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Napoli. Il direttore Giulierini traccia un bilancio del suo mandato nel libro “Otto anni alla guida del Mann”: nella conversazione con Ludovico Solima esce la potenzialità del suo progetto visionario. E con l’arrivo del secondo frammento dell’iscrizione del tempio dei Dioscuri, annuncia la sezione Neapolis, da fine 2024. Lettera di Zuchtriegel

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Paolo Giulierini, direttore del museo Archeologico nazionale di Napoli, nelle sale che ospiteranno la sezione Vascolare e il Tesoro della Legalità del Mann (foto mann)

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Copertina del libro “Otto anni alla guida del Mann”: una conversazione tra Paolo Giulierini e Ludovico Solima (Arte’m edizioni)

“Quello che non sono riuscito a fare è completare quello che avevamo dichiarato, ci troveremo a uno spartiacque in cui avremo realizzato l’80%, o forse un po’ di più, mentre il restante è in corso, ed è progettato. Chiaramente avrei voluto completare tutto, ma forse è proprio l’idea di completare un progetto di museo che è semplicemente impossibile. Quello che non mi sarei mai aspettato, e lo dico a rischio di essere banale, è l’abbraccio della città. E credo che questo sia l’unico, vero, senso di questi otto anni”. Paolo Giulierini chiude così, con queste parole, la lunga conversazione con Ludovico Solima raccolta nel libro “Otto anni alla guida del Mann” a cura di Serena Venditto, un’ottantina di pagine, corredate da splendide immagini di Luigi Spina, Valentina Cosentino e Claudia Pescatori, in cui il professore di Economia e Gestione delle Imprese e professore ordinario di Management delle Imprese Culturali all’università della Campania “Luigi Vanvitelli”, che collabora con il direttore del Mann fino dal suo arrivo a Napoli nel 2015 dalla piccola Cortona, fa raccontare a Giulierini la sua esperienza. Ne esce un quadro esemplare di come un direttore visionario abbia saputo trasformare un museo straordinario per ricchezza di reperti e storia, ma chiuso in se stesso, avulso dalla città prima ancora che dal mondo, quasi addormentato se non ammuffito, in una macchina culturale che dialoga con Napoli e il mondo, punto di riferimento per studiosi e appassionati, ma anche per non addetti ai lavori che nel grande palazzo borbonico trovano stimoli e risposte in un dialogo costante tra antico e contemporaneità, tra oggetti e persone, tra palazzo e periferia.

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Paolo Giulierini, direttore del museo Archeologico nazionale di Napoli, e Gabriel Zuchtriegel, direttore del parco archeologico di Pompei (foto proloco pompei today)

Un libro tutto da leggere per capire cosa significa museo nel XXI secolo. Come ha ben sottolineato Gabriel Zuchtriegel, direttore del parco archeologico di Pompei, che non era presente fisicamente alla presentazione del libro-bilancio di Giulierini l’altro giorno al Mann, ma lo è stato con una lettera aperta al “Caro Paolo”: “Avrei voluto essere con te oggi, ma purtroppo non è stato possibile. Dunque ecco una mia lettera per una giornata che rimarrà alla storia del Museo. Ricordo una serata di otto anni fa, durante la Borsa del turismo archeologico a Paestum. Eravamo appena stati nominati. Avevamo cominciato a entrare nel vivo del nostro compito di trasformare dei luoghi bellissimi, ma lontani dall’esprimere la loro immensa potenzialità, in istituzioni museali aperte, dinamiche e propulsive. Oggi forse non tutti ricordano da dove siamo partiti. Al museo di Paestum pioveva dentro le sale. Il Mann era un luogo senza legami con la città, con molte sezioni chiuse. Eravamo forse un po’ spaventati davanti all’enormità della sfida. Ma anche molto entusiasti e con una gran voglia di metterci in gioco. Oggi ti voglio fare i complimenti per due motivi. Uno, perché hai vinto la sfida. Insieme ai tuoi collaboratori e collaboratrici, hai trasformato il tuo museo. Due, non hai mai perso quell’entusiasmo iniziale, nonostante le difficoltà che c’erano, eccome. Grazie per tutto, soprattutto per la tua amicizia”.

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l’arrivo simbolico al museo Archeologico nazionale di Napoli della seconda parte dell’iscrizione che coronava il fregio del tempio dei Dioscuri (I sec. d.C.) (foto mann)

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La prima parte dell’epigrafe del fregio dei Dioscuri, con il nome del dedicatario Iulio Tarso, conservata al Mann (foto mann)

Ma da Paolo Giulierini ci si poteva aspettare solo un “saluto”, per quanto emozionato e ricambiato da grande affetto? Impossibile. Così anche nel giorno del “congedo” dal suo amato Mann, con l’illustrazione del libro sul bilancio di mandato (Arte’m edizioni) e del rapporto annuale 2022/2023 (Electa editore), ecco anticipare la nuova sezione Neapolis che sarà inaugurata tra un anno, alla fine del 2024, con un coup de théâtre: l’arrivo simbolico al museo Archeologico nazionale di Napoli della seconda parte dell’iscrizione che coronava il fregio del tempio dei Dioscuri (I sec. d.C.). Il prestito di lunga durata, garantito dalla Curia arcivescovile di Nola e promosso dalla soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per l’area metropolitana di Napoli (soprintendente Mariano Nuzzo), consentirà di completare quanto scritto sul fregio del tempio: la prima parte dell’epigrafe, con il nome del dedicatario Iulio Tarso, appartiene al Mann. Così Giulierini ancora una volta ha sottolineato il suo legame con il capoluogo campano: “La sezione Neapolis aprirà a fine 2024 e l’arrivo dell’epigrafe sancisce tre elementi: il riferimento costante alla città, la necessità di interagire con il territorio, la programmazione di ricerche scientifiche di rilievo”.

