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“Lapilli sotto la cenere”. Con la 17.ma clip del parco archeologico di Ercolano il direttore Francesco Sirano ci fa scoprire altri ambienti della Casa del rilievo di Telefo. Seconda parte: il loggiato e il sontuoso ambiente affacciato sul mare, e anche moderni graffiti (oggi vietatissimi)

La Casa del rilievo di Telefo, in realtà la casa di Marco Nonio Balbo, a Ercolano (foto Paerco)

Con la 17.ma clip della serie “Lapilli sotto la cenere” dedicata all’esplorazione di realtà che per necessità conservative, di restauro o contingenze non sono accessibili al pubblico, il direttore del parco archeologico di Ercolano, Francesco Sirano, ci accompagna alla scoperta della meravigliosa struttura conosciuta come Casa del rilievo di Telefo, in realtà la Casa di Marco Nonio Balbo. In questa seconda parte esploriamo il loggiato e il sontuoso ambiente affacciato sul fare, fino a scoprire i graffiti e le firme lasciati sugli intonaci da moderni visitatori per un trentennio del secolo scorso.

Attraverso un percorso, che presentava anche delle scalette, sul limite del bastione su cui sorgeva la Casa del Rilievo di Telefo affacciata direttamente sul mare, si accede ad alcuni ambienti particolarmente interessanti. “Una volta entrati nel corridoio pavimentato a mosaico”, spiega Sirano, “ci accorgiamo che l’affaccio verso il mare della Casa del Rilievo di Telefo in un primo tempo era formato da un vero e proprio loggiato, con colonne completamente libere. Questo loggiato a un certo punto viene chiuso con dei muri e vengono create delle finestre per regolare al luce naturale che viene tenuta un pochino più bassa. Questo probabilmente avviene nel momento in cui questa parte viene staccata dalla Casa del Rilievo di Telefo e collegata alle terme suburbane. Era spettacolare: una sala che si affacciava direttamente sul loggiato e verso il mare su ben due lati. C’è ancora una finestra aperta e un’altra che fu murata quando furono create le terme suburbane. La sala era completamente rivestita di marmo: il pavimento in opus sectile con marmi colorati provenienti da tutte le parti dell’Impero presentava dei complessi disegni sempre a base geometrica, e c’era una zoccolatura in marmi policromi, sui quali poi abbiamo una serie di elementi dipinti, che non sono altro che fregi di cornici normalmente utilizzati nella parte alta delle decorazioni parietali, sovrapposti ognuno sugli altri, una sorta di antologia di questi elementi cosiddetti secondari della pittura di Ercolano”.

La sala più importante della Casa del rilievo di Telefo a Ercolano affacciata sul mare (foto Paerco)

La sala più importante della Casa del Rilievo di Telefo si affacciava direttamente sul mare. “Ci si arrivava attraverso un corridoio pavimentato a mosaico”, continua Sirano, “su cui si aprivano due ambienti secondari a servizio di quello che qui avveniva. Dei grandi finestroni facevano godere della brezza e della vista sul golfo di Napoli. La sala è caratterizzata dalla presenza del marmo. È completamente rivestita di marmo alle pareti ma anche sui pavimenti. Il pavimento è costituito da lastre di marmo in forma geometrica. Si tratta di scomposizioni del tema del quadrato più volte ripetute e alternate, in marmi policromi che provengono da tutte le zone dell’Impero. Nella zona più verso il mare abbiamo anche due elementi circolari che si ritengono il luogo dove veniva appoggiata la mensa durante i banchetti ufficiali di questa casa. Le pareti presentano una decorazione ispirata al IV stile con delle grandi specchiature architettoniche scandite da semicolonne cosiddette tortili, perché sembra quasi che il marmo sia attorcigliato, la colonna sia attorcigliata su se stessa, sempre di marmi colorati provenienti dall’Africa, dalla Grecia, dall’Asia Minore, e al di sopra del quale poi correvano altre decorazioni sempre in marmo. E anche il soffitto di questa casa era particolarmente sontuoso, tutto di legno colorato ancora una volta con un cassettonato che riproduceva dei temi legati a scomposizioni dei quadrati. Questo soffitto fu ritrovato durante gli scavi che il parco archeologico ha condotto con la fondazione Packard nell’ambito dell’Herculaneum Conservation Project”.

La firma di un visitatore lasciata nel 1959 sull’intonaco di una parete della Casa del rilievo di Telefo a Ercolano (foto Paerco)

“Visitando questo ambiente notiamo anche alcuni dettagli che ci fanno capire quanto sia cambiata la sensibilità per chi frequentava il sito e anche per chi lo gestiva. Infatti su questa fascia che è tutta di restauro – si tratta di intonaco moderno – vediamo che i visitatori a partire dal 1959 lasciavano le loro firme. Queste firme arrivano fino al 1992. Dopodiché la direzione degli scavi cambiò completamente atteggiamento e cominciò a impedire che avvenissero queste pratiche. Si tratta di pratiche che noi oggi non consentiamo più e speriamo che tutti i nostri visitatori si affidino ora ai social media: è  quella la nostra bacheca – conclude Sirano – per poter lasciare un messaggio di speranza, per lasciare un messaggio di amore verso questo sito, che è quello che noi dobbiamo condividere”.

