Taranto. Al museo Archeologico nazionale ultimo incontro del ciclo i “Racconti dall’oltretomba. Tra archeologia e antropologia dei resti umani”: conferenza in diretta on line di Alexandra Chavarria Arnau (università di Padova) su “Aspettando l’aldilà: cimiteri cristiani in età tardoantica”

Mercoledì 27 Aprile 2022, alle 18, ultimo appuntamento del mese con i “Mercoledì del MArTA” in diretta sui canali YouTube, Facebook e LinkedIn del museo Archeologico nazionale di Taranto. La direttrice del MArTA, Eva Degl’Innocenti, introdurrà la relazione della prof.ssa Alexandra Chavarria Arnau dell’università di Padova su “Aspettando l’aldilà: cimiteri cristiani in età tardoantica”, appuntamento conclusivo della programmazione del mese di aprile 2022 interamente dedicata ai “Racconti dall’oltretomba. Tra archeologia e antropologia dei resti umani” con il coordinamento scientifico della stessa direttrice del MArTA e del dott. Antonio Fornaciari dell’università di Pisa.

Alexandra Chavarria Arnau (università di Padova)
“Le testimonianze più antiche del cristianesimo primitivo si documentano già dal terzo secolo in ambito funerario, quando cominciano a comparire i primi cimiteri suburbani cristiani che poi danno luogo in molti casi a grandi complessi ecclesiastici con carattere funerario e a volte martiriale”, spiega la prof.ssa Alexandra Chavarria Arnau, docente dell’università di Padova, di Archeologia medievale. Si parlerà di chiese e sepolture, due elementi intimamente legati, oggetto anche di studi supportati dalle recenti tecniche di bioarcheologia, che consente di comprendere meglio i rapporti tra le tombe e gli spazi liturgici.
Taranto. Al museo Archeologico nazionale per il ciclo i “Racconti dall’oltretomba. Tra archeologia e antropologia dei resti umani” conferenza in diretta on line di Valentina Giuffra (università di Pisa) su “La trapanazione cranica in paleopatologia: un particolare caso tra i martiri di Otranto”
Nella Cappella dei Martiri della cattedrale di Otranto sono conservati i resti scheletrici di centinaia di abitanti della cittadina pugliese, uccisi il 14 agosto del 1480, durante l’assalto delle milizie turche comandate dl condottiero ottomano, Ahmet Pascià. Il “Mercoledì del MArTA” del 13 aprile 2022 è dedicato al tempio cristiano idruntino e alle reliquie dei martiri beatificati nel 1771 e canonizzati il 12 maggio 2013 da Papa Francesco, grazie alla relazione della prof.ssa Valentina Giuffra (università di Pisa) “La trapanazione cranica in paleopatologia: un particolare caso tra i martiri di Otranto” in diretta alle 18 sui canali Facebook, YouTube e LinkedIn del museo Archeologico nazionale di Taranto. La conferenza rientra al ciclo di aprile dedicato interamente ai “Racconti dall’oltretomba. Tra archeologia e antropologia dei resti umani”, con il coordinamento scientifico della direttrice del MArTA, Eva Degl’Innocenti, e del dott. Antonio Fornaciari (università di Pisa).

