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Locri Epizefiri (RC). Dopo cento anni si torna a scavare a Marasà dove Paolo Orsi trovò il gruppo dei Dioscuri. Al via la campagna di scavo dell’università di Bologna con la direzione regionale Musei nei santuari locresi

locri-epizefiri_parco_al-via-scavi-archeologici-nei-santuari_locandinaParte lunedì 2 settembre 2024 con le attività di indagine preliminare la nuova campagna di scavo archeologico nei Santuari dell’antica città di Locri Epizefiri (RC). Il progetto, finanziato con fondi del ministero della Cultura e voluto dal direttore generale Massimo Osanna, è realizzato dalla direzione regionale Musei Calabria, con la direzione scientifica del dirigente, Filippo Demma, e con il supporto scientifico del dipartimento di Storia Culture e Civiltà e della Scuola di specializzazione in Archeologia dell’università di Bologna, diretta Elisabetta Govi. La collaborazione si inserisce tra le attività previste dalla Convenzione per le attività scientifiche di ricerca, valorizzazione e miglioramento della fruizione del patrimonio afferente alla direzione regionale Musei Calabria, stipulata nell’aprile scorso con l’ateneo emiliano.

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Gruppo di lavoro nel sopralluogo a Locri Epizefiri (RC): al centro Elena Trunfio e Filippo Demma (foto drm-cal)

Le indagini archeologiche, volte a migliorare la conoscenza, l’accessibilità e la fruizione dell’antica polis, si focalizzeranno sue due dei più importanti santuari locresi, quello del Themosmophorion e quello del Tempio in località Marasà. Nel primo caso, gli scavi archeologici avranno lo scopo di recuperare i confini originari dell’area sacra, con l’obiettivo di migliorare la comprensione dell’intera struttura e chiarire i rapporti con i complessi sacri vicini. Presso il Tempio di Marasà verrà invece eseguito un saggio in un’area mai indagata prima con metodologia stratigrafica. Sarà allestito, inoltre, un cantiere didattico con la presenza degli studenti dell’università di Bologna che seguirà i principi dell’Archeologia pubblica e sarà visitabile anche da parte del pubblico, che verrà informato del progresso delle indagini anche con conferenze periodiche e post sui social della missione”.

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Filippo Demma discute sulla campagna di scavo in avvio a Locri Epizefiri (foto drm-calabria)

“Continua anche nel campo degli scavi archeologici”, sottolinea il direttore Demma, “il grande lavoro riportare alla luce la storia della Magna Grecia; è il segno del nuovo corso che investe i beni culturali e i luoghi della cultura calabresi. La collaborazione con un Ateneo di eccellenza come l’Alma Mater bolognese è un punto qualificante del progetto, che consentirà anche di formare i giovani archeologi in uno dei contesti più interessanti del Mediterraneo”.

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Tavolo di lavoro per la campagna di scavo a Locri Epizefiri: in primo piano, Elena Trunfio e Filippo Demma (foto drm-calabria)

“Questo progetto”, interviene la direttrice del sito Trunfio, “rappresenta un ulteriore tassello per mettere in pratica la visione strategica che abbiamo immaginato per la riqualificazione del Parco. L’indagine archeologica ci permetterà di migliorare la comprensione del sito e una maggiore consapevolezza costituisce garanzia di scientificità nel racconto che offriremo ai nostri visitatori. Il Tempio di Marasà è il luogo più iconico di Locri Epizefiri: riprendiamo dopo oltre cento anni gli scavi nella stessa area che permise a Paolo Orsi di recuperare il famoso gruppo scultoreo dei Dioscuri. È una grossa opportunità, nonché una sfida, che stiamo cogliendo con grande entusiasmo, oltre che con impegno scientifico”.

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Veduta aerea del Tempio di Marasà nel parco di Locri Epizefiri (foto drm-calabria)

“La partecipazione dell’università di Bologna al progetto di ricerca e di scavo a Locri Epizefiri”, spiega in conclusione la prof.ssa Govi, “costituisce per i nostri studenti una straordinaria occasione di conoscenza di uno dei siti più importanti della Magna Grecia e del Mediterraneo, dando la possibilità di maturare una preziosa esperienza nell’ambito della “archeologia del sacro”, un filone di indagine tra i più complessi e importanti. La collaborazione tra la Scuola di specializzazione in Beni archeologici di Bologna e la direzione regionale Musei Calabria garantisce la sinergica condivisione di obiettivi formativi, mettendo in atto le più avanzate metodologie di ricerca e le migliori strategie di gestione e valorizzazione dei beni archeologici. Gli studenti potranno così sperimentare un approccio completo che li arricchirà sotto molti punti di vista”.

Ferragosto alla Certosa di San Giacomo a Capri con il nuovo museo Archeologico e l’allestimento “L’Isola dei Cesari. Capri da Augusto a Tiberio”: 120 oggetti e opere d’arte – alcune delle quali veri capolavori – in un affascinante percorso di 8 sale, tra pregiate sculture in marmo, affreschi, ricco vasellame da mensa in ceramica e argento, elementi architettonici

capri_certosa-san-giacomo_archeologico_apertura-ferragosto_locandinaFerragosto 2024 alla Certosa di San Giacomo a Capri. Con una novità: il nuovo museo Archeologico con il nuovo allestimento “L’Isola dei Cesari. Capri da Augusto a Tiberio” inaugurato il 26 luglio 2024. Il museo racconta la storia dell’isola nel momento del suo massimo splendore, all’epoca degli imperatori Augusto e Tiberio, attraverso 120 oggetti e opere d’arte – alcune delle quali veri capolavori – in un affascinante percorso di 8 sale, tra pregiate sculture in marmo, affreschi, ricco vasellame da mensa in ceramica e argento, elementi architettonici. L’intero allestimento è stato pensato per mettere in evidenza il rapporto continuo e simbiotico con il mare, l’elemento per eccellenza che definisce Capri, e che è visibile da ogni sala del museo fino addirittura a diventare un elemento che con la linea dell’orizzonte definisce l’esposizione dei reperti.

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Il nuovo percorso “L’Isola dei Cesari. Capri da Augusto a Tiberio” nel museo Archeologico a Capri (foto emanuele a. minerva / mic)

Cuore dell’esposizione sono i reperti rinvenuti sull’isola, finora conservati nei depositi della stessa Certosa e del museo Archeologico nazionale di Napoli, adesso finalmente riuniti e fruibili da parte del pubblico. Il racconto museale è arricchito, inoltre, da numerosi oggetti della stessa epoca, provenienti principalmente dall’area campana e finora custoditi nei depositi del parco archeologico dei Campi Flegrei, dei parchi archeologici di Paestum e Velia, del parco archeologico di Ostia Antica, nonché recuperati da recenti sequestri condotti dal Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale. Fra questi ultimi spiccano tre bellissime coppe in argento rientrate dagli Stati Uniti e un suggestivo affresco proveniente dall’area vesuviana che riproduce un tempio.

