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Passeggiata dantesca nel Parco archeologico del Colosseo: il pubblico è accompagnato on line per dodici puntate a riconoscere i luoghi del PArCo attraverso le parole del sommo poeta. Si inizia col Dantedì

In occasione del secondo Dantedì – giornata nazionale dedicata a Dante Alighieri – il parco archeologico del Colosseo accoglie l’invito del ministero della Cultura e, nel 700.mo anniversario della morte del Sommo Poeta, propone una passeggiata che ripercorre la storia del PArCo attraverso le terzine dantesche che hanno narrato alcune delle vicende della storia di Roma, dalle origini alla fine dell’impero. Foro Romano, Palatino e Fori imperiali conservano oggi le testimonianze tangibili e monumentali dell’esistenza di personaggi storici a cui Dante ha dato voce nelle cantiche della Divina Commedia, assieme alle divinità pagane venerate nei templi dell’area archeologica centrale. Il pubblico verrà guidato a riscoprire, leggendo le terzine dantesche, le vicende di Enea e del Palladio, il pastore Caco, l’evoluzione del potere attraverso Cesare, il princeps Augusto e Giustiniano, l’umiltà di Traiano davanti a una vedova, fino ad arrivare all’essenza della fede e alla figura di San Pietro, e alle tante divinità tutelari che da sempre hanno popolato il Pantheon romano. Ad accompagnare il pubblico ci saranno le voci narranti di attori che hanno generosamente dato la loro disponibilità a prendere parte all’iniziativa, ideata e curata dalle funzionarie archeologhe Elisa Cella e Federica Rinaldi. Ad aprire il percorso sarà Massimo Ghini, seguito da Giandomenico Cupaiuolo, Giuseppe Cederna e Rosa Diletta Rossi. Le loro voci accompagneranno per dodici puntate il pubblico, portandolo a riconoscere i luoghi del PArCo attraverso le parole del sommo poeta di Firenze. Primo appuntamento (doppio) con le passeggiate dantesche giovedì 25 marzo 2021, alle 21.04, online sugli account social del PArCo: “Introduzione | Paradiso, Canto II, 1-9” con Massimo Ghini, e “Caco, il pastore | Inferno, Canto XXV, 16-33” e con Giuseppe Cederna; 1° aprile 2021, “Enea | Inferno, Canto II, 10-36” con Giandomenico Cupaiuolo; 8 aprile 2021, “Catone l’Uticense | Purgatorio, Canto I, 28-93” con Giuseppe Cederna; 15 aprile 2021, “Cesare | Paradiso, Canto VI, 34-72” con Giandomenico Cupaiuolo; 22 aprile 2021, “Virgilio | Inferno, Canto I, 61-75” con Giandomenico Cupaiuolo; 29 aprile 2021, “Orazio, Ovidio e Lucano | Inferno, Canto IV, 73-102” con Rosa Diletta Rossi; 6 maggio 2021, “Traiano | Purgatorio, Canto X, 70-93” con Giuseppe Cederna; 13 maggio 2021, “Giustiniano | Paradiso, Canto VI, 1-27” con Massimo Ghini; 20 maggio 2021, “Apollo | Paradiso, Canto I, 13-36” con Rosa Diletta Rossi; 27 maggio 2021, “Venere | Paradiso, Canto VIII, 1-39” con Rosa Diletta Rossi; 3 giugno 2021, “San Pietro | Paradiso, Canto XXIV, 52-75” con Massimo Ghini.

Giornata nazionale del Paesaggio. Il parco archeologico del Colosseo presenta il “Parco Green”, il lato verde del Parco, per far rivivere lo spirito dei giardini imperiali e dei rinascimentali Horti Farnesiani. Sul Palatino piantata l’uva pantastica, un antico vitigno confermato dalle fonti

Esplosione di fiori nel parco archeologico del Colosseo, una grande area verde nel cuore di Roma (foto PArCo)

Nella Giornata nazionale del Paesaggio il parco archeologico del Colosseo presenta il “Parco Green”, il lato verde del Parco, per valorizzare al massimo l’eccezionale ambiente naturale che ci è stato affidato e per dare un contributo allo sviluppo dell’economia sostenibile nei suoi diversi aspetti. Il parco archeologico del Colosseo non è solo un sito archeologico, ma anche una grande area verde che si estende per più di 40 ettari (considerando solo il territorio del Foro Romano e del Palatino) nel cuore della città di Roma. Un “parco naturale” in cui la vegetazione spontanea, tipica dell’area mediterranea, convive con i grandi alberi piantati negli ultimi secoli, allo scopo di far rivivere lo spirito dei giardini imperiali e dei rinascimentali Horti Farnesiani che, in fasi successive, hanno abbellito la sommità dell’antico colle. Quest’area verde è stata scelta come habitat da una nutrita fauna di piccoli mammiferi, rettili, insetti e uccelli.

