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Pompei (Na). All’Hotel Forum presentazione del libro “Donne e Grand Tour. Viaggiatrici a Napoli, Pompei, Ercolano e Vesuvio tra ‘700 e ‘800” di Luciana Jacobelli (Arbor Sapientiae Editore)

Lunedì 20 ottobre 2025, alle 17, all’Hotel Forum Pompei in via Roma 99 a Pompei (Na), presentazione del libro “Donne e Grand Tour. Viaggiatrici a Napoli, Pompei, Ercolano e Vesuvio tra ‘700 e ‘800” di Luciana Jacobelli (Arbor Sapientiae Editore), incontro promosso dal Nuovo Circolo Culturale Pompei. Dialogheranno con l’autrice Rita Montemarano e Giuseppe Di Leva.

Copertina del libro “Donne e Grand Tour. Viaggiatrici a Napoli, Pompei, Ercolano e Vesuvio tra ‘700 e ‘800” di Luciana Jacobelli (Arbor Sapientiae Editore)

Donne e Grand Tour. Sul Grand Tour è stato detto e scritto moltissimo, tuttavia è un argomento che può ancora riservare risvolti interessanti se lo si guarda da una prospettiva diversa, quella del viaggio al femminile. Negli ultimi anni si è aperto un filone di studi su questo argomento che ha toccato periodi, modalità e fini diversi, ma ancora molto resta da fare. Basti pensare che mentre gran parte dei resoconti di viaggio maschili sono facilmente accessibili, pubblicati e anche tradotti in varie lingue, i resoconti di viaggio delle donne sono spesso di difficile reperimento o mai dati alle stampe. Da un recente studio è stato calcolato che tra il 1770 e il 1870 il 20% della letteratura odeporica è scritta da donne, ma solo il 6% è pubblicato. Questo libro non ha la pretesa di colmare tali lacune, né di affrontare il complesso mondo dei viaggi al femminile, ma solo di contribuire a divulgare una tematica ancora poco nota ad un pubblico più vasto di quello degli addetti ai lavori e di restituire visibilità ad opere che avrebbero meritato una maggiore fortuna.

L’archeologa Luciana Jacobelli

Luciana Jacobelli ha insegnato Antichità Pompeiane all’università ‘Bicocca’ di Milano e Metodologia dello scavo archeologico all’università del Molise. È docente del Master “Museologia, gestione e valorizzazione dei Beni culturali’ dell’università Niccolò Cusano. Ha condotto scavi a Cuma, Napoli, Pompei, Stabia, Positano. Ha tenuto conferenze in Italia e all’Estero (Europa, Stati Uniti, Brasile). È autrice di oltre 60 pubblicazioni tra cui: ‘Le pitture erotiche delle Terme Suburbane di Pompei’ (1995); ‘Gladiators at Pompeii’ (2003); ‘Pompei la costruzione di un mito’ (2008); e con Eva Cantarella ‘Pompei i volti dell’amore’ (1999).

Pompei. Alla Biblioteca “Fiorelli” del parco archeologico presentazione del libro “Donne e Grand Tour. Viaggiatrici a Napoli, Pompei, Ercolano e Vesuvio tra ‘700 e ‘800” di Luciana Jacobelli (università del Molise) con Stefano de Caro promossa dall’associazione internazionale Amici di Pompei ETS

Doppio appuntamento a fine maggio con l’associazione internazionale Amici di Pompei ETS. Si comincia giovedì 22 maggio 2025, alle 17, alla Biblioteca del parco archeologico di Pompei “G. Fiorelli”, in via Plinio, con la presentazione del libro “Donne e Grand Tour. Viaggiatrici a Napoli, Pompei, Ercolano e Vesuvio tra ‘700 e ‘800” di Luciana Jacobelli dell’università del Molise da parte di Stefano de Caro, con una introduzione di Antonio Varone, presidente degli Amici di Pompei. Sarà presente l’autrice.

