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Pompei. Nella necropoli di Porta Stabia scoperti i resti di due uomini che cercavano di scappare dalla città sotto l’eruzione del Vesuvio. Per la prima volta ricostruita con l’IA, in collaborazione con l’università di Padova, la fuga di un pompeiano dall’eruzione. E a luglio il convegno “Orbits — Dialogues with Intelligence. Habitat — Disegnare la società post-AI”

Pompeiano in fuga dall’eruzione del Vesuvio: ricostruzione con IA su ritrovamento a Porta Stabia (foto parco archeologico pompei)

Un pompeiano appena fuori Porta Stabia cerca di mettersi in salvo dalla pioggia di lapilli e frammenti vulcanici dell’eruzione del Vesuvio: ricostruiti questi momenti con l’IA in collaborazione con l’università di Padova. Per la prima volta, infatti, il parco archeologico di Pompei ha utilizzato strumenti di intelligenza artificiale per proporre, in collaborazione con l’università di Padova – Laboratorio Digital Cultural Heritage, una ricostruzione digitale basata sui dati emersi dalle indagini archeologiche condotte dagli archeologi del ministero della Cultura. La ricostruzione riguarda un uomo morto durante l’eruzione del Vesuvio, che distrusse la città nel 79 d.C. in meno di 24 ore, ritrovato con un mortaio di terracotta, che sembra essere stato utilizzato come protezione durante la caduta di lapilli e frammenti vulcanici. Il gesto richiama le descrizioni di Plinio il Giovane, testimone oculare, che in una lettera riferisce come le persone in fuga dal vulcano cercassero di difendersi dal materiale eruttivo con oggetti o con cuscini legati sulla testa: “Con stracci legano dei cuscini posati sulle teste” (cervicalia capitibus imposita linteis constringunt)”.

“Si tratta del rinvenimento di due uomini che cercavano di scappare dalla città sotto l’eruzione del Vesuvio”, spiega Gabriel Zuchtriegel, direttore del parco archeologico di Pompei. “uno dei due cercava di coprirsi la testa con un mortaio, un vaso in terracotta, e abbiamo proposto per la prima volta in maniera scientifica, insieme all’università di Padova, una ricostruzione utilizzando l’intelligenza artificiale. E credo che si tratti di uno strumento che in futuro sarà sempre più importante, non solo per affrontare la vastità dei dati che emerge a Pompei e in altri siti, per tutelare un patrimonio fragile, esteso come appunto la città di Pompei, ma anche per raccontare un patrimonio molto articolato, molto ricco, un pubblico sempre più diversificato”.

Il rinvenimento è avvenuto durante recenti scavi nell’area della necropoli di Porta Stabia, appena fuori le mura dell’antica Pompei, condotti nell’ambito del completamento dell’indagine sulla tomba a schola di Numerius Agrestinus Equitius Pulcher. Gli archeologi impegnati sul campo hanno portato alla luce i resti di due uomini che tentarono di fuggire verso la costa durante l’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. I due individui, morti in momenti diversi dell’eruzione, offrono nuovi elementi per comprendere le dinamiche dell’evento e le condizioni affrontate dagli abitanti nelle vie di fuga.

Lo scheletro di adulto probabilmente travolto da una corrente piroclastica, rinvenuto nella necropoli di Porta Stabia a Pompei (foto parco archeologico pompei)

Uno di loro, più giovane, fu probabilmente travolto da una corrente piroclastica, ovvero una nube ardente di cenere e gas tossici, mentre tentava di allontanarsi dalla città. L’altro, più adulto, morì qualche ora prima sotto una fitta pioggia di lapilli, cercando di proteggersi la testa con un mortaio di terracotta ritrovato accanto al corpo, con evidenti segni di frattura. Inoltre, portava con sé una lucerna in ceramica per orientarsi in condizioni di scarsa visibilità, un piccolo anello in ferro al mignolo sinistro e un gruzzolo di dieci monete in bronzo.

Pompeiano in fuga dall’eruzione del Vesuvio: ricostruzione con IA su ritrovamento a Porta Stabia (foto parco archeologico pompei)

Il modello digitale, che propone una ricostruzione della seconda vittima, è stato generato attraverso una combinazione di software di intelligenza artificiale e tecniche di fotoritocco, con l’obiettivo di restituire un’immagine scientificamente fondata ma accessibile a tutti. La ricostruzione rappresenta un prototipo sperimentale, pensato per rendere i risultati delle ricerche archeologiche maggiormente accessibili a un pubblico di non specialisti.

