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“Patrimonio e Tecnologia. La rinascita di Pompei” è il tema dell’incontro a Palazzo Farnese di Roma, sede dell’ambasciata francese in Italia. Dall’esempio di Pompei si affronta l’applicazione del digitale nella conservazione dei Beni culturali

Villa di Diomede a Pompei oggetto progetto ENS/Centre Jean Bérard diretto da Hélène Dessales

Palazzo Farnese a Roma, sede dell’ambasciata di Francia in Italia

Il patrimonio fa parte degli elementi costituenti dell’identità della Francia e dell’Italia. Rappresenta anche una sfida importante per i due Paesi. La Francia è il 4° paese in numero di siti classificati al patrimonio mondiale dell’Unesco e l’Italia il 1°. Sono anche al 1° posto per la Francia e al 5° per l’Italia delle destinazioni più frequentate dai turisti internazionali. Non è un caso, quindi, che sia la Francia sia l’Italia abbiano sviluppato spiccate competenze di conservazione, restauro, valorizzazione e mediazione del patrimonio. Di qui l’interessante tema dell’incontro “Patrimonio e Tecnologia. La rinascita di Pompei” affrontato nell’ambito dei “Dialoghi del Farnese” e del ciclo “Patrimonio e Innovazione”, promosso da Christian Masset, ambasciatore di Francia in Italia, a Palazzo Farnese, sede dell’ambasciata francese a Roma, lunedì 17 giugno 2019 alle 18.30. Interverranno personalità di spicco dei due Paesi: Hélène Dessales, archeologa, professoressa all’Ecole Normale Supérieure, responsabile del progetto ENS/Centre Jean Bérard sulla Villa di Diomede; Massimo Osanna, archeologo, direttore generale del Parco Archeologico di Pompei, professore all’università di Napoli; Marco Fabbri, archeologo, professore all’università di Roma “Tor Vergata”; e François Fouriaux, dell’École française de Rome. Modera Fabio Cappelli, caporedattore Cultura e spettacoli Rainews24. L’apporto delle tecnologie, in particolare del digitale, alla conoscenza e alla valorizzazione del patrimonio è ormai decisivo. L’applicazione della ricostruzione 3D ai beni culturali, dal singolo oggetto ai più importanti siti archeologici, suppone di riunire delle competenze pluridisciplinari per raccogliere i dati, confrontarli agli archivi, restituire i risultati presso gli studiosi e il pubblico. Di questo processo complesso renderanno conto i relatori partendo dall’esempio di Pompei e dallo sforzo recente per far rinascere questo patrimonio eccezionale. In questi mesi sono stati organizzati diversi incontri italo-francesi sui temi del patrimonio comune ad entrambi i Paesi e sulle ultime innovazioni tecnologiche, didattiche e sociali relative al patrimonio. Il ciclo “Patrimonio e innovazione” si svilupperà anche attraverso varie iniziative a Firenze, Genova e Milano.

L’archeologa francese Helene Dessales

Hélène Dessales è archeologa e docente all’Ecole Normale Supérieure, responsabile del progetto ENS/Centre Jean Bérard sulla Villa di Diomede. Ha scritto la sua tesi nel 2002 su «La mise en scène de l’eau dans l’habitat urbain romain : l’exemple de Pompéi» nella rivista Revue Archéologique nel 2005. Tra il 2000 e il 2003 è membro della Scuola Francese di Roma, Sezione Antichità. Dal 2012 al 2013, ha fatto parte della delegazione del CNRS a del Centro Jean Bérard di Napoli. Ha contribuito alla diffusione delle sue ricerche su Pompei presso la sede di attraverso numerosi congressi nazionali e internazionali ma anche articoli scientifici, trasmissioni di articoli scientifici, documentari televisivi (“Pompei. Acqua e fuoco”, Arte, 2015) e radio (“Les Mystères de Pompéi”, France Inter, 2011).

Massimo Osanna, direttore generale del parco archeologico di Pompei

Massimo Osanna è direttore generale del parco archeologico di Pompei e professore in archeologia all’università di Napoli. È stato direttore della Scuola di Specializzazione in archeologia (2002 – 2007) e direttore della Scuola di specializzazione in beni Archeologico (2009-2014). Ha anche insegnato come insegnante-ricercatore ospitato all’ENS di Parigi (2013-2014). Tra il 2003 e il 2010 è stato co-direttore della nel sito dell’ex Taurianum. In seguito è diventato consulente scientifico della Comune di Ascoli Satriano (Puglia) e della soprintendenza per i Beni archeologici di Puglia. Dal 2008 è membro del Centro Studi Internazionale dell’antica religione greca. In qualità di membro del Comitato Scientifico, è responsabile della serie di monografie “Archeologia e arti antiche” dell’École Normale Supérieure di Pisa. Massimo Osanna fa anche parte della commissione di esperti per la valutazione di l’Unità comune di ricerca “Archeologia delle società mediterranee” sotto la supervisione degli istituzioni e organizzazioni francesi: l’università Paul Valéry, Montpellier 3; il CNRS e l’università Paul Valéry, Montpellier 3, ministero della Cultura.