“Lapilli sotto la cenere”: nella terza clip del parco archeologico di Ercolano il direttore Sirano ci porta a scoprire i preziosi legni (mobili e arredi) ritrovati nell’antica Herculaneum e conservati nei depositi-laboratori dove sono studiati e restaurati

Nella terza clip dei “Lapilli sotto la cenere del parco archeologico di Ercolano” il direttore Francesco Sirano ci accompagna eccezionalmente alla scoperta di alcuni reperti che ancora oggi riescono ad emozionare: sono i legni ritrovati nella città antica, una testimonianza importante che ha aiutato gli studiosi a comprendere le diverse tecniche di lavorazione e l’estetica degli ornamenti ebanistici dei complementi di arredo delle domus. “Le modalità di seppellimento della città antica”, spiega Sirano, “hanno fatto conservare il materiale organico il cui aspetto è leggermente mutato, ha preso una forma carbonizzata, ma è perfettamente riconoscibile”. Uno dei reperti più importanti che non manca ancora oggi di emozionare è la culla dalla casa di Graniano. “Fu trovata con i resti di un materassino e adagiato lo scheletro del bambino. Un salto nel tempo che ci riporta direttamente al 79 d.C. e alla tragedia che imperversò Ercolano”. Le case di Ercolano avevano arredi di ogni genere: andiamo dagli sgabelli addirittura con l’impiallacciatura in legno di rosa, a tavolini con le zampe configurate. “Interessantissimo un armadio larario, un mobile composto in due parti: sopra abbiamo un vero e proprio piccolo tabernacolo all’interno del quale c’erano delle statuette di culto di divinità a cui quella famiglia era devota; e nella parte bassa un armadio dove erano deposti degli utensili che servivano per la vita di tutti i giorni. Si può notare in particolare la splendida ricostruzione fatta da Maiuri che poteva contare su degli operai, anche ebanisti, di eccezionale capacità che hanno ricostruito perfettamente questo mobilio. Infatti non ci dimentichiamo che i mobili si trovavano tutti all’interno del flusso piroclastico. Era davvero complicato già solo riconoscerli e poi riuscire a tirarli fuori da questa massa di fango che li inglobava”. Ritrovate anche delle cassapanche o addirittura delle panchine dove ci si poteva sedere, e ben tredici letti. “Uno dei letti meglio conservati ha una spalliera alta tutta decorata, anche questo in legno di rosa con impiallacciatura che fa dei disegni geometrici. La rete è in legno. Su questa veniva adagiato il materasso”. I materiali organici ritrovati sono dei materiali estremamente delicati, hanno bisogno di essere conservati in un ambiente climatizzato e inoltre di continua manutenzione.

Elemento del soffitto in legno del salone delle feste della Casa del Rilievo di Telefo di Ercolano (foto Paerco)

Oltre ai mobili a Ercolano sono stati ritrovati anche complementi di arredo. Eccezionali durante gli scavi effettuati in collaborazione con l’Herculaneum Conservation Project e con il finanziamento della fondazione Packard sono i resti di un soffitto che decorava il salone delle feste della Casa del Rilievo di Telefo. “Il legno in questo caso – continua Sirano – ha mantenuto il suo aspetto di legno vivo perché è stato ritrovato in un ambiente umido. Ma non solo: si può vedere come si sono conservati i colori. E inoltre è stato particolarmente interessante l’aver potuto ricostruire la tecnica degli incastri che venivano utilizzati da questi sapientissimi artigiani che hanno creato un vero e proprio capolavoro nella casa di Marco Nonio Balbo che era uno dei personaggi più importanti di Ercolano antica”. Elisabetta Canna, restauratore del parco archeologico di Ercolano: “Il restauro di questo reperto, come degli altri 75 pezzi del soffitto della Casa del Rilievo di Telefo, è iniziato molti anni fa, perché la fase preliminare all’intervento è stata una fase di studio e ricerca, proprio perché il legno bagnato e ritrovato a Ercolano è di estrema rarità. Conclusa la fase di studio nella quale si è indagata anche la natura del legno, ed è venuto fuori essere un abete bianco, e la natura dei colori delle ocre stese con un legante organico, una proteina, una tempera all’uovo, si è potuto mettere a punto un intervento di conservazione, un consolidamento con degli zuccheri, elementi compatibili con il materiale originale. E poi una seconda fase di restauro estetico della superficie che ha visto l’utilizzo del laser come elemento fondamentale per recuperare le cromie originali dal materiale di scavo che era rimasto incrostato sulle superfici”.

Elementi di mobili in legno con placche in avorio ritrovati nella Villa dei Papiri di Ercolano (foto Paerco)

Tra gli oggetti più sbalorditivi ritrovati nel corso degli scavi alla villa dei Papiri da Maria Paola Guidobaldi ci sono dei mobili di legno. Le analisi hanno rivelato che si tratta di legno di frassino e questi mobili erano rivestiti con placche di avorio in parte lavorate a rilievo. Durante la documentazione preliminare sono stati effettuati una serie di disegni accurati e un modello 3D che ha permesso di recuperare una copia perfettamente uguale all’originale stampata con laser scanner in maniera da poter manipolare facilmente questi pezzi che altrimenti non avremmo potuto toccare data la delicatezza. “In questa maniera si è cercato di ricostruire gli assemblaggi delle varie parti che formavano questo mobile. Si può vedere l’incastro sulla zampa leonina che era la base di un mobile che oggi sappiamo essere identificato con il sostegno di un bacino, un sostegno a treppiedi, un tripode che aveva in alto un coronamento al di sopra del quale dobbiamo immaginare un bacino. Sulla base del numero di frammenti si sono ipotizzati almeno tre tripodi, tre vasi di sostegno che in base alla decorazione dovevano avere un significato anche rituale. Infatti notiamo che tutto gira intorno al mondo di Dioniso: si riconosce il dio e personaggi del suo corteggio. Ed eccezionali sono le scene di sacrificio che avvengono sui pezzi che sostenevano il vero e proprio bacino. Qui infatti abbiamo una scena dove si vedono proprio delle persone che stanno compiendo un sacrificio incruento davanti a una statua del dio Priapo”.

