Roma. Al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia anteprima del film “Threads of Heritage – Down the Rabbit Hole of Art Crime”, prodotto dal Centre for Cultural Heritage Technology, che racconta le trame oscure che intrecciano scavi clandestini, collezionismo privato e mercati internazionali illeciti e il ruolo delle nuove tecnologie nel contrastare questi fenomeni. Apre un talk e chiude la serata una visita guidata tra i reperti recuperati dai carabinieri
Svelare il volto nascosto del traffico illecito di beni culturali, fenomeno che mette a rischio il patrimonio mondiale. È questo l’obiettivo del film “Threads of Heritage – Down the Rabbit Hole of Art Crime”, prodotto dal Centre for Cultural Heritage Technology, il centro dell’Istituto Italiano di Tecnologia a Venezia, in collaborazione con No Panic Agency, per la regia di Brian Parodi. Il film, che nasce nell’ambito del progetto europeo RITHMS, finanziato dal programma Horizon Europe e coordinato dall’Istituto Italiano di Tecnologia, per raccontare le trame oscure che intrecciano scavi clandestini, collezionismo privato e mercati internazionali illeciti e il ruolo delle nuove tecnologie nel contrastare questi fenomeni, è protagonista di una serata speciale al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia, venerdì 11 luglio 2025, evento di sensibilizzazione e sostegno al contrasto del traffico illecito di beni culturali. E non è un caso che per l’anteprima sia stato scelto proprio il museo nazionale Etrusco di Villa Giulia a Roma, luogo che negli anni è diventato simbolo di riscatto per molti reperti rientrati grazie a complesse operazioni internazionali.
Programma della serata: alle 20.30, talk introduttivo con la partecipazione di Luana Toniolo (direttrice museo nazionale Etrusco di Villa Giulia), Francesco Rutelli (già ministro dei Beni e delle Attività culturali); Arianna Traviglia (direttrice del Centre for Cultural Heritage Technology e coordinatrice del progetto RITHMS), Daniela Rizzo (archeologa, già funzionaria del ministero dei Beni culturali, esperta di traffico illecito), col. Paolo Befera (C.te Reparto Operativo Carabinieri TPC). Alle 21.15 Proiezione del documentario. Alle 22, possibilità di visita guidata al Museo, alla scoperta dei reperti recuperati e restituiti alla comunità. Posti seduti limitati: si raccomanda di arrivare in anticipo per riservarsi una poltrona o portarsi un cuscino/plaid per sedersi nello spazio non allestito del prato. Per informazioni, scrivere a info@rithms.eu e mn-etru.comunicazione@cultura.gov.it.
Una seconda proiezione aperta al pubblico gratuitamente si terrà a Genova lunedì 14 luglio 2025, alle 21, nel Cortile Maggiore di Palazzo Ducale nell’ambito della rassegna estiva del Circuito Cinema Genova. A introdurre il documentario un confronto tra Arianna Traviglia, direttrice del Centre for Cultural Heritage Technology – IIT, e Giacomo Montanari, assessore alla Cultura del Comune di Genova, moderato da Linda Kaiser, critica, storica dell’arte e giornalista.
“Threads of Heritage non è solo una denuncia del traffico illecito, ma una dichiarazione d’intenti”, spiega Arianna Traviglia, direttrice Centre for Cultural Heritage Technology – IIT: “proteggere il patrimonio culturale è una responsabilità collettiva, che richiede consapevolezza, ricerca scientifica e collaborazione internazionale. In quest’ottica, RITHMS rappresenta un’importante opportunità per mettere a fattor comune competenze multidisciplinari all’interno di una piattaforma digitale pensata per supportare concretamente le forze di polizia, rafforzando l’efficacia delle indagini e della prevenzione contro questo fenomeno”.