L’archeologo Marco Fabbri

Marco Fabbri è professore associato all’università di Roma Tor Vergata, dove insegna Topografia di Roma e dell’Italia antica e Metodologia e tecnica della ricerca Archeologica. In Italia ha diretto scavi in diverse regioni e ha partecipato a numerosi progetti di ricerca sulla pianificazione territoriale e urbanistica e sulla valorizzazione del patrimonio storico-archeologico. Nel 2018 è stato Professeur invité all’École Pratique des Hautes Études de Paris. Negli ultimi anni è stato co-direttore delle indagini sull’acropoli di Gabii (Roma) e del Progetto internazionale CHORA (Laboratori di Archeologia in Basilicata). Attualmente dirige a Pompei la ricerca “Promoenia” sulle fortificazioni e coordina le attività di scavo e documentazione di una vasta area della Regio V.

L’archeologo francese François Fouriaux

François Fouriaux è archeologo topografo-geomatico all’Ecole Française de Rome, il quale ha collaborato al progetto “Organizzazione, gestione e trasformazione di un’area suburbana: la porta Ercolano di Pompei, tra spazio funebre e spazio commerciale”. Attualmente impegnato in un progetto riguardante la Necropoli di Porta Nocera a Pompei, offrirà, attraverso il suo intervento, una panoramica sulle tecnologie per l’acquisizione delle informazioni 3D utilizzate e la loro importanza per tale progetto.

Dal Foro Triangolare al Tempio di Esculapio, dalle botteghe di Via dell’Abbondanza nell’Insula VII: nuovi scavi e ricerche a Pompei in collaborazione con università italiane e straniere

Il tempio di Esculapio nel quartiere dei teatri a Pompei

Dal Foro Triangolare al Tempio di Esculapio, dalle fulloniche della Regio VI alla Necropoli di Porta Sarno, dalle botteghe di Via dell’Abbondanza nell’Insula VII, alla Casa del Leone presso l’Insula Occidentalis: sono diverse le campagne di studio condotte dal Parco archeologico in collaborazione con l’università Federico II di Napoli o le concessioni come quelle dell’università di Genova, l’École Française de Rome e l’università di Rouen, la universidad Europea de Valencia sotto la supervisione del Parco, nonché l’attività di scavo presso il sito di Civita Giuliana con il supporto della Procura della Repubblica di Torre Annunziata. A Pompei proseguono le attività di ricerca e di studio condotte in collaborazione con università italiane e straniere in città e nel suburbio per approfondire la conoscenza delle fasi più antiche della città e acquisire ulteriori elementi relativi alla storia degli spazi urbani, al loro impiego nel tempo e alla influenza sulla vita sociale ed economica della città. Una conoscenza che è alla base della tutela e della salvaguardia del sito.

Nuove ricerche a Pompei in collaborazione con le università

Nell’area del Foro Triangolare si è concluso il progetto di scavi in collaborazione con il dipartimento di Studi Umanistici dell’università di Napoli “Federico II”, avviato nel 2016, volto a definire le diverse fasi edilizie del circuito murario urbano in questo settore della città e a stabilirne le relazioni con il vicino portico occidentale e con il cosiddetto Tempio Dorico. Le indagini di scavo del 2017 avevano portato alla luce due tratti murari posti in prossimità della Schola (tomba a esedra): il primo, una porzione di muro in grandi blocchi di tufo, rinvenuto dal Maiuri, l’altro un muro in opera incerta. Le indagini hanno analizzato il rapporto tra i due tratti murari rintracciati, per chiarirne la cronologia e contribuire a definire lo sviluppo delle mura urbane in questo tratto e la loro strutturazione nel corso del tempo. È molto probabile che questo settore del Foro Triangolare fosse interessato tra III e II secolo a.C. dalla presenza di un imponente sistema difensivo costituito da una struttura a doppia cortina e nucleo interno.

