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Per i “Martedì di Carthago” nella Curia Julia a Roma giornata di studio “Fenici e Cartaginesi: Patrimonio e ricerca archeologica in Sicilia” e presentazione del libro postumo di Sebastiano Tusa sul sito della Battaglia delle Egadi

La locandina della Giornata di studio “Fenici e Cartaginesi: Patrimonio e ricerca archeologica in Sicilia” nell’ambito de “I Martedì di Carthago” a Roma

“Fenici e Cartaginesi: Patrimonio e ricerca archeologica in Sicilia” è il titolo della Giornata di Studio, organizzata nell’ambito della mostra “CARTHAGO. Il mito immortale”, al Parco archeologico del Colosseo fino al 29 marzo 2020, che rappresenta un’occasione di aggiornamento sui nuovi studi e sulle attività in corso sul mondo fenicio-punico in Sicilia, con l’obiettivo di stimolare e aprire un dibattito per il futuro, coinvolgendo le diverse Istituzioni attive sul territorio e nell’ambito della ricerca. La giornata di studio è a cura di Martina Almonte e Federica Rinaldi (parco archeologico del Colosseo), Francesca Guarneri (soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per l’Area Metropolitana di Roma la Provincia di Viterbo e l’Etruria Meridionale), Paolo Xella (università di Tübingen) e José Ángel Zamora López (Escuela Española de Historia y Arqueología-CSIC). Appuntamento martedì 10 dicembre 2019 alla Curia Iulia nel Foro Romano a partire dalle 9, con i saluti del direttore del parco archeologico del Colosseo Alfonsina Russo e di Francesca Guarneri. La Giornata, articolata in una sessione mattutina e in una sessione pomeridiana, presenterà i nuovi dati sulla Sicilia fenicia e punica, attraverso approfondimenti mirati sui siti, sui parchi archeologici e sui materiali rinvenuti negli scavi. Le conclusioni dei lavori saranno lasciate a Mario Torelli. È gradita la prenotazione a: pa-colosseo.convegni@beniculturali.it

La copertina del libro postumo di Sebastiano Tusa “The Site of the Battle of the Aegates Islands at the end of the First Punic War. Fieldwork, analyses and perspectives, 2005-2015”

Dopo il dibattito e prima delle conclusioni, alle 16.40, sarà presentato da Alfonsina Russo il volume postumo a cura di Jeffrey G. Royal e Sebastiano Tusa sul sito della Battaglia delle Egadi: “The Site of the Battle of the Aegates Islands at the end of the First Punic War. Fieldwork, analyses and perspectives, 2005-2015” (L’Erma di Bretschneider, 2019), con contributi di Giovanni Garbini, Sebastiano Tusa, Tommaso Gnoli, W.M. Murray, J.R.W. Prag, Jeffre G. Royal, Aja Rose, Gemma Alia, Meritxell Aulinas, Robert A. Blanchette, Roberto Cabella, Claudio Capelli, Edward Faber, Benjamin W. Held, Jon C. Henderson, Michele Piazza, Lloyd Weeks, Cecilia Albana Buccellato, Francesca Oliveri, A.L. Goldman. La battaglia finale della prima guerra punica tra romani e cartaginesi, la battaglia delle isole Egadi, ebbe luogo nel 241 a.C. Nell’ambito del progetto di indagine sulle Isole Egadi condotto dalla Soprintendenza del Mare, in Sicilia, un’indagine intensiva ha portato a scoperte uniche da un antico campo di battaglia. Questa pubblicazione include le stagioni sul campo dal 2010-‘15. Reperti di arieti da guerra in bronzo, armature, anfore, iscrizioni e prove di siti di relitti confermano la scoperta di questo antico paesaggio di battaglia navale. Inoltre, questi manufatti forniscono nuove linee di indagine sull’epigrafia latina e sul ruolo dei funzionari, la formazione di paesaggi di battaglia, le dimensioni delle navi da guerra e i loro arieti, i tipi di armature personali, i cambiamenti culturali durante il III sec. a.C. e l’economia della flotta costruzione durante la prima guerra punica.