I resti scheletrici dei martiri conservati nella omonima cappella della cattedrale di Otranto (foto MArTa)
Tra i resti scheletrici dei martiri di Otranto che rifiutarono di convertirsi all’Islam, disposti in Cattedrale, dietro cinque grandi vetrate, per una calotta cranica è stata osservata la perforazione del cranio, con ben 16 traforazioni perfettamente rotondeggianti e di varie dimensioni, praticate probabilmente dopo la morte dell’individuo. “La trapanazione cranica è il più antico intervento chirurgico attestato dalla paleopatologia e le evidenze provengono da tutti i continenti a partire dalla Preistoria fino all’epoca moderna”, spiega Valentina Giuffra. “Le lesioni sono il risultato di una trapanazione multipla effettuata con uno strumento dotato di una grande punta arrotondata che ha prodotto polvere d’osso. È difficile risalire alle ragioni di questa trapanazione multipla, ma l’analisi dei testi di storia della medicina di epoca moderna ha fornito la chiave di volta per chiarire il mistero. I testi infatti riferiscono l’uso di polvere di cranio umano come ingrediente per la cura dell’epilessia e di altri disturbi per i quali non esisteva una spiegazione razionale”. Nell’appuntamento di mercoledì 13 aprile si esamineranno anche i testi di alcuni autori del XVIII secolo che suggerivano proprio l’utilizzo dell’osso polverizzato di individui deceduti di morte violenta e non sepolti, come è appunto accaduto nel caso di Otranto.
Taranto. Al museo Archeologico nazionale saranno i “Racconti dall’oltretomba. Tra archeologia e antropologia dei resti umani” ad animare i “Mercoledì del MArTA” di aprile in diretta sui canali social

Saranno i “Racconti dall’oltretomba. Tra archeologia e antropologia dei resti umani” ad animare i “Mercoledì del MArTA” del mese di aprile 2022. Coordinamento scientifico: Eva Degl’Innocenti (direttrice del MArTA) e Antonio Fornaciari (università di Pisa). Tutti gli appuntamenti saranno alle 18 di ogni singola data, in diretta sulle pagine istituzionali del museo Archeologico nazionale di Taranto di Facebook, YouTube e LinkedIn. Quattro appuntamenti in cui il mistero più profondo del ciclo della vita dell’uomo sarà trattato parlando dell’approccio alla morte durante le varie epoche: dai martiri di Otranto, alla sepoltura moderna, passando per ricerca antropologica e cimiteri cristiani in età tardoantica. Antonio Fornaciari (università di Pisa) il 6 aprile 2022 inaugurerà i “Mercoledì del MArTA” di aprile con la sua relazione su “La morte addomesticata”: la doppia sepoltura nell’Italia Moderna”. Il 13 aprile 2022, invece, Valentina Giuffra (università di Pisa) ci condurrà sino al 14 agosto 1480 quando oltre 800 cittadini idruntini furono massacrati dalle milizie turche che tentavano di conquistare la città di Otranto, in Puglia. Valentina Giuffra ci parlerà de “La trapanazione cranica in paleontologia: un particolare caso tra i martiri di Otranto”. Il 20 aprile 2022 Maria Giovanna Belcastro (università di Bologna) relazionerà, invece, su “I resti umani nella ricerca antropologica: potenzialità e limiti”. Per l’ultimo appuntamento di aprile, il 27, Alexandra Chavarria Arna (università di Padova) ci parlerà di “Aspettando l’aldilà: cimiteri cristiani in età tardoantica”.
Taranto. Per i “Mercoledì del MArTA” appuntamento on line con Giuseppe Sarcinelli (università del Salento) e Domenico Luciano Moretti (Alma Mater Studiorum università di Bologna), che dialogano con Eva Degl’Innocenti, direttrice del museo Archeologico nazionale, su ‘’Andar per compere nella Puglia Medievale: circolazione di moneta e prezzi tra Normanni, Svevi e Angioini’’

Nuovo appuntamento dei “Mercoledì del MArTa” dedicati al focus di febbraio su “Dare voce alla moneta: come un pezzo di metallo può diventare testimone della storia”. Sono infatti Giuseppe Sarcinelli (università del Salento) e Domenico Luciano Moretti (Alma Mater Studiorum università di Bologna), ad animare la conferenza ‘’Andar per compere nella Puglia Medievale: circolazione di moneta e prezzi tra Normanni, Svevi e Angioini’’ di mercoledì 16 febbraio 2022, alle 18, in diretta sui canali Facebook e YouTube del museo Archeologico nazionale di Taranto, introdotta e moderata dalla direttrice del MArTA, Eva Degl’Innocenti.


