safety&Security dei luoghi della cultura del MiC della Regione Campania”, finanziato con risorse del “PON Legalità” 2014-2020 del ministero dell’Interno. Grazie a tale progetto è stato possibile realizzare delle aule multimediali appositamente attrezzate con dotazioni tecnologiche estremamente avanzate, inclusi visori 3D per esperienze di formazione immersiva. All’interno di tali aule, unitamente a quelle realizzate negli altri luoghi della cultura della Regione Campania, è stata già avviata un’attività di formazione (con lezioni sia in diretta, erogate dai docenti presenti in una delle aule, sia in differita, grazie a una piattaforma didattica appositamente realizzata che può essere utilizzata dai partecipanti all’interno delle aule o da remoto, da qualunque tipo di postazione) riguardante gli aspetti della sicurezza, intesa sia come Safety che come Security, e della tutela del patrimonio al fine di aumentare le competenze e le conoscenze di tutto il personale del MiC della Regione Campania. Il progetto è strettamente connesso con un analogo progetto della Regione Calabria, grazie alla visione federata alla base della loro realizzazione. Le aule, attrezzature, infrastrutture potranno essere inoltre utilizzate per altre iniziative e progetti di formazione, al fine di garantire la giusta diffusione e disseminazione culturale in tutti i settori di interesse del MiC (e non solo), potendo operare in sinergia con università e altri istituti/enti nazionali e internazionali. All’interno degli spazi è stato anche realizzato in collaborazione con la Scuola Superiore Meridionale un apposito laboratorio per la digitalizzazione 3D dei reperti e degli oggetti artistici, attrezzato con apparecchiature e dispositivi all’avanguardia dal punto di vista tecnologico. L’intervento di ampliamento del Museo è parte di un insieme di progetti per la Reggia e il suo giardino storico per un importo complessivo di 7 milioni 616mila euro.
Castellammare di Stabia (Na). Dopo un anno di stop per il nuovo allestimento, riapre il museo Archeologico di Stabia “Libero D’Orsi”. Inaugurazione con il ministro Sangiuliano. Uno spazio anche per il Doriforo di Stabia, trafugato dai clandestini ed esposto a Minneapolis (USA). Il procuratore Fragliasso fa il punto sull’iter giudiziario per far tornare il capolavoro in Italia

Il nuovo allestimento del museo Archeologico di Stabia “Libero D’Orsi” nella reggia di Quisisana a Castellammare di Stabia (foto parco archeologico pompei)
6 marzo 2023 – 6 marzo 2024: è passato esattamente un anno dalla chiusura del museo Archeologico di Stabia “Libero D’Orsi” nella Reggia Quisisana di Castellammare di Stabia (Na) (vedi Castellammare (Na). Il museo Archeologico di Stabia “Libero D’Orsi” chiude per cambiare volto: ampliamento e valorizzazione dei depositi e degli spazi espositivi aperti sul paesaggio e le ville romane. Spazio speciale per il Doriforo trafugato, oggi ancora a Minneapolis | archeologiavocidalpassato). Il nuovo allestimento è stato completato e il 6 marzo 2024 il museo sarà riaperto al pubblico.

Il ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano con il direttore del Parco Gabriel Zuchtriegel in una visita al sito archeologico (foto parco archeologico pompei)
Lunedì 4 marzo 2024, alle 15, alla presenza del ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano, l’inaugurazione ufficiale del rinnovato allestimento del museo Archeologico di Stabia “Libero d’Orsi” con un percorso ampliato, depositi visitabili e scuola di formazione e digitalizzazione. Interverranno: il direttore generale dei Musei, Massimo Osanna; il prefetto capo della commissione straordinaria di Castellammare di Stabia, Raffaele Cannizzaro; il direttore generale del parco archeologico di Pompei, Gabriel Zuchtriegel; la direttrice del museo Archeologico di Stabia “Libero D’Orsi”, Maria Rispoli; il prof. Carlo Rescigno dell’università della Campania “Luigi Vanvitelli”. Concluderà il ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano. Nell’occasione il comandante del Nucleo Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale di Napoli, cap. Massimiliano Croce presenterà il recupero di circa 125 reperti archeologici di produzione campana, condotto in sinergia con il parco archeologico di Pompei – Area Tutela. I reperti saranno tutelati e valorizzati nel contesto del rinnovato museo Archeologico di Stabia “Libero D’Orsi”.

Il nuovo allestimento del museo Archeologico di Stabia “Libero D’Orsi” nella reggia di Quisisana a Castellammare di Stabia (foto parco archeologico pompei)
Chiudere per diventare più grandi. È stato questo il “motto” al museo Archeologico di Stabia “Libero D’Orsi” nella Reggia di Quisisana a Castellammare di Stabia proponendo un concept innovativo che interessa i depositi, al fine di renderli sempre più non solo luoghi di conservazione ma anche di fruizione e ricerca, mentre il percorso di visita museale viene arricchito di ulteriori reperti, approfondimenti e strumenti multimediali (nel video del parco archeologico di Pompei l’allestimento dello splendido soffitto con testa di Medusa, restaurato e proveniente da Villa San Marco). Previsto nel nuovo allestimento anche uno spazio per il Doriforo di Stabia, la statua di eccezionale qualità oggi al Minneapolis Institute of Art (USA).

