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Arezzo, Iran, Templari, astrologi, etruschi, villanoviani, idoli: al via con un ricco programma il ciclo di incontri “…comunicare l’archeologia…” promosso dal gruppo archeologico bolognese

Il Gruppo archeologico bolognese iscritto ai Gruppi archeologici d’Italia

Scoprire Arezzo per apprezzare al meglio la successiva escursione, ripercorrere le impressioni di un viaggio in Iran, rapportarsi con le stelle come gli antichi astrologi, o giocare come i bimbi di duemila anni fa, e ancora incontrare un Gran Maestro dei Templari o guardare la pittura etrusca con gli occhi di uno scrittore, poeta, drammaturgo, saggista e pittore inglese, e poi seguire le fasi di un sito dai villanoviani al medioevo, e prepararsi a visitare la grande mostra “Idoli” a Venezia. È un programma ricco quello proposto dal Gruppo archeologico bolognese (Gabo) per il ciclo di conferenze “…comunicare l’archeologia…” del IV trimestre 2018. Il Gruppo di Bologna – ricordiamolo – aderisce ai Gruppi Archeologici d’Italia, in collaborazione con i quali sono promosse campagne di ricerca, scavi e ricognizioni d’interesse nazionale, alle quali è dedicata soprattutto la stagione estiva, in collaborazione con le competenti soprintendenze Archeologiche. Il Gruppo archeologico bolognese collabora con il museo nazionale Etrusco “Pompeo Aria” di Marzabotto, il museo “Luigi Donini” di San Lazzaro di Savena e il museo della Civiltà Villanoviana (Muv) di Castenaso (Bo). Tutti gli incontri si terranno al martedì, alle 21, al centro sociale “G.Costa” in via Azzo Gardino 48 a Bologna.

Suggestiva visione dell’apadana di Persepoli

Si inizia martedì 16 ottobre 2018 con la tradizionale presentazione dell’attività sociale ottobre-dicembre 2018, cui seguirà l’intervento dell’ archeologa Maria Giovanna Caneschi su “Arretium, la citta di Gaio Cilio Mecenate. Alla scoperta delle sue antiche vestigia”, propedeutico al viaggio ad Arezzo con il GABo sabato 27 ottobre. Si continua martedì 23 ottobre, col documentario di Claudio Busi, cultore di storia, documentarista e viaggiatore, “Impressioni di viaggio”. Martedì 30 ottobre, sarà la volta di Dario Pedrazzini, archeologo e divulgatore culturale, con “Il destino nelle stelle. L’astrologia nel mondo antico”.

Liturgia dei Templari cattolici sul sarcofago di San Fermo a Verona

Il mese di novembre apre martedì 6 novembre con Silvia Romagnoli, archeologa e travel designer, con un focus su “Giochi e passatempi nel mondo antico”. Martedì 13 novembre ci tufferemo nel mondo dei templari. Lo storico e archeologo Giampiero Bagni illustrerà “La scoperta della tomba del Maestro Generale dei Templari Arnau de Torroja a Verona. Unica al mondo. Indagini ed ipotesi”. Martedì 20 novembre, con Silvia Romagnoli si torna nel mondo antico con “La pittura etrusca nell’arte e negli scritti di D.H. Lawrence”. L’ultimo incontro del mese di novembre, martedì 27, sarà con Tiziano Trocchi, archeologo della soprintendenza, con “Dalla necropoli villanoviana al villaggio medievale: Funo di Argelato e la pianura bolognese tra VIII secolo a.C. e X secolo d.C.”.

La locandina della mostra “Idoli. Il potere dell’immagine” a Venezia dal 15 settembre 2018 al 20 gennaio 2019

Dopo il fine settimana dal 30 novembre al 2 dicembre che vedrà impegnato il Gabo con “Imagines: obiettivo sul passato” rassegna del documentario archeologico giunta alla sedicesima edizione che si tiene alla Mediateca di San Lazzaro di Savena (Bo), il ciclo di incontri riprende martedì 4 dicembre con l’archeologa Maria Longhena che presenterà la mostra “Idoli. Simboli del potere” promossa dalla fondazione Giancarlo Ligabue, per preparare la visita alla mostra veneziana in programma il 6 dicembre. Gli incontri si chiudono martedì 11 dicembre con la testimonianza diretta dai territori di guerra dell’archeologo Nicolò Marchetti, docente al dipartimento di Storia Culture Civiltà dell’università di Bologna su “Il patrimonio archeologico del Vicino Oriente: una rassegna dei vari tipi di minacce e distruzioni nella culla della civiltà”.

Templari. L’arcivescovo di Tarragona consente l’esame del Dna di Guillem de Torroja: sarà la prova decisiva per provare che nel sarcofago di San Fermo a Verona ci sono le spoglie del fratello, Arnau de Torroja, Maestro Generale dell’Ordine del Tempio morto nel 1184 a Verona. Finora le ricerche scientifiche multidisciplinari hanno fornito indizi che portano tutti ad Arnau: i risultati presentati in anteprima in un convegno a Verona

Il sarcofago di San Fermo a Verona sorvegliato dall’associazione Templari cattolici d’Italia (foto Graziano Tavan)

La cattedrale di Tarragona dove è conservato il sarcofago di Guillem de Torroja (foto Graziano Tavan)

Mauro Giorgio Ferretti, Magister Templi dell’associazione Templari cattolici d’Italia (foto Graziano Tavan)