Scavi nell’area del tempio di Esculapio con studenti dell’università Federico II di Napoli

Nell’ambito dello stesso progetto è stato condotto e concluso lo scavo al Tempio di Esculapio (Asclepio in greco), posto nel Quartiere dei Teatri, all’incrocio tra via di Stabia e la cosiddetta via del Tempio di Iside, allo scopo di riesaminare la struttura dell’edificio per ricostruirne le fasi edilizie, dalla sua costruzione all’eruzione del 79 d.C. Per molto tempo, l’attribuzione di questo luogo di culto è stata controversa. Si riteneva che il tempio fosse dedicato a Giove Meilichio, divinità ctonia e funeraria, il cui culto difficilmente trova spazio all’interno delle città. Studi recenti tendono ad attribuire la titolarità del culto al dio della medicina e della guarigione, Asclepio. Attribuzione già sostenuta da J. J. Winckelmann sulla base del rinvenimento di due statuette (secondo lo studioso, raffiguranti Asclepio stesso e Salus), e rafforzata dal rinvenimento di una cassetta contenente strumenti chirurgici e decorata da un rilievo in bronzo raffigurante il dio.

Scavi negli spazi urbani della produzione a Pompei

L’evoluzione delle installazioni produttive e le produzioni tessili e dell’antica Pompei sono, invece, oggetto del programma di ricerca “Spazi urbani di produzione e storia delle tecniche a Pompei e Delo” condotto dall’ École Française de Rome e dall’Università di Rouen sulle fulloniche e su una bottega della Regio VI, con l’obiettivo di comprendere il funzionamento dell’economia urbana attraverso le attività produttive di due città antiche. Presso la necropoli di Porta Sarno, invece, durante uno scavo di emergenza del 1998-‘99 furono scoperte alcune tombe sannitiche e due recinti funerari romani. Quest’estate si è avviata la prima campagna del progetto di studio e indagine scientifica , oggetto della convenzione con il Colegio de Doctores y Licenciados de Valencia, la Universidad Europea de Valencia e l’Institut Valencià de restauració I Conservació sotto la direzione di R. Albiach e L. Alapont, finalizzata al restauro dei monumenti funerari e alla documentazione fotogrammetrica e planimetrica della necropoli.

Silvia Pallecchi (università di Genova)

Luigi Cicala (università di Napoli)

Gli scavi archeologici in alcune botteghe di Via dell’Abbondanza (in corrispondenza della Regio VII, Insula 14) condotti dall’università di Genova (coordinamento equipe universitaria prof. Silvia Pallecchi), hanno permesso il recupero di varie tipologie di materiali (ceramica, intonaci, metalli, reperti faunistici, malacofauna, monete, carporesti), utili per la comprensione di questi spazi e della loro articolazione in un periodo compreso tra il II sec. a.C. e il 79 d.C. Lo studio, attualmente in corso, dei reperti qui ritrovati è preziosa fonte di informazione sugli aspetti della vita quotidiana, degli usi e costumi degli abitanti di Pompei. Presso l’Insula Occidentalis, un nuovo tratto del peristilio della Casa del Leone (VI 17, 25), è emerso nel corso delle recenti indagini condotte dal Parco, in collaborazione con l’università di Napoli Federico II, (coordinatore dell’equipe universitaria prof. Luigi Cicala). L’area del peristilio, posta su uno dei terrazzamenti inferiori del complesso abitativo era, difatti, stata reinterrata dopo gli scavi borbonici. Oggi lo studio di tali ambienti è fondamentale, anche in funzione del progetto di musealizzazione del soprastante Laboratorio di Ricerche Applicate.

I carabinieri esplorano i cunicoli clandestini nel sito archeologico di Civita Giuliana

Nel suburbio settentrionale dell’antica Pompei, in località Civita Giuliana, infine, il parco archeologico di Pompei ha ripreso gli scavi nell’area di una grande villa rustica oggetto di cunicoli clandestini intercettati dalla Procura della Repubblica di Torre Annunziata. Gli scavi negli scorsi mesi hanno portato in luce cinque ambienti pertinenti al quartiere servile della villa. E’ stato possibile realizzare i calchi di due letti e per la prima volta, il calco integro di un cavallo, rinvenuto con gli elementi della bardatura nella stalla di fronte a una mangiatoia. L’intervento, da poco avviato in un’ottica di tutela del territorio, mira a completare lo scavo della stalla dove è stato rinvenuto l’equino, riportando in luce tutto l’ambiente e le murature perimetrali.