Luana Toniolo, direttrice del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia, nel ninfeo davanti alle Cariatidi (foto etru)
“Il fenomeno del traffico illecito dei beni culturali”, interviene Luana Toniolo, direttrice del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia, “è una minaccia grave e insidiosa che non solo distrugge la nostra memoria collettiva, ma alimenta anche reti criminali internazionali. Il museo nazionale Etrusco di Villa Giulia custodisce alcuni tesori recuperati dopo complesse operazioni investigative e diplomatiche che hanno consentito di riportare nel nostro Paese oggetti straordinari. Ma è una vittoria incompleta poiché spesso non è più possibile ricostruirne il contesto di provenienza. Per questo siamo orgogliosi di aver preso parte a questo progetto scientifico e di divulgazione che raggiunge degli obiettivi essenziali: l’importanza dell’impegno condiviso fra le istituzioni per contrastare efficacemente questo fenomeno e la consapevolezza dei cittadini per favorire il rispetto e la valorizzazione del nostro patrimonio culturale”.
Il film “Threads of Heritage” approfondisce il tema del traffico di beni culturali a livello globale, illustrando i danni causati dagli scavi clandestini e dalla compravendita illecita di opere d’arte. Il docufilm mette in luce il ruolo delle tecnologie emergenti nell’individuazione delle reti di traffico e mostra come la piattaforma RITHMS consentirà alle forze dell’ordine di mappare e analizzare i collegamenti tra persone, opere e transazioni sospette, rafforzando la capacità di prevenzione e contrasto del fenomeno. Girato tra Roma, Cerveteri e Madrid, il documentario accompagna lo spettatore nei luoghi simbolo di questo fenomeno: siti archeologici violati, depositi museali inaccessibili al pubblico e sedi istituzionali dove si lotta per la tutela del patrimonio. Attraverso le testimonianze dirette di esperti, forze dell’ordine ed ex funzionari, il racconto ricostruisce casi giudiziari emblematici e rivela i meccanismi di un mercato illecito che vale milioni di euro. Threads of Heritage si arricchisce con le voci di Vincenzo Bellelli, direttore del parco archeologico di Cerveteri e Tarquinia; Luana Toniolo, direttrice del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia; Arianna Traviglia, direttrice del Centre for Cultural Heritage Technology dell’Istituto Italiano di Tecnologia, e dell’ex ministro dei Beni e delle Attività culturali Francesco Rutelli. Il documentario vede inoltre la partecipazione delle forze dell’ordine impegnate sul fronte del contrasto: il Comando Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale (TPC) e la Brigada de Patrimonio Histórico della Polizia Nazionale spagnola. Gli ex funzionari archeologi Maurizio Pellegrini e Daniela Rizzo, insieme all’ex giudice Guglielmo Muntoni, ricostruiscono vicende legate a noti mercanti d’arte internazionali come Giacomo Medici e Robert Emanuel Hecht, e alla curatrice Marion True del Getty Museum. Elemento particolarmente innovativo del film è l’approfondimento sulle tecnologie emergenti: dall’analisi satellitare per il monitoraggio dei siti archeologici, raccontata da Alessandra Ussorio (SatCen – EU Satellite Centre), al software SWOADS dei Carabinieri TPC, capace di identificare beni illeciti online grazie all’intelligenza artificiale. Fino a RITHMS, la piattaforma sviluppata dall’Istituto Italiano di Tecnologia all’interno dell’omonimo progetto che integra dati e utilizza la Social Network Analysis per mappare reti criminali coinvolte nel traffico illecito.