Lo scheletro di adulto morto sotto una fitta pioggia di lapilli, cercando di proteggersi con un mortaio, rinvenuto nella necropoli di Porta Stabia a Pompei (foto parco archeologico pompei)

“Quando Plinio il Giovane racconta la fine di suo zio, Plinio il Vecchio, che spirò sulla spiaggia di Stabia nel tentativo di mettersi in salvo la mattina del secondo giorno dell’eruzione”, si legge nell’approfondimento sull’E-journal degli scavi di Pompei https://pompeiisites.org/e-journal-degli-scavi-di-pompei/, “lo fa usando il presente storico (Epist. VI 16.). Nella lingua latina è una scelta ancora più forte rispetto all’italiano odierno, ispirata all’arte della retorica classica. Vuol dire portare il lettore sul posto, facendogli rivivere gli ultimi momenti dello zio. Ed è questo che l’archeologia, che in fondo altro non è che un monumentale “presente storico”, continua a fare sin dall’inizio degli scavi nelle città vesuviane: ci rivela gli ultimi momenti di bambini, donne, uomini che erano lì, in quella notte oscura, e non ce l’hanno fatta. Che i cuscini con cui Plinio il Vecchio e i suoi compagni si coprivano le teste fossero tutt’altro che superflui, viene ora confermato da un rinvenimento di due vittime nei pressi della biblioteca di San Paolino, al di fuori di Porta Stabia, dove nel 2024 venne alla luce una tomba a schola d’età augustea (Zuchtriegel et al. 2024). Si tratta di due uomini, che cercavano di raggiungere la spiaggia. Il primo rinvenuto durante lo scavo, il cui scheletro purtroppo risultava molto compromesso dai lavori di costruzione del complesso ottocentesco, morì verosimilmente la mattina del 25 agosto (secondo la data pliniana), nelle stesse ore in cui Plinio il Vecchio si trovava sulla spiaggia di Stabia: è stato trovato al di sopra dei lapilli, all’interno della cinerite. Secondo le analisi antropologiche eseguite sui resti scheletrici, era di giovane età.

Dettaglio del mortaio, con bollo, rinvenuto accanto allo scheletro di adulto nella necropoli di Porta Stabia (foto parco archeologico pompei)

Il secondo uomo, di età più matura, morì invece all’interno dei lapilli, dunque qualche ora prima. Portava con sé un grande mortaio di terracotta con cui si copriva la testa, che mostra evidenti segni di fratture. Ciò suggerisce che la pioggia di lapilli che si abbatteva sulla città tra il primo pomeriggio del 24 agosto e le prime ore del mattino del giorno successivo potesse essere letale a causa della natura dei frammenti. Infatti, oltre alle pomici, rocce vulcaniche poco dense perché ricche di vacuoli, anche frammenti lavici con dimensioni fino ad alcuni centimetri, molto più densi e pesanti, cadevano sulla città. Al di là del caso specifico, le due vittime rinvenute presso il complesso di San Paolino, insieme a numerose altre trovate nelle vicinanze delle porte urbiche, sono un monito per chi tenta di stimare il numero complessivo delle vittime dell’eruzione. Se è vero che le vittime trovate all’interno della città non sono tantissime (si stima un numero complessivo intorno ai 2.000 incluse le parti non scavate, rispetto a una popolazione di almeno 20.000 persone), è da tener presente che molti potrebbero aver perso la vita fuori dalla città, nel tentativo di raggiungere la costa, come appunto Plinio il Vecchio e i due uomini di San Paolino (Tuck 2019; Zuchtriegel 2022; Zuchtriegel et al. 2025)”.