Pompei. Ancora scoperte a Porta Ercolano: all’interno di due botteghe artigiane gli scheletri di cinque pompeiani – tra cui un bambino – in fuga dall’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. Hanno trovato la morte dove speravano di salvarsi

Scavo a Porta Ercolano di Pompei: Il ritrovamento di cinque giovani pompeiani in fuga dall'eruzione del Vesuvio

Scavo a Porta Ercolano di Pompei: Il ritrovamento di cinque giovani pompeiani in fuga dall’eruzione del Vesuvio

Stavano scappando dall’inferno del Vesuvio del 79 d.C., si erano riparati all’interno di una bottega artigiana, una scelta per loro fatale: quello che doveva essere il loro rifugio sicuro è diventata la loro tomba. Duemila anni dopo Pompei ci restituisce un altro tassello di storia quotidiana, di momenti di vita e di morte. Gli archeologi nel corso di una campagna di scavo nell’area di Porta Ercolano hanno riportato alla luce cinque scheletri di giovani pompeiani in fuga dall’eruzione del Vesuvio: lì vicino resti di oggetti in oro, vasellame e un urceus (contenitore) del prezioso garum, quella che oggi chiamiamo “colatura di alici”; e poi zappe, forse usate dai giovani per scavarsi un cunicolo tra la cenere e i lapilli oppure lasciate lì, secoli dopo, dai saccheggiatori di tombe. Siamo dunque ancora a Porta Ercolano di Pompei, una zona che si sta rivelando particolarmente ricca, tra necropoli e area produttiva. Un anno fa, lo ricordiamo, qui era stata trovata la tomba di una donna sannitica, quindi del periodo in cui il nucleo abitato di Pompei non era ancora stato romanizzato. E poche settimane fa l’annuncio della scoperta dei resti di un giovane sepolto in una tomba, con tanto di corredo funerario, risalente a quasi 400 anni prima della devastante eruzione che cancellò le antiche Pompei, Ercolano e Stabiae (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2016/07/06/pompei-stupisce-ancora-nella-necropoli-di-porta-ercolano-scoperta-tomba-a-cassa-del-iv-secolo-a-c-con-corredo-funerario-completo-un-anno-fa-la-stessa-area-restitui-una-tomba-sannitica-che-fa-luce/).

Il soprintendente Massimo Osanna in sopralluogo alla tomba sannitica della necropoli di Porta Ercolano a Pompei

Il soprintendente Massimo Osanna in sopralluogo alla tomba sannitica della necropoli di Porta Ercolano a Pompei

Lo scavo della soprintendenza di Pompei con l'Ècole Francaise de Rome, le Centre Jean Bérard e il Cnrs

Lo scavo della soprintendenza di Pompei con l’Ècole Francaise de Rome, le Centre Jean Bérard e il Cnrs

Sono queste le ultime scoperte della campagna di ricerca a Porta Ercolano della soprintendenza di Pompei con l’Ècole Francaise de Rome, le Centre Jean Bérard e il Cnrs. I ritrovamenti particolarmente interessanti di sepolture e botteghe crea non poche problematiche. Gli archeologi dovranno infatti rispondere a ulteriori interrogativi sulla organizzazione, gestione e trasformazione, di questo intreccio tra spazio funerario e commerciale nell’area suburbana di Porta Ercolano. “Queste ultime scoperte”, sottolinea il soprintendente Massimo Osanna, “confermano come Pompei riservi continue sorprese. Sapevamo che in questa zona esisteva una prolifera attività produttiva. E qui abbiamo trovato le botteghe dei vasai, fuori le mura, perché questa produzione implicava rumore, fumi, scarti di lavorazione. Credevamo che queste attività fossero state altamente indagate, poiché la zona fu oggetto di scavo già nell’800 con l’archeologo Giuseppe Fiorelli. Invece, qui, abbiamo trovato ancora tracce delle attività che si svolgevano e, con la fortuna che deve sempre assistere l’archeologo, abbiamo trovato anche tombe dell’epoca sannitica, risalenti alla fine del V, e inizio del IV secolo. Le indagini che seguiranno ci daranno informazioni su come in quell’epoca cambia il popolamento di Pompei”.

Gli aurei e il vasellame trovati vicino agli scheletri dei giovani pompeiani in fuga dall'eruzione

Gli aurei e il vasellame trovati vicino agli scheletri dei giovani pompeiani in fuga dall’eruzione

Un urceus rinvenuto a Pompei

Un urceus rinvenuto a Pompei

I cinque scheletri, tra cui quello di bambino, sono stati trovati nel cantiere di scavo di due botteghe artigiane. Secondo Claude Pouzadoux, direttrice del Centre Jean Bérard, questi cinque pompeiani erano probabilmente in fuga dall’eruzione del 79 d.C. e avevano cercato rifugio in uno di questi locali, dove invece sono rimasti intrappolati e sono morti. “Purtroppo”, continua, “questo luogo è stato devastato dai tombaroli tra la fine ‘700 e gli inizi ‘800, scavatori clandestini alla ricerca di oggetti preziosi e metalli. Il loro passaggio ha scomposto le ossa delle cinque vittime, che ora ci apprestiamo a ricomporre e a studiare. Ai saccheggiatori dell’epoca sfuggirono tre monete d’oro (tre aurei datati 74 e 77/78 d.C.) e un fiore in foglia d’oro, probabilmente un pendente di collana. E poi ci sono vasi di diverse forme, alcuni anneriti dalla cottura. E c’è anche un’anfora dal collo allungato, un urceus, tipico contenitore per il garum, l’apprezzata ‘colatura di alici’ che ancora oggi viene prodotta dai pescatori della costiera amalfitana, come saporita salsa di pesce, un gustoso condimento della cucina meridionale”.

