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Archeologia in lutto. Si è spento a 88 anni il prof. di Lorenzo Quilici, insigne archeologo e maestro della topografia antica. Unanime il cordoglio di enti culturali, studiosi e allievi

Il prof. Lorenzo Quilici è morto a 88 anni (foto parco archeologico appia antica)

Archeologia in lutto. Il 13 agosto 2026 si è spento a 88 anni il prof. di Lorenzo Quilici, “insigne archeologo e maestro della topografia antica”, lo ricorda il ministro della Cultura Alessandro Giuli. “Studioso rigoroso e appassionato, ha dedicato la sua vita alla ricerca, contribuendo in maniera determinante agli studi archeologici e alla conoscenza dell’Italia antica. A Simone Quilici, Direttore del Parco archeologico del Colosseo, alla famiglia e a quanti gli hanno voluto bene giungano le mie sentite condoglianze”. Era nato il 1° gennaio 1938. Unanime il cordoglio di enti culturali, studiosi e allievi.

Professore ordinario di Topografia dell’Italia antica, ha insegnato dal 1990 al 2010 nell’università di Bologna, dove è stato direttore dell’Istituto di Archeologia e coordinatore del dottorato in Topografia antica. Numerosi i progetti dei quali è stato responsabile scientifico, direttore di ricerca e coordinatore nazionale (progetti di rilevante interesse nazionale del ministero dell’Università e della Ricerca Scientifica; progetto finalizzato Beni culturali del Consiglio nazionale delle Ricerche), volti allo studio e ricostruzione diacronica della forma del territorio e alla redazione di Carte archeologiche. Ricercatore del Consiglio nazionale delle Ricerche dal 1969 al 1990, ha svolto la propria attività prima nell’Istituto per gli Studi egeo anatolici, poi nel Centro di studio per l’Archeologia etrusco-italica. Ha condotto ricerche e studi storici, di topografia antica, di urbanistica e analisi di monumenti soprattutto nell’Italia centrale e meridionale, nonché in Turchia e nell’isola di Cipro, in un arco cronologico che va dall’età del Bronzo al Rinascimento, ma precipuamente focalizzati al mondo italico e romano. Ha diretto scavi a Roma e nel Lazio, in Etruria, nel Molise, in Basilicata, in Calabria, a Cipro. Ha diretto e condotto studi, programmazioni e pianificato attività di restauro, tutela e valorizzazione di monumenti, di parchi archeologici, tra i quali in particolare quello della via Appia nella Valle di S. Andrea, tra Itri e Fondi. Ha organizzato o collaborato a numerose mostre e convegni, con ministeri e soprintendenze archeologiche, Regioni, Comunità Montane, Comuni, Istituzioni di urbanistica e di attività culturali.

PARCO ARCHEOLOGICO DELL’APPIA ANTICA. Il parco archeologico dell’Appia Antica ricorda Lorenzo Quilici. Topografo dell’Italia antica, professore all’università di Bologna, fondatore e direttore dell’Atlante tematico di Topografia antica, nel 2020 insignito dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella dell’onorificenza di Grande Ufficiale dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana. Alla via Appia Lorenzo Quilici ha dedicato una parte essenziale del proprio lavoro. I suoi studi sul tracciato della Regina Viarum restano lo strumento di riferimento per chiunque se ne occupi: una base di conoscenza su cui si fondano ancora oggi la tutela, la ricerca e il racconto di questa strada. La sua vicinanza al Parco non è stata soltanto scientifica. Ha firmato un contributo nel catalogo di Patrimonium Appiae. Depositi emersi, la prima grande esposizione archeologica promossa dal Parco, e ha collaborato alla realizzazione della mostra immersiva Via Appia. La strada che ci ha insegnato a viaggiare, accompagnando con rigore e generosità il lavoro di chi oggi custodisce questi luoghi. Un abbraccio affettuoso a Stefania “Stefanella” Quilici Gigli, compagna di vita e di ricerca, anche lei amica dell’Appia.

PARCO ARCHEOLOGICO DEL COLOSSEO. Il parco archeologico del Colosseo esprime il proprio cordoglio per la scomparsa di Lorenzo Quilici, figura di primo piano dell’archeologia italiana e studioso che ha dedicato la propria attività alla conoscenza della topografia antica, della viabilità, degli insediamenti e della formazione storica dei territori. Professore ordinario di Topografia dell’Italia antica all’università di Bologna, dove ha insegnato dal 1990 al 2010, Quilici aveva alle spalle una lunga esperienza di ricerca maturata anche presso il CNR. La sua attività scientifica si è sviluppata attraverso lo studio diretto dei territori, le ricognizioni, il rilievo, l’indagine archeologica e una costante attenzione alle relazioni fra città, infrastrutture, paesaggio e ambiente. È soprattutto in questa capacità di leggere il territorio come documento storico che risiede uno dei tratti più importanti della sua eredità scientifica. A questa prospettiva ha contribuito in modo significativo anche il suo impegno nella ricerca territoriale e nella costruzione della documentazione archeologica. Le numerose indagini condotte insieme a Stefania Quilici Gigli hanno interessato diversi territori dell’Italia antica, dal Lazio alla Campania e all’Italia meridionale, affrontando temi che spaziano dalla viabilità alla pianificazione urbana, dalle fortificazioni ai santuari, dall’organizzazione delle campagne alla trasformazione del paesaggio. Fondamentale è stata inoltre la sua attività editoriale. Nel 1992 Lorenzo Quilici fondò e diresse l’Atlante tematico di Topografia antica, affiancato da Stefania Quilici Gigli: una collana divenuta negli anni un importante punto di riferimento per gli studi sulla forma delle città e dei territori dell’Italia antica. Accanto alla vasta produzione scientifica resta dunque il lascito di un metodo e, soprattutto, di uno sguardo capace di superare il singolo monumento per restituire all’archeologia la dimensione del territorio, delle relazioni e delle trasformazioni che lo hanno prodotto. Al nostro direttore Simone Quilici, alla famiglia e a quanti gli sono stati vicini nel lungo percorso umano e scientifico giunga la partecipazione del PArCo al dolore per la sua scomparsa.

