Presentata al Mic la testa in marmo greco di una fanciulla (Kore), attribuibile ad un atelier attico di inizi V sec. a.C., scoperta nel sito della città etrusca di Vulci (Montalto di Castro. Vt), raro esempio di statuaria greca rinvenuta in Etruria. Gli interventi di Giuli, Russo, La Rocca, Oliva

Veduta frontale della testa di Kore (atelier attico di inizi V sec. a.C.) scoperta a Vulci e presentata al Mic (foto mic)
La scultura raffigura una giovane donna, con elegante ed elaborata acconciatura, attribuibile ad un atelier attico di inizi V sec. a.C.: raro esempio di statuaria greca rinvenuta in Etruria, che offre nuovi significativi spunti di riflessione sugli intensi scambi culturali tra Grecia e Italia preromana. Parliamo dell’eccezionale testa in marmo greco di una fanciulla (Kore), rinvenuta nel 2024, nel sito della città etrusca di Vulci (Montalto di Castro. Vt), nell’area di un nuovo tempio monumentale individuato nel 2021, La testa di Kore, attualmente in fase di restauro e analisi all’Istituto Centrale per il Restauro (ICR) di Roma, è oggetto di approfondite indagini scientifiche sui colori originari, i materiali e le tecniche di lavorazione impiegate.

Mariachiara Franceschini dell’università di Friburgo e Paul P. Pasieka dell’università di Magonza (progetto Vulci Cutyscape) con la Kore di Vulci al Mic (foto vulci cityscape)
Questo nuovo e straordinario rinvenimento archeologico a Vulci è stato presentato il 5 dicembre 2025 a Roma, nella Sala della Crociera del ministero della Cultura. La scoperta è avvenuta nel corso degli scavi in concessione ministeriale legati al progetto “Vulci Cityscape”, promosso dalle università di Friburgo e Magonza. Alla presentazione sono intervenuti, tra gli altri, il ministro della Cultura Alessandro Giuli; il capo dipartimento per la Tutela del Patrimonio culturale Luigi La Rocca e il capo dipartimento per la Valorizzazione culturale Alfonsina Russo. Tra i relatori: Margherita Eichberg, soprintendente ABAP per la provincia di Viterbo e per l’Etruria meridionale; Simona Carosi, funzionario archeologo e responsabile del territorio di Vulci; Carlo Casi, direttore scientifico del Parco, Fondazione Vulci; Mariachiara Franceschini dell’università di Friburgo e Paul P. Pasieka dell’università di Magonza; Luigi Oliva, Direttore dell’Istituto Centrale per il Restauro e Federica Giacomini, funzionaria restauratrice e coordinatrice del gruppo di lavoro ICR.
“Il ritrovamento della testa di Kore di marmo tardo-arcaica a Vulci è un evento di straordinario rilievo sia per il valore artistico sia per le implicazioni che reca con sé”, ha detto il ministro Alessandro Giuli. “Non è stato rinvenuto semplicemente un dono votivo di prestigio, ma una testimonianza concreta dei legami spirituali e dunque politico-civili che univano l’Etruria e il mondo greco. Si tratta di una scoperta archeologica che può modificare la nostra percezione del mondo come accadrebbe con una nuova legge scientifica. Rimodella la nostra rappresentazione della realtà dal punto di vista conoscitivo, simbolico e anche politico”. Non a caso, ha proseguito il ministro, “questo avviene a Vulci, una città aperta ai contatti attraverso il suo porto, recentemente acquisito dal ministero della Cultura, e attraverso l’entroterra dove già dal periodo orientalizzante, dalla fine dell’VIII secolo a.C., tutti gli oggetti, ma soprattutto i rituali, ora ricostruibili grazie a nuovi strumenti diagnostici per l’archeologia, ci confermano un dinamismo, una permeabilità culturale che ancora oggi devono rappresentare e rappresentano i nostri modelli. Già in altre occasioni, ho sottolineato quanto, come governo e come ministero, ci sentiamo parte di una unità mediterranea in grado di gettare ponti e di costruire un dialogo autentico, fondato su una coappartenenza di identità e radici”.