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Il mare è sempre visibile nel percorso “L’Isola dei Cesari. Capri da Augusto a Tiberio” nel museo Archeologico a Capri (foto emanuele a. minerva / mic)

Nel segno dell’accessibilità sono stati progettati dei supporti multimediali, fra cui uno schermo touchscreen che, partendo da un modello tridimensionale dell’isola, permette di esplorare le dodici ville imperiali ricordate dalle fonti antiche e di ripercorrerne la storia, lo scavo e in alcuni casi la fortuna nelle arti. L’intero allestimento è stato pensato per mettere in evidenza il rapporto continuo e simbiotico con il mare, l’elemento per eccellenza che definisce Capri, e che è visibile da ogni sala del museo fino addirittura a diventare un elemento che con la linea dell’orizzonte definisce l’esposizione dei reperti. La palette cromatica dell’allestimento è ripresa dal quadro di K.W. Diefenbach esposto nella prima sala, che ritrae lo scoglio delle Sirene e che ripropone anche all’interno il mare, in un continuo dialogo fra la natura esterna e l’interno del museo. Anche gli spazi dedicati all’otium dell’imperatore si aprono sui giardini del Quarto del Priore, facendo entrare nel museo un altro elemento fondamentale delle residenze imperiali, quello della natura di horti e viridaria.

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Il nuovo percorso “L’Isola dei Cesari. Capri da Augusto a Tiberio” nel museo Archeologico a Capri: quadretto con paesaggio marittimo da Pompei (foto emanuele a. minerva / mic)

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Il ministro Gennaro Sangiuliano inaugura il nuovo museo Archeologico di Capri (foto mic)

“Il nuovo allestimento museale ‘L’Isola dei Cesari. Capri da Augusto a Tiberio’ apre idealmente una nuova stagione per gli istituti culturali della perla del Mediterraneo”, ha affermato il ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano. “Il nuovo museo archeologico alla Certosa di San Giacomo, che racconta la storia dell’isola nel momento del suo apogeo con 120 reperti rinvenuti in diversi scavi e finora conservati in numerosi depositi nel territorio campano, andrà infatti a impreziosire insieme a Villa Jovis il nuovo istituto ‘Musei e parchi archeologici di Capri’, da me fortemente voluto tra i nuovi 17 musei autonomi. Una spinta decisiva a proporre ai visitatori un’offerta culturale degna dell’eccellenza di quella turistica di Capri, riconosciuta a livello globale”.

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Il busto di Augusto divinizzato quarto del I sec. d.C.) da Fondi, nel nuvo percorso del mueo Archeologico di Capri (foto emanuele a. minerva / mic)

Per il direttore generale Musei Massimo Osanna: “Capri è protagonista di un ampio programma di valorizzazione del patrimonio culturale, che il Ministero ha intrapreso con l’istituzione del museo autonomo, con il riallestimento, in corso, della collezione Diefenbach e con l’apertura, oggi, di un museo archeologico interamente dedicato all’isola in epoca giulio-claudia, momento fondamentale in cui Augusto acquisì Capri come proprietà imperiale e il suo successore Tiberio vi si stabilì, portandovi l’Amministrazione e la corte. Per questo suo ruolo centrale nell’ambito della romanità, l’isola aspettava e meritava questo museo che, a buon diritto, si inserisce nel Sistema museale nazionale, e che è stato reso possibile dalla fattiva collaborazione, oltre che di tutte le istituzioni ministeriali coinvolte, anche delle amministrazioni di Capri e Anacapri. Oltre ai reperti rinvenuti nel territorio isolano, si restituiscono alla pubblica fruizione anche altri oggetti, utili a completare il racconto museale, fino ad oggi conservati nei depositi di altri musei o provenienti da recuperi condotti dai Carabinieri: sono testimonianze storico-archeologiche di quei decenni che portarono Capri al centro dell’Impero romano”.

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La ricostruzione dell’arredo scultoreo della Grotta Azzurra conclude il percorso di visita del nuovo museo Archeologico di Capri (foto emanuele a. minerva / mic)

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Nuovo museo Archeologico di Capri: statua acefala tipo Narciso (I sec. d.C.) da Anacapri (foto emanuele a. minerva / mic)

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Il nuovo percorso “L’Isola dei Cesari. Capri da Augusto a Tiberio” nel museo Archeologico a Capri: quadretto con le Tre Grazie da Pompei (foto emanuele a. minerva / mic)

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Nuovo museo Archeologico di Capri: statuetta di Ercole seduto su roccia (I sec. a.C.) in bronzo e calcare da Pompei (foto emanuele a. minerva / mic)

Il percorso museale. Il percorso inizia con una prima sala dedicata alla natura selvaggia di Capri, evocata da un maestoso e solenne quadro di K.W. Diefenbach, mentre una proiezione sulla volta richiama la natura odierna. Raccontare la vita dei Cesari a Capri, infatti, non significa solo evocare l’atmosfera raffinata delle ville imperiali ma è anche un modo per cogliere lo spirito di un luogo sospeso tra mare e cielo, che nel passato recente è stato ritrovo di intellettuali, fuggiaschi ed utopisti. La seconda sala racconta la battaglia di Azio, a seguito della quale Augusto nel 31 a.C. fondò un nuovo sistema politico. La testimonianza di Strabone dell’avvio con Augusto di un’intensa attività edilizia fa pensare che l’isola ospitasse a quel tempo più di una residenza imperiale, che il principe ornò di oggetti rari e antichità. È possibile, quindi, che già ad Augusto appartenessero le dodici ville di Tiberio menzionate da Tacito (Annali IV, 67). Sicuramente all’età augustea risalgono la villa in località Palazzo a Mare-Bagni di Tiberio, e quella di Damecuta. La sala 3 mostra lo sfarzo e la raffinatezza delle residenze imperiali, come dimostrano gli oggetti di uso quotidiano e gli arredi delle residenze di Capri. La sala 4 racconta un banchetto che, secondo le fonti, Augusto offrì a Capri, l’isola che amò per la bellezza del paesaggio, la dolcezza del clima e per l’atmosfera serena che favoriva la meditazione. L’isola lo attrasse per la sua aura di sacralità e per la tradizione greca ancora fortemente radicata nella popolazione. Fu qui, che ormai vecchio e malato, trascorse quattro giorni beneficiando di un miracoloso miglioramento prima che la morte lo cogliesse a Nola il 19 agosto del 14 d.C. (Svetonio, Vita di Augusto, 98, 1-3). Assistette agli esercizi degli efebi, ai quali offri un banchetto nel corso del quale distribuì doni ai convitati esigendo da loro la massima libertà di comportamento. La sala 5 racconta la domus Augusta: nel sistema politico creato da Augusto i legami familiari e la gestione del patrimonio personale del principe si saldano indissolubilmente al funzionamento della macchina istituzionale e alla gestione del patrimonio dello Stato. Una galleria di ritratti ci permette di conoscere i membri della famiglia giulio-claudia e un grande albero genealogico di cogliere i complessi legami famigliari tra loro. La sala 6 racconta il vivere in villa, in uno spazio aperto tra il mare e i giardini: qui il padrone di casa poteva circondarsi di opere d’arte e riproporre nelle architetture e negli arredi il lusso delle residenze principesche orientali. La sala 7 racconta l’isola di Tiberio, che ospitò filosofi, matematici ed astrologi. La tradizione ostile tramandata dagli storici, Tacito, Svetonio e Cassio Dione, si basa in buona parte sull’aneddotica della “Capri di Tiberio” fiorita probabilmente nello stesso entourage del principe. Tiberio fu uomo colto e raffinato, collezionista quasi patologico di opere d’arte, fine intellettuale che amò circondarsi di scienziati ed eruditi. Il racconto si conclude con la Grotta Azzurra, lo straordinario scrigno naturale trasformato in età tiberiana tramite la regolarizzazione delle sponde rocciose in un suggestivo ninfeo, dove a pelo dell’acqua emergeva il gruppo marmoreo di Nettuno e Tritoni, qui riproposto nella sua completezza anche con una statua di fanciulla vestita di peplo. Una suggestiva ambientazione tramite giochi di luce e un raffinato commento sonoro portano il visitatore dentro la grotta, quasi a bagnarsi i piedi.

