Una serie di video con gli archeologi del Parco archeologico del Colosseo ci fanno toccare con mano i tesori che si visitano tra Foro Romano e Palatino col biglietto “full experience”
Dal Foro Romano al Palatino con gli archeologi del Parco archeologico del Colosseo per “toccare con mano”, attraverso una specie di diretta video, le opportunità offerte dal biglietto “Full Experience”, che dà la possibilità di visitare i siti SUPER: il primo piano del Museo Palatino, dove colori dei marmi delle sculture e delle decorazioni completano la visita ai palazzi imperiali; dall’atrio della casa di Augusto si scorgeranno i dettagli ancora vividi degli affreschi del cubicolo e dello studiolo; di nuovo visibile lo straordinario ciclo di pitture medievali che decora Santa Maria Antiqua e percorribile la Rampa domizianea che si affaccia sul Foro (vedi https://archeologiavocidalpassato.com/2020/07/21/roma-ora-ce-il-biglietto-full-experience-che-vale-48-ore-per-chi-desidera-scoprire-il-foro-romano-il-palatino-museo-casa-di-augusto-s-maria-antiqua-rampa-domizianea/). Si inizia con l’attraversare tutto il Foro Romano per poi avventurarsi sul colle Palatino: dai magazzini di Agrippa (Horrea Agrippiana) alla casa di Augusto, poi su al Palatino con uno sguardo anche al meraviglioso museo Palatino.
Foro Romano ➡️ Palatino. Dal Foro Romano salendo al Palatino incontriamo gli Horrea Agrippiana, una grandissima costruzione di magazzini per derrate realizzati appunto da Agrippa. Da qui attraverso una scala si accede al Palatino attraverso un bel percorso verde fino alla cima del colle dove ci sono le case degli imperatori.
Palatino ⬆️ Casa di Augusto. Il percorso verde sul Palatino si snoda accompagnato da pannelli che illustrano la flora e la fauna del colle. Il parco infatti non è soltanto uno scrigno di tesori e monumenti, ma vive anche come parco in sé. Dalle Scalae Caci, un accesso molto antico che collegava il Palatino con il Foro Boario, si raggiunge la Casa di Augusto. Augusto fu il primo a decidere di edificare la sua grande casa sul Palatino, di fatto orientando per i secoli a venire la destinazione a residenza imperiale del colle fino alla fine dell’impero. Una parte della casa aveva un aspetto più residenziale, con stanze vere e proprie per l’abitazione, e l’altra parte era di rappresentanza, quindi connessa con l’azione pubblica. All’interno è presente un bel percorso di ricostruzione con le luci che raccontano l’aspetto degli ambienti all’epoca di Augusto.
Domus Flavia ➡️ Museo Palatino. Finalmente si giunge sul colle Palatino, sede dei palazzi imperiali. Ricordiamo la Domus Tiberiana, la Domus Transitoria, la Domus Flavia che è suddivisa in un settore pubblico e in uno privato, la Domus Augustana. Le planimetrie molto complesse di questi palazzi imperiali ci hanno fatto capire come queste residenze fossero tutte collegate tra loro, anche attraverso dei corridoi sotterranei. Uno di questi è il criptoportico neroniano. La presenza dei palazzi imperiali sul Palatino ha dato vita a un processo di identificazione, tanto è vero che il toponimo di palatium è diventato nelle lingue moderne sinonimo di residenze reali, di fatto noi parliamo di palazzi.
Roma: ora c’è il biglietto “Full Experience” (che vale 48 ore) per chi desidera scoprire il Foro Romano, il Palatino (museo, casa di Augusto, S. Maria Antiqua, rampa domizianea) e il Colosseo (compreso il II ordine e la mostra “Il Colosseo si racconta”) senza perdere nessuna delle possibilità di visita offerte dal Parco archeologico del Colosseo
Si chiama “Full Experience”: è il biglietto per chi desidera scoprire il Foro Romano, il Palatino e il Colosseo senza perdere nessuna delle possibilità di visita offerte dal Parco archeologico del Colosseo. E ciò è possibile da sabato 18 luglio 2020. “Full experience” consente l’accesso e la visita al piano dell’arena tra le 10.30 e le 14.30, oltre che al II ordine del Colosseo con la mostra permanente “Il Colosseo si racconta” e all’interno del Foro Romano-Palatino a quattro siti SUPER. Il biglietto è valido 48 ore a partire dal primo ingresso nel Parco, che può avvenire indifferentemente al Colosseo o all’area del Foro Romano-Palatino. Tra le 12 e le 18 sarà possibile visitare i siti SUPER: il primo piano del Museo Palatino, dove colori dei marmi delle sculture e delle decorazioni completano la visita ai palazzi imperiali; dall’atrio della casa di Augusto si scorgeranno i dettagli ancora vividi degli affreschi del cubicolo e dello studiolo; di nuovo visibile lo straordinario ciclo di pitture medievali che decora Santa Maria Antiqua e percorribile la Rampa domizianea che si affaccia sul Foro. Per organizzare al meglio la visita, sarà necessario prenotare l’orario di ingresso al Colosseo e decidere se visitare il Foro Romano e il Palatino, con i quattro siti SUPER, prima o dopo: il Colosseo e l’arena al mattino, i siti speciali di Foro e Palatino al pomeriggio. Il biglietto è acquistabile esclusivamente online: permette un solo ingresso a orario al Colosseo, e un solo ingresso all’area del Foro Romano-Palatino, senza orario prestabilito, purché nell’arco di validità delle 48 ore a partire dalla prima timbratura di accesso.
Una visita approfondita del Parco, da godere nel corso di due giorni, perfetta per chi preferisce scoprire con calma ogni angolo del PArCo, aggiungendo a quanto offerto dai biglietti ordinari, i “siti SUPER“, monumenti in eccezionale stato di conservazione, ad accesso contingentato, legati tutti dalla presenza di affreschi e decorazioni parietali che restituiscono, con straordinaria efficacia, la vivacità della vita quotidiana nel cuore di Roma antica. Chi vuole vivere a pieno l’esperienza di visita del Parco, grazie alla durata di due giorni, potrà godere di lunghe soste per il riposo, lo studio o la contemplazione, rispettando i propri tempi per la visita o l’esigenza di spezzarla in due tempi, per tornare a casa o fare una sosta nei vicini quartieri di Monti e del Celio.
Il 1° giugno riapre il parco archeologico del Colosseo dopo tre mesi di chiusura: sicurezza, accessibilità, accoglienza, emozioni. Nuova biglietteria e percorsi dedicati al Colosseo e al Foro romano
Un grande arcobaleno squarcia il cielo sopra il Colosseo. È l’immagine beneaugurante scelta dalla direzione del parco archeologico del Colosseo per annunciare la riapertura dell’area archeologica nel cuore di Roma il 1° giugno 2020 dopo quasi tre mesi di chiusura determinata dalla pandemia da CoVID-19. Il Parco riapre finalmente al pubblico e riapre nel segno dell’accessibilità, dell’accoglienza e soprattutto della sicurezza. “Sono stati mesi molto difficili anche per il PArCo”, raccontano gli archeologi, “avvolto in un silenzio surreale, difficile da accettare. All’improvviso si è interrotto, e per un periodo che è sembrato interminabile, il rapporto quotidiano, vitale e vivificante con il pubblico di tutto il mondo che ha amato e ama questi straordinari monumenti. Ma ora finalmente questo dialogo, non più solo virtuale attraverso il sito web e i canali social del PArCo come nell’ultimo periodo, potrà riprendere nelle forme consuete e, si spera, con un coinvolgimento sempre più diretto e intenso con la comunità di Roma, erede di un patrimonio culturale senza pari. E il PArCo riapre, innanzitutto, in sicurezza, con tutele puntuali sia per il personale che per i visitatori; tutele assicurate, in primo luogo, da un protocollo di intesa con l’Asl Roma 1 che garantirà, tra l’altro, un presidio medico-sanitario sulla piazza del Colosseo”.