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La lastra, parte dell’iscrizione a coronamento del fregio del tempio dei Dioscuri, rinvenuta nella chiesa di Santa Maria del Plesco a Casamarciano (foto mann)

L’iscrizione è stata rinvenuta nella chiesa di Santa Maria del Plesco a Casamarciano, dove era stata murata all’interno di un altare (la parte iscritta non era visibile) nel corso del Settecento durante i lavori di rifacimento diretti da Domenico Antonio Vaccaro. Vaccaro, negli stessi anni, era impegnato nel rifacimento della chiesa di San Paolo Maggiore di Napoli, dove si trovavano le rovine del tempio dei dioscuri. L’iscrizione di dedica del tempio dei dioscuri di Neapolis era ben nota da trascrizioni fatte da studiosi sin dal Quattrocento: si conosceva un unico frammento, rinvenuto nel 1901 nella certosa di San Martino ed esposto al Mann nella sezione Neapolis. Questo di Casamarciano è il secondo frammento superstite, scoperto nel 2020 e reca parte del nome dei dioscuri. I Dioscuri erano venerati a Napoli da tempo, sicuramente sin dalla fondazione della colonia.

Napoli. Al museo Archeologico nazionale si presenta il progetto “Il tesoro della legalità. Luce dai depositi del Mann”: 10mila oggetti recuperati insieme alla Procura e al Nucleo Tutela Carabinieri, finalmente studiati e destinati al Mann2 all’Albergo dei Poveri

napoli_mann_tesoro-della-legalità_invito-locandina“10mila oggetti recuperati insieme alla Procura e al Nucleo Tutela dopo un lungo e paziente lavoro togliendo i sigilli al materiale sequestrato da oltre 50 anni; un metodo innovativo di catalogazione; una grande mostra prossima a venire; l’orgoglio di ricordare che alla fine la giustizia prevale sempre, anche su quei potenti che avevano cercato di sottrarre al patrimonio comune questi beni”: così Paolo Giulierini, direttore del museo Archeologico nazionale di Napoli, sintetizza il progetto “Il tesoro della legalità”, percorso pilota che propone una buona pratica di tutela e valorizzazione dei beni archeologici acquisiti illecitamente o frutto di scavi clandestini. Il progetto viene presentato mercoledì 8 novembre 2023, alle 9.30, all’auditorium del Mann. Prima della presentazione il direttore Paolo Giulierini nell’atrio del Mann mostrerà in anteprima la cosiddetta tomba del cavaliere, da Paestum, che farà parte della futura mostra “Il tesoro della legalità. Luce dai depositi del Mann”. Nascerà così una vera e propria collezione, che il direttore Paolo Giulierini ha proposto possa essere esposta in futuro al MANN2 nell’Albergo dei Poveri a Napoli.

napoli_mann_tesoro-della-legalità_programma-locandinaAlla presentazione del progetto “Il tesoro della legalità” interverranno Paolo Giulierini (direttore del Mann), Massimo Osanna (direttore generale Musei), Luigi La Rocca (direttore generale Archeologia Belle arti e Paesaggio), Teresa Elena Cinquantaquattro (direttrice del segretariato regionale della Campania del MiC), Pierpaolo Filippelli (procuratore aggiunto Procura di Napoli), Mariano Nuzzo (direttore SABAP per l’area metropolitana di Napoli) e Nunzio Fragliasso (procuratore capo Procura di Torre Annunziata). Previsto un focus sul modello Mann con Vincenzo Piscitelli (sostituto procuratore della Procura di Napoli), Daniela Savy (docente di Diritto europeo dei Beni culturali / ateneo Federiciano), Ilaria Marini (maresciallo capo Carabinieri Comando Provinciale di Napoli), Marialucia Giacco (funzionario archeologo del Mann) e Domenico Camardo (archeologo capo dell’Herculaneum Conservation Project e consulente della Procura della Repubblica di Napoli). Dalle 12.30, cerimonia di riconsegna al Mann di monete oggetto di sequestro da parte del Comando Carabinieri Tutela patrimonio culturale e cerimonia di consegna dei falsi dal museo al Laboratorio del Falso dell’università Roma Tre. In programma, la lectio di Stefano De Caro (già direttore generale ICCROM) sulla restituzione dei beni culturali.