Dettaglio dello scheletro di adulto morto sotto una fitta pioggia di lapilli, cercando di proteggersi con un mortaio, rinvenuto nella necropoli di Porta Stabia a Pompei (foto parco archeologico pompei)

La zona di scavo nella necropoli di Porta Stabia a POmpei (foto parco archeologico pompei)

La lucerna rinvenuta accanto allo scheletro di adulto assieme al mortaio nella necropoli di Porta Stabia a Pompei (foto parco archeologico pompei)

“Pompei è forse il luogo più prestigioso al mondo per la ricerca archeologica”, dichiara il ministro della Cultura, Alessandro Giuli, “dove ogni nuova scoperta illumina in modo entusiasmante la trama della vita antica. Le indagini condotte con questi scavi dimostrano che le metodologie innovative, utilizzate con rigore, possono regalarci nuove prospettive storiche. È in questa direzione che il ministero della Cultura intende proseguire: rafforzare lo studio e la Tutela del nostro patrimonio, sostenendo la ricerca e ampliando la capacità di trasmettere conoscenza in modo sempre più efficace”. “La vastità dei dati archeologici a Pompei e oltre è ormai tale che solo con l’aiuto dell’intelligenza artificiale saremo in grado di tutelarli e valorizzarli adeguatamente”, afferma il direttore Gabriel Zuchtriegel. “Ed è importante che noi archeologi ce ne occupiamo in prima persona, perché altrimenti lo faranno altri al posto nostro che non hanno le basi umanistiche e scientifiche necessarie. Se usata bene, l’IA può contribuire a un rinnovamento degli studi classici, raccontando il mondo classico in maniera più immersiva. Visitare Pompei o imparare il latino, essenzialmente, significa fare un’esperienza profonda, unica e bellissima, e le ricostruzioni ci aiutano a coinvolgere più persone in questa avventura”. “Il progetto apre una riflessione più ampia sull’impiego dell’IA in archeologia”, aggiunge il prof. Jacopo Bonetto dell’università di Padova, “una tecnologia che può contribuire alla produzione di modelli interpretativi e al miglioramento degli strumenti di comunicazione, ma che richiede un uso controllato e metodologicamente fondato, sempre in integrazione con il lavoro degli specialisti”.

Lo scheletro di adulto morto sotto una fitta pioggia di lapilli, cercando di proteggersi con un mortaio, rinvenuto nella necropoli di Porta Stabia a Pompei (foto parco archeologico pompei)

Proprio sul tema dell’intelligenza artificiale, a luglio 2026 nel parco archeologico di Pompei, è in programma l’edizione 2026 di “Orbits — Dialogues with Intelligence. Habitat — Disegnare la società post-AI” che riporta l’etica e la filosofia al centro del dibattito tecnologico, promuovendo un uso consapevole del digitale. Tra i protagonisti, il prof. Luciano Floridi, founding director del Digital Ethics Center a Yale, che ha commentato così la novità: “L’uomo di Pompei fuggiva con un mortaio sul capo, una lucerna in mano, e dieci monete: portava ciò che gli sembrava utile per orientarsi nel buio. Duemila anni dopo, l’IA ci aiuta a ricostruire i suoi ultimi momenti. Il caso parla a tutte le discipline umanistiche. L’IA non sostituisce l’archeologo. Sotto il suo controllo, ne amplia e approfondisce le potenzialità; e rende accessibile a molti ciò che prima era leggibile solo per pochi. Senza l’IA, gran parte del patrimonio rischia di restare inesplorato per chi fa archeologia, e muto per chi la ama. Marguerite Yourcenar, nei taccuini delle Memorie di Adriano, descriveva il suo esercizio come un piede nell’erudizione, l’altro nella magia: quella magia che consiste nel trasportarsi col pensiero dentro qualcun altro. È esattamente ciò che l’archeologia fa da sempre: ricostruire scientificamente dal di dentro un mondo scomparso, e permetterci di immaginarlo. L’IA accelera la resa di quella ricostruzione, ma la magia resta umana. Una tecnologia così potente porta con sé rischi reali. L’IA produce ipotesi, non verità. Le ipotesi vanno riviste, discusse, corrette, integrate, approvate. La responsabilità scientifica non si delega. Ma il rischio non è che l’IA sbagli: è che smettiamo di pensare usandola. Le discipline umanistiche ci insegnano proprio questo, a distinguere la ricostruzione dalla fantasia. Pompei, ancora una volta, è il grande laboratorio che ci istruisce”.

