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Ministero della Cultura. Annunciata la pubblicazione di un bando di gara internazionale per la selezione dei candidati a Direttore per cinque istituti di prima fascia e 11 di seconda fascia: incarichi per enti scoperti per accorpamento, nuova istituzione, aggiornamento della fascia; o per fine mandato. Per 4 direttori il ministro Giuli non rinnova l’incarico

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Il ministro della Cultura Alessandro Giuli (foto quirinale / wp)

Il museo Archeologico nazionale di Napoli – promosso dalla seconda alla prima fascia – è senza direttore ormai da un anno, Ma l’attesa potrebbe stavolta essere agli sgoccioli per il Mann e non solo (e ciò significa che tra pubblicazione del bando, selezioni, nomina ed entrata in servizio si arriverà a primavera). Il ministero della Cultura si appresta infatti a pubblicare un bando di gara internazionale per la selezione dei candidati a Direttore per cinque istituti di livello dirigenziale generale (cioè di prima fascia) giunti a scadenza del proprio mandato o di nuova istituzione: musei Reali di Torino (dal 1° dicembre 2023 direttore ad interim Mario Turetta dopo il pensionamento di Enrica Pagella); Galleria dell’Accademia di Firenze e Musei del Bargello (dal 31 maggio 2024, in seguito all’accorpamento dei due musei, e in attesa della nomina del direttore unico, è direttore avocante il DG Musei Massimo Osanna); parco archeologico del Colosseo (dal 18 dicembre 2017 è direttore Alfonsina Russo, ad interim da luglio 2024 quando è stata nominata alla guida del DIVA – dipartimento per la valorizzazione del patrimonio  culturale del MIC); museo nazionale Romano (Stéphane Verger, direttore dal 2 novembre 2020: il ministro Alessandro Giuli non gli ha rinnovato il mandato per il secondo quadriennio); museo Archeologico nazionale di Napoli (il 30 settembre 2023 è scaduto il secondo mandato – prorogato al 14 novembre 2024 – di Paolo Giulierini, che era stato nominato direttore del Mann il 1° ottobre 2015. Nel frattempo il museo è passato dalla seconda alla prima fascia. E dal 15 novembre 2024 è direttore ad interim Massimo Osanna). A selezionare i candidati, i cui requisiti saranno precisati nel bando stesso, sarà una commissione di esperti di altissimo profilo attraverso una serie di prove in grado di evidenziare le necessarie competenze culturali e manageriali.

Successivamente il ministero della Cultura procederà a pubblicare il bando per la nomina dei direttori di 11 istituti autonomi di seconda fascia: complesso monumentale della Pilotta (dal 15 gennaio 2024  direttore ad interim Stefano L’Occaso, perché il direttore Simone Verde è passato a dirigere la Galleria degli Uffizi); musei nazionali di Ferrara (nell’autunno 2023 i musei ferraresi sono diventati autonomi, e attendono il direttore; sono stati staccati da Modena con la quale prima Ferrara era insieme sotto l’insegna delle Gallerie Estensi); musei nazionali di Lucca (dal 2022 è direttrice Luisa Berretti); Ville monumentali della Tuscia (è l’ente nato nell’estate 2023 con l’accorpamento di Villa Lante e Palazzo Farnese); Palazzo Reale di Napoli (il ministro Alessandro Giuli non ha rinnovato l’incarico a Mario Epifani, il cui primo mandato è scaduto il 2 novembre 2024); musei nazionali del Vomero – Napoli (è il nuovo polo creato nel 2023 e comprende il museo di San Martino, Castel Sant’Elmo e la Villa Floridiana); musei e parchi archeologici di Capri (è il nuovo polo autonomo creato nell’estate 2023); Castello Svevo di Bari (dal 10 luglio 2020 è stata direttore Alessandra Mongelli, con durata triennale. Nel 2023 è diventato museo autonomo); musei nazionali di Matera (l’8 novembre 2024 si conclude il mandato di Annamaria Mauro alla direzione dell’ente ora divenuto autonomo); musei nazionali di Bologna (il ministro Alessandro Giuli non ha rinnovato il mandato a Maria Luisa Pacelli, direttore dal 2020); Pantheon e Castel Sant’Angelo (sono stati accorpati con la Direzione Musei nazionali della città di Roma, di cui è direttore Mariastella Margozzi dal 4 novembre 2020).

Napoli. Al museo Archeologico nazionale la seconda edizione del festival “Alla prova del tempo” dal titolo “Storia con complotti. Veri, falsi, finti”, concentrato sul metodo che permette agli storici di separare i fatti e le notizie autentiche dagli errori e dalle menzogne. Ecco il ricco programma della tre giorni di incontri

Al museo Archeologico nazionale di Napoli dal 25 al 27 ottobre 2024 la seconda edizione del festival “Alla prova del tempo”. S’intitola “Storia con complotti. Veri, falsi, finti” e sarà concentrato sul metodo che permette agli storici di separare i fatti e le notizie autentiche dagli errori e dalle menzogne. Si parlerà anche di complotti e fake news del nostro tempo, di Russia e Stati Uniti, e della cosiddetta “ideologia gender”. Tutte le lezioni e i dibattiti sono ad ingresso gratuito. Tre giornate volte a guardare ai complotti sia per ricostruire alcune vicende storiche esemplari in cui un complotto, o una cospirazione o una congiura, effettivamente ci fu, sia per confrontarsi con i complotti immaginari, presunti, con l’invenzione di sana pianta di un nemico. “Questa è la seconda edizione del nostro festival di storia che riprende una tradizione che c’era nella nostra città. Abbiamo sostenuto questa ripresa”, ha spiegato il sindaco Gaetano Manfredi, “perché parlare di storia è fondamentale in un momento così complesso come quello che viviamo. Quest’anno è stata scelta una tematica molto interessante perché in tempi di fake news approfondire i complotti veri o presunti della storia è un modo per leggere meglio gli eventi di cronaca”. “Il festival di storia testimonia come questa Amministrazione concepisca le politiche culturali in termini trasversali, nella convinzione che siano uno straordinario motore di innovazione sociale e di sostegno alle fasce più deboli”, ha evidenziato Andrea Mazzucchi. “Un festival di storia che si interroghi su un tema attualissimo come quello dei complotti e delle fake news contribuisce alla crescita della collettività grazie all’impegno culturale”. “La storia dell’Occidente, ma non solo, è contraddistinta da complotti e cospirazioni. La logica di questo festival è anche un’altra: non sono importanti soltanto i complotti reali, sono altrettanto interessanti quelli presunti. Ci sono accuse di complotto totalmente infondate alle quali alcune frange credono ancora. Credo che il lavoro dello storico consista proprio nel cercare di distinguere il vero dal falso. Nel momento in cui la storia smette di fare questa distinzione, le conseguenze politiche, civili ed etiche possono essere devastanti”, ha concluso Gennaro Carillo.