Roma. Per i “Martedì di Carthago” alla Curia Julia giornata di studi “Fenici e Cartaginesi: patrimonio e ricerca archeologica in Sardegna”: nuove acquisizioni, progetti in corso e azioni di tutela del patrimonio fenicio e punico in Sardegna

L’invito alla Giornata di Studi “Fenici e Cartaginesi: patrimonio e ricerca archeologica in Sardegna” nell’ambito dei “Martedì di Carthago”

“Fenici e Cartaginesi: patrimonio e ricerca archeologica in Sardegna” è il tema della giornata di studi promossa dal parco archeologico del Colosseo, diretto da Alfonsina Russo, nell’ambito del ciclo “I martedì di Carthago” a corollario della mostra “CARTHAGO. Il mito immortale”, al Parco archeologico del Colosseo fino al 29 marzo 2020. Appuntamento martedì 26 novembre 2019 alla Curia Iulia nel Foro Romano a partire dalle 9, occasione di aggiornamento sui nuovi studi e sulle attività in corso sul mondo fenicio-punico in Sardegna, con l’obiettivo di stimolare e aprire un dibattito per il futuro, coinvolgendo le diverse Istituzioni attive sul territorio e nell’ambito della ricerca. Aprono la Giornata di studi i saluti dei curatori dell’evento, Alfonsina Russo, direttore del parco archeologico del Colosseo, e Paolo Xella dell’università di Tübingen, col contributo al coordinamento di Martina Almonte e Federica Rinaldi (parco archeologico del Colosseo), Francesca Guarneri (soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per l’Area Metropolitana di Roma la Provincia di Viterbo e l’Etruria Meridionale), e José Ángel Zamora López (Escuela Española de Historia y Arqueología-CSIC). La Giornata presenterà le nuove acquisizioni, i progetti in corso e le azioni di tutela del patrimonio fenicio e punico in Sardegna, coinvolgendo le diverse Istituzioni attive sul territorio e nell’ambito della ricerca. Nella prima sessione verranno presentate da parte della soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per la città metropolitana di Cagliari e le province di Oristano e Sud Sardegna, della soprintendenza per le province di Sassari e Nuoro e del Polo Museale della Sardegna i risultati delle attività di ricerca e di valorizzazione. Nel pomeriggio proseguono gli interventi, tra le attività del Polo Museale fino all’inserimento della Sardegna Fenicia e Punica nel contesto Mediterraneo, coinvolgendo l’università della Tuscia. La Giornata di Studio mira quindi a costituire un’occasione di aggiornamento sui nuovi studi e sulle attività in corso sul mondo fenicio-punico in Sardegna, con l’obiettivo di stimolare e aprire un dibattito per il futuro.

“CARTHAGO. Il mito immortale”: al Colosseo e al Foro Romano, nel tempio di Romolo e nella Rampa imperiale, la prima grande esposizione con oltre 400 reperti interamente dedicata alla storia e alla civiltà di una delle città più potenti e affascinanti del mondo antico. La mostra dedicata a Sebastiano Tusa e Paolo Bernardini. Omaggio al museo del Bardo di Tunisi

Locandina della mostra “CARTHAGO. Il mito immortale”, al Colosseo e al Foro Romano dal 27 settembre 2019 al 29 marzo 2020

Parco archeologico del Colosseo a Roma

“Il solo nome di Cartagine evoca ancora oggi una civiltà esotica, uno straniero inquietante, un temibile nemico: un’alterità radicale. È una visione che la modernità ha ereditato dalla tradizione classica. In effetti, sono stati soprattutto gli autori latini a informarci sulla civiltà cartaginese, a raccontarne in parte la storia come componente della propria, a trasmetterci la loro visione: di fatto, noi vediamo Cartagine con gli occhi di Roma. Una prospettiva non sempre e solo negativa, ma comunque esterna, fortemente condizionata da una rivalità che è andata via via crescendo fino a provocare uno scontro fatale”. Inizia così l’intervento di Alfonsina Russo, Francesca Guarneri, Paolo Xella e José Ángel Zamora López, curatori della mostra “CARTHAGO. Il mito immortale”, la prima grande esposizione interamente dedicata alla storia e alla civiltà di una delle città più potenti e affascinanti del mondo antico. L’esposizione, promossa dal Parco archeologico del Colosseo, con l’organizzazione di Electa, è allestita fino al 29 marzo 2020 nei monumentali spazi del Colosseo e del Foro Romano, nel tempio di Romolo e nella Rampa imperiale, con oltre quattrocento reperti, provenienti dalle più prestigiose istituzioni museali italiane e straniere, grazie a prestiti straordinari, frutto di un lavoro assiduo di cooperazione internazionale.

Ricostruzione virtuale di Punto Rec Studios del porto commerciale e del tophet di Cartagine intorno al 150 a.C.

