Napoli. All’auditorium del museo Archeologico nazionale in anteprima il film “Il volto di Alessandro. Il restauro del Mosaico di Alessandro e Dario” di Vanni Gandolfo, in prima tv mercoledì 5 aprile in “Art Night” (su Rai 5): narra l’intervento epocale sul mosaico scoperto nel 1831 nella Casa del Fauno a Pompei
Mercoledì 26 marzo 2025, alle 11, all’auditorium del museo Archeologico nazionale di Napoli, sarà proiettato in anteprima il documentario “Il volto di Alessandro. Il restauro del Mosaico di Alessandro e Dario” di Vanni Gandolfo, che andrà in onda in prima tv mercoledì 5 aprile 2025, alle 21.15, in “Art Night”, su Rai 5.

Lo spostamento del Mosaico di Alessandro nel museo di Napoli nel 1917 (foto archivio mann)
È stato chiamato “il restauro del secolo”, “un intervento epocale”, “una prova di coraggio”: è l’operazione di restauro del cosiddetto “mosaico di Alessandro” che racconta la battaglia di Gaugamela, vinta dal generale macedone sul re dei persiani Dario III: un milione e mezzo di piccole tessere policrome marmoree che hanno attirato l’attenzione degli studiosi e dei tecnici fin dalla sua scoperta, nel 1831, nella Casa del Fauno a Pompei. Il Gran musaico (peso stimato circa 7 tonnellate) giunse a Napoli nel novembre del 1843, quando fu messo in cassa e condotto da Pompei al Real Museo Borbonico su un carro trainato da sedici buoi. Nel gennaio del 1845 le casse furono aperte e l’opera ebbe la sua prima collocazione sul pavimento di una sala al piano terra dell’ala occidentale; mentre nel 1916 fu spostato dove si trova attualmente, a parete, nella sezione mosaici, al piano ammezzato. Ed è qui che nel marzo 2021 è partita “l’operazione restauro” del Gran musaico che ora sta giungendo alle fasi finali. Anni di interventi delicati e specialistici che vengono narrati nel film “Il volto di Alessandro. Il restauro del Mosaico di Alessandro e Dario”, scritto e diretto da Vanni Gandolfo, e prodotto da GA&A productions in associazione con DOCLAB e in collaborazione con Rai Cultura.

Maria Teresa Operetto, responsabile del restauro del mosaico di Alessandro, mostra al ministro Gennaro Sangiuliano le fasi dell’intervento (foto graziano tavan)
“Ci vuole coraggio per affrontare un restauro di questo tipo, il coraggio che ci trasmette questo grande personaggio, che si lanciò alla conquista del mondo”, aveva detto il direttore del Mann, Paolo Giulierini. Era il marzo 2021. “Un coraggio che in parte è mancato nei tempi passati, quello di porsi il problema del mosaico di Alessandro. Ringrazio il prof. Antonio De Simone che mi ha subito sottolineato l’urgenza e l’importanza di questo restauro, il nostro architetto Amanda Piezzo. Il Museo, con il suo laboratorio di restauro guidato proprio da oggi (marzo 2021, ndr) da Maria Teresa Operetto, per questa impresa non si è chiuso in se stesso. Lavoriamo insieme a importanti partner scientifici, Università, alla Tim in collaborazione con NTT DATA e una tecnologia che si coniuga con il miracolo quotidiano delle mani dei nostri restauratori”. E aveva assicurato: “Sarà un restauro ‘trasparente’, visibile ai visitatori alla riapertura dei musei ed in alcune fasi anche on line. Tutti insieme ci prendiamo questa grande responsabilità, in coordinamento con l’Istituto centrale per il restauro (ICR) diretto da Alessandra Marino, che ringrazio. Tra un anno organizzeremo la grande mostra Alessandro e la via delle indie, con la Regione Campania. Perché il nostro Museo, simbolo dell’archeologia italiana nel mondo, guarda a Oriente e ad Occidente” (vedi Napoli. Aperto il cantiere di restauro del Mosaico della Battaglia di Isso o Mosaico di Alessandro, simbolo del Mann, in partnership con università e Tim con soluzioni digitali in via sperimentale per nuove tecniche di restauro. Sarà visibile ai visitatori | archeologiavocidalpassato).