PARCO DEGLI ACQUEDOTTI. Apprendiamo con dispiacere della scomparsa del prof. Lorenzo Quilici, uno dei maestri della topografia antica italiana e uno dei grandi studiosi del Suburbio romano e della Campagna Romana. Per il Parco degli Acquedotti il suo nome ha un significato particolare. Quilici ha studiato e documentato a lungo questo settore della città e molti dei luoghi che fanno parte della storia del nostro Parco. Nel 1974 pubblicò La Campagna Romana come suburbio di Roma antica e nel 1978 La Via Latina da Roma a Castel Savelli, ancora oggi un’opera fondamentale per conoscere la Via Latina e il territorio che attraversava. Nelle sue pagine ritroviamo Tor Fiscale, Campo Barbarico, le Vignacce, Roma Vecchia, gli acquedotti, le ville e i numerosi monumenti funerari della Via Latina. Ma ritroviamo anche una Campagna Romana molto diversa da quella attuale. Quilici ebbe infatti la possibilità di vedere, fotografare, rilevare e descrivere strutture che negli anni successivi furono trasformate o andarono definitivamente perdute. Per questo una parte della sua documentazione costituisce ormai una testimonianza insostituibile del paesaggio archeologico del nostro territorio. Due anni fa, in occasione del suo 86mo compleanno, avevamo voluto ricordarlo proprio attraverso La Via Latina da Roma a Castel Savelli. Avevamo pubblicato la fotografia di un sepolcro laterizio a due piani, tagliato dalla costruzione della ferrovia e oggi scomparso. Scrivevamo allora che le testimonianze lasciate dal Prof. Quilici sui monumenti del Parco erano «un tesoro immenso per riuscire a capire la ricchezza del territorio in cui ci troviamo». Oggi quelle parole acquistano per noi un significato ancora maggiore. Professore all’università di Bologna, fondatore e direttore dell’Atlante Tematico di Topografia Antica, Quilici ha dedicato la propria vita allo studio delle città, delle strade e dei territori dell’Italia antica. Fondamentali sono stati anche i suoi studi sulla Via Appia, ai quali devono ancora fare riferimento quanti si occupano della Regina Viarum. Nel 2020 il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella lo aveva insignito dell’onorificenza di Grande Ufficiale dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana. Una lunga vita di studio e di ricerca condivisa con la Prof.ssa Stefania Quilici Gigli, compagna di vita e di lavoro, alla quale, insieme alla famiglia, agli allievi e a quanti gli sono stati vicini, rivolgiamo le nostre più sentite condoglianze. Il Parco degli Acquedotti perde uno dei suoi grandi studiosi. Grazie, Professore, per quello che ci ha lasciato.

CONFEDERAZIONE ITALIANA ARCHEOLOGI Con la scomparsa di Lorenzo Quilici, l’archeologia italiana e la topografia antica perdono uno dei loro interpreti più rigorosi, appassionati e illuminati. Prima ricercatore al CNR, poi professore ordinario di Topografia antica all’università di Bologna, Lorenzo Quilici è stato uno studioso instancabile. Non si contano i centri dell’Italia antica debitori del suo lavoro, così come vanno ricordati il suo profondo interesse per le vie consolari, a partire dalla sua amata Appia, gli studi minuziosi sul Latium Vetus, su Geronium e Cipro oltre a quelli dedicati alle monumentali fortificazioni in opera poligonale dell’Italia centrale. Con l’ideazione dell’Atlante Tematico di Topografia Antica e Orizzonti, condivise con la moglie e compagna di vita Stefania Quilici Gigli, ha consegnato a generazioni di studiosi degli strumenti scientifici imprescindibili. Ci piace ricordare che, secondo lui, non esiste «rischio archeologico»: semmai esiste la «fortuna archeologica» di scoprire un nuovo sito. Lorenzo lascia un ricordo indelebile e generazioni di studenti che si sono appassionati al mondo antico grazie a lui. Era un vero luminare, eppure la sua straordinaria caratura scientifica non metteva mai in ombra la gentilezza, la passione e quella simpatia che trasparivano in ogni gesto. Un uomo di rara umanità.

Il visto si stampi dei direttori Lorenzo e Stefania Quilici all’Atlante Tematico di Topografia Antica N. 34, 2024 (foto l’erma di bretschneider)

L’ERMA DI BRETSCHNEIDER. Tutta L’Erma è profondamente addolorata per la scomparsa di Lorenzo Quilici, archeologo e tra i massimi studiosi della topografia antica italiana degli ultimi cinquant’anni. Professore di Topografia dell’Italia antica all’università di Bologna, ha dedicato la vita alla ricostruzione dei paesaggi e delle città del mondo romano, fondando insieme a Stefania Quilici Gigli la rivista Atlante Tematico di Topografia Antica, da lui diretta fin dal 1990 e pubblicata da L’Erma di Bretschneider. Condividiamo un ricordo personale del nostro editore Roberto Marcucci: “La prima volta che ho visto e conosciuto Lorenzo Quilici e Stefania Gigli (forse non ancora sposati) è stata nella sede dell’Istituto Italiano per gli Studi Etruschi. Ero lì per incontrare Massimo Pallottino. Era intorno al 1990, forse prima. Entrando, li ho visti entrambi vicini e assorti nell’esaminare alcuni documenti. Dal loro atteggiamento ho colto una forte vicinanza e un interesse comune. Nel 1990 abbiamo iniziato a collaborare con la collana/rivista Atlante Tematico di Topografia Antica e i Supplementi ATTA. Una collaborazione professionale sempre amichevole e coinvolgente. Lorenzo è stato per molti anni anche membro della Giuria Scientifica del Premio L’Erma di Bretschneider, seguendo con rigore e generosità il lavoro dei giovani ricercatori e mettendo sempre la sua esperienza al servizio di chi iniziava. Ricordo con affetto le cene a casa sua e di Stefania, nella loro bella casa con giardino, sempre piacevolmente coinvolgenti e interessanti. Lorenzo amava mangiare e bere con gli amici, e poi, nel periodo natalizio, con orgoglio ci mostrava il suo presepe, tutto lavorato e costruito a mano: bellissimo, con una varietà di personaggi e paesaggi. Se ne va uno studioso straordinario. Ma io perdo soprattutto un amico. Mi mancherà l’amico. Un abbraccio forte a Stefania, in questo momento di dolore”.

MUSEO NAZIONALE ROMANO. Anche il museo nazionale Romano ricorda Lorenzo Quilici e si stringe nel cordoglio attorno alla famiglia, in particolare alla moglie, la Professoressa Stefanella Quilici Gigli, e al nipote Simone Quilici. Per molti anni ricercatore al CNR e in seguito professore ordinario di Topografia dell’Italia antica presso l’università di Bologna, dove è stato anche Direttore dell’Istituto di Archeologia, Lorenzo Quilici è stato tra i massimi studiosi della topografia antica italiana. La sua attività scientifica, le sue ricerche e il suo insegnamento hanno lasciato un segno indelebile nello studio e nella conoscenza del territorio e hanno contribuito alla formazione di generazioni di archeologi. Di lui ricorderemo sempre il rigore scientifico ma anche la simpatia e la gentilezza.

MUSEI ITALIANI. Ci ha lasciato oggi a Roma il prof. Lorenzo Quilici, tra i più autorevoli archeologi italiani e maestro della topografia antica. Studioso rigoroso e appassionato, ha dedicato la sua attività alla conoscenza dell’Italia antica attraverso lo studio dei territori, della viabilità, delle città e dei paesaggi, con particolare attenzione alla Via Appia e all’Italia centro-meridionale. Professore all’università di Bologna e già ricercatore del CNR, ha lasciato una vastissima produzione scientifica e un metodo di ricerca fondato sulla conoscenza diretta dei luoghi, sul rigore dell’analisi e sull’attenzione alla tutela del patrimonio. Alla prof.ssa Stefanella Quilici Gigli, a Simone Quilici, direttore del parco archeologico del Colosseo, alla famiglia e a quanti gli sono stati vicini giunge il cordoglio della comunità dei Musei italiani.