Il Colosseo illuminato col Tricolore: segno di vicinanza a quanti hanno perso congiunti e amici per il Covid-19 (foto PArCo)
Altrettanto importanti i nuovi percorsi e le diverse modalità di accesso e fruizione del PArCo. Per quanto riguarda l’accesso, al fine di evitare la coincidenza con gli orari di punta dei mezzi pubblici, saranno variati gli orari di accesso, ora compresi tra le 10.30 e le 19.15 (ultimo ingresso alle 18.15). Due saranno le tipologie di biglietto che consentiranno la visita al Foro Romano-Palatino e al Colosseo. Rimane attivo il biglietto ordinario di 16 euro valido 24h ma viene introdotto per la prima volta un biglietto ridotto che punta al coinvolgimento di tutti i visitatori: A.R.T. (Afternoon reduced ticket) al prezzo di 9,50 euro, sarà acquistabile online e usufruibile tutti i giorni a partire dalle 14 e fino alla chiusura del PArCo. Questa agevolazione è rivolta, in primo luogo, ai cittadini romani che potranno frequentare il Parco al termine della giornata lavorativa. I biglietti saranno tutti smaterializzati, acquistabili online dal sito ufficiale http://www.parcocolosseo.it e dal sito del concessionario http://www.coopculture.it (a partire dal 28 maggio 2020) e collegati a una app gratuita che permetterà, già da casa, o al più tardi all’ingresso nell’area archeologica di scaricare le mappe dei percorsi, i contenuti storici e tutte le informazioni utili alla visita in sicurezza. Prima di varcare gli ingressi al Colosseo e all’area archeologica del Foro Romano e del Palatino (la Domus Aurea per il momento rimarrà chiusa al pubblico), i visitatori, preventivamente dotati di mascherina, dovranno obbligatoriamente sottoporsi alla misurazione della temperatura mediante termoscanner. Per commemorare questo importante momento e nello stesso tempo non dimenticare il duro colpo inferto da questa emergenza sanitaria a tutto il mondo, come segno di vicinanza a tutti coloro che hanno perso congiunti e amici, dalla sera prima della riapertura il Colosseo sarà illuminato con i colori del Tricolore, simbolo di coesione e condivisione.
Al Colosseo il biglietto prevede la prenotazione obbligatoria ad orario predeterminato. L’accesso, in questa prima fase, sarà esclusivamente dal cosiddetto “Sperone Valadier” e fruibile da singoli o gruppi di massimo 14 persone, adeguatamente distanziate, che entreranno ogni 15 minuti e saranno sempre accompagnati lungo tutto il percorso. I percorsi proposti sono due:
1.“Il Colosseo si racconta” prevede l’affaccio ai sotterranei dal I ordine, la salita al II ordine, la visita dell’esposizione permanente, l’affaccio dalla terrazza Valadier sulla piazza del Colosseo (tempo stimato 45 minuti). L’accessibilità sarà sempre assicurata con l’assistenza ai pubblici fragili e l’utilizzo degli ascensori con interventi sistematici di igienizzazione.
2.“Colosseo-Arena” si snoda lungo il I ordine, sempre nel segno della piena accessibilità, fino alla porta Libitinaria e da qui con un accesso emozionale sul piano dell’arena (tempo stimato 40 minuti, percorso ridotto, acquistabile con il biglietto pomeridiano- A.R.T.).
Al Foro Romano e Palatino sarà ugualmente previsto un unico ingresso, lungo via dei Fori Imperiali, in largo della Salara/Largo Corrado Ricci. Da qui il pubblico, senza necessità di prenotare per un orario preciso, potrà seguire 4 percorsi differenziati:
1. “La piazza del Foro Romano” con uscita da via del Foro Romano (tempo stimato 30’)
2. “Passeggiando sulla via Sacra” con uscita dall’Arco di Tito (tempo stimato 1 ora e 30’)
3. “Dal Foro Romano ai palazzi imperiali” con uscita da via di S. Gregorio (tempo stimato 2 ore).
4. “Alle origini di Roma”, percorso lungo le pendici meridionali del Palatino, con uscita da via di S. Gregorio (tempo stimato 2 ore e 30’)
#iorestoacasa. 21 aprile, 2773° Natale di Roma: il parco del Colosseo apre virtualmente i suoi cancelli con una speciale visita ad alcuni dei cantieri di restauro e manutenzione in programma nel corso del 2020. Diretta online chiusa dall’intervento del prof. Carandini

Suggestiva immagine dei fori da una prospettiva insolita, più in alto della statua di San Pietro posta sulla Colonna Traiana (foto parco archeologico del Colosseo))
21 aprile, 2773° Natale di Roma: il Parco archeologico del Colosseo apre virtualmente i suoi cancelli con una speciale visita ad alcuni dei cantieri di restauro e manutenzione in programma nel corso del 2020. Sulla scia delle altre iniziative di successo organizzate per le campagne #laculturanonsiferma e #iorestoacasa martedì 21 aprile 2020 con foto e video gli appassionati sono accompagnati virtualmente nell’Arco di Tito, camminano su mosaici e marmi antichi, scoprono il progetto di anastilosi degli anni Trenta al Tempio di Vesta, salgono a 40 metri dal suolo fino alla statua di S. Pietro sulla Colonna Traiana e visitano da vicino l’Arco di Settimio Severo. A partire dalle 11 e per tutta la giornata il pubblico da casa può seguire sui social @parcocolosseo l’evento online. Da non perdere alle 17 l’appuntamento con il prof. Andrea Carandini che si collegherà con il Parco del Colosseo per un approfondimento sulla storia di Roma e le sue origini.
“Il Parco archeologico del Colosseo comprende oltre all’Anfiteatro Flavio e la Domus Aurea, le aree del Foro Romano e del Palatino in cui si ritrovano le tracce delle origini di Roma”, afferma il direttore, Alfonsina Russo. “Nel corso dei secoli questi luoghi sono diventati la culla della civiltà occidentale, ospitando case, palazzi, templi e monumenti pubblici. Su questi luoghi si sono depositati i segni del tempo, ma nei secoli non si è mai cancellato il messaggio di cui essi sono portatori. È nostro dovere conservare questo messaggio per il futuro, è nostro dovere prenderci cura della Storia. In questo giorno in cui si celebra il Natale di Roma apriamo virtualmente i cancelli del Parco e vi invitiamo ad entrare e a partecipare delle nostre attività di cura e manutenzione di un patrimonio che è Vostro innanzitutto, conclude il direttore”.