Giuseppe Sarcinelli (università del Salento)

Domenico Luciano Moretti (università di Bologna)
“Analizzeremo le monete circolanti in Puglia nei secoli XI-XIII (dalla conquista normanna sino alla dominazione angioina), attraverso la lettura dei rinvenimenti materiali e della documentazione scritta”, spiegano i due esperti, “gli atti notarili, i quaterni, i cartulari, i registri della cancelleria, per cercare di ricostruire non soltanto il quadro delle grandi operazioni economiche internazionali, con la coesistenza di moneta locale e di moneta “straniera”, ma anche, e soprattutto, quello delle piccole transazioni e della circolazione minuta di ogni giorno. Scopo finale, quello di portare le monete nelle botteghe, nei mercati e delle locande, per ricostruire il loro potere d’acquisto in rapporto con i prodotti e i generi di uso quotidiano”.
Taranto. Per i “Mercoledì del MArTA” appuntamento on line con l’esperto numismatico Alberto D’Andrea, che dialoga con Eva Degl’Innocenti, direttrice del museo Archeologico nazionale, su “I dioboli nel sistema monetario tarantino”

Nuovo appuntamento dei “Mercoledì del MArTa” dedicati al focus di febbraio su “Dare voce alla moneta: come un pezzo di metallo può diventare testimone della storia”. Sarà infatti l’esperto numismatico Alberto D’Andrea ad animare la conferenza “I dioboli nel sistema monetario tarantino” di mercoledì 9 febbraio 2022, alle 18, in diretta sui canali Facebook e YouTube del museo Archeologico nazionale di Taranto, introdotta dalla direttrice del MArTA, Eva Degl’Innocenti.

“La monetazione di Taranto antica è decisamente ricca e variegata, e fra tutti i nominali prodotti i più famosi ed emblematici sono le didracme con il caratteristico giovane sul delfino e i dioboli con Atena ed Ercole”, anticipa il prof. Alberto D’Andrea. “Benché le due monete fossero in correlazione fra di loro, i dioboli non rappresentarono il semplice frazionale del nominale maggiore, ma divennero uno strumento di penetrazione economica verso i mercati apuli, dalla Messapia alla Daunia”. La relazione di Alberto D’Andrea, si focalizzerà sull’analisi di queste monete, passando dalle prime produzioni arcaiche fino alle più recenti emesse durante le guerre contro Roma, esaminando le classi note e la loro cronologia, fino a giungere alle imitazioni prodotte dalle antiche popolazioni della Puglia.
Taranto. Per i “Mercoledì del MArTA” appuntamento on line col prof. Aldo Siciliano dell’università del Salento, che dialoga con Eva Degl’Innocenti, direttrice del museo Archeologico nazionale, su “Le monete per gli Dei. Il Thesauròs del Santuario della Sorgente”. Gli appuntamenti di febbraio sulla monetazione antica, e laboratori e workshop “Dar voce alla moneta”

Il primo appuntamento di febbraio 2022 dei “Mercoledì del MArTA” punta i riflettori su uno dei siti più iconici per la fondazione di Taranto: la zona di Leporano (lungo la costa ionico-salentina) dove sorgeva anche un antico santuario. Sarà infatti il prof. Aldo Siciliano, presidente dell’istituto per la Storia e l’archeologia della Magna Grecia e professore dell’università del Salento, introdotto dalla direttrice Eva Degl’Innocenti, a fare il punto su “Le monete per gli Dei. Il Thesauròs del Santuario della Sorgente”. Appuntamento on line mercoledì 2 febbraio 2022, alle 18, in diretta sui profili Facebook e YouTube del MArTa.


