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Padova. Per il ciclo “Tutta Padova ne parla” conferenza “Copie e falsi nell’archeologia e nell’arte” sull’esito del progetto dell’università di Padova per la conoscenza del patrimonio ceramico greco e magnogreco in Veneto

“Copie e falsi nell’archeologia e nell’arte” è il tema del prossimo appuntamento per il ciclo di conferenze “Tutta Padova ne parla”, promosso dalla soprintendenza e dal dipartimento dei Beni culturali dell’università di Padova, che si terrà giovedì 23 giugno 2022, alle 17, al Complesso universitario patavino Beato Pellegrino, aula 5 dell’università di Padova (ingresso dalla piazzetta di via Elisabetta Vendramini, 13). Ingresso libero e gratuito, è raccomandato l’uso della mascherina. L’incontro a più voci è finalizzato a presentare in anteprima una pubblicazione che raccoglie l’esito di contributi multidisciplinari dedicati a un tema di singolare fascino e interesse, al quale l’università di Padova da anni dedica una specifica attenzione e cura con ricerche e studi specialistici di eccellenza, finalizzati alla conoscenza del patrimonio ceramico greco e magnogreco presente in Veneto. Il ritrovamento e l’identificazione di reperti falsificati presenti nelle collezioni museali pubbliche e private ha permesso di diversificare l’approccio allo studio e alla ricerca, coinvolgendo professionalità di varia provenienza e di formazione anche giuridica, competenti negli ambiti correlati della tutela e della legalità. Introduce Fabrizio Magani, soprintendente Abap area metropolitana Venezia e province Belluno Padova Treviso. Intervengono: Monica Salvadori, università di Padova; Emanuele Pellegrini, scuola IMT Alti Studi Lucca.

Bassano. Alla vigilia della cerimonia di “restituzione” del Ponte alla città, con il curatore Guido Beltramini visitiamo la mostra “Bassano, Palladio e il Ponte. Invenzione, storia, mito” che racconta il mito del ponte, ma insieme di un ponte concreto e reale da 500 anni, disegnato da Palladio, distrutto e ricostruito più volte fino al Ponte degli Alpini

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I curatori e i promotori della mostra “Bassano, Palladio e il Ponte. Invenzione, storia, mito” al museo civico di Bassano (foto Graziano Tavan)

A Bassano del Grappa domenica 3 ottobre 2021 cerimonia inaugurale ufficiale di restituzione del Ponte alla Città: parliamo del Ponte degli Alpini, o Ponte Vecchio, o Ponte di Palladio. In pratica del Ponte di Bassano. E per celebrare la conclusione del lungo restauro del Ponte Vecchio i Musei Civici di Bassano del Grappa hanno proposto la mostra “Palladio, Bassano e il Ponte. Invenzione, storia, mito”, a cura di Guido Beltramini, Barbara Guidi, Fabrizio Magani e Vincenzo Tiné, promossa dall’amministrazione comunale al museo civico di Bassano del Grappa fino al 25 ottobre 2021. Il racconto della mostra si snoda a partire da disegni originali di Palladio, libri cinquecenteschi, mappe antiche, dipinti del Settecento, fotografie di fine Ottocento, modelli di studio contemporanei. La mostra è frutto di una sinergia fra il Museo civico di Bassano, la Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le provincie di Verona, Rovigo e Vicenza e il Centro Studi Internazionali di Architettura Andrea Palladio-Palladio Museum di Vicenza. A differenza della maggior parte degli architetti cinquecenteschi, Palladio è un architetto di ponti: ponti di pietra, di legno e di carta. Questi ultimi sono senza dubbio quelli che avranno un impatto più marcato sulla cultura figurativa dei secoli successivi: pubblicati sulle pagine dei Quattro Libri, il trattato edito a Venezia nel 1570, diventeranno i protagonisti dei sogni degli artisti del Settecento. Algarotti chiederà a Canaletto di fargli vedere il ponte di Rialto come lo aveva pensato Palladio, ma anche Bellotto, Carlevarijs e Piranesi faranno dei ponti uno dei soggetti privilegiati delle loro vedute. La mostra racconta il mito del ponte, ma contemporaneamente parla di un ponte concreto e reale da 500 anni, il ponte di Bassano, disegnato da Palladio, distrutto e ricostruito più volte in un’epopea che dal Settecento del Ferracina giunge al presente del Ponte degli Alpini.

