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Museo Archeologico nazionale di Taranto. La direttrice Eva Degl’Innocenti presenta un gruppo in terracotta con scena erotica del I sec. a.C.: “Un pezzo eccezionale per fattura, scoperto nei depositi, e restaurato. Recuperate tracce di colore. Sarà presto esposto”

“Presentiamo oggi, dopo un accurato restauro, una statuetta in terracotta di pregevole fattura. Si tratta di un rarissimo reperto che raffigura una coppia nel compimento di un atto erotico. Un manufatto probabilmente risalente al I secolo a.C. che racconta anche di una storia più recente di Taranto e di una Italia appena unificata”: così Eva Degl’Innocenti, direttrice del museo Archeologico nazionale di Taranto, ci introduce alla scoperta di un altro tesoro svelato, conservato all’interno dei deposti del Museo. Questo reperto, infatti, ritorna alla luce grazie al progetto di studio e ricerca, catalogazione, riordino e di digitalizzazione dei materiali dei depositi curato dalla direttrice. “Secondo le indicazioni documentarie, la statuetta erotica si trova nel Museo dal 10 aprile del 1884. Ritrovata nell’area di Santa Lucia, oggi in parte sede dell’Arsenale Militare, è legata alla storia della città ed in particolare alla ricostruzione topografica della Taranto ottocentesca. Nel 1882, con due atti distinti, e differente dote finanziaria, il Governo dell’epoca, infatti, promulgò contemporaneamente la legge per la costruzione a Taranto dell’Arsenale Militare e l’istituzione dell’Ufficio Scavi che secondo il volere di Giuseppe Fiorelli, al tempo direttore generale per le antichità e le belle arti, avrebbe dovuto sovraintendere alle aree di scavo che caratterizzavano la nascita del futuro insediamento industriale militare. Una città nuova che nasceva su quello che un tempo era stata la necropoli greca e romana e sull’antico porto: questo reperto è infatti un importante documento storico anche per la storia ottocentesca di Taranto, per il rinvenimento da parte di Luigi Viola e per il grande progetto urbanistico di quegli anni”, dice la direttrice Eva Degl’Innocenti. “Sono gli anni del recupero e purtroppo anche della dispersione del patrimonio archeologico della città, del mercato antiquario clandestino e illegale. Questo importante reperto verrà presto esposto e restituito alla pubblica fruizione”. Non sappiamo se fu la censura, operata a quei tempi anche sui siti archeologici di Pompei che ritraevano scene erotiche nelle antiche dimore o nei lupanari, a preservare questa statuetta dai predatori di antichità, ma il progetto avviato dalla direttrice Eva Degl’Innocenti di conservazione preventiva, studio, catalogo e digitalizzazione dei reperti dei depositi del MArTA consente anche di effettuare ricerche più puntuali sulla contestualizzazione urbanistica e storica del reperto in quell’area di grande rilievo archeologico. Il reperto, che è stato subito sottoposto ad intervento da parte del laboratorio di restauro del MArTA, è stato modellato a mano da un ignoto artista e, oltre all’ingobbio bianco, presenta delle tracce di colore sui capelli della donna, sui cuscini e nell’intelaiatura del letto che ospita la coppia di amanti. “Un reperto”, spiega Eva Degl’Innocenti, “su cui sappiamo ancora ben poco. Potrebbe trattarsi di una scena propiziatoria, ma non è esclusa la valenza funeraria, visto il luogo del ritrovamento. Potrebbe infatti essere legato ad un contesto funerario della necropoli. La statuetta erotica dei due amanti sarà presto esposta all’interno del museo Archeologico nazionale di Taranto”.

Taranto. Per i “Mercoledì del MArTA”, appuntamento on line con Martine Denoyelle, conservatrice all’Institut National d’Histoire de l’Art di Parigi, sulla storia del cratere a volute in Magna Grecia: da Sparta a Taranto

Locandina dell’incontro per i “Mercoledì al MArTA” con Martine Denoyelle sulla storia del cratere a volute in Magna Grecia

Da Sparta a Taranto: la storia del cratere a volute in Magna Grecia. È il tema affrontato dall’appuntamento del 24 febbraio 2021 dei “Mercoledì del MArTA” con Martine Denoyelle, Conservatrice Capo del Dipartimento degli Studi e della ricerca dell’Institut National d’Histoire de l’Art di Parigi: “Un felice ritorno al museo di Taranto”, sottolinea Eva Degl’Innocenti, direttrice del MArTA, che introduce l’incontro con la studiosa francese su “Dal Krater lakonikos al Pittore dell’Ilioupersis”. L’appuntamento sarà trasmesso on-line in diretta sui canali social del Museo (Facebook e YouTube) alle 18 di mercoledì 24 febbraio 2021.