Copertina del libro “Donne e Grand Tour. Viaggiatrici a Napoli, Pompei, Ercolano e Vesuvio tra ‘700 e ‘800” di Luciana Jacobelli

Donne e Grand Tour (Arbor Sapientiae editore). Il testo è un percorso alla scoperta di alcune delle tante donne viaggiatrici che hanno scritto nel periodo del Grand Tour. Sul Grand Tour è stato detto e scritto moltissimo, tuttavia è un argomento che può ancora riservare risvolti interessanti se lo si guarda da una prospettiva diversa, quella del viaggio al femminile. Negli ultimi anni si è aperto un filone di studi su questo argomento che ha toccato periodi, modalità e fini diversi, ma ancora molto resta da fare. Basti pensare che mentre gran parte dei resoconti di viaggio maschili sono facilmente accessibili, pubblicati e anche tradotti in varie lingue, i resoconti di viaggio delle donne sono spesso di difficile reperimento o mai dati alle stampe. Da un recente studio è stato calcolato che tra il 1770 e il 1870 il 20% della letteratura odeporica è scritta da donne, ma solo il 6% è pubblicato. Questo libro non ha la pretesa di colmare tali lacune, né di affrontare il complesso mondo dei viaggi al femminile, ma solo di contribuire a divulgare una tematica ancora poco nota ad un pubblico più vasto di quello degli addetti ai lavori e di restituire visibilità ad opere che avrebbero meritato una maggiore fortuna.

Archeologia in lutto. Si è spenta in pochi giorni per un male incurabile Vincenzina Castiglione Morelli “Nella”, l’archeologa innamorata di Ercolano. Il ricordo della grande pompeianista

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L’archeologa Vincenzina Castiglione Morelli stroncata da un male incurabile (foto paerco)

Se n’è andata in pochi giorni, colta da un male rapido ed implacabile che le ha rubato anche la possibilità di scambiare un ultimo, estremo sguardo con i suoi cari. Lutto nell’archeologia: è morta Vincenzina Castiglione Morelli, l’archeologa innamorata di Ercolano. I funerali si terranno a Napoli, sabato 22 luglio 2023, alle 10, nella chiesa di S. Maria della Vittoria, in piazza Vittoria. È Giuseppe Di Leva a farne un ritratto di affetto e riconoscenza: “Minuta, riservatissima, la dolce Nella – come la chiamavano affettuosamente tutti quelli che l’hanno conosciuta – se n’è andata stamani (21 luglio 2023), in questo torrido luglio, in silenzio, quasi in punta di piedi, come faceva sempre, con la sua raffinata educazione. Vincenzina Castiglione Morelli si laurea in archeologia con Achille Adriani ma è con Alfonso De Franciscis che partecipa ad una delle avventure pompeiane più esaltanti: lo scavo della Casa di Giulio Polibio. Fu lo stesso grande archeologo napoletano ad affidarle l’incarico dell’inventariazione e schedatura dei reperti rinvenuti nella domus pompeiana. Con un altro celebre archeologo, Werner Johannowsky, intraprese lo scavo dell’Anfiteatro presso la località Fornaci, procedendo poi con la catalogazione dei reperti provenienti dalla stipe di Teano che erano custoditi nei depositi del Mann denominati proprio Johannowsky. Sempre con De Franciscis partecipò allo scavo della villa romana del Naniglio di Gioiosa Ionica ed alla successiva pubblicazione dello stesso scavo insieme agli allestimenti delle relative mostre presso più sedi. Da affezionata allieva di De Franciscis, dopo la morte dell’archeologo napoletano, ne curò la pubblicazione di alcuni lavori, come quello sul Sacello degli Augustali a Miseno. Un altro omaggio, Nella rese anche a Johannowsky, curando – nel 2010 – l’antologia di scritti Dal Tifata al Massico”.

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Copertina del libro “Caio Giulio Polibio. Storie di un cittadino pompeiano”

“Tante altre sono state le sue attività di curatela redazionale – continua De Leva – come il volume dell’IDSN Ager pompeianus et Ager Stabianus, e, nel 2015, con De Carolis e Salerno, il volume Caio Giulio Polibio. Storie di un cittadino pompeiano. Nel 2011 Nella viene nominata Socia Corrispondente dell’Accademia Pontaniana e, dal 2016, ha avuto in affidamento dalla Direzione del Mann, su sua richiesta, il riordinamento dell’Archivio del professore Werner Johannowsky. Ma Nella era soprattutto una pompeianista. Colonna storica dell’Associazione Internazionale Amici di Pompei, di cui era consigliere, all’area archeologica vesuviana la studiosa aveva dedicato numerosi articoli apparsi in riviste specializzate, una soprattutto, quella che possiamo a giusta ragione considerare la sua più dolce “pupilla”: Rivista di Studi Pompeiani. Correva il 1995 quando Nella ne divenne redattrice per poi assumere il ruolo – nel 2012 – di redattrice unica responsabile. Ed è a lei che, nel corso di oltre un ventennio, si deve forse soprattutto la tenacia con cui si è difesa una rivista che per tanti anni è stata strumento di conoscenza di ricerche archeologiche e di fondamentali contributi sull’area vesuviana. E sarà in sua memoria che, chi ne prenderà il posto in seno all’Associazione Internazionale Amici di Pompei, sarà chiamato a difendere non solo il prezioso lavoro di Nella ma una storia di passione per quell’antichità palpitante che continuiamo a scovare tra le pietre di Pompei”.