L’archeologo Lorenzo Quilici (foto drm-basilicata)

DIREZIONE REGIONALE MUSEI NAZIONALI DELLA BASILICATA. I Musei nazionali di Matera – direzione regionale Musei nazionali di Basilicata partecipano commossi al dolore per la perdita del professore Lorenzo Quilici. Archeologo e insigne studioso, maestro indiscusso della Topografia dell’Italia antica, fu ricercatore del CNR e poi professore ordinario all’Alma Mater Studiorum – università di Bologna. Fin dagli anni ’60 si occupò di studi e ricerche in Basilicata, regione che aveva particolarmente a cuore, attraverso indagini e ricognizioni sul territorio che hanno portato all’edizione del volume “Siris-Heraklea” nella collana della Forma Italiae. A cavallo tra gli anni ’90 e 2000 coordinò e diresse, insieme alla sua compagna di vita e di studi, Stefania Quilici Gigli, il progetto “Carta archeologica della Valle del Sinni”, edito all’interno della collana da lui ideata “Atlante Tematico di Topografia Antica”. Numerosi i suoi progetti di ricerca in Basilicata, come quello a Valsinni – Monte Coppola, sempre finalizzati a ricostruire l’assetto del territorio nelle diverse epoche. Rilevanti anche i suoi lavori volti alla valorizzazione della Via Appia, per la cui tutela cui ha dedicato un profondo impegno non solo scientifico. L’insegnamento alla tutela del paesaggio archeologico e alla lettura delle tracce antiche nelle persistenze attuali resta vivo nei suoi numerosissimi allievi. Un abbraccio a Stefanella Quilici Gigli e ai familiari.

Ricordo del prof. Lorenzo Quilici della Sabap per la città metropolitana di Bari

SOPRINTENDENZA APAB PER LA CITTÀ METROPOLITANA DI BARI. Oggi l’archeologia italiana perde Lorenzo Quilici, maestro della topografia antica, che ha insegnato a generazioni di archeologi a leggere le tracce del passato nella complessità dei territori e dei paesaggi. All’Appia dedicò una parte fondamentale della sua ricerca, definendone la costruzione “un’impresa di Civiltà”. Nel suo sguardo la strada non era mai soltanto un tracciato, ma una trama di città, insediamenti, monumenti e paesaggi, legati dal cammino degli uomini. Scriveva che l’Appia “venne a percorrere tutta l’Italia antica, allacciando il mare Tirreno all’opposto mare”. In quelle parole ritroviamo anche la nostra Puglia: una terra attraversata dalla 𝘙𝘦𝘨𝘪𝘯𝘢 𝘝𝘪𝘢𝘳𝘶𝘮 fino a Brindisi, dove il lungo viaggio dell’Appia incontrava l’Adriatico e l’orizzonte si allargava al Mediterraneo, ai suoi approdi e alle culture che per secoli lo hanno attraversato e unito. Ci resta impresso il suo modo di guardare il territorio: leggere le tracce, riconoscere le relazioni, comprendere nel paesaggio il lungo intreccio tra uomini, luoghi e culture. Un orizzonte di ricerca che continuerà ad accompagnare chi quei territori li studia, li tutela e li racconta. Le nostre più sentite condoglianze alla sua famiglia.

PARCO ARCHEOLOGICO DI OSTIA ANTICA. Il Parco si unisce nel cordoglio per la scomparsa di Lorenzo Quilici. “Non ho davvero parole per esprimere tutta la mia tristezza e il mio dolore per la perdita di Lorenzo Quilici”, scrive il direttore del Parco, Alessandro D’Alessio. “Semplicemente, con lui scompare una parte enorme e insostituibile della nostra Disciplina. Smisurato, profondissimo e parimenti umano il suo lascito. A Stefanella le mie e nostre più sincere, sentite e addolorate condoglianze”.

Il prof. Lorenzo Quilici, maestro della Topografia antica (foto archeologia aerea)

ARCHEOLOGIA AEREA / PROGETTO VIA TRAIANA / LABTAF UNISALENTO / AQUINUM. “Stamattina ci ha lasciato Lorenzo Quilici, uno dei grandi Maestri dell’Archeologia e della Topografia antica italiana”, scrive Giuseppe Ceraudo. “È difficile per me ricordarlo soltanto attraverso i suoi tanti meriti scientifici, perché appartiene profondamente anche alla mia storia personale e alla mia formazione di archeologo e topografo. Lorenzo Quilici ha rappresentato per oltre mezzo secolo una delle espressioni più alte di quella Scuola romana di Topografia antica nella quale anch’io ho avuto la fortuna di formarmi e della quale ho sempre sentito forte l’eredità e il senso di appartenenza. Ha dedicato la sua vita allo studio della città, del territorio, della viabilità e dell’architettura del mondo antico. Roma, il Lazio, la Campania e tanti altri luoghi d’Italia e del Mediterraneo conservano il segno delle sue ricerche. I suoi libri, le riviste e le collane che ha fondato, i tanti progetti che ha promosso hanno contribuito in maniera determinante alla crescita della nostra disciplina e hanno formato generazioni di archeologi. Ma ciò che oggi sento soprattutto il bisogno di ricordare è il Maestro. Rigoroso ed essenziale, elegante nei modi come nella scrittura, sapeva unire alla grande autorevolezza scientifica una rara liberalità intellettuale. Non aveva bisogno di far pesare il proprio sapere: lo metteva a disposizione. Amava il confronto, era curioso delle nuove ricerche, ascoltava, discuteva e soprattutto sapeva dare spazio agli altri e ai più giovani. È una qualità che ho sempre profondamente apprezzato in lui e che considero uno dei suoi insegnamenti più preziosi. In Lorenzo ho sempre riconosciuto una concezione dell’archeologia nella quale mi sono sentito profondamente a casa: quella di una disciplina che parte dal terreno, dalla conoscenza diretta dei luoghi e dalla capacità di leggere il paesaggio nella sua complessità; un’archeologia nella quale ricerca, tutela e valorizzazione non possono essere separate, perché appartengono alla medesima responsabilità nei confronti del patrimonio e della collettività. Per questo la sua scomparsa mi addolora profondamente. Con Lorenzo se ne va un protagonista dell’archeologia italiana e uno degli ultimi grandi rappresentanti di una stagione straordinaria della Topografia antica. Ma per chi ha avuto la fortuna di conoscerlo e di condividere con lui studi, incontri, discussioni e momenti di vita accademica, se ne va soprattutto un Caposcuola e un punto di riferimento. Rimangono i suoi libri e le sue ricerche. Rimangono le riviste, le collane e i progetti che ha creato. Rimane una scuola di studi alla quale ha dato moltissimo. E rimane, soprattutto, ciò che ha trasmesso alle tante generazioni di archeologi che hanno avuto il privilegio di incontrarlo lungo il proprio cammino. In questo momento così doloroso il mio pensiero e il mio affetto vanno a Stefanella, a Simone e a tutta la sua famiglia. Grazie Professor Quilici. Grazie Lorenzo, per quello che ci hai insegnato e per essere stato Maestro”.

