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Aquileia, aperta dalla Fondazione una nuova area archeologica, Domus e Palazzo Episcopale: viaggio a ritroso nel tempo dal palazzo episcopale del V sec. d.C. a una domus romana del I-II sec. d.C.

Le autorità scientifiche e politiche all’inaugurazione ad Aquileia dell’area archeologica Domus e Palazzo episcopale

L’area archeologica Domus e Palazzo Episcopale di Aquileia

Si arricchisce l’offerta del sito archeologico di Aquileia, riconosciuto dall’Unesco come patrimonio mondiale dell’Umanità: in piazza Capitolo, per iniziativa della Fondazione Aquileia, è stata inaugurata la nuova struttura di “Domus e Palazzo Episcopale”, che  completa la riqualificazione della piazza della Basilica sul lato nord, restituendo alla fruizione del pubblico un importante spaccato della vita di Aquileia e offrendo la rara opportunità di vedere grazie a un sapiente gioco architettonico la sovrapposizione di livelli pavimentali di diverse epoche. L’intervento, firmato dagli architetti Tortelli Frassoni (con il progetto esecutivo di Mads & Associati), è stato finanziato anche grazie al progetto europeo Expoaus finanziato dal Programma IPA Transfrontaliero Adriatico 2007-2013 e al generoso sostegno ricevuto da alcuni veri e propri mecenati dell’arte –  Olimpias Group, BCC di Fiumicello e Aiello, Allianz Italia e Danieli & C Officine Meccaniche – che hanno voluto contribuire all’opera grazie alla normativa sull’Art Bonus. La realizzazione delle opere è di CP costruzioni Trieste ed Eu.Co.Re restauri di Pavia di Udine. Alla cerimonia di inaugurazione sono intervenuti Debora Serracchiani, presidente della Regione Friuli Venezia Giulia; Gianni Torrenti, assessore regionale alla Cultura; Antonio Zanardi Landi, presidente della Fondazione Aquileia; Cristiano Tiussi, direttore della Fondazione Aquileia; Gabriele Spanghero, sindaco di Aquileia; Pietro Fontanini, presidente della Provincia di Udine; Marta Novello, direttrice scientifica della soprintendenza. Fino al 6 maggio 2017 l’apertura dell’area è gratuita e regolamentata su 4 turni giornalieri con l’assistenza del personale di sorveglianza che coordina l’accesso dei gruppi: si deve presentarsi all’ingresso del sito puntuali alle ore 10, 12, 15 o 17. Dal 7 maggio ingresso libero tutti i giorni con orario continuato 10-19. Con la nuova proposta di Domus e Palazzo episcopale si fa un emozionante viaggio a ritroso nel tempo, nel cuore dell’antica Aquileia, ammirando le strutture della domus del I-II secolo, la grande aula absidata del IV secolo, gli estesi resti musivi e murari del palazzo episcopale del V secolo. Uno step reso possibile anche grazie allo storico accordo per la gestione delle aree archeologiche del sito Unesco firmato lo scorso dicembre tra il ministero dei Beni e Attività culturali e del Turismo (Mibact) e la Fondazione Aquileia. Con l’intesa si è sancito il conferimento in uso alla Fondazione Aquileia di tutte le aree archeologiche della città, in maniera tale che la Fondazione si occupa della gestione, della manutenzione ordinaria e straordinaria e della valorizzazione dell’intero sito archeologico, mentre alla soprintendenza restano le competenze relative alla tutela. Tra i risultati già raggiunti, la recente conclusione dei lavori di restauro del Sepolcreto, necropoli costituita da cinque recinti funerari, ora fruibile anche con illuminazione notturna: l’area sarà visitabile tutte le sere di giugno, luglio e agosto (dalle 8 alle 22), per offrire al pubblico la possibilità di suggestive passeggiate.

Antonio Zanardi Landi,
presidente della Fondazione Aquileia

L’area archeologica “Domus e Palazzo Episcopale” è il frutto di una lunga storia di valorizzazione, iniziatasi con l’acquisizione da parte dello Stato di un rustico privato denominato “stalla Violin”. Già negli anni Cinquanta del Novecento l’allora soprintendenza alle Antichità delle Venezie aveva condotto i primi scavi in quest’area di piazza Capitolo, sotto la direzione di Luisa Bertacchi,  ed erano stati messi in luce (e lasciati in vista) tre ambienti di un più ampio complesso, identificato come un settore del palazzo episcopale di V secolo. Tra il 2009 e il 2010, nuove indagini promosse dalla Fondazione Aquileia e con la direzione scientifica della soprintendenza Archeologia del Friuli – Venezia Giulia hanno portato alla scoperta di una sala mosaicata dell’inizio del IV secolo, dotata di abside, e quindi alla decisione della Fondazione Aquileia di attuare un progetto di copertura e musealizzazione del sito per consentire la protezione dei resti e permettere contestualmente al pubblico di apprezzarli. Con l’avvio del cantiere, a inizio 2016 ulteriori scavi hanno raggiunto i livelli del I-II secolo, imponendo una variante al progetto originario, che è confluito nell’attuale struttura.

Il sapiente gioco architettonico dell’area Domus e Palazzo episcopale consente la visione dei livelli pavimentali di diverse epoche

Nella nuova struttura sono visibili i significativi resti di uno degli isolati della città romana che si svilupparono, alla fine del I secolo a.C., fuori dalla cinta muraria originaria eretta quasi due secoli prima. Il percorso di visita si snoda tra strutture e pavimenti musivi delle diverse fasi edilizie del sito, visibili a profondità diverse (si raggiungono i 4 metri sotto il piano di campagna attuale): il visitatore potrà effettuare – come si diceva – un emozionante viaggio a ritroso nel tempo, dunque, nel ventre di Aquileia, ammirando le strutture della domus di I-II secolo, la grande aula absidata del IV secolo, gli estesi resti musivi e murari del palazzo episcopale del V secolo. Questi ultimi sono i resti archeologici che s’incontrano per primi nel percorso di visita. La lunga sala, collegata probabilmente al complesso basilicale, faceva parte della residenza di rappresentanza del vescovo di Aquileia, la cui autorità era cresciuta in maniera significativa durante il IV secolo. Il muro occidentale divideva la sala da un’area esterna lastricata (scavata nel 2010 e oggi non più visibile), che è stato possibile datare tra la fine del IV e l’inizio del V secolo d.C. grazie al rinvenimento di alcune monete. Il mosaico  databile nel corso del V secolo d.C., è suddiviso in due tappeti di diversa ampiezza separati da una fascia di tessere gialle. Nella porzione settentrionale è un motivo a piccoli quadrati concentrici attorno a un bottone nero realizzati con l’utilizzo di tessere di cotto. Il più ampio spazio di forma allungata è invece decorato da una composizione a reticolato ornata da losanghe e quadrati, impiegata anche in altri contesti cristiani di Aquileia.

I mosaici dell’aula absidata del complesso basilicale teodoriano del V sec. d.C.

