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Fara in Sabina (Ri). A Palazzo Martini il convegno “Ti racconto il Museo – 25 anni di storia e cultura”: due giornate di incontri e approfondimenti per il 25° anniversario dell’inaugurazione del museo civico Archeologico della Sabina Tiberina in Palazzo Brancaleoni

Il museo civico Archeologico della Sabina Tiberina a Fara in Sabina (Ri) celebra il 25° anniversario dell’inaugurazione nella sua attuale sede presso Palazzo Brancaleoni con il convegno “Ti racconto il Museo – 25 anni di storia e cultura”, in programma sabato 11 e domenica 12 luglio 2026 a Fara in Sabina. Due giornate di incontri e approfondimenti – tra Palazzo Martini e il museo civico Archeologico – dedicate all’archeologia, alla conoscenza e alle nuove prospettive di studio del territorio, con l’illustrazione dei più recenti risultati della ricerca archeologica nel territorio sabino e le prospettive future degli studi.

Programma di sabato 11 luglio 2026. Alle 17, al museo civico Archeologico della Sabina Tiberina, presentazione del nuovo allestimento della Sala della Capanna al museo civico Archeologico della Sabina Tiberina, con il prof. Alessandro Guidi e il dott. Federico Floridi. Alle 18, a Palazzo Martini, in via della Repubblica 8 in Centro Storico di Fara in Sabina, il convegno “CURES: Nuove Prospettive”: dopo i saluti istituzionali del Comune e della Soprintendenza, intervengono Maria Luisa Agneni su “Storia di Palazzo Brancaleoni, sede del museo”; Marco Cavalieri su “Archeologia nell’area del complesso termale di Cures (campagne 2013-2014) dieci anni dopo”; Dylan Bloy, Gary Farney, Andrew McLean, James Page, Simone Nardelli su “Cures Sabini: nuove prospettive di indagine archeologica”; Flaminia Santarelli su “Valori e opportunità del museo civico per la promozione e la commercializzazione turistica del territorio”; Martino Maioli e Martina Tapinassi su “A tavola con i Sabini: storia e archeologia del cibo del territorio”.

Programma di domenica 12 luglio 2026. Alle 18, a Palazzo Martini, l’incontro “Eretum: la Necropoli dei Principi”. Dopo i saluti istituzionali, intervengono: Roberto Sparapani su “Storia della prima area del CNR – area territoriale di ricerca di RM1”; Folco Biagi su “La Tomba XI di Colle del Ferro: dalla documentazione grafica alla pubblicazione”; Luciano Lauteri su “Slow Tourism e le aree interne”. Chiude gli interventi Sofia Scafati, direttore del museo civico Archeologico della Sabina Tiberina.

Parma. All’auditorium dei Voltoni (complesso monumentale della Pilotta) la conferenza “L’ebrezza d’Ercole tra antico e moderno. Immagine e fortuna di un mito tra archeologia e collezionismo (tra Veleia, Parma e Europa)” con il prof. Marco Cavalieri (Université catholique de Louvain), quarto appuntamento del ciclo di conferenze organizzato da Arkheoparma

 

Giovedì 22 aprile 2025, alle 16.30, all’auditorium dei Voltoni nel Complesso monumentale della Pilotta, incontro con il prof. Marco Cavalieri (Université catholique de Louvain) “L’ebrezza d’Ercole tra antico e moderno. Immagine e fortuna di un mito tra archeologia e collezionismo (tra Veleia Parma e Europa)”, quarto appuntamento nuovo ciclo di conferenze 2025 organizzato da Arkheoparma, in collaborazione con gli Amici della Pilotta. Ingresso libero e gratuito fino al raggiungimento della capienza massima della sala (100 posti). Il prof. Marco Cavalieri condurrà i partecipanti alla scoperta di Ercole, figura mitologica dal fascino imperituro nei dei secoli, e della sua ebrezza, episodio reso celebre da racconti e narrazioni mitologiche e da numerose opere pittoriche, scultoree e musive. Un viaggio attraverso l’archeologia: tra i reperti ritrovati negli scavi di Veleia e quelli giunti a Parma attraverso le vie del collezionismo europeo ottocentesco.

“Multa per aequora”: Parma ricorda con due volumi con contributi da tutta Europa quarant’anni di attività della prof. Sara Santoro, docente di Archeologia romana all’università di Parma

La locandina della presentazione a Parma dei due volumi “Multa per æquora. Il polisemico significato della moderna ricerca archeologica. Omaggio a Sara Santoro”

Il titolo del libro è impegnativo “Multa per æquora. Il polisemico significato della moderna ricerca archeologica. Omaggio a Sara Santoro”. Richiama l’inizio del Carme 101 del poeta romano Catullo: “Multas per gentes et multa per aequora vectus advenio has miseras, frater, ad inferias, ut te postremo donarem munere mortis et mutam nequiquam alloquerer cinerem. quandoquidem fortuna mihi tete abstulit ipsum. heu miser indigne frater adempte mihi! (traduzione: Dopo aver viaggiato attraverso molte genti e molti mari (distese marine) ] sono giunto qui, o fratello, per queste tristi offerte ] per donarti l’estremo dono di morte e per parlare invano con il tuo cenere muto, dal momento che la sorte mi ha strappato proprio te, ] o misero fratello, strappato a me crudelmente!). E sarà proprio per ricordare Sara Santoro, docente di Archeologia romana all’università di Parma (1992-2009), che sono stati realizzati i due volumi dal titolo appunto “Multa per æquora. Il polisemico significato della moderna ricerca archeologica. Omaggio a Sara Santoro” che saranno presentati giovedì 14 giugno 2018, alle 16, all’auditorium dei Voltoni al complesso monumentale della Pilotta a Parma. L’opera, una raccolta di contributi di studiosi di tutta Europa, tratta di archeologia, storia dell’arte e promozione culturale: tutti temi che per quarant’anni hanno caratterizzato l’attività di ricerca ed insegnamento della studiosa. Interverranno: Simone Verde, direttore del complesso monumentale della Pilotta; Michele Guerra, assessore alla Cultura del Comune di Parma; Fabrizio Slavazzi, professore d’Archeologia e Storia dell’arte romana all’università di Milano; Marco Cavalieri, professore di Archeologia romana e Antichità italiche all’università di Lovanio e co-curatore dell’opera.

