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Milano. A BookCity Giuseppe Sassatelli e Maurizio Harari presentano “Bologna etrusca. La città invisibile”, primo appuntamento del ciclo “Mitologia e Antichità” promosso dalla Fondazione Luigi Rovati

milano_fondazione-rovati_book-city_locandinaPer il secondo anno Fondazione Luigi Rovati partecipa a BookCity (11-17 novembre 2024) con un palinsesto di cinque appuntamenti su “Mitologia e Antichità”. Martedì 12 novembre 2024, alle 18, Giuseppe Sassatelli e Maurizio Harari presentano “Bologna etrusca. La città “invisibile”, edito da Bologna University Press.

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Copertina del libro “Bologna etrusca. La città invisibile” di Giuseppe Sassatelli (Editore Bologna University Press)

Al contrario delle “città invisibili” di Italo Calvino che vivono solo nella fantasia di Marco Polo e nella credulità del Kublai Khan, la Bologna etrusca non si vede, ma è reale e concreta. Nel suo abitato di straordinaria estensione, nei suoi luoghi di sepoltura, specchio fedele della società e dei cittadini, nella sua economia agricola e nel controllo della fertile pianura padana, nella sua dimensione produttiva, nel suo ruolo di snodo commerciale tra il Mediterraneo e l’Europa. Per la prima e unica volta nella sua storia, con gli Etruschi, Bologna è stata una grande capitale. Il libro intende raccontare il lungo e complesso periodo storico che va dal X al IV secolo a.C., sulla base delle tracce archeologiche dell’abitato etrusco e delle necropoli recuperate dal sottosuolo della città, delle sue vie, delle sue piazze e delle sue case, tracce non più visibili, ma bene individuate dalla ricerca archeologica che dura da tanti anni. Manca comunque uno strumento conoscitivo che metta insieme tutti i dati disponibili fornendo un quadro complessivo dell’estensione della città, della sua struttura, della sua importanza territoriale e del suo ruolo economico. Questo si propone il libro “Bologna etrusca. La città invisibile”. L’esigenza di una sintesi su una lunga e importante fase della storia più antica è particolarmente sentita in ragione dei molti scavi, fatti in particole negli ultimi decenni in occasione di diversi interventi urbani, dai quali è emerso un quadro completamente nuovo della città etrusca e del suo ruolo storico. Un ricco apparato di figure e fotografie accompagna il lettore in questa narrazione. Il volume è completato dai testi delle principali fonti scritte greche e latine sulla città e da una bibliografia di approfondimento.

Gli altri appuntamenti: Sabato 16 novembre alle 15, Roberto Piumini, Milva Maria Cappellini con Enrica Caretta presentano “Il dio spezzato. Tra arte e mito”, edito dalle Edizioni di Storia e Letteratura. Sabato 16 novembre alle 18, Silvia Romani e Mauro Bonazzi presentano “Omero oltre Omero: in guerra con i Greci”, edito da Il Mulino. Domenica 17 novembre alle 11, Guido Barbujani presenta “L’alba della storia. Una rivoluzione iniziata diecimila anni fa”, edito da Laterza. Domenica 17 novembre alle 18, Laura Pepe e Mauro Bonazzi presentano “Sparta”, edito da Laterza.

Milano. Alla fondazione Rovati il convegno “Gian Francesco Gamurrini (1835 – 1923). L’Archeologo e la sua eredità a 100 anni dalla morte”, che chiude la serie di iniziative scientifiche per la celebrazione del centenario dalla morte dell’archeologo aretino

milano_fondazione-rovati_convegno-Gian-Francesco-Gamurrini-l-archeologo_locandina“…il Gamurrini non vedeva né voleva barriere davanti a sé: tutto lo interessava, di tutto si occupava e tutto avrebbe voluto conoscere da solo”, Bartolomeo Nogara, direttore generale dei Monumenti, Musei e Gallerie pontifici. Lunedì 21 ottobre 2024 alla Fondazione Luigi Rovati si apre il convegno “Gian Francesco Gamurrini (1835 – 1923). L’Archeologo e la sua eredità a 100 anni dalla morte”, che chiude la serie di iniziative scientifiche per la celebrazione del centenario dalla morte di Gian Francesco Gamurrini (Arezzo 1835-1923). Il convegno, promosso dall’Accademia Petrarca di Lettere Arti e Scienze di Arezzo in collaborazione con la Fondazione Luigi Rovati, è sostenuto dalla direzione generale Educazione, ricerca e istituti culturali del ministero della Cultura e patrocinato dall’istituto nazionale di Studi Etruschi ed Italici, e fa seguito alle giornate di studio organizzate ad Arezzo nel dicembre 2023. Il convegno è gratuito, si consiglia la prenotazione (link Biglietti – Fondazione Luigi Rovati). Il biglietto non include l’accesso al Museo d’arte. Nel convegno a Milano si analizzano il contesto scientifico e politico nazionale e internazionale in cui opera lo studioso e le sue relazioni con le maggiori istituzioni scientifiche del tempo, ma anche il suo ruolo nella costituzione e organizzazione dei Musei dell’Etruria e la realizzazione della Carta Archeologica d’Italia.

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Rilievo di Gamurrini posto ad Arezzo, nei pressi della sua abitazione (foto etru)

Gian Francesco Gamurrini nacque ad Arezzo il 18 maggio 1835, discendente da una famiglia nobile aretina. Studioso ecclettico, dedicò la vita all’archeologia e alla difesa dell’eredità culturale del territorio aretino dalle razzie di speculatori e mercanti d’arte nella fase cruciale della storia risorgimentale. Lo studioso fu anche un appassionato bibliotecario, contribuendo con il suo esempio alla crescita di una coscienza nazionale.

