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Al parco archeologico di Ercolano parte la rivoluzione digitale: il sapere per tutti e a portata di tutti. Stipulato il contratto di servizi per le attività del MuDE (Museo Digitale di Ercolano) progettato dal Packard Humanities Institute

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Schema della distribuzione dei livelli di azione del museo Digitale di Ercolano (foto PHI)

Al parco archeologico di Ercolano parte la rivoluzione digitale. È stato infatti stipulato in questi giorni il contratto di servizi che dà l’avvio alle attività del MuDE (Museo Digitale di Ercolano), la cui progettazione è stata realizzata dal Packard Humanities Institute grazie alla virtuosa collaborazione con il Parco di Ercolano a fronte di un finanziamento europeo per la digitalizzazione da parte del ministero della Cultura. Il parco archeologico di Ercolano è al lavoro per la realizzazione del Museo Digitale (MuDE): un vero e proprio ecosistema digitale del patrimonio culturale, con un marcato accento sull’integrazione tra reale e virtuale per catturare l’interesse di nuovi pubblici e rendere ancora più avvincente l’esperienza della visita anche per chi è già appassionato di storia e archeologia. Una banca dati “aperta” della conoscenza del patrimonio Ercolanese, sia a livello scientifico sia per un pubblico di non addetti ai lavori. L’intento è quello di ampliare in modo sostanziale l’offerta culturale del Parco e nel contempo rendere accessibili una pluralità di dati strutturati, planimetrie, modelli 3D, ricostruzioni virtuali, fotografie ad alta risoluzione, documentazione di archivio e contenuti scientifici. Gli utenti avranno la possibilità di accedere in maniera dinamica a tutte le informazioni disponibili su un determinato argomento, reperto o contesto archeologico collegando agilmente le informazioni di proprio interesse. La piattaforma MuDE consentirà infatti a ciascun utente di costruire il proprio itinerario tematico virtuale o reale all’interno dell’area archeologica. Tecnologia, interoperabilità dei dati e più in generale della conoscenza, valorizzazione del territorio, servizi per i cittadini, prospettive occupazionali per gli operatori del settore, sviluppo sostenibile e inclusivo sono gli obiettivi a cui mira l’intero progetto.

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La copertina della brochure sulla programmazione pluriennale “Il Mito con il Futuro Intorno” del parco archeologico di Ercolano

“Diamo avvio ad un altro progetto frutto della preziosa collaborazione con il Packard Humanities Institute”, dichiara il direttore Francesco Sirano. “Il mito con il futuro intorno. Questo è il claim del Parco che accoglie tutti quelli che entrano nell’area archeologica. Il MuDE è un decisivo passo in avanti in questa direzione. Vogliamo  proiettare il patrimonio di Ercolano nella rete secondo principi di fruizione non alternativi, ma convergenti. Il MuDE prevede la  digitalizzazione non solo delle collezioni di reperti provenienti da Ercolano all’interno di un comune spazio virtuale, ma anche (per quanto possibile) dei contesti nei quali sono stati ritrovati durante la storia plurisecolare delle esplorazioni dal XVIII al XXI secolo. Uno spazio entro cui conservare, gestire, promuovere ma soprattutto esplorare la conoscenza del sito archeologico con modalità innovative e personalizzate. Sono anni che Ercolano è impegnata in un approccio “open” e il MuDE rappresenta un decisivo passo in avanti , dove attraverso il lavoro scientifico di digitalizzazione (con tutta la sua filiera, dalla pianificazione, alla tutela, alla conservazione) si dà spazio all’interazione. Il MuDE sarà anche questo: rivoluzionare il ruolo della comunità che non sarà trattata come “utenza” ma come protagonista dell’esperienza di conoscenza”.

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Schema della fruizione on site del museo Digitale di Ercolano per trasformare la città antica in una “Città intelligente” (foto PHI)

Il MuDE rappresenta infatti un avanzamento decisivo di un percorso rivolto alla creazione di un ecosistema digitale per la cultura che il Parco persegue da anni sia con iniziative proprie condivise con lo staff HCP (Herculaneum 3D Scan, le serie social Lapilli e Magma) sia nell’ambito di progetti di scala come Move to Cloud, finanziato dalla Regione Campania. “La digitalizzazione di tutto il patrimonio ercolanese”, dichiara Ascanio D’Andrea, data manager dell’Herculaneum Conservation Project, “rappresenta sicuramente un’enorme sfida tecnologica ma ancor più una grandissima opportunità di conoscenza che mette a frutto l’enorme lavoro di gestione dei dati portato avanti in tutti questi anni dal partenariato pubblico-privato. Oltre 6500 reperti verranno catalogati secondo le normative MIC e riversati in rete in modalità open data secondo i più elevati standard di interoperabilità, 3500 saranno digitalizzati con scansioni 3D ad altissima risoluzione, una serie di studi e ricerche sono mirati a ricostruire integralmente e virtualmente la consistenza del patrimonio archeologico emerso dagli scavi e conservato anche presso altri musei ed Istituti internazionali, una completa mappatura fotografica insieme ad un tour virtuale dell’intera città sarà reso disponibile per tutti coloro che vorranno fruire il sito archeologico anche da remoto. Grande enfasi in fase di progettazione è stata rivolta anche agli aspetti comunicativi e di fruizione: ricostruzioni virtuali 3D fotorealistiche, video, animazioni e un’app “intelligente” collegata ad una rete di sensori bluetooth nel sito archeologico sono solo alcuni dei risultati che consentiranno ai visitatori di godere, a 360 gradi, delle bellezze ercolanesi e di questo inestimabile patrimonio mondiale”.