Monete preromane dal Santuario alla Sorgente di Leporano (foto MArTa)
“Il santuario cosiddetto “della Sorgente” a Leporano occupa parte del fondo valle e si estende su tutto il costone ovest della depressione, adattandosi alle formazioni rocciose emergenti”, scrive il prof. Siciliano. “Gli scavi condotti nel 1977 hanno restituito, in un luogo nascosto contro il costone roccioso, un’arca litica, accuratamente sigillata, che custodiva probabilmente il thesauròs del santuario, trovato intatto e contenente oltre un migliaio di monete e alcuni oggetti preziosi in oro (anelli, orecchini, aghi, cammeo). Il materiale numismatico, tra l’altro, era costituito da stateri e dioboli di Taranto, Thuri ed Eraclea in argento. All’epoca del rinvenimento, gli studiosi parlavano genericamente di aurei dell’età del Molosso, proponendo una datazione al IV secolo. In realtà, per quanto riguarda le monete in oro emesse da Taranto, si tratta di 1 emistatere aureo probabilmente risalente a prima dell’età di Pirro. Monete ancora oggi poco indagate e che necessitano di un intervento di restauro, anche a causa della lunga esposizione in un contesto prossimo al mare, ma che fotografano un periodo in cui l’antica colonia spartana intratteneva rapporti proficui con tutto il resto del Mediterraneo”.

“Dare voce alla moneta: come un pezzo di metallo può diventare testimone della storia” sarà infatti il leitmotiv che contraddistinguerà tutte le conferenze tematiche dei mercoledì di febbraio 2022, e i laboratori destinati agli studenti delle scuole secondarie di secondo grado e ai visitatori. “L’impennata dello spread di questi giorni mostra come la moneta sia da sempre il termometro degli eventi culturali e socio-politici di un Paese”, commenta la direttrice del MArTA, Eva Degl’Innocenti. “Le conferenze sulla moneta mostreranno quanto passato e presente siano fortemente connessi tra loro, a cominciare dalle dinamiche monetarie”. Dopo il prof. Siciliano, il programma prevede, sempre alle 18: mercoledì 9 febbraio, “I Dioboli nel sistema monetario tarantino” a cura dell’arch. Alberto D’Andrea, numismatico; mercoledì 16 febbraio, “Andar per compere nella Puglia medievale. Circolazione di moneta e prezzi tra Normanni, Svevi e Angioini” a cura del dott. Giuseppe Sarcinelli, responsabile tecnico del Laboratorio di Studio e della documentazione informatizzata delle evidenze numismatiche dell’università del Salento, e del dott. Domenico Luciano Moretti, dottorando in Scienze storiche e archeologiche. Memoria, Civiltà e Patrimonio all’università di Bologna; mercoledì 23 febbraio, “La moneta nel Regno di Napoli durante l’età moderna tra carenze, svalutazioni e stagnazione dell’economia” a cura della prof.ssa Elena García Guerra, vice-direttrice dell’Escuela Espanola de Historia y Arquelogia – Scuola Spagnola di Storia e Archeologia di Roma.

La numismatica della Puglia pre-romana, attraverso lo studio delle monete prodotte in area dauna, peuceta e messapica, sarà al centro dei laboratori per studenti che si svolgeranno venerdì 4 febbraio 2022. Per queste attività, le scuole debbono inviare al Museo la loro richiesta di adesione al programma tramite e-mail a info@shopmuseomarta.it. Sabato 5 febbraio 2022 i laboratori di numismatica, tenuti dagli esperti Alberto D’Andrea, Giuseppe Sarcinelli e Gianluca Vero, saranno destinati ai visitatori del MArTA, che con il biglietto di ingresso al Museo potranno partecipare anche ad una attività che aprirà nuove e interessanti letture sulla storia e gli scambi commerciali da e per la Puglia. Per info e prenotazioni www.shopmuseomarta.it. E-mail info@shopmuseomarta.it.
Taranto. Per i “Mercoledì del MArTA” appuntamento on line col numismatico Giuseppe Sarcinelli dell’università del Salento, che dialoga con Eva Degl’Innocenti, direttrice del museo Archeologico nazionale, su “Visitare Tarentum a 20 sesterzi al giorno. Guida per una vacanza low cost nella città dei due mari sotto l’Impero”