Roma. Chiusa con un finissage online la mostra “Carthago. Il mito immortale” promossa dal parco archeologico del Colosseo. In cinque mesi contati più di 2 milioni e 300mila visitatori. Presentati 8 video che raccontano l’eccezionale evento per chi non è riuscito a vederla

Locandina della mostra “CARTHAGO. Il mito immortale”, al Colosseo e al Foro Romano dal 27 settembre 2019 al 29 marzo 2020
Il 29 marzo 2020 era in programma il finissage della mostra “Carthago. Il mito immortale” promossa dal Parco archeologico del Colosseo con l’organizzazione di Electa: ma non è stato quello previsto all’inaugurazione, il 27 settembre 2019 (vedi: https://archeologiavocidalpassato.com/2019/09/28/carthago-il-mito-immortale-al-colosseo-e-al-foro-romano-nel-tempio-di-romolo-e-nella-rampa-imperiale-la-prima-grande-esposizione-con-oltre-400-reperti-interamente-dedicata-alla/). Aderendo alla campagna #iorestoacasa, nello spirito di grande impegno e coesione di questi giorni, il finissage è stato online: curatori, allestitori, courier, restauratori, addetti alla didattica e alla custodia, montatori, tutto il personale e i professionisti che hanno dato vita e prestato cura alla mostra hanno salutato presentando se stessi e le istituzioni di appartenenza al pubblico, mentre sono stati percorsi gli eventi culturali organizzati nel Parco. I 36 musei ed enti prestatori che hanno aderito con entusiasmo all’iniziativa, distribuiti in tutto il Mediterraneo dal Libano alla Tunisia, a Malta, alla Spagna, fino alle regioni italiane quali la Sardegna e la Sicilia e le numerose istituzioni museali del Paese, dimostrano l’ampio respiro della mostra che ha ospitato più di 400 reperti, all’interno di un racconto distribuito tra il II millennio a.C. e l’età bizantina (VI sec. d.C.).

L’ingresso al Colosseo della mostra “Carthago” che richiama la stilizzazione della dea fenicia Tanit
Nei cinque mesi in cui è rimasta aperta al pubblico, l’esposizione è stata visitata da più di 2 milioni e 300mila visitatori, ricevendo numerosissime recensioni da quotidiani nazionali e internazionali. Nel corso dei mesi di esposizione la mostra è stata arricchita da eventi e momenti di incontro nell’ambito della rassegna “I martedì di Carthago”: performance musicali e teatrali e percorsi di calligrafia fino alle giornate di studio dedicate alla cultura fenicia e cartaginese tra Sicilia e Sardegna. Il ruolo del Mediterraneo è stato inoltre al centro dell’incontro con Lucio Caracciolo (vedi: https://archeologiavocidalpassato.com/2019/09/29/i-martedi-di-carthago-alla-curia-iulia-di-roma-incontri-a-corollario-della-grande-mostra-carthago-il-mito-immortale-aperta-al-colosseo-e-nel-foro-romano/; https://archeologiavocidalpassato.com/2019/10/15/i-martedi-di-carthago-a-roma-la-danza-di-rochdi-belgasmi-apre-una-finestra-sul-mondo-tunisino-a-corollario-della-mostra-al-colosseo-carthago-il-mito-immortale/; https://archeologiavocidalpassato.com/2019/11/03/roma-per-i-martedi-di-carthago-alla-curia-julia-incontro-con-il-tunisino-nja-mahdaoui-linventore-della-calligrafia-astratta-che-parlera-di-segni/; https://archeologiavocidalpassato.com/2019/11/25/roma-per-i-martedi-di-carthago-alla-curia-julia-giornata-di-studi-fenici-e-cartaginesi-patrimonio-e-ricerca-archeologica-in-sardegna-nuove-acquisizioni-progetti/; https://archeologiavocidalpassato.com/2019/12/09/per-i-martedi-di-carthago-nella-curia-julia-a-roma-giornata-di-studio-fenici-e-cartaginesi-patrimonio-e-ricerca-archeologica-in-sicilia-e-presentazione-del-libro-p/; https://archeologiavocidalpassato.com/2020/01/17/roma-incontro-evento-alla-curia-iulia-a-margine-della-mostra-carthago-il-mito-immortale-col-direttore-del-limes-lucio-caracciolo-su-dal-mediterraneo-di-roma-al-mediterrane/). A dicembre l’esposizione si è ampliata con la mostra fotografica di Marianne Catzaras, “Carthage ou la memoire des pierres”, una raccolta di scatti inediti della città di Cartagine (vedi: https://archeologiavocidalpassato.com/2019/12/16/roma-apre-al-foro-romano-la-mostra-fotografica-carthage-ou-la-memoire-des-pierres-della-fotografa-tunisina-marianne-catzaras-a-margine-della-mostra-al-colosseo-carthago-i/).
In seguito al DPCM dell’8 marzo, la mostra è stata chiusa al pubblico, ma si è intensificato il lavoro sui canali web e social del PArCo. Per concludere questa eccezionale avventura, che ha riportato Roma e Cartagine al centro del dibattito storico, il 29 marzo 2020 si è svolto il finissage online: una novità per il PArCo e per gli enti museali coinvolti e aperto da un video del direttore del PArCo, Alfonsina Russo, che ha inviato il suo messaggio di ringraziamento a chi ha partecipato alla mostra: “Portiamo sui social la grande festa che avevamo immaginato di tenere al PArCo in onore del Mediterraneo, della sua cultura che nei secoli ha rappresentato uno straordinario esempio di tolleranza e di dialogo tra i popoli”. L’evento si è concluso alle 21.30 con la pubblicazione dell’ultimo dei video per la serie “Carthago Diaries”, un ciclo con 8 appuntamenti che raccoglie in pillole un percorso di visita che va dalle immagini dietro le quinte, nei giorni dell’allestimento, ai momenti emozionanti dell’inaugurazione, sino agli approfondimenti sulla eredità di Cartagine nella cultura moderna e contemporanea. Un contributo didattico che, assieme ai cataloghi della mostra, consentirà a chi non ha avuto modo di visitarlo, di scoprire le sedi dell’allestimento, tra Colosseo, Tempio di Romolo al Foro Romano e Rampa imperiale per il Palatino. Vediamo i video realizzati da Mario Cristofaro.
Una mostra complessa come Carthago richiede mesi intensi di studio e progettazione. La concentrazione è ancor più alta negli ultimi giorni prima dell’apertura, quando ognuna delle opere viene esaminata da curatori e restauratori prima di trovare il suo posto nell’allestimento. Ecco un viaggio inedito dietro le quinte di “Carthago. Il mito immortale”!
Storie da un’inaugurazione. Dalla conferenza stampa agli ultimi ritocchi, un viaggio lungo un giorno alla scoperta di “Carthago. Il mito immortale”.
Una storia raccontata dalla parte di Cartagine. La direttrice del Parco archeologico del Colosseo Alfonsina Russo presenta la mostra “Carthago. Il mito immortale” e le tante novità in esposizione, provenienti dagli scavi archeologici degli ultimi anni. Il percorso valorizza diversi luoghi del PArCo: non solo l’anfiteatro ma anche il Foro Romano, con il Tempio di Romolo, e la Rampa Imperiale che conduce dal Foro verso il Palatino. Curatori della mostra sono Alfonsina Russo, direttore del Parco archeologico del Colosseo, Francesca Guarneri, Paolo Xella e José Ángel Zamora López, con Martina Almonte e Federica Rinaldi.
Cos’è il Tofet, santuario tipico della civiltà fenicia? Ce ne parla il prof. Paolo Xella (università di Tübingen – CNR), tra i curatori della mostra “Carthago. Il Mito immortale”.
I Fenici sono popolo di navigatori, commercianti e artigiani. Con l’affermarsi di Cartagine nel Mediterraneo le uova di struzzo decorate, l’oreficeria, le gemme e le pietre dure incise e i vasetti decorati in vetro per olii, unguenti e profumi si diffondono in tutte le terre toccate dalle rotte commerciali. Scopriamo l’artigianato punico insieme a Francesca Guarneri (soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per l’Area Metropolitana di Roma la Provincia di Viterbo e l’Etruria Meridionale), tra i curatori della mostra “Carthago. Il Mito immortale”.