napoli_mann_rassegna-alla-prova-del-tempo_presentazione_locandinaPRESENTAZIONE DELL’ASSOCIAZIONE CULTURALE A VOCE ALTA. L’occhio è l’organo per eccellenza dello storico. Histor rimanda all’atto di vedere. Eppure, la ricostruzione dei fatti si rivela difficile, perché della storia molto rimane nascosto. Perché c’è un doppio fondo in cui la storia si svolge. Questa zona d’ombra è lo scudo al riparo del quale si ordiscono complotti, mentre la storia ufficiale fa il suo corso. Ricca la casistica di atti pianificati col favore delle tenebre: il putsch oligarchico del 411 ad Atene che instaura la tirannide dei Quattrocento, le Idi di marzo, la Congiura dei Pazzi, le stragi neofasciste degli anni Sessanta e Settanta… Accanto ai complotti reali e documentati, si sprecano esempi di complotti presunti o falsi, alimentati dal doppio fondo della storia: la mutilazione delle Erme, l’accusa del sangue periodicamente rivolta agli ebrei, i Protocolli dei Savi di Sion. Le imposture hanno prodotto effetti drammatici. In questi casi, è utile indagare i moventi ma anche le strategie attraverso le quali si costruisce il nemico perfetto. Gridare al complotto è un riflesso condizionato. Lo è sempre stato. La prima forma di difesa davanti a un’accusa, sia essa fondata o infondata. Proprio il fatto che il cospirazionismo – o la paranoia – sia diventato la cifra della politica contemporanea rende necessaria una storicizzazione adeguata del fenomeno. Alla prova del tempo guarda ai complotti da un duplice angolo visuale. Da un lato, prova a ricostruire alcune vicende storiche esemplari in cui un complotto, o una cospirazione o una congiura, effettivamente ci fu. Dall’altro, si confronta con i complotti immaginari, presunti, con l’invenzione di sana pianta di un nemico. Una volta attivata, la macchina mitologica è inarrestabile. È un tema che riguarda il nostro tempo. E non è un problema solo storico, ma anche teorico e politico. In questione è il rapporto tra potere e verità, oltre che tra potere e manipolazione o riscrittura del passato. Ci si è baloccati per qualche decennio, a seguito dell’ubriacatura post-modernista, con l’idea che la storia sia un racconto come un altro, senza soverchi vincoli di veridicità. Le conseguenze sono state perniciose. La distinzione tra il vero e il falso (e il finto) è appannaggio dello storico, che ha dunque una responsabilità di tipo epistemico. Per queste ragioni, il solo antidoto può essere la conoscenza. In primo luogo, quella storica.

napoli_mann_rassegna-alla-prova-del-tempo_locandinaIL PROGRAMMA DI VENERDÌ 25 OTTOBRE2024, Sala del Toro Farnese, museo Archeologico nazionale: alle 15, indirizzo di saluto delle Istituzioni: Gaetano Manfredi, sindaco di Napoli; Andrea Mazzucchi, consigliere del sindaco per le biblioteche e la programmazione culturale integrata; Massimo Osanna, direttore generale Musei al ministero della cultura; 15.15, Pasquale Palmieri, presentazione del programma; 15.3,0 Laura Pepe, “Atene paranoica: Tra l’assassinio di Efialte e la mutilazione delle Erme”; 16.30, Massimo Osanna, “Complotti tarantini tra archeologia e storia”; 17.45, Emiliano Morreale, “Da L’invasione degli ultracorpi a Cadaveri eccellenti” (con proiezione di clip dai film).

IL PROGRAMMA DI SABATO 26 OTTOBRE 2024, auditorium, museo Archeologico nazionale: alle 10.30, Amedeo Feniello, “Il complotto finanziario politico: Pazzi contro Medici”; 12, Elisabetta Vezzosi, “Tempeste su Washington. Complotti e cospirazionismo negli Stati Uniti”, dialogo con Ottavio Ragone; 16, Andrea Mazzucchi, “Complotti danteschi”; 17.30, Benedetta Tobagi, “La verità non è sempre rivoluzionaria. 1969-74: dalle vere provocazioni nelle stragi alle fake news sui primi attacchi rossi”.

IL PROGRAMMA DI DOMENICA 27 OTTOBRE 2024, auditorium, museo Archeologico nazionale: 11, Laura Schettini, “L’ ideologia gender è un complotto? Dalla Conferenza di Pechino alla dignitas infinita”, dialogo con Lea Nocera; 12, Giovanni Savino, “All’ombra del Cremlino: complotti sovietici e russi”; 15, “Prendersi a parole”: gli studenti dei licei Eleonora Pimentel Fonseca e Giuseppe Mercalli si affronteranno, secondo le regole del debate, sostenendo in una giocosa e serrata gara le ragioni del Vero e quelle del Falso. Ad assegnare la vittoria del confronto sarà una giuria formata dai dottorandi della Scuola Superiore Meridionale presieduta dal direttore responsabile, Arturo De Vivo. 16.30, Clotilde Bertoni, “Nel nome di Dreyfus. La storia pubblica di un caso di coscienza”, dialogo con Matteo Palumbo; 17.45, Filippo Ceccarelli, “Abuso di complotto. Per un’interpretazione della storia repubblicana fra commedia e melodramma”, dialogo con Paolo Di Paolo

Reggio Calabria. Al museo Archeologico nazionale apre la prima edizione del Rhegion International Film Festival (RIFF), a cura di ArcheoVisiva e del MArRC: tre giorni di cinema dedicati al patrimonio culturale e all’archeologia. Ecco il programma della prima giornata

Al museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria è tuto pronto. Alle 17.30, nel suggestivo spazio di Piazza Paolo Orsi, aperta alla vista dei Bronzi di Riace, apre ufficialmente la prima edizione del Rhegion International Film Festival (RIFF), rassegna cinematografica organizzata dall’associazione culturale Archeovisiva ETS, in partenariato con il museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria, con il sostegno della Fondazione Calabria Film Commission: dal 25 al 27 ottobre 2024, tre giorni di cinema dedicati al patrimonio culturale e all’archeologia. Ad accogliere i partecipanti saranno i direttori artistici Alessandra Cilio e Lorenzo Daniele, cui seguirà l’intervento del direttore del Museo, l’archeologo Fabrizio Sudano. A tenere a battesimo la rassegna sarà quindi un video messaggio di Massimo Osanna, direttore generale Musei del ministero della Cultura. La partecipazione alle proiezioni e agli eventi collaterali è gratuita, fino ad esaurimento dei posti disponibili. Il museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria conferma con il RIFF il proprio impegno nell’ambito di una offerta culturale dinamica e trasversale, frutto di una ricercata attenzione rivolta alla divulgazione dell’Antico, in linea con la visione strategica della sua direzione.