Tornano i “Mercoledì del MArTA” che, grazie alle conferenze di studiosi ed esperti provenienti da tutto il mondo, rappresentano un luogo virtuale in cui approfondire la conoscenza, allargando il più possibile la platea di pubblico. “Dobbiamo ringraziare tutti coloro che, in questo anno difficile appena conclusosi, hanno accolto il nostro invito ad aprire una finestra sul mondo e parlare alla community del MArTA, mettendo a disposizione tutta la loro conoscenza”, commenta la direttrice del MArTA Eva Degl’Innocenti. Si ricomincia dunque mercoledì 26 gennaio 2022, alle 18, in diretta on line sui canali YouTube e Facebook del Museo, con la conferenza “Visitare Tarentum a 20 sesterzi al giorno. Guida per una vacanza low cost nella città dei due mari sotto l’Impero” di Giuseppe Sarcinelli, numismatico, responsabile tecnico del Laboratorio di Studio e della documentazione informatizzata delle evidenze numismatiche dell’università del Salento, e coordinatore per l’Italia meridionale nell’ambito del “Flame Project” dell’università di Princeton (Usa) per lo studio dei rinvenimenti monetali bizantini nel Mediterraneo.


Giuseppe Sarcinelli (università del Salento)
Un viaggio nella Taranto in piena età imperiale che come nelle più moderne guide turistiche indicherà con precisione, nell’ambito della conferenza, quale era al tempo la stagione migliore per visitare la meta, quali percorsi si sarebbero potuti fare, dove si sarebbe potuta cercare ospitalità, cosa visitare e cosa mangiare. Tutto con venti sesterzi, l’antica moneta romana in uso a quei tempi. “A gennaio e febbraio infatti”, spiega la direttrice del MArTA, Eva Degl’Innocenti, “daremo voce alla moneta spiegando come un pezzo di metallo possa diventare testimone della storia. “Scopo del gioco”, anticipa Giuseppe Sarcinelli, “sarà quello di dare la parola direttamente alla moneta che uscirà dalla borsa del nostro viaggiatore, accompagnandoci negli itinerari, nelle giornate a spasso per la città dei due mari, e trasformandosi da semplice pezzo di metallo a strumento vivo”. Le conferenze dedicate al tema “Dare voce alla moneta”, si terranno anche per tutti i Mercoledì di febbraio 2022. A Marzo, i “Mercoledì del MArTA” faranno tappa in Sicilia, mentre ad aprile i focus si sposteranno sul tema dell’archeologia funeraria. A maggio e giugno si torna al mare con approfondimenti dedicati alla città di Taranto e al Mediterraneo.
Vetulonia. Ultimi giorni per visitare la mostra “Taras e Vatl. Dei del mare, fondatori di città. Archeologia di Taranto a Vetulonia”, un viaggio, visivo e sensoriale, alla scoperta e al confronto di due giganti delle civiltà antiche: Taras-Taranto, in Puglia, colonia spartana, importante centro della Magna Grecia, e Vatl-Vetulonia, in Toscana, potente città della Dodecapoli etrusca. Breve visita guidata

Le note dell’aulos si diffondono nell’aria: gli etruschi le facevano risuonare in ogni momento importante della vita quotidiana, dai banchetti alle cerimonie sacre ai riti funebri. Quella musica etrusca antica fatta rivivere dal musicista Stefano Cocco Cantini con la consulenza dell’etruscologa Simona Rafanelli avvolgono i visitatori che si muovono negli spazi della mostra “Taras e Vatl. Dei del mare, fondatori di città. Archeologia di Taranto a Vetulonia” aperta fino al 9 gennaio 2022 al museo civico Archeologico “Isidoro Falchi” di Vetulonia (vedi Vetulonia. Prorogata al 9 gennaio la mostra-evento “Taras e Vatl. Dei del mare, fondatori di città. Archeologia di Taranto a Vetulonia” al museo civico Archeologico “Isidoro Falchi” | archeologiavocidalpassato): ancora pochi giorni, quindi, per approfittare di questo viaggio, visivo e sensoriale, indietro nel tempo, all’epoca della fondazione di due giganti delle civiltà antiche a confronto:

Due sestanti da Vetulonia: sul dritto testa di giovane (Vatl) con copricapo spoglie di ketos; sul rovescio, delfini e tridente (foto graziano tavan)

Statere d’argento da Taranto: sul rovescio, Taras con tridente a cavalcioni di un delfino (foto graziano tavan)
Taras-Taranto, in Puglia, colonia spartana, uno dei centri più importanti della Magna Grecia, e Vatl-Vetulonia, in Toscana, potente città della Dodecapoli etrusca, accomunate non solo dal mare ma anche dal delfino, simbolo dei due centri riportato sulle monete battute dalle rispettive zecche. Ed esposte e messe a confronto all’inizio della mostra e del progetto curati da Simona Rafanelli, direttrice del museo di Vetulonia, ed Eva degl’Innocenti, direttrice del museo Archeologico nazionale di Taranto (vedi Vetulonia. Inaugurata la mostra-evento 2021: “Taras e Vatl. Dei del mare, fondatori di città. Archeologia di Taranto a Vetulonia”. Due giganti delle civiltà antiche a confronto con oltre cento reperti: la colonia spartana di Taras-Taranto e la potente città etrusca di Vatl-Vetulonia. Le tappe di un progetto di studio su Etruschi e Magna Grecia | archeologiavocidalpassato).

Proprio Vatl e Taras, a cavallo del loro delfino, campeggiano sulla grande parete della mostra dominata dal colore azzurro. “Il mare antico è la scena della narrazione”, spiega l’architetto Luigi Rafanelli, che ha curato l’allestimento. “Il mare crea un’atmosfera surreale, evocativa di luoghi e storie fantastiche, in cui gli splendidi oggetti esposti godono di un contesto adeguato alla loro bellezza. Questo intendimento storico, mitologico, culturale, questo intreccio tra realtà e fantasia, questo nuovo modo di guardare l’antico introducendo quest’ultimo in un contesto artistico contemporaneo, sono stati condivisi dal pittore Dario Vella che li ha trasformati in un affresco straordinario che rappresenta i due mitici eroi fondatori Taras e Vatl sul delfino, con copricapo e tridente, su un mare tempestoso, nel quale si agitano mostruose creature marine”.


Dinos a figure rosse apulo con Eracle e Busiride del Pittore di Dario dal museo Archeologico nazionale di Taranto (foto graziano tavan)
“Il percorso della mostra vetuloniese si sviluppa nella forma di un racconto espositivo”, interviene Simona Rafanelli, “articolato in cinque episodi distinti, ciascuno sotto l’egida di una particolare divinità venerata sia a Taranto che a Vetulonia, la cui narrazione è affidata di volta in volta ad assoluti capolavori dell’artigianato artistico tarantino ed etrusco, quali ad esempio la straordinaria testa di Ercole, replica marmorea romana in dimensioni ridotte del colosso bronzeo eretto nell’acropoli di Taranto da Lisippo nel IV sec. a.C., o la clava erculea in bronzo, attribuibile a una statua di stile lisippeo restituita dai resti di uno dei quartieri della città antica di Vetulonia, che introducono il capitolo dedicato alla figura di Ercole/Eracle/Hercle; o ancora il dinos dipinto dal Pittore di Dario, uno dei maggiori ceramografi italioti, che esibisce sulla faccia principale del vaso Eracle al cospetto del sovrano egizio Busiride,

Cratere a volute apulo con Ade e Persefone del Pittore del Sakkos Bianco dal museo Archeologico nazionale di Taranto (foto graziano tavan)
e il cratere monumentale a volute decorato dal Pittore del Sakkòs Bianco, che segnano rispettivamente il passaggio dall’episodio narrativo di Eracle a quello di Dioniso, e da quello dionisiaco all’episodio dedicato alla sfera dell’Oltretomba e all’ideologia funeraria. Una particolare estensione contraddistingue l’episodio posto “sotto il segno di Efesto”, volto a esaminare le intime relazioni intercorrenti tra le produzioni artistiche facenti capo alle due culture etrusca e greco-magnogreca, con un approfondimento riservato all’artigianato orafo”.

