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“Lapilli di Ercolano”: con la 15.ma clip il direttore Sirano ci porta sulla seconda grande terrazza sopra l’antica spiaggia, area sacra col santuario di Venere, e ci fa scoprire gli ambienti di servizio e la presenza di due templi dedicati alla stessa divinità, ma con due aspetti diversi

Con la 15.ma clip dei “Lapilli del parco archeologico di Ercolano” siamo ancora sulle due terrazze artificiali che aggettavano sull’antica spiaggia di Ercolano. Così dopo aver conosciuto la terrazza dedicata a Marco Nonio Balbo, stavolta il direttore Francesco Sirano ci porta sull’altra, un’area sacra, dove c’è il santuario di Venere. All’epoca dell’imperatore Augusto il culto di Venere era un culto estremamente importante perché Venere era la divinità da cui si riteneva discendesse la famiglia Giulio-Claudia cui apparteneva lo stesso Augusto. “Non a caso – spiega Sirano – troviamo proprio affrontati l’ingresso del recinto in onore di Marco Nonio Balbo, che faceva parte della cerchia di persone della sfera più stretta di Augusto, e l’ingresso al santuario di Venere. Il santuario di Venere di Ercolano è un esempio eccezionale non solo per la presenza dei templi dedicati a questa divinità, ma soprattutto di grande interesse perché ci permette di cogliere l’intera articolazione di un piccolo santuario di età romana. E questa è una rarità”. Il culto di Venere era ben attestato ad Ercolano già nel II sec. a.C. come dimostra un’iscrizione in osco dedicata a Erempas, che è il termine osco della divinità che noi conosciamo come Venere. Quello che ora vediamo è la sistemazione del santuario nell’età degli imperatori Flavi, poco prima dell’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. Dopo l’ingresso ci si trova di fronte a un portico di cui restano le basi degli archi che creavano un corridoio coperto con alcune zone di attesa dove i fedeli potevano sostare prima di poter procedere al loro culto, e poi alcuni ambienti che erano utilizzati dai sacerdoti e dagli addetti al culto. “Molto interessante è l’ultima cameretta perché lì vediamo la presenza di una banchina che serviva per cucinare. Sappiamo infatti che durante i culti in onore delle divinità romane e in particolare anche di Venere avvenivano alcuni banchetti sacri a cui partecipavano ma vi partecipavano in particolare i membri della confraternita dei Venerei, cioè coloro che si consacravano al culto di Venere. Infatti proprio sul vertice opposto, in diagonale, dell’area sacra c’è l’ingresso dell’edificio che era dedicato alla sala di riunione dei Venerei”.

Il bancone della cucina del santuario di Venere a Ercolano (foto Paerco)

Con Sirano entriamo eccezionalmente nella cucina che di solito è visibile dall’esterno. “Questa cucina – continua il direttore – presenta il bancone rivestito di lastre di terracotta, la pietra ollare sulla quale si cucinava, si appoggiavano le pentole, e poi, sotto, c’è il posto dove si mettevano le fascine per poter riscaldare. Si vede bene la trave di legno, ancora conservata carbonizzata e in parte anche in legno vivo nella parte finale, che sorreggeva il banco dove si cucinava. Come detto, i banchetti sacri erano fondamentali all’interno del culto perché le cerimonie prevedevano dei momenti di aggregazione in cui la comunità di culto si riuniva e intorno alla quale si sentiva unificata e fortificata nella sua fede”.

Veduta panoramica della terrazza sull’antica spiaggia con l’area sacra del santuario di Venere (foto Graziano Tavan)

Il centro del santuario era costituito dai templi. Questo santuario di Venere ne aveva due, collocati entrambi su un podio: di quello a destra c’è ancora la cella, di quello a sinistra è andata perduta la copertura per il terremoto e il cataclisma del Vesuvio. Gli studiosi ritengono che entrambi questi templi fossero dedicati a Venere sotto due diverse accezione di questa divinità. “Questi edifici – ricorda Sirano – hanno anche una storia un po’ diversa. Il tempio a sinistra è più antico dell’altro: presenta infatti una fase di età tardi ellenistica; fu poi rinnovato nell’età di Augusto e di nuovo subito dopo il terremoto del 62 d.C. quando una ricca liberta del luogo, Vibidia Saturnina, ha completamente riedificato a nome suo e di suo figlio l’intero pronao, cioè tutta la facciata del tempio che era stata danneggiata dal terremoto. Le membrature architettoniche, colonne e capitelli, sono esposti ora proprio all’interno dell’area sacra e chiunque li può vedere. Sull’asse dei due templi ci sono gli altari: uno era di tipo proprio basso, e l’altro era un altare di cui ora manca la parte superiore. Qui avvenivano i sacrifici cruenti in onore della divinità. Gli addetti al culto erano gli unici che potevano salire sul podio e andare nella cella, noi ora immaginando di essere degli antichi sacerdoti, saliamo all’interno del pronao da dove si vedono bene le quattro basi delle colonne della facciata con una colonna anche su ogni lato”.