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Reperti in deposito al museo Archeologico nazionale di Napoli provenienti da sequestri dei carabinieri (foto JCHC)

‘Liberare’ dai sigilli le centinaia di opere d’arte e reperti sequestrati nella lotta al traffico illecito che giacciono nei depositi e restituirli allo studio e alla fruizione pubblica: questo è l’obiettivo del progetto pilota nato dall’accordo tra museo Archeologico nazionale di Napoli e Procura di Napoli, con il supporto scientifico dell’università di Napoli Federico II. Il progetto ‘Il tesoro della legalità’ è anche il racconto di 50 anni di lotta al traffico illecito, che ha come obiettivo la restituzione alla comunità civile e agli studiosi del patrimonio sequestrato giacente nei depositi del Mann così come in altri siti museali. Gli esperti dei Carabinieri Nucleo Tutela del Patrimonio Culturale di Napoli (TPC) sono stati impegnati per oltre un anno al fianco del personale del Mann. Sono stati esaminati 279 fascicoli, relativi ad altrettanti casi giudiziari riguardanti il possesso illegale di opere d’arte ascrivibile a varie fattispecie di reato. Le opere recuperate, dagli anni Sessanta del secolo scorso fino al 2017, sono state depositate in custodia giudiziaria presso il Mann, in attesa della conclusione dell’iter processuale.

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“Il tesoro della legalità” al Mann: cratere a figure rosse (foto mann)

Si tratta, in totale, di oltre 10mila reperti di diversa natura, riconducibili, in base alla tipologia, non soltanto al territorio campano, ma a tutta l’Italia meridionale e non solo: ceramica di impasto, ceramica italo-geometrica, enotria e daunia, ceramica corinzia ed etrusco-corinzia, bucchero, ceramica attica a figure nere e rosse, ceramica figurata di produzione campana, lucana e apula, ceramica a vernice nera e acroma di uso comune, bronzi (resti di armature, armi, oggetti di ornamento personale, vasellame), terrecotte figurate, databili tra il VI e il II secolo a.C. ascrivibili, in base all’iconografia, a contesti funerari e santuariali; elementi marmorei di età romana pertinenti all’arredo di abitazioni private; numerosi recuperi subacquei di varia natura; migliaia di monete greche, romane e medievali. L’eccezionale stato di conservazione della maggior parte dei reperti dissequestrati consente di ipotizzare la provenienza da antiche sepolture, purtroppo intercettate e saccheggiate da scavatori di frodo per andare a rimpinguare le casse del mercato illegale e clandestino di questi beni. Obiettivo dell’iniziativa è veicolare un messaggio importante soprattutto per i ragazzi, spiegando loro che chi sottrae illegalmente opere e reperti archeologici mina la nostra storia e la nostra identità nazionale.

Napoli. Il museo Archeologico nazionale ospita la giornata di studi “Gricignano d’Aversa e Carinaro, un progetto di recupero e riorganizzazione dei dati archeologici tra tutela e valorizzazione”, promossa da Mann, SABAP CE-BN e direzione regionale Musei Campania

napoli_mann_giornata-di-studi-gricignano-d-aversa-e-carinaro_locandinaL’Auditorium del museo Archeologico nazionale di Napoli ospita la giornata di studi “Gricignano d’Aversa e Carinaro, un progetto di recupero e riorganizzazione dei dati archeologici tra tutela e valorizzazione”, promossa dal Mann, dalla SABAP CE-BN e dalla direzione regionale Musei Campania. Si inizia alle 9.30 con i saluti istituzionali del Comitato promotore: Paolo Giulierini (direttore Mann), Gennaro Leva (soprintendente ABAP CE-BN), Marta Ragozzino (direttore DRM Campania), Luigi La Rocca (direttore generale Archeologia Belle Arti e Paesaggio).

SESSIONE MATTUTINA Modera: Pierfrancesco Talamo (DRM Campania). Alle 9.45, “Gricignano d’Aversa e Carinaro: un progetto di recupero e riorganizzazione dei dati archeologici tra tutela e valorizzazione” con Ilaria Matarese (SABAP CE-BN), Antonio Salerno (DRM Campania), Emanuela Santaniello (Mann); 10.05, “Il Geoportale Nazionale per l’Archeologia. Presentazione e applicazioni” con Elena Calandra (direttore ICA), Valeria Acconcia, Valeria Boi, Annalisa Falcone (istituto centrale per l’Archeologia- ICA); 10.20, “Deep mapping e ricerca archeologica per la storia della Piana Campana centro-meridionale: il progetto di integrazione digitale dei dati archeografici di Gricignano, Carinaro e Sant’Arpino (CE)”, con Rodolfo Brancato (Unina), Ilaria Matarese (SABAP CE-BN), Emanuela Santaniello (Mann) e il contributo di Giuseppe Luongo, Marta Tosolini, Carla Porciello (Unina); 10.35, “La Piana Campana tra fiumi, paleoambienti e attività vulcanica: un continuum di dati archeo-stratigrafici lungo il Clanis-Regi Lagni” con Vincenzo Amato (Unimol); 10.50, “Forme dell’abitare nell’Eneolitico italiano: Gricignano US Navy e altre evidenze di recenti scavi” con Vincenzo Tinè (soprintendente SABAP area metropolitana di Venezia e province di Belluno Padova Treviso). Dopo la pausa caffè, alle 11.30, “L’importante contributo delle datazioni assolute alla cronologia della piana campana dall’Eneolitico al Bronzo Medio” con Isabella Passariello, F. Marzaioli, F. Terrasi (Uni Campania); 11.45, “L’insediamento dell’Eneolitico recente di Carinaro – Polo Calzaturiero. Dati e riflessioni su un contesto di facies Laterza” con Giuliana Boenzi (SABAP NA); 12, “Gricignano d’Aversa, US Navy: le necropoli di facies Laterza” con Antonio Salerno (DRM Campania); 12.15, “Gli inumati della necropoli eneolitica di Gricignano – Us Navy. Prime evidenze e prospettive di studio” con Luca Bondioli, Alessandra Sperduti (MuCiv); 12.30, “Gricignano d’Aversa U.S. Navy (Caserta) tra passato, presente e futuro: per un’agenda di lavoro” con Fabio Saccoccio (University of Nottingham), Amodio Marzocchella (già DRM Campania), Alessandro Vanzetti (Uni Sapienza); 12.45, domande – dibattito sugli interventi.