Cartagine ci è stata raccontata sempre da altri: i primi sono stati i Greci e i Romani, ma il loro sguardo è stato condizionato dalla rivalità. Il Rinascimento e la modernità, poi, hanno ripreso questa prospettiva. “Carthago. Il Mito immortale” dedica una sezione alla ricezione dell’idea della città di Cartagine in epoca moderna e contemporanea. In questo video ce ne parla José Ángel Zamora López dell’Escuela Española de Historia y Arqueología en Roma e rivela la verità sul dio Moloch.
Per illustrare i rapporti complessi tra la cultura punica e quella romana sono esposti nel Tempio di Romolo reperti davvero eccezionali, corrispondenti a 3 casi di studio: Pantelleria, in Sicilia; Nora, in Sardegna; il culto di Saturno in Nordafrica. Ci accompagna oggi in visita Martina Almonte, funzionaria archeologa del Parco archeologico del Colosseo e co-curatrice dell’esposizione.
Ultima sezione della mostra “Carthago. Il mirto immortale” è la Rampa Imperiale che collegava il Foro Romano e il Palatino: qui ritroviamo Cartagine che risorge dalle sue ceneri dopo la fine della terza Guerra Punica nel 146 a.C. Sarà Augusto a dedurre nel 29 a.C. la colonia Iulia Concordia Carthago e sarà Virgilio a cantare nell’Eneide la ricostruzione di strade, mura, case, palazzi, teatri e anfiteatri. Edilizia pubblica ed edilizia imperiale sono raccontate dalla curatrice dell’allestimento della Rampa Federica Rinaldi, funzionaria archeologa del Parco archeologico del Colosseo.
Dantedì: “Nel mezzo del cammin … Passeggiata dantesca nel Parco archeologico del Colosseo”. Attraverso le terzine dantesche si ripercorrono alcune delle vicende della storia di Roma, dalle origini alla fine dell’impero, testimoniate ancora oggi nel Foro Romano, sul Palatino e nei Fori Imperiali
“Nel mezzo del cammin … Passeggiata dantesca nel Parco archeologico del Colosseo”: in occasione del primo Dantedì, 25 marzo 2020, il Parco archeologico del Colosseo ha partecipato alla giornata dedicata a Dante Alighieri accogliendo l’invito del MIBACT a condividere con #Dantedì e #IoleggoDante un percorso dantesco che ripercorre la storia del PArCo attraverso le terzine dantesche che hanno narrato alcune delle vicende della storia di Roma, dalle origini alla fine dell’impero. Foro Romano, Palatino e Fori imperiali conservano oggi le testimonianze tangibili e monumentali dell’esistenza di personaggi storici a cui Dante ha dato voce nelle cantiche della Divina Commedia, assieme alle divinità pagane venerate nei templi dell’area archeologica centrale. Il pubblico è guidato a riscoprire, leggendo le terzine dantesche, le vicende di Enea e del Palladio, il pastore Caco, l’evoluzione del potere attraverso Cesare, il princeps Augusto e Giustiniano, l’umiltà di Traiano davanti a una vedova, fino ad arrivare all’essenza della fede e alla figura di San Pietro, e alle tante divinità tutelari che da sempre hanno popolato il Pantheon romano. Ad accompagnare il pubblico le voci narranti di attori che hanno generosamente dato la loro disponibilità a prendere parte all’iniziativa, ideata e curata dalle funzionarie archeologhe Elisa Cella e Federica Rinaldi. Ad aprire la maratona la voce di Massimo Ghini, seguito da Giuseppe Cederna, Rosa Diletta Rossi e Domenico Cupaiuolo.
La Passeggiata dantesca nel Parco archeologico del Colosseo inizia nei pressi dell’arco di Tito, sulla soglia di ingresso. Massimo Ghini introduce il percorso invitando i visitatori a seguirlo, così come Dante, sulla soglia del Paradiso, invita i lettori a non allontanarsi: Minerva, Apollo e le Muse lo sostengono e gli indicano la rotta da seguire.
La Basilica Iulia, la Curia, il tempio del Divo Giulio: l’area centrale del Foro è racchiusa da tre monumenti che ancora oggi raccontano la parabola di Cesare, dalla sua ascesa alla divinizzazione, a opera di Augusto. Dante trasferisce il dinamismo e l’inarrestabile serie di vittorie del Dictator nelle terzine che illustrano, nel celeberrimo discorso di Giustiniano, l’evoluzione del potere attraverso il percorso dell’aquila imperiale. Voce narrante: Giandomenico Cupaiuolo.
Dante sceglie Catone l’Uticense, campione di integrità repubblicana, come custode del Purgatorio. Ripercorrendo i passi di quest’uomo integerrimo, nemico di Cesare, si toccano i luoghi dell’agone politico dell’antica Roma: la piazza del Foro con le sue Basiliche, in cui si amministrava la giustizia e la tribuna dei Rostra da cui si tenevano le arringhe. Voce narrante: Giuseppe Cederna.
Vissuto a Roma “sotto ‘l buono Augusto al tempo de li dei falsi e bugiardi”, Virgilio è il primo spirito che Dante incontra lungo il suo cammino: sarà per lui “duca” e guida tra le bolge dell’Inferno e le cornici del Purgatorio, fino alla cima del Paradiso Terrestre. L’autore dell’Eneide, alfiere della propaganda augustea, è ritratto nel mosaico proveniente dal Museo del Bardo accanto alle Muse. Possiamo immaginarlo percorrere i sentieri in salita del Palatino per raggiungere il Princeps Augusto nel suo studiolo. Voce narrante: Giandomenico Cupaiuolo.
Nelle stanze affrescate della Casa di Augusto si muoveva anche la cerchia del poeta Mecenate, perno e cuore della narrazione augustea. Ne facevano parte anche Orazio e Ovidio, poeti che Dante incontra nel Limbo insieme a Omero e Lucano. Sono anime che si distinguono dalle altre per la loro luminosità, segno distintivo e ricordo della luce emanata in vita dalla loro arte. Voce narrante: Rosa Diletta Rossi.
Con una certa sorpresa troviamo Traiano, l’optimus Princeps, tra i Cieli del Paradiso: nonostante fosse stato un imperatore pagano, le sue particolari doti di umiltà e umanità gli fecero guadagnare l’ingresso nella cerchia dei Beati grazie alle preghiere di papa Gregorio Magno. Le sue gesta sono eternate nella Divina Commedia, così come nel racconto che si snoda sul fusto della Colonna che sorge tra le due Biblioteche Latina e Greca nel Foro da lui costruito. Voce narrante: Giuseppe Cederna.
Una visione dall’alto mostra innevati i monumenti del cuore di Roma, dal Campidoglio al Colosseo: le immagini accompagnano le parole dell’Imperatore Giustiniano che si presenta a Dante nel VI Canto del Paradiso come l’artefice del Corpus iuris civilis, raccolta di leggi che gli fu ispirata direttamente da Dio non appena ebbe abbandonato l’eresia monofisita, grazie all’intervento di papa Agapito. Giustiniano ripercorrendo 12 secoli della storia di Roma attraverso il percorso dell’aquila, simbolo dell’Impero: sfilano i luoghi della Monarchia, i simboli della Repubblica, le insegne del potere degli imperatori da Giulio Cesare in poi. Voce narrante: Massimo Ghini.