Senigallia (An). Alla Rocca Roveresca novità alla mostra “La forma dell’oro. Storie di gioielli dall’Italia antica” a cura di Massimo Osanna e Luana Toniolo: nei giovedì di luglio, al mattino visita guidata Armanda Zanone, e al pomeriggio conferenze sui gioielli antichi. Ecco il programma
Novità alla mostra “La forma dell’oro. Storie di gioielli dall’Italia antica” a cura di Massimo Osanna (direttore generale dei Musei) e di Luana Toniolo (direttrice del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia a Roma) aperta fino all’8 dicembre 2025 alla Rocca di Senigallia (An) (vedi Senigallia (An). Alla Rocca Roveresca apre la mostra “La forma dell’oro. Storie di gioielli dall’Italia antica” a cura di Massimo Osanna e Luana Toniolo, oltre 400 reperti di produzioni ornamentali nell’Italia peninsulare e in Sardegna dalla Preistoria all’Alto Medioevo | archeologiavocidalpassato). Dal 3 luglio 2025 alle 10.30, e per ogni giovedì del mese di luglio 2025, iniziano le visite guidate alla mostra condotte dalla curatrice Amanda Zanone. Sempre dal 3 luglio 2025, ma alle 17.30, prende il via un ciclo di conferenze di approfondimento su alcuni aspetti dei gioielli antichi. Si comincia con il direttore del museo Archeologico nazionale di Ancona, Diego Voltolini, che parlerà sul tema “Con l’oro in testa: diademi e corone, il simbolo del prestigio”; quindi il 17 luglio sarà la volta di Gaia Pignocchi con la conferenza intitolata “Gli ornamenti nella preistoria. Un linguaggio senza parole”; e ancora il 24 luglio Giuseppe Lepore illustrerà “Asiatica luxuria. Lusso e politica a Roma in età repubblicana”; infine Alessandra Coen il 31 luglio interverrà sul tema “Il fasto delle signore Senoni tra tradizione locale e apporti esterni”. La partecipazione alle visite guidate e alle conferenze è compresa nel prezzo del biglietto alla Rocca Roveresca, ma le prenotazioni sono obbligatorie scrivendo un’email all’indirizzo roccaroveresca.senigallia@cultura.gov.it oppure telefonando al numero tel.071 63258.
Napoli. Al museo Archeologico nazionale aperto il nuovo allestimento “Domus. Gli arredi di Pompei”, un itinerario che restituisce non solo la raffinatezza degli arredi e il valore artistico dei manufatti, ma anche l’atmosfera quotidiana e intima degli ambienti domestici

Il nuovo allestimento “Domus. Gli arredi di Pompei” al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto mann)
Ci sono sgabelli, panche, tavoli. E poi bracieri, lucerne, scaldavivande, candelabri, tazze. Ma non mancano quegli elementi decorativi come sculture, ornamenti da fontana, oscilla, affreschi, che rendono più piacevole la vita all’interno di una casa romana. Nelle sale del primo piano del museo Archeologico nazionale di Napoli le domus pompeiane prendono vita e forma tra oggetti e atmosfere nel nuovo allestimento “Domus. Gli arredi di Pompei” curato da Massimo Osanna, Andrea Milanese e Ruggiero Ferrajoli, con la collaborazione di Luana Toniolo, e aperto al pubblico lunedì 30 giugno 2025 in occasione de “Le sere del Mann” (vedi https://archeologiavocidalpassato.com/2025/06/30/napoli-al-museo-archeologico-nazionale-il-nuovo-allestimento-domus-gli-arredi-di-pompei-in-anteprima-per-il-pubblico-nellapertura-serale-con-concerto/). il progetto invita a entrare nel cuore delle case pompeiane per riscoprirne il gusto, le abitudini e l’universo simbolico. Attraverso bronzi, marmi, terrecotte e affreschi provenienti da diverse domus vesuviane, il visitatore è guidato lungo un itinerario che restituisce non solo la raffinatezza degli arredi e il valore artistico dei manufatti, ma anche l’atmosfera quotidiana e intima degli ambienti domestici. Le case degli antichi pompeiani diventano così spazi vivi, capaci di raccontare identità, aspirazioni, stili di vita. Ogni oggetto esposto diventa frammento di una storia più ampia: quella di una società che ha fatto della casa un luogo di rappresentazione sociale, ma anche un contenitore di oggetti di straordinaria bellezza.
“Con questo nuovo allestimento restituiamo centralità al racconto dell’abitare antico”, commenta il direttore generale Musei, Massimo Osanna, “offrendo ai pubblici l’opportunità di entrare nelle domus pompeiane con uno sguardo rinnovato. Oggetti a lungo custoditi nei depositi, molti dei quali restaurati per l’occasione, tornano visibili e assumono nuova voce, raccontando storie di quotidianità, di gusto e di rappresentazione. È un percorso che unisce ricerca, tutela e valorizzazione, per rendere il museo sempre più un luogo vivo, capace di accogliere e coinvolgere”.

