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Spoleto (Pg). Al teatro Caio Melisso il convegno “Sulle tracce dei Longobardi”, organizzato dall’Associazione Italia Langobardorum; due giorni di riflessione scientifica per condividere con il grande pubblico le nuove scoperte e conoscenze legate alla civiltà dei Longobardi

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sito-unesco-longobardi-in-italia_logoMercoledì 13 e giovedì 14 novembre 2024 al teatro Caio Melisso di Spoleto (Pg) il convegno “Sulle tracce dei Longobardi”, organizzato dall’Associazione Italia Langobardorum, ente di gestione del sito seriale UNESCO “I Longobardi in Italia – I luoghi del potere (568-774 d.C.)”. Il convegno, a partecipazione libera e organizzato grazie alle risorse erogate dal ministero della Cultura a valere sulla legge 77/2006 dedicata ai siti UNESCO, rappresenta un importante momento di riflessione scientifica, che si rivolge non solo agli specialisti, ma a una platea ampia ed eterogenea, con l’obiettivo di condividere con il grande pubblico le nuove scoperte e conoscenze legate alla civiltà dei Longobardi. Dopo numerose iniziative di successo sui temi della promozione, della divulgazione conoscitiva e dell’educazione culturale, connessi alla valorizzazione del sito seriale UNESCO, l’Associazione Italia Langobardorum punta nuovamente i riflettori sui temi della ricerca coinvolgendo studiosi di rilevanza internazionale, con interventi che spazieranno dalla geopolitica del VI secolo alle pratiche funerarie, fino all’architettura religiosa longobarda, le forme di insediamento e la presenza dei Longobardi nei musei, presentando anche una serie di case studies focalizzati sui sette gruppi monumentali appartenenti al sito seriale UNESCO.

associazione-italia-langobardorumIl programma e il taglio scientifico del convegno sono stati messi a punto e definiti grazie al comitato scientifico composto da: Immacolata Aulisa (direttrice del Centro Studi Micaelici e Garganici dell’università di Bari Aldo Moro), Gian Pietro Brogiolo (già università di Padova), Angela Maria Ferroni (già ministero della Cultura), Paola Mercurelli Salari (direttrice museo del Ducato e Tempietto sul Clitunno), Piero Pruneti (direttore di Archeologia Viva e Tourisma), Marcello Rotili (già università del Sannio), Marco Sannazaro (università Cattolica del Sacro Cuore di Milano), Donatella Scortecci (università di Perugia) e Luca Villa e al coordinamento tecnico scientifico di Francesca Morandini, Fondazione Brescia Musei e responsabile di progetto per l’Associazione Italia Langobardorum; Maria Stovali, Comune di Spoleto e responsabile di progetto per l’Associazione Italia Langobardorum; e Arianna Petricone, responsabile di progetto per l’Associazione Italia Langobardorum.

La prima giornata di studio, incentrata sul tema “I Longobardi in Italia. Un possibile quadro delle conoscenze”, vedrà gli interventi di sei specialisti che si concentreranno su argomenti trasversali della storia longobarda in Italia, tra storiografia, contesti funerari e integrazione etnica, architetture residenziali e religiose, produzioni artistiche, patrimonio museale, con lo scopo di fornire una panoramica completa e dettagliata dello stato della ricerca mantenendo, nel contempo, un taglio divulgativo capace di rendere la trattazione accessibile a un’ampia varietà di pubblico.

La seconda giornata di studio, dal titolo “Le sette componenti del sito seriale UNESCO. Stato delle ricerche e prospettive”, sarà invece impostata sulla trattazione di specifiche case studies riferite ai sette gruppi monumentali del sito seriale UNESCO e ai rispettivi territori, con l’obiettivo di fornire un quadro esaustivo non solo delle ricerche in atto, ma anche della programmazione a medio e lungo termine delle attività scientifiche e divulgative promosse da diversi attori nelle aree di pertinenza.

In occasione di entrambe le giornate di studi, è prevista una sessione di flash talks, con una serie di interventi brevi in grado di ampliare la panoramica storico-archeologica offerta dal convegno anche a contesti e territori non compresi all’interno del sito seriale UNESCO dei Longobardi in Italia.

Oltre alle conferenze, il convegno sarà anche l’occasione per partecipare ad attività collaterali gratuite aperte al pubblico, quali le visite guidate alla mostra “Trame longobarde” (ottobre – dicembre 2024) al museo del Tessuto e del Costume e le attività laboratoriali sulla tessitura. In alcuni ristoranti sarà inoltre possibile gustare “piatti longobardi”, con cui scoprire sapori ispirati alle tradizioni alimentari di questo antico popolo.