Cratere a volute del museo Archeologico nazionale di Taranto (foto MArTA)
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Martine Denoyelle dell’Institut National d’Histoire de l’Art di Parigi

“La storia del cratere a volute in Magna Grecia comincia nell’epoca arcaica non a Taranto ma a Sparta, dove sono creati i primi esemplari che vengono poi diffusi nei siti apuli”, spiega Martine Denoyelle. “La comparsa a Taranto e lo spettacolare sviluppo della forma nella tecnica delle figure rosse durante la seconda metà del V sec. a.C. sembrano quindi legati in primo luogo alle origini spartane della città, nonché alle sue relazioni culturali e commerciali con le aristocrazie italiche, in particolare quelle della Peucezia”. Un’arte dunque nata in madre patria ma affinata proprio a Taranto, a cui fanno riferimento anche le produzioni ceramiche recuperate dal Comando Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale riconsegnate proprio al museo Archeologico nazionale di Taranto ed esposte all’interno della mostra MitoMania. “Si tratta di vasi emblematici del cosiddetto stile ornato”, continua la studiosa, “decorati ad opera dei migliori maestri con ambiziosi programmi figurati. Il cratere a volute esemplifica, dunque, il savoir-faire e l’identità artistica tarantina, dal momento della sua ricreazione fino alla fine della produzione”.

Taranto. Lunedì 22 febbraio ha riaperto il museo Archeologico nazionale: ingresso consentito a 15 persone ogni mezz’ora. La direttrice Eva Degl’Innocenti: “Attenzione alla prossimità. Abbonamenti a prezzi promozionali”

Il countdown è partito. E lunedì 22 febbraio 2021, alle 8.30, si sono riaperte le porte del museo Archeologico nazionale di Taranto. Il MArTA è aperto dal lunedì al venerdì dalle 8.30 alle 19.30 (ultimo ingresso alle 17.30). L’ingresso avviene con una capienza massima di 15 persone ogni 30 minuti. La visita del Museo viene effettuata con percorso stabilito e accompagnato dallo staff del Museo.​ Il MArTA è chiuso il sabato e i giorni festivi, ai sensi del DPCM del 14 gennaio 2021. Si accede al Museo con prenotazione obbligatoria, prenotando al link https://buy.novaapulia.it/ingresso-marta.html. Per informazioni telefonare +39 099 4538639 E-mail: prenotazioni@novaapulia.it.

Eva Degl’Innocenti, direttrice del museo Archeologico nazionale di Taranto (foto MArTA)

“Da questo lunedì siamo aperti”, interviene Eva Degl’Innocenti, direttrice del MArTA. “Il museo Archeologico nazionale di Taranto torna alla fruizione in presenza. La sospensione delle attività al pubblico in presenza ha dimostrato che i musei possono e devono tornare ad essere luoghi di creazione, condivisione e diffusione del sapere, di partecipazione, agorà del XXI secolo. Riapriamo con questo auspicio, sognando il giorno in cui si potrà riprendere a viaggiare e a ospitare visitatori provenienti da tutto il mondo, e continuando a concentrare la nostra attenzione sulla “prossimità” e sui progetti con il territorio. Dal lunedì al venerdì il MArTA, dalle 8.30 alle 19.30 (ultimo ingresso alle 17.30), sarà aperto ai visitatori. Per questa ragione, abbiamo creato abbonamenti che consentano di visitare il Museo più volte e a prezzi promozionali leggi qui, con la presenza, ma anche grazie alla formula h24 del museo digitale. Questa dimensione “figitale”, fisica e digitale insieme, iniziata prima della pandemia, ha prodotto importanti risultati: pertanto, crediamo che essa rappresenti il nuovo corso della fruizione culturale. Bit e atomi creano legame relazionale e empatico con le nostre radici”.

Taranto. Per i “Mercoledì del MArTA”, appuntamento on line con Emanuele Papi, direttore della Scuola archeologica italiana di Atena, su “Le copie dei monumenti antichi”

La copia della testa di Eracle al centro del foyer del museo Archeologico nazionale di Taranto (foto MArTa)
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La locandina dell’incontro del prof. Papi su “Le copie dei monumenti antichi” per i “Mercoledì al MArTA”

La copia della testa di Eracle che nel nuovo allestimento del museo Archeologico nazionale di Taranto accoglie i visitatori nel foyer del MArTA, ma ancor più la copia fedele della Dea in trono conservata in originale all’Altes Museum di Berlino, sono la versione “moderna” di un bisogno documentato dalla storia e che svolge una sua funzione. È il riconoscimento del bello ma anche di una identità culturale che da sempre è in grado di condizionare con la sua influenza anche il presente. A crederci fermamente è uno dei più grandi studiosi di archeologia del mondo, il prof. Emanuele Papi, ordinario di Archeologia classica all’università di Siena e direttore della Scuola archeologica italiana di Atene (Saia), una scuola con oltre 111 anni di storia. Sarà lui infatti il protagonista dell’appuntamento di mercoledì 17 febbraio 2021 nell’ambito dei “Mercoledì del MArTA”: il prof Emanuele Papi, introdotto dalla direttrice Eva Degl’Innocenti, ci parlerà de ‘’Le copie dei monumenti antichi’’. Appuntamento alle 18 live sulla pagina Facebook e sul canale YouTube del MArTA.