Il passaggio coperto del Ponte Vecchio / degli Alpini / di Palladio a Bassano (foto Graziano Tavan)

Il Ponte Vecchio di Bassano: il restauro. Distrutto e ricostruito innumerevoli volte a partire almeno dall’inizio del XIII secolo e nel 1570 riprogettato da Andrea Palladio (1508-1580), in virtù della sua importanza storica, architettonica e identitaria, il Ponte Vecchio di Bassano, è divenuto il simbolo stesso della città ai piedi del Grappa. Noto a livello internazionale e decretato Monumento Nazionale, dal 2017 il Ponte Vecchio di Bassano è stato sottoposto a un lungo intervento di restauro strutturale coordinato dall’ufficio tecnico del Comune di Bassano e realizzato sotto la sorveglianza della Soprintendenza per le provincie di Verona, Rovigo e Vicenza. L’intervento, costato circa 7 milioni di euro, è stato affidato alla impresa INCO s.r.l. di Pergine Valsugana (TN), opere strutturali di Claudio Modena con la consulenza di Giovanni Carbonara, ed è stato reso possibile grazie a importanti fondi del Comune oltre che del ministero della Cultura (1,9 milioni), della Regione Veneto (1,7 milioni), della Fondazione Cariverona (un milione) e dell’associazione nazionale Alpini e comitato “Aiutiamo il Ponte di Bassano” (circa 300mila euro). Il singolare manufatto ligneo presentava diversi aspetti di degrado e un evidente stato deformativo, sia per quanto riguarda le strutture al livello della pavimentazione, segnata da progressivi cedimenti, sia in quelle sommerse ed emerse dall’acqua del fiume Brenta sul quale troneggia. I lavori sono stati volti a un generale risanamento degli elementi strutturali e portanti: tra questi, la posa di una nuova trave reticolare in acciaio inox a sostegno di ciascuna delle quattro stilate e altri lavori che hanno interessato le antiche colonne lignee e i pali di rostro. È stato inoltre effettuato lo smontaggio del tavolato storico, il rifacimento della pavimentazione, oltre a intervenire sulla copertura e sulla intera balaustra del ponte. La struttura risulta ancora legata a doppio filo alla versione palladiana, con le sue quattro stilate lignee a sorreggere le cinque campate e la singolare copertura a capanna corredata oggi anche da una rinnovata illuminazione.

La mostra, come ben spiega nel video di archeologiavocidalpassato Guido Beltramini, storico dell’architettura, direttore di Palladio Museum, è articolata in tre sezioni: invenzione, storia, mito. Invenzione: dove si affronta il tema dei ponti di Palladio, di cui si possono analizzare splendidi disegni autografi. Storia: si ripercorrono tutte le vicende storiche del ponte, fino all’ultima ricostruzione del 1948, attraverso molte testimonianze iconografiche. Mito: l’ultima sezione mette a fuoco un universo reale e immaginario, quello dei dipinti di Canaletto, Bellotto, Piranesi e Guardi che, nelle loro tele e incisioni, compongono vedute veneziane “palladianizzate”, dove gli edifici costruiti o solo progettati da Palladio, come il ponte di Rialto, si uniscono in una sorta di “capriccio”, di sogno classicheggiante. E in tre sezioni è articolato anche il volume scientifico che accompagna la mostra, in grado di fornire gli strumenti di lettura della storia del ponte di Bassano e dei suoi secoli di storia. La prima, di taglio storico, contestualizza la fase di costruzione cinquecentesca del ponte all’interno dell’economia, politica e società bassanese dell’epoca, senza trascurare anche la “preistoria” del ponte, con i diversi attraversamenti dal medioevo in avanti. La seconda sezione, di tema palladiano, rende conto delle novità nelle ricerche su Palladio e i ponti in pietra e in legno, con particolare attenzione al ponte nella città di Bassano e a quello a Cismon del Grappa. Una terza sezione riguarda la “vita materiale” e le trasformazioni del ponte in un arco cronologico che va dalla sua costruzione sino al recente restauro, nonché alla forza del suo mito nelle arti figurative.