Tavolino pieghevole con complesso meccanismo per il trasporto nel nuovo allestimento “Domus. Gli arredi di Pompei” al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto mann)

Un rilievo decorativo e una vasca di fontana nel nuovo allestimento “Domus. Gli arredi di Pompei” al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto mann)
Circa duecentocinquanta reperti, in gran parte provenienti dai depositi del Museo, consentono oggi di entrare, con sguardo nuovo, nelle domus. Ogni elemento guida il visitatore alla scoperta delle funzioni dell’abitare, attraverso il mobilio (sedute, sgabelli, panche, tavoli, monopodi), la ricercatezza delle suppellettili (bracieri, lucerne, scaldavivande, candelabri, tazze), e la vivacità dell’apparato decorativo (sculture, ornamenti da fontana, oscilla, affreschi). Tecnica, artigianato e arte si fondono in un dialogo serrato che ha influenzato profondamente il gusto europeo tra XVIII e XIX secolo, lasciando tracce visibili anche nel design moderno.

Un Bisellio – cioè un sedile doppio – nel nuovo allestimento “Domus. Gli arredi di Pompei” al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto mann)
Tra i reperti di maggiore rilievo figurano un grande braciere rettangolare, decorato in rame, stagno e ottone; un monumentale portalucerne impreziosito da superfici ageminate in rame e argento, con elementi scultorei quali un giovane Dioniso a cavallo di una pantera e una piccola ara accesa; un raffinato tavolino pieghevole con complesso meccanismo per il trasporto; un tavolino con monopodio a sfinge, ricco di motivi decorativi, dalla sfinge accovacciata al busto di Atena, fino alla cornice bronzea del piano marmoreo. Di grande fascino anche la statua di Apollo, raffigurato nell’atto di suonare la cetra, ispirata – come spesso accade nella statuaria romana – a modelli greci.

Bronzetti, tra cui un Apollo che suona la cetra, nel nuovo allestimento “Domus. Gli arredi di Pompei” al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto mann)
Il percorso si apre con uno spazio immersivo ispirato alla Casa del Fauno, che consente di esplorare, grazie alle nuove tecnologie, l’organizzazione architettonica e funzionale di una domus pompeiana. Un’introduzione evocativa che accompagna il visitatore alla comprensione degli ambienti domestici antichi e delle loro funzioni. Trovano nuova valorizzazione nelle sale appena riallestite anche le grandi pareti affrescate della villa di Numerio Popidio Floro a Boscoreale, restaurate per migliorarne la leggibilità e restituirne appieno il valore artistico.

Dettaglio di una gamba di tavolino a sfinge nel nuovo allestimento “Domus. Gli arredi di Pompei” al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto mann)
Di grande suggestione anche la Sala dei Grifi, che invita a riflettere sulla fortuna delle città vesuviane e sulla storia stessa del Museo; la sala prende il nome dagli arredi ottocenteschi oggi nuovamente visibili, dopo una lunga permanenza nei depositi: due grandi panche, un tavolo e vari supporti per vetrine, realizzati nel 1870 su iniziativa di Giuseppe Fiorelli, allora direttore del Museo e degli Scavi di Pompei, ispirandosi a un originale pompeiano con piede a forma di grifo, anch’esso esposto. L’ambiente è completato da una copia del celebre Narciso di Vincenzo Gemito (l’originale si trova nella sala 91) e da una selezione di acquerelli, incisioni e fotografie che documentano la ricezione moderna di Pompei.
Senigallia (An). Alla Rocca Roveresca apre la mostra “La forma dell’oro. Storie di gioielli dall’Italia antica” a cura di Massimo Osanna e Luana Toniolo, oltre 400 reperti di produzioni ornamentali nell’Italia peninsulare e in Sardegna dalla Preistoria all’Alto Medioevo
Dopo il museo nazionale Archeologico ed Etnografico “Giovanni Antonio Sanna” di Sassari e il museo Archeologico di Santa Maria delle monache di Isernia, la mostra “La forma dell’oro. Storie di gioielli dall’Italia antica”, a cura di Massimo Osanna (direttore generale dei musei) e di Luana Toniolo (direttrice del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia a Roma), arriva alla Rocca Roveresca di Senigallia (An), dal 12 giugno all’8 dicembre 2025, con inaugurazione il 12 giugno 2025 alle 11. Allestita nelle sale rinascimentali della fortezza roveresca, la mostra propone una selezione di preziose testimonianze archeologiche provenienti da varie parti d’Italia: si potranno ammirare oltre 400 reperti di produzioni ornamentali nell’Italia peninsulare e in Sardegna dalla Preistoria all’Alto Medioevo. La tappa marchigiana inserisce nell’esposizione due cifre stilistiche perseguite dalla Rocca negli ultimi anni: l’attenzione ad una fruizione accessibile, grazie alla riproduzione di alcuni reperti, e il dialogo con la realtà senigalliese insignita del titolo Città della fotografia, grazie ad una piccola esposizione fotografica in stretto dialogo con i reperti esposti. Il progetto è frutto della collaborazione scientifica tra le ex direzioni regionali Musei di Sardegna, Campania, Calabria, Molise, Marche, Puglia, Basilicata e il parco archeologico di Pompei, in un progetto del Sistema Museale Nazionale, che permette di valorizzare le ricchezze e i tesori di molti musei.
