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“Lapilli sotto la cenere”. Con la 23.ma clip del parco archeologico di Ercolano viene presentata la Nuvola in punti 3D delle Terme Suburbane di Ercolano

Con la 23.ma clip della serie “Lapilli sotto la cenere”, in occasione della Giornata internazionale dei Musei 2021 “Il futuro dei Musei: rigenerarsi e reinventarsi” il parco archeologico di Ercolano ha deciso di celebrare l’evento presentando la nuova Nuvola di punti 3D del progetto “Herculaneum 3D scan”, che consente di esplorare nei minimi dettagli le Terme Suburbane di Ercolano. “E presto”, annunciano gli archeologi del parco, “saremo in grado di raccontare del grande progetto di restauro in collaborazione con l’Herculaneum Conservation Project”.

Invitalia e il parco archeologico di Ercolano insieme per fare impresa. Incontro-evento su “La cultura diventa impresa. La tua. Gli incentivi di Invitalia per avviare un’impresa culturale nel territorio vesuviano”

La magia del sito archeologico di Ercolano dominato dal Vesuvio (foto Paerco)

Invitalia e il parco archeologico di Ercolano insieme per fare impresa. In che modo il parco archeologico di Ercolano, appartenente a un sito Unesco con Pompei e Oplontis, può concretamente contribuire al miglioramento della qualità della vita e allo sviluppo sostenibile del territorio in quanto catalizzatore ed espressione di un’eredità culturale straordinaria i cui valori non si limitano a quelli archeologici?  Come è possibile innovare e diversificare l’offerta culturale e turistica già esistente integrata in una visione strategica di medio periodo anche grazie alla nascita di nuove imprese? E che ruolo può giocare Invitalia, l’Agenzia nazionale per lo sviluppo, con i suoi incentivi a sostegno della creazione di imprese culturali, innovative, sociali da parte di giovani, donne e aspiranti imprenditori? A questi interrogativi vuole rispondere l’evento “La cultura diventa impresa. La tua. Gli incentivi di Invitalia per avviare un’impresa culturale nel territorio vesuviano”, il terzo della serie, dopo gli appuntamenti seguitissimi di Taranto e Caserta. Organizzato da Invitalia, in partenariato con il parco archeologico di Ercolano, l’evento si svolgerà il 22 aprile 2021 alle 16, concentrandosi in particolare su tre testimonianze/casi studio: le storie di chi, grazie agli incentivi Cultura Crea, Resto al Sud e Smart&Start Italia, è già riuscito a mettersi in proprio, creando startup, imprese sociali e culturali che puntano ad arricchire la filiera culturale e creativa del territorio. Parteciperanno, tra gli altri, Francesco Sirano, direttore del parco archeologico; Ernesto Somma, responsabile Incentivi e Innovazione, Invitalia; e Jane Thompson, manager Herculaneum Conservation Project​. I responsabili di Invitalia racconteranno queste e le altre misure agevolative che l’Agenzia nazionale gestisce nell’ambito della creazione e dello sviluppo d’impresa, come Nuove Imprese a Tasso Zero e Italia Economia Sociale. Il parco archeologico, oltre a porre l’accento su una visione strategica di medio periodo integrata nelle pianificazioni esistenti e condivisa con gli attori istituzionali e della società civile, ribadirà l’importanza della formazione al fine di stimolare sperimentazioni innovative per l’orientamento e il successivo inserimento dei giovani nel mondo del lavoro. Attraverso un approccio democratico e aperto, due imprenditrici del territorio presenteranno le proprie attività che, in collaborazione con l’Istituto, hanno contribuito a valorizzare il patrimonio storico-archeologico del sito UNESCO, dimostrando come artigianato e creatività possano trarre ispirazioni e nuove possibilità dall’inestimabile patrimonio culturale del territorio.  

“Le Antichità di Ercolano esposte”: la prestigiosa opera settecentesca è rientrata al Parco archeologico di Ercolano dopo il restauro curato dalla Biblioteca nazionale di Napoli. Documenta con disegni e incisioni ritrovamenti da Pompei, Stabia e Ercolano, molti perduti

“Le Antichità di Ercolano esposte” nel laboratorio di restauro della Biblioteca nazionale di Napoli (foto paerco)

“Le Antichità di Ercolano esposte”: la prestigiosa opera settecentesca nel ritrovato splendore è rientrata venerdì 16 aprile 2021 al parco archeologico di Ercolano dopo il restauro a cura della Biblioteca nazionale di Napoli. Si potranno nuovamente ammirare in tutti i dettagli gli straordinari disegni e le incisioni, che costituiscono l’ambiziosa opera editoriale voluta da Carlo di Borbone. L’opera di gran pregio non fu mai messa in commercio, ma offerta in omaggio dalla corte napoletana agli esponenti più in vista dell’aristocrazia europea per stupirli con l’imponenza della collezione messa insieme dal Re di Napoli, e diffondere e promuovere l’impresa di scavo borbonica, che aveva portato alla luce le città sepolte dall’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. “Per recuperare la propria collezione dei volumi de Le Antichità di Ercolano esposte e garantire la pubblica fruizione, il parco ha attivato la propria rete istituzionale di riferimento”, dichiara Francesco Sirano, di recente riconfermato alla direzione del Parco. “La collaborazione con la Biblioteca Nazionale si è giovata dell’altissimo livello professionale che da sempre ne caratterizza l’opera. I rapporti, già stretti per la presenza dell’officina dei papiri Ercolanesi proprio nella Biblioteca, si sono ulteriormente rafforzati”. “Il lavoro di restauro su Le Antichità di Ercolano Esposte”, afferma il direttore della Biblioteca Nazionale di Napoli, Salvatore Buonomo, “conferma il filo doppio di stretta collaborazione con il Parco Archeologico di Ercolano, dove si trova la superba Villa dei Pisoni che ospitava l’antica collezione di papiri di  Filodemo di Gadara, oggi nella nostra biblioteca. La sinergia in questo caso ha costituito un’occasione per avvalersi al massimo delle risorse e delle potenzialità di cui disponiamo nell’ambito dei beni culturali, consentendoci l’allargamento del concetto stesso di patrimonio culturale componendo l’interesse di bene bibliografico con quello archeologico”.