 

Padova. Al museo di Scienze archeologiche ed Arte di Palazzo Liviano inaugurazione della mostra “Nel suburbio di Padova. Il contesto funerario romano di via Sant’Eufemia” a cura di Stefania Mazzocchin, Cecilia Rossi, Silvia Tinazzo

Mercoledì 18 marzo 2026, alle 17, al museo di Scienze archeologiche ed Arte di Palazzo Liviano in piazza Capitaniato 7 a Padova, inaugurazione della mostra “Nel suburbio di Padova. Il contesto funerario romano di via Sant’Eufemia” a cura di Stefania Mazzocchin, Cecilia Rossi, Silvia Tinazzo, frutto di collaborazione tra il dipartimento dei Beni culturali, la soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio (SABAP) di Padova e il Centro Ateneo per i Musei dell’università di Padova. All’inaugurazione intervengono Maria Stella Busana, dipartimento dei Beni culturali, università di Padova; Elena Pettenò, soprintendenza Archeologia belle arti e paesaggio per le province di Padova Treviso e Belluno. La mostra è visitabile dal 18 marzo al 20 maggio 2026 ogni mercoledì non festivo, dalle 15 alle 18, sabato 4 aprile e sabato 2 maggio dalle 9.30 alle 13. La Mostra è visitabile al solo costo del biglietto d’ingresso ordinario al Museo. Ingresso gratuito per la comunità @unipd.

Attività al Laboratorio Didattico di Archeologia Funeraria (LaDAF) dell’università di Padova (foto agnese lena / unipd)

Vaso ossuario dalla necropoli di via Sant’Eufemia a Padova (foto sabap-pd)

La mostra illustra i risultati di un lungo e complesso progetto di ricerca dedicato allo studio di un contesto funerario romano scavato in via Sant’Eufemia a Padova, applicando metodologie e tecniche sia tradizionali che all’avanguardia, configurandosi come un modello di indagine nel settore dell’archeologia funeraria. Analisi e studio si sono svolti nell’ambito di un laboratorio didattico interdisciplinare presso i Laboratori di Archeologia dell’università di Padova, con la partecipazione di studenti, specializzandi e dottorandi, accanto a specialisti di alta qualificazione. Il percorso della mostra consente di comprendere quale fosse in epoca romana il rapporto tra centro abitato e suburbio, dove si insediano e si espandono le necropoli occupando terreni bonificati e resi asciutti grazie al riutilizzo di contenitori da trasporto. Nelle vetrine sono presentate alcune delle tombe ritrovate con il loro corredo, che ben esemplificano il rituale funerario della cremazione indiretta. Le analisi antropologiche dei resti ossei umani e quelle biomolecolari applicate su alcuni dei materiali esposti rivelano dettagli più precisi sulle pratiche di cremazione e sui riti alimentari e di purificazione messi in atto presso le tombe. Chiude il percorso l’analisi di alcuni reperti rinvenuti nello scavo di via sant’Eufemia, che consentono di localizzare nel suburbio anche una serie di attività artigianali

Padova. Al Liviano il seminario “I Musei archeologici nazionali di Venezia e della Laguna: prime strategie di valorizzazione per un nuovo istituto dotato di autonomia speciale” con Marianna Bressan, direttrice dei musei Archeologici nazionali di Venezia e della Laguna

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Nell’ambito del corso di Gestione dei Beni archeologici alla Scuola di specializzazione in Beni archeologici (prof. Ugo Soragni) e del corso di dottorato in Storia, Critica e Conservazione dei Beni culturali del dipartimento dei Beni culturali dell’università di Padova, in programma mercoledì 12 febbraio 2025, alle 14, nell’aula “Franco Sartori” di Palazzo Liviano , piazza Capitaniato 7, a Padova, il seminario “I Musei archeologici nazionali di Venezia e della Laguna: prime strategie di valorizzazione per un nuovo istituto dotato di autonomia speciale” con Marianna Bressan, direttrice dei musei Archeologici nazionali di Venezia e della Laguna. Sono invitati a partecipare gli specializzandi, i dottorandi, gli studenti e tutti gli interessati.