Martedì 24 aprile 2018 per l’associazione Templari cattolici d’Italia è una data storica: gli esperti hanno avuto il permesso a procedere al prelievo di un campione osseo dalle spoglie di Guillem de Torroja, conservate da novecento anni in un sepolcro nella cattedrale di Tarragona, da inviare all’Harward Medical School di Boston per l’estrazione del Dna, dove già è stato sequenziato il campione dell’individuo conservato nel sarcofago ritrovato a San Fermo di Verona. L’arcivescovo di Tarragona ha infatti finalmente consentito, dopo alcune domande respinte, all’operazione che nelle speranze del Magister Mauro Giorgio Ferretti, presidente dei Templari cattolici d’Italia, dovrebbe essere la prova decisiva per affermare che nel sarcofago, da lui scoperto più di tre anni fa negli spazi dell’ex sala capitolare benedettina della chiesa di San Fermo a Verona, ci sono proprio i resti del Maestro Generale dell’Ordine del Tempio, Arnau de Torroja, morto proprio a Verona nel 1184 dove, in una delicata missione diplomatica con il Patriarca di Gerusalemme e il Maestro Generale degli Ospitalieri, avrebbe dovuto incontrare papa Lucio III e l’imperatore Federico Barbarossa e convincerli a mandare più aiuti in Terrasanta accerchiata dalle truppe di Saladino, condottiero e sultano, che solo tre anni dopo avrebbe assediato e conquistato Gerusalemme portando al collasso il regno crociato. “Ormai non ci speravo più. Ora per fortuna il clima è cambiato”, ammette mons. Fiorenzo Facchini, antropologo, professore emerito dell’università di Bologna, presidente del Coordinamento scientifico per le Ricerche sugli Ordini militari-religiosi, che dal giorno della scoperta del sarcofago ha seguito il complesso e ambizioso progetto di ricerche multisciplinari per accertare, con i migliori esperti internazionali ognuno del proprio settore, a chi appartenesse veramente quel singolare sarcofago di San Fermo. E sono stati proprio questi studi, con il loro rigore storico-scientifico, i cui risultati sono stati presentati sabato 21 aprile 2018 a Verona nel convegno storico-scientifico “Il sarcofago ritrovato a Verona e i Templari” a convincere le autorità ecclesiastiche catalane a dare l’assenso al prelievo di un campione osseo dalle spoglie di Guillem de Torroja (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2018/04/20/templari-il-magister-ferretti-ricorda-la-scoperta-del-sarcofago-di-san-fermo-la-figura-di-arnau-de-torroja-e-anticipa-le-linee-del-convegno-storico-scientifico-di-verona-ce-l/).

L’antropologo mons. Fiorenzo Facchini al convegno di Verona (foto Graziano Tavan)

“Una notizia bomba! La scoperta di Verona è una notizia bomba”: mons. Facchini, alla tavola rotonda che ha chiuso il convegno, si lascia andare, superando la proverbiale sobrietà e prudenza dello scienziato antropologo. “Ora aspetto fiducioso. Ma è certo che se finora tutti gli studi effettuati, con metodi diversi e discipline diverse, ci hanno fornito indizi che portano tutti a confermare che quella sia la tomba di Arnau de Torroja, è evidente che il Dna di un fratello, Guillem, arcidiacono di Urgell, vescovo di Barcellona e arcivescovo di Tarragona, dove morì nel 1171, darebbe una certezza al 100 per cento. Quindi tra qualche mese speriamo di poter dire al mondo che Verona conserva la tomba di un Maestro Generale, il nono dei 23 che si sono succeduti nei 183 anni di vita dell’ordine templare. E questa sarebbe l’unica sopravvissuta alla damnatio memoriae e giunta fino a noi attraverso i secoli”. È lo stesso Facchini a riassumere gli indizi che portano ad Arnau de Torroja:  innanzitutto i documenti storici, che confermano come Arnau sia morto proprio a Verona nel 1184; ci sono poi i dati archeologici che spiegano che quel sarcofago presenta scolpita la croce templare e ha restituito frammenti di stoffe pregiate: tutti elementi che ci portano alla presenza di un personaggio di rango dell’Ordine del Tempio; le analisi antropologiche fanno luce sull’inumato: un uomo di età adulta avanzata dalle caratteristiche mediterranee; mentre le analisi genetiche non solo hanno ribadito che si tratta di un individuo di sesso maschile ma che presenta somiglianze genomiche con i Catalani; infine, la datazione calibrata dei reperti con il radiocarbonio C14 restituisce un arco di tempo compatibile tra il 1020 e il 1220 d.C. E allora vediamo meglio le diverse ricerche presentate a Verona.

Una raffigurazione di Arnau de Torroja, Maestro generale dell’Ordine del Tempio (foto Graziano Tavan)

La Catalogna nel XII secolo con l’indicazione di Solsona, Torroja e Barcellona (foto Graziano Tavan)

Arnau de Torroja, soldato, religioso, templare, amministratore e diplomatico. È Giampiero Bagni, archeologo e storico della Nottingham Trent University, a tratteggiare la figura del catalano, la sua carriera rapidissima, fino alla sua morte a Verona a 66 anni. “Arnau de Torroja”, racconta Bagni, “nasce a Solsona da una famiglia di signori locali nel 1118. La famiglia si era già messa in luce fin dal 990 grazie al suo avo Mirò, valoroso cavaliere alla corte del conte di Urgell. Siano in piena Reconquista, quando i cavalieri spagnoli erano impegnati sul fronte iberico contro i musulmani. La famiglia prese il nome di Torroja con la conquista del vicino omonimo castello da parte del nonno di Arnau alla fine dell’XI secolo. Mentre il papà di Arnau, Bernat Ecard de Torroja ampliò i possedimenti entrando nell’entourage del conte di Barcellona. Quando morì nel 1143 lasciò cinque figli, quattro dei quali sarebbero arrivati alla piena età adulta con carriere importanti: Berenguer fu signore di Torroja,  Guillem fu arcivescovo di Tarragona, e Pietro vescovo di Saragozza”. Prima Bernat e poi i suoi figli fecero cospicue donazioni all’Ordine del Tempio, situazione che facilitò di sicuro la carriera di Arnau che, dopo aver partecipato fin dal 1133 alle campagne di Reconquista,  nel 1166, dopo solo quattro anni dalla sua entrata nell’Ordine, divenne Maestro di Catalogna e Provenza, e rimase tale fino al 1180 quando divenne Maestro generale, alla morte di Oddone di Saint-Amand, nelle carceri di Saladino, Maestro generale del Tempio catturato in battaglia l’anno prima. “Serviva uno stratega e fu scelto Arnau, nonostante non si trovasse in Terrasanta, non fosse francese, fosse anziano, e infine fosse più un diplomatico che un condottiero”.