“Capriccio con edifici palladiani” di Antonio Canaletto (1750 ca.), olio su tela, conservato al Complesso monumentale della Pilotta di Parma (foto Pilotta Parma)

Cronistoria del ponte, tra brentane, distruzioni e ricostruzioni. In epoca antica i collegamenti fra le due sponde del fiume avvenivano attraverso i guadi oppure su traghetti. Nel giuramento di fedeltà prestato dai Bassanesi al Comune di Vicenza, nel 1175, fra le emergenze urbane tattiche – il castello, il borgo e i borghetti – non è segnalato anche un ponte da consegnare alla città berica in caso di pericolo e a segno della sua sovranità. È perciò ipotizzabile, con buone ragioni, che il ponte sia stato eretto nell’ultimo quarto del secolo XII. Nel 1209, su una cronaca medievale, la prima citazione del ponte: Ezzelino II, signore di queste terre, è insieme a un centinaio di suoi uomini di masnada che “fecero cerchio attorno a lui nella piazza che si trova in capo al ponte di Bassano”.

“Veduta del ponte dell’EIio Adriano, oggi detto di S. Angelo”, in “Le Antichità Romane”, tomo IV, di Giambattista Piranesi, conservato alla Fondazione C.I.S.A. “A. Palladio” di Vicenza (foto CISA)

Segno di una ottenuta autonomia, nel 1402 sorge un “ponte nuovo” fatto costruire da Gian Galeazzo Visconti poco a monte del “vecchio”, entrambi fortificati, specie il primo. Il nuovo ponte, sbarrabile con caditoie in legno, era adattato anche a diga e correlato con il colossale vallo, per la deviazione del corso del Brenta fino a Sandrigo. Con l’avvento di Venezia, la struttura fu resa inservibile e abbattuta dopo il 1406. Nel 1450, dopo una piena del Brenta, davanti alla totale rovina del ponte, il doge Francesco Foscari dirama una ducale alle podesterie circostanti ordinando di contribuire “come di consuetudine” ai lavori di ricostruzione. Il ponte di Bassano, fondamentale per i territori della Serenissima, è così ricostruito nel 1450-51. E un’altra ricostruzione è documentata nel 1498. Ma nel 1511 è la stessa Serenissima a ordinare di dare alle fiamme il ponte per coprire la ritirata dell’esercito veneziano incalzato dall’avanzata delle truppe alleate contro Venezia, durante una delle fasi della guerra della Lega di Cambrai. Nuove ricostruzioni sono ricordate nel 1522 e nel 1531. Il nuovo ponte dura 36 anni, fino al 30 ottobre 1567: il Brenta si ribella ancora ed una nuova piena travolge tutto.

Il ponte di Bassano su “I Quattro libri dell’Architettura” di Andrea Palladio, Venezia, 1570, nella copia appartenuta ad Antonio Canova e conservata alla Biblioteca Civica di Bassano (foto biblioteca bassano)