Veduta di profilo della testa di Kore (atelier attico di inizi V sec. a.C.) scoperta a Vulci e presentata al Mic (foto mic)
“Oggi abbiamo presentato un nuovo importante rinvenimento archeologico all’interno del parco archeologico naturalistico di Vulci, un’area straordinaria dove la bellezza del paesaggio e la profondità della storia si intrecciano in un dialogo continuo, capace ancora oggi di restituirci la voce di una civiltà importantissima nel Mediterraneo, quale quella etrusca”, è intervenuta Alfonsina Russo, “e attraverso questo oggetto, questa testa di Kore, sarà possibile promuovere non solo Vulci ma anche il territorio a livello nazionale e internazionale. Un nuovo modo di valorizzare che va in un’unica direzione, che è quella di continuare a fondarsi su una strategia integrata che unisca ricerca archeologica, tutela del paesaggio, innovazione dei linguaggi espositivi, reti internazionali e partecipazione delle comunità locali”. Per Luigi La Rocca: “Siamo in presenza di uno dei rarissimi esemplari di scultura greca in Italia, non solo in Etruria, ma anche in Magna Grecia e in Sicilia. Questo tipo di oggetti sono molto rari, e apre il campo a una serie di considerazioni e di riflessioni storico-archeologiche importanti, in particolare l’intensità e la tipologia dei rapporti fra la Grecia e l’Etruria in età tardo arcaica, ma anche quello sulla presenza di artisti greci in Etruria, come ci ricordano anche le fonti, in relazione anche soprattutto alle sculture e alle decorazioni templari”.

