Sibari (Cs). Al museo Archeologico nazionale della Sibaritide la mostra “Orghia. Miti riti e misteri” che narra il mito delle “dee del grano”, Demetra e Kore-Persefone. Visitata in anteprima dal ministro Giuli

Al museo Archeologico nazionale della Sibaritide a Sibari (Cs) dal 18 luglio al 17 settembre 2026, la mostra “Orghia. Miti, riti e misteri” che narra il mito delle “dee del grano”, Demetra e Kore-Persefone. Gli orghia – le azioni sacre – si svolgono in onore delle divinità, attraverso simboli, cibi, bevande, offerte rituali. La mostra conduce in un percorso che va dalle azioni degli dèi (il mito) a quelle ripetute dagli esseri umani (il rito), illustrando l’incontro tra culti italici e greci.

L’esposizione presenta per la prima volta i rinvenimenti recenti effettuati nei santuari di Locri Epizefiri (RC) ed Eraclea lucana (Policoro, Mt). Affiancate alle dee del grano sono l’Hera Lacinia di Capo Colonna, signora della natura, degli animali e della fertilità femminile, e La Dama di Sibari (Athena), legata ai passaggi di stato e alle acque profonde. In un dialogo tra passato e presente, il percorso giunge sino ai rituali contadini del Sud Italia e al culto e alle celebrazioni in onore delle sante cristiane, che da quelle antiche derivano direttamente, e nelle quali permane la necessità di propiziare la crescita del grano e la rigenerazione della vita.

Nella serata di venerdì 17 luglio 2026 il ministro della Cultura, Alessandro Giuli, ha visitato in anteprima la nuova mostra “Orghia. Riti, miti e misteri”, allestita al museo Archeologico nazionale della Sibaritide, accompagnato dal direttore, Filippo Demma, ed accolto dallo staff dei Parchi. La visita al nuovo percorso espositivo ha offerto l’occasione per raccontare la direzione intrapresa dal museo della Sibaritide. Nel solco del Piano Olivetti per la Cultura, ricerca, patrimonio, pae*saggio e comunità diventano sempre di più gli elementi di una strategia condivisa, capace di trasformare la cultura in un motore di crescita per il territorio. Il ministro Giuli ha voluto anche visitare i locali in allestimento della nuova Biblioteca Popolare del Museo, un’iniziativa che arricchirà il territorio di un nuovo presidio culturale aperto alla comunità, dedicato allo studio e alla ricerca.
Sibari (Cs). Al via al parco archeologico la terza edizione di Vinitaly and The City – Calabria in wine, tre giorni con degustazioni, masterclass, talk e spettacoli nel segno del dialogo tra vino, cultura e territori. Il direttore Filippo Demma: “Perché a Sibari? Perché qui tutto è cominciato. Qui le tracce del passato illuminano i gesti del presente, l’archeologia dialoga con l’enologia contemporanea”

Tra le rovine dell’antica Sybaris, culla della Magna Grecia, il parco archeologico di Sibari (Cs) fa da cornice a un’esperienza unica: vino e bellezza che si intrecciano in uno scenario da sogno, dove il tempo si è fermato. Dal 17 al 19 luglio 2026 torna per la terza volta a Sibari Vinitaly and The city – Calabria in Wine, il format esperienziale di Vinitaly dedicato al grande pubblico dei wine-lover, che unisce degustazioni, masterclass, talk e spettacoli nel segno del dialogo tra vino, cultura e territori. Simbolo di questa edizione è il Toro Cozzante, emblema dell’antica Sybaris e della forza di un territorio che continua a raccontare la propria identità attraverso le sue eccellenze. Tre giorni per vivere l’anima più autentica della Calabria Straordinaria, in uno dei luoghi più affascinanti del Mediterraneo tra degustazioni, incontri, musica e sapori: 140 cantine, 7 consorzi, 2.000 etichette in degustazione. Alla vocazione consumer della manifestazione, si affianca un programma business con buyer selezionati provenienti da Croazia, Polonia, Regno Unito, Germania, Stati Uniti e Brasile.

