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#iorestoacasa. Il museo Archeologico nazionale di Napoli propone una visita virtuale della mostra “Thalassa, meraviglie sommerse dal Mediterraneo” con un primo video della sezione “Acque profonde” sulle esplorazioni nel mare di Pantelleria e delle isole Eolie. Tributo a Sebastiano Tusa

Un frame del video del museo Archeologico nazionale di Napoli sulle esplorazioni archeologiche nel mare di Pantelleria e delle isole Eolie dalla mostra “Thalassa. Meraviglie sommerse dal Mediterraneo”

La grande mostra “Thalassa, meraviglie sommerse dal Mediterraneo” si è chiusa il 9 marzo 2020, proprio quando scattavano le misure di contenimento per l’emergenza coronavirus. Nel Salone della Meridiana del museo Archeologico nazionale di Napoli le luci si sono spente quasi in sordina. L’esposizione, che ha rappresentato una vera e propria summa di quanto svelato dalla disciplina dell’archeologia subacquea dal 1950 sino a oggi, ha raccolto circa quattrocento reperti, provenienti da prestigiose istituzioni italiane ed internazionali. Il percorso espositivo di “Thalassa, meraviglie sommerse dal Mediterraneo” si concludeva con la sezione “Acque profonde”, una suggestiva camera immersiva, offrendo al visitatore un’unica esperienza sensoriale, grazie a spettacolari filmati girati anche ad oltre 600 metri di profondità che permettono di ammirare i relitti, ritrovati nei luoghi simbolo del Mediterraneo (da Capri a Capo Palinuro, dalla Liguria alla Sardegna).

Sebastiano Tusa in missione nel mare di Pantelleria e delle isole Eolie (foto soprintendenza del Mare)

Pronti ad immergervi con noi nelle acque del Mare nostrum? Il Mann, nel rispetto di #iorestoacasa, inizia la visita virtuale di “Thalassa” presentando le esplorazioni archeologiche condotte nel mare di Pantelleria e delle isole Eolie, in collaborazione tra la Soprintendenza del Mare della Regione Siciliana e la Global Underwater Explorer (GUE): in questo video, le straordinarie immagini dei diversi relitti naufragati a profondità comprese tra gli 80 e i 120 metri. Ed, in questo video, anche un ricordo cui teniamo molto: il volto, l’impegno, il gesto del prof. Sebastiano Tusa, scomparso lo scorso anno, ma sempre anima della mostra “Thalassa”. Ecco il video: https://it-it.facebook.com/MANNapoli/videos/2814950755291906/

Scoperto sui fondali nel bacino di attracco degli aliscafi il porto romano di Lipari, nelle Eolie. Tunnel trasparenti sottomarini permetteranno di visitarlo “all’asciutto”

Le monumentali strutture del porto romano di Lipari scoperto sui fondali di Sottomonastero

Le monumentali strutture del porto romano di Lipari scoperto sui fondali di Sottomonastero

Le acque blu del mare dell'isola di Lipari nell'arcipelago delle Eolie in Sicilia

Le acque blu del mare dell’isola di Lipari nell’arcipelago delle Eolie in Sicilia

Strutture murarie possenti e basi di colonne monumentali, probabilmente riciclate da un vicino tempio: prende forma il porto romano dell’isola di Lipari, nell’arcipelago delle Eolie, immerse nel mare di Sicilia prospiciente Milazzo. Ma quelle banchine destinate ad accogliere duemila anni fa merci, soldati e mercanti, oggi costituiscono un prezioso sito archeologico sommerso, riaffiorato al centro dell’odierna area portuale di Sottomonastero, in prossimità del molo di attracco degli aliscafi. Così se quattro anni fa la soprintendenza del Mare gridò “alla scoperta del secolo”, in questi giorni a conclusione della seconda campagna di scavo denominata “Archeoeolie 2014” condotta dalla soprintendenza del Mare diretta da Sebastiano Tusa, si ha la certezza non solo dell’importanza archeologica e storica del porto romano di Lipari ma anche della sua valenza strategica in un’ottica di valorizzazione del sito e di promozione turistica dell’isola di Lipari.