Il museo Palatino conserva il frammento del volto di una dea: è il Palladio, la statua della dea Atena che Enea portò via con sé assieme al padre Anchise e al figlio Ascanio Iulo durante la fuga da Troia verso le coste del Lazio. Dante indica Enea come il padre di Silvio, nato dalle seconde nozze con Lavinia e capostipite della dinastia da cui discende Rea Silvia, madre dei gemelli Romolo e Remo. Questo passaggio di Dante ci riporta all’innesto della saga troiana su quella romulea. Voce narrante: Giandomenico Cupaiuolo.
C’è un passaggio antichissimo lungo il fianco sud occidentale del Palatino che Virgilio racconta essere stato percorso da Enea insieme al re Evandro. Si tratta delle Scalae Caci, il cui nome deriva dal gigante mitologico Caco, avversario di Ercole. La causa del loro scontro è rappresentata in uno degli affreschi della Casina Farnese, piccolo e prezioso edificio rinascimentale costruito sulla cima del Palatino: il gigante, che viveva in una grotta dell’Aventino, rubò parte di una mandria di buoi consacrati ad Apollo che l’eroe greco aveva a sua volta già sottratto al mostro Gerione. Per questo Dante lo colloca nella VII Bolgia dell’VIII Cerchio dell’Inferno, quella in cui i ladri sono puniti per l’eternità. Voce narrante: Giuseppe Cederna.
Per Dante, Apollo è la personificazione dell’ispirazione divina e ne invoca l’assistenza nel Proemio del Paradiso per l’ultimo lavoro. Per Augusto, Apollo è la personificazione dell’ordine e della moralità e in esso il princeps si identifica, includendolo nella sua propaganda politica, valorizzandone il culto tanto da renderlo elemento cardine del programma edilizio e decorativo della sua casa. Il ciclo delle Lastre Campana con la contrapposizione tra Apollo e Ercole, o ancora l’affresco di Apollo citaredo dai colori estremamente vivaci sono alcune delle immagini attraverso le quali Augusto regge l’Impero. Voce narrante: Rosa Diletta Rossi.
I bagliori di luce tra le colonne del Tempio di Venere e Roma accompagnano nell’ascolto dei versi del Paradiso, in cui Dante parla della dea, nata dalla spuma del mare di Cipro. Noncurante della sua natura mortale, Venere si unì con Anchise, re di Troia, per poi dare alla luce Enea, padre di Ascanio-Iulo, fondatore di Alba Longa. Questo legame sarà alla base delle origini divine vantate da Cesare per la gens Iulia, da lui ribadite con la dedica stessa del tempio di Venere Genitrice nel suo foro. Dante si sofferma sulla vera natura dell’amore incarnato dalla dea: non un sentimento sensuale, come erroneamente creduto dagli antichi, ma un sentire puro e disinteressato verso il prossimo. Voce narrante: Rosa Diletta Rossi.
Il limite settentrionale del Foro Romano, coincidente con le pendici meridionali del Campidoglio, è luogo di devozione e di profondo legame con il Cristianesimo delle origini. È lì che si trovano i resti del Tullianum, l’ambiente sotterraneo, originariamente a pianta circolare, nel quale, al pari di altri nemici del popolo romano, furono reclusi in ceppi gli apostoli Pietro e Paolo. Lì, i condannati erano lasciati morire tra le acque scaturite da una polla di acqua sorgente, riportata in luce durante le indagini archeologiche; ed è proprio a quelle acque che è legata la tradizione della conversione dei carcerieri da parte di Pietro. Il custode delle chiavi del Paradiso sarà colui che metterà alla prova la fede di Dante, definita, in linea con la tradizione paolina, “sustanza di cose sperate e argomento de le non parventi”. Voce narrante: Massimo Ghini.
Al termine di questo primo, entusiasmante Dantedì ecco le terzine scelte dal direttore del Parco archeologico del Colosseo, Alfonsina Russo, con l’augurio che possano ispirare sempre i passi di ciascuno. È un vero e proprio monito di Virgilio a Dante durante la loro ascesa al Purgatorio: tenere sempre ben presente la meta, l’obiettivo, senza distrazioni. Alfonsina Russo: “Grazie per averci accompagnato in questo viaggio lungo un giorno!”.
Verona romana: l’architettura segno del potere di Roma. A Verona Archeofilm incontro con Francesca Ghedini: “L’Arena alla sua costruzione era il più grande anfiteatro dell’impero”
Non solo film. La prima edizione di Verona Archeofilm, promossa da Archeologia Viva e dal Comune di Verona al teatro Ristori, con la direzione artistica di Dario Di Blasi, ha regalato al numeroso pubblico di appassionati presenti anche un interessante incontro culturale con Francesca Ghedini, professore emerito dell’università di Padova, archeologa classica, profonda conoscitrice di Ovidio. Intervistata dal direttore di Archeologia Viva, Piero Pruneti, Ghedini ha declinato sul caso Verona il tema del rapporto tra architettura e potere nel mondo romano. E a Verona, come sottolinea la professoressa, è possibile farlo perché “negli anni ha avuto eccellenti archeologi della soprintendenza che hanno ricercato, studiato, conservato e salvaguardato le notevoli testimonianze della Verona romana” (vedi https://archeologiavocidalpassato.com/2019/10/21/a-quarantanni-dalla-prima-esperienza-torna-a-verona-il-grande-cinema-archeologico-grazie-ad-archeologia-viva-con-verona-archeofilm-nove-titoli-e-lincontro-con-francesca-ghedini/).
Architettura e potere. “Roma ha creato un impero che è durato secoli: di certo la forza militare è stata fondamentale, ma non è stato il solo motivo che ha favorito la romanizzazione. Va considerata anche la grande attrattività: si poteva vivere meglio sotto i romani, che quando fondavano una città o ne conquistavano una portavano subito i servizi, a cominciare dalle fognature”. Quindi il primo segno di Roma si esprime con la scelta del luogo di fondazione di una colonia. E allora cerchiamo di capire meglio perché Verona è nata qui e non altrove. “Verona sorge qui perché c’è l’Adige e perché qui passa una importantissima via consolare, la via Postumia”, chiarisce Ghedini. “È vero che sul colle di San Pietro esiste già un nucleo abitato precedente, ma la città romana nasce all’interno dell’ansa dell’Adige perché in una posizione che le permette di avere tre quarti di città difesa naturalmente dal fiume, e perché di qui passa la via Postumia che, all’interno delle mura, superate le porte, diventa il decumano massimo, oggi rappresentato dall’asse corso Cavour – corso Porta Borsari”.
La situazione geo-politica. Siamo nel 148 a.C. In quel momento Roma è impegnata a Sud contro Cartagine (terza guerra punica, dal 149 al 146 a.C.), e a Est si sta espandendo verso il Mediterraneo orientale (dal 146 a.C. la Grecia diventa un protettorato romano). Entrambi i fronti sono sostenuti a Roma dal cosiddetto “partito del mare” che punta a fare di Roma una potenza navale nel Mediterraneo. Ma c’è anche il cosiddetto “partito degli agricoltori” che ovviamente ha i suoi interessi soprattutto in pianura Padana, dove la romanizzazione era iniziata con la fondazione della via Emilia tra il 189 e il 187 a.C. collegando Rimini (terminale della via Flaminia, 220 a.C., quindi con Roma) a Piacenza sul Po, che diventa il caposaldo romano in pianura padana. L’espansione di Roma a Nord continua con la fondazione di Aquileia nel 181 a.C., con sbocco nel Nord dell’Adriatico, quasi un punto nel nulla nell’estremo nord-est dell’Italia, in un territorio abitato da popolazioni non romane. Per difendere questo avamposto i Romani realizzano la via Postumia: è il 148 a.C. La strada collega i due porti settentrionali, a Ovest Genova, a Est Aquileia: una grande opera ingegneristica in territorio non romanizzato che prevede strutture invasive e la partizione del territorio. Una situazione vista dalle popolazioni locali come una penetrazione anche militare”.