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L’archeologa Vincenzina Castiglione Morelli con Giuseppe Luongo nel 2017 in uno degli “Incontri di Archeologia” al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto mann)

“Oggi la piangono in tanti – conclude -. E sono davvero parecchi quelli che l’hanno conosciuta. Ma a me piace ricordare in particolare Salvatore Nappo, Luciana Jacobelli, Margherita Tuccinardi, Antonio Varone, Angelandrea Casale, Grete Stefani, Antonio De Simone, Paola Miniero, Bianca Maria Sammarco, Stella Pisapia, Caterina Cozzolino, Peppino Lindinerro, Marco De Gemmis, Maria Rosaria Esposito a cui, chi scrive, è affezionato e legato come a degli zii e zie. Alla famiglia, ai suoi nipoti, cui Nella era legatissima e che i frequentatori delle sue conferenze al Mann hanno avuto addirittura modo di veder crescere, va tutto l’affetto e la vicinanza per una perdita grave”.

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L’archeologa Vincenzina Castiglione Morelli stroncata da un male incurabile (foto parco archeologico pompei)

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La copertina di un’edizione della Rivista di Studi Pompeiani di cui Vincenzina Castiglione Morelli è stata redattrice unica

Il parco archeologico di Ercolano e l’Herculaneum Conservation Project (HCP) si uniscono nel ricordo della straordinaria professionista. Il direttore del parco archeologico Francesco Sirano addolorato per la perdita, afferma: “Ho conosciuto Nella tanti anni fa in occasione della pubblicazione di un articolo sugli Atti dell’Accademia Napoletana di Archeologia e da allora ho avuto tanti contatti con lei, una persona molto discreta, sempre presente e dagli appassionati interessi condivisi per l’archeologia. L’ho ritrovata come direttore del parco archeologico di Ercolano e abbiamo collaborato in diverse occasioni, in particolare alla redazione annuale della parte di competenza di Ercolano nella Rivista di Studi Pompeiani e Nella rappresentava una presenza costante e vicina come di un’amica, una presenza sempre cortese pronta a sollecitare soluzioni. La sua scomparsa lascia tutto il personale del Parco e di HCP sgomenti. Non scompare solo una professionista ma una collega con la quale abbiamo stretto un rapporto reciproco di grande semplicità, stima e rispetto”.  I colleghi dell’HCP si stringono intorno alla famiglia nel ricordo personale e professionale della Castiglione Morelli sottolineando che la Rivista di Studi Pompeiani è l’unico ambito in cui la storia di Ercolano nel XXI secolo, il più grande partenariato pubblico privato per il patrimonio archeologico in Europa grazie al Packard Humanities Institute, viene raccontato in modo sistemico da oltre 15 anni, e questo è in gran parte merito suo.

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L’archeologa Vincenzina Castiglione Morelli stroncata da un male incurabile (foto mann)

Anche la direzione del parco archeologico di Pompei esprime cordoglio per la scomparsa della prof.ssa Vincenzina Castiglione Morelli consigliere direttivo dell’Associazione Internazionale Amici di Pompei. E, a nome di tutto il personale, saluta una grande studiosa ed una figura di grande spessore culturale, esprimendo le più sentite condoglianze alla famiglia. E l’archeologo Mario Grimaldi: “Nella è stata una colonna della mia formazione da studente sino ai primi articoli e poi lavori assieme addirittura con grande onore mio. Mi mancherà tantissimo l’ultima telefonata che mi ha fatto pochi giorni fa fu bellissima … grazie di tutto quanto mi hai insegnato cara Nella”. Margherita Tuccinardi: “Ciao Nella carissima, amica, collega e soprattutto persona assolutamente speciale!”. Il grave lutto ha colpito l’associazione internazionale Amici di Pompei. Il presidente Antonio Varone e il segretario Angelandrea Casale porgono a nome dell’Associazione alla figlia dr.ssa Emilia Del Franco e ai familiari le più sentite condoglianze. Il direttore e lo staff del museo Archeologico nazionale di Napoli si associano al dolore della famiglia di Nella Castiglione Morelli, “di cui ricorderemo sempre lo sguardo limpido e dolce, il tratto gentile della persona e l’onestà intellettuale”.