Padova. Per la giornata mondiale della Lingua Greca all’enoteca Mediterranea l’incontro “Parole e melodie viaggi e trasformazioni fra antico e moderno” promosso dalla sezione di Grecistica del dipartimento dei Beni culturali dell’università di Padova

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La sezione di Grecistica del dipartimento dei Beni culturali dell’università di Padova ha organizzato un evento di poesia e musica in onore della lingua e della cultura elleniche, dall’antichità a oggi, e in occasione della Giornata Mondiale della Lingua Greca. Appuntamento sabato 8 febbraio 2025, alle 17, all’Enoteca mediterranea, in via del Carmine 6a, a Padova, con “Parole e melodie, viaggi e trasformazioni fra antico e moderno”. Partecipano docenti e studenti: Bianca Arici, Monica Baggio, Giulia Bolzonello, Elena Sofia Campostrini, Stefano Caneva, Benedetta Cona, Alessandra Coppola, Sofia D’Urso, Luca Lorenzon, Sara Minuto, Cesare Neri, Laura Noviello, Lorenzo Rocca, Francesco Scalora, Benedetta Scapin, Francesco Secci, Anna Scomparin, Angelo Vecchi, Shuhan Zhou. Dall’Odissea di Omero a Kazantzakis, passando per le musiche popolari e il grecanico, verrà celebrata una delle componenti più classiche e coinvolgenti del patrimonio culturale europeo.

Esclusivo. Il direttore dello scavo del sito protostorico di Villamarzana (Ro), prof. Michele Cupitò (unipd), traccia un primo bilancio della campagna 2024, nel progetto “Prima Europa”, soffermandosi sulle evidenze archeologiche più interessanti, e guardando a quelli che potrebbero essere gli esiti di una futura, quanto auspicabile, campagna di scavo. Se ne parla il 1° febbraio a Rovigo

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Sito protostorico di Villamarzana (Ro): campagna di scavo 2024. Veduta generale (foto graziano tavan)

Lo scavo 2024 del sito protostorico di Villamarzana (Ro), diretto dal prof. Michele Cupitò dell’università di Padova, e il coordinamento della soprintendenza Abap di Verona Rovigo e Vicenza, giunto al secondo e ultimo anno del progetto “Prima Europa” finanziato dalla Fondazione Cariparo, sarà uno dei temi affrontati sabato 1° febbraio 2025, a partire dalle 9, a Palazzo Roncale di Rovigo nell’incontro “Archeologia in Polesine. Progetti in corso, novità, prospettive”. La seconda campagna di scavo a Villamarzana ha delineato meglio la natura del sito protostorico, che doveva essere un insediamento di tipo produttivo (forse del bronzo): un piccolo quartiere artigianale forse legato a delle abitazioni di un certo livello sociale, tutte ancora da scavare, con evidenti rapporti con l’Italia sud-orientale, la Puglia in particolare, a conferma che in questa fase del Bronzo finale quest’area del Polesine era tutt’altro che in crisi. A tracciare un primo bilancio della campagna di scavo 2024, soffermandosi sulle evidenze archeologiche più interessanti, e guardando a quelli che potrebbero essere gli esiti di una futura, quanto auspicabile, campagna di scavo, è lo stesso prof. Cupitò in esclusiva per archeologiavocidalpassato.com.

“Oggi (30 settembre 2024, ndr) – spiega il prof. Michel Cupitò – si apre l’ultima settimana di scavo nel sito di Villamarzana, del secondo e ultimo anno del progetto Prima Europa, che è finanziato dalla fondazione Cariparo. L’università di Padova quest’anno (2024, ndr) – come era nelle prospettive – ha ampliato l’area di scavo sulla base di quelle che erano state le evidenze identificate lo scorso anno. L’obiettivo era in particolare quello di cercare di comprendere e mettere in luce una struttura che si era ipotizzato essere di tipo abitativo identificata lo scorso anno. Proprio per questa ragione la superficie dello scavo è stata triplicata rispetto all’anno scorso.

 

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Sito protostorico di Villamarzana (Ro): fase di scavo nella campagna 2024 (foto drm-ven)

“I depositi archeologici – continua Cupitò – sono stati in parte troncati dalle arature. Però la situazione si è rivelata migliore rispetto a quello che immaginavamo. Il lembo di struttura che avevamo identificato nel 2023 si è rivelata essere una struttura di grandi dimensioni, un edificio plurifase cioè con più fasi strutturate, con realizzazione di cordoli per delimitare l’area – probabilmente degli alzati che alloggiavano in buche di palo – e molte strutture pirotecnologiche nelle quali veniva usato il fuoco. In particolare una grande struttura che potrebbe – il condizionale è d’obbligo perché le analisi di laboratorio devono ancora venire – essere utilizzata per la lavorazione del bronzo.