SESSIONE POMERIDIANA Modera: Simona Todaro (Uni Catania). Alle 14.15, “Gricignano d’Aversa: analisi tipologica di contesti a cavallo tra Bronzo Antico avanzato e Bronzo Medio 1” con Ilaria Matarese (SABAP CE-BN), Amodio Marzocchella (già DRM Campania); 14.30, “Carinaro e Gricignano: sepolture del Bronzo finale 3” con Francesca D’Apruzzo (università autonoma di Barcellona), Amodio Marzocchella (già DRM Campania), Marco Pacciarelli (Unina), R. Risch (università autonoma di Barcellona); 15.15, “Gricignano d’Aversa: evidenze di abitato del Bronzo finale 3” con Francesco Corpaci (Unina), Concetta Fiorillo (Unina), Ilaria Matarese (SABAP CE-BN), Nadia Nonio, Marco Pacciarelli (Unina); 15.30, “La tomba n. 62 di Gricignano d’Aversa US Navy” con Patrizia Gastaldi (già Unior); 15.45, “Trasformazioni ambientali e nuove acquisizioni, quando il nuovo riscopre l’antico: gli scavi nella base di supporto della U.S. Navy dì Gricignano (CE)” con Elena Laforgia (già DRM Campania); 16, domande – dibattito sugli interventi. Dopo la pausa caffè, alle 16.30, tavola rotonda “Gricignano d’Aversa e Carinaro: quali prospettive di tutela e valorizzazione?”. Modera: Paolo Giulierini. Partecipano: Stefano De Caro (già direttore generale Archeologia), Maria Antonietta Fugazzola (già soprintendente al museo Preistorico Etnografico “Luigi Pigorini”), Teresa Cinquantaquattro (direttore Segretariato regionale per la Campania), Elena Calandra (direttore ICA), Gennaro Leva (soprintendente SABAP CE-BN), Marta Ragozzino (direttore DRM Campania), Paola Aurino (soprintendente SABAP-CS), Mariano Nuzzo (soprintendente SABAP area metropolitana di Napoli). Apertura serale del museo con visita alla Piana Campana e alle altre collezioni.

Archeologia in lutto. È morta a 70 anni l’archeologa Valeria Sampaolo, a lungo direttrice del museo Archeologico nazionale di Napoli, funzionaria di lungo corso per il ministero dei Beni culturali, grande esperta di affreschi antichi, ha guidato negli anni Novanta i principali siti di Santa Maria Capua Vetere. Il cordoglio del mondo accademico e istituzionale

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L’ex direttrice del Mann Valeria Sampaolo in occasione della festa per il suo pensionamento il 1° febbraio 2018 (foto mann)

Il nome di Valeria Sampaolo compare sulla locandina delle “Sere del Mann” tra gli autori dei contributi del libro di Luigi Spina “Mosaico di Alessandro”, la cui presentazione è in calendario il 21 settembre 2023, alle 20, nel giardino delle Fontane. Ma l’archeologa, a lungo direttrice del museo Archeologico nazionale di Napoli fino all’arrivo del decreto sulle autonomie di Franceschini, è morta nella notte tra venerdì 8 e sabato 9 settembre 2023. I funerali si terranno il 10 settembre 2023 alle 9.30 nella chiesa della Madonna del Buon Consiglio in Napoli alla via Girolamo Santacroce. Nata a Roma nel 1953, aveva 70 anni. Funzionaria di lungo corso per il ministero dei Beni culturali, grande esperta di affreschi antichi, ha guidato negli anni Novanta i principali siti di Santa Maria Capua Vetere, curandone il prezioso riallestimento: dal museo Archeologico dell’antica Capua, a quello dei Gladiatori. Nel 2018 era stata festeggiata al Mann quando era andata in pensione. Ma le collaborazioni scientifiche nel “suo” museo non sono mai venute meno. Ricordiamo, ad esempio, la curatele per la mostra “Gladiatori”.