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Danilo Chiodetti, presidente dell’Associazione Italia Langobardorum

“Questo convegno”, racconta Danilo Chiodetti, presidente dell’Associazione Italia Langobardorum, “vuole essere una finestra sul passato alla scoperta di una cultura, quella dei Longobardi, che tanto ha dato al nostro territorio e alla nostra società. Grazie agli studiosi e a tutti coloro che hanno contribuito alla realizzazione di questo evento, si avrà modo di analizzare in senso trasversale tematiche connesse sia alle sette componenti del sito seriale UNESCO, sia a contesti al di fuori di essi, ma relativi alla presenza longobarda nel nostro Paese. Auspico che questo convegno possa essere un’occasione di condivisione e di arricchimento ed accendere in tutti noi una rinnovata passione per la storia”.

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Angela Maria Ferroni, già ministero della Cultura

“L’archeologia è una disciplina in continua evoluzione perché lo stato delle nostre conoscenze, e le relative interpretazioni, dipendono in buona parte dalla casualità dei rinvenimenti”, spiega Angela Maria Ferroni, P.O. ministero della Cultura. “La candidatura del sito seriale I Longobardi in Italia. I luoghi del potere (568-77 d.C.) ricomprese significativi complessi monumentali, su alcuni dei quali le opinioni degli studiosi non erano allora sempre concordi. Una rilettura delle stesse evidenze, a 13 anni dall’iscrizione nella Lista del Patrimonio mondiale, e un confronto con i numerosi beni, che negli anni sono stati indagati anche in altre aree dell’Italia longobarda, appare quindi un momento significativo e doveroso, che non potrà che innalzare il livello della conoscenza su queste gentes che rinnovarono l’antichità classica, rafforzando i valori che hanno portato al riconoscimento UNESCO”.

IL PROGRAMMA DI MERCOLEDÌ 13 NOVEMBRE. Alle 9.30, saluti di apertura; 10.30, Inizio lavori, Angela Ferroni, Francesca Morandini, Associazione Italia Langobardorum. “I Longobardi in Italia: un possibile quadro delle conoscenze”: modera Gian Pietro Brogiolo (già università di Padova). 11, Federico Marazzi (università Suor Orsola Benincasa) “Perché i Longobardi entrarono in Italia? Geopolitica del VI secolo fra Europa e Mediterraneo”; 11.30, Caterina Giostra (università Cattolica del Sacro Cuore) “Verso l’al di là: le sepolture longobarde”; 12, Fabio Scirea (università degli Studi di Milano) “Architettura religiosa nella Langobardia: un profilo”. Modera: Marco Sannazaro (università Cattolica del Sacro Cuore). 15, Marco Valenti (università di Siena) “Insediamento in ambito rurale e urbano tra VII secolo e metà VIII secolo”; 15.30, Vasco La Salvia (università di Chieti e Pescara Gabriele d’Annunzio) “La presenza dei Longobardi nei musei”; 16, Marina Righetti (Sapienza Università di Roma) “Antichi e nuovi linguaggi: la sintesi dell’arte longobarda”; 17, Flash Talks: Roberto Farinelli (università di Siena) “I lambardi nei castelli della Toscana meridionale e il loro rapporto con gli arimanni di età longobarda”; Giorgio Postrioti (soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio dell’Umbria), Gaia Battistini (libera professionista), Lorenzo Bigo (università Ca’ Foscari di Venezia), Jacopo Paiano (libero professionista), Lorenzo Passera (università di Udine), Federico Thaler (libero professionista) “La necropoli in località Cerbara di San Giustino (PG)”; Silvana Rapuano (università della Campania Luigi Vanvitelli) “Nuovi dati su Sant’Ilario a Port’Aurea di Benevento (VII-VIII secolo)”; Elena Stambuco (Sapienza Università di Roma) “Il reimpiego nella chiesa di Salvatore a Spoleto: da ipotetico tempio del culto imperiale a basilica cristiana”; Erika Bergamaschi (università Cattolica del Sacro Cuore) “L’evoluzione delle fibule longobarde tra mondo barbarico e mondo bizantino”.