La copia dal vero del Partenone di Atene realizzata a Nashville negli Stati Uniti (foto MArTA)

“Parlerò di copie dei monumenti antichi, partendo da quelle a noi contemporanee, come il Partenone di Nashville negli Stati Uniti (replica delle stesse dimensioni del Partenone di Atene in Grecia, costruito nel 1897 per l’Esposizione del Tennessee) e risalendo nel tempo per scoprire quando, e per quali ragioni, è iniziata la prassi di copiare sistematicamente i monumenti antichi, soprattutto greci”, spiega il prof. Papi. “Questo è avvenuto tra fine XVIII-inizi XIX sec., a partire dal 1762, quando James Stuart e Nicholas Revett pubblicano a Londra The Antiquities of Athens (Le antichità di Atene). L’opera rese replicabili i monumenti che vi erano perfettamente misurati e disegnati. In precedenza, già a partire dal Quattro-Cinquecento, l’osservazione e l’ammirazione dell’antichità non avevano prodotto delle vere e proprie copie dei monumenti, ma solo citazioni”. E la direttrice del MArTA, Eva Degl’Innocenti: “L’ammirazione per la cultura greca è da sempre una caratteristica che contraddistingue i viaggiatori moderni, quelli del passato con i “grand tour”, o andando indietro nel tempo le famiglie aristocratiche di epoca romana. Questa ammirazione spingeva molti anche verso le più famose città della Grecia o l’ex colonie greche dell’Italia meridionale, come Taranto. Un modo di replicare quegli stilemi che oggi ad esempio abbiamo attualizzato creando il primo FabLab museale che consente di replicare i reperti, ma anche attualizzarne messaggio e stile”.

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Emanuele Papi, direttore della Scuola archeologica italiana di Atene

Emanuele Papi (Siena 1959) è direttore della Scuola Archeologica Italiana di Atene, professore ordinario di Archeologia classica all’università di Siena e di Archeologia romana alla Scuola Archeologica Italiana di Atene. Ha diretto il Dottorato di Ricerca internazionale Preistoria e protostoria, storia e archeologia del mondo antico e coordina il Centro interuniversitario di studi sulle antiche società del Nord Africa, del Sahara e dell’Oriente mediterraneo insieme a B. Barich e M. de Vos Raaijmakers. Ha svolto ricerche archeologiche a Roma con A. Carandini (pendici settentrionali del Palatino), Siena (Spedale di S. Maria della Scala) e Bomarzo con J. Th. Peña e in collaborazione con l’American Academy in Rome. Ha fatto parte del comitato scientifico del Lexicon Topographicum Urbis Romae curato da E. M. Steinby ed è membro del comitato editoriale delle riviste Workshop di Archeologia Classica, Facta, Annali della Facoltà di Lettere dell’università di Siena. Svolge attualmente missioni archeologiche in Grecia, Marocco ed Egitto.

Taranto. Dopo il Tour virtuale 3D, il museo Archeologico nazionale lancia #ilmartasonoio: una Call to Action della community. La direttrice: “Il Museo è un viaggio personalissimo, una sensazione, un ricordo, un motivo d’orgoglio o la memoria di una meraviglia di fronte ad una vetrina che sembra parlare solo a noi”

“Il MArTA sono io”. Una sorta di Call to Action che questa volta prova a legare volti, nomi e parole di persone “comuni” al futuro e alla riconoscibilità di un valore identitario e culturale. “Perché la cultura possa svolgere la sua piena funzione di motore di crescita e di sviluppo abbiamo bisogno di essere umili, spiegarne il valore, divulgarla”, dice Eva Degl’Innocenti, direttrice del museo di Taranto, “ma anche di co-creare contenuti con il pubblico. Se in dieci secondi avessimo l’opportunità di raccontare al mondo tutto questo valore, sarebbe già una cura efficace dell’anima, della mente e per il nostro benessere psico-fisico in questo periodo complesso che stiamo vivendo con l’emergenza epidemiologica del COVID-19”. #ilmartasonoio​ è l’hashtag scelto per la campagna che preannuncia un’altra importante opera di diffusione popolare dei contenuti del MArTA, dopo la presentazione della piattaforma digitale in otto lingue e la digitalizzazione dei reperti open data. “Essere il MArTA significa essere parte di quella storia ma essere anche responsabili e testimoni degli sforzi che tutti dobbiamo fare per cambiare narrazioni e attivare mutamenti”, continua Degl’Innocenti. “Ecco perché noi tutti siamo il MArTA. I video (corredati dall’autorizzazione per l’uso dell’immagine) potranno essere inviati al MArTA attraverso il servizio di messaggistica istantanea di tutti i canali social del museo (Facebook/Instagram/Twitter)”.

Lo sguardo di meraviglia davanti a una vetrina degli ori di Taranto (foto MArTA)

“Il MArTA oggi è la Taranto, la Puglia, il Sud che consapevole dei suoi punti di forza, cambia la narrazione di queste terre e insieme ad esse ne revisiona i modelli di sviluppo”, spiega la direttrice. “Se da una parte, dunque, la crisi mondiale dettata dal rischio di contagio da SARS COV 19, distrugge la fisicità e desertifica i luoghi, lascia però il tempo per ripensare gli strumenti utili al restauro delle pratiche sociali che anche nella lontananza dovremo essere in grado di tenere vive. Filosofeggiando potremmo dire che una “piccola distanza non è ancora vicinanza, e una grande distanza non è ancora lontananza”. Una riflessione che per i Musei e il MArTA in particolar modo ha significato tener in equilibrio diverse esigenze: quelle derivanti dalla necessità di continuare ad essere luogo di educazione e ricerca, tutela, inclusione e condivisione, proprio mentre le luci sul settore dal codice ATECO non indispensabile rischiavano di spegnersi per troppo tempo.