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Sito protostorico di Villamarzana (Ro): stratigrafia evidenziata nella campagna 2024 (foto graziano tavan)

“Quindi – conclude Cupitò – il bilancio è assolutamente positivo. Nel senso che abbiamo tutti i dati per ricostruire una piccola parte di questo settore dell’insediamento. Si conferma la regolarità dell’impianto e quello che è forse è il fatto più interessante in generale è che non ci troviamo a scavare un’area abitativa in senso proprio, cioè domestica come invece avevamo ipotizzato nel 2023, ma più probabilmente un’area di tipo produttivo forse del bronzo, come dicevo, ma possibilmente legata anche ad altre attività che andremo a indagare. Quindi un piccolo quartiere artigianale che forse era legato a delle strutture domestiche, quindi a delle abitazioni di un certo livello, perché abbiamo identificato anche quest’anno frammenti di ceramica protogeometrica che provengono o comunque dichiarano importanti contatti tra questo settore e l’Italia meridionale attraverso l’Adriatico. Quindi due strutture abitative che grazie alle prospezioni magnetometriche possiamo ipotizzare siano nella zona settentrionale che non abbiamo ancora identificato”.

“Questo è quello che tecnicamente si dice un vespaio”, spiega il prof. Michele Cupitò -, una struttura quadrangolare di circa 2,5 metri per 1,5 metri di lato, realizzata in questo modo: una sorta di sottofondo di blocchetti di argilla e impasti cotti bruciati, e poi al di sopra una stesura di frammenti ceramici, realizzata appositamente in modo molto regolare.

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Sito protostorico di Villamarzana (Ro): il cd vespaio nella campagna 2024 (foto graziano tavan)

Questa struttura per ora non mostra particolari confronti, quindi per ora è un unicum, la cui funzione dobbiamo ancora capire, ma sicuramente era una struttura legata alle attività artigianali. Una struttura complessa perché, come si può vedere, era chiusa, delimitata da buche di palo. Ci sono anche tracce di un’assicella di legno combusta. Quindi una struttura delimitata da buche di palo che o era coperta o comunque contenuta in questo apprestamento che sul lato Nord-Ovest presentava delle buche di palo che proseguivano oltre e quasi sembrano delimitare quest’area rispetto a quella fossa che ormai è stata scavata, che possiamo ipotizzare sia una clay-pit, cioè un pozzetto per il recupero di materiale argilloso per stesure, per alzati… quello che è interessante è che aveva uno scarico di materiali sulla sponda, tra questi materiali è stata trovata un’importante forma di fusione di un oggetto che è molto documentato nel Polesine, cioè le palette con innesto a cannone. Il dato è particolarmente importante perché da un lato ci conferma che quest’area che stiamo scavando si colloca cronologicamente all’interno del Bronzo finale, in una fase avanzata del X secolo. Nello stesso tempo questa presenza ci conferma che questa tipologia di strumenti che sono molto documentati nei ripostigli di Frattesina, per esempio, dove però sono più antichi, delle prime fasi del pieno Bronzo finale, continua a essere prodotta in questo territorio, in quest’area fino appunto alla fine del X secolo. E questo conferma anche l’importanza che in questa fase, che in qualche modo si era ritenuta essere una fase di crisi – ma in realtà credo che non lo sia affatto – il polo polesano è ancora un’area importante per la lavorazione, l’approvvigionamento e la circolazione del metallo.