IL PROGRAMMA DI GIOVEDÌ 14 NOVEMBRE. 9.45, “Le sette componenti del sito seriale UNESCO: stato delle ricerche e prospettive”: modera Piero Pruneti (Archeologia Viva); 10, Luca Villa, Annalisa Giovannini (civico museo Archeologico di Romans d’Isonzo) “Longobardi a Cividale, Romans d’Isonzo e nel ducato friulano”; 10.30, Fabio Saggioro (Università degli Studi di Verona), Andrea Breda (già Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le Province di Bergamo e Brescia): Brescia e il suo territorio in età longobarda. Lo stato dell’arte”; 11, Sara Masseroli (soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per le province di Como Lecco Monza-Brianza Pavia Sondrio e Varese), Stefano Aiello (direzione regionale Musei nazionali Lombardia) “Castelseprio e il suo territorio – Il castrum e il borgo: novità, aggiornamenti e prospettive future”; 11.30, Donatella Scortecci (università di Perugia), Giorgio Flamini, Massimiliano Bassetti (Alma Mater Studiorum università di Bologna), Antonio Ciaralli (università di Perugia) “Riflessioni su un decennio e oltre di studi sul San Salvatore di Spoleto e il Tempietto sul Clitunno (2011-2024)”; 12.10, Paola Mercurelli Salari (museo nazionale del Ducato di Spoleto) “Nuovi percorsi per il Museo nazionale del Ducato di Spoleto”. Modera Marcello Rotili, già università della Campania Luigi Vanvitelli. 15, Simone Foresta (soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per le Province di Caserta e Benevento) “Studi e ricerche recenti su Benevento longobarda”; 15.30, Alessandro Lagioia, Marcello Mignozzi (università di Bari Aldo Moro) “Dalle testimonianze scritte a quelle pittoriche: recenti acquisizioni sul Santuario micaelico”; 16, Flash Talks: Francesca Pandimiglio (liceo Classico e Linguistico “Buratti” VT) “Testimonianze dei luoghi di vita e di morte in età longobarda: il sito rupestre di Santa Cecilia a Soriano nel Cimino e la necropoli di Santa Lucia a Bagnoregio”; Lucina Caramella, Pierluigi Piano (Centro di Studi Preistorici e Archeologici di Varese) “Alcune considerazioni sulla diffusione del culto micaelico nella Diocesi di Milano e il San Michele di Golasecca”; Andrea Santolini (Associazione Longobardia) “L’anima longobarda nell’odierna Europa”; Tetyana Shyshnyak (Associazione culturale internazionale Orbisophia), Matthew Peattie (University of Colorado Boulder) “Il patrimonio sonoro dei longobardi. Vecchi Neumi alle nuove tradizioni. L’antico canto beneventano nel XXI secolo”; Gabriele Zorzi (Associazione La Fara) “Raccontare i Longobardi attraverso la ricostruzione e la didattica immersiva”; 17.30, conclusioni: Danilo Chiodetti, presidente Italia Langobardorum; 18, chiusura lavori.

 

Brescia. Al nuovo Capitolium apre la mostra “Il Pugile e la Vittoria Alata”, per Bergamo Brescia 2023: per la prima volta insieme i due straordinari bronzi di età ellenistica e romana

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Locandina della mostra “Il Pugile e la Vittoria” al Capitolium di Brescia dal 12 luglio al 29 ottobre 2023

Il Pugile e la Vittoria, due straordinari bronzi di età ellenistica e romana per la prima volta insieme a Brescia, esposti in un’evocativa installazione artistica site specific del maestro spagnolo Juan Navarro Baldeweg, in cui il metaforico dialogo sul significato della “vittoria” ci riporta all’universale tensione verso l’alto, sia esso il traguardo sportivo o la pace ritrovata. La mostra “Il Pugile e la Vittoria”, punta di diamante di Bergamo Brescia Capitale della Cultura 2023, sarà visitabile dal 12 luglio al 29 ottobre 2023 al parco archeologico di Brescia Romana, sito UNESCO. Catalogo Skira.

L’ambizioso progetto, promosso dal Comune di Brescia e Fondazione Brescia Musei con il museo nazionale Romano e il fondamentale contributo di Intesa Sanpaolo, permette di compiere un confronto culturale tra due assoluti capolavori dell’arte occidentale e sigla un nuovo prezioso tassello del programma di valorizzazione e riqualificazione che Fondazione Brescia Musei sta sviluppando intorno all’area archeologica di Brixia romana.

Legata al progetto espositivo – in collaborazione con Il museo nazionale Romano – è l’esposizione dell‘Ala di Vittoria nella sezione archeologica L’età romana. La città, in corrispondenza della narrazione digitale dedicata alla Vittoria Alata. Un’ala bronzea rinvenuta nell’alveo del fiume Tevere nel 1891, in corrispondenza di ponte Sisto, che sarà visitabile fino al 29 ottobre 2023 al museo di Santa Giulia. Il pezzo venne ritrovato insieme ad altri resti di statue in bronzo che potevano appartenere in origine ad un unico gruppo scultoreo onorario posto proprio a decorazione del Ponte, con la statua della Vittoria in posizione sommitale, in occasione di un restauro effettuato per volontà di Valentiniano e Valente tra il 365 e il 367 d. C., impiegando elementi scultorei più antichi. Contemporaneamente nella sede di Palazzo Massimo a Roma al posto del Pugile sarà esposta una statua in bronzo di un personaggio togato proveniente sempre dal gruppo scultoreo di ponte Sisto.