“Perché Vinitaly and the city al Parco di Sibari? Perché è qui che tutto è cominciato”, ha detto Filippo Demma, direttore del parco archeologico di Sibari, alla presentazione della kermesse alla Camera dei Deputati a Montecitorio. “Qui le tracce del passato illuminano i gesti del presente, l’archeologia dialoga con l’enologia contemporanea, offrendo una prospettiva culturale che arricchisce il racconto del vino e del territorio”. Le iniziative di Sibari si inseriscono nel Piano Olivetti per la Cultura, che promuove il patrimonio culturale come motore di partecipazione e sviluppi dei territori.
“Il vino è un eccezionale ambasciatore dell’italianità all’estero”, ha detto il presidente della Camera dei Deputati, Lorenzo Fontana, intervenuto alla presentazione. “Ogni bottiglia è il racconto di una comunità e delle sue radici più autentiche. Investire in questo settore significa dunque tutelare e favorire la crescita di tante realtà, penso soprattutto a quelle più piccole e a vocazione rurale, che vanno preservate dal rischio di spopolamento anche attraverso la promozione dell’enoturismo. Occorre continuare a sostenere questo ecosistema, come testimonia l’impegno di Veronafiere”.
“Qui alla Camera”, ha commentato il ministro all’Agricoltura e alla Sovranità alimentare, Francesco Lollobrigida, “si presenta sia un nuovo evento sia uno che è già un successo e che è legato ad una manifestazione di straordinaria importanza per la nostra Nazione: il Vinitaly. L’Italia gioca grandi sfide sulla qualità dei prodotti e su questo non siamo secondi a nessuno, dobbiamo solo saperlo raccontare. Vinitaly and the City Calabria in Wine è il modo giusto per raccontare il legame indissolubile tra il vino italiano e i territori, un valore aggiunto unico, senza eguali nel panorama internazionale. Celebrare il vino in Enotria, a Sibari, è il modo giusto per far conoscere una delle eccellenze italiane”.
Il ministro del Turismo, Gianmarco Mazzi, ha sottolineato lo stretto legame fra vino e turismo. “Il dato in crescita della Calabria nel turismo”, ha spiegato, “non solo è importante ma ci conforta profondamente, dal momento che siamo convinti che la principale vocazione del nostro Sud sia proprio il turismo e la Calabria, in questo senso, è un gioiello. Vinitaly and the City è importantissima: nasce a Verona e per la terza edizione arriva in Calabria toccando Sibari e Reggio. Ho visto a Verona, nell’ultima edizione di Vinitaly, con quale passione la Calabria ha partecipato ed ha attirato visitatori. Auguro il meglio a questi eventi perché, cooperando, si crea una preziosa sinergia che porta al raggiungimento del nostro obiettivo che è quello di promuovere il turismo dell’intero Paese”.
“Vinitaly and the City rappresenta una grande occasione per promuovere la Calabria, le nostre produzioni di eccellenza e le straordinarie bellezze del nostro territorio”, ha ribadito il presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto. “Abbiamo investito molto nella valorizzazione dell’agricoltura, dell’agroalimentare e delle nostre cantine perché siamo convinti che il vino sia uno straordinario strumento di marketing territoriale, capace di raccontare la Calabria in Italia e nel mondo. I risultati ci stanno dando ragione: cresce l’export delle nostre produzioni e sono sempre più i giovani che prendono in mano le aziende dei propri padri, preservando la tradizione ma innovando e rendendo le loro imprese più moderne e competitive. Con le tappe di Sibari e Reggio Calabria vogliamo mostrare una regione capace di unire vino, cultura, archeologia e paesaggio, e di collaborare con realtà di eccellenza come Veronafiere. Sappiamo che la Calabria ha problemi complessi e lavoriamo ogni giorno per risolverli, ma quando ci presentiamo alla comunità nazionale vogliamo raccontare anche le nostre eccellenze e le straordinarie potenzialità di una terra capace di stupire, che invitiamo tutti a visitare e a conoscere”.
“Vinitaly and the City racconta il vino italiano nel suo contesto naturale: quello dei luoghi in cui nasce”, ha sottolineato il presidente di Veronafiere, Federico Bricolo. “Il raddoppio dell’appuntamento in Calabria conferma la validità di un progetto che, in collaborazione con le istituzioni, valorizza le produzioni vitivinicole attraverso cultura, paesaggio e turismo esperienziale. Per Veronafiere significa affiancare le imprese del vino nella promozione delle proprie eccellenze e contribuire alla crescita dell’attrattività delle destinazioni che le esprimono, creando valore condiviso per l’intera filiera e per i territori”.
“Tre anni fa sembrava un sogno organizzare Vinitaly and the City fuori dai confini di Verona”, ha detto l’assessore all’Agricoltura della Regione Calabria, Gianluca Gallo. “Oggi quel sogno è diventato realtà e siamo orgogliosi di presentare, alla Camera dei Deputati, la terza edizione di Vinitaly and the City a Sibari e la prima edizione a Reggio Calabria. In questi anni abbiamo sostenuto il sistema agricolo calabrese attraverso un’azione orientata alla qualità, valorizzando al meglio i fondi comunitari, puntando sull’innovazione e portando avanti un’importante campagna di promozione. Grazie anche a intese con partner di primo piano, come Veronafiere, siamo riusciti a organizzare manifestazioni di grande rilievo sul territorio. Tutto questo mette insieme due elementi fondamentali: i prodotti del territorio e il territorio come prodotto. Non è un caso che proprio attorno ai nostri vini riusciamo a raccontare e a celebrare il successo dell’agricoltura calabrese come settore primario e motore di sviluppo”.
La Calabria, quindi, è pronta a raddoppiare. Si parte dal Parco Archeologico di Sibari, dal 17 al 19 luglio. “Quando nessuno scommetteva sulla riuscita di questo evento”, ha sottolineato il sindaco di Cassano all’Ionio, Giampaolo Iacobini, “noi l’abbiamo ospitato e ci abbiamo creduto, al punto da farne non più il Vinitaly di Sibari, ma il Vinitaly della Magna Grecia, con la soddisfazione di aver piantato un seme che il nostro territorio ha curato con orgoglio, lo stesso di quando solo pochi mesi fa lottava ancora con il fango. Spero di riuscire a trasmettere, allora, l’orgoglio di quei calabresi che rimboccandosi le maniche sanno fare tanto, finendo puntualmente con l’essere conosciuti e apprezzati in tutto il mondo. Abbiamo dimostrato di aver adottato un modello che non è fatto solo di numeri ma che si basa su tante risorse umane e sulle capacità della nostra gente di Calabria”. Se Sibari si prepara a ospitare la terza edizione della manifestazione, a conferma del successo di un format ormai radicato sul territorio, il 2026 segnerà anche l’esordio di Reggio Calabria, l’8 e il 9 agosto 2026, nuova tappa di un progetto che, grazie al lavoro della Regione Calabria e al supporto organizzativo di Arsac, amplia il proprio raggio d’azione e rafforza la strategia di valorizzazione del patrimonio vitivinicolo, culturale e paesaggistico della regione.

