Pompei. Nella lussuosa villa suburbana di Civita Giuliana scoperto l’arredo di una seconda stanza assegnata agli schiavi che permette di ricostruire la vita quotidiana degli ultimi. Zuchtriegel: “In autunno, alla riapertura dell’antiquarium di Boscoreale, racconteremo in diretta il prosieguo dello scavo”

Veduta d’insieme dall’alto dell’ambiente A, la seconda stanza abitata da schiavi, nella villa suburbana di Civita Giuliana, scoperta dagli scavi del parco archeologico di Pompei (foto parco archeologico pompei)
L’immagine restituita dagli scavi della lussuosa villa romana suburbana di Civita Giuliana, a circa 600 metri dalle mura dell’antica Pompei, potrebbe essere quella di una “rivista di arredo interno” di quasi duemila anni fa: ecco due letti, con le spalliere colorate di rosso, ecco due piccoli armadi, anfore e vasi in ceramica. Ma a guardar bene si nota che quei mobili non sono di legno, ma di gesso. In realtà sono dei calchi realizzati con la tecnica inventata proprio a Pompei da quel Giuseppe Fiorelli, prima ispettore ordinario negli Scavi di Pompei dal 1847 e poi direttore degli scavi dal 1860 al 1875, che per primo ridiede “vita” alle vittime dell’eruzione appunto col metodo dei calchi. Parliamo dell’ultima, sempre sorprendente, scoperta effettuata dal parco archeologico di Pompei. Siamo nella villa romana di Civita Giuliana. Qui è stato ritrovato l’arredo di una seconda stanza assegnata agli schiavi. Sembra una fotografia, che denuncia una situazione di precarietà e subalternità. Tuttavia, si tratta di un’immagine di quasi 2000 anni fa, realizzata con la tecnica dei calchi, esistente solo a Pompei e dintorni. Materiali quali mobili e tessuti, nonché corpi di vittime dell’eruzione del 79 d.C., sono stati coperti dalla nube piroclastica, divenuta poi terreno solido mentre la materia organica decomposta ha lasciato un vuoto nel terreno: un’impronta che, riempita di gesso, ha rivelato la sua forma originaria.

La planimetria con ortofoto (anno 2018) degli ambienti della villa suburbana di Civita Giuliana interessati dallo scavo del parco archeologico di Pompei (foto mibact)
L’esplorazione archeologica della villa di Civita Giuliana, già oggetto di scavi nel 1907-‘08, ebbe inizio nel 2017 in base a una collaborazione tra il parco archeologico di Pompei, quale ente competente per la tutela dell’area circostante la città antica, e la Procura della Repubblica di Torre Annunziata, che insieme ai Carabinieri aveva scoperto un’annosa attività di scavi clandestini nell’area della Villa, poi sgominata e perseguita sia penalmente che civilmente (vedi Pompei. Osanna contro le fake news: “Ecco la descrizione scientifica delle eccezionali scoperte nella villa suburbana di Civita Giuliana, nel settore per fortuna non danneggiato irrimediabilmente dai tombaroli: trovate una stalla con cavalli di razza e una mangiatoia, e una sepoltura di età imperiale posteriore all’eruzione del Vesuvio del 79 d.C.” | archeologiavocidalpassato).

I cunicoli dei tombaroli individuai dal laser scanner dei carabinieri (foto parco archeologico di Pompei)
“Quanto ricostruito conferma la necessità di proseguire la ricerca scientifica in un luogo che, grazie all’opera della magistratura e dei Carabinieri, è stato strappato al saccheggio e al traffico illecito di beni archeologici per raccontare momenti notevoli della vita quotidiana dell’antichità”, dichiara il ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano. “Quel che si sta apprendendo sulle condizioni materiali e sull’organizzazione sociale dell’epoca apre nuovi orizzonti agli studi storici e archeologici. Pompei rappresenta un unicum che tutto il mondo ci invidia. Conclusa l’operazione Grande Pompei, progettiamo nuove iniziative e nuovi finanziamenti per proseguire nella ricerca e nella tutela”.

Il letto senza materasso e con una rete mobile scoperto nell’ambiente A (stanza degli schiavi) dallo scavo nella villa suburbana di Civita Giuliana dal parco archeologico di Pompei (foto mic)
La nuova stanza, denominata “ambiente “A”, si presenta diversa da quella già nota come ambiente “C”, ricostruita a novembre 2021 in cui erano posizionate tre brande e che fungeva al tempo stesso da ripostiglio (vedi Pompei. Trovata la “stanza degli schiavi” nella lussuosa villa suburbana di Civita Giuliana, saccheggiata dai tombaroli. L’eccezionale nuova scoperta segue quella della stalla con tre cavalli e del carro cerimoniale. L’ambiente, che ospitava una famigliola, è perfettamente conservata e permetterà di acquisire nuovi interessanti dati sulle condizioni abitative e di vita degli schiavi a Pompei e nel mondo romano | archeologiavocidalpassato). Quello che è emerso adesso fa pensare a una precisa gerarchia all’interno della servitù. Mentre uno dei due letti trovati in queste settimane è della stessa fattura, estremamente semplice e senza materasso, di quelli del 2021, l’altro è di un tipo più confortevole e costoso, noto in bibliografia come “letto a spalliera”. Nella cinerite sono ancora visibili le tracce di decorazioni color rosso su due delle spalliere. Oltre ai due letti, nell’ambiente recentemente scavato ci sono due piccoli armadi, anch’essi conservati parzialmente come calchi, una serie di anfore e vasi di ceramica e diversi attrezzi, tra cui una zappa di ferro.
È lo stesso Gabriel Zuchtriegel, direttore del parco archeologico di Pompei, a portarci letteralmente dentro la nuova stanza degli schiavi scoperta nella villa romana di Civita Giuliana. “Siamo in un ambiente della villa di Civita Giuliana fuori Pompei”, illustra Zuchtriegel, “e la possibilità di realizzare dei calchi, cioè di riempire con gesso i vuoti lasciati nella cinerite, nello strato di cenere dell’eruzione del Vesuvio, ha consentito qua di ottenere quasi una specie di fotografia di un ambiente abitato molto probabilmente da servi, da schiavi. Abbiamo qui un letto di una fattura moto semplice, senza materasso, con una specie di rete smontabile. Qui un altro letto di una fattura un po’ più elevata, cosiddetto a spalliera. Si conservano i resti di colore di questi pannelli che isolavano il letto. Il materasso era qui, distrutto in gran parte dai cunicoli degli scavi dei clandestini.

Dettaglio dell’ambiente A, stanza abitata da schiavi, della villa suburbana di Civita Giuliana: si vedono le anfore negli angoli, i due armadi e, davanti, la panca (foto mic)
Poi abbiamo qua due armadi, due piccoli armadi. In uno c’è ancora qualche contenuto, tra cui oggetti in metallo, un coltello, altri oggetti. Davanti c’è una panchina che sembra quasi un oggetto di un museo della civiltà contadina e invece è di duemila anni fa. Quindi qui ci si poteva sedere. Negli angoli ci sono delle anfore, quindi un luogo che serviva anche come ripostiglio. E questo è attestato anche dalle mensole che giravano intorno. Su alcune si sono conservate tre ceste abbastanza grandi. Sulle altre c’erano dei vasi. Dunque – conclude il direttore – un luogo, un ambiente pieno di oggetti che serviva anche per almeno due persone che qui dormivano”.

La Stanza degli Schiavi (ambiente C) nella villa suburbana di Civita Giuliana a Pompei (foto parco archeologico pompei)
La curiosità. Il microscavo di vasi e anfore provenienti dall’ambiente “C” ha nel frattempo rilevato la presenza di almeno tre roditori: due topolini in un’anfora e un ratto in una brocca, posizionata sotto uno dei letti e dalla quale sembra che l’animale cercasse di scappare quando morì nel flusso piroclastico dell’eruzione. Dettagli che sottolineano ancora una volta le condizioni di precarietà e disagio igienico in cui vivevano gli ultimi della società dell’epoca.