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Veduta panoramica della Certosa di San Giacomo a Capri (foto mic)

La Certosa. La Certosa di San Giacomo fu edificata tra il 1371 e il 1374 dal conte Giacomo Arcucci, segretario di Giovanna I d’Angiò. Nel XVI secolo subì gravi danni durante le incursioni dei pirati turchi, che la incendiarono e saccheggiarono. Ristrutturata e ampliata, nel 1808, espulsi i certosini, divenne ospizio e poi carcere. Nel 1921, l’allora sindaco Edwin Cerio promosse la realizzazione di un orto botanico nelle aree verdi, per preservare la flora locale. Quando ai primi del ‘900 Capri divenne metà preferita di intellettuali ed artisti, particolarmente amata dai futuristi, la Certosa di San Giacomo fu scelta come sede di incontri, mostre ed esposizioni d’arte.

Reggio Calabria. Al museo Archeologico nazionale un agosto speciale: aperture serali straordinarie, Ferragosto aperto e visite guidate alla mostra “Gli dèi ritornano. I bronzi di San Casciano”

reggio-calabria_archeologico_agosto-2024_aperture-serali_locandinaAgosto al museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria per un tuffo nella cultura: aperture serali straordinarie, Ferragosto aperto e visite guidate alla mostra sui bronzi di San Casciano. A pochi giorni infatti dall’inaugurazione della mostra “Gli dèi ritornano. I bronzi di San Casciano”, a cura di Massimo Osanna e Jacopo Tabolli, al museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria sono diverse le iniziative per far conoscere al pubblico in visita al museo i celebri ritrovamenti effettuati nel santuario termale etrusco e romano del Bagno Grande di San Casciano dei Bagni. Dopo quella di sabato 10, sono ancora due le aperture serali extra: sabato 17 e sabato 24 agosto 2024, dalle 20 alle 23 con ultimo accesso alle 22.30. Con un biglietto da 5 euro sarà possibile visitare sia la mostra temporanea “Gli dèi ritornano. I bronzi di San Casciano” al livello E, che tutto il livello D del MArRC e quindi le collezioni che raccontano la storia antica di Reggio Calabria e l’immancabile Sala Bronzi, con i Bronzi di Riace e Porticello.

reggio-calabria_archeologico_agosto-2024_ferragosto_locandinaInoltre, il MArRC resterà aperto con tariffazione ordinaria anche a Ferragosto, permettendo la visita delle sue ricche collezioni permanenti e la mostra temporanea sui reperti provenienti da San Casciano dei Bagni dalle 9 alle 20 con ultimo accesso alle 19.30.

reggio-calabria_archeologico_agosto-2024_visite-guidate_locandinaMa non finisce qui. L’Ufficio Collezioni e l’Ufficio Didattica e Servizi Educativi del MArRC propongono le visite guidate gratuite alla scoperta della mostra “Gli dèi ritornano. I bronzi di San Casciano” per conoscere meglio l’affascinante universo degli antichi rituali etruschi e romani legati alle acque termali. Le visite si terranno il 13 agosto 2024, con partenza alle 10 e alle 11; il 14 agosto 2024, con partenza alle 9.30 e alle 10.30; il 20 agosto 2024, con tre turni di visita alle 10, alle 11 e alle 12; il 21 agosto 2024, alle 10, alle 11 e alle 12; e per finire il 22 agosto 2024, alle 9.30 e alle 10.30. I primi turni di visita, saranno disponibili in lingua inglese. La durata della visita è di 40-45 minuti circa ed è gratuita inclusa nel costo del biglietto della mostra. Verranno presentati gli straordinari ritrovamenti effettuati nell’estate 2022 e le novità venute alla luce nel 2023 nel santuario termale del Bagno Grande di San Casciano dei Bagni. Uno scavo stratigrafico che ha portato alla luce il più grande deposito di statue in bronzo di età etrusca e romana mai scoperto nell’Italia antica e uno dei più significativi di tutto il Mediterraneo.

Reggio Calabria. Al museo Archeologico nazionale apre la mostra “Gli dei ritornano. I bronzi di San Casciano”: per la prima volta l’eccezionale scoperta nel santuario etrusco-romano Bagno Grande di San Casciano dei Bagni a tu per tu con i Bronzi di Riace

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Una statua in bronzo riemersa nel 2022 dallo scavo del Bagno Grande del santuario etrusco-romano a San Casciano dei Bagni (Si) (foto mic)

Quando nel 2022 sono stati scoperti nelle acque fangose del santuario etrusco-romano Bagno Grande di San Casciano dei Bagni (Si) quei bronzi straordinari arrivati fino a noi in uno stato di conservazione eccezionale furono subito associati a un’altra eccezionale scoperta, di mezzo secolo fa: i Bronzi di Riace, i guerrieri venuti dal mare, rinvenuti, anche questi in un ottimo stato di conservazione, nei fondali davanti alle coste calabre di Riace nel 1972, e datati al V secolo a.C. È evidente che si tratta di due grandi scoperte di natura diversa. Ma da lunedì 5 agosto 2024 ci sarà la possibilità di metterli in dialogo tra loro, esposti quasi a tu per tu. Lunedì 5 agosto 2024, infatti, dopo il grande successo riscontrato a Roma al Palazzo del Quirinale e al museo Archeologico nazionale di Napoli, arriva al museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria la mostra “Gli Dei ritornano. I bronzi di San Casciano”, che dal 5 agosto 2024 al 12 gennaio 2025 presenta al pubblico le straordinarie scoperte effettuate nel 2022 nel santuario termale etrusco e romano del Bagno Grande di San Casciano dei Bagni.

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Statua di donna orante (II sec. a.C.) scoperta nel 2023 a San Casciano dei Bagni (foto graziano tavan)


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Jacopo Tabolli. Agnese Carletti e Massimo Osanna al Mann (foto graziano tavan)

L’apertura straordinaria al pubblico del Museo – dalle 16 – sarà anticipata alle 10 dall’inaugurazione della mostra a cui interverranno il direttore generale Musei Massimo Osanna, il direttore del museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria Fabrizio Sudano, il coordinatore scientifico dello scavo – università per Stranieri di Siena Jacopo Tabolli, il sindaco di Reggio Calabria Giuseppe Facolmatà, il sindaco di San Casciano dei Bagni Agnese Carletti.