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Il logo del progetto PArCo Green

Il progetto prende spunto dal concetto molto ampio di “Green Economy” o “Economia Verde” e comprende molte iniziative differenti, accomunate dallo scopo di ridurre l’impatto ambientale, quindi di diminuire l’inquinamento, di conservare l’ecosistema e la biodiversità, promuovendo un modo di vivere maggiormente “in accordo” con il nostro ambiente naturale, utilizzandone le risorse in maniera corretta e senza danneggiarlo. Le nostre attività spaziano dal riciclo dei rifiuti e dei materiali alla realizzazione di progetti pilota di restauro ecosostenibile; dalla raccolta delle piante e dei frutti spontanei del Parco alla messa a dimora di essenze antiche e rinascimentali legate alla storia del nostro sito, e ancora molto altro. In collaborazione con il Servizio Educazione Didattica e Formazione abbiamo inoltre realizzato progetti di educazione alla green economy, rivolti ai nostri visitatori di tutte le età… e oggi più che mai anche ai nostri visitatori virtuali.

La Vigna Barberini sul colle Palatino a Roma (foto PArCo)

Un vitigno antico: l’uva pantastica a Vigna Barberini. La ricerca storica e archeologica sui vini di eccellenza nell’antica Roma ha portato alla conoscenza di un antichissimo vitigno autoctono che Plinio chiama “uva pantastica”, da cui deriva il vino Bellone, coltivato nella provincia di Roma e in quella di Latina. La coltivazione della vite è sempre stata di rilevante importanza per tutte le civiltà che si sono susseguite nel corso della storia ed ebbe un ruolo molto importante anche nel corso della civiltà romana. I Romani furono eccellenti viticoltori: sono state infatti ritrovate tracce archeologiche di trincee della coltivazione della vite, per lo più a filari, spesso anche ad alberello per la vite così detta “maritata”.

Vigneti sul colle Palatino in un’antica mappa (foto PArCo)

Il parco archeologico del Colosseo conserva ancora nella sua toponomastica delle aree chiamate “vigna”, nel senso più esteso del termine, ovvero orti, e nelle indagini archeologiche e nelle carte storiche la presenza dei vigneti è ben documentata. Da qui l’idea di impiantare una piccola vigna, in un ambito del Colle Palatino denominato appunto “Vigna Barberini”, dall’omonima famiglia romana che nel XVII secolo ne deteneva la proprietà. Attualmente una piccola area della terrazza accoglie già delle piante da frutto, il fico sacro delle origini e altre tra le più antiche specie. I lavori sono in procinto di aver inizio dato il periodo favorevole nella nostra zona climatica, per l’impianto del vigneto.

Roma. Il Parco archeologico del Colosseo riapre al pubblico lunedì 1° febbraio 2021 con un concerto della speranza in diretta streaming. Al Colosseo percorso unico, Foro e Palatino accessibili. Ingressi contingentati in sicurezza

Ci siamo. Il 1° febbraio il parco archeologico del Colosseo riapre i cancelli, nel segno della speranza. Il Colosseo, il Foro Romano e il Palatino saranno aperti al pubblico dal lunedì al venerdì dalle 10.30 alle 16.30 (con ultimo ingresso alle 15.30) e, come da disposizioni governative, chiusi nel fine settimana. Durante la visita saranno applicate le medesime misure di sicurezza già sperimentate con successo in occasione della prima riapertura del 1° giugno 2020: i visitatori, preventivamente dotati di mascherina, dovranno obbligatoriamente sottoporsi alla misurazione della temperatura mediante termoscanner. Il percorso, al Colosseo, seguirà un tracciato a senso unico. L’accessibilità è sempre assicurata con l’assistenza ai pubblici fragili e l’utilizzo degli ascensori, con interventi sistematici di igienizzazione. Il biglietto ordinario d’ingresso è di 16 euro, ridotto 2 euro, e acquistabile online sul sito ufficiale www.parcocolosseo.it e sul sito del concessionario www.coopculture.it. Il biglietto, con orario d’ingresso predeterminato per la visita al Colosseo, così da garantire il necessario distanziamento dei visitatori, è collegato all’APP gratuita ParcoColosseo che contiene le mappe dei percorsi, i contenuti storici e tutte le informazioni utili alla visita. Per il momento non potranno essere accessibili, a causa delle misure contenitive legate all’emergenza sanitaria, gli spazi chiusi del PArCo: Domus Aurea, Santa Maria Antiqua, Rampa Domizianea, Museo Palatino, Casa di Augusto e Casa di Livia, Criptoportico Neroniano e Aula Isiaca.

La locandina del concerto della speranza dall’arena del Colosseo nel giorno della riapertura al pubblico (foto PArCo)