Veduta d’insieme dell’ambiente A, la seconda stanza abitata da schiavi, nella villa suburbana di Civita Giuliana, scoperta dagli scavi del parco archeologico di Pompei (foto mic)
“Sappiamo che i proprietari usavano diversi privilegi, tra cui anche la possibilità di formare una famiglia, seppure senza alcuna tutela legale, per legare alcuni schiavi più strettamente alla villa, anche con la finalità di averli come alleati nel sorvegliare gli altri”, spiega il direttore del parco archeologico di Pompei, Gabriel Zuchtriegel. “Quello che emerge qui è la struttura sociale della servitù che doveva impedire fughe e forme di resistenza, anche perché mancano tracce di grate, lucchetti e ceppi. Pare che il controllo avvenisse principalmente tramite l’organizzazione interna della servitù, e non tramite barriere e vincoli fisici”. E annuncia: “Siamo impegnati a continuare le ricerche e progettare la fruizione di un luogo che, come nessun altro del mondo antico racconta la quotidianità degli ultimi. In occasione della riapertura dell’Antiquarium di Boscoreale il prossimo autunno, prevediamo una sala per informare il pubblico sugli scavi in corso, gli stessi che, sotto la direzione del mio predecessore, Massimo Osanna, hanno portato alla scoperta del carro cerimoniale recentemente in mostra a Roma, alle Terme di Diocleziano (vedi Pompei. Ricostruito nelle sue parti mancanti il carro da parata di Civita Giuliana, a due anni dall’eccezionale scoperta. Sarà un pezzo forte della mostra “L’istante e l’eternità. Tra noi e gli Antichi” alle Terme di Diocleziano a Roma. Zuchtriegel: “Dalla scoperta al restauro, alla fruizione: un percorso di recupero, legalità e valorizzazione di un reperto unico” | archeologiavocidalpassato). Vorrei ringraziare, oltre alla squadra impegnata nello scavo archeologico, la Procura guidata da Nunzio Fragliasso per l’eccellente lavoro svolto”.

Il letto senza materasso e con una rete mobile scoperto nell’ambiente A (stanza degli schiavi) dallo scavo nella villa suburbana di Civita Giuliana dal parco archeologico di Pompei (foto mic)
Per il direttore generale Musei, Massimo Osanna: “Le ricerche a Civita Giuliana sono un esempio virtuoso di tutela e valorizzazione del nostro patrimonio. Una salda collaborazione tra il ministero della Cultura, la Procura di Torre Annunziata e le Forze dell’ordine ha già permesso di riportare alla luce un complesso imponente e i suoi straordinari arredi, tra cui il Carro della sposa. Le nuove acquisizioni confermano la rilevanza del progetto. Tali attività porteranno, spero presto, a restituire alla comunità pompeiana e ai pubblici tutti, un’area archeologica di grande importanza che racconta un altro tassello della biografia di persone, di diverse classi sociali, che hanno vissuto 2000 anni fa”.
Castellammare (Na). A Villa San Marco dell’antica Stabiae i nuovi scavi portano alla luce la parte terminale del portico superiore con pitture e frammenti di pareti e soffitto che “raccontano” le dinamiche dell’eruzione del Vesuvio del 79 d.C.

Antica Stabiae (Castellammare), Villa San Marco: frammenti della decorazione del peristilio (portico colonnato) superiore (foto parco archeologico pompei)

Antica Stabiae (Castellammare), Villa San Marco: peristilio (portico colonnato) superiore (foto parco archeologico pompei)
A Villa San Marco dell’antica Stabiae, oggi Castellammare di Stabia, è emersa la parte terminale del portico superiore, parzialmente scavato e oggetto di ulteriore indagine di questo cantiere, con pitture ancora in situ e ampi stralci di sezioni crollate dalle pareti o dal soffitto. Sono i risultati della più recente campagna di scavo, avviata a marzo 2023 e tuttora in corso. Si tratta di parti preziose che contribuiscono ad indagare nel dettaglio e ad acquisire nuovi elementi circa le dinamiche della distruzione del complesso con l’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. Lo scavo è condotto sul campo nella forma del cantiere didattico, con il coinvolgimento di docenti, giovani ricercatori e dottorandi in collaborazione tra il parco archeologico di Pompei, la Scuola superiore Meridionale, l’università della Campania ‘Luigi Vanvitelli’ e la Scuola IMT Alti Studi di Lucca, sotto la direzione della professoressa Maria Luisa Catoni, del professor Carlo Rescigno e del direttore del parco archeologico di Pompei, Gabriel Zuchtriegel.

Antica Stabiae (Castellammare), Villa San Marco: frammenti della decorazione del peristilio (portico colonnato) superiore (foto parco archeologico pompei)

Antica Stabiae (Castellammare), Villa San Marco: frammenti architettonici (foto parco archeologico pompei)
“Questa campagna di scavi nell’antica Stabia”, ha commentato il ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano, “propone scoperte di grande pregio archeologico e si aggiunge a tutte le altre attività messe in campo dal ministero della Cultura in questi mesi per la salvaguardia e lo sviluppo di tutta l’area. Il contesto che si snoda tra Stabia, Oplonti, Ercolano e Pompei è tra i più rilevanti al mondo e ha ancora tanto da rivelare”. E il direttore, Gabriel Zuchtriegel: “Grazie alla collaborazione con le università e alla professionalità del team del Parco Stabia si conferma come un centro per la ricerca archeologica di risonanza internazionale. Questo è un’ottima premessa per portare avanti i nostri ambiziosi progetti di valorizzazione: ampliamento del Museo “Libero d’Orsi” e creazione di un centro di formazione alla Reggia di Quisisana, valorizzazione delle ville S. Marco e Arianna con la creazione di servizi di accoglienza e didattica, studio e messa in sicurezza di Grotta San Biagio per progettare una sua futura fruizione”.

Veduta satellitare di Villa San Marco dell’antica Stabia sul pianoro di Varano (foto parco archeologico pompei)
Stabia, l’antica città vicino a Pompei, era divenuta alla fine del I secolo a.C. un luogo di villeggiatura dell’élite romana. Qui, ancora oggi, sono presenti preziose testimonianze di architetture e pitture di straordinaria qualità, tra cui Villa San Marco. Si tratta di un grande complesso esteso per più di 11mila metri quadri che occupa parte del ciglio del pianoro di Varano, cuore del vecchio centro urbano. Negli ultimi anni, la Villa è stata interessata da diverse campagne di scavo volte ad indagare fasi edilizie precedenti del complesso e a comprendere l’estensione dell’intera struttura. La Villa San Marco era stata scavata per cunicoli e a cielo aperto nella prima epoca borbonica, quindi risepolta e nuovamente scavata restaurata e integrata da Libero D’Orsi negli anni Cinquanta e Sessanta del Novecento. Inoltre, la dimora è stata nuovamente restaurata a seguito dei danni subiti dal terremoto del 1980.

Villa San Marco è una delle perle del territorio stabiese (foto parco archeologico pompei)

Planimetria dell’area di villa San Marco a Stabia interessata dai nuovi scavi archeologici (foto paco archeologico pompei)
Il complesso si articola in un quartiere con doppio atrio e impianto termale, un giardino colonnato inferiore con una grande piscina coronata a est e a ovest da raffinati ambienti di soggiorno e rappresentanza (il Grande Salone a Ovest e le due diaetae a Est). La struttura si conclude con un portico superiore monumentale a tre bracci aperto verso il mare. Di quest’ ultimo era noto l’avvio, e solo in anni recenti ne è stata individuata la fine, a circa cento metri di distanza dall’angolo oggi conservato. Una ampia parte di tale articolazione è quindi ancora da portare alla luce. Nel 2020 era iniziato un primo cantiere, parte di un più ampio programma di ricerca centrato sullo scavo del portico attivo anche in questi mesi.

Antica Stabiae (Castellammare), Villa San Marco: lo scavo riporta alla luce poco a poco frammenti della decorazione del peristilio (portico colonnato) superiore (foto parco archeologico pompei)

Antica Stabiae (Castellammare), Villa San Marco: frammenti del tetto crollato del peristilio (portico colonnato) superiore (foto parco archeologico pompei)
La struttura emerge dai lapilli nel suo assetto originario con la ricca decorazione pittorica in IV stile alle pareti e molto ben conservata. E con il monumentale soffitto figurato in crollo sull’alto strato di lapillo grigio e le architetture poderose concluse con una fuga di colonne tortili. Seguendo il racconto fornito dalle stratigrafie di lapilli e di crolli e dalla sequenza dei flussi piroclastici che hanno invaso atri, giardini e sommerso i tetti provocandone in tempi diversi i crolli, è inoltre possibile ricostruire le ultime ore di vita della villa.