Il tomo I de “Le Antichità di Ercolano esposte” dopo il restauro alla Biblioteca nazionale di Napoli (foto paerco)
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Il tomo I de “Le Antichità di Ercolano esposte” prima del restauro alla Biblioteca nazionale di Napoli (foto paerco)

Il restauro ha riguardato i primi 8 volumi della preziosa collana, pubblicata tra il 1757 e il 1792 dalla Stamperia Reale Borbonica a cura della Reale Accademia Ercolanese (di cui fecero parte Ferdinando Galiani, e Francesco Valletta), fondata da Carlo di Borbone per illustrare e studiare quanto veniva alla luce dagli scavi e collocato nell’ ‘Herculanense Museum’, allestito presso la Reggia di Portici per celebrare la grandiosa impresa di scavo. “Il lavoro di restauro”, aggiunge Salvatore Buonomo, “ci tengo a sottolinearlo è stato portato a termine grazie alla disponibilità dei nostri ultimi restauratori, che pur se collocati in pensione, hanno continuato il lavoro in forma volontaria per completare questo delicato restauro e le altre esecuzioni in corso. Allo stato il nostro importante e specializzato laboratorio non può continuare l’attività per mancanza di personale”. “Questo progetto”, conclude Francesco Sirano, “giunge a compimento proprio nel momento in cui tra poche settimane il Parco, con il supporto dell’Herculaneum Conservation Project, sta per lanciare una prima versione del portale Open Data: una forma di condivisione delle conoscenze che utilizza il metodo democratico e partecipativo per raggiungere gli stessi effetti che ottennero in Europa i volumi de Le Antichità di Ercolano esposte  rappresentando una inesauribile fonte di  ispirazione per le arti e l’artigianato”.

Il tomo IV de “Le Antichità di Ercolano esposte” dopo il restauro alla Biblioteca nazionale di Napoli (foto paerco)
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Il tomo IV de “Le Antichità di Ercolano esposte” prima del restauro alla Biblioteca nazionale di Napoli (foto paerco)

Il lavoro di restauro sui primi 6 volumi svolto nel Laboratorio “Alberto Guarino” della BNN, che ha visto impegnati Valeria Stanziano e Luigi Vallefuoco e per il Parco di Ercolano Elisabetta Canna,  è  stato complesso: è stato necessario intervenire sulle pregevoli carte interne ma anche  restaurare tutti i dorsi in pelle con le iscrizioni in oro e i nervi a vista,  in più  parti sono state restaurate le coperte  con incartonatura  e carte marmorizzate dipinte a mano simili agli originali. La restante parte del restauro è stato affidato alla ditta Argentino Chiara che si è attenuta nell’acquisto dei materiali e nell’esecuzione al progetto redatto dal laboratorio della Biblioteca di Napoli. Le Antichità di Ercolano esposte hanno avuto il merito di offrire agli artisti ed ai decoratori dell’epoca un assortimento di motivi ellenistici fedeli agli originali, influenzando le arti decorative in Europa e favorendo l’affermarsi del gusto neoclassico. L’opera riveste, perciò, un particolare interesse artistico e documenta con disegni e incisioni di raffinata fattura il prezioso patrimonio di pitture e oggetti, molti anche andati perduti, provenienti dagli scavi di Pompei, Stabia e dai due siti di Ercolano: Resina e Portici.

“Il Mito con il Futuro Intorno”: è la nuova identità visuale del Parco archeologico di Ercolano con il “nodo di Ercole” che annoda passato/futuro, città archeologica/città abitata, mito/storia, ricerca/valorizzazione. Il direttore Sirano ha presentato la programmazione 2021-’22 in un bilanciamento e integrazione tra reale e virtuale

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La copertina della brochure sulla programmazione pluriennale “Il Mito con il Futuro Intorno” del parco archeologico di Ercolano

“Ercole ti aspetta: il Mito con il Futuro Intorno, 11 marzo 2021”. Un annuncio un po’ criptico lanciato dai social del parco archeologico di Ercolano. L’11 marzo è arrivato. E un video promo ci ha spiegato tutto. Prima le parole del Capo dello Stato: “La Cultura è una chiave, che ci consente di comprendere il passato, interpretare il presente e progettare il futuro, per sentire la storia come nostra e renderci protagonisti dei suoi cambiamenti”. Quindi una serie di immagini/concetti accoppiati (meglio, annodati) a due a due: Vesuvio/mare, passato/futuro, città archeologica/città abitata, mito/storia, sommerso/emerso, Ercole/la sua città, identità ereditata/nuove generazioni, ricerca/valorizzazione. È in questo momento che sul video promo del parco archeologico di Ercolano una serie di linee cominciano a intrecciarsi fino a creare un nodo, il “nodo erculeo”, scelto come nuovo logo del parco archeologico di Ercolano, o – come ora si usa definire – la nuova identità visuale. Lo troveremo in tutti gli atti ufficiali, sulle card, al bookshop, nel merchandising. Con nuove immagini/concetti: scoprire, collegare, unire. Il tutto accompagnato da un motto, “Il Mito con il Futuro Intorno”,  che racchiude la filosofia e la strategia della nuova programmazione del parco archeologico di Ercolano sempre più “connesso” con il territorio. Il nuovo logo e il programma pluriennale sono stati presentati giovedì 11 marzo 2021 on line dal direttore del parco archeologico di Ercolano Francesco Sirano, con Nadia Barrella membro del comitato scientifico del Paerco e docente all’università della Campania “Luigi Vanvitelli”, e Jane Thompson manager di Herculaneum Conservation Project. “Siamo a un anno dal primo lockdown, la situazione sanitaria è ancora grave, la Campania in questo momento è zona rossa, il parco – come i musei – è chiuso al pubblico”, esordisce Sirano, “eppure oggi siamo qui a presentare un’iniziativa singolare perché è proprio in questi momenti che dobbiamo costruire il futuro. Mantenendo quell’atteggiamento, quell’approccio positivo che abbiamo assunto fin dallo scoppio della pandemia”. Il parco archeologico di Ercolano lancia dunque un messaggio di resilienza e trasforma il delicato momento dell’emergenza sanitaria in occasione di progettualità e di lavoro condiviso verso il rilancio. Parte una nuova fase della vita del Parco, completamente basata sulla connessione e sulla partecipazione; i punti chiave sono: 1. la nuova programmazione pluriennale e le strategie di conservazione, tutela, valorizzazione; 2. la nuova offerta al pubblico, giocata in un bilanciamento ed integrazione tra reale e virtuale e completamente orientata a potenziare la partecipazione, il coinvolgimento, l’interazione; 3. una nuova identità visiva, per sottolineare anche simbolicamente il processo di conoscenza condotto.