reggio-calabria_archeologico_RIFF-2024_locandinaI film proiettati nel corso di venerdì 25 e di sabato 26 ottobre 2024 parteciperanno al premio del pubblico “Città di Reggio Calabria” che verrà attribuito al film più votato; il premio sarà consegnato dal sindaco della città Giuseppe Falcomatà nel corso della cerimonia di premiazione di domenica 27 ottobre. A fare da cornice all’evento diverse attività collaterali ed eventi speciali, come il programma per bambini ArcheoKids di sabato 26 mattina, nel pomeriggio la sezione “Incontri in Piazza” con Jacopo Tabolli, uno degli archeologi protagonista della sensazionale scoperta dei Bronzi di San Casciano dei Bagni, e co-curatore insieme al professore Osanna della mostra esposta al MArRC. E ancora la masterclass del regista Diego D’Innocenzo che si terrà domenica 27 ottobre alle 10.30 nella sala conferenze del Museo e nel pomeriggio la sezione dedicata al cinema calabrese a cura del circolo del cinema Cesare Zavattini, presieduto da Tonino De Pace.

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Il film “Askòs – Il canto della Sirena” di Antonio Martino

PROGRAMMA DI VENERDÌ 25 OTTOBRE 2024, prima giornata. Alle 18, apre il film “Sui tetti di chi dorme” di Antonello Pisano Murgia (Italia, 2024 – 15’). Tuvixeddu è la più grande necropoli Punica del mediterraneo. Ciò che rimane della Necropoli è soltanto un frammento di bellezza sopravvissuto ai soprusi del tempo. È un cimitero dove si ha l’impressione che sia notte anche di giorno. Degli eterni fantasmi, come inquilini sfrattati, raccontano questo dramma: sussurri e grida di questa fugacità. Alle 18.15, il film “Askòs. Il canto della sirena” di Antonio Martino (Italia, 2023 – 62’). Dopo aver fatto il giro del mondo l’Askòs delle Murge, un prezioso reperto trafugato nel 1988, torna a casa nel Museo Archeologico di Crotone. Quattro personaggi raccontano le loro vite trascorse insieme all’archeologia e il loro legame con questo difficile recupero. Alle 19.20, il film “The time they spent here” di Edward Owles (Gran Bretagna, 2023 – 10’). Qual è la magia dell’arte rupestre? Due esperti archeologi attivi a Tanum, in Svezia, provano a comprendere quale sia il metodo migliore per catalogare le incisioni svedesi dell’Età del Bronzo ed esaminano le differenze tra documentazione analogica e digitale.

reggio-calabria_archeologico_RIFF-2024_mostra-accademia-belle-arti_foto-riffAlle 19.30, inaugurazione mostra d’arte a cura dell’Accademia de belle Arti di Reggio Calabria, che offre una ricca possibilità di scelta tra i vari Indirizzi dei Corsi ordinamentali di primo livello in Pittura, Scultura, Decorazione, Grafica d’Arte, Scenografia, Fumetto ed illustrazione, Progettazione della Moda, Comunicazione e Didattica dell’Arte; lo studio si integra con l’attività pratica di laboratorio e di ricerca avanzata, nell’ottica di garantire importanti momenti di apprendimento, socializzazione e interazione tra le componenti della comunità accademica.

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Frame del film “Un paese interiore” di Luigi Calvetta

Alle 21.30, il film “Il paese interiore” di Luca Calvetta (Italia, 2021 – 32’). Cosa facciamo del nostro passato? Quanti volti e quali colori abitano il nostro Paese Interiore? Dove si trova il confine tra l’andarsene e il tornare, tra la bellezza e il dolore? Questo film è un viaggio poetico nell’animo della regione più misteriosa d’Italia. Una Calabria inattesa e metafisica. Un viaggio a ritroso, dalla notte all’alba, da un luogo reale ad uno spazio interiore. Alle 22, chiude la prima giornata il film “A big family” di Vassilis Loules (Grecia, 2022 – 69’). Famiglia e amicizia, campi aperti dove giocano i bambini, innovazione e solidarietà sono la “miscela segreta” che ha portato al successo l’industria delle bevande analcoliche Kliafa, dal 1926 a Trikala. Un piccolo universo di creatività e umanità, costruito attorno alla visione di un uomo “…per rinfrescare e addolcire il mondo!”

 

Napoli. Al museo Archeologico nazionale la mostra “Documentare gli Scavi: Pompei nelle imprese editoriali del Regno 1740–1850”: un viaggio nella storia dell’archeologia e delle metodologie di scavo e ricerca un viaggio nella storia dell’archeologia e delle metodologie di scavo e ricerca

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Allestimento della mostra “Documentare gli Scavi: Pompei nelle imprese editoriali del Regno 1740–1850” al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto mann)

Come si svolgevano gli scavi a Pompei nel primo secolo dopo la scoperta? Perché le pitture erano asportate? A quando risale l’idea di lasciare gli affreschi in situ? E quali erano i rischi? La mostra “Documentare gli Scavi: Pompei nelle imprese editoriali del Regno 1740–1850”, aperta al pubblico nella Sala del Plastico di Pompei al museo Archeologico nazionale di Napoli fino al 31 gennaio 2025, prova a rispondere a queste domande, soffermandosi sul processo di documentazione delle scoperte archeologiche nelle città vesuviane. Questa ampia attività è cristallizzata nelle numerose pubblicazioni ufficiali commissionate da diversi regnanti di Napoli, da Carlo di Borbone a Ferdinando II, passando per Gioacchino e Carolina Murat. Il percorso è curato da Domenico Pino (Phd, University College, Londra) con la supervisione di Andrea Milanese.