Antica Stabiae (Castellammare), Villa San Marco: frammenti della decorazione del peristilio (portico colonnato) superiore (foto parco archeologico pompei)
A conclusione della pioggia dei lapilli, o quando questa sembrò indebolirsi, un gruppo di abitanti, per ragioni a noi ancora sconosciute, tornò sul luogo o emerse da nascondigli di fortuna, ma fu sorpreso dall’ultimo parossismo eruttivo. Correnti piroclastiche, venti densi, caldi, generati dal crollo al suolo della colonna eruttiva sommersero tutto. Decretando la fine dell’insediamento e lasciando sopravvivere solo alcune parti di quella che fu la lussuosa villa di San Marco.

Antica Stabiae (Castellammare), Villa San Marco: frammento di affresco con figura seduta sulle architetture (foto parco archeologico pompei)

Antica Stabiae (Castellammare), Villa San Marco: frammento di affresco con amorini (foto parco archeologico pompei)
Nonostante la distruzione drammatica, la vita e il lusso della villa riaffiorano nelle gamme cromatiche delle pitture su pareti e soffitti, negli stucchi, nei capitelli, nei preziosi rivestimenti e coronamenti di colonne e coperture. Le pitture riproducono tappeti, candelabri e scene fantastiche, finte architetture con profondi scorci prospettici spesso realizzate in diversi toni di azzurro. Le pareti sono popolate da figure sedute sulle architetture, attori o figure mitiche, o disposte a riempire il centro dei tappeti, spesso in volo. Nelle finte architetture troviamo statue dorate, quadretti con rappresentazioni di genere, nature morte, paesaggi marini e architettonici, naumachie.
Velia. Sull’Acropoli alla presenza del ministro Sangiuliano si inaugura la mostra “Elea: la rinascita”, la prima realizzata dal parco con l’autonomia: prende spunto dalla scoperta – nel 2022 – del tempio arcaico di Atena coevo alla fondazione della colonia nel VI sec. a.C.
Conto alla rovescia per l’apertura a Velia della mostra “Elea: la rinascita”, la prima mostra realizzata al parco archeologico di Paestum e Velia da quando è stato dotato di autonomia speciale nel 2020, che trae ispirazione dagli straordinari risultati degli scavi recentemente condotti sull’Acropoli che hanno restituito tracce di un santuario dedicato ad Atena, risalente agli anni della fondazione della colonia magnogreca di Elea, verso la metà del VI sec. a.C. (vedi Velia. Sull’acropoli scoperti i resti del più antico tempio arcaico dedicato ad Atena con ceramiche dipinte, armi e armature: reliquie della battaglia navale di Alalia del 541-535 a.C. tra i greci di Focea contro Cartaginesi ed Etruschi. Osanna: “Nuova luce sulla storia della colonia greca dei Focei” | archeologiavocidalpassato). Per il taglio del nastro della mostra “Elea: la rinascita” appuntamento sull’Acropoli di Velia venerdì 4 agosto 2023, alle 17. Interverranno Tiziana D’Angelo, direttore del parco archeologico di Paestum e Velia; Franco Alfieri, presidente della Provincia di Salerno e sindaco del Comune di Capaccio Paestum; Pietro D’Angiolillo, sindaco del Comune di Ascea; Gabriel Zuchtriegel, direttore generale del parco archeologico di Pompei; Claudio Gubitosi, direttore del Giffoni Film Festival. Le conclusioni affidate a Gennaro Sangiuliano, ministro della Cultura. Chiude il vernissage, alle 21, “Letture eleatiche” di Roberto del Gaudio; progetto sonoro di Gigi Masin ed Emanuele Errante; Visual art di Andrea Maioli a cura della Fondazione Alfonso Gatto. La mostra sarà aperta fino al 30 aprile 2024.

Veduta zenitale dell’acropoli di Elea-velia, interessata dalla campagna di scavo 2021-2022 (foto pa-paeve)
Il parco archeologico di Velia ospita la mostra “Elea: la rinascita”, che racconta la nascita di Elea e della sua comunità. “Elea – raccontano gli archeologi del Parco – non è una città come le altre. La sua vita comincia sotto il segno della guerra, con l’assedio e l’abbandono della madrepatria Focea e con la diaspora di un popolo che si trova ad affrontare una profonda crisi. La storia della nascita di Elea e della ri-nascita dei suoi abitanti in fuga da un destino di schiavitù è tanto antica quanto attuale e si concretizza nelle persone, nelle terre e nelle pietre di Elea. Intorno al 545 a.C. Focea, sulle coste dell’Asia Minore (Turchia), fu vittima della pressione dell’impero persiano. I suoi abitanti decisero di abbandonare la patria pur di non perdere la propria libertà, intraprendendo un lungo viaggio nel Mediterraneo. Circa un secolo dopo il grande storiografo Erodoto ne descrive le vicende: In viaggio verso Elea […] i Focei trassero in mare le pentecontere, imbarcarono i figli, le donne, e tutto il trasportabile, e inoltre le statue del santuario e le altre offerte […]; imbarcarono tutto, salirono a bordo essi stessi […]. Focea, deserta d’uomini, fu occupata dai Persiani. Scopriamo così una storia di battaglie e profughi, popoli e città, interventi diplomatici e territori. Dopo numerose traversie, nel 540 a.C. fu fondato il primo insediamento di Elea, che si presentava come un modesto villaggio di case di pietra e terra cruda, addensato ai bordi del promontorio dell’Acropoli, al cui vertice era il santuario di Athena”.
Archeologia in lutto. Si è spenta in pochi giorni per un male incurabile Vincenzina Castiglione Morelli “Nella”, l’archeologa innamorata di Ercolano. Il ricordo della grande pompeianista

L’archeologa Vincenzina Castiglione Morelli stroncata da un male incurabile (foto paerco)
Se n’è andata in pochi giorni, colta da un male rapido ed implacabile che le ha rubato anche la possibilità di scambiare un ultimo, estremo sguardo con i suoi cari. Lutto nell’archeologia: è morta Vincenzina Castiglione Morelli, l’archeologa innamorata di Ercolano. I funerali si terranno a Napoli, sabato 22 luglio 2023, alle 10, nella chiesa di S. Maria della Vittoria, in piazza Vittoria. È Giuseppe Di Leva a farne un ritratto di affetto e riconoscenza: “Minuta, riservatissima, la dolce Nella – come la chiamavano affettuosamente tutti quelli che l’hanno conosciuta – se n’è andata stamani (21 luglio 2023), in questo torrido luglio, in silenzio, quasi in punta di piedi, come faceva sempre, con la sua raffinata educazione. Vincenzina Castiglione Morelli si laurea in archeologia con Achille Adriani ma è con Alfonso De Franciscis che partecipa ad una delle avventure pompeiane più esaltanti: lo scavo della Casa di Giulio Polibio. Fu lo stesso grande archeologo napoletano ad affidarle l’incarico dell’inventariazione e schedatura dei reperti rinvenuti nella domus pompeiana. Con un altro celebre archeologo, Werner Johannowsky, intraprese lo scavo dell’Anfiteatro presso la località Fornaci, procedendo poi con la catalogazione dei reperti provenienti dalla stipe di Teano che erano custoditi nei depositi del Mann denominati proprio Johannowsky. Sempre con De Franciscis partecipò allo scavo della villa romana del Naniglio di Gioiosa Ionica ed alla successiva pubblicazione dello stesso scavo insieme agli allestimenti delle relative mostre presso più sedi. Da affezionata allieva di De Franciscis, dopo la morte dell’archeologo napoletano, ne curò la pubblicazione di alcuni lavori, come quello sul Sacello degli Augustali a Miseno. Un altro omaggio, Nella rese anche a Johannowsky, curando – nel 2010 – l’antologia di scritti Dal Tifata al Massico”.

Copertina del libro “Caio Giulio Polibio. Storie di un cittadino pompeiano”
“Tante altre sono state le sue attività di curatela redazionale – continua De Leva – come il volume dell’IDSN Ager pompeianus et Ager Stabianus, e, nel 2015, con De Carolis e Salerno, il volume Caio Giulio Polibio. Storie di un cittadino pompeiano. Nel 2011 Nella viene nominata Socia Corrispondente dell’Accademia Pontaniana e, dal 2016, ha avuto in affidamento dalla Direzione del Mann, su sua richiesta, il riordinamento dell’Archivio del professore Werner Johannowsky. Ma Nella era soprattutto una pompeianista. Colonna storica dell’Associazione Internazionale Amici di Pompei, di cui era consigliere, all’area archeologica vesuviana la studiosa aveva dedicato numerosi articoli apparsi in riviste specializzate, una soprattutto, quella che possiamo a giusta ragione considerare la sua più dolce “pupilla”: Rivista di Studi Pompeiani. Correva il 1995 quando Nella ne divenne redattrice per poi assumere il ruolo – nel 2012 – di redattrice unica responsabile. Ed è a lei che, nel corso di oltre un ventennio, si deve forse soprattutto la tenacia con cui si è difesa una rivista che per tanti anni è stata strumento di conoscenza di ricerche archeologiche e di fondamentali contributi sull’area vesuviana. E sarà in sua memoria che, chi ne prenderà il posto in seno all’Associazione Internazionale Amici di Pompei, sarà chiamato a difendere non solo il prezioso lavoro di Nella ma una storia di passione per quell’antichità palpitante che continuiamo a scovare tra le pietre di Pompei”.