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La Vittoria Alata e il Pugile in dialogo, anche visivo, tra loro nel Capitolium di Brescia (Archivio Fotografico Civici Musei di Brescia – foto A. Chemollo)

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Juan Navarro Baldeweg, curatore della mostra “Il Pugile e la Vittoria” (fondazione brescia musei)

“Il Pugile e la Vittoria” costruisce l’ideale legame tra il patrimonio archeologico dell’Urbe, unico al mondo, e quello di Brescia, la Brixia latina, oggetto di un esemplare programma di valorizzazione e riqualificazione che Fondazione Brescia Musei ha intrapreso con l’installazione della Vittoria Alata nel nuovo Capitolium disegnato da Juan Navarro Baldeweg. Tramite il Pugilatore in riposo e la Vittoria Alata, entrambi protagonisti di recenti valorizzazioni e restauri epocali, Fondazione Brescia Musei si protende verso l’arte fondativa della cultura europea, suggellando il rapporto tra la Vittoria bresciana e la cultura ellenistica e romana.  Il tema astratto che lega questi due straordinari bronzi, nell’assenza e nella personificazione, è quello del successo, di un esito positivo, della vittoria appunto. Per il Pugilatore è il responso dell’arbitro al termine dello scontro nel quale si è strenuamente difeso senza esclusione di colpi, come indicano le ferite e gli ematomi sapientemente resi nel bronzo con altissima perizia tecnica; per la Vittoria Alata è la designazione del vincitore sul campo di battaglia e la ricostituzione della pace, la cessazione del conflitto. L’uno attende il verdetto, l’altra omaggia il vincitore militare affidando al bronzo dello scudo, che doveva trattenere in origine nelle mani, il suo nome. Il progetto espositivo sarà l’occasione per ridurre la distanza che ha separato le due opere in antico, con una triangolazione di elementi che grazie all’allestimento permetterà comunque di comprenderla, ma nello stesso tempo di cogliere i numerosi fili rossi che le legano.

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La Vittoria Alata e il Pugile in dialogo, anche visivo, tra loro nel Capitolium di Brescia (Archivio Fotografico Civici Musei di Brescia – foto A. Chemollo)

Nello spazio dell’aula del Capitolium si insinuerà un racconto visivo, spaziale, in cui l’invocazione del Pugile, che chiede protezione, si incanala attraverso il riflesso speculare della Vittoria Alata, con contrappunti armonici e l’aiuto di un cristallo specchiante, che porteranno lo spettatore a prendere parte, nel raggio di pochi metri, a una narrazione concettuale sui valori assoluti che i due capolavori rappresentano ancora oggi per l’uomo contemporaneo.

Ecco il progetto “Il Pugile e la Vittoria” raccontato dalle voci di chi lo ha pensato, ideato e realizzato: Francesca Bazoli, presidente di Fondazione Brescia Musei; Stéphane Verger, direttore del museo nazionale Romano; e Fabrizio Paschina, executive director Comunicazione e Immagine di Intesa Sanpaolo.

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Il pugilatore a riposo (IV-I sec. a.C.), scoperto nel 1895 alle pendici del Quirinale, e conservato al museo nazionale Romano (foto fondazione brescia musei)

LE OPERE. Il Pugilatore in riposo, uno dei bronzi di più alta qualità che siano giunti a noi dal mondo antico, fu rinvenuto nel 1885 alle pendici del Quirinale, occultato tra i muri di fondazione di un tempio. Rappresenta un pugile nel momento del riposo dopo una competizione, seduto con le gambe divaricate e gli avambracci poggiati sulle cosce. La critica non è unanime nella datazione di questo capolavoro che oscilla tra il IV e il I secolo a.C. La statua è stata realizzata in bronzo con la tecnica della fusione cava a cera persa con metodo indiretto; fusa in più parti, al busto sono saldate la testa, le braccia e la gamba sinistra, mentre la gamba destra è fusa con il torso. Ogni dettaglio è reso con soluzioni di altissima qualità estetica e sofisticatezza tecnica, con ampio utilizzo anche di metalli di colore contrastante per dare policromia e icasticità all’insieme. Le porosità e i difetti di superficie successivi alla fusione sono stati riparati con estrema cura inserendo piccoli tasselli quadrangolari. Gli occhi non sono conservati, ma dovevano essere realizzati con un materiale differente come pasta vitrea, pietre dure o avorio.