Al centro del percorso espositivo e al livello più profondo, si conserva parte di una casa del I secolo d.C., con i resti di muri recanti ancora la decorazione ad affresco per un’altezza di più di un metro: una circostanza straordinaria ad Aquileia in livelli di questa epoca. Il percorso si conclude con la splendida sala absidata di una domus di IV secolo, scoperta tra il 2009 e il 2010. L’aula absidata, costruita all’interno dell’isolato occupato dal complesso basilicale teodoriano e forse appartenente alla residenza del vescovo, aveva un’ampiezza di circa 100 metri quadrati e fu realizzata secondo modelli architettonici in voga al tempo e documentati ad Aquileia anche in altri contesti residenziali di alto livello. L’abside, con ampiezza di oltre cinque metri, era sopraelevata e raccordata al piano dell’aula da un gradone. Le pareti e il soffitto erano decorati con affreschi, dei quali sono stati rinvenuti numerosi frammenti nel corso dello scavo: raffinati tralci di vite con foglie, grappoli d’uva e volatili su fondo rosso davano risalto al catino absidale rispetto al più semplice soffitto bianco della sala. Nel pavimento a mosaico, un originale motivo a tendaggio realizzato in tessere dai colori sfumati esaltava la funzione rappresentativa dell’abside, usata come spazio di ricevimento, al quale era destinato il maggiore impegno decorativo. Il pavimento dell’aula è suddiviso in tre campiture da raffinate fasce vegetali con al centro un riquadro del quale si conserva solo parte della cornice. Le semplici trame geometriche, a esagoni e cerchi allacciati, sono arricchite da motivi figurati policromi raffrontabili con la decorazione delle aule teodoriane, con le quali condividono le maestranze e la datazione successiva all’editto di Costantino del 313 d.C. Le raffigurazioni attingono al repertorio dei soggetti di genere ampiamente diffuso nella produzione musiva romana: pesci, polipi, conchiglie e volatili sono affiancati a grappoli d’uva, racemi fioriti, cesti e bacili ricolmi di frutti, per evocare, attraverso l’allusione alla ricchezza della natura, un’idea di benessere e prosperità.

Accordo storico: alla Fondazione Aquileia la gestione di tutto il sito archeologico di Aquileia romana (104mila metri quadri) con l’obiettivo di valorizzare la città antica attraverso un percorso storico unico tra scavi e musei

Il foro romano di Aquileia: ora la gestione dell'intero sito è affidato alla Fondazione Aquileia

Il foro romano di Aquileia: ora la gestione dell’intero sito è affidato alla Fondazione Aquileia

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Il ministro Dario Franceschini ad Aquileia con il presidente della Fondazione Zanardi Landi e il governatore della Regione Debora Serracchiani

Il ministro Dario Franceschini ad Aquileia con il presidente della Fondazione Zanardi Landi e il governatore della Regione Debora Serracchiani

Il sito archeologico di Aquileia ha un solo gestore: la Fondazione Aquileia. Con un obiettivo: creare un grande percorso culturale unico. È stato infatti siglato un accordo storico tra il Mibact e la Fondazione Aquileia per il conferimento in uso alla Fondazione Aquileia di tutte le aree archeologiche dell’antica città romana. La Fondazione Aquileia si occuperà di gestione, manutenzione ordinaria e straordinaria e valorizzazione del sito archeologico, alla soprintendenza rimarranno la tutela e alcuni immobili e la gestione del museo Archeologico nazionale e del museo Paleocristiano che fanno capo al Polo Museale Friuli-Venezia Giulia. La presenza della Fondazione nella gestione del sito non è comunque una novità. Nel 2008-2009 era stato conferito alla Fondazione il 28% delle aree. Ora si completa il passaggio con il restante 72 (che comprende foro, porto fluviale, via Sacra, area Grandi terme-Comelli, fondo ex Moro con Casa delle bestie ferite, fondo Cassis con Casa dei putti danzanti e fondo Violin). “La Fondazione esce da una lunga adolescenza e diviene oggi adulta e nel pieno delle sue potenzialità e capacità”, spiega il presidente della Fondazione Aquileia, Antonio Zanardi Landi. Per Corrado Azzolini, soprintendente Archeologia, belle arti e paesaggio del Friuli – Venezia Giulia, “non verrà meno naturalmente il ruolo di ricerca degli istituti universitari ma si avrà un passaggio più veloce dallo scavo alla fruizione”. “L’accordo con il Mibact rappresenta un’importante affermazione del ruolo della Regione nella tutela e valorizzazione dei beni archeologici. È davvero uno straordinario salto di qualità”, affermato la presidente Debora Serracchiani. “È un risultato che è stato perseguito e raggiunto grazie all’ottima qualità dei rapporti tra Regione e ministero dei Beni culturali, in particolare grazie alla attenzione del ministro Franceschini il quale ha saputo cogliere il livello del lavoro che si sta sviluppando nel nostro territorio. In quest’opera di crescita e accreditamento sono stati fondamentali l’esperienza e il prestigio del presidente della Fondazione Aquileia, Antonio Zanardi Landi, che, con l’efficace collaborazione di dirigenti e tecnici, ha creato i presupposti perché Aquileia letteralmente risorgesse nella visibilità internazionale. Anche attraverso l’acquisizione concordata e progressiva di competenze su nuove aree del patrimonio regionale che si afferma il senso della specialità del Friuli Venezia Giulia”.

Veduta aerea del sito archeologico di Aquileia dominato dalla basilica patriarcale

Veduta aerea del sito archeologico di Aquileia dominato dalla basilica patriarcale

Antonio Zanardi Landi (Presidente Fondazione Aquileia) e Debora Serracchiani (Presidente Regione Friuli Venezia Giulia)

Antonio Zanardi Landi (Presidente Fondazione Aquileia) e Debora Serracchiani (Presidente Regione Friuli Venezia Giulia)