Ercolano. Al parco archeologico anche a Pasqua e Pasquetta c’è una gemma in più per i visitatori: è la Casa della Gemma, famosa per i preziosi mosaici pavimentali, riaperta fino a giugno in via sperimentale dopo un lungo e delicato restauro di Hcp

ercolano_casa-della-gemma_apertura-al-pubblico_locandinaUna nuova “gemma” per i visitatori del parco archeologico di Ercolano. È quella che troveranno tutti gli appassionati che approfitteranno dei giorni di festa pasquali per una passeggiata nel sito archeologico alle falde del Vesuvio. Dal 26 marzo 2022 (e fino al 28 giugno 2022) è infatti aperta al pubblico in via sperimentale la Casa della Gemma, gioiello del parco archeologico di Ercolano, famosa per i preziosi mosaici pavimentali. Questa nuova opportunità di visita, frutto dell’approccio sperimentale dell’open lab multidisciplinare, accompagna l’arrivo della primavera al Parco, continuando fino al mese di giugno. La Casa della Gemma è aperta tutti i giorni dalle 9.30 alle 13 (mercoledì giorno di chiusura settimanale del Parco). L’accesso alla Casa della Gemma è consentito a gruppi di massimo 20 persone per volta. Per ulteriori info si rimanda al sito www.ercolano.beniculturali.it

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Francesco Sirano, direttore del parco archeologico di Ercolano, alla presentazione della riapertura al pubblico della Casa della Gemma (foto paerco)

La Casa della Gemma prende il nome dal ritrovamento di una gemma con l’immagine di Livia erroneamente attribuita a questa casa, mentre in realtà viene dalla Casa di Granianus, che un tempo era parte di un’unica grande domus con affaccio panoramico sul mare, probabilmente appartenente alla famiglia di Marco Nonio Balbo, e presenta nel triclinio uno dei più bei mosaici geometrici in bianco nero dell’intera Ercolano. “L’insula Orientalis I, nella quale si trova la Casa della Gemma, presenta mosaici di eccezionale valore”, spiega il direttore Francesco Sirano: “con questo progetto, che ha riguardato anche le Case del Rilievo di Telefo, di Granianus e dei Cervi, abbiamo ripristinato i mosaici più delicati del sito. Inoltre il lavoro certosino nella Casa della Gemma ha consentito di recuperare completamente le superfici pavimentali in modo da consentire la visita, sia pure in modalità sperimentale.  Stiamo creando le condizioni per ampliare il percorso nel sito archeologico e condividere elementi e spazi della città antica per troppi anni sottratti alla diretta esperienza da parte dei visitatori. L’obiettivo del nostro lavoro è valorizzare il sito per un pubblico sempre più ampio, curioso e consapevole dei valori culturali e della delicatezza del patrimonio UNESCO”. E Jane Thompson, project manager dell’Herculaneum Conservation, ricorda che “il lungo percorso che rappresenta oggi l’apertura della Casa della Gemma costituisce un bell’omaggio all’approccio “a scala di sito” in atto da oltre 15 anni grazie al partenariato con PHI che, invece di sostenere progetti esaustivi su alcune domus, ha migliorato e continua a migliorare le condizioni generali dell’intero sito. Lavorando in questo modo – conclude Jane Thompson – e grazie alle campagne di restauro come questa sui mosaici, si arriva ad esiti così importanti, come la riapertura al pubblico di ambienti da tempo preclusi”.

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La cucina della Casa della Gemma a Ercolano (foto paerco)

La Casa della Gemma. Originariamente questa abitazione – come detto – era parte integrante della Casa del Rilievo di Telefo, probabilmente di proprietà della famiglia di Marco Nonio Balbo, che presentava un impianto irregolare, frutto dei continui ampliamenti per conquistare l’affaccio sul mare e la veduta del Golfo. In età augustea la dimora si sviluppava in tre livelli su ben milleottocento metri quadrati, rappresentando la seconda abitazione più grande di Ercolano, ed era collegata alle Terme Suburbane. Nell’ultimo periodo di vita della città, nell’ambito di una generale ristrutturazione, il gigantesco complesso residenziale venne diviso in tre distinte abitazioni, creando la Casa della Gemma, che si trova al livello della strada, e un’altra casa più modesta al piano sottoposto, reso indipendente grazie a un ingresso autonomo presso Porta Marina. Di questa terza abitazione conosciamo il nome del proprietario, M. Pilus Primigenius Granianus, grazie al rinvenimento di un sigillo in bronzo. La Casa della Gemma conserva, nel suo quartiere signorile, caratteri di grande freschezza degli intonaci e nei pavimenti. Certamente, essa fu abitata, negli ultimi giorni, da una famiglia di riguardo, che ebbe tra i propri ospiti un medico all’epoca famoso alla corte imperiale di Tito, di nome Apollinare, il cui ricordo è consacrato da un’iscrizione irriverente nella latrina, posta nel quartiere rustico insieme alla cucina. Come le altre dimore affacciate sul mare, anche questa casa si sviluppa verso sud con una serie di ambienti, tra cui il triclinio, allineati sul loggiato, ora appena intuibile.

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La Casa della Gemma riaperta al pubblico dopo un prezioso restauro a cura dell’Herculaneum Conservation Project (foto paerco)