Il prof. Lorenzo Quilici si è spento a 88 anni (foto ic-vepp)

ISTITUTO CENTRALE PER LA VALORIZZAZIONE ECONOMICA E LA PROMOZIONE DEL PATRIMONIO CULTURALE (IC-VEPP). Qualche ora fa ci ha lasciato il professor Lorenzo Quilici, decano dell’archeologia italiana e maestro per generazioni di archeologi classici. Allievo di Ferdinando Castagnoli, ha dedicato la sua vita alla topografia e all’architettura del mondo antico, lasciando opere scientifiche fondamentali e contribuendo in modo considerevole al progresso delle scienze archeologiche con la fondazione di riviste e collane. Elegante ed essenziale nei modi, ha rappresentato il meglio della Scuola romana di topografia tra la metà del secolo scorso e i primi decenni di quello attuale, promuovendo sempre, con innata liberalità, lo scambio, il confronto e la collaborazione intergenerazionale tra colleghi italiani e stranieri. Resta fondamentale il suo costante impegno civile per la tutela e la divulgazione, nello spirito disinteressato ed esemplare del servitore dello Stato. Da molti suoi lavori su Roma, il Lazio, la Campania e tanti altri luoghi d’Italia e del Mediterraneo, sono nati progetti di conoscenza, tutela e valorizzazione, che ancora testimoniano la perenne vitalità dei suoi insegnamenti. Il ministero della Cultura e il dipartimento per la Valorizzazione del Patrimonio culturale si stringono attorno alla professoressa Stefanella Quilici Gigli, al nipote Simone Quilici e a tutta la famiglia. Grazie professore, per esserci stato Maestro”.

SOPRINTENDENZA ABAP PER LA CITTÀ METROPOLITANA DI VENEZIA. La Soprintendenza apprende con profondo dispiacere la notizia della scomparsa di Lorenzo Quilici, uno dei grandi maestri della topografia antica italiana. Professore ordinario di Topografia dell’Italia antica all’università di Bologna, ha dedicato la sua vita allo studio delle città, delle strade e dei paesaggi del mondo romano. Attraverso le ricerche sul campo, le pubblicazioni e l’insegnamento ha formato generazioni di archeologhe e archeologi, trasmettendo un modo rigoroso e insieme concreto di leggere il territorio. Alla straordinaria autorevolezza scientifica univa una grande umanità, qualità preziosa e mai scontata nelle figure di così alto profilo accademico. Per tutti noi che oggi studiamo e tuteliamo le antiche vie di comunicazione nel territorio tra Padova, Altino e Concordia, il suo lavoro continua a essere un riferimento imprescindibile. Non possiamo osservare i tracciati della viabilità romana, i ponti, i rilevati e i segni spesso fragili che ancora sopravvivono nel paesaggio senza ricordare i suoi insegnamenti. Con Lorenzo Quilici l’archeologia italiana perde un grande studioso e un maestro. Rimane la sua lezione: guardare il territorio con attenzione, ricomporne le tracce e trasformare la conoscenza in uno strumento concreto di tutela. La Soprintendenza si unisce al cordoglio del mondo dell’archeologia ed esprime la propria vicinanza alla famiglia, ai suoi allievi e a quanti hanno condiviso con lui il percorso umano e scientifico.

Il prof. Lorenzo Quilici (foto sabap caserta-benevento)

SOPRINTENDENZA ARCHEOLOGIA, BELLE ARTI E PAESAGGIO PER LE PROVINCE DI CASERTA E BENEVENTO. La Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Caserta e Benevento apprende con profondo cordoglio la scomparsa del professor Lorenzo Quilici, insigne archeologo e maestro della topografia antica. Studioso rigoroso e appassionato, Lorenzo Quilici ha lasciato un segno profondo nella ricerca archeologica italiana e nella conoscenza dei territori antichi. Il suo lungo percorso scientifico ha incontrato da vicino anche la Campania settentrionale e la Terra di Lavoro, attraverso gli studi dedicati a Cales, a Capua e alla Via Appia e il costante dialogo con l’università della Campania “Luigi Vanvitelli”. Un rapporto con il nostro territorio costruito attraverso la ricerca, l’insegnamento e la condivisione della conoscenza, che costituisce oggi una parte importante della sua eredità scientifica. Alla professoressa Stefania Quilici Gigli, compagna di vita e di ricerca, a Simone Quilici e a tutta la famiglia, il soprintendente e il personale della soprintendenza esprimono la più sentita vicinanza e le sincere condoglianze. Il suo insegnamento e il suo metodo continueranno a vivere negli studi e nei paesaggi che ha contribuito a conoscere e a raccontare.

SOPRINTENDENZA ARCHEOLOGIA, BELLE ARTI E PAESAGGIO PER L’ETRURIA MERIDIONALE. Ci uniamo al cordoglio del mondo scientifico e del nostro Ministero per la scomparsa di Lorenzo Quilici, pilastro della Topografia antica e dello studio a tutto tondo dei territori. La sua attività scientifica si è sviluppata attraverso lo studio diretto dei luoghi, le ricognizioni, il rilievo, la ricerca archeologica, l’editoria e una costante attenzione alle relazioni fra città e paesaggio. Alla Tuscia e l’agro falisco, insieme a Stefania Quilici Gigli, ha apportato un approccio pionieristico con contributi alla viabilità secondaria, alle infrastrutture, all’analisi del rapporto tra opere dell’uomo e contesto. Di lui resta un grande patrimonio d’eredità, soprattutto nel metodo, capace di abbandonare l’analisi del singolo fenomeno per abbracciare una conoscenza ampia e interconnessa.

PARCHI ARCHEOLOGICI DI CROTONE E SIBARI. Se n’è andato il prof. Lorenzo Quilici, maestro di topografia antica per generazioni di archeologi. Ricordiamo i suoi studi su Kroton e sulla piana di Sibari, che hanno posto le basi scientifiche della ricerca contemporanea. Lo ricordiamo, grati per tutto quel che ci ha insegnato.

Roberto Pietraggi. Anche Lorenzo Quilici ci ha lasciato. La sua vita è stata spesa alla ricerca della verità, per ricostruire la storia dei nostri Antichi Antenati. Non è stata, dunque, vissuta invano. Condoglianze a Stefanella, ai familiari, agli amici e a tutti quelli che lo hanno conosciuto e che lo ricordano con stima, con rispetto, con affetto.

Giuseppina Renda. Sono affranta… caro professore

Francesca Romana Paolillo. Nel ricordo profondamente grato del professor Lorenzo Quilici, maestro e studioso insigne, punto di riferimento imprescindibile nella formazione di tanti di noi, esprimo la mia più sincera vicinanza alla professoressa Stefanella Quilici Gigli, al Direttore Simone Quilici e a tutta la famiglia.

Valentino Nizzo. Ho amato questo libro al punto da volerne avere due copie, da leggere col sottofondo del meraviglioso sceneggiato RAI coevo sull’Eneide. Ho ammirato sempre il suo approccio e la straordinaria capacità di farsi promotore con l’amata Stefanella di imprese che avrebbero spaventato chiunque, salvo forse qualche antichista tedesco dell’Ottocento. L’ho solo sfiorato qualche volta. Con l’emozione di vedersi materializzare un mito per molti della mia generazione. Temo che gli studenti di oggi non abbiano riferimenti di analogo livello.

Rita Paris. Lorenzo Quilici non c’è più. Le stelle cadenti dell’ultima estate se lo sono portato via. Ci mancherà molto ma ci lascia anche una grande eredità.