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Eva Degl’Innocenti, direttrice del museo Archeologico nazionale di Taranto (foto MArTA)

Abbiamo curato la distanza instaurando una nuova vicinanza e lì, paradossalmente, conquistato un “pubblico” fino a ieri considerato distratto, inaccessibile, disinteressato. La cultura deve approfittare di questo tempo e giocare d’astuzia, entrando nell’agone di quel mondo che si pensava potesse appiattirla per sempre. Si tratta però di tener ben presente il punto di equilibrio accettabile per discipline come l’archeologia che sulle storie degli uomini e delle donne basa la sua esistenza. Gli esseri umani sono un punto imprescindibile. L’ancora per non rischiare la deriva. Per questo accanto all’esperienza virtuale che colloca il MArTA tra i musei più innovativi e high-tech, abbiamo voluto riprendere il contatto con tutta quella community reale e virtuale che il museo di Taranto ha imparato ad amarlo, apprezzarlo, o comunque è incuriosita da un luogo che rappresenta uno dei crocevia più importanti delle culture euro-mediterranee. Nel museo virtuale e nella fruizione remota dei suoi 6 mila metri quadrati di reperti, la storia è un viaggio a ritroso di oltre 20mila anni. Nella call to action che abbiamo messo in moto in queste settimane sotto l’egida dell’hashtag #ilmartasonoio, il Museo è un viaggio personalissimo, una sensazione, un ricordo, un motivo d’orgoglio o la memoria di una meraviglia di fronte ad una vetrina che sembra parlare solo a noi. Non si tratta di strategie in antitesi ma di un’azione coordinata che nel periodo che ci ha costretto a cancellare centinaia di pagine nelle agende professionali, esperienziali e di vita di ognuno di noi, ci offre l’opportunità di uscire dall’impasse con un arricchimento personale ma anche con una visione della filiera culturale più strutturata e più connessa ad altri motori trainanti dell’economia italiana. taranto_marta_past-for-future_logoIl MArTA è uscito da tempo dalla logica del “monumento”. È un luogo fisico sì, ma è anche un luogo di produzione. Mi piace immaginarlo come il lievito madre in cui partendo dalla ricchezza del passato, si può programmare il futuro, creando interazione e co-creazione con il territorio e i territori. Per questo bisogna aprirsi, contaminarsi, continuare ad esplorare la cronaca passata ma non essere avulsi dalla cronaca presente. È innegabile. La pandemia si è abbattuta anche sul settore culturale imponendo brusche frenate e un ridimensionamento dell’offerta solitamente data in presenza. Oggi dunque mentre l’emergenza dettata dal COVID-19 distrugge le certezze del mondo di ieri, siamo tutti chiamati ad immaginare il mondo di domani, uscendo dalle retoriche che spesso hanno accompagnato l’incontro di mondi diversi. Il MArTA è l’avamposto di un museo diffuso sul territorio. Il virtuale porterà la filigrana degli ori, le prodezze sportive dell’atleta di Taranto, la maestria dell’artigianato tarantino nel tempo, le storie di coraggio di guerrieri ed eroi, l’archeologia della Puglia forse oltre gli oceani, ma certo negli jazzi o nei vicoli delle nostre realtà rurali e marinare fino ai quartieri di periferie. Quel messaggio getterà i suoi semi nel “turismo di prossimità”, nei visitatori che dovranno percorrere solo qualche chilometro o qualche isolato, in quei piccoli numeri, e produrrà i suoi frutti in quella comunità che per il MArTA costituisce la principale mission culturale e sociale. Il museo Archeologico nazionale di Taranto – conclude Degl’Innocenti – è il museo del “past for future” che ambisce ad essere l’integratore che attorno al suo patrimonio potrà convogliare le risorse esistenti ed evitare così la rassegnazione e la perdita di una identità che è anche intelligenza territoriale. Il MArTA è un’agora del XXI secolo”.

Taranto. Per i “Mercoledì del MArTA”, appuntamento on line con gli archeologi subacquei Danilo Leone e Maria Turchiano su “Archeologia subacquea in Albania: porti, approdi e rotte commerciali”

La locandina della conferenza di Danilo Leone e Maria Turchiano su “Archeologia subacquea in Albania”

All’archeologia subacquea, uno dei settori di ricerca più importanti per un paese, come l’Italia, circondato dal mare e per l’esame di quelle rotte che videro proprio Taranto e il suo porto tra le mete più interessanti nelle tratte tra Oriente e Occidente, è dedicato il nuovo appuntamento on line dei “Mercoledì del MArTA” promosso dal museo Archeologico Nazionale di Taranto: “Archeologia subacquea in Albania: porti, approdi e rotte commerciali”, focus su un territorio per certi aspetti inesplorato come l’Adriatico della vicina Albania. A parlarne in diretta mercoledì 10 febbraio 2021, alle 18, insieme alla direttrice del museo di Taranto, Eva Degl’Innocenti, saranno i professori dell’università di Foggia Danilo Leone e Maria Turchiano che dal 2007, in qualità di condirettori, seguono il Progetto Internazionale di ricerche archeologiche subacquee Liburna. All’incontro porterà il suo saluto Barbara Davidde, la dirigente di fresca nomina della soprintendenza nazionale per il Patrimonio culturale subacqueo che ha sede proprio a Taranto. La video conferenza sarà trasmessa in diretta sui canali Facebook e YouTube del MArTA.