Il direttore Paolo Giulierini nel gruppo di operatori che ha portato a termine il ribaltamento del mosaico di Alessandro al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto valentina cosentino)
Due anni e mezzo dopo, nell’ottobre 2023, un altro momento importante nell’operazione restauro del mosaico di Alessandro. Si era da poco conclusa nella sala della Meridiana la grande mostra “Alessandro Magno e l’Oriente” dedicata alla figura del grande condottiero macedone: 170 opere che raccontano il percorso di conquista giunto fino alla lontana India, dopo aver annesso l’Egitto dei faraoni, il medio Oriente e la Persia dove Alessandro è incoronato Re dei re. Dal 30 ottobre 2023 il mosaico è a pancia in giù. Al museo Archeologico nazionale di Napoli è stato infatti effettuato con successo il delicato ribaltamento del mosaico di Alessandro. L’operazione è il passaggio indispensabile per entrare nel vivo della fase esecutiva del restauro. Un lavoro corale di alta specializzazione ha unito architetti, ingegneri, restauratori. E da mercoledì 1° novembre 2023 è aperto il “cantiere trasparente”, che ha permesso di assistere ai lavori guardando da una finestra installata nella sala adiacente (vedi Napoli. Al museo Archeologico nazionale effettuato con successo il delicato ribaltamento del mosaico di Alessandro. Ora entra nel vivo la fase esecutiva del restauro: dal 1° novembre cantiere trasparente e riapertura sezione Mosaici. Giulierini: “Mantenuto la parola data” | archeologiavocidalpassato).

Tecnici e responsabili al via della seconda fase esecutiva del restauro del mosaico di Alessandro al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto mann)
E arriviamo all’ultimo step: mercoledì 3 luglio 2024 è iniziata la seconda fase esecutiva del restauro del Mosaico di Alessandro. I lavori, la cui conclusione è prevista nei primi mesi del 2025, devono completare il consolidamento degli strati preparatori originari del mosaico e la realizzazione di un nuovo supporto. L’opera deve essere nuovamente movimentata per essere collocata in posizione orizzontale, completando così l’intervento di restauro della superficie musiva.
Napoli. Al museo Archeologico nazionale partita la seconda e ultima fase di restauro del grande mosaico di Alessandro (termine lavori marzo 2024) in concomitanza dell’inaugurazione della mostra “Alessandro e l’Oriente” alla presenza del ministro Sangiuliano. Intervista esclusiva della responsabile dei restauri Maria Teresa Operetto

Il famoso bronzo di Alessandro Magno a cavallo proveniente da Ercolano e conservato al Mann (foto Giorgio Albano)
I tecnici lasciano scorrere lentamente le funi, e il grande telone che riproduce il mosaico di Alessandro scende davanti agli occhi del ministro alla Cultura Gennaro Sangiuliano e della responsabile del restauro Maria Teresa Operetto. Attesa e aspettative traspaiono dagli occhi dei presenti, ed è evidente la “delusione” nel vedere che il telone ha scoperto solo… un muro. Ma quell’operazione, in vero un po’ teatralizzata, di lunedì 29 maggio 2023, voleva solo scandire un momento molto importante: l’avvio della seconda e definitiva fase del progetto di restauro del Grande mosaico proveniente dalla Casa del Fauno di Pompei e che rappresenta la battaglia di Gaugamela che ha visto Alessandro Magno prevalere sul Re dei Re Dario III: progetto di 700mila euro, gran parte finanziato con Fondo Sviluppo e Coesione, compresa la sponsorizzazione dell’emittente giapponese The Asahi Shimbun, di 200mila euro, prevista nell’ambito della collaborazione tra il Mann e il museo nazionale di Tokyo. Tra un anno (chiusura lavori prevista, marzo 2024) potremo ammirare di nuovo in tutta la sua grandiosità il mosaico, restaurato e messo in sicurezza: intanto nei prossimi mesi sarà possibile seguire il restauro grazie a un cantiere trasparente.

Testa di Alessandro dal museo di Salonicco all’ingresso della mostra “Alessandro e l’Oriente” al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto graziano tavan)

