Archivio tag | Herculaneum Conservation Project

Ercolano. Ritrovati sull’antica spiaggia i resti di un fuggiasco, sotto un muro pietrificato alto 26 metri: morto travolto da una tempesta di fuoco e cenere ardente. “Eccezionale scoperta. Porterà nuova luce sugli ultimi momenti di vita della cittadina sepolta dall’eruzione del Vesuvio”

I resti dello scheletro di un fuggiasco scoperto nello scavo dell’antica spiaggia di Ercolano (foto sirano / paerco)

Come gran parte degli ercolanesi aveva raggiunto la spiaggia, confidando che la salvezza arrivasse dal mare: dalla flotta romana di Plinio il Vecchio salpata in loro aiuto dalla base di Capo Miseno. Il Vesuvio rumoreggiava ma, rispetto alla vicina Pompei, Ercolano non aveva subito danni particolari. Così in centinaia si erano rifugiati nei piccoli magazzini dei pescatori che davano direttamente sulla spiaggia. Lì si sentivano più al sicuro: si facevano coraggio l’un l’altro, si erano portati con sé delle lanterne, qualche brocca con acqua e aceto per riuscire a respirare nonostante la caligine che impregnava l’aria. Poi succede qualcosa. L’uomo si volta a guardare la città e, lontano, il vulcano minaccioso. La tragedia piomba improvvisa e si consuma nel giro di pochi istanti. Non c’è il tempo per capire, né per mettersi in salvo. Nel buio pesto di una notte che durava dal mattino, la morte nell’antica Ercolano arriva infatti all’improvviso, con una tempesta di fuoco e cenere ardente: un vento fatto di fuoco e di gas, di travi e di marmi che volano, semina la morte istantanea di uomini e animali, le carni evaporate in un soffio. Il nostro uomo, prima di essere travolto da quella furia bollente di gas mefitici e detriti, viene colpito alla testa da una trave, scaraventato in aria. Cade di spalle, circondato da pesanti legni carbonizzati, anche la trave di un tetto che potrebbe averlo schiacciato. La testa è rivolta alla città: ha visto la morte in faccia. “Il flusso piroclastico si abbatté su Ercolano inaspettato e velocissimo”, spiega Francesco Sirano, direttore del parco archeologico di Ercolano, “un inferno che correva a 100 chilometri all’ora e una temperatura che nelle zone più alte della città arrivò anche a 700 gradi, ridotti a 3-400 sulla spiaggia”. 

ercolano_antica-spiaggia_scoperta-ultimo-fuggiasco_scavo-sotto-parete-lavica_foto-sirano_paerco

La posizione dello scheletro del fuggiasco ritrovato sotto la parete lavica sull’antica spiaggia a Ercolano (foto sirano / paerco)

Sono passati duemila anni. Il mare si è ritirato di mezzo chilometro e la spiaggia è sepolta da un muro pietrificato di 26 metri di altezza. È lì che il fuggiasco è stato ritrovato nei giorni scorsi: sono i resti dello scheletro parzialmente mutilato di uomo che potrebbe avere tra i 40 e i 45 anni. Le ossa appaiono di un rosso acceso, effetto di una reazione dei globuli rossi, ricchi di ossigeno, nel particolarissimo processo di combustione provocato a Ercolano dalla corrente di magma, cenere e gas arrivata dal Vesuvio. “Una scoperta sensazionale”, l’ha definita il ministro Dario Franceschini. “Un ritrovamento da cui ci aspettiamo moltissimo”, sottolinea Sirano. “Un ritrovamento che porterà ancora grandi novità e scoperte”, conferma Massimo Osanna, direttore generale dei musei di Stato, per anni direttore a Pompei. A 25 anni dagli ultimi scavi, arriva dunque da Ercolano, documentata in esclusiva dall’ANSA, una scoperta che potrà portare nuova luce sugli ultimi momenti di vita della cittadina seppellita come la vicina Pompei dall’eruzione del 79 d.C.

Una fase dello scavo della parete lavica sopra l’antica spiaggia di Ercolano (foto sirano / paerco)
francesco-sirano_ercolano_foto-paerco

Francesco Sirano, direttore del parco archeologico di Ercolano, vicino ai fornici dell’antica spiaggia di Ercolano dove sono stati trovati i resti dei fuggiaschi (foto Paerco)

Il cantiere di scavo è quello dell’antica spiaggia di Ercolano, dove nell’ultima sistematica campagna di scavi, condotta negli anni ’80 e ’90 del Novecento, vennero riportati alla luce, ammassati nei piccoli magazzini affacciati sull’antico arenile, i resti di più di 300 fuggiaschi che avevano cercato riparo nell’attesa di essere portati in salvo dalla flotta di Plinio il Vecchio. Poco più di due anni fa la direzione del parco archeologico di Ercolano ha deciso di riprendere la ricerca archeologica proprio nell’antica spiaggia, il lido della Ercolano romana, per consentirne la valorizzazione e il ricongiungimento alla visita della Villa dei Papiri, allestendo un percorso che consentirà ai visitatori di raggiungere la monumentale Villa dei Papiri ripercorrendo quella che nella città antica era la passeggiata sul lungomare e che ancora oggi rimane l’unico fronte a mare completamente conservato di una città romana. I lavori sono stati affidati a una équipe multidisciplinare formata da tecnici del parco archeologico di Ercolano, del ministero dei Beni culturali e dell’Herculaneum Conservation Project, che si sono avvalsi delle più aggiornate tecniche di indagine e documentazione che la scienza mette a disposizione (vedi Ercolano. Dopo 40 anni il parco archeologico riprende lo scavo dell’antica spiaggia: l’obiettivo è aprire ai visitatori la passeggiata sul litorale di Herculaneum dai fornici dei pescatori alla villa dei Papiri. I lavori dureranno due anni e mezzo | archeologiavocidalpassato).

I resti dello scheletro del fuggiasco scoperti nello scavo dell’antica spiaggia di Ercolano (foto sirano / paerco)
ercolano_antica-spiaggia_scoperta-ultimo-fuggiasco_scavo-sotto-parete-lavica_1_foto-sirano_paerco

Travi e legni carbonizzati circondano i resti dello scheletro del fuggiasco all’antica spiaggia di Ercolano (foto sirano / paerco)

Chi era il fuggiasco dell’ultimo eccezionale ritrovamento? Per ora solo ipotesi: forse un soccorritore, o un compagno dell’ufficiale di Plinio ritrovato negli anni ’80 lì vicino, sempre sulla spiaggia. Un militare quindi che stava allestendo i soccorsi, o un cittadino che aveva lasciato i magazzini sperando di imbarcarsi su una delle lance di salvataggio. Per saperne di più dovremo attendere prima il completamento dello scavo (“La parete sarà sfogliata come un shangai”, spiega Sirano). E quando non ci saranno più “corpi estranei” attorno ai resti dello scheletro, sarò rimossa tutta la roccia che lo contiene e portato in laboratorio per il suo studio.