Il nuovo museo Archeologico romano (Mar Positano) è una realtà: aperta al pubblico la villa Romana del I sec. a.C. con gli straordinari affreschi del triclinium scoperti a 11 metri di profondità sotto la chiesa di Positano (Sa). Gli esperti spiegano la storia della villa dallo scavo all’allestimento

Con l’apertura della villa romana di Positano nasce il Mar Positano, il Museo Archeologico Romano di Positano

Il sindaco di Positano, Michele De Lucia, con la soprintendente Francesca Casule e Michele Faiella della soprintendenza

Il gran giorno per Positano è arrivato. Da oggi, 1° agosto 2018, dopo il breve periodo di visite dedicato ai soli residenti, apre al grande pubblico il Mar Positano, il museo Archeologico romano di Positano (Sa) con la Villa Romana a 11 metri di profondità sotto la chiesa di Positano. Ipogeo e museo con installazioni multimediali sono visitabili tutti i giorni dal lunedì alla domenica (orario 9–21) con ticket a 15 euro. Dopo due importanti campagne di scavo (2003/2006; 2015/2016) il sito, di cui si conoscono le origini sin dal 1758, può mostrare i suoi tesori. I dettagli del restauro e della conseguente valorizzazione e fruizione del sito sono stati illustrati, nei giorni scorsi, in un incontro a Palazzo “Ruggi D’Aragona” sede della soprintendenza Archeologia Beni artistici e Paesaggio di Salerno. All’incontro, coordinato da Michele Faiella, funzionario per la Promozione e Comunicazione – responsabile dell’ufficio Stampa della soprintendenza, hanno partecipato: Francesca Casule, soprintendente ABAP di Salerno e Avellino; Michele De Lucia, sindaco di Positano; Silvia Pacifico, funzionario archeologo; Diego Guarino, architetto e direttore dei lavori; Walter Tuccino, restauratore Mibac. “La Villa Romana”, sottolinea il sindaco di Positano, Michele De Lucia, “è la prova tangibile che Positano è realmente, da sempre, luogo privilegiato d’otium, ristoro non solo per il corpo, ma, soprattutto, per la mente. Essa è sinonimo della grandezza di Positano. Quella grandezza che è stata da sempre intesa come semplice bellezza naturale, ma che da oggi si veste di una profonda e inestimabile importanza culturale”. E la soprintendente Francesca Casule: “Adesso che i luoghi sono pronti per consentirne al meglio la fruizione, occorrerà operare in stretta sinergia con le autorità ecclesiastiche e il Comune di Positano, che tanto si è adoperato per il recupero, per garantire la sostenibilità di una gestione che non potrà prescindere da un attento e regolare monitoraggio del sito, per conservarne intatto nel tempo – salvaguardandone la consistenza materica – l’eccezionale incanto”.