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L’archeologa Valeria Sampaolo, già direttrice del museo Archeologico nazionale di Napoli, è morta a 70 anni il 9 settembre 2023 (foto paolo soriani)

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Francesco Sirano, direttore del parco archeologico di Ercolano, con l’archeologa Valeria Sampaolo (foto paerco)

Tantissimi i messaggi di cordoglio arrivati dal mondo accademico e istituzionale a cominciare dal Mann. “La Direzione e tutto lo staff del museo Archeologico nazionale di Napoli si stringono attorno ai familiari di Valeria Sampaolo, già direttrice del Mann. Con Valeria – scrive il direttore Paolo Giulierini – ho condiviso molti anni di lavoro, ma lei c’era da molto prima di me e non posso non riconoscerle straordinaria dedizione al lavoro, senso dello Stato e grandi competenze scientifiche. Grazie Valeria per tutto quello che ci hai insegnato”. Anche il parco archeologico di Ercolano ricorda Valeria Sampaolo: “Il personale del parco archeologico di Ercolano con il Direttore Francesco Sirano, assieme al team di HCP, si uniscono a tutto il mondo dell’archeologia campana nel ricordo di Valeria Sampaolo, funzionario infaticabile, studiosa, animatrice di tanti convegni, mostre, allestimenti museali e pubblicazioni sui temi della tutela, della conservazione e della valorizzazione del patrimonio della Campania e della pittura vesuviana della quale era profonda ed esperta conoscitrice. Al Parco di Ercolano Valeria Sampaolo ha dato importanti contributi, si ricorda con la partecipazione ad un simposio internazionale sulle Pratiche di gestione, di cui è recente la pubblicazione degli atti”.

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Valeria Sampaolo al lavoro a Santa Maria Capua Vetere (foto antica capua circuito archeologico)

“Per noi oggi è un giorno molto triste”, si legge sul sito Antica Capua circuito archeologico, “ci ha lasciati una persona a noi molto cara, una studiosa appassionata che ha diretto l’ufficio per i beni archeologici di Santa Maria Capua Vetere a lungo, lasciando un segno indelebile della sua presenza e del suo lavoro in ogni angolo del nostro sito. Ci lascia oggi la dottoressa Valeria Sampaolo. Vogliamo ricordarla così, con alcune foto che la ritraggono attenta, curiosa, felice ed entusiasta nella sua ultima visita al museo, quando le illustrammo l’idea di restituire al pubblico la fruizione della tomba di stallia, rinvenuta anni prima sotto la sua sapiente direzione. Ciao Valeria, un grande abbraccio alla famiglia”. Anche a soprintendenza APAB dell’area metropolitana di Napoli si stringe intorno ai familiari di Valeria Sampaolo, a lungo direttrice del museo Archeologico nazionale di Napoli e funzionaria di lungo corso dell’attuale ministero della Cultura. “Valeria ha rappresentato per molti un punto di riferimento per la sua competenza e la passione profusa nel suo ufficio. Per il mondo della cultura napoletana rappresenta una grande perdita”, dichiara il soprintendente Mariano Nuzzo. La direzione del parco archeologico di Pompei esprime cordoglio per la scomparsa di Valeria Sampaolo. Nata a Roma nel 1953, è stata per anni direttrice del museo Archeologico nazionale di Napoli e poi conservatore capo del museo. Archeologa e studiosa di grande esperienza, era molto legata a Pompei, a cui aveva dedicato numerose pubblicazioni. La direzione generale del Parco, a nome di tutto il personale, esprime le più sentite condoglianze alla famiglia. Grande tristezza per tutto il personale del museo Archeologico nazionale dell’antica “Allifae” che ha avuto la fortuna di condividere il lavoro e la passione della dottoressa Valeria Sampaolo. Il direttore Antonio Salerno e tutto il personale del Museo si stringono attorno alla famiglia della dott.ssa Valeria Sampaolo, già direttrice dell’Ufficio dei beni archeologici di Santa Maria Capua Vetere: “Il suo costante impegno e il suo incessante lavoro ha segnato una svolta per la tutela del territorio e ha costituito un esempio per tutti, come lo sarà ancora per le future generazioni di archeologi”.

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L’archeologa Valeria Sampaolo mentre spiega la pittura pompeiana ai ragazzi (foto mann)

Giuseppe Di Leva: “Io me la immagino ancora così, a narrare la pittura pompeiana ai ragazzi”. Marco Minoja: “Il giorno in cui sono diventato un soprintendente archeologo la prima persona che ho voluto chiamare è stata Valeria Sampaolo. Per dirle grazie. Per dirle che quel che era successo era successo grazie a lei, al suo insegnamento, al suo appoggio, al suo esempio militante e determinato. E adesso che ci ha lasciato sento ancora più forte la gratitudine per averla incontrata. Valeria Sampaolo è una di quelle persone che nella vita ti cambiano in meglio, che ti regalano un punto di appoggio costante per il cuore e la coscienza. Che fortuna che ho avuto a conoscerti, Valeria”. Federico Marazzi: “Ho appreso con grande dispiacere la notizia della scomparsa di Valeria Sampaolo. Ho collaborato con lei al tempo della mostra sui Longobardi e ho avuto modo di imparare a conoscere la sua profonda cultura e la conoscenza del museo Archeologico di Napoli e delle sue collezioni e il suo sincero amore per quel luogo. È stata protagonista di una stagione importante dell’archeologia in Campania, lasciando segni rilevanti del suo operato anche sul territorio regionale, soprattutto a Santa Maria Capua Vetere. Le rivolgo un pensiero deferente e di profonda stima, anche in quanto direttore della Scuola di Specializzazione di UniSob e UniCampania, che con il Mann e con il territorio dell’antica Capua interagisce profondamente”. Tsao Cevoli: “Mi unisco al cordoglio di tanti colleghi archeologi per la scomparsa della dott.ssa Valeria Sampaolo, già soprintendente e direttrice del museo Archeologico nazionale di Napoli, una rappresentante dello Stato che ha speso la sua vita per la tutela del patrimonio archeologico. Sit tibi terra levis”. Ilaria Donati: “Un giorno arrivò sullo scavo a Brezza, io ero archeologa in erba, lei ispettrice di quell’area. Era giovane, aveva i capelli con un bel carrè vaporoso, vestiva casual, ma elegante. Mi ha fatto un gran sorriso di incoraggiamento e dopo una breve occhiata è andata via. Rispettosa, dolce, professionalissima. Quando ho consegnato la documentazione di quel saggio, attraverso la società per cui lavoravo, lei ha dato parere positivo, aggiungendo che lo scavo era stato condotto in maniera puntuale e che la documentazione era accurata e corretta. Lei mi ha fornito il primo riscontro diretto della correttezza del primo lavoro che non ho svolto da apprendista. Da allora i contatti con lei, anche quando era Direttrice del Mann, sono stati sempre positivi e proficui. Una bellissima studiosa, una donna generosa del suo sapere. Grazie Direttrice!”.

