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Verona. A Vinitaly 2026 presentata la terza edizione di Vinitaly and The City al parco archeologico di Sibari e la novità sul lungomare di Reggio Calabria: archeologia, paesaggio e cultura enogastronomica si incontrano e diventano racconto. Gli interventi di Filippo Demma, Gianpaolo Giacobini e Gianluca Gallo

Vinitaly 2026: Filippo Demma, direttore dei parchi archeologici di Crotone e Sibari, davanti al padiglione della Regione Calabria (foto drm-cal)

“Calabria. Dove tutto è cominciato” è il claim che campeggia nell’area espositiva della regione calabra a Vinitaly 2026, a Verona dal 12 al 15 aprile 2025. Ed è proprio dal padiglione della Regione Calabria che viene annunciata, dal sindaco di Cassano all’Ionio (Cs) Gianpaolo Giacobini e dal direttore dei parchi archeologici di Crotone e Sibari Filippo Demma, la terza edizione di Vinitaly and The City in Calabria, al parco archeologico di Sibari (Cs) dal 17 al 19 luglio 2026, ricca di straordinarie iniziative, dove archeologia, paesaggio e cultura enogastronomica si incontrano e diventano racconto. Ma quest’anno, come spiega ad archeologiavocidalpassato.com l’assessore regionale all’Agricoltura Gianluca Gallo, la Regione Calabria raddoppia gli appuntamenti di Vinitaly and The City, dando appuntamento in agosto 2026, il 1° e il 2, sul lungomare di Reggio Calabria.

“Oggi abbiamo un annuncio da dare perché adesso è anche ufficiale”, esordisce Gianpaolo Giacobini, sindaco di Cassano all’Ionio: “dal 17 al 19 luglio 2026 saremo di nuovo a Sibari, al parco archeologico, per la terza edizione del Vinitaly, un’edizione che tornerà naturalmente una volta ancora all’interno di quella che è la casa della grande Sibari magno-greca. E da qui i ringraziamenti a chi ci permette di vivere questa esperienza, Filippo Demma”.

Vinitaly 2026: “Dove tutto è cominciato”, claim della Regione Calabria (foto drm-cal)

“No, io non permetto assolutamente niente”, precisa Filippo Demma, direttore dei parchi archeologici di Crotone e Sibari. “Torna a casa lo dici tu, sindaco. Perché quella è casa, perché quella è esattamente la casa dei sibariti, la casa dei cassanesi, la casa dei calabresi del Nord-Est, e quindi Sibari Vinitaly and the City torna a casa. Del resto è lì dove tutto è cominciato, come dice il claim di questa bella iniziativa, di questa bella edizione di Vinitaly and the City. Come mi diceva: Direttore, sarà l’edizione più bella di sempre. E io rispondevo: Sarà l’edizione più bella finora”. Riprende Giacobini: “Ci ritroveremo una volta ancora a luglio. Quest’anno dal 17 al 19 per un evento che sta diventando anche un motivo di orgoglio. Un grazie alla Regione Calabria che ha scelto di investire, a tuti quanti stanno già lavorando perché questa iniziativa possa riuscire nel modo migliore. Per Sibari è un motivo in più per mostrarsi al mondo, farsi conoscere e apprezzare, ma soprattutto anche un motivo d’orgoglio dopo tempi difficili per i quali questo appuntamento rappresenta adesso sicuramente un motivo di riscatto simbolico”. E Demma: “Orgoglio. Sicuramente orgoglio identitario; ed è sicuramente la nostra parte migliore, quella di cui siamo più contenti. Certo siamo stati in ginocchio, certo la comunità ha sofferto, continua a soffrire, ma ci si è mossi in tempo, ci si è mossi bene, e noi non vogliamo che questo sia un punto di riflessione, vogliano che sia semplicemente un punto da tenere presente, ma alla fine siamo in piedi e vi aspettiamo di nuovo a Vinitaly”. Chiude Giacobini: “Bene, tanto abbiamo detto. Null’altro resta da aggiungere, se non ricordare che dal 17 al 19 luglio ci si rivede a Sibari per il Vinitaly and the City”.

Vinitaly 2026: ingresso padiglione Calabria (foto graziano tavan)

“Fu un’idea apparentemente pazzesca quella di portare una manifestazione come il Vinitaly, un brand come quello di Verona Fiere, in un parco archeologico, al parco archeologico di Sibari”, ricorda ad archeologiavocidalpassato.com Gianluca Gallo, assessore regionale all’Agricoltura: “ne parlai col direttore Demma. Il direttore Demma fu immediatamente d’accordo perché è da lì che tutto è cominciato: la leggenda narra che tremila anni fa gli antichi sibariti consumassero il vino che veniva prodotto nelle colline circostanti da quella straordinaria civiltà. Però oggi quell’idea è stata attualizzata. L’abbiamo preparata in pochi mesi. Abbiamo svolto la prima edizione nel luglio 2024. E nel luglio 2026 saremo alla terza edizione che terremo sempre nel parco archeologico ma con tante evoluzioni. Lo scorso anno c’è stata la presenza del ministro Lollobrigida. Sono convinto che quest’anno avremo la presenza di altri ministri che potranno accompagnarci in questo percorso di attenzione verso una regione che attraverso il sistema vitivinicolo, quello agroalimentare, quello gastronomico, può riuscire anche a promuovere il prodotto territorio, e il rapporto forte tra vino, tra prodotti enogastronomici e la cultura e l’archeologia, credo sia un’idea forte”.