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Il nodo di Ercole, nuovo logo del parco archeologico di Ercolano

“Il Parco lavora lungo due binari: tutela e valorizzazione”, dichiara il direttore Francesco Sirano. “In merito alla valorizzazione, abbiamo interpretato questo momento di difficoltà a causa del COVID quale occasione per costruire su basi rinnovate la ripresa e negli scorsi mesi abbiamo lanciato un processo condiviso sulle radici identitarie del parco archeologico di Ercolano in parallelo ai programmi volti alla conservazione del patrimonio, alla conoscenza, ad azioni di integrazione con il territorio attraverso connessioni e reti. Questo lavoro, che si è molto giovato di quanto da anni impostato dai colleghi HCP, ci ha aiutato a costruire su solide basi la definizione di un nuovo programma pluriennale e di una nuova identità visiva ispirata ad Ercole. Il percorso proseguirà nei prossimi mesi con tante importanti novità nel segno dell’apertura e della partecipazione”. Il parco archeologico di Ercolano, autonomo dal 2016, ha il compito di diffondere i valori culturali che lo rendono unico e la mission UNESCO. L’istituto interpreta questa sfida con la ricerca, l’analisi e la condivisione dei valori identitari. Questo processo si è basato sulla costruzione di una comunità e sulle connessioni con il territorio. “Il nuovo approccio aveva bisogno anche di una rappresentazione visiva che rendesse immediatamente riconoscibili e trasmissibili i valori culturali e possibilmente li potenziasse”, spiega Sirano. “La scelta simbolica si è orientata verso Ercole, eroe che dà il nome alla città, con particolare riferimento ad uno dei suoi attributi, il nodo con il quale si allacciava al collo la pelle del leone di Nemea, che acquisisce un senso speciale: il nodo per collegare la città antica e quella moderna, il Parco e il territorio, il passato e il futuro, il mare e il Vesuvio, la ricerca e la valorizzazione. I valori di forza e resilienza vogliono dunque interpretare il momento delicato che viviamo, offrendo un messaggio positivo di spinta verso una graduale ripartenza secondo prospettive rinnovate: tutti insieme, con il territorio, con i visitatori, i ricercatori, le istituzioni, che nei valori del Parco si riconoscono e si identificano”.

La locandina con le due mostre programmate per il 2021-’22 dal parco archeologico di Ercolano (foto Paerco)
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Francesco Sirano direttore del parco archeologico di Ercolano (foto Paerco)

Programma pluriennale: le mostre. Due le grandi mostre che sono in programma, annuncia Sirano: “L’ebanistica e l’arte dell’arredo ligneo” e “La civiltà del cibo e i piaceri della tavola nell’antica Ercolano”, due percorsi, tra il virtuale  e il reale, sull’artigianato del legno e sui piaceri del cibo, per rivivere la storia, la società, la cultura, la fantasia, i gusti, i profumi e le voci di questa antica comunità attraverso straordinarie scoperte archeologiche. “Ci siamo dovuti confrontare con nuove necessità”, riprende Sirano, “di qui la flessibilità con nuove metodologie, e l’interscambio tra visite in presenza e virtuali, un’integrazione già avviata per arricchire l’offerta culturale e che con la pandemia ha conosciuto una significativa accelerazione. Il risultato è un progressivo incremento della partecipazione della comunità che frequenta gli spazi museali e virtuali”. Entrambe le mostre interpretano il lavoro di ricerca e di conservazione, ma cercano anche di essere dei nessi tra il mondo antico e il contemporaneo: ecco ancora una volta il concetto di “connessione”. Ed entrambe danno l’occasione di mostrare al pubblico alcuni tesori, spesso unici ed eccezionali (pensiamo solo ai legni, ma sarebbe più corretto di parlare di mobilio giuntoci in straordinarie condizioni direttamente dalla città romana). E per quanto riguarda i piaceri della tavola, Ercolano conserva una serie di reperti che per quantità e qualità sono in grado di illustrare non solo la dieta degli antichi ma anche come preparavano e cucinavano i cibi. “Ma la mostra sull’ebanistica ha anche un’altra particolarità”, continua Sirano, “la sede: verrà infatti allestita alla Reggia di Portici, grazie a un accordo con la città metropolitana e con l’università “Federico II” di Napoli. Ciò significa che i legni saranno esposti proprio dove furono portati i reperti provenienti dagli scavi dei Borboni a Ercolano e Pompei, formando una delle raccolte più famose al mondo e dando vita all’Herculanense Museum, inaugurato nel 1758 e meta privilegiata del Grand Tour. La Reggia di Portici si trova ad alcune centinaia di metri dagli scavi: si può raggiungere con una passeggiata che contribuirà a “coinvolgere” anche la città moderna. Ma gli enti coinvolti stanno collaborando per realizzare delle navette di collegamento. Di sicuro è previsto un biglietto cumulativo per l’area archeologica e la Reggia.

La mostra “SplendOri”, il Padiglione della Barca e il Teatro antico sono i tre approfondimenti proposti dal parco archeologico di Ercolano (foto Paerco)

Programma pluriennale: gli approfondimenti. Nella visita del sito archeologico sono previsti dei momenti approfondimento con tre spazi tematici che, appunto, approfondiscono con continuità il dialogo tra passato e presente: il lusso, con la mostra (ormai divenuta permanente) “SplendOri. Il lusso negli ornamenti a Ercolano” nell’Antiquarium; il mare, attraverso il Padiglione della Barca; e la scoperta, con il percorso sotterraneo del Teatro antico di Ercolano.

ercolano_programma-pluriennale_estate-venerdì-di-ercolano_foto-paercoercolano_programma-pluriennale_primavera-autunno-aperitivi_foto-paercoercolano_programma-pluriennale_primavera-close-up_foto-paercoProgramma pluriennale: le iniziative. Il programma stagionale prevede per la Primavera “Close Up. Visite ai cantieri di restauro del parco”, Estate “I Venerdì di Ercolano. Serate estive con percorsi sensoriali”, Primavera e Autunno “AAA Aperitivi tra Archeologia e Arte contemporanea”. Le partecipazioni partecipate sul restauro e la conservazione, le esperienze multisensoriali delle visite serali, gli aperitivi tra archeologia e arte contemporanea sono solo alcune delle iniziative intese a far vivere ai visitatori, dal vivo e on line, tante emozioni e una visita sempre diversa e appassionante. Iniziative scientifiche: il Parco è anche un laboratorio permanente di ricerca e divulgazione scientifica, con molteplici occasioni di contaminazione interdisciplinare e approfondimento culturale tra conferenze, seminari e laboratori. Eventi speciali: manifestazioni in presenza e in remoto, culturali nazionali e internazionali, eventi del ministero della Cultura (“Aderiamo alle iniziative del calendario ministeriale”) e iniziative social (“Il Parco si apre anche al pubblico on line”) al Parco diventano speciali perché coinvolgono visitatori e community alla scoperta dell’identità, dei valori e della cultura del territorio.  