Cristiano Tiussi, direttore della Fondazione Aquileia

Cristiano Tiussi, direttore della Fondazione Aquileia

“Questo risultato ci rende particolarmente orgogliosi poiché significa da un lato che la strada tracciata dalla Regione ormai dieci anni fa fosse quella giusta, dall’altro che l’azione intrapresa due anni fa di cambiare la dirigenza, si sia dimostrata vincente per il conseguimento di questo successo”, ribadisce l’assessore alla Cultura FVG Gianni Torrenti. “C’era senz’altro bisogno di una guida autorevole che sapesse coniugare il risparmio della spesa corrente con la necessità di far ripartire gli investimenti, azioni che hanno consentito di avere il giusto credito in sede ministeriale. È proprio la considerazione maturata al ministero e un periodo di intenso lavoro hanno portato al passaggio di competenze alla Fondazione. Questa firma consente ottimisticamente di pensare al rinnovo decennale dell’accordo Stato-Regione per dare alla Fondazione un giusto traguardo temporale in vista dell’impegnativo compito che le viene assegnato. Un grazie è quindi doveroso alle persone che hanno consentito questo risultato, al presidente Zanardi Landi e al direttore della Fondazione Cristiano Tiussi, alla dottoressa Anna del Bianco, direttore regionale della cultura e a Caterina Bon Valsassina, direttrice generale per l’Archeologia, le Belle Arti e il Paesaggio del Mibact». Sottolinea Zanardi Landi: “Passiamo dalla gestione di circa 33mila a 104mila metri quadrati di aree archeologiche, un salto di quantità che è anche di qualità e che ci permette di andare concretamente nella direzione di creare un parco archeologico vero e proprio collegando le aree in modo efficace con percorsi di visita che consentano di apprezzare i resti della grande città romana e soprattutto di capire e di coglierne il messaggio che ancora ne proviene”. E il direttore della Fondazione Aquileia, Cristiano Tiussi, conclude: “Una delle sfide, oltre alla manutenzione su cui interverremo immediatamente, sarà la progettazione di nuovi interventi di valorizzazione a medio e lungo termine, un primo intervento sarà riservato al porto fluviale e alla via Sacra e al percorso di collegamento con il museo Paleocristiano. Il punto di arrivo dovrà essere la consegna a un pubblico di visitatori sempre più ampio ed esigente di un percorso storico culturale unico”.

Aquileia incontra la Persia: a Grado il documentario Rai sulla mostra “Leoni e Tori dall’Antica Persia ad Aquileia” aperta al museo Archeologico nazionale di Aquileia

Rithon d'oro achemenide in mostra al museo Archeologico nazionale di Aquileia

Rithon d’oro achemenide in mostra al museo Archeologico nazionale di Aquileia

Il filo rosso che lega questa estate Aquileia alla Persia si arricchisce lunedì 29 agosto 2016 di un altro evento a corollario della mostra “Leoni e tori dall’antica Persia ad Aquileia”, allestita al museo Archeologico nazionale di Aquileia. Secondo appuntamento del ciclo “Archeologia Ferita” avviato l’inverno scorso con l’esposizione dedicata ai reperti provenienti dal museo del Bardo di Tunisi, la mostra “Leoni e tori” che ha avuto finora un grande successo di pubblico con oltre 16mila visitatori, proseguirà fino al 30 settembre, anche se si sta cercando di ottenerne il prolungamento per tutto il mese di ottobre. Tra gli eventi collaterali, in luglio, durante l’Aquileia Film Festival (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2016/07/26/al-via-la-7-ma-edizione-di-aquileia-film-festival-tre-serate-ad-aquileia-nella-prestigiosa-piazza-capitolo-con-film-della-rassegna-internazionale-del-cinema-archeologico-di-rovereto-e-le-conversazion/) c’era stato l’incontro con Carlo Cereti, addetto culturale dell’Ambasciata d’Italia a Teheran, che, davanti a un pubblico numeroso e attento, ha tracciato un quadro dell’Iran di oggi e di una cultura che ha avuto molti contatti col mondo occidentale, oltre a illustrare caratteristiche e motivazioni della mostra, ideata e organizzata dalla Fondazione Aquileia e realizzata in collaborazione con il Polo Museale del Friuli Venezia Giulia, il National Museum of Iran e l’Iranian Cultural Heritage Handcrafts and Tourism Organization, portando ad Aquileia 25 tesori dell’antica Persia mai usciti dai confini della Repubblica Islamica dell’Iran, tra cui alcuni oggetti in oro particolarmente preziosi, che raccontano della magnificenza dell’impero achemenide, fondado da Ciro e reso grande da Dario (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2016/06/22/archeologia-ferita-leoni-e-tori-dallantica-persia-ad-aquileia-in-mostra-allarcheologico-capolavori-achemenidi-e-sasanidi-da-persepoli-e-dal-museo-di-teheran-per-l/).

"Leoni e tori. Aquileia incontra la Persia", documentario della Rai Friuli Venezia Giulia per la regia di Tiziana Toglia

“Leoni e tori. Aquileia incontra la Persia”, documentario della Rai Friuli Venezia Giulia per la regia di Tiziana Toglia

Ora il racconto della mostra “Leoni e tori” diventa un film. La sede regionale del Friuli Venezia Giulia della Rai ha infatti realizzato il documentario “Leoni e tori – Aquileia incontra la Persia” che verrà proiettato lunedì 29 agosto 2016 alle 19 al Grand Hotel Astoria di Grado alla presenza della regista Tiziana Toglia e del direttore della sede regionale della Rai Guido Corso. La serata, aperta al pubblico, e moderata dalla giornalista del Messaggero Veneto Elisa Michellut, si aprirà con i saluti del presidente della Git-Terme e Spiaggia Alessandro Lovato, con cui la Fondazione Aquileia ha da tempo un rapporto di collaborazione per una promozione integrata dell’offerta turistica, e proseguirà con gli interventi del direttore della sede Rai Fvg, Guido Corso, del direttore della Fondazione Aquileia, Cristiano Tiussi, che illustrerà il percorso di visita e l’idea della mostra, e di Marta Novello, direttrice del museo Archeologico nazionale di Aquileia che ospita i preziosi reperti provenienti dall’Iran. Il documentario è un viaggio alla scoperta dell’archeologia e della cultura persiana, guidato anche dalle parole del professor Carlo Cereti, e un “invito a riscoprire Aquileia”, come sottolinea nel filmato il presidente della Fondazione Aquileia Antonio Zanardi Landi, “quale luogo di incontro e dialogo tra culture”.

Archeologia ferita. “Leoni e tori dall’Antica Persia ad Aquileia”: in mostra all’Archeologico capolavori achemenidi e sasanidi da Persepoli e dal museo di Teheran per la prima volta concessi dall’Iran

Il leone che azzanna il toro: rilievo achemenide a Persepoli in Iran

Il leone che azzanna il toro: rilievo achemenide a Persepoli in Iran

Il re nella caccia al leone: rilievo del palazzo di Dario a Persepoli

Il re nella caccia al leone: rilievo del palazzo di Dario a Persepoli

Il leone che azzanna il toro è un po’ il simbolo di Persepoli: nella città-palazzo voluta dal re dei re Dario I come capitale del suo impero, fiore all’occhiello della dinastia achemenide, il rilievo del leone col toro (forse simbolo dell’anno nuovo che caccia il vecchio, o astronomico perché all’equinozio di primavera la costellazione del Leone è “sopra” quella del Toro) ricorre spesso e accoglie oggi i visitatori, come 2500 anni fa accoglieva i sudditi, ai piedi della scalinata che portava all’apadana, la grande, immensa sala delle udienze. Ma poi il toro lo troviamo contrapposto nei monumentali capitelli dei palazzi del potere di Persepoli, come due grandi tori androcefali fanno la guardia all’ingresso della porta delle Nazioni sempre a Persepoli. E il leone popola i rilievi dei palazzi di Dario e Serse protagonista di lotte cruente che mettono in risalto la potenza quasi divina del re. Le stesse scene le troviamo alcuni secoli più tardi rappresentate su piatti d’argento dorato dell’ultima dinastia dell’impero persiano, quella sasanide che si rifà proprio alla tradizione achemenide.