Il prof. Lorenzo Quilici con Francesco Rinaldi (foto profilo FB francesco rinaldi)

Francesco Rinaldi. Trent’anni fa ho avuto la fortuna di conoscere il professore Lorenzo Quilici, incontro che ha influito non poco sulla mia vita. Partecipai da studente d’archeologia “aggregato” poiché non ero né studente dell’università di Bologna, né di Santa Maria Capua Vetere, ma un valsinnese, studente dell’università della Basilicata, che partecipava alla realizzazione della Carta Archeologica della Valle del Sinni. Fu un’esperienza bellissima dove alla formazione di un giovane studente in una vera e propria missione archeologica si aggiunse la conoscenza di tante bellissime persone e di mia moglie. L’amato professore Quilici non perdeva occasione di raccontare pubblicamente, solo come lui sapeva fare, che uno dei risultati della Carta archeologica, oltre ai 10 volumi, era anche il mio matrimonio. Mi mancherà la sua ironia, la sua capacità di inventare storie, le nostre lunghe ricognizioni per la Valle del Sinni dove, dalla sua borsa di cuoio, estraeva il taccuino e la matita e, come un grande pittore paesaggista, schizzava ciò che vedeva, oppure tirava fuori un biscotto per i cani randagi o addirittura prendeva una vecchia camicia e realizzava uno spaventapasseri. Quando ero ragazzo e mi avvicinavo all’archeologia i vecchi pastori e contadini lucani mi raccontavano di un ragazzo che negli anni sessanta andava in giro per i monti a cercare “antiche città”; quel ragazzo era il professore Quilici che di lì a poco pubblicava, nel 1967, Siris-Heraclea, un volume illuminante su uno dei territori più importanti della Basilicata. Insieme a Dinu Adamesteanu penso che il professore sia stato uno degli archeologi più importanti per l’archeologia non solo lucana e un topografo come non se ne vedranno più. Grazie Professore.

Paolo Liverani. Tristissima notizia, ha segnato profondamente gli studi topografici, se ne va un pezzo della nostra storia, non è facile rimanere all’altezza. Senza contare la straordinaria carica umana.

Il prof. Lorenzo Quilici con Paolo Storchi (foto profilo FB paolo storchi)

Paolo Storchi. È difficile esprimere il senso di smarrimento che ti assale quando perdi il tuo Maestro e l’Autore. È ancora più forte quando questi è Lorenzo Quilici: un luminare è dire poco, eppure incredibilmente umano. Ha ammaliato non so quanti studenti con il suo sapere sconfinato, che dispensava fra una diapositiva e l’altra, alternando descrizioni raffinatissime di ponti e viadotti romani a episodi della sua vita, alle incredibili avventure a Cipro, o all’ interpretazione di riti ancestrali con fave che volavano fuori dalle aule insieme a formule latine arcaiche. Fra i pochi giorni davvero memorabili della vita, io annovero sempre quel pomeriggio di luglio 2007 in cui andai a visitare l’Appia alle gole di Itri. Dopo i racconti del prof riguardo quella strada così perfetta, sulla natura rigogliosa della zona, con ancora nelle orecchie le storie dei briganti che infestavano il territorio e del demonio costruttore di ponti… come potevo non andarci? Ebbene, appena arrivato, vidi sull’Appia antica un signore chino con il metro a stecca in mano che misurava i basoli nel caldo infernale. Era proprio lui! Un caso incredibile. Un segno quasi, pensavo. C’è un risvolto ancora più buffo in questa storia, ma quello lo serbo per me, e lo racconterò solo davanti a una birra. Ricorderò sempre le gite a Roma, quando a oltre settant’anni pareva un uomo bionico e noi poveri ventenni arrancavamo… O quella carpetta rossa nell’armadio davanti al suo ufficio che riportava la dicitura “DOCUMENTI SEGRETISSIMI” (In realtà erano le dispense, ma voleva usare la psicologia inversa per incuriosire tutti!). Una persona meravigliosa. Mi raccontò che Castagnoli gli diceva che d’estate poteva tranquillamente andare al mare: tanto era certo che persino sul lettino avrebbe continuato a pensare alla Topografia Antica. “E tu sei come me!”, mi disse. Credo che ci sia molto di lui nel modo in cui scrivo e in come sono diventato. Gli sarò sempre debitore. Tutti i miei colloqui pre-tesi si concludevano con la formula “Cerchi, cerchi. Scriva, scriva!”. Ne ho fatto un mantra. E adesso mi ci butto, che è meglio non pensare. Da oggi viviamo tutti in un mondo un po’ più triste.

Claudio Calastri. Mentre passeggio per le vie assolate di Benevento fotografando spolia di età romana nei muri della città medievale e rinascimentale, mi raggiunge la notizia della morte di Lorenzo Quilici. Il pensiero va a trent’anni esatti fa, l’estate della mia tesi, di cui Quilici fu correlatore. In quei mesi imparai a fondere insieme l’approccio “padano” alla topografia antica, quello del mio relatore Pier Luigi Dall’Aglio, con quello “centro-italico” di Quilici. La mia storia di ricerca post lauream mi ha di fatto portato ad approfondire e fare mio il secondo, plasmando il mio sguardo e la mia visione delle tracce dell’antico fra i monti della Basilicata, nella valle del Sinni, e in Campania, con Stefanella Gigli. Scompare un maestro, un gentleman, un grande archeologo. Porto nel cuore i paesaggi della Lucania esplorati con lui, in un’indimenticabile stagione di formazione umana e scientifica, e abbraccio con affetto Stefanella Gigli.

Bari. Alla Libreria Laterza presentazione del nuovo libro di Giuliano Volpe “Archeologia. Storia e metodi, paesaggi e persone”. Intervengono Francesca Romana Paolillo e Alessandro Laterza

A pochi giorni dall’uscita in libreria, appuntamento mercoledì 22 aprile 2026, alle 18.30, alla Libreria Laterza in via Dante a Bari, presentazione del nuovo libro di Giuliano Volpe “Archeologia. Storia e metodi, paesaggi e persone” (Laterza), in collaborazione con il Centro studi normanno svevi. Dialogheranno con il prof. Volpe Francesca Romana Paolillo, soprintendente Archeologia Belle arti e Paesaggio per la città metropolitana di Bari, e Alessandro Laterza, amministratore delegato di Editori Laterza. Il libro: nell’ultimo mezzo secolo l’archeologia ha molto modificato e arricchito il proprio bagaglio metodologico e ampliato i propri campi d’azione a livello temporale, spaziale e tematico. Questo libro offre un punto di vista aggiornato sull’evoluzione della disciplina, valorizzandone le molteplici opportunità.

Bari. Per la Giornata del Mare, a Palazzo Simi, “Il Mare Oltre la Riva – Archeologia e identità del litorale barese”, giornata di studi e mostra, promossa dalla soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per la Città Metropolitana di Bari. Ecco il programma

In occasione della Giornata del Mare, sabato 11 aprile 2026, dalle 10.30 alle 14.30, a Palazzo Simo a Bari, la soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per la Città Metropolitana di Bari promuove “Il Mare Oltre la Riva – Archeologia e identità del litorale barese”, una giornata di studi e l’inaugurazione di una mostra, in collaborazione con il dipartimento per la tutela del patrimonio culturale, la direzione generale Abap, il nucleo carabinieri TPC di Bari e la direzione marittima di Bari / Capitaneria di Porto-Capitaneria costiera di Bari, con l’obiettivo di incrementare la sensibilità collettiva verso la tutela del patrimonio costiero e subacqueo, interpretando il mare non solo come risorsa ecologica, ma come un vero e proprio “paesaggio culturale”.