Copie di coppe da vino da Broglio di Trebisacce (1200 a.C.) conservate al museo Archeologico nazionale della Sibaritide (foto graziano tavan)

La vinificazione e il consumo di vino nel Mediterraneo occidentale, provenendo da Oriente, nella tarda età del Bronzo (3400 anni fa). Sono probabilmente i Greci e i Fenici a portare sulle proprie navi il nettare degli dei, come testimoniano un serie di reperti tra cui le anfore di tipo miceneo rinvenute in buon numero nell’alto Jonio cosentino. Importate dalla Grecia o prodotte localmente da artigiani emigrati, sono associate al vino e costituiscono le più antiche testimonianze del suo consumo nella penisola italica. L’esemplare esposto in copia negli stand della Calabria a Vinitaly 2026 proviene proprio dalla regione di Sibari, dove furono rinvenute in antiche capanne anche diverse serie di vasi per contenere, versare e bere vino, come le coppe in argilla grigiastra sempre esposte a Vinitaly che si datano a oltre 3200 anni fa.

Copia di anfora da trasporto di tipo miceneo (1350 a.C.) da Broglio di Trebisacce (foto graziano tavan)

Ma il fortissimo legame tra il vino e la terra che oggi chiamiamo Calabria, è testimoniato dal nome stesso che gli antichi Greci avevano attribuito a gran parte di questa regione: Enotria dal greco oinos, che significa appunto vino, e da oinotron, che è il palo di sostegno della vite e dei tralci. Dopo la fase pionieristica dell’età del Bronzo, furono ancora i Greci a diffondere capillarmente la produzione, il consumo e la cultura del vino in Italia. Nelle colonie greche come Sibari e Crotone, fondate nell’ultimo quarto dell’VIII sec. a.C., o Thurii, che visse a partire al 444 a.C., il vino era prodotto, consumato ma anche importato, come testimoniano migliaia di anfore da trasporto provenienti dal Mediterraneo orientale, come quella corinzia esposta a Vinitaly 2026 in copia. Particolarmente famoso il vino di Sibari, dove la produzione era così abbondante che, pare, a un certo punto il vino prodotto in vigna venisse trasportato in città e al porto direttamente tramite condutture in terracotta. Dei veri e propri “enodotti”.

“Non ci bastava una sola manifestazione”, spiega ad archeologiavocidalpassato.com Gianluca Gallo, assessore regionale all’Agricoltura: “la terza edizione non ci bastava, la terza edizione di Vinitaly and the City presso il parco archeologico di Sibari per avere questo connubio tra storia, archeologia e prodotti agroalimentari.

Vinitaly 2026, padiglione Calabria: vetrina con copie di reperti dall’area magno-greca della Sibaritide (foto graziano tavan)

Abbiamo voluto rilanciare, e il 1° e 2 agosto saremo sul chilometro più bello d’Italia, quello che così veniva descritto dal grande Gabriele D’Annunzio, il lungomare di Reggio Calabria, il nostro ordinario affaccio sulla Sicilia e sullo stretto di Messina dove valorizzeremo i vitigni di quell’area, i vini di quel territorio, ma dove valorizzeremo ancora una volta il connubio tra una civiltà, quella magno-greca, e l’archeologia – Reggio è la città dei Bronzi di Riace – e tutto si svolgerà a pochi passi dal museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria. E valorizzeremo insieme a tutto questo vino e prodotti identitari”.

Copia di cratere a campana a figure rosse con decorazione sovradipinta (350-300 a.C.) (foto graziano tavan)

Copia di coppa da vino (kylix) del gruppo del Cigno rosso (350-300 a.C.) (foto graziano tavan)

Una delle occasioni più tipiche che prevedeva il consumo di vino è il simposio (dal greco syn – pinein: bere insieme). Un momento conviviale e un’occasione di aggregazione per i membri dell’aristocrazia cittadina; qui il vino, cui erano riservati ricchi servizi da tavola – con alcuni pezzi di grande valore importati dalla Grecia – accompagnava le discussioni politiche, etiche e sociali, lo svolgimento di conversazioni colte, esibizioni sonore e poetiche che, talvolta, si trasformavano in situazioni di eccesso e sregolatezza. I commensali, indossando corone di edera e mirto, si distendevano sui letti disposti lungo le pareti della stanza e davano inizio al rituale conviviale: si purificavano le mani con acqua intiepidita e profumata, per poi cospargersi di unguenti. Si eleggeva quindi il simposiarca, colui che stabiliva le percentuali dell’acqua per la diluizione del vino e fissava le regole del convito, quali il numero dei brindisi, le modalità e le quantità delle bevute e il loro alternarsi ai canti e ai giochi. Al centro della sala veniva posizionato un grande contenitore, il cratere o lo stamnos, in cui Dioniso idealmente miscela il vino puro con l’acqua e altre sostanze (miele, spezie, essenze) e lo rende bevibile agli uomini. La copia di un cratere decorato a figure rosse e di una raffinata coppa di vino (kylix) sono esposte a Vinitaly 2026.

Bologna. Al DiSCi il convegno, in presenza e on line, “Demetriaka. Gli scavi dell’università di Bologna del Thesmophorion di Locri Epizefiri” sui risultati raggiunti in due anni di ricerche nel santuario di Demetra dell’università di Bologna con la direzione di Filippo Demma

Campagna di scavo dell’università di Bologna al Thesmophorion di Locri Epizefiri (RC) (foto locri archaeological project)

Dal 2024 sono riprese le ricerche archeologiche per indagare i segreti del Thesmophorion, lo straordinario Santuario di Demetra a Locri Epizefiri. Il progetto è nato grazie alla collaborazione con la direzione regionale Musei Calabria e con la direzione scientifica di Filippo Demma, professore a contratto di Archeologia della Magna Grecia nella Scuola di Specializzazione. I finanziamenti del ministero della Cultura hanno consentito di bandire borse di studio per gli specializzandi e le specializzande e di sviluppare un progetto di indagini archeologiche della durata di due mesi nel settore sacro del tempio ionico di Marasà e area attigua di Parapezza. Con la Scuola di Specializzazione in Beni archeologici dell’università di Bologna e la direzione scientifica di Filippo Demma diversi sono stati i risultati raggiunti: mercoledì 18 febbraio 2026 viene presentato un aggiornamento sugli studi in corso. Appuntamento, alle 9.30, nell’aula Prodi del dipartimento di Storia Culture Civiltà dell’università di Bologna, nel complesso di San Giovanni in Monte, il convegno “Demetriaka. Gli scavi dell’università di Bologna del Thesmophorion di Locri Epizefiri”, in presenza e on line al link https://teams.microsoft.com/meet/33406538291888….