Il progetto di restauro della Casa della Gemma e la ricchezza dei mosaici pavimentali a cura dell’Herculaneum Conservation Project. Il progetto di restauro della Casa della Gemma ha incluso lavori conservativi anche delle Case di Pilus Granianus, del Rilievo di Telefo e della Casa dei Cervi. L’intervento sulle pavimentazioni si è reso necessario soprattutto per il contrasto del degrado attivo causato dagli agenti atmosferici e da fattori ambientali (esposizione al vento, alle piogge, ai raggi solari e ai cicli di gelo/disgelo, risalita capillare delle acque) che hanno richiesto un restauro più profondo prima di potere rientrare nel ciclo di manutenzione programmata che è già attivo a scala urbana. I mosaici sono stati oggetto di accurate puliture e trattamenti di disinfezione, che hanno permesso il recupero del tessellato, precedentemente occultato da consistenti patine biotiche. Di grande effetto è oggi, soprattutto, il risultato della puntuale ricostruzione di alcune porzioni della pavimentazione del triclinio della Casa della Gemma la cui preziosa decorazione centrale, suddivisa in 21 riquadri geometrici, era letteralmente esplosa. A conferma di quanto il restauro sia anche e soprattutto conoscenza, vogliamo ricordare il riconoscimento di tracce di disegni preparatori degli schemi geometrici delle grandi superfici (sinopie) incisi dagli antichi artigiani che li realizzarono. I mosaici, in caso di mancanza della malta, o se parzialmente non aderenti al supporto, possono subire distacchi di tessere singole o di piccoli frammenti; anche la presenza di agenti biologici e la crescita di piante superiori possono favorire distacchi del tessellato e spesso accelerano il degrado degli interventi attuati in precedenti restauri. La squadra di restauratori ha eseguito tutte le operazioni necessarie per ripristinare l’adesione delle tessere, eliminando i distacchi macroscopici e intervenendo a tappeto per riempire i vuoti sia superficiali, sia profondi, con l’utilizzo di idonee malte idrauliche a iniezione, nonché per ricostituire la coesione delle tessere, il cui strato più superficiale risultava compromesso.

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L’atrio della Casa della Gemma a Ercolano prima dei restauri a cura dell’Herculaneum Conservation Project (foto hcp)

L’operazione più rilevante svolta in questo cantiere di restauro è stata il riposizionamento in sede di una molteplicità di tessere che giacevano negli ambienti di appartenenza in attesa di un filologico lavoro di ripristino. In questo modo è stato possibile ricucire porzioni di pavimentazione di grandi dimensioni, restituendo uniformità di lettura agli ambienti e recuperare, come nel triclinio della Casa della Gemma, la preziosa decorazione centrale, suddivisa in 21 riquadri geometrici. Altro elemento di grande pregio, recuperato durante questo intervento di restauro, è un pavimento con decorazioni in II Stile, in calcari colorati, tra i più antichi del sito, conservato nella Casa di Pilus Granianus.

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L’atrio della Casa della Gemma durante i lavori di restauro a cura dell’Herculaneum Conservation Project (foto hcp)

L’atrio della Casa della Gemma è stato oggetto anche di un piccolo saggio archeologico nell’impluvium, rinvenuto nel 1934, durante lo scavo della domus sotto la direzione di Amedeo Maiuri, in cui venne recuperata tutta la zona dell’atrio, danneggiata da cunicoli borbonici che la percorrevano a diverse altezze. La stessa vasca dell’impluvio conservava solo in un angolo il rivestimento marmoreo, mentre il resto era già stato asportato negli scavi settecenteschi. Il saggio ha consentito di fissare l’arco temporale e le diverse fasi di vita della struttura. In particolare il ritrovamento di ceramiche ellenistiche data alla prima metà del II secolo a.C. l’occupazione a fini residenziali dell’area. Inoltre di grande interesse archeologico ha anche l’attestazione di diverse fasi della struttura dell’impluvium che appariva leggermente spostata rispetto all’assetto originario, nonché sul rivestimento marmoreo. L’indagine archeologica, infine, ha evidenziato la trasformazione dell’originaria vasca in una fontana nell’ultima fase documentata. Per motivi conservativi, il progetto ha previsto la ricostruzione della vasca e la sostituzione delle gronde, così da migliorare lo scolo delle acque piovane dal compluvium soprastante e ridurre il ristagno sulla pavimentazione e l’umidità.

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Il degrado della Casa della Gemma prima degli interventi di restauro a cura dell’Herculaneum Conservation Project (foto hcp)

Il restauro è stato finanziato con i fondi della legge di stabilità 2015, ai sensi dell’articolo 1, commi 9 e 10, della legge 23 dicembre 2014, n. 190 per l’annualità 2019, diretto da personale del Parco con la consulenza archeologica e conservativa del team dell’ Herculaneum Conservation Project, partner privato che collabora con il parco archeologico di Ercolano dal 2001, ed eseguito dall’impresa Casinelli Giuliano S.r.l. I mosaici di Ercolano costituiscono una delle grandi ricchezze del sito, rivestendo la maggior parte delle pavimentazioni di ambienti interni ed esterni degli edifici. Sono ben 3.245 i metri quadri di superfici pavimentali ricoperte da mosaici nel Parco Archeologico di Ercolano, che dimostrano quale attenzione fosse rivolta all’aspetto estetico delle domus e degli ambienti di utilizzo comune da parte degli abitanti dell’antica città. A parte alcune rare eccezioni, le pavimentazioni a mosaico del sito ercolanese sono riferibili alla fase decorativa di IV Stile, con tessere nere in materiale vulcanico (leucitite) e/o bianche in marmo, identificato come palombino, disposte in modo da creare tappeti uniformi monocromi e bicromi con decorazioni perimetrali intrecciate, oppure abbelliti da riquadri centrali con raffigurazioni geometriche al loro interno o, ancora, ravvivati da inserti marmorei policromi con forme prevalentemente quadrangolari, con varia tipologia di marmi: bianco, bardiglio, giallo antico, africano, portasanta, alabastro e pavonazzetto.

Ercolano. Quarto appuntamento con “Magma”, la serie video del parco archeologico: con il direttore Sirano e l’archeologo Camardo scopriamo il modo di lavorare degli antichi romani grazie a delle scoperte rinvenute sul banco tufaceo nel cantiere dell’antica spiaggia

Francesco Sirano e Domenico Camardo sul cantiere dell’antica spiaggia di Ercolano, tra il banco tufaceo e la rampa per le Terme Suburbane (foto paerco)

Per il quarto appuntamento della nuova serie video “Magma” del parco archeologico di Ercolano la passeggiata continua alla scoperta del cantiere dell’antica spiaggia di Ercolano. Il direttore Francesco Sirano e l’archeologo dell’Herculaneum Conservation Project Domenico Camardo raccontano alcune curiosità sul modo di lavorare degli antichi romani grazie a delle scoperte rinvenute sul banco tufaceo.