Il prof. Giampiero Bagni mostra la chiesa templare di San Vitale a Verona, in un cabreo del 1698 (foto Graziano Tavan)

La sua instancabile attività diplomatica porta Arnau  all’ambasceria del 1184 per cercare nuovi aiuti per gli Stati crociati, un’ambasceria – per l’epoca – ai massimi livelli: con il Maestro generale del Tempio c’erano infatti il Patriarca di Gerusalemme e il Maestro generale degli Ospitalieri. I tre salparono dalla Terrasanta nel giugno 1184. Ma siamo sicuri che Arnau arrivò vivo a Verona? Bagni ha trovato riscontri nei documenti di archivio. “Baldovino IV, re di Gerusalemme, rimasto in Terrasanta perché molto malato, segue con attenzione l’evolversi della missione diplomatica”, spiega Bagni, “e in una sua lettera si felicita per il buon esito del viaggio in mare e dell’arrivo dei tre a Brindisi, da dove proseguono via terra fino a Verona. I documenti parlano invece di due delegati solo nel tragitto verso Parigi e Londra”. Quindi Arnau arrivò a Verona e dagli studi di Ligato sappiamo che incontrò il papa Lucio III (che sarebbe morto anche lui a Verona l’anno dopo, nel 1185: sepolto in cattedrale), meno certo è invece l’incontro con l’imperatore Barbarossa. Il 30 settembre 1184, come registra l’obituario di Reims, Arnau morì a Verona. Dove poteva essere sepolto un Maestro generale dei Templari? “Sappiamo”, continua Bagni, “che la chiesa dei Templari era San Vitale nell’Oltreadige, la quale alla soppressione dell’Ordine nel 1314 passò agli Ospitalieri”. Ma perché la tomba a San Fermo? Una risposta l’ha data Loredana Imperio, presidente Larti – Libera associazione dei ricercatori templari italiani: “Di certo San Fermo, che apparteneva ai benedettini, aveva rapporti stretti con i templari: la chiesa sorgeva in riva all’Adige, fuori dalle mura, quindi soggetta a scorrerie. Niente di più probabile che i templari, che erano vicinissimi, sull’altra sponda del fiume, fornissero la difesa armata ai monaci di San Fermo. Non stupisce quindi che, alla soppressione dell’Ordine, al passaggio dei beni agli Ospitalieri qualcosa – come la tomba del Maestro generale – sia stato portato a San Fermo. È anche vero che alcuni documenti farebbero pensare che nel 1184 i templari non fossero in pieno possesso della chiesa di San Vitale, coinvolta in controversie ancora aperte con i canonici della cattedrale. In questo caso San Fermo potrebbe essere stata scelta perché su di essa ci sarebbe stato uno jus patronatus dei templari”.

Croce patente con ardiglione tipica dei cavalieri dell’Ordine del Tempio (foto Graziano Tavan)

Croce templare dipinta nella chiesa di Santa Maria di Norbello (Oristano) (foto Graziano Tavan)

Il sarcofago di San Fermo, in pietra locale molto friabile delle colline veronesi, reca iscrizioni ormai illeggibili, ma presenta sui lati corti, meglio conservati, una bella croce patente (o croix pattèe, ovvero la croce a bracci uguali che si allargano nella parte esterna) con puntale (ardiglione), tipica dei templari. Lo studio è stato approfondito da Sergio Sammarco, responsabile del Centro italiano di Documentazione sull’Ordine del Tempio alla biblioteca statale di Casamari. “Sappiamo che nei secoli sono stati usati diversi tipi di croce, a iniziare da quella greca”, precisa Sammarco, “ma sono pochi i casi in cui possiamo associare queste croci con cavalieri templari, e tutti presentano l’ardiglione, come  a Verona, che potrebbe ricordare la spada del cavaliere”. La croce con ardiglione la troviamo rappresentata nei sigilli dei capitani templari di Aquitania. Ma la troviamo anche nella chiesa di Tempio di Ormelle in provincia di Treviso, realizzata dai templari nel XII secolo lungo la via per Oderzo. “Qui sono rappresentate alcune croci templari, purtroppo mal conservate”, continua lo studioso, ma in due si vede molto bene l’ardiglione”. E non possiamo dimenticare la chiesa di Santa Maria di Norbello, in provincia di Oristano: ci sono ben dieci croci con ardiglione. “Il sarcofago di San Fermo presenta una croce patente greca in cui è ben visibile l’ardiglione. È evidente che non è una prova decisiva, ma è un indizio importante”.

Schema delle analisi sul colore delle fibre del tessuto A presentato dal prof. Arobba (foto Graziano Tavan)

Stoffe pregiate degne di un personaggio di rango Sul fondo del sarcofago sono stati trovati due piccoli frammenti di tessuto affidati a uno dei massimi esperti, il prof. Daniele Arobba, direttore del museo Archeologico del Finale a Finale Ligure Borgo, in provincia di Savona. Il frammento A misura 32 x 60 millimetri, in buono stato di conservazione, presenta la cimosa su un bordo, i fili di trama sono colorati, i fili di ordito sono ritorti e doppi (reps di ordito). La manifattura con un’armatura a tela, prevede un telaio speciale a 4 licci, di solito usato da artigiani esperti. “Il risultato è un tessuto leggero, ma resistente”, spiega Arobba. “Le analisi hanno rivelato che si tratta di fili di seta, quindi filati che nel XII secolo erano riservati a tessuti di pregio, e i fili della trama sono colorati. Alcuni di questi fili colorati, che oggi a noi sembrano di un verde scuro, in origine erano blu intenso, un colore che nel Medioevo era difficile da ottenere, ricavato dalle cosiddette piante da blu come l’indaco. Quindi era un colore distinguente per chi lo portava, ed era su un tessuto pregiato”. Più piccolo il frammento B: 14 x 30 millimetri, in discreto stato di conservazione, senza cimosa, e con colore uniforme. Il filo è sempre di seta, con un’armatura a tela semplice, telaio a due licci, che danno un tessuto molto coprente. “Il tessuto A risulta molto vissuto, quindi potrebbe essere stato un vessillo usato come sudario nella sepoltura di un uomo di rango del XII secolo. Anche questo è un indizio che ci porta ad Arnau”.