Il triclinium della villa romana all’inizio degli scavi archeologici

Dallo scavo al Mar Positano. “Resta intatta in me l’emozione della prima visita effettuata al cantiere della Villa, quando ancora era necessario scendere per molti metri con una scala a pioli ed erano in corso gli ultimi interventi di restauro su pareti dipinte in uno straordinario stato di conservazione”: comincia così l’intervento della soprintendente Casule. “Oggi il rigoroso e al tempo stesso suggestivo allestimento del sito è completo, gli ambienti decorati si raggiungono con una comoda scala trasparente che lascia immaginare parte della situazione precedente allo scavo, e nel percorso di visita sono comprese le cripte medievali e le vetrine con gli oggetti rinvenuti nell’area. Molti elementi – dallo slittamento della parete testimoniato dall’affresco, al calco in fango del portone ligneo sventrato, ai manufatti in metallo fusi dal calore e dalla pressione – contribuiscono a rendere vivo il senso della violenza distruttiva dell’evento, e non dubito che lasceranno un ricordo indelebile sui visitatori. Apparati didattici multimediali consentono inoltre di apprezzare i dettagli delle pitture parietali, che presentano una straordinaria ricchezza di temi e una non comune articolazione di superfici e materiali, ivi compresi cornicioni ed elementi decorativi sovrapposti in stucco”. E Silvia Pacifico, archeologa della soprintendenza di Salerno e Avellino: “L’apertura al pubblico del MAR-Museo Archeologico Romano di Positano è il risultato della realizzazione di un progetto di straordinaria qualità che coniuga finalità di conservazione a risvolti di conoscenza, che ha visto la collaborazione tra istituzioni (Soprintendenza, Comune, Curia Vescovile) nel porre al centro il recupero di una vera e propria gemma del passato, unica nel suo genere, per riportare in primo piano il ruolo dei beni culturali nel nostro territorio e indicare nuove strade per il loro fattivo recupero e la loro valorizzazione. Benché sia stato scavato solo un settore della villa residenziale romana, scoperta sotto l’oratorio della chiesa di S. Maria Assunta, la straordinaria rilevanza scientifica del suo triclinium, con la pavimentazione musiva e le pitture parietali di IV stile pompeiano, ha consentito, attraverso l’elaborazione di un importante intervento di restauro e di allestimento in funzione museologica curato dalla soprintendenza ABAP di Salerno, di rendere fruibile al grande pubblico uno dei più suggestivi spazi archeologici ipogei di età romana rinvenuti negli ultimi anni in Italia meridionale”. E conclude: “Nel sottolineare l’integrità del sito archeologico, nelle sue connessioni con la cripta dotata degli antichi colatoi in muratura, le teche contenenti i reperti archeologici recuperati durante lo scavo, la chiesa sovrastante, andrà naturalmente considerata la relazione tra diverse funzioni ipotizzate per la gestione del contenitore culturale e le attività di culto. Così facendo sarà possibile valorizzare al meglio gli spazi ipogei in funzione museale, con le loro caratteristiche spaziali e architettoniche, impostando strategie che ne amplifichino le possibilità di relazione storico culturale e di socialità”.

La chiesa di Santa Maria Assunta di Positano: 11 metri al di sotto c’è il Mar Positano

Dettaglio degli affreschi del IV stile pompeiano rinvenuti nella villa romana di Positano

La villa romana di Positano. A illustrare il monumento trovato sotto la chiesa di Santa Maria Assunta ci viene in aiuto Maria Antonietta Iannelli, archeologa della soprintendenza. “Alla fine del I sec. a.C. – spiega – anche il vallone che oggi ospita Positano, con la sua spiaggia, con le acclivi pareti calcaree e il microclima particolarmente salubre, diventa sede di una sfarzosa villa d’ozio. L’élite romana già da tempo aveva scelto le coste del golfo di Napoli e della penisola sorrentina per edificarvi lussuose residenze ove trascorrere il tempo libero tra giardini e ricchi ambienti affrescati con spettacolari vedute sul paesaggio costiero”. L’esistenza della villa era nota già da tempo. Karl Weber, addetto agli scavi borbonici, descrive nel 1758 strutture con affreschi e mosaici al di sotto della Chiesa madre e del campanile. Lo studioso Matteo della Corte pensò di aver individuato la villa di Posides Claudi Caesaris, potente liberto dell’imperatore Claudio, da cui deriverebbe lo stesso nome di Positano. “Intorno alla metà del I sec. d.C., la villa era in corso di restauro per i danni prodotti dal sisma del 62 e per un probabile passaggio di proprietà intervenuto nel frattempo. Il terremoto divenne occasione per riproporre una nuova e ricca veste agli ambienti di rappresentanza, come testimonia una delle sale da pranzo della villa, il lussuoso triclinium venuto alla luce nella cripta. Sulle pareti, ricoperte con motivi del quarto stile pompeiano, sono visibili architetture a più piani. Nella parte superiore la scenografia architettonica è parzialmente celata da una tenda con mostri marini, delfini guizzanti e amorini in stucco. Di grande effetto è lo scorcio di un palazzo con porta socchiusa e loggiato con elegante balcone. La zona mediana è decorata da pannelli a sfondo monocromo ornati da eleganti ghirlande. Una serie di medaglioni conteneva ritratti e scene mitologiche, come la raffigurazione del centauro Chirone che impartisce lezioni di musica al giovane Achille; quadretti con nature morte e un paesaggio marino, con una baia attorniata da edifici porticati e da scogli, arricchivano l’insieme. Un paesaggio non dissimile si doveva godeva da questa sala triclinare aperta sulla baia di Positano”.