Un momento del briefing sul Doriforo di Stabia con il procuratore Nunzio Fragliasso (foto parco archeologico pompei)
Sul caso del Doriforo di Stabia è intervenuto qualche giorno fa, in un incontro stampa col direttore del parco archeologico di Pompei Gabriel Zuchtriegel, il Procuratore della Repubblica di Torre Annunziata, Nunzio Fragliasso, che ha ripercorso e fatto il punto sull’iter giudiziario intrapreso per riportare il Doriforo di Stabia in Italia. Innanzitutto le tappe percorse dalla Procura di Torre Annunziata. “Il 18 gennaio 2022 su richiesta della Procura di Torre Annunziata – spiega – il Gip del Tribunale di Torre Annunziata ordina la confisca della statua del Doriforo avendo ritenuto provata la provenienza della statua del Doriforo, copia romana del capolavoro di Policleto. Un’altra è esposta al Mann, ma non a detta di chi vi parla – non sono un addetto ai lavori – ma degli esperti, è una copia ancora più bella. E secondo gli accertamenti della Procura e condivisi dal Giudice questa statua proviene da Stabia, appartiene all’Italia, ed è esposta al museo di Minneapolis dove è stata esportata clandestinamente. Il 21 febbraio 2022 – continua -, la Procura di Torre Annunziata ha inoltrato alle competenti autorità degli Stati Uniti – città di Washington – una rogatoria internazionale per riportare la statua del Doriforo in Italia dando istituzione della notifica di confisca in attuazione dei trattati internazionali stipulati tra il Governo della Repubblica italiana e il Governo degli Stati Uniti: il 9 novembre 1982, un altro il 3 maggio 2006, e un altro il 25 giugno 2013. Il 16 maggio 2022 su richiesta degli Stati Uniti la Procura di Torre Annunziata ha trasmesso alle competenti autorità statunitensi un nuovo esemplare del documento di confisca recante la certificazione dell’esecutività del provvedimento. Quindi il 18 ottobre e 14 dicembre 2022 sono stati trasmessi agli Stati Uniti integralmente i documenti sui quali si fonda l’adozione del provvedimento di confisca. E questi atti sono stati notificati al museo di Minneapolis. Il 3 marzo 2023 la difesa italiana del museo di Minneapolis ha ritirato presso la Procura di Torre Annunziata la copia integrale del procedimento penale nell’ambito del quale è stato emesso il provvedimento di confisca. A oggi, pur potendolo fare, il museo di Minneapolis non ha proposto alcun gravame – tecnicamente si chiama incidente di esecuzione – al provvedimento di confisca. Ciò non di meno la statua sta ancora esposta al museo. L’ultima notizia – ricorda – è del 15 dicembre 2023 la Procura di Torre Annunziata ha avanzato una formale richiesta di verifica alle autorità di Washington chiedendo che si dia corso alla rogatoria internazionale. Non abbiamo ricevuto risposta”. Ora si confida su un supporto anche dai contatti diplomatici e le buone relazioni tra l’Italia e gli Stati Uniti. Intanto lo Stato italiano ha bloccato ogni prestito dall’Italia al museo di Minneapolis finché non si risolve questo contenzioso.

Nunzio Fragliasso, procuratore della Repubblica di Torre Annunziata (foto graziano tavan)
L’azione giudiziaria iniziata due anni fa dalla Procura di Torre Annunziata ha ripreso, valorizzandola, una inchiesta dell’inizio degli anni ’80 del Novecento della Procura di Napoli per riportare la statua del Doriforo che all’epoca era esposta al museo di Monaco di Baviera. “E la statua era esposta – lo sappiamo da fonte certa – come Doriforo di Stabia”. “Da nostre indagini – riprende Fragliasso – sappiamo che la statua è stata esportata all’estero clandestinamente, passando dalla Svizzera scomposta in quattro pezzi, da Eli Borowsky, un trafficante internazionale – nel frattempo deceduto – di reperti archeologici e opere d’arte: quando un servizio della Rai mostrò le foto del Doriforo scomposto in quattro parti facendo montare la polemica, lo stesso Borowsky ammise che quelle foto, e quindi la statua, erano nelle sue disponibilità. La statua all’epoca – continua – fu anche sequestrata dalle autorità di Monaco di Baviera. Il sequestro durò circa un paio di anni, e poi fu dissequestrata dal procuratore generale di Monaco di Baviera, ma il museo di Monaco di Baviera a quel punto non la volle comprare. Da quel momento si perdono le tracce della statua che poi ricompare al museo di Minneapolis. E noi abbiamo la prova del fatto che quando i rappresentanti del museo di Minneapolis hanno acquistato la statua sapevano della sua provenienza clandestina. Noi abbiamo un carteggio, che ci è stato consegnato dagli Stati Uniti – sottolinea Fragliasso -, tra un rappresentante del museo di Minneapolis e quello di un altro museo nel quale si legge (siamo nel 1976 quindi ben prima dell’acquisto della statua, che è stato dopo il 1984) che la statua è stata ripulita solo dalla terra. E in un altro tra due rappresentanti dello stesso museo di Minneapolis si legge che la statua, secondo gli esperti di arte romana, proveniva dalla terra e non dal mare. Ciò smentisce quanto sempre sostenuto dal Borowsky, cioè che la statua era stata rinvenuta in mare. Se è così, cioè proveniente dalla terra, continuano i due, meglio non dirlo ad alta voce oppure il vecchio furto di Castellammare potrebbe venir fuori di nuovo. La prova del nove ce l’abbiamo con una verifica effettuata sulla statua dalle autorità tedesche: una perizia datata 11 settembre 1984 conclude che il genotipo della superficie del marmo della statua viene pregiudicato da due grosse macchie calcaree riconducibili al giacimento della statua per molto tempo sotto terra”.

