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Roma. A Sapienza università presentazione del libro “Con sobria chiarezza. Atti delle Giornate in onore di Giovanni Becatti nel Cinquantesimo Anniversario della Scomparsa”, a cura di Alessandro D’Alessio, Dario Daffara e Graziella Becatti

Martedì 20 gennaio 2026, alle 17, all’Aula di Archeologia di Sapienza Università di Roma – Facoltà di lettere e archeologia, presentazione del libro “Con sobria chiarezza. Atti delle Giornate in onore di Giovanni Becatti nel Cinquantesimo Anniversario della Scomparsa”, a cura di Alessandro D’Alessio, Dario Daffara e Graziella Becatti. Presenteranno il volume il prof. Paolo Carafa e il direttore generale Musei Massimo Osanna. Non è richiesta prenotazione, ingresso libero fino a esaurimento dei posti disponibili. Grazie al contributo di allievi, colleghi e continuatori della sua opera nell’ufficio degli Scavi di Ostia, il convegno è stato l’occasione per ripercorrere la carriera di uno studioso che ha lasciato un’impronta profonda nella storia dell’arte antica e nell’archeologia del XX secolo (vedi Roma. A Palazzo Massimo “Con sobria chiarezza”, due giornate di studio in onore di Giovanni Becatti a cinquant’anni dalla scomparsa: in presenza e on line. Il programma | archeologiavocidalpassato).

Un libro al giorno. “Architetture e sistemi costruttivi dei teatri e degli anfiteatri antichi in area adriatica” a cura di Jacopo Bonetto, Andrea Raffaele Ghiotto, Beatrice Marchet, atti del convegno internazionale di studi (Padova, 14-15 dicembre 2023)

Copertina del libro “Architetture e sistemi costruttivi dei teatri e degli anfiteatri antichi in area adriatica” a cura di Jacopo Bonetto, Andrea Raffaele Ghiotto, Beatrice Marchet

È uscito per i tipi di Edizioni Quasar il libro “Architetture e sistemi costruttivi dei teatri e degli anfiteatri antichi in area adriatica. Atti del convegno internazionale di studi (Padova, 14-15 dicembre 2023)” a cura di Jacopo Bonetto, Andrea Raffaele Ghiotto, Beatrice Marchet. Dal I secolo a.C. gli edifici da spettacolo si diffusero in tutti i centri del Mediterraneo romano fino a divenire elementi dominanti del paesaggio urbano e suburbano. In questo processo durato diversi decenni, teatri e anfiteatri divennero realtà caratterizzanti del processo di diffusione della cultura romana per assumere un ruolo centrale quali luoghi di svago periodico, di celebrazioni religiose, di coesione sociale e di trasferimento di messaggi culturali e ideologici. Nella capillare diffusione dei complessi dedicati a ludi e spectacula, molti centri dell’Italia antica sperimentarono soluzioni architettoniche innovative, in grado di realizzare edifici per spettacoli anche nelle aree planiziarie e in assenza di realtà fisiografiche, distinguendosi in questo dalle esperienze di età greca ed ellenistica. Nella graduale acquisizione di autonomia strutturale, teatri e anfiteatri videro accrescere la complessità della loro articolazione architettonica, adottando indirizzi progettuali, soluzioni architettoniche e prassi cantieristiche tali da soddisfare le nuove esigenze. Il convegno internazionale di studi “Architetture e sistemi costruttivi dei teatri e degli anfiteatri antichi in area adriatica” indaga queste evoluzioni tecnico-strutturali, che resero gli edifici per spettacoli fra i maggiori complessi architettonici del mondo antico.