Locandina della mostra “Alessandro Magno e l’Oriente” al museo Archeologico di Napoli dal 29 maggio al 28 agosto 2023
L’inizio della seconda fase esecutiva dell’epocale restauro del celebre mosaico di Alessandro ha coinciso con l’apertura della grande mostra “Alessandro Magno e l’Oriente”, dal 29 maggio al 28 agosto 2023, inaugurata dal ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano, dedicata alla straordinaria figura di Alessandro (356 – 323 a.C.), a cura di Filippo Coarelli ed Eugenio Lo Sardo, realizzata proprio nel luogo, il museo Archeologico nazionale di Napoli, che più di ogni altro custodisce eccezionali e uniche testimonianze della vita e delle gesta dell’eroe macedone. In poco più di dieci anni, accompagnato dai suoi fedeli compagni, egli divenne re dell’Asia e dell’Europa. E da uomo e da filosofo, allievo del sommo Aristotele, amò l’uno e l’altro continente, promuovendo, dopo la conquista, la pace e l’unione dei popoli a lui soggetti. L’esposizione si articola in due spazi: l’Atrio monumentale e il Salone della Meridiana, con rimandi tematici nei tre giardini storici. Sono esposte circa 170 opere provenienti da ogni angolo del mondo: dalla antica Persia al Gandhara. A queste mirabilia del passato si aggiungono i numerosi reperti della collezione permanente del Mann, il solo Museo in cui si conservino tre ritratti del Macedone e tra questi il più prezioso, il Mosaico della battaglia di Gaugamela, dove si ammira l’eroe in sella a Bucefalo, mentre si scaglia contro Dario sull’alto carro.

Alessandro Magno: dettaglio del grande mosaico della battaglia di Gaugamela, proveniente da Pompei e conservato al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto mann)
L’opera musiva scoperta nel 1831, datata tra la fine del II e l’inizio del I sec. a.C., è straordinaria non solo per il soggetto rappresentato, ma anche per le sue dimensioni: quasi due milioni di tessere ed una superficie di eccezionale estensione (5,82 x 3,13 m). Il Gran musaico (peso stimato circa 7 tonnellate) giunse a Napoli nel novembre del 1843, quando fu messo in cassa e condotto da Pompei al Real Museo Borbonico su un carro trainato da sedici buoi. Nel gennaio del 1845 le casse furono aperte e l’opera ebbe la sua prima collocazione sul pavimento di una sala al piano terra dell’ala occidentale; mentre nel 1916 fu spostato dove si trova attualmente, a parete, nella sezione mosaici, al piano ammezzato. La mostra su Alessandro accompagnerà quindi l’avvio della fase “esecutiva” dei lavori. Grazie a un cantiere “trasparente” il pubblico e, naturalmente, la comunità scientifica potranno seguire una nuova “grande impresa” nel nome di Alessandro Magno, che richiederà il ribaltamento della colossale opera. Tutta l’operazione restauro ce la spiega bene Maria Teresa Operetto, responsabile del Laboratorio di restauro del Mann, e coordinatrice del team del progetto restauro, in questo intervento esclusivo per archeologiavocidalpassato.com.
“Il restauro del mosaico di Alessandro”, spiega Operetto, “è un intervento che non nasce oggi (29 maggio 2023, ndr) ma viene da studi compiuti negli ultimi venti anni su un’opera unica nel suo genere che ha destato chiaramente l’attenzione anche di chi ci ha preceduto. Io faccio parte di un gruppo di lavoro estremamente nutrito e articolato, composto prevalentemente da personale interno al Ministero: siamo tutti funzionari del Museo, del parco archeologico del Colosseo, e dell’Icr. Sono collaboratori esterni solo quelle figure professionali, come l’ingegnere, che non sono reperibili all’interno dell’amministrazione. Abbiamo iniziato nel 2020 con un documento di presentazione basandosi anche appunto sugli studi che ci avevano preceduto, e abbiamo ritenuto opportuno fare un’ulteriore campagna di indagini diagnostiche, nonostante il mosaico sia stato oggetto negli ultimi vent’anni di una serie di indagini, ricerche e approfondimenti. Le indagini che abbiamo effettuato nel 2020, a cavallo tra l’autunno e la primavera del 2021, hanno consentito un confronto dello stato di fatto attuale dell’epoca, cioè di tre anni fa, con quello che era documentato dalle indagini precedenti, e abbiamo così appurato che in effetti c’era stato un graduale peggioramento delle condizioni generali del mosaico. Successivamente è stato effettuato un rilievo in scala 1:1 dell’opera attraverso una mappatura (vedi Napoli. Aperto il cantiere di restauro del Mosaico della Battaglia di Isso o Mosaico di Alessandro, simbolo del Mann, in partnership con università e Tim con soluzioni digitali in via sperimentale per nuove tecniche di restauro. Sarà visibile ai visitatori | archeologiavocidalpassato). È stata posta in pratica una griglia sul mosaico, suddividendolo virtualmente in settori. E questo rilievo ci ha consentito anche di capire, vedendolo da vicino, che la superficie musiva è distaccata dal supporto per una percentuale parecchio alta, circa l’80%.