Piazza delle Erbe a Verona occupa lo spazio del foro romano (da http://www.verona.net)
La fondazione di Verona: il Foro. “È su questa importante via consolare, strategica per i romani, che nasce Verona romana la quale ci ha restituito dei bellissimi segni del potere di Roma. Il primo segno del potere di Roma si manifesta con la realizzazione del foro (oggi piazza delle Erbe) all’incrocio tra la via Postumia (sull’asse Est-Ovest) e il cardo massimo (N-S). Ma cos’ha di speciale il foro di Verona? Qui si incontrano il momento e la celebrazione del sacro, della giustizia, dell’economia e della socialità intesa come incontro. Il foro veronese appare molto allungato (il lato corto è un terzo di quello lungo), discostandosi da quelle che sono le proporzioni canoniche codificate da Vitruvio, dove il lato corto è due terzi di quello lungo. Ciò dimostra che il foro non appartiene alla monumentalizzazione della città del primo periodo imperiale, ma la sua realizzazione è contemporanea alla deduzione della colonia repubblicana, in un sistema urbanistico dominato dal tempio sul lato corto settentrionale”.
Edificato nella seconda metà del I sec. a.C. sul lato settentrionale del Foro, il Capitolium era caratterizzato da un fronte largo 35 m (con tre file di sei colonne), tre celle e portici ai lati, ed era lungo circa 42 m. Su tre lati correva tutt’intorno al tempio un porticato che aveva anche la funzione di archivio. Lungo le sue pareti erano esposte numerose epigrafi e tavole in bronzo, delle quali si sono ritrovati solo frammenti: si trattava di leggi, decreti, liste di magistrati e imperatori, documenti catastali. A sostenere tutta questa struttura c’era un criptoportico (oggi recuperato dagli scavi della soprintendenza e visitabile nell’area archeologica di Corte Sgarzerie: proprio dopo l’incontro con la prof.ssa Francesca Ghedini, il Verona Archeofilm ha proposto il documentario di Davide Borra, di cui qui abbiamo visto il trailer). Il criptoportico si sviluppava per oltre 200 metri sotto il portico. Diviso in due navate larghe 4,5 m da una spina di archi retti da 78 pilastri in pietra e coperta da volte a botte, era debolmente illuminato da finestre “a strombo” affacciate sulla terrazza superiore. Il complesso rimase in vita fino al IV secolo, quando, per effetto dell’affermazione del cristianesimo e probabilmente per un incendio cadde in abbandono.

La ricostruzione del Capitolium di Verona e del triportico, dove erano collocate le tavole catastali
“L’impostazione del tempio a Giove Capitolino, rialzato rispetto al foro, imita il Campidoglio dell’Urbe dedicato alla Triade capitolina. E poi c’è il blocco centrale del foro che è un inno alla romanità – continua Ghedini -. È lì che sorge infatti il complesso curia/basilica, cioè i due luoghi deputati per eccellenza alla gestione della cosa pubblica e della giustizia. E più a Ovest si apre un’altra piazza dominata al centro da un tempio dedicato al culto imperiale. Questo lealismo e completa adesione dimostrano che i veronesi si sentivano romani. Assistiamo quindi a un fenomeno di autoromanizzazione: chiedono di sentirsi romani e diventano romani. Il complesso del foro romano ne è la prova”.
Gli edifici di spettacolo. “Senza sottovalutare il valore simbolico delle mura, che non rappresentano un limite invalicabile, ma piuttosto un segno di potere: la prolessi della grande Verona, di certo l’altra prova del potere e della civiltà di Roma sono gli edifici di spettacolo, cioè l’arena e il teatro, entrambi bellissimi, segno della civiltà romana, esempio del vivere quotidiano. Il teatro di Verona è romano, ma realizzato secondo la tecnica greca, cioè sfruttando il clivio naturale di un colle. A Verona non è una scelta casuale. Il colle di San Pietro permetteva di riprodurre il modello dei grandi santuari tardo-repubblicani. Perché il complesso del teatro si completava con il soprastante tempio della Fortuna Primigenia offrendo una fortissima adesione alla grande architettura romana. E poi c’è l’arena. L’anfiteatro veronese è da sempre considerato il terzo più grande dell’impero, dopo il Colosseo e quello di Capua. Ma se guardiamo la sequenza di realizzazione dei tre anfiteatri, notiamo che l’Arena di Verona (metri 152×123) risale all’epoca giulio-claudia, mentre il Colosseo (metri 187×155) alla successiva età flavia, e l’anfiteatro di Capua (metri 165×136), di fondazione più antica, è stato ampliato come lo conosciamo noi oggi solo nel II sec. d.C. Quindi, al momento della sua costruzione, l’Arena di Verona era l’anfiteatro più grande dell’impero”.
Roma. Il Colosseo punta a 7 milioni di visitatori. Alfonsina Russo nominata direttore del Parco archeologico del Colosseo: tutte le novità della nuova istituzione. Aperti i livelli IV e V dell’anfiteatro Flavio: vista mozzafiato sul monumento e su Roma. Nella mostra “Colosseo. Un’icona” il monumento si racconta dai giochi gladiatori ai film peplum e alla pop art
Ancora poche settimane e sapremo se il Colosseo ha battuto ogni record superando quota 7 milioni di visitatori: nel 2016 si erano sfiorati i 6 milioni e mezzo. Ne è convinto il ministro ai Beni culturali Dario Franceschini che, dopo aver portato in porto la nascita del parco archeologico del Colosseo, alla fine di novembre 2017 ha fatto l’annuncio più atteso, quello che porta a regime il parco archeologico del Colosseo di Roma, cioè la nomina del direttore individuato dopo una gara internazionale: “Il parco archeologico del Colosseo ha una nuova direttrice. Si tratta di Alfonsina Russo”. Archeologa, specializzata e dottore di ricerca in archeologia classica. Dal 2009 è dirigente del Mibact. Nella sua attività professionale ha operato in Magna Grecia, nel Molise e nel Lazio. Si è occupata di allestimenti museali e di gestione di musei, di allestimenti di importanti mostre in Italia e all’estero. Ha curato numerose pubblicazioni scientifiche e ha tenuto conferenze in prestigiose università italiane e straniere. È stata soprintendente archeologo per l’Etruria meridionale e soprintendente per l’Archeologia belle arti e paesaggio per l’area metropolitana di Roma, la provincia di Viterbo e l’Etruria meridionale. La Russo l’ha spuntata su 78 candidature. Di queste circa il 15% provenienti dall’estero, vagliate dalla commissione presieduta da Paolo Baratta, presidente della Fondazione La Biennale di Venezia. I 10 candidati ammessi al colloquio, tra i quali uno straniero, sono stati ascoltati il 18 novembre dalla commissione che, secondo quanto stabilito dal bando, ha individuato una terna da sottoporre al ministro per la scelta finale. E Franceschini ha scelto Alfonsina Russo. “Si tratta di un profilo di altissima qualità che saprà coniugare ricerca, innovazione e tutela per uno dei monumenti più celebri al mondo e autentica icona dell’Italia”, sottolinea il ministro, che ne approfitta per togliersi qualche sassolino dalla scarpa. “Come si vede, tutte le polemiche sulla scelta di stranieri a guidare i musei o sulla mancata valorizzazione delle professionalità esterne al ministero erano fuori luogo. La commissione, che ringrazio, ha valutato i curricula e l’attitudine a guidare il parco archeologico più importante e conosciuto del mondo, indipendentemente dalla nazionalità e io ho scelto, all’interno della terna che mi è stata proposta, Alfonsina Russo, una archeologa italiana che ha accumulato una importante esperienza di tutela e valorizzazione a più livelli. Il suo nome esce da una selezione innovativa e trasparente che tutti i musei di tutto il mondo hanno studiato e apprezzato come un possibile modello. Di questo l’Italia deve essere orgogliosa”. E Alfonsina Russo si dice onorata della scelta: “Sono felicissima, ringrazio il ministro Franceschini e tutto il ministero per la fiducia che mi hanno accordato. È un grande onore per me, perché dirigo il luogo archeologico più importante al mondo. Sono emozionata e felice”. Per Russo ora “il primo obiettivo sarà ridare vita e riaprire il parco anche alla città di Roma, perché i cittadini devono essere consapevoli del tesoro che hanno. E poi affronteremo anche le tante problematiche che ci sono”.
