Archivio tag | Guillame Pacetti

Noceto (Pr). Ci siamo: con l’inaugurazione del museo della Vasca Votiva si compie l’atto finale di un cammino durato, tra scavo, restauro e ricostruzione, 15 anni. Al pubblico si offre un’esperienza immersiva, multisensoriale e multimediale, nella pianura padana terramaricola di 3500 anni fa

Ebbene ci siamo! Venerdì 8 ottobre 2021, alle 10.30, verrà inaugurato il museo della Vasca Votiva di Noceto in provincia di Parma. La Vasca rappresenta, per dimensioni, caratteristiche, significato e grado di conservazione, un “unicum” a livello europeo, tale da innovare profondamente le conoscenze scientifiche sull’ Età del Bronzo. Si tratta infatti di un monumento senza confronti fra le strutture lignee datate a questo periodo.

Il trasporto dei pesanti vetri per l’allestimento delle vetrine del museo della Vasca Votiva a Noceto (Pr) (foto mic-ero)
noceto_museo-vasca-votiva_fasi-allestimento_2_foto-mic-ero

L’assemblaggio dei legni che costituivano la vasca votiva per l’allestimento del museo della Vasca Votiva a Noceto (Pr) (foto mic-ero)

Fervono gli ultimi preparativi per completare il museo entro il taglio del nastro. “I contenuti delle vetrine sono al loro posto”, raccontano i tecnici al lavoro in queste ore: “le prove fatte, seppure con supporti di fortuna, hanno facilitato il lavoro e in diversi casi si è riusciti a mettere anche qualche reperto in più rispetto a quanto ipotizzato. Il momento più difficile per le vetrine non è stato dunque l’allestimento dei reperti, bensì quello della messa in posto dei vetri. Alcuni di essi, particolarmente grandi, rischiavano addirittura di non passare dalla porta di ingresso! Ben sei persone sono state necessarie per movimentarli e, con estrema attenzione, indicazioni di manovra nonché qualche brivido, anche questi hanno varcato la fatidica porta. Davanti alla vetrina di destinazione sono stati puliti fuori e dentro, poi montati: questo era l’altro momento delicatissimo, perché i vetri così grandi e con i bordi molati in obliquo a 45 ° (per meglio far combaciare gli angoli delle diverse lastre) rischiano, per un colpo anche piccolo, di creparsi. Contemporaneamente altri professionisti hanno messo in funzione i dispositivi multimediali (per la verità non tanti), altre persone hanno sistemati un po’ di posti a sedere; poi è toccato alla vasca, riemersa dai teli un po’ impolverata ma senza aver perso nulla del suo fascino. Un po’ di maquillage a anche lei è a posto!”.

Con l’apertura del museo si compie l’atto finale di un cammino durato, tra scavo, restauro e ricostruzione, 15 anni, che ha visto collaborare in totale unità di intenti tutte le Istituzioni coinvolte. Oltre al Comune di Noceto, il progetto, infatti, ha interessato, sia in termini di finanziamento, sia in termini di collaborazione scientifica, il ministero della Cultura nonché l’università di Milano con il Dipartimento di Scienze della Terra “A. Desio” (professori Mauro Cremaschi prima, e Andrea Zerboni poi). Fondamentali sono stati anche gli ulteriori finanziamenti che l’Amministrazione Comunale ha ottenuto da parte della Regione Emilia-Romagna e della Fondazione Cariparma.

Locandina per l’inaugurazione del museo Archeologico Vasca votiva di Noceto (Pr)

Programma della giornata. Alle 10.30, inaugurazione e saluti istituzionali: Fabio Fecci, sindaco del Comune di Noceto; Corrado Azzollini, segretario regionale del ministero della cultura per l’Emilia-Romagna; Cristina Ambrosini, direttrice del Servizio Patrimonio Culturale dell’Emilia-Romagna; Marco Masetti, direttore del Dipartimento di Scienze della Terra “A. Desio”; Franco Magnani, presidente della Fondazione della Cassa di risparmio di Parma; Andrea Corsini, assessore al Turismo della Regione Emilia-Romagna. Alle 11.10, intervengono: Maria Bernabò Brea su “La Vasca di Noceto nel contesto dell’Età del Bronzo”; Mauro Cremaschi, docente dell’università di Milano, su “La struttura della Vasca: dallo scavo al museo”; Angela Mutti, funzionaria archeologa del MiC su “Il contenuto della Vasca: dallo scavo al museo”; Guillaume Pacetti, architetto “Il progetto del museo”.