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Allestimento della mostra “Documentare gli Scavi: Pompei nelle imprese editoriali del Regno 1740–1850” al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto mann)

“Valorizzare le fonti che raccontano la straordinaria epoca delle grandi scoperte nelle città vesuviane”, commenta il direttore generale Musei, prof. Massimo Osanna, “significa offrire al pubblico un viaggio nella storia dell’archeologia e delle metodologie di scavo e ricerca. Un percorso di grande interesse storico e documentario, pensato per i diversi pubblici del Museo, che potranno così inserire gli straordinari capolavori della collezione in più quadro ampio che ne racconta la scoperta, la musealizzazione, la pubblicazione. La mostra offre così una visuale inedita, rivolta da un lato ai grandi ritrovamenti del passato, dall’altro alla prospettiva presente di un Museo che, oltre a favorire la fruizione del proprio patrimonio, continua a renderlo vivo attraverso lo studio e la ricerca”.

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Allestimento della mostra “Documentare gli Scavi: Pompei nelle imprese editoriali del Regno 1740–1850” al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto mann)

Le ventisei opere in esposizione provengono dai fondi del Mann: Biblioteca, Archivio Storico, Archivio Disegni e Stampe e raccolta dei rami della Stamperia Reale custodiscono un patrimonio straordinario che permette di approfondire pagine di storie ancora tutte da raccontare. Oltre ai volumi de Le Antichità di Ercolano Esposte (1757–92), con annessi rami e disegni preparatori, il pubblico potrà ammirare la copia di Rami Inediti appartenuta a Carolina Murat, alcune gouaches di Francesco Morelli e rare veline di Giuseppe Marsigli.

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Il grande plastico in sughero degli scavi di Pompei esposto al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto mann)

La mostra temporanea dialoga con l’istallazione permanente, al centro della sala, del grande plastico di Pompei realizzato tra 1861 e 1879: un messaggio per ribadire come la volontà di documentare e, dunque, raccontare il passato, si sia tradotta in diverse modalità comunicative, sperimentate dalle prime imprese settecentesche fino a metà dell’Ottocento.

Roma. Al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia al via il cantiere di restauro del Ninfeo, capolavoro rinascimentale di Bartolomeo Ammannati, grazie al sostegno di Sphere Italia con l’Art Bonus che garantisce anche la manutenzione per i prossimi quattro anni. Il pubblico potrà seguire i lavori in diretta. Saranno ripristinate le fontane del Tevere e dell’Arno ricreando così “il teatro delle acque”

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Ninfeo di Villa Giulia: restauratrici al lavoro nel cantiere delle cariatidi (foto etru)

L’annuncio, tra le righe, era stato dato un paio di settimane fa, alla riapertura al pubblico, dopo quasi dieci anni, del Ninfeo di Villa Giulia a Roma (vedi Roma. Al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia riapre al pubblico il Ninfeo, dopo quasi dieci anni. Per la prima volta accessibile ai disabili. Al via il restauro delle Cariatidi | archeologiavocidalpassato).

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Presentazione ufficiale del restauro del Ninfeo al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia_ al centro Andrea Meloni e Luana Toniolo (foto etru)

Ora c’è stata la presentazione ufficiale da parte del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia a Roma e di Sphere Italia: al via il cantiere di restauro del celebre Ninfeo rinascimentale di Villa Giulia, capolavoro rinascimentale di Bartolomeo Ammannati a Villa Giulia. Elemento di grande novità nel rapporto pubblico-privato per la conservazione e la valorizzazione del nostro patrimonio culturale è che per la prima volta verrà finanziata anche la manutenzione programmata del Ninfeo per i prossimi quattro anni. Lo sviluppo di buone pratiche di manutenzione programmata è peraltro proprio una delle mission della Direzione generale Musei, che punta a una migliore conservazione del nostro patrimonio in un’ottica di programmazione strategica.

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Veduta del fronte est del Ninfeo di Villa Giulia a Roma (da A. Lafréry), incisione di Hieronymus Cock (1555-60) (foto etru)

Il Ninfeo è il cuore degli splendidi giardini di Villa Giulia, con la fontana progettata da Bartolomeo Ammannati, le cariatidi a sorreggere la balconata in travertino e il mosaico dedicato a Tritone, che grazie al grande progetto di restauro conservativo, finanziato attraverso lo strumento dell’Art Bonus da Sphere Italia, tornerà al suo originario splendore. I visitatori del Museo potranno non solo godere della vista ravvicinata di un patrimonio architettonico e artistico di grande valore, ma assistere in diretta al delicato lavoro dei restauratori.

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Veduta aerea zenitale del ninfeo di Villa Giulia al museo nazionale Etrusco (foto etru)

“Grazie a un virtuoso esempio di collaborazione pubblico-privato e al mecenatismo favorito dall’Art bonus, Villa Giulia amplia la sua offerta al pubblico e realizza uno degli obiettivi del nostro Ministero, e in particolare della Direzione generale Musei, quello della manutenzione programmata del nostro patrimonio”, dichiara Massimo Osanna, direttore generale Musei. “Un intervento che speriamo contribuisca a favorire altri casi di collaborazione, nella consapevolezza che il patrimonio culturale è un bene comune, da conservare e valorizzare a vantaggio dell’intera comunità”.

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Luana Toniolo, direttrice del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia, nel ninfeo davanti alle Cariatidi (foto etru)

E Luana Toniolo, direttrice del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia: “Questo intervento permetterà non solo di restituire al Ninfeo di Villa Giulia il suo splendore fatto di marmi policromi, ma finalmente anche di riattivare le fontane con le statue dell’Arno e del Tevere al secondo livello. Il progetto parte dallo studio delle tubature antiche e del rapporto con l’acquedotto dell’Acqua Vergine e permetterà di ristabilire il flusso d’acqua che arricchirà il Ninfeo di preziosi giochi d’acqua. Il contributo fondamentale per la manutenzione programmata ci permetterà inoltre di prenderci cura del fragile equilibrio conservativo del Ninfeo, sospeso tra acqua e terra”. “Sono orgoglioso di avviare questa collaborazione con il museo nazionale Etrusco di Villa Giulia”, spiega Adriano Meloni, amministratore delegato di Sphere Italia. “La nostra azienda è costantemente impegnata nella selezione di iniziative di ampio respiro. Grazie all’Art Bonus, siamo felici di aver accolto la proposta di poter sostenere il restauro del complesso del Ninfeo e delle sue fontane, dando nuova vita a un bene culturale esempio del Rinascimento italiano”.

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Villa Giulia a Roma vista da drone (foto etru)

Villa Giulia, costruita da papa Giulio III tra il 1550 e il 1555, rappresenta uno splendido esempio di villa rinascimentale, sorta come residenza suburbana, analogamente ad altri complessi cinquecenteschi di Roma e dintorni. Al progetto e alla realizzazione parteciparono i più grandi artisti dell’epoca: per l’apparato pittorico Prospero Fontana, Taddeo Zuccari, Pietro Venale e loro botteghe; per l’impianto architettonico Giorgio Vasari, Jacopo Barozzi da Vignola e Bartolomeo Ammannati, con la supervisione di Michelangelo, secondo quanto asserito dallo stesso Vasari.