1567: compare Andrea Palladio. Il Senato della Serenissima era orientato a sostituire tutti i ponti in legno con altrettanti in pietra. Si apre allora fra Bassano e Venezia un lungo confronto. Nel dicembre 1567, per incarico del Comune, Palladio fa un disegno per il ponte da ricostruire, forse in pietra. Alla fine prevale la soluzione in legno confermata dal Senato che concede il finanziamento per la ricostruzione. Nell’estate 1569 Battista Marchesi da Bergamo, collaboratore del Palladio, riceve l’incarico di esecuzione dell’opera, seguendo il modello dell’architetto vicentino. Palladio parte dalla struttura del ponte preesistente, reinterprentandola in chiave classica. Ancorato alle costruzioni che sorgono sulle due rive del Brenta poggia su quattro pile, rinforzate alla base da possenti speroni triangolari per resistere all’azione dell’acqua. Palladio non concepisce solo una strada sull’acqua, ma pensa a una loggia coperta da cui guardare il fiume con vista a Nord sulle montagne e sul colle dove sorge il Castello degli Ezzelini e a Sud sulla pianura che si apre verde e assolata in direzione di Venezia. Nel 1570 Palladio pubblica nei Quattro Libri dell’Architettura una versione idealizzata del ponte da lui costruito, con l’obiettivo di fornire un modello che possa essere replicato in contesti diversi.

“Ponte Vecchio di Bassano”, 1826. Incisione a bulino di Sebastiano Lovison (foto museo civico di bassano)
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“Interno del Ponte Vecchio di Bassano”, 1826. Incisione a bulino di Sebastiano Lovison (foto museo civico di bassano)

Due violente piene, nel 1574 e nel 1593, riescono a danneggiarlo, ma non ad abbatterlo. Tra il compimento del ponte del 1570 e il 1748 i danni che il ponte subisce, complessivamente assai gravi e costosi, dipendono dalla furia del fiume, e non poco dagli urti delle zattere e soprattutto più dall’impatto del legname sciolto che scende lungo il fiume, condotto “in menada”. Il 19 agosto 1748, una tremenda alluvione estiva devastò anche il Canale di Brenta portando via il ponte “come una cesta”. Nel 1750 la ricostruzione viene affidata a Bartolomeo Ferracina, bassanese di grande ingegno, famoso anche per i suoi orologi meccanici, il più famoso dei quali segna le ore dalla torre dei Mori in piazza San Marco, a Venezia, mentre tuttora efficiente è quello collocato a Bassano sulla facciata del Municipio. L’intervento, concluso nel 1751, differisce dalla versione palladiana, nella partitura degli spazi, nel posizionamento dei pali di fondazione e nella revisione dell’impalcato. Arriviamo così al 2 novembre 1813: dopo aspra battaglia nel Bassanese contro l’esercito austriaco, le truppe napoleoniche al comando di Eugenio Beauharnais, viceré d’Italia, ripiegano verso occidente. Per ritardare l’avanzata degli Austriaci, nonostante le suppliche dei bassanesi, il viceré dà ordine di incendiare il ponte che così scompare nel Brenta un’altra volta. Dopo circa un decennio, il Comune provvede alla ricostruzione del ponte su progetto di Angelo Casarotti. Il ponte, iniziato nel marzo 1819, terminò con l’inaugurazione del 4 febbraio 1821, rispettando l’impronta palladiana ma introducendo delle innovative modifiche strutturali a livello di fondazioni che assicureranno una maggiore longevità, se rapportata alle più frequenti distruzioni in precedenza subite.

“Il Ponte di Bassano”, 1807, olio su tela di Roberto Roberti (foto museo civico di bassano)

1915-1918: Prima Guerra Mondiale. Il Ponte è danneggiato. Allo scoppio della Grande Guerra, la prima incursione aerea sorvola il ponte sganciando una bomba che ne squarcia il tetto. La struttura regge poi il passaggio dell’artiglieria pesante diretta al fronte. Invece, a pochi giorni dalla fine del secondo conflitto mondiale, il ponte conosce nuove distruzioni: il 17 febbraio 1945 un’azione dei partigiani, allo scopo di evitare un massiccio bombardamento del ponte e quindi della città, fa saltare una campata dalla parte di Angarano; il 29 aprile i Tedeschi in ritirata provocano la definitiva rovina di un altro segmento.