Ma facciamo un passo indietro. Il parco archeologico del Colosseo di Roma, istituito con decreto ministeriale all’inizio del 2017, con l’autonomia di cui godono gli altri parchi archeologici, ha competenza sul Colosseo, sul Foro Romano, sul Palatino e sulla Domus Aurea. Accanto al parco è nata anche una soprintendenza ad hoc per il resto della città. “Il territorio di Roma sarà competenza di un’unica soprintendenza speciale”, spiega il ministro, “che avrà competenza su tutti i settori mantenendo l’autonomia gestionale e contabile anche su alcuni siti”. Si tratta di una soprintendenza che comprenderà l’intero territorio di Roma. Con l’istituzione del parco archeologico del Colosseo, l’esistente soprintendenza speciale sotto la quale ricadevano l’Anfiteatro Flavio, il Palatino, il Foro e la Domus Aurea, guidata da Francesco Prosperetti, è stata riorganizzata, inglobando quella delle Belle arti e del paesaggio, e rinominata soprintendenza speciale Archeologia, Belle arti e Paesaggio. La nuova soprintendenza mantiene la sua autonomia speciale. “Per assicurarne il buon andamento”, chiariscono al Mibact, “è stato individuato un apposito meccanismo di finanziamento. In particolare, alla soprintendenza speciale è trasferita una quota pari al 30% degli introiti complessivi annui del parco archeologico del Colosseo prodotti da biglietti di ingresso, al netto dell’eventuale aggio”. Se si considera che, per il 2016, l’importo degli introiti complessivi annui derivanti da bigliettazione da Colosseo, Palatino, Foro romano e Domus aurea è stato, al netto dell’aggio concessorio, di circa 35-36 milioni di euro, la soprintendenza speciale disporrà di un finanziamento stabile intorno ad almeno 11 milioni di euro annui. Importo che si aggiungerà comunque ai trasferimenti che saranno assicurati dal Mibact e a ogni altra eventuale risorsa come donazioni o sponsorizzazioni.
Per Alfonsina Russo quindi si prospetta un grande impegno. Con un Colosseo che non finisce mai di stupire. È lo stesso ministro Franceschini a intervenire sul progetto di sistemazione dell’arena (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2015/05/19/roma-il-colosseo-avra-di-nuovo-larena-come-era-fino-allottocento-franceschini-coi-diritti-tv-degli-eventi-si-pagheranno-i-restauri-dellarea-archeologica/), sicuramente destinato a richiamare altri visitatori. “Il progetto va avanti”, assicura. “È già finanziato per 18 milioni di euro. La ricostruzione dell’arena riporterà il Colosseo come è stato fino alla fine dell’Ottocento: ci sono foto splendide che lo testimoniano. Il monumento si potrà così ammirare anche dal centro e potrà ospitare eventi culturali di altissima e grandissima qualità. Ovviamente prima vanno restaurati i sotterranei, un intervento che richiede un anno e mezzo”. Ma in attesa dell’arena ripristinata c’è già ora una grande novità per le migliaia di visitatori. Dal 1° novembre 2017, dopo più di 40 anni di chiusura, sono visitabili il IV e il V livello del Colosseo con visite guidate su prenotazione. Riaprono al pubblico, dopo più di 40 anni, il IV e il V livello del Colosseo. Posizionati a circa 40 metri d’altezza rispetto al piano dell’arena, il V livello era destinato alla plebe e non consentiva una veduta dettagliata di quanto accadeva nell’arena, ma in compenso era coperto dal velarium che riparava dal sole e dalla pioggia. Il IV livello era riservato alla classe dei commercianti e la piccola borghesia, il III a una categoria che potremmo definire middle class, il II ai cavalieri (gli equites), e il I, infine, era destinato ai senatori, che sedevano su dei troni di marmo e agli ospiti pubblici. “È una giornata importante, riapriamo i piani alti dell’Anfiteatro Flavio dopo un restauro importante”, ha detto il ministro Franceschini. “Da qui si può apprezzare una vista incredibile sul Colosseo e su Roma. Insomma, il percorso di valorizzazione del monumento va avanti e proseguirà con il progetto di ricostruzione dell’Arena, che è stato già finanziato, che sta procedendo e che renderà ancora più spettacolare la visita di questo monumento, simbolo dell’Italia nel mondo”. Fino ad oggi era possibile visitare l’anfiteatro Flavio soltanto fino al III livello. Questo nuovo itinerario, consentito per ragioni di sicurezza soltanto accompagnati da una guida e per gruppi di massimo 25 persone, comincia con l’attraversamento dell’unica galleria conservata come in origine. Si tratta di uno spazio con copertura a volta destinato allo smistamento del pubblico. Situata in uno spazio intermedio tra il II e il III livello, la galleria – mai aperta al pubblico prima d’ora – presenta un ulteriore unicum: intonaci bianchi con segni di corone, riportati alla luce da un capillare restauro.
Intanto fino al 7 gennaio 2018 i milioni di visitatori dell’anfiteatro Flavio potranno visitare nell’ambulacro del secondo ordine la mostra “Colosseo. Un’icona” dove il Colosseo si racconta per la prima volta: si può così conoscere tutta la storia del monumento che va oltre la narrazione del tempo dei Cesari, per ripercorrere la lunga e intensa vita del sito nei secoli, fino ai giorni nostri. La rassegna, promossa dalla soprintendenza speciale per il Colosseo e l’area archeologica centrale di Roma, con Electa, è curata da Rossella Rea, Serena Romano e Riccardo Santangeli Valenzani con l’allestimento di Francesco Cellini e Maria Margarita Segarra Lagunes. In sei sezioni ordinate cronologicamente, l’influenza storico-culturale dell’anfiteatro si riscontra negli ambiti più diversi: dalla pittura al restauro, dall’architettura all’urbanistica, dallo spettacolo alla letteratura, dalla sociologia alla politica. Nel tempo, il monumento diventa simbolo per eccellenza di eternità e potenza, di civiltà e cultura. Ancora oggi all’attenzione della cronaca internazionale, il Colosseo è presente nell’immaginario collettivo non solo degli italiani: il suo mito continua.