Restauratori al lavoro sugli affreschi della villa romana di Positano

L’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. La lussuosa residenza fu danneggiata in modo irreversibile dall’eruzione vesuviana che distrusse Pompei. “La colonna eruttiva – riprende Iannelli – si innalzò nell’atmosfera per oltre venti chilometri, superando l’alta dorsale dei monti Lattari e ricadendo verso sud. Le forti piogge, che sempre si associano alle eruzioni, attivarono valanghe di fango che si ingrossarono verso il fondovalle e si consolidarono rapidamente. I tetti spioventi favorirono lo scivolamento delle pomici verso l’esterno, solo piccoli quantitativi entrarono da porte e finestre. Poco dopo valanghe di fango raggiunsero la villa con una velocità rilevante, riempiendone gli ambienti e facendo crollare, sotto l’enorme spinta, tetti e solai. Le colonne in stucco del portico furono abbattute e trascinate all’interno del triclinio, mentre contro la parete nord si accumulava il materiale ligneo del soffitto, dei tramezzi e delle stesse impalcature dei restauri in corso. Questo accumulo ha protetto i resti di un armadio che conservava il vasellame bronzeo. La parte mediana della parete Est subì uno spostamento di circa quaranta centimetri verso valle, testimoniato da un’ampia frattura, la prova più spettacolare della violenza dell’evento”.

Dettaglio dei preziosi affreschi del triclinium della villa romana di Positano

I dipinti della villa romana del I sec. d.C. L’affresco ritrovato a Positano rientra nel cosiddetto Quarto Stile, che si sviluppa intorno alla metà del I sec. d.C., originato probabilmente dalle novità artistiche introdotte nella sfarzosa dimora dall’imperatore Nerone nel cuore di Roma. “Questo nuovo stile”, spiega l’archeologa Luciana Jacobelli, “dilaga presto in tutto l’impero romano e perdura almeno fino al 79 d.C., anno dell’eruzione del Vesuvio che, distruggendo le città vesuviane, pone fine alla possibilità di classificare ulteriori evoluzioni stilistiche della pittura romana. Caratteristica del Quarto Stile è la tripartizione della parete in zoccolo (parte bassa), zona mediana e zona superiore. La zona mediana presenta un’alternanza di larghi pannelli e di scorci architettonici, nei quali emerge il gusto per le prospettive articolate. Nel pannello centrale si trova sempre un quadro mitologico, mentre in quelli laterali la decorazione può spaziare tra quadretti con paesaggi, figure volanti, amorini, medaglioni ritratto. La zona superiore è decorata con edicole prospettiche, elementi floreali e fantastici. Altro filone compositivo del Quarto Stile, è quello delle scaenae frontes che imita le scenografie teatrali e di cui abbiamo testimonianza proprio nella zona superiore dell’affresco di Positano. La tecnica con cui veniva realizzata la pittura parietale è detta ad “affresco”, perché si dipingeva sull’intonaco ancora umido (fresco). Ciò faceva sì che i colori si amalgamassero con gli strati preparatori di calce e polvere di marmo formando uno strato compatto e capace di mantenere i colori lucidi e resistenti nel tempo”. I decoratori – ricorda Jacobelli – iniziavano a lavorare dalla parte alta della parete e applicavano l’intonaco non sull’intera superficie, ma solo sulla zona che potevano finire nell’arco di una giornata. I quadri centrali e le vignette laterali venivano realizzati per ultimi. Si lasciava uno spazio libero nel quale i pittori più qualificati (pictores imaginarii) potevano eseguire i quadri – quasi sempre a carattere mitologico – grazie all’aiuto di cartoni. Le cornici, dal motivo ripetitivo, erano realizzate con l’uso di stampi. La maggior parte dei colori antichi era di origine minerale: i gialli, i rossi, i bruni, alcuni verdi, erano ottenuti per decantazione – e talvolta per calcinazione – di terre naturali. Altri erano di origine vegetale, come il rosa e il nero, ottenuto spesso dal nerofumo. Particolarmente costoso era il blu, conosciuto anche con il nome di blu egizio ottenuto prevalentemente dal riscaldamento di una miscela composta da silicato di rame, calcite e carbonato di sodio come fondente.