“Cartagine e Roma si confrontarono in un lungo percorso”, continuano i curatori, “contrassegnato all’inizio da reciproca indifferenza, poi da accordi e concorrenza, e infine da una lotta senza esclusione di colpi. Sarà Roma vincitrice quella che racconterà tutto questo percorso, dalla sua prospettiva e secondo la sua mentalità. Il prestigio della tradizione classica ha poi trasmesso il racconto romano al mondo moderno e contemporaneo. Tanti degli stereotipi ricevuti dal passato sono stati accolti e variamente rielaborati senza rimuovere, anzi talvolta rafforzando, l’idea centrale di Cartagine come alterità. La ricerca scientifica è tuttavia intervenuta attraverso un paziente lavoro storico, archeologico e filologico, riuscendo a restituire voce autonoma alla cultura di Cartagine. Si è inoltre avviata un’attenta riflessione sugli stereotipi tradizionali e le loro radici, che ha mirato alla loro comprensione e superamento. Sembra ora giunto il momento di trasmettere attraverso una mostra il percorso di questa lunga riflessione scientifica e le sue principali acquisizioni. Il titolo scelto, “Carthago” (resa latina del nome punico della città), evidenzia la centralità di Cartagine ma, al tempo stesso, ne sottolinea l’importanza rivestita dalla dialettica con Roma. La stessa Roma, sede della Mostra, è chiamata infatti a raccontare ora Cartagine in un modo diverso”.

Il cosiddetto Rostro Egadi 4 con decorazione di Vittoria alata sormontante iscrizione con i nomi dei due questori, ripescato nelle acque di Levanzo, area della battaglia delle Egadi, e conservato nell’Antiquarium di Pantelleria (foto Soprintendenza del Mare)

L’ingresso al Colosseo della mostra “Carthago” che richiama la stilizzazione della dea fenicia Tanit

Ad accogliere il visitatore all’ingresso del Colosseo una ricostruzione del Moloch del film “Cabiria” del 1914 di Giovanni Pastrone, sceneggiato da Gabriele D’Annunzio: la terribile divinità legata ai culti fenici e ai cartaginesi. La rassegna lega le vicende delle due grandi potenze del mondo antico – Cartagine e Roma – lungo un percorso narrativo che si snoda, negli spazi del Colosseo, dalla fondazione dell’Oriente fenicio passando per la storia della città e dei suoi abitanti, l’espansione nel Mediterraneo e la ricchezza degli scambi commerciali e culturali nella fase che va dalle guerre puniche all’età augustea, sino a giungere alla complessità del processo di romanizzazione che ha portato Roma ad annientare, nella battaglia delle Egadi (241 a.C.), quella che era ormai divenuta l’unica temibile rivale per il controllo del mare. E proprio dalle Egadi provengono reperti mai esposti prima, risultato delle campagne di ricerca condotte dalla Soprintendenza del Mare siciliana. Chiude l’esposizione al Colosseo un’appendice sulla riscoperta della città nell’immaginario moderno e contemporaneo.

Ritratto di Giulio Cesare di età tardo tiberiana-claudia dall’acropoli di Kossyra, conservata nell’Antiquarium di Pantelleria (foto Sabap Trapani)

Il processo di interscambio culturale tra le sponde del Mediterraneo è raccontato, all’interno del Foro Romano, nel tempio di Romolo con i casi di studio di Nora e Pantelleria. Il percorso prosegue nella Rampa imperiale con la rifondazione della nuova Colonia Concordia Iulia Carthago che per tutta l’età imperiale si distinguerà per la sua superficie di oltre 200 ettari e che diverrà a tutti gli effetti una città monumentale dotata di edifici da spettacolo e lussuose abitazioni private, famose ovunque per la ricchezza dei loro mosaici policromi di cui si hanno in mostra alcuni straordinari esemplari; si conclude quindi con testimonianze del nascente cristianesimo, di cui Cartagine è stata uno dei principali centri propulsori.

Corazza in bronzo del III-II sec- a-C- con decorazioni geometriche, vegetali e figurative (volto di dea guerriera) da Ksour es-Saaf, conservata al museo del Bardo di Tunisi (foto De Agostini Picture Library / A. Dagli Orti / Bridgeman Images)

Alfonsina Russo, direttore del parco archeologico del Colosseo

“L’esposizione, che presenta, oltre ai numerosi reperti giunti dai principali musei italiani e internazionali (Spagna, Malta, Libano, Germania), diverse testimonianze provenienti dalla Tunisia (Museo di Cartagine) e in particolare dal museo del Bardo di Tunisi, intende anche contribuire a rilanciare l’immagine, a livello internazionale, di quel museo, colpito al cuore dall’attacco terroristico avvenuto il 18 marzo 2015, durante il quale sono morte ventiquattro persone, tra cui quattro turisti italiani: una testimonianza di grande rispetto per uno tra i musei archeologici più importanti di tutto il bacino del Mediterraneo”, spiega Alfonsina Russo, direttrice del parco archeologico del Colosseo. “Non è un caso che nel momento in cui si voglia attentare alla vita politica e civile di una comunità, gli obiettivi prioritari da colpire sono i musei e i monumenti, ma dalla cultura si può e si deve ripartire per riaffermare l’identità e la coesione sociale di una nazione, per costruire una rete di solidarietà internazionale, estremamente efficace per evitare l’isolamento di un popolo. La mostra “Carthago. Il mito immortale” ha anche questa finalità, forse la principale. Non a caso, con il Ministero della cultura della Repubblica di Tunisia, che ringrazio infinitamente per la straordinaria collaborazione, saranno organizzate, nel corso dell’evento, una serie di manifestazioni per far conoscere espressioni e testimoni importanti della cultura di questa nazione e per riaffermare e consolidare la vicinanza e l’amicizia tra l’Italia e la Tunisia”.