La passeggiata ci porta di fronte alle Terme Suburbane dove si vedono degli incassi nel banco tufaceo. “Quando abbiamo ripulito tutta quanta l’area”, spiega Camardo, “sono emersi tutti questi incassi che hanno delle inclinazioni molto chiare all’interno che servivano per ricevere dei pali di legno inclinati su cui erano poste delle carrucole che permettevano di sollevare i pesanti blocchi di tufo man mano che si procedeva con l’estrazione. È infatti qui che si vede ancora benissimo un’impronta quadrangolare di un grosso blocco che è stato staccato e sollevato: quindi questo è ciò che resta di un cantiere edile dell’antichità. In pratica vediamo al negativo l’estrazione dei blocchi”. L’area di ricerca è di fronte alla rampa di accesso delle Terme Suburbane, un ingresso secondario forse usato per portare legna per farle funzionare. “Vediamo che ci sono dei dislivelli”, fa notare Sirano. “A cosa è dovuto questo cambio di livello delle fondazioni? In realtà anche in questo caso siamo di fronte ai segni e alle tracce di una oscillazione della terra: quando la terra si abbassava, il mare si avvicinava alla città. Sono chiare le tracce dell’erosione della base della scala, ma anche della base dell’edificio che quindi è stato esposto a un certo punto all’azione delle mareggiate. E infatti basta guardare le finestre del Samovar per vedere che i romani sono stati costretti a restringerle con dei muretti e dei pannelli di cocciopesto per proteggersi dal mare”. Quindi – conclude Camardo – nel giro di pochi anni la città ha dovuto reagire a una serie di trasformazioni e di fenomeni naturali. “Erano eventi molto veloci, come quelli che succedono oggi nella vicina Pozzuoli dove nel giro di pochi anni il mare gonfia la terra anche di un metro per poi abbassarsi”.

Ercolano. Secondo appuntamento con “Magma”, la serie video del parco archeologico: con il direttore Sirano e gli archeologi Camardo e Sirleto scopriamo i dettagli dei ritrovamenti all’interno del flusso piroclastico che ricoprì l’antica città

Francesco Sirano, Domenico Camardo e Rosaria Sirleto al cantiere dell’antica spiaggia di Ercolano (foto paerco)

Seconda puntata della nuova serie video “Magma” del parco archeologico di Ercolano che torna a raccontare il fermento di attività in corso nell’area archeologica. Col direttore Francesco Sirano, l’esperto dell’Herculaneum Conservation Project Domenico Camardo e l’archeologa Rosaria Sirleto continua la passeggiata alla scoperta del cantiere dell’antica spiaggia: stavolta scopriamo i dettagli dei ritrovamenti all’interno del flusso piroclastico che ricoprì l’antica città di Herculaneum durante l’eruzione del 79 d.C.

“Nelle sezioni si intravede la furia con cui si è abbattuta l’eruzione”, spiega Camardo. “Si legge bene la violenza dell’eruzione e anche la ricchezza di questi diversi livelli per circa 2 metri e mezzo di altezza lungo tutta la sezione di scavo”. È davvero impressionante la quantità di materiale archeologico che è stato trascinato durante l’eruzione. Lo spiega bene Rosaria Sirleto, archeologa del parco archeologico di Ercolano, impegnata nel bellissimo cantiere dell’antica spiaggia. “Come dicevo anche agli operai”, illustra Sirleto, “questa è proprio l’istantanea di quello che è avvenuto in quel momento. La leggiamo chiaramente. La parte alta conserva il crollo degli edifici. Si leggono chiaramente pezzi di murature, ma anche le tegole dei tetti. E quindi questo ci dà proprio la percezione di quello che deve essere stato l’urto del flusso piroclastico contro i tetti degli edifici della città. E invece nella parte bassa ci sono gli elementi che sicuramente appartenevano in parte – come alcune travi – all’orditura dei tetti, e in parte sono sicuramente elementi relativi ad alberi: si vedono proprio degli alberi trascinati. Rispetto ad altri contesti dove solitamente siamo abituati a rinvenire ceramica, e poi anche dopo a processare questi dati, invece qui abbiamo proprio immediata la restituzione di quella che è stata la tragedia. Proprio un fotogramma”.

Ercolano. Primo appuntamento con “Magma”, la nuova serie video del parco archeologico: con il direttore Sirano e l’archeologo Camardo scopriamo i lavori di scavo e pulizia sull’antica spiaggia

Il direttore Francesco Sirano discute con l’archeologo Domenico Camardo sull’antica spiaggia (foto paerco)

Prima puntata della nuova serie video “Magma” del parco archeologico di Ercolano che torna a raccontare il fermento di attività in corso nell’area archeologica. Insieme al direttore Francesco Sirano e all’archeologo dell’Herculaneum Conservation Project Domenico Camardo entriamo nel cantiere dell’antica spiaggia per scoprire il “dietro le quinte” che ha recentemente portato alla scoperta dell’ultimo fuggiasco di Herculaneum (vedi Ercolano. Ritrovati sull’antica spiaggia i resti di un fuggiasco, sotto un muro pietrificato alto 26 metri: morto travolto da una tempesta di fuoco e cenere ardente. “Eccezionale scoperta. Porterà nuova luce sugli ultimi momenti di vita della cittadina sepolta dall’eruzione del Vesuvio” | archeologiavocidalpassato).