Concerto della speranza per la riapertura. “Con la consapevolezza che l’arte aiuta a superare momenti difficili come quelli che stiamo vivendo”, spiega la direzione, “il Parco archeologico del Colosseo offre ai visitatori che saranno presenti lunedì 1° febbraio, giornata di riapertura, e in diretta streaming sulla pagina Facebook per l’ampio pubblico che continua a seguire le numerose attività promosse sui canali social del PArCo, un concerto degli allievi del Conservatorio di S. Cecilia che si terrà sul piano dell’arena del Colosseo alle 12.30”. Sull’arena del Colosseo, dunque, gli Allievi del Conservatorio di S. Cecilia: Olimpia Pagni, soprano; Sara Tiburzi, mezzosoprano; Marco Ciardo, tenore; al pianoforte: Maestro Giuseppe Massimo Sabatini; direttore artistico: Maestro Stella Parenti. Il programma. Da “Così fan tutte” W. A. Mozart: Un aura amorosa; dalla “Bohème” G. Puccini: Quando meno vo’; dalla “Carmen” di Bizet: Habanera; da “Lakmé” di Léo Delibes: “Duetto dei fiori”; da “La Rondine” G. Puccini: “Chi il bel sogno di Doretta”; da “Sansone e Dalila” di Saint Saens: “Mon coeur s’ouvre à ta voix”; “La vie en rose” di Édith Piaf, eseguita a tre voci; dalla “Traviata” di G. Verdi: “Brindisi”. Diretta Facebook, in streaming sul canale Youtube #ParcoColosseo.

La mappa del percorso a senso unico da 45′ con “Il Colosseo si racconta” (foto PArCo)

Colosseo: il Colosseo si racconta (durata stimata 45 minuti). Il percorso a senso unico permetterà di visitare il I ordine dell’anfiteatro – senza passaggio sull’arena – con affaccio ai sotterranei, salire al II ordine attraversando gli spazi dell’esposizione permanente “Il Colosseo si racconta”, in cui è narrata in 11 tappe la storia del monumento, e arrivare fino alla terrazza Valadier con vista sulla piazza del Colosseo. Lungo il percorso, e precisamente all’interno della Porta Triumphalis sul lato occidentale del monumento, sarà possibile tornare ad ammirare il dipinto murale con la raffigurazione della veduta di Gerusalemme, così come restituito dal recente intervento di restauro. In un primo momento sarà attivo il solo ingresso Valadier. Presso l’ingresso sarà garantita la connettività free WI-FI necessaria sia all’eventuale acquisto del biglietto che a scaricare l’APP gratuita. In questa fase si prevede la possibilità di accogliere un numero massimo di 1.200 visitatori al giorno (ca. 240 l’ora). Visite contingentate con prenotazione oraria obbligata con gruppi di max. 20 unità, che partiranno scaglionati ogni 5 minuti. Ingresso Valadier (attuale ingresso singoli). Al momento non sarà attivo il servizio di visita guidata.

Panorama del Foro Romano (foto PArCo)

Per l’area archeologica del Foro Romano-Palatino, che si configura come spazio aperto e quindi assimilabile a parchi e giardini, sarà aperta un unico ingresso dalla via Sacra/arco di Tito, con orario libero ma mantenendo il costante controllo dei flussi. L’uscita sarà consentita da arco di Tito, dalla Salara Vecchia e da via del Foro Romano. L’intera area sarà percorribile: dall’arco di Settimio Severo all’arco di Tito fino ai rinnovati Horti Farnesiani, dalle cosiddette terme di Elagabalo alla Vigna Barberini, attraversando la Domus Augustana e la Domus Flavia con il sempre suggestivo affaccio sullo Stadio palatino. Anche in questo caso il WI-FI attivo nei pressi dell’accesso permetterà sia l’acquisto del titolo di ingresso che di scaricare la APP gratuita.

Nel Foro Romano sorgeva il piccolo santuario di Giano. In suo onore il 9 gennaio si teneva la prima festa dell’anno: l’Agonium. Il Parco archeologico del Colosseo la ricorda con “Giano” del poeta Gabriele Tinti

La moneta di epoca neroniana con, sul verso, una rara immagine del sacello di Giano con le porte chiuse (foto da http://www.lamoneta.it)

Nel Foro Romano, all’incrocio dell’Argileto con la via Sacra, nei pressi dell’area Curia-Comizio, sorgeva in origine un piccolo edificio con due ingressi che ospitava il più antico e importante santuario di Giano. L’unica immagine del sacello giunta sino a noi ci è fornita da una moneta di epoca neroniana. Il 9 gennaio ricorre la prima festa dell’anno – l’Agonium – dedicata proprio a Giano. Il culto di Giano risale tradizionalmente a Romolo e a un periodo ancor prima della fondazione vera e propria della città di Roma. C’erano molti jani (cioè, porte cerimoniali) a Roma. Il più famoso janus di Roma era il Janus Geminus, che in realtà era un santuario di Giano sul lato nord del Foro. Era una semplice struttura rettangolare in bronzo con doppie porte a ciascuna estremità. Tradizionalmente, le porte di questo santuario venivano lasciate aperte in tempo di guerra e venivano tenute chiuse quando Roma era in pace. Alcuni studiosi considerano Giano come il dio di tutti gli inizi. L’inizio del giorno, del mese e dell’anno, sia quello del calendario che quello agricolo, gli erano sacri. Lo stesso mese di gennaio prende il nome da lui e la sua festa si svolgeva appunto il 9 gennaio, l’Agonium.