La sistemazione nel museo della Vasca votiva di Noceto (Pr) dei reperti dell’Età del Bronzo da contesto terramaricolo (foto mic-ero)

Il percorso museale e l’organizzazione degli spazi, risultato di un accurato progetto architettonico, offriranno al visitatore un’esperienza immersiva, multisensoriale e multimediale. Oltre alla Vasca Votiva, elemento centrale di potente capacità attrattiva, nel museo saranno esposti un numero sorprendente di oggetti caratteristici della cultura terramaricola che caratterizzava circa 3500 anni fa, la quasi totalità della pianura Padana e la cui storia viene raccontata attraverso testi, immagini, ricostruzioni, video e dispositivi interattivi. Nella giornata di venerdì 8 ottobre 2021 a partire dalle 15 sarà possibile effettuare un breve tour all’interno del museo con ingressi ogni mezz’ora circa su prenotazione al numero 340 1939057. Da sabato 9 ottobre 2021 il museo sarà aperto dal giovedì alla domenica con i seguenti orari: 10-13 e 15-18 fino al 31 ottobre, poi 10-13 e 14-18.

A Noceto (Pr) si stanno ultimando gli ultimi lavori in vista dell’inaugurazione del museo Archeologico della Vasca Votiva, un unicum a livello europeo che innova le conoscenze scientifiche sull’Età del Bronzo. Gli archeologi anticipano qualche curiosità sugli oggetti ritrovati e qualche ipotesi sull’utilizzo rituale della vasca

Locandina per l’inaugurazione del museo Archeologico Vasca votiva di Noceto (Pr)

Alla vigilia di Ferragosto dal segretariato dell’Emilia Romagna del ministero della Cultura con l’augurio di “Buone vacanze” c’era stato anche un arrivederci importante: “Ci vediamo il 1° ottobre 2021 a Noceto, in provincia di Parma, per l’inaugurazione del museo Archeologico della Vasca votiva”. La Vasca Votiva rappresenta un unicum a livello europeo tale da innovare profondamente per dimensioni e caratteristiche le conoscenze scientifiche sull’Età del Bronzo. Si tratta infatti di un monumento senza confronti fra le strutture lignee pre-protostoriche europee. Il museo di Noceto è stato costruito proprio per ospitare esclusivamente questo incredibile reperto e gli oggetti ritrovati al suo interno. Ma non sarà aperto il 1° ottobre. L’attesa cerimonia è stata fatta slittare di una settimana. L’appuntamento è per venerdì 8 ottobre 2021, a Noceto (Pr), in via Ignazio Silone 1, per l’inaugurazione del museo Archeologico della Vasca votiva. L’inaugurazione sarà in presenza nel rispetto delle norme anti-Covid. Per accedere sarà necessario essere dotati di Green Pass. Diretta sul profilo Facebook del Comune di Noceto @ComuneNoceto.

Dettaglio della vasca votiva al centro del nuovo museo Archeologico di Noceto (Pr) (foto Mic-ERO)

Programma della giornata. Alle 10.30, inaugurazione e saluti istituzionali: Corrado Azzollini, segretario regionale del ministero della Cultura per l’Emilia-Romagna; Andrea Corsini, assessore al Turismo della Regione Emilia-Romagna; Fabio Fecci, sindaco del Comune di Noceto; Elio Franzini, magnifico rettore dell’università di Milano; Marco Masetti, direttore del dipartimento di Scienze della Terra “A. Desio”; Franco Magnani, presidente della Fondazione della Cassa di risparmio di Parma; Cristina Ambrosini, direttore del servizio Patrimonio culturale dell’Emilia-Romagna. Alle 11.10, intervengono: Maria Bernabò Brea su “La Vasca di Noceto nel contesto dell’Età del Bronzo”; Mauro Cremaschi, docente dell’università di Milano su “La struttura della Vasca: dallo scavo al museo”; Angela Mutti, funzionaria archeologa del Mic su “Il contenuto della Vasca: dallo scavo al museo”; Guillaume Pacetti, architetto “Il progetto del museo”.

Oggetti recuperati dalla vasca votiva pronti per essere sistemati nelle vetrine del nuovo museo Archeologico di Noceto (Pr) (foto Mic-ERO)

Intanto prosegue a ritmo serrato il completamento dell’allestimento. “Allestire una vetrina”, spiega lo staff tecnico sul sito del segretariato regionale del Mic, “è operazione appassionante ma al tempo stesso fonte di preoccupazione, perché maneggiare i reperti comporta sempre un certo rischio. Per di più, quando si prepara un nuovo allestimento non basta spostare un oggetto da un posto all’altro, ma occorre provare più versioni espositive fino a raggiungere quella ottimale. La situazione è ancora più complessa quando il nuovo allestimento è completamente da realizzare: in questo caso sono addirittura da calcolare le dimensioni delle vetrine, la tipologia dei basamenti interni e finanche dei singoli supporti. Non sempre però si dispone di uno spazio e, ancor più, dell’attrezzatura di scena per effettuare queste prove come davvero si vorrebbe. E qui entra in gioco la capacità di immaginazione e l’inventiva degli archeologi, abituati a soluzioni improvvisate degne di un MacGyver o di Archimede pitagorico: i più svariati tipi di oggetti (purché stabili!) diventano utili per una simulazione”.