Appuntamento, quindi, il 17 luglio 2026 in uno scenario pregno di storia e di cultura, al parco archeologico di Sibari. “I musei non sono più luoghi dove si conserva e si espone il passato”, ha dichiarato il direttore del Parco, Filippo Demma, “ma diventano sempre più presidi attivi di cultura, uno stimolo allo sviluppo territoriale su base culturale. Vinitaly and the City è precisamente uno degli strumenti per attuare questa visione. Anche quest’anno ospitiamo la manifestazione a Sibari, dove tutto è cominciato, dando la possibilità di visitare il museo e allargando la nostra offerta culturale per l’occasione; se negli anni passati abbiamo toccato i temi del vino e dell’olio, quest’anno raccontiamo rituali e misteri collegati al grano e alle sue dee. Passato, presente e futuro si illuminano reciprocamente: l’archeologia dà profondità culturale al presente, la cultura alimentare di oggi illumina e spiega gli usi antichi. Una visione condivisa con il piano Olivetti messo in campo quest’anno dal ministero della Cultura”.

Il parco archeologico di Sibari aspetta dunque gli ospiti con un’esperienza unica tra etichette, cultura, degustazioni, Wine Talk e connessioni autentiche. Per vivere a pieno l’esperienza, ecco tre piccoli reminder che aiuteranno ad orientarsi al meglio. Servizio navetta: si può raggiungere l’evento senza pensieri: si lascia l’auto e ci si gode il relax del servizio dedicato. Carnet degustazione: include 3 token wine per le degustazioni. Se si acquista online si risparmia: solo 15 euro invece di 20. Token Food: si può completare l’esperienza con il token degustazione food, a soli 10 euro in più.
Verona. A Vinitaly 2026 presentata la terza edizione di Vinitaly and The City al parco archeologico di Sibari e la novità sul lungomare di Reggio Calabria: archeologia, paesaggio e cultura enogastronomica si incontrano e diventano racconto. Gli interventi di Filippo Demma, Gianpaolo Giacobini e Gianluca Gallo

Vinitaly 2026: Filippo Demma, direttore dei parchi archeologici di Crotone e Sibari, davanti al padiglione della Regione Calabria (foto drm-cal)
“Calabria. Dove tutto è cominciato” è il claim che campeggia nell’area espositiva della regione calabra a Vinitaly 2026, a Verona dal 12 al 15 aprile 2025. Ed è proprio dal padiglione della Regione Calabria che viene annunciata, dal sindaco di Cassano all’Ionio (Cs) Gianpaolo Giacobini e dal direttore dei parchi archeologici di Crotone e Sibari Filippo Demma, la terza edizione di Vinitaly and The City in Calabria, al parco archeologico di Sibari (Cs) dal 17 al 19 luglio 2026, ricca di straordinarie iniziative, dove archeologia, paesaggio e cultura enogastronomica si incontrano e diventano racconto. Ma quest’anno, come spiega ad archeologiavocidalpassato.com l’assessore regionale all’Agricoltura Gianluca Gallo, la Regione Calabria raddoppia gli appuntamenti di Vinitaly and The City, dando appuntamento in agosto 2026, il 1° e il 2, sul lungomare di Reggio Calabria.
“Oggi abbiamo un annuncio da dare perché adesso è anche ufficiale”, esordisce Gianpaolo Giacobini, sindaco di Cassano all’Ionio: “dal 17 al 19 luglio 2026 saremo di nuovo a Sibari, al parco archeologico, per la terza edizione del Vinitaly, un’edizione che tornerà naturalmente una volta ancora all’interno di quella che è la casa della grande Sibari magno-greca. E da qui i ringraziamenti a chi ci permette di vivere questa esperienza, Filippo Demma”.
“No, io non permetto assolutamente niente”, precisa Filippo Demma, direttore dei parchi archeologici di Crotone e Sibari. “Torna a casa lo dici tu, sindaco. Perché quella è casa, perché quella è esattamente la casa dei sibariti, la casa dei cassanesi, la casa dei calabresi del Nord-Est, e quindi Sibari Vinitaly and the City torna a casa. Del resto è lì dove tutto è cominciato, come dice il claim di questa bella iniziativa, di questa bella edizione di Vinitaly and the City. Come mi diceva: Direttore, sarà l’edizione più bella di sempre. E io rispondevo: Sarà l’edizione più bella finora”. Riprende Giacobini: “Ci ritroveremo una volta ancora a luglio. Quest’anno dal 17 al 19 per un evento che sta diventando anche un motivo di orgoglio. Un grazie alla Regione Calabria che ha scelto di investire, a tuti quanti stanno già lavorando perché questa iniziativa possa riuscire nel modo migliore. Per Sibari è un motivo in più per mostrarsi al mondo, farsi conoscere e apprezzare, ma soprattutto anche un motivo d’orgoglio dopo tempi difficili per i quali questo appuntamento rappresenta adesso sicuramente un motivo di riscatto simbolico”. E Demma: “Orgoglio. Sicuramente orgoglio identitario; ed è sicuramente la nostra parte migliore, quella di cui siamo più contenti. Certo siamo stati in ginocchio, certo la comunità ha sofferto, continua a soffrire, ma ci si è mossi in tempo, ci si è mossi bene, e noi non vogliamo che questo sia un punto di riflessione, vogliano che sia semplicemente un punto da tenere presente, ma alla fine siamo in piedi e vi aspettiamo di nuovo a Vinitaly”. Chiude Giacobini: “Bene, tanto abbiamo detto. Null’altro resta da aggiungere, se non ricordare che dal 17 al 19 luglio ci si rivede a Sibari per il Vinitaly and the City”.
“Fu un’idea apparentemente pazzesca quella di portare una manifestazione come il Vinitaly, un brand come quello di Verona Fiere, in un parco archeologico, al parco archeologico di Sibari”, ricorda ad archeologiavocidalpassato.com Gianluca Gallo, assessore regionale all’Agricoltura: “ne parlai col direttore Demma. Il direttore Demma fu immediatamente d’accordo perché è da lì che tutto è cominciato: la leggenda narra che tremila anni fa gli antichi sibariti consumassero il vino che veniva prodotto nelle colline circostanti da quella straordinaria civiltà. Però oggi quell’idea è stata attualizzata. L’abbiamo preparata in pochi mesi. Abbiamo svolto la prima edizione nel luglio 2024. E nel luglio 2026 saremo alla terza edizione che terremo sempre nel parco archeologico ma con tante evoluzioni. Lo scorso anno c’è stata la presenza del ministro Lollobrigida. Sono convinto che quest’anno avremo la presenza di altri ministri che potranno accompagnarci in questo percorso di attenzione verso una regione che attraverso il sistema vitivinicolo, quello agroalimentare, quello gastronomico, può riuscire anche a promuovere il prodotto territorio, e il rapporto forte tra vino, tra prodotti enogastronomici e la cultura e l’archeologia, credo sia un’idea forte”.