Palatino, arco di Costantino e Colosseo in un quadro di Jan Frans van Bloemen (1740) conservato all’Accademia di San Luca a Roma
La mostra “Colosseo. Un’icona” – come si diceva – va oltre la narrazione del periodo più noto, quando terminano ufficialmente i giochi gladiatori, per ripercorrere la lunga e intensa vita del sito nei secoli. Dalla vivace e poco nota attività commerciale, residenziale e religiosa che lo caratterizzò nel Medioevo, al fascino che esercitò su grandi architetti e pittori del Rinascimento. Dal suo imporsi nel Settecento come meta privilegiata del Gran Tour di poeti, scrittori e vedutisti a luogo dell’immaginazione romantica. Con l’avvento del fascismo, il Colosseo divenne nuovamente, come in antico, proscenio ideologico del potere. Nel dopoguerra comincia a costruirsi un nuovo mito del Colosseo: l’Anfiteatro Flavio entra prepotentemente al cinema con i film peplum e nei capolavori del Neorealismo italiano, mentre la pop art romana lo consacra al ruolo di icona, che continuerà a rivestire senza soluzione di continuità fino ai giorni nostri. Anche l’arte contemporanea racconta il monumento, emblema della città e dell’Italia attraverso dipinti, installazioni, performance, video e scatti di artisti di fama internazionale. La rassegna ripercorre la vita del monumento attraverso immagini e oggetti, per un totale di circa cento opere esposte. La mostra è arricchita dai risultati inediti dei recenti scavi e restauri, che confermano che il Colosseo pullulava di vita, cripte, chiese, botteghe, edifici residenziali di grandi famiglie aristocratiche e umili dimore.
Anche il cinema celebra il Colosseo, coprotagonista di storie, amori e battaglie. Il filmato “Nuovo Cinema Colosseo” racconta questa vicenda in 23 minuti fitti di capolavori indimenticabili: una ricca antologia cinematografica dal prezioso archivio di Istituto Luce – Cinecittà. Dal “Quo Vadis?” di Enrico Guazzoni al “Gladiatore” di Ridley Scott, da “Vacanze romane” di William Wyler a “La commare secca” di Bernardo Bertolucci, da “Un americano a Roma” di Steno a “La grande bellezza” di Paolo Sorrentino e “Lo chiamavano Jeeg Robot” di Mainetti, la storia del cinema si proietta sulle volte del Colosseo lungo tutto il percorso della mostra. Pur con tutte le sue trasformazioni, la fama del Colosseo rimane immutata nei secoli e il suo mito continua, diventando una vera e propria icona pop del nostro tempo.
Roma, domenica 5 febbraio 2017 riunificati il foro romano con i fori imperiali: nasce un unico grande percorso nel cuore archeologico della Capitale, una nuova occasione per immergersi senza soluzione di continuità nella storia e nelle emozioni della Roma Antica. E lo sarà ogni prima domenica del mese, con ingresso gratuito, per tutto il 2017
Il cuore di Roma antica nuovamente unificato la prima domenica del mese. Quando al primo gennaio, aprendo simbolicamente il cancello che divideva due mondi e due proprietà, di qua il foro romano (dello Stato), di là i fori imperiali (del Comune), nessuno avrebbe scommesso che quella “promessa di matrimonio” (cioè di collaborazione) tra la sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali e la soprintendenza Speciale per il Colosseo e l’Area archeologica centrale di Roma si sarebbe concretizzata in tempi brevi (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2016/12/31/capodanno-speciale-a-roma-fori-senza-confini-aperti-gratuitamente-i-fori-imperiali-del-comune-e-il-foro-romano-dello-stato-in-ununica-passeggiata-grazie-a-un-accordo-tra-sovrintendenza/). Siamo stati smentiti. Con domenica 5 febbraio 2017, quindi alla domenica gratuita del primo mese successivo, le due aree archeologiche sono state unificate. E così sarà ogni prima domenica del mese, almeno per tutto il 2017. Nasce un unico grande percorso nel cuore archeologico della Capitale, una nuova occasione per immergersi senza soluzione di continuità nella storia e nelle emozioni della Roma Antica. Una passeggiata senza barriere architettoniche e all’insegna dell’abbattimento di ogni cancello in grado di interrompere la continuità del racconto storico. Dai Fori Imperiali al Foro Romano e Palatino si può passare liberamente da un sito a un altro e percepire, nella ritrovata unitarietà, la grandezza di un passato che ci appartiene. L’accesso ai siti è consentito dalle 8.30 alle 16.30, con ultimo ingresso alle 15.30. “Il percorso che attraversa l’area archeologica dei Fori”, spiegano all’assessorato alla Cultura di Roma Capitale, “può essere compiuto indifferentemente partendo dall’accesso all’area di competenza capitolina, da piazza Santa Maria di Loreto, presso la Colonna Traiana, o da uno degli ingressi della soprintendenza di Stato, a largo Corrado Ricci, all’Arco di Tito, o a via di San Gregorio. Partendo da uno degli ingressi al Foro Romano e Palatino della soprintendenza si può accedere alle residenze imperiali palatine, alla Basilica di Massenzio, all’area monumentale della piazza del Foro, dove si affacciano i grandi Templi e le grandi Basiliche Iulia ed AEmilia, per arrivare alla Curia (sede del senato romano), da dove si passa nell’area della sovrintendenza comunale. Qui si aprono i Fori di Nerva e di Cesare e, passando al di sotto di via dei Fori imperiali, attraverso le cantine delle antiche abitazioni del quartiere Alessandrino, si arriva al Foro di Traiano, con la spettacolare visuale sulla Colonna e sui Mercati traianei”.

I soprintendenti Prosperetti e Parisi Presicce col vicesindaco di Roma, Bergamo, il 1° gennaio 2017, al cancelletto che divide il foro romano (Stato italiano) dai fori imperiali (Comune di Roma)
“In occasione dell’apertura congiunta del primo dell’anno”, spiega il soprintendente Francesco Prosperetti, “avevamo preso un impegno per continuare a offrire ai romani e ai turisti l’opportunità di visitare senza barriere il centro più antico della Capitale. La promessa è stata mantenuta nel segno di un ampliamento dell’offerta culturale. È questo solo un primo passo per integrare sempre di più la città con il suo cuore archeologico, rimuovendo steccati ideologici, divisioni amministrative, barriere architettoniche”. E il sovrintendente Parisi Presicce: “Consentire a tutti di immergersi nell’atmosfera della Roma antica e di passeggiare tra i Fori dimenticando, per un momento, quale porzione di arte e di memoria sia sotto la tutela dello Stato e quale sotto quella del Comune costituisce un piccolo, ma significativo atto di amore per la città di Roma nell’esclusivo interesse per i valori che condividiamo”.
“Dopo lo straordinario successo dell’apertura simbolica del cancello che separava le due aree, statali e comunali, avvenuta lo scorso primo gennaio per festeggiare nel migliore dei modi il nuovo anno”, conclude il vicesindaco di Roma e assessore alla Crescita culturale, Luca Bergamo, “oggi siamo contenti di mantenere l’impegno preso in quella occasione nei confronti di cittadini e turisti che amano questa città e vogliono sempre più che l’eredità della sua storia entri a far parte della quotidianità. Questo lavoro ribadisce ancora una volta quanto sia fondamentale per il bene di Roma e dell’intero Paese la collaborazione istituzionale e l’apertura degli spazi che possono essere tutelati solo se ognuno di noi li sente anche propri. Sono molto soddisfatto, a nome di tutta l’amministrazione, di consegnare al mondo in modo continuativo un pezzo prezioso e unico del nostro patrimonio con la certezza che si continuerà in questa direzione”.




































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