Bracciale a cerchio aperto con terminazioni a teste leonine, dal museo di Teheran alla mostra di Aquileia

Bracciale a cerchio aperto con terminazioni a teste leonine, dal museo di Teheran alla mostra di Aquileia

Ornamento circolare in oro con due leoni (fine V secolo a.C.) dal museo Archeologico di Teheran

Ornamento circolare in oro con due leoni (fine V secolo a.C.) dal museo Archeologico di Teheran

Quei tori e quei leoni sono ora protagonisti di una mostra unica ed eccezionale insieme perché presenta reperti provenienti esclusivamente dall’Iran, e in alcuni casi mai usciti prima dal territorio della Repubblica islamica. L’appuntamento dal 25 giugno al 30 settembre 2016 è al museo nazionale Archeologico di Aquileia con la mostra “Leoni e Tori dall’antica Persia ad Aquileia”, realizzata dalla Fondazione Aquileia in collaborazione con il Polo Museale del Friuli Venezia Giulia nell’ambito del ciclo “Archeologia Ferita”, avviato lo scorso anno dalla mostra incentrata sui reperti provenienti dal museo tunisino del Bardo. “La mostra”, dice il presidente della Fondazione Antonio Zanardi, “è dedicata all’arte achemenide e sasanide, con pezzi di eccezionale rilievo provenienti dall’Archeologico di Teheran e da quello di Persepoli, e non si collega direttamente alle tragiche vicende del passato recente e dell’attualità nel Mediterraneo e nel Medio Oriente”. Per individuare l’autore delle ferite e della distruzione della capitale dell’impero di Dario, prosegue Zanardi, è invece “necessario risalire sino al IV secolo a.C. e ad Alessandro Magno, molto lontano dunque dal terrorismo e dalla violenza dei nostri giorni. Eppure, a ben guardare, la maggior parte del patrimonio archeologico del mondo è proprio originato da una ferita, da devastazioni, dalla volontà di cancellare l’identità del nemico o, semplicemente, dell’altro”. “Una rassegna di grande significato”, interviene il ministro dei Beni culturali Dario Franceschini, “perché costituisce la prima opportunità di apprezzare in Europa reperti provenienti da Persepoli e dal Museo Nazionale di Teheran dopo la firma dell’Accordo sul Nucleare iraniano».

Rithon d'oro achemenide in mostra ad Aquileia

Rithon d’oro achemenide in mostra ad Aquileia

L’importanza della mostra di Aquileia sta infatti proprio nell’essere composta esclusivamente da reperti provenienti dall’Iran e non, come le maggiori iniziative del genere (nel 2005 al British Museum), con opere già presenti in musei europei. In particolare, molti dei pezzi allestiti non sono mai usciti dai musei iraniani, come la gigantesca zampa di leone in porfido, la testa di un bovino proveniente dai depositi di Persepoli e molti degli oggetti in oro, tra cui il magnifico bracciale con due teste leonine. Questi preziosi reperti, del resto, coprono un arco temporale assai lungo e sono testimonianza di due dinastie fondamentali dell’Iran pre-islamico, gli Achemenidi e i Sasanidi, e dello sfarzo delle corti persiane che lasciarono stupefatti persino gli autori greci che descrivevano le bellezze e la grandiosità di regge e città. “In mostra – spiegano gli organizzatori – per la prima volta uno accanto all’altro pezzi straordinari di oreficeria achemenide, come il rithon d’oro con leone alato, la daga aurea, il bracciale con due teste leonine, il piccolo toro e le placche di straordinaria fattura orafa. Anche i rilievi e le sculture esposte ad Aquileia vogliono sottolineare l’incredibile potenza figurativa di quell’arte. Senza contare che, trattandosi di frammenti (sebbene di grandi dimensioni) la mostra riesce in questo modo a evocare il concetto di arte e civiltà ferite. Come recita il titolo, le raffigurazioni, a partire dalle più antiche, riguardano soprattutto i tori e i leoni, in un forte collegamento con le tradizioni mesopotamica, elamita e persino quella del mondo iranico dell’Età del Ferro, in cui la presenza di elementi animalistici è ovviamente connessa a un’origine nomadica”. Eccezionale dunque la lastra di bronzo raffigurante una serie di leoni alati, che costituiva il fiancale di un carro da guerra achemenide, per non parlare del piatto d’argento raffigurante una scena di caccia al leone, tra l’altro uno dei pochi pezzi sasanidi esposti, che a sua volta evidenzia il perdurare di grandi capacità espressive fino ai secoli che hanno preceduto la nascita del mondo islamico.

Archeologia ferita. Un successo la mostra “Il Bardo ad Aquileia”: 16mila visitatori in meno di tre mesi. E a giugno arrivano i tesori dell’antica Persia dal museo di Teheran

La statua di Giove con cornucopia proveniente da Oued R'mel (foto di Gianluca Baronchelli)

La statua di Giove con cornucopia proveniente da Oued R’mel (foto di Gianluca Baronchelli) nella mostra “Il Bardo ad Aquileia”

Il manifesto della mostra "Il Bardo ad Aquileia" nel museo di Aquileia

Il manifesto della mostra “Il Bardo ad Aquileia” nel museo di Aquileia

Aquileia ha scommesso sulla qualità dell’offerta e ha fatto centro con il progetto “Archeologia ferita”. In meno di tre mesi per la prima iniziativa sui tesori del Bardi sfiorati i 16mila visitatori. Numeri da record dunque per la mostra “Archeologia ferita. Il Bardo ad Aquileia”, allestita al museo Archeologico nazionale di Aquileia e promossa dalla Fondazione Aquileia, dall’istituto nazionale per il Patrimonio tunisino e dal Polo museale e soprintendenza Archeologia del Friuli Venezia Giulia. E ora pronti per una nuova proposta: i tesori del museo Archeologico dell’Iran antico di Teheran in mostra ad Aquileia dal prossimo giugno, frutto della disponibilità della Repubblica islamica e del museo Archeologico di Teheran, maturata nella recente visita istituzionale della Regione. I dati sulla mostra “Il Bardo ad Aquileia” sono stati resi noti dal presidente della Fondazione Aquileia, Antonio Zanardi Landi, assieme alla presidente della Regione Friuli Venezia Giulia Debora Serracchiani, che ha commentato: “Siamo veramente soddisfatti per un evento che ha portato a Aquileia 16mila persone nei due mesi e venti giorni di apertura della mostra, inaugurata nel dicembre scorso: è un dato che confrontato a quello dei 35mila visitatori che mediamente in un anno visitano il Museo archeologico di Aquileia fa capire il successo straordinario di questa iniziativa: una ricaduta per tutto il Friuli Venezia Giulia a livello nazionale e internazionale”.