L’elaborata acconciatura della testa di Kore (atelier attico di inizi V sec. a.C.) scoperta a Vulci e presentata al Mic (foto mic)
“L’Istituto Centrale per il Restauro”, ha spiegato Luigi Oliva, “ha accolto con entusiasmo la richiesta della Sabap Viterbo Etruria Meridionale, nel momento in cui, dopo il ritrovamento l’estate del 2024, si è cercato di fare un primo intervento sulla Kore rinvenuta e una campagna di indagini finalizzata poi alla stesura di un progetto di restauro vero e proprio. Questa attività si colloca nell’ambito di una collaborazione che abbiamo da diversi anni con la Sabap. Una collaborazione che vede da un lato le attività di conservazione e di indagine portate al massimo livello e dall’altra un rapporto con gli enti che poi gestiscono la tutela nell’ambito del territorio”.
Roma. A Palazzo Patrizi Clementi presentazione dei lavori di restauro della Tomba Maggi, significativa testimonianza della pittura etrusca del V secolo a.C., nella necropoli dei Monterozzi di Tarquinia, patrimonio Unesco
Giovedì 6 novembre 2025, alle 16.30, nella Sala delle Colonne doriche di Palazzo Patrizi Clementi, in via Cavalletti 2 a Roma, presentazione dei lavori di restauro – appena conclusi – della Tomba Maggi, significativa testimonianza della pittura etrusca del V secolo a.C., nella necropoli dei Monterozzi di Tarquinia, riconosciuta Patrimonio Mondiale UNESCO. L’iniziativa illustra l’esito di un progetto che ha restituito stabilità e leggibilità all’ambiente ipogeo, migliorando la comprensione e la lettura delle pitture che decorano la camera sepolcrale. Il progetto ha coinvolto l’Associazione Amici delle Tombe dipinte di Tarquinia che ha curato la protezione esterna dell’ipogeo, e gli archeologi Gloria Adinolfi e Rodolfo Carmagnola, impegnati nella pulitura del pavimento e nelle analisi multispettrali per l’identificazione del blu egizio. All’incontro intervengono Margherita Eichberg, soprintendente Archeologia Belle arti e Paesaggio per la provincia di Viterbo e l’Etruria Meridionale; Paola Potenza, restauratrice responsabile dei progetti della Fondazione Isabel e Balz Baechi; Adele Cecchini, restauratrice; Mariangela Santella, restauratrice; Gloria Adinolfi, archeologa; Rodolfo Carmagnola, archeologo. Ingresso libero, fino ad esaurimento posti.
Il restauro, interamente sostenuto dalla Fondazione Isabel e Balz Baechi di Zurigo, è stato condotto dalle restauratrici Mariangela Santella e Adele Cecchini, con la collaborazione di Paola Potenza, restauratrice e referente della Fondazione per l’intervento, sotto la sorveglianza della Soprintendenza: soprintendente Margherita Eichberg e funzionaria responsabile Rossella Zaccagnini. Scavata nel banco di macco (calcarenite gialla), la Tomba Maggi conserva scene di banchetto, danza, musica e caccia, che richiamano la dimensione rituale e simbolica del mondo etrusco. Prima del restauro, le superfici pittoriche erano quasi illeggibili per la presenza di depositi carbonatici, efflorescenze saline e numerose lacune del supporto roccioso. Le operazioni hanno previsto consolidamento, pulitura selettiva e risarcimento delle lacune, restituendo unità visiva all’insieme decorativo. Un intervento specifico ha riguardato la chiusura reversibile dell’apertura nella parete centrale, mediante un pannello in alluminio a nido d’ape rifinito a finta roccia. La Tomba Maggi rappresenta una significativa testimonianza della pittura etrusca, in cui si intrecciano arte, ritualità e memoria, e costituisce un modello virtuoso di collaborazione tra istituzioni pubbliche e soggetti privati, esempio concreto di tutela integrata che unisce ricerca, restauro e conoscenza scientifica.
Santa Severa di Santa Marinella (Roma). Nell’area archeologica di Pyrgi la conferenza-spettacolo su un evento storico ben noto anche dalle ricerche archeologiche nel Santuario: “Il grande saccheggio: Dionigi tiranno di Siracusa e il santuario di Pyrgi” a cura di Agostino De Angelis, con interventi di Lorenzo Guizzardi e Laura Maria Michetti
Sabato 6 settembre 2025, alle 18.45, apertura straordinaria dell’area archeologica di Pyrgi (Santa Severa di Santa Marinella, Roma) per ospitare la conferenza-spettacolo su un evento storico ben noto anche dalle ricerche archeologiche nel Santuario: “Il grande saccheggio: Dionigi tiranno di Siracusa e il santuario di Pyrgi” a cura di Agostino De Angelis, e organizzata dall’Associazione Culturale ArcheoTheatron. L’evento è promosso dalla soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per la Provincia di Viterbo e l’Etruria Meridionale, nelle persone del soprintendente Margherita Eichberg e della funzionaria archeologa referente di zona, Rossella Zaccagnini, in collaborazione con Sapienza Università di Roma e Comune di Santa Marinella. Patrocinato da Regione Lazio, LazioCrea e Città Metropolitana di Roma Capitale vanta il contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Civitavecchia. Il sito è uno dei luoghi più importanti e suggestivi dell’Etruria e con l’area portuale, ha rivestito un ruolo cruciale nella storia del Mediterraneo antico, rappresentando sul mare la grande metropoli Caere (Cerveteri), che traeva le proprie ricchezze dal controllo dei traffici marittimi. Pyrgi, fondata a partire dal VII sec. a.C., in corrispondenza del promontorio oggi occupato dal Castello, e che fu l’espressione della potenza marittima di Caere, tra le maggiori del Mediterraneo sarà lo scenario di questa conferenza-spettacolo dedicata alla storia e al mito.
All’evento interverranno: Lorenzo Guzzardi, archeologo, già dirigente del dipartimento Beni culturali Regione Siciliana e direttore scientifico Ventennale Unesco Siracusa, che parlerà di Dionigi il Vecchio, tiranno di Siracusa, che nel 384 a.C. saccheggiò il celebre sito etrusco portando via con sé un ricchissimo bottino; la professoressa Laura Maria Michetti, ordinaria di Etruscologia università “La Sapienza” di Roma, che da anni conduce campagne di scavo e di ricerca nell’area, che delineerà l’importanza dell’area sacra di Pyrgi e ciò che ha rappresentato per tutta l’Etruria. A corredo degli interventi scientifici la rappresentazione di una pièce teatrale, ideata dal regista De Angelis, incentrata proprio sull’assedio avvenuto in quel luogo da parte dei siracusani contro gli etruschi, interpretata dagli attori Alessandra De Antoniis, Riccardo Frontoni, Riccardo Dominici, Mariapia Gallinari, Catja Cuordileone, Monia Marchi, Aurelia Realgar, Luisa De Antoniis, Nerina Piras, Marta Soracco, Filippo Soracco, i cavalieri Stefano Ercolani, Simona Gennaretti, Massimo Peretti, Riccardo Paglialunga, Mirko Teloni, Samira Ercolani e la danza dell’Antica Danza del Ventre Zakiyyeh nur. Foto di scena Valerio Faccini, riprese video Mauro Zibellini. L’evento è a ingresso libero e gratuito.
Roma. A Palazzo Patrizi-Clementi, sede della Sabap per l’Etruria meridionale, presentazione del libro di Adele Cecchini, “Le tombe dipinte di Tarquinia. Vicenda conservativa, restauri, tecnica di esecuzione”