Sull’antica spiaggia di Ercolano sono in corso nuovi scavi archeologici che riprendono quelli iniziati nel 1980 e andati avanti fino alla fine degli anni Novanta del secolo scorso. “Ora stiamo ripulendo l’area”, annuncia Sirano, “soffermandoci su quelle parti che allora non furono scavate completamente. E in questo contesto sono emersi dei segni di cava”. Lo spiega Camardo: “Questa è una conferma importante di una fase di vita della città. Siamo sopra un bancone di tufo preistorico creato da un’eruzione del Vesuvio di 8mila anni fa, che costituisce la base, la piattaforma su cui si sviluppa sia la spiaggia ma anche quello che troviamo sotto le case della città di Ercolano. E su questo bancone si possono notare tutta una serie di tagli, orizzontali paralleli  ma in alcuni casi anche più articolati, che non sono altro che i resti dei tagli realizzati probabilmente nel I sec. a.C. per estrarre blocchi di tufo, usati poi dai romani in città per costruire le abitazioni ma anche, per esempio, i bordi di tutti i marciapiedi della città”. Quindi in un certo momento, nell’antichità, questo “bancone” emerse dal mare. “Questa è una tra le più importanti acquisizioni fatte negli ultimi anni, grazie anche all’apporto dei geologi”, continua Camardo. “Abbiamo capito che negli anni precedenti l’eruzione tutta la zona antistante la città è sottoposta a un fenomeno di bradisismo locale: la terra si alza e si abbassa gradualmente. E questo comporta che nel momento in cui si abbassa il mare si avvicina al fronte della città, danneggia anche le facciate degli edifici, dove noi troviamo molti interventi di restauro realizzati in antico. E depone delle sabbie su questo banco di tufo. Quindi quando la terra è più bassa, la cava non può essere utilizzata. Si depongono queste sabbie che nascondono parzialmente queste tracce”. E la sabbia era nera, come quella vulcanica. “È esattamente uguale a quella che si ha oggi sul litorale davanti a Ercolano, davanti a Portici. È una sabbia vulcanica scura, caratterizzata dalla presenza di tanti cristalli”.

Francesco Sirano, direttore del parco archeologico di Ercolano, vicino ai fornici dell’antica spiaggia di Ercolano dove sono stati trovati i resti dei fuggiaschi (foto Paerco)

È in questo tratto di spiaggia che negli anni ’80 furono trovati molti scheletri, in particolare di fronte all’ultimo fornice. E poi altri sparsi un po’ sulla spiaggia, fino alla zona davanti alle terme dove è stata trovata la famosa barca di Ercolano. E poi ci sono i calchi degli altri fuggiaschi che stavano aspettando probabilmente il loro turno per la partenza. Interessante è anche la presenza di una fogna, che dalla prospettiva dell’antica spiaggia si vede molto bene. “Questo dimostra come era articolato il sistema di scarico delle acque di Ercolano. Questa è una fogna che raccoglie tutte le acque del quarto cardo e le porta, passando sotto la terrazza dell’area sacra, direttamente sulla spiaggia. I romani avevano una fruizione della spiaggia diversa da quella che noi facciamo oggi. Quindi per loro non era strano scaricare direttamente le immondizie o gli scarichi fognari sulla spiaggia, e poi chiaramente il mare provvedeva a ripulire tutto”.

L’antica spiaggia di Ercolano è interessata da lavori di scavo e pulizia per essere aperta al pubblico (foto paerco)

Alla fine degli scavi e delle ricerche, la spiaggia sarà aperta al pubblico. “Il fine ultimo del progetto è ripotare il livello di sabbia vulcanica esattamente come era al momento dell’eruzione. E questo permetterà una circolazione libera sull’area della spiaggia, e quindi di eliminare le passerelle che oggi ancora esistono, perché appunto c’è il problema dell’acqua che sorge. Invece l’acqua sarà messa tutta quanta sotto controllo con un tipo di intervento ingegneristico. E quindi si riporterà esattamente il livello che c’era, permettendo di visitare i fornici e l’area della spiaggia liberamente”. E andare poi verso la Villa dei Papiri. E vedere il fronte a mare della città che è una cosa unica. Ercolano è l’unica città del mondo antico romano che ha conservato direttamente l’intero fronte a mare. Addirittura ora si vede una rampa, riportata in luce benissimo dagli scavi. “Questa rampa permetteva di scendere dal terzo cardo sulla spiaggia – continua Camardo. “È stata ripulita dalla vegetazione che la sommergeva, che nemmeno noi avevamo mai potuto osservare in tutti i suoi dettagli. Alla fine il pubblico avrà un’immagine doppia – si può dire: guardando verso il Vesuvio si vede il fronte della città, guardando invece alle spalle c’è l’impressionante sezione di tutti gli oltre venti metri di materiale piroclastico che nel corso dell’eruzione hanno seppellito e a sigillato completamente la città”.

Ercolano. Ritrovati sull’antica spiaggia i resti di un fuggiasco, sotto un muro pietrificato alto 26 metri: morto travolto da una tempesta di fuoco e cenere ardente. “Eccezionale scoperta. Porterà nuova luce sugli ultimi momenti di vita della cittadina sepolta dall’eruzione del Vesuvio”

I resti dello scheletro di un fuggiasco scoperto nello scavo dell’antica spiaggia di Ercolano (foto sirano / paerco)