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La Vittoria alata, capolavoro del I sec. d.C., è conservata dal 2020 nel Capitolium di Brescia, dove fu ritrovata nel 1826 (foto Fotostudio Rapuzzi / fondazione Brescia musei)

La statua della Vittoria Alata venne portata in luce la sera del 20 luglio 1826, durante la campagna di scavi avviata nel 1823 dall’Ateneo di Scienze Lettere e Arti di Brescia, su delega della municipalità e grazie a una raccolta pubblica di fondi, nell’area del Capitolium. La realizzazione della Vittoria Alata – sappiamo oggi – è da circoscrivere a poco dopo la metà del I secolo d.C. e va ricondotta a un atelier di alto livello – da collocarsi nel territorio bresciano – che ha saputo creare un modello statuario nuovo e originale; la tecnica utilizzata è quella della fusione a cera persa cava indiretta, che richiede grande maestria e capacità tecnologica. Alcune parti della statua presentano tracce di doratura, lasciando intendere che il suo aspetto in antico doveva essere diverso da come la percepiamo oggi. La presenza di questa statua, con un significato così strettamente legato a una battaglia militare, lascia supporre che si possa trattare di un dono fatto dalla casa imperiale a Brixia per il supporto dato in un evento militare, forse proprio gli scontri del 69 d.C. verificatisi tra Brixia e Cremona tra gli eserciti di Vespasiano, Ottone e Vitellio. Brescia supportò il primo, che risultò vincitore; il nome di Vespasiano è ricordato anche nel frontone del Capitolium dove non si esclude che la statua fosse esposta.

Brescia. Al museo di Santa Giulia apre la sezione “L’età romana. La città”, da qualche tempo chiusa e ora completamente rinnovata: 400 opere, molte dai depositi, 100 appositamente restaurate. Un nuovo percorso con tre installazioni multimediali. L’evento apre l’anno Bergamo Brescia Capitale della Cultura 2023

Domenica 22 gennaio 2023 Brescia aprirà le porte di tutti i luoghi della cultura in occasione delle celebrazioni per l’avvio ufficiale dell’anno Bergamo Brescia Capitale della Cultura 2023. Sarà questa l’occasione per tutti i visitatori del museo di Santa Giulia per tornare ad ammirare la sezione “L’età romana. La città”, da qualche tempo chiusa e ora completamente rinnovata. Appuntamento alle 11.45, ingresso libero. L’evento non solo apre l’anno Bergamo Brescia Capitale della Cultura 2023, ma cade in un altro felice anniversario: i duecento anni dall’inizio degli scavi nel Capitolium, appunto nel 1823.

Ecco la registrazione della presentazione della nuova sezione dedicata all’età romana, con l’intervento di tecnici, archeologi e amministratori che hanno contribuito dal 2018 ad oggi, al ripensamento del museo della Città, e al suo rinnovamento, che si è reso ancor più necessario con lo spostamento del capolavoro bronzeo della Vittoria alata che è tornata al Capitolium, dove era stata trovata, e con le novità legate agli scavi archeologici nell’area del Capitolium.

Ma come si è giunti a questo importante risultato? La fondazione Brescia Musei lo ha raccontato con alcuni video, realizzati da Enrico Ranzanici, in cui si segue passo passo l’iter seguito dalla direzione scientifica, dall’individuazione dei reperti da esporre, al loro restauro, dall’allestimento al nuovo percorso museale.

Nella prima parte, intitolata “Il riposo”, le immagini scorrono tra i magazzini e i depositi dove sono conservati 500 anni di arte romana, tra sculture e rilievi in pietra, affreschi parietali e frammenti di mobilio, decorazioni e statue in bronzo, piatti, vetri, lucerne e oggetti d’ornamento. Oltre 400 opere coinvolte da 900 mq di depositi, dove finora hanno “riposato”.

Nella seconda parte, intitolata “La cura”, si segue il certosino e paziente lavoro delle restauratrici e dei restauratori che amorevolmente si sono presi cura di marmi e affreschi: 1640 ore di restauro con l’utilizzo di trattamenti d’avanguardia. Per la riapertura della sezione Romana sono state curate 100 opere.

Nella terza parte, intitolata “Allestimento”, si comincia a vedere prendere forma la nuova sezione Romana nel museo di Santa Giulia: si montano i pannelli, si apprestano i supporti per contenere o sostenere le opere esposte. Sono stati rinnovati 500 mq di esposizione con 50 documenti storici per il nuovo percorso museale.

Nella quarta parte, intitolata “Montaggio opere”, seguiamo l’arrivo nella sezione Romana delle prime opere, anche molto pesanti e ingombranti, e la loro collocazione definitiva: 190 quintali di pietra e marmi, 300 reperti inediti, 2500 anni in 150 metri.