Nell’ambito del ciclo “camminate poetiche” #CantidiPietra nel Foro Romano, nella Domus Aurea e nel Colosseo, il Parco archeologico del Colosseo propone “Giano”, i versi dello scrittore e poeta Gabriele Tinti, nella forma di brevi epigrafi, attraverso la lettura da parte dell’attore britannico James Cosmo, che mirano ad evocare la ricchezza simbolica del simulacro del dio, emblema di ogni passaggio e di ogni inizio. Montaggio video: Mario Cristofaro; riprese da drone: ASSO – Archeologia Subacquea Speleologia Organizzazione; musiche: Massimo Pupillo.

“Palatium. Abitare sul Palatino dalla fondazione di Roma all’età moderna”: il parco archeologico del Colosseo propone un viaggio alla scoperta delle abitazioni succedutesi sul colle nel corso dei secoli. Ottava puntata: gli Horti Farnesiani, dai Farnese a Pietro Rosa e Giacomo Boni

Il colle Palatino era il cuore di Roma antica con edifici pubblici e sacri fulcro della città

Dall’età arcaica e ancora in parte fino alla fine del XIX secolo il colle su cui nacque Roma fu una zona prevalentemente “residenziale”. La vocazione abitativa del Palatino culminò nel I secolo d.C. con la costruzione dei palazzi imperiali: essi si identificarono così strettamente con il colle su cui sorgevano, che il suo nome latino, Palatium, è ancora oggi utilizzato in molte lingue moderne con il significato di “edificio residenziale”. Il parco archeologico del Colosseo propone “Palatium. Abitare sul Palatino dalla fondazione di Roma all’età moderna”, viaggio alla scoperta delle abitazioni – e dei loro abitanti – che nel corso dei secoli si sono succedute sul colle Palatino. In questa ottava puntata scopriamo gli Horti Farnesiani: dai Farnese a Pietro Rosa e Giacomo Boni.

Veduta della Casina Farnese del Belvedere sul Palatino, al di sopra dei resti del Palazzo imperiale (foto PArCo)

Nel Rinascimento il colle Palatino fu scelto dalla potente famiglia dei Farnese per realizzare un grande giardino privato con viali, alberi, aiuole, fontane, nuovi edifici e una collezione di opere d’arte. Il contenuto mitico e ideologico del luogo, legato alla fondazione di Roma e sede del potere imperiale, rendeva infatti il Palatino con il suo nuovo giardino uno strumento di affermazione della famiglia, che con Paolo III Farnese aveva raggiunto il soglio pontificio (1534-1549). L’Antico era elemento fondante della concezione del giardino: sul colle si potevano ammirare non solo i resti dei Palazzi imperiali ma anche le sculture della collezione privata. Umanisti e antichisti come Fulvio Orsini e Pirro Ligorio furono solo alcuni degli ispiratori del progetto. Gli Horti Farnesiani erano in realtà un luogo per la meditazione e per l’intrattenimento, destinato al tempo libero e non una vera e propria residenza. Soltanto un edificio infatti, oggi non più conservato, era attrezzato con camere, soggiorno e una cucina. Il giardino divenne così cornice di cacce, feste e banchetti, ma anche di visite all’orto botanico e alle collezioni di antichità.

Pianta del giardino del Ser.mo duca di Parma su l’Monte Palatino, di Giovanni Battista Falda, in Li giardini di Roma, 1683, da G. Morganti (a cura di), Nel fascino degli Orti Farnesiani, 2018 (foto PArCo)

Un’incisione di Giovanni Battista Falda del 1667 mostra in maniera idealizzata l’assetto degli Orti. La storia della loro realizzazione si svolge attraverso il tempo in quasi cento anni. Dall’acquisto dei terreni con il cardinale Alessandro Farnese nel 1537, al primo intervento edilizio sistematico a partire dal 1569 che sfrutta i resti della Domus Tiberiana, con il grande portale rivolto verso il Foro Romano (oggi collocato in via di San Gregorio), la Casina del Belvedere con i celebri affreschi, il Ninfeo degli Specchi, fino agli ultimi interventi di Odoardo duca di Parma, che nel 1628 sposò Margherita de’ Medici, con la realizzazione delle due Uccelliere. Dopo un lungo declino, a partire dal XIX secolo gli Orti ricominciarono ad essere ‘abitati’: con Pietro Rosa, direttore degli scavi incaricato da Napoleone III, le Uccelliere furono trasformate in residenza privata e anche Giacomo Boni le scelse come luogo eletto.

Nel Foro Romano sorge il tempio di Saturno, uno dei culti più antichi. I romani dal 17 al 23 dicembre celebravano i Saturnali. Il Parco archeologico del Colosseo li ricorda con “Saturn” del poeta Gabriele Tinti

Il tempio di Saturno svetta nel Foro Romano (foto PArCo)