Ercolano. Al parco archeologico Italia e Germania al lavoro per approcci innovativi ai siti UNESCO di epoca romana: “Mettere insieme il know-how in questo momento è vitale”

La delegazione tedesca dello Stato federato della Germania Renania-Palatinato in visita al parco archeologico di Ercolano (foto paerco)

Orientamento strategico, fattori di successo, rischi e sfide nella conservazione dei siti del patrimonio romano tutti questi sono gli argomenti di discussione dell’incontro informale del 18 ottobre 2021, tra il  parco archeologico di Ercolano, la Fondazione Packard e una delegazione tedesca dello stato federato della Germania Renania-Palatinato, guidata dal ministro degli Interni del Land Roger Lewentz, responsabile della direzione generale dei Beni culturali e dei siti comunali romani. È dal 2017 che lo stato tedesco della Renania-Palatinato sta intensamente lavorando su una strategia di sviluppo per la conservazione e la valorizzazione del patrimonio di età romana. Con il recente riconoscimento UNESCO del Limes germanico inferiore dalla Renania-Palatinato al Mare del Nord, l’argomento ha acquisito maggiore importanza. Lo scopo della visita e degli incontri con i colleghi di Ercolano è confrontarsi sulle esperienze e costruire insieme una rete più ampia tra i sito di epoca romana mirata a condividere suggerimenti e buone pratiche. La delegazione del ministero tedesco ha visitato il parco archeologico di Ercolano, il museo Archeologico virtuale di Ercolano, la Villa di Oplontis e anche Pompei.

Francesco Sirano, direttore del parco archeologico di Ercolano, e Jane Thompson, senior manager dell’Herculaneum Conservation Project (foto paerco)

“A pochi giorni dalla conclusione del Seminario UNESCO sui Visitor Center, il parco incontra i colleghi tedeschi insieme ai rappresentati della Fondazione Packard che ci affiancano nella gestione del sito, caso unico in Europa (e forse anche nel mondo) di una innovativa collaborazione pubblico-privato che ha giustamente fatto scuola a livello internazionale”, spiega il direttore Francesco Sirano. “Mettiamo a confronto le nostre esperienze sui temi di come mettere in campo positive interazioni tra patrimonio romano, turismo, opportunità di lavoro, sviluppo locale e regionale. Si tratta di un’altra visita importante che conferma Ercolano come grande laboratorio a cielo aperto per elaborare buone pratiche”.

Roger Lewentz, ministro degli Interni del Land Renania-Palatinato, e Francesco Sirano, direttore del parco archeologico di Ercolano (foto paerco)

“Ringrazio sinceramente il direttore Sirano e la senior manager Thompson per aver dedicato tempo alla visita della delegazione renano-palatinese e ai loro interventi estremamente interessanti”, dichiara Roger Lewentz. “Il partenariato pubblico-privato di Ercolano è una best-practice europea per il coinvolgimento degli stakeholder, in particolare dei partner locali. Portiamo a casa molti spunti e desideriamo instaurare una collaborazione tra Ercolano e i siti del patrimonio romano in Renania-Palatinato”. E Jane Thompson, senior manager dell’Herculaneum Conservation Project, conclude: “L’opportunità per una maggiore cooperazione tra i siti designati dall’UNESCO di epoca romana ha un enorme potenziale. Mettere in comune il know-how in questo momento è vitale, per i gestori del patrimonio che si occupano per la prima volta dei requisiti UNESCO ma anche, e forse soprattutto, per coloro che lavorano in Paesi che affrontano sfide particolari in termini di stabilità delle istituzioni e della società civile. Tale rete cattura lo spirito dietro le designazioni dell’UNESCO”.

Ercolano. Al parco archeologico il terzo Regional Workshop for Europe “Role of Visitor Centres in UNESCO Designated Sites. Working with Communities” con focus sulle maggiori potenzialità dei Centri visitatori quando sviluppate con la comunità e per la comunità

“Role of Visitor Centres in UNESCO Designated Sites. Working with Communities” è il titolo del terzo Regional Workshop for Europe in programma al parco archeologico di Ercolano dal 29 settembre al 2 ottobre 2021. La città romana di Ercolano è infatti iscritta dal 1997 nella Lista del Patrimonio Mondiale come parte di un bene seriale insieme a Pompei e le ville romane di Torre Annunziata. Il focus dell’iniziativa Unesco è sul ruolo dei Visitor centres e sul loro potenziale contributo nel miglioramento degli obiettivi di gestione delle proprietà del Patrimonio Mondiale. Il workshop è organizzato dall’Unesco attraverso l’Ufficio regionale dell’Unesco per la scienza e Cultura in Europa insieme al parco archeologico di Ercolano, in collaborazione con il parco archeologico di Pompei, parco nazionale del Vesuvio, il Packard Humanities Institute nel contesto dell’Herculaneum Conservation Project, il museo Archeologico Virtuale di Ercolano – MAV, la Fondazione Ente Ville Vesuviane, la Reggia di Portici e la cooperativa Sociale Giancarlo Siani.

Il direttore Francesco Sirano illustra agli ospiti il sito archeologico (foto paerco)

logo_unescoPrenderanno parte al Workshop 23 professionisti da 16 diversi Paesi, in rappresentanza di centri visitatori/informazioni di siti designati dall’Unesco in Europa. I partecipanti sono stati selezionati attraverso un bando da rappresentanti degli organizzatori, partner locali, parti interessate e altri esperti selezionati appositamente. Tra i paesi rappresentanti la Turchia, la Bosnia Herzegovina, la Spagna, il Regno Unito, la Norvegia, solo per citarne alcuni. In particolare, la tappa ercolanese pone l’accento sulle maggiori potenzialità dei Centri visitatori quando sviluppate con la comunità e per la comunità. Un approccio maggiormente inclusivo, partecipativo e integrato nella gestione del sito. Saranno inoltre approfonditi il ruolo e il contributo dei Centri Visitatori rispetto alle tematiche relative alla conservazione e all’uso continuativo dei luoghi dei paesaggi culturali e delle aree protette. Lo scopo è rinnovare l’esperienza dei visitatori di tutti i tipi e favorire diversificazione nelle forme di avvicinamento e di accesso al patrimonio, di applicare approcci che portino a opportunità socio-economiche eque a livello locale, in linea con principi di sviluppo sostenibile. 