Con la quinta parte, intitolata “installazioni”, facciamo la conoscenza con l’innovazione tecnologia introdotta nel nuovo allestimento impreziosito dall’inserimento di tre installazioni artistiche immersive multimediali, ideate e realizzate dallo studio artistico interdisciplinare italiano incentrato sulle relazioni tra uomo e macchina, NONE Collective: 20 minuti multimediali inseriti nel percorso museale rinnovato.

Verona. “L’ARENA E GLI ALTRI. Teatri e anfiteatri romani tra ricerca, tutela e valorizzazione”: giornata di studi – in presenza e on line – sugli edifici di spettacolo degli antichi romani, dall’Arena al Colosseo, da Pola a Brescia, da Libarna a Luni

verona_gran-guardia_l-arena-e-gli-altri_convegno_locandinaUna giornata di studi sugli edifici di spettacolo degli antichi romani. Appuntamento giovedì 27 ottobre 2022, dalle 9 alle 17.30, al Palazzo della Gran Guardia in piazza Bra a Verona, con “L’ARENA E GLI ALTRI. Teatri e anfiteatri romani tra ricerca tutela e valorizzazione”. L’evento, promosso da Comune di Verona e soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio di Verona, è aperto alla partecipazione in presenza senza prenotazione o si può seguire in streaming sul canale YouTube de I MUV – I Musei di Verona https://youtube.com/channel/UCYpt_CWPo09yEH1Y5KlqnPQ. Alle 9, registrazione partecipanti; 9.30, saluti istituzionali: Damiano Tommasi, sindaco di Verona; Cecilia Gasdia, sovrintendente Arena di Verona; Alessandro Mazzucco, presidente Fondazione Cariverona; Davide Croff, presidente Cattolica Assicurazioni; Vincenzo Tiné, soprintendente ABAP VR-RO-VI. Dalle 10, primo blocco delle relazioni, modera Patrizia Basso (UniVR): “Verona, Arena” (Vincenzo Tiné, Giovanna Battista, Brunella Bruno, Marco Cofani – SABAP VR-RO-VI); “Roma, Colosseo” (Alfonsina Russo, Barbara Nazzaro, Angelica Pujia, Federica Rinaldi – Parco Archeologico del Colosseo); “Pola, Anfiteatro” (D. Komso, G. Gobic-Bravar, N. Nefat, A. Sardoz – Museo Nazionale dell’Istria); 11, pausa caffè; 11.50, secondo blocco delle relazioni, modera Jacopo Bonetto (UniPD): “Milano, Anfiteatro” (Antonella Ranaldi, Anna Maria Fedeli, Francesco Roncoroni, Attilio Stocchi – SABAP MI); “Brescia, Teatro” (Luca Rinaldi, Serena Solano; Stefano Karadjov, Francesca Bazoli – SABAP BS-BG e Fondazione Brescia Musei); “Trieste, Teatro” (Simonetta Bonomi, Paola Ventura – SABAP FVG); “Libarna, Anfiteatro e Teatro” (Simone Lerma, Alessandro Quercia; Valentina Barberis – SABAP AL-AT-CN e DRM Piemonte); 13, pausa pranzo; 14.30, terzo blocco di relazioni, modera Francesca Ghedini (UniPD): “Ventimiglia, Teatro” (Roberto Leone, Luigi Gambaro, Simona Lanza – SABAP SV-IM); “Luni, Anfiteatro e Teatro” (Alessandra Guerrini, Marcella Mancusi, Antonella Traverso – DRM Liguria); 15.10, presentazione del volume “Arena di Verona. Rinascita di un monumento” di Giovanni Castiglioni e Marco Cofani a cura di Alberto Grimoldi (Politenico di Milano) e Francesca Ghedini (Università di Padova); 15.40, dibattito “Scavare restaurare e riqualificare i teatri antichi oggi” moderato da Massimo Mamoli (direttore de “L’Arena”) con Luigi La Rocca, direttore generale Archeologia Belle arti e Paesaggio-MiC; Massimo Osanna, direttore generale Musei-MiC; Antonio Calbi, sovrintendente Istituto nazionale del Dramma Antico di Siracusa; Stefano Trespidi, vicedirettore artistico Arena di Verona; Gianmarco Mazzi, A.D. Società Arena di Verona. Interventi programmati di Barbara Bissoli (vicesindaca Comune di Verona), Marta Ugolini (assessore Cultura Comune di Verona), Raffaella Gianello (Conservatrice Arena di Verona), Francesca Rossi (direttrice Musei Civici Verona), Matteo Faustini (Presidente Ordine Architetti Verona).