Ricerche di archeologia subacquea nell’ambito del Progetto Liburna (foto unifg)

Negli ultimi decenni, si è registrato un rinnovato interesse per lo studio dell’Adriatico, analizzato sempre più come sistema complesso, grazie alla convergenza di una serie di ricerche di carattere storico, archeologico, antropologico, economico e politico. L’oggetto storiografico di alcuni di questi studi è il mare a partire dai suoi paesaggi costieri, dalle sue rotte, dalla circolazione di merci, persone e idee, dalle stratificazioni delle sue civiltà. L’archeologia subacquea ha contribuito a rivelare alcuni aspetti di questo mare stretto e lungo, caratterizzato da sempre da traffici molto intensi e solcato sia da navi di grandi dimensioni, sia da imbarcazioni per il medio e piccolo cabotaggio. Ed è proprio in questo scenario che è maturato il progetto di ricerche Liburna sui paesaggi costieri e subacquei dell’Albania, nato dall’esigenza di indagare contesti di straordinaria importanza quasi del tutto inesplorati, e coordinato dall’università di Foggia, promosso dalla Regione Puglia, dal ministero per gli Affari Esteri, dal ministero della Cultura albanese, dall’Istituto nazionale Archeologico dell’Accademia delle Scienze e dall’università di Tirana, e sostenuto dall’Agenzia per il patrimonio culturale Euromediterraneo, dalla Guardia di Finanza, dalla Marina Militare albanese e da Asso Onlus.

Reperti portati in superficie nelle ricerche di archeologia subacquea del Progetto Liburna (foto unifg)
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L’archeologo Danilo Leone dell’università di Foggia

Gli studiosi Danilo Leone e Maria Turchiano spiegano che si tratta di un terreno di esplorazione tutto ancora da svelare perché il divieto delle attività subacquee imposto dall’ex regime comunista aveva impedito lo sviluppo di ricerche sistematiche e di strutture logistiche di supporto a queste attività. Al momento dell’avvio delle indagini si avevano limitate indicazioni su relitti antichi e su siti sommersi, ad eccezione di alcune notizie su rinvenimenti isolati, in particolare anfore e ancore, conservati in vari musei albanesi. Il Progetto Liburna si è sviluppato nel corso di quattro campagne di ricognizione con due principali obiettivi: l’elaborazione di una carta archeologica del litorale albanese, con l’indagine di alcuni siti di particolare interesse, e la realizzazione di attività mirate alla formazione professionale e alla tutela e valorizzazione del patrimonio sommerso.

Taranto. Per i “Mercoledì del MArTA”, appuntamento on line con l’archeologa Giulia Recchia su ‘’Coppa Nevigata e gli insediamenti fortificati dell’Età del Bronzo in Puglia’’

La locandina dell’incontro on line del MArTa con Giulia Recchia su Coppa Nevigata

Il nuovo appuntamento con i “Mercoledì del MArTA”, introdotto dalla direttrice Eva Degl’Innocenti, ci porta a conoscere un sito della preistoria pugliese: Coppa Nevigata. Il museo Archeologico nazionale di Taranto narra la storia di un Mediterraneo che unisce. Dopo aver raccontato nei precedenti incontri i legami con la madre patria greca, il MArTA torna ad esplorare i siti archeologici della Puglia, a cominciare da Coppa Nevigata a sudovest di Manfredonia sulle coste a sud del Gargano. A farlo nell’appuntamento on line dei “Mercoledì del MArTA” sarà, il 3 febbraio 2021, Giulia Recchia, professore associato di paletnologia all’università Sapienza di Roma, membro onorario dell’Institute of Archaeology dell’University College of London e co-responsabile delle ricerche nell’insediamento dell’età del bronzo di Coppa Nevigata in provincia di Foggia, di cui è direttrice dal 2021. Appuntamento alle 18 live sulla pagina Facebook e sul canale YouTube del MArTA: ‘’Coppa Nevigata e gli insediamenti fortificati dell’Età del Bronzo in Puglia’’.

Visione zenitale del sito fortificato dell’Età del Bronzo di Coppa Nevigata (Manfredonia) (foto MArTa)

Coppa Nevigata è uno dei più importanti insediamenti fortificati dell’età del Bronzo dell’Italia centro-meridionale e costituisce anche uno dei siti maggiormente indagati in estensione. Gli scavi iniziati nei primi del ‘900, furono ripresi da Salvatore Maria Puglisi tra il 1955 e il 1975. Dal 1983 la Sapienza conduce campagne di scavo annuali, sotto la direzione di Alberto Cazzella e in concessione da parte del MiBACT, che hanno messo in luce una porzione consistente dell’abitato. Situato sulle sponde di un’antica laguna a sud del Gargano, l’insediamento, la cui vita copre 1000 anni circa, era caratterizzato da imponenti mura di fortificazione, realizzate a partire dal 1700 a.C. circa e più volte modificate nel tempo. Principalmente votato agli scambi, svolse un ruolo significativo nelle rotte adriatiche, marittime e terrestri. L’abitato era infatti inserito in una rete di contatti cui facevano capo i numerosi insediamenti costieri e retro-costieri, spesso fortificati, che fiorirono lungo le coste adriatica e ionica della Puglia durante il II millennio a.C. e che furono coinvolti, direttamente o indirettamente, nel sistema di scambi con il mondo egeo-miceneo.