Giornata di studi. Alle 10.30, saluti istituzionali: Vito LECCESE, sindaco di Bari; introduzione: Francesca Romana PAOLILLO, soprintendente Archeologia Belle arti e Paesaggio per la città metropolitana di Bari; Ten. Colonnello Giovanni DI BELLA, comandante Nucleo Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale di Bari, “L’attività del Nucleo Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale di Bari”; C.A. (CP) Donato DE CAROLIS, direttore marittimo della Puglia e Basilicata Jonica Capitaneria di Porto – Guardia Costiera di Bari, “L’attività della Direzione Marittima di Bari”; Luigi LEOTTA, presidente Società Italiana Protezione Beni Culturali di Puglia, “Protezione e valorizzazione del patrimonio culturale costiero e subacqueo”; 11, Angelo RAGUSO, delegato dal direttore generale ABAP Fabrizio MAGANI, soprintendenza nazionale per il Patrimonio culturale subacqueo, “La Soprintendenza Nazionale per il Patrimonio Culturale Subacqueo – attività e prospettive”; Caterina ANNESE – RAF Archeologia soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per la città metropolitana di Bari; Elena DELLÙ, direttore Ufficio Esportazione soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per la città metropolitana di Bari; Gianpaolo COLUCCI, archeologo subacqueo professionista, “Patrimoni sommersi in Terra di Bari: recuperi, restituzioni e nuove indagini archeologiche subacquee”; Giacomo DISANTAROSA, responsabile laboratorio di Archeologia subacquea università di Bari “Aldo Moro”, “Il mare ritrovato e il paesaggio dell’invisibile: la ripresa della ricerca archeologica subacquea nella Puglia Centrale”; arch. Eligio SECCIA – RAF Paesaggio soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per le province di Barletta-Andria-Trani e Foggia, “L’attività di tutela del patrimonio costiero nei territori della SABAP BAT-FG”; arch. Antonio ZUNNO, soprintendente Archeologia Belle arti e Paesaggio per le province di Brindisi Lecce e Taranto, “Ex aquis: il patrimonio culturale custodito sui fondali”; Conclusioni: Francesca Romana PAOLILLO, soprintendente Archeologia Belle arti e Paesaggio per la città metropolitana di Bari. Al termine della mattinata di studi sarà inaugurata la mostra, con visite guidate curate da esperti.

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La mostra “Archeologia Pubblica e Identità” (11 aprile – 30 agosto 2026). Il percorso espositivo, a cura di Francesca Romana Paolillo, Caterina Annese ed Elena Dellùsi snoda attraverso reperti provenienti da attività di tutela, indagini subacquee, consegne spontanee e confische legate alla circolazione illecita di beni culturali. Tra i temi centrali, l’evoluzione delle antiche vie del mare e delle infrastrutture portuali, con un focus particolare sui materiali rinvenuti nelle aree di ormeggio storiche e di transito del litorale barese. “La conoscenza del patrimonio locale”, interviene il direttore generale Archeologia Belle arti e Paesaggio, Fabrizio Magani, “si configura come uno degli atti primari di protezione e tutela sociale. Comprendere, in questo caso, “il mare oltre la riva” — ovvero le testimonianze delle connessioni tra la terra di Puglia con il mare — permette di cogliere le dinamiche e le peculiarità dell’ecosistema culturale: dalla città sommersa all’insediamento interno. In questa prospettiva, la frontiera marittima si rivela come soglia viva d’incontri e di tradizioni, in cui il senso della memoria si fa vivo. Come fossero le persone i veri beni culturali. Così i legami sono la chiave per leggere identità, paesaggi e trasformazioni storiche del territorio”.

 

Bari. Al museo Archeologico di Santa Scolastica presentazione del libro “Il Neolitico della Bassa Murgia. Le ricerche archeologiche a Balsignano” a cura di Francesca Radina e Azurra Tenore

Venerdì 27 febbraio 2026, alle 17.30, al museo Archeologico di Santa Scolastica, in via Venezia 73 a Bari, si propone un viaggio nella Preistoria della Bassa Murgia con la presentazione del libro “Il Neolitico della Bassa Murgia. Le ricerche archeologiche a Balsignano” a cura di Francesca Radina e Azurra Tenore (Adda Editore, Bari, 2025). Il libro, promosso dal Comune di Modugno e dalla soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per la Città metropolitana di Bari, raccoglie i risultati delle pluriennali ricerche nel villaggio neolitico di Balsignano, risalente a 7.500 anni fa. Intervengono Francesca Bottalico, delegata alla promozione socio-culturale e al turismo – Città metropolitana di Bari; Roberta Giuliani, responsabile del museo di Santa Scolastica; Francesca Romana Paolillo, soprintendente Archeologia Belle arti e Paesaggio per la Città metropolitana di Bari; Nicola Bonasia, sindaco del Comune di Modugno; Antonio Alfonsi, assessore ai Beni culturali – Comune di Modugno. Ne discuteranno con curatrici e autori Cecilia Conati, archeologa – Sapienza Università di Roma; Giulio Palumbi, archeologo – università di Bari “Aldo Moro”. A seguire, visita guidata alla Sezione “Preistoria e protostoria in Terra di Bari”, con i reperti neolitici provenienti dal sito di Balsignano.

Copertina del libro “Il Neolitico della Bassa Murgia. Le ricerche archeologiche a Balsignano”

Il Neolitico della Bassa Murgia. A partire da 7500 anni fa il pianoro attiguo al Casale medievale, proteso su lama Lamasinata, era occupato da un villaggio stabile, abitato da comunità di capaci agricoltori che edificavano grandi capanne quadrangolari allungate, con pavimentazione in pietra, ed elevato in legno e argilla. Di queste strutture sono ancora eccezionalmente conservate le fondazioni e gli strati abitativi. La pubblicazione dei risultati di pluriennali ricerche nel sito neolitico rientrano in un più vasto progetto di valorizzazione, che parte dall’acquisizione pubblica dell’area, dando seguito al comune impegno di Comune di Modugno e Soprintendenza che da anni perseguono nell’opera di conservazione e conoscenza dell’area archeologica e monumentale di Balsignano.

 

Parco sommerso di Baia. A due anni dall’inserimento nella lista delle buone pratiche mondiali dell’UNESCO una tre giorni della missione di tecnici UNESCO chiusa dal convegno sul patrimonio culturale sommerso e costiero dei Campi Flegrei. Ecco il programma

Dopo circa due anni dall’importante riconoscimento che ha visto il Parco sommerso di Baia essere inserito nella lista delle buone pratiche mondiali dell’UNESCO per la conservazione del patrimonio culturale subacqueo, tra il 12 e il 14 maggio 2025 si svolge a Baia una missione di tecnici UNESCO per la condivisione di momenti di valutazione e riflessione. Esperti di archeologia subacquea provenienti da diversi paesi si confrontano con i tecnici del parco archeologico dei Campi Flegrei su tematiche legate alla conservazione e valorizzazione del patrimonio archeologico subacqueo. Verranno condotti sopralluoghi in diverse aree del sito sommerso dove sono in corso indagini archeologiche e interventi di manutenzione programmata. Il programma si completa nella giornata del 14 maggio 2025 con un convegno scientifico internazionale nella sala conferenze del Castello di Baia dove esperti italiani e stranieri presenteranno i risultati delle proprie ricerche e attività. Interverranno, tra gli altri, Jon Henderson dell’università di Edimburgo e Robert Domzal del museo nazionale marittimo di Danzica. Partecipazione gratuita.