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Ninfeo di Villa Giulia: la fontana del Tevere dopo il restauro (foto etru)

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Ninfeo di Villa Giulia: la fontana dell’Arno dopo il restauro (foto etru)

Ai lati del Ninfeo, entro due grandi nicchie simmetriche sono due fontane con le personificazioni di due fiumi, il Tevere e l’Arno identificabili dai rispettivi attributi: la lupa per il fiume Tevere e il Marzocco, il leone – simbolo della Repubblica di Firenze e protettore laico della città, in riferimento alle origini toscane del papa. Le due statue monumentali dei fiumi sono rappresentate secondo tradizione, adagiate su un fianco e all’interno di nicchie decorate a stucco con elementi vegetali. Due grandi vasche in marmo accoglievano un tempo l’Acqua Vergine che sgorgava copiosa dalle anfore su cui poggiano le figure. Grazie al sostegno di Sphere Italia sarà ripristinato l’impianto idrico delle fontane, riportandole alla loro originaria funzione di elementi di raccordo del “teatro delle acque” del Ninfeo.

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Lo stato di deterioramento in cui versa il Ninfeo di Villa Giulia al museo nazionale Etrusco (foto etru)

Sphere Italia è un’azienda che ha fatto dell’attenzione alla sostenibilità e al patrimonio culturale una mission importante, per questo si è dotata di Comitato per la Sostenibilità, che vanta tra i suoi componenti personaggi di spicco, tra cui Virginia Raggi, presidente comitato sostenibilità Sphere Italia, e Alfonso Pecoraro Scanio, advisor comitato sostenibilità Sphere Italia.  Il Comitato svolge funzioni istruttorie, propositive e consultive sui temi collegati ai fattori Esg in materia di sostenibilità, con iniziative e attività tese a presidiare l’impegno della società per lo sviluppo sostenibile lungo la catena del valore. Per Sphere Italia sostenibilità significa anche preservare la cultura dei luoghi.

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Lo stato di deterioramento in cui versano le Cariatidi del Ninfeo di Villa Giulia al museo nazionale Etrusco (foto etru)

“Sono orgogliosa di guidare il Comitato di sostenibilità di questo importante gruppo aziendale”, sottolinea Virginia Raggi, presidente comitato sostenibilità Sphere Italia, “che si sta impegnando seriamente per diventare ogni giorno più sostenibile sia in termini ambientali, che in termini sociali, anche attraverso iniziative di altissimo valore culturale come questa del restauro del Ninfeo di Villa Giulia. Sphere Italia intende contribuire a una trasformazione che possa portare miglioramenti tangibili, sia alleggerendo la propria impronta ecologica, che riportando allo splendore che meritano i tantissimi gioielli artistici e culturali del nostro Paese, affinché il futuro, non sia solo più in linea con il ciclo della natura, ma sia anche saldamente ancorato a quell’eccellenza, che ci rende unici al mondo!”. E Alfonso Pecoraro Scanio, advisor comitato sostenibilità Sphere Italia: “Sono felice che con questa donazione si sostenga, non solo il prezioso restauro, ma anche la successiva manutenzione per alcuni anni. Ho sempre proposto di superare il vizio nazionale di sottovalutare la cura costante del nostro patrimonio artistico, culturale e naturale. Spero che questa novità diventi un buon esempio di filantropia e di sostenibilità”.

Napoli. Il dg Musei Massimo Osanna inaugura al museo Archeologico nazionale gli “Incontri di Archeologia” del trentennale su “I nuovi allestimenti al Mann 2024-2025”, sempre in presenza e on line, in una giornata speciale con apertura serale. Passeggiata col direttore, visita didattica, conferenza performativa, gioco a tappe

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Il dg Musei Massimo Osanna, direttore delegato del museo Archeologico nazionale di Napoli, apre la stagione 2024-2025 degli “Incontri di Archeologia” (foto mann)

Con la conferenza “I nuovi allestimenti al MANN 2024-2025” sarà Massimo Osanna, direttore generale Musei italiani e direttore delegato del Mann, ad aprire giovedì 10 ottobre 2024, alle 17, nell’auditorium del museo Archeologico nazionale di Napoli, “Incontri di Archeologia”, la storica rassegna che quest’anno festeggia il trentennale di programmazione. Una ricorrenza simbolica che conferma le ormai consolidate caratteristiche del ciclo di conferenze a fruizione gratuita (in presenza e online sulla pagina Facebook e sul canale YouTube del Museo): i focus sulle collezioni dell’Istituto, che continua ad ampliare la propria offerta espositiva al pubblico; l’approfondimento delle più recenti tendenze di ricerca nei campi dell’archeologia e del restauro; la valorizzazione delle buone pratiche museali nel territorio.

napoli_mann_incontri-di-archeologia-2024-2025_speciale-trentennale_locandinaMa quella di giovedì 10 ottobre 2024 sarà per il museo Archeologico nazionale di Napoli una giornata speciale che si apre alle 12 con la presentazione di avvio lavori di restauro delle fontane del Mann; continua – come detto –, alle 17, con l’inaugurazione della stagione 2024-2025 degli “Incontri di Archeologia” con la conferenza “I nuovi allestimenti al MANN 2024-2025” di Massimo Osanna, direttore generale Musei Mic; e prosegue con l’apertura serale del museo, con ingresso dalle 19 alle 23.30 al prezzo di 5 euro (l’ingresso è consentito fino alle 23), che prevede un ricco programma per celebrare il trentennale degli “Incontri di Archeologia”. Alle 19.30 passeggiata con il direttore generale Massimo Osanna alla scoperta dei capolavori del Museo: prenotazione su www.eventbrite.it.; alle 20, visita didattica “Mitologia in cammino”, per bambini dai 7 ai 12 anni: prenotazione su www.eventbrite.it.; alle 20.30, conferenza performativa “Suoni dal Mediterraneo. Riascoltare l’Antico attraverso l’Archeologia Musicale”, evento a cura di Alessandra D’Eugenio e Rossano Munaretto: ingresso libero fino ad esaurimento posti; alle 21.30, gioco a tappe “Caccia all’opera”: prenotazione su www.eventbrite.it.