Parco archeologico di Ercolano: dopo il successo di “Lapilli del Parco” parte una nova iniziativa on-line “Lapilli sotto la cenere” alla scoperta dei tesori nascosti dell’antica Herculaneum

La magia del sito archeologico di Ercolano dominato dal Vesuvio (foto Paerco)

Dopo il grande successo di “Lapilli”, di cui archeologiavocidalpassato.com ha dato ampia diffusione,, il Parco Archeologico di Ercolano si trova alla virata di boa con passaggio aduna nuova fase: dai “Lapilli del Parco”, che hanno costituito un momento di virtualizzazione della visita, quando essa era negata dalle circostanze di chiusura al pubblico – per i quali i risultati sono stati travolgenti – ai “Lapilli sotto la cenere”, alla scoperta dei tesori nascosti del Parco. La nuova fase degli approfondimenti condotti sul sito dal direttore, esperti e personale specializzato, parte il 5 agosto 2020. Ora che il Parco è nuovamente aperto, il digitale viene ancora una volta riformulato e arricchito di nuove valenze e il programma “Lapilli” si rinnova portando alla rivelazione di siti inesplorati dal pubblico, dalle domus oggetto di restauro ai depositi del Parco, vera fonte di ispirazione e luogo dove maturano conoscenze e si scoprono sempre nuove storie. Spiegazioni, approfondimenti, curiosità da parte del direttore e dei funzionari del Parco, interventi di esperti, ricostruzioni “Herculaneum 3D Scan”, a cura dell’Herculaneum Conservation Project, ma anche una serie specifica dedicata alla figura di Ercole, come eroe che unisce la città antica e quella moderna, che continueranno, in un appuntamento settimanale, a illustrare, intrattenere e arricchire la conoscenza del Parco di Ercolano.

Francesco Sirano direttore del parco archeologico di Ercolano (foto Paerco)

“Con i “Lapilli sotto la cenere” la visita digitale integra quella reale”, interviene il direttore Francesco Sirano, “ampliando ulteriormente la fruizione dei visitatori portandoli anche a esplorare realtà che per necessità conservative, di restauro o contingenze non sono accessibili. Il format ripropone le modalità oramai care alla community che ogni settimana si ritrova sui canali social del Parco come in una piazza virtuale, commentando i contenuti e scambiandosi opinioni e idee. E nei prossimi mesi l’offerta digitale sarà arricchita e diversificata grazie ai progetti su cui stiamo lavorando da tempo insieme all’Herculaneum Conservation Project con il sostegno sia della Fondazione Packard sia delle istituzioni pubbliche grazie alle quali il Parco non solo partecipa al progetto della Regione Campania “Move to cloud”, ma soprattutto ha ricevuto un importante finanziamento del MiBACT nell’ambito dei fondi europei per il Museo Digitale dell’Antica Herculaneum”.

 

Jane Thompson, manager dell’HCP per le fondazioni Packard

“Siamo felici di essere parte di questo importante processo di cambiamento nel rapporto tra pubblico e Parco archeologico di Ercolano”, dichiara Jane Thompson, Project mangaer dell’Herculaneum Conservation Project. “Sono sempre più evidenti i benefici che l’adozione di strumenti tecnologici possono apportare nella vita degli istituti culturali, a partire dalle pratiche di conservazione e restauro fino ad arrivare alle attività di comunicazione e valorizzazione online e on-site. Questi strumenti aprono la possibilità di stimolare una partecipazione attiva del pubblico che diventa parte essenziale dell’esperienza di visita e, inoltre, offrono la possibilità, anche insieme ad altri progetti che stiamo portando avanti con il Parco Archeologico, oltre ad Herculaneum 3D, di un reale impatto in termini di promozione dell’inclusione sociale, offrendo una possibilità di accesso su più ampia scala e con minori costi da sostenere per il visitatore”.

Con l’avanzare dell’estate aumentano inoltre i visitatori al sito e il Parco Archeologico si adegua al nuovo flusso, aumentando a 50 il numero massimo di persone per fascia oraria. Il biglietto di ingresso è acquistabile on-line sul sito www.ticketone.it e presso la biglietteria del Parco. Al fine di permettere un fluido contingentamento degli ingressi al sito, nel rispetto della vigente normativa anti-covid, al momento dell’acquisto il visitatore sceglie la fascia oraria di ingresso, prevista ogni 15 minuti per un massimo di 50 persone per turno. “Intanto al Parco si tirano le somme della crescita del pubblico social del sito”, aggiunge Sirano. “Molto forte l’incremento nei mesi del lockdown. Durante questi mesi abbiamo rivoluzionato il nostro modo di lavorare con grandi risultati per Ercolano: per questo la scelta di continuare ad arricchire i contenuti virtuali per appassionare sempre di più il nostro pubblico e continuare a intessere i nodi per formare una rete di contatti, di relazioni, di contenuti, di passione”.

#EnjoyErcolano: il parco archeologico di Ercolano promuove un sondaggio rivolto alla comunità di Ercolano, ideato dall’Herculaneum Conservation Project (HCP) per raccontare la propria Ercolano. Il direttore Sirano: “Maggiore interazione tra la comunità locale e il suo patrimonio culturale”

Le magiche atmosfere della città antica di Ercolano (foto Paerco)

L’hanno chiamata #EnjoyErcolano ed è la nuova iniziativa del parco archeologico di Ercolano per coinvolgere la comunità e quanti vivono o lavorano a Ercolano, o ci hanno lavorato o vissuto per lungo tempo, per raccontare Ercolano, per farlo conoscere e per capirlo meglio. Il parco archeologico di Ercolano diventa promotore della riscoperta del patrimonio culturale della comunità. “In un momento in cui stiamo riscoprendo il valore di cosa e chi abbiamo intorno, e che ci ha fatto capire quanto i comportamenti individuali possano influire sul benessere della comunità”, spiegano, “il Parco Archeologico di Ercolano si rivolge al suo territorio e lo coinvolge nella riappropriazione dell’identità del luogo e nella riscoperta del proprio patrimonio culturale. Il fine è rendere accessibile il patrimonio culturale alla comunità e divenire promotore della crescita della stessa”. Per partecipare http://www.herculaneum.org/enjoyercolano. Prima della compilazione del questionario guarda il video ed entra nello spirito di Ercolano!