Grazie all’impegno di Luigi Gallo, direttore di Palazzo Ducale di Urbino – direzione regionale Musei nazionali Marche – e del suo staff, la mostra sarà visibile su due piani della Rocca costituendo il primo appuntamento dopo i lavori di adeguamento, implementazione ed efficientamento energetico degli impianti di climatizzazione a servizio delle sale espositive realizzati con i fondi del PNRR, con i quali il monumento del XV secolo è ora adeguato agli attuali standard museali. “La mostra che si apre nell’antica fortezza di Senigallia”, afferma il direttore Gallo, “dimostra innanzi tutto che con il lavoro sinergico di vari istituti, i musei italiani sanno far rete per valorizzare e promuovere il nostro straordinario patrimonio, trasmettendolo alle generazioni future; inoltre l’esposizione certifica una volta di più quanto sia importante che il museo, oltre che luogo privilegiato di esposizione, si affermi anche come ambiente dedito alla ricerca scientifica: spazio vivo e vitale per creare infinite occasioni di conoscenza”.

Gioielli esposti nella mostra “La forma dell’oro” allestita nella rocca di Senigallia (foto drmn-marche)
UNA MOSTRA “PREZIOSA” Il gioiello è da sempre espressione di identità, complemento di seduzione e bellezza, segno di legami, di consuetudini e mode. Lucente, incorruttibile, prezioso, l’oro è materia nobile in cui plasmare elaborati ornamenti. Ma l’arte di adornarsi si compone anche di altri metalli, come bronzo, ferro, argento e, inoltre, di gemme e paste vitree, di composti organici come ambra, conchiglie, ossa e denti di animali, che raccontano una lunga storia di sperimentazioni e conquiste tecnologiche, di gusto estetico, di creatività artigianale. E allo stesso tempo è la storia di vivaci contatti tra le genti del Mediterraneo antico, dove agli scambi di beni si associano ideologie, comportamenti, usanze e riti in un amalgama denso di contaminazioni culturali. La ricca selezione di oggetti di grande valore storico-archeologico, in mostra a Senigallia fino al prossimo 8 dicembre, consente un affascinante viaggio geografico e temporale nell’Italia antica, dalla Preistoria all’alto Medioevo, tra ornamenti e gioielli che portano con sé, non solo bellezza e unicità, ma anche valenze simboliche legate agli ambiti del sacro, della magia, del potere e del prestigio sociale, attribuite in passato a questi oggetti che ancora suscitano attrazione e meraviglia in chi li guarda.