Pompei stupisce ancora. Nella necropoli di Porta Ercolano scoperta tomba a cassa del IV secolo a.C. con corredo funerario completo. Un anno fa la stessa area restituì una tomba sannitica, che fa luce sul periodo preromano

La necropoli di porta Ercolano a Pompei, oggetto di scavo di una missione francese

La necropoli di porta Ercolano a Pompei, oggetto di scavo di una missione francese

Il soprintendente Massimo Osanna in sopralluogo alla tomba sannitica della necropoli di Porta Ercolano a Pompei

Il soprintendente Massimo Osanna in sopralluogo alla tomba sannitica della necropoli di Porta Ercolano a Pompei

Pompei non smette mai di stupire: nuove scoperte nella necropoli di Porta Ercolano dove, solo un anno fa, è emersa una tomba di età sannitica, importante testimonianza delle pratiche funerarie della Pompei preromana, illustrata da un ricco corredo composto da più di una decina di vasi decorati della metà del IV sec. a.C. “Il rinvenimento contribuisce a far luce sulla società pompeiana in un momento cruciale della storia della Campania antica che vede strutturarsi in maniera nuova le comunità italiche”, avevano esultato gli archeologi del cantiere di scavo della soprintendenza Pompei con l’Ecole française de Rome, le Centre Jean Bérard e il CNRS che stanno conducendo un progetto di ricerca nella zona della necropoli di Porta Ercolano con l’obbiettivo di studiare le trasformazioni di un’area commerciale fuori le mura di Pompei. Il tipo di sepoltura, tra l’altro miracolosamente salvata dal bombardamento del 1943 (a pochi metri era, infatti, esplosa una bomba che aveva fatto deflagrare le lastre della tomba), ben nota in altri centri della stessa cultura come Paestum, finora era stata documentata a Pompei solo da vecchie notizie ottocentesche.

La tomba a fossa del IV secolo a.C. con i resti di un inumato e il corredo intatto

La tomba a fossa del IV secolo a.C. con i resti di un inumato e il corredo intatto

Come si diceva, nuove scoperte. Gli archeologi hanno portato alla luce un’altra tomba a cassa in lastre di calcare del IV sec. a.C. con corredo funerario completo composto da almeno sei vasi a vernice nera, che si aggiunge alle rare testimonianze funerarie di età preromana. All’interno lo scheletro di un adulto depositato sul dorso, con corredo deposto lati del corpo, al livello delle braccia e dei piedi. Le prime osservazioni permettono di avanzare l’ipotesi che si tratti di un individuo di sesso maschile. Ma anche in ambienti di botteghe poco distanti dall’area funeraria tre monete d’oro e un pendente di collana ritrovati tra le ossa degli scheletri di alcuni fuggiaschi, mescolate alla rinfusa dopo i saccheggi degli scavatori clandestini che dopo l’eruzione del 79 d.C. si avventurarono nella città alla ricerca di tesori sepolti sotto la cenere. E ancora la scoperta di un forno, probabilmente per la fabbricazione di oggetti in bronzo e di una cava utilizzata per l’estrazione di materiale per costruzioni. “Pompei continua ad essere una fonte inesauribile di scoperte scientifiche e la stretta cooperazione internazionale della Soprintendenza con le missioni straniere di scavo ci inorgoglisce particolarmente”, interviene il soprintendente Massimo Osanna. “Le attività di ricerca che si stanno concentrando nelle necropoli di Pompei continuano a riservare grandi sorprese. Questo testimonia che Pompei è una città tuttora viva, non solo da salvaguardare,  ma che continua a produrre elementi di studio e a perpetrate in qualche modo la sua anima. In quest’ultimo caso, alla Necropoli di Porta Ercolano,  si tratta di ritrovamenti particolarmente interessanti perché ci consentono di indagare un periodo storico finora poco studiato nell’area pompeiana, proprio per gli scarsi rinvenimenti”.