PROGRAMMA LUNEDÌ 21 OTTOBRE 2024. Alle 14, registrazione; 14.30, saluti istituzionali. Il contesto scientifico e politico nazionale e internazionale: 14.45, Laura Ambrosini, Consiglio nazionale delle Ricerche: “G. F. Gamurrini e il grande rinnovamento dell’archeologia italiana tra la seconda metà dell’Ottocento e il primo Novecento”; 15.15, Silvia Paltineri, università di Padova: “Rapporti tra Pigorini e Gamurrini sulla base della documentazione conservata nel Fondo Pigorini dell’Università di Padova”; 15.45, Margherita Gilda Scarpellini, etruscologa: “Gamurrini e gli archeologi tedeschi nel carteggio conservato presso il museo Archeologico nazionale di Arezzo”; 16.15, pausa; 16.30, Valeria Capobianco, Istituto Archeologico Germanico di Roma: “Gian Francesco Gamurrini e l’Instituto di Corrispondenza Archeologica”; 17, Ingrid Edlund-Berry, The University of Texas at Austin, e Cristiana Zaccagnino, Queen’s University: “Gamurrini outside Italy: International contacts with Scholars and Museums” (L’intervento sarà in lingua inglese, senza traduzione). Modera: Ulf R. Hansson, Istituto Svedese di Studi Classici a Roma; 17.30, visita al museo d’Arte.

PROGRAMMA MARTEDÌ 22 OTTOBRE 2024. 9, registrazione; 9.30, Marie-Laurence Haack, Université de Picardie Jules Verne: “Gamurrini e la Francia”. Città e Musei d’Etruria: 10, Luisa Migliorati, Sapienza Università di Roma: “Gian Francesco Gamurrini e la Carta Archeologica d’Italia”; 10.30, Giuseppe M. Della Fina, fondazione per il Museo Claudio Faina: “L’istituzione di un Museo palesa il carattere di un popolo altamente civile. Gian Francesco Gamurrini e la sua idea di museo”; 11, pausa; 11.30, Giulio Paolucci, Fondazione Luigi Rovati: “Gamurrini e le antichità di Orvieto”; 12, Sara de Angelis, direzione regionale Musei nazionali Lazio: “L’Agro Falisco e il museo Archeologico nazionale di Civita Castellana”; 12.30, Filippo Delpino, Pontificia Accademia Romana di Archeologia: “Un fil rouge dal Museo Italico al Museo Falisco di Civita Castellana al Museo di Papa Giulio”. Modera: Giovanna Bagnasco Gianni, università di Milano; 13, pausa; 14.30, Antonella Magagnini, già Sovrintendenza Capitolina: “Gamurrini, Bonghi e il Museo Italico al Collegio Romano: progettare Musei per costruire l’Italia”; 15,  Gabriele Baldelli, istituto nazionale di Studi Etruschi ed Italici: “Gamurrini e le Marche: non solo bagni di mare, ma anche i musei e l’archeologia”; 15.30, Fabrizio Paolucci, Gallerie degli Uffizi: “Gian Francesco Gamurrini: un archeologo agli Uffizi (1867-1875)”; 16, Barbara Arbeid, museo Archeologico nazionale di Firenze: “Gian Francesco Gamurrini e il Museo Etrusco di Firenze, dal Cenacolo del Fuligno al Palazzo della Crocetta”; 16.30, Monica Salvini, soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per la città metropolitana di Firenze e le province di Pistoia e Prato, e Sara Faralli, Accademia Petrarca di Lettere Arti e Scienze – Arezzo: “Firenze Capitale e Gian Francesco Gamurrini: grandi opere e rinvenimenti archeologici, continuità tra passato e presente”. Modera: Giuseppe Sassatelli, istituto nazionale di Studi Etruschi ed Italici. 17, discussione generale.

Norchia (Vt). Visita speciale al cantiere di scavo all’area monumentale della Tomba Lattanzi (che rivela legami stretti ed inaspettati con la Macedonia di Alessandro Magno) condotto dall’équipe internazionale guidata dal prof. Jolivet, del CNRS/École Normale Supérieure de Paris. Prenotazione obbligatoria

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La monumentale Tomba Lattanzi nella necropoli di Norchia (Vt) (foto sabap-vt-etru-mer)

Nuove indagini di scavo e nuove visite alla necropoli di Norchia e alla Tomba Lattanzi. La soprintendenza ABAP per la provincia di Viterbo e per l’Etruria meridionale, in collaborazione con l’80° Reggimento “Roma” del Poligono di Monte Romano, anche quest’anno ha organizzato la visita al cantiere di scavo all’area monumentale della Tomba Lattanzi a Norchia. Quest’ultimo è condotto dall’équipe internazionale guidata dal prof. Vincent Jolivet, del CNRS/École Normale Supérieure de Paris, dal 2022 titolare di una concessione di scavo triennale sul sito. Appuntamento sabato 27 luglio 2024, alle 9.30, per la visita guidata della durata di tre ore circa. Punto di incontro al parcheggio in località Cinelli all’ingresso all’area archeologica di Norchia. Si può partecipare con prenotazione obbligatoria alla mail della Soprintendenza: sabap-vt-em.eventi@cultura.gov.it. Si consiglia di dotarsi di tanta acqua e di vestirsi con un abbigliamento comodo e adeguato al sito: scarpe da trekking, pantaloni lunghi e cappello.