Brescia. A un anno dal rientro trionfale della Vittoria alata è uscito il libro “Necessitano alla Vittoria Alata le cure del restauratore. Studi, indagini e restauro del grande bronzo di Brescia” con gli studi, le indagini e il restauro condotto fra il 2018 e il 2020 all’Opificio delle Pietre di Firenze

La Vittoria alata, capolavoro del I sec. d.C., è conservata dal 2020 nel Capitolium di Brescia, dove fu ritrovata nel 1826 (foto Fotostudio Rapuzzi / fondazione Brescia musei)

È uno dei simboli della città di Brescia. Dopo secoli di oblio, la Vittoria alata fu rinvenuta la sera del 20 luglio 1826, in parte smontata e accuratamente nascosta nell’intercapedine occidentale del Capitolium tra il tempio e il Cidneo, assieme a moltissimi altri pezzi bronzei tra cui la famosa serie di ritratti, per salvarla alle invasioni barbariche. E ancora per essere salvata, stavolta per lo scoppio della Prima guerra mondiale, la Vittoria fu trasferita a Roma lontano dal fronte. A Brescia la Vittoria rientrò nell’aprile 1920, sottolineato con una celebrazione solenne. E un secolo dopo, nel 2020, ecco un altro rientro trionfale a Brescia, dopo un lungo restauro realizzato dagli esperti dell’Opificio delle Pietre dure di Firenze.

Copertina del libro “Necessitano alla Vittoria Alata le cure del restauratore. Studi, indagini e restauro del grande bronzo di Brescia” (Edifir, 2021)

Gli studi, le indagini e il restauro condotto fra il 2018 e il 2020 all’Opificio delle Pietre dure sulla statua bronzea della Vittoria Alata di Brescia, straordinario esempio dell’arte romana del I sec. d.C., sono stati raccolti nel libro, ora in libreria, “Necessitano alla Vittoria Alata le cure del restauratore. Studi indagini e restauro del grande bronzo di Brescia” (Firenze, 2021), a cura di Anna Patera e Francesca Morandini, volume n° 60 della Collana Problemi di conservazione e restauro di Edifir. Il volume presenta i lavori e le analisi svolti durante il restauro della Vittoria Alata di Brescia, restauro che non è solo un intervento su un reperto di grande valore archeologico e artistico ma anche l’occasione di riscoprire il significato della statua nel più ampio panorama dell’archeologia bresciana, e riflettere sui modi e sulle forme di tutela e valorizzazione del patrimonio archeologico. Simbolo della città, l’incantevole figura e la bellezza senza tempo della Vittoria Alata non cessano di affascinare, dopo quasi duemila anni, tutti coloro che hanno l’occasione di ammirarla e che sanno cogliere il grande potere evocatore di questo capolavoro della produzione artistica di età romana. Ma chi osserva la Vittoria Alata oggi, nel tempio rinnovato, non identifica più – o soltanto – l’oggetto meraviglioso prodotto dalla più alta manifattura del I secolo: è portato istintivamente a collegare l’immagine della statua con quella della più nobile identità femminile, una manifestazione della bellezza greca e della forza latina. Una forza femminile, benevola, resiliente, emblema della rinascita di Brescia, che cerca la pace, il rispetto dell’armonia, delle regole, degli equilibri e della concordia civile.

Dopo il restauro a Firenze, Sky Arte ha trasmesso l’interessante documentario ”Vittoria alata. Il ritorno di un simbolo” di Davide Rinaldi (Italia 2020, 29’), che celebra il ritorno in città di una delle più straordinarie statue di epoca romana. E dove, tra gli esperti coinvolti, c’è l’intervento dell’indimenticabile prof. Marcello Barbanera, recentemente scomparso a soli 60 anni (vedi Archeologia in lutto. È morto a 60 anni Marcello barbanera, professore di Archeologia e storia dell’arte greca e romana alla Sapienza di Roma. Si è interessato di storia dell’archeologia, scultura greca, metodologia della storia dell’arte, storia del collezionismo, archeologia della Magna Grecia, museografia. Il ricordo di colleghi, allievi e appassionati | archeologiavocidalpassato). Il complesso intervento, che rientra in un più ampio progetto di valorizzazione dell’opera, è stato possibile grazie all’impegno condiviso di più Istituzioni (Comune di Brescia, Fondazione Brescia Musei, Opificio delle Pietre Dure, Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le provincie di Bergamo e Brescia) che ha consentito lo sviluppo di un progetto organico di conoscenza. Dal restauro, come spesso accade in queste situazioni, sono emerse novità e conferme sull’attribuzione e la cronologia dell’opera che in passato è stato oggetto di alterne valutazioni da parte degli studiosi. In questo volume sono raccolti i contributi di archeologi, storici dell’arte, restauratori ingegneri, chimici, esperti scientifici e in diagnostica dei beni culturali che hanno a vario titolo contribuito alla realizzazione dell’intervento in ottica globale e interdisciplinare.