Missione belga scopre ad Alessandria d’Egitto complesso monumentale del periodo tolemaico: probabile tempio della famosa regina Cleopatra assimilata a Iside. Ne dà notizia la rivista “Archeologia Viva”

I resti del complesso tolemaico scavato nel quartiere moderno di Smouha ad Alessandria d'Egitto (foto Archeologia Viva)

I resti del complesso tolemaico scavato nel quartiere moderno di Smouha ad Alessandria d’Egitto (foto Archeologia Viva)

Gli scavi condotti dal museo belga di Mariemont ad Alessandria d’Egitto stanno portando alla identificazione di un grande complesso monumentale del periodo tolemaico: forse un tempio dedicato a Cleopatra assimilata a Iside che in età greco-romana era la più amata delle divinità nella terra del Nilo. Autori della scoperta, come riferisce il numero di gennaio-febbraio 2017 della rivista Archeologia Viva (Giunti editore), sono tre archeologi belgi dell’università Cattolica di Lovanio: Marie-Cécile Bruwier, direttrice scientifica del Museo reale di Mariemont e professoressa di archeologia egiziana e museologia; Marco Cavalieri, professore di archeologia romana e antichità italiche; Nicolas Amoroso, assistente presso la cattedra di archeologia romana e antichità italiche. “È noto come la conoscenza della più famosa città voluta da Alessandro Magno, l’Alexandrea ad Aegyptum di cui parlano le fonti, fondata sul delta del Nilo, sia ben lungi dall’essere completata”, spiega Bruwier su Archeologia Viva. “L’eccezionale e per certi versi incontrollato boom edilizio moderno e la stessa collocazione della città in un ambiente lagunare e paludoso, certamente sfavorevole alla conservazione del sito antico, hanno profondamente trasformato nei secoli il volto dell’area urbana, facendo sì che anche i monumenti più illustri, come la famosa Biblioteca o il Faro, siano ancora oggetto di continue indagini, peraltro non sempre risolutive per la ricomposizione dell’antica topografia”. La missione del Musée royal de Mariemont ad Alessandria d’Egitto si è conclusa dopo diversi anni di ricerche. Grazie alla collaborazione del Consiglio supremo delle Antichità egizie e del Centre d’Études alexandrines (CEAlex), le indagini si sono concentrate nella zona del quartiere moderno di Smouha, un sobborgo orientale della città. Il sito, conosciuto già dal XVIII secolo, solo a partire dal 2008 è stato oggetto di scavi condotti sulla base di attenti studi topografici. In precedenza, le uniche testimonianze si basavano su alcuni frammenti di statue colossali, oggi divisi tra il museo di Mariemont e il museo greco-romano di Alessandria. Le indagini hanno dato brillanti risultati documentando i resti di un tempio monumentale di età greco-romana che aggiungono un importante tassello alla conoscenza dell’antica Alessandria.

L'egittologa Marie-Cécile Bruwier davanti al frammento di regina tolemaica (Cleopatra?) conservata al Museo reale di Mariemont (foto Stephanie Vandreck)

L’egittologa Marie-Cécile Bruwier davanti al frammento di regina tolemaica (Cleopatra?) conservata al Museo reale di Mariemont (foto Stephanie Vandreck)

“La missione belgo-francese-egiziana”, continua Bruwier, “da anni è concentrata nel tentativo di ricostruire la natura e l’aspetto di un ampio settore orientale esterno alle antiche mura, nell’attuale quartiere di Smouha, laddove le descrizioni dei viaggiatori dei secoli scorsi e le più recenti indagini archeologiche documentano le tracce di un tempio la cui natura monumentale è attestata dai resti architettonici e dall’apparato scultoreo, forse risalente alla fine dell’età lagide, ovvero al regno di Cleopatra VII (51-30 a.C.), la più famosa regina d’Egitto”. Fra i reperti degli scavi a Smouha, è stato portato alla luce un frammento di lucerna romana raffigurante Iside in trono adorna del basileion: il disco solare sostenuto da due spighe di grano e sormontato da due piume. La presenza di spighe richiama l’assimilazione della dea con Demetra. Una seconda lucerna mostra Iside in trono che allatta il piccolo Arpocrate, mentre il frammento di una manica è riferibile a un busto di Serapide. Sono reperti che evidenziano la pratica di culti isiaci in questo sobborgo alessandrino. Inoltre, alcuni gettoni da gioco alessandrini di età greco-romana portano l’iscrizione Eleusinion con la rappresentazione di un edificio porticato a più piani che lascia ipotizzare l’organizzazione di giochi nell’Eleusi di Alessandria. Ciò presuppone uno spazio adeguato.  Due iscrizione geroglifiche frammentarie, scoperte a Smouha nel 2009 e nel 2010, presentano parte di un titolatura reale e dimostrano la presenza di statue reali nel luogo dove sono stati condotti gli scavi. Le ricerche hanno evidenziato una sessantina di blocchi di forma parallelepipeda (in granito, calcare e marmo) e parecchi frammenti di colonne in granito rosa.