Al Parco Maiuri di Ercolano molto frequentati i Mercati della Terra (foto paerco)
ercolano_Premio-Cultural-Classic-2021_direttore-francesco-Sirano_foto-paerco

Francesco Sirano, direttore del parco archeologico di Ercolano (foto paerco)

Il parco archeologico e l’intera città moderna di Ercolano costituiranno il caso di studio che utilizzerà due livelli di interazione sia on-line che on-site. “Il parco archeologico di Ercolano è uno dei pochi grandi siti archeologici collocati dentro la città moderna della quale ha condiviso le oscillazioni e le spinte involutive che condussero, tra la fine del ‘900 e i primi anni di questo secolo, ad un generalizzato degrado della comunità. Negli ultimi anni il panorama socio economico e culturale ha evidenziato vivacità e protagonismo civico, esiste oggi un nuovo terreno fertile nel quale far crescere rigogliosamente senso identitario, valori culturali condivisi e sviluppo sostenibile”, dichiara il direttore Francesco Sirano. “Il Workshop con la partecipazione di colleghi provenienti da tutta Europa sarà un’immersione totale per interrogarci sul come e sul dove i Visitors centers possono diventare luoghi di comunità”. Sono previsti scambi facilitati di conoscenze, lavori di gruppo e presentazioni, abbinati a visite in loco e incontri con attori locali.

Il progetto “Herculaneum 3D SCAN” è curato dal parco archeologico di Ercolano in collaborazione con l’Herculaneum Conservation Project sostenuto dal Packard Humanities Institute (PHI) (foto Paerco)
Jane_Thompson_HCP

Jane Thompson, manager dell’HCP per le fondazioni Packard

“Ercolano, le due città, quella antica e quella moderna, accolgono questa iniziativa Working with Communities in un momento molto importante per il territorio”, dichiara Jane Thompson, senior manager dell’Herculaneum Conservation Project. “Non solo nel 2021 celebriamo il sostegno ventennale da parte del Packard Humanities Institute al patrimonio archeologico ercolanese – che tra l’altro continua a rafforzarsi- ma, negli ultimi anni, stiamo assistendo all’incoraggiante sviluppo, come mai prima, dei rapporti tra le istituzioni e i numerosi attori che rappresentano la società civile sul territorio.  Questo Workshop quindi arriva in un momento particolarmente fertile: sarà una spinta per rendere le reti e la sinergia tra gli attori a Ercolano protagoniste nel delineare nuovi approcci al ruolo del patrimonio nella società in questo mondo stravolto dalla pandemia”.

“Lapilli sotto la cenere”. Con la 23.ma clip del parco archeologico di Ercolano viene presentata la Nuvola in punti 3D delle Terme Suburbane di Ercolano

Con la 23.ma clip della serie “Lapilli sotto la cenere”, in occasione della Giornata internazionale dei Musei 2021 “Il futuro dei Musei: rigenerarsi e reinventarsi” il parco archeologico di Ercolano ha deciso di celebrare l’evento presentando la nuova Nuvola di punti 3D del progetto “Herculaneum 3D scan”, che consente di esplorare nei minimi dettagli le Terme Suburbane di Ercolano. “E presto”, annunciano gli archeologi del parco, “saremo in grado di raccontare del grande progetto di restauro in collaborazione con l’Herculaneum Conservation Project”.

Invitalia e il parco archeologico di Ercolano insieme per fare impresa. Incontro-evento su “La cultura diventa impresa. La tua. Gli incentivi di Invitalia per avviare un’impresa culturale nel territorio vesuviano”

La magia del sito archeologico di Ercolano dominato dal Vesuvio (foto Paerco)

Invitalia e il parco archeologico di Ercolano insieme per fare impresa. In che modo il parco archeologico di Ercolano, appartenente a un sito Unesco con Pompei e Oplontis, può concretamente contribuire al miglioramento della qualità della vita e allo sviluppo sostenibile del territorio in quanto catalizzatore ed espressione di un’eredità culturale straordinaria i cui valori non si limitano a quelli archeologici?  Come è possibile innovare e diversificare l’offerta culturale e turistica già esistente integrata in una visione strategica di medio periodo anche grazie alla nascita di nuove imprese? E che ruolo può giocare Invitalia, l’Agenzia nazionale per lo sviluppo, con i suoi incentivi a sostegno della creazione di imprese culturali, innovative, sociali da parte di giovani, donne e aspiranti imprenditori? A questi interrogativi vuole rispondere l’evento “La cultura diventa impresa. La tua. Gli incentivi di Invitalia per avviare un’impresa culturale nel territorio vesuviano”, il terzo della serie, dopo gli appuntamenti seguitissimi di Taranto e Caserta. Organizzato da Invitalia, in partenariato con il parco archeologico di Ercolano, l’evento si svolgerà il 22 aprile 2021 alle 16, concentrandosi in particolare su tre testimonianze/casi studio: le storie di chi, grazie agli incentivi Cultura Crea, Resto al Sud e Smart&Start Italia, è già riuscito a mettersi in proprio, creando startup, imprese sociali e culturali che puntano ad arricchire la filiera culturale e creativa del territorio. Parteciperanno, tra gli altri, Francesco Sirano, direttore del parco archeologico; Ernesto Somma, responsabile Incentivi e Innovazione, Invitalia; e Jane Thompson, manager Herculaneum Conservation Project​. I responsabili di Invitalia racconteranno queste e le altre misure agevolative che l’Agenzia nazionale gestisce nell’ambito della creazione e dello sviluppo d’impresa, come Nuove Imprese a Tasso Zero e Italia Economia Sociale. Il parco archeologico, oltre a porre l’accento su una visione strategica di medio periodo integrata nelle pianificazioni esistenti e condivisa con gli attori istituzionali e della società civile, ribadirà l’importanza della formazione al fine di stimolare sperimentazioni innovative per l’orientamento e il successivo inserimento dei giovani nel mondo del lavoro. Attraverso un approccio democratico e aperto, due imprenditrici del territorio presenteranno le proprie attività che, in collaborazione con l’Istituto, hanno contribuito a valorizzare il patrimonio storico-archeologico del sito UNESCO, dimostrando come artigianato e creatività possano trarre ispirazioni e nuove possibilità dall’inestimabile patrimonio culturale del territorio.  