Un libro al giorno. “Il turismo archeologico. Modelli di fruizione e prospettive di ricerca” di Eleonora Pappalardo: il turismo archeologico si definisce per la natura dell’offerta, siti, monumenti, musei o aree di interesse archeologico

Copertina del libro “Il turismo archeologico. Modelli di fruizione e prospettive di ricerca” di Eleonora Pappalardo

È uscito per le Edizioni Quasar il libro “Il turismo archeologico. Modelli di fruizione e prospettive di ricerca” di Eleonora Pappalardo. Branca del più vasto turismo culturale, il turismo archeologico si definisce per la natura dell’offerta: siti, monumenti, musei o aree di interesse archeologico. Proprio la specificità della risorsa attorno alla quale si costruisce e si progetta l’itinerario necessita di una serie di accorgimenti che abbiano il duplice fine di rispettare e salvaguardare il bene oggetto della visita e, al contempo, di garantire un’esperienza gratificante e memorabile. I “provider” del turismo archeologico devono dunque prevedere il concorso di competenze diverse tanto nella fase di pianificazione quanto in quella di proposta al pubblico, poiché il turista che desidera viaggiare “nel tempo” non concepisce la visita di un sito come un mero momento di apprendimento, ma come un’esperienza in cui essere parte attiva, partecipando alla creazione di nuovi significati. Nel definire i possibili modelli fruizione per questa branca del turismo entrano in gioco categorie pertinenti alle scienze sociali, alla psicologia e, in certi casi, alle neuroscienze poiché il vero turismo archeologico è quello che dal “visiting archaeological heritage” conduce al “performing archaeological heritage“, coinvolgendo il visitatore nella narrazione prodotta e nel processo di rinegoziazione identitaria. Nella disamina sul turismo archeologico, dunque, si fa ricorso a molteplici ambiti di ricerca, spesso distanti tra loro, poiché la diade turismo/cultura-archeologia non è sempre di facile risoluzione, essendo il turismo un processo essenzialmente economico, la cultura (archeologia) un fenomeno umano, il cui valore non è economicamente quantificabile o concepibile in termini guadagno. Procedere all’allineamento di questi due concetti non è facile, ma si pone come necessario per non privare il territorio e le comunità che esso ospita del potenziale che la conoscenza del nostro passato può avere in termini di sviluppo sociale e culturale, da un lato, economico dall’altro.

Roma. In Curia Iulia presentazione, in presenza e on line, del libro “Strade, santuari e domus tra Palatino e Velia nella media età repubblicana (IV-III secolo a.C.). 1. Stratigrafie, contesti, ricostruzioni” di Antonio F. Ferrandes (Edizioni Quasar)

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Lunedì 24 marzo 2025, alle 16.30, in Curia Iulia per iniziativa del parco archeologico del Colosseo, presentazione del libro “Strade santuari e domus tra Palatino e Velia nella media età repubblicana (IV-III secolo a.C.). 1. Stratigrafie contesti ricostruzioni” di Antonio F. Ferrandes, edito da Edizioni Quasar. Introduce Alfonsina Russo, direttore del parco archeologico del Colosseo. Intervengono Daniele Malfitana, direttore della Scuola di specializzazione in Beni archeologici dell’università di Catania; Emanuele Papi, direttore della Scuola archeologica italiana di Atene. Sarà presente l’autore. ingresso da largo della Salara Vecchia. Ingresso libero con prenotazione obbligatoria fino ad esaurimento posti su https://ferrandes25.eventbrite.it. Diretta streaming sulla pagina Facebook del parco del Colosseo.

Il libro presenta lo studio delle stratigrafie medio-repubblicane (IV-III secolo a.C.) documentate durante le ricerche condotte dal dipartimento di Scienze dell’Antichità della Sapienza – università di Roma nel settore compreso tra il versante occidentale della valle del Colosseo e le vicine pendici del Palatino e della Velia (2001-2017). La complessa articolazione della sequenza di questa età e la qualità e quantità dei contesti hanno consentito di appoggiare a cronologie puntuali il racconto delle vicende insediative di uno dei luoghi più centrali della città antica e di ricostruire l’evoluzione di un paesaggio caratterizzato da una complessa rete viaria, da luoghi di culto di antichissima origine e da un’edilizia privata di prestigio. L’analisi delle diverse categorie/classi di reperti e il confronto con la documentazione nota per la città e il territorio hanno infine permesso di riesaminare la cultura materiale di Roma (produzioni, circolazioni, commerci, consumi di merci e di beni) in un periodo cruciale segnato, tra il 400 e il 200 a.C., dalla progressiva conquista dell’Italia e dell’intero Mediterraneo.