La campagna di ricerche subacquee "Archeoeolie 2014" ha confermato l'importanza del sito

La campagna di ricerche subacquee “Archeoeolie 2014” ha confermato l’importanza del sito

Tunnel trasparenti. Perciò non è un caso se, proprio alla luce di questi risultati di scavo, la soprintendenza del Mare ha lanciato un ambizioso progetto: poter visitare i resti del porto romano, ormai sommerso, restando con i piedi all’asciutto. Il progetto, cogliendo l’occasione offerta dalla progettazione europea POR 2014-2020, propone un innovativo sistema di visita museale delle antiche strutture, in ambiente asciutto, attraverso la realizzazione di tunnel trasparenti, accessibili direttamente dalla superficie, in prossimità del molo. “La struttura”, spiegano i tecnici dell’assessorato ai Beni culturali della Regione Sicilia, “potrà coniugare le esigenze di tutela del bene culturale sommerso e il suo ‘sfruttamento’ a tutto vantaggio dell’economia locale. A breve – continuano – saranno condotti anche dei saggi di scavo mirati a verificare l’esistenza di eventuali strutture antiche lungo l’area del costruendo nuovo molo, progettato in prosecuzione di quello in ferro già esistente per l’attracco degli aliscafi, così da definire le emergenze archeologiche dell’area e rendere possibile la realizzazione del progetto”.

Le ricerche sottomarine a Lipari sono condotte dalla soprintendenza del Mare sotto la direzione di Sebastiano Tusa

Le ricerche sottomarine a Lipari sono condotte dalla soprintendenza del Mare sotto la direzione di Sebastiano Tusa

Far convivere antico e moderno. “La scoperta è semplicemente straordinaria e rarissima”, commentava ancora quattro anni fa Sebastiano Tusa. “Questa scoperta è in grado di aggiungere altri significativi elementi a quel che si conosce della civiltà millenaria eoliana, quindi non deve essere sacrificata o soffocata per realizzare, in quello spazio archeologico, un megaporto privato che, una volta sorto, massacrerebbe definitivamente un sito archeologico subacqueo d’importanza universale. Questo è un patrimonio archeologico impensabile e che va assolutamente tutelato”. È proprio in questa direzione che si muove l’azione amministrativa della soprintendenza del Mare, consapevole della necessità di trovare una soluzione per conciliare le esigenze della comunità locale di avere una portualità sicura e della tutela e valorizzazione delle strutture portuali antiche.

La campagna "Archeoeolie 2014" ha permesso di conoscere meglio le tecniche edilizie adottate dai romani

La campagna “Archeoeolie 2014” ha permesso di conoscere meglio le tecniche edilizie adottate dai romani

I risultati di scavo. La campagna di scavo ha intanto consentito di ampliare la conoscenza delle strutture portuali già a suo tempo individuate al centro dell’odierna area di Sottomonastero. Su questa struttura sormontata da alcune basi di colonne (probabilmente recuperate da un edificio templare nelle vicinanze), gli interventi precedenti hanno consentito di comprendere la dinamica e la tempistica del loro posizionamento, presumibilmente per alzare il livello della banchina portuale. Lo scavo di quest’anno ha invece ampliato la già vasta porzione di struttura in opera cementizia di epoca romana bordata da lastre regolari già messa in luce, prediligendo la realizzazione di una sezione stratigrafica dei detriti di copertura.

Le strutture messe in luce sono solo una porzione del grande porto romano di Lipari

Le strutture messe in luce sono solo una porzione del grande porto romano di Lipari

Il lacerto di area portuale sommersa messa in luce è ancora una minima porzione della ben più vasta area che verosimilmente è celata sotto il sedimento, come la recente campagna di ricerche strumentali con sonar a scansione laterale e sub-bottom profiler (penetratore di sedimenti) ha lasciato intravedere. Saranno le prossime campagne di scavo, già in corso di progettazione, ad ampliare l’area di scavo per definire meglio le caratteristiche puntuali della struttura portuale romana.

Al castello di Lipari nelle Eolie un tuffo tra arte e archeologia col festival “Segni e sogni del Mediterraneo”

Il castello di Lipari (Isole Eolie) che ospita il museo archeologico "Bernabò Brea"

Il castello di Lipari (Isole Eolie) che ospita il museo archeologico “Bernabò Brea”