Brescia. Convegno “Il futuro del teatro romano di Brescia”: grandi esperti si confrontano sul tema dell’utilizzo di questi edifici antichi e degli interventi necessari a migliorarne la fruizione. Tra i partecipanti il direttore generale dei musei Massimo Osanna, l’archeologo e storico dell’arte Salvatore Settis, e il soprintendente di Brescia Luca Rinaldi

Veduta aerea del teatro romano di Brescia (foto fondazione brescia musei)

Perché avviare un percorso di rinnovata fruizione del teatro romano di Brescia e con quale modalità? Quali premesse culturali e progettuali? Quale il ruolo di questo edificio nei luoghi della cultura della città? Sulla scorta di questi interrogativi, il Comune di Brescia e la Fondazione Brescia Musei propongono un confronto aperto alla cittadinanza, affidando le considerazioni di partenza, per attivare il dibattito, a rappresentati di istituzioni, tra i quali Massimo Osanna, direttore generale dei Musei al Mic, Salvatore Settis, archeologo e storico dell’arte e il soprintendente di Brescia, Luca Rinaldi, che a diverso titolo hanno già avuto modo di confrontarsi sul tema dell’utilizzo di questi edifici antichi e degli approntamenti allestitivi necessari alla fruizione. Appuntamento lunedì 4 aprile 2022 dalle 10 all’auditorium di Santa Giulia a Brescia con il convegno “Il futuro del teatro romano di Brescia”. Il convegno è in presenza, consigliata l’iscrizione all’indirizzo segreteria@bresciamusei.com. Per accedere all’iniziativa verrà richiesto di esibire la Certificazione verde Covid-19 green pass come previsto dalla normativa vigente. Ingresso gratuito fino a esaurimento dei posti disponibili. Accrediti dalle 9.30. Tutti coloro che hanno scritto a segreteria@bresciamusei.com si considerano accreditati.

Il teatro romano di Brescia è inserito nei percorsi di visita del Parco Archeologico di Brescia Romana, parte integrante della componente di Brescia del sito UNESCO I Longobardi in Italia (foto parco archeologico brescia romana)

Il teatro romano di Brescia nel corso degli anni è stato oggetto di dibattito in merito alle possibili modalità di valorizzazione, in relazione al contesto archeologico e storico al quale appartiene. Attualmente l’edificio è inserito nei percorsi di visita del parco archeologico di Brescia Romana, parte integrante della componente di Brescia del sito UNESCO I Longobardi in Italia. I luoghi del potere e, tra tutti i monumenti del sito, presenta ancora uno stato incompiuto in quanto le indagini archeologiche non sono completate, così come ogni intervento di restauro. A 10 anni dall’iscrizione nella World Heritage List e alle soglie del ruolo di Brescia Capitale italiana della Cultura nel 2023 con Bergamo, il Comune di Brescia, il ministero della Cultura e la Fondazione Brescia Musei ritengono doveroso riflettere sul futuro di questo antico edificio in relazione ai programmi di recupero delle architetture monumentali storiche e ai progetti culturali della città.

Assonometria del teatro romano di Brescia (foto comune di brescia)

Il programma. L’introduzione al convegno, alle 10, è affidata a Francesca Bazoli, presidente Fondazione Brescia Musei; Laura Castelletti, vice sindaco e assessore alla Cultura, Creatività e Innovazione del Comune di Brescia; Pierre-Alain Croset, chair del convegno, professore ordinario di Composizione architettonica urbana al Politecnico di Milano. Aprono i lavori Francesca Morandini, conservatore delle Collezioni e delle aree archeologiche della Fondazione Brescia Musei; Serena Solano, funzionario archeologo della soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per le Provincie di Bergamo e Brescia. Seguono gli interventi di Luca Rinaldi, soprintendente Archeologia Belle arti e Paesaggio per le Provincie di Bergamo e Brescia; Vincenzo Tinè, soprintendente Archeologia Belle arti e Paesaggio per le Provincie di Verona Rovigo e Vicenza; Salvatore Settis, archeologo e storico dell’arte, professore emerito Scuola Normale Superiore di Pisa. Dopo il coffee break, dibattito conclusivo con Massimo Osanna, direttore generale Musei al ministero della Cultura; Alberto Ferlenga, professore ordinario di Progettazione architettonica all’università IUAV di Venezia; Stefano Molgora, presidente Ordine degli Architetti pianificatori paesaggisti e conservatori della Provincia di Brescia; Francesca Bazoli, presidente Fondazione Brescia Musei. Chiude i lavori il sindaco di Brescia Emilio Del Bono.