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L’arrivo dei bronzi di San Casciano al museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria (foto MArRC)

L’allestimento, a cura del direttore generale Musei, Massimo Osanna, e di Jacopo Tabolli, professore dell’università per Stranieri di Siena, si snoda come un viaggio attraverso i secoli all’interno del paesaggio delle sorgenti calde del territorio dell’antica città-stato etrusca di Chiusi. Statue, statuette bronzee, centinaia di monete ed ex-voto raccontano una storia di devozione, di culti e riti ospitati in luoghi sacri dove l’acqua termale era usata anche a fini terapeutici. L’eccezionale stato di conservazione dei reperti all’interno dell’acqua calda ha permesso anche di recuperare lunghe iscrizioni in etrusco e latino che raccontano delle genti che frequentavano il luogo sacro, delle divinità invocate e della compresenza di Etruschi e Romani.

 

Ercolano. Il Parco archeologico costruisce il futuro con la fondazione The Packard Humanities Institute e l’Istituto Packard per i Beni Culturali: firmato al MiC l’intesa per ampliare e riqualificare il parco con nuovi depositi archeologici, laboratori e nuovi uffici

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Al ministero della Cultura firmato il protocollo d’intesa per l’ampliamento e la riqualificazione del parco archeologico di Ercolano (foto paerco)

Firmata al MiC l’intesa con la fondazione The Packard Humanities Institute e l’Istituto Packard per i Beni Culturali: nell’area intorno agli scavi saranno realizzati nuovi depositi archeologici, laboratori e nuovi uffici. Dopo oltre venti anni di programmazione congiunta tra PHI e il Parco archeologico di Ercolano, di cui l’ultimo risultato è stata l’inaugurazione dell’antica spiaggia il 19 giugno  2024, è stato firmato a Roma, al ministero della Cultura, presenti il ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano; il direttore generale Musei, Massimo Osanna; il direttore del Parco di Ercolano, Francesco Sirano; il sindaco di Ercolano, Ciro Buonajuto; il presidente del Packard Humanities Institute (PHI) David W. Packard e il presidente dell’Istituto Packard per i Beni Culturali, Michele Barbieri, il protocollo d’intesa che segna l’inizio di una nuova pagina nel partenariato pubblico-privato per il Parco archeologico di Ercolano con la riqualificazione delle aree Sud e Est dell’Antica Ercolano.

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Veduta aerea dell’area archeologica di Ercolano: una delle foto di Pier Paolo Metelli contenute in “Ercolano. Guida (breve)” edita da arte’m

L’intesa definisce le priorità degli interventi a partire dai nuovi depositi permanenti con i laboratori di restauro e la nuova sede del Parco archeologico con i relativi uffici. I nuovi edifici saranno arretrati dalla città antica verso Sud grazie alla donazione dalla parte delle fondazioni Packard di un’area estesa su più di 3 ettari, fino al 79AD occupata dal mare e poi in tempi recenti utilizzata per la coltivazione di piante ornamentali, acquistata con l’unico scopo di passare nella disponibilità dell’ente e consentire la liberazione dei bordi del sito dagli edifici moderni esistenti che migliorerà in modo significativo non solo l’esperienza immersiva dei visitatori di essere in una macchina del tempo e ma anche le viste verso il golfo dai quartieri della città moderna intorno al sito. La svolta ormai in vista andrà ad abbracciare anche l’ampliamento degli spazi verdi e la creazione di un nuovo ingresso su corso Umberto I verso il mare e la realizzazione di un parcheggio a servizio degli edifici e dei visitatori. Tutto questo anche sempre nell’ottica di migliorare il rapporto tra la città antica e la città moderna con le più ampie ricadute sullo sviluppo del comune di Ercolano e la qualità di vita dei cittadini già comprovate con la rinascita in atto del quartiere Via Mare-Via Cortili.

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I firmatari del protocollo d’intesa al MiC per il parco archeologico di Ercolano: da sinistra, Francesco Sirano, Michele Barbieri, Massimo Osanna, Gennaro Sangiuliano, David W. Packard e Ciro Bonajuto (foto paerco)

“Ercolano è uno dei siti archeologici più importanti al mondo. Il MiC è in campo per la rinascita e la valorizzazione”, ha affermato il ministro Sangiuliano. “L’intesa raggiunta ci consente un grande salto di qualità con l’acquisizione di nuovi terreni e la creazione di nuovi spazi per gli uffici direzionali, i depositi e i laboratori del Parco archeologico. Tutto questo si aggiunge alle attività già programmate dal Ministero che permetteranno di aumentare l’offerta all’interno di una vasta area già oggetto di interventi importanti, come la riapertura dell’antica spiaggia di Herculaneum e l’apertura recente del museo di Stabia, e creare le premesse per nuove azioni di tutela e valorizzazione di questo unicum mondiale. Rivolgo un sentito ringraziamento al presidente del Packard Humanities Institute, David W. Packard, per l’impegno assunto con questo accordo di collaborazione che garantirà una serie di attività di riqualificazione di una delle aree archeologiche più importanti al mondo, insieme a Pompei, Oplontis e Stabia”.

Per il direttore Osanna: “Il programma oggetto dell’accordo, che riprende una pluriennale, virtuosa collaborazione con la fondazione PHI guidata dal Dr. David W. Packard, è stato elaborato con una visione di lungo periodo e presenta un piano organico di interventi di tutela e valorizzazione, che permetterà di traghettare il parco verso una gestione ancora più moderna e innovativa degli spazi e dei depositi, sia per quanto riguarda la fruizione da parte del pubblico che per le opportunità di indagine e ricerca scientifica. Una buona pratica del Sistema museale nazionale che genererà, grazie alla collaborazione fra le istituzioni coinvolte e la fondazione filantropica, un impatto positivo esteso ben oltre i confini del parco, coinvolgendo l’intero territorio e la comunità”

“Si tratta di un progetto che non si esita a definire rivoluzionario”, ha aggiunto il direttore Sirano. “Ci sarà un prima e un dopo questo accordo che apre una nuova era nella plurisecolare storia delle ricerche e della gestione del sito. Una svolta che in pochi anni potrebbe produrre risultati paragonabili, se non persino più lungimiranti, con la grande operazione che Amedeo Maiuri vi svolse tra il 1927 e il 1961. Il sito, oggi dotato di uffici e aree di deposito inadeguati alle reali esigenze tanto attuali quanto future, diventerà un luogo all’avanguardia in campo internazionale sui temi della tutela e conservazione del patrimonio con particolare riferimento ai resti organici che costituiscono una delle più marcate peculiarità del Parco. Siamo a una tappa importante e all’avvio di un percorso che ci vedrà ancora più determinati per contribuire con il comune lavoro a realizzare una svolta che renda il giusto merito al luogo dove hanno avuto inizio nel XVIII secolo le prime campagne di scavo sistematico su scala urbana di un sito antico romano e delle prime, ancora embrionali e poi sempre più sviluppate, politiche di conservazione e valorizzazione del patrimonio”.

“È un giorno di grande importanza per la nostra comunità e per il patrimonio archeologico di Ercolano”, ha sottolineato il sindaco Buonajuto. “L’accordo con il Packard Humanities Institute consolida il ventennale rapporto con la nostra città e rappresenta un ulteriore passo significativo verso la tutela e la valorizzazione delle nostre radici storiche, nonché un’imperdibile opportunità di crescita per il turismo culturale non solo a Ercolano, ma anche per l’area circostante. Questa collaborazione porterà ancora una volta innovazione, ricerca avanzata e migliori pratiche gestionali che consentiranno di preservare e promuovere al meglio il nostro straordinario patrimonio”.