Come gran parte degli ercolanesi aveva raggiunto la spiaggia, confidando che la salvezza arrivasse dal mare: dalla flotta romana di Plinio il Vecchio salpata in loro aiuto dalla base di Capo Miseno. Il Vesuvio rumoreggiava ma, rispetto alla vicina Pompei, Ercolano non aveva subito danni particolari. Così in centinaia si erano rifugiati nei piccoli magazzini dei pescatori che davano direttamente sulla spiaggia. Lì si sentivano più al sicuro: si facevano coraggio l’un l’altro, si erano portati con sé delle lanterne, qualche brocca con acqua e aceto per riuscire a respirare nonostante la caligine che impregnava l’aria. Poi succede qualcosa. L’uomo si volta a guardare la città e, lontano, il vulcano minaccioso. La tragedia piomba improvvisa e si consuma nel giro di pochi istanti. Non c’è il tempo per capire, né per mettersi in salvo. Nel buio pesto di una notte che durava dal mattino, la morte nell’antica Ercolano arriva infatti all’improvviso, con una tempesta di fuoco e cenere ardente: un vento fatto di fuoco e di gas, di travi e di marmi che volano, semina la morte istantanea di uomini e animali, le carni evaporate in un soffio. Il nostro uomo, prima di essere travolto da quella furia bollente di gas mefitici e detriti, viene colpito alla testa da una trave, scaraventato in aria. Cade di spalle, circondato da pesanti legni carbonizzati, anche la trave di un tetto che potrebbe averlo schiacciato. La testa è rivolta alla città: ha visto la morte in faccia. “Il flusso piroclastico si abbatté su Ercolano inaspettato e velocissimo”, spiega Francesco Sirano, direttore del parco archeologico di Ercolano, “un inferno che correva a 100 chilometri all’ora e una temperatura che nelle zone più alte della città arrivò anche a 700 gradi, ridotti a 3-400 sulla spiaggia”. 

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La posizione dello scheletro del fuggiasco ritrovato sotto la parete lavica sull’antica spiaggia a Ercolano (foto sirano / paerco)

Sono passati duemila anni. Il mare si è ritirato di mezzo chilometro e la spiaggia è sepolta da un muro pietrificato di 26 metri di altezza. È lì che il fuggiasco è stato ritrovato nei giorni scorsi: sono i resti dello scheletro parzialmente mutilato di uomo che potrebbe avere tra i 40 e i 45 anni. Le ossa appaiono di un rosso acceso, effetto di una reazione dei globuli rossi, ricchi di ossigeno, nel particolarissimo processo di combustione provocato a Ercolano dalla corrente di magma, cenere e gas arrivata dal Vesuvio. “Una scoperta sensazionale”, l’ha definita il ministro Dario Franceschini. “Un ritrovamento da cui ci aspettiamo moltissimo”, sottolinea Sirano. “Un ritrovamento che porterà ancora grandi novità e scoperte”, conferma Massimo Osanna, direttore generale dei musei di Stato, per anni direttore a Pompei. A 25 anni dagli ultimi scavi, arriva dunque da Ercolano, documentata in esclusiva dall’ANSA, una scoperta che potrà portare nuova luce sugli ultimi momenti di vita della cittadina seppellita come la vicina Pompei dall’eruzione del 79 d.C.

Una fase dello scavo della parete lavica sopra l’antica spiaggia di Ercolano (foto sirano / paerco)
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Francesco Sirano, direttore del parco archeologico di Ercolano, vicino ai fornici dell’antica spiaggia di Ercolano dove sono stati trovati i resti dei fuggiaschi (foto Paerco)

Il cantiere di scavo è quello dell’antica spiaggia di Ercolano, dove nell’ultima sistematica campagna di scavi, condotta negli anni ’80 e ’90 del Novecento, vennero riportati alla luce, ammassati nei piccoli magazzini affacciati sull’antico arenile, i resti di più di 300 fuggiaschi che avevano cercato riparo nell’attesa di essere portati in salvo dalla flotta di Plinio il Vecchio. Poco più di due anni fa la direzione del parco archeologico di Ercolano ha deciso di riprendere la ricerca archeologica proprio nell’antica spiaggia, il lido della Ercolano romana, per consentirne la valorizzazione e il ricongiungimento alla visita della Villa dei Papiri, allestendo un percorso che consentirà ai visitatori di raggiungere la monumentale Villa dei Papiri ripercorrendo quella che nella città antica era la passeggiata sul lungomare e che ancora oggi rimane l’unico fronte a mare completamente conservato di una città romana. I lavori sono stati affidati a una équipe multidisciplinare formata da tecnici del parco archeologico di Ercolano, del ministero dei Beni culturali e dell’Herculaneum Conservation Project, che si sono avvalsi delle più aggiornate tecniche di indagine e documentazione che la scienza mette a disposizione (vedi Ercolano. Dopo 40 anni il parco archeologico riprende lo scavo dell’antica spiaggia: l’obiettivo è aprire ai visitatori la passeggiata sul litorale di Herculaneum dai fornici dei pescatori alla villa dei Papiri. I lavori dureranno due anni e mezzo | archeologiavocidalpassato).

I resti dello scheletro del fuggiasco scoperti nello scavo dell’antica spiaggia di Ercolano (foto sirano / paerco)
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Travi e legni carbonizzati circondano i resti dello scheletro del fuggiasco all’antica spiaggia di Ercolano (foto sirano / paerco)

Chi era il fuggiasco dell’ultimo eccezionale ritrovamento? Per ora solo ipotesi: forse un soccorritore, o un compagno dell’ufficiale di Plinio ritrovato negli anni ’80 lì vicino, sempre sulla spiaggia. Un militare quindi che stava allestendo i soccorsi, o un cittadino che aveva lasciato i magazzini sperando di imbarcarsi su una delle lance di salvataggio. Per saperne di più dovremo attendere prima il completamento dello scavo (“La parete sarà sfogliata come un shangai”, spiega Sirano). E quando non ci saranno più “corpi estranei” attorno ai resti dello scheletro, sarò rimossa tutta la roccia che lo contiene e portato in laboratorio per il suo studio.