Reperti bronzei rinvenuti durante lo scavo della villa romana e ora esposti nel Mar Positano

I reperti ritrovati nella villa romana. “Tutti i recipienti in bronzo rinvenuti a Positano appartengono alle fogge domestiche in bronzo famose nel mondo grazie ai rinvenimenti di Pompei”, interviene l’esperta Laura Del Verme. “I vasi rinvenuti non presentano particolari decorazioni anche se si distinguono per le linee eleganti e per le proporzioni ben calibrate. Ma lo scavo della nostra sfarzosa villa è ancora parziale, non è quindi da escludere che con il prosieguo della ricerca si possano recuperare altri e più esaurienti dati sugli oggetti che accompagnavano i lussuosi inviti a cena del ricco signore di Positano. In special modo per quanto riguarda il vasellame metallico, numeroso è quello per preparare, cuocere e riporre i cibi, ma spicca in questo contesto, per la sua assenza, il nutrito e variegato campionario di stoviglie utilizzate per servire e consumare le pietanze. Oggetti pregevoli da portata e da banchetto che pure dovevano appartenere al corredo di una dimora altamente rappresentativa come questa, resa addirittura eccezionale dalla qualità delle decorazioni ostentate”.

Il percorso aereo in vetro e acciaio creato per i visitatori del Mar Positano

Mar Positano: allestimento espositivo e comunicazione multimediale. “L’allestimento è il risultato dei ripetuti confronti avuti con i vari attori di questo scavo”, ricorda il prof. Ernani Paterra. “L’intento è stato quello di raccontare, all’interno del percorso espositivo, una piccola parte di questa complessità, in parte attraverso l’utilizzo di sistemi multimediali (ipertesti e timeline) in parte conservando nell’allestimento la stessa complessità dei rinvenimenti dei reperti e il successivo restauro. La difficoltà maggiore è stata quella di immaginare i reperti, così come si presentavano al loro rinvenimento, scollate dal loro contesto e confinate all’interno di vetrine. Da qui la ricerca di un allestimento che tenesse conto della frammentazione dei ritrovamenti e quindi concepito attraverso una serie di installazioni in grado di suggerire il divenire degli oggetti, della loro funzione d’uso ma soprattutto l’esaltazione, pur nella ovvia decontestualizzazione, della meraviglia della scoperta”.

A Paestum full-immersion nell’archeologia

Il manifesto della Borsa mediterranea del turismo archeologico

Il manifesto della Borsa mediterranea del turismo archeologico a Paestum

Dal 14 al 17 novembre XVI Borsa mediterranea del turismo archeologico

Tutti a Paestum per un week end all’insegna dell’archeologia intesa come ricerca, scoperte, conoscenza, ma anche viaggi, avventure, mistero: l’occasione da non perdere per gli addetti ai lavori e gli operatori di settore, ma anche per i viaggiatori e gli appassionati, si chiama Borsa mediterranea del turismo archeologico che quest’anno è in programma dal 14 al 17 novembre. Saranno quattro giorni intensi tra incontri, approfondimenti, scambi culturali. E i numeri sono lì a dimostrare e a fare della Bmta un evento internazionale unico: 8mila visitatori, 150 espositori con 30 Paesi esteri, 50 tra conferenze e incontri, 300 relatori, 350 operatori dell’offerta, 150 giornalisti, senza sottovalutare le prestigiose collaborazioni di organismi internazionali quali UNESCO, UNWTO e ICCROM. La kermesse di Paestum vuol dire il più grande Salone espositivo al mondo del patrimonio archeologico e la prima mostra internazionale di tecnologie interattive e virtuali; luogo di approfondimento e divulgazione di temi dedicati al turismo e ai beni culturali.

Paestum, patrimonio Unesco

Paestum, patrimonio Unesco dell’umanità

A impreziosire il week end sarà la sede scelta per la XVI edizione: non più il centro di Capaccio ma direttamente l’area archeologica di Paestum, patrimonio dell’Umanità: accanto al tempio di Cerere ci saranno il Salone espositivo, i laboratori di Archeologia sperimentale e due sale convegni; al Museo Archeologico Nazionale l’ArcheoVirtual, le conferenze, i workshop con i buyers esteri; la Basilica Paleocristiana ospiterà la conferenza di apertura, l’ArcheoLavoro e gli incontri con i protagonisti.