Il Tempio di Saturno, il cui giorno di dedica è il 17 dicembre, rappresenta uno tra i più antichi luoghi di culto nel Foro Romano: si erge con le maestose colonne sul lato del Foro alle pendici del Campidoglio ed era sede dell’Aerarium del popolo romano, il tesoro dello Stato. L’iscrizione conservata ricorda un restauro del tempio eseguito già in età imperiale, in seguito a un incendio. Dal 17 al 23 dicembre si celebravano i Saturnali che iniziavano con grandi banchetti e sacrifici. I partecipanti usavano scambiarsi l’augurio io Saturnalia, accompagnato da piccoli doni simbolici, detti strenne. Durante questi festeggiamenti era sovvertito l’ordine sociale: in un mondo alla rovescia, gli schiavi potevano considerarsi temporaneamente degli uomini liberi. Tuttavia la connotazione religiosa della festa prevaleva su quella sociale e di “classe”. Il “princeps” personificava una divinità infera, da identificare di volta in volta con Saturno o Plutone, preposto alla custodia delle anime dei defunti, ma anche protettore delle campagne e dei raccolti. In epoca romana si credeva che tali divinità, uscite dalle profondità del suolo, vagassero in corteo per tutto il periodo invernale, quando cioè la terra riposava ed era incolta a causa delle condizioni atmosferiche. Dovevano quindi essere placate con l’offerta di doni e di feste in loro onore e indotte a ritornare nell’aldilà, dove avrebbero favorito i raccolti della stagione estiva.

Alcuni aspetti, dunque, come l’uso di scambiarsi dei piccoli doni, nella ricorrenza dei Saturnali richiama quella delle attuali festività natalizie: il Parco archeologico del Colosseo coglie l’occasione di celebrare il dio Saturno con l’attore britannico Stephen Fry che, per il ciclo #CantidiPietra, legge “Saturn” dello scrittore e poeta Gabriele Tinti. Il montaggio video è di Mario Cristofaro; le riprese da drone di ASSO Archeologia Subacquea Speleologia Organizzazione; le musiche di Massimo Pupillo

Parco archeologico del Colosseo. Terza delle tre “Lezioni di archeologia” tenute dal prof. Andrea Carandini. In questa lezione il grande archeologo dimostra perché il 21 aprile è proprio il Natale di Roma

L’archeologo Andrea Carandini, tra i massimi esperti di Roma antica, oggi presidente del Fai

Nel terzo e ultimo appuntamento delle “Lezioni di archeologia” con il prof. Andrea Carandini promosse dal Parco archeologico del Colosseo, di cui l’eminente professore e famoso archeologo è membro del comitato scientifico, il PArCo ripropone intervento del professor Andrea Carandini realizzato durante il lockdown di primavera per il 21 aprile: così dopo aver magistralmente spiegato, con parole semplici e immagini esemplificative, cos’è e come si fa uno scavo stratigrafico, e aver illustrato il “suo” scavo sul Palatino, che si snoda come un viaggio a ritroso nel tempo, dove ha definito le origini di Roma, dal Septimontium alla città romulea dell’VIII sec. a.C. all’ampliamento dell’urbe con la Roma murata del re Servio Tullio nel 530 a.C., in questa lezione il prof. Carandini ci dimostra che “il 21 aprile è proprio il Natale di Roma”.

“Oggi è il 21 aprile, noto come Natale di Roma. Chiedo: è una falsità, un’invenzione tarda – per dire del III sec. d.C. riguardo ad avvenimenti dell’VIII sec. a.C.? o è una verità per cui ha un senso celebrare i Natali di Roma? Io credo che abbia una verità perché, anche se la leggenda dice che Roma è nata dal nulla, i grandi antiquari di Roma come Varrone dicevano che “dove ora è Roma c’era un tempo il Septimontium”. Quindi prima di Roma esisteva un abitato che si chiamava Septimontium, e questo dato è confermato pure dallo stesso 21 aprile che noi sappiamo essere il più antico Capodanno dei latini legato alla vita pastorale, anteriore al 1° di marzo che è il Capodanno della città fondata da Romolo. Quindi è un più antico Capodanno ed è su quel Capodanno antico che Romolo ha voluto fondare la città intorno alla metà dell’VIII secolo, quindi intorno al 750 a.C. Il 21 aprile era la festa di Pales, una divinità che non si capiva bene se era maschio o femmina, che non si capiva se era uno o due, ma era legata alla pastorizia, agli armenti, ed era la divinità soprattutto del Cermalus, che era un angoletto del Palatino dove Roma era stata effettivamente fondata. Quindi era la dea locale del luogo dove è stata fondata Roma. Tutto questo era ragionevole. Poi io ho scavato per 35 anni sul Palatino, tra il Palatino e il Foro, e ho scoperto la grande Roma dei Tarquini, alla quale molti storici non credevano, e addirittura la Roma romulea, alla quale gli storici in gran parte non credono per niente, e addirittura la Roma prima di Roma, cioè il Septimontium. Quindi con l’archeologia ho riguadagnato secoli e secoli di storia, almeno tre e mezzo, che erano stati negati dagli storici nel più grande fallimento della cultura umanistica occidentale. È molto molto probabile che un abitato, che si chiamava Settemonti e che quindi era un aggregato di monti ma non era ancora una città, sia stato trasformato da un primo capo o re, come Romolo, intorno alla metà dell’VIII sec. in una città che aveva un colle benedetto, il Palatino, quindi superiore agli altri colli, e poi aveva un centro politico-sacrale nel Foro e nel Campidoglio dove il re governava davanti ai rappresentanti dei vari rioni. Tutto questo è stato trovato negli strati, scavandoli uno a uno, e scendendo nel VII, nell’VIII e nel IX, e a volte addirittura nel X sec. a.C. Non dimentichiamo che nell’antichità le città non si fondavano, erano degli atti religiosi e sacrali che segnavano un nuovo inizio che ovviamente aveva bisogno di una grande personalità come Romolo, ritenuto addirittura figlio di Marte, quindi una specie di eroe, che potesse dare effettivamente un nuovo inizio a Roma come città, quindi come urbs”.

