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Vibo Valentia. Al museo Archeologico nazionale “Vito Capialbi” al via la rassegna “Graecalis. Il vento della parola antica”: occasione per promuovere e valorizzare le memorie archeologiche di Hipponion-Vibo Valentia attraverso il teatro

La salvezza dell’anima della giovane fanciulla della tomba 19 INAM, iniziata ai misteri di Orfeo, fu affidata dagli Ipponiati del IV secolo a.C. alla dea Mnemosyne, la memoria, l’unica capace di impedire all’Uomo di abbeverarsi alla fonte dell’oblio (Lete). Fu fatto in segreto, lontano da ogni clamore mediatico, attraverso una laminetta di pochi grammi ripiegata in un centimetro quadrato, capace tuttavia di contenere al suo interno uno dei testi iniziatici più profondi e completi di tutto il mondo antico, che è custodita gelosamente all’interno del museo Archeologico nazionale “Vito Capialbi” di Vibo Valentia. Mnemosyne fu per i Greci la madre delle nove muse, le protettrici dell’umana sapienza, e tra esse vi furono Clio (la storia), Calliope (la poesia epica), Talia (la commedia) e Melpomene (la tragedia). Fu proprio attraverso il teatro che i Greci mantennero vivo il culto della loro memoria, narrando le vicende dei loro “eroi”, ricostruendo con esse il loro passato più arcaico ed esorcizzando al contempo i mali e i conflitti della contemporaneità.

vibo-valentia_archeologico_rassegna-graecalis_locandinaPer la stagione estiva 2022 il museo Archeologico nazionale di Vibo Valentia torna ad essere la casa del dramma antico, grazie alla grande professionalità del Teatro di Calabria Aroldo Tieri e alla preziosa collaborazione del Comune di Vibo Valentia. Una serie di appuntamenti per promuovere e valorizzare le memorie archeologiche di Hipponion-Vibo Valentia, come gli stessi Greci avrebbero voluto, attraverso il teatro. Parte infatti domenica 24 luglio 2022 con “Agamennone” di Vittorio Alfieri (ingresso 15 euro) la rassegna “Graecalis. Il vento della parola antica”, che continua giovedì 11 agosto con “Tragodia”, recital sulla tragedia greca (ingresso gratuito); domenica 21 agosto con “Quel che non fu fatto, io lo sognai”, spettacolo su Gabriele D’Annunzio (ingresso 15 euro); domenica 28 agosto con “Tragodia”, recital sulla tragedia greca (ingresso gratuito); domenica 4 settembre con “Medea”, variazioni sul mito (ingresso 15 euro). La rassegna chiude domenica 11 settembre con “L’arte del quotidiano”, Trilussa, Pascarella e i sonetti romaneschi (ingresso gratuito). Tutti gli eventi si svolgono nel cortile del museo di Vibo Valentia: ingresso dalle 20, spettacolo alle 21. Prenotazione obbligatoria. Servizio biglietteria 3293990894.

Vibo Valentia. Al museo Archeologico nazionale conferenza “Cinquant’anni fa a Vibo. Un archeologo venuto da lontano” con Ermanno Arslan che ripercorre gli anni entusiasmanti delle sue ricerche vibonesi, con la scoperta della celebre laminetta orfica

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La celebre laminetta orfica (IV sec. a.c.) conservata al museo Archeologico nazionale “Vito Capialbi” di Vibo Valentia (foto drm-calabria)

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La sede del museo Archeologico nazionale di Vibo Valentia (foto drm-calabria)

vibo-valentia_50-anni-fa-un-archeologo-venuto-da-lontano_conferenza-arslan_locandina“Le maggiori soddisfazioni sono giunte dall’esame di altre aree all’interno delle mura greche [di Vibo Valentia, l’antica Hipponion] che ha dato finalmente i suoi frutti”, scrive Arslan nel 1972, su Magna Grecia. “Già l’Orsi aveva compiuto attente ricerche sull’altura del Cofino, posta sopra il tratto di mura attualmente visitabile e il cimitero moderno. Nella pubblicazione dello scavo affermò di avere esplorato con trincee tutta l’area che gli sembrava adattissima per un complesso templare. Venne infatti ritrovato il sito, con resti scarsissimi, di un tempio ionico che lo studioso datò al IV secolo a.C., ma non si riuscì a individuare i depositi votivi”. Che invece ha ritrovato Ermanno Arslan. Da allora è passato mezzo secolo, e giovedì 14 aprile 2022, alle 17.30, al castello di Vibo Valentia, sede del museo Archeologico nazionale “Vito Capialbi”, sarà proprio Ermanno Arslan, dal 2019 cittadino onorario di Vibo Valentia (“Per le sue importanti scoperte e per il prestigio apportato la città”), archeologo di fama internazionale, accademico dei Lincei e già direttore del Castello Sforzesco e delle Civiche raccolte d’Arte di Milano, a ripercorrere nella sua lezione gli anni entusiasmanti delle sue ricerche vibonesi, che portarono alla scoperta della celebre laminetta orfica, il reperto in assoluto più prezioso e identitario del museo vibonese nella conferenza “Cinquant’anni fa a Vibo. Un archeologo venuto da lontano”. La conferenza è organizzata dal museo Archeologico nazionale di Vibo Valentia guidato dal nuovo direttore l’archeologo Maurizio Cannatà che interverrà insieme al sindaco di Vibo Valentia Maria Limardo.

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La salita al castello di Vibo Valentia, sede del museo Archeologico nazionale “Vito Capialbi” (foto drm-calabria)

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Una sala del museo Archeologico nazionale “Vito Capialbi” di Vibo Valentia (foto drm-calabria)

La necropoli greca, un complesso nucleo di tombe databili a partire dalle prime fasi della colonia greca di Hipponion (fine VII sec. a. C.) dove fu scoperta la celebre laminetta orfica (IV sec. a. C.), il reperto in assoluto più prezioso e identitario del museo Archeologico di Vibo Valentia, le ricche domus mosaicate di epoca romana e il teatro della prima età imperiale, questi sono alcuni tra i più importanti siti archeologici portati alla luce a Vibo Valentia dopo le eccezionali scoperte compiute da Paolo Orsi negli anni ’20 del ‘900.