A tu per tu con i protagonisti dell’archeologia

L'archeologo Valerio Massimo Manfredi

L’archeologo Valerio Massimo Manfredi

Sono proprio gli incontri con i protagonisti in Basilica Paleocristiana il momento clou della Borsa perché il pubblico ha modo di confrontarsi e dialogare con i protagonisti della divulgazione culturale e scientifica, spesso divenuti anche volti noti della Tv. Si comincia giovedì 14 novembre alle 18 con l’archeologo, scrittore e divulgatore Valerio Massimo Manfredi che presenterà “Il mio nome è nessuno. Il ritorno”, secondo volume della saga dedicata alla figura e al mito di Ulisse, in cui l’autore riscrive come un cronista dell’epoca la grande poesia epica greca (quindi non solo Omero, ma anche Esiodo, Eschilo, Sofocle, Euripide, Apollonio Rodio)  permettendo al grande pubblico di capire i più famosi miti greci e immedesimarsi nella mentalità e nella cultura greca delle origini. Venerdì 15, sempre alle 18, l’incontro è con Roberto Giacobbo, il popolare autore-conduttore di Voyager che anche a Paestum non mancherà di incuriosire e solleticare l’attenzione del pubblico con una domanda provocante “Conosciamo davvero Gesù?”. Sabato giornata intensa: si inizia alle 9.30, con Andreas Steiner, direttore di Archeo, che intervista Syusy Blady divenuta famosa con “Turisti per caso” su “La Bell’Italia con il suo patrimonio interessa ancora? La sfida dell’Expo”. Alle 10.30, tocca a Piero Pruneti, direttore di Archeologia Viva, intervistare Viviano Domenici, giornalista – per decenni responsabile delle pagine scientifiche del Corriere della Sera – e scrittore (ricordiamo la sua ultima fatica scritta a quattro mani con l’indimenticabile Margherita Hack “Notte di stelle”, in cui ci accompagna tra i miti delle costellazioni con lo sguardo degli osservatori preistorici, babilonesi, greci, americani): a Domenici sarà consegnato il premio “Paestum archeologia”. Alle 15, incontro con Mario Tozzi, geologo, e popolare autore e conduttore Tv. Un’ora dopo, alle 16.30, tocca a Eva Cantarella, giurista e scrittrice, e Luciana Jacobelli, archeologa e scrittrice, sviluppare un tema sempre affascinante “Pompei è viva”. Chiude l’intensa giornata alle 18 Alberto Angela, divulgatore scientifico, autore e conduttore di trasmissioni di grande successo da “Ulisse. Il piacere della scoperta” a “Passaggio a nordovest”.

Curiosità: dal Paese ospite alle sezioni speciali

Il Venezuela è il Paese ospite 2013

Il Venezuela è il Paese ospite 2013

Beni culturali come fattore di dialogo interculturale, d’integrazione sociale e di sviluppo economico: ogni anno la Borsa promuove la cooperazione tra i popoli attraverso la partecipazione e lo scambio di esperienze. Dopo Egitto, Marocco, Tunisia, Siria, Francia, Algeria, Grecia, Libia, Perù, Portogallo, Cambogia, Turchia, Armenia, ospite ufficiale nel 2013 è il Venezuela che non è molto noto sotto il profilo archeologico: le testimonianze più antiche rivelano comunque frequentazioni già 15mila anni fa. Ma per esempio, nel 2011 l’IPC, Istituto del Patrimonio Culturale del Venezuela, ha annunciato l’individuazione di sei nuovi siti archeologici sottomarini nelle acque della Isla de Aves, minuscola superficie di terra emersa nel cuore delle acque caraibiche, 110 km ad Ovest di Guadalupa.

E poi ci sono le sezioni speciali: la mostra ArcheoVirtual con i più innovativi e coinvolgenti progetti multimediali e di realtà virtuale applicati all’archeologia; gli Incontri con i Protagonisti delle scoperte archeologiche dell’anno; i Laboratori di Archeologia Sperimentale per la divulgazione delle tecniche utilizzate nell’antichità per costruire i manufatti di uso quotidiano; ArcheoIncontri per la presentazione di conferenze stampa e progetti di sviluppo territoriale; ArcheoLavoro orientamento ai Corsi di Laurea e Master in Archeologia e presentazione delle figure professionali e delle competenze emergenti; il Premio “A. Fiammenghi” per la migliore tesi di laurea sul turismo archeologico; il programma di Visite Guidate ed educational per giornalisti e visitatori.