“Sono lieto che la nostra fondazione abbia potuto svolgere un ruolo in questo importante lavoro presso il sito dell’antica Ercolano”, ha dichiarato il dr. David W. Packard, presidente del Packard Humanities Institute. “Nutro grande ammirazione per l’abilità e la dedizione degli specialisti italiani che hanno lavorato a questo progetto. Spero che i risultati positivi del nostro supporto possano incoraggiare altre fondazioni private a sostenere progetti simili in Italia”.

Parco archeologico di Ostia antica. Dopo i lavori di restauro e consolidamento (intervento da oltre 3 milioni di euro) apre al pubblico il museo Ostiense con il nuovo allestimento a 62 anni dall’ultima revisione. Inaugurazione con il ministro Sangiuliano. Il direttore D’Alessio: “Il museo unisce i capolavori e gli altri oggetti esposti ai contesti urbani, infrastrutturali e funerari di pertinenza”

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Il nuovo allestimento del museo Ostiense al parco archeologico di Ostia antica (foto emanuele antonio minerva / mic)

“L’obiettivo era di riaprirlo per l’estate 2023. Il nuovo museo Ostiense sarà con ogni probabilità un regalo del 2024”, avevamo scritto all’inizio dell’anno (vedi Il 2024 porterà al parco archeologico di Ostia antica l’apertura del museo Ostiense con il nuovo allestimento nel Casone del Sale, dove è stato istituito nel 1945, previsto dal progetto del 2021: interventi strutturali sulla palazzina, e restauro di tutte le opere già esposte e di quelle che qui troveranno posto | archeologiavocidalpassato).

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La sede del museo Ostiense al parco archeologico di Ostia antica (foto emanuele antonio minerva / mic)

Previsioni rispettate. Il museo Ostiense, all’interno del parco archeologico di Ostia antica, riapre al pubblico giovedì 11 luglio 2024, dopo l’intervento realizzato grazie a un finanziamento CIPE per il progetto di “Restauro, consolidamento strutturale per il miglioramento sismico e nuovo allestimento del Museo Ostiense all’interno del Parco archeologico di Ostia antica” (importo lavori: 3.366.588 euro). L’intervento si è articolato in due distinti lotti funzionali, uno relativo ai lavori di adeguamento strutturale e allestimento, l’altro al restauro delle opere inserite nel percorso espositivo.

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L’inaugurazione del nuovo allestimento del museo Ostiense: da sinistra, Massimo Osanna, Gennaro Sangiuliano e Alessandro D’Alessio (foto mic)

Cerimonia di inaugurazione e riapertura del museo Ostiense nel suo nuovo allestimento mercoledì il 10 luglio 2024, alla presenza del ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano e del direttore generale Musei Massimo Osanna. La necessità di riallestire il museo nasce dalla duplice esigenza di illustrare la storia e il contesto della città romana di Ostia grazie a un racconto museale del tutto nuovo rispetto al passato e, al tempo stesso, di adeguare e mettere a norma, anche dal punto di vista statico-strutturale e dell’accessibilità fisica e cognitiva, il Casone del Sale, l’edificio risalente al XVI secolo e già sede del Museo Ostiense. Esso è stato inoltre aggiornato nella dotazione impiantistica, illuminotecnica e tecnologica, oltre che sul piano scientifico ed espositivo, al fine di conferire alle opere che ospita la giusta atmosfera e la piena godibilità.

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Il nuovo allestimento del museo Ostiense al parco archeologico di Ostia antica (foto emanuele antonio minerva / mic)

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Alessandro D’Alessio, direttore del parco archeologico di Ostia antica, e Gennaro Sangiuliano, ministro della Cultura, all’inaugurazione del nuovo allestimento del museo Ostiense (foto emanuele antonio minerva / mic)

“Questa riapertura è importante non solo per il parco archeologico di Ostia ma per l’intero sistema museale nazionale”, afferma il ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano. “All’interno del sito, con un nuovo percorso espositivo e il restauro di numerose opere, è possibile comprendere pienamente il ruolo di Ostia nella storia di Roma. I musei sono la geografia identitaria della nazione. I dati, eccezionali, sull’affluenza resi noti in questi giorni, con 57 milioni di visitatori nel 2023 e oltre il 22 per cento rispetto all’anno precedente, confermano una rinnovata consapevolezza da parte di cittadini e turisti dell’importanza di visitare un sito culturale. In meno di due anni abbiamo riaperto numerosi musei: Castellammare di Stabia, Correale di Sorrento e stiamo lavorando per altre riaperture. Ritengo che la cultura debba essere uniformemente diffusa su tutto il territorio nazionale perché significa innanzitutto qualità della vita. L’Italia è una super potenza culturale, un unicum nella storia globale e dobbiamo essere orgogliosi, quando si inaugura un nuovo sito museale, del nostro grande passato”.

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Il nuovo allestimento del museo Ostiense al parco archeologico di Ostia antica (foto emanuele antonio minerva / mic)

“La riapertura del Museo Ostiense rappresenta un risultato di grande rilevanza”, commenta il direttore generale Musei Massimo Osanna. “Questo traguardo offre inoltre un contributo fondamentale al più ampio obiettivo, fortemente perseguito dalla Direzione generale Musei, di valorizzazione del patrimonio culturale inespresso: reperti, opere e spazi che diventano o tornano fruibili al pubblico, con i depositi che, da luoghi dimenticati, sono ormai sempre più il crocevia da cui passano il ripensamento e il rinnovamento dei nostri luoghi della cultura”. “Si tratta di opere di altissima qualità”, dichiara il direttore del Parco, Alessandro D’Alessio, “del tutto identitarie ed esemplificative della realtà ostiense. La città e il suo territorio (e dunque l’intero Parco archeologico, con le monumentali aree dei porti imperiali di Claudio e Traiano e della Necropoli di Porto all’Isola Sacra), infatti, rappresenta senza dubbio un caposaldo dell’archeologia e della storia dell’arte romana, per quel che riguarda sia la produzione scultorea, sia e soprattutto quella musiva e pittorica. E lo stesso può dirsi dell’architettura monumentale e dell’edilizia di Ostia, praticamente una summa delle tipologie e delle tecniche costruttive come della decorazione architettonica romana”.

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Veduta panoramica dell’area archeologica di Ostia Antica (foto parco ostia antica)

Cenni storici. Prima colonia di Roma e porta dell’Urbe sul Mediterraneo, Ostia fu fondata secondo la tradizione letteraria dal quarto re di Roma Anco Marcio (VII secolo a.C.); i dati archeologici non risalgono però oltre il IV secolo a.C., epoca alla quale si datano i resti più antichi dell’insediamento fortificato (castrum) posto alla foce del Tevere. Nel I secolo a.C. la città era a tal punto cresciuta che dovette dotarsi di una cinta muraria ben più ampia, la cui costruzione fu avviata sotto il consolato di Cicerone; nel I secolo d.C., con la costruzione di Portus per volontà dell’imperatore Claudio, poi ampliato da Traiano all’inizio del II secolo, Ostia potenziò il suo ruolo di scalo commerciale di Roma, il che comportò uno sviluppo economico e demografico che si tradusse in uno straordinario impulso edilizio e monumentale. A partire dalla metà del III secolo d.C., invece, la città entrò in una fase di inesorabile declino che condusse al suo progressivo e poi definitivo abbandono intorno alla metà del VI secolo.