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L’archeologa Giulia Recchia dell’università La Sapienza di Roma

Giulia Recchia è professore associato all’università Sapienza di Roma dal 2020, dove insegna Paletnologia. È inoltre Honorary Associate Researcher presso l’Institute of Archaeology –University College of London (Uk). Dal 2018 è abilitata al ruolo di Professore di I fascia (Asn). Dal 2019 al 2020 è stata ricercatore all’università Sapienza di Roma e dal 2005 al 2018 è stata ricercatore all’università di Foggia. Ha condotto scavi e ricerche di superficie nell’Italia centro-meridionale, a Malta e nelle isole Ionie. Dal 2000 al 2020 è stata co-responsabile delle ricerche nell’insediamento dell’età del Bronzo di Coppa Nevigata (Fg), di cui è direttrice dal 2021.

Il museo Archeologico nazionale di Taranto-MArTa potenzia l’offerta culturale digitale, sbarca su Tik Tok, e rilancia i “Mercoledì del MArTa” on line: il prof. Di Cesare racconta le nuove e importanti novità provenienti dai più recenti scavi nel santuario delle Sirene di Efestia sull’isola di Lemno

La nuova identità visiva e digitale del museo Archeologico nazionale di Taranto – MArTa
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Logo del MArTa su Tik Tok

In attesa delle disposizioni sulle riaperture dei Musei, il museo Archeologico nazionale di Taranto – MArTA non ferma la sua offerta culturale sul piano digitale: sono ripartiti gli appuntamenti seminariali, in diretta Facebook e YouTube, dei “Mercoledì del MArTA”, e si è aperto un dialogo con i giovanissimi facendo approdare il museo Archeologico nazionale di Taranto su Tik Tok: il social network cinese lanciato nel settembre del 2016 che ha superato il miliardo di utenti in tutto il mondo. “La cultura non è statica”, spiega la direttrice Eva Degl’Innocenti, “anzi ha bisogno di cittadinanza attiva capace di condividerla, tramandarla e raccontarla, rigenerandola anche nello stile comunicativo, come abbiamo deciso di fare al MArTA parlando anche ai piccoli abituati a video creativi di 30 o 60 secondi, che noi utilizziamo per raccontare la storia anche in maniera divertente”. Il canale Tik Tok del Museo @martamuseo è già attivo con contributi dal linguaggio frizzante e inaspettato che sanciscono l’avvio di questo nuovo percorso, direzione millennials, per il museo tarantino.

L’area archeologica di Efestia sull’isola di Lemno nell’Egeo (foto da http://www.turismoingrecia.com)
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La locandina della conferenza del prof. Riccardo Di Cesare

Mercoledì 27 gennaio 2021, alle 18, in diretta sulla pagina Facebook e YouTube del MArTA, si naviga nell’Egeo, approdando sulle coste dell’isola di Lemno: per i “Mercoledì del MArTa” conferenza del prof. Riccardo Di Cesare dell’università di Foggia su “Il Santuario delle Sirene di Efestia (Lemno): le nuove ricerche”.  Il prof. Riccardo Di Cesare, già allievo della Scuola Archeologica Italiana di Atene e attualmente professore di Archeologia classica e del Mediterraneo e di Storia greca all’università di Foggia, racconterà le nuove e importanti novità provenienti dai più recenti scavi nel santuario delle Sirene di Efestia, effettuati proprio sotto la sua direzione. “Qui i primi scavi del 1929 e del 1930 avevano portato alla scoperta di un santuario che aveva restituito una “stipe”, ossia un vano colmo di oggetti votivi, tra cui le famose Sirene e Sfingi di terracotta, diventate presto un simbolo dell’isola”, spiega Di Cesare. “Oggi quei resti architettonici e i materiali rinvenuti in corso di studio consentono, però, di gettare luce nuova sul culto, sulle liturgie, sull’arte e l’artigianato di Lemno e sui fiorenti contatti commerciali dell’isola”. E la direttrice Degl’Innocenti: “Quelli che attraverso la relazione del prof. Di Cesare andremo a riscoprire sono “luoghi” di grande attualità anche per la storia di oggi dell’unica colonia magro greca spartana che fu Taranto, luoghi dalla forte identità religiosa che però tracciano una linea di continuità culturale tra Taranto e l’Egeo, e i loro ruoli nella cultura euro-mediterranea dal Bosforo a Gibilterra”.

Auguri speciali in tutto il mondo con la MArTA Christmas Card: insieme al messaggio augurale si regala il tour virtuale in 3D del museo Archeologico nazionale di Taranto

La Marta Christmas Card è l’idea per le festività del museo Archeologico nazionale di Taranto

È attiva la MArTA Christmas Card, una vera e propria cartolina virtuale personalizzabile che consente di raggiungere amici e familiari in tutte le parti del mondo e inviare insieme al proprio messaggio augurale anche un link per compiere un vero e proprio viaggio nel tempo, tra i circa 20mila anni di storia contenuti nel museo Archeologico nazionale di Taranto. “Oggi tutti i musei del mondo fanno i conti con la pandemia”, interviene Eva Degl’Innocenti, direttrice del MArTA, per spiegare la singolare iniziativa che nella frenesia dello shopping natalizio, mette in vetrina proprio la cultura con un viaggio, anche se virtuale, all’interno delle sale di uno dei musei archeologici più importanti del mondo. “Il MArTA ha deciso di trasformare questo momento di crisi in una opportunità di riscatto e contribuire a portare Taranto, il suo buon nome e le sue ricchezze, oltre gli ostacoli geografici, logistici, e soprattutto oltre gli stereotipi che spesso l’accompagnano. C’è una città ricca di cultura e di storia da riscoprire e il museo Archeologico nazionale ne è la porta d’accesso principale”.