“Lapilli sotto la cenere”. Con la 17.ma clip del parco archeologico di Ercolano il direttore Francesco Sirano ci fa scoprire altri ambienti della Casa del rilievo di Telefo. Seconda parte: il loggiato e il sontuoso ambiente affacciato sul mare, e anche moderni graffiti (oggi vietatissimi)

La Casa del rilievo di Telefo, in realtà la casa di Marco Nonio Balbo, a Ercolano (foto Paerco)

Con la 17.ma clip della serie “Lapilli sotto la cenere” dedicata all’esplorazione di realtà che per necessità conservative, di restauro o contingenze non sono accessibili al pubblico, il direttore del parco archeologico di Ercolano, Francesco Sirano, ci accompagna alla scoperta della meravigliosa struttura conosciuta come Casa del rilievo di Telefo, in realtà la Casa di Marco Nonio Balbo. In questa seconda parte esploriamo il loggiato e il sontuoso ambiente affacciato sul fare, fino a scoprire i graffiti e le firme lasciati sugli intonaci da moderni visitatori per un trentennio del secolo scorso.

Attraverso un percorso, che presentava anche delle scalette, sul limite del bastione su cui sorgeva la Casa del Rilievo di Telefo affacciata direttamente sul mare, si accede ad alcuni ambienti particolarmente interessanti. “Una volta entrati nel corridoio pavimentato a mosaico”, spiega Sirano, “ci accorgiamo che l’affaccio verso il mare della Casa del Rilievo di Telefo in un primo tempo era formato da un vero e proprio loggiato, con colonne completamente libere. Questo loggiato a un certo punto viene chiuso con dei muri e vengono create delle finestre per regolare al luce naturale che viene tenuta un pochino più bassa. Questo probabilmente avviene nel momento in cui questa parte viene staccata dalla Casa del Rilievo di Telefo e collegata alle terme suburbane. Era spettacolare: una sala che si affacciava direttamente sul loggiato e verso il mare su ben due lati. C’è ancora una finestra aperta e un’altra che fu murata quando furono create le terme suburbane. La sala era completamente rivestita di marmo: il pavimento in opus sectile con marmi colorati provenienti da tutte le parti dell’Impero presentava dei complessi disegni sempre a base geometrica, e c’era una zoccolatura in marmi policromi, sui quali poi abbiamo una serie di elementi dipinti, che non sono altro che fregi di cornici normalmente utilizzati nella parte alta delle decorazioni parietali, sovrapposti ognuno sugli altri, una sorta di antologia di questi elementi cosiddetti secondari della pittura di Ercolano”.

La sala più importante della Casa del rilievo di Telefo a Ercolano affacciata sul mare (foto Paerco)

La sala più importante della Casa del Rilievo di Telefo si affacciava direttamente sul mare. “Ci si arrivava attraverso un corridoio pavimentato a mosaico”, continua Sirano, “su cui si aprivano due ambienti secondari a servizio di quello che qui avveniva. Dei grandi finestroni facevano godere della brezza e della vista sul golfo di Napoli. La sala è caratterizzata dalla presenza del marmo. È completamente rivestita di marmo alle pareti ma anche sui pavimenti. Il pavimento è costituito da lastre di marmo in forma geometrica. Si tratta di scomposizioni del tema del quadrato più volte ripetute e alternate, in marmi policromi che provengono da tutte le zone dell’Impero. Nella zona più verso il mare abbiamo anche due elementi circolari che si ritengono il luogo dove veniva appoggiata la mensa durante i banchetti ufficiali di questa casa. Le pareti presentano una decorazione ispirata al IV stile con delle grandi specchiature architettoniche scandite da semicolonne cosiddette tortili, perché sembra quasi che il marmo sia attorcigliato, la colonna sia attorcigliata su se stessa, sempre di marmi colorati provenienti dall’Africa, dalla Grecia, dall’Asia Minore, e al di sopra del quale poi correvano altre decorazioni sempre in marmo. E anche il soffitto di questa casa era particolarmente sontuoso, tutto di legno colorato ancora una volta con un cassettonato che riproduceva dei temi legati a scomposizioni dei quadrati. Questo soffitto fu ritrovato durante gli scavi che il parco archeologico ha condotto con la fondazione Packard nell’ambito dell’Herculaneum Conservation Project”.

La firma di un visitatore lasciata nel 1959 sull’intonaco di una parete della Casa del rilievo di Telefo a Ercolano (foto Paerco)

“Visitando questo ambiente notiamo anche alcuni dettagli che ci fanno capire quanto sia cambiata la sensibilità per chi frequentava il sito e anche per chi lo gestiva. Infatti su questa fascia che è tutta di restauro – si tratta di intonaco moderno – vediamo che i visitatori a partire dal 1959 lasciavano le loro firme. Queste firme arrivano fino al 1992. Dopodiché la direzione degli scavi cambiò completamente atteggiamento e cominciò a impedire che avvenissero queste pratiche. Si tratta di pratiche che noi oggi non consentiamo più e speriamo che tutti i nostri visitatori si affidino ora ai social media: è  quella la nostra bacheca – conclude Sirano – per poter lasciare un messaggio di speranza, per lasciare un messaggio di amore verso questo sito, che è quello che noi dobbiamo condividere”.

Ercolano. Dopo 40 anni il parco archeologico riprende lo scavo dell’antica spiaggia: l’obiettivo è aprire ai visitatori la passeggiata sul litorale di Herculaneum dai fornici dei pescatori alla villa dei Papiri. I lavori dureranno due anni e mezzo

Veduta di Ercolano con, in primo piano, l’antica spiaggia con i fornici dei pescatori (foto Graziano Tavan)
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Il muro di materiale lavico che dall’antica spiaggia di Ercolano impedisce di vedere il mare (foto Graziano Tavan

Il mare non la lambisce più. E neppure si vede più, dall’antica spiaggia di Ercolano, “nascosto” da un muro di lava. Ma l’obiettivo della dirigenza del parco archeologico di Ercolano è quello di aprire ai visitatori l’antica spiaggia di Herculaneum in tutta la sua lunghezza, dai fornici dei pescatori alla villa dei Papiri. Un obiettivo ambizioso e spettacolare che sarà possibile raggiungere con la nuova campagna di scavo che partirà a breve e durerà due anni e mezzo. A quarant’anni dagli ultimi scavi (erano gli anni ’80 del secolo scorso), quando è stato portato alla luce il fronte della città verso il mare, si riprende infatti la ricerca archeologica al parco archeologico di Ercolano. I lavori interesseranno proprio l’Antica Spiaggia, il lido della Ercolano romana, per consentirne la valorizzazione e il ricongiungimento alla visita della Villa dei Papiri. I lavori saranno seguiti da una équipe multidisciplinare formata da tecnici del parco archeologico di Ercolano, del ministero dei Beni culturali e dell’Herculaneum Conservation Project, che si avvarranno delle più aggiornate tecniche di indagine e documentazione che la scienza mette a disposizione. L’intervento prevede di valorizzare l’antico litorale, riportando materiale sabbioso appositamente studiato per drenare l’acqua piovana, ripristinando le quote antiche, e consentendo finalmente al pubblico di accedervi, di passeggiare quindi sul litorale antico con un percorso finora inedito. Questa passeggiata potrà anche prolungarsi fino a raggiungere l’area dei cosiddetti “Nuovi Scavi” con la Villa dei Papiri, mettendo in connessione finalmente le due aree dell’antica Herculaneum da sempre separate dalla soprastante via Mare.