Il Minneapolis Institute of Art (USA) (foto wikipidia)
“Questo dettaglio è importante – fa notare il procuratore – perché se la statua proveniva da sotto terra significa che questa proveniva da scavi clandestini e per la legislazione dell’epoca (legge 1089/39), ma che è stata una costante di tutte le leggi che si sono succedute, tutti i reperti archeologici provenienti dal territorio italiano appartengono allo Stato italiano. Perciò l’esportazione all’estero di beni archeologici rinvenuti nello Stato italiano è reato, e questo reato comporta obbligatoriamente la confisca anche in assenza di condanna. Viene fatta salva, come ha scritto la Corte costituzionale, la buona fede del terzo acquirente. E noi abbiamo dimostrato che i rappresentanti del museo di Minneapolis non fossero affatto in buona fede al punto tale – conclude – che molto prima di comprare la statua loro sapevano della provenienza della statua da sotto terra, e quindi da uno scavo clandestino, e consigliavano di non far emergere questa circostanza”.
Roma. Al Complesso di San Michele la presentazione del libro “Un atleta venuto dal mare. Criticità e prospettive di un ritorno” (L’Erma di Bretschneider) di Jessica Clementi, Mariateresa Curcio e Rachele Dubbini nell’ambito dei “Percorsi di lettura” dell’Istituto centrale per l’Archeologia (Ica) per promuovere la riflessione e il dibattito sull’Atleta di Fano, e il contenzioso tra lo Stato italiano e il Paul Getty Museum. In presenza e on line
Per “Percorsi di lettura dell’Istituto centrale per l’Archeologia”, giovedì 22 febbraio 2024, alle 16, a Roma, nella sala conferenze della Biblioteca delle arti del Complesso monumentale del San Michele, presentazione del libro “Un atleta venuto dal mare. Criticità e prospettive di un ritorno” (L’Erma di Bretschneider) curato da Jessica Clementi, Mariateresa Curcio e Rachele Dubbini. Il testo è dedicato a un rinvenimento archeologico avvincente e controverso: quello del cosiddetto “Atleta di Fano” ritrovato nel 1964 nelle acque dell’Adriatico e oggetto di un lungo contenzioso tra lo Stato italiano e il Getty Museum di Malibu. L’evento sarà trasmesso sul canale YouTube dell’Istituto Centrale per l’Archeologia. Dopo i saluti, portati dal direttore generale Archeologia Belle arti e Paesaggio, Luigi La Rocca, e da Massimo Osanna, direttore generale Musei, introduce i lavori Elena Calandra, direttore dell’Istituto centrale per l’archeologia, che animerà il dialogo con le curatrici Jessica Clementi, Mariateresa Curcio e Rachele Dubbini: interverranno Stefania Bisaglia, dirigente del Servizio IV della direzione generale Archeologia Belle arti e Paesaggio, che si occupa della circolazione dei beni culturali; Lorenzo D’Ascia, dell’Avvocatura generale dello Stato, che supporta il ministero della Cultura nella complessa vicenda giudiziaria; ed Eugenio Polito, dell’università di Cassino e del Lazio meridionale, esperto sotto il profilo della storia dell’arte antica. La presentazione intende promuovere la riflessione e il dibattito sui molteplici temi posti da un lavoro editoriale ricco di spunti di interesse, che offre un contributo corale su un’opera scultorea dall’alto valore artistico e identitario.

Copertina del libro “Un atleta venuto dal mare. Criticità e prospettive di un ritorno” (L’Erma di Bretschneider) di Jessica Clementi, Mariateresa Curcio e Rachele Dubbini
Il libro. Un’antica statua in bronzo rinvenuta in mare negli anni Sessanta dai pescatori di Fano: la creazione di un artigiano greco che imita o copia fedelmente un’opera famosa nel mondo romano o l’opera originale dell’illustre scultore Lisippo, razziata dalla Grecia dai conquistatori romani? Di certo siamo di fronte a un bene culturale la cui proprietà è aspramente contesa tra l’Italia e gli Stati Uniti, mentre la memoria del suo rinvenimento e il suo legame con l’Adriatico la rendono parte integrante dell’eredità culturale della città di Fano. L’atleta venuto dal mare è denominato “il Lisippo”, “l’Atleta di Fano”, il “Getty Bronze” o ancora, volendo rimanere più neutrali, “l’Atleta vincitore”. Così come i suoi nomi, numerose sono le questioni aperte che riguardano quest’opera: il volume ospita una discussione che vede protagonisti esperti di varie discipline per affrontare insieme la questione giuridica, la conservazione e la valorizzazione del bene, il rapporto con il territorio adriatico e con le comunità che di questo bene si sentono eredi e il tema della circolazione di opere greche nel mondo romano, al fine di mettere a fuoco possibilità e criticità di un possibile ritorno del pezzo in Italia dal Getty Museum di Los Angeles, ritorno atteso ormai da troppi anni.
Il convegno. Il libro scaturisce dal convegno “Un atleta venuto dal mare. Criticità e prospettive di un ritorno”, promosso dall’università di Ferrara nel 2021 riguardo alla statua dell’Atleta di Fano, così denominato per il luogo di rinvenimento, avvenuto a opera di un peschereccio italiano il 14 agosto 1964 nelle acque antistanti la città. La statua è nota peraltro con varie denominazioni, che ne tradiscono la storia complessa, tra le quali: “il Lisippo”, l’“Atleta vittorioso” e il “Bronzo Getty”. Quest’ultima definizione denuncia l’attuale e controversa proprietà del bene: il John Paul Getty Museum di Malibu, che acquistò l’opera nel 1977 dichiarandone il rinvenimento in acque internazionali. Come spiegato nella prefazione del libro, il ministero della Cultura, i carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale e l’autorità giudiziaria sono da anni impegnati in un’azione volta “alla restituzione allo Stato italiano dell’opera in forza anche del provvedimento con cui nel 2018 la Corte di Cassazione ne ha reso definitiva la sentenza di confisca, ritenendo che la statua dell’Atleta appartenesse storicamente e culturalmente all’Italia dal cui territorio era stata illecitamente sottratta”. Il museo statunitense si è appellato alla Corte Europea di Giustizia presso cui pende ora il giudizio, ma nel frattempo il convegno e il volume hanno inteso analizzare la statua sotto vari profili. Di essa sono analizzati nella prima sezione il luogo di ritrovamento e i possibili contesti originari (Rachele Dubbini), le denominazioni che si sono sovrapposte a connotarne la poliedrica percezione dell’identità (Materiateresa Curcio), fino alle nuove proposte di valorizzazione (Jessica Clementi); nella seconda parte l’opera è inquadrata nell’ambito del commercio antico delle opere d’arte greca nel Mediterraneo (Alessio Sassù), con un approfondimento sulle sculture d’ornamento a Roma (Alessandra Bravi); la terza parte ripercorre le intricate vicende processuali riguardanti il bronzo (Silvia Cecchi), inquadrandole nella prospettiva della restituzione dei beni archeologici (Serena Epifani); segue la riflessione sulla questione espositiva dei bronzi antichi, sotto il profilo della conservazione (Monica Galeotti e Anna Patera) e della valorizzazione (Francesca Morandini). La quinta sezione del volume guarda alla questione identitaria nel quadro internazionale, della quale l’Atleta è considerato un caso cruciale (Giuditta Giardini), analizzato accanto alle statue-gonfalone simbolo di varie città in età medievale. Il lavoro si chiude con le prospettive di ricerca e di valorizzazione dal contesto di provenienza in senso lato, guardando all’archeologia subacquea nelle Marche (Stefano Finocchi e Stefano Medas), agli spunti per la musealizzazione (Nicoletta Frapiccini), al recupero dell’area del teatro romano di Fanum Fortunae (Stefano Marchegiani). La restituzione all’Italia dell’Atleta è ancora sub iudice, ma innegabile è il valore identitario che si è venuto creando intorno alla statua, che rappresenta un punto di riferimento per i cittadini di Fano e più in generale per la comunità di patrimonio, come la convenzione di Faro insegna.