Lunedì 10 marzo 2025, a Palazzo Patrizi-Clementi, sede della soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per a provincia di Viterbo e l’Etruria meridionale, in via Cavalletti 2 a Roma, presentazione del libro di Adele Cecchini, “Le tombe dipinte di Tarquinia. Vicenda conservativa, restauri, tecnica di esecuzione”, Firenze, Nardini Editore, 2023. Introduce e modera l’incontro la soprintendente Margherita Eichberg. Daniele F. Maras, direttore del museo Archeologico nazionale di Firenze, sarà a colloquio con l’autrice Adele Cecchini, restauratrice delle tombe dipinte tarquiniesi.

Copertina del libro “Le tombe dipinte di Tarquinia” di Adele Cecchini
Le tombe dipinte di Tarquinia. Con il supporto di inedite e circostanziate ricerche d’archivio viene presentata la storia conservativa delle tombe dipinte di Tarquinia a partire dalla prima metà dell’Ottocento – epoca a cui risalgono la scoperta di gran parte dei sepolcri a oggi noti e i primi provvedimenti di tutela – fino ai tempi odierni. Sono illustrati sia le avanzate metodologie di conservazione e valorizzazione sia i provvedimenti che hanno consentito alla Soprintendenza di conciliare tutela e fruizione delle tombe dipinte. Vengono descritte le attuali metodologie di restauro che fanno ben sperare circa la definitiva salvaguardia di questo irripetibile patrimonio archeologico. Infine, un nuovo studio dell’università di Catania approfondisce e arricchisce quello già svolto dal Laboratorio Scientifico dei Musei Vaticani sulla tecnica di esecuzione, sui pigmenti e sugli strati preparatori delle pitture ipogee. Questo libro costituisce un punto fermo per chi dovrà in futuro provvedere al restauro e alla manutenzione delle tombe dipinte e garantire che questo straordinario patrimonio culturale possa essere trasmesso alle generazioni future.
Reggio Calabria. Presentato al museo Archeologico nazionale il libro “Le tre vite di Lisa” di Margherita Eichberg e Maurizio Federico che racconta la storia della figlia Elisabetta detta Lisa, adottata a 5 anni in Ucraina, morta per un trapianto di midollo sbagliato
Il dramma familiare vissuto dalla soprintendente Margherita Eichberg e dal marito Maurizio Federico al centro dell’incontro di sabato pomeriggio, 23 novembre 2024, per la presentazione del libro “Le tre vite di Lisa” (Armando editore) scritto da Margherita Eichberg, soprintendente Abap per l’Etruria meridionale, già soprintendente Abap per la Calabria, e dal marito Maurizio Federico per raccontare la storia della figlia Elisabetta detta Lisa, adottata a 5 anni in Ucraina, che per una malattia ematologica benigna, improvvisamente individuatale per un banale incidente in monopattino, è deceduta a novembre 2020 per un trapianto di midollo avventatissimo. I genitori ripercorrono nel libro la storia della loro travagliata adozione, ed affrontano a più voci gli ultimi mesi di vita della ragazza. La presentazione è stata l’occasione per parlare di volontariato, sanità, giustizia, informazione con ospiti autorevoli. Ai saluti del direttore Fabrizio Sudano sono seguiti gli interventi di Adriana Comi, associazione AGEDI odv, Giacomo Saccomanno, avvocato e giornalista e Giorgio Neri, giornalista. Alla presentazione, organizzata in collaborazione con l’associazione AGEDI e Accademia Calabra, e l’associazione L I.S.A. (Lottiamo insieme per la sanità degli adolescenti) costituita in memoria di Elisabetta, erano presenti gli autori Margherita Eichberg e Maurizio Federico.

Copertina del libro “Le tre vite di Lisa” di Margherita Eichberg e Maurizio Federico
“Le tre vite di Lisa”. Lisa, adottata in Ucraina da bambina, è morta a 17 anni a seguito di una infusione di globuli rossi AB0 incompatibili nel quadro di un trapianto di midollo osseo identificato come cura per una patologia ematologica non oncologica. In questo libro vengono raccontati i percorsi, spesso dolorosi, che i genitori hanno dovuto affrontare per esercitare un atto di altruismo, l’adozione. Generosità che la società ha poi ripagato nel più crudele dei modi, strappando loro la figlia all’epilogo di un incubo sanitario. I suoi ultimi giorni vengono rivissuti da tre punti di osservazione che nel loro insieme chiudono il cerchio di una storia che, se inserita nel contesto dei nostri giorni e di una supposta “eccellenza” sanitaria italiana, potrebbe sembrare solo frutto di fantasia.
Parco archeologico dell’Appia Antica. Per gli “Incontri di archeologia alle Tombe della via Latina” (ultimo prima della pausa estiva) presentazione del libro “La cattedrale di Gerace. L’impronta ottoniana tra Bizantini e Normanni nell’Italia meridionale” (Gangemi editore) di Attilio Maria Spanò e visita guidata speciale alla Tomba dei Valeri