Campagna di scavo dell’università di Bologna al Thesmophorion di Locri Epizefiri (RC) (foto locri archaeological project)

Campagna di scavo dell’università di Bologna al Thesmophorion di Locri Epizefiri (RC) (foto locri archaeological project)

Programma. Alle 9.30, saluti istituzionali: Roberto Balzani, direttore del dipartimento di Storia Culture Civiltà dell’università di Bologna; Isabella Baldini, direttrice Scuola specializzazione in Beni archeologici UniBo; Gilberta Spreafico, soprintendente Abap per la città metropolitana di RC e VV; Elisabetta Govi, UniBo. Presentazione del numero 33 (2025) di “Ocnus. Quaderni della Scuola di Specializzazione in Beni Archeologici”. SESSIONE MATTUTINA. Introducono Fabrizio Sudano, direttore delegato della direzione regionale Musei Calabria; Filippo Demma, UniBo. Modera Fabrizio Sudano. Interventi: Valeria Parisi, “Il Thesmophorion di Locri: dal deposito delle cose povere alle domande dell’archeologia contemporanea”; Marco Pallonetti (parchi archeologici di Crotone e Sibari), “Novità del 2024: l’edificio B e l’area circostanze”; Helena Catania (parchi archeologici di Crotone e Sibari), “L’aggiornamento del 2025: inquadramento generale e il muro del temenos”; Giuliana Fichera (Scuola superiore Meridionale), “Area Sud: lo scavo dell’acciottolato”; Sara Balcon (drm-Calabria), Davide Giubileo (UniSa), “Aggiornamenti sul cosiddetto altare B tra indagini di archivio e nuove ricerche”; Ruben Latella (parchi archeologici di Crotone e Sibari), “L’edificio C: il contesto e i materiali”; Vincenzo Baldoni (UniBo), Davide Giubileo (UniSa), “Le prime fasi di frequentazione del Thesmophorion alla luce delle più recenti acquisizioni”. Lunch break. SESSIONE POMERIDIANA. Modera Isabella Baldini. Interventi, alle 15, Lavinio Lo Monaco (UniUrbino), “Prolegomena locresi: novità epigrafiche dal Thesmophorion”; Giuliana Fichera (Scuola superiore Meridionale), “I reperti metallici: nuovi dati e osservazioni”; Marco Pallonetti (parchi archeologici di Crotone e Sibari), “Le terrecotte architettoniche arcaiche del Thesmophorion: nuovi rinvenimenti e riletture”; Sara Balcon (drm-Calabria), “Note sulla coroplastica”; Davide Giubileo (UniSa), “Importazioni e produzioni locali. Alcune riflessioni”; Vincenzo Baldoni (UniBo), “Nuovi dati dai materiali del Thesmophorion: un primo bilancio”; Filippo Demma (UniBo), “Il Thesmophorion di Locri Epizefiri: spazio e tempo”; Isabella Baldini (Scuola specializzazione in Beni archeologici UniBo), Elena Trunfio (museo e parco archeologico nazionale di Locri Epizefiti), “Gli scavi dell’università di Bologna nella strategia di valorizzazione di Locri Epizefiri”; Luigi Callò (UniCt), Andrea Gennaro (Sabap-RC-VV), “Le fortificazioni di Locri. Un nuovo progetto di ricerca”.

 

Sibari (Cs). Al museo Archeologico nazionale della Sibaritide apre la mostra “70 anni con Italia Nostra. Città, cultura, natura e paesaggio” che racconta, con immagini e documenti, le battaglie che hanno cambiato il modo di pensare la tutela del nostro patrimonio

“Prima che Sibari fosse un grande parco archeologico, fu un’intuizione. Negli anni Trenta Umberto Zanotti Bianco scelse di scavare qui, dando voce a una città antica e a un’idea di tutela che univa cultura, paesaggio e comunità. Da quella stessa visione nasce Italia Nostra, e oggi – a settant’anni da quell’impegno – la sua storia torna a casa!”. Dopo l’esordio a Roma, arriva ai parchi archeologici di Crotone e Sibari la mostra “70 anni con Italia Nostra. Città, cultura, natura e paesaggio” per raccontare, attraverso una mostra di immagini e documenti, le battaglie che hanno cambiato il modo di pensare la tutela del nostro patrimonio. La mostra sarà inaugurata sabato 31 gennaio 2026, alle 18, al museo Archeologico nazionale della Sibaritide, e sarà visitabile fino al 28 febbraio 2026. Intervengono Filippo Demma, direttore dei parchi archeologici di Crotone e Sibari; Edoardo Croci, presidente nazionale di Italia Nostra; Maurizio Di Stefano, presidente di Icomos Italia; Paola Aurino, soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per la provincia di Cosenza; Angelo Malatacca, consigliere nazionale di Italia Nostra. Modera Maria Olivito, ufficio stampa dei parchi archeologici di Crotone e Sibari. Successivamente sarà ospitata al museo Archeologico nazionale di Crotone, rafforzando il dialogo culturale tra i due poli che costituiscono il sistema integrato dei parchi archeologici di Crotone e Sibari. . Il percorso espositivo presenta materiali visivi e documentari che raccontano alcune delle principali sfide affrontate nel tempo per la salvaguardia di città, paesaggi, beni culturali e ambienti naturali, offrendo al pubblico una lettura accessibile e articolata di temi ancora oggi di grande attualità. Testi e curatela scientifica sono di Michele Campisi, con la collaborazione di Maria Rosaria Iacono, consigliera nazionale di Italia Nostra, e Luca Carra, presidente di Italia Nostra Milano Nord. La grafica è a cura di Dafne Cola. L’esposizione si è avvalsa del patrocinio di Aeroporti di Roma, BrianzAcque, parco regionale Appia Antica, Municipio Roma VIII e Roma I, Rai Cultura (Media Partner). L’esposizione al museo Archeologico nazionale della Sibaritide è realizzata con il patrocinio di parchi archeologici di Crotone e Sibari; Ordine degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti, Conservatori di Cosenza; ICOMOS Italia.