Le ossa dei tre individui inumati nel sarcofago ritrovato a San Fermo di Verona (foto Graziano Tavan)

Ma cosa c’era dentro il sarcofago? L’ispezione è stata fatta dal prof. Bagni, con l’antropologo mons. Facchini e archeologa medievista Paola Porta, e all’interno sono stati trovati i resti di tre inumati, tumulati uno sopra l’altro in momenti successivi, segno di un probabile riutilizzo del sarcofago. “Abbiamo provveduto a studiarli e datarli”, interviene Bagni: “si tratta di un uomo anziano (sul fondo del sarcofago) inumato per primo, di una donna dell’inizi del Trecento e, al di sopra, di un giovane uomo del Quattrocento. Il campione dell’uomo anziano, che si riteneva appartenente alla sepoltura più antica, sottoposto a datazione col radiocarbonio C14 nel Centro di datazione e diagnostica dell’università del Salento, diretto dal prof. Lucio Calcagnile, è risultato databile tra il 1020 e il 1220 d.C., con la maggiore percentuale di risultanza tra il 1140 e il 1190: una datazione compatibile con la morte di Arnau”.

L’antropologa Maria Elena Pedrosi (Foto Graziano Tavan)

Schema delle ossa appartenute all’uomo anziano (foto Graziano Tavan)

“Le ossa recuperate dell’uomo anziano hanno permesso di ricostruire gran parte dello scheletro, con le parti più importanti come cranio, bacino e ossa lunghe”, illustra Maria Elena Pedrosi, antropologa dell’università di Bologna. “Lo studio delle ossa del cranio e del bacino ha stabilito che si tratta di un individuo di sesso maschile di un’età avanzata tra i 50 e i 60 anni. Doveva essere alto tra 160 e 170 e centimetri, e dallo studio paleopatologico si può affermare che soffrisse di dolori alla schiena e di dolori ai denti”. E mons. Facchini: “Le analisi genetiche hanno trovato il cromosoma Y confermano che si tratta di un uomo, il cui genoma somiglia più a quello dei catalani che non degli italiani. Quindi nuovi indizi sempre più stringenti sulla figura di Arnau. Ora non ci resta che aspettare il confronto con il Dna del fratello”.

Templari. Il Magister Ferretti ricorda la scoperta del sarcofago di San Fermo, la figura di Arnau de Torroja, e anticipa le linee del convegno storico-scientifico di Verona: “C’è l’80 per cento di certezza che in quel sarcofago ci siano proprio i resti del Maestro Generale del Tempio Arnau de Torroja”. Il programma del convegno

Mauro Giorgio Ferretti, Magister Templi dell’associazione Templari cattolici d’Italia (foto Graziano Tavan)

In cuor suo ne è convinto fin dal momento in cui ha scoperto quel sarcofago con una croce templare dimenticato tra i rifiuti in un chiostro di San fermo a Maggiore a Verona: quella è la tomba del Maestro Generale del Tempio Arnau de Torroja, che le cronache raccontano sia morto proprio in riva all’Adige. E sarebbe l’unica sepoltura di un Maestro Generale dell’Ordine del tempio giunta fino a noi. Ma ora, a tre anni dalla scoperta, dopo altrettanti di studi storici, archivistici, archeologici e antropologici, coordinati dall’antropologo e professor emerito dell’università di Bologna, monsignor Fiorenzo Facchini, insieme all’archeologo Giampiero Bagni, alla vigilia del convegno storico-scientifico “Il sarcofago ritrovato a Verona e i Templari” di sabato 21 aprile 2018 a Verona, le sue convinzioni cominciano a trovare conforto anche dalla scienza: “C’è l’80 per cento di certezza che in quel sarcofago ci siano proprio i resti del Maestro Generale del Tempio Arnau de Torroja”, interviene, alla presentazione del convegno, Mauro Giorgio Ferretti, Magister dell’associazione Templari cattolici d’Italia che, insieme al Coordinamento scientifico per le Ricerche sugli Ordini militari-religiosi, ha organizzato l’assise scaligera.

L’antico sarcofago conservato in un chiostro di San Fermo a Verona: potrebbe essere la sepoltura di un Maestro generale dei Templari

È proprio Ferretti che ricostruisce le circostanze della scoperta del sarcofago: ancora una volta una scoperta archeologica avvenuta quasi per caso. “Quel sarcofago era lì da 700 anni, praticamente ignorato/dimenticato, nonostante la damnatio memoriae per eresia, comminata dai Papi durante l’esilio avignonese, dopo che l’ordine dei Templari si inimicò il re di Francia Filippo il Bello, desideroso di azzerare i propri debiti e impossessarsi del patrimonio templare, riducendo nel contempo il potere della Chiesa. Con la bolla del 1308 Faciens misericordiam furono definite le accuse portate contro il Tempio, mentre la sospensione dell’ordine fu sancita con la bolla Vox in excelso di papa Clemente V. Quindi dall’inizio del XIV secolo si è fatto il possibile per cancellare ogni traccia e ogni ricordo dei Templari. Operazione non del tutto riuscita, visto i milioni di persone nel mondo che ancora oggi sono affascinati dai Templari”. Possiamo quindi immaginare l’emozione e la sorpresa provate da Ferretti quando si è imbattuto nel sarcofago di San Fermo.  Una storia degna del migliore degli sceneggiatori. “Sono passati tre anni e mezzo, ma lo ricordo ancora come fosse ieri. Quella volta ci eravamo riuniti di sera a San Fermo Maggiore di Verona, eravamo più di 200 soci dell’associazione Templari cattolici d’Italia, per uno dei nostri conventi di preghiera. Mi accorsi quasi per sbaglio che in quello spazio, che era stato adibito a sala capitolare dei benedettini fino al 1261, cioè fino a quando a San fermo subentrarono i francescani, spazio che ora era ridotto a ripostiglio e deposito rifiuti, spuntava dalle cianfrusaglie e le immondizie una croce patente! Per capirci, non una croce qualsiasi ma la tipica croce dei Templari. Quella croce è incisa su uno dei lati corti di un sarcofago, realizzato in pietra veronese in cattivo stato di conservazione, ma la croce si vede bene. La croce, inoltre, presenta una spada stilizzata nel braccio inferiore, una simbologia tradizionalmente attribuita ai Maestri Generali che hanno guidato i cavalieri tra il 1118 e il 1314. Lì dentro non poteva che esserci un templare, e il pensiero mi è subito corso al Maestro Generale del Tempio Arnau de Torroja, morto proprio a Verona il 30 settembre 1184”.