Per gli “Incontri di Archeologia” alle Tombe della Via Latina, occasioni uniche promosse dal parco archeologico dell’Appia antica per incontrare professionisti del settore e scoprire le loro ultime ricerche e pubblicazioni nella suggestiva cornice della sala superiore della Tomba dei Valeri, venerdì 12 luglio 2024, alle 16.30, in via dell’Arco di Travertino 151, per l’ultimo degli Incontri di Archeologia prima della pausa estiva, presentazione del libro “La cattedrale di Gerace. L’impronta ottoniana tra Bizantini e Normanni nell’Italia meridionale” (Gangemi editore) di Attilio Maria Spanò. Si parlerà di Architettura Medievale in Calabria, a partire dai nuovi studi di Spanò sulla celebre Cattedrale di Gerace. Dopo i saluti del direttore Simone Quilici e del responsabile del sito Santino Alessandro Cugno, interverranno con l’autore Margherita Eichberg, soprintendente ABAP per la provincia di Viterbo e l’Etruria meridionale, e Corrado Bozzoni, professore emerito di Storia dell’Architettura all’università di Roma La Sapienza. A seguire, i partecipanti potranno effettuare una visita guidata speciale alla Tomba dei Valeri. Attività gratuita non soggetta a prenotazione.

Copertina del libro “La cattedrale di Gerace” di Attilio M. Spanò
La cattedrale di Gerace. L’impronta ottoniana tra Bizantini e Normanni nell’Italia meridionale. La cattedrale di Gerace è uno dei monumenti più conosciuti e meno studiati della Calabria. La grande basilica è sempre stata considerata normanna e testimone di quella campagna costruttiva volta alla sostituzione dell’elemento bizantino con quello occidentale. Questo studio interviene, invece, direttamente sull’edificio, ne analizza la sua consistenza fisica, leggendola tra le pieghe delle stratificazioni storiche e architettoniche.
Vetulonia (Gr). Al museo civico Archeologico “Isidoro Falchi” apre la mostra “Quadri etruschi raccontano. Le figure del mito e del rito a Vetulonia”, presentata in anteprima a TourismA 2024: quattro lastre etrusche in terracotta dipinta provenienti da scavi clandestini presso Cerveteri, e recuperate nel 2019 dalla Guardia di Finanza

Le quattro lastre etrusche dipinte trafugate da Cerveteri e recuperate dalla Guardia di Finanza nella presentazione di TourismA 2024 (foto graziano tavan)

Daniele Federico Maras della soprintendenza ABAP per Viterbo ed Etruria Meridionale alla presentazione a TourismA 2024 (foto graziano tavan)
L’annuncio in anteprima a TourismA 2024 nell’incontro “Archeologia… che passione! Mille uno modi per raccogliere l’Antico” a cura di Simona Rafanelli direttore del museo civico archeologico “Isidoro Falchi” di Vetulonia con l’intervento di Daniele Federico Maras della soprintendenza ABAP per Viterbo ed Etruria Meridionale “Quadri etruschi raccontano. Le figure del mito e del rito a Vetulonia”: sullo schermo ecco scorrere le straordinarie immagini di quattro lastre etrusche in terracotta dipinta provenienti da scavi clandestini presso Cerveteri, l’etrusca Caere, salvate dal mercato illegale grazie all’insostituibile attività di vigilanza, tutela, conservazione e valorizzazione che la soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per la provincia di Viterbo e per l’Etruria meridionale svolge da sempre in piena e fruttuosa collaborazione con le forze dell’ordine e in particolare con la Sezione Tutela Beni Demaniali e di Interesse Pubblico della Guardia di Finanza di Roma.