L’andamento dell’antica spiaggia di Ercolano che oggi sembra un vallo (foto Graziano Tavan)

A causa dei fenomeni dei movimenti del terreno legati all’eruzione del 79 d.C. la spiaggia si trova oggi a circa 4 metri al di sotto dell’attuale livello del mare, una condizione che fin da subito ha posto rilevanti problemi di regimentazione delle acque. Al fine di risolvere tali problematiche, gli specialisti dell’Herculaneum Conservation Project, tra il 2007 e il 2010, hanno messo in luce ulteriormente la parte orientale della spiaggia evidenziando la presenza di numerose testimonianze archeologiche riferibili sia alle fasi più antiche di vita della città che alla situazione al momento dell’eruzione. In seguito, e anche grazie alla quasi ventennale esperienza di conoscenza e conservazione acquisita a Ercolano, hanno predisposto per il Parco di Ercolano il progetto che entro poche settimane vedrà l’avvio. Le attività di scavo previste consentiranno di raggiungere il livello della spiaggia come si presentava al momento dell’eruzione anche nel lato Ovest. L’intervento, dunque, costituirà una straordinaria occasione per acquisire preziose informazioni, sulle fasi di vita più antiche della città, sulla situazione al momento dell’eruzione e sulle dinamiche della distruzione nel 79 d.C.  aggiungendo un ulteriore tassello alla conoscenza delle città romane affacciate sul golfo di Napoli.

Francesco Sirano, direttore del parco archeologico di Ercolano, vicino ai fornici dell’antica spiaggia di Ercolano dove sono stati trovati i resti dei fuggiaschi (foto Paerco)

“Le straordinarie scoperte qui avvenute a partire dal 1980 suscitarono clamore internazionale e diedero il via ad una serie di studi settoriali di grande interesse”, interviene Francesco Sirano, direttore del parco archeologico di Ercolano. “Riprendiamo la ricerca sul terreno con rinnovata consapevolezza della complessità del sito e, grazie a un approccio multidisciplinare, ci aspettiamo ulteriori e solidi approfondimenti. Si tratta di un progetto che realizzerà interventi sistematici, coordinati e caratterizzati da un rigoroso approccio scientifico, di documentazione e di studio. Un progetto messo in campo in sinergia con HCP, ulteriore tassello che dimostra come sia possibile una collaborazione pubblico-privato a tutto vantaggio del bene pubblico e degli attori che vi partecipano. Lo studio andrà nella direzione di coniugare le indagini archeologiche, in stretta relazione con gli aspetti antropologici, geologici, paleobotanici, conservativi creando una stabile connessione con il pubblico presente e da remoto. Crediamo che questo sia il più genuino coronamento di un’attività iniziata oramai 40 anni fa e avanzata con discontinuità e tra mille difficoltà che il nuovo parco archeologico è ora in grado di affrontare e risolvere con efficacia”.

Archeologia in lutto. È morto per Covid-19 Filippo Maria Gambari, archeologo preistorico, una lunga carriera di ricerca e dirigenziale, con centinaia di pubblicazioni. Era direttore del Museo delle Civiltà all’Eur di Roma, a un passo dalla pensione. Il cordoglio del ministro e dei colleghi

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È morto Filippo Maria Gambari, direttore del museo delle Civiltà, che accorpa il museo Pigorini, il museo Tucci, il museo dell’Alto Medioevo e il museo delle Arti e tradizioni popolari

Archeologia in lutto: è morto per Covid-19 Filippo Maria Gambari, 66 anni: era ricoverato da ottobre all’istituto nazionale di malattie infettive “Lazzaro Spallanzani” di Roma. “Siamo enormemente addolorati nell’annunciarvi che il nostro direttore è venuto a mancare nel pomeriggio di oggi, 19 novembre 2020. Una grave perdita per il Museo delle Civiltà e il suo personale per l’estremo impegno che il Direttore ha profuso nel costruire un “nuovo” museo e nel portare avanti ambiziosi progetti di condivisione culturale e sociale”.  Ad annunciare la scomparsa di Filippo Maria Gambari, archeologo preistorico, esperto di Celti, è stato proprio il Museo delle Civiltà all’Eur di Roma, che raccoglie le collezioni del museo preistorico etnografico “Luigi Pigorini”, del museo delle arti e tradizioni popolari “Lamberto Loria”, del museo dell’alto Medioevo “Alessandra Vaccaro”, del museo d’arte orientale “Giuseppe Tucci”, del museo italo africano “Ilaria Alpi” (ex Museo Coloniale), di cui era direttore dal 2017. Nato a Milano nel 1954, laurea in Lettere Classiche con specializzazione in Archeologia, la sua carriera comincia presto, a 25 anni, come archeologo preistorico presso la Soprintendenza Archeologica del Piemonte a Torino, con direzione di numerosi scavi e interventi sul territorio piemontese. Cura la progettazione scientifica di allestimenti e mostre in ambito preistorico. È stato soprintendente per i Beni Archeologici della Liguria, dell’Emilia Romagna, e della Lombardia; direttore ad interim del Parco archeologico di Ercolano; direttore del Segretariato Regionale per la Sardegna. Aveva al suo attivo centinaia di pubblicazioni in materia di Preistoria e Protostoria, arte rupestre ed epigrafia preromana. Dalla primavera del 2017 direttore del Museo delle Civiltà di cui ha una visione ben precisa: “In un mondo che si è ormai globalizzato, noi siamo abituati a mettere in confronto realtà molto distanti sul piano economico, sul piano politico ma poco sul piano culturale. Un Museo come il nostro nasce proprio per stimolare la possibilità di comprendere i rapporti fra le culture e di imparare a rapportarsi con culture diverse”.