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Teatri di Pietra: Aurelio Gatti con Valeria Sampaolo (foto aurelio gatti)

Il soprintendente arch. Gennaro Leva e tutto il personale della soprintendenza Archeologia Belle arti e paesaggio per le province di Caserta e Benevento si stringono attorno alla famiglia di Valeria Sampaolo, già direttrice dell’Ufficio dei Beni archeologici di Santa Maria Capua Vetere: “Il suo costante impegno e il suo incessante lavoro ha segnato una svolta per la tutela del territorio e ha costituito un esempio per tutti, come lo sarà ancora per le future generazioni di archeologi”. Aurelio Gatti: “È scomparsa Valeria Sampaolo, ricercatrice, archeologa, funzionario di molti siti e musei archeologici in cui ho lavorato, donna straordinaria e attenta partecipe del mio e nostro lavoro. Con Valeria Sampaolo, responsabile per l’Anfiteatro Campano di S. Maria Capua Vetere e il Prof. De Caro, al tempo Soprintendente di Napoli e Caserta, sono nati i Teatri di Pietra …. era il 1999 e tanto e buon lavoro si è fatto insieme …”. Rotary Club Torre del Greco Comuni Vesuviani: “Con dolore, comunichiamo che la nostra socia e Past President Valeria Sampaolo, già direttrice del Museo Archeologico Nazionale, si è serenamente addormentata. Il nostro Club perde una grande rotariana, prima donna ad entrare nel nostro sodalizio, la comunità degli studiosi è privata di un archivio vivente di conoscenze, noi tutti piangiamo un’amica buona, generosa e leale. Addio Valeria, non ti dimenticheremo mai!”.

Sant’Antonio Abate (Na). Siglato tra Soprintendenza, Parco archeologico di Pompei e Comune un protocollo d’intesa triennale per la valorizzazione – tra l’altro – del sito archeologico della villa romana (cd Villa Cuomo) in località Casa Salese

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Il peristilio della villa romana, cd. villa Cuomo, a Sant’Antonio Abate di Napoli (foto sabap-met-na)

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Il larario della servitù della villa romana, cd. villa Cuomo, a Sant’Antonio Abate di Napoli (foto sabap-met-na)

Disco verde alla valorizzazione del patrimonio culturale di Sant’Antonio Abate e del sito archeologico di “Villa Cuomo”. La soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per l’area metropolitana di Napoli, nella persona del soprintendente Mariano Nuzzo, il 4 luglio 2023 nella splendida cornice storica di “Villa Cuomo” in via Casa Salese ha siglato un protocollo d’intesa con il parco archeologico di Pompei, rappresentato dal direttore Gabriel Zuchtriegel, il dipartimento di Agraria dell’università di Napoli “Federico II” col direttore Danilo Ercolini, e il Comune di Sant’Antonio Abate, nella persona del sindaco Ilaria Abagnale, per la valorizzazione del patrimonio culturale cittadino e, in particolare, del sito archeologico denominato “Villa Cuomo”, in località Casa Salese. Questo atto formale sugella, in particolare, il progetto di restauro e valorizzazione di questo contesto archeologico di grande pregio, destinatario inoltre di importanti interventi di scavo delle aree individuate di maggiore interesse scientifico. Il provvedimento avrà durata triennale e potrà essere rinnovato previo accordo tra le parti.

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Il triclinio della villa romana, cd. villa Cuomo, a Sant’Antonio Abate di Napoli (foto sabap-met-na)

Il territorio comunale di Sant’Antonio Abate è ricco di beni culturali e paesaggistici comprendenti siti archeologici, edifici, monumenti e sentieri storici di collegamento con il Castello di Lettere tutelati ai sensi degli art. 10 e 12 del D. Lgs. 42/2004 (cd. Codice dei Beni Culturali). In particolare, tra i numerosi insediamenti rurali documentati, l’unica riportata in luce e restituita alla pubblica fruizione è la villa rustica di epoca romana, sepolta dall’eruzione vesuviana del 79 d.C., che dal suo proprietario e scopritore, è chiamata Villa Cuomo. Su una superficie di 500 mq sono venuti alla luce ambienti disposti su due piani, tra cui un triclinio e un larario affrescati con scene di caccia e nature morte, colonne di un peristilio, elementi architettonici di pregio, dolia, lucerne ed utensili.