Copie di coppe da vino da Broglio di Trebisacce (1200 a.C.) conservate al museo Archeologico nazionale della Sibaritide (foto graziano tavan)
La vinificazione e il consumo di vino nel Mediterraneo occidentale, provenendo da Oriente, nella tarda età del Bronzo (3400 anni fa). Sono probabilmente i Greci e i Fenici a portare sulle proprie navi il nettare degli dei, come testimoniano un serie di reperti tra cui le anfore di tipo miceneo rinvenute in buon numero nell’alto Jonio cosentino. Importate dalla Grecia o prodotte localmente da artigiani emigrati, sono associate al vino e costituiscono le più antiche testimonianze del suo consumo nella penisola italica. L’esemplare esposto in copia negli stand della Calabria a Vinitaly 2026 proviene proprio dalla regione di Sibari, dove furono rinvenute in antiche capanne anche diverse serie di vasi per contenere, versare e bere vino, come le coppe in argilla grigiastra sempre esposte a Vinitaly che si datano a oltre 3200 anni fa.

Copia di anfora da trasporto di tipo miceneo (1350 a.C.) da Broglio di Trebisacce (foto graziano tavan)
Ma il fortissimo legame tra il vino e la terra che oggi chiamiamo Calabria, è testimoniato dal nome stesso che gli antichi Greci avevano attribuito a gran parte di questa regione: Enotria dal greco oinos, che significa appunto vino, e da oinotron, che è il palo di sostegno della vite e dei tralci. Dopo la fase pionieristica dell’età del Bronzo, furono ancora i Greci a diffondere capillarmente la produzione, il consumo e la cultura del vino in Italia. Nelle colonie greche come Sibari e Crotone, fondate nell’ultimo quarto dell’VIII sec. a.C., o Thurii, che visse a partire al 444 a.C., il vino era prodotto, consumato ma anche importato, come testimoniano migliaia di anfore da trasporto provenienti dal Mediterraneo orientale, come quella corinzia esposta a Vinitaly 2026 in copia. Particolarmente famoso il vino di Sibari, dove la produzione era così abbondante che, pare, a un certo punto il vino prodotto in vigna venisse trasportato in città e al porto direttamente tramite condutture in terracotta. Dei veri e propri “enodotti”.
“Non ci bastava una sola manifestazione”, spiega ad archeologiavocidalpassato.com Gianluca Gallo, assessore regionale all’Agricoltura: “la terza edizione non ci bastava, la terza edizione di Vinitaly and the City presso il parco archeologico di Sibari per avere questo connubio tra storia, archeologia e prodotti agroalimentari.

Vinitaly 2026, padiglione Calabria: vetrina con copie di reperti dall’area magno-greca della Sibaritide (foto graziano tavan)
Abbiamo voluto rilanciare, e il 1° e 2 agosto saremo sul chilometro più bello d’Italia, quello che così veniva descritto dal grande Gabriele D’Annunzio, il lungomare di Reggio Calabria, il nostro ordinario affaccio sulla Sicilia e sullo stretto di Messina dove valorizzeremo i vitigni di quell’area, i vini di quel territorio, ma dove valorizzeremo ancora una volta il connubio tra una civiltà, quella magno-greca, e l’archeologia – Reggio è la città dei Bronzi di Riace – e tutto si svolgerà a pochi passi dal museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria. E valorizzeremo insieme a tutto questo vino e prodotti identitari”.

Copia di cratere a campana a figure rosse con decorazione sovradipinta (350-300 a.C.) (foto graziano tavan)
Una delle occasioni più tipiche che prevedeva il consumo di vino è il simposio (dal greco syn – pinein: bere insieme). Un momento conviviale e un’occasione di aggregazione per i membri dell’aristocrazia cittadina; qui il vino, cui erano riservati ricchi servizi da tavola – con alcuni pezzi di grande valore importati dalla Grecia – accompagnava le discussioni politiche, etiche e sociali, lo svolgimento di conversazioni colte, esibizioni sonore e poetiche che, talvolta, si trasformavano in situazioni di eccesso e sregolatezza. I commensali, indossando corone di edera e mirto, si distendevano sui letti disposti lungo le pareti della stanza e davano inizio al rituale conviviale: si purificavano le mani con acqua intiepidita e profumata, per poi cospargersi di unguenti. Si eleggeva quindi il simposiarca, colui che stabiliva le percentuali dell’acqua per la diluizione del vino e fissava le regole del convito, quali il numero dei brindisi, le modalità e le quantità delle bevute e il loro alternarsi ai canti e ai giochi. Al centro della sala veniva posizionato un grande contenitore, il cratere o lo stamnos, in cui Dioniso idealmente miscela il vino puro con l’acqua e altre sostanze (miele, spezie, essenze) e lo rende bevibile agli uomini. La copia di un cratere decorato a figure rosse e di una raffinata coppa di vino (kylix) sono esposte a Vinitaly 2026.
Bologna. Al DiSCi il convegno, in presenza e on line, “Demetriaka. Gli scavi dell’università di Bologna del Thesmophorion di Locri Epizefiri” sui risultati raggiunti in due anni di ricerche nel santuario di Demetra dell’università di Bologna con la direzione di Filippo Demma