È disponibile anche un videotutorial

Nasce così #EnjoyErcolano [http://www.herculaneum.org/enjoyercolano] il sondaggio rivolto alla comunità di Ercolano, ideato dall’Herculaneum Conservation Project (HCP) e promosso dal Parco Archeologico di Ercolano. Tutte le persone che vivono o hanno vissuto a Ercolano, essendoci nate, chi ci lavora e/o ci ha lavorato per lungo tempo, e tutti quelli che si sentono parte di questa comunità sono chiamati a raccontare la propria Ercolano: una città fortemente caratterizzata dai propri attributi culturali che non si esauriscono solo con il sito archeologico ma comprendono tutto il patrimonio culturale, naturale, tangibile e intangibile che, nelle sue manifestazioni più diverse, crea legami forti e duraturi. La comunità è invitata a riflettere sulle risorse e i talenti che possono essere alla base di un nuovo modello di sviluppo incentrato sul benessere, sia della propria comunità sia di chi frequenta questo territorio o ne è appassionato, pur vivendo lontano. Questo sondaggio deriva da uno studio pilota del team HCP effettuato un anno fa su un campione della popolazione di Ercolano, che ha permesso di identificare, in parte, alcune caratteristiche della comunità locale e di rilevare alcuni cambiamenti nel tempo di luoghi e delle modalità di fruizione degli stessi. Pertanto, dopo questa prima fase, parte #EnjoyErcolano, al fine di rendere più complete le informazioni su questi luoghi per determinarne i tratti caratteristici, e capire come essi possano influenzare positivamente il benessere della comunità, anche e soprattutto dopo il tempo di pandemia.

Francesco Sirano, direttore del parco archeologico di Ercolano

“Sono due gli obiettivi ai quali il Parco si rivolge in questa nuova fase”, spiega Francesco Sirano, direttore del Parco Archeologico di Ercolano: “qualcosa in più di turismo di prossimità, un percorso per arrivare ad una maggiore interazione tra la comunità locale e il suo patrimonio culturale; e restauri. Per quanto riguarda il primo punto, i primi componenti della comunità allargata del Parco che potranno raggiungerci anche fisicamente saranno gli abitanti di Ercolano, quelli della provincia vesuviana, di Napoli, della Campania, e speriamo presto d’Italia e d’Europa. Alla comunità del Parco e agli Ercolanesi ci rivolgiamo con questo studio, chiediamo il loro parere, di intervenire per raccontarci Ercolano, di aiutarci ad avere una visione allargata e integrata del Parco. In passato abbiamo promosso numerose iniziative con la comunità locale ma con #EnjoyErcolano rispondiamo alla sentita necessità di consolidare ulteriormente il nostro legame con il territorio uscendo sempre di più fuori dalle mura del Parco. Arricchendo la nostra esperienza di addetti ai lavori, raccogliendo sollecitazioni e punti di vista che ci permetteranno di ampliare le nostre vedute, lavoriamo per strutturare meglio l’integrazione del sito archeologico nel territorio dando spazio e voce alla comunità locale. Inoltre continuiamo a raggiungere tutti gli appassionati di Ercolano con la nostra rete social che si è tanto allargata in questi mesi e continuerà ad essere il veicolo per la divulgazione di contenuti e approfondimenti. Il secondo obiettivo – continua – consisterà nell’accelerazione delle attività di conservazione e manutenzione il cui svolgimento sarà facilitato dalla fase di contingentamento fisico dei visitatori. Ritengo infatti che sia opportuno volgere in positivo la circostanza che nei prossimi mesi il Parco sarà visitato con modalità più lente e da un numero contenuto di ospiti. Ci concentreremo a risolvere il maggior numero possibile di problemi di conservazione e sicurezza in tutte le zone del sito fuori dal circuito di visita e chiuse al pubblico da anni. Così la pausa forzata, che sta per finire, e il rallentamento del ritmo di visita saranno tradotti in tempi ragionevolmente brevi in un ulteriore ampliamento dell’offerta culturale e nel miglioramento dell’accoglienza secondo la strategia che abbiamo messo in campo negli ultimi 3 anni.”

L’home page del sondaggio #EnjoyErcolano promosso dal parco archeologico di Ercolano

Il piano delle attività prevede ulteriori azioni, quali un sondaggio rivolto agli enti del terzo settore, ricerche di archivio e una mappatura delle realtà urbane, che confluiranno in uno studio più ampio a scala territoriale. Denominato, per ora, TBA (Territorial Baseline Assessment), lo studio prende ispirazione dagli Strategic Environmental Assessments, consueti in tanti paesi per la gestione di beni naturali a scala paesaggistica. A Ercolano, lo scopo è di far emergere i valori culturali del territorio che scaturiscono dalle strette relazioni, interconnessioni e legami tra le persone e i luoghi, che vivono e utilizzano quotidianamente, legami determinati ed influenzati anche dai cambiamenti che il territorio ha vissuto nel corso degli anni. Tutti i dati raccolti confluiranno in ambiente GIS, al fine di ottenere una visione organica, puntuale e aderente non solo alla realtà attuale del contesto territoriale ma alle sue potenzialità, e potrebbero essere usati come leva per lo sviluppo sostenibile di questo territorio.