Il Ponte di Bassano oggi dopo i lunghi restauri (foto Graziano Tavan)

Nel 1948 il Ponte viene ricostruito per volontà degli Alpini che ne fanno un proprio simbolo ed è per questo che da allora viene anche comunemente chiamato Ponte degli Alpini. L’inaugurazione è presieduta dal Presidente del Consiglio Alcide De Gasperi. E si arriva a quel tremendo, doloroso 4 novembre 1966: la grande alluvione. Il Brenta raggiunge limiti mai visti: nel momento di maggior piena sotto le arcate passano 2300 metri cubi d’acqua al secondo, con una furia spaventosa, trascinando tronchi e detriti che si infrangono contro le strutture. Ma il Ponte, pur ingobbito per i colpi del Brenta (si è incurvato di quasi un metro al centro, due frangiflutti su quattro sono stati asportati, gli altri danneggiati, i piloni lesionati al limite della resistenza), rimane in piedi sorretto dagli sguardi e dalle speranze dei bassanesi. Il 4 novembre 1969, il Ponte è ritornato se stesso dopo lo smontaggio e rimontaggio che lo ha restituito alla sua lineare bellezza e che ne ha rinforzato ancor più le strutture.

Bassano. Per la restituzione alla città del Ponte, cinque mesi di eventi culturali. Si inizia con la grande mostra “Palladio, Bassano e il Ponte. Invenzione storia mito”, che racconta il mito del ponte, ma contemporaneamente di un ponte concreto e reale da 500 anni, il ponte di Bassano, disegnato da Palladio, distrutto e ricostruito più volte

Il Ponte di Bassano tornato al suo splendore dopo i recenti restauri (foto esseci)

È il Ponte degli Alpini. Ma anche il Ponte Vecchio. In una parola: il Ponte di Bassano, simbolo della cittadina della pedemontana veneta, in realtà opera ingegneristica del genio di Andrea Palladio, progettato nel 1569, e dallo stesso archistar definito “una strada sopra dell’acqua… bella per la forma, e forte”. Cinquecento anni di storia, contrassegnati anche da momenti dolorosi, non solo per la furia delle acque del Brenta che l’hanno più volte danneggiato, ma per la mano dell’uomo, come nel 1813 quando il viceré Eugenio di Beauharnais lo fece incendiare per fermare l’avanzata austriaca, o nel 1945 quando prima le bombe alleate poi le mine dei partigiani lo fecero saltare in aria per salvare la città. Ma fu sempre ricostruito, rimanendo fedeli al modello palladiano. Anche nell’ultimo restauro, durato sette lunghi anni, e finito nel maggio 2021, che ha comportato anche la deviazione del fiume Brenta e l’uso di tecnologie sofisticate per salvarlo dal collasso e restituirlo alla Storia. Ora è tempo per Bassano di tributargli il giusto riconoscimento con un programma di eventi a partire da sabato 29 maggio 2021.

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Locandina della mostra “Palladio, Bassano e il Ponte. Invenzione storia mito” ai Musei civici di Bassano dal 29 maggio al 10 ottobre 2021

A cominciare da una grande mostra “Palladio Bassano e il Ponte. Invenzione storia mito”, dal 29 maggio al 10 ottobre 2021 ai musei civici di Bassano del Grappa, a cura di Guido Beltramini, Barbara Guidi, Fabrizio Magani e Vincenzo Tiné. L’esposizione è stata promossa dall’amministrazione comunale di Bassano del Grappa proprio per celebrare la conclusione del lungo restauro del Ponte Vecchio conosciuto anche come il Ponte degli Alpini. La mostra è frutto di una sinergia fra il museo civico di Bassano, la soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le provincie di Verona, Rovigo e Vicenza e il Centro Studi Internazionali di Architettura Andrea Palladio-Palladio Museum di Vicenza. “Attendiamo con gioia l’apertura di questa importante mostra”, dichiara il sindaco Elena Pavan, “una mostra che, oltre a farci ripercorrere l’affascinate storia di questo singolare monumento divenuto simbolo di Bassano, rappresenta il primo di una ricca serie di appuntamenti volti a festeggiare la sua restituzione alla città”.