Jessica Clementi (Sapienza università di Roma)
Jessica Clementi ha conseguito il dottorato in archeologia classica alla Sapienza università di Roma. È assegnista di ricerca presso il Dipartimento di Scienze della Terra, Sapienza università di Roma e docente di topografia antica all’università di Ferrara. Si occupa di storia dell’arte greca e romana e topografia antica, con molteplici interessi nel campo dell’archeologia funeraria e dei sistemi insediativi nel Delta Padano. La sua ricerca spazia dalla storia dell’archeologia, con una monografia dedicata agli scavi Torlonia sull’Appia Antica, all’applicazione di tecniche remote sensing per il monitoraggio di beni archeologici e la tutela del territorio.

Mariateresa Curcio, Sapienza università (foto cosenza channel)
Mariateresa Curcio ha conseguito il dottorato in archeologia classica, con titolo congiunto tra Sapienza università di Roma e Paris 1 Panthéon-Sorbonne. Ha lavorato come assegnista di ricerca per il dipartimento di Scienze dell’Antichità alla Sapienza e per il dipartimento di Studi umanistici dell’università di Ferrara. È autrice di una monografia sulla produzione artistica romana e di diversi articoli sulla statuaria nel mondo antico, la storia dell’archeologia e le metodologie museologiche. Attualmente si occupa di digitalizzazione del patrimonio culturale e di allestimenti museali.