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La scala che porta al secondo piano della villa romana, cd. villa Cuomo, a Sant’Antonio Abate di Napoli (foto sabap-met-na)

L’intervento in questi anni ha riguardato, come si diceva, l’area archeologica detta Villa Cuomo – dal nome dei proprietari del fondo ove è stata scoperta nel 1974 – sita in via Casa Salese a Sant’Antonio Abate. Sepolta durante l’eruzione del 79 d.C. da tre metri di lapilli, l’antica dimora rurale è costituita da ambienti di servizio aperti su un cortile con colonne in laterizi non intonacate. Attraverso l’intervento l’area è stata aperta al pubblico mediante un progetto finalizzato al recupero e alla valorizzazione della villa con la creazione di percorsi archeologici virtuali e pannelli esplicativi. Si prevede anche la realizzazione di un percorso attrezzato con strutture multimediali tra il piazzale in cui si fermeranno i bus con i visitatori e l’area archeologica.

Pompei. Si restaura la Schola Armaturarum a più di cinque anni dal crollo che costò il posto al ministro Bondi. Dalle macerie della Domus dei Gladiatori al Grande Progetto Pompei

6 novembre 2010: a Pompei è crollata la Domus dei Gladiatori, dove si allenavano gli atleti nell'antica Pompei

6 novembre 2010: a Pompei è crollata la Domus dei Gladiatori, dove si allenavano gli atleti nell’antica Pompei

Il ministro dei Beni culturali Sandro Bondi a Pompei

Il ministro dei Beni culturali Sandro Bondi a Pompei

La domus dei Gladiatori crollata in via dell'Abbondanza

La domus dei Gladiatori crollata in via dell’Abbondanza

“Gravissimo danno al patrimonio artistico italiano: a Pompei è crollata l’intera Domus dei Gladiatori, così chiamata perché al suo interno gli atleti si allenavano e nella quale deponevano le armi all’interno di alcuni incassi ricavati nei muri”. Iniziava così l’articolo del Corriere della Sera on line del 6 novembre 2010, annunciando il crollo della Schola Armaturarum che sarebbe costato il posto al ministro per i Beni culturali dell’epoca, Sandro Bondi (si dimise nel marzo dell’anno successivo). “Secondo quanto si apprende dalla soprintendenza – continua-, vi erano anche dipinti nella parte sottostante il perimetro della sala. L’edificio, che si apre su via dell’Abbondanza, la strada principale della città sepolta dall’eruzione del Vesuvio del 79 d. C., era visitabile solamente dall’esterno ed era protetto da un alto cancello in legno. Il crollo, secondo primi accertamenti, è avvenuto intorno alle ore 6 ed è stato notato dai custodi appena arrivati al lavoro verso le ore 7.30. L’area è stata transennata e non è possibile accedere. È stato predisposto un percorso alternativo per i turisti”. E poi il primo commento del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano: “Quello che è accaduto a Pompei dobbiamo, tutti, sentirlo come una vergogna per l’Italia. E chi ha da dare delle spiegazioni non si sottragga al dovere di darle al più presto e senza ipocrisie”. La risposta del ministero fu immediata per voce di Roberto Cecchi, segretario generale del Mibac: “Questo ennesimo caso di dissesto ripropone il tema della tutela del patrimonio culturale e quindi della necessità di disporre di risorse adeguate e di provvedere a quella manutenzione ordinaria che non facciamo più da almeno mezzo secolo. La cura di un patrimonio delle dimensioni di quello di Pompei e di quello nazionale non lo si può affidare ad interventi episodici ed eclatanti. La soluzione è la cura quotidiana, come si è iniziato a fare per l’area archeologica centrale di Roma e per la stessa Pompei”. E il ministro Bondi: “Quanto è accaduto ripropone la necessità di disporre di risorse adeguate per provvedere a quella manutenzione ordinaria che è necessaria per la tutela e la conservazione dell’immenso patrimonio storico artistico di cui disponiamo. Il crollo ha interessato le murature verticali Schola Armaturarum che erano state ricostruite negli anni Cinquanta, mentre parrebbe essersi conservata la parte più bassa, la parte cioè che ospita le decorazioni affrescate, che quindi si ritiene che potrebbero essere recuperate. Allo luce dei primi accertamenti, il dissesto che ha provocato il crollo parrebbe imputabile ad uno smottamento del terrapieno che si trova a ridosso della costruzione per effetto delle abbondanti piogge di questi giorni e del restauro in cemento armato compiuto in passato”.