L’archeologa Vincenzina Castiglione Morelli con Giuseppe Luongo nel 2017 in uno degli “Incontri di Archeologia” al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto mann)
“Oggi la piangono in tanti – conclude -. E sono davvero parecchi quelli che l’hanno conosciuta. Ma a me piace ricordare in particolare Salvatore Nappo, Luciana Jacobelli, Margherita Tuccinardi, Antonio Varone, Angelandrea Casale, Grete Stefani, Antonio De Simone, Paola Miniero, Bianca Maria Sammarco, Stella Pisapia, Caterina Cozzolino, Peppino Lindinerro, Marco De Gemmis, Maria Rosaria Esposito a cui, chi scrive, è affezionato e legato come a degli zii e zie. Alla famiglia, ai suoi nipoti, cui Nella era legatissima e che i frequentatori delle sue conferenze al Mann hanno avuto addirittura modo di veder crescere, va tutto l’affetto e la vicinanza per una perdita grave”.

L’archeologa Vincenzina Castiglione Morelli stroncata da un male incurabile (foto parco archeologico pompei)

La copertina di un’edizione della Rivista di Studi Pompeiani di cui Vincenzina Castiglione Morelli è stata redattrice unica
Il parco archeologico di Ercolano e l’Herculaneum Conservation Project (HCP) si uniscono nel ricordo della straordinaria professionista. Il direttore del parco archeologico Francesco Sirano addolorato per la perdita, afferma: “Ho conosciuto Nella tanti anni fa in occasione della pubblicazione di un articolo sugli Atti dell’Accademia Napoletana di Archeologia e da allora ho avuto tanti contatti con lei, una persona molto discreta, sempre presente e dagli appassionati interessi condivisi per l’archeologia. L’ho ritrovata come direttore del parco archeologico di Ercolano e abbiamo collaborato in diverse occasioni, in particolare alla redazione annuale della parte di competenza di Ercolano nella Rivista di Studi Pompeiani e Nella rappresentava una presenza costante e vicina come di un’amica, una presenza sempre cortese pronta a sollecitare soluzioni. La sua scomparsa lascia tutto il personale del Parco e di HCP sgomenti. Non scompare solo una professionista ma una collega con la quale abbiamo stretto un rapporto reciproco di grande semplicità, stima e rispetto”. I colleghi dell’HCP si stringono intorno alla famiglia nel ricordo personale e professionale della Castiglione Morelli sottolineando che la Rivista di Studi Pompeiani è l’unico ambito in cui la storia di Ercolano nel XXI secolo, il più grande partenariato pubblico privato per il patrimonio archeologico in Europa grazie al Packard Humanities Institute, viene raccontato in modo sistemico da oltre 15 anni, e questo è in gran parte merito suo.

L’archeologa Vincenzina Castiglione Morelli stroncata da un male incurabile (foto mann)
Anche la direzione del parco archeologico di Pompei esprime cordoglio per la scomparsa della prof.ssa Vincenzina Castiglione Morelli consigliere direttivo dell’Associazione Internazionale Amici di Pompei. E, a nome di tutto il personale, saluta una grande studiosa ed una figura di grande spessore culturale, esprimendo le più sentite condoglianze alla famiglia. E l’archeologo Mario Grimaldi: “Nella è stata una colonna della mia formazione da studente sino ai primi articoli e poi lavori assieme addirittura con grande onore mio. Mi mancherà tantissimo l’ultima telefonata che mi ha fatto pochi giorni fa fu bellissima … grazie di tutto quanto mi hai insegnato cara Nella”. Margherita Tuccinardi: “Ciao Nella carissima, amica, collega e soprattutto persona assolutamente speciale!”. Il grave lutto ha colpito l’associazione internazionale Amici di Pompei. Il presidente Antonio Varone e il segretario Angelandrea Casale porgono a nome dell’Associazione alla figlia dr.ssa Emilia Del Franco e ai familiari le più sentite condoglianze. Il direttore e lo staff del museo Archeologico nazionale di Napoli si associano al dolore della famiglia di Nella Castiglione Morelli, “di cui ricorderemo sempre lo sguardo limpido e dolce, il tratto gentile della persona e l’onestà intellettuale”.
Pompei. Riaperta al pubblico dopo un complesso restauro la Casa delle Nozze d’Argento, uno degli esempi più maestosi e raffinati di abitazione delle classi agiate di Pompei. Primi visitatori la premier Meloni e il ministro Sangiuliano in occasione dell’inaugurazione del Frecciarossa Roma-Pompei

Autorità alla Casa delle Nozze d’Argento: in primo piano, da sinistra, Massimo Osanna, Luigi Ferraris. Giorgia Meloni, Gennaro Sangiuliano e Gabriel Zuchtriegel (foto parco archeologico pompei)
La Casa delle Nozze d’Argento (Regio V, Insula 2, civico i), uno degli esempi più maestosi e raffinati di abitazione delle classi agiate di Pompei, è stata riaperta a conclusione dei restauri domenica 16 luglio 2023. Era chiusa dal 2019, da quando era iniziato un complesso progetto di restauro nell’ambito del Grande Progetto Pompei.
E la data scelta per la riapertura al pubblico non è stata casuale, ma ha coinciso con l’inaugurazione del treno Frecciarossa diretto Roma-Pompei, il nuovo servizio ferroviario nato dalla collaborazione tra il ministero della Cultura e Ferrovie dello Stato italiane (vedi Il nuovo collegamento diretto Roma-Pompei in Frecciarossa è realtà: per ora sarà una corsa giornaliera ogni terza domenica del mese. I dettagli nella presentazione al ministero della Cultura | archeologiavocidalpassato). Così i primi visitatori sono stati il Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, e il ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano, insieme al sottosegretario del MiC, Giammarco Mazzi, al direttore generale Musei del MiC, Massimo Osanna, al direttore del parco archeologico di Pompei, Gabriel Zuchtriegel, al direttore generale del Grande Progetto Pompei, Gen. B. CC Giovanni Capasso. Presenti anche l’amministratore delegato del Gruppo FS, Luigi Ferraris e l’amministratore delegato di Trenitalia, Luigi Corradi.
Ecco le immagini della Casa delle Nozze d’Argento prodotte dal parco archeologico di Pompei a conclusione degli interventi di restauro che le hanno restituito l’antico splendore. Direttore generale di progetto: Gen. D. CC. Luigi Curatoli, Gen. D. CC. Mauro Cipolletta, Gen. B. CC Giovanni Di Blasio, Gen. B. CC Giovanni Capasso. Direttore generale del parco archeologico di Pompei: Prof. Massimo Osanna, dr. Gabriel Zuchtriegel. Responsabile unico del procedimento: arch. Annamaria Mauro, prof. Massimo Osanna, arch. Mariano Nuzzo, ing. Vincenzo Calvanese. Progettista: Studio Marcucci e associati. Ing. Paolo Marcucci, arch. Gianluca Sforna, ing. Maurizio Spigarelli, ing. Luigi Rossi, ing. Learco Boccali, geol. Simone Sforna, archeol. Luca Donnini Archeotech, ing. Marco Terradura. Direttore dei lavori: arch. Annamaria Mauro, arch. Paolo Mighetto. Coordinatore della sicurezza in fase di esecuzione: ing. Mario Zanna (Provvedit. OO.PP. Campania). Direttore operativo architetto: arch. Raffaele Martinelli. Direttore operativo archeologo: dr. Antonino Russo. Direttrici operative restauro: dr.ssa Raffaella Guarino, dr.ssa Manuela Valentini. Direttore operativo strutture: ing. Vincenzo Calvanese. Ispettore di cantiere: geom. Gennaro Di Martino. Assistenza allo scavo archeologico: dr. archeol. Gennaro Iovino, dr.ssa archeol. Serenella Scala. Progettazione dei giardini: dr. Maurizio Bartolini, arch. Paolo Mighetto. Supporto al Rup: arch. Maria Carmela Lombardo (Ales SpA). Supporto contabile: geom. Paolo Di Febbraro (Ales SpA), geom. Raimondo Marrazzo (Ales SpA). Collaudatore statico in c.o.: ing. Raffaele Vedova. Commissione di collaudo: dr.ssa Annamaria Sodo, arch. Anna Onesti, arch. Giuseppe Zolfo. Lavori: RTI Forte Costruzioni e Restauri srl, L’Officina Consorzio. Realizzazione dei Giardini: Re-Am srl.