napoli_mann_incontri-di-archeologia-2024-2025_locandinaIncontri di Archeologia. “Ancora una volta gli Incontri di Archeologia si configurano come una vetrina d’eccellenza per raccontare un patrimonio culturale in divenire, sempre aperto ai temi della scoperta e del cambiamento”, commenta il professore Osanna. “Per questo, abbiamo costruito con cura un programma che potesse non soltanto rivolgersi agli addetti ai lavori, ma anche a chi ha curiosità per un mondo vivo e dinamico come quello dell’archeologia. Immediatezza nella comunicazione, taglio analitico, innovazione metodologica sono le matrici identitarie delle nostre conferenze”. Gli incontri, che saranno in calendario sino a maggio 2025, coinvolgeranno funzionari del Museo e relatori esterni, che illustreranno progetti e ricerche legati alle sezioni e agli allestimenti del Mann. Un focus ad hoc sarà dedicato alle collezioni del Medagliere e alla sezione Numismatica (che dovrebbero essere riaperti a dicembre 2024). Gli “Incontri di Archeologia” sono curati dal responsabile dei Servizi educativi del Mann, Giovanni Vastano, in collaborazione con Miriam Capobianco e gli altri membri dello staff dell’ufficio.

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Il medagliere della collezione numismatica del museo Archeologico nazionale di Napoli (foto mann)

IL PROGRAMMA. INCONTRI DI ARCHEOLOGIA – SPECIALE TRENTENNALE: OTTOBRE 2024 – MAGGIO 2025. OTTOBRE 2024: giovedì 10 ottobre, ore 17: “I nuovi allestimenti al MANN 2024-2025” di Massimo Osanna. NOVEMBRE 2024: giovedì 7 novembre, ore 17: “La reintegrazione delle lacune nel restauro delle ceramiche figurate. Esigenza di percezione unitaria dell’opera o ricerca dell’immagine perduta?” di Mariateresa Operetto; giovedì 14 novembre, ore 17: “Nuove ricerche archeologiche presso la villa imperiale del Pausilypon” di Marco Giglio; giovedì 21 novembre, ore 17: “Trachinie e Filottete di Sofocle: la messa in scena del dolore del corpo” di Giovanni Greco in collaborazione con ICRA Project di Lina Salvatore e Michele Monetta.

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Ceramiche a figure rosse della collezione Spinelli del museo Archeologico nazionale di Napoli (foto mann)

DICEMBRE 2024: giovedì 5 dicembre, ore 17: “Le aree archeologiche urbane: progetti ed interventi in corso a Napoli” di Giuliana Boenzi e Stefano Iavarone; giovedì 12 dicembre, ore 17: “Il progetto Collezione Spinelli: le vicende di uno dei più ricchi rinvenimenti archeologici della Piana Campana, dalla necropoli di Suessula (Acerra), tra Italia, Europa e USA” di Emanuela Santaniello, Sveva Savelli, Mariateresa Operetto, Marina Vecchi e Alessandra Spadaccini; giovedì 19 dicembre, ore 17: “Nuove ricerche sulla Rocca di Cuma” di Carlo Rescigno. GENNAIO 2025: giovedì 16 gennaio, ore 17: “Il nuovo museo Archeologico nazionale di Sessa Aurunca: dalla terra degli Aurunci a Matidia” di Carlo Rescigno e Luana Toniolo; giovedì 23 gennaio, ore 17: “Il ruolo delle donne negli archivi di tabulae ceratae di Puteoli ed Ercolano” di Giuseppe Camodeca; giovedì 30 gennaio, ore 17: “La Tomba del Cerbero a Giugliano: dalla scoperta archeologica al restauro” di Mariano Nuzzo. FEBBRAIO 2025:  giovedì 6 febbraio, ore 17: “L’isola dei Cesari: un nuovo museo archeologico per Capri” di Massimo Osanna, Carmela Capaldi e Luana Toniolo; giovedì 13 febbraio, ore 17: “Gli strumenti chirurgici del museo Archeologico nazionale di Napoli” di Michele Di Gerio; giovedì 20 febbraio, ore 17: “Attività di censimento e documentazione per la conoscenza dei ripostigli monetali di epoca greca e romana dall’Italia meridionale e delle collezioni numismatiche del Medagliere del Mann” di Renata Cantilena, Federico Carbone, Marina Taliercio, Emanuela Spagnoli, Andrea Pecorella, Floriana Miele, Silvana Oliviero e Marco Casciello.

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L’anello di re Carlo conservato nel Gabinetto dei Preziosi del museo Archeologico nazionale di Napoli (foto Mann)

MARZO 2025: giovedì 6 marzo, ore 17: “Lo sport femminile nell’antichità” di Diva Di Nanni; giovedì 13 marzo, ore 17: “Dal gabinetto dei preziosi: le oreficerie e i tessuti aurei” di Lucia Amalia Scatozza, Anna Patera, Guia Rossignoli e Riccardo Gennaioli; giovedì 20 marzo, ore 17: “Il museo “Nolano” della famiglia Mastrillo nella biblioteca del Mann: dalla prestigiosa committenza a Michelangelo Merisi all’evoluzione della Wunderkammer” di Vittoria Minniti; giovedì 27 marzo, ore 17: “Parthenope e Neapolis al Mann: dati archeologici e progetti per un nuovo allestimento” di Raffaella Bosso.

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Cratere della collezione Santangelo del museo Archeologico nazionale di Napoli (foto mann)

APRILE 2025: giovedì 3 aprile, ore 17: “Dalla necropoli dell’Orientalizzante alla Via Appia: nuovi percorsi scientifici e allestitivi per il museo Archeologico di Calatia a Maddaloni” di Valeria Parisi e Antonella Tomeo; giovedì 10 aprile, ore 17: “Dal gabinetto dei preziosi: i materiali organici” di Alessia D’Auria. MAGGIO 2025: giovedì 8 maggio, ore 17: “Scavi nel Museo: nuovi dati sulla Collezione Santangelo” di Bianca Ferrara e Marialucia Giacco; giovedì 15 maggio, ore 17: “Misurare, pesare, costruire. Strumenti e tecniche nelle collezioni del Mann” di Laura Forte; giovedì 22 maggio, ore 17: “Il Progetto Perceive. Analisi di un caso studio: il Tempio di Iside di Pompei” di Cristiana Barandoni e Sofia Pescarin.