Campagna di scavo dell’università di Bologna al Thesmophorion di Locri Epizefiri (RC) (foto locri archaeological project)
Dal 2024 sono riprese le ricerche archeologiche per indagare i segreti del Thesmophorion, lo straordinario Santuario di Demetra a Locri Epizefiri. Il progetto è nato grazie alla collaborazione con la direzione regionale Musei Calabria e con la direzione scientifica di Filippo Demma, professore a contratto di Archeologia della Magna Grecia nella Scuola di Specializzazione. I finanziamenti del ministero della Cultura hanno consentito di bandire borse di studio per gli specializzandi e le specializzande e di sviluppare un progetto di indagini archeologiche della durata di due mesi nel settore sacro del tempio ionico di Marasà e area attigua di Parapezza. Con la Scuola di Specializzazione in Beni archeologici dell’università di Bologna e la direzione scientifica di Filippo Demma diversi sono stati i risultati raggiunti: mercoledì 18 febbraio 2026 viene presentato un aggiornamento sugli studi in corso. Appuntamento, alle 9.30, nell’aula Prodi del dipartimento di Storia Culture Civiltà dell’università di Bologna, nel complesso di San Giovanni in Monte, il convegno “Demetriaka. Gli scavi dell’università di Bologna del Thesmophorion di Locri Epizefiri”, in presenza e on line al link https://teams.microsoft.com/meet/33406538291888….

Campagna di scavo dell’università di Bologna al Thesmophorion di Locri Epizefiri (RC) (foto locri archaeological project)