Appia Antica (Roma). Al Complesso di Capo di Bove presentazione del libro “Il paesaggio edificato. Adattamenti, imprevisti, strategie e soluzioni costruttive nel mondo antico” a cura di Ilaria Trivelloni, Dario Canino e Núria Romaní Sala (Edizioni Quasar)

appia-antica_capo-di-bove_libro-il-paesaggio-edificato_di-ilaria-trivelloni_presentazione_locandinaSabato 14 dicembre 2024, alle 10.30, il Complesso di Capo di Bove nel parco archeologico dell’Appia antica ospita la presentazione del libro “Il paesaggio edificato. Adattamenti, imprevisti, strategie e soluzioni costruttive nel mondo antico” a cura di Ilaria Trivelloni, Dario Canino e Núria Romaní Sala (Edizioni Quasar, 2024). Ingresso in via Appia Antica 222 (Roma). Attiva gratuita senza prenotazione. Dopo i saluti del direttore Simone Quilici, ci sarà l’introduzione della prof.ssa Luisa Migliorati (Unitelma – Fondazione Sapienza) che dialogherà con i curatori del volume Ilaria Trivelloni (università di Sassari), Dario Canino (parco archeologico dell’Appia Antica) e Núria Romaní Sala (Universidat Autonòma de Barcelona). Nel corso dell’evento, sarà presente la casa editrice con delle copie del volume. Ai partecipanti sarà fornito un codice sconto del 20% sul prezzo di copertina del volume.

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Copertina del libro Il paesaggio edificato. Adattamenti, imprevisti, strategie e soluzioni costruttive nel mondo antico” a cura di Ilaria Trivelloni, Dario Canino e Núria Romaní Sala (Edizioni Quasar)

Il paesaggio edificato. Adattamenti, imprevisti, strategie e soluzioni costruttive nel mondo antico. Un comune denominatore di tutti gli insediamenti antichi è il legame e l’interdipendenza con la geografia fisica, al punto di condizionare la localizzazione, l’organizzazione, la pianificazione e la sopravvivenza di qualsiasi progetto architettonico o urbanistico. Il libro è dedicato all’approfondimento di casi di studio, edifici, spazi architettonici e città, distribuiti in un’ampia cornice cronologica e geografica dal Mediterraneo occidentale alla Mesoamerica. I contesti presentati sono caratterizzati da un’intensa antropizzazione dell’ambiente naturale, ma allo stesso tempo mostrano la profonda impronta che l’ambiente stesso ha lasciato sul carattere delle società che lo hanno abitato.

 

Roma. Al Complesso monumentale di San Michele a Ripa, in presenza e on line, presentazione del libro di Elisabetta Montenegro “Vulnerabilità sismica e patrimonio archeologico. Una proposta di valutazione speditiva per la conservazione e la gestione dell’architettura allo stato ruderale” promossa dalla soprintendenza speciale per le aree colpite dal sisma del 24 agosto 2016

roma_san.michele-a-ripa_libro-vulnerabilità-sismica-e-patrimonio-archeologico_presentazione_locandinaGiovedì 28 novembre 2024, a Roma, alle 11, al Complesso monumentale di San Michele a Ripa, per iniziativa della soprintendenza speciale per le aree colpite dal sisma del 24 agosto 2016, viene presentato il libro di Elisabetta Montenegro “Vulnerabilità sismica e patrimonio archeologico. Una proposta di valutazione speditiva per la conservazione e la gestione dell’architettura allo stato ruderale”. L’incontro può essere seguito anche in streaming attraverso la piattaforma Teams utilizzando il link indicato sul sito della Soprintendenza speciale. Il libro mira a definire un metodo di indagine per la valutazione del rischio sismico del patrimonio archeologico, frutto di serrato dialogo tra meccanismi di collasso e considerazioni storico-morfologiche delle preesistenze archeologiche allo stato di rudere, finalizzate a stimarne la vulnerabilità sismica a scala territoriale. Il programma prevede il saluto di Luigi La Rocca, capo dipartimento per la Tutela del patrimonio culturale, e gli interventi di Fabio Pagano, direttore del parco archeologico dei Campi Flegrei e di Cesare Tocci, professore in Restauro dell’architettura al Politecnico di Torino. A moderare gli interventi sarà Claudia Cenci, a capo della Soprintendenza speciale per le aree colpite dal sisma del 24 agosto 2016.