Sebastiano Tusa, 66 anni, archeologo subacqueo di fama internazionale, soprintendente del Mare, assessore ai Beni culturali della Regione Sicilia, morto nel disastro areeo dell’Ethiopian Air LInes

“C’è uno studioso che riassume in sé queste relazioni profonde che legano i popoli del Mediterraneo nel nome di una cultura comune portatrice di valori importanti”, riprende Russo: “è Sebastiano Tusa, straordinaria figura di archeologo, cui si devono, tra l’altro, importanti scoperte sulle presenze fenicie e puniche in Sicilia ed eccezionali rinvenimenti sottomarini riferibili ai relitti delle navi romane e cartaginesi che nel 241 a.C. si scontrarono, con la vittoria di Roma, al largo delle isole Egadi, ponendo fine alla prima guerra punica. A lui, che, prima della tragica scomparsa a seguito di un incidente aereo nel marzo di quest’anno, ha rivestito anche la carica di Assessore ai beni culturali della Regione Siciliana, è dedicata questa mostra, di cui ha seguito le prime fasi organizzative. Accanto al nome di Sebastiano Tusa, non è possibile non affiancare – nel ricordo e nella dedica – quello di un altro studioso di altissimo profilo del mondo fenicio e punico, e della Sardegna in particolare: Paolo Bernardini, venuto a mancare proprio nel periodo più intenso della preparazione della Mostra, senza le cui ricerche e interpretazioni archeologiche e storiche, il Mediterraneo fenicio e punico non sarebbe così ricco, sfaccettato e oggetto di rinnovato interesse come lo è attualmente. Molti dei reperti in esposizione, che si devono agli studi e alle scoperte di questi due colleghi – conclude -, manterranno viva la loro presenza nel segno di un dialogo che dall’antichità prosegue sino ai nostri giorni tra le genti del Mediterraneo”.

Una vetrina della mostra “CARTHAGO. Il mito immortale” al Colosseo (foto Claudia Pescatori)

La via di presentazione scelta dai curatori è stata quella di fornire un grande affresco storico generale, prevedendo molteplici possibilità di fruizione. Il discorso proposto parte dalle radici fenicie di Cartagine nel Levante, ripercorre le fasi formative e di espansione e giunge ai definitivi scontri con Roma, che segneranno la sua distruzione, ricostruzione e integrazione definitiva nel mondo romano e poi cristiano. La presentazione si chiude con una riflessione sulla visione di Cartagine nell’immaginario moderno e contemporaneo. “Si sottolinea così la traccia incancellabile lasciata da una civiltà restituita scientificamente dalla ricerca, ma tuttora prigioniera di clichés creati da altri. Per ognuna di questa fasi storiche, si è cercato di privilegiare alcune chiavi di lettura che mirano a consentire al visitatore una riflessione su fenomeni moderni in qualche modo comparabili. Viviamo infatti un’epoca in cui la questione della convivenza tra genti in grande, crescente, inarrestabile mobilità, della necessità d’integrazione socio-culturale tra popoli di tradizioni e lingue diverse, dell’accoglienza dell’altro senza strumentalizzazioni o pregiudizi, è ineludibile: una rievocazione storica e documentata dell’esperienza fenicia e punica nel nostro Mediterraneo, che ha lasciato tracce profonde fino ai nostri giorni risulta, anche per questo, di straordinaria attualità”.

Il catalogo Electa della mostra “Carthago”

Alla mostra si accompagnano due pubblicazioni edite da Electa. Il volume di studi, dai numerosi contributi, fornisce un grande affresco storico generale, sorretto da rigorose e aggiornate basi scientifiche. Privilegia alcune chiavi di lettura che mirano a introdurre il lettore nella realtà antica e, al tempo stesso, a consentirgli una riflessione su fenomeni moderni in qualche modo comparabili. A questa pubblicazione si affianca un’agile guida, bilingue italiano e inglese, che accompagna il visitatore attraverso le varie sezioni della rassegna e nel percorso espositivo al Foro Romano.