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“Lo stamnos di Marce Atie” proveniente da una delle tombe della necropoli di Norchia (foto sabap-vt-etru-mer)

Il sito di solito è precluso al pubblico in quanto di proprietà demaniale ricadente all’interno dell’area del Poligono Militare di Monte Romano. La promozione, il censimento, la tutela e la conservazione del patrimonio ambientale e culturale del demanio militare rientrano tra gli obiettivi strategici della Difesa, permettendo così risultati tangibili e benefici alla conoscenza, da parte del pubblico, di un patrimonio storico inestimabile. Grazie al rinnovato accordo di collaborazione della Soprintendenza per la provincia di Viterbo e per l’Etruria meridionale con lo Stato Maggiore dell’Esercito, è stato possibile fissare la visita e, in aderenza al suddetto accordo, sono state realizzate anche la documentazione laser scanner e la fotogrammetria della Tomba Lattanzi. La necropoli di Norchia è un complesso archeologico, naturalistico e paesaggistico di alto valore. Molte le pertinenze portate qui alla luce già in passato dalle indagini di scavo condotte sotto la direzione scientifica del prof. Vincent Jolivet. Ad esempio, proprio da una delle tombe minori della necropoli di Norchia, proviene lo stamnos di Marce Atie: vaso etrusco a figure rosse, rivenuto integro, che spicca per l’unicità iconografica ed epigrafica. Scoperto durante l’ultima campagna di scavo, cofinanziata dalla fondazione ARPAMED (Paris), restaurato grazie al supporto della fondazione Luigi Rovati (Milano), è stato esposto nell’ambito della mostra “L’istante e l’eternità. Tra noi e gli antichi” al museo nazionale Romano, e più recentemente di quella al museo Archeologico nazionale di Tarquinia: “Gli eroi di Marce Atie. Gli Etruschi dipingono il mito”.

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Quanto rimane della Sfinge all’esterno della Tomba Lattanzi nella necropoli di Norchia (foto sabap-vt-etru-mer)

La Tomba Lattanzi, del tipo a facciata con due ordini, appartenuta alla famiglia Churcle, è databile all’età ellenistica (fine del IV secolo a.C.). I connotati di stampo greco-orientali, tipici dell’Asia Minore, dimostrano un’influenza culturale greca su quella etrusca. Ciò la rende paragonabile a quella Ildebranda a Sovana (Sorano, in provincia di Grosseto, Toscana). Ma anche ad esempi ‘macedoni’, soprattutto nelle scelte architettoniche, che ricordano molto i palazzi macedoni e in particolare le residenze dei sovrani ellenistici di Verghina (uno dei più importanti siti archeologici della Grecia) e Pella (dove il palazzo reale, ampio più di 7 ettari, è stato decorato dai più grandi artisti greci del V/IV sec., fra cui il noto pittore Zeusi). E soprattutto alla tomba di Grotte Scalina, come spiega il prof. Jolivet, che ricorda: “Abbiamo richiesto il permesso di scavo alla tomba Lattanzi a seguito dello scavo della tomba monumentale etrusca di Grotte Scalina (2010-2018), sepolcro databile alla fine del IV secolo a.C., che è l’unica a presentare la stessa tipologia architettonica. Ambedue le tombe – che sono le più monumentali e complesse dell’Etruria rupestre – hanno rivelato legami stretti ed inaspettati con la Macedonia di Alessandro Magno, che consentono di ripensare il posto dell’Etruria sullo scacchiere politico del Mediterraneo, alla vigilia della conquista romana”.

Archeologia in lutto. Si è spenta a Milano all’età di 95 anni l’archeologa Gemma Sena Chiesa, professoressa emerita di Archeologia classica all’università di Milano, punto di riferimento internazionale nello studio delle gemme intagliate di età romana. Il ricordo di allieve e istituzioni

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Copertina del libro “Gemme antiche. Arte lusso e potere nella Roma dei Cesari” di Gemma Sena Chiesa (Carocci editore)

Archeologia in lutto. Domenica 21 luglio 2024 si è spenta a Milano all’età di 95 anni l’archeologa Gemma Sena Chiesa, professoressa emerita di Archeologia classica all’università di Milano, dove ha tenuto la cattedra di Archeologia e Storia dell’arte greca e romana e diretto la Scuola di Specializzazione dell’università milanese, formando generazioni di archeologi. I funerali si terranno mercoledì 24 luglio 2024, alle 11, nella chiesa di Santa Maria Segreta, in piazza Nicolò Tommaseo, a Milano. Gemma Sena Chiesa è stata uno dei più grandi studiosi di glittica, punto di riferimento internazionale nello studio delle gemme intagliate di età romana. E proprio uno dei suoi saggi più recenti, “Gemme antiche. Arte lusso e potere nella Roma dei Cesari” (Carocci editore) è stato presentato in aprile 2024 alla Fondazione Luigi Rovati di Milano (vedi Milano. Alla fondazione Luigi Rovati conversazione a più voci dal titolo “La seduzione delle gemme fra storia e collezionismo” in occasione della presentazione del libro di Gemma Sena Chiesa “Gemme antiche: arte lusso potere” (Carocci editore) | archeologiavocidalpassato).

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La professoressa Gemma Sena Chiesa con Elena Poletti (foto da Fb)

“Un saluto pieno di gratitudine e affetto alla Signora dell’archeologia”, scrive l’archeologa Elena Poletti, “la docente che più di tutti ha segnato la mia formazione universitaria e specialistica. Conservo tra i più bei ricordi il giorno in cui, dopo l’esame del suo corso di archeologia romana, mi accolse con sincero entusiasmo tra i suoi laureandi, così come i giorni formativi sugli scavi di Calvatone (Bedriacum) e fu un vero onore alla Scuola di specializzazione ricevere l’incarico di affiancarla, con la collega Elisabetta Gagetti nella curatela scientifica del prezioso volume Gemme dalla corte imperiale alla corte celeste. Ma accanto ai ricordi “accademici” affiorano anche i tratti umani, di eleganza e finezza, con note di affetto, a volte inaspettate, come quando, vedendomi intenta allo studio nel dipartimento di archeologia dell’università per preparare l’esame dell’ultimo anno di specializzazione (e il pancione di 8 mesi di Silvia), mi salutò con che bella mamma. Gli incontri, in seguito, a presentazioni di libri, e la recente scoperta di sorellanza in Soroptimist. Oltre ai ricordi personali, che ciascuno dei suoi molti allievi serba di lei, resteranno ai posteri i suoi studi imprescindibili, le pubblicazioni della grande necropoli e dell’abitato di Angera, quelle su Calvatone, su temi di arte romana e, soprattutto, sulle gemme, sua vera e grandissima specifica competenza. Tra le foto-ricordo mi piace dunque unire un bellissimo manufatto altomedievale che conobbi grazie a Lei, quando mi affidò la ricerca delle gemme romane nei reliquiari della prima cristianità: il cofanetto di Saint Maurice d’Agaune. Insieme al saluto unisco per me e per tutti coloro che hanno avuto la fortuna di essere suoi allievi di poterne portare avanti non solo gli insegnamenti nel nostro ambito professionale, ma il metodo e lo stile”. E Cristina Miedico, archeologa del Castello Sforzesco, scrive: “Che la terra accolga lieve, in uno splendido giardino, la Professoressa Gemma Sena Chiesa, con la stessa cura ed eleganza con cui la Signora l’ha esplorata per una vita intera, scoprendo e narrando i suoi tesori”.