“Le Antichità di Ercolano esposte”: la prestigiosa opera settecentesca è rientrata al Parco archeologico di Ercolano dopo il restauro curato dalla Biblioteca nazionale di Napoli. Documenta con disegni e incisioni ritrovamenti da Pompei, Stabia e Ercolano, molti perduti

“Le Antichità di Ercolano esposte” nel laboratorio di restauro della Biblioteca nazionale di Napoli (foto paerco)

“Le Antichità di Ercolano esposte”: la prestigiosa opera settecentesca nel ritrovato splendore è rientrata venerdì 16 aprile 2021 al parco archeologico di Ercolano dopo il restauro a cura della Biblioteca nazionale di Napoli. Si potranno nuovamente ammirare in tutti i dettagli gli straordinari disegni e le incisioni, che costituiscono l’ambiziosa opera editoriale voluta da Carlo di Borbone. L’opera di gran pregio non fu mai messa in commercio, ma offerta in omaggio dalla corte napoletana agli esponenti più in vista dell’aristocrazia europea per stupirli con l’imponenza della collezione messa insieme dal Re di Napoli, e diffondere e promuovere l’impresa di scavo borbonica, che aveva portato alla luce le città sepolte dall’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. “Per recuperare la propria collezione dei volumi de Le Antichità di Ercolano esposte e garantire la pubblica fruizione, il parco ha attivato la propria rete istituzionale di riferimento”, dichiara Francesco Sirano, di recente riconfermato alla direzione del Parco. “La collaborazione con la Biblioteca Nazionale si è giovata dell’altissimo livello professionale che da sempre ne caratterizza l’opera. I rapporti, già stretti per la presenza dell’officina dei papiri Ercolanesi proprio nella Biblioteca, si sono ulteriormente rafforzati”. “Il lavoro di restauro su Le Antichità di Ercolano Esposte”, afferma il direttore della Biblioteca Nazionale di Napoli, Salvatore Buonomo, “conferma il filo doppio di stretta collaborazione con il Parco Archeologico di Ercolano, dove si trova la superba Villa dei Pisoni che ospitava l’antica collezione di papiri di  Filodemo di Gadara, oggi nella nostra biblioteca. La sinergia in questo caso ha costituito un’occasione per avvalersi al massimo delle risorse e delle potenzialità di cui disponiamo nell’ambito dei beni culturali, consentendoci l’allargamento del concetto stesso di patrimonio culturale componendo l’interesse di bene bibliografico con quello archeologico”.

Il tomo I de “Le Antichità di Ercolano esposte” dopo il restauro alla Biblioteca nazionale di Napoli (foto paerco)
ercolano_antichità-esposte_Tomo I prima del restauro_foto-paerco

Il tomo I de “Le Antichità di Ercolano esposte” prima del restauro alla Biblioteca nazionale di Napoli (foto paerco)

Il restauro ha riguardato i primi 8 volumi della preziosa collana, pubblicata tra il 1757 e il 1792 dalla Stamperia Reale Borbonica a cura della Reale Accademia Ercolanese (di cui fecero parte Ferdinando Galiani, e Francesco Valletta), fondata da Carlo di Borbone per illustrare e studiare quanto veniva alla luce dagli scavi e collocato nell’ ‘Herculanense Museum’, allestito presso la Reggia di Portici per celebrare la grandiosa impresa di scavo. “Il lavoro di restauro”, aggiunge Salvatore Buonomo, “ci tengo a sottolinearlo è stato portato a termine grazie alla disponibilità dei nostri ultimi restauratori, che pur se collocati in pensione, hanno continuato il lavoro in forma volontaria per completare questo delicato restauro e le altre esecuzioni in corso. Allo stato il nostro importante e specializzato laboratorio non può continuare l’attività per mancanza di personale”. “Questo progetto”, conclude Francesco Sirano, “giunge a compimento proprio nel momento in cui tra poche settimane il Parco, con il supporto dell’Herculaneum Conservation Project, sta per lanciare una prima versione del portale Open Data: una forma di condivisione delle conoscenze che utilizza il metodo democratico e partecipativo per raggiungere gli stessi effetti che ottennero in Europa i volumi de Le Antichità di Ercolano esposte  rappresentando una inesauribile fonte di  ispirazione per le arti e l’artigianato”.

Il tomo IV de “Le Antichità di Ercolano esposte” dopo il restauro alla Biblioteca nazionale di Napoli (foto paerco)
ercolano_antichità-esposte_BNN Tomo IV prima del restauro_foto-paerco

Il tomo IV de “Le Antichità di Ercolano esposte” prima del restauro alla Biblioteca nazionale di Napoli (foto paerco)

Il lavoro di restauro sui primi 6 volumi svolto nel Laboratorio “Alberto Guarino” della BNN, che ha visto impegnati Valeria Stanziano e Luigi Vallefuoco e per il Parco di Ercolano Elisabetta Canna,  è  stato complesso: è stato necessario intervenire sulle pregevoli carte interne ma anche  restaurare tutti i dorsi in pelle con le iscrizioni in oro e i nervi a vista,  in più  parti sono state restaurate le coperte  con incartonatura  e carte marmorizzate dipinte a mano simili agli originali. La restante parte del restauro è stato affidato alla ditta Argentino Chiara che si è attenuta nell’acquisto dei materiali e nell’esecuzione al progetto redatto dal laboratorio della Biblioteca di Napoli. Le Antichità di Ercolano esposte hanno avuto il merito di offrire agli artisti ed ai decoratori dell’epoca un assortimento di motivi ellenistici fedeli agli originali, influenzando le arti decorative in Europa e favorendo l’affermarsi del gusto neoclassico. L’opera riveste, perciò, un particolare interesse artistico e documenta con disegni e incisioni di raffinata fattura il prezioso patrimonio di pitture e oggetti, molti anche andati perduti, provenienti dagli scavi di Pompei, Stabia e dai due siti di Ercolano: Resina e Portici.

“Il Mito con il Futuro Intorno”: è la nuova identità visuale del Parco archeologico di Ercolano con il “nodo di Ercole” che annoda passato/futuro, città archeologica/città abitata, mito/storia, ricerca/valorizzazione. Il direttore Sirano ha presentato la programmazione 2021-’22 in un bilanciamento e integrazione tra reale e virtuale

ercolano_programma-pluriennale_copertina_foto-paerco

La copertina della brochure sulla programmazione pluriennale “Il Mito con il Futuro Intorno” del parco archeologico di Ercolano