Roma. Al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia presentazione del fascicolo XXXII del 2023 di “Ostraka. Rivista di Antichità”
Martedì 10 giugno 2025, alle 17, al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia presentazione del fascicolo XXXII del 2023 di “Ostraka. Rivista di Antichità” che accoglie i contributi delle giornate di studio in ricordo di Mariolina Cataldi Dini che si sono tenute a Roma e a Tarquinia dal 14 al 16 ottobre del 2021. Introduce Luana Toniolo, direttrice del Museo. Intervengono Fausto Zevi, Accademia nazionale dei Lincei; Vincenzo Bellelli, direttore del parco archeologico di Cerveteri e Tarquinia. Ingresso gratuito in sala Fortuna fino ad esaurimento posti. Prenotazioni all’indirizzo mail: mn-etru.comunicazione@cultura.gov.it. Fondata nel 1992 con l’esplicita volontà di richiamarsi all’esperienza intellettuale e metodologica dei Dialoghi di Archeologia, storico periodico di archeologia inaugurato nel 1967, sin dal primo numero lo scopo dichiarato dei fondatori della rivista Ostraka è stato quello di sviluppare una «scienza globale», promuovendo un sapere interdisciplinare e inclusivo. Il periodo storico e l’area geografica considerati spaziano dalla protostoria al tardoantico, con un focus specifico sulle civiltà greca, etrusca e romana, senza trascurare le rilevanti interazioni con il Vicino Oriente. La rivista, pubblicata da Loffredo Editore (Napoli) dal 1992 al 2012, è edita dal 2013 da Edizioni ETS (Pisa).
Roma. Al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia due giorni di confronto su “Arte Benessere Cultura. L’ABC dei Musei accessibili” a cura di Luana Toniolo, Vittoria Lecce, Francesca Montuori
Il 5 e 6 giugno 2025 due giorni di confronto al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia su “Arte Benessere Cultura. L’ABC dei Musei accessibili”. L’obiettivo del convegno, a cura di Luana Toniolo, Vittoria Lecce, Francesca Montuori, organizzato dal museo nazionale Etrusco di Villa Giulia a Roma è promuovere il dibattito culturale offrendo a specialisti, esperti, formatori ed educatori museali un’opportunità di confronto sulle possibilità dell’utilizzo dell’arte come “risorsa” per i professionisti della salute, sull’importanza della formazione per promuovere il benessere psicofisico nei Luoghi della Cultura e sulle attività che permettono di rendere i Luoghi della Cultura accessibili e inclusivi.
Il convegno si articola in tre sessioni volte a far incontrare i soggetti specialisti socio-sanitari e gli operatori della cultura con lo scopo di promuovere la collaborazione fra professionisti socio-sanitari e professionisti della cultura. Nella PRIMA SESSIONE – L’Arte come strumento per i professionisti della salute – intervengono attori e attrici del settore sanitario e assistenziale che illustreranno i benefici di attività culturali, artistiche e creative su soggetti con bisogni speciali. La SECONDA SESSIONE – Il Benessere nei Musei: l’importanza della formazione – è dedicata alla necessità di formare operatori culturali capaci di progettare, congiuntamente al personale socio-sanitario, attività di arte e di fruizione del patrimonio culturale volte a migliorare il benessere e la salute degli individui. La TERZA SESSIONE – I Luoghi della Cultura a servizio del welfare – è incentrata sulla condivisione di conoscenze e pratiche di Welfare culturale nei Luoghi della Cultura in Italia. A conclusione del convegno viene dato spazio a una TAVOLA ROTONDA per una riflessione sui temi trattati e sugli stimoli generati nel corso delle tre sessioni, un momento di condivisione che offrirà l’occasione di intessere relazioni e collaborazioni istituzionali per la promozione del Welfare culturale.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha infatti indicato le attività culturali, artistiche e creative come fattori efficaci per la promozione della salute e il benessere individuale e collettivo, nonché strumenti di inclusione e di empowerment per persone con disabilità anche gravi e per persone in condizioni di marginalizzazione o svantaggio (Health Evidence Network Synthesis Report 67, 2019). L’OMS ha evidenziato quindi la centralità del Welfare culturale e il ruolo primario delle arti e della cultura nella prevenzione, nel trattamento e nella gestione di patologie e nella promozione della salute. Per sua stessa definizione il Welfare culturale “presuppone una relazione sistemica e sistematica di collaborazione fra professionisti di discipline diverse e, soprattutto, una integrazione di scopo fra i sistemi istituzionali della salute, delle politiche sociali e quello delle arti e della cultura” (Treccani). È importante dunque che i Luoghi della Cultura si propongano come partner e/o interlocutori di riferimento per i soggetti attivi nel sistema socio-sanitario per promuovere attivamente e congiuntamente il Welfare culturale e garantire l’attuazione di programmi, strategie e attività in stretta collaborazione con i professionisti della salute. Come indica anche la Convenzione di Faro “la conservazione dell’eredità culturale, ed il suo uso sostenibile, hanno come obiettivo lo sviluppo umano e la qualità della vita”. Per questo motivo i Luoghi della Cultura devono divenire strutture a servizio della comunità nella promozione di attività di Welfare culturale. Non va dimenticato che garantire una vita sana e promuovere il benessere di tutti a tutte le età è tra gli obiettivi dell’Agenda 2030 (ob. 3), recepita anche dall’Unione Europea, e che lo stesso documento riconosce il contributo della cultura allo sviluppo sostenibile (ob. 4).