“Palatium. Abitare sul Palatino dalla fondazione di Roma all’età moderna”: il parco archeologico del Colosseo propone un viaggio alla scoperta delle abitazioni succedutesi sul colle nel corso dei secoli. Quarta puntata: la Domus Tiberiana, il primo palazzo

Il colle Palatino era il cuore di Roma antica con edifici pubblici e sacri fulcro della città

Dall’età arcaica e ancora in parte fino alla fine del XIX secolo il colle su cui nacque Roma fu una zona prevalentemente “residenziale”. La vocazione abitativa del Palatino culminò nel I secolo d.C. con la costruzione dei palazzi imperiali: essi si identificarono così strettamente con il colle su cui sorgevano, che il suo nome latino, Palatium, è ancora oggi utilizzato in molte lingue moderne con il significato di “edificio residenziale”. Il parco archeologico del Colosseo propone “Palatium. Abitare sul Palatino dalla fondazione di Roma all’età moderna”, viaggio alla scoperta delle abitazioni – e dei loro abitanti – che nel corso dei secoli si sono succedute sul colle Palatino. In questa quarta puntata si parla della Domus Tiberiana, il primo palazzo.

La Domus Tiberiana sul Palatino: veduta dall’area della Regia (foto PArCo)

Tra le residenze imperiali del Palatino la Domus Tiberiana è sicuramente la meno conosciuta dal pubblico e dagli stessi archeologi. A rendere “misterioso” questo grande e complesso edificio ha contribuito anche il suo destino rinascimentale: nel XVI secolo infatti la Domus fu coperta ed in parte obliterata dal verde degli Horti Farnesiani, costruiti dal cardinale Alessandro Farnese, che ancora ricoprono il versante Nord-occidentale della collina.

La domus repubblicana rinvenuta sul versante occidentale del colle Palatino nel corso degli ultimi scavi (foto PArCo)

Gli scavi archeologici, di conseguenza, si sono limitati quasi sempre alle parti marginali dell’edificio: ricordiamo l’enorme lavoro svolto da Pietro Rosa – l’archeologo incaricato da Napoleone III, che aveva acquistato i Giardini Farnese – che a partire dal 1861 la scavò sistematicamente per circa 10 anni e ne mise in luce i versanti meridionale ed orientale, e soprattutto quello settentrionale, con le imponenti sostruzioni che raggiungono i 20 metri di altezza e che ancora oggi fungono da spettacolare quinta per il Foro Romano.

Le pitture della domus rinvenuta sul versante occidentale del Palatino (foto PArCo)
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Uno dei corridoi della Domus Tiberiana sul Palatino, il cosiddetto Criptoportico Neroniano, in una foto d’epoca Alinari

Ancora in parte da indagare e da interpretare sono gli intricati piani inferiori, dentro i quali sono inglobati resti di numerose case aristocratiche di età repubblicana. Proprio queste domus costituirono il primo nucleo della Domus Tiberiana, a partire da quella di Tiberio Claudio Nerone, padre dell’imperatore omonimo; questa casa fu forse la stessa abitata da Germanico, da Claudio, prima di diventare imperatore, e da Caligola, che secondo le fonti ingrandì la Domus Tiberiana ampliandola “fino al Foro”. Quello di Caligola, che, per uno strano scherzo del destino, proprio in un criptoportico della sua Domus fu ucciso nel 41 d.C., fu il primo grande impulso costruttivo della Domus Tiberiana, che non fu mai, per architettura e cronologia, un edificio unitario, ma che si formò progressivamente grazie a una serie di ampliamenti successivi, assumendo un aspetto monumentale solo a partire dall’imperatore Claudio e poi con Nerone.

La vasca scoperta a partire dal 2005 nell’area degli Horti Farnesiani sul Palatino (foto PArCo)

In quest’epoca le antiche domus furono infatti inglobate in un grande basamento (di metri 50 x 45 circa) circondato da un quadriportico, che fu collegato all’area del Foro da una scalinata monumentale. Ad epoca claudia si datano anche la grande vasca circondata da giardini, scavata a partire dal 2005, sulla terrazza degli Horti Farnesiani ed il criptoportico messo in luce nella stessa area: esso ha infatti restituito una conduttura di piombo con inciso il nome dell’imperatore.

Particolare del mosaico parietale che decorava una delle abitazioni più antiche inglobate nella Domus Tiberiana sul Palatino (foto PArCo)

Con la costruzione del Palazzo Flavio la Domus Tiberiana perse la sua centralità e assunse un ruolo maggiormente funzionale; Domiziano, e poi Traiano ed Adriano continuarono però a curarla, ampliandola, tra l’altro, sul versante Nord con le poderose sostruzioni; vi abitarono anche gli Antonini, e Commodo la ristrutturò dopo un incendio. La vicinanza con il Foro e con la parte ancora abitata della città la fecero preferire alle altre residenze palatine nel corso del Medioevo se, ancora nell’VIII secolo d.C., vi abitò anche Papa Giovanni VII, figlio di Platone, curator dei Palazzi Imperiali.