Filippo Demma, direttore dei parchi archeologici di Sibari e Crotone (foto drm-calabria)

“L’arrivo della mostra di Italia Nostra nei parchi archeologici di Crotone e Sibari”, afferma Filippo Demma, direttore dei parchi archeologici di Crotone e Sibari, “si inserisce pienamente nella visione del ministero della Cultura di una tutela attiva e partecipata del patrimonio. Si tratta di molto più di un passaggio espositivo: è un momento di incontro tra una lunga tradizione di impegno civile e un patrimonio archeologico e paesaggistico che racconta secoli di storia mediterranea. La scelta di Sibari e Crotone come prime tappe dopo Roma non è casuale: questi territori incarnano in modo esemplare il rapporto tra memoria, paesaggio e comunità e invitano a riflettere sul senso pubblico della conservazione. Per non parlare della circostanza storica che Italia Nostra ed il Parco di Sibari sono uniti dalla figura di Umberto Zanotti Bianco, lo scopritore della città antica, la cui attività culturale ha illuminato la piana a partire dagli anni ’30 e per tutto il secondo dopo guerra. Ospitare questa iniziativa significa ribadire che la tutela non è solo protezione del passato, ma produzione di conoscenza, identità e responsabilità condivisa verso le generazioni future, in un dialogo virtuoso tra istituzioni e cittadinanza attiva”.

Sibari (Cs). Per “I Giovedì del Direttore”, in presenza e on line, l’incontro “(Noi e) Gli altri: Un dialogo (ancora) aperto. Dopo quasi 3.000 anni”: Filippo Demma dialoga con il prof. Fabrizio Mollo e il gruppo di ricerca dei Parchi

Chi erano gli uomini che abitavano le terre calabre nel momento in cui i coloni greci raggiunsero le rive della Sibaritide? E in che modo l’interazione tra culture diverse ha plasmato il panorama storico della Calabria antica? Se ne parla nell’incontro “(Noi e) Gli altri: Un dialogo (ancora) aperto. Dopo quasi 3.000 anni”, giovedì 8 gennaio 2026, alle 18, al Punto Ristoro (Catasta) del parco archeologico di Sibari (Cs), nuovo appuntamento de “I Giovedì del Direttore” in cui si propone un dialogo corale, aperto a tutti, una sorta di Simposio sibarita, al quale si potrà sedere portando tutta la propria curiosità. Il prof. Fabrizio Mollo dialoga con il gruppo di ricerca dei parchi archeologici di Crotone e Sibari. Introduce e modera il direttore Filippo Demma. Diretta sul canale YouTube dei Parchi al seguente link: https://youtube.com/live/Oofh6bll320?feature=share. Al centro dell’incontro ci sarà il saggio del professor Fabrizio Mollo “Gli Altri. Le popolazioni non greche della Calabria antica (IX-III sec. a.C.)”. Un testo fondamentale per analizzare la società Enotria ed il suo ruolo nel complesso mosaico del Mediterraneo pre-romano.

Filippo Demma, direttore dei parchi archeologici di Sibari e Crotone (foto drm-calabria)

“Il ruolo del simposiarca”, spiegano al Parco, “se l’è preso il direttore Filippo Demma – del resto, lo sappiamo, i Giovedì sono i suoi – e a tavola con lui ci saremo tutti Noi, gli archeologi del gruppo di ricerca dei Parchi, per animare il confronto con l’Autore, e superare le narrazioni lineari che hanno fino a poco fa dominato la ricerca scientifica, approfondire le modalità di scambio tra realtà diverse, leggere e interpretare i segni materiali/immateriali di una convivenza articolata. Ospite graditissimo il pubblico, che potrà partecipare alla discussione aperta, ponendo domande, ma anche proponendo idee e argomenti. Special guests: Damiano Pisarra, soprintendenza Archeologica Belle arti e Paesaggio di Cosenza; Carmelo Colelli, direttore del parco e museo archeologico nazionale della Siritide di Policoro; Vincenzo Cracolici, direttore del parco e museo archeologico nazionale di Metaponto. Perché in fondo questi “Altri” siamo un po’ anche Noi, noi tutti. Quel che siamo oggi, come Italiani e Calabresi, inizia a prendere forma nel momento in cui quel contatto avviene; perché la nostra identità, come tutte le identità, nasce da numerose ibridazioni, è frutto degli incontri con tutti gli Altri con i quali, nel corso di una storia millenaria, ci siamo trovati a condividere spazio e tempo, con cui ci siamo scontrati e incontrati, che nell’incontro ci hanno cambiati e che incontrando, abbiamo cambiato. Esattamente come avvenne quasi tremila anni fa tra Enotri e Greci (e poi, tra Greci e Romani, e poi tra Romani e “Barbari” e poi…). Parleremo quindi di Enotri, di Greci, di fondazioni e conquiste. Ma, soprattutto parleremo di Noi. Trattandosi di un simposio, non potranno mancare il cibo e il vino, quelli del nostro partner gastronomico, Catasta Pollino”.

Copertina del libro “Gli Altri. Le popolazioni non greche della Calabria antica (IX-III sec. a.C.)” di Fabrizio Mollo

Gli Altri. Le popolazioni non greche della Calabria antica (IX-III sec. a.C.) (Rubettino editore). Il libro esamina il complesso rapporto e le interazioni tra Greci e popolazioni indigene e italiche, gli Altri, nella Calabria antica tra IX e III sec. a.C. attraverso fonti letterarie, origini mitiche e documentazione archeologica. Dalla colonizzazione greca, passando per la crisi delle poleis e la fine di Sibari, sino all’arrivo di Lucani e Brettii, alla guerra annibalica e all’affermazione di Roma il Bruzio dimostrerà la sua centralità culturale, economica e politica nel Mediterraneo. L’identità culturale della Calabria antica sarà ricostruita attraverso l’etnografia e gli aspetti socio-antropologici, le cui conoscenze approfondite potranno contribuire a superare la percezione di debolezza e minorità dei Calabresi, spesso frutto di retaggi culturali e condizionamenti ambientali.