“Ercole ti aspetta: il Mito con il Futuro Intorno, 11 marzo 2021”. Un annuncio un po’ criptico lanciato dai social del parco archeologico di Ercolano. L’11 marzo è arrivato. E un video promo ci ha spiegato tutto. Prima le parole del Capo dello Stato: “La Cultura è una chiave, che ci consente di comprendere il passato, interpretare il presente e progettare il futuro, per sentire la storia come nostra e renderci protagonisti dei suoi cambiamenti”. Quindi una serie di immagini/concetti accoppiati (meglio, annodati) a due a due: Vesuvio/mare, passato/futuro, città archeologica/città abitata, mito/storia, sommerso/emerso, Ercole/la sua città, identità ereditata/nuove generazioni, ricerca/valorizzazione. È in questo momento che sul video promo del parco archeologico di Ercolano una serie di linee cominciano a intrecciarsi fino a creare un nodo, il “nodo erculeo”, scelto come nuovo logo del parco archeologico di Ercolano, o – come ora si usa definire – la nuova identità visuale. Lo troveremo in tutti gli atti ufficiali, sulle card, al bookshop, nel merchandising. Con nuove immagini/concetti: scoprire, collegare, unire. Il tutto accompagnato da un motto, “Il Mito con il Futuro Intorno”,  che racchiude la filosofia e la strategia della nuova programmazione del parco archeologico di Ercolano sempre più “connesso” con il territorio. Il nuovo logo e il programma pluriennale sono stati presentati giovedì 11 marzo 2021 on line dal direttore del parco archeologico di Ercolano Francesco Sirano, con Nadia Barrella membro del comitato scientifico del Paerco e docente all’università della Campania “Luigi Vanvitelli”, e Jane Thompson manager di Herculaneum Conservation Project. “Siamo a un anno dal primo lockdown, la situazione sanitaria è ancora grave, la Campania in questo momento è zona rossa, il parco – come i musei – è chiuso al pubblico”, esordisce Sirano, “eppure oggi siamo qui a presentare un’iniziativa singolare perché è proprio in questi momenti che dobbiamo costruire il futuro. Mantenendo quell’atteggiamento, quell’approccio positivo che abbiamo assunto fin dallo scoppio della pandemia”. Il parco archeologico di Ercolano lancia dunque un messaggio di resilienza e trasforma il delicato momento dell’emergenza sanitaria in occasione di progettualità e di lavoro condiviso verso il rilancio. Parte una nuova fase della vita del Parco, completamente basata sulla connessione e sulla partecipazione; i punti chiave sono: 1. la nuova programmazione pluriennale e le strategie di conservazione, tutela, valorizzazione; 2. la nuova offerta al pubblico, giocata in un bilanciamento ed integrazione tra reale e virtuale e completamente orientata a potenziare la partecipazione, il coinvolgimento, l’interazione; 3. una nuova identità visiva, per sottolineare anche simbolicamente il processo di conoscenza condotto.

ercolano_nodo-di-ercole_logo-paerco

Il nodo di Ercole, nuovo logo del parco archeologico di Ercolano

“Il Parco lavora lungo due binari: tutela e valorizzazione”, dichiara il direttore Francesco Sirano. “In merito alla valorizzazione, abbiamo interpretato questo momento di difficoltà a causa del COVID quale occasione per costruire su basi rinnovate la ripresa e negli scorsi mesi abbiamo lanciato un processo condiviso sulle radici identitarie del parco archeologico di Ercolano in parallelo ai programmi volti alla conservazione del patrimonio, alla conoscenza, ad azioni di integrazione con il territorio attraverso connessioni e reti. Questo lavoro, che si è molto giovato di quanto da anni impostato dai colleghi HCP, ci ha aiutato a costruire su solide basi la definizione di un nuovo programma pluriennale e di una nuova identità visiva ispirata ad Ercole. Il percorso proseguirà nei prossimi mesi con tante importanti novità nel segno dell’apertura e della partecipazione”. Il parco archeologico di Ercolano, autonomo dal 2016, ha il compito di diffondere i valori culturali che lo rendono unico e la mission UNESCO. L’istituto interpreta questa sfida con la ricerca, l’analisi e la condivisione dei valori identitari. Questo processo si è basato sulla costruzione di una comunità e sulle connessioni con il territorio. “Il nuovo approccio aveva bisogno anche di una rappresentazione visiva che rendesse immediatamente riconoscibili e trasmissibili i valori culturali e possibilmente li potenziasse”, spiega Sirano. “La scelta simbolica si è orientata verso Ercole, eroe che dà il nome alla città, con particolare riferimento ad uno dei suoi attributi, il nodo con il quale si allacciava al collo la pelle del leone di Nemea, che acquisisce un senso speciale: il nodo per collegare la città antica e quella moderna, il Parco e il territorio, il passato e il futuro, il mare e il Vesuvio, la ricerca e la valorizzazione. I valori di forza e resilienza vogliono dunque interpretare il momento delicato che viviamo, offrendo un messaggio positivo di spinta verso una graduale ripartenza secondo prospettive rinnovate: tutti insieme, con il territorio, con i visitatori, i ricercatori, le istituzioni, che nei valori del Parco si riconoscono e si identificano”.

La locandina con le due mostre programmate per il 2021-’22 dal parco archeologico di Ercolano (foto Paerco)
ercolano_sirano2_foto-paerco

Francesco Sirano direttore del parco archeologico di Ercolano (foto Paerco)

Programma pluriennale: le mostre. Due le grandi mostre che sono in programma, annuncia Sirano: “L’ebanistica e l’arte dell’arredo ligneo” e “La civiltà del cibo e i piaceri della tavola nell’antica Ercolano”, due percorsi, tra il virtuale  e il reale, sull’artigianato del legno e sui piaceri del cibo, per rivivere la storia, la società, la cultura, la fantasia, i gusti, i profumi e le voci di questa antica comunità attraverso straordinarie scoperte archeologiche. “Ci siamo dovuti confrontare con nuove necessità”, riprende Sirano, “di qui la flessibilità con nuove metodologie, e l’interscambio tra visite in presenza e virtuali, un’integrazione già avviata per arricchire l’offerta culturale e che con la pandemia ha conosciuto una significativa accelerazione. Il risultato è un progressivo incremento della partecipazione della comunità che frequenta gli spazi museali e virtuali”. Entrambe le mostre interpretano il lavoro di ricerca e di conservazione, ma cercano anche di essere dei nessi tra il mondo antico e il contemporaneo: ecco ancora una volta il concetto di “connessione”. Ed entrambe danno l’occasione di mostrare al pubblico alcuni tesori, spesso unici ed eccezionali (pensiamo solo ai legni, ma sarebbe più corretto di parlare di mobilio giuntoci in straordinarie condizioni direttamente dalla città romana). E per quanto riguarda i piaceri della tavola, Ercolano conserva una serie di reperti che per quantità e qualità sono in grado di illustrare non solo la dieta degli antichi ma anche come preparavano e cucinavano i cibi. “Ma la mostra sull’ebanistica ha anche un’altra particolarità”, continua Sirano, “la sede: verrà infatti allestita alla Reggia di Portici, grazie a un accordo con la città metropolitana e con l’università “Federico II” di Napoli. Ciò significa che i legni saranno esposti proprio dove furono portati i reperti provenienti dagli scavi dei Borboni a Ercolano e Pompei, formando una delle raccolte più famose al mondo e dando vita all’Herculanense Museum, inaugurato nel 1758 e meta privilegiata del Grand Tour. La Reggia di Portici si trova ad alcune centinaia di metri dagli scavi: si può raggiungere con una passeggiata che contribuirà a “coinvolgere” anche la città moderna. Ma gli enti coinvolti stanno collaborando per realizzare delle navette di collegamento. Di sicuro è previsto un biglietto cumulativo per l’area archeologica e la Reggia.