Debora Serracchiani, governatore della Regione Friuli Venezia Giulia, Cristiano Tiussi e Antonio Zanardi Landi (presidente Fondazione Aquileia) all'inaugurazione della mostra "Il Bardo ad Aquileia"

Debora Serracchiani, governatore della Regione Friuli Venezia Giulia, Cristiano Tiussi e Antonio Zanardi Landi (presidente Fondazione Aquileia) all’inaugurazione della mostra “Il Bardo ad Aquileia”

La mostra si era aperta con la presentazione a Roma del ministro Franceschini, che la presidente della Regione Serracchiani ha tenuto a ringraziare: “Abbiamo fatto un grande lavoro di squadra e devo un grazie anzitutto al ministro perché ha supportato questo evento sin dall’inizio, ma anche all’ambasciatore Zanardi Landi, al direttore della Fondazione Cristiano Tiussi e anche al sindaco di Aquileia, determinato a raggiungere questo obiettivo con noi, e a tutti gli operatori privati con cui abbiamo chiuso una partnership che ci ha permesso di affrontare le spese più importanti dell’esposizione”. Zanardi Landi ha ricordato i tanti articoli usciti a livello regionale, nazionale e internazionale, i molti commenti e articoli su stampa e siti web di Russia, Francia, Austria, Spagna, Inghilterra, Tunisia, Iran, Egitto: 32 testate italiane e 25 estere per un totale di 90 articoli sulla stampa, 160 siti web, 15 servizi televisivi e 5 interviste radio anche in Francia e Svizzera. Il presidente ha parlato di una «stimolante scommessa vinta, non solo per il grande afflusso di visitatori, ma perché ha segnato l’inizio di un percorso importante per il rilancio di Aquileia, proposta come luogo simbolo del dibattito sui danni inferti al patrimonio culturale e artistico dal terrorismo fondamentalista”.

Antonio Zanardi Landi a Tourisma illustra il progetto di Aquileia "Archeologia ferita" (foto Valerio Ricciardi)

Antonio Zanardi Landi a Tourisma illustra il progetto di Aquileia “Archeologia ferita” (foto Valerio Ricciardi)

Zanardi Landi, come anticipato nella recente edizione di Tourisma a Firenze, ha confermato anche che, dopo la recente visita della presidente Serracchiani a Teheran (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2016/01/13/dopo-tunisi-la-persia-a-giugno-aquileia-ospitera-una-mostra-con-i-tesori-del-museo-archeologico-di-teheran-dalla-missione-del-governatore-del-friuli-venezia-giulia-in-iran-un-protocollo-di-collabor/), si sta lavorando alacremente per poter inaugurare a giugno una mostra sull’archeologia persiana: 15-20 reperti molto importanti provenienti dall’Iran, “oggetti di grande forza comunicativa, che hanno il potere di stupire e di innescare un processo di riflessione. Sarà una mostra importante, la prima da molti anni, che si collocherà in un momento di riapertura dei contatti con l’Iran e che potrà accompagnare l’azione del Governo e della Regione, nonché dei nostri imprenditori che si stanno riaffacciando in forze su quel mercato”. Serracchiani, definendolo “un risultato straordinario”, ha ricordato che questa nuova mostra aprirà nel periodo più intenso dell’afflusso delle presenze nell’area aquileiese. “L’obiettivo resta comunque quello di un’offerta che completi l’afflusso in tutto l’arco dei dodici mesi e che vada di pari passo all’impegno per l’approfondimento dell’attività di scavo nel sito aquileiese”.

Archeologia ferita. In attesa dei tesori persiani, prorogata al museo archeologico di Aquileia la mostra “Il Bardo ad Aquileia”

Il ritratto dell'imperatore Lucio Vero proveniente dal teatro di Dougga (foto di Gianluca Baronchelli)

Il ritratto dell’imperatore Lucio Vero proveniente dal teatro di Dougga (foto di Gianluca Baronchelli)

Il manifesto della mostra "Il Bardo ad Aquileia" nel museo di Aquileia

Il manifesto della mostra “Il Bardo ad Aquileia” nel museo di Aquileia

È stata prorogata fino al 28 febbraio l’apertura della mostra “Il Bardo ad Aquileia” (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2016/01/03/archeologia-ferita-il-museo-di-aquileia-apre-le-porte-ai-reperti-da-musei-e-siti-colpiti-dai-terroristi-prima-tappa-otto-capolavori-dal-museo-del-bardo-di-tunisi/) organizzata dalla Fondazione Aquileia in collaborazione con il Polo Museale del Fvg, la Soprintendenza Archeologia, e l’Istituto Nazionale per il Patrimonio tunisino e con il sostegno della Cciaa di Udine, della Bcc di Fiumicello e Aiello e di Edison. “Siamo molto lieti”, sottolinea il presidente della Fondazione Aquileia, Antonio Zanardi Landi, “che il messaggio che abbiamo voluto lanciare con questa mostra sia stato accolto da migliaia di persone: solo attraverso la riproposizione dei valori della cultura e della storia comune sarà possibile sconfiggere la cieca violenza e la barbarie di chi vorrebbe proporre infondati scontri di civiltà. Ed è proprio con questo spirito che stiamo già lavorando a una nuova sfida: in un momento di rinnovato dialogo con la Repubblica Islamica dell’Iran vogliamo portare ad Aquileia reperti archeologici importanti della plurimillenaria storia persiana” (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2016/01/13/dopo-tunisi-la-persia-a-giugno-aquileia-ospitera-una-mostra-con-i-tesori-del-museo-archeologico-di-teheran-dalla-missione-del-governatore-del-friuli-venezia-giulia-in-iran-un-protocollo-di-collabor/). Nelle sale del Museo Archeologico Nazionale di Aquileia sono esposti i reperti provenienti dal Museo Nazionale del Bardo di Tunisi, colpito il 18 marzo 2015 dal terrorismo fondamentalista. Il Museo Archeologico ha inoltre ampliato il programma di visite tematiche alla mostra con una serie di nuovi appuntamenti.

Dopo Tunisi, la Persia: a giugno Aquileia ospiterà una mostra con i tesori del museo archeologico di Teheran. Dalla missione del governatore del Friuli Venezia Giulia in Iran un protocollo di collaborazione culturale

Debora Serracchiani, presidente Regione Friuli Venezia Giulia; Mauro Conciatori, ambasciatore d'Italia a Teheran; e Antonio Zanardi Landi, presidente Fondazione Aquileia, al Museo archeologico nazionale dell'Iran a Teheran

Debora Serracchiani, presidente Regione Friuli Venezia Giulia; Mauro Conciatori, ambasciatore d’Italia a Teheran; e Antonio Zanardi Landi, presidente Fondazione Aquileia, al Museo archeologico nazionale dell’Iran a Teheran

Dopo Tunisi, Teheran. Dopo i tesori dell’arte provinciale romana, ad Aquileia arriveranno i capolavori dell’impero persiano. Se il buon giorno si vede dal mattino, la missione diplomatica del governatore della Regione Friuli-Venezia Giulia, Debora Serracchiani, in Iran sembra destinata ad aprire un canale privilegiato tra Aquileia e Teheran non solo per la realizzazione di mostre ma anche per lo scambio di know how nella conservazione e nel restauro dei Beni Culturali. A fare da “apripista” a questa speciale collaborazione dovrebbe essere il progetto di portare ad Aquileia importanti reperti provenienti dal museo archeologico nazionale (Iran bastan) di Teheran di cui si è discusso nella capitale iraniana nel corso dell’incontro tra la presidente della Regione Friuli-Venezia Giulia Debora Serracchiani e il vicepresidente dell’Organizzazione iraniana del Patrimonio culturale e del Turismo / ICHHTO (organismo dipendente direttamente dalla Presidenza della Repubblica) Mohammad Hassan Talebian. Già dai prossimi giorni si lavorerà per la stesura del documento, mentre una formale ufficializzazione potrebbe giungere a fine gennaio.