“Il colore azzurro caratterizza il primo episodio (sotto il segno di Poseidon) e il secondo (sotto il segno di Eracle)”, interviene l’architetto Rafanelli. “Dal terzo episodio (sotto il segno i Dioniso) fino al quinto l’apparato scenografico parietale cambia colore e assume il colore rosso del vino. Azzurro e rosso, quegli stessi utilizzati dagli Etruschi nella decorazione del soffitto di tante tombe dipinte di Tarquinia, sono dunque i colori della mostra.

Applique con un grifone nell’atto di aggredire un cerbiatto: terracotta ricoperta di foglia d’oro dal museo Archeologico nazionale di Taranto (foto graziano tavan)
Perché il cambio di colore del terzo episodio? Perché, a un certo punto della storia, l’immaginario tirrenico del mare muta sostanzialmente e si mette sotto il segno di Dioniso, così come lo ritrae il celebre V inno omerico dedicato al dio della vite e del vino, in cui i pirati tirreni, rei del rapimento di Dioniso, vengono trasformati dal dio in delfini, quegli stessi cui, più di ogni altra creatura marina, è demandata l’affinità tra la greca Taranto e l’etrusca Vetulonia”. E continua: “Gli episodi quattro e cinque, dedicati rispettivamente ai Dioscuri e ad Efesto, sono ancora rossi, come rossi sono il sangue dell’offerta funeraria e il fuoco che forgia i tesori dell’artigianato artistico”.


Bracciale a cerchio chiuso in lega di rame e oro con terminali a protome leonina dal museo Archeologico nazionale di Taranto (foto graziano tavan)
E si arriva al sesto episodio, allestito nella sala G del museo di Vetulonia, dedicato ai capolavori di arte orafa, magnogreca ed etrusca, che brillano, quasi abbagliano, sul fondo nero. “Tra gli oggetti di ornamento personale deposti nelle tombe tarantine”, spiega Lorenzo Mancini, archeologo del MArTa, “corone e diademi – le prime diffuse trasversalmente in deposizioni maschili e femminili; i secondi, dall’età tardo-classica, esclusivamente connessi alla moda femminile quale parte integrante dell’acconciatura – esprimono con maggiore evidenza l’acquisizione di costrutti ideologici connessi alla regalità orientale e a forme di eroizzazione postuma, che nell’ambiente magnogreco si intrecciano alla ricca escatologia veicolata da dottrine come orfismo, pitagorismo e dionisismo. Le corone funerarie in bronzo e terracotta dorata o, nella piena età ellenistica, in foglie d’oro realizzate a stampo hanno un precedente tardo-arcaico in una serie di corone o diademi a larga fascia di argento dorato che riproducono foglie e bacche di mirto. La storia dell’arte orafa tarantina non si interrompe con la prima età ellenistica, ma prosegue anche dopo la definitiva conquista da parte di Roma alla fine del III sec. a.C. È solo nel I sec. a.C. che la grande stagione degli Ori di Taranto può dirsi conclusa, riassorbita in un artigianato dai tratti maggiormente convenzionali e diffusi ormai uniformemente in tutto il Mediterraneo romanizzato”.