Arnau de Torroja in un affresco nella cappella dei templari di Cressac Saint Gilles a Charente

Arnoldo di Torroja (in catalano, Arnau de Torroja) era nato a Salsona, in Catalogna, attorno al 1118 dalla famiglia dei Signori del luogo. Dopo aver combattuto contro i Mori in Spagna, divenne fratello templare nel 1162. Divenne nel 1166 Maestro di Catalogna e Provenza, dimostrando grandi doti di amministratore e diplomatico. Al suo arrivo in Terrasanta erano già state condotte due crociate contro i turchi seguite da un periodo relativamente breve di pace. È in questo contesto che si inserisce la sua nomina a Maestro Generale del Tempio nel 1180, voluta per le abilità diplomatiche e i contatti con la Curia pontificia. Nel 1184 partì da Gerusalemme, insieme al Patriarca e al Maestro Generale degli Ospitalieri, per incontrare a Verona papa Lucio III e l’imperatore Federico Barbarossa e informarli sulla situazione degli stati crociati. Ma Arnau de Torroja trovò la morte proprio a Verona, all’età di settant’anni. “La sua tomba non è mai stata trovata, né a Verona né a Parigi, dove venivano traslati tutti i corpi dei Maestri Generali del Tempio. Ma forse stavolta siamo a una svolta storica. Ma per non alimentare inutili speranze e diffondere notizie basate solo su supposizioni, abbiamo coinvolto i più grandi esperti, a cominciare dall’antropologo monsignor Fiorenzo Facchini e dall’archeologo Giampiero Bagni”.

Liturgia dei Templari cattolici sul sarcofago di San Fermo a Verona

Mons. Fiorenzo Facchini, antropologo

“Il mio intervento”, anticipa il presidente del coordinamento, mons. Facchini, “verte sugli aspetti antropologici e genetici dei reperti rinvenuti nel sarcofago di San Fermo riconducibili a uno scheletro umano. Questi studi vogliono far luce sulla provenienza e sulle caratteristiche dello stesso per cercare di avere un quadro il più possibile veritiero. La ricerca è stata condotta in collaborazione con Maria Giovanna Belcastro, docente dell’università di Bologna; Maria Elena Pedrosi, dottoranda presso il laboratorio di Bioarcheologia e Osteologia forense dell’università di Bologna; e Carles Lalueza-Fox, ricercatore al laboratorio di Paleogenetica dell’università Pompeu-Fabre di Barcellona, insieme a David reich, docente dell’Harvard Medical School di Boston”. E l’archeologo Giampiero Bagni: “Grazie al gruppo di esperti del Coordinamento scientifico per le Ricerche sugli Ordini religioso-militari di cui sono segretario abbiamo tentato un approccio multidisciplinare partendo da un’ispezione esterna del sarcofago che ci ha permesso di notare segni di una parziale immersione e un buco che può aver permesso una limitata spoliazione di eventuali corredi o oggetti di valore. In una estremità è conservata una croce patente con puntale confrontabile con altre presenti in luoghi templari. Sappiamo che Arnau de Torroja è morto a Verona il 30 settembre 1184, data indicata nell’obituario di Reims. La mia indagine verte proprio sulla sua carriera e sulle circostanze della morte”.

L’antico sarcofago ritrovato nel chiostro della chiesa di San Fermo a Verona

Il convegno storico-scientifico di Verona sabato 21 aprile 2018, all’auditorium della parrocchia di san Fermo a Verona, apre alle 9 con la sessione dedicata agli addetti ai lavori con le introduzioni di Mauro Giorgio Ferretti, Magister Templi – Associazione Templari Cattolici d’Italia; mons. Fiorenzo Facchini, presidente coord. scientifico per le Ricerche sugli Ordini religioso-militari. Alle 9.30, inizia la sessione storico-archivistica presieduta da S. Sammarco, responsabile del Centro italiano di Documentazione sull’Ordine del Tempio presso la Biblioteca statale di Casamari. Intervengono: F. Lanzi, direttore del museo della Beata Vergine di San Luca di Bologna, “Le dedicazioni delle chiese templari nel Nord Italia: un focus sul Veneto”; E. Angiolini, docente di Paleografia, Archivio di Stato di Modena, “Le fonti archivistiche per lo studio dell’Ordine del Tempio: il caso di Verona”; L. Garna Galobart, storica medievista, Mèmbre de l’Acadèmie Internationale d’Héraldique, Instituto Catalán de Genealogía y Heráldica di Barcelona, “La famiglia Torroja in Catalogna: importanza e genealogia”.

Miniatura con i cavalieri dell’Ordine del Tempio

Dopo la pausa caffè, alle 11.15, apre la sessione storico-archeologica presieduta da C. Beghini, vice dir. ufficio Beni Culturali della Diocesi di Verona. Intervengono: P. Porta, archeologa e storica dell’arte dell’università di Bologna, “Alcuni esempi di sepolture templari: da Pietro da Bologna ad Arnau de Torroja”; L. Imperio, presidente LARTI (Libera Associazione dei Ricercatori Templari Italiani), “Perché San Fermo? L’inventario dei beni templari a Verona”; D. Arobba, direttore del museo Archeologico del Finale di Finale Ligure Borgo (SV) con L. Forlani, palinologia dell’università di Bologna, “I frammenti di stoffa ritrovati nel sarcofago a San Fermo”.  La sessione pubblica apre nel pomeriggio con il saluto delle autorità.

Lo stemma di Arnau de Torroja

Alle 14.30,  “Il sarcofago ritrovato e Arnau de Torroja”, presiede Jonathan Phillips, Royal Holloway University, Londra. Intervengono: N. Morton, storico medievista, Society for the Studies on the Crusades and the Latin East, Nottingham Trent University, “Lo sviluppo dell’Ordine del Tempio nel dodicesimo secolo”; G. Bagni, archeologo e storico, Nottingham Trent University, “Arnau de Torroja templare da Fratello a Maestro Generale: la carriera e le circostanze della morte”; F. Facchini, antropologo, professore emerito dell’università di Bologna in collaborazione con M.G. Belcastro, M.E. Pedrosi, università di Bologna, e C. Lalueza-Fox, università di Barcellona, “I reperti del sarcofago di San Fermo: caratteri antropologi e genetici”. Dopo le conclusioni e sintesi dei lavori con tavola rotonda tra relatori. Alle 17.45, chiusura dei lavori.