Ercolano. Al parco archeologico Italia e Germania al lavoro per approcci innovativi ai siti UNESCO di epoca romana: “Mettere insieme il know-how in questo momento è vitale”

La delegazione tedesca dello Stato federato della Germania Renania-Palatinato in visita al parco archeologico di Ercolano (foto paerco)

Orientamento strategico, fattori di successo, rischi e sfide nella conservazione dei siti del patrimonio romano tutti questi sono gli argomenti di discussione dell’incontro informale del 18 ottobre 2021, tra il  parco archeologico di Ercolano, la Fondazione Packard e una delegazione tedesca dello stato federato della Germania Renania-Palatinato, guidata dal ministro degli Interni del Land Roger Lewentz, responsabile della direzione generale dei Beni culturali e dei siti comunali romani. È dal 2017 che lo stato tedesco della Renania-Palatinato sta intensamente lavorando su una strategia di sviluppo per la conservazione e la valorizzazione del patrimonio di età romana. Con il recente riconoscimento UNESCO del Limes germanico inferiore dalla Renania-Palatinato al Mare del Nord, l’argomento ha acquisito maggiore importanza. Lo scopo della visita e degli incontri con i colleghi di Ercolano è confrontarsi sulle esperienze e costruire insieme una rete più ampia tra i sito di epoca romana mirata a condividere suggerimenti e buone pratiche. La delegazione del ministero tedesco ha visitato il parco archeologico di Ercolano, il museo Archeologico virtuale di Ercolano, la Villa di Oplontis e anche Pompei.

Francesco Sirano, direttore del parco archeologico di Ercolano, e Jane Thompson, senior manager dell’Herculaneum Conservation Project (foto paerco)

“A pochi giorni dalla conclusione del Seminario UNESCO sui Visitor Center, il parco incontra i colleghi tedeschi insieme ai rappresentati della Fondazione Packard che ci affiancano nella gestione del sito, caso unico in Europa (e forse anche nel mondo) di una innovativa collaborazione pubblico-privato che ha giustamente fatto scuola a livello internazionale”, spiega il direttore Francesco Sirano. “Mettiamo a confronto le nostre esperienze sui temi di come mettere in campo positive interazioni tra patrimonio romano, turismo, opportunità di lavoro, sviluppo locale e regionale. Si tratta di un’altra visita importante che conferma Ercolano come grande laboratorio a cielo aperto per elaborare buone pratiche”.

Roger Lewentz, ministro degli Interni del Land Renania-Palatinato, e Francesco Sirano, direttore del parco archeologico di Ercolano (foto paerco)

“Ringrazio sinceramente il direttore Sirano e la senior manager Thompson per aver dedicato tempo alla visita della delegazione renano-palatinese e ai loro interventi estremamente interessanti”, dichiara Roger Lewentz. “Il partenariato pubblico-privato di Ercolano è una best-practice europea per il coinvolgimento degli stakeholder, in particolare dei partner locali. Portiamo a casa molti spunti e desideriamo instaurare una collaborazione tra Ercolano e i siti del patrimonio romano in Renania-Palatinato”. E Jane Thompson, senior manager dell’Herculaneum Conservation Project, conclude: “L’opportunità per una maggiore cooperazione tra i siti designati dall’UNESCO di epoca romana ha un enorme potenziale. Mettere in comune il know-how in questo momento è vitale, per i gestori del patrimonio che si occupano per la prima volta dei requisiti UNESCO ma anche, e forse soprattutto, per coloro che lavorano in Paesi che affrontano sfide particolari in termini di stabilità delle istituzioni e della società civile. Tale rete cattura lo spirito dietro le designazioni dell’UNESCO”.

Ercolano. Al parco archeologico il terzo Regional Workshop for Europe “Role of Visitor Centres in UNESCO Designated Sites. Working with Communities” con focus sulle maggiori potenzialità dei Centri visitatori quando sviluppate con la comunità e per la comunità

“Role of Visitor Centres in UNESCO Designated Sites. Working with Communities” è il titolo del terzo Regional Workshop for Europe in programma al parco archeologico di Ercolano dal 29 settembre al 2 ottobre 2021. La città romana di Ercolano è infatti iscritta dal 1997 nella Lista del Patrimonio Mondiale come parte di un bene seriale insieme a Pompei e le ville romane di Torre Annunziata. Il focus dell’iniziativa Unesco è sul ruolo dei Visitor centres e sul loro potenziale contributo nel miglioramento degli obiettivi di gestione delle proprietà del Patrimonio Mondiale. Il workshop è organizzato dall’Unesco attraverso l’Ufficio regionale dell’Unesco per la scienza e Cultura in Europa insieme al parco archeologico di Ercolano, in collaborazione con il parco archeologico di Pompei, parco nazionale del Vesuvio, il Packard Humanities Institute nel contesto dell’Herculaneum Conservation Project, il museo Archeologico Virtuale di Ercolano – MAV, la Fondazione Ente Ville Vesuviane, la Reggia di Portici e la cooperativa Sociale Giancarlo Siani.

Il direttore Francesco Sirano illustra agli ospiti il sito archeologico (foto paerco)

logo_unescoPrenderanno parte al Workshop 23 professionisti da 16 diversi Paesi, in rappresentanza di centri visitatori/informazioni di siti designati dall’Unesco in Europa. I partecipanti sono stati selezionati attraverso un bando da rappresentanti degli organizzatori, partner locali, parti interessate e altri esperti selezionati appositamente. Tra i paesi rappresentanti la Turchia, la Bosnia Herzegovina, la Spagna, il Regno Unito, la Norvegia, solo per citarne alcuni. In particolare, la tappa ercolanese pone l’accento sulle maggiori potenzialità dei Centri visitatori quando sviluppate con la comunità e per la comunità. Un approccio maggiormente inclusivo, partecipativo e integrato nella gestione del sito. Saranno inoltre approfonditi il ruolo e il contributo dei Centri Visitatori rispetto alle tematiche relative alla conservazione e all’uso continuativo dei luoghi dei paesaggi culturali e delle aree protette. Lo scopo è rinnovare l’esperienza dei visitatori di tutti i tipi e favorire diversificazione nelle forme di avvicinamento e di accesso al patrimonio, di applicare approcci che portino a opportunità socio-economiche eque a livello locale, in linea con principi di sviluppo sostenibile. 