Jane Thompson, manager dell’HCP per le fondazioni Packard

“L’iniziativa #EnjoyErcolano”, interviene Jane Thompson, manager dell’HCP per le fondazioni Packard, “posiziona il cittadino al centro di un processo fondamentale. È solo un capitolo di una bellissima serie di iniziative mirate a ripensare la gestione del patrimonio culturale partendo dal capitale sociale/umano. Un primo step per allontanarci dal modello di gestione del patrimonio culturale come una serie di nodi distinti individuati da esperti e soffocati da turisti, ma viverlo invece come una rete capillare con la capacità di fare da catalizzatore positivo in tanti altri settori. Ho lavorato in diverse parti del mondo ma in nessun posto ho dedicato il tempo che ho dedicato a Ercolano. Ritengo questo territorio ai piedi del Vesuvio davvero speciale. Pioneristico in ogni fase di storia, e a volte pagando il prezzo (la ferrovia sul mare, il boom incontrollato dopo guerra), il tempo che gli dedichi ti ripaga facendoti fare sempre nuove scoperte e non parlo solo di archeologia ma ogni altro tipo di bellezza, anche quella che non si vede! Mi auguro che l’iniziativa #EnjoyErcolano possa avere il più ampio respiro possibile, magari non solo raggiungendo chi oggi vive e frequenta questa città ma anche ercolanesi emigrati, lontani ma contenti di ristabilire connessioni con il loro territorio d’origine”.

Ercolano. Eccezionale scoperta: per la prima volta al mondo trovati i resti vetrificati di cervello umano. Erano in una vittima dell’eruzione del 79 d.C.. Lo studio, frutto della collaborazione dell’università Federico II di Napoli e del parco, pubblicato sul New England Journal of Medicine. Il prof. Petrone, autore della scoperta, racconta la ricerca nei “Lapilli di Ercolano”

I resti vetrificati di cervello umano studiati dall’università Federico II di Napoli (foto Petrone)

A guardarlo sembra uno scarto di lavorazione, un grumo di vetro caduto durante la produzione. E invece rappresenta una delle più grandi scoperte dell’archeologia degli ultimi anni: rinvenuti i resti di cervello di una vittima dell’eruzione del 79 d.C. nella città di Ercolano. La conservazione di tessuto cerebrale è un evento estremamente raro in archeologia, ma è la prima volta in assoluto che vengono scoperti resti umani di cervello vetrificati per effetto del calore prodotto da un’eruzione. Ancora una volta, l’antica Ercolano si impone al centro dell’attenzione internazionale grazie ad una nuova sensazionale scoperta ad opera di un team di antropologi e ricercatori guidato da Pier Paolo Petrone dell’università Federico II di Napoli, che da anni studia gli effetti delle eruzioni del Vesuvio sul territorio campano e le popolazioni che lo hanno abitato nel passato. Ed è lo stesso prof. Petrone a raccontare questa eccezionale scoperta nella quarta clip dei “Lapilli del parco archeologico di Ercolano”.

Il Collegio degli Augustali di Ercolano dove è conservato lo scheletro del Custode (foto Petrone)

Il prof. Pier Paolo Petrone, antropologo forense dell’università Federico II di Napoli

La notizia della scoperta era stata data alla fine di gennaio 2020, poco prima dell’esplosione dell’emergenza da coronavirus, che ha cambiato l’approccio al patrimonio culturale italiano, chiuso al pubblico per decreto. Infatti proprio al 23 gennaio 2020 il New England Journal of Medicine, prestigiosa rivista medica leader a livello mondiale, aveva pubblicato i risultati di uno studio sui resti di materiale cerebrale rinvenuti in una delle vittime dell’eruzione, il cui scheletro si trova ancora oggi in uno degli ambienti di servizio del Collegio degli Augustali. Allo studio hanno preso parte il direttore del Parco Francesco Sirano, insieme al prof. Piero Pucci del CEINGE – Biotecnologie Avanzate e il prof. Massimo Niola dell’università di Napoli Federico II, insieme a ricercatori dell’università di Cambridge. L’eruzione, che nel 79 d.C. colpì con valanghe di cenere bollente Ercolano e Pompei uccidendo all’istante tutti gli abitanti, in poche ore seppellì l’intera area vesuviana fino a 20 km di distanza dal vulcano. Negli anni ’60, durante gli scavi condotti dall’allora soprintendente Amedeo Maiuri, nella cenere vulcanica furono rinvenuti un letto ligneo e i resti carbonizzati di un uomo, che gli archeologi ritengono fosse il custode del Collegio consacrato al culto di Augusto. Nell’ambito di una decennale collaborazione scientifica con Francesco Sirano, recenti indagini sul campo, condotte da Pier Paolo Petrone, hanno portato alla scoperta nel cranio della vittima di materiale vetroso, nel quale sono state identificate diverse proteine ed acidi grassi presenti nei tessuti cerebrali e nei capelli umani. L’ipotesi degli studiosi è che l’elevato calore sia stato letteralmente in grado di bruciare il grasso e i tessuti corporei della vittima, causando la vetrificazione del cervello.

Il letto carbonizzato con il corpo del Custode scoperto da Maiuri ad Ercolano nel 1961 (foto Petrone)

Il racconto del prof. Pier Paolo Petrone, antropologo forense e direttore del Laboratorio di Osteobiologia Umana e Antropologia Forense, Dipartimento di Scienze Biomediche Avanzate presso l’università di Napoli Federico II. “Ancora una volta – sottolinea – le ricerche condotte in collaborazione con il parco archeologico di Ercolano ci hanno permesso come università di Napoli, in particolate come laboratorio di Antropologia forense presso il dipartimento di Scienze biomediche avanzate della Federico II, di giungere a una scoperta eccezionale, quella dei resti vetrificati di un cervello dallo scheletro del cosiddetto Custode, una vittima dell’eruzione, un giovane uomo, rinvenuto nel 1961 dal direttore dell’epoca, Amedeo Maiuri, all’interno di un letto ligneo completamente carbonizzato e sepolto dalle ceneri. Per fortuna il direttore dell’epoca ha pensato di musealizzare questo reperto e noi, dopo 60 anni, abbiamo scoperto che all’interno del cranio di questa vittima si sono preservati dei resti vitrei, vetrificati, del cervello di questo individuo. Questa è stata una scoperta eccezionale pubblicata il 23 gennaio scorso dal New England Journal of Medicine, la massima rivista di medicina al mondo, che appunto riporta i risultati di questo studio che ci ha permesso, attraverso una serie di analisi, biomolecolari e di proteomica, di rinvenire e di scoprire all’interno di questi resti una serie di acidi grassi, tipici dei trigliceridi del cervello umano, e anche dei capelli umani, ma soprattutto una serie di sette proteine degli enzimi altamente rappresentati in tutti i tessuti cerebrali umani: parliamo di amigdala, cerebrocertex, ipotalamo, e così via”.