La mostra “SplendOri”, il Padiglione della Barca e il Teatro antico sono i tre approfondimenti proposti dal parco archeologico di Ercolano (foto Paerco)

Programma pluriennale: gli approfondimenti. Nella visita del sito archeologico sono previsti dei momenti approfondimento con tre spazi tematici che, appunto, approfondiscono con continuità il dialogo tra passato e presente: il lusso, con la mostra (ormai divenuta permanente) “SplendOri. Il lusso negli ornamenti a Ercolano” nell’Antiquarium; il mare, attraverso il Padiglione della Barca; e la scoperta, con il percorso sotterraneo del Teatro antico di Ercolano.

ercolano_programma-pluriennale_estate-venerdì-di-ercolano_foto-paercoercolano_programma-pluriennale_primavera-autunno-aperitivi_foto-paercoercolano_programma-pluriennale_primavera-close-up_foto-paercoProgramma pluriennale: le iniziative. Il programma stagionale prevede per la Primavera “Close Up. Visite ai cantieri di restauro del parco”, Estate “I Venerdì di Ercolano. Serate estive con percorsi sensoriali”, Primavera e Autunno “AAA Aperitivi tra Archeologia e Arte contemporanea”. Le partecipazioni partecipate sul restauro e la conservazione, le esperienze multisensoriali delle visite serali, gli aperitivi tra archeologia e arte contemporanea sono solo alcune delle iniziative intese a far vivere ai visitatori, dal vivo e on line, tante emozioni e una visita sempre diversa e appassionante. Iniziative scientifiche: il Parco è anche un laboratorio permanente di ricerca e divulgazione scientifica, con molteplici occasioni di contaminazione interdisciplinare e approfondimento culturale tra conferenze, seminari e laboratori. Eventi speciali: manifestazioni in presenza e in remoto, culturali nazionali e internazionali, eventi del ministero della Cultura (“Aderiamo alle iniziative del calendario ministeriale”) e iniziative social (“Il Parco si apre anche al pubblico on line”) al Parco diventano speciali perché coinvolgono visitatori e community alla scoperta dell’identità, dei valori e della cultura del territorio.  

“Lapilli sotto la cenere”. Con la 17.ma clip del parco archeologico di Ercolano il direttore Francesco Sirano ci fa scoprire altri ambienti della Casa del rilievo di Telefo. Seconda parte: il loggiato e il sontuoso ambiente affacciato sul mare, e anche moderni graffiti (oggi vietatissimi)

La Casa del rilievo di Telefo, in realtà la casa di Marco Nonio Balbo, a Ercolano (foto Paerco)

Con la 17.ma clip della serie “Lapilli sotto la cenere” dedicata all’esplorazione di realtà che per necessità conservative, di restauro o contingenze non sono accessibili al pubblico, il direttore del parco archeologico di Ercolano, Francesco Sirano, ci accompagna alla scoperta della meravigliosa struttura conosciuta come Casa del rilievo di Telefo, in realtà la Casa di Marco Nonio Balbo. In questa seconda parte esploriamo il loggiato e il sontuoso ambiente affacciato sul fare, fino a scoprire i graffiti e le firme lasciati sugli intonaci da moderni visitatori per un trentennio del secolo scorso.

Attraverso un percorso, che presentava anche delle scalette, sul limite del bastione su cui sorgeva la Casa del Rilievo di Telefo affacciata direttamente sul mare, si accede ad alcuni ambienti particolarmente interessanti. “Una volta entrati nel corridoio pavimentato a mosaico”, spiega Sirano, “ci accorgiamo che l’affaccio verso il mare della Casa del Rilievo di Telefo in un primo tempo era formato da un vero e proprio loggiato, con colonne completamente libere. Questo loggiato a un certo punto viene chiuso con dei muri e vengono create delle finestre per regolare al luce naturale che viene tenuta un pochino più bassa. Questo probabilmente avviene nel momento in cui questa parte viene staccata dalla Casa del Rilievo di Telefo e collegata alle terme suburbane. Era spettacolare: una sala che si affacciava direttamente sul loggiato e verso il mare su ben due lati. C’è ancora una finestra aperta e un’altra che fu murata quando furono create le terme suburbane. La sala era completamente rivestita di marmo: il pavimento in opus sectile con marmi colorati provenienti da tutte le parti dell’Impero presentava dei complessi disegni sempre a base geometrica, e c’era una zoccolatura in marmi policromi, sui quali poi abbiamo una serie di elementi dipinti, che non sono altro che fregi di cornici normalmente utilizzati nella parte alta delle decorazioni parietali, sovrapposti ognuno sugli altri, una sorta di antologia di questi elementi cosiddetti secondari della pittura di Ercolano”.

La sala più importante della Casa del rilievo di Telefo a Ercolano affacciata sul mare (foto Paerco)

La sala più importante della Casa del Rilievo di Telefo si affacciava direttamente sul mare. “Ci si arrivava attraverso un corridoio pavimentato a mosaico”, continua Sirano, “su cui si aprivano due ambienti secondari a servizio di quello che qui avveniva. Dei grandi finestroni facevano godere della brezza e della vista sul golfo di Napoli. La sala è caratterizzata dalla presenza del marmo. È completamente rivestita di marmo alle pareti ma anche sui pavimenti. Il pavimento è costituito da lastre di marmo in forma geometrica. Si tratta di scomposizioni del tema del quadrato più volte ripetute e alternate, in marmi policromi che provengono da tutte le zone dell’Impero. Nella zona più verso il mare abbiamo anche due elementi circolari che si ritengono il luogo dove veniva appoggiata la mensa durante i banchetti ufficiali di questa casa. Le pareti presentano una decorazione ispirata al IV stile con delle grandi specchiature architettoniche scandite da semicolonne cosiddette tortili, perché sembra quasi che il marmo sia attorcigliato, la colonna sia attorcigliata su se stessa, sempre di marmi colorati provenienti dall’Africa, dalla Grecia, dall’Asia Minore, e al di sopra del quale poi correvano altre decorazioni sempre in marmo. E anche il soffitto di questa casa era particolarmente sontuoso, tutto di legno colorato ancora una volta con un cassettonato che riproduceva dei temi legati a scomposizioni dei quadrati. Questo soffitto fu ritrovato durante gli scavi che il parco archeologico ha condotto con la fondazione Packard nell’ambito dell’Herculaneum Conservation Project”.