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La professoressa Gemma Sena Chiesa con Thea Ravasi (foto da Fb)

“Gemma Sena Chiesa”, ricorda Thea Ravasi, “apparteneva ad una generazione di archeologi proveniente dalla realtà sociale e culturale dell’archeologia italiana del dopoguerra. Tuttavia fu la prima a Milano a capire che il mondo dell’archeologia italiana stava rapidamente cambiando e che l’archeologia commerciale poteva portare nuove idee, nuova energia e rinnovamento in accademia. Sono stata una delle ultime allieve a laurearsi con lei, se non l’ultima, e a lei devo il consiglio che forse ho più disatteso: quello di sposare un uomo ricco che potesse mantenere la mia carriera da archeologa. Eh niente, stasera voglio ricordarla così, nel giorno in cui mi strinse la mano, mi proclamò dottoressa e diede così avvio al mio percorso professionale e, come sempre accade, umano, nel mondo dell’archeologia italiana, dandomi sempre grande fiducia e lasciandomi sempre grandi spazi di libertà di espressione. Sit tibi terra levis”.

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La professoressa Gemma Sena Chiesa sul sito di Calvatone-Bedriacum (foto visitors centre Calvatone-Bedriacum)

Visitors centre Calvatone-Bedriacum. “Il vicus romano presso Calvatone, per l’ampiezza dell’abitato e per la ricchezza del suo deposito archeologico, si configura come uno dei siti più interessanti per una esplorazione sistematica globale. Così scriveva nel 1991 la professoressa Gemma Sena Chiesa per illustrare il progetto di ricerca scientifica denominato “Calvatone 90” da lei diretto. Fu l’inizio. L’inizio dell’indagine archeologica sistematica di Bedriacum e della sua valorizzazione, che, proprio grazie a questo inizio e al suo fondamentale contributo, continuano ancora oggi. In occasione della sua scomparsa vogliamo ricordare il suo impegno, la sua lungimiranza e la sua grande capacità di intrecciare relazioni per l’archeologia del nostro territorio”.

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Gemma con Fortuna su timone proveniente dallo scavo di Calvatone (Cr) (foto sabap-cr-mn-lo)

“È con grande dispiacere”, scrive la soprintendenza ABAP di Cr-Mn-Lo, “che questa soprintendenza si unisce al cordoglio per la scomparsa di Gemma Sena Chiesa, già professoressa di Archeologia classica all’università di Milano. Figura di grande rilievo per gli studi relativi alla civiltà romana in Italia Settentrionale e alla glittica antica, era particolarmente legata al territorio di competenza di questo Ufficio per aver diretto ventennali campagne di scavo presso Calvatone, in provincia di Cremona, località ove le indagini archeologiche hanno permesso di portare alla luce un vicus di età romana, identificato con Bedriacum, insediamento noto dalle fonti antiche perché collegato alle vicende belliche del 69 d.C. La profondità di pensiero unita all’entusiasmo e alla passione per la ricerca ha consentito fondamentali passi avanti per la conoscenza della storia di questi luoghi, fornendo basi imprescindibili per tutti coloro che si occupano della loro tutela e ne approfondiscono lo studio; di questo importante patrimonio di intuizioni e di lavoro lasciatoci in eredità saremo sempre grati”. Anche l’Associazione nazionale per Aquileia “piange la scomparsa di Gemma Sena Chiesa, autrice per i suoi tipi del primo studio sulla glittica romana scientificamente compiuto, imprescindibile punto di partenza per ogni studio in questo campo, e sua collaboratrice nel tempo. Terra levis tibi sit”.

Bologna. Per “Musei sotto le stelle”: il museo civico Archeologico in piazza Maggiore racconta “Il dolio delle meraviglie”, prima della proiezione del film “Dune” in programma nel cartellone “Sotto le stelle del Cinema”

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Piazza Maggiore a Bologna per “Sotto le stelle del Cinema” (foto Lorenzo Burlando / courtesy Fondazione Cineteca di Bologna)

bologna_musei_logoNon contiene spezie ma ben 14.841 oggetti: sono quelli ritrovati all’interno del Ripostiglio di San Francesco, conservato al museo civico Archeologico di Bologna, che giovedì 18 luglio 2024, alle 21.30, è il protagonista in piazza Maggiore della manifestazione “Sotto le stelle del Cinema”, prima della proiezione del film “Dune” di Dennis Villeneuve (USA, 2021, 155’). I Musei Civici di Bologna si raccontano infatti sotto le stelle in piazza Maggiore dal 1° luglio al 9 agosto 2024. Sono sei gli appuntamenti serali con “Musei sotto le stelle” che, grazie alla collaborazione tra il Settore Musei Civici Bologna e la Fondazione Cineteca di Bologna, alle 21.30 nel mese di luglio e alle 21.15 in agosto, precederanno le proiezioni gratuite dei film in programma nel cartellone Sotto le stelle del Cinema, manifestazione promossa da Cineteca di Bologna e Comune di Bologna con il sostegno di ministero della Cultura e Regione Emilia-Romagna. Main sponsor Gruppo Hera. Fa inoltre parte di Bologna Estate 2024, il cartellone di attività promosso da Comune di Bologna e Città metropolitana di Bologna – Territorio Turistico Bologna-Modena.