Mosaici antichi nel parco archeologico sommerso di Baia (foto pa-fleg)

Il modello di gestione del parco sommerso di Baia traguarda da anni importanti obiettivi di sviluppo turistico-culturale che hanno consentito di raggiungere importanti risultati in termini di numero di presenze e di qualità dei servizi offerti. La crescita del Parco si fonda su una profonda attenzione alla ricerca e alla conservazione, requisiti essenziali per garantire una duratura sostenibilità dello sviluppo. Il programma prevede anche un momento di incontro dei rappresentanti dell’UNESCO con le realtà locali che hanno compiti istituzionali e interessi imprenditoriali che si intrecciano con il destino del Parco sommerso. Nel dialogo con i rappresentanti delle istituzioni locali e degli operatori che contribuiscono alla valorizzazione del Parco si cercherà di calibrare e rafforzare quelle convergenze che appaiono essenziali per l’ulteriore crescita di un sito archeologico che ha, negli ultimi anni, assunto i connotati di un grande attrattore turistico.

Fabio Pagano, direttore del parco archeologico dei Campi Flegrei (foto regione siciliana)

“Il parco sommerso di Baia è un luogo unico al mondo, eccezionale da tanti punti di vista”, dichiara Fabio Pagano, direttore del parco archeologico dei Campi Flegrei. “L’inserimento del Parco nella lista delle buone pratiche mondiali, unico in Italia tra i quattordici siti distribuiti in tutto il mondo, rappresenta il coronamento di decenni di attività di ricerca in acqua. Oggi il Parco sommerso di Baia è una splendida eccellenza nella conservazione sott’acqua del patrimonio archeologico e nella valorizzazione integrata riversando nel territorio flegreo importanti ricadute sociali ed economiche. È molto importante che tutti i soggetti coinvolti, pubblici e privati, concorrano in sintonia al perseguimento dell’unico obiettivo possibile: quello dello sviluppo sostenibile del Parco”.

Convegno sul patrimonio culturale sommerso e costiero dei Campi Flegrei. Ore 9.30, osservazioni di apertura: Stefano Musco; Krista Pikkat, Director Culture and Emergency, UNESCO (online). SESSIONE 1 – CONSERVAZIONE DEL PATRIMONIO, modera Alessandro Asta: alle 10, Fabio Pagano (direttore del parco archeologico dei Campi Flegrei) “Il patrimonio dei Campi Flegrei: un insieme di siti e sfide”; Ulrike Guerin (UNESCO) “Le migliori pratiche UNESCO sul patrimonio culturale subacqueo e i siti dei Campi Flegrei: primi risultati per il dibattito”; Enrico Gallocchio (parco archeologico dei Campi Flegrei) “Il Parco Archeologico Sommerso di Baia – Stato attuale e ricerche archeologiche”; Marida Salvatori (parco archeologico dei Campi Flegrei) e Riccardo Mancinelli (CSR Restauri) “Conservazione e monitoraggio del Parco archeologico sommerso di Baia”; Francesca Romana Paolillo (soprintendente nazionale Patrimonio culturale subacqueo) e Barbara Davidde (Istituto centrale per il Restauro) “Il parco sommerso di Baia, un luogo unico per sperimentare la conservazione in situ e le nuove tecnologie per la valorizzazione del patrimonio culturale subacqueo”. Alle 12, tavola rotonda, domande e risposte. Alle 13, pranzo. SESSIONE 2 – ACCESSO AL PATRIMONIO, modera Barbara Davidde: alle 15, Fabio Pagano, Filippo Russo, Enrico Gallocchio, Maria Pia Cibelli, Silvana Carannante (parco archeologico dei Campi Flegrei) e Raffaele Carlani (Katatexilux srl) “Nuovi approcci narrativi al patrimonio archeologico sommerso nel Museo Archeologico dei Campi Flegrei”; Robert Domzal (presidente UNESCO STAB) “Osservazioni STAB dell’UNESCO sulle sfide e le migliori pratiche della museologia oggi”; Maurizio Simeone, Martina Delfina (parco sommerso di Gaiola) “Parco Sommerso di Gaiola: tutela e fruizione sostenibile del patrimonio naturalistico e archeologico”; Crescenzo Violante (CNR – ISPC) “Il Parco Sommerso di Baia come laboratorio naturale per unire archeologia, biologia e geoscienze in un ambiente digitale. Un’iniziativa congiunta ISPC_CNR – PAFLEG, inserita nel Decennio ONU dell’Oceano”; prof. Jon Henderson (Edinburgh University) “Un’occasione per il rilancio della “florentis Baiae”: sviluppo infrastrutturale, patrimonio culturale e opportunità”. Alle 17.30, tavola rotonda, domande e risposte.

Due francobolli dedicati ad altrettante scoperte archeologiche italiane: la statua ritratto in veste di Ercole dal parco archeologico dell’Appia Antica, e la statua di Apollo arciere da San Casciano dei Bagni: ecco le due presentazioni ufficiali

Il ministero delle Imprese e del Made in Italy emette il 9 maggio 2025 due francobolli celebrativi di Europa 2025 dedicati ad altrettante scoperte archeologiche: la statua ritratto in veste di Ercole dal parco archeologico dell’Appia Antica, e la statua di Apollo arciere da San Casciano dei Bagni. Le vignette riproducono rispettivamente: la statua-ritratto di un personaggio raffigurato come Ercole, opera in marmo di epoca romano-imperiale e di dimensioni appena maggiori del vero, ritrovata a Roma nel parco archeologico dell’Appia Antica nel gennaio del 2023; la statua di Apollo Arciere, statua in bronzo databile intorno al 100 a.C. che raffigura il dio in una posa particolare, in leggera torsione, quasi in un passo di danza, nell’atto di scoccare la freccia, tipologia che risulta estremamente rara se non unica nella statuaria antica. Completano i francobolli le legende “STATUA RITRATTO IN VESTE DI ERCOLE”, “PARCO ARCHEOLOGICO DELL’APPIA ANTICA”, “APOLLO ARCIERE”, “SAN CASCIANO DEI BAGNI”, la scritta “ITALIA” e l’indicazione tariffaria “B ZONA 1”. I due francobolli saranno presentati ufficialmente venerdì 9 maggio 2025 al Complesso di Capo di Bove (parco archeologico dell’Appia Antica) e al teatro dei Georgofili Accalorati di San Casciano dei Bagni (Si).