Sibari (Cs). Al parco archeologico, per il ciclo “I Giovedì del Direttore”, l’incontro “Scusi, da che parte per Sibari e Thurii?” con Filippo Demma in dialogo con gli archeologi Raffaele Palma, Marco Pallonetti e Damiano Pisarra. E brindisi finale

Si sono appena conclusi gli scavi all’emiciclo-teatro di Parco del Cavallo, nel parco archeologico di Sibari (Cs) e i primi esiti delle ricerche vengono condivise fin da subito con un racconto delle novità emerse e del loro significato per la storia di Sybaris e Thurii. Giovedì 18 dicembre 2025, alle 18, 18 all’area di ristoro di Catasta al parco archeologico di Sibari, per la rassegna “I Giovedì del Direttore”, l’incontro “Scusi da che parte per Sibari e Thurii?” verrà dedicato alla presentazione preliminare dei risultati: si parlerà delle interessantissime novità, verranno mostrati dal vivo i materiali più importanti e si capirà come si inseriscono, modificandolo, nel quadro più ampio della storia degli insediamenti di Sybaris e Thrurii e della loro localizzazione. Il direttore Filippo Demma dialogherà con gli archeologi Raffaele Palma e Marco Pallonetti, responsabili delle indagini sul campo; special guest dell’incontro Damiano Pisarra, funzionario della soprintendenza ABAP di Cosenza, che offrirà un aggiornamento sulle ricerche in corso e ritrovamenti nel territorio di Turi. Concluderà il direttore con “Seriamente, dov’erano Sibari e Thurii?”, affrontando il tema della localizzazione delle due antiche città, che i nuovi scavi chiariscono definitivamente. La serata sarà accompagnata dalle specialità di Campana – pizza in teglia e Catasta, e si concluderà con un brindisi e gli auguri di buone feste.

“Archeologia del femminicidio”: tre incontri promossi dai parchi archeologici di Crotone e Sibari e ai musei nazionali di Matera per preparare e celebrare, tra Sibari (Cs) e Matera, la Giornata contro la violenza sulle donne. Ecco il programma

“Archeologia del femminicidio”: tre incontri promossi dai parchi archeologici di Crotone e Sibari e ai musei nazionali di Matera, tre tappe di avvicinamento per arrivare preparati al 25 novembre Giornata internazionale contro la violenza sulle donne. “Celebriamo la Giornata contro la violenza sulle donne – spiega Filippo Demma, direttore dei parchi archeologici di Crotone e Sibari – con una serie di appuntamenti tra Calabria e Basilicata, uniti da un unico filo conduttore: riflettere, attraverso l’archeologia e la storia dell’arte, sul ruolo e sulla rappresentazione della donna nel passato per comprendere meglio il presente. Tre luoghi, un dialogo comune fatto di cultura, memoria e consapevolezza.

Il 20 novembre 2025, per i Giovedì del Direttore, al punto ristoro del parco archeologico di Sibari, alle 17, il direttore Filippo Demma ed Elisa Mancini, archeologa responsabile del museo Archeologico nazionale “D. Ridola” di Matera, terranno un talk sul tema: “Archeologia del femminicidio: l’Antica Roma”. Il talk “L’archeologia del femminicidio: l’antica Roma” verrà ripreso il 21 novembre 2025 dai musei nazionali di Matera in Sala conferenze di Palazzo Lanfranchi, alle 20:30. A seguire, tra le sale di Palazzo Lanfranchi, ci saranno visite guidate a cura del personale dei Musei sul tema “Soggetti al femminile”, sorprendenti biografie di sante martiri, per scoprire quanto il tema sia presente nella storia dell’arte e come sia stato trattato nei secoli scorsi dagli artisti, quasi sempre uomini”.

Il 25 novembre 2025, dalle 17alle 19, gli archeologi dei parchi di Crotone e Sibari, insieme agli archeologi dei musei nazionali di Matera, accompagneranno il pubblico in un percorso corale tra archeologia e memoria: dalle collezioni della Magna Grecia, che raccontano il ruolo e la rappresentazione della donna nel mondo antico, fino ai reperti archeologici ed etnografici esposti nella sede temporanea del Museo Ridola di Matera, dove il racconto si estende alla condizione femminile nella prima metà del Novecento.

Si comincia dunque il 20 novembre 2025 al punto ristoro Catasta del parco archeologico di Sibari (Cs), alle 17, con l’appuntamento “il Giovedì del Direttore”, un momento di incontro e riflessione che questa volta – e non a caso – sarà dedicato a un tema forte: “Il femminicidio nella Roma antica”. Partendo dai racconti degli antichi storici, dalle iscrizioni e dalle testimonianze archeologiche, si getterà uno sguardo sulle radici lontane della violenza di genere, raccontando storie e situazioni che, pur appartenendo al passato, parlano ancora al presente. Apronia, Ponzia, Annia Regilla, Messalina, ma anche le altre, meno in vista, delle quali ignoriamo i nomi, ma conosciamo le condizioni di vita, spesso esposte al rischio di violenza e di silenzio. A guidare i partecipanti in questo viaggio nel tempo saranno Filippo Demma, direttore dei parchi archeologici di Crotone e Sibari, ed Elisa Mancini, funzionaria archeologa dei musei nazionali di Matera, insieme ad Antonio Gioiello, presidente dell’associazione Mondiversi ETS. Un incontro per capire come conoscere il passato possa aiutarci a capire il presente e a costruire un futuro davvero libero dalla violenza. Ad accogliere gli ospiti sarà Catasta, cuore pulsante dell’ospitalità del Parco, con un aperitivo speciale che celebra i sapori del territorio per un momento di condivisione autentica.