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Il nuovo allestimento del Ripostiglio di San Francesco al museo civico Archeologico di Bologna (foto giorgio bianchi / bologna musei)

Giovedì 18 luglio 2024, alle 21.30: Anna Dore (curatrice della Sezione Etrusca, fase villanoviana museo civico Archeologico) presenta la mostra “Il dolio delle meraviglie. Un nuovo allestimento per il Ripostiglio di San Francesco”. Il museo civico Archeologico continua ad aggiornarsi, in una dialettica proficua fra rispetto degli allestimenti storicizzati e moderne esigenze di fruizione. Con questo spirito è stata recentemente interessata da un accurato restyling con nuovi apparati multimediali una delle sale che più incuriosiscono il pubblico: quella dedicata al Ripostiglio di San Francesco, eccezionale rinvenimento riferibile all’inizio del VII sec. a.C. Si tratta probabilmente del deposito di una fonderia, costituito da un grande vaso (dolio) riempito con più di 14.000 oggetti in bronzo, che ci svelano informazioni sulle dinamiche economiche e sociali della Bologna etrusca. Oltre al numero, eccezionale risulta la varietà dei pezzi presenti, tra i quali figurano quasi tutte le categorie di manufatti in uso nella Prima Età del Ferro: armi, oggetti di ornamento e di prestigio, utensili e attrezzi si affiancano a frammenti di vasellame, lamine ritagliate, verghette, pani metallici di varie dimensioni, scarti di fusione e scorie. Numerosi in particolare gli strumenti da lavoro, preziosi per ricostruire le principali attività artigianali e di sussistenza della comunità villanoviana. Il riallestimento, curato da Laura Bentini, è stato realizzato anche grazie al sostegno di Settore Patrimonio Culturale – Regione Emilia-Romagna, Fondazione Luigi Rovati e Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna.

Milano. Al museo d’Arte della Fondazione Luigi Rovati apre la mostra “Giano-Culsans: il doppio e l’ispirazione etrusca di Gino Severini. Dalle collezioni dell’Accademia Etrusca di Cortona”: protagonisti due bronzetti etruschi a confronto con due sculture di Severini

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La mostra “Giano-Culsans: il doppio e l’ispirazione etrusca di Gino Severini. Dalle collezioni dell’Accademia Etrusca di Cortona”, al Museo d’arte della Fondazione Luigi Rovati a Milano (foto fondazione rovati)

milano_fondazione-rovati_mostra-giano-culsans_locandinaApre il 15 maggio 2024 al museo d’Arte della Fondazione Luigi Rovati in corso Venezia a Milano la mostra “Giano-Culsans: il doppio e l’ispirazione etrusca di Gino Severini. Dalle collezioni dell’Accademia Etrusca di Cortona”. La mostra, che resterà aperta fino al 15 settembre 2024, è dedicata al tema del dualismo e del doppio, nel rapporto bifronte, fisico e simbolico, di dialettica e contrapposizione. I protagonisti sono due bronzetti etruschi del III sec. a. C., a loro volta a confronto con due sculture di Gino Severini: il doppio nel doppio. La mostra, allestita nello Spazio Bianco al piano Nobile del museo d’Arte, prende spunto dall’interesse di Gino Severini (1883-1966) per il mondo etrusco, e più in generale per l’archeologia della sua terra d’origine, e dal suo legame con Cortona, sua città natale. Assiduo frequentatore del museo dell’Accademia Etrusca, nelle sue opere si è spesso ispirato ai reperti conservati nel museo, a cui ha poi donato alcune delle sue opere più significative.

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Bronzetti a confronto: Culsans etrusco (a destra) con opera di Gino Severini (a sinistra) (foto fondazione rovati)

Il primo dei due bronzetti etruschi esposti datati III sec. a. C è Culsans, la divinità etrusca corrispondente al romano Giano, nume tutelare delle porte e dei passaggi; il secondo è Selvans, dio della foresta e delle attività agresti. Le due sculture recano sulla coscia una lunga iscrizione votiva in alfabeto etrusco, che ne chiarisce l’identità riportando il nome del dedicante, forse un personaggio che ricopriva una funzione pubblica. Preposti alla sorveglianza del confine tra area urbana e territorio circostante, il loro posizionamento ai lati della porta della città cortonese certifica la natura sacra di questo spazio liminare, già attestata in altri centri dell’Italia antica.

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Giano-Culsans: passato e presente a confronto con due opere conservate al MAEC di Cortona. Una risale alla prima metà III sec. a.C., l’altra di Gino Severini (1962) è stata eseguita a Parigi su autorizzazione della figlia, Romana Severini, nel 1996 (foto maec)

È proprio al Culsans etrusco che Severini si ispira per creare le due sculture esposte: il primo è Giano Bifronte, un bronzo realizzato agli inizi degli anni Sessanta, mentre il secondo, di maggiori dimensioni, è una fusione postuma realizzata per volontà della figlia Romana Severini. Quest’ultima scultura è stata poi donata all’Accademia Etrusca di Cortona. Alla feconda attività pittorica di Gino Severini appartiene la Natura morta con aringa e compostiera blu, dipinta nel 1946-1947 come rielaborazione – con riferimenti al mondo etrusco – di un genere molto praticato dai pittori d’avanguardia: il quadro raffigura una tavola con aringhe in primo piano, arricchita dalla presenza di due vasi, una brocca e un recipiente, in cui si riconosce l’allusione al vasellame in bucchero che decorava i banchetti degli aristocratici etruschi.

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Copertina del catalogo “Giano-Culsans: il doppio e l’ispirazione etrusca di Gino Severini”

Accompagna la mostra una pubblicazione edita da Fondazione Luigi Rovati, “Giano-Culsans: il doppio e l’ispirazione etrusca di Gino Severini” con testi di Paolo Bruschetti, Sergio Angori, Romana Severini Brunori, Giulio Paolucci, Paolo Giulierini, Marco Belpoliti, Luigi Donati.