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Sito protostorico di Villamarzana (Ro): rilievo planimetrico nella campagna 2024 (foto drm-ven)

“Un’altra evidenza straordinaria – che avevamo già identificato nel 2023 ma che quest’anno ha visto un incremento consistente sul piano quantitativo – sono i frammenti di ceramica protogeometrica, cioè ceramica che non ha relazioni con gli aspetti culturali indigeni ma che rimanda chiaramente a produzioni dell’Italia sud-orientale, in particolare la Puglia. Si tratta della cosiddetta ceramica figulina, cioè molto depurata, forse fatta al tornio – questo aspetto è ancora da indagare –, e con una decorazione dipinta. Quindi qualcosa di estremamente raffinato e un bene di lusso naturalmente. E questo – conclude Cupitò – è importante perché denota chiaramente dei rapporti tra il Polesine e, attraverso le rotte adriatiche, l’Italia sud-orientale, in un momento nel quale le relazioni con il mondo egeo orientale si sono interrotte, ma chiaramente l’Adriatico rimaneva un mare molto molto frequentato. Non più frequentato da egei e levantini, ma frequentato dalle popolazioni rivierasche delle coste centro-meridionali dell’Italia e forse anche della opposta sponda”.

“Questo secondo anno di attività di scavo a Villamarzana – spiega il prof. Michele Cupitò – ha aperto una nuovissima prospettiva per la comprensione di questo territorio anche perché per la prima volta si è aperta una finestra su queste fasi avanzate del Bronzo finale che fino a oggi sono state quelle meno indagate, meno conosciute perché per ragioni varie, non da ultimo per il fatto che, per quanto noto nell’importante sito di Frattesina, i livelli archeologici riferiti a queste fasi avanzate sono poco conservati a causa naturalmente delle attività agricole. Quindi lo scavo di Villamarzana condotto dall’università di Padova col coordinamento della soprintendenza ha aggiunto un tassello davvero importante per la storia del Medio Polesine e per la protostoria dell’Italia settentrionale e dell’Italia in senso generale; e ovviamente perché abbiamo parlato di rapporti adriatici, di relazioni con l’area alpina.

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Sito protostorico di Villamarzana (Ro): allievi dell’università di Padova impegnati nella campagna 2024 (foto graziano tavan)

“Col 2024 – ricorda Cupitò – si conclude questo segmento del progetto. Però non dovrebbe fermarsi un po’ per la complessità della stratigrafia, un po’ perché è importante sottolineare che questo è uno scavo di ricerca, naturalmente, ma anche uno scavo che mira a preparare giovani studenti al fine di farli diventare giovani studiosi. Quindi è uno scavo che vuole creare anche le figure che in un futuro porteranno avanti le indagini. Infatti lo scavo qui a Villamarzana è portato avanti con studenti dell’università di Padova di tuti i gradi, dal primo anno della triennale fino al dottorato di ricerca. Ovviamente anche con dei collaboratori che hanno già oltrepassato questo limite e sono ormai dei professionisti. Non potremo quindi esaurire tutte le domande. Porteremo a casa la quantità maggiore di dati, e sicuramente ci faremo – anche alla luce delle analisi di laboratorio – un quadro molto più chiaro ma ovviamente quello che c’è ancora da capire è molto, soprattutto sarebbe necessario tornare su questo scavo per concludere veramente l’analisi stratigrafica in tutti i settori. E poi, proprio perché ci troviamo in una situazione di area artigianale, di area produttiva, sarebbe necessario espandere lo scavo probabilmente verso Nord per comprendere come funzionava quest’area produttiva non solo dal punto di vista tecnico – cioè che cosa ci si faceva – ma chi ci lavorava, da chi veniva gestita. Abbiamo l’idea che a Nord possano esserci le tracce, forse anche più conservate, perché andando verso Nord la stratigrafia sembra meno toccata dagli interventi agricoli, di due edifici di grandi dimensioni che potrebbero essere due case di livello elevato in termini sociali che forse gestivano queste produzioni. Quindi la ricostruzione proprio di un quadro più organico.

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Sito protostorico di Villamarzana (Ro): sopralluogo Sabap nella campagna 2024. Da sinistra, le archeologhe Brunella Bruno e Paola Salzani e il soprintendente Andrea Rosignoli con il prof. Michele Cupitò (foto drm-ven)

“L’auspicio, la mia speranza – conclude Cupitò – è quindi che la Fondazione Cariparo possa prendere in considerazione la possibilità in un futuro di rifinanziare o comunque contribuire ancora economicamente allo scavo proprio per queste finalità di ricerca, di comprensione migliore di questo segmento molto importante della storia del Polesine che è forse quello ancora meno noto”.