Rachele Dubbini (università di Ferrara)
Rachele Dubbini è professore associato in Archeologia classica all’università di Ferrara. È la fondatrice del laboratorio “Eredità Culturali e Comunità” specializzato sul rapporto tra il patrimonio culturale e le comunità che lo vivono e dal 2022 è direttrice del progetto di scavo “Appia Antica 39”, che indaga un lotto funerario di epoca imperiale alle porte di Roma. Autrice di numerosi studi sulla Corinto di epoca arcaica, sul paesaggio suburbano della città di Roma e sull’archeologia italiana in epoca fascista, si occupa principalmente dell’archeologia del sacro e dell’archeologia del paesaggio nel mondo greco e romano, della storia dell’archeologia italiana e dell’archeologia pubblica.
Perugia. Al museo Archeologico nazionale “Egregio Prof. Torelli, Caro Mario. Una vita per l’Archeologia”, tre giornate di studio: tre giornate di studio a poco più di tre anni dalla scomparsa del professor Mario Torelli, archeologo di fama internazionale, con alcuni tra i maggiori studiosi che con lui si sono formati e hanno incrociato la sua straordinaria attività professionale. Ecco il programma
A poco più di tre anni dalla scomparsa del professor Mario Torelli, archeologo di fama internazionale (vedi Archeologia in lutto. È morto Mario Torelli, grande etruscologo, archeologo e docente di Archeologia e Storia dell’Arte greca e romana. Stava preparando una grande mostra su Pompei e Roma | archeologiavocidalpassato), per 35 anni docente di Archeologia e Storia dell’Arte greca e romana all’università di Perugia, il museo Archeologico nazionale dell’Umbria gli dedica “Egregio Prof. Torelli, Caro Mario. Una vita per l’Archeologia”, tre giornate di studio, dal 21 al 23 febbraio 2024, alle quali parteciperanno alcuni tra i maggiori studiosi che con lui si sono formati e hanno incrociato la sua straordinaria attività professionale. La direzione regionale Musei Umbria ha così voluto onorare la memoria e la carriera del professor Torelli con un evento che vedrà la partecipazione di docenti universitari, allievi, professionisti e studiosi italiani e stranieri, che, insieme, lo ricorderanno coniugando omaggi accademici e ricordi personali. L’ingresso è libero, fino a esaurimento posti. Molti gli ospiti illustri che interverranno, tra i quali Massimo Osanna, direttore generale Musei del ministero della Cultura e Alfonsina Russo, direttore del parco archeologico del Colosseo. L’iniziativa, promossa dai Musei nazionali di Perugia – Direzione regionale Musei Umbria, diretti da Costantino D’Orazio, è curata da Tiziana Caponi, direttrice del museo Archeologico nazionale dell’Umbria.
PROGRAMMA MERCOLEDÌ 21 FEBBRAIO 2024. Alle 9, Costantino D’Orazio, Tiziana Caponi (Musei nazionali di Perugia – direzione regionale Musei Umbria), Massimo Osanna (direzione generale Musei), e Alfonsina Russo (parco archeologico del Colosseo): “A Mario Torelli dall’Etruria al Colosseo”; Attilio Mastino e Raimondo Zucca (università di Sassari): “Baruffe chiozzotte: la vicenda della Laurea Magistrale honoris causa in archeologia al prof. Mario Torelli a Sassari e altre storie”; Carlo Rescigno (università della Campania “Luigi Vanvitelli”): “Le fanciulle di Reggio”; Franco Nardella: “Dall’Archeologia al Cinema. La ricostruzione storica come metodo”; Marco Fabbri (università di Roma “Tor Vergata”): “Mario Torelli e la divulgazione della conoscenza archeologica”. Pausa pranzo. Alle 15, Stefano Bruni (università di Ferrara): “Le farfalle di Larthia Seianti”; Simonetta Angiolillo (università di Cagliari): “1969 – 1976: a Cagliari con Mario”; Lucio Fiorini (università di Perugia): “Cronache on the road per Gravisca (e oltre) insieme a Mario, mio Professore e compagno di viaggio”; Angelo Centini: “Mario Torelli cittadino onorario di Tarquinia”; Antonio Sgamellotti (già università di Perugia): “Un lungo rapporto di amicizia e collaborazione scientifica con Mario”; Dorica Manconi: “1970: primi studenti sardi allo scavo di Gravisca”.
PROGRAMMA DI GIOVEDÌ 22 FEBBRAIO 2024. Alle 9, Pedro Rodriguez Oliva (Universidad de Málaga): “Las relaciones de Mario Torelli con la Universidad de Málaga, Spagna”; Cristina Papa (già università di Perugia): “Mario Torelli e le intersezioni tra antropologia e archeologia”; Maurizio Di Puolo: “Un ricordo”; Francesca Silvestrelli (università del Salento): “Quand on voit soi-même on est sûr et le témoignage d’autrui n’est jamais aussi certain. I viaggi in Italia di Honoré d’Albert duca di Luynes (1825 e 1828)”; Arturo Ruiz (Universidad de Jaén): “El día que Mario Torelli vino a los campos de olivos”; Marco Arizza (CNR ISPC): “Tra i templi di Roma e le tombe di Veio. Incontri e ricordi con Mario Torelli”. Pausa pranzo. Alle 15, Nicola Terrenato (University of Michigan, Kelsey Museum of Archaeology): “La topografia più antica del Quirinale settentrionale alla luce delle nuove scoperte”; Roberto Marcucci (Casa editrice l’Erma di Bretschneider): “Un ricordo dell’amico Editore, Roberto Marcucci”; Maria Grazia Lungarotti (Fondazione Lungarotti): “L’Archeologo, l’Amico, una visione condivisa”; Elmo Mannarino (già università di Perugia): “Mario: l’amico e l’archeologo”; Lino Conti (Accademia delle Scienze dell’Umbria): Lara Anniboletti, Alessandro Mandolesi con Maria Rosa Lucidi (direzione generale Musei, museo Archeologico nazionale di Civitavecchia): “La dea Fortuna si era messa ad aiutarmi alla grande… Mario e il santuario di Punta della Vipera (S. Marinella)”.
PROGRAMMA DI VENERDÌ 23 FEBBRAIO 2024. Alle 9, Giuseppina Manca Di Mores (Accademia di Belle Arti di Sassari): “Troppe ali… Riflessioni sull’altorilievo fittile del tempio di Antas (Fluminimaggiore – Sud Sardegna)”; Massimo Cultraro (CNR ISPC): “Divagazioni sul Mediterraneo: Mario Torelli e la Grecia delle origini”; Francesco Marcattili (università di Perugia): “In viaggio con Mario, in viaggio con Enea”; Donatella Scortecci (università di Perugia): “Non solo il mondo classico… Mario Torelli e l’archeologia cristiana”; Massimo Nafissi (università di Perugia): “Mario Torelli, Sparta e il programma figurativo del Trono di Apollo ad Amicle”; Donato Loscalzo (università di Perugia): “L’ironia di Mario Torelli”; Pausa pranzo. Alle 15, Sabrina Boldrini (università di Perugia): “Libri e biblioteche di antichistica all’Università di Perugia”; Enrico Signorini, Olindo Stefanucci: “Con Mario, a Perugia, Cortona e oltre”; Primo Tenca: “Un amico leale e generoso”; Alberto Mori, Raffaele Davanzo: “Rinnovamento ippodameo di tracciati urbani etruschi”; Giancarlo Paoletti: “Pedagogia della polpetta”; Luana Cenciaioli: “La decorazione architettonica a Perugia in età romana ed il reimpiego degli elementi lapidei: il capitello con Scilla e i compagni di Ulisse”; Tiziana Caponi (museo Archeologico nazionale dell’Umbria): “Considerazioni conclusive”.
Napoli. Aperta al museo Archeologico nazionale la mostra “Gli Dei ritornano. I bronzi di San Casciano” con gli straordinari ritrovamenti del 2022 e le novità del 2023 nel santuario termale etrusco e romano del Bagno Grande di San Casciano dei Bagni. Gli interventi di Sangiuliano, Osanna, Tabolli e Carletti