Roma. Al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia presentazione del numero 0 dei “Quaderni cultura” del progetto Patrimonio Restauro come valore sostenibile di Fratelli Navarra srl
Mercoledì 28 maggio 2025, alle 16.30, al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia è lieto di ospitare la presentazione del Quaderno cultura 0 del progetto Patrimonio Restauro come valore sostenibile, ad opera dei Fratelli Navarra. Dopo i saluti di Luana Toniolo, direttrice del Museo, interverranno Massimo Osanna, direttore generale Musei, ministero della Cultura; Gianfranco Dioguardi, presidente onorario Fondazione Dioguardi; Alberto Artioli, già soprintendente per i Beni architettonici e per il Paesaggio delle province di Milano Bergamo Como Pavia Lecco Sondrio Lodi e Varese; Alfonso Femia, fondatore e presidente di Atelier(s); Silvia Camporesi, fotografa; Attilio Maria Navarra, fondatore e amministratore delegato Fratelli Navarra Srl. Ingresso gratuito in sala Fortuna su prenotazione all’indirizzo mail: mn-etru.comunicazione@cultura.gov.it. Questo è il primo di una collana di “Quaderni” che intende affrontare in modo divulgativo alcuni temi legati al patrimonio culturale, al restauro e alla conservazione. Un’idea di patrimonio che non è solo in relazione al passato ma si presenta come un divenire di tempi, funzioni e interpretazioni. L’obiettivo è quello di provare a rivitalizzare il monumento e attraverso immagini e testi, osservarlo non come forma immobile ma come geometria in continua trasformazione, farlo sollevando tutte le complessità che lo definiscono e che ne fanno ciò che è oggi.
A più di mezzo secolo dall’ultimo intervento manutentivo, al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia parte il restauro del Sarcofago degli Sposi, il capolavoro assoluto dell’arte etrusca risalente a 2500 anni fa
Venerdì 16 maggio 2025, alle 12, in sala della Fortuna, al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia a Roma, presentazione del restauro del Sarcofago degli Sposi, il capolavoro assoluto dell’arte etrusca risalente a 2500 anni fa. A distanza di oltre un secolo dal primo restauro che consentì di ricomporre da centinaia di frammenti di terracotta la celebre coppia di Sposi in un unico tenero abbraccio e a più di mezzo secolo dall’ultimo intervento manutentivo, il museo nazionale Etrusco di Villa Giulia, in collaborazione con l’Istituto Centrale per il Restauro, ha avviato la prima fase di un nuovo intervento di conservazione e restauro che consentirà di definire metodi, materiali e tempistiche per l’intervento complessivo di restauro del Sarcofago, che sarà realizzato grazie al sostegno di un mecenate privato. Interverranno il capo dipartimento per la valorizzazione del patrimonio culturale, Alfonsina Russo; il direttore generale Musei, Massimo Osanna; la direttrice del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia, Luana Toniolo; il direttore dell’Istituto Centrale per il Restauro, Luigi Oliva; il presidente della Banca Popolare del Cassinate, Vincenzo Formisano. Grazie alla convenzione fra il Museo e l’Istituto Centrale per il Restauro, il Sarcofago degli Sposi è al centro di una nuova stagione di studi che prevede non solo il restauro ma anche la realizzazione di un piano conservativo, di manutenzione dell’opera e di valorizzazione. Inoltre, per raccontare ai visitatori questo momento delicato del percorso conservativo del Sarcofago, il museo nazionale Etrusco di Villa Giulia aprirà al pubblico le porte del laboratorio di restauro per due giorni alla settimana.

















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