Capo Colonna (Kr). “Dentro agli scavi. Open day al parco archeologico nazionale di Capo Colonna”: Filippo Demma e Carlo Rescigno illustreranno i risultati delle recenti indagini archeologiche

Al Santuario di Hera Lacinia a Capo Colonna (Kr) la storia continua a svelarsi, strato dopo strato. I parchi archeologici di Crotone e Sibari sono pronti a raccontare i primi risultati emersi dalle campagne di scavo condotte in queste settimane con “Dentro agli scavi. Open day al parco archeologico nazionale di Capo Colonna”. Sabato 15 novembre 2025, dalle 15.30 alle 17, Filippo Demma, direttore dei parchi archeologici di Crotone e Sibari, e Carlo Rescigno, professore della Scuola superiore meridionale di Napoli, illustreranno i risultati delle recenti indagini archeologiche e i progetti futuri che coinvolgeranno il Parco archeologico. Un’occasione unica per avvicinarsi al cuore della ricerca archeologica e conoscere da vicino la storia di questo incredibile sito.

Policoro (Mt). Al parco archeologico di Herakleia si inaugura il progetto artistico Siris per la valorizzazione delle aree sacre del sito e la creazione di un Ecomuseo archeologico. Ecco il programma

“Rovina Inversa” di Gijs Van Vaerenbergh nel luogo dell’antico Tempio Arcaico nel parco archeologico di Herakleia a Policoro (foto roberto conte)

“Rovina Inversa” di Gijs Van Vaerenbergh nel luogo dell’antico Tempio Arcaico nel parco archeologico di Herakleia a Policoro (foto roberto conte)

Lunedì 10 novembre 2025, alle 15, al parco archeologico di Herakleia, in via Colombo a Policoro (Mt), si inaugura il progetto artistico Siris, che si inserisce nell’ambito dell’attività del ministero della Cultura volta a valorizzazione le aree sacre del sito e alla creazione di un Ecomuseo archeologico. Saranno presenti il direttore generale Musei Massimo Osanna e il direttore dei musei nazionali di Matera – direzione regionale Musei nazionale della Basilicata Filippo Demma. Il progetto è a cura di @studiostudiostudio.art di @edoardotresoldiofficial, con la direzione artistica di Antonio Oriente. Alle 15, apertura del Parco con ingresso gratuito; 16.15, live performance di Claudia Fabris e Max Magaldi; 18.30 e 21.15, visite guidate. Un’occasione per riscoprire il sito in una forma estetica nuova e immersiva con un percorso che si snoda attraverso le opere del duo belga Gijs Van Vaerenbergh (con una “Rovina Inversa” nel luogo dell’antico Tempio Arcaico), Selva Aparicio (sette sculture nel Bosco Sacro in forma di edicole votive) e Max Magaldi, che introduce un paesaggio sonoro esperienziale grazie ai contributi della poetessa Claudia Fabris e della musicista Daniela Pes. Il tutto restituito in un documentario del regista Giovanni Troilo.

Sibari (Cs). Al museo Archeologico nazionale della Sibaritide “La nostalgia di Teocrito e il Sud di un Vittoriano. George Gissing e l’ultimo Grand Tour”, il primo de “I giovedì del Direttore” con presentazione del libro “Verso il mar Ionio. Un vittoriano al Sud” di George Gissing, a cura e con traduzione di Mauro F. Minervino (Exòrma Edizioni)

Il museo Archeologico nazionale della Sibaritide (Sibari, Cs) inaugura “I giovedì del Direttore”, una nuova rubrica di approfondimento dedicata ai temi della cultura, dell’archeologia e delle novità editoriali che dialogano con la storia e l’identità del territorio. Un appuntamento per riflettere, conoscere e condividere – attraverso la voce del Direttore e degli ospiti – le molteplici sfumature del patrimonio materiale e immateriale che anima la Sibaritide e il più ampio contesto mediterraneo. Giovedì 23 ottobre 2025, alle 17.30, “La nostalgia di Teocrito e il Sud di un Vittoriano. George Gissing e l’ultimo Grand Tour”, il primo appuntamento. Protagonista dell’incontro è il libro “Verso il mar Ionio. Un vittoriano al Sud” di George Gissing, a cura e con traduzione di Mauro F. Minervino (Exòrma Edizioni). Filippo Demma, direttore dei parchi archeologici di Crotone e Sibari, dialoga con l’autore Mauro F. Minervino. Introduce e modera Luigi Cristaldi.

Copertina del libro “Verso il mar Ionio. Un vittoriano al Sud” di George Gissing, a cura e con traduzione di Mauro F. Minervino

Verso il mar Ionio. Un vittoriano al Sud. Un classico della letteratura di viaggio, in edizione critica integrale. Il Sud d’Italia alle soglie del Novecento è vissuto e narrato come mai prima da un grande e singolare autore vittoriano, quarantenne inquieto e solitario: uno “scrittore nato” secondo Virginia Woolf. Il 16 novembre 1897 George Gissing lascia Napoli diretto a Paola, si ferma a Cosenza, poi raggiunge Taranto, Metaponto, Sibari, Crotone, Catanzaro, Squillace e infine Reggio Calabria, lungo il tracciato della ferrovia ionica. Lascia i bassifondi dell’East End londinese pensando di trovare la Land of Romance; ma quel fine secolo, incalzato dalla modernità, stava cancellando le tracce della classicità perfino nelle regioni più appartate. La sua reazione non sarà quella dello snob deluso, è proteso invece a cogliere i segni del cambiamento al di là degli stereotipi. Si interessa alla vita quotidiana e al costume, alla stampa locale, ai fatti di cronaca, si appassiona alla musica popolare; la visione delle grandi foreste di conifere secolari della Sila, delle campagne coltivate e di quelle desolate, convive con lo sconcerto di trovarsi in mezzo a una discarica nella periferia semiabbandonata di una delle città gioiello della Magna Grecia. Pubblicato al ritorno in patria in volume nel 1901, e prima in edizione a puntate nel 1900 sulla prestigiosa “The Fortnightly Review”, una delle riviste più importanti e influenti dell’Inghilterra del diciannovesimo secolo, fondata nel 1865 da Anthony Trollope, Frederic Harrison, Edward Spencer, questa traduzione integrale – arricchita con disegni e schizzi originali di pugno dello stesso Gissing – è frutto di una accurata ricostruzione filologica, che tiene conto per la prima volta, e include, degli appunti diretti e delle note originali del suo diario, insieme alle lettere spedite dai diversi luoghi del viaggio a suoi familiari in Inghilterra. Si rivela così per la prima volta in tutti i suoi aspetti, come una sorta di autentico cammino iniziatico, il racconto integrale dell’esperienza di viaggio in Italia che Gissing consegnerà poi nel testo di “By the Ionian Sea”.