Il Ponte di Bassano in una pagina de “I Quattro libri dell’Architettura” di Andrea Palladio (Venezia, 1570), appartenuta ad Antonio Canova e conservata nella Biblioteca Civica di Bassano (foto comune di bassano)
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“Capriccio con edifici palladiani” di Antonio Canaletto (1750 ca.), olio su tela conservato al Complesso monumentale della Pilotta di Parma (foto pilotta parma)

“A differenza della maggior parte degli architetti cinquecenteschi”, ricorda Guido Beltramini, direttore del CISA e co-curatore della mostra, “Palladio è un architetto di ponti: ponti di pietra, di legno e di carta. Questi ultimi sono senza dubbio quelli che avranno un impatto più marcato sulla cultura figurativa dei secoli successivi: pubblicati sulle pagine dei Quattro Libri, il trattato edito a Venezia nel 1570, diventeranno i protagonisti dei sogni degli artisti del Settecento. Algarotti chiederà a Canaletto di fargli vedere il ponte di Rialto come lo aveva pensato Palladio, ma anche Bellotto, Carlevarijs e Piranesi faranno dei ponti uno dei soggetti privilegiati delle loro vedute. La mostra racconta il mito del ponte, ma contemporaneamente parla di un ponte concreto e reale da 500 anni, il ponte di Bassano, disegnato da Palladio, distrutto e ricostruito più volte in un’epopea che dal Settecento del Ferracina giunge al presente del Ponte degli Alpini. Il racconto della mostra si snoda a partire da disegni originali di Palladio, libri cinquecenteschi, mappe antiche, dipinti del Settecento, fotografie di fine Ottocento, modelli di studio contemporanei”.

“Il Ponte di Bassano” di Roberto Roberti (1807), olio su tela conservato al museo civico di Bassano del Grappa (foto comune di bassano)

La mostra è accompagnata da un volume scientifico, in grado di fornire gli strumenti di lettura della storia del ponte di Bassano e dei suoi secoli di storia. Il volume è articolato in tre sezioni. La prima, di taglio storico, contestualizza la fase di costruzione cinquecentesca del ponte all’interno dell’economia, politica e società bassanese dell’epoca, senza trascurare anche la “preistoria” del ponte, con i diversi attraversamenti dal medioevo in avanti. La seconda sezione, di tema palladiano, rende conto delle novità nelle ricerche su Palladio e i ponti in pietra e in legno, con particolare attenzione al ponte nella città di Bassano e a quello a Cismon del Grappa. Una terza sezione riguarda la “vita materiale” e le trasformazioni del ponte in un arco cronologico che va dalla sua costruzione sino al recente restauro, nonché alla forza del suo mito nelle arti figurative.

“Interno del Ponte Vecchio di Bassano” di Sebastiano Lovison (1826), incisione a bulino conservata al museo civico di Bassano (foto comune di bassano)

Bassano ha predisposto da maggio a ottobre 2021 un ricco programma di appuntamenti per festeggiare la restituzione del Ponte alla città (vedi Il Ponte degli Alpini | Il Ponte Vecchio | Il Ponte di Palladio | Il Ponte di Bassano / Fotonotizie / Comunicazione / Home – Comune di Bassano del Grappa). Gli eventi in programma, che compongono un unico calendario, sono stati idealmente suddivisi in due gruppi: gli appuntamenti strettamente legati alla restituzione del Ponte, e quindi organizzati per questo specifico momento, e il “Fuori Ponte”. Questo secondo, riunisce diverse manifestazioni organizzate ciclicamente da associazioni ed enti cittadini, in collaborazione con l’Amministrazione comunale, che per l’occasione avranno una specifica declinazione a tema. Per il 29 maggio 2021, giorno di inaugurazione della grande mostra ai musei civici, due gli eventi in programma. Alle 19, sul Ponte degli Alpini, “Un ponte in musica”, omaggio a Ennio Morricone. Concerto sul Ponte degli Alpini con il flautista Andrea Griminelli, l’Orchestra Ritmico Sinfonica Italiana e il Coro lirico Opera House diretti dal Maestro Diego Basso. Produzione Due Punti Eventi. Invece alle 15, per “Fuori Ponte”, a Villa Ca’ Erizzo Luca, cerimonia di consegna del Premio letterario nazionale Voci Verdi, a cura dell’Associazione Culturale Va’ Pensiero.