Accanto agli Ori di Taranto esempi di oreficeria etrusca. “La maggior parte dei gioielli giunti fino a noi”, ricorda Claudia Noferi, archeologa della Direzione regionale musei della Toscana, “è stata recuperata all’interno di corredi funerari. Possiamo però avere un’idea di come questi oggetti venivano indossati osservando le figure umane dipinte sui vasi, sulle pareti delle tombe, oppure graffite sugli specchi in bronzo, analizzando le terrecotte architettoniche, esaminando le immagini dei defunti scolpiti sui coperchi dei sarcofagi e delle urnette in pietra e terracotta”. Nel V sec. a.C. sono documentate le corone-diademi. “Peculiare delle corone etrusche”, continua Noferi, “rispetto a quelle greche e magnogreche, è l’applicazione di fitte foglie sul nastro di supporto; generalmente si tratta di piante come l’edera, la vite, l’alloro, il mirto, la quercia e l’ulivo, sacre a divinità etrusche come Afrodite (Turan), Dioniso (Fufluns), Atena (Menerva) e Apollo (Aplu). Tra questi l’eccezionale diadema proveniente dalla necropoli perugina dello Sperandio è certamente uno degli esemplari migliori”. Verso la fine del IV sec. a.C. “nell’oreficeria etrusca si notano influssi greci, legati a modelli dell’aristocrazia macedone, che ispirarono anche le creazioni delle più ricche città della Magna Grecia in contatto con l’Etruria, come Taranto. E l’ispirazione dei modelli greci e magnogreci determina anche un ritorno a tecniche come la filigrana e la granulazione nelle oreficerie etrusche, scarsamente attestate durante l’età classica”.
Taranto. Al museo Archeologico nazionale due eventi speciali per chiudere le festività: visita guidata “I capolavori del MArTA” e la Tombola mitologica per i più piccoli

Due eventi per chiudere in bellezza le festività al museo Archeologico nazionale di Taranto: una visita guidata ai capolavori del MArTa e una Tombolata magica. Il 2 gennaio 2022 ultimo appuntamento delle feste con la visita guidata “I capolavori del MArTA”. Basta prenotare l’ingresso per le 11. Gli archeologi accompagneranno i visitatori alla scoperta di tesori meravigliosi. Un viaggio nel tempo lungo i due piani di esposizione alla riscoperta di culti, civiltà, storie dalla Preistoria al Medioevo, passando per gli importanti reperti dedicati alla Magna Grecia e alla dominazione romana. Durata della visita 120 minuti. Costo 8 euro.

Stanchi delle solite tombolate natalizie in famiglia? Il 6 gennaio 2022 il MArTA aspetta gli ospiti per una Tombola mitologica fra vasi, statue e antichi reperti, per conoscere giocando le vicende avventurose di divinità, eroi e creature mostruose che si celano fra le sue vetrine. L’esperienza, di due ore, con due turni – alle 9 e alle 16.30 – è riservata ai bambini dai 5 agli 11 anni, fino ad un massimo di 20 partecipanti, ed è gratuita unicamente per i bambini. La prenotazione è obbligatoria. Gli adulti potranno invece acquistare il biglietto del Museo per una visita al MArTA e prenotare l’attività per i piccoli collegandosi direttamente al servizio di e-ticketing biglietto ingresso adulti. “È un’emozione poter accogliere al MArTA”, spiega la direttrice Eva Degl’Innocenti , “le famiglie, le mamme, i papà, i nonni e gli zii, con i loro bambini”. Si gioca a tombola nelle sale museali e ogni numero estratto equivarrà a una storia, a un reperto che racconterà ai più piccoli l’avventura del tempo che fu. 1 come Zeus, 44 come Taras a bordo del suo delfino, 2 come la testa di Medusa tenuta da Perseo, 71 come Eracle che combatte contro il leone di Nemea, o 53 come la Nascita sì, ma quella di Dioniso. “I piccoli dai 5 agli 11 anni potranno immergersi in un antico gioco, carico delle suggestioni delle imprese, delle battaglie o degli amori dei nostri miti”, continua Eva Degl’Innocenti. “Affascinante percorso educativo che siamo sicuri sarà più coinvolgente di qualsiasi gioco digitale del momento”. Previsti premi “mitologici” e “leggendari” per l’ambo, la terna, la quaterna, la cinquina e il tombolone e gadget per tutti i partecipanti”.

Commenti recenti