Campagna di scavo dell’università di Bologna al Thesmophorion di Locri Epizefiri (RC) (foto locri archaeological project)
Programma. Alle 9.30, saluti istituzionali: Roberto Balzani, direttore del dipartimento di Storia Culture Civiltà dell’università di Bologna; Isabella Baldini, direttrice Scuola specializzazione in Beni archeologici UniBo; Gilberta Spreafico, soprintendente Abap per la città metropolitana di RC e VV; Elisabetta Govi, UniBo. Presentazione del numero 33 (2025) di “Ocnus. Quaderni della Scuola di Specializzazione in Beni Archeologici”. SESSIONE MATTUTINA. Introducono Fabrizio Sudano, direttore delegato della direzione regionale Musei Calabria; Filippo Demma, UniBo. Modera Fabrizio Sudano. Interventi: Valeria Parisi, “Il Thesmophorion di Locri: dal deposito delle cose povere alle domande dell’archeologia contemporanea”; Marco Pallonetti (parchi archeologici di Crotone e Sibari), “Novità del 2024: l’edificio B e l’area circostanze”; Helena Catania (parchi archeologici di Crotone e Sibari), “L’aggiornamento del 2025: inquadramento generale e il muro del temenos”; Giuliana Fichera (Scuola superiore Meridionale), “Area Sud: lo scavo dell’acciottolato”; Sara Balcon (drm-Calabria), Davide Giubileo (UniSa), “Aggiornamenti sul cosiddetto altare B tra indagini di archivio e nuove ricerche”; Ruben Latella (parchi archeologici di Crotone e Sibari), “L’edificio C: il contesto e i materiali”; Vincenzo Baldoni (UniBo), Davide Giubileo (UniSa), “Le prime fasi di frequentazione del Thesmophorion alla luce delle più recenti acquisizioni”. Lunch break. SESSIONE POMERIDIANA. Modera Isabella Baldini. Interventi, alle 15, Lavinio Lo Monaco (UniUrbino), “Prolegomena locresi: novità epigrafiche dal Thesmophorion”; Giuliana Fichera (Scuola superiore Meridionale), “I reperti metallici: nuovi dati e osservazioni”; Marco Pallonetti (parchi archeologici di Crotone e Sibari), “Le terrecotte architettoniche arcaiche del Thesmophorion: nuovi rinvenimenti e riletture”; Sara Balcon (drm-Calabria), “Note sulla coroplastica”; Davide Giubileo (UniSa), “Importazioni e produzioni locali. Alcune riflessioni”; Vincenzo Baldoni (UniBo), “Nuovi dati dai materiali del Thesmophorion: un primo bilancio”; Filippo Demma (UniBo), “Il Thesmophorion di Locri Epizefiri: spazio e tempo”; Isabella Baldini (Scuola specializzazione in Beni archeologici UniBo), Elena Trunfio (museo e parco archeologico nazionale di Locri Epizefiti), “Gli scavi dell’università di Bologna nella strategia di valorizzazione di Locri Epizefiri”; Luigi Callò (UniCt), Andrea Gennaro (Sabap-RC-VV), “Le fortificazioni di Locri. Un nuovo progetto di ricerca”.
Sibari (Cs). Al museo Archeologico nazionale della Sibaritide apre la mostra “70 anni con Italia Nostra. Città, cultura, natura e paesaggio” che racconta, con immagini e documenti, le battaglie che hanno cambiato il modo di pensare la tutela del nostro patrimonio
“Prima che Sibari fosse un grande parco archeologico, fu un’intuizione. Negli anni Trenta Umberto Zanotti Bianco scelse di scavare qui, dando voce a una città antica e a un’idea di tutela che univa cultura, paesaggio e comunità. Da quella stessa visione nasce Italia Nostra, e oggi – a settant’anni da quell’impegno – la sua storia torna a casa!”. Dopo l’esordio a Roma, arriva ai parchi archeologici di Crotone e Sibari la mostra “70 anni con Italia Nostra. Città, cultura, natura e paesaggio” per raccontare, attraverso una mostra di immagini e documenti, le battaglie che hanno cambiato il modo di pensare la tutela del nostro patrimonio. La mostra sarà inaugurata sabato 31 gennaio 2026, alle 18, al museo Archeologico nazionale della Sibaritide, e sarà visitabile fino al 28 febbraio 2026. Intervengono Filippo Demma, direttore dei parchi archeologici di Crotone e Sibari; Edoardo Croci, presidente nazionale di Italia Nostra; Maurizio Di Stefano, presidente di Icomos Italia; Paola Aurino, soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per la provincia di Cosenza; Angelo Malatacca, consigliere nazionale di Italia Nostra. Modera Maria Olivito, ufficio stampa dei parchi archeologici di Crotone e Sibari. Successivamente sarà ospitata al museo Archeologico nazionale di Crotone, rafforzando il dialogo culturale tra i due poli che costituiscono il sistema integrato dei parchi archeologici di Crotone e Sibari. . Il percorso espositivo presenta materiali visivi e documentari che raccontano alcune delle principali sfide affrontate nel tempo per la salvaguardia di città, paesaggi, beni culturali e ambienti naturali, offrendo al pubblico una lettura accessibile e articolata di temi ancora oggi di grande attualità. Testi e curatela scientifica sono di Michele Campisi, con la collaborazione di Maria Rosaria Iacono, consigliera nazionale di Italia Nostra, e Luca Carra, presidente di Italia Nostra Milano Nord. La grafica è a cura di Dafne Cola. L’esposizione si è avvalsa del patrocinio di Aeroporti di Roma, BrianzAcque, parco regionale Appia Antica, Municipio Roma VIII e Roma I, Rai Cultura (Media Partner). L’esposizione al museo Archeologico nazionale della Sibaritide è realizzata con il patrocinio di parchi archeologici di Crotone e Sibari; Ordine degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti, Conservatori di Cosenza; ICOMOS Italia.
“L’arrivo della mostra di Italia Nostra nei parchi archeologici di Crotone e Sibari”, afferma Filippo Demma, direttore dei parchi archeologici di Crotone e Sibari, “si inserisce pienamente nella visione del ministero della Cultura di una tutela attiva e partecipata del patrimonio. Si tratta di molto più di un passaggio espositivo: è un momento di incontro tra una lunga tradizione di impegno civile e un patrimonio archeologico e paesaggistico che racconta secoli di storia mediterranea. La scelta di Sibari e Crotone come prime tappe dopo Roma non è casuale: questi territori incarnano in modo esemplare il rapporto tra memoria, paesaggio e comunità e invitano a riflettere sul senso pubblico della conservazione. Per non parlare della circostanza storica che Italia Nostra ed il Parco di Sibari sono uniti dalla figura di Umberto Zanotti Bianco, lo scopritore della città antica, la cui attività culturale ha illuminato la piana a partire dagli anni ’30 e per tutto il secondo dopo guerra. Ospitare questa iniziativa significa ribadire che la tutela non è solo protezione del passato, ma produzione di conoscenza, identità e responsabilità condivisa verso le generazioni future, in un dialogo virtuoso tra istituzioni e cittadinanza attiva”.
Sibari (Cs). Per “I Giovedì del Direttore”, in presenza e on line, l’incontro “(Noi e) Gli altri: Un dialogo (ancora) aperto. Dopo quasi 3.000 anni”: Filippo Demma dialoga con il prof. Fabrizio Mollo e il gruppo di ricerca dei Parchi
Chi erano gli uomini che abitavano le terre calabre nel momento in cui i coloni greci raggiunsero le rive della Sibaritide? E in che modo l’interazione tra culture diverse ha plasmato il panorama storico della Calabria antica? Se ne parla nell’incontro “(Noi e) Gli altri: Un dialogo (ancora) aperto. Dopo quasi 3.000 anni”, giovedì 8 gennaio 2026, alle 18, al Punto Ristoro (Catasta) del parco archeologico di Sibari (Cs), nuovo appuntamento de “I Giovedì del Direttore” in cui si propone un dialogo corale, aperto a tutti, una sorta di Simposio sibarita, al quale si potrà sedere portando tutta la propria curiosità. Il prof. Fabrizio Mollo dialoga con il gruppo di ricerca dei parchi archeologici di Crotone e Sibari. Introduce e modera il direttore Filippo Demma. Diretta sul canale YouTube dei Parchi al seguente link: https://youtube.com/live/Oofh6bll320?feature=share. Al centro dell’incontro ci sarà il saggio del professor Fabrizio Mollo “Gli Altri. Le popolazioni non greche della Calabria antica (IX-III sec. a.C.)”. Un testo fondamentale per analizzare la società Enotria ed il suo ruolo nel complesso mosaico del Mediterraneo pre-romano.
“Il ruolo del simposiarca”, spiegano al Parco, “se l’è preso il direttore Filippo Demma – del resto, lo sappiamo, i Giovedì sono i suoi – e a tavola con lui ci saremo tutti Noi, gli archeologi del gruppo di ricerca dei Parchi, per animare il confronto con l’Autore, e superare le narrazioni lineari che hanno fino a poco fa dominato la ricerca scientifica, approfondire le modalità di scambio tra realtà diverse, leggere e interpretare i segni materiali/immateriali di una convivenza articolata. Ospite graditissimo il pubblico, che potrà partecipare alla discussione aperta, ponendo domande, ma anche proponendo idee e argomenti. Special guests: Damiano Pisarra, soprintendenza Archeologica Belle arti e Paesaggio di Cosenza; Carmelo Colelli, direttore del parco e museo archeologico nazionale della Siritide di Policoro; Vincenzo Cracolici, direttore del parco e museo archeologico nazionale di Metaponto. Perché in fondo questi “Altri” siamo un po’ anche Noi, noi tutti. Quel che siamo oggi, come Italiani e Calabresi, inizia a prendere forma nel momento in cui quel contatto avviene; perché la nostra identità, come tutte le identità, nasce da numerose ibridazioni, è frutto degli incontri con tutti gli Altri con i quali, nel corso di una storia millenaria, ci siamo trovati a condividere spazio e tempo, con cui ci siamo scontrati e incontrati, che nell’incontro ci hanno cambiati e che incontrando, abbiamo cambiato. Esattamente come avvenne quasi tremila anni fa tra Enotri e Greci (e poi, tra Greci e Romani, e poi tra Romani e “Barbari” e poi…). Parleremo quindi di Enotri, di Greci, di fondazioni e conquiste. Ma, soprattutto parleremo di Noi. Trattandosi di un simposio, non potranno mancare il cibo e il vino, quelli del nostro partner gastronomico, Catasta Pollino”.