Turismo: Franceschini, Expo opportunità anche per Europa

Il ministro per i Beni e le Attività culturali Dario Franceschini

Era a un passo dalla pensione. Non ha fatto in tempo. Il Covid gliela ha negata. Grande il cordoglio tra quanti nei Beni culturali hanno avuto la possibilità di conoscerlo e apprezzarlo. “Mi stringo ai familiari di Filippo Maria Gambari il direttore del Museo delle Civiltà di Roma che ci ha lasciati questo pomeriggio”, ha scritto il ministro per i Beni e le Attività culturali e per il turismo, Dario Franceschini. “Un raffinato studioso e un ottimo direttore di uno dei musei autonomi del ministero. Una lunga carriera, rigorosa e ricca di incarichi di grande responsabilità. Ci mancherà”. E l’ex direttore della Dg Musei del Mibact, Antonio Lampis: “Uno dei più bravi direttori dei musei statali, che meritava di andare in pensione in pace e invece è morto di Covid. Una persona indimenticabile, cui ho voluto bene”. Alessandro D’Alessio, direttore del Parco archeologico di Ostia Antica e il personale tutto “si uniscono al cordoglio per la prematura scomparsa di Filippo Maria Gambari, direttore del Muciv e direttore supplente del Parco archeologico di Ostia antica fino a poche settimane fa. Nei quattro mesi in cui ha diretto l’ufficio, tutti hanno potuto apprezzarne le doti scientifiche, professionali e umane, l’esperienza e la competenza unite a una rara disponibilità all’ascolto. Lascia nella comunità scientifica e negli uffici del Ministero un vuoto che sarà difficile colmare”. “Un eccelso e rigoroso studioso”, lo ricorda Alfonsina Russo, direttrice del parco archeologico del Colosseo, “figura di riferimento nell’ambito museale. Mancheranno la sua profonda Cultura, la sua grande Umanità, le sue doti di saggezza, generosità e capacità di visione”.

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Francesco Sirano, direttore del parco archeologico di Ercolano

Cordoglio anche dal direttore del Parco archeologico di Ercolano, Francesco Sirano: “Oggi ci ha lasciato Filippo Maria Gambari stimatissimo archeologo e dirigente MiBACT,  direttore del parco archeologico di Ercolano da settembre 2016 ad aprile 2017 e membro del Consiglio di Amministrazione di questo Parco. Non ho parole da esprimere, sono stato colpito troppo nel profondo per questo ulteriore accadimento. Filippo aveva avviato i primi passi amministrativi del Parco e potere contare sulla sua incredibile esperienza e sulle sue conoscenze profonde tanto nell’archeologia quanto nella gestione dei beni culturali, infondeva entusiasmo e fiducia in tutti. Il tratto umano e il rigore professionale formavano un tutt’uno che ti facevano rispettare ed amare Filippo. Ho lavorato con Filippo braccio a braccio nel Consiglio di Amministrazione ed ho condiviso con lui sempre un’unione di intenti e di progetti. Una persona rara,  di eccezionale levatura. Un collega e amico generoso. Perdiamo un punto di riferimento fondamentale. Sono sconvolto dalla notizia ma sin d’ora tutti sappiamo quanto peserà la sua dipartita. In questo momento provo un senso di smarrimento e un profondo dolore che sono certo condividono tutti quelli che hanno avuto il privilegio di conoscerlo e di lavorare con lui”. E Jane Thompson, manager dell’Herculaneum Conservation Project: “Lo abbiamo conosciuto e ammirato nella complessa fase di avvio del Parco quando si divideva tra la Sardegna ed Ercolano con puntualità e costanza. Un vero esempio di pubblico servizio”. Il cordiglio di tutti i dipendenti del Parco, dei membri del Consiglio di Amministrazione, del Comitato Scientifico e del team HCP alla famiglia e ai suoi affetti.

“Lapilli sotto la cenere”: la sesta clip del parco archeologico di Ercolano ci fa scoprire la Basilica di Ercolano, ripercorrendo gli antichi cunicoli borbonici

Nella sesta clip dei Lapilli sotto la cenere del Parco Archeologico di Ercolano, il direttore Francesco Sirano in compagnia dell’archeologo dell’Herculaneum Conservation Project Domenico Camardo ci accompagna alla scoperta della Basilica di Ercolano, ripercorrendo gli antichi cunicoli borbonici che mostrano in ogni angolo le meraviglie dell’antico edificio. Secondo le più recenti ricerche il foro di Ercolano si dovrebbe trovare proprio qui alle nostre spalle, all’incrocio tra il cardo terzo e il decumano massimo. Indagando sui resti di un arco che è caduto in crollo sul terzo cardo, attraverso cunicoli, è stata scoperta la Basilica. “La Basilica – ricorda Sirano – era un edificio molto simile alla nostra Borsa valori ma che aveva anche delle funzioni legate alla discussione di cause per lo più di tipo civile nel cosiddetto tribunal. Il nome deriva proprio dalla basilichè aulè: cioè la sala del re che era una delle principali sale dei palazzi dei monarchi ellenistici. A questo modello si ispirarono gli edifici romani”. L’interno della basilica era costituito da una grande sala che aveva colonne su tutti i lati. Sul fondo del lato Sud della basilica c’era una sorta di piccolo sacello, un ambiente nel quale si trovavano statue di imperatori qui venerati come delle divinità. Andando attraverso i cunicoli borbonici si può esplorare quello che si trovava alle spalle del muro di fondo della basilica. “Un piccolo cunicolo borbonico”, interviene Camardo, “costeggia il perimetro di questo sacello che era sul lato di fondo della basilica, e permette però di ricostruire quasi completamente quello che era l’apparato decorativo di questa stanza. In basso si vede che per oltre un metro di altezza vi erano delle lastre di marmo che sono state staccate in epoca borbonica. Subito sopra inizia la parete affrescata per la quale i Borbone hanno tagliato un piccolo quadro, si vede molto bene il distacco. Probabilmente questo è uno dei quadri che oggi sono conservati al museo Archeologico nazionale di Napoli dove appunto confluivano tutti questi materiali. Invece nella parte di fondo della stanza c’è ancora un quadretto, conservato nella posizione originaria perché era lesionato nella parte centrale, e quindi nel Settecento decisero di non staccarlo. La stanza era illuminata probabilmente da una finestra che si trovava più in alto. Questo lo possiamo affermare per la presenza in alto dei resti di una grata di legno intrecciata, come quelle che nelle case di Ercolano si trovano appunto a chiusura delle finestre. Si vedono emergere appena appena gli elementi in legno dalla massa di materiale vulcanico che ancora riempie la parte alta della stanza”.