Il suggestivo allestimento della mostra “Gli Dei ritornano. I bronzi di San Casciano” al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto graziano tavan)
Gli azzurri pastello che virano al verde acqua con riflessi di luce che si fanno strada dalla superficie della piscina creano un’atmosfera particolare attorno ai bronzi etruschi che sembrano fluttuare nelle acque calde verso il fondo della vasca sacra del santuario termale etrusco e romano del Bagno Grande di San Casciano dei Bagni, dove sono stati trovati, duemila anni dopo, coperti e protetti da uno strato di fango. È questo l’ambiente, raccolto e suggestivo, che dal 16 febbraio al 30 giugno 2024 accoglierà i visitatori del museo Archeologico nazionale di Napoli che saliranno al terzo piano per accedere alle nuove sale – appena restaurate e recuperate alla nuova fruizione espositiva (qui, fino a qualche mese fa, c’era la sala conferenze) – dove è allestita la mostra “Gli Dei ritornano. I bronzi di San Casciano”, che presenta al pubblico gli straordinari ritrovamenti effettuati nell’estate 2022 e le novità venute alla luce nel 2023 nel santuario termale etrusco e romano del Bagno Grande di San Casciano dei Bagni: un viaggio attraverso i secoli alla scoperta del paesaggio delle acque calde tra Etruschi e Romani nel territorio dell’antica città-stato etrusca di Chiusi.

Locandina della mostra “Gli Dei ritornano. I bronzi di San Casciano” al museo Archeologico nazionale di Napoli dal 16 febbraio al 30 giugno 2024
La mostra, curata da Massimo Osanna e Jacopo Tabolli, è stata presentata per la prima volta al Palazzo del Quirinale tra giugno e dicembre del 2023, grazie all’iniziativa della Presidenza della Repubblica (vedi Il 2024 porta al museo Archeologico nazionale di Napoli la mostra “Gli dei ritornano – I Bronzi di San Casciano” dopo il successo al Quirinale. Bilancio dello scavo nel 2023 e presentazione del progetto CADMO (museo Archeologico, area archeologica e Hub Internazionale di ricerca) | archeologiavocidalpassato). Il nuovo allestimento al museo Archeologico nazionale di Napoli, arricchito da nuovi reperti provenienti dallo scavo della scorsa estate, è stato progettato da Guglielmo Malizia e Chiara Bonanni. Il catalogo è a cura di Treccani, con la sponsorizzazione tecnica di Intesa Sanpaolo. Hanno inoltre finanziato lo scavo e i restauri per la mostra Friends of Florence, Ergon, Robe Cope per Vaseppi, Banfi srl e il Castello di Fighine.

Auditorium del Mann: presentazione della mostra “Gli Dei ritornano. I bronzi di San Casciano”. Da sinistra, Jacopo Tabolli, Massimo Osanna, Gennaro Sangiuliano, Luigi La Rocca, Agnese Carletti (foto graziano tavan)
La mostra, presentata ufficialmente il 16 febbraio 2024 in auditorium del Mann alla presenza del ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano, il direttore generale Musei e direttore ad interim del Mann Massimo Osanna, il direttore generale SABAP Luigi La Rocca, il direttore dello scavo Jacopo Tabolli, e il sindaco di San Casciano dei Bagni Agnese Carletti, è promossa dal ministero della Cultura, ed è stata realizzata grazie alla collaborazione tra una pluralità di istituzioni preposte alla ricerca, alla tutela e alla valorizzazione del patrimonio. Organizzata dalla direzione generale Musei del MiC, l’esposizione presenta al pubblico i risultati degli scavi archeologici del Bagno Grande di San Casciano dei Bagni. Gli scavi sono in concessione al Comune di San Casciano dei Bagni dalla direzione generale Archeologia Belle arti e Paesaggio del Mic, con la tutela della soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per le Province di Siena Grosseto e Arezzo. Il coordinamento scientifico è dell’università per Stranieri di Siena. I restauri sono avvenuti con il supporto dell’Istituto Centrale del Restauro.
La scelta del Mann per la seconda tappa della mostra “Gli Dei ritornano. I bronzi di San Casciano” non è casuale, come spiega ad archeologiavocidalpassato.com il dg musei Massimo Osanna.

Massimo Osanna, direttore generale Musei, e co-curatore della mostra “Gli Dei ritornano. I bronzi di San Casciano” (foto graziano tavan)
“Questa mostra nasce da un ambizioso progetto di ricerca – ricorda – e, come spesso dovrebbero essere le mostre cioè mostre che nascono dalla ricerca della conoscenza, questa esposizione nasce da uno scavo straordinario fatto da un’équipe internazionale coordinata da Jacopo Tabolli per l’università degli Stranieri di Siena insieme al ministero della Cultura, una mostra che raccoglie e racconta questa straordinaria avventura della scoperta dei bronzi di San Casciano. La prima tappa – continua – è stata quella romana ospitata, ed è veramente un orgoglio, nel Palazzo del Quirinale. Dopo Roma si è deciso di portarla a Napoli, perché Napoli è il grande museo archeologico italiano, e dove – tra l’altro – il contatto con l’Antico dal Settecento ha significato moltissimo per la città e per l’Europa”.

Una statua in bronzo riemersa dallo scavo del Bagno Grande del santuario etrusco-romano a San Casciano dei Bagni (Si) (foto mic)
“E come i bronzi vesuviani, gli oggetti delle eruzioni, sono venuti fuori all’improvviso, dopo un evento catastrofico, così anche i bronzi di San Casciano vengono fuori per un evento, un evento meno catastrofico ovviamente dell’eruzione, ma altrettanto d’impatto per questi materiali: un fulmine (in età tiberiana, ndr) cade nel santuario e richiede delle azioni espiatorie. I grandi bronzi e anche molti ex voto vengono deposti sacralmente nella fonte sacra alla dea, la dea della Fonte, e questo li ha preservati per sempre, fino a quando gli archeologi non li hanno scoperti. Quindi – conclude – un riaffiorare dell’Antico attraverso gli oggetti che si soni salvati dal naufragio del passato che, come a Pompei, ci restituisce cose straordinarie”.