Parco archeologico del Colosseo. Presentata la nuova guida tattile “Museo Palatino. Accarezzare la storia di Roma” nell’ambito del progetto “Il PArCo tra le mani”. Presto nuovi pannelli tattili, guide e la WebApp

“Museo Palatino. Accarezzare la storia di Roma” è la nuova guida tattile, ideata e curata da Federica Rinaldi e Giulia Giovanetti, con testi delle stesse assieme a Silvia D’Offizi e Donatella Garritano che ha curato le traduzioni in inglese, per la realizzazione di Atipiche edizioni con Spazio Attivo Zagarolo FabLab. È stata presentata on line dal parco archeologico del Colosseo giovedì 3 dicembre 2020 in occasione della Giornata internazionale delle persone con disabilità. La guida, pensata per tutti, raccoglie 16 schede con le opere più rappresentative della collezione del Museo, descritte con testi ad alta leggibilità (in italiano e inglese con trascrizioni in braille) illustrate con immagini tattili e un cassetto “immersivo” contenente le riproduzioni in 3D dei reperti.

Mappa dei pannelli tattici installati nel parco archeologico del Colosseo (foto PArCo)

La guida tattile del museo Palatino è l’ultimo atto di un percorso iniziato qualche anno fa. Tra il 2018 e il 2019 e ancora nel 2020 l’attenzione del PArCo nei confronti della disabilità visiva si è declinata in una serie di azioni coordinate, originate da un principio imprescindibile, ossia favorire l’autonomia di visita agli ipo e non vedenti, senza rinunciare al valore del contatto fisico e all’esperienza della visita guidata. Per garantire un supporto adeguato alle necessità del pubblico non vedente, il PArCo ha organizzato in collaborazione con il museo statale Tattile Omero di Ancona e la Direzione Generale Educazione e Ricerca, il corso dal titolo “Metodi e strumenti per rendere accessibili musei e luoghi della cultura alle persone con disabilità visiva”. Nell’arco di un anno, il corso ha formato 25 dipendenti del MiBACT tra il personale del Parco e di altri istituti e luoghi della cultura di Roma e del Lazio. È stato così messo a punto il progetto “Il PArCo tra le mani”, per favorire un turismo di prossimità attraverso un percorso tattile multilingue (italiano, inglese e alfabeto braille) composto da 11 pannelli illustrativi distribuiti all’interno del parco. Il percorso consta di 11 postazioni accessibili a tutti: Colosseo (1 pannello), Foro Romano (3 pp.), Palatino (3 pp), Museo Palatino (4 pp.). Pannelli a cura di Paola Quaranta e Federica Rinaldi.  In più, nel museo Palatino sono stati sistemati 4 pannelli dotati di riproduzioni in 3D in scala 1:1:  un’antefissa arcaica, una porzione di lastra Campana, un mosaico e la testa ritratto marmorea di Nerone. A questi reperti si associano anche oggetti dell’industria litica quali selci e punte di freccia, oltre a vasellame arcaico e monete destinate ai laboratori tattili con bambini e adulti.

Il “museo tattile” all’interno del percorso espositivo al museo Palatino (foto PArCo)

Il progetto va avanti. Sarà aumentato il numero dei pannelli tattili illustrativi di singoli monumenti (l’Arco di Augusto al Foro Romano) o di singoli tematismi (quali le superfici decorate marmoree della Domus Flavia e Augustana). Un nuovo pannello, posto all’ingresso presso l’Arco di Tito,  aiuterà il visitatore a orientarsi all’interno del PArCo, segnalando la “salita” al Colle Palatino e la “discesa” verso la valle del Foro Romano. In più, ognuno dei pannelli esistenti sarà dotato di un QrCode che permetterà di accedere a un’App multisensoriale, dotata non solo di testi di approfondimento, per tutti, riguardanti i 25 monumenti selezionati, tradotti in 9 lingue straniere, ma anche di clip video, videoguide nella lingua dei segni e spazi di racconto dedicati solo ai bambini. Il progetto della WebApp è curato da Giulia Giovanetti, Paola Quaranta, Federica Rinaldi e Andrea Schiappelli e realizzato dallo Studio Ruschena Projects. Anche per l’area del Foro Romano sono in corso di realizzazione due guide tattili a stampa in nero, braille e con figure in rilievo, dedicate a percorsi tematici incentrati sulla Casa delle Vestali e sulla Basilica Giulia; le guide, stampate in più copie, potranno essere prese in prestito gratuitamente presso le biglietterie all’ingresso del PArCo. Un primo test dei percorsi si è avuto in occasione della Giornata delle Famiglie al Museo del 2019, grazie alla partecipazione dell’Unione italiana Ciechi e Ipovedenti di Roma con cui sono costanti e frequenti i contatti per l’organizzazione di visite speciali. Guide tattili del Foro a cura di Andrea Schiappelli, Francesca Boldrighini, Elena Ferrari, Francesca Ioppi e Sabrina Violante. Il principio fondante di questi percorsi si basa sulla convinzione che, affinché una visita tattile condotta in situ abbia davvero senso, non ci sia cosa migliore che toccare direttamente i manufatti antichi originali, utilizzando riproduzioni e modelli in scala solo a integrazione dell’esperienza.