Una tavoletta in legno carbonizzato con iscrizione da Ercolano (foto da “Ercolano tre secoli di scoperte”, a cura di M. Borriello, M. P. Guidobaldi, P. G. Guzzo, Napoli 2008)

“Quindi – continua – una scoperta oggettivamente unica al mondo in quanto mai prima d’ora né in campo archeologico né tanto meno in ambito medico-legale o forense è stato mai prima scoperto un residuo del genere. La vetrificazione è nota in archeologia ma riguarda essenzialmente reperti vegetali. Infatti anche noi abbiamo scoperto, sempre nel sito di Ercolano, dei frammenti di legno carbonizzato in parte vetrificati. Quindi questo ancora una volta ci fa sottolineare l’importanza della collaborazione tra l’università di Napoli e il parco archeologico di Ercolano, in particolare nella persona del direttore Francesco Sirano, che da anni ci dà la possibilità di studiare questi reperti fondamentali sia per quanto riguarda lo studio della storia, dell’archeologia, della cultura romana e della popolazione di Ercolano, ma anche soprattutto se vogliamo dal punto di vista del rischio vulcanico cui qui sono esposti oltre 3 milioni di persone oggi a Napoli. Il Vesuvio dista solo sei chilometri da Ercolano e poco più del doppio da Napoli. Questo tipi di studi – conclude – sono fondamentali da vari punti di vista, e così si aggiungono ad altri ancora in corso molto importanti che spero presto potranno portare ulteriori grandi risultati”.

Ercolanesi sorpresi dall’eruzione sull’antica spiaggia di Ercolano (foto Graziano Tavan)

Le fogne dell’Insula Orientalis II di Ercolano oggetto di scavo archeologico (foto archivio Hcp)

“Sin dalle eccezionali scoperte avvenute all’inizio degli anni ‘80 del 900 presso l’antica spiaggia, il campione antropologico offerto dal sito di Ercolano si è rivelato di estremo interesse”, dichiara il direttore Sirano. “Gli studi di antropologia fisica sono ora supportati da analisi di laboratorio sempre più sofisticate. Stiamo inoltre associando ad esse innovative ricerche sul DNA degenerato che, come sembrano dimostrare lavori di prossima edizione da parte del prof. Petrone, ha ancora racchiuse in sé alcune parti della sequenza del codice in grado di chiarire origine e grado di parentela delle vittime ritrovate nelle rimesse delle barche presso l’antica spiaggia. Questi straordinari dati possono peraltro confrontarsi con quelli derivanti dalle analisi sui materiali organici e sui coproliti rinvenuti nel corso degli scavi nelle fogne sotto il cardo V (scavi condotti in collaborazione con la Fondazione Packard) che hanno chiarito tanti aspetti del regime alimentare e contribuito ad arricchire il quadro delle più frequenti patologie che affliggevano gli abitanti di Herculaneum. Se pensiamo a tutto quanto conosciamo attraverso la variegata documentazione scrittoria antica formata da documenti pubblici e privati (epigrafi su marmo, tavolette cerate, papiri, graffiti) – conclude il direttore – davvero si comprendono l’inestimabile valore e le potenzialità ancora inespresse da questo prezioso sito UNESCO che il Parco Archeologico conserva e valorizza in un’ottica di ricerca aperta e multidisciplinare”.

Ercolano. Il ministro Franceschini per la riapertura al pubblico, dopo più di 30 anni, della Casa del Bicentenario, una delle più sontuose dimore del Decumano Massimo, scoperta da Maiuri nel 1938, duecento anni dopo l’avvio degli scavi di Herculaneum

La Casa del Bicentenario sul Decumano Massimo di Ercolano riapre al pubblico dopo più di trent’anni

Era il 1938, quando ad Ercolano Amedeo Maiuri portò alla luce una delle più sontuose dimore del Decumano Massimo: la Casa del Bicentenario, così denominata a ricordo dei duecento anni trascorsi dall’inizio ufficiale degli scavi borbonici della città di Herculaneum (1738). Durante gli scavi, al piano superiore della Casa del Bicentenario, fu portato alla luce un piccolo ambiente che conservava a parete un riquadro in stucco con un incasso a forma di croce. La suggestione, al momento del ritrovamento, della scoperta di una traccia di culto cristiano, indusse a ritenere che l’incasso sulla parete fosse l’impronta di una croce in legno, segno della precoce diffusione nel mondo romano di questo simbolo in associazione al cristianesimo. A lungo la casa è stata oggetto di interesse particolare da parte dei visitatori anche per la presenza della cosiddetta “Croce del Bicentenario”, tuttavia studi successivi, sia di carattere paleografico che archeologico, hanno dimostrato che, in realtà, la traccia lasciata nel muro attesta la presenza di una mensola di legno a parete e del suo supporto verticale.