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Museo Ostiense al parco archeologico di Ostia antica: spostamento delle opere per i lavori di riallestimento (foto parco ostia antica)

Dopo essere stata per secoli cava di materiali a cielo aperto, nella seconda metà del Settecento Ostia fu oggetto di sterri finalizzati al recupero di opere d’arte e altri oggetti destinati al mercato antiquario. Le prime indagini archeologiche mirate a rendere il sito accessibile risalgono al XIX secolo, ma è sotto la direzione di Dante Vaglieri (dal 1908 al 1913), e poi a seguire di Guido Calza (fino al 1946), che la città romana venne progressivamente riportata alla luce. Nel 1934 fu inaugurato il museo Ostiense all’interno del Casone del Sale, per il cui primo riallestimento si dovrà attendere il 1962. Oggi, a più di 60 anni, il Museo riapre, rinnovato e totalmente ripensato. “La prima ambizione del museo Ostiense”, dichiara il direttore D’Alessio, “è quella di ricomporre, come mai era stato prima e al netto dei pur imprescindibili aspetti museografici, la rete di relazioni, strettissime e biunivoche, che unisce i capolavori e gli altri oggetti esposti ai contesti urbani, infrastrutturali e funerari di pertinenza. Mettere cioè a sistema la città (quella dei vivi e quella dei morti), le sue istituzioni e il suo funzionamento, con la cultura artistica e materiale che ne promano”. In tal modo la società ostiense emerge in tutte le sue componenti e articolazioni, istituzionali, religiose, economico-produttive, commerciali, nel quadro della storia urbana e civica della colonia”.

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Planimetria del nuovo museo Ostiense (foto mic)

Planimetria e sale del nuovo museo Ostiense. Articolato in 12 sale, il racconto museale si articola in 7 grandi macrotemi: le origini e l’età repubblicana, il potere imperiale, gli spazi civici, la gente, le religioni e i culti, le necropoli del territorio, le forme dell’abitare. Focus specifici riguardano il santuario di via della Foce, i contesti funerari dall’Isola Sacra e lo spazio “dei filosofi”. Il percorso espositivo è integrato da un apparato multimediale che va a completare gli strumenti didattici tradizionali: touchscreen su cui si possono approfondire, attraverso fotografie storiche e disegni conservati negli archivi ostiensi, i principali monumenti e quartieri cittadini – un modo per rendere fruibile un patrimonio di documentazione solitamente non visibile; inoltre, video di approfondimento fruibili mediante sistema sound shower, cioè con audio direzionato sullo spettatore in modo da non arrecare disturbo agli altri visitatori presenti in sala.

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Il nuovo allestimento del museo Ostiense al parco archeologico di Ostia antica (foto emanuele antonio minerva / mic)

In occasione del riallestimento, oltre cento opere che ne costituiscono la collezione permanente sono state interessate da interventi di restauro specialistico: un progetto complesso, che ha affrontato diverse situazioni conservative determinate innanzitutto dalla tipologia dei manufatti (sculture, rilievi, mosaici, pitture, ecc.) e dai relativi materiali costitutivi; si è inoltre dovuto tenere conto delle integrazioni e modifiche apportate alle opere dopo il loro rinvenimento nel corso del XX secolo. Diversamente dal passato, si è deciso di non reintegrare quanto inesorabilmente perduto, proprio per favorire l’apprezzamento di quanto invece superstite; pertanto, per una serie di sculture sono state studiate e dimensionate strutture autoportanti in metallo, in grado di restituire gli ingombri delle porzioni assenti consentendo al visitatore di immaginare e reintegrare mentalmente le parti perdute.

Sistema museale nazionale. Bilancio della App Musei Italiani a un anno dal lancio: oltre 400 musei presenti, 150 già con l’e-ticketing. E nel 2023 record di 57.730.502 visitatori (+23% sul 2022). Sul podio sempre il Colosseo con oltre 12 milioni di ingressi, ma tutti i musei e parchi hanno registrato incrementi significativi

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A un anno dall’avvio dell’app e della piattaforma del Sistema Museale Nazionale sono oltre 400 gli istituti statali presenti che offrono un servizio agile e intuitivo, con percorsi di conoscenza e scoperta del patrimonio culturale della Nazione, il vantaggio di informazioni sempre aggiornate e ufficiali e la possibilità di acquisto online dei biglietti di ingresso. È quanto è emerso alla presentazione del primo bilancio del servizio del ministero della Cultura: un’occasione anche simbolica per promuoverne la conoscenza e l’utilizzo e per fare il punto sui risultati raggiunti e le prospettive future. Nella stessa occasione, sono stati infatti presentati i dati relativi agli ingressi nei musei e parchi archeologici nazionali, per i quali l’anno 2023 ha segnato un record di visitatori e incassi, non solo per la conferma dell’andamento positivo già registrato nel 2022, ma anche per il superamento dei numeri di epoca pre-pandemica.

Promossa dal ministero della Cultura, l’app Musei italiani è stata sviluppata dalla Direzione generale Musei grazie ai fondi del PNRR dedicati al miglioramento dell’accessibilità fisica, cognitiva e senso-percettiva del patrimonio culturale nazionale, nell’ambito del “Progetto Ad Arte, piattaforma nazionale dei servizi per l’accessibilità nei luoghi della cultura”. Dotata di un’identità visiva ben riconoscibile grazie al logo Musei italiani e allo sfondo blu che richiama il colore istituzionale del ministero della Cultura, l’app, disponibile gratuitamente nei principali store, è stata rilasciata un anno fa, insieme alla piattaforma web ad essa collegata, in concomitanza con l’avvio della bigliettazione del Pantheon.

ministero_app-musei-italiani_biglietteria_locandinaPer la gestione della biglietteria, 130 di questi oltre 400 usufruiscono già oggi del sistema di gestione diretta offerto dalla piattaforma, completo ed efficiente, progettato per integrarsi con eventuali sistemi di cassa fisica o totem digitali sul posto e privo di costi di intermediazione: un’innovazione importante, se consideriamo che la gran parte di questi non aveva mai avuto la possibilità di gestire – e quindi di istituire – un biglietto di ingresso, oppure non aveva alcuna forma di e-ticketing o di pagamento elettronico sul posto. Il carattere vantaggioso di questa formula ha attratto anche grandi realtà come il museo nazionale Romano, le Terme di Caracalla o il museo di Capodimonte. Ad oggi i musei che usano questa modalità di gestione diretta in piattaforma hanno “staccato” oltre 3 milioni di biglietti, con un incasso superiore agli 11 milioni di euro: numeri rilevanti, sia perché in linea con gli obiettivi di trasformazione digitale del Paese, sia perché l’assenza di costi di intermediazione costituisce un vantaggio economico per l’Amministrazione e i visitatori. L’app, in conclusione, rappresenta uno strumento univoco e sicuro per guidare il visitatore all’acquisto del biglietto, o direttamente nella piattaforma di e-ticketing Musei italiani o reindirizzandolo negli altri canali ufficiali di vendita specifici, eventualmente previsti dai singoli Musei.