Lo spostamento del Mosaico di Alessandro nel museo di Napoli nel 1917 (foto archivio mann)
“Quindi una situazione estremamente critica e delicata – sottolinea la restauratrice -, ragione per la quale siamo immediatamente intervenuti con un intervento di messa in sicurezza con una tripla velinatura del mosaico, perché ci siamo resi conto anche in questa fase che in effetti i problemi che affliggono il mosaico sono problemi che vengono dal supporto dell’opera. Il mosaico ha alle spalle un supporto di circa 10 centimetri di malte originali, cioè gli stati preparatori sui quali il mosaico è stato posato a Pompei, nella Casa del Fauno, tra la fine del II e l’inizio del I sec. a.C. E quindi chiaramente sono malte nate per stare in orizzontale, mentre sono in questa posizione verticale da più di cento anni e sono malte vecchie. Quindi è molto probabile, o quasi certo, che i problemi che noi vediamo sulla superficie musiva in realtà vengono dal supporto. Il supporto è al momento inaccessibile, tutto chiuso all’interno di una scatola di legno e quindi non si può ispezionare se non in maniera distruttiva, cosa che chiaramente non possiamo fare. Da qui l’idea di movimentarlo: un’altra volta! Perché il mosaico era stato movimentato nel 1843, quando è stato trasferito da Pompei a Napoli, su un carro trainato dai buoi, ed è anche caduto: c’è tutta una letteratura sull’argomento. Poi è stato nuovamente movimentato nel 1916 quando dal piano terra è stato trasferito nell’attuale collocazione con un sistema incredibile di funi e paranchi: quindi anche in quel caso un’operazione abbastanza audace.

Restauratori al lavoro nel 2020 sul grande mosaico di Alessandro al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto Marco Pedicini)
“E adesso – annuncia Operetto – dobbiamo purtroppo spostarlo di nuovo. È un’operazione delicata ma indispensabile per poter indagare il supporto e capire se è in condizioni per poter essere conservato – quindi poter intervenire con degli interventi appunto di restauro anche delle malte -, oppure se le malte sono irrecuperabili o sono esse stesse causa dei fenomeni di degrado che vediamo sulla superficie musiva. Nel mese di dicembre 2022 è stata aggiudicata la gara di affidamento per l’intervento complessivo che prevede sia progettazione che esecuzione dei lavori: abbiamo utilizzato uno strumento amministrativo chiamato patto integrato erogante per cui è stato messo a base di gara il progetto di fattibilità tecnica ed economica che ha dato vita a gruppi di lavoro di cui faccio parte e che coordino, e su questo progetto di fattibilità tecnica ed economica il raggruppamento temporaneo di imprese, perché si tratta di più soggetti, ha elaborato la sua proposta, ha vinto la gara. Il 13 marzo 2023 è iniziata la prima fase che ha previsto la progettazione esecutiva del sistema meccanico di movimentazione del mosaico. Terminata questa fase, oggi (29 maggio 2023, ndr) partiamo con la seconda fase dell’intervento che prevede appunto la realizzazione di questo sistema meccanico e poi la movimentazione del mosaico. Una volta girato praticamente sotto sopra il mosaico, verrà indagato il supporto e si capirà se può essere conservato o meno. Successivamente il mosaico verrà girato nuovamente di 180 gradi per essere innanzitutto fatto un progetto di restauro sia del retro che della superficie musiva, quindi ci sarà una seconda parte di progettazione alla quale seguirà l’ultima fase esecutiva che è quella che prevede proprio gli interventi di restauro in senso stretto, sia sul retro che sul fronte, e poi verrà riallestito. Tutto questo – conclude – dovrebbe durare circa un anno”.

Il grande mosaico pavimentale con Alessandro Magno dalla casa del Fauno di Pompei oggi al museo Archeologico nazionale di Napoli, prima dei restauri (foto mann)
Questo restauro epocale, pertanto, parte della mostra “Alessandro e l’Oriente”, verrà eseguito in diretta, sotto gli occhi dei visitatori del Museo e di coloro che, da remoto, si connetteranno al sito web del Mann. La comprensione degli interventi, inoltre, sarà integrata da appositi momenti di approfondimento con gli esperti.
Napoli. Aperto il cantiere di restauro del Mosaico della Battaglia di Isso o Mosaico di Alessandro, simbolo del Mann, in partnership con università e Tim con soluzioni digitali in via sperimentale per nuove tecniche di restauro. Sarà visibile ai visitatori