La firma di un visitatore lasciata nel 1959 sull’intonaco di una parete della Casa del rilievo di Telefo a Ercolano (foto Paerco)

“Visitando questo ambiente notiamo anche alcuni dettagli che ci fanno capire quanto sia cambiata la sensibilità per chi frequentava il sito e anche per chi lo gestiva. Infatti su questa fascia che è tutta di restauro – si tratta di intonaco moderno – vediamo che i visitatori a partire dal 1959 lasciavano le loro firme. Queste firme arrivano fino al 1992. Dopodiché la direzione degli scavi cambiò completamente atteggiamento e cominciò a impedire che avvenissero queste pratiche. Si tratta di pratiche che noi oggi non consentiamo più e speriamo che tutti i nostri visitatori si affidino ora ai social media: è  quella la nostra bacheca – conclude Sirano – per poter lasciare un messaggio di speranza, per lasciare un messaggio di amore verso questo sito, che è quello che noi dobbiamo condividere”.

Ercolano. Dopo 40 anni il parco archeologico riprende lo scavo dell’antica spiaggia: l’obiettivo è aprire ai visitatori la passeggiata sul litorale di Herculaneum dai fornici dei pescatori alla villa dei Papiri. I lavori dureranno due anni e mezzo

Veduta di Ercolano con, in primo piano, l’antica spiaggia con i fornici dei pescatori (foto Graziano Tavan)
sdr

Il muro di materiale lavico che dall’antica spiaggia di Ercolano impedisce di vedere il mare (foto Graziano Tavan

Il mare non la lambisce più. E neppure si vede più, dall’antica spiaggia di Ercolano, “nascosto” da un muro di lava. Ma l’obiettivo della dirigenza del parco archeologico di Ercolano è quello di aprire ai visitatori l’antica spiaggia di Herculaneum in tutta la sua lunghezza, dai fornici dei pescatori alla villa dei Papiri. Un obiettivo ambizioso e spettacolare che sarà possibile raggiungere con la nuova campagna di scavo che partirà a breve e durerà due anni e mezzo. A quarant’anni dagli ultimi scavi (erano gli anni ’80 del secolo scorso), quando è stato portato alla luce il fronte della città verso il mare, si riprende infatti la ricerca archeologica al parco archeologico di Ercolano. I lavori interesseranno proprio l’Antica Spiaggia, il lido della Ercolano romana, per consentirne la valorizzazione e il ricongiungimento alla visita della Villa dei Papiri. I lavori saranno seguiti da una équipe multidisciplinare formata da tecnici del parco archeologico di Ercolano, del ministero dei Beni culturali e dell’Herculaneum Conservation Project, che si avvarranno delle più aggiornate tecniche di indagine e documentazione che la scienza mette a disposizione. L’intervento prevede di valorizzare l’antico litorale, riportando materiale sabbioso appositamente studiato per drenare l’acqua piovana, ripristinando le quote antiche, e consentendo finalmente al pubblico di accedervi, di passeggiare quindi sul litorale antico con un percorso finora inedito. Questa passeggiata potrà anche prolungarsi fino a raggiungere l’area dei cosiddetti “Nuovi Scavi” con la Villa dei Papiri, mettendo in connessione finalmente le due aree dell’antica Herculaneum da sempre separate dalla soprastante via Mare.

L’andamento dell’antica spiaggia di Ercolano che oggi sembra un vallo (foto Graziano Tavan)

A causa dei fenomeni dei movimenti del terreno legati all’eruzione del 79 d.C. la spiaggia si trova oggi a circa 4 metri al di sotto dell’attuale livello del mare, una condizione che fin da subito ha posto rilevanti problemi di regimentazione delle acque. Al fine di risolvere tali problematiche, gli specialisti dell’Herculaneum Conservation Project, tra il 2007 e il 2010, hanno messo in luce ulteriormente la parte orientale della spiaggia evidenziando la presenza di numerose testimonianze archeologiche riferibili sia alle fasi più antiche di vita della città che alla situazione al momento dell’eruzione. In seguito, e anche grazie alla quasi ventennale esperienza di conoscenza e conservazione acquisita a Ercolano, hanno predisposto per il Parco di Ercolano il progetto che entro poche settimane vedrà l’avvio. Le attività di scavo previste consentiranno di raggiungere il livello della spiaggia come si presentava al momento dell’eruzione anche nel lato Ovest. L’intervento, dunque, costituirà una straordinaria occasione per acquisire preziose informazioni, sulle fasi di vita più antiche della città, sulla situazione al momento dell’eruzione e sulle dinamiche della distruzione nel 79 d.C.  aggiungendo un ulteriore tassello alla conoscenza delle città romane affacciate sul golfo di Napoli.

Francesco Sirano, direttore del parco archeologico di Ercolano, vicino ai fornici dell’antica spiaggia di Ercolano dove sono stati trovati i resti dei fuggiaschi (foto Paerco)

“Le straordinarie scoperte qui avvenute a partire dal 1980 suscitarono clamore internazionale e diedero il via ad una serie di studi settoriali di grande interesse”, interviene Francesco Sirano, direttore del parco archeologico di Ercolano. “Riprendiamo la ricerca sul terreno con rinnovata consapevolezza della complessità del sito e, grazie a un approccio multidisciplinare, ci aspettiamo ulteriori e solidi approfondimenti. Si tratta di un progetto che realizzerà interventi sistematici, coordinati e caratterizzati da un rigoroso approccio scientifico, di documentazione e di studio. Un progetto messo in campo in sinergia con HCP, ulteriore tassello che dimostra come sia possibile una collaborazione pubblico-privato a tutto vantaggio del bene pubblico e degli attori che vi partecipano. Lo studio andrà nella direzione di coniugare le indagini archeologiche, in stretta relazione con gli aspetti antropologici, geologici, paleobotanici, conservativi creando una stabile connessione con il pubblico presente e da remoto. Crediamo che questo sia il più genuino coronamento di un’attività iniziata oramai 40 anni fa e avanzata con discontinuità e tra mille difficoltà che il nuovo parco archeologico è ora in grado di affrontare e risolvere con efficacia”.