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Copertina del libro “Vulnerabilità sismica e patrimonio archeologico. Una proposta di valutazione speditiva per la conservazione e la gestione dell’architettura allo stato ruderale” di Elisabetta Montenegro

Vulnerabilità sismica e patrimonio archeologico. Una proposta di valutazione speditiva per la conservazione e la gestione dell’architettura allo stato ruderale (Quasar). Il libro – che raccoglie gli esiti di una ricerca di dottorato – mira a definire un metodo speditivo di indagine per la valutazione del rischio sismico del patrimonio archeologico, argomento di indubbio interesse e (per certi versi) ancora trascurato. In un percorso a metà tra metodo empirico e analisi quantitativa, dopo un’approfondita disamina della evoluzione normativa in materia, l’autrice tenta di stabilire un indispensabile e affidabile indice di vulnerabilità, che – opportunamente combinato con la pericolosità e l’esposizione dei beni – concorre alla definizione di una scala delle priorità del rischio, fondamentale in una programmazione (necessaria) degli interventi. Il risultato quantitativo è frutto di un continuo e argomentato dialogo tra meccanismi di collasso e considerazioni storico-morfologiche, a cui il calcolo deve sempre riferirsi per una sua validazione, in un rigoroso approccio analitico che inserisce la ricerca all’interno di un panorama consolidato per le costruzioni storiche, allargandone l’orizzonte ad un tema ancora poco esplorato, come le ‘rovine’.

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Elisabetta Montenegro, architetto Sabap Le-Br

Elisabetta Montenegro, funzionario presso la soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per le province di Brindisi e Lecce, partendo dagli esiti di una ricerca di dottorato, ha condotto uno studio che delinea un percorso a metà tra metodo empirico e analisi quantitativa: dopo una disamina della evoluzione normativa in materia, tenta di indicare un indice di vulnerabilità affidabile che, combinato con la pericolosità e l’esposizione dei beni, concorra alla definizione di una scala delle priorità del rischio e a una corretta programmazione degli interventi.

Novità editoriali. Presentato a Capri il libro “Amedeo Maiuri: l’archeologia e il paesaggio storico del Golfo di Napoli” a cura di Luca Di Franco e Rosaria Perrella (Edizioni Quasar), che raccoglie gli Atti della Giornata di Studi a 90 anni dallo scavo di Villa Jovis (28 ottobre 2022)

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Copertina del libro “Amedeo Maiuri: l’archeologia e il paesaggio storico del Golfo di Napoli” a cura di Luca Di Franco e Rosaria Perrella (Edizioni Quasar)