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Il ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano, alla presentazione del bilancio dell’App Musei Italiani (foto emanuele antonio minerva / Mic)

“Lo straordinario successo dei musei italiani dimostra che stiamo lavorando nella direzione giusta nel segno della valorizzazione come recita l’art. 9 della Costituzione”, dichiara il Ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano. “I musei italiani hanno un immenso valore storico e identitario, a questo stiamo aggiungendo la qualità dei servizi, abbiamo idee e faremo molto di più. La app rappresenta una ulteriore tappa verso la modernizzazione e la valorizzazione. Possiamo offrire al mondo esperienze uniche grazie al nostro passato e alla nostra storia. Ogni italiano deve essere orgoglioso del suo patrimonio”.

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Il direttore generale Musei, Massimo Osanna, alla presentazione del bilancio dell’App Musei Italiani (foto emanuele antonio minerva / Mic)

“L’app Musei italiani, che costituisce uno dei primi risultati concreti del PNRR, segna un grande traguardo per il Sistema Museale Nazionale”, commenta il direttore generale Musei Massimo Osanna, “che si è in questo modo dotato di un’interfaccia ufficiale, intuitiva e completa, pensata per rendere il nostro patrimonio culturale sempre più accessibile. Già dai primi mesi di attività, Musei italiani si è affermata come punto di riferimento per tutti i cittadini e i visitatori interessati a scoprire i luoghi della cultura italiani. L’innovativo sistema di e-ticketing ha inoltre consentito di superare gli annosi ostacoli amministrativi, economici e logistici che i siti meno noti o di più piccole dimensioni – ma anche alcune realtà maggiori – incontravano nell’organizzare un proprio sistema di bigliettazione completo, nell’ottica di uno sviluppo complessivo ed equo dell’intera rete museale del nostro Paese. L’app infine, è da intendersi come uno strumento in divenire ed entrerà a breve in una nuova fase, accogliendo, oltre ai musei di competenza del MiC, anche i luoghi della cultura non statali, realizzando a pieno gli obiettivi del Sistema Museale Nazionale. Sono inoltre in fase di implementazione nuove funzionalità, presto disponibili, come gli itinerari consigliati o le audioguide e le videoguide che potranno accompagnare i visitatori specialmente in chiave di accessibilità e inclusione”. 

ministero_app-musei-italiani_locandinaI numeri dei Musei Italiani nel 2023. ministero_dati-ingressi-2023_dati-generali_locandinaIl numero assoluto di visitatori ha raggiunto nel 2023 il record di 57.730.502 visitatori, mai registrato nelle serie storiche. Il confronto con il 2022 indica un aumento di 10,7 milioni di visitatori, pari a un incremento di quasi il 23%. Se il confronto viene effettuato con l’anno 2018, che rappresenta, con i suoi 55,3 milioni di visitatori il picco di epoca pre-pandemica, si nota una variazione positiva di 2,4 milioni di visitatori, pari a un incremento percentuale di oltre il 4%. Il 2023 rappresenta un record anche per gli incassi che raggiungono la cifra 313,9 milioni di euro, con un incremento di quasi il 34% rispetto al 2022 (+79,3 milioni di euro). Il dato appare ancora più significativo se paragonato al periodo pre-pandemico e in particolare al 2019, picco massimo della serie storica per gli incassi, con un incremento di quasi il 30% (+71,5 milioni di euro). ministero_dati-ingressi-2023_top-25_locandinaI musei più visitati nel 2023 sono tutti in crescita rispetto al 2022. I primi tre in assoluto sono: il Colosseo, 12.298.246 visitatori, +25,34%; il Pantheon, 5.196.106, +5,47%; la Galleria degli Uffizi, 5.138.588, +26,37%. “Gli incrementi rilevati nel 2023 rispetto non solo all’anno precedente, già positivo, ma anche ai record di presenze registrate di epoca pre-pandemica”, osserva il direttore generale Musei, Massimo Osanna, “dimostrano che il nostro Paese vanta un Sistema Museale Nazionale in salute, in crescita e in grado di attrarre i pubblici, con un’offerta culturale ricca, inclusiva e sempre più accessibile. Questi risultati si devono a tutti i direttori e al personale dei siti che in sinergia con la Direzione generale Musei, lavorano incessantemente, in ottica di rete e in accordo con le comunità territoriali, per conservare e valorizzare il patrimonio culturale dei nostri musei”.

ministero_dati-ingressi-2023_colosseo_locandinaEcco il numero dei visitatori nel 2023 nei musei e parchi archeologici ministero_dati-ingressi-2023_egizio_locandinacon la differenza percentuale rispetto al 2022: parco archeologico del Colosseo, 12.298.246 visitatori, +25,34%; il Pantheon, 5.196.106, +5,47%; parco archeologico di Pompei, 4.087.164, +33,64%; museo Egizio di Torino, 1.061.157, +16,74%; Villa Adriana e Villa d’Este, 748.656, +37,74%; parco archeologico di Ercolano, 563.165, +28,86%; museo Archeologico nazionale di Napoli, 553.141, +25,54%; parchi archeologici di Paestum e Velia, 506.853, +29,62%; museo Archeologico di Venezia, 387.683 (dati comprensivi del circuito con alcuni musei civici), +4,64%; museo nazionale Romano, 318.434, +58,77% (il museo con il maggiore incremento in Italia); parco archeologico di Ostia antica, 314.511, +26,64%.

Napoli. Al museo Archeologico nazionale partita la seconda fase esecutiva del restauro del Mosaico di Alessandro: si comincia con il consolidamento degli antichi strati di preparazione. Osanna: “Un intervento inedito dal punto di vista scientifico, che ancora una volta ha unito i termini di tutela e valorizzazione”

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Tecnici e responsabili al via delal seconda fase esecutiva del restauro del mosaico di Alessandro al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto mann)

Questa mattina, mercoledì 3 luglio 2024, al museo Archeologico nazionale di Napoli, è iniziata la seconda fase esecutiva del restauro del Mosaico di Alessandro. I lavori, la cui conclusione è prevista nei primi mesi del 2025, contempleranno il consolidamento degli strati preparatori originari del mosaico e la realizzazione di un nuovo supporto. Il capolavoro, che risale al I sec. a.C. e proviene dalla Casa del Fauno di Pompei, ha dimensioni straordinarie: pesa circa sette tonnellate ed è composto da quasi due milioni di tessere di dimensioni millimetriche, disposte su una superficie di 5.82 x 3.13 metri. L’opera sarà nuovamente movimentata per essere collocata in posizione orizzontale, completando così l’intervento di restauro della superficie musiva.

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Si discute all’avvio della seconda fase esecutiva del restauro di Alessandro al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto mann)

La movimentazione sarà eseguita dallo stesso sistema meccanico che, già presente in situ, lo scorso ottobre ha permesso, con un’operazione di notevole impegno, il distacco del mosaico dalla parete dove era stato collocato nel 1916. Analogamente a quanto accaduto durante la prima movimentazione, saranno naturalmente monitorati in tempo reale gli spostamenti e le sollecitazioni sull’opera. Negli ultimi mesi di lavoro è stato possibile indagare approfonditamente gli strati preparatori originari del manufatto, verificandone lo stato di conservazione e completando il quadro di conoscenze in nostro possesso sino ad oggi.