Al Parco Maiuri di Ercolano molto frequentati i Mercati della Terra (foto paerco)
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Francesco Sirano, direttore del parco archeologico di Ercolano (foto paerco)

Il parco archeologico e l’intera città moderna di Ercolano costituiranno il caso di studio che utilizzerà due livelli di interazione sia on-line che on-site. “Il parco archeologico di Ercolano è uno dei pochi grandi siti archeologici collocati dentro la città moderna della quale ha condiviso le oscillazioni e le spinte involutive che condussero, tra la fine del ‘900 e i primi anni di questo secolo, ad un generalizzato degrado della comunità. Negli ultimi anni il panorama socio economico e culturale ha evidenziato vivacità e protagonismo civico, esiste oggi un nuovo terreno fertile nel quale far crescere rigogliosamente senso identitario, valori culturali condivisi e sviluppo sostenibile”, dichiara il direttore Francesco Sirano. “Il Workshop con la partecipazione di colleghi provenienti da tutta Europa sarà un’immersione totale per interrogarci sul come e sul dove i Visitors centers possono diventare luoghi di comunità”. Sono previsti scambi facilitati di conoscenze, lavori di gruppo e presentazioni, abbinati a visite in loco e incontri con attori locali.

Il progetto “Herculaneum 3D SCAN” è curato dal parco archeologico di Ercolano in collaborazione con l’Herculaneum Conservation Project sostenuto dal Packard Humanities Institute (PHI) (foto Paerco)
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Jane Thompson, manager dell’HCP per le fondazioni Packard

“Ercolano, le due città, quella antica e quella moderna, accolgono questa iniziativa Working with Communities in un momento molto importante per il territorio”, dichiara Jane Thompson, senior manager dell’Herculaneum Conservation Project. “Non solo nel 2021 celebriamo il sostegno ventennale da parte del Packard Humanities Institute al patrimonio archeologico ercolanese – che tra l’altro continua a rafforzarsi- ma, negli ultimi anni, stiamo assistendo all’incoraggiante sviluppo, come mai prima, dei rapporti tra le istituzioni e i numerosi attori che rappresentano la società civile sul territorio.  Questo Workshop quindi arriva in un momento particolarmente fertile: sarà una spinta per rendere le reti e la sinergia tra gli attori a Ercolano protagoniste nel delineare nuovi approcci al ruolo del patrimonio nella società in questo mondo stravolto dalla pandemia”.

“Lapilli sotto la cenere”. Con la 23.ma clip del parco archeologico di Ercolano viene presentata la Nuvola in punti 3D delle Terme Suburbane di Ercolano

Con la 23.ma clip della serie “Lapilli sotto la cenere”, in occasione della Giornata internazionale dei Musei 2021 “Il futuro dei Musei: rigenerarsi e reinventarsi” il parco archeologico di Ercolano ha deciso di celebrare l’evento presentando la nuova Nuvola di punti 3D del progetto “Herculaneum 3D scan”, che consente di esplorare nei minimi dettagli le Terme Suburbane di Ercolano. “E presto”, annunciano gli archeologi del parco, “saremo in grado di raccontare del grande progetto di restauro in collaborazione con l’Herculaneum Conservation Project”.

Invitalia e il parco archeologico di Ercolano insieme per fare impresa. Incontro-evento su “La cultura diventa impresa. La tua. Gli incentivi di Invitalia per avviare un’impresa culturale nel territorio vesuviano”

La magia del sito archeologico di Ercolano dominato dal Vesuvio (foto Paerco)

Invitalia e il parco archeologico di Ercolano insieme per fare impresa. In che modo il parco archeologico di Ercolano, appartenente a un sito Unesco con Pompei e Oplontis, può concretamente contribuire al miglioramento della qualità della vita e allo sviluppo sostenibile del territorio in quanto catalizzatore ed espressione di un’eredità culturale straordinaria i cui valori non si limitano a quelli archeologici?  Come è possibile innovare e diversificare l’offerta culturale e turistica già esistente integrata in una visione strategica di medio periodo anche grazie alla nascita di nuove imprese? E che ruolo può giocare Invitalia, l’Agenzia nazionale per lo sviluppo, con i suoi incentivi a sostegno della creazione di imprese culturali, innovative, sociali da parte di giovani, donne e aspiranti imprenditori? A questi interrogativi vuole rispondere l’evento “La cultura diventa impresa. La tua. Gli incentivi di Invitalia per avviare un’impresa culturale nel territorio vesuviano”, il terzo della serie, dopo gli appuntamenti seguitissimi di Taranto e Caserta. Organizzato da Invitalia, in partenariato con il parco archeologico di Ercolano, l’evento si svolgerà il 22 aprile 2021 alle 16, concentrandosi in particolare su tre testimonianze/casi studio: le storie di chi, grazie agli incentivi Cultura Crea, Resto al Sud e Smart&Start Italia, è già riuscito a mettersi in proprio, creando startup, imprese sociali e culturali che puntano ad arricchire la filiera culturale e creativa del territorio. Parteciperanno, tra gli altri, Francesco Sirano, direttore del parco archeologico; Ernesto Somma, responsabile Incentivi e Innovazione, Invitalia; e Jane Thompson, manager Herculaneum Conservation Project​. I responsabili di Invitalia racconteranno queste e le altre misure agevolative che l’Agenzia nazionale gestisce nell’ambito della creazione e dello sviluppo d’impresa, come Nuove Imprese a Tasso Zero e Italia Economia Sociale. Il parco archeologico, oltre a porre l’accento su una visione strategica di medio periodo integrata nelle pianificazioni esistenti e condivisa con gli attori istituzionali e della società civile, ribadirà l’importanza della formazione al fine di stimolare sperimentazioni innovative per l’orientamento e il successivo inserimento dei giovani nel mondo del lavoro. Attraverso un approccio democratico e aperto, due imprenditrici del territorio presenteranno le proprie attività che, in collaborazione con l’Istituto, hanno contribuito a valorizzare il patrimonio storico-archeologico del sito UNESCO, dimostrando come artigianato e creatività possano trarre ispirazioni e nuove possibilità dall’inestimabile patrimonio culturale del territorio.