Ricostruzione assonometrica della basilica di Ercolano (foto Paerco)

L’interno della basilica di Ercolano si raggiunge con un cunicolo borbonico realizzato alla metà del XVIII secolo. Uno corre lungo il lato meridionale della basilica. “Esplorando questi cunicoli”, continua Camardo, “abbiamo potuto determinare con certezza le dimensioni di questa grande sala. Si tratta di un’aula di 16 metri di larghezza per oltre 30 metri di lunghezza: quindi un grande rettangolo con delle colonne addossate lungo tutte le pareti. Presso queste colonne abbiamo rinvenuto anche numerose basi di statue che attestano anche la ricchezza dell’apparato decorativo della stessa basilica. In epoca borbonica sappiamo che furono recuperate cinque statue dalla stessa basilica. E tre appartenevano a Marco Nonio Balbo, la madre e il padre, quindi erano una vera e propria Galleria Balba come veniva chiamata in epoca borbonica. Quindi in basilica si celebrava anche la famiglia di Marco Nonio Balbo che era stato proprio il personaggio che aveva donato alla città questo edificio. E infatti la basilica è stata costruita intorno al 20 a.C., quindi quasi un secolo prima dell’eruzione; e poi ha subito modifiche dal punto di vista architettonico. E anche le pitture della stessa basilica – ne abbiamo le prove – sono state quasi tutte rifatte nel corso dei decenni. Il dato interessante è che noi all’interno dei cunicoli abbiamo potuto riscontrare la presenza di almeno otto basi di statue, il che significa praticamente che, oltre alle cinque statue recuperate in epoca borbonica, nella parte di fango vulcanico sicuramente ci sono altre statue da recuperare  nel giorno in cui si riuscirà a scavare completamente a cielo aperto questo edificio”. Le colonne erano realizzate con mattoni di terracotta ed erano rivestite di stucco che imitava il marmo. Quanto erano alte le colonne? “L’edificio era altissimo: era alto circa 15 metri”, conclude Camardo. “Noi lo sappiamo grazie a una porzione della facciata che è crollata sul terzo cardo. Quindi abbiamo proprio potuto rinvenire le diverse parti dell’alzato conservate. Sappiamo che c’erano queste colonne con capitello ionico, poi un alto fregio dove erano dipinte alcune scene dalle fatiche minori di Ercole, e infine un secondo ordine di colonne con capitello corinzio sul quale poggiava il tetto a capriate che era rivestito con tegole”.

“Lapilli sotto la cenere”: nella terza clip del parco archeologico di Ercolano il direttore Sirano ci porta a scoprire i preziosi legni (mobili e arredi) ritrovati nell’antica Herculaneum e conservati nei depositi-laboratori dove sono studiati e restaurati

Nella terza clip dei “Lapilli sotto la cenere del parco archeologico di Ercolano” il direttore Francesco Sirano ci accompagna eccezionalmente alla scoperta di alcuni reperti che ancora oggi riescono ad emozionare: sono i legni ritrovati nella città antica, una testimonianza importante che ha aiutato gli studiosi a comprendere le diverse tecniche di lavorazione e l’estetica degli ornamenti ebanistici dei complementi di arredo delle domus. “Le modalità di seppellimento della città antica”, spiega Sirano, “hanno fatto conservare il materiale organico il cui aspetto è leggermente mutato, ha preso una forma carbonizzata, ma è perfettamente riconoscibile”. Uno dei reperti più importanti che non manca ancora oggi di emozionare è la culla dalla casa di Graniano. “Fu trovata con i resti di un materassino e adagiato lo scheletro del bambino. Un salto nel tempo che ci riporta direttamente al 79 d.C. e alla tragedia che imperversò Ercolano”. Le case di Ercolano avevano arredi di ogni genere: andiamo dagli sgabelli addirittura con l’impiallacciatura in legno di rosa, a tavolini con le zampe configurate. “Interessantissimo un armadio larario, un mobile composto in due parti: sopra abbiamo un vero e proprio piccolo tabernacolo all’interno del quale c’erano delle statuette di culto di divinità a cui quella famiglia era devota; e nella parte bassa un armadio dove erano deposti degli utensili che servivano per la vita di tutti i giorni. Si può notare in particolare la splendida ricostruzione fatta da Maiuri che poteva contare su degli operai, anche ebanisti, di eccezionale capacità che hanno ricostruito perfettamente questo mobilio. Infatti non ci dimentichiamo che i mobili si trovavano tutti all’interno del flusso piroclastico. Era davvero complicato già solo riconoscerli e poi riuscire a tirarli fuori da questa massa di fango che li inglobava”. Ritrovate anche delle cassapanche o addirittura delle panchine dove ci si poteva sedere, e ben tredici letti. “Uno dei letti meglio conservati ha una spalliera alta tutta decorata, anche questo in legno di rosa con impiallacciatura che fa dei disegni geometrici. La rete è in legno. Su questa veniva adagiato il materasso”. I materiali organici ritrovati sono dei materiali estremamente delicati, hanno bisogno di essere conservati in un ambiente climatizzato e inoltre di continua manutenzione.

Elemento del soffitto in legno del salone delle feste della Casa del Rilievo di Telefo di Ercolano (foto Paerco)

Oltre ai mobili a Ercolano sono stati ritrovati anche complementi di arredo. Eccezionali durante gli scavi effettuati in collaborazione con l’Herculaneum Conservation Project e con il finanziamento della fondazione Packard sono i resti di un soffitto che decorava il salone delle feste della Casa del Rilievo di Telefo. “Il legno in questo caso – continua Sirano – ha mantenuto il suo aspetto di legno vivo perché è stato ritrovato in un ambiente umido. Ma non solo: si può vedere come si sono conservati i colori. E inoltre è stato particolarmente interessante l’aver potuto ricostruire la tecnica degli incastri che venivano utilizzati da questi sapientissimi artigiani che hanno creato un vero e proprio capolavoro nella casa di Marco Nonio Balbo che era uno dei personaggi più importanti di Ercolano antica”. Elisabetta Canna, restauratore del parco archeologico di Ercolano: “Il restauro di questo reperto, come degli altri 75 pezzi del soffitto della Casa del Rilievo di Telefo, è iniziato molti anni fa, perché la fase preliminare all’intervento è stata una fase di studio e ricerca, proprio perché il legno bagnato e ritrovato a Ercolano è di estrema rarità. Conclusa la fase di studio nella quale si è indagata anche la natura del legno, ed è venuto fuori essere un abete bianco, e la natura dei colori delle ocre stese con un legante organico, una proteina, una tempera all’uovo, si è potuto mettere a punto un intervento di conservazione, un consolidamento con degli zuccheri, elementi compatibili con il materiale originale. E poi una seconda fase di restauro estetico della superficie che ha visto l’utilizzo del laser come elemento fondamentale per recuperare le cromie originali dal materiale di scavo che era rimasto incrostato sulle superfici”.