Debora Serracchiani, presidente Regione Friuli Venezia Giulia, e Mohammad Hassan Talebian, vicepresidente Organizzazione iraniana Patrimonio culturale e Turismo / ICHHTO) al Tavolo dell'accordo per portare ad Aquileia reperti archeologici del museo nazionale dell'Iran

Debora Serracchiani, presidente Regione Friuli Venezia Giulia, e Mohammad Hassan Talebian, vicepresidente Organizzazione iraniana Patrimonio culturale e Turismo / ICHHTO) al Tavolo dell’accordo per portare ad Aquileia reperti archeologici del museo nazionale dell’Iran

“Da giugno e per circa quattro mesi”, hanno sottolineato Serracchiani e Talebian, assieme al presidente della Fondazione Aquileia Antonio Zanardi Landi e al direttore generale dei musei persiani Mohammad Reza Karegar, “una quindicina di reperti probabilmente mai usciti dalle sale del museo nazionale di Teheran, potranno essere esposti al museo archeologico nazionale di Aquileia”. L’iniziativa conferma la volontà da parte della Fondazione Aquileia di proseguire sulla strada intrapresa con la mostra dedicata ai tesori del museo del Bardo di Tunisi, di offrire sempre un discorso culturale di altissima qualità. Il gruppo di reperti scelto dagli archeologi iraniani insieme con i colleghi italiani permetterà di avere una panoramica dell’arte e della cultura dell’Antica Persia. “La mostra”, ha osservato la presidente Serracchiani, “pone Aquileia e la sua storia al centro di nuovi contatti culturali con Paesi come l’Iran che da sempre guardano con interesse all’Italia, coniugando in tal modo i patrimoni UNESCO del mondo e ricreando idealmente un percorso verso Aquileia della Via della Seta che inequivocabilmente è legata al territorio persiano”.

La sala con i reperti achemenidi al museo archeologico nazionale dell'Iran a Teheran

La sala con i reperti achemenidi al museo archeologico nazionale dell’Iran a Teheran

Mohammad Reza Karegar, direttore generale Musei iraniani

Mohammad Reza Karegar, direttore generale Musei iraniani

La possibilità di concludere un protocollo d’intesa tra Friuli Venezia Giulia e ICHHTO, grazie anche alla collaborazione dell’ambasciatore d’Italia a Teheran Mauro Conciatori, verrà approfondita con l’obiettivo di inserire ulteriori contenuti. Ci sono infatti altri settori culturali sui quali Talebian e Karegar hanno ribadito il notevole interesse del Governo iraniano: in particolare le autorità e gli specialisti della Repubblica Islamica puntano a perfezionare e approfondire le conoscenze iraniane nei settori della conservazione dei reperti archeologici e museali, della loro catalogazione e restauro. Perciò l’accordo che sarà perfezionato conterrà anche alcune precise indicazioni, hanno concordato Serracchiani e Talebian, per la messa a disposizione dell’ICHHTO delle competenze d’eccellenza maturate dal corso di Laurea nella Conservazione dei Beni culturali, architettonici e bibliografici dell’Università di Udine e dall’Istituto di Catalogazione di Villa Manin. “Questi organismi”, ha concluso la presidente, “vantano una grande esperienza e la mostra ad Aquileia non farebbe altro che dare avvio alle relazioni culturali tra la nostra regione e Teheran”.

Archeologia ferita: il museo di Aquileia apre le porte ai reperti da musei e siti colpiti dai terroristi. Prima tappa: otto capolavori dal museo del Bardo di Tunisi

Un foro di proiettile su una vetrina del museo del Bardo di Tunisi

Un foro di proiettile su una vetrina del museo del Bardo di Tunisi (foto Gianluca Baronchelli)

Il manifesto della mostra "Il Bardo ad Aquileia" nel museo di Aquileia

Il manifesto della mostra “Il Bardo ad Aquileia” nel museo di Aquileia

Debora Serracchiani, governatore della Regione Friuli Venezia Giulia, Cristiano Tiussi e Antonio Zanardi Landi (presidente Fondazione Aquileia) all'inaugurazione della mostra "Il Bardo ad Aquileia"

Debora Serracchiani, governatore della Regione Friuli Venezia Giulia, Cristiano Tiussi e Antonio Zanardi Landi (presidente Fondazione Aquileia) all’inaugurazione della mostra “Il Bardo ad Aquileia”

La celebre testa dell’imperatore Lucio Vero del II secolo d.C., ritrovata a Thugga. E poi la statua di Giove, i mosaici con i Lottatori nudi o il grande ritratto a tessere della Dea Cerere. Sono alcuni dei tesori della mostra “Il Bardo ad Aquileia”, che fino al 31 gennaio porta nel museo archeologico nazionale della città friulana di Aquileia otto opere dal museo del Bardo di Tunisi, prima tappa del progetto “Archeologia ferita”, destinato a crescere nel tempo. “Ci sono mostre”, commenta il ministro dei Beni culturali e del turismo, Dario Franceschini, “importanti per il valore scientifico dell’operazione e delle opere. E altre che sono importanti anche per il messaggio che trasmettono, come questa”. “Una mostra”, aggiunge il presidente della Regione Friuli Venezia Giulia, Debora Serracchiani, “che è un segnale di vicinanza che Aquileia, città di confine e di passaggio ha sempre avuto verso tutti i popoli del Mediterraneo”. Era il 18 marzo 2015 quando l’efferatezza del terrorismo jihadista colpì il museo nazionale del Bardo di Tunisi: l’attentato provocò la morte di 24 persone, tra cui 21 turisti, un agente delle forze dell’ordine e due terroristi, e 45 sono rimaste ferite. Un colpo tremendo nel cuore della Tunisia che ha pianto le vittime e la fuga dei turisti. Proprio per non dimenticare fatti drammatici come l’attentato di Tunisi, il progetto “Archeologia ferita” promosso dalla Fondazione Aquileia, in collaborazione con la soprintendenza Archeologia e il Polo Museale del Friuli Venezia Giulia, intende portare in successione e con cadenza semestrale ad Aquileia opere d’arte significative provenienti da musei e siti colpiti dai tragici attacchi del terrorismo fondamentalista. Si comincia dunque con la mostra “Il Bardo ad Aquileia”: otto opere che vogliono rappresentare uno spaccato dell’arte e dell’alto artigianato delle province africane in età romana tra il I e il III secolo, e che nel museo friulano dialogano con i manufatti conservati ad Aquileia. “Una scelta per simboleggiare i legami che hanno unito il Nord Africa all’alto Adriatico in età romana. Una scelta, inoltre, che dà forza a quanti si oppongono a chi tenta di negare il dialogo interculturale e interreligioso”.