Uno degli aurei datati tra il 74 e il 77/78 d.C. trovati tra gli scheletri intrappolati nel retrobottega dall'eruzione

Uno degli aurei datati tra il 74 e il 77/78 d.C. trovati tra gli scheletri intrappolati nel retrobottega dall’eruzione

La campagna ha avuto inizio il 16 maggio 2016 con lo scavo di due botteghe. “Durante le attività”, ricordano gli archeologi della missione internazionale, “sono, con sorpresa, emersi 4 scheletri di pompeiani intrappolati nel retrobottega al momento dell’eruzione. La scoperta ancora più sorprendente è che le mura della bottega nella quale avevano cercato riparo era stata interessata dal passaggio di fossores, scavatori clandestini alla ricerca di oggetti preziosi e metallo. Tra le ossa degli scheletri sono stati ritrovati, sfuggiti ai saccheggiatori dell’epoca, tre monete d’oro (tre aurei datati tra il 74 e il 77/78 d.C.) e un fiore in foglia d’oro, probabilmente un pendente di collana. Gli scheletri spostati durante le ricerche degli scavatori clandestini risultano, ad una prima analisi, appartenere a individui in giovane età, tra cui una ragazza adolescente. Anche l’altra stanza a fianco è stata ‘visitata’ da scavatori clandestini attirati probabilmente da un tubo di piombo, materiale di cui erano alla ricerca, che alimentava una fontana nel portico antistante”. L’approfondimento dello scavo in questo piccolo ambiente, di cui ancora non sono state definite le funzioni, ha permesso d’identificare una struttura produttiva relativa ad una precedente fase di utilizzo della bottega. La struttura, un forno verticale al quale si accede tramite alcuni scalini, è per ora un unicum a Pompei e può essere messo in relazione molto probabilmente con la fabbricazione di oggetti in bronzo.

Una bottega di vasai nell'area della necropoli di porta Ercolano a Pompei

Una bottega di vasai nell’area della necropoli di porta Ercolano a Pompei

Le prossime ricerche potranno confermare o smentire queste prime interpretazioni. “Questa scoperta è di particolare rilevanza per conoscere le attività artigianali che si svolgevano in questi ambienti”. L’esplorazione di una seconda bottega, più verso la porta della città, ha anch’essa rivelato una sequenza stratigrafica interessante che racconta le ultime fasi della bottega, quando l’intero edificio era in fase di restauro. Una delle stanze che apre direttamente sulla strada probabilmente era utilizzata come cava di materiale. Al centro un pozzo circolare scavato nel terreno naturale doveva anch’esso servire per l’estrazione di materiale, anche se la singolare struttura rimane ancora per molti versi misteriosa. La particolarità di questo pozzo, infatti, del diametro di 1,75 m. sta nel fatto che esso era accessibile attraverso una scala a chiocciola, ricavata nello stesso terreno naturale. Sul fondo, uno strato di tufo friabile ha scoraggiato gli scavatori antichi che hanno deciso di abbandonare la struttura prima di riempirla nuovamente.

Il Vaticano apre al pubblico la grande necropoli pagana e cristiana di via Triumphalis: tombe di gente comune e multietnica

Il nuovo allestimento della necropoli della via Triumphalis in Vaticano

Il nuovo allestimento della necropoli della via Triumphalis in Vaticano

Entro gennaio sarà possibile passeggiare tra i sepolcreti di una delle più importanti necropoli dell’antica Roma, a ridosso delle pendici nord-orientali del colle Vaticano lungo l’antica via consolare Triumphalis: una vasta area di circa mille metri quadrati in cui sono state rinvenute sepolture, mosaici, stucchi ed affreschi, usata dalla fine del primo secolo a. C. al IV secolo dopo Cristo. I Musei Vaticani nei giorni scorsi hanno presentato l’apertura al pubblico dell’ampliamento dell’area archeologica della necropoli lungo la via Triumphalis, con un nuovo percorso di visita arricchito da un rinnovato allestimento.

Così doveva apparire al viandante la necropoli lungo via Triumphalis alle pendici del colle Vaticano

Così doveva apparire al viandante la necropoli lungo via Triumphalis alle pendici del colle Vaticano

L’ampliamento è il frutto degli scavi, curati dal Reparto Antichità Greche e Romane dei Musei Vaticani, realizzati tra il 2009 e il 2011. Un’attività che ha permesso di collegare tutte le zone interessate, nei decenni passati, da ricerche archeologiche che, appunto, hanno svelato la necropoli. Il nuovo allestimento collega infatti l’area dell’Autoparco, venuta alla luce con gli scavi effettuati tra il 1956 e il 1958, e quella emersa con gli scavi della zona di Santa Rosa, messi in atto nel 2003, fino ad ora disgiunte. Contemporaneamente, gli archeologi vaticani hanno proceduto alla schedatura e alla catalogazione dei materiali rinvenuti durante le varie campagne di scavo, sia quelle eseguite in passato, sia quelle dei tempi più recenti. Comunque, durante i lavori di allestimento per l’apertura al pubblico, l’intera area archeologica è stata sempre mantenuta aperta alle visite di studio.