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Gli strati preparatori che supportano il grande mosaico di Alessandro al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto mann)

“Avviamo una nuova fase di lavoro per restaurare il mosaico di Alessandro”, commenta il direttore generale Musei del MiC, Massimo Osanna: “Un intervento inedito dal punto di vista scientifico, che ancora una volta ha unito i termini di tutela e valorizzazione. Anche nei prossimi mesi, il cantiere trasparente permetterà al pubblico di seguire l’intervento, accompagnando il percorso verso la nuova collocazione e fruibilità dell’opera”.

Spoleto. Al museo Archeologico nazionale incontro con Massimo Osanna che presenta due suoi libri: “Pompei ieri e oggi” e “Mondo nuovo. Viaggio alle origini della Magna Grecia”

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Massino Osanna, direttore generale dei Musei (foto mic)

“Massimo Osanna racconta il mondo antico”. È questo il leitmotiv dell’incontro promosso al museo Archeologico nazionale di Spoleto, all’interno del complesso monumentale di Sant’Agata, lunedì 1° luglio 2024, alle 19. Il prof. Massimo Osanna, in dialogo con Costantino D’Orazio, presenterà due volumi fondamentali per la conoscenza delle storie di uomini, di viaggi, di connessioni e di incontri. L’evento fa parte del calendario di incontri de “La Sottile Linea d’Umbria” e del Festival Dei Due Mondi: l’ingresso è libero fino a esaurimento dei posti.

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Copertina del libro “Pompei ieri e oggi” di Massimo Osanna (Treccani)

Pompei ieri e oggi (Treccani editore). L’opera è dedicata ai nuovi scavi di Pompei che hanno interessato la città antica dal 2017, una nuova stagione di ricerche che è stata l’occasione non solo per fare grandi scoperte, ma soprattutto per sperimentare un metodo nuovo di approccio allo scavo archeologico pompeiano. Attraverso le parole di Massimo Osanna, direttore generale della soprintendenza di Pompei dal 2016 al 2020, e la campagna fotografica di Luigi Spina, il volume è un invito a riflettere sulla straordinaria vicenda di Pompei, a ragionare sui molteplici aspetti in cui si declina la storia di un luogo che non solo ha segnato l’avvio della ricerca archeologica europea sul mondo classico, ma soprattutto ha dato ispirazione alle più diverse espressioni della creatività umana. Un luogo che ha esercitato – e continua a farlo – un’incessante fascinazione per infinite manifestazioni di arte e di pensiero, da Canova ai Pink Floyd e oltre.

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Copertina del libro “Mondo nuovo. Viaggio alle origini della Magna Grecia” di Massimo Osanna (Rizzoli)

Mondo nuovo. Viaggio alle origini della Magna Grecia (Rizzoli). “Questo è un libro di storie. Riguarda vicende di alcune antiche genti che hanno vissuto nel I millennio a.C. nei territori della Magna Grecia. È una storia di mobilità e incontri, perché per tutti, Greci e Italici, la rete di connessioni e il rapporto con gli altri sono stati la cifra esistenziale più rilevante della vita quotidiana”. È questo il mondo nuovo che dà il titolo al saggio di Massimo Osanna: un paesaggio dell’incontro che solo l’archeologia può aiutarci a riscoprire, restituendo voce a oggetti e strutture di per sé muti, raccontando chi li ha realizzati, usati, trasformati in memoria o distrutti. Reperti “capaci di narrare le storie di uomini e di popoli che in questa terra si sono incontrati, affrontati, amalgamati in un processo dinamico e senza soluzione di continuità”. Attraverso un viaggio in parchi archeologici e musei più o meno noti del nostro Meridione (da Sibari a Taranto, da Metaponto a Paestum, passando per Crotone, Venosa, Caulonia), Osanna illumina il rapporto tra Greci e non Greci, mai univoco né scontato; ridefinisce l’idea stessa della colonizzazione per come la immaginiamo comunemente, spostando l’accento sui fenomeni di ibridazione che in Magna Grecia sono stati frequenti e articolati. Un lavoro avvincente sulla memoria degli oggetti (materialità dei contatti), dei luoghi (i paesaggi dell’intreccio), sulla memoria dei morti (quello che le tombe ci dicono), perché l’archeologia è fondamentale per ricostruire le storie non raccontate dalla Storia (il rumore di fondo dei frammenti, “vivo” e “parlante”).

Roma. Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha accolto al Quirinale i 50 nuovi dirigenti del MIC accompagnati dal ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano

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Il Presidente Sergio Mattarella incontra i Dirigenti del Ministero della cultura vincitori del corso-concorso di formazione dirigenziale (foto di Francesco Ammendola – Ufficio per la Stampa e la Comunicazione della Presidenza della Repubblica)

A poco meno di due mesi dalla loro immissione in ruolo (vedi Roma. Entrati in ruolo i vincitori del corso – concorso per dirigente tecnico del ministero della Cultura: ecco l’elenco dei nuovi direttori di musei e luoghi della cultura sul territorio o di uffici centrali della direzione generale Musei | archeologiavocidalpassato), giovedì 27 giugno 2024, accompagnati dal ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano, i 50 dirigenti del ministero della Cultura vincitori del primo corso-concorso di formazione dirigenziale, bandito a dicembre 2021 dalla Scuola Nazionale dell’Amministrazione e curato dalla Fondazione Scuola dei beni e delle attività culturali, sono stati accolti al Quirinale dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Presenti anche il Capo di Gabinetto del Ministero, Francesco Gilioli; il Capo dell’Ufficio legislativo, Donato Luciano; il Segretario generale Mario Turetta, e i direttori generali Marina Giuseppone, Paola Passarelli, Paolo D’Angeli, Luigi La Rocca, Massimo Osanna e Antonio Tarasco.

“Vorrei ricordare che il bellissimo frutto di una lungimirante visione dei Costituenti, l’art. 9 della Costituzione, recita ‘La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione. Tutela l’ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi, anche nell’interesse delle future generazioni’. È proprio per questo che sono orgoglioso di presentare i nuovi dirigenti tecnici del Ministero della Cultura”, ha detto il Ministro nel corso della cerimonia: “donne e uomini di studio e competenze, professionisti e professioniste di altissimo livello capaci di coniugare il sapere specialistico con un patrimonio intellettuale e formativo che rende lustro alla cultura dell’Italia e alla sua massima istituzione dello Stato”. Il Capo dello Stato, nell’augurare buon lavoro ai nuovi dirigenti, ha ricordato come l’azione amministrativa richieda sempre più accuratezza, rigore e tempestività delle decisioni e come essa, per quanto importante in ogni suo settore, rivesta un particolare fascino se rivolta al patrimonio culturale italiano, che “la Costituzione… dispone di tutelare”, in quanto “riferimento della cultura mondiale… anche per la capacità della nostra cultura, nei secoli e nel presente, di dialogare, interloquire, raccogliere le altre culture”.