Il ministro Gennaro Sangiuliano, al centro, accompagnato dal dg sabap Luigi La Rocca (a sinistra) e dal dg musei Massimo Osanna (a destra) alla mostra “Gli Dei ritornano. I bronzi di San Casciano” al Mann (foto mann / valentina cosentino)
“I Bronzi di San Casciano, esposti dal 16 febbraio 2024 al museo Archeologico nazionale di Napoli”, interviene il ministro Sangiuliano, “offrono alla nostra comunità un frammento di storia sepolta e anche l’emozione di questa scoperta, definita dagli esperti una delle più rilevanti degli ultimi tempi. Si tratta di uno scavo giovane, siamo certi che le ricerche condotte dal ministero della Cultura, con il coinvolgimento di tanti atenei, coordinati dall’università per Stranieri di Siena, ci regalerà nel prossimo futuro molte nuove scoperte. Abbiamo già proceduto all’acquisto di un palazzo cinquecentesco nel centro storico di San Casciano e ciò renderà possibile presto l’apertura di un museo che diventerà la nuova casa di questi reperti. La ferma volontà di mantenere il legame inscindibile delle scoperte con il territorio è parte costitutiva del progetto di valorizzazione dell’identità delle nostre comunità locali. I musei sono punti cardinali della nostra identità e memoria. La mostra al Mann, fra i più importanti musei archeologici al mondo – chiude Sangiuliano -, testimonia l’importanza per il ministero della Cultura di questo progetto e ribadisce come il patrimonio sia di tutti”.

Jacopo Tabolli. Agnese Carletti e Massimo Osanna al Mann (foto graziano tavan)
Particolarmente orgogliosa che il progetto di San Casciano dei Bagni venga ospitato a Napoli, all’interno delle prestigiose sale del museo Archeologico nazionale, è il sindaco di San Casciano dei Bagni, Agnese Carletti, che guarda già avanti. “Questa scoperta per San Casciano rappresenta un punto di partenza innanzitutto per costruire il futuro di un piccolo comune di neanche 1500 abitanti”, spiega Agnese Carletti ad archeologiavocidalpassato.com. “E questo scavo è uno scavo che l’amministrazione ha voluto, ha finanziato, ha portato avanti. Pian piano ha portato tutti anche a credere in questa attività. E se oggi siamo qui è anche grazie alla squadra che pian piano siamo riusciti a costruire e insieme a questa squadra – quindi università per Stranieri di Siena – stiamo realizzando i prossimi step, cioè la realizzazione di un museo, un hub di ricerca universitaria internazionale e il parco archeologico”.
Vediamo allora come si è giunti alla scoperta archeologica premiata alla XXV Borsa mediterranea del turismo archeologico a Paestum come “scoperta internazionale dell’anno 2022” col 9° International Archaeological Discovery Award “Khaled al-Assad” (Paestum. 9° International Archaeological Discovery Award “Khaled al-Asaad” 2023 promosso da Bmta e Archeo: ecco le 5 scoperte archeologiche del 2022 candidate. Egitto: a Saqqara trovata piramide regina Neith, 300 sarcofagi e 100 mummie del Nuovo Regno; Guatemala: tracce del più antico calendario Maya; Iraq: nel bacino idrico di Mosul una città dell’Età del Bronzo; Italia: a San Casciano dei Bagni dal fango 24 statue di bronzo di epoca etrusca e romana; Turchia: a Midyat una grande città sotterranea di 2000 anni fa | archeologiavocidalpassato).

Jacopo Tabolli osserva una statua femminile con dedica in etrusco allo scavo al Bagno Grande del santuario termale etrusco-romano di San Casciano (foto uni-stranieri siena)
“Lo scavo è iniziato nel 2019”, ricorda Jacopo Tabolli ad archeologiavocidalpassato.com, “scavo che ha portato nel 2021 e 2022 al rinvenimento di una grande vasca sacra all’interno di un tempio tetrastilo, che è stato costruito probabilmente nel III sec. a.C. e sopravvive fino agli inizi del V sec. d.C. Anno dopo anno stiamo scavando il deposito all’interno della vasca sacra che ha vari momenti di chiusura, cioè momenti in cui il materiale sacro all’interno del santuario viene raccolto e deposto all’interno del fango caldo. Il primo grande momento è in età tiberiana, alla fine, quindi all’inizio del I sec. d.C., momento in cui probabilmente dopo la caduta di un fulmine viene raccolto il materiale del santuario e posato all’interno della grande vasca. E poi su questa deposizione più antica per oltre 400 anni i romani continueranno a fare deposizioni sempre in bronzo, soprattutto sotto la forma di moneta (vedi San Casciano dei Bagni (Si). Dai fanghi della sorgente termale del Bagno Grande del santuario etrusco-romano emergono oltre 20 statue in bronzo, molti ex-voto, cinquemila monete in oro argento e bronzo di oltre duemila anni fa. L’archeologo Tabolli: si riscrive la storia della statuaria antica e della romanizzazione del territorio. È la scoperta più importante dai Bronzi di Riace del 1972 | archeologiavocidalpassato.

Statua di donna orante (II sec. a.C.) scoperta a San Casciano dei Bagni (foto graziano tavan)
“I nuovi materiali esposti all’interno delle sale meravigliose del Mann – spiega Tabolli – raccontano della prosecuzione dei restauri e dello scavo. Da una parte la figura dell’orante femminile, rinvenuta nel 2022, ma parte di un complesso processo di restauro coordinato dalla soprintendenza di Siena e dall’istituto centrale del Restauro, e poi un donario bilingue, una rarissima iscrizione in etrusco e in latino che testimonia la coesistenza di comunità plurilingui all’interno del santuario, un messaggio di accoglienza del santuario. Per l’anno prossimo (2024, ndr) lo scavo ovviamente continuerà dalla fine di giugno per oltre 4 mesi, con studenti e studentesse da tutto il mondo. Il nostro obiettivo – conclude – è sempre quello: non solo di continuare lo scavo del deposito votivo ma di comprendere l’evoluzione topografica del santuario, un santuario-sorgente che si lega all’acqua calda”.