Veduta dall’alto del Decumano Massimo di Ercolano (foto Graziano Tavan)

Il ministro per i Beni e le Attività culturali e il Turismo, Dario Franceschini

Dopo più di 30 anni di chiusura giovedì 24 ottobre 2019 apre al pubblico il “Cantiere open” della Casa del Bicentenario; ai visitatori si aprono le porte della dimora per entrare in alcuni ambienti di un gioiello di vita domestica antica, nonché laboratorio di conservazione per il futuro. Dopo il successo delle precedenti esperienze, diventa stabile il progetto di condivisione del dietro le quinte dei cantieri di conservazione messo in atto dal Parco Archeologico di Ercolano. La domus è attualmente oggetto di un cantiere di restauro gestito dallo staff del Parco congiuntamente con quello dell’Herculaneum Conservation Project, in esecuzione con fondi pubblici e con la partecipazione del Getty Conservation Institute per il restauro degli affreschi del tablino. L’ultimazione dei restauri restituirà nuovamente alla fruizione collettiva l’edificio, chiuso al pubblico dal 1985 per motivi di sicurezza e tutela. Il progetto, condotto congiuntamente dal Parco Archeologico di Ercolano, il Parco Archeologico di Pompei, l’Herculaneum Conservation Project e il Getty Conservation Institute, sarà presentato con un evento mercoledì 23 ottobre alla presenza del ministro per i Beni e le attività Culturali e per il Turismo, Dario Franceschini, che chiuderà i lavori della giornata che vedrà i contributi del direttore generale del Grande Progetto Pompei, Mauro Cipolletta; del direttore generale del Parco Archeologico di Pompei, Massimo Osanna; del direttore del Parco Archeologico di Ercolano, Francesco Sirano; del sindaco del Comune di Ercolano, Ciro Buonajuto; del presidente dell’Istituto Packard Beni Culturali, Michele Barbieri; del responsabile dell’Herculaneum Conservation Project, Jane Thompson; e per il Getty Conservation Institute, del conservatore restauratore Leslie Rainer.

La Casa a Graticcio negli scavi di Ercolano

Restauratori al lavori a Ercolano (foto parco archeologico Ercolano)

Risale allo scorso novembre (2018) la firma del contratto di manutenzione ordinaria dei resti archeologici di Ercolano per tre anni (2018-2020) grazie alla quale il Parco si pone all’avanguardia in Italia mettendo in pratica un processo di manutenzione programmata completo. I lavori saranno diretti dal personale interno del Parco, tra i quali nuovi funzionari statali e i membri della Segreteria tecnica da pochi mesi insediati sul sito, che con entusiasmo, professionalità e spirito di squadra ha raccolto la sfida dell’innovazione lavorando fianco a fianco con i membri dell’Herculaneum Conservation Project che non vedevano l’ora di potere condividere l’enorme bagaglio di conoscenze e di nuovi approcci progettuali accumulati in 17 anni di esperienza. L’area archeologica è, contemporaneamente, interessata da alcuni importanti interventi di restauro profondo di strutture e apparati decorativi: il cantiere della Casa del Bicentenario è in fase avanzata; sono in fase di attuazione le gare per l’area dell’Antica Spiaggia, per la progettazione del consolidamento e della sistemazione idrologica della Villa dei Papiri, infine il restauro di sei tra le più importanti domus di Ercolano. “Tanto la Casa del Bicentenario, quanto le sei domus che saranno restaurate”, dichiara il direttore Francesco Sirano, “sono chiuse dagli anni ‘80 del secolo scorso. Le case del Colonnato Tuscanico, dell’Atrio a Mosaico, la Casa a Graticcio, la casa del Mobilio carbonizzato, solo per citare le più note, rappresentano pietre miliari non solo per Ercolano, ma per la storia dell’architettura romana. Basti pensare che sino alla scoperta della casa a graticcio, questa particolare tecnica edilizia basata sul risparmio di materiale pietroso e sull’uso del legno, si riteneva tipica del Medio Evo e invenzione dei paesi del Nord Europa”. L’insieme di questi progetti vale circa 20 milioni di Euro (finanziamenti in parte ordinari ricevuti dalla ex Soprintendenza Pompei, in parte fondi CIPE FSC del Governo). A questi fondi si aggiungono quelli del bilancio ordinario del Parco per il 2019, approvato in perfetto tempismo con le previsioni di norma il 31 ottobre scorso, con i quali saranno portati avanti interventi di manutenzione straordinaria e di valorizzazione delle strutture e dei servizi della sicurezza e dell’accoglienza nel sito. “Una delle sfide del Parco”, aggiunge il direttore, “è quella di riuscire a creare le condizioni affinché la manutenzione ordinaria a partire dal Secondo Ciclo (2021-2023) possa essere garantita dai proventi raccolti direttamente dall’Istituto e inseriti sul Bilancio ordinario di previsione”.

Francesco Sirano, direttore del parco archeologico di Ercolano

Fondazione Packard ed Herculaneum Conservation Project. “È con particolare orgoglio e senso di gratitudine”, prosegue Sirano, “che voglio ricordare il fondamentale supporto garantito dalla Fondazione Packard e dal team dell’Herculaneum Conservation Project. Tutte le progettazioni che abbiamo ricordato scaturiscono dall’Accordo attivo sul sito dal 2001 che ha messo Ercolano all’avanguardia non solo nello studio scientifico e delle più avanzate tecniche di restauro conservativo, ma anche come esempio ancora unico in Italia di stretta cooperazione pubblico-privato”. E conclude: “Grazie ad un grande lavoro portato avanti negli ultimi 20 anni dalla ex Soprintendenza Pompei e dalla Fondazione Packard, il Parco Archeologico di Ercolano si candida oggi ad essere un grande laboratorio all’aperto non solo per la gestione programmata ma anche per la valorizzazione e l’integrazione del Parco nel territorio di competenza. Siamo impegnati con l’Unità Grande Pompei, con la Fondazione Packard, con il Comune di Ercolano e con gli altri Enti territoriali a disegnare una nuova straordinaria pagina per il futuro sostenibile nella Buffer Zone UNESCO”.