Prove di allestimento di una vetrina del nuovo museo Archeologico Vasca votiva di Noceto (Pr) (foto Mic-ERO)
noceto_museo-archeologico-vasca-votiva_allestimento-vetrine_2_foto-mic-ERO

Proposta di allestimento di alcuni oggetti lignei recuperati dalla vasca votiva di Noceto (Pr) (foto Mic-ERO)

“Per buona parte dei reperti di Noceto”, continuano i tecnici, “nastro di carta e metro, cassette di svariato materiale, fogli per appunti e macchine fotografiche sono stati più che sufficienti per simulare perimetri di vetrine, suddividere gli spazi interni, riprodurre piani espositivi di diversa altezza, fissare le soluzioni individuate. La stessa procedura era però impossibile per i reperti lignei, troppo delicati per essere ripetutamente maneggiati e spostati. Per loro si è dunque fatto ricorso al modellino in scala: in parte con il vecchio stile (forbici per ritagliare le figurine, cartoncino e colla), in parte con tecniche più moderne, ossia con un programma di grafica. Il timore che la versione reale non fosse all’altezza del modello c’era, ma oggi, ad allestimento avviato, il risultato ci sembra niente male”.

Alcuni vasi in ceramica recuperati dalla vasca votiva di Noceto (Pr) (foto Mic-ERO)

La vasca conteneva ben 100/150 vasi interi o “ricomponibili”: si tratta di un ristretto numero di vasi integri, molti vasi “ricomponibili”, ossia in frammenti ma pressoché completi, e altri mancanti di qualche parte che potrebbe essere andata perduta durante lo scavo. “Quasi tutti i vasi rinvenuti nei pressi del fondo della vasca”, intervengono gli archeologi impegnati nelle ricerche, “erano ad esempio “ricomponibili”; sono stati i primi ad esservi depositati e hanno subito più degli altri il peso dei sedimenti e dei manufatti che li hanno coperti. Molti dei vasi “integri” provengono invece da livelli più alti, dove si sono conservati perché probabilmente sottoposti a una pressione minore”.

Vasi ricomposti dopo il restauro, provenienti dalla vasca votiva di Noceto (Pr) (foto Mic-ERO)
noceto_museo-archeologico-vasca-votiva_vasi-in-ceramica_scavo_foto-mic-ERO

Un vaso in ceramica al momento dello scavo della vasca votiva di Noceto (Pr) (foto Mic-ERO)

“Poi ci sono i vasi scompleti, mancanti di qualche parte”, continuano: “è vero che tali parti potrebbero essere andate perdute in scavo, ma se così non fosse? Se questi vasi fossero stati deposti nella vasca già privati di un frammento o di una parte perché l’offerente desiderava conservare un legame con la divinità destinataria, condividendo con lei un oggetto investito di un importante significato? Bisogna infine dire che la vasca conteneva anche migliaia di frammenti ceramici; dunque come escludere del tutto l’ipotesi che alcuni oggetti fossero intenzionalmente frammentati e poi deposti, oppure che una semplice parte di vaso fosse ritenuta sufficiente a rappresentare, simbolicamente, l’intero dono? Per verificare queste ipotesi bisognerebbe esaminare migliaia di frammenti, cercare quelli cha attaccano e procedere, fino a dove il puzzle lo consente, con la ricomposizione. Oggi un’operazione del genere è quasi un sogno, ma in futuro chissà!”.

Fusaiole e pesi da telaio ritrovati nella vasca votiva di Noceto (Pr) (foto Mic-ERO)
noceto_museo-archeologico-vasca-votiva_ricostruzione-telaio_foto-mic-ERO

Nel disegno un’ipotesi di ricostruzione e utilizzo del telaio nell’Età del Bronzo (foto Mic-ERO)