Copertina del libro “Gli Altri. Le popolazioni non greche della Calabria antica (IX-III sec. a.C.)” di Fabrizio Mollo
Gli Altri. Le popolazioni non greche della Calabria antica (IX-III sec. a.C.) (Rubettino editore). Il libro esamina il complesso rapporto e le interazioni tra Greci e popolazioni indigene e italiche, gli Altri, nella Calabria antica tra IX e III sec. a.C. attraverso fonti letterarie, origini mitiche e documentazione archeologica. Dalla colonizzazione greca, passando per la crisi delle poleis e la fine di Sibari, sino all’arrivo di Lucani e Brettii, alla guerra annibalica e all’affermazione di Roma il Bruzio dimostrerà la sua centralità culturale, economica e politica nel Mediterraneo. L’identità culturale della Calabria antica sarà ricostruita attraverso l’etnografia e gli aspetti socio-antropologici, le cui conoscenze approfondite potranno contribuire a superare la percezione di debolezza e minorità dei Calabresi, spesso frutto di retaggi culturali e condizionamenti ambientali.
Sibari (Cs). Al parco archeologico, per il ciclo “I Giovedì del Direttore”, l’incontro “Scusi, da che parte per Sibari e Thurii?” con Filippo Demma in dialogo con gli archeologi Raffaele Palma, Marco Pallonetti e Damiano Pisarra. E brindisi finale
Si sono appena conclusi gli scavi all’emiciclo-teatro di Parco del Cavallo, nel parco archeologico di Sibari (Cs) e i primi esiti delle ricerche vengono condivise fin da subito con un racconto delle novità emerse e del loro significato per la storia di Sybaris e Thurii. Giovedì 18 dicembre 2025, alle 18, 18 all’area di ristoro di Catasta al parco archeologico di Sibari, per la rassegna “I Giovedì del Direttore”, l’incontro “Scusi da che parte per Sibari e Thurii?” verrà dedicato alla presentazione preliminare dei risultati: si parlerà delle interessantissime novità, verranno mostrati dal vivo i materiali più importanti e si capirà come si inseriscono, modificandolo, nel quadro più ampio della storia degli insediamenti di Sybaris e Thrurii e della loro localizzazione. Il direttore Filippo Demma dialogherà con gli archeologi Raffaele Palma e Marco Pallonetti, responsabili delle indagini sul campo; special guest dell’incontro Damiano Pisarra, funzionario della soprintendenza ABAP di Cosenza, che offrirà un aggiornamento sulle ricerche in corso e ritrovamenti nel territorio di Turi. Concluderà il direttore con “Seriamente, dov’erano Sibari e Thurii?”, affrontando il tema della localizzazione delle due antiche città, che i nuovi scavi chiariscono definitivamente. La serata sarà accompagnata dalle specialità di Campana – pizza in teglia e Catasta, e si concluderà con un brindisi e gli auguri di buone feste.
“Archeologia del femminicidio”: tre incontri promossi dai parchi archeologici di Crotone e Sibari e ai musei nazionali di Matera per preparare e celebrare, tra Sibari (Cs) e Matera, la Giornata contro la violenza sulle donne. Ecco il programma
“Archeologia del femminicidio”: tre incontri promossi dai parchi archeologici di Crotone e Sibari e ai musei nazionali di Matera, tre tappe di avvicinamento per arrivare preparati al 25 novembre Giornata internazionale contro la violenza sulle donne. “Celebriamo la Giornata contro la violenza sulle donne – spiega Filippo Demma, direttore dei parchi archeologici di Crotone e Sibari – con una serie di appuntamenti tra Calabria e Basilicata, uniti da un unico filo conduttore: riflettere, attraverso l’archeologia e la storia dell’arte, sul ruolo e sulla rappresentazione della donna nel passato per comprendere meglio il presente. Tre luoghi, un dialogo comune fatto di cultura, memoria e consapevolezza.
Il 20 novembre 2025, per i Giovedì del Direttore, al punto ristoro del parco archeologico di Sibari, alle 17, il direttore Filippo Demma ed Elisa Mancini, archeologa responsabile del museo Archeologico nazionale “D. Ridola” di Matera, terranno un talk sul tema: “Archeologia del femminicidio: l’Antica Roma”. Il talk “L’archeologia del femminicidio: l’antica Roma” verrà ripreso il 21 novembre 2025 dai musei nazionali di Matera in Sala conferenze di Palazzo Lanfranchi, alle 20:30. A seguire, tra le sale di Palazzo Lanfranchi, ci saranno visite guidate a cura del personale dei Musei sul tema “Soggetti al femminile”, sorprendenti biografie di sante martiri, per scoprire quanto il tema sia presente nella storia dell’arte e come sia stato trattato nei secoli scorsi dagli artisti, quasi sempre uomini”.
Il 25 novembre 2025, dalle 17alle 19, gli archeologi dei parchi di Crotone e Sibari, insieme agli archeologi dei musei nazionali di Matera, accompagneranno il pubblico in un percorso corale tra archeologia e memoria: dalle collezioni della Magna Grecia, che raccontano il ruolo e la rappresentazione della donna nel mondo antico, fino ai reperti archeologici ed etnografici esposti nella sede temporanea del Museo Ridola di Matera, dove il racconto si estende alla condizione femminile nella prima metà del Novecento.
Si comincia dunque il 20 novembre 2025 al punto ristoro Catasta del parco archeologico di Sibari (Cs), alle 17, con l’appuntamento “il Giovedì del Direttore”, un momento di incontro e riflessione che questa volta – e non a caso – sarà dedicato a un tema forte: “Il femminicidio nella Roma antica”. Partendo dai racconti degli antichi storici, dalle iscrizioni e dalle testimonianze archeologiche, si getterà uno sguardo sulle radici lontane della violenza di genere, raccontando storie e situazioni che, pur appartenendo al passato, parlano ancora al presente. Apronia, Ponzia, Annia Regilla, Messalina, ma anche le altre, meno in vista, delle quali ignoriamo i nomi, ma conosciamo le condizioni di vita, spesso esposte al rischio di violenza e di silenzio. A guidare i partecipanti in questo viaggio nel tempo saranno Filippo Demma, direttore dei parchi archeologici di Crotone e Sibari, ed Elisa Mancini, funzionaria archeologa dei musei nazionali di Matera, insieme ad Antonio Gioiello, presidente dell’associazione Mondiversi ETS. Un incontro per capire come conoscere il passato possa aiutarci a capire il presente e a costruire un futuro davvero libero dalla violenza. Ad accogliere gli ospiti sarà Catasta, cuore pulsante dell’ospitalità del Parco, con un aperitivo speciale che celebra i sapori del territorio per un momento di condivisione autentica.
Capo Colonna (Kr). “Dentro agli scavi. Open day al parco archeologico nazionale di Capo Colonna”: Filippo Demma e Carlo Rescigno illustreranno i risultati delle recenti indagini archeologiche
Al Santuario di Hera Lacinia a Capo Colonna (Kr) la storia continua a svelarsi, strato dopo strato. I parchi archeologici di Crotone e Sibari sono pronti a raccontare i primi risultati emersi dalle campagne di scavo condotte in queste settimane con “Dentro agli scavi. Open day al parco archeologico nazionale di Capo Colonna”. Sabato 15 novembre 2025, dalle 15.30 alle 17, Filippo Demma, direttore dei parchi archeologici di Crotone e Sibari, e Carlo Rescigno, professore della Scuola superiore meridionale di Napoli, illustreranno i risultati delle recenti indagini archeologiche e i progetti futuri che coinvolgeranno il Parco archeologico. Un’occasione unica per avvicinarsi al cuore della ricerca archeologica e conoscere da vicino la storia di questo incredibile sito.
Policoro (Mt). Al parco archeologico di Herakleia si inaugura il progetto artistico Siris per la valorizzazione delle aree sacre del sito e la creazione di un Ecomuseo archeologico. Ecco il programma