Casa delle Nozze d’Argento a Pompei: il grande atrio tetrastilo dopo il restauro (foto silvia vacca)
La casa delle Nozze d’Argento prese il suo nome moderno dalla celebrazione delle nozze d’argento dei Reali d’Italia, Umberto e Margherita di Savoia, nel 1893. La costruzione originaria nasce nella seconda metà del II secolo a.C. colmando e regolarizzando delle aree urbane precedentemente già edificate e comprendendo, all’origine, anche l’adiacente Casa del Cenacolo (V 2, h) poi separata e resa autonoma con le successive trasformazioni del complesso sia alla metà del I secolo a.C. sia intorno al 60 d.C. Le tre grandi aree funzionali della casa – l’atrio con il vasto giardino orientale, il peristilio rodio (giardino con colonnato a diverse altezze) e il secondo atrio con cenacolo (sale di ricevimento al secondo piano), che oggi fanno parte della casa omonima adiacente – rispecchiano il lusso “principesco” di una dimora pienamente ellenistica nella raffinatezza dell’abitare.

Casa delle Nozze d’Argento a Pompei: dettaglio di affreschi di “quarto stile” dopo i restauri (foto silvia vacca)
La casa subirà profonde modificazioni tra il 40 e il 30 a.C., soprattutto a carico dell’atrio, della separazione dalla Casa del Cenacolo e di una diversa distribuzione degli ambienti in funzione di nuovi modelli abitativi e sociali, comprendente la completa ridecorazione delle pareti dall’originario Primo Stile ad un raffinatissimo Secondo stile (peristilio) e a uno stile di transizione tra il secondo e il terzo Stile (atrio). Quando, intorno al 60 d.C., in piena età neroniana, la ricca e potente famiglia degli Albucii, deciderà di trasformare nuovamente la propria residenza adeguandola ad una nuova forma dell’abitare, la bellezza degli affreschi di un secolo prima sarà conservata e addirittura valorizzata con intento collezionistico entro la nuova decorazione in Quarto Stile, tipica di questo periodo.

La raffinata fontana nell’atrio della Casa delle Nozze d’Argento a Pompei (foto silvia vacca)
La nuova dotazione di acqua corrente, abbondante e a pressione, consentita dal collegamento di Pompei all’acquedotto del Serino, determina la realizzazione all’interno della casa, di un quartiere termale privato con vasche riscaldabili, la formazione di giochi d’acqua ad impreziosire i giardini, la realizzazione di una raffinata fontana ad impreziosire l’atrio della magione.

Casa delle Nozze d’Argento a Pompei: il peristilio rodio dopo i restauri (foto silvia vacca)
LO SCAVO. La Domus venne scoperta e scavata tra il 1891 e il 1893 sotto la direzione dell’architetto Michele Ruggero, allora direttore degli scavi, e a questi succedettero, fino al 1908, Giulio De Petra, Ettore Pais e Antonio Sogliano. Le colonne dell’atrio corinzio erano in parte cadute, i muri principali in condizioni di instabilità o crollati anch’essi; fu dunque necessario reintegrare estesamente le pareti con brani di muratura imitante l’antica, rialzando le stesse murature e le colonne (a partire dal 1° luglio 1892) sino a raggiungere la quota utile alla posa delle strutture di copertura.

Il cantiere di restauro della Casa delle Nozze d’Argento a Pompei (foto parco archeologico pompei)
GLI INTERVENTI. Gli interventi di restauro del Secondo Dopoguerra videro l’utilizzo diffuso di pesanti e pericolose strutture di calcestruzzo armato incardinate sulle strutture antiche. Il cantiere di restauro che oggi si conclude – avviato nel 2019 su progettazione da fondi del Grande Progetto Pompei e realizzazione su fondi PON “Cultura e Sviluppo “ FESR 2014-2020 – si è posto pertanto come primo compito quello di rimuovere tali strutture, ormai prossime al crollo all’avvio del cantiere, sostituendole con nuove strutture in legno, non solo più vicine a quelle originarie ma soprattutto più leggere di quelle in calcestruzzo armato e tecnologicamente innovative per l’uso di un materiale come il legno di faggio microlamellare accompagnato, per le strutture di solai e controsoffitti, da legno di abete lamellare. Obiettivo del progetto alla base dei lavori è stato dunque quello del consolidamento strutturale, accompagnato al restauro architettonico dell’intera domus, alla messa in sicurezza degli apparati decorativi parietali e pavimentali e al restauro di quelli degli ambienti più rappresentativi come il vestibolo, l’atrio tetrastilo, le alae, il tablino, il corridoio e il peristilio, l’oecus corinzio e le esedre che affacciano sul peristilio rodio, così da restituire la casa alla piena fruizione del pubblico.

Casa delle Nozze d’Argento a Pompei: dettaglio delle pareti affrescate dopo i restauri (foto silvia vacca)
È stato un cantiere estremamente complesso, non solo perché si è sviluppato nel pieno del periodo del lockdown dovuto alla pandemia, ma anche e soprattutto per la delicatezza delle operazioni di sostituzione di intere strutture nel corpo stesso delle murature antiche senza provocare traumi alle stesse murature e ai fragilissimi apparati decorativi. Lo stesso cantiere, come sempre avviene a Pompei, ha accompagnato l’istanza di conservazione a quella, sempre presente, della conoscenza, consentendo di approfondire molteplici aspetti sui materiali e le tecniche impiegati in antico, nonché sulle diverse fasi di edificazione e trasformazione della Casa delle Nozze d’Argento.

Casa delle Nozze d’Argento a Pompei: uno dei tre giardini estetici e utilitaristici creati dagli esperti del Parco (foto silvia vacca)
A conclusione del cantiere, da parte dell’Area “Cura del Verde” è stato possibile rigenerare le tre ampie aree verdi con la formazione di tre giardini estetici ed utilitaristici basati sui dati e reperti archeologici e su un’interpretazione delle proporzioni degli spazi della domus oltre che sugli assi visuali prospettici interni. Al tempo stesso e con un intervento pienamente fruibile dal pubblico a domus aperta, procederanno le operazioni di restauro dell’oecus (salone) occidentale e dell’anticamera al quartiere termale lungo il peristilio rodio.
Il nuovo collegamento diretto Roma-Pompei in Frecciarossa è realtà: per ora sarà una corsa giornaliera ogni terza domenica del mese. I dettagli nella presentazione al ministero della Cultura
Roma e gli Scavi di Pompei sono ora più vicini. Partirà domenica 16 luglio 2023 dalla stazione di Roma Termini il nuovo collegamento diretto Roma-Pompei in Frecciarossa, nato dalla collaborazione tra il ministero della Cultura e il Gruppo Ferrovie dello Stato Italiane. Per ora il collegamento senza cambi tra la Capitale e uno dei siti archeologici più famosi al mondo sarà effettuato con il Frecciarossa 1000, treno di punta della flotta di Trenitalia (capofila del Polo Passeggeri del Gruppo FS) ogni terza domenica del mese e permetterà a viaggiatori e turisti di raggiungere Pompei da Roma in un’ora e 47 minuti e di tornare, la sera, in due ore e un quarto. Già durante il viaggio i passeggeri potranno conoscere la storia dell’antica Pompei attraverso una clip che sarà trasmessa sui monitor di bordo. “Il nuovo collegamento Roma-Pompei”, dichiara Luigi Ferraris, amministratore delegato del Gruppo FS, “accompagnerà ogni terza domenica del mese i viaggiatori di Ferrovie dello Stato Italiane nella città degli Scavi direttamente con il Frecciarossa 1000, ossia con l’eccellenza tecnologica e ingegneristica italiana nel campo dei trasporti. Insieme al ministro della Cultura crediamo molto in questa iniziativa e nel suo forte significato simbolico. Infatti, con i nostri treni, che rappresentano anche spazi di incontro e condivisione, portiamo sempre più persone in quei luoghi dove si fa cultura o che attraggono per le loro peculiarità storiche e artistiche”.