Il libro è stato presentato in aprile 2024 sull’isola di Capri dal soprintendente Mariano Nuzzo, che del libro ha scritto la presentazione, e dall’architetto Cherubino Gambardella, professore all’università “Federico II” di Napoli. Si tratta del libro “Amedeo Maiuri: l’archeologia e il paesaggio storico del Golfo di Napoli” a cura di Luca Di Franco e Rosaria Perrella (Edizioni Quasar), che raccoglie gli Atti della Giornata di Studi a 90 anni dallo scavo di Villa Jovis, tenutasi a Capri il 28 ottobre 2022. Come si legge nella Premessa, “Amedeo Maiuri è stato uno dei protagonisti dell’archeologia campana prima e subito dopo la Seconda Guerra Mondiale. Lo studio della sua figura e della sua intensa attività hanno portato nel corso degli ultimi decenni a comprendere meglio alcuni dei contesti archeologici ancora in corso di scavo, di restauro o di valorizzazione. A 90 anni dall’inizio degli scavi del sito più iconico di Capri, la residenza tiberiana di Villa Jovis, e in occasione dell’anno del paesaggio promosso a Capri in occasione del centenario della legge Croce e del “Convegno del Paesaggio” organizzato da Edwin Cerio proprio sull’isola nel 1922, il convegno “Amedeo Maiuri: l’archeologia e il paesaggio storico del Golfo di Napoli” ha tentato di indagare lo stretto rapporto che lega l’attività della Soprintendenza alle Antichità di Napoli, diretta da Maiuri, con le trasformazioni in corso nei luoghi e nella cultura del Novecento. Le scoperte archeologiche segnarono in questo periodo in modo determinante il paesaggio di un territorio quale il Golfo di Napoli: le intense stagioni di scavo di Baia, Cuma, Pompei, Ercolano e Capri si accompagnano a importanti progetti di valorizzazione, tramite la realizzazione di musei, antiquarium e soprattutto parchi archeologici, parallelamente a sempre più impattanti attività edilizie e infrastrutturali. In questo volume, che ne costituisce gli atti, si raccontano quindi le principali attività di Amedeo Maiuri nel Golfo di Napoli, con una sezione specifica legata a Capri, i cui siti archeologici furono per la prima volta scavati e studiati in modo sistematico e dove risiederà in una villetta da lui stesso progettata”.

Ostia antica. All’antiquarium presentazione del libro “Lo spazio monumentale nella città tardoantica” (edizioni Quasar) di Paolo Baronio, terzo appuntamento del ciclo di incontri “A proposito di Ostia…”

ostia-antica_antiquarium_libro-lo-spazio-monumentale-nella-città-tardoantica_presentazione_locandinaAll’antiquarium del parco archeologico di Ostia antica terzo appuntamento col ciclo di incontri “A proposito di Ostia…” dedicato alla presentazione di libri su tematiche ostiensi (e non solo). Venerdì 24 maggio 2024, alle 17, in sala Mireille Cébeillac, presentazione del libro “Lo spazio monumentale nella città tardoantica” (edizioni Quasar) di Paolo Baronio. L’ingresso è libero, per assistere alla conferenza è necessario recarsi in biglietteria e ritirare il titolo di accesso gratuito, a partire dalle 16.45 e fino alle 18. Introduce Alessandro D’Alessio, direttore del parco archeologico di Ostia antica. Presenta Monica Livadiotti, docente di Storia dell’architettura antica al Politecnico di Bari. Interviene l’autore.

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Copertina del libro “Lo spazio monumentale nella città tardoantica” di Paolo Baronio

Lo spazio monumentale nella città tardoantica. Architetture e immagine di piazze e vie colonnate nei grandi centri del Mediterraneo orientale. Sono stati così indagati gli spazi urbani di capitali importanti del mondo orientale, da Costantinopoli ad Efeso, spazi che costituivano la scenografia aulica di eventi ufficiali connessi con lo stesso potere imperiale; è in queste città, infatti, che i modelli si sono formati per poi diffondersi alla periferia e per la cui ricostruzione sono stati messe a frutto le descrizioni tramandate dalle fonti e le stesse testimonianze iconografiche. Tuttavia, il valore della ricerca sta anche nell’aver volutamente cercato proprio di inquadrare il fenomeno dell’emulazione dei modelli provenienti dalle capitali e della loro ricezione in città provinciali, a volte davvero poco note e trascurate dagli studi oppure solo recentemente indagate, come Durazzo o Sandanski.