L'interno del Colombario III, dopo restauro, nel settore della necropoli di S. Rosa

L’interno del Colombario III, dopo restauro, nella necropoli di S. Rosa

Il nuovo allestimento è stato finanziato con i contributi del Canada Chapter dei Patrons of the Arts in The Vatican Museum.”Questo scavo – spiega il direttore dei Musei Vaticani, Antonio Paolucci – è stato finanziato dai Patrons. I musei Vaticani, a differenza di quelli italiani, possono contare ogni anno su 1,5-2 milioni di euro da spendere per restauri ed interventi di valorizzazione. Uno degli interventi che abbiamo attivato è proprio questo”. Nel dettaglio, l’ultima fase di lavori è stata “quasi del tutto finanziata dai Patrons che hanno offerto 650mila euro. Soldi serviti per gli scavi, gli apparati didattici, le passerelle e l’illuminazione -sottolinea Giandomenico Spinola, l’archeologo a capo dell’equipe che ha condotto i lavori -. L’obiettivo è quello di creare un laboratorio di scavo aperto al pubblico. Un luogo dove la gente potrà vedere l’area e i lavori che vengono mano a mano realizzati”. Tornano così visibili al pubblico – ampliati, riallestiti e musealizzati con passerelle e apparati didattici multimediali – gli scavi archeologici di epoca romana che si estendevano sotto l’intero colle Vaticano. Entro il mese a gruppi di 25 persone, accompagnate da una guida esperta plurilingue, sarà finalmente possibile passeggiare nel sepolcreto, tra piccoli mausolei, sarcofagi finemente scolpiti, statue, stucchi, mosaici, affreschi e bassorilievi con epigrafi che raccontano le vite di coloro che riposano sulle pendici dell’antica collina. Il visitatore – in un percorso hi-tech – potrà anche consultare i monitor touch-screen dislocati in undici postazioni, ciascuna delle quali illustra l’intera area archeologica e più approfonditamente la specifica porzione del sito antistante, con ricostruzioni virtuali e schede informative sulle sepolture. L’apparato didattico si avvale anche di una serie di pannelli esplicativi e di due filmati, uno storico-documentario e l’altro con ricostruzioni tridimensionali. “Stiamo attrezzando un sistema di visita – spiega Paolucci -, vogliamo che tutta la parte scavata del Vaticano, ovvero gli scavi di Santa Rosa, quelli dell’Autoparco e la nuova parte, siano resi visitabili. Stiamo studiando dei sistemi particolari, come ad esempio un biglietto unificato per gli scavi, per il museo e per i giardini”.

Nel nuovo allestimento previsto un percorso hi-tech con postazioni multimediali

Nel nuovo allestimento previsto un percorso hi-tech con postazioni multimediali

Il nuovo percorso di visita si snoda attraverso i resti della Necropoli, offrendo al visitatore la possibilità di ammirare il sepolcreto nel suo insieme, ma anche di apprezzare con una visione ravvicinata i numerosi apparati decorativi: marmi, mosaici, stucchi, affreschi tornati a nuovo splendore dopo i recenti restauri. Fra le considerevoli novità dello scavo si segnala il rinvenimento di un’area destinata alle cremazioni (ustrino), che raramente si conserva in complessi di questo tipo. Due nuove vetrine sono state allestite con un criterio tematico: la suppellettile usata per i rituali funerari, gli oggetti personali del defunto, i diversi apprestamenti per le sepolture a incinerazione o a inumazione. Una terza nuova vetrina illustra lo scavo 2009-2011 secondo il metodo stratigrafico degli archeologi, in modo da mostrare un vero e proprio ‘spaccato’ sintetico della sezione di scavo. Lungo il percorso di visita sono stati esposti anche altri reperti provenienti da vicine aree della stessa Necropoli non più visibili (Settore dell’Annona) o non abitualmente aperte al pubblico (Settore della Galea), in modo da integrare e ulteriormente valorizzare la musealizzazione del sito.