Luigi Ferraris, ad Fs, e il ministro Gennaro Sangiuliano alla presentazione del Frecciarossa Roma-Pompei (foto mic)
Il ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano, lo aveva anticipato ad aprile 2023 e lo aveva confermato un mese fa, dalla Puglia, ospite di Bruno Vespa al Forum in Masseria (vedi In treno a Pompei direttamente da Roma col Frecciarossa. Sangiuliano: “Il 16 luglio 2023 parte il primo treno Roma – Pompei, realizzato con le Ferrovie dello Stato” | archeologiavocidalpassato). Mercoledì 12 luglio 2023, la presentazione ufficiale al ministero della Cultura, presenti il ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano, il ministro del Turismo Daniela Santanché, l’amministratore delegato del Gruppo FS Italiane Luigi Ferraris, il direttore generale Musei Massimo Osanna e il direttore del parco archeologico Pompei Gabriel Zuchtriegel.
Gli orari. La partenza è prevista al mattino da Roma Termini alle 8.53 con fermata a Napoli Centrale alle 10.03 e arrivo alla stazione di Pompei alle 10.40. Ad attendere i viaggiatori diretti agli Scavi il bus navetta Pompei Link. Il ritorno è alle 18.40 con fermata a Napoli Centrale alle 19.23 e arrivo a Roma Termini alle 20.55. Il nuovo collegamento si aggiungerà alle 50 corse giornaliere, andata e ritorno, oggi già esistenti tra Roma e Pompei in Frecciarossa, che prevedono l’arrivo a Napoli Centrale con l’Alta Velocità e il proseguimento a destinazione con i treni regionali di Trenitalia dalla sottostante stazione di Piazza Garibaldi.

Il ministro Gennaro Sangiuliano alla presentazione del Frecciarossa Roma-Pompei (foto mic)
Gennaro Sangiuliano, ministro della Cultura: “Roma e l’antica Pompei sono ora più vicine, permettendo, ai tanti visitatori che dall’estero sono tornati ancor più numerosi in Italia, di poter facilmente ammirare nello stesso soggiorno la meraviglia del Foro Romano, del Palatino e del Colosseo e la magica suggestione dei resti della città sepolta dall’eruzione del Vesuvio del 79 dopo Cristo. La realizzazione di un collegamento rapido e veloce ha anche un forte potere evocativo: da un lato rimanda al Grand Tour, quando i letterati e gli artisti del Nord Europa scoprirono il Sud Italia e le sue radici greco-romane. Dall’altro lato, con quest’opera si rende onore alla prima linea ferroviaria nella penisola italiana, la Napoli-Portici, inaugurata nel 1839. Sui binari scorreranno, così, passato, presente e futuro dell’Italia, una nazione ben salda nelle sue radici e consapevole del proprio patrimonio culturale, pronta più che mai a essere una protagonista del mondo di domani”. E Daniela Santanchè, ministro del Turismo: “Si crea finalmente un ‘binario diretto’ che fa viaggiare più veloce un turismo, quello culturale, che in Italia procede già a ritmo sostenuto grazie all’incredibile patrimonio storico-artistico che abbiamo la fortuna di avere, ma che dobbiamo imparare a valorizzare sempre meglio, e di cui Pompei rappresenta uno dei principali fiori all’occhiello. I 3 milioni di visitatori che Pompei ha registrato nel 2022 sono inevitabilmente destinati a salire, quest’anno, e i dati della prima parte del 2023 ce lo confermano. Con il collegamento ferroviario diretto da Roma si dà un ulteriore input in tal senso”.
Massimo Osanna, direttore generale Musei: “Il Frecciarossa Roma-Pompei è un importante traguardo nella fruizione del Parco Archeologico, reso possibile grazie alla sinergia tra una pluralità di enti pubblici e privati, che si sono attivati per rendere più accessibile questo eccezionale e complesso luogo della cultura, tramite un servizio di trasporto pubblico espressamente dedicato. Oltre che agevolata, l’esperienza di visita del Parco archeologico di Pompei risulta anche ampliata, visto che già durante il viaggio è possibile fruire della proiezione di un video introduttivo alla storia degli Scavi”.

Gabriel Zuchtriegel, direttore del parco archeologico di Pompei, ha promosso l’ecopascolo (foto silvia vacca)
“Il nostro impegno come Parco Archeologico”, chiude il direttore Gabriel Zuchtriegel, “sarà quello di lavorare affinché l’aumento dei flussi a Pompei, grazie anche a questa splendida iniziativa voluta fortemente dal ministro Sangiuliano, abbia un impatto non solo su Pompei, ma su tutto il territorio circostante. La “Grande Pompei” alla quale stiamo puntando è, nella nostra visione, un grande museo diffuso, un parco senza confini netti, che abbraccia il territorio intorno a Pompei, da Torre Annunziata, Boscoreale e Longola fino a Scafati, Lettere, Sant’Antonio Abate e Castellammare di Stabia. È un ecosistema fatto di un approccio partecipato alla programmazione e alla comunicazione, di navette che portano le persone da un sito all’altro, di biglietti annuali e cumulativi, di iniziative e soprattutto di collaborazioni con le comunità, le associazioni e gli enti locali. L’obiettivo è di mostrare concretamente che con la cultura si può cambiare la vita delle persone e creare sviluppo culturale, sociale e anche economico, in linea con l’indirizzo ministeriale per le attività dei musei e parchi”.
Pompei. Al Teatro Grande il maestro Riccardo Muti dirige il concerto “Le Vie dell’Amicizia. Ravenna-Jerash-Pompei”, terzo appuntamento del progetto di Ravenna Festival
“Amo Pompei più di Parigi”, scrisse Herman Melville nel suo diario di viaggio; forse perché l’autore di Moby Dick sapeva riconoscere la bellezza che intreccia visibile e invisibile, mito e storia. Quella bellezza che, martedì 11 luglio 2023, alle 21.30, accoglie nel Teatro Grande di Pompei, il concerto diretto da Riccardo Muti con cui quest’anno si corona il viaggio delle Vie dell’Amicizia, il progetto di Ravenna Festival che dal 1997 visita città simbolo della storia antica e contemporanea. Quello al Teatro Grande dell’antica Pompei è infatti il terzo appuntamento dopo i concerti del 7 e 9 luglio 2023, rispettivamente a Ravenna e Jerash, la “Pompei d’Oriente” in Giordania. Biglietti: primo settore 90 Euro, secondo settore 42 Euro; ridotti over 65 e under 30 primo settore 82 Euro, secondo settore 38 Euro. Biglietteria Ravenna Festival Tel. 0544 299244 – tickets@ravennafestival.org; online www.vivaticket.com; punto vendita a Pompei: Agenzia Paradisi Perduti, via Parroco Federico 5 – Tel. 081 0203443. Il progetto Le vie dell’Amicizia è sostenuto dal ministero della Cultura e dal ministero degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale; l’appuntamento all’antica città di Pompei – organizzato grazie alla collaborazione con il parco archeologico di Pompei e con RAI Cultura, che riprenderà il concerto per trasmetterlo sulla prima rete – è interamente finanziato da Caruso, A Belmond Hotel di Ravello. “Siamo felici che quest’anno si rinnovi il legame di sincera amicizia che unisce il Maestro Riccardo Muti e la sua eccellente Orchestra Cherubini a questi territori”, sottolinea il direttore del parco archeologico di Pompei, Gabriel Zuchtriegel. “E ci tengo a sottolineare che l’appuntamento è possibile grazie alla sponsorizzazione di un’azienda del territorio come il Caruso, A Belmond Hotel di Ravello. Una circostanza che non solo significa sostenibilità e capacità di autofinanziamento, cioè quanto anche il ministro ci invita a rafforzare, ma contiene anche un messaggio etico: i valori di fratellanza e dialogo e il significato storico-culturale di Pompei sono condivisi dalla società, creando sinergie e relazioni che fanno emergere le qualità positive di un territorio unico al mondo”.