MArTA Christmas Card: l’icona sul sito del museo da dove iniziare per il regalo “speciale”

Come funziona. Attraverso il sito www.museotaranto.beniculturali.it si potrà accedere al servizio cliccando direttamente sul banner con l’icona identificativa della MArTA Christmas Card. Compilando un form semplice e facendo la propria donazione, sarà possibile acquistare il tour virtuale in 3D del Museo (circa 6mila metri quadri di esposizione, comprese le sale degli Ori e quelle dell’atleta di Taranto, ndr) e inviarlo, insieme al proprio messaggio augurale, alla e-mail della persona che si vuole raggiungere.

Firenze. A Tourisma la cerimonia di consegna del Premio Francovich: il pubblico ha indicato il museo dell’Alto Medioevo di Ascoli Piceno, i soci Sami l’area archeologica di Sant’Eulalia a Cagliari. Omaggio al regista italiano Edoardo Carlo Winspeare Guicciardi

Sul palco di Tourisma il presidente di Sami, Paul Arthur, e l’intera commissione: da sinistra, Pruneti, Visser, Degli Innocenti, Morandini, Pagano e Volpe (foto Graziano Tavan)

Un museo marchigiano, un’area archeologica sarda, un regista salentino d’adozione: sono loro i destinatari del Premio Francovich, il prestigioso riconoscimento che la SAMI (Società Archeologi Medievisti Italiani) conferisce al museo, parco o complesso archeologico che si sia distinto nelle modalità di comunicazione al grande pubblico dei propri contenuti. La cerimonia di proclamazione sabato 22 febbraio 2020 all’auditorium del centro congressi di Firenze, nell’ambito di Tourisma, il salone dell’archeologia e del turismo culturale. A rendere noti i vincitori è stato il presidente di Sami, Paul Arthur, docente Archeologia medievale all’università del Salento, che prima ha voluto rievocare la figura del grande medievista, Roberto Francovich. “Ricordo con nostalgia”, ha esordito il presidente, con una voce visibilmente emozionata, “quando, negli anni ’70, venni in Italia per iniziare a scavare nella villa romana di Settefinestre, fra Capalbio e Orbetello in Toscana, databile all’età tardorepubblicana, vicino a Cosa, una colonia romana fondata nel 273 a.C. Allora il mio direttore era Andrea Carandini. Ma già si parlava che lì vicino scavava un altro archeologo, medievalista, tal Roberto Francovich, che investigava le tracce medioevali sulle colline. C’erano dunque presenti a poca distanza tra loro due linee di lavoro in qualche modo parallele (per i metodi rigorosi adottati da entrambi) e su campi di studio cronologicamente legati tra loro, essendo uno il prosieguo dell’altro. Volli conoscerlo. E abbandonai l’archeologia classica per abbracciare l’archeologia medioevale che si può ben dire, se lo si è visto al lavoro, sia stato proprio Francovich a crearla sia a livello scientifico (adottando tutte quelle nuove tecnologie che potevano essere a supporto della ricerca) sia a livello conoscitivo, cercando fin da subito di rendere partecipe il pubblico dei risultati delle sue ricerche”.

Riccardo Francovich, l’iniziatore dell’archeologia medievale in Italia: a lui è dedicato il premio Sami

Il Premio Francovich è nato nel 2013, e viene assegnato annualmente dalla SAMI per ricordare l’archeologo medievista Riccardo Francovich (1946-2007), fondatore della rivista Archeologia Medievale e ritenuto il principale esponente del gruppo di studiosi che in Italia hanno contribuito alla nascita di questa disciplina. Oltre al presidente Paul Arthur, fanno parte della Commissione giudicatrice del Premio Francovich: Eva Degl’Innocenti (direttrice museo Archeologico nazionale di Taranto), Francesca Morandini (responsabile Servizio collezioni e aree archeologiche dei musei civici d’Arte e Storia di Brescia), Fabio Pagano (direttore Parco archeologico dei Campi Flegrei), Piero Pruneti (direttore Archeologia Viva), Giuliano Volpe (docente Archeologia medievale all’università di Bari, già presidente SAMI), Anna Maria Visser (docente Museologia all’università di Ferrara). Una volta salita sul palco tutta la commissione, chiamata dal presidente Arthur, si è proceduto alla proclamazione dei vincitori.