Oderzo. “La necropoli di Opitergium”, giornata di studi on line intorno alla mostra “L’anima delle cose” con la partecipazione di autorevoli studiosi italiani ed esteri

L’allestimento della mostra “L’anima delle cose” a Oderzo (foto Oderzo Cultura)

La mostra “L’Anima delle cose. Riti e corredi dalla necropoli romana di Opitergium”, promossa e organizzata da Oderzo Cultura in collaborazione con il Polo Museale del Veneto e con la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio, per l’area metropolitana di Venezia e le province di Belluno, Padova e Treviso, da poco prorogata fino al 31 maggio 2021, diventa anche l’occasione per un ulteriore arricchimento dal punto di vista scientifico e culturale. Martedì 25 maggio 2021, “La necropoli di Opitergium”, giornata di studi on line intorno alla mostra “L’anima delle cose” sulla tematica dell’esposizione: appuntamento di grande interesse per la partecipazione di autorevoli studiosi italiani ed esteri. Vediamo il programma.

Programma. Alle 10, apertura dei lavori e saluti istituzionali: Maria Teresa De Gregorio, presidente di Oderzo Cultura; Maria Scardellato, sindaco del Comune di Oderzo; Fabrizio Magani, soprintendente Archeologia, Belle arti e Paesaggio per l’area metropolitana di Venezia e le Province di Belluno, Padova e Treviso. Dalle 10.30 alle 12.30, Prima Sessione. Modera: Marta Mascardi, Oderzo Cultura. Interventi: Marta Mascardi (Oderzo Cultura – museo Archeologico “Eno Bellis”) su “Il progetto espositivo”, Margherita Tirelli (già soprintendenza per i Beni archeologici del Veneto) su “Spolia dalla necropoli opitergina: monumenta”, Giovannella Cresci Marrone (università Ca’ Foscari di Venezia) su “Spolia dalla necropoli opitergina: scripta”, Maria Cristina Vallicelli (soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per l’area metropolitana di Venezia e le Province di Belluno, Padova e Treviso) su “I recinti funerari della necropoli opitergina: dallo scavo alla valorizzazione”, Luca Zaghetto (archeologo) su “Lo strano secchio da via Spiné”,  Elisa Possenti (università di Trento) su “Sepolture altomedievali di Oderzo: status quaestionis e problemi aperti”. Dopo la pausa pranzo, dalle 14 alle 16, Seconda Sessione. Modera: Maria Cristina Vallicelli (soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per l’area metropolitana di Venezia e le Province di Belluno, Padova e Treviso). Interventi: Bruno Callegher (università di Trieste) su “Davvero “Obolo per Caronte”? Tombe con più monete nella Venetia et Histria”, Véronique Dasen (Université de Fribourg/ERC Locus Ludi) su “Play and toys in funerary contexts”, Margherita Bolla (Musei Civici di Verona) su “Strumenti scrittori in contesti funerari dell’Italia del Nord. Riflessioni a partire dal caso di Oderzo”, Cecilia Rossi (soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per il Comune di Venezia e Laguna) su “L’ombra dei gesti. Dal dato materiale alla ricostruzione del rito”. Alle 16, Tavolo di discussione e chiusura dei lavori. Modera: Margherita Tirelli già soprintendenza per i Beni archeologici del Veneto.