Archeologia in lutto. È morto per Covid-19 Filippo Maria Gambari, archeologo preistorico, una lunga carriera di ricerca e dirigenziale, con centinaia di pubblicazioni. Era direttore del Museo delle Civiltà all’Eur di Roma, a un passo dalla pensione. Il cordoglio del ministro e dei colleghi

Filippo-Maria-Gambari_direttore-muciv

È morto Filippo Maria Gambari, direttore del museo delle Civiltà, che accorpa il museo Pigorini, il museo Tucci, il museo dell’Alto Medioevo e il museo delle Arti e tradizioni popolari

Archeologia in lutto: è morto per Covid-19 Filippo Maria Gambari, 66 anni: era ricoverato da ottobre all’istituto nazionale di malattie infettive “Lazzaro Spallanzani” di Roma. “Siamo enormemente addolorati nell’annunciarvi che il nostro direttore è venuto a mancare nel pomeriggio di oggi, 19 novembre 2020. Una grave perdita per il Museo delle Civiltà e il suo personale per l’estremo impegno che il Direttore ha profuso nel costruire un “nuovo” museo e nel portare avanti ambiziosi progetti di condivisione culturale e sociale”.  Ad annunciare la scomparsa di Filippo Maria Gambari, archeologo preistorico, esperto di Celti, è stato proprio il Museo delle Civiltà all’Eur di Roma, che raccoglie le collezioni del museo preistorico etnografico “Luigi Pigorini”, del museo delle arti e tradizioni popolari “Lamberto Loria”, del museo dell’alto Medioevo “Alessandra Vaccaro”, del museo d’arte orientale “Giuseppe Tucci”, del museo italo africano “Ilaria Alpi” (ex Museo Coloniale), di cui era direttore dal 2017. Nato a Milano nel 1954, laurea in Lettere Classiche con specializzazione in Archeologia, la sua carriera comincia presto, a 25 anni, come archeologo preistorico presso la Soprintendenza Archeologica del Piemonte a Torino, con direzione di numerosi scavi e interventi sul territorio piemontese. Cura la progettazione scientifica di allestimenti e mostre in ambito preistorico. È stato soprintendente per i Beni Archeologici della Liguria, dell’Emilia Romagna, e della Lombardia; direttore ad interim del Parco archeologico di Ercolano; direttore del Segretariato Regionale per la Sardegna. Aveva al suo attivo centinaia di pubblicazioni in materia di Preistoria e Protostoria, arte rupestre ed epigrafia preromana. Dalla primavera del 2017 direttore del Museo delle Civiltà di cui ha una visione ben precisa: “In un mondo che si è ormai globalizzato, noi siamo abituati a mettere in confronto realtà molto distanti sul piano economico, sul piano politico ma poco sul piano culturale. Un Museo come il nostro nasce proprio per stimolare la possibilità di comprendere i rapporti fra le culture e di imparare a rapportarsi con culture diverse”.

Turismo: Franceschini, Expo opportunità anche per Europa

Il ministro per i Beni e le Attività culturali Dario Franceschini

Era a un passo dalla pensione. Non ha fatto in tempo. Il Covid gliela ha negata. Grande il cordoglio tra quanti nei Beni culturali hanno avuto la possibilità di conoscerlo e apprezzarlo. “Mi stringo ai familiari di Filippo Maria Gambari il direttore del Museo delle Civiltà di Roma che ci ha lasciati questo pomeriggio”, ha scritto il ministro per i Beni e le Attività culturali e per il turismo, Dario Franceschini. “Un raffinato studioso e un ottimo direttore di uno dei musei autonomi del ministero. Una lunga carriera, rigorosa e ricca di incarichi di grande responsabilità. Ci mancherà”. E l’ex direttore della Dg Musei del Mibact, Antonio Lampis: “Uno dei più bravi direttori dei musei statali, che meritava di andare in pensione in pace e invece è morto di Covid. Una persona indimenticabile, cui ho voluto bene”. Alessandro D’Alessio, direttore del Parco archeologico di Ostia Antica e il personale tutto “si uniscono al cordoglio per la prematura scomparsa di Filippo Maria Gambari, direttore del Muciv e direttore supplente del Parco archeologico di Ostia antica fino a poche settimane fa. Nei quattro mesi in cui ha diretto l’ufficio, tutti hanno potuto apprezzarne le doti scientifiche, professionali e umane, l’esperienza e la competenza unite a una rara disponibilità all’ascolto. Lascia nella comunità scientifica e negli uffici del Ministero un vuoto che sarà difficile colmare”. “Un eccelso e rigoroso studioso”, lo ricorda Alfonsina Russo, direttrice del parco archeologico del Colosseo, “figura di riferimento nell’ambito museale. Mancheranno la sua profonda Cultura, la sua grande Umanità, le sue doti di saggezza, generosità e capacità di visione”.

ercolano_francesco-sirano

Francesco Sirano, direttore del parco archeologico di Ercolano

Cordoglio anche dal direttore del Parco archeologico di Ercolano, Francesco Sirano: “Oggi ci ha lasciato Filippo Maria Gambari stimatissimo archeologo e dirigente MiBACT,  direttore del parco archeologico di Ercolano da settembre 2016 ad aprile 2017 e membro del Consiglio di Amministrazione di questo Parco. Non ho parole da esprimere, sono stato colpito troppo nel profondo per questo ulteriore accadimento. Filippo aveva avviato i primi passi amministrativi del Parco e potere contare sulla sua incredibile esperienza e sulle sue conoscenze profonde tanto nell’archeologia quanto nella gestione dei beni culturali, infondeva entusiasmo e fiducia in tutti. Il tratto umano e il rigore professionale formavano un tutt’uno che ti facevano rispettare ed amare Filippo. Ho lavorato con Filippo braccio a braccio nel Consiglio di Amministrazione ed ho condiviso con lui sempre un’unione di intenti e di progetti. Una persona rara,  di eccezionale levatura. Un collega e amico generoso. Perdiamo un punto di riferimento fondamentale. Sono sconvolto dalla notizia ma sin d’ora tutti sappiamo quanto peserà la sua dipartita. In questo momento provo un senso di smarrimento e un profondo dolore che sono certo condividono tutti quelli che hanno avuto il privilegio di conoscerlo e di lavorare con lui”. E Jane Thompson, manager dell’Herculaneum Conservation Project: “Lo abbiamo conosciuto e ammirato nella complessa fase di avvio del Parco quando si divideva tra la Sardegna ed Ercolano con puntualità e costanza. Un vero esempio di pubblico servizio”. Il cordiglio di tutti i dipendenti del Parco, dei membri del Consiglio di Amministrazione, del Comitato Scientifico e del team HCP alla famiglia e ai suoi affetti.