Aquileia. Bilancio della campagna di scavo diretta da Patrizia Basso (università di Verona) appena conclusa al Fondo ex Pasqualis: accertata l’esistenza di un grande complesso commerciale, costituito da almeno quattro edifici. Emersa una parte della banchina fluviale

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Campagna di scavo 2023 al Fondo ex Pasqualis dell’università di Verona (foto univr / fondazione aquileia)

L’area del mercato dell’Aquileia tardoantica prende sempre più forma. E con l’ultima campagna di scavo a Fondo ex Pasqualis, si è accertata l’esistenza di un grande complesso commerciale, costituito da almeno quattro edifici. Inoltre è emersa una parte della banchina fluviale esistente già prima dell’area commerciale. Un’équipe dell’università di Verona – dipartimento Culture e Civiltà, sotto la direzione di Patrizia Basso in collaborazione con Diana Dobreva, ha da pochi giorni concluso una nuova campagna di scavo nell’area del Fondo ex Pasqualis, posta all’estremità Sud-Orientale di Aquileia. I lavori sono condotti su concessione ministeriale, in accordo con la soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio del Friuli Venezia Giulia.

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Gruppo di lavoro dell’università di Verona con le professoresse Patrizia Basso e Diana Dobreva e il direttore di Fondazione Aquileia Cristiano Tiussi (foto univr / fondazione aquileia)

“Si è trattato di una campagna particolarmente importante”, spiegano gli archeologi dell’ateneo veronese: “sulla base dell’accordo di collaborazione scientifica e finanziaria con la Fondazione Aquileia, cui è conferita l’area archeologica e che fin dal 2018 sostiene generosamente i lavori, si è convenuto di allungare il periodo di scavo e di orientare la ricerca anche in funzione della futura valorizzazione del sito. Le indagini si sono protratte per due mesi e hanno coinvolto più di una ventina di studenti, dottorandi e giovani dottori di ricerca dell’università di Verona, permettendo così di investigare tre nuove vaste aree e aprendo pagine di grande interesse da verificare con il prosieguo della ricerca”. Durante i mesi di lavoro, lo scavo è sempre rimasto aperto al pubblico, che ogni giorno è stato coinvolto in visite guidate da parte degli studenti veronesi. Di particolare interesse fra le attività di comunicazione e racconto dei dati raccolti, vanno menzionati i due open day organizzati il 17 giugno e il 23 settembre 2023 dalla Fondazione Aquileia, in collaborazione con la Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio del Friuli Venezia Giulia, il museo Archeologico nazionale di Aquileia e altri enti che lavorano per la valorizzazione della città.

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Fondo ex Pasqualis ad Aquileia, campagna di scavo 2023: il lastricato del nuovo edificio di mercato portato alla luce a est degli altri (foto univr / fondazione aquileia)

Innanzitutto, nel corso dei lavori di quest’anno è venuto alla luce un quarto lastricato, oltre ai tre già noti dagli scavi degli anni Cinquanta del Novecento e dalle nostre recenti indagini. Quest’ultimo è ubicato a Est degli altri e a una quota più alta, perché probabilmente si adeguava al naturale andamento del terreno. “Tale scoperta – continuano – indirizza verso l’ipotesi di un grande complesso commerciale, costituito da almeno quattro edifici paralleli affiancati fra loro, ognuno caratterizzato da un’area scoperta attorniata da portici e botteghe: si tratterebbe di un mercato davvero straordinario per monumentalità e ampiezza, unico nell’Impero, almeno allo stato attuale delle conoscenze, e quindi tale da attestare con particolare evidenza la vitalità di Aquileia come centro di scambi e commerci nel Tardoantico”.

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Fondo ex Pasqualis ad Aquileia, campagna di scavo 2023: la strada acciottolata emersa fra due degli edifici del mercato, in corso di scavo (foto univr / fondazione aquileia)

I quattro edifici dovevano essere composti in modo modulare (due a due), lasciando uno spazio intermedio fra loro, ove nello scavo di quest’anno è stata individuata una strada acciottolata, che dal decumano posto a nord del mercato e quindi dall’area della basilica portava al grande centro commerciale: essa permetteva il passaggio dei numerosi avventori che quotidianamente popolavano questi spazi e dei carri per il trasporto delle merci, come confermano anche le tracce individuate sul suo piano di calpestio. Come dimostrato nel corso degli scavi condotti in questi anni, al mercato si accedeva anche dal fiume, attraverso una serie di ingressi aperti sul più esterno dei due muri di cinta urbani portati alla luce a sud delle stesse piazze e correlati a rampe per il trasporto delle merci.