Roma. Al museo nazionale di Villa Giulia “Falerii Veteres e Vulci: vecchi scavi e nuove prospettive di ricerca”: pomeriggio in memoria di Giulio di Giorgio con la presentazione di due libri: “Falerii Veteres tra la tarda età arcaica e l’età ellenistica alla luce delle testimonianze funerarie: la necropoli della Penna (Sidera, 3)” di Manuela Bonadies, e “Gli scavi Ferraguti-Mengarelli (1929-1931) nella necropoli settentrionale di Vulci. 1. L’area sacra di Carraccio dell’Osteria (Quaderni vulcenti, 3)” di Alessandro Conti

roma_villa-giulia_incontro-falerii-veteres-e-vulci_locandina“Falerii Veteres e Vulci: vecchi scavi e nuove prospettive di ricerca”: venerdì 27 settembre 2024, alle 17.30, al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia ospita un pomeriggio in memoria di Giulio di Giorgio con la presentazione dei libri: Manuela Bonadies, “Falerii Veteres tra la tarda età arcaica e l’età ellenistica alla luce delle testimonianze funerarie: la necropoli della Penna (Sidera, 3)”, Roma, Edizioni Quasar 2023; e Alessandro Conti, “Gli scavi Ferraguti-Mengarelli (1929-1931) nella necropoli settentrionale di Vulci. 1. L’area sacra di Carraccio dell’Osteria (Quaderni vulcenti, 3)”, Acquapendente, Ed. AntiquaRes 2024. Ingresso gratuito in sala Fortuna. Info e prenotazioni all’indirizzo mail mn-etru.comunicazione@cultura.gov.it. Introducono Luana Toniolo, direttrice museo nazionale Etrusco di Villa Giulia; Rossella Zaccagnini, funzionaria archeologa soprintendenza ABAP provincia di Viterbo e l’Etruria Meridionale. Dialogano con gli autori Simona Carosi, funzionaria archeologa soprintendenza ABAP provincia di Viterbo e l’Etruria Meridionale; Daniele F. Maras, direttore museo Archeologico nazionale di Firenze. Interviene Massimo Osanna, direttore generale Musei del MiC. Seguirà visita guidata alle sezioni di Vulci e Falerii.

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Copertina del libro “Falerii Veteres tra la tarda età arcaica e l’età ellenistica alla luce delle testimonianze funerarie: la necropoli della Penna”

Falerii Veteres tra la tarda età arcaica e l’età ellenistica alla luce delle testimonianze funerarie: la necropoli della Penna. Se si escludono brevi commenti ai corredi funerari all’interno di alcuni importanti corpora, e accenni ad alcuni materiali esposti nelle sale del museo Archeologico dell’Agro Falisco e di Villa Giulia, i numerosi contesti provenienti dalle necropoli di Civita Castellana risultano privi di un’edizione sistematica e sono conosciuti, nel loro insieme, solo per l’edizione postuma della documentazione prodotta per l’edizione della Carta Archeologica, confluita nella Serie II della Forma Italiae edita del 1981. L’ingente materiale archeologico, attinente alla fase cronologica in esame, ha imposto la selezione di un primo campione di indagine costituito dai contesti funerari della necropoli della Penna, posta a sud-ovest del pianoro principale, integralmente presentati e commentati in questa sede. Per avere un quadro più omogeneo del record archeologico funerario della città, sono stati censiti e quantificati la maggior parte dei materiali provenienti dai restanti sepolcreti, aggiungendo al computo anche i materiali non acquisiti dallo Stato di cui si ha nota negli elenchi redatti contestualmente allo scavo dalla Guardia delle Antichità Giuseppe Magliulo. Sono noti, infatti, i limiti del record archeologico di Falerii, lontano dal costituire un campione di indagine ideale a causa dell’utilizzo prolungato delle camere funerarie nell’arco di più generazioni, delle numerose manomissioni avvenute fin dall’antico e dalle parziali acquisizioni del materiale archeologico effettuate contestualmente alle indagini. Il tentativo di “ricostruzione” dei contesti e della realtà funeraria di Falerii, proposto in questa sede, si avvale di un’importante base metodologica formalizzata da Giovanni Ligabue per l’edizione integrale della più antica necropoli di Montarano e di un’ampia e solida rassegna bibliografica, sia archeologica sia archivistica, che ha conosciuto negli ultimi anni un significativo incremento.

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Copertina del libro “Gli scavi Ferraguti-Mengarelli nella necropoli settentrionale di Vulci (1929-1931). Vol. 1: L’ area sacra di Carraccio dell’Osteria”

Gli scavi Ferraguti-Mengarelli nella necropoli settentrionale di Vulci (1929-1931). Vol. 1: L’ area sacra di Carraccio dell’Osteria. Con questo volume si avvia, a distanza di oltre novant’anni, l’edizione sistematica delle ricerche condotte tra il 1929 e il 1931, nell’immediato suburbio settentrionale dell’antica città di Vulci, da Ugo Ferraguti, regio ispettore onorario e finanziatore degli scavi, sotto il controllo e la supervisione di Raniero Mengarelli, funzionario (diremmo oggi) dell’allora soprintendenza agli Scavi di Roma e Provincia, competente per territorio: una campagna di indagini che, nonostante i risultati notevoli – numerosi complessi funerari databili dall’età orientalizzante a quella ellenistica e i resti di un’area sacra –, non era mai giunta, per diverse ragioni, ad una compiuta edizione. Dopo un primo capitolo dedicato alla presentazione delle attività svolte a Vulci dai due protagonisti, vengono illustrate le complesse vicende che hanno determinato la mancata pubblicazione delle indagini e riassunti i punti salienti del lavoro di revisione che, in parte ancora in atto per ciò che concerne i complessi funerari, ha consentito di riordinare l’intera documentazione prodotta ai tempi degli scavi o negli anni immediatamente successivi; nel terzo capitolo viene affrontata la presentazione di uno dei contesti indagati dal “mecenate” e dall’“ingegnere”: l’area sacra di Carraccio dell’Osteria, già oggetto di fondamentali considerazioni da parte di Francesco Buranelli nel volume del 1994 dedicato alla presentazione delle fotografie del “Fondo Ferraguti”. Seguono alcune osservazioni conclusive che si spera possano costituire la base per ulteriori, auspicabili ricerche e approfondimenti.