I quattro rilievi con altrettante divinità ricollocati in copia sulla facciata del bancone della cella del tempio più antico di Venere a Ercolano (foto Paerco)

Attraverso una porta, di cui si può ancora vedere la grande soglia di marmo, si entra nella cella che era il luogo riservato alla statua di culto della divinità. Sul fondo della cella, che aveva le pareti dipinte, di cui rimangono ampie tracce, c’è un bancone sul quale i sacerdoti potevano salire durante delle cerimonie per poter fare qualcosa con due statue di legno di cui restano le basi. “Evidentemente – ipotizza Sirano – durante alcune cerimonie si procedeva a vestire oppure a prelevare le statue e a portarle in processione”. Sulla facciata di questo bancone ci sono quattro rilievi nel cosiddetto stile neo-attico. Raffigurano il dio greco Efesto, che a Roma è Vulcano; Poseidone che a Roma è Nettuno; Ermes che a Roma è Mercurio; e la dea Atena nota qui come Minerva. “Questi quattro rilievi furono trovati non in questa cella”, ricorda il direttore, “ma sull’antica spiaggia. In un primo momento si era pensato che fossero stati portati via dal flusso piroclastico sulla spiaggia. Si ricollocarono qui le copie ma le misure, come si vede, non coincidono perfettamente con questo basamento ed inoltre ci si pone il problema di come mai, se abbiamo quattro rilievi di divinità, sono solo due basi le statue di culto. Quindi è molto probabile che questa collocazione non sia da accettare, cioè che questo tempio non fosse dedicato alle quattro divinità ma ancora una volta a Venere sotto due aspetti di cui ora parleremo. Piuttosto questi rilievi potrebbero essere stati utilizzati per decorare le facciate, i quattro lati dell’altare. In questa maniera sarebbero state delle divinità che condividevano con la divinità principale il culto di questo santuario”.

Il direttore Francesco Sirano con alle spalle una delel due immagini di timone in legno nella cella del tempio di Venere Euploia a Ercolano (foto Paerco)

Siamo al secondo tempio e qui eccezionalmente entriamo nella cella che normalmente si vede solo da fuori. “Appena entrati troviamo la mensa di marmo sulla quale erano esposti i vasi rituali che si utilizzavano durante le cerimonie religiose. Le pareti della cella erano decorate a tutta altezza con delle grandi pitture che raffiguravano dei giardini esotici, ricchi di piante di ogni genere e alcune di queste le vediamo ancora qui conservate come questa palma. Molto importanti sono due immagini che troviamo ai lati della porta: su entrambi si distingue un timone di legno. La raffigurazione di timoni ha fatto formulare l’ipotesi sulla titolarità di questo santuario che sarebbe dedicato a Venere sotto due aspetti. Uno è quello della dea della fertilità, della rinascita della vegetazione, quindi più tradizionalmente legato alla dea dell’amore. L’altro, molto importante, è quello di Venere protettrice della navigazione. Una divinità Euploia, cioè che favorisce la navigazione, così come succedeva nel culto di Afrodite che protegge la navigazione, che noi sappiamo ben conosciuto proprio nella vicina Neapolis”.