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Fondo ex Pasqualis ad Aquileia, campagna di scavo 2023: la fila di anfore rivenute presso il muro perimetrale di uno degli edifici del complesso commerciale (foto univr / fondazione aquileia)

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Fondo ex Pasqualis ad Aquileia, campagna di scavo 2023: la scalinata acquea correlata alla banchina sul fiume di una fase precedente al mercato emersa in un approfondimento di scavo molto complesso per l’abbondante acqua di falda (foto univr / fondazione aquileia)

Infine, fra le scoperte di quest’anno si segnala il rinvenimento lungo un muro perimetrale di uno degli edifici di una decina di anfore poste in posizione verticale, segate all’altezza della spalla e quindi mancanti del collo e dell’orlo. La loro funzione andrà chiarita con il seguito dei lavori, ma esse già da ora risultano riferibili a una fase precedente alla realizzazione del mercato, quando nell’area esisteva una banchina fluviale e altre strutture ancora individuate solo parzialmente, perché in gran parte coperte dalle piazze. Di questa banchina nella campagna 2023 è stata messa alla luce una scalinata acquea composta da 4 gradini in arenaria che era funzionale proprio alla discesa verso il fiume.

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Copertina del libro “Aquileia. L’area delle mura e del mercato tardoantichi. Lo scavo negli archivi” di Patrizia Basso e Diana Dobreva

Parte integrante del lavoro sul campo è stato anche quello svolto negli archivi del museo Archeologico nazionale di Aquileia con la possibilità di riesaminare la documentazione grafica, fotografica e manoscritta lasciata dagli archeologici che hanno indagato l’area prima di noi. Alcune delle loro intuizioni sono state confermate dai nostri scavi, mentre per altre è stato necessario un’attenta lettura dei dati d’archivio. I risultati di queste ricerche hanno trovato spazio in un primo volume di prossima uscita, in cui si raccontano le vicissitudini di più di un secolo di scoperte archeologiche nell’area.

In libreria “Al di là. Gli uomini, gli dèi, la morte in contesto fenicio” (edizioni Quasar) dell’archeologo Giuseppe Garbati, esperto di cultura fenicia e punica

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Copertina del libro “Al di là. Gli uomini, gli dèi, la morte in contesto fenicio” (edizioni Quasar)

È in libreria la nuova fatica di Giuseppe Garbati “Al di là. Gli uomini, gli dèi, la morte in contesto fenicio” (edizioni Quasar). “Gli dèi proteggono dalla morte – su legge nella presentazione -, custodiscono gli uomini nella morte, difendendone il riposo. Ma anche gli dèi possono avvicinarsi pericolosamente alla soglia che separa la vita dall’aldilà, fino a scomparire negli Inferi (sia pure per poi tornare). Non sempre, tuttavia, l’universo dei morti, divinità comprese, si presenta temibile e spaventoso; dalla terra, infatti, germogliano le colture, la cui abbondanza è anch’essa espressione delle potenze sovrumane. A simili tematiche è dedicato questo libro: protagonisti sono gli uomini, gli dèi e la morte, analizzati come componenti dinamiche di quei percorsi che l’uomo intraprese nell’Antichità per elaborare culturalmente il decesso, provando in qualche modo a gestirlo e a controllarlo. Al centro dell’indagine si collocano i Fenici, le cui variegate comunità, tra l’Oriente e l’Occidente mediterraneo del I millennio a.C., formularono diverse soluzioni per affrontare la morte, sulla base degli specifici quadri culturali di riferimento”.

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L’archeologo Giuseppe Garbati (foto cnr)

Giuseppe Garbati, archeologo, specialista della cultura fenicia e punica, conduce ricerche dedicate soprattutto alle forme cultuali, al materiale votivo e alla morfologia delle divinità fenicie. Insieme a Tatiana Pedrazzi (ISPC – Milano) dirige il progetto “Transformations and Crisis in the Mediterranean. ‘Identity’ and Interculturality in the Levant and Phoenician West”.