Milano. Alla fondazione Luigi Rovati conversazione a più voci dal titolo “La seduzione delle gemme fra storia e collezionismo” in occasione della presentazione del libro di Gemma Sena Chiesa “Gemme antiche: arte lusso potere” (Carocci editore)

milano_fondazione-rovati_conferenza-la-seduzione-delle-gemme-tra-storia-e-collezionismo_locandinaIn occasione della presentazione del libro di Gemma Sena Chiesa “Gemme antiche. Arte lusso e potere nella Roma dei Cesari” (Carocci editore) alla fondazione Luigi Rovati di Milano conversazione a più voci dal titolo “La seduzione delle gemme fra storia e collezionismo”: appuntamento giovedì 4 aprile 2024, alle 16.30. Giuseppe Sassatelli (istituto nazionale di Studi etruschi ed italici) in dialogo con Fabrizio Slavazzi (università di Milano), Francesca Ghedini (università di Padova), Francesca Tasso (musei del Castello, Comune di Milano), Elisabetta Gagetti (Gemmae. An International Journal on Glyptic Studies), Claudia Lambrugo (università di Milano). L’incontro è gratuito e a ingresso libero, fino a esaurimento posti disponibili. Si consiglia la prenotazione. Il biglietto per la conferenza non include l’accesso al Museo d’arte. La conferenza sarà pubblicata sul canale YouTube della Fondazione.

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Copertina del libro “Gemme antiche. Arte lusso e potere nella Roma dei Cesari” di Gemma Sena Chiesa (Carocci editore)

Gemme antiche. Arte lusso e potere nella Roma dei Cesari. Nel volume si ripercorre la storia di una forma d’arte rara e sofisticata, sorta nel mondo classico e nota oggi con il nome di glittica. In età ellenistica gemme e cammei lavorati incisi con ritratti o simboli furono utilizzati per propaganda personale da re e personaggi famosi e realizzati da artigiani che firmavano le loro opere. Dopo la fine dei regni ellenistici molti di loro si trasferirono a Roma al servizio dei nuovi potenti. Per Cesare, Augusto e i suoi discendenti lavorarono celebri artisti come Dioscuride, creando opere di straordinaria qualità. Dal I secolo d.C. l’uso di portare al dito una gemma si diffuse nelle classi popolari e nell’esercito dando vita a una produzione più vasta e quindi meno costosa. Nell’inquieta età tardoantica iniziarono a circolare le gemme con figurazioni magiche e cristiane. Dal V secolo molti esemplari prestigiosi passarono dal tesoro imperiale alle chiese per poi divenire fino ad oggi oggetto di collezionismo.

Gemma Sena Chiesa è professoressa emerita di Archeologia classica all’università di Milano, autrice di numerose pubblicazioni e grandi mostre. Da un cinquantennio si occupa di gemme intagliate di età romana di cui è studiosa di fama internazionale.

Milano. Alla fondazione Luigi Rovati apre la mostra “Vulci. Produrre per gli uomini. Produrre per gli dèi”, la prima del ciclo dedicato alle “Metropoli etrusche”

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Locandina della mostra “Vulci. Produrre per gli uomini. Produrre per gli dèi” alla Fondazione Luigi Rovati di Milano dal 20 marzo al 4 agosto 2024

Mercoledì 20 marzo 2024 al piano ipogeo della Fondazione Luigi Rovati, in corso Venezia 52 a Milano, apre “Vulci. Produrre per gli uomini. Produrre per gli dèi”, la grande mostra, aperta fino al 4 agosto 2024, che inaugura il ciclo dedicato alle “Metropoli etrusche”. Vulci è tra le più dinamiche città dell’Etruria meridionale costiera, e si distingue per la produzione di raffinati bronzi e ceramiche e per le imponenti sculture in pietra e terracotta. Questo dinamismo alimenta una estesa rete di rapporti commerciali e di scambi culturali con gli altri centri etruschi e mediterranei, a sua volta stimolo per la stessa produzione artistica e artigianale locale. La mostra è arricchita da suggestioni e opere di Giuseppe Penone. Nella continuità della visione della Fondazione che vede l’arte come continuum storico fra antico e contemporaneo, nelle opere esposte Giuseppe Penone plasma la materia-tempo con le proprie mani, in un antico gesto che diventa esso stesso scultura contemporanea.

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Una vetrina della mostra “Vulci. Produrre per gli uomini. Produrre per gli dèi” alla fondazione Luigi Rovati di Milano (foto fondazione rovati)

La ricostruzione del valore di Vulci come metropoli, dalle sue origini fino alla conquista romana, permette di ricostruire parallelamente l’evoluzione antropologico-culturale delle élites dominanti, degli artigiani-artisti e di tutta la popolazione vulcente. A supporto dell’esperienza di visita, sono disponibili anche un booklet e un’audioguida gratuiti dedicati alla mostra. Il progetto di inclusione della Fondazione “Museo per tutti”, propone per la mostra una guida accessibile per le persone con disabilità intellettiva, creata secondo le regole dell’Easy to read, un linguaggio facilitato regolamento dall’Unione Europea. Sarà disponibile gratuitamente al museo oppure scaricabile on line. Ogni sabato alle 11, una visita guidata accompagna il pubblico tra le opere della mostra temporanea, esposte nel Piano ipogeo del Museo. Il costo è di 20€ e include il biglietto di ingresso. Accompagna la mostra il catalogo Vulci. Produrre per gli uomini. Produrre per gli dèi, edito da Fondazione Luigi Rovati con testi di Mario Abis, Simona Carosi, Carlo Casi, Alessandro Conti, Sara De Angelis, Maurizio Forte, Christian Mazet, Laura M. Michetti, Giuseppe Penone, Chiara Pizzirani, Carlo Regoli, Maurizio Sannibale, Giuseppe Sassatelli, Giuliano Sergio (euro 40,00).