I bronzi di San Casciano esposti nelle nuove sale del museo Archeologico nazionale di Napoli (foto mann / valentina cosentino)
Dall’età del bronzo fino all’età imperiale, la grande tradizione di produzioni in bronzo di quest’area dell’Etruria è raccontata in un percorso ricco di suggestione: come l’acqua calda delle sorgenti termali si fa vortice e diviene travertino, così il visitatore scopre come le offerte in bronzo incontrino l’acqua calda, non solo a San Casciano dei Bagni, ma anche in una moltitudine di luoghi sacri del territorio. Oltre venti statue e statuette, migliaia di monete in bronzo ed ex-voto anatomici narrano una storia di devozione, di culti e riti in luoghi sacri dove l’acqua termale era usata anche a fini terapeutici. L’eccezionale stato di conservazione delle statue ha permesso di tramandare lunghe iscrizioni in etrusco e latino che restituiscono nuovi dati sul rapporto tra Etruschi e Romani, sui culti presso le sorgenti termali e sulle divinità qui venerate.
Napoli. L’attesa è finita. Al museo Archeologico nazionale apre la mostra “Gli dei ritornano. I bronzi di San Casciano” curata da Massimo Osanna e Jacopo Tabolli
L’attesa è finita. Domani, venerdì 16 febbraio 2024, alle 17, al museo Archeologico nazionale di Napoli la mostra “Gli dei ritornano. I bronzi di San Casciano”, proveniente dal Quirinale dove ha riscontrato uno straordinario successo di pubblico. Si potranno ammirare le oltre 20 statue e statuette bronzee, insieme a diverse monete ed ex voto rinvenuti nel 2022 nel santuario termale etrusco-romano del Bagno Grande di San Casciano dei Bagni (Si), già esposte a Roma, insieme a quattro reperti inediti, scoperti recentemente: una donna orante, un pesciolino di cristallo, un rene (ex voto) e un monumentale donario, con iscrizione bilingue, latina ed etrusca. Alla cerimonia inaugurale, alle 17, all’Auditorium del Mann, interverranno Massimo Osanna, direttore generale Musei e direttore ad interim del Mann; Luigi La Rocca, direttore generale Archeologia Belle arti e Paesaggio; Agnese Carletti, sindaco di San Casciano dei Bagni; Jacopo Tabolli, coordinatore scientifico dello scavo, dell’università per Stranieri di Siena.

I bronzi di San Casciano esposti nella sala del Bronzino al Quirinale della mostra “Gli dei ritornano – I Bronzi di San Casciano” (foto mic)

Il ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano al convegno “Dentro il Sacro. Multiculturalismo e plurilinguismo nello scavo del Bagno Grande a San Cascino dei Bagni” a Siena (foto unistranieri-siena)
La tappa napoletana della mostra dei bronzi di San Casciano era stata annunciata a dicembre 2024 dal ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano: “Questi reperti eccezionali, che ci parlano di un passato in cui i mondi romano ed etrusco si riconoscevano nelle medesime tradizioni, hanno la capacità di riconnetterci alle nostre più antiche radici. In attesa del loro ritorno nel luogo da cui sono emersi, dove verranno ospitati in un museo per il quale abbiamo già acquistato l’edificio in cui ogni tipo di pubblico potrà comprendere il significato di questa scoperta straordinaria, ora sarà Napoli ad accogliere Gli dei ritornano. I visitatori del Mann avranno così l’opportunità di ammirare questi tesori, restituiti a noi dalla terra e dall’acqua in cui erano celati”.

Massimo Osanna e Jacopo Tabolli, curatori della mostra “Gli dei ritornano. I bronzi di San Casciano”, nei laboratori di restauro del museo Archeologico nazionale di Napoli (foto mann)
Poi, un mese fa, a metà gennaio 2024, i bronzi di San Casciano sono arrivati nei laboratori del museo Archeologico nazionale di Napoli per i lavori preliminari all’allestimento della mostra, affidati alle cure di Mariateresa Operetto (responsabile laboratorio restauro del Mann), Laura Forte (funzionaria archeologa del Museo), Wilma Basilissi (Istituto Centrale per il Restauro) e Salvatore Siano (CNR). Peculiare lo stato di conservazione dei reperti che, preservati nell’acqua calda, recano importanti iscrizioni in etrusco e latino. Queste straordinarie testimonianze permettono di ricostruire i rituali e i culti delle divinità venerate nel grande santuario termale del Bagno Grande. “È un’occasione unica per uno straordinario viaggio nel tempo che, dopo la tappa al Quirinale, si amplia adesso a Napoli con ulteriori manufatti”, ha anticipato Massimo Osanna, che cura la mostra con Jacopo Tabolli. “Con i bronzi di San Casciano si inaugurano adesso anche nuove sale del Mann, appena restaurate, destinate ad ospitare le mostre temporanee del Museo”.
Oltre 100 esperti tra archeologi, architetti, ingegneri, docenti universitari, museologi e museografi si riuniscono il 26 e il 27 febbraio 2024 a Roma, al ministero della Cultura, al Collegio Romano, per il convegno organizzato dalla direzione generale Musei “Allestire l’archeologia. Progetti in corso e nuove proposte per i musei e i parchi archeologici nazionali”. Nel corso delle due giornate verranno illustrati e discussi circa 40 progetti, studiati per realizzare ex novo o per rinnovare gli allestimenti di altrettanti musei e parchi archeologici nazionali di tutta Italia. I lavori si concluderanno con una tavola rotonda, coordinata da alcune tra le personalità attualmente più competenti per animare il dibattito intorno all’intreccio tra ricerca, comunicazione e musei. Diretta sul canale YouTube del Ministero della Cultura ai seguenti link: 26 febbraio 



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