Ercolano. A ottobre e novembre le visite guidate al teatro antico anche il sabato. Esperienza unica, 20 metri sotto la lava, attraverso le gallerie borboniche percorse dai viaggiatori del Grand Tour del Sette-Ottocento

Il teatro antico di Ercolano fu il primo monumento scoperto dagli scavi borbonici: era il 1738 (foto Paerco)

Ottobre e novembre 2019: raddoppiano nel fine settimana le visite al percorso sotterraneo del teatro antico di Ercolano. Nell’ambito del Piano di Valorizzazione 2019 del MiBACT il Parco Archeologico di Ercolano fa sapere che dal primo fine settimana di ottobre (5-6 ottobre 2019) e fino al 16-17 novembre 2019, il teatro antico sarà visitabile il sabato e la domenica con tre turni di visita che permettono un accesso esclusivo a gruppi formati da non più di 15 persone per volta, accompagnati dal personale del Parco adeguatamente preparato per rendere questa esperienza davvero unica e quasi personale. Il Teatro Antico di Ercolano ha ospitato in questi mesi centinaia di visitatori che hanno potuto approfittare di una vera e propria esperienza di esplorazione. “Grazie al Piano di Valorizzazione promosso dal nostro Ministero”, interviene il direttore del Parco, Francesco Sirano, “ampliamo l’offerta di fruizione del Parco e consentiamo a un maggior numero di persone di accedere ad un monumento che è una pietra miliare dell’archeologia del mondo romano, per troppi anni negato al pubblico, lungo un sentiero sotterraneo che ci trasporta indietro nei secoli e ci rende protagonisti di una scoperta che si rinnova ogni volta sotto i nostri occhi stupefatti. Davvero da non perdere!”.

Visite guidate al teatro antico di Ercolano (foto Paerco)

Dopo l’apertura in via sperimentale a giugno del 2018 e poi stabilmente da marzo 2019, il percorso sotterraneo alla scoperta del teatro dell’antica Ercolano rappresenta un’occasione unica in Italia per visitare un monumento romano in eccezionale stato di conservazione e secondo un itinerario che ripete quello utilizzato sin dai primi viaggiatori dal 1739 in poi. Il monumento è ancora oggi accessibile attraverso le scale realizzate in età borbonica, scendendo a più di 20 metri sotto il materiale eruttivo. Un percorso già apprezzato sinora da centinaia di visitatori entusiasti che si sono letteralmente trasformati in esploratori con caschi, mantelline e torce fornite dal Parco.

Ritratto di Marco Nonio Balbo, proconsole, benefattore di Ercolano (foto Paerco)

Gli ospiti sono accolti negli ambienti che nel 1700 e nel 1800 rappresentavano il vero e unico ingresso agli Scavi di Ercolano. Il plastico ricostruttivo del teatro risalente al 1804 aiuta a comprendere sin da subito a quale grande avventura archeologica si sta per prendere parte. Un’imperdibile avventura in un luogo di rara suggestione alla scoperta di questo edificio da spettacolo risalente all’età dell’imperatore Augusto sulle tracce dei visitatori che nei secoli hanno attraversato alla luce delle fiaccole i pozzi e le gallerie creati dagli ingegneri dell’esercito borbonico. Queste gallerie ancora oggi stupiscono per l’accuratezza e la maestosità. Sepolto dall’eruzione del 79 d.C. e restituito ai visitatori dopo circa 20 anni dalla sua chiusura, il teatro fu il primo monumento ad essere scoperto (1738) nei siti vesuviani colpiti da quel famoso cataclisma. Fin dalla sua scoperta, suscitò grande interesse, nel corso del Settecento e dell’Ottocento, da parte dei colti viaggiatori che giungevano a Napoli da ogni parte d’Europa e diventò una tappa del Grand Tour. Il teatro è legato a filo doppio alla storia della moderna Resina, oggi Ercolano. Durante la Seconda Guerra Mondiale fu utilizzato come rifugio ed entrò nelle storia e nei racconti dei cittadini.

L’Antico Teatro di Ercolano scoperto dai Borboni sotto 20 metri di lava (foto parco archeologico Ercolano)

L’apertura del Teatro è prevista quindi: il sabato (a partire dal 5 ottobre e fino al 16 novembre 2019) e la domenica con tre turni di visita, alle 10, alle 11 e alle 12; anche con un turno in lingua inglese. I biglietti, al costo di 10 euro (ridotto di 2 euro per i ragazzi tra 18 e 25 anni) sono acquistabili on line, sul sito https://www.ticketone.it, con commissione di 1,5 euro, oppure alla biglietteria del Parco senza alcun costo aggiuntivo. Accesso riservato ai maggiorenni e soggetto a limitazioni per utenti con difficoltà motorie e non deambulanti, ovvero con patologie influenzabili dal contesto di visita; non adatto a claustrofobici. Prima dell’acquisto dei biglietti consultare il numero 081.7777008.