L’antico sarcofago rinvenuto nella chiesa di San Fermo a Verona appartenne veramente a un Maestro Generale dei Templari? Lo svelerà il convegno “Il sarcofago ritrovato a Verona e i Templari” con le prime risultanze delle analisi scientifiche condotte sui reperti rinvenuti e i risultati degli studi archivistici, archeologici e storici sulla presenza dell’Ordine del Tempio a Verona

Cerimonia dei Templari cattolici in piazza Bra a Verona

La chiesa di San Fermo Maggiore a Verona

L’antico sarcofago di San Fermo appartenne veramente a un Maestro dei Templari?  È vero che la “scoperta” della tomba come sepoltura di un templare importante è avvenuta ancora diversi anni fa grazie all’intuizione del Magister Templi dell’associazione Templari Cattolici d’Italia, Mauro Giorgio Ferretti. E sappiamo che da li sono partite le ricerche e le analisi sul sarcofago per cercare di inquadrarlo storicamente e attribuire un’identità al defunto. Ma ora siamo a una svolta storica che potrebbe dirimere una volta per tutte ogni dubbio o riserva storica. Basta aspettare solo qualche giorno. Sabato 21 aprile 2018, alle 9, all’auditorium della chiesa di San Fermo Maggiore in via Dogana 2 a Verona, è in programma il convegno storico-scientifico “Il sarcofago ritrovato a Verona e i Templari”, organizzato dall’associazione Templari Cattolici d’Italia e dal Coordinamento scientifico per le Ricerche sugli Ordini religiosi-militari insieme al museo Diocesano d’Arte di San Fermo Maggiore e alla Diocesi di Verona, in collaborazione con LARTI – Libera Associazione Ricercatori Templari Italiani, il museo della Beata Vergine di San Luca e la Society for the Study of the Crusades and the Latin East, rappresentata, quest’ultima, dal prof. Jonathan Phillips della Royal Holloway di Londra e dal prof. Nicholas Morton della Nottingham Trent University.

L’antico sarcofago conservato in un chiostro di San Fermo a Verona: potrebbe essere la sepoltura di un Maestro generale dei Templari

Sabato 21 aprile saranno presentati ufficialmente, in anteprima mondiale, i risultati degli studi archivistici, archeologici e storici sulla presenza dell’Ordine del Tempio a Verona e le prime risultanze delle analisi scientifiche condotte sui reperti rinvenuti in un sarcofago antico custodito nel chiostro della chiesa di San Fermo Maggiore di Verona. Il programma del convegno su invito e prenotazione (info e prenotazioni: tomba.arnau.verona@gmail.com) prevede l’apertura dei lavori alle 9 all’interno dell’auditorium della chiesa di San Fermo Maggiore. In mattinata si svolgerà la sessione storico-archivistica e archeologica, e dalle 14.30 si entrerà nel vivo del convegno che terminerà con una tavola rotonda tra i vari relatori che riassumeranno i risultati degli studi e delle analisi svolte. Gli studi storici, archivistici, archeologici e antropologici sono stati coordinati dall’antropologo e professore emerito dell’università di Bologna, monsignor Fiorenzo Facchini assieme all’archeologo Giampiero Bagni. Il gruppo di studiosi è composto da esperti italiani e stranieri collegati con le università di Bologna, Nottingham Trent e Barcellona.

Liturgia dei Templari cattolici sul sarcofago di San Fermo a Verona

L’importanza di questo evento è data dal fatto che il sarcofago potrebbe essere l’unica tomba al mondo riconducibile a un Maestro Generale del Tempio. Uno dei motivi che porterebbe a questa identificazione, tra gli altri, risiederebbe nella particolare e ben chiara riproduzione della croce patente incisa su uno dei due lati corti del sarcofago realizzato in pietra veronese. La croce, inoltre, presenta una spada stilizzata nel braccio inferiore. Una simbologia tradizionalmente attribuita ai Maestri Generali, che hanno “guidato” i cavalieri dal 1118 al 1314. Di questi ventitré, solo uno è morto a Verona. Si tratta di Arnau de Torroja, cavaliere templare di origine catalana scomparso nella città scaligera il 30 settembre 1184 ma di cui non è mai più stato rinvenuto il luogo di sepoltura. Tutte le altre sepolture fatte a Parigi o in Terrasanta sono andate perdute.

Mistero, avventura, ricerca, il fascino dell’archeologia concentrato in tre giorni: al via la 14.ma edizione di “Imagines: obiettivo sul passato” rassegna del documentario archeologico del Gabo dedicata alla memoria dell’esploratore-documentarista Alfredo Castiglioni

Angelo e Alfredo Castiglioni ospiti del Gruppo Archeologico Bolognese a Imagines 2010

Angelo e Alfredo Castiglioni ospiti del Gruppo Archeologico Bolognese a Imagines 2010

Il Gruppo archeologico bolognese iscritto ai Gruppi archeologici d'Italia

Il Gruppo archeologico bolognese iscritto ai Gruppi archeologici d’Italia

Dalla Sicilia preistorica al Vicino Oriente di Ebla, dal mondo dei Templari a quello di Belzoni, alla pianura padana incrocio di commerci e popolazioni: mistero, avventura, ricerca, il fascino dell’archeologia concentrato in tre giorni di proiezioni dal 25 al 27 novembre 2016. La 14.ma edizione di “Imagines: obiettivo sul passato”, rassegna del documentario archeologico promosso dal gruppo Archeologico Bolognese e dal museo della Preistoria “Luigi Donini” di San Lazzaro di Savena, si annuncia particolarmente ricca e con una dedica particolare: un ricordo-omaggio di Alfredo Castiglioni scomparso il 14 febbraio 2016 (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2016/05/19/archeologia-in-lutto-e-scomparso-alfredo-castiglioni-protagonista-col-fratello-angelo-di-mezzo-secolo-di-ricerche-in-africa-esploratore-archeologo-antropologo-etnologo-autore-di-libri-film-re/).