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Lastra architettonica fittile con Dioniso e Arianna dall’edicola della necropoli di Ponte Rotto di Vulci, conservata al museo Archeologico nazionale di Firenze (foto fondazione rovati)

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Coppia di mani in lega di argento, oro e rame, da Vulci (foto fondazione rovati)

Una grande mostra che, accanto a una selezione di reperti inediti appartenenti alla collezione della Fondazione, espone capolavori provenienti dalle collezioni di importanti istituzioni pubbliche ed enti privati, a conferma della attrattività del progetto espositivo che la Fondazione esercita fin dalla sua apertura. Tra i reperti più spettacolari, la coppia di mani in lega d’argento, oro e rame, e il collarino in osso, appartenente a uno Sphyrelaton, o statua polimaterica, rinvenuto nel 2013 nella necropoli dell’Osteria; gli ossuari in terracotta inediti della collezione della Fondazione Luigi Rovati; per la prima volta esposti insieme un nucleo di ceramiche attribuite al Pittore delle Rondini.

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L’imponente urna biconica ed elmo-coperchio in bronzo proveniente dagli scavi Mengarelli della soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per la provincia di Viterbo e l’Etruria meridionale (foto fondazione rovati)

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Spada con fodero alla mostra “Vulci. Produrre per gli uomini. Produrre per gli dèi” (foto fondazione rovati)

Tra i bronzi inediti un candelabro e due colini della Fondazione Rovati, la spada con fodero e l’imponente urna biconica ed elmo-coperchio in bronzo proveniente dagli scavi Mengarelli della soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per la provincia di Viterbo e l’Etruria meridionale; la Maschera-visiera in bronzo, un unicum per l’Etruria, probabilmente di uso cerimoniale, proveniente dai Musei Vaticani; imponente l’inedito Pilastro figurato in nenfro della Collezione Castiglione Bocci di Ischia di Castro; parimenti straordinaria la ricostruzione dell’edicola di Ponte Rotto dedicata alla coppia Dionisio ed Arianna, dal 1889 parte delle raccolte del museo Archeologico nazionale di Firenze e mai più esposta in Italia dal 1966. Due le opere di Giuseppe Penone della collezione della Fondazione Luigi Rovati e inedite per pubblico italiano: Cocci, del 1982 e Colonna di menti, del 1981.

Bologna. Al museo civico Archeologico nuovo allestimento del Ripostiglio di San Francesco, il più importante deposito dell’Età del Ferro italiana: nuova illuminazione, recupero delle vetrine ottocentesche e selezione del materiale esposto

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Il nuovo allestimento del Ripostiglio di San Francesco al museo civico Archeologico di Bologna (foto bologna musei)

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La sala del ripostiglio di San Francesco nel suo allestimento originario ottocentesco al museo civico Archeologico di Bologna (foto Bologna Musei)

È pronto il nuovo allestimento del Ripostiglio di San Francesco al museo civico Archeologico di Bologna e sarà presentato in anteprima, su invito, giovedì 8 febbraio 2024: si sono infatti conclusi i lavori per il nuovo allestimento del Ripostiglio di San Francesco nella Sala Xb, una delle sale della Sezione Etrusca più amate dal pubblico e di straordinaria rilevanza scientifica per conoscere le dinamiche economiche e sociali dell’antica Bologna etrusca. Nel primo allestimento del museo civico, inaugurato nel 1881, i materiali del Ripostiglio furono esposti integralmente nella Sala XI. Fu solo all’inizio degli anni ’70 del Novecento che l’intero complesso fu trasferito nella Sala Xb. Per agevolare la comprensione e la fruizione delle migliaia di oggetti che compongono questo eccezionale complesso archeologico, l’intervento di riqualificazione ha interessato la revisione dell’impianto illuminotecnico ed espositivo con il recupero delle vetrine ottocentesche, rese più funzionali secondo gli attuali standard espositivi seppure intatte nel loro fascino originario, e una consistente selezione del materiale esposto rispetto al precedente ordine espositivo. Il nuovo allestimento della Sala Xb è stato realizzato anche grazie al contributo di Regione Emilia-Romagna, nell’ambito dei Piani 2019-2021 dell’ex IBC ora Settore Patrimonio Culturale, Fondazione Luigi Rovati (Milano) e Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna.

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Materiali scoperti nel ripostiglio di San Francesco, conservato al museo civico Archeologico di Bologna (foto bologna musei)

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Frammento metallico con iscrizione etrusca dal ripostiglio di San Francesco a Bologna (foto Unibo)

La scoperta del Ripostiglio di San Francesco, il più importante deposito dell’Età del Ferro italiana, avvenne nel 1877 quando l’ingegnere, architetto e archeologo Antonio Zannoni rinvenne, presso l’attuale Basilica di San Francesco a Bologna, un massiccio vaso di terracotta (dolio), sepolto tra i 2 e 3,25 metri di profondità al centro di una capanna villanoviana, contenente 14.838 oggetti metallici, tra interi e frammentari, sia di produzione locale che di altre provenienze, per un peso complessivo di oltre 14 quintali. La cronologia dei materiali va dalla fine dell’Età del Bronzo agli inizi del VII secolo a.C., data in cui avvenne la deposizione del grande vaso e l’accurata sistemazione del suo contenuto. Oltre al numero di pezzi, eccezionale risulta la varietà degli oggetti presenti, tra i quali figurano quasi tutte le categorie di manufatti in uso nella Prima Età del Ferro: armi, oggetti di ornamento e di prestigio, utensili e attrezzi si affiancano a frammenti di vasellame, lamine ritagliate, verghette, pani metallici di varie dimensioni, scarti di fusione e scorie. Zannoni e la maggior parte degli studiosi hanno interpretato il rinvenimento come riserva di metallo pertinente a una fonderia, occultata agli inizi del VII secolo a.C., per la presenza di oggetti semilavorati e rotti destinati alla rifusione, pani di metallo, carbone di cenere, cenere e tracce di ossido di bronzo. Accanto a questa, negli ultimi anni è stata proposta una diversa lettura che vede nel Ripostiglio di San Francesco una sorta di tesoro pubblico, forse deposto ritualmente in un’occasione speciale.