Mondo accademico in lutto. Si è spento all’età di 79 anni il prof. Gianfranco Paci, cattedratico di Epigrafia romana e Storia romana, professore Emerito dell’università di Macerata. Ha dedicato la propria attività di ricerca allo studio dell’epigrafia del territorio marchigiano, della Libia, della Dalmazia e del Trentino Alto-Adige

Gianfranco Paci, professore Emerito dell’università di Macerata, si è spento a 79 anni (foto unimc)

Lutto nel mondo accademico. Martedì 19 agosto 2025 si è spento all’età di 79 anni il prof. Gianfranco Paci, cattedratico di Epigrafia romana e Storia romana. Era nato a Sirolo (An), dove ancora risiedeva, il 7 gennaio 1946. Professore emerito dell’università di Macerata dal 2015, ha insegnato nelle università di Trento, Parigi Sorbonne e Macerata, dove ha ricoperto le cariche di direttore dell’istituto di Storia Antica (1983-1985), direttore del dipartimento di Scienze archeologiche e storiche dell’Antichità (1995-2007), direttore del Centro di Documentazione e ricerca sull’Africa Settentrionale (2012-2016), presidente del consiglio del corso di Laurea in Lettere (1991-1994), pro-rettore (1991-1994) e delegato alla firma (1994-1997), preside della Facoltà di Lettere (2006-2012). Proprio l’università di Macerata piange la scomparsa del professor Gianfranco Paci, “ricercatore instancabile, maestro generoso e figura di riferimento internazionale, ha formato generazioni di allievi unendo rigore scientifico e umanità”. Il rettore John McCourt: “Di lui ricordiamo la serietà e la dedizione alla ricerca, il rispetto e l’umanità nei rapporti con i colleghi, la generosità verso gli amici e gli allievi, l’umiltà di chi è mosso da una vivace curiosità e dal desiderio di ricostruire la verità storica”. Ha dedicato la propria attività di ricerca allo studio dell’epigrafia del territorio marchigiano, della Libia, della Dalmazia e del Trentino Alto-Adige, muovendosi tra scritture greche e latine e attraverso le diverse categorie epigrafiche. È stato direttore o membro di missioni archeologiche in Croazia, Libia e Albania. Ha organizzato diversi convegni di studi, nazionali e internazionali, curandone la pubblicazione degli Atti. Ha partecipato come relatore a un centinaio di convegni di studi nazionali e internazionali e pubblicato oltre 400 lavori scientifici di argomento storico-epigrafico. Ha tenuto conferenze in varie Università italiane, in Francia, in Spagna, in Croazia. Ha diretto la rivista Picus. Studi e ricerche sulle Marche nell’antichità. Membro dell’Association Internationale d’Epigraphie grecque et romaine, membro del Comitato organizzatore delle Rencontres franco-italiennes sur l’épigraphie du monde romain, membro della Commissione delle Inscriptiones Italiae. Socio corrispondente della Société des Antiquaires des France, della Real Acadèmia de Bones Lletres de Barcelona, della Deputazione di Storia Patria per le Marche, dell’Accademia Georgica di Treia, dell’Accademia Roveretana degli Agiati.

Il prof. Gianfranco Paci, cattedratico di Epigrafia romana e Storia romana, morto a 79 anni (foto archeo-unimc)

La soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio di Ancona Pesaro e Urbino si unisce al cordoglio per la scomparsa del professor Gianfranco Paci, epigrafista e storico del mondo romano. È stato un punto di riferimento imprescindibile per la conoscenza dell’Antichistica nelle Marche e ben oltre i confini regionali. Il professor Paci è stato un interlocutore e amico prezioso per la Soprintendenza, con il quale ha condiviso numerosi progetti, ricerche e occasioni di confronto, sempre all’insegna di uno spirito di collaborazione e di rara disponibilità. Oltre alla sua competenza, lo caratterizzavano la gentilezza innata, l’attenzione sincera verso le persone e la capacità di rendere il sapere un terreno comune, accessibile e stimolante. “Ci ha lasciato il professor Gianfranco Paci”, scrive Archeo Unimc. “Grande dolore è quello per la perdita di un vero Maestro, che oltre al mestiere, ci ha insegnato e trasmesso la passione, il senso del dovere, l’entusiasmo e la responsabilità che ogni giorno cerchiamo di mettere nel lavoro e nella vita quotidiana. Fino agli ultimi giorni è stato un importante punto di riferimento per tutti noi che cerchiamo di dare seguito al suo magistero lavorando per l’antichistica a Macerata negli scavi e nei progetti che lui stesso ha avviato, ereditato o, spesso, sostenuto nel momento iniziale, con la passione di chi credeva nel futuro e nei suoi allievi. Ci mancherà”.