Arte contemporanea e archeologia a Lipari diventano un binomio vincente: grazie all’impegno dell’associazione tra imprese alla quale è stata aggiudicata la gara (Syremont, capofila, responsabile degli interventi architettonici e impiantistici, il Cigno, che progetta e coordina le mostre e gli eventi, e Artém, responsabile dell’identità, della comunicazione e dell’editoria) nella stessa area della principale isola delle Eolie coesisteranno le preziose collezioni del museo archeologico “Luigi Bernabò Brea” e un nuovo centro per l’arte contemporanea che occuperà le celle dell’ex carcere. Dal 5 al 7 settembre il castello di Lipari ospita il festival “Segni e sogni del Mediterraneo”, patrocinato dall’assessorato regionale dei Beni Culturali con la  collaborazione del museo archeologico “Luigi Bernabò Brea” e voluta dal progetto “Mare Eolie”: per tre giorni critici, giornalisti e artisti si confronteranno sul tema dei significati dell’arte e sul rapporto tra arte e mercato. Il festival si articolerà in tre giornate, nella prima “A sud del mercato dell’arte”, la conduzione sarà affidata a Tahar Ben Jelloun con la partecipazione di ospiti quali: Mariolina Bassetti (Christie’s Italia) Roberta Cremoncini (Estorick Collection Londra) Marco di Capua (Panorama). Il 6 settembre sempre in teatro, alle 19, il tema sarà “Dal confino politico ai sogni degli artisti”, Tahar ben Jelloun e Lea Mattarella (La Repubblica) cureranno l’incontro con alcuni dei protagonisti. Il festival chiuderà poi i battenti il 7 settembre con la conferenza di Vittorio Sgarbi su “Archeologia e arte: dal pittore di Lipari all’arte contemporanea”.

Il manifesto del festival "Segni e sogni del Mediterraneo"

Il manifesto del festival “Segni e sogni del Mediterraneo”

Sabato 6 settembre alle 10.30 l’anteprima stampa del Festival d’arte contemporanea “Segni e Sogni del Mediterraneo”, primo appuntamento del progetto biennale “Mare Eolie”. All’ex chiesa di Santa Caterina di Lipari, gli interventi di Marco Giorgianni, sindaco di Lipari, Rocco Giovanni Scimone, soprintendente di Messina, Michele Benfari, ideatore del progetto “Mare Eolie” ed ex direttore del museo archeologico “Luigi Bernabò Brea”, Maria Amalia Mastelloni, direttrice del museo archeologico “Bernabò Brea”, e Lorenzo Zichichi, direttore de Il Cigno GG Edizioni e curatore della mostra 2Eolie 1950/2015. Mare Motus”, chiariranno le caratteristiche e gli obiettivi del progetto che prevede un intervento sull’area della cittadella fortificata di Lipari – il “Castello” – per rivelarne ed esaltarne gli elementi storici e culturali.

Un'opera di Fabrizio Plessi esposta nella mostra "Eolie 1950/2015. Mare Motus"

Un’opera di Fabrizio Plessi esposta nella mostra “Eolie 1950/2015. Mare Motus”

Nell’ultima giornata della rassegna, domenica 7 settembre, verrà inaugurata l’area del Castello che sarà dedicata all’arte contemporanea, quella dell’ex-carcere, con l’anteprima della mostra “Eolie 1950/2015. Mare Motus” che sarà aperta nella primavera 2015 con opere di Matteo Basilé, Tahar Ben Jelloun, Ettore de Conciliis con Alex Caminiti, Teresa Emanuele, Ernesto Lamagna, Igor Mitoraj, Piero Pizzi Cannella, Fabrizio Plessi e Maurizio Savini. L’assessorato regionale dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana ha infatti destinato una misura di fondi europei PO-FESR 2007/2013 alla conoscenza dell’arte contemporanea, con il progetto “Centro per l’Arte Contemporanea nel Parco Archeologico delle Isole Eolie e Rassegna Internazionale Eolie”, di cui il Museo Archeologico Luigi Bernabò Brea è promotore. Con l’anteprima della mostra “Eolie 1950/2015. Mare Motus”, curata da Lea Mattarella e Lorenzo Zichichi, le celle dell’ex carcere diventano dunque ‘contenitori’ di opere d’arte  (fotografia, scultura, video arte, pittura) di protagonisti della scena artistica contemporanea: Igor Mitoraj e Fabrizio Plessi, già in passato coinvolti in mostre imponenti in altri siti Unesco; Teresa Emanuele e Matteo Basilé, interpreti di un’esperienza analoga nella Valle dei Templi di Agrigento; Tahar Ben Jelloun, nelle cui tele brillano colori e intensità vitale mediterranei, memorie certe di viaggi in Sicilia; Piero Pizzi Cannella e Maurizio Savini, che trasformano un luogo di dolore e sofferenza in un sogno pittorico; Ettore de Conciliis con Alex Caminiti che, con il loro lavoro, trasfigurano l’entrata all’ex carcere nell’accesso a un luogo ‘altro’, dedicato al mare e, infine, il site specific di Ernesto Lamagna.