Locandina della mostra “Quadri etruschi raccontano. Il mito e il rito da Caere a Vetulonia. Un nuovo straordinario recupero della Guardia di Finanza” al museo civico Archeologico “Isidoro Falchi” di Vetulonia dal 27 marzo al 5 maggio 2024
Ora ci siamo. Mercoledì 27 marzo 2024, alle 17, al museo civico archeologico “Isidoro Falchi” di Vetulonia inaugurazione della mostra “Quadri etruschi raccontano. Il mito e il rito da Caere a Vetulonia. Un nuovo straordinario recupero della Guardia di Finanza” promossa dalla direzione scientifica del MuVet e dal Comune di Castiglione della Pescaia (Gr). Dopo i saluti istituzionali di Elena Nappi, sindaco del Comune di Castiglione della Pescaia, intervengono Margherita Eichberg, soprintendente Archeologia Belle arti e Paesaggio per la provincia di Viterbo e per l’Etruria Meridionale; Daniele Federico Maras, Leonardo Bochicchio e Rossella Zaccagnini, soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per la provincia di Viterbo e per l’Etruria Meridionale; Cap. Manuel Carbonara e Lgt. CS Fabio Calabrese, Sezione Tutela Beni Demaniali e di Interesse Pubblico della Guardia di Finanza di Roma. Chiude Simona Rafanelli, direttore scientifico del MuVet. A seguire visita libera alla mostra. Evento gratuito.

Lastra dipinta etrusca arcaica da Cerveteri: il combattimento tra Achille e Pentesilea, in cui la regina delle Amazzoni si lancia, contro l’eroe greco che la sconfiggerà (foto sabap vt-em)
Le lastre sono dei veri “quadri” su cui i colori vivaci e le originali iconografie etrusche immortalano magistralmente personaggi e episodi nodali del mito greco, raccontandoli con potenza ed evocando da un singolo “fotogramma” storie antiche che intrecciano vicende umane, eroiche e divine. Esposte al pubblico per la seconda volta dalla scoperta, saranno in mostra al MuVet dal 27 marzo al 5 maggio 2024.

Lastra dipinta etrusca del VI secolo a.C. da Cerveteri: coppia di aruspici al lavoro (foto sabap vt-em)
Nel 2022, a tre anni dal loro recupero a Cerveteri, avvenuto nel 2019, da parte della Guardia di Finanza nel corso di un’operazione contro il mercato illecito delle opere d’arte, le quattro lastre dipinte etrusche di terracotta del VI sec. a.C., restaurate in un complesso intervento di conservazione a cura di Antonio Giglio, avevano cominciato cominciano a svelare le loro “storie” nell’incontro promosso dalla soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio di Viterbo e dell’Etruria meridionale in occasione delle Giornate europee dell’archeologia con la loro presentazione in anteprima al pubblico nella sede della Sabap a Palazzo Patrizi Clementi di Roma (vedi Roma. Presentate e illustrate per la prima volta al pubblico le quattro lastre dipinte etrusche di terracotta, del VI sec. a.C., recuperate a Cerveteri nel 2019 dalla Guardia di Finanza. Saranno esposte nel Castello di Santa Severa | archeologiavocidalpassato).














“Da preventiva a pubblica. I risultati delle indagini di archeologia preventiva nei comuni del Lazio Settentrionale”: il 2 dicembre 2023, alle 10.30, al Castello di Santa Severa (Rm) giornata di studi incentrata sul racconto delle numerose indagini di archeologia preventiva svolte negli ultimi anni durante le attività di tutela della soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per la provincia di Viterbo e per l’Etruria meridionale. Sarà un’occasione per mostrare al pubblico gli incredibili risultati ottenuti durante le lunghe campagne di scavo condotte preventivamente alla realizzazione di opere pubbliche e di pubblica utilità. Questi contesti consentono di gettare una nuova luce sul popolamento di zone oggi a vocazione prettamente agricola, ma che in antico erano densamente sfruttate e popolate. Insediamenti, ville, necropoli e strade disegnano un fitto reticolo che faceva capo ai centri abitati del litorale. In questi anni di transizione energetica e PNRR l’attività di tutela in ambito archeologico è una sfida quotidiana portata avanti dalla Soprintendenza e dalle società specializzate in ambito archeologico che operano sul campo. La mole di dati che sta emergendo è sempre più grande e renderli pubblici alle comunità ed agli studiosi è un impegno e un dovere che con piacere questo evento accoglie. Sarà inoltre inaugurata, presso i locali del nuovo antiquarium, una mostra temporanea di una selezione di reperti emersi durante le indagini.



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