Gianfranco Paci ha dedicato tutta la sua attività allo studio dell’epigrafia romana (foto parco urbis salvia)

“Ci ha lasciato il professor Gianfranco Paci. Uno studioso di incomparabile levatura al quale il Parco archeologico e il Comune di Urbisaglia devono molto perché l’apporto scientifico delle sue ricerche storiche ed epigrafiche ha consentito, nell’arco di tre decenni, di puntualizzare e definire numerosi aspetti della storia della città antica di Urbs Salvia. Coloro che hanno avuto occasione di conoscerlo e, ancor più, coloro che hanno avuto il privilegio di essere suoi allievi potranno comprendere l’incalcolabile perdita umana legata alla scomparsa del professore. La naturalezza e la compostezza propria dei grandi nel diffondere e divulgare al grande pubblico l’esito delle sue ricerche, la gentilezza, la generosità e il rispetto nei confronti dei suoi allievi, il senso del dovere incrollabile che lo ha accompagnato sino agli ultimi momenti rimarranno per sempre parte di noi. Siamo molto addolorati e ci stringiamo intorno alla famiglia del professore e ai suoi allievi. Grazie caro professore, sit tibi terra levis”.

La sezione epigrafica del museo Archeologico nazionale delle Marche dedicata all’età romana, inaugurata nel 2023 e realizzata grazie alla collaborazione con il professor Gianfranco Paci (foto drm-marche)

Anche il museo Archeologico nazionale delle Marche si unisce al cordoglio per la scomparsa del professor Gianfranco Paci, epigrafista e storico romano, profondo conoscitore dell’Antichistica delle Marche e non solo. Accanto ai numerosi meriti accademici, di una vita dedicata alla conoscenza dell’antico, resta l’insegnamento più grande: lo spessore umano di professore che insegna, dialoga e ascolta, di uomo al quale riconoscere una brillante gentilezza e un costante rispetto verso l’interlocutore, quale esso fosse, con un’autorevolezza che non abbisognava di piedistalli”.

Gianfranco Paci. epigrafista, grande ricercatore, morto a 79 anni (foto unimc-ad.dc)

Filippo Demma, direttore dei parchi archeologici di Crotone e Sibari, così ricorda Gianfranco Paci: “Fu il Presidente della commissione che ci selezionò e nominò funzionari in forza alla SAM, poi diventò un amico. Ho imparato moltissimo dai suoi scritti, dí più dalle nostre chiacchierate, ma soprattutto ha fatto scuola per me la raffinata ironia che ne caratterizzava i modi. Un Signore vero, Gianfranco Paci, con tutti: dagli allievi, ai colleghi, ai superiori. Anche se superiori a lui, in quegli anni, ne ho visti davvero pochi. Forse nessuno”. E Attilio Mastino, storico epigrafista e saggista: “La scomparsa di un amico davvero caro: Gianfranco Paci (1946-2025). Laureato in Lettere classiche, cattedratico di Epigrafia romana e Storia romana, ha insegnato nelle Università di Trento, Parigi e Macerata: era l’allievo prediletto di Lidio Gasperini, soprattutto era il nostro amico e spaziava dalla Spagna alla Croazia, dalla Cirenaica alla Francia, con lavori (oltre 300) eleganti e raffinati. Caro Gianfranco, siamo vicini ai tuoi, con tutto il nostro affetto, col rimpianto per i tanti progetti che ancora potevamo portare avanti. Ti vogliamo bene. Un abbraccio fortissimo ai tuoi bravissimi allievi che ora ti piangono, perché hanno perso un padre amato, generoso, intelligente”. Gianluca Mandatori, filologo di Storia antica: “Conobbi il professor Paci qualche anno fa, presso l’Istituto Svizzero di Roma, in occasione di un convegno di antichistica; ebbi modo, poi, di incontrarlo più volte, a Napoli e ancora a Roma. In lui dottrina e umiltà, elevate al sommo grado, convivevano nobilmente. Pax tecum, vir bone et perite!”. L’archeologo Antonio F. Lombardi: “Docente illuminato, studioso di incomparabile levatura. Delicatissimo nel divulgare al grande pubblico l’esito delle sue ricerche. Docente di elevatissima gentilezza. Generoso e pieno di rispetto nei confronti di tutti. Dotato di alto senso del dovere sempre unito a grande umiltà”.

Coprttina del libro Epigraphica. LXXXVI (86), 2024 Periodico Internazionale di Epigrafia

Roberto Marcucci (L’Erma di Bretschneider): “Con grande tristezza apprendiamo della scomparsa di Gianfranco Paci, cattedratico di Epigrafia e Storia romana, autore e amico della nostra casa editrice sin dal 1975. Tra i suoi lavori ricordiamo il volume La Salaria in età antica e, più recentemente, il contributo pubblicato su EPIGRAPHICA 86, Due monumenti funerari d’età romana ad Armenzano di Assisi. La casa editrice L’Erma di Bretschneider si unisce al dolore della famiglia e della comunità scientifica per la perdita di uno studioso che ha lasciato un segno profondo nella ricerca storica ed epigrafica”. E Mariano Malavolta, professore all’università di Tor Vergata: “Ricordo con affetto il prof. Gianfranco Paci, e la lectio magistralis che svolse a Cossignano il 10 agosto 2019, accettando, insieme con Gabriele Baldelli, il mio invito alla giornata di studio dedicata “Genio loci”. Quel genio si unisce umilmente al coro del cordoglio per la scomparsa di un grande indimenticato Maestro”. Paolo Storchi (Falerio Picenus Archaeological Project): “”Falerio Picenus è un tesoro, prenditene cura, trattamela bene…”, mi aveva detto lo scorso anno. Ci proveremo, Professore!”. SAIC – Scuola archeologica italiana di Cartagine: “Ci ha lasciato uno studioso della Libia e non solo”. Simone Marchegiani: “Il mondo scientifico ha perso un grande studioso, ho avuto l’onore di conoscerlo e frequentarlo eravamo entrambi Presidenti di Archeoclub lui della sede di Macerata, io della sede di Treia, abbiamo collaborato ad interessanti iniziative, uomo di grande capacità scientifica ma soprattutto di grande semplicità, capace di divulgare in maniera semplice le conoscenze storiche, epigrafiche. Riposa in pace Professore”.