Ercolano. Il direttore Francesco Sirano presenta il progetto culturale per il rilancio del sito: tre mostre (l’espressione del lusso, la grande tradizione artigianale legata alla lavorazione del legno, i piaceri della tavola) per preparare l’apertura del museo di Ercolano atteso da 40 anni

Scavi borbonici nell’area vesuviana in una stampa dell’epoca

Era il 1738 quando, durante la costruzione della Reggia di Portici, voluta da Carlo III di Borbone re delle Due Sicilie, il funzionario Roque Joaquin de Alcubierre avviò la prima esplorazione di Ercolano: furono rinvenuti statue, pezzi di marmo e frammenti di iscrizioni e cornici. Sono passati 280 anni e il parco archeologico di Ercolano – dopo un 2018 che ha visto un incremento die visitatori del 9% – si prepara al rilancio nel 2019, che passa dalla realizzazione del museo che offra al pubblico la possibilità di ammirare i tesori ercolanesi in loco: lo fa con un progetto culturale ambizioso e il programma espositivo “Ercolano 1738-2018 talento passato e presente” per dare nuovo stimolo alla valorizzazione dell’inestimabile patrimonio culturale rappresentato dai reperti provenienti dagli scavi novecenteschi e destinati al museo del sito. Tre tappe nel 2019 accompagneranno i visitatori alla scoperta di aspetti salienti e identitari dell’antica Herculaneum: l’espressione del lusso, la grande tradizione artigianale legata alla lavorazione del legno, i piaceri della tavola.

Il famoso mosaico di Ercolano con Nettuno e Anfitrite

Preziosi oggetti dai depositi di Ercolano nella mostra “SplendOri”

L’archeologo Andrea Maiuri

“Esporre all’attenzione dei visitatori l’interessantissimo materiale archeologico conservato nei depositi, e sinora illustrato in modo episodico”, dichiara il direttore Francesco Sirano, “lo ritengo un obiettivo imprescindibile della mia direzione, accanto alla conservazione programmata. Con queste mostre intendiamo porre le basi per la definitiva esposizione nel museo del sito di tutti i reperti che dal 1927 in poi Amedeo Maiuri volle che restassero qui e non confluissero più nelle collezioni del museo Archeologico nazionale di Napoli. Con queste mostre parte un processo museografico che non resterà confinato ai laboratori ma coinvolgerà il pubblico come parte attiva della costruzione di un museo che garantisca un’effettiva esperienza di conoscenza. È necessario colmare in tempi rapidi una terribile lacuna nell’esperienza di visita del sito e interrompere il silenzio che dura da oltre 40 anni: il pubblico deve potere ascoltare proprio nell’area archeologica il racconto proveniente dai numerosissimi oggetti d’uso comune: arredi, ornamenti personali e strumenti di lavoro, decorazioni, mobili in vario materiale, dell’incredibile mole di reperti organici proveniente direttamente dalle case, dalle strade, dalle mense degli antichi ercolanesi. Finalmente dobbiamo portare a compimento lavori, studi, restauri condotti per decenni dall’amministrazione dello Stato con tanto sacrificio e passione da parte di tanti colleghi e studiosi e, non da ultimo, con notevole investimento finanziario. Sullo sfondo il dialogo intenso e la ultra decennale collaborazione con la Fondazione Packard con il cui presidente, dr. David Packard, si stanno valutando possibili scenari di cooperazione e partenariato proprio per imprimere una definitiva svolta storica per il Parco e il suo Museo. Adeguamenti impiantistici e per il risparmio energetico, limitate opere strutturali, nuova videosorveglianze e impianto antintrusione. Tutte opere che ci mettono a disposizione uno spazio di più di 400 mq coperto e climatizzato di cui il Parco ha impellente bisogno per compiere adeguatamente la propria missione”.

La locandina della mostra “SplendOri. Il lusso negli ornamenti ad Ercolano” all’antiquarium di Ercolano fino al 30 settembre 2019

Locandina della mostra “L’ebanistica e l’arte dell’arredo ligneo” a Ercolano

Locandina della mostra “La civiltà del cibo e i piaceri della tavola nell’antica Ercolano”

Dopo la mostra “SplendOri. Il lusso negli ornamenti ad Ercolano”, inaugurata il 20 dicembre 2018 e aperta all’antiquarium fino al 30 settembre 2019, il parco archeologico di Ercolano – come si diceva – ha in programma nel 2019 di offrire al pubblico ulteriori occasioni per approfondire la conoscenza dei luoghi, della storia e delle tradizioni dell’area vesuviana con la diffusione in sedi prestigiose del territorio (la Villa Campolieto e la Reggia di Portici) di altre due mostre che approfondiranno i temi dell’arte lignea e dell’alimentazione, “esibizioni che – dichiara il direttore – si arricchiranno anche di valori simbolici e dimostreranno, attraverso la concreta prassi amministrativa e tecnico organizzativa, come sia possibile e necessario che, all’interno della buffer zone del sito Unesco di Herculaneum, tutte le istituzioni e le realtà culturali ed economiche sane concorrano a ‘fare sistema’ per restituire a questo territorio centralità culturale e qualità della vita che lo hanno caratterizzato per secoli”. Con questa iniziativa il Parco vuole intrattenere con il territorio un rapporto sempre più stretto e svolgere una funzione di catalizzatore delle migliori energie e competenze: ognuna delle esposizioni avrà una sezione dedicata all’attualizzazione delle tematiche per creare un ponte concreto tra passato e presente attraverso le competenze artigianali e di creatività. Inoltre mentre “SplendOri. Il lusso negli ornamenti ad Ercolano” si svolge nell’edificio dell’Antiquarium all’interno del Parco, le mostre sull’ebanistica e gli arredi lignei (“L’ebanistica e l’arte dell’arredo ligneo”) e quella sul cibo e i piaceri della tavola (“La civiltà del cibo e i piaceri della tavola nell’antica Ercolano”) saranno allestite nella Villa Campolieto e nella Reggia di Portici. In questa maniera, esplodendo i valori culturali archeologici sul territorio, il Parco intende scardinare le proprie barriere e favorire il godimento e l’attenzione per due eccezionali monumenti la cui storia è intrecciata a doppio filo con quella degli scavi.