L’annuncio ai primi di gennaio di quest’anno: due mesi per un intervento sulle tessere musive, una pausa, e due mesi per consolidare il supporto retrostante il “Gran Musaico”. Al via la campagna di restauro del Mosaico della Battaglia di Isso, capolavoro che rappresenta un simbolo universalmente noto, dei tesori custoditi dal museo Archeologico nazionale di Napoli. E la prima fase del restauro del celebre mosaico di Alessandro, che inizialmente doveva partire alla fine di gennaio 2021, è iniziata il 4 marzo 2021. Alla partenza del cantiere hanno partecipato Paolo Giulierini (direttore del Mann), Amanda Piezzo (direttore Tecnico lavori restauro mosaico), Antonio De Simone (direttore scientifico dei lavori), Maria Teresa Operetto (responsabile Laboratorio restauro Mann) e Claudia Carrer (partnership, Alliances/ Project Manager Tim) (vedi Napoli. Al via il restauro del Mosaico della Battaglia di Isso, capolavoro simbolo, universalmente noto, dei tesori del Mann. Entro luglio 2021, sarà ultimato il cantiere aperto al pubblico. Il direttore Giulierini: “Scriviamo una pagina importante per la storia del Museo e la conservazione dei beni culturali” | archeologiavocidalpassato).

“Ci vuole coraggio per affrontare un restauro di questo tipo, il coraggio che ci trasmette questo grande personaggio, che si lanciò alla conquista del mondo“, interviene il direttore del Mann, Paolo Giulierini. “Un coraggio che in parte è mancato nei tempi passati, quello di porsi il problema del mosaico di Alessandro. Ringrazio il prof. Antonio De Simone che mi ha subito sottolineato l’ urgenza e l’ importanza di questo restauro, il nostro architetto Amanda Piezzo. Il Museo, con il suo laboratorio di restauro guidato proprio da oggi da Maria Teresa Operetto, per questa impresa non si è chiuso in se stesso. Lavoriamo insieme a importanti partner scientifici, Università, alla Tim in collaborazione con NTT DATA e una tecnologia che si coniuga con il miracolo quotidiano delle mani dei nostri restauratori. Sarà un restauro ‘trasparente’, visibile ai visitatori alla riapertura dei musei ed in alcune fasi anche on line. Tutti insieme ci prendiamo questa grande responsabilità, in coordinamento con l’ Istituto centrale per il restauro (ICR) diretto da Alessandra Marino, che ringrazio. Tra un anno organizzeremo la grande mostra Alessandro e la via delle indie, con la Regione Campania. Perché il nostro Museo, simbolo dell’archeologia italiana nel mondo, guarda a Oriente e ad Occidente”.

Tim contribuisce a riportare allo splendore originale il prezioso mosaico della Battaglia di Isso, in collaborazione con il Mann e con il supporto di NTT DATA. Grazie alle soluzioni innovative sviluppate e all’utilizzo della propria soluzione di Virtual e Augmented Reality, il progetto unisce le abilità umane del restauratore alle tecniche digitali più avanzate, per consentire – in una modalità fortemente innovativa, tra le prime al mondo – il restauro del Mosaico della Battaglia di Isso del 330 a.C. Tim mette a disposizione soluzioni digitali in via sperimentale che consentono l’utilizzo di nuove tecniche per il restauro, grazie all’elaborazione simultanea dell’enorme quantità di dati e parametri tecnici acquisiti nel corso della fase diagnostica preliminare. Sarà possibile infatti riprodurre, secondo vari livelli sul corpo del mosaico, tutte le informazioni tecniche utili per eseguire il restauro.

Gli applicativi, insieme ad una consolle di controllo, consentiranno di utilizzare un visore intelligente da indossare per inquadrare la parte d’interesse del mosaico sulla quale si intende lavorare: il restauratore in questo modo avrà sempre le mani libere per operare e, cosa più importante, potrà lavorare sulla parte posteriore del mosaico controllando in ogni momento gli effetti eventuali prodotti negli strati anteriori dello stesso. Successivamente, grazie alla bassa latenza abilitata dal 5G, tutte le operazioni di restauro potranno essere seguite simultaneamente non solo dai tecnici nel museo tramite un grande schermo ma anche da altri tecnici collegati da remoto da tutto il mondo seguire e intervenire. Le soluzioni innovative adottate per il Mosaico consentiranno in futuro di aggiungere nuovi contenuti all’esperienza turistica dei visitatori, che potranno ammirare l’opera in presenza o a distanza, creando percorsi di realtà aumentata e immersivi, con modelli 3D e video.
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