"La preistoria in Sicilia" di Gaspare Mannoia

“La preistoria in Sicilia” di Gaspare Mannoia

“Imagines” apre venerdì 25 Novembre 2016 al museo della Preistoria “Luigi Donini” in via Fratelli Canova 49, a San Lazzaro di Savena (Bo). Alle 15.15, i saluti di Gabriele Nenzioni, direttore del museo della Preistoria “L. Donini”, e di Giuseppe Mantovani, vicedirettore del gruppo Archeologico Bolognese e curatore della rassegna “Imagines”. Quindi due film, entrambi presentati da Giuseppe Mantovani. Il primo film: “Pantelleria, la perla nera del Mediterraneo” di Giuseppe Mantovani (45’). L’isola vulcanica di Pantelleria è stata abitata fin dall’età del bronzo e conserva importanti testimonianze della sua frequentazione. Il villaggio di Mursia, scavato dall’Università di Bologna, è uno degli insediamenti preistorici meglio conservati del mediterraneo. Il secondo film: “La preistoria in Sicilia” di Gaspare Mannoia (30’). Una Sicilia inedita quella che Gaspare Mannoia descrive in questo filmato, una Sicilia sconosciuta ai turisti che di solito visitano le più conosciute meraviglie dell’isola al centro del Mediterraneo. Il regista, con questo e con altri filmati, vuole divulgare la bellezza di siti meno noti ma non meno interessanti e suggestivi da un punto di vista archeologico e paesaggistico. Chiude la sezione di “Imagines” un buffet offerto dal gruppo Archeologico Bolognese.

"I Templari a Bologna" raccontati da Marco Serra

“I Templari a Bologna” raccontati da Marco Serra

Per la seconda giornata, sabato 26 Novembre 2016, la rassegna si sposta nella sala eventi della Mediateca di San Lazzaro di Savena in via Caselle 22, sempre alle 15.15. Il primo film in programma, “Templari a Bologna” di Marco Serra (85’), introdotto da Giampiero Bagni, storico alla Nottingham Trent University, sarà diviso in due tempi. Un viaggio affascinante nei luoghi templari bolognesi seguendo rigorosamente le fonti storiche. Alla scoperta della figura misteriosa dell’ultimo difensore dei Templari al processo di Parigi, Pietro da Bologna, attraverso interviste, immagini inedite e ricostruzioni storiche. Dopo l’intervallo, alle 17.30, proiezione del film “Il grande Belzoni” di Mark Hayhurst (35’): il filmato ricostruisce le gesta di uno dei pionieri della ricerca archeologica in Egitto nell’800: Giovanni Belzoni. Da uomo del circo ad appassionato scavatore di Abu Simbel e di altri celebri siti dell’antico Egitto. Introduce la proiezione l’egittologa Maria Giovanna Caneschi. Alle 18.30, il film “Minerva Medica. Un santuario romano a Montegibbio” di Andrea Comastri (10’), video prodotto in occasione della mostra “Minerva Medica un santuario romano a Montegibbio” (Sassuolo)  inaugurata in occasione del Festival Filosofia 2015. Introduce l’archeologa Francesca Guandalini; interviene l’archeologo Donato Labate della soprintendenza Archeologia, Belle arti e Paesaggio di Bologna.

I pastori Borana, popolazione dell'Etiopia meridionale, documentati dai fratelli Alfredo e Angelo Castiglioni

I pastori Borana, popolazione dell’Etiopia meridionale, documentati dai fratelli Alfredo e Angelo Castiglioni

L'archeologo Paolo Matthiae, scopritore di Ebla in Siria

L’archeologo Paolo Matthiae, scopritore di Ebla in Siria

“Imagines” chiude domenica 27 novembre 2016, sempre alla Mediateca di San Lazzaro, alle 15.15. Apre il film “Ebla: alla scoperta della prima Siria” di Alberto Castellani (40’) con consulenza scientifica di Paolo Matthie. “Gli italiani ad Ebla hanno scoperto una nuova lingua, una nuova cultura e una nuova storia e questo va al di là di qualsiasi desiderio per un archeologo”. Nelle parole del professor Paolo Matthiae c’è la sintesi del più importante ritrovamento archeologico del ventesimo secolo, quello della città di Ebla nel deserto della Siria settentrionale. Il filmato si svolge nella Siria prima del conflitto nel quale tante vite e tanti tesori archeologici sono stati sacrificati per la follia umana. A introdurre il film lo stesso regista Alberto Castellani. Alle 16.45, il film “I luoghi delle figlie del sole” di Raffaele Peretto, riprese ed editing di Alberto Gambato (20’). I suggestivi panorami del Delta del Po e i richiami a fonti letterarie classiche portano a far rivivere il paesaggio dell’antico Polesine, oggi più credibile nella sua configurazione grazie alle ricerche archeologiche e paleoambientali intensificatesi negli ultimi anni. In epoca protostorica questa terra d’acque fu crocevia di attivi traffici commerciali lungo la nota “via dell’ambra” e gli scenari dell’antico apparato deltizio ispirarono le trame di alcuni miti greci. Introduce la proiezione Raffaele Peretto, presidente del Cpssae. Dopo l’intervallo, alle 17.35, il film “Alla ricerca di Verona sotterranea. Il sito Archeologico di Corte Sgarzerìe” di Davide Borra (15’). I resti romani dell’imponente Capitolium di Verona vengono descritti grazie al racconto in prima persona di Scipione Maffei in costume d’epoca. Alle 18, in ricordo di Alfredo Castiglioni, il film “I pozzi cantanti” di Alfredo e Angelo Castiglioni (35’) alla presenza dell’esploratore e documentarista Angelo Castiglioni. Le immagini di questo documentario sono le straordinarie pagine di una storia umana scomparsa per sempre. Nell’Etiopia meridionale nella terra dei pastori Borana ci sono pozzi che sprofondano per più di trenta metri nel sottosuolo. Fino a pochi anni fa, uomini e donne scendevano fino al fondo per sollevare l’acqua cantando antichi cori che si udivano da lontano.