Il maestro Riccardo Muti nella direzione della Chicago Symphony Orchestra (foto Todd Rosenberg Photography 2014)
Anche a Pompei, la direzione di Muti unisce l’Orchestra Giovanile Luigi Cherubini e il Coro Cremona Antiqua, preparato da Antonio Greco, a musicisti giordani nel II atto da Orfeo ed Euridice di Gluck con il controtenore Filippo Mineccia, in Casta diva dalla Norma di Bellini con il soprano Monica Conesa e nel Canto del destino di Brahms. A queste pagine si intervallano momenti musicali le cui radici affondano nel Medio Oriente, affidati agli artisti siriani Mirna Kassis e François Razek-Bitar e alle voci giordane Ady Naber e Zain Awad; si completa così l’omaggio allo spirito di fratellanza del popolo giordano, che nell’ultimo decennio ha accolto centinaia di migliaia di profughi, soprattutto dalla Siria. Lo Schicksalslied op. 54 che Brahms modellò su versi di Hölderlin, già parte del programma dell’ormai storico primo concerto dell’Amicizia a Sarajevo, è una meditazione sul destino, sul divino e sul mistero della morte. Il dubbio insolubile si fa musica anche nella partitura dell’Orfeo ed Euridice di Gluck e attraversa la preghiera di Norma alla luna. Una risposta si leva forse nell’estatica luce che chiude il canto di Brahms, quasi un messaggio di redenzione e di speranza. Ombre e luci, rapimento e preghiera si intrecciano anche nei brani proposti dai cantanti siriani e giordani. Apparve fluttuante, tradizionale canto arabo del genere poetico-musicale muwashah, è una contemplazione della bellezza della persona amata, mentre l’amore per la terra natia è al centro di Raccontami del mio paese dei fratelli libanesi Assi e Mansour Rahabani. La compositrice Dima Orsho ha creato I dimenticati sulle rive dell’Eufrate su un’antica poesia siriana tramandata oralmente nella regione di Jazeera, fra Tigri e Eufrate.

“Acarnesi. Stop the War!” al Teatro Grande di Pompei: applausi a fine spettacolo (foto parco archeologico pompei
Da quando, nel 1997, giunse la chiamata da una Sarajevo sfigurata dalle bombe, Le vie dell’Amicizia affida il proprio messaggio al linguaggio universale della musica: anno dopo anno, il Maestro Muti sale sul podio di orchestre e cori italiani a cui si uniscono musicisti delle città meta del viaggio. Nel 2020 il progetto aveva raggiunto Paestum, gemellata con il sito di Palmira, per ricordare il popolo siriano, quello stesso popolo che, costretto alla diaspora, ha trovato in Giordania straordinaria accoglienza. Nell’anno in cui il Festival ha colto l’occasione del centenario della nascita di Calvino per intitolare la propria XXXIV edizione Le città invisibili, il fil rouge del comune passato romano e del patrimonio archeologico lega due città a lungo sepolte – l’una dalla cenere del Vesuvio, l’altra dalle sabbie del deserto – a Ravenna, il cui porto di Classe l’imperatore Augusto scelse per la flotta del Mediterraneo orientale. Il dialogo del Festival con il Parco archeologico ci ha già regalato, nello stesso Teatro Grande, il debutto di Acarnesi Stop the War!, altro inno alla pace e alla fratellanza fra i popoli, nell’ambito del progetto Sogno di volare.
Pompei. Nel Foro cerimonia di conclusione del Grande Progetto Pompei con tutti i protagonisti alla presenza del ministro Sangiuliano: occasione per un bilancio di un progetto preso a modello dall’Ue per la gestione dei fondi comunitari

Il Grande Progetto Pompei, quinquennale, è stato avviato nel 2014
Il Grande Progetto Pompei è arrivato al capolinea. Martedì 11 luglio 2023, alle 18.30, nel Foro del parco archeologico di Pompei, ci sarà la “Cerimonia di conclusione del Grande Progetto Pompei”. Interverranno il direttore generale per il supporto all’attuazione dei programmi, Gen. CC Giovanni Capasso e il direttore generale del parco archeologico di Pompei, Gabriel Zuchtriegel. Ospiti d’onore i direttori generali avvicendatisi alla guida del Grande Progetto Pompei (Gen. C.A. Giovanni Nistri, già comandante generale dell’Arma di Carabinieri, Gen. C.A. Luigi Curatoli, Gen. D. Mauro Cipolletta e Gen. B. Giovanni Di Blasio), e il direttore generale Musei, già direttore generale del parco archeologico di Pompei, Massimo Osanna. Chiuderà i lavori il ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano. Durante l’incontro sarà ripercorso lo sviluppo del programma straordinario di recupero del sito archeologico, articolato in 76 interventi, ed illustrati gli straordinari risultati conseguiti per i quali è oggi indicato dall’Unione Europea come modello di gestione dei fondi comunitari e nazionali e concreto esempio di produttiva sinergia tra Commissione europea e Governo nazionale. Un modello caratterizzato dalla costituzione di una struttura dedicata, la cui governance è stata affidata in via continuativa all’Arma dei Carabinieri.

2022: presentazione dei risultati dell’incontro del comitato gestione per il Piano strategico: da sinistra, Francesco Sirano, Gabriel Zuchtriegel, e il gen. B. Giovanni Di Blasio (foto parco archeologico di pompei)
Al termine dei lavori di realizzazione del Grande Progetto risultano essere messi in sicurezza 2,7 km di fronti di scavo (che costeggiano i 22 ettari di area ancora non interessata dagli scavi) e rimosse 30mila tonnellate di materiale (lapilli, cenere e terreno), salvaguardati 50 km di colmi murari e 10mila mq di intonaci per complessivi 45 edifici oggetto di restauro, sviluppato un itinerario facilitato di oltre 4 km per persone con ridotta funzionalità motoria, rinvenuti numerosissimi reperti archeologici (circa 1167 e 168 colli di nuovi oggetti e frammenti di intonaci) e monitorate le attività condotte dai 781 operatori economici coinvolti nelle lavorazioni e nei servizi. Il Grande Progetto Pompei è stato un’opportunità unica non solo per migliorare le condizioni complessive del sito archeologico ma anche per stimolare la ricerca, sviluppare nuove competenze e specifiche conoscenze, aggiornare tecniche e modalità di lavoro, basate oggi sull’interdisciplinarietà e sull’impiego di materiali innovativi nelle attività di restauro.
Sant’Antonio Abate (Na). Siglato tra Soprintendenza, Parco archeologico di Pompei e Comune un protocollo d’intesa triennale per la valorizzazione – tra l’altro – del sito archeologico della villa romana (cd Villa Cuomo) in località Casa Salese

Il peristilio della villa romana, cd. villa Cuomo, a Sant’Antonio Abate di Napoli (foto sabap-met-na)

Il larario della servitù della villa romana, cd. villa Cuomo, a Sant’Antonio Abate di Napoli (foto sabap-met-na)
Disco verde alla valorizzazione del patrimonio culturale di Sant’Antonio Abate e del sito archeologico di “Villa Cuomo”. La soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per l’area metropolitana di Napoli, nella persona del soprintendente Mariano Nuzzo, il 4 luglio 2023 nella splendida cornice storica di “Villa Cuomo” in via Casa Salese ha siglato un protocollo d’intesa con il parco archeologico di Pompei, rappresentato dal direttore Gabriel Zuchtriegel, il dipartimento di Agraria dell’università di Napoli “Federico II” col direttore Danilo Ercolini, e il Comune di Sant’Antonio Abate, nella persona del sindaco Ilaria Abagnale, per la valorizzazione del patrimonio culturale cittadino e, in particolare, del sito archeologico denominato “Villa Cuomo”, in località Casa Salese. Questo atto formale sugella, in particolare, il progetto di restauro e valorizzazione di questo contesto archeologico di grande pregio, destinatario inoltre di importanti interventi di scavo delle aree individuate di maggiore interesse scientifico. Il provvedimento avrà durata triennale e potrà essere rinnovato previo accordo tra le parti.

Il triclinio della villa romana, cd. villa Cuomo, a Sant’Antonio Abate di Napoli (foto sabap-met-na)
Il territorio comunale di Sant’Antonio Abate è ricco di beni culturali e paesaggistici comprendenti siti archeologici, edifici, monumenti e sentieri storici di collegamento con il Castello di Lettere tutelati ai sensi degli art. 10 e 12 del D. Lgs. 42/2004 (cd. Codice dei Beni Culturali). In particolare, tra i numerosi insediamenti rurali documentati, l’unica riportata in luce e restituita alla pubblica fruizione è la villa rustica di epoca romana, sepolta dall’eruzione vesuviana del 79 d.C., che dal suo proprietario e scopritore, è chiamata Villa Cuomo. Su una superficie di 500 mq sono venuti alla luce ambienti disposti su due piani, tra cui un triclinio e un larario affrescati con scene di caccia e nature morte, colonne di un peristilio, elementi architettonici di pregio, dolia, lucerne ed utensili.