La consegna del Premio Francovich a Tourisma: da sinistra, Andrea Staffa, Paul Arthur e Donatella Ferretti (foto Graziano Tavan)

Il premio del pubblico, su una rosa scelta e proposta dalla commissione giudicatrice, è andato al museo dell’Alto Medioevo di Ascoli Piceno (col 42,48 per cento delle preferenze dei 7580 votanti), come recita la motivazione, “per le innovative soluzioni espositive e comunicative adottate per favorire la conoscenza dello straordinario cimitero longobardo di Castel Trosino e di altri siti tardo antichi e altomedievali per sostenere lo sviluppo del territorio marchigiano attraverso la cultura”. A ricevere la targa dalle mani del presidente l’assessore alla Cultura di Ascoli Piceno, Donatella Ferretti, con fascia tricolore, che ha portato a Tourisma anche il Gonfalone della città. “Grazie per aver acceso con questo premio una luce su un territorio come il nostro ricchissimo di arte e storia, ma porta ancora le ferite del sisma del 2016”, ha commentato mostrando l’orgoglio di tutta la sua città. “Oggi questo premio ci stimola ulteriormente a valorizzare il nostro museo che è uno strumento di crescita”. E Andrea Staffa, archeologo e progettista dell’allestimento del museo dell’Alto Medioevo di Ascoli Piceno, con voce a tratti rotta dalla commozione, ha voluto ricordare “due persone che hanno dato tanto per questa istituzione e che ora non ci sono più: Lidia Paroli, storica direttrice del museo, e Giuliano De Marinis che ha contribuito alla riorganizzazione della rete museale marchigiana”.

Il museo dell’Alto Medioevo di Ascoli Piceno

Il museo dell’Alto Medioevo di Ascoli Piceno è composto principalmente dai corredi in oro di due delle circa 260 tombe longobarde scoperte nel 1893 presso la necropoli di Castel Trosino, in territorio ascolano. Sono esposti inoltre gli oggetti ritrovati nell’ultimo scavo. Oltre alle due tombe nel Museo sono esposti in alcune vetrine perimetrali gli oggetti ritrovati nell’ultimo scavo effettuato dalla Soprintendenza per i beni Archeologici delle Marche nel 2001. Tra questi uno splendido anello d’oro massiccio con incastonata una pietra azzurra raffigurante una coppia di buoi in bassorilievo.

A Tourisma la delegazione di Sant’Eulalia e la commissione Sami del premio Francovich (foto Graziano Tavan)

La consegno del premio Francovic all’area archeologica di Sant’Eulalia: don Marco sorregge la targa (foto Graziano Tavan)

Il premio dei soci Sami è stato conferito all’Area archeologica di Santa Eulalia, nel quartiere storico della Marina di Cagliari, che “consente un viaggio nella storia stratificata, eccellente esempio di collaborazione tra istituzioni e di fusione tra ricerca, tutela e valorizzazione del patrimonio archeologico e sviluppo locale”. A ritirare il premio don Marco Lai, parroco di Sant’Eulalia, insieme a Giovanna Pietra, responsabile tutela archeologica della Sabap per la città metropolitana di Cagliari e le province di Oristano e Sud Sardegna. Don Marco ha ricordato “il contributo del vecchio parroco, don Mario Cucusi, e la preziosa collaborazione con la soprintendenza e l’università di Cagliari, che hanno permesso la scoperta e il recupero di un pezzo importante della città di Cagliari testimone dai punici al medioevo”. Accorato e partecipato l’intervento di Giovanna Pietra: “Noi archeologi della soprintendenza amiamo il proprio lavoro, contro ogni difficoltà o problema. E quando poi ci sono eventi come quello che stiamo vivendo oggi con il riconoscimento del premio Francovich, ci sentiamo ripagati per tutte le nostre fatiche e i nostri sacrifici. Ik premio ci gratifica e ci dice che siamo sulla strada giusta. Oggi il quartiere della Marina a Cagliari è uno di quelli più multietnici della città: lo scavi di Sant’Eulalia ci conferma che lo è sempre stato”.

L’area archeologica di Sant’Eulalia a Cagliari

L’area archeologica di Sant’Eulalia, situata sotto il rilievo su cui sorge la chiesa, gode di una stratificazione architettonica di epoche che vanno dall’età punica e romana repubblicana, passando per il medioevo, fino ai giorni nostri. I reperti archeologici vennero scoperti nel 1990 proprio grazie a lavori di restauro eseguiti nella chiesa. Il complesso archeologico gode di una stratificazione architettonica di epoche che vanno dall’età punica e romana repubblicana, passando per il medioevo, fino ai giorni nostri. Il sito archeologico di Sant’Eulalia è uno scorcio dal quale sono visibili molti elementi caratterizzanti la civiltà Romana nella città di Cagliari, illustrando l’estrazione della materia prima per l’edilizia, l’efficienza della loro rete idrica e fognaria, il loro culto religioso, con il tempietto ed i tesori che erano custoditi al suo interno, la rete stradale e l’abitazione privata, casa e rifugio. Di un periodo storico più tardo, presumibilmente altomedievale, sono le mura che percorrono l’antica strada, probabilmente erette a difesa dalle continue scorribande vandaliche, e successivamente saracene, che coinvolsero l’isola durante la caduta dell’impero romano. Sempre medievali anche degli ambienti in cui sono conservate delle vasche abbeveratoi per animali. Di periodo più tardo è la cripta della stessa chiesa risalente presumibilmente al XVIII secolo.

Il direttore di fotografia Paolo Carnera riceve il premio Francovich per conto del regista Edoardo Carlo Winspeare Guicciardi (foto Graziano Tavan)

Infine la giuria del Premio “Francovich” ha assegnato un riconoscimento speciale al regista italiano Edoardo Carlo Winspeare Guicciardi per la sua opera di divulgazione delle tradizioni medievali (in particolare con i film Pizzicata e Filia Solis) e per il suo attivismo a favore della cultura e del paesaggio. Il premio è stato ritirato dal direttore della fotografia Paolo Carnera, perché il regista ha dovuto rientrare urgentemente per motivi di famiglia.