Al museo civico di Montebelluna “Archeologia del territorio a Montebelluna”: giornata di studi archeologici dalla mostra “Sapiens. Da cacciatore a cyborg” dopo un’impegnativa campagna di studi sulle nuove scoperte archeologiche del territorio e la revisione delle collezioni nei depositi. Webinar gratuito su Zoom

Archeologia del territorio a Montebelluna: giornata di studi archeologici dalla mostra “Sapiens. Da cacciatore a cyborg”, a cura di Emanuela Gilli e Benedetta Prosdocimi. Evento on line organizzata dal museo civico di Montebelluna (Tv) insieme alla competente soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per parlare di archeologia, ricerca, tutela e valorizzazione. Partner scientifici: università di Padova – Dipartimento di Beni Culturali; università di Ferrara – Dipartimento di Studi Umanistici; università Ca’ Foscari Venezia – Dipartimento di Studi Umanistici; università di Verona – Dipartimento di Culture e Civiltà. Tutto questo grazie alla mostra “Sapiens. Da cacciatore a cyborg” allestita al Museo Civico di Montebelluna dopo un’impegnativa campagna di studi sulle nuove scoperte archeologiche del territorio e la revisione delle collezioni nei depositi. Appuntamento mercoledì 31 marzo 2021, mattino: 10.15-12.30 / pomeriggio: 16.30-18.30. Webinar gratuito su piattaforma Zoom. È possibile iscriversi ad entrambe le sessioni oppure ad una soltanto. Iscrizione obbligatoria a info@museomontebelluna.it oppure chiamando lo 0423300465. PROGRAMMA. Ore 10.15: Apertura dei lavori e saluti istituzionali, interviene Fabrizio Magani soprintendente ABAP-Ve-Met; ore 10.30-12.30 | SESSIONE 1 – Pre-Protostoria: “Valorizzare il patrimonio tra tutela, ricerca e comunicazione. Il caso della mostra Sapiens. Da cacciatore a cyborg” con Emanuela Gilli (museo di Storia naturale e Archeologia di Montebelluna), Benedetta Prosdocimi (soprintendenza ABAP-Ve-Met) e Giorgio Vaccari (museo di Storia naturale e Archeologia di Montebelluna). “Art Bonus per lo studio delle collezioni litiche preistoriche del museo civico di Montebelluna” con Nicolò Scialpi (università di Ferrara), Marco Peresani (università di Ferrara). “L’indagine di strutture con indicatori di attività artigianale dell’Età del ferro a Montebelluna-Via Mercato Vecchio” con Veronica Groppo archeologa, Gaspare De Angeli archeologo, Paolo Reggiani (Paleostudy). “Lo studio della tomba 410 dell’Età del Ferro dalla necropoli di Montebelluna-Posmon. Dati archeologici e antropologici a confronto” con Benedetta Prosdocimi funzionario archeologo SABAP-Ve-Met, Nicoletta Onisto antropologa. Ore 16:30-18:30 | SESSIONE 2 – Età Romana: “Montebelluna, una società multiculturale: il caso delle spade celtiche da tombe romane dalla necropoli di Posmon” con Pier Giorgio Sovernigo archeologo. “Microstorie di romanizzazione. Lo studio della tomba 304 dalla necropoli di Montebelluna-Posmon” con Claudia Casagrande archeologa, Giovannella Cresci Marrone (università Ca’ Foscari Venezia), Anna Marinetti (università Ca’ Foscari Venezia), Nicoletta Onisto archeologo (antropologo) professionista, e Michele Asolati (università di Padova). “La fucina romana di Montebelluna. Dallo scavo alla ricostruzione virtuale” con Maria Stella Busana (università di Padova), Denis Francisci (università di Padova), Emanuel Demetrescu (istituto di Scienze del Patrimonio Culturale-CNR). “Nuovi dati sul centro romano di Montebelluna. Il fondo Amistani a Mercato Vecchio” con Attilio Mastrocinque (università di Verona), Luca Arioli archeologo, e Alfredo Buonopane (università di Verona).