Roma. Nel terzo centenario della nascita di Giambattista Piranesi il parco archeologico del Colosseo con l’ICG lancia l’App “Il PArCo di Piranesi”: viaggio virtuale tra le incisioni sulla Roma antica e i monumenti oggi

Veduta dell’Arco di Tito di Giambattista Piranesi presentata nell’App “Il PArCo di Piranesi”

Con le sue incisioni il Colosseo, il Foro Romano e il Palatino divennero presto le icone per antonomasia dei monumenti di quella Roma non ancora del tutto sparita, così com’era vista e vissuta dai viaggiatori del Settecento, che stava per vivere la sua prima stagione dei grandi scavi archeologici. Stiamo parlando di Giambattista Piranesi (Mogliano Veneto 1720 – Roma 1778), architetto, incisore, archeologo, veneziano di nascita e romano d’adozione. Il conservarsi del fascino di una Roma antica alle soglie della modernità, prima all’avvento della tecnica fotografica, deve molto all’opera di Piranesi che trovò straordinaria diffusione e successo in tutto il mondo, grazie alla riproduzione seriale resa allora possibile dalla tecnica di stampa dell’acquaforte. In occasione del trecentenario della nascita di Piranesi, quindi, il parco archeologico del Colosseo, in collaborazione con l’Istituto Centrale per la Grafica e con il contributo della Kuwait Petroleum Italia, ha voluto realizzare un’applicazione per smartphone a cura di  Paolo Castellani e Andrea Schiappelli (parco archeologico del Colosseo) che consente l’esplorazione virtuale di un’ampia selezione delle vedute dedicate ai monumenti del PArCo, evidenziandone le particolarità grafiche e storiche con testi di approfondimento. Alle vedute d’epoca sono state affiancate le immagini dello stato attuale dei luoghi, appositamente realizzate, per consentire il confronto anche agli utenti interessati che non potranno recarsi sul posto.

La App “Il PArCo di Piranesi” è organizzata in modo tale che alle vedute d’epoca siano sempre affiancate le immagini dello stato attuale dei luoghi, appositamente realizzate, per consentire il confronto anche agli utenti che vogliano utilizzarla in modalità da remoto. Inoltre la App si compone di un’ampia gallery di immagini dei monumenti ritratti in altre epoche e da autori diversi e due accurati video-documentari di approfondimento, “L’acquaforte” e “Reprinting Piranesi”, realizzati dal PArCo presso la Stamperia dell’ICG e dedicati rispettivamente alla tecnica dell’acquaforte e alla ristampa, evento raro, di un’incisione della valle del Colosseo da una matrice originale in Piranesi. L’Applicazione, totalmente gratuita, è stata inoltre concepita per essere fruibile anche nella lingua dei segni LIS e per il pubblico non vedente grazie all’audio-lettura dell’intero apparato testuale.  L’App sarà disponibile negli store verso la metà del mese di dicembre.

Una pagina della App “Il PArCo di Piranesi” con in primo piano la Colonna Traiana

“La App è concepita sia come guida da utilizzare durante la visita nel PArCo, sia come viaggio nel tempo da vivere in qualsiasi parte del mondo ci si trovi con il proprio smartphone o tablet, modalità oggi imprescindibile in tempo di pandemia”, commenta Alfonsina Russo, direttore del parco archeologico del Colosseo e prosegue “Ci penserà il genio di Piranesi a condurre gli utenti lontani nel cuore della Roma del Settecento, lungo un itinerario per molti familiare ma sempre ricco di sorprese e particolari da scoprire o riscoprire”. Fondamentale è stata la collaborazione con l’Istituto Centrale per la Grafica che, dal canto suo, ha un rapporto privilegiato con Piranesi, non solo perché conserva nelle proprie collezioni una delle principali raccolte di stampe dell’artista, ma soprattutto perché possiede tutte le matrici in rame incise da Giambattista (circa un migliaio), depositate nella Calcoteca più importante al mondo. In virtù di questa peculiarità l’ICG ha voluto rendere omaggio a Piranesi con la spettacolare mostra-evento “Giambattista Piranesi. Sognare il sogno impossibile”, a cura di Maria Cristina Misiti e Giovanna Scaloni, allestita nella sua sede del Palazzo Fontana di Trevi, inaugurata il 15 ottobre scorso. Il catalogo dell’esposizione sarà edito sul web come libro multimediale per il quale è previsto, unitamente agli interventi di studiosi e appassionati di Piranesi, un contributo del parco archeologico del Colosseo che ha elaborato il materiale iconografico fornito dall’Istituto per l’App, ricostruendo attraverso le immagini un percorso piranesiano all’interno di uno dei monumenti simbolo di Roma.