Il cortile centrale interno del museo del Bardo di Tunisi (foto di Gianluca Baronchelli)

Il cortile centrale interno del museo del Bardo di Tunisi (foto di Gianluca Baronchelli)

“L’idea di questa mostra”, racconta Antonio Zanardi Landi, presidente della Fondazione Aquileia, presentando la rassegna alla presenza dell’ambasciatore tunisino Naceur Mestiri, “nacque quando accompagnai il presidente Mattarella in una visita a Tunisi che voleva significare la vicinanza italiana al popolo e al governo tunisino in un momento molto complicato. Il Bardo è il più importante museo dell’Africa settentrionale, dopo quello del Cairo, e le sue opere dimostrano come il Mediterraneo duemila anni fosse luogo di convivenza e scambio reciproco”. Proprio come Aquileia, iscritta dal 1998 nell’Heritage List dell’Unesco, sede di un bellissimo Foro Romano, ma soprattutto «città di confine e di passaggio», come dice il presidente della regione Friuli Venezia Giulia, Debora Serracchiani, dove per secoli hanno convissuto pacificamente Romani, Giudei, Greci, Alessandrini. “Questa mostra offre la possibilità di raccontare la nostra Storia e il nostro presente”, spiega Serracchiani. “Sono convinta che la risposta migliore a quello che sta accadendo non siano solo soluzioni militari, ma anche e soprattutto la via culturale. Dobbiamo approfondire la conoscenza reciproca, ovviamente nel rispetto delle diversità che ci tengono insieme. Gli europei dovrebbero ricordarlo di più”.

Il ritratto dell'imperatore Lucio Vero proveniente dal teatro di Dougga (foto di Gianluca Baronchelli)

Il ritratto dell’imperatore Lucio Vero proveniente dal teatro di Dougga (foto di Gianluca Baronchelli)

Vediamo un po’ meglio le opere esposte seguendo le schede curate da Cristiano Tiussi. Cominciamo con un capolavoro della statuaria romana: il ritratto di Lucio Vero, che resse l’Impero assieme al fratello adottivo Marco Aurelio tra il 161 e il 169 d.C. Proveniente dal teatro di Dougga (Thugga), la testa è più grande del naturale. Il ritratto colpisce per il sapiente contrasto tra le superfici levigate del volto e il chiaroscuro della chioma riccioluta e della folta barba, che presentano tracce del colore originario. Un atto d’omaggio della comunità di Thugga all’imperatore che si distinse nelle campagne contro i Parti e contro le tribù germaniche dei Marcomanni e Quadi. Secondo le fonti antiche, proprio di ritorno dal fronte settentrionale, Lucio Vero trovò la morte all’inizio del 169 d.C. sulla strada che collegava Aquileia ad Altino.

La statua di Giove con cornucopia proveniente da Oued R'mel (foto di Gianluca Baronchelli)

La statua di Giove con cornucopia proveniente da Oued R’mel (foto di Gianluca Baronchelli)

Da Oued R’mel proviene una bella statua di Giove, di dimensioni inferiori al naturale. Nudo e in posizione stante, Giove sorregge con il braccio sinistro un corno dell’abbondanza (cornucopia), simbolo di fecondità e fertilità, che nel mito è connesso con l’infanzia del dio (il corno apparteneva alla capra Amaltea, nutrice del piccolo Giove). L’identificazione del dio è assicurata dall’aquila dalle ali spiegate, scolpita sul sostegno a forma di tronco, dietro la gamba di Giove. La statua fu realizzata nell’avanzato II secolo d.C.

La stele del cavaliere Marco Licinio Fedele (foto di Gianluca Baronchelli)

La stele del cavaliere Marco Licinio Fedele (foto di Gianluca Baronchelli)

La semplice stele, tipica della produzione funeraria della Tunisia, apparteneva ad un cavaliere originario di Lugdunum (Lione), Marco Licinio Fedele, che morì a 32 anni dopo aver servito addirittura per 16 anni nella III Legione Augusta. Questa legione era di stanza ad Ammaedara (Haïdra), dove il cavaliere fu sepolto, a partire dal secondo quarto del I secolo d.C. e fino al 75 d.C. Il defunto è raffigurato in forme semplici e lineari, quasi primitive, nella parte alta del monumento, entro una nicchia. In posizione frontale, egli trattiene per le redini due cavalli, inseparabili compagni della vita militare, bardati da cerimonia.

Brocca in ceramica sigillata proveniente dalla necropoli di El Aouja (foto di Gianluca Baronchelli)

Brocca in ceramica sigillata proveniente dalla necropoli di El Aouja (foto di Gianluca Baronchelli)

I due esemplari ceramici esposti, rinvenuti nella necropoli di El Aouja, nella Tunisia centrale, rappresentano una fiorentissima produzione artigianale di ceramica da mensa, la cosiddetta terra sigillata africana, così chiamata per la presenza di decorazioni figurate a rilievo (sigilla). Il colore arancio-rosso della ceramica deriva dalla tecnica di cottura, che avveniva in ambiente ricco di ossigeno. A partire dal II secolo d.C., l’Africa invase con i suoi prodotti tutto il bacino Mediterraneo, segnando spesso un netto predominio su altre produzioni, inclusa l’Italia e Aquileia. Il primo recipiente è una bottiglia cilindrica, che può considerarsi una sorta di summa mitologica antica: le figure a rilievo rappresentano Apollo con la cetra seduto su un altare, Sun ileno barbato, due Satiri e una baccante, Mercurio con la borsa e il caduceo, una scena erotica sormontata da due spighe, Marte appoggiato ad una lancia, due Amorini affrontati a un elmo corinzio, un Satiro che tiene un tirso, Sileno, Vittoria, Venere e baccante. Alla base del collo, tra le due anse, si trova un’iscrizione che si riferisce alla bottega che l’aveva prodotta (EX OFFICINA (N) ABIGI). La seconda è una brocca, dalla rara forma assai moderna, al cui centro vi sono una conchiglia, una corona e un cartiglio a coda di rondine con l’acclamazione di vittoria (TAVRISCI NIKA), riferita ad una delle associazioni (i Taurisci appunto) che organizzavano gli spettacoli nell’anfiteatro. Dall’altro lato sono rappresentati una ghirlanda e un leone in corsa. I due esemplari sono riferibili a produzioni di pieno III secolo d.C.