“Rovina Inversa” di Gijs Van Vaerenbergh nel luogo dell’antico Tempio Arcaico nel parco archeologico di Herakleia a Policoro (foto roberto conte)

“Rovina Inversa” di Gijs Van Vaerenbergh nel luogo dell’antico Tempio Arcaico nel parco archeologico di Herakleia a Policoro (foto roberto conte)
Lunedì 10 novembre 2025, alle 15, al parco archeologico di Herakleia, in via Colombo a Policoro (Mt), si inaugura il progetto artistico Siris, che si inserisce nell’ambito dell’attività del ministero della Cultura volta a valorizzazione le aree sacre del sito e alla creazione di un Ecomuseo archeologico. Saranno presenti il direttore generale Musei Massimo Osanna e il direttore dei musei nazionali di Matera – direzione regionale Musei nazionale della Basilicata Filippo Demma. Il progetto è a cura di @studiostudiostudio.art di @edoardotresoldiofficial, con la direzione artistica di Antonio Oriente. Alle 15, apertura del Parco con ingresso gratuito; 16.15, live performance di Claudia Fabris e Max Magaldi; 18.30 e 21.15, visite guidate. Un’occasione per riscoprire il sito in una forma estetica nuova e immersiva con un percorso che si snoda attraverso le opere del duo belga Gijs Van Vaerenbergh (con una “Rovina Inversa” nel luogo dell’antico Tempio Arcaico), Selva Aparicio (sette sculture nel Bosco Sacro in forma di edicole votive) e Max Magaldi, che introduce un paesaggio sonoro esperienziale grazie ai contributi della poetessa Claudia Fabris e della musicista Daniela Pes. Il tutto restituito in un documentario del regista Giovanni Troilo.
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CHI SIAMO
Graziano Tavan, giornalista professionista, per quasi trent’anni caposervizio de Il Gazzettino di Venezia, per il quale ho curato centinaia di reportage, servizi e approfondimenti per le Pagine della Cultura su archeologia, storia e arte antica, ricerche di università e soprintendenze, mostre. Ho collaborato e/o collaboro con riviste specializzate come Archeologia Viva, Archeo, Pharaos, Veneto Archeologico. Curo l’archeoblog “archeologiavocidalpassato. News, curiosità, ricerche, luoghi, persone e personaggi” (con testi in italiano)















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