Reggio Calabria. Notte Bianca al museo Archeologico nazionale in occasione delle Festività Mariane: mostra “Gli dei ritornano” e una tappa di Scirubetta

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La mostra “Gli dèi ritornano. I bronzi di San Casciano” al museo Archeologico nazionale di Reggo Calabria (foto marrc)

Il museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria si prepara ad accogliere un grande flusso di visitatori in occasione delle Festività Mariane, in particolare nella giornata del 14 settembre. Per l’occasione, il MArRC parteciperà alla processione di sabato mattina, con un omaggio alla venerata effigie della Madonna della Consolazione e la sera contribuirà alle celebrazioni cittadine, con la Notte Bianca. Quattro ore di apertura serale straordinaria, dalle 20 alle 24 (ultimo ingresso 23.30) e biglietto d’ingresso ridotto a 3 euro, eccetto le agevolazioni e gratuità previste per legge. Sarà possibile visitare in atmosfera notturna i quattro livelli della collezione permanente del Museo, nonché la mostra temporanea “Gli dèi ritornano. I bronzi di San Casciano”, curata da Massimo Osanna e Jacopo Tabolli. La visita all’esposizione temporanea avrà il costo aggiuntivo previsto da tariffario. E alle 21.30 in piazza Paolo Orsi il MArRC ospiterà una tappa di Scirubetta, con il talk “Echi di Magna Grecia. La Scirubetta il gelato più antico della storia”. Gelatieri, pasticceri, giornalisti e gli ospiti di Scirubetta “viaggeranno” nella storia insieme ai Bronzi di Riace, accompagnati dal direttore del museo Fabrizio Sudano e da Fabrizio Mollo, professore di Archeologia classica dell’università di Messina. A seguire una degustazione dell’antica “Scirubetta”.

San Casciano dei Bagni (Si). Per gli incontri de La Terrazza presentazione del libro “Mondo nuovo. Viaggio alle origini della Magna Grecia” di Massimo Osanna con Lorenza Foschini

san-casciano_terrazza-off_libro-mondo-nuovo_di-massimo-osanna_presentazione_locandinaMassimo Osanna, direttore generale Musei e Lorenza Foschini, giornalista e scrittrice, sono ospiti de La Terrazza di San Casciano dei Bagni (Si) per la presentazione dell’ultimo libro di Osanna “Mondo nuovo. Viaggio alle origini della Magna Grecia”, Ed. Rizzoli. Appuntamento venerdì 13 settembre 2024, alle 17, in piazza Matteotti a San Casciano dei Bagni.

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Copertina del libro “Mondo nuovo. Viaggio alle origini della Magna Grecia” di Massimo Osanna (Rizzoli)

Mondo nuovo. Viaggio alle origini della Magna Grecia. Questo è un libro di storie. Riguarda vicende di alcune antiche genti che hanno vissuto nel I millennio a.C. nei territori della Magna Grecia. È una storia di mobilità e incontri, perché per tutti, Greci e Italici, la rete di connessioni e il rapporto con gli altri sono stati la cifra esistenziale più rilevante della vita quotidiana. È questo il “mondo nuovo” che dà il titolo al saggio di Massimo Osanna: un paesaggio dell’incontro che solo l’archeologia può aiutarci a riscoprire, restituendo voce a oggetti e strutture di per sé muti, raccontando chi li ha realizzati, usati, trasformati in memoria o distrutti. Reperti “capaci di narrare le storie di uomini e di popoli che in questa terra si sono incontrati, affrontati, amalgamati in un processo dinamico e senza soluzione di continuità”. Attraverso un viaggio in parchi archeologici e musei più o meno noti del nostro Meridione (da Sibari a Taranto, da Metaponto a Paestum, passando per Crotone, Venosa, Caulonia), Osanna illumina il rapporto tra Greci e non Greci, mai univoco né scontato; ridefinisce l’idea stessa della colonizzazione per come la immaginiamo comunemente, spostando l’accento sui fenomeni di ibridazione che in Magna Grecia sono stati frequenti e articolati. Un lavoro avvincente sulla memoria degli oggetti (materialità dei contatti), dei luoghi (i paesaggi dell’intreccio), sulla memoria dei morti (quello che le tombe ci dicono), perché l’archeologia è fondamentale per ricostruire le storie non raccontate dalla Storia (il rumore di fondo dei frammenti, vivo e parlante).

Napoli. Al museo Archeologico nazionale, dopo l’intervento di rinnovamento, riapre la collezione delle Gemme Farnese una delle raccolte glittiche più prestigiose. Il direttore generale Musei Osanna: “A dicembre toccherà alla sezione numismatica”

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La Tazza Farnese al centro della sala che ospita la collezione delle Gemme Farnese al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto mann)

Riapre al pubblico la collezione delle Gemme Farnese del museo Archeologico nazionale di Napoli, alla fine dell’intervento di rinnovamento, eseguito nell’ambito del Progetto PON Cultura e Sviluppo 2014-2020 “Valorizzazione del Medagliere”, una delle raccolte glittiche più prestigiose soprattutto per il fatto di avere conservato l’originaria unitarietà, annoverando sia gemme antiche che moderne. L’inaugurazione venerdì 6 settembre 2024, alle 12, alla presenza del direttore generale dei Musei del ministero della Cultura, professore Massimo Osanna, che commenta: “Si riparte a settembre con un’attenta operazione di valorizzazione delle collezioni museali. Tra queste, le Gemme Farnese presentano sia un notevole interesse antiquario, sia un eccezionale pregio artistico. Si lavora anche per restituire ai visitatori, entro dicembre, la sezione della numismatica, che comprenderà uno spazio dedicato alle oreficerie antiche conservate al Museo”.

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Gli spazi della collezione delle Gemme Farnese al museo Archeologico nazionale di Napoli dopo l’intervento di rinnovamento (foto mann)

Gli interventi di rinnovamento delle Gemme Farnese, pur lasciando inalterato l’allestimento curato nel 1995 dal professore Carlo Gasparri, hanno avuto l’obiettivo di valorizzare la storia della collezione e la bellezza delle opere. Si è lavorato sia sugli apparati didattici, ora bilingue e corredati di immagini, sia sulle vetrine ravvivate da nuovi corpi illuminanti a risparmio energetico e da ingrandimenti fotografici esemplificativi. Nelle teche sono ospitate 492 gemme, tra cammei e intagli. Se, in queste sale, è possibile ammirare uno dei più celebri capolavori della glittica, la Tazza Farnese, filo conduttore del riallestimento è promuovere la conoscenza degli splendidi esemplari in mostra: in questa prospettiva, nelle vetrine sono stati posizionati spot luminosi, che permettono di ammirare i dettagli di vere e proprie sculture in miniatura.

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Collezione delle Gemme Farnese del Mann: le vetrine con gli apparati didattici (foto mann)

Nei pannelli informativi vi sono approfondimenti sui grandi collezionisti che, nel tempo, hanno permesso di stratificare e arricchire la storia di questa grande raccolta: Pietro Barbo, Lorenzo de’ Medici, i cardinali Ranuccio e Alessandro Farnese insieme al dotto Fulvio Orsini. Gli apparati didattici sono concepiti, dunque, per accompagnare il visitatore in un’esperienza dal valore conoscitivo ed emozionale.