La mappa con la posizione delle necropoli di via Triumphalis e via Cornelia in Vaticano

Le necropoli di via Triumphalis e via Cornelia in Vaticano

Le due aree cimiteriali dell’Autoparco e di S. Rosa – insieme ai vicini Settori detti “della Galea” e “dell’Annona” – costituiscono parte di un grande sepolcreto disposto lungo l’antica via Triumphalis, che da Roma, conduceva a Veio (Isola Farnese), attraverso Monte Mario. Grazie a quest’ultimo ritrovamento, ora in Vaticano sono accessibili due delle più complete e documentate necropoli della Roma d’età imperiale: quella lungo la Via Cornelia (visitabile negli scavi sotto la Basilica di San Pietro), dove si trova la tomba del Principe degli Apostoli, e questa della via Triumphalis, il cui nome molto probabilmente risale alla vittoria di Furio Camillo nel 396 a.C. sulla città di Veio, al quale fu concesso il trionfo proprio sulla strada che da Veio portava al Colle del Campidoglio.

La necropoli di via Triumphalis ha restituito una quarantina di edifici sepolcrali

La necropoli di via Triumphalis ha restituito una quarantina di edifici sepolcrali

Lo scavo ha portato alla scoperta di circa quaranta edifici sepolcrali – di piccola e media grandezza – e più di duecento sepolture singole disposte su diversi livelli e segnalate da cippi, stele, altari e lastre, spesso dotate di iscrizioni: tale apparato epigrafico risulta di eccezionale interesse storico-sociale. La maggior parte delle tombe si trova in ottimo stato di conservazione ed è databile tra la fine del I sec. a.C. e gli inizi del IV sec. d.C.: all’incirca, dall’epoca di Augusto a quella di Costantino. Alcuni edifici presentano interessanti decorazioni parietali ad affresco e a stucco e pavimenti a mosaico. Inoltre, sono tornati alla luce altari funerari, urne, sarcofagi con soggetti figurati a bassorilievo. Di particolare interesse è il sarcofago del giovane equites (cavaliere) Publius Caesilius Victorinus (270-290 d.C.), che presenta la figura di un’orante accanto ad un albero con sopra un uccello: tale iconografia sembra riportare il defunto in ambito cristiano, in un periodo precedente alla pace costantiniana (Editto di Milano, 313 d. C.). Talvolta, nei testi vengono specificati il mestiere e/o il luogo d’origine di questi personaggi, offrendo un interessantissimo spaccato di vita quotidiana. Il corredo tombale è costituito soprattutto da lucerne e recipienti ancora al loro posto, pronti ad essere utilizzati per le offerte ai defunti; sopra alcuni altari si riconoscono i fori per appendere le ghirlande di fiori.

Alcune sepolture rinvenute nella zona dell'autoparco in Vaticano

Alcune sepolture rinvenute nella zona dell’autoparco

Lo scavo, che secondo Spinola rappresenta una “vera rarità”, ha portato alla luce un’area nella quale è stata sepolta «gente di classe medio bassa: schiavi, liberti e artigiani. Solo in un’ultima fase del suo impiego, la necropoli ha ospitato persone più ricche. È successo che le famiglie di cavalieri comprassero le tombe più povere, ormai in abbandono, riconvertendole in tombe più ricche. Per questo -aggiunge l’archeologo- ci sono sarcofagi e mosaici di un certo pregio”. Le tombe sono state rinvenute in un ottimo stato di conservazione: “L’area è stata oggetto di frane: la ghiaia e l’argilla hanno sigillato le tombe permettendo che arrivassero a noi intatte come sono state lasciate. Ciò consente -dice Spinola- di disporre di una messe infinita di informazioni su quello che le fonti latine non dicono. Le fonti parlano di grandi tombe e di grandi uomini. Qui, invece, la storia è fatta dalla gente più semplice”. Persone comuni come ad esempio Alcimo, schiavo di Nerone addetto alle scenografie del teatro di Pompeo. I resti vanno dunque inquadrati nell’ambito “familiare e di quartiere”.

La sepoltura di un bambino dalla necropoli di S.Rosa

La sepoltura di un bambino dalla necropoli di S.Rosa

Un’altra particolarità è che la necropoli era di fatto “multietnica”. “Furono sepolte -racconta Spinola- persone di origine asiatica o palestinese. Un dato emerso grazie ai nomi riportati sulle iscrizioni, dai quali si deduce la provenienza dei defunti”. A conferma della volontà di considerare quest’area archeologica un vero e proprio laboratorio di ricerca, conclude Paolucci -, bisogna ricordare anche le indagini e gli approfondimenti scientifici in corso, quali le prospezioni con il georadar e le analisi antropologiche. Riguardo queste ultime, per le incinerazioni le ricerche sono state eseguite dal prof. Henri Duday dell’Università di Bordeaux, in collaborazione con l’Ecole Française de Rome; per le inumazioni, dal Servizio di Antropologia della Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Roma, coordinato dalla dott.ssa Paola Catalano.