"Lottatori", mosaico proveniente da Gightis (Henchir Bou Ghrara), nel sud della Tunisia (foto di Gianluca Baronchelli)

“Lottatori”, mosaico proveniente da Gightis (Henchir Bou Ghrara), nel sud della Tunisia (foto di Gianluca Baronchelli)

Nell’ambito dell’esposizione, ampio risalto è attributo ai mosaici provenienti dai centri romani della Tunisia, le cui straordinaria collezione costituisce il fulcro del percorso espositivo del Museo del Bardo. I tre esemplari provenienti dai siti di Uthina (Oudhna) e di Gightis (Henchir Bou Ghrara, nel sud della Tunisia) costituiscono un campione altamente rappresentativo della eccezionale qualità raggiunta dai mosaicisti dell’Africa Proconsolare nel corso dell’età imperiale. La ricchezza e la varietà delle decorazioni policrome che ne hanno determinato la fama dall’antichità sino ai giorni nostri condividono con i pavimenti di Aquileia un immaginario basato sulla celebrazione di motivi e concetti largamente condivisi su scala mediterranea. La raffigurazione della dea Cerere, così simile, con i suoi ricchi fasci di spighe, a tante personificazioni dell’Estate presenti nei mosaici di Aquileia, fa allusione a quella ricchezza della natura cui dovevano la loro fortuna i numerosi centri tunisini affacciati sulle sponde del Mediterraneo. Le immagini dei lottatori di Gightis rimandano, con le loro acrobazie, all’ambito tipicamente romano delle terme, ampiamente rappresentato negli esemplari del Museo di Aquileia.

“In viaggio verso le Alpi. Itinerari romani dell’Italia nord-orientale diretti al Norico”: al museo di Zuglio ricostruita l’antica viabilità da Aquileia all’Europa attraverso le ultime scoperte

La locandina della mostra di Zuglio “In viaggio verso le Alpi. Itinerari romani dell’Italia nord-orientale diretti al Norico”

La locandina della mostra di Zuglio “In viaggio verso le Alpi. Itinerari romani dell’Italia nord-orientale diretti al Norico”

La viabilità degli antichi romani nel Nordest d’Italia è protagonista a Zuglio, la romana Iulium Carnicum, in Friuli. Dopo il grande successo di pubblico della mostra “I bronzi di Iulium Carnicum”, il museo Archeologico di Zuglio, propone fino al 31 agosto una nuova, importante mostra, frutto della forte sinergia tra il Comune di Zuglio e la soprintendenza per i Beni archeologici del Friuli Venezia Giulia e del sostegno della Fondazione Aquileia e di numerosi Enti pubblici e privati. La mostra “In viaggio verso le Alpi. Itinerari romani dell’Italia nord-orientale diretti al Norico” vuole illustrare appunto il lungo e faticoso viaggio che, in epoca romana, occorreva intraprendere per raggiungere le regioni Oltralpe, con partenza dalla porta nord-occidentale di Aquileia: dal mare Adriatico alle Alpi orientali. Un’esposizione interamente dedicata al tema della viabilità nel comparto più orientale dell’Italia romana, con particolare attenzione alle direttrici stradali di collegamento tra i territori di pianura, prossimi alla costa adriatica, e le zone poste Oltralpe. “L’antico reticolo stradale romano, di cui rimane ancora oggi un segno profondo nelle terre dell’Italia nord-orientale”, spiegano i promotori, “ci fa intuire il senso e l’importanza del sistema viario e la profonda trasformazione dei luoghi avviata dai Romani con l’intento di migliorare le condizioni di occupazione”.

Reperti e grafici nella mostra "In viaggio verso le Alpi" fino al 31 agosto al museo di Zuglio

Reperti e grafici nella mostra “In viaggio verso le Alpi” fino al 31 agosto al museo di Zuglio

La mostra, curata dall’archeologa Flaviana Oriolo, curatore del civico museo Archeologico di Zuglio, con la direzione scientifica di Marta Novello, funzionario della soprintendenza per i Beni archeologici del Friuli Venezia Giulia, costituisce anche l’occasione per illustrare tematiche di carattere generale connesse al sistema viario romano: dalle modalità di costruzione di una strada, ai veicoli impiegati per compiere i tragitti fino alle guide e le carte stradali a disposizione dei viaggiatori. Le strade, inserite in maniera funzionale nel paesaggio agrario, rivestirono, infatti, il ruolo di linee organizzative per l’occupazione dello spazio rurale. Insediamenti minori, luoghi di culto, zone di mercato, ville, fattorie, stazioni di servizio e di sosta: queste e molte altre realtà gravitarono lungo i percorsi della grande viabilità. Per la loro realizzazione i romani misero in atto notevoli innovazioni tecniche, quali ponti per l’attraversamento dei corsi d’acqua, terrapieni, asportazioni e tagli nella roccia.

La pieve di Zuglio in posizione strategica insite sull'area della romana Julium Carnicum

La pieve di Zuglio in posizione strategica insite sull’area della romana Julium Carnicum

La scelta del civico museo archeologico di Zuglio per raccontare questa storia si capisce considerando la posizione geografica di Iulium Carnicum: la città più settentrionale d’Italia era infatti ubicata in corrispondenza della strada “Iulia Augusta”, una delle arterie di collegamento tra Aquileia e Aguntum, centro della provincia del Norico, e, pertanto, svolse da sempre un ruolo importante di collegamento con i territori posti al di là dei valichi alpini. Spesso menzionata con il nome di “Iulia Augusta” proposto da Carlo Gregorutti, insigne studioso dell’Ottocento, l’arteria è indicata nelle guide stradali antiche analogamente all’altro percorso che valicava le Alpi orientali risalendo il Canale del Ferro: entrambi i tracciati seguivano nel tratto di pianura un unico itinerario organizzato mediante lunghi rettifili. La mostra costituisce anche l’occasione per illustrare tematiche di carattere generale connesse al sistema viario romano, dalle modalità di costruzione di una strada, ai veicoli impiegati per compiere i tragitti fino alle guide e le carte stradali a disposizione dei viaggiatori.

All’ampio apparato illustrativo in mostra a Zuglio è stata affiancata una scelta significativa di reperti archeologici

All’ampio apparato illustrativo in mostra a Zuglio è stata affiancata una scelta significativa di reperti archeologici

All’ampio apparato illustrativo è stata affiancata una scelta significativa di reperti archeologici conservati nelle sedi dei due musei archeologici nazionali di Aquileia e di Cividale, nei civici musei di Udine e al museo Carnico delle Arti Popolari “Michele Gortani” di Tolmezzo. Il materiale fa conoscere alcuni significativi rinvenimenti avvenuti in prossimità del tragitto nella fascia di pianura a partire dalle zone sepolcrali di Aquileia. È poi rappresentata Sevegliano, importante snodo viario, e viene esposta una scoperta straordinaria avvenuta agli inizi del Novecento a Vergnacco, vicino a Reana del Rojale. Il Canale del Ferro è invece documentato da reperti provenienti da Moggio Udinese e da Resiutta, la Statio Plorucensis menzionata su una iscrizione votiva rinvenuta nel paese. Infine uno sguardo sulla vallata del torrente But, dove si sviluppò Iulium Carnicum che svolse da sempre un ruolo importante di collegamento con i territori posti al di là dei valichi alpini; dopo la città la strada si dirigeva alla volta del Passo di Monte Croce Carnico dove correva il confine tra Italia e Norico.