Milano. Al museo d’Arte della Fondazione Rovati apre la mostra “Tesori etruschi. La collezione Castellani tra storia e moda”: per la prima volta i capolavori archeologici insieme ai gioielli antichi e moderni della famosa famiglia di antiquari, collezionisti e orefici dell’800 lasciano il museo nazionale Etrusco di Villa Giulia per un progetto itinerante

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Collezione Castellani al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia: campagna fotografica della Fondazione Luigi Rovati per la mostra “Tesori etruschi. La collezione Castellani tra storia e moda” (foto pasquale de bellis)

Ottanta opere della celebre collezione Castellani del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia, appartenenti sia alla raccolta archeologica che a quella dei gioielli antichi e moderni, da Roma hanno preso la via di Milano dove, alla Fondazione Luigi Rovati, il 25 ottobre 2023 apre la mostra “Tesori etruschi. La collezione Castellani tra storia e moda”, nata dalla collaborazione fra museo ETRU e Fondazione Rovati. Le opere resteranno a Milano fino al 3 marzo 2024 per prendere poi la strada di Hannover in Germania dove saranno parte di un nuovo progetto espositivo. “Per alcuni mesi i tesori della collezione Castellani”, ricorda Valentino Nizzo, direttore del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia, “diverranno gli ambasciatori del Museo con un progetto espositivo originale che mira a valorizzarne anche la fama sul piano dell’influenza artistica che la famiglia di antiquari, collezionisti e orefici ha esercitato nell’800 divenendo un punto di riferimento a livello internazionale”. E continua: “Gli spazi liberati dai capolavori Castellani saranno occupati a novembre dalla grande mostra sulla città etrusca di Spina, proveniente da Ferrara”.

milano_fondazione-rovati_mostra-tesori-etruschi-la-collezione-castellani-tra-storia-e-moda_locandinaAll’apertura della mostra, mercoledì 25 ottobre 2023, alle 18, Giuseppe Sassatelli, curatore della mostra, e Giovanna Forlanelli, presidente della Fondazione Luigi Rovati, terranno una conversazione su “Gli Etruschi nella collezione Castellani. Produzioni mediterranee: dèi ed eroi e vita femminile”. L’incontro è gratuito e a ingresso libero, fino a esaurimento posti disponibili. Si consiglia la prenotazione. Il biglietto per la conferenza non include l’accesso al Museo d’arte.

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Lo Studio Castellani, Sala II “Ori antichi”, ai primi del ‘900 (foto archivio fotografico etru)

Tesori etruschi. La collezione Castellani tra storia e moda. La mostra apre mercoledì 25 ottobre 2023 il programma autunnale della Fondazione. Ospitare la più significativa collezione del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia, finora mai uscita nella sua completezza, è il risultato della collaborazione tra un‘istituzione pubblica e un‘istituzione privata che vede i due musei impegnati nel valorizzare il patrimonio etrusco e la storia del collezionismo che si sviluppa attorno ad esso. L’attività di Fortunato Pio Castellani e dei suoi figli Alessandro e Augusto, orafi, collezionisti e mercanti di antichità, s’intreccia con la stagione delle grandi scoperte di scavo nei territori anticamente abitati dalle popolazioni etrusche e italiche. La famiglia Castellani avvia e sviluppa anche un’intensa attività di collezionismo e promuove scambi di antichità provenienti dalla penisola, in cui interesse storico, esigenze di studio, sentimento nazionale e commercio internazionale s’intrecciano.

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Gli Ori Castellani, i gioielli realizzati dai celebri orafi che nel XIX secolo inventarono la cosiddetta “oreficeria archeologica italiana” (foto da rivista Scientific Reports)

La mostra approfondisce la storia della famiglia Castellani, della sua bottega orafa, che lancia la moda della gioielleria antica, e della sua straordinaria collezione raccolta negli anni e donata in parte al Museo di Villa Giulia nel 1919 e in parte disseminata nei musei di tutto il mondo. I reperti in arrivo da Roma – oltre ottanta – si affiancano alla collezione permanente del Museo d’arte in un processo di contaminazione che segue il metodo espositivo della Fondazione. Le sei sezioni della mostra espongono numerosi gioielli antichi accanto a fedeli riproduzioni ottocentesche, come il pendente in oro a testa di Acheloo; ceramiche attiche, come la kylix attribuita al Pittore di Phrynos; e ceramiche mediterranee, come l’hydria prodotta a Caere e attribuita al Pittore dell’Aquila. La Sala azzurra ospita un dialogo tra l’oreficeria etrusca, affiancata alla produzione ottocentesca della bottega Castellani, con i gioielli contemporanei di Chiara Camoni. L’artista presenta una serie di sculture-gioiello ottenute fondendo oggetti preziosi con un processo inverso, che “dalla forma ritorna verso l’informe, e dal quale si genera inaspettatamente altra bellezza”.

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Lo Studio Castellani, Sala IV “Ori moderni”, ai primi del ‘900 (foto archivio fotografico etru)

La Bottega Castellani. Nel 1814 Fortunato Pio, capostipite della famiglia Castellani, apre in via del Corso a Roma la propria bottega orafa. Trasferita poi in piazza Fontana di Trevi, diventa una tappa obbligata per intellettuali, politici, personaggi noti ed esponenti della nobiltà europea in visita nella capitale. Scambi di idee, conversazioni di contenuto politico e artistico animano le “sale di ricevimento” dello studio Castellani. Questi spazi sono vetrine per le creazioni, oltre che eleganti salotti in cui coltivare rapporti sociali e collezionare informazioni. La sede a Fontana di Trevi è suddivisa in un’anticamera e quattro ampie sale comunicanti, ciascuna dedicata a diverse categorie di gioielli. Una sezione è destinata agli “ori antichi” mentre un’altra agli “ori moderni”. Esposti su scaffali affollati e spesso integrati nell’arredamento, i monili illustrano “sopra tangibili, sicuri documenti, la vecchia tradizione della scuola degli orafi romani”.