“Tra i diversi oggetti in terracotta ritrovati nella vasca”, ricordano gli archeologi, “c’erano una ventina di fusaiole e alcuni (4) pesi da telaio. Fusaiole e pesi si rinvengono abbastanza facilmente negli abitati, mentre gli elementi lignei cui sono associatisi trovano in casi rarissimi: dalla vasca provengono invece almeno tre fusi, bastoncini con le due estremità assottigliate e appuntite e un altro manufatto forse usato con il telaio. Il fuso, con il movimento rotatorio impressogli dalla filatrice, trasforma in filo la matassa informe di fibre, lana o lino, avvolta su una conocchia (o rocca) retta dalla filatrice stessa con l’altro braccio; le fusaiole, infilate nella punta inferiore del fuso, gli garantiscono stabilità durante la rotazione. I fili sono poi collocati su un telaio verticale, tenuti tesi con il peso legato alla loro estremità inferiore; i fili verticali costituiscono l’ordito e un altro filo, intrecciato trasversalmente ai primi con l’aiuto di una spoletta (o navicella), dà origine alla trama. In epoca preistorica filatura e tessitura erano praticate in ambito familiare e dalle donne, comprese quelle appartenenti alle classi sociali più elevate; sappiamo tutti che Penelope, pur regina, trascorreva gran tempo al telaio. E non vorremo certo dimenticare la Bella addormentata, caduta vittima del malefico incantesimo proprio pungendosi con un fuso!”.

Fusaiole affiorano durante lo scavo della vasca votiva di Noceto (Pr) (foto Mic-ERO)

“Tornando a filatura e tessitura, come interpretare la presenza entro la vasca di oggetti legati a queste attività?”, si chiedono gli esperti. “Un’ipotesi è che nella mitologia di molte culture antiche, anche di aree distanti tra loro, vita e destino dell’uomo sono spesso assimilati a un filo, retto, avvolto e troncato da apposite figure divine e che, sempre nel mondo antico, si riteneva spesso che il passaggio tra mondo dei vivi e mondo dei morti avvenisse attraverso l’acqua”.

Alcuni vasi trovati impilati uno sull’altro sul fondo della vasca votiva di Noceto (Pr) (foto Mic-ERO)

“Uno dei temi più dibattuti nel corso dello scavo”, spiegano ancora gli archeologi sul sito del segretariato regionale del Mic, “era con quali criteri e, soprattutto, in che modo erano affidati alla vasca gli oggetti che conteneva? Innanzitutto si può constatare che i primi vasi deposti si distribuivano lungo i lati Nord ed Est, formando delle piccole concentrazioni alternate a spazi vuoti. Forse perché questi lati erano quelli rivolti verso il villaggio e quindi i primi a cui si giungeva? E perché le concentrazioni? Corrispondevano forse a offerte effettuate in momenti diversi ma sempre dallo stesso punto del bordo, forse più facilmente accessibile? Ed è possibile che ognuna fosse ricollegabile o addirittura riservata a una stessa famiglia o a un clan familiare?”.

Piccola concentrazione di vasi ritrovati lungo un bordo della vasca votiva di Noceto (Pr) (foto Mic-ERO)

“Quando poi i doni più antichi e le travi basali erano già sepolti dai sedimenti – continuano -, le offerte (peraltro mai interrotte) si fanno di nuovo numerose. Che fosse in atto una carestia o fosse necessaria una maggiore produttività dei terreni per l’aumento della popolazione? A differenza dei doni più antichi, le offerte di questa fase si concentrano nell’angolo Nord-Est, che viene riempito da un enorme numero di vasi”.

Proposta di ricostruzione dei riti alla vasca votiva di Noceto (Pr) (foto Mic-ERO)
noceto_museo-archeologico-vasca-votiva_rendering-utilizzo-vasca_foto-mic-ERO

Nel disegno un’ipotesi di come venivano depositati gli oggetti sul fondo della vasca votiva di Noceto (Pr) (foto Mic-ERO)

“A criteri precisi sembra poi rispondere la distribuzione dei principali manufatti in legno; aratri e vanghe, i più grandi attrezzi ritrovati entro la vasca, erano tutti in corrispondenza di angoli. Rami, intrecci, ghirlande sembrano invece distribuirsi un po’ su tutta la superficie, forse perché, a differenza degli oggetti pesanti che andavano subito a fondo, potevano galleggiare sulla superficie prima di affondare. Infine si tende a pensare che gli oggetti fossero delicatamente posati lungo il bordo, a pelo d’acqua, ma non possiamo non notare alcune stranezze: alcuni vasi sono esattamente sovrapposti tra loro, un grosso vaso rovesciato e privo di fondo era ben lontano dal bordo vasca. Come spiegare questi aspetti? Casualità forse o, come scherzosamente ipotizzato, dovremmo davvero pensare che a qualcuno spettasse l’onore (o l’onere?) di tuffarsi per andare a deporre gli oggetti? Incarico, almeno dal nostro punto di vista, poco attraente e nemmeno agevole data la presenza di un reticolo di travi anche alla sommità della vasca”.