Statua ritratto in veste di Ercole scoperta nell’area del parco Ardeatino (foto parco archeologico appia antica)

Copertina del Bollettino di archeologia online, Anno XV, 2024/1

PARCO ARCHEOLOGICO DELL’APPIA ANTICA. Venerdì 9 maggio 2025, alle 17, il Complesso di Capo di Bove ospita, con il ministero delle Imprese e del Made in Italy, l’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato e Poste Italiane Spa, la cerimonia di presentazione e annullo filatelico del francobollo appartenente alla serie tematica dedicata alle scoperte archeologiche nazionali che raffigura la statua-ritratto in veste di Ercole. L’evento è l’occasione per presentare al pubblico, insieme all’Istituto Centrale per l’Archeologia che ne ha curato l’edizione, la monografia dedicata alla pubblicazione integrale dello straordinario rinvenimento, edita nel Bollettino di archeologia online, Anno XV, 2024/1. In particolare verrà evidenziato il contributo che il Bollettino può offrire, al fianco di soprintendenze, parchi archeologici e musei, attraverso un’edizione tempestiva, attenta al rigore scientifico, e autorevole delle più recenti scoperte archeologiche nazionali. Alla presentazione del Bollettino interverranno: Irma Della Giovampaola, direttore dell’Istituto Centrale per l’Archeologia; Elena Calandra, docente di Archeologia classica all’università di Pavia; Francesca Romana Paolillo, soprintendente nazionale per il Patrimonio Culturale Subacqueo; Annarena Ambrogi, docente di Archeologia classica all’università di Roma Tor Vergata. La straordinaria statua-ritratto, riportata alla luce nel corso di complessi lavori di riparazione di un impianto fognario che hanno previsto uno scavo in grande profondità nell’area del Parco Ardeatino, ritrae un personaggio raffigurato come Ercole, rappresentato nella sua nudità eroica e accompagnato dai caratteristici attributi cioè la clava, la pelle di leone che copre testa e le spalle, la faretra. Il suo rinvenimento ha suscitato l’interesse della comunità scientifica internazionale e dei media di tutto il mondo. L’opera è attualmente esposta all’interno del Casale di Santa Maria Nova, in via Appia antica 251. Presso il desk allestito da Poste Italiane all’interno del Complesso di Capo di Bove sanno disponibili, con annullo del primo giorno di emissione, il francobollo e tutti i prodotti filatelici correlati, compresa la cartella filatelica completa a tre ante. L’evento è gratuito senza necessità di prenotazione.

Dettaglio della statua in bronzo di Apollo Arciere scoperta nel Bagno grande di San Casciano dei Bagni (foto mic)

SAN CASCIANO DEI BAGNI. Venerdì 9 maggio 2025, alle 11, il teatro dei Georgofili Accalorati di San Casciano dei Bagni (Si) ospiterà la cerimonia di presentazione e annullo filatelico del francobollo appartenente alla serie tematica dedicata alle scoperte archeologiche nazionali ritraente la statua in bronzo di Apollo Arciere. Il francobollo è emesso dal ministero delle Imprese e del Made in Italy e stampato dall’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato in collaborazione con Poste Italiane. Alla cerimonia interverranno rappresentanti del MIMIT, dell’IPZS e di Poste Italiane. A seguire sarà presentata la monografia edita da Archeo dedicata a San Casciano dei Bagni “Sette anni a San Casciano dei Bagni”, a cura di Emanuele Mariotti, Ada Salvi e Jacopo Tabolli. Al desk allestito da Poste Italiane all’ingresso del Comune di San Casciano dei Bagni sanno disponibili, con annullo del primo giorno di emissione, il francobollo e tutti i prodotti filatelici correlati, compresa la cartella filatelica completa a tre ante.

Palermo. A Palazzetto Mirto “Soprintendenza del Mare 2004-2024: 20 anni dopo”, una giornata per ripercorrere i primi vent’anni di attività della Soprintendenza del Mare della Regione Siciliana. Ecco il programma

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Una giornata per ripercorrere i primi vent’anni di attività della Soprintendenza del Mare della Regione Siciliana. Appuntamento mercoledì 16 ottobre 2024, Palazzetto Mirto, sede della Soprintendenza del Mare, in via Lungarini 9 a Palermo, con “Soprintendenza del Mare 2004-2024: 20 anni dopo” per una giornata di celebrazioni e studi. Ingresso libero fino ad esaurimento dei posti.

PROGRAMMA. Alle 9, saluti istituzionali: Francesco Paolo Scarpinato, assessore regionale per i Beni culturali e l’Identità siciliana; Mario La Rocca, dirigente generale del dipartimento regionale dei Beni culturali e dell’Identità siciliana; contrammiraglio (CP) Raffaele Macauda, comandante Direzione marittima della Sicilia Occidentale; colonnello Alessandro Bucci, comandante Reparto operativo Aeronavale (ROAN) Sicilia Guardia di Finanza; tenente colonnello Gianluigi Marmora, comando carabinieri Tutela Patrimonio Culturale – Nucleo di Palermo. Quindi gli interventi, presiede Ferdinando Maurici, soprintendente del Mare della Regione Siciliana. Alle 10, Roberto La Rocca, archeologo subacqueo, funzionario soprintendenza del Mare, “Vent’anni di ricerche e scavi nei mari della Sicilia”; 10.20, pausa caffè; 10.40, Salvo Emma, fotografo e operatore subacqueo, Soprintendenza del Mare, “Gli itinerari culturali subacquei”; 11, Fabrizio Sgroi, archeologo, Soprintendenza del Mare, “Le collaborazioni scientifiche con Università e Fondazioni”; 11.20, “L’attività di Catalogazione della Soprintendenza del Mare” a cura del personale di catalogazione della Soprintendenza del Mare; 11.40, Valeria Li Vigni Tusa, presidente Fondazione Sebastiano Tusa, “Ricordo di Sebastiano Tusa”; 12, Salvo Emma, fotografo e operatore subacqueo, Soprintendenza del Mare, “Le missioni all’estero della Soprintendenza del Mare e le produzioni video editoriali”; 12.20, discussione; 13, pausa pranzo, Sessione Pomeridiana: “Uno sguardo sopra e sotto il Mediterraneo”, presiede Roberto la Rocca, Soprintendenza del Mare. Alle 15, Gianni Eugenio Viola, italianista, “Ma il mare bagna la Sicilia?”; 15.20, Francesca Romana Paolillo, soprintendente nazionale per il Patrimonio Culturale Subacqueo, “La Soprintendenza Nazionale per il Patrimonio Culturale Subacqueo”; 15.40, Darío Bernal Casasola, niversidad de Cadiz, “Archeologia Marittima nello Stretto di Gibilterra: progetti e sfide”; 16, Tim Gambin, University of Malta, “L’archeologia subacquea a Malta”; 16.20, Mario Arena, The Society for the Documentation of Submerged Sites (SDSS), “L’attività della SDSS in Sicilia”; 16.40, pausa caffè; 17, José António Bettencourt, direttore del Centro Nacional de Arqueologia Náutica e Subaquática, Portugal, “A arqueologia Náutica e Subaquática em Portugal (con traduzione dal Portoghese)”; 17.20, A. Goold, RPM Nautical Fountation (USA), “The RPM in Sicily”; 17.40, discussione; 18.30, Ferdinando Maurici, conclusioni.