Elementi di mobili in legno con placche in avorio ritrovati nella Villa dei Papiri di Ercolano (foto Paerco)

Tra gli oggetti più sbalorditivi ritrovati nel corso degli scavi alla villa dei Papiri da Maria Paola Guidobaldi ci sono dei mobili di legno. Le analisi hanno rivelato che si tratta di legno di frassino e questi mobili erano rivestiti con placche di avorio in parte lavorate a rilievo. Durante la documentazione preliminare sono stati effettuati una serie di disegni accurati e un modello 3D che ha permesso di recuperare una copia perfettamente uguale all’originale stampata con laser scanner in maniera da poter manipolare facilmente questi pezzi che altrimenti non avremmo potuto toccare data la delicatezza. “In questa maniera si è cercato di ricostruire gli assemblaggi delle varie parti che formavano questo mobile. Si può vedere l’incastro sulla zampa leonina che era la base di un mobile che oggi sappiamo essere identificato con il sostegno di un bacino, un sostegno a treppiedi, un tripode che aveva in alto un coronamento al di sopra del quale dobbiamo immaginare un bacino. Sulla base del numero di frammenti si sono ipotizzati almeno tre tripodi, tre vasi di sostegno che in base alla decorazione dovevano avere un significato anche rituale. Infatti notiamo che tutto gira intorno al mondo di Dioniso: si riconosce il dio e personaggi del suo corteggio. Ed eccezionali sono le scene di sacrificio che avvengono sui pezzi che sostenevano il vero e proprio bacino. Qui infatti abbiamo una scena dove si vedono proprio delle persone che stanno compiendo un sacrificio incruento davanti a una statua del dio Priapo”.

Parco archeologico di Ercolano: dopo il successo di “Lapilli del Parco” parte una nova iniziativa on-line “Lapilli sotto la cenere” alla scoperta dei tesori nascosti dell’antica Herculaneum

La magia del sito archeologico di Ercolano dominato dal Vesuvio (foto Paerco)

Dopo il grande successo di “Lapilli”, di cui archeologiavocidalpassato.com ha dato ampia diffusione,, il Parco Archeologico di Ercolano si trova alla virata di boa con passaggio aduna nuova fase: dai “Lapilli del Parco”, che hanno costituito un momento di virtualizzazione della visita, quando essa era negata dalle circostanze di chiusura al pubblico – per i quali i risultati sono stati travolgenti – ai “Lapilli sotto la cenere”, alla scoperta dei tesori nascosti del Parco. La nuova fase degli approfondimenti condotti sul sito dal direttore, esperti e personale specializzato, parte il 5 agosto 2020. Ora che il Parco è nuovamente aperto, il digitale viene ancora una volta riformulato e arricchito di nuove valenze e il programma “Lapilli” si rinnova portando alla rivelazione di siti inesplorati dal pubblico, dalle domus oggetto di restauro ai depositi del Parco, vera fonte di ispirazione e luogo dove maturano conoscenze e si scoprono sempre nuove storie. Spiegazioni, approfondimenti, curiosità da parte del direttore e dei funzionari del Parco, interventi di esperti, ricostruzioni “Herculaneum 3D Scan”, a cura dell’Herculaneum Conservation Project, ma anche una serie specifica dedicata alla figura di Ercole, come eroe che unisce la città antica e quella moderna, che continueranno, in un appuntamento settimanale, a illustrare, intrattenere e arricchire la conoscenza del Parco di Ercolano.

Francesco Sirano direttore del parco archeologico di Ercolano (foto Paerco)

“Con i “Lapilli sotto la cenere” la visita digitale integra quella reale”, interviene il direttore Francesco Sirano, “ampliando ulteriormente la fruizione dei visitatori portandoli anche a esplorare realtà che per necessità conservative, di restauro o contingenze non sono accessibili. Il format ripropone le modalità oramai care alla community che ogni settimana si ritrova sui canali social del Parco come in una piazza virtuale, commentando i contenuti e scambiandosi opinioni e idee. E nei prossimi mesi l’offerta digitale sarà arricchita e diversificata grazie ai progetti su cui stiamo lavorando da tempo insieme all’Herculaneum Conservation Project con il sostegno sia della Fondazione Packard sia delle istituzioni pubbliche grazie alle quali il Parco non solo partecipa al progetto della Regione Campania “Move to cloud”, ma soprattutto ha ricevuto un importante finanziamento del MiBACT nell’ambito dei fondi europei per il Museo Digitale dell’Antica Herculaneum”.

 

Jane Thompson, manager dell’HCP per le fondazioni Packard

“Siamo felici di essere parte di questo importante processo di cambiamento nel rapporto tra pubblico e Parco archeologico di Ercolano”, dichiara Jane Thompson, Project mangaer dell’Herculaneum Conservation Project. “Sono sempre più evidenti i benefici che l’adozione di strumenti tecnologici possono apportare nella vita degli istituti culturali, a partire dalle pratiche di conservazione e restauro fino ad arrivare alle attività di comunicazione e valorizzazione online e on-site. Questi strumenti aprono la possibilità di stimolare una partecipazione attiva del pubblico che diventa parte essenziale dell’esperienza di visita e, inoltre, offrono la possibilità, anche insieme ad altri progetti che stiamo portando avanti con il Parco Archeologico, oltre ad Herculaneum 3D, di un reale impatto in termini di promozione dell’inclusione sociale, offrendo una possibilità di accesso su più ampia scala e con minori costi da sostenere per il visitatore”.

Con l’avanzare dell’estate aumentano inoltre i visitatori al sito e il Parco Archeologico si adegua al nuovo flusso, aumentando a 50 il numero massimo di persone per fascia oraria. Il biglietto di ingresso è acquistabile on-line sul sito www.ticketone.it e presso la biglietteria del Parco. Al fine di permettere un fluido contingentamento degli ingressi al sito, nel rispetto della vigente normativa anti-covid, al momento dell’acquisto il visitatore sceglie la fascia oraria di ingresso, prevista ogni 15 minuti per un massimo di 50 persone per turno. “Intanto al Parco si tirano le somme della crescita del pubblico social del sito”, aggiunge Sirano. “Molto forte l’incremento nei mesi del lockdown. Durante questi mesi abbiamo rivoluzionato il nostro modo di lavorare con grandi risultati per Ercolano: per questo la scelta di continuare ad arricchire i contenuti virtuali per appassionare sempre di più il nostro pubblico e continuare a intessere i nodi per formare una rete di contatti, di relazioni, di contenuti, di passione”.