Quanto resta della Schola Armaturarum dopo il crollo (foto coordinamento Uil beni culturali)

Quanto resta della Schola Armaturarum dopo il crollo (foto coordinamento Uil beni culturali)

Sono passati più di cinque anni da quel tragico crollo che portò il sito di Pompei all’attenzione del mondo. E dall’antica città romana, distrutta nel 79 d.C. da un’eruzione del Vesuvio, arrivano finalmente buone notizie: avviati gli interventi di recupero della Schola Armaturarum, posta su via dell’Abbondanza, all’angolo con il vicolo di Ifigenia (Regio III, Insula 3, Civico 6). Dopo il dissequestro dell’edificio nello scorso mese di dicembre, ricorda la soprintendenza speciale per Pompei, Ercolano e Stabia, sono iniziati i lavori di recupero di quello che un tempo fu luogo di riunione di una associazione militare. Gli interventi attuali consistono nella realizzazione di coperture a protezione delle pareti affrescate originali, ovvero di quelle porzioni di mura che già miracolosamente si salvarono al bombardamento del 1943 e a cui negli anni ’50 seguì il restauro delle parti crollate e il rimpiazzo in cemento armato del soffitto. Gli interventi di copertura sono propedeutici agli interventi di messa in sicurezza dell’edificio, in attesa di valutare la possibilità di ricostruire in futuro le parti crollate, già non più originali a seguito del bombardamento e ridar così forma e volume idealmente all’edificio. Termine dei lavori febbraio 2016. Quindi in un secondo momento si valuterà se ed eventualmente come ricostruire la “Schola”.

Il governo Berlusconi avviò un progetto straordinario di messa in sicurezza e di manutenzione degli scavi sfociato nel Grande progetto Pompei

Il governo Berlusconi avviò un progetto straordinario di messa in sicurezza e di manutenzione degli scavi sfociato nel Grande progetto Pompei

Dopo il crollo del novembre 2010, il governo Berlusconi, attraverso i ministri prima Galan, subentrato a Bondi, e poi Fitto, avviò su sollecitazione del commissario europeo Johannes Hahn un progetto straordinario di messa in sicurezza e di manutenzione degli scavi, perfezionato dal governo Monti (ministri Barce e Ornaghi). L’area venne intanto sottoposta a sequestro dalla procura di Torre Annunziata. Il Grande progetto Pompei da 105 milioni di euro fu inviato all’Ue a dicembre 2011 e approvato a febbraio 2012, i primi bandi pubblicati ad aprile. Ma per lunghi mesi la Schola è rimasta così, recintata e inaccessibile, coperta da teli bianchi a ricordare a visitatori e istituzioni che Pompei resta un luogo fragile, dove non bisogna mai smettere di vigilare e intervenire. “Il dissequestro della Schola armaturarum avvenuto nel corso dell’anno appena conclusosi (2015, ndr) e, finalmente, l’inizio dei lavori di copertura delle pareti affrescate originali, ovvero di quelle porzioni di mura che già miracolosamente si salvarono al bombardamento del 1943 cui seguì il restauro delle parti crollate e il rimpiazzo in cemento armato del soffitto”, sottolinea il soprintendente Massimo Osanna, “si colloca in un momento “storico” che non può che risultare simbolico. I lavori partiti due settimane fa sono anch’essi espressione di quella rinascita generale del sito che, finalmente, viene percepita dal pubblico e dalla stampa, ma che soprattutto coincide con attività concrete, quelle dei cantieri del Grande progetto e di interventi a lungo attesi, come questo della Schola. L’obbiettivo finale al quale stiamo lavorando è, al momento, quello di proteggere le strutture dell’edificio per poi pensare alla migliore soluzione di restauro dello stesso, che soprattutto consenta al pubblico di continuare a godere tangibilmente di un altro pezzo della storia di questa città antica”.

I teli bianchi che in questi anni hanno protetto le decorazioni della Schola Armaturarum

I teli bianchi che in questi anni hanno protetto le decorazioni della Schola Armaturarum

Sopralluogo dei restauratori sotto i teloni

Sopralluogo dei restauratori sotto i teloni

La struttura di copertura temporanea consisterà in tre ali larghe di circa tre metri, che seguono e inglobano il perimetro dell’edificio storico, con appoggi disposti all’interno dello stesso e lungo il perimetro esterno. Il perimetro della struttura sarà schermato da un sistema di teli microforati di pvc, stampati con testi e immagini sull’intervento in corso così da permettere una buona visibilità interna, una certa schermatura dall’irraggiamento solare diretto e una buona comunicazione per la fruizione e valorizzazione turistica. Previsto anche il diserbo di tutta l’area della Schola, la risagomatura del terreno dell’ambiente a nord dell’ambiente principale e la formazione di una trincea drenante retrostante alla parete ovest. Una volta montata, le murature affrescate saranno liberate dai teloni plastici che le hanno protette per questi cinque anni, e potranno entrare in campo i restauratori, per operare al coperto e senza che pioggia o sole interferiscano con le operazioni. Gli interventi in programma per un valore complessivo di circa 80mila euro sono stati coordinati dal responsabile unico del procedimento Cesira d’Innocenzo, dal direttore archeologo dei lavori Paolo Mighetto e dal direttore operativo archeologo Mario Grimaldi, dal coordinatore per la sicurezza in fase di esecuzione Mariano Nuzzo e per il rilievo laser scanner dall’architetto Raffaele Martinelli. “Abbiamo immaginato una struttura reversibile”, spiega l’architetto Paolo Mighetto, del gruppo di progettazione della segreteria tecnica della soprintendenza Pompei, “semplicemente appoggiata sul manufatto antico. Dopo il restauro conservativo delle pareti ovest, nord ed est della Schola, sulla base dei risultati scientifici che avremo acquisito si potrà procedere alla sistemazione definitiva dell’edificio”.