La scala che porta al secondo piano della villa romana, cd. villa Cuomo, a Sant’Antonio Abate di Napoli (foto sabap-met-na)
L’intervento in questi anni ha riguardato, come si diceva, l’area archeologica detta Villa Cuomo – dal nome dei proprietari del fondo ove è stata scoperta nel 1974 – sita in via Casa Salese a Sant’Antonio Abate. Sepolta durante l’eruzione del 79 d.C. da tre metri di lapilli, l’antica dimora rurale è costituita da ambienti di servizio aperti su un cortile con colonne in laterizi non intonacate. Attraverso l’intervento l’area è stata aperta al pubblico mediante un progetto finalizzato al recupero e alla valorizzazione della villa con la creazione di percorsi archeologici virtuali e pannelli esplicativi. Si prevede anche la realizzazione di un percorso attrezzato con strutture multimediali tra il piazzale in cui si fermeranno i bus con i visitatori e l’area archeologica.
Pompei. Nella Regio IX scoperto un affresco con un vassoio di benvenuto, del tipo xenia (doni ospitali), tra cui una “pizza”, una focaccia lontano antenato del piatto napoletano per eccellenza. L’intervento del direttore Zuchtriegel

L’affresco con Natura morta, del tipo xenia (doni ospitali) scoperto in una domus dell’insula 10 della Regio IX di Pompei (foto parco archeologico pompei)
A un primo sguardo non hai dubbi: è una pizza quella che si riconosce nella Natura morta, in realtà un vassoio di benvenuto (del tipo xenia, doni ospitali) per gli ospiti, disegnata con dovizia di particolari scoperta sulle pareti affrescate di una domus della Regio IX di Pompei. Poi ci pensi: non può essere. La mozzarella ha origini campane, è vero, ma si parla del 1300: quindi 13 secoli più tardi. E comunque sarà solo con i Borboni nel 1700 che diventerà un prodotto di successo. Per il pomodoro, invece, bisogna aspettare la scoperta delle Americhe. Ma in Europa arriva come pianta ornamentale, perché ritenuta tossica. E solo nel ‘700 inizierà la sua sperimentazione gastronomica. Eppure quest’ultima eccezionale scoperta fatta a Pompei, nell’ambito dei nuovi scavi nell’insula 10 della Regio IX, sulla parete di un’antica casa pompeiana, e annunciata dal direttore del parco archeologico, Gabriel Zuchtriegel, è intrigante: potrebbe essere un lontano antenato della pietanza moderna, elevata a patrimonio dell’umanità nel 2017 in quanto “arte tradizionale del pizzaiuolo napoletano”.

Una fase degli scavi archeologici nell’insula 10 della Regio IX di Pompei: sullo sfondo l’affresco con Natura morta, del tipo xenia (doni ospitali) scoperto (foto parco archeologico pompei)
È proprio il direttore Zuchtriegel a descrivere l’ultima scoperta a Pompei. “Siamo nell’atrio di una casa scavata parzialmente già più di cento anni fa. Adesso lo scavo continua nell’ambito di un progetto di sistemazione dei fronti di scavo per migliorare le condizioni di conservazione qui nell’insula 10 della Regio IX a Pompei. E durante questi lavori è venuto fuori un affresco di una tipologia molto diffusa, quella degli xenia, dunque dei doni ospitali, frutta, una focaccia, un calice di vino, che troviamo a Pompei Ercolano e negli altri siti. Questa è particolare, perché quello che vediamo supponiamo che sia una specie di focaccia sacrificale, un’offerta con sopra forse un condimento, delle spezie, un tipo di condimento, ma soprattutto anche melograni, datteri, altri cibi; davanti forse delle noci, e una ghirlanda di corbezzoli. Dunque un’immagine dunque che l’osservatore moderno fa subito tornare in mente una pizza, soprattutto in terra napoletana. Ovviamente non è così. Però potrebbe essere un lontano antenato di questo cibo, anche qui giocato sul fatto della semplicità. Ritroviamo in questo affresco alcuni temi della tradizione ellenistica, elaborata poi da autori di epoca romana-imperiale come Virgilio, Marziale e Filostrato. Penso al contrasto tra un pasto frugale e semplice, che rimanda a una sfera tra il bucolico e il sacro, da un lato, e il lusso dei vassoi d’argento e la raffinatezza delle rappresentazioni artistiche e letterarie dall’altro. Come non pensare, a tal proposito, alla pizza, anch’essa nata come un piatto ‘povero’ nell’Italia meridionale, che ormai ha conquistato il mondo e viene servito anche in ristoranti stellati”.

Il ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano con il direttore del Parco Gabriel Zuchtriegel in una visita al sito archeologico (foto parco archeologico pompei)
“Pompei non finisce mai di stupire, è uno scrigno che rivela sempre nuovi tesori”, dichiara il ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano. “Al di là della questione di merito su cui parleranno gli studiosi, va sottolineato il valore globale di questo sito al quale stiamo dedicando le nostre cure, con la chiusura del Grande Progetto Pompei ma anche con l’avvio di nuove iniziative. La tutela e lo sviluppo del patrimonio, in ossequio all’art. 9 della Costituzione, sono una priorità assoluta”.

L’affresco con Natura morta, del tipo xenia (doni ospitali) scoperto in una domus dell’insula 10 della Regio IX di Pompei (foto parco archeologico pompei)
Come spiegano gli archeologi del parco archeologico di Pompei, si suppone che accanto a un calice di vino, posato su un vassoio di argento, sia raffigurata una focaccia di forma piatta che funge da supporto per frutti vari (individuabili un melograno e forse un dattero), condita con spezie o forse piuttosto con un tipo di pesto (moretum in latino), indicato da puntini color giallastro e ocra. Inoltre, presenti sullo stesso vassoio, frutta secca e una ghirlanda di corbezzoli gialli, accanto a datteri e melograni. Tale genere di immagini, noto in antico con il nome xenia, prendeva spunto dai “doni ospitali” che si offrivano agli ospiti secondo una tradizione greca, risalente al periodo ellenistico (III-I secolo a.C.). Dalle città vesuviane si conoscono circa trecento di queste raffigurazioni, che spesso alludono anche alla sfera sacra, oltre a quella dell’ospitalità, senza che tra le attestazioni rinvenute finora ci sia un confronto puntuale per l’affresco recentemente scoperto, che colpisce anche per la sua notevole qualità di esecuzione. Da un passo nell’Eneide di Virgilio (libro VII, v. 128 sgg.), si può dedurre il posizionamento di frutta e altri prodotti dei campi su pani sacrificali che fungono da “mense”: nel momento in cui gli eroi troiani mangiano dopo la frutta, anche i pani usati come contenitori (mense) , si accorgono nell’epos virgiliano, che si è verificata la profezia secondo la quale avrebbero trovato una nuova patria, quando “spinto a lidi sconosciuti, esaurito ogni cibo,” la fame li avrebbe portati a “divorare anche le mense”.

Lo scavo archeologico in corso nell’insula 10 della Regio IX di Pompei (foto parco archeologico pompei)
L’affresco è stato rinvenuto nell’atrio di una casa dell’Insula 10 della Regio IX in corso di scavo, a cui era annesso un panificio, già esplorato in parte tra il 1888 ed il 1891 e le cui indagini sono state riprese a gennaio scorso. Le strutture scavate nell’800 e parzialmente a vista facevano già supporre la presenza di un ampio atrio con la classica successione degli ambienti sul lato orientale e, sul lato opposto, l’ingresso al settore produttivo del forno. L’atrio è stato liberato dal materiale di risulta degli scavi ottocenteschi rivelando il crollo delle coperture, all’interno dello strato di pomici bianche e una porzione residuale degli strati vulcanici da flusso (cineriti) nel settore meridionale. Negli ambienti di lavorazione vicini al forno, nelle settimane passate, sono stati rinvenuti gli scheletri di tre vittime. L’intero cantiere di scavo dell’insula 9 interessa un’area di circa 3.200 mq, quasi un intero isolato della città antica sepolta nel 79 d.C. dal Vesuvio e si inserisce in un più ampio approccio, sviluppato durante l’ultimo decennio e teso a rettificare e risolvere i problemi idrogeologici e conservativi dei fronti di scavo, ovvero il confine tra la parte scavata e quella inesplorata della città antica. Quest’ultima ammontante a circa 22 ettari di isolati e case ancora sepolti sotto lapilli e cenere, quasi un terzo dell’abitato antico.
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