museo-preistoria-donini_logoIn attesa di “Imagines” è giunto al suo secondo appuntamento “Imagines Junior”, la speciale rassegna di documentari archeologico del gruppo Archeologico bolognese pensata e animata per i bambini, rilanciata in una nuova formula più articolata grazie alla collaborazione con il museo della Preistoria Luigi Donini di San Lazzaro. Domenica 13 novembre 2016, alle 16, al museo di San Lazzaro di Savena, appuntamento per famiglie con bambini dagli 8 anni in su. Si inizia con la proiezione del corto “La città dell’oro. Vetulonia etrusca” (10’), quindi visita alla sezione villanoviana, e a seguire il laboratorio in aula didattica sulla tecnica dello sbalzo dove, con l’utilizzo di lamine di rame e piccoli punteruoli per la riproduzione di decorazioni di piccoli manufatti. Terzo e ultimo appuntamento di “Imagines Junior” domenica 11 dicembre 2016, sempre alle 16. Proiezione del corto animato “Gli etruschi e la terra del ferro” (15’), e a seguire il laboratorio in aula didattica sulla lavorazione del rame con la tecnica della battitura con la realizzazione di una piccola ciotola decorata.

“… comunicare l’archeologia …”: il gruppo archeologico bolognese nel ciclo di incontri d’autunno illustra il territorio bolognese dai villanoviani agli etruschi, dal tardo impero al medioevo

Un basso rilievo del Ramayana: ne ha parlato Silvia Romagnoli al primo incontro del Gabo

Un basso rilievo del Ramayana: ne ha parlato Silvia Romagnoli al primo incontro del Gabo

Il Gruppo archeologico bolognese iscritto ai Gruppi archeologici d'Italia

Il Gruppo archeologico bolognese iscritto ai Gruppi archeologici d’Italia

Con il viaggio alla scoperta dei “Miti sulla pietra: il poema Ramayana in Indonesia” proposto dall’archeologa Silvia Romagnoli, martedì 18 ottobre 2016, è ufficialmente iniziato il tradizionale ciclo di conferenze del quarto trimestre 2016 “… comunicare l’archeologia …” promosso dal Gruppo Archeologico Bolognese che quest’anno ha concentrato su Bologna e il suo territorio regionale il focus degli incontri: dai villanoviani agli etruschi, dai templari all’archeologia cristiana e medievale, con un excursus sull’alimentazione in età imperiale. Quindi, ancora una volta, un programma ricco in grado di interessare gli appassionati più esigenti, programma reso possibile grazie alle collaborazioni scientifiche che il Gabo ha attivato con il museo della Preistoria “Luigi Donini” di San Lazzaro di Savena, l’università di Bologna, e il museo nazionale Etrusco “Pompeo Aria” di Marzabotto. Costituito nel 1991, il Gruppo Archeologico Bolognese conta tra i suoi iscritti insegnanti di scuole superiori, studenti universitari, archeologi e appassionati di vario tipo, accomunati dal medesimo interesse per la storia della cultura e dell’arte antica. In questi anni di attività, i soci del gruppo si sono occupati di organizzare cicli di lezioni, incontri e visite guidate che avessero come fine quello di supportare la conoscenza e la tutela del patrimonio archeologico, storico e artistico, locale e non solo. Anche quest’anno il centro sociale “G.Costa” in via Azzo Gardino 48 a Bologna ospiterà, salvo rare eccezioni, gli incontri, sempre alle 21, a ingresso libero. Vediamo il programma.

Lo scavo della chiesa di Sant'Agnese a Ravenna: ne parla Valentina Manzelli

Lo scavo della chiesa di Sant’Agnese a Ravenna: ne parla Valentina Manzelli

Martedì 25 ottobre 2016, Valentina Manzelli, funzionario archeologo della soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Bologna, sezione Archeologia, propone “Alla ricerca della chiesa perduta. Sant’Agnese in piazza Kennedy a Ravenna”. Martedì 8 novembre 2016, ci sarà il primo incontro con gli archeologi del dipartimento di Storia Culture e Civiltà dell’università di Bologna. L’assegnista Stefano Santocchini Gerg parla di “Felsina Princeps Etruriae. Novità su Bologna villanoviana”. E il martedì successivo, 15 novembre 2016, nel secondo incontro con gli archeologi dell’ateneo felsineo, un altro assegnista, Andrea Gaucci, illustra “Kainua. La nuova fisionomia della città etrusca di Marzabotto tra recenti scoperte e innovazioni della ricerca archeologica”. Da non perdere martedì 22 novembre 2016 l’’intervento di Giampiero Bagni, storico alla Nottingham Trent University, su “I Templari a Bologna. Indagini e ricerche alla Magione Templare di Bologna”. Nel week end successivo (25-27 novembre) gli incontri si interrompono per lasciare spazio a “Imagines: obiettivo sul passato”, rassegna del documentario archeologico, di cui parleremo più avanti.

"Città cristiana, città di pietra", percorso storico-fotografico alle origini della Chiesa di Bologna

“Città cristiana, città di pietra”, percorso storico-fotografico alle origini della Chiesa di Bologna

Si riprende in dicembre con gli ultimi due incontri. Ma attenzione. Martedì 6 dicembre 2016 l’incontro è alle 18 e in un’altra sede: la Raccolta Lercaro di via Riva di Reno 57 a Bologna. Isabella Baldini, professore associato di Archeologia Cristiana e Medievale all’università di Bologna, farà scoprire un aspetto interessante e spesso poco conosciuto del capoluogo felsineo: “Città cristiana, città di pietra. Itinerario alle origini della chiesa di Bologna”. Al termine della conferenza sarà possibile la visita al percorso storico-fotografico “Città cristiana, città di pietra. Itinerario alle origini della chiesa di Bologna”. Ultimo incontro, martedì 13 dicembre 2016, prima della cena sociale del successivo martedì 20. Si torna al centro sociale “G.Costa” dove alle 21 Alessandro Degli Esposti, già professore di Letteratura latina e socio del Gabo, approfondirà “Il valore simbolico del cibo in età imperiale”.