Padova. Al Palazzo Liviano il convegno Internazionale “The Materiality of Sacred Textiles in Europe from Antiquity to the Middle Ages”: due giorni di confronto, in presenza e on line, sui manufatti tessili in contesti sacri europei dall’Antichità al Medioevo

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Due giorni di confronto sui tessuti sacri antichi nel convegno Internazionale “The Materiality of Sacred Textiles in Europe from Antiquity to the Middle Ages” organizzato da Margarita Gleba, Zuleika Murat e Valentina Baradel del dipartimento Beni culturali dell’università di Padova. Appuntamento il 21 e 22 novembre 2024, in presenza nell’aula Diano e la sala Sartori di Palazzo Liviano, piazza Capitaniato 7 a Padova, e online. Per partecipare online è necessario registrarsi: unipd.link/sacredtextiles. Il convegno intende esplorare, in una prospettiva interdisciplinare, l’uso di diverse tipologie di manufatti tessili in contesti sacri europei, lungo un vasto arco cronologico dall’Antichità al Medioevo. Attraverso la lente della materialità – ovvero partendo dall’idea che le proprietà fisiche di questi manufatti influenzassero il loro uso e significato – il convegno proporrà una riflessione combinata con lo studio dei rituali e delle pratiche devozionali, supportata dalle fonti scritte, per approfondire il valore culturale e simbolico dei tessuti sacri nelle società antica e medievale.

PROGRAMMA DEL 21 NOVEMBRE. Palazzo Liviano, Aula Diano: alle 9, Welcome and Introduction. Session I MATERIALITY AND PERCEPTION OF SACRED TEXTILES, modera Giulia Zornetta, università di Padova; 9.15, Margarita Gleba (università di Padova) “Through the Scientific Looking Glass: The Unholy Materiality of Sacred Textiles”; 9.45, Lauren Bock (University of Texas at Austin) “An Exploration of the Sensory Properties of Fragrant Textiles in Antiquity”; 10.15, Alexandra Makin (Manchester Metropolitan University) “The Sacred Materialities of Early Medieval Embroidery in England (450-1100 CE)”; discussione; pausa caffè. Session II TEXTILES IN FUNERARY CONTEXTS, modera Valentina Baradel, università di Padova: 11.30, Emeline Retournard (Université Clermont Auvergne) “The Textiles from the Supposed Tomb of Odalric, Archbishop of Reims (10th Century; Marne, France)”; 12, Gretchen Meyers (Franklin & Marshall College, Lancaster) “Textiles and Transitions: Etruscan Sacred Cloth at Birth, Marriage and Death”; 12.30, Maria Stella Busana, Margarita Gleba, Melania Gigante (università di Padova) “Funerary Textile Use in Ancient Mediterranean: Recent Discoveries from Sardinia and Mainland Italy”; discussione; pausa pranzo. Session III DRESSING THE SACRED, modera Margarita Gleba, università di Padova: 15, Caroline Vogt (Abegg-Stiftung Riggisberg – Switzerland) “Gold-Embroidered Episcopal Shoes and Stockings of the High Middle Ages: Materials, Motifs and Meanings”; 15.30, Valentina Baradel (università di Padova) “Liturgical Vestments as Materialised Memories: The Embroidered Mitre for Jean de Marigny, Bishop of Beauvais”; 16, Mingzhu Lyu (University of Zurich) “Experiencing the Sacred: The Medieval Embroidered Silk Skull Reliquary from Turku Cathedral”; 16.30, Juliette Calvarin (Humboldt Universität zu Berlin) “Wrapped in Linen: The Holy Face and the Amice”; discussione.

PROGRAMMA DEL 22 NOVEMBRE. Palazzo Liviano, Sala Sartori: Session IV TEXTILES AND THE SACRED, modera Zuleika Murat, università di Padova; 9.15, Bela Dimova (università di Padova) “Textiles in Cult Contexts in the Aegean During the First Millennium BC”; 9.45, Sabine Schrenk and Petra Linscheid (Rheinische Friedrich Wilhelms – Universität Bonn) “A “Textile Archive” on the Veneration of Bishop Ambrose in Milan”; 10.15, Emma Lyandres (New York University’s Institute of Fine Art) “The Padua “Parokhet” as Gateway to Jerusalem: A Sacred Textile in Early Modern Italy”; 10.45, Mina Miyamoto (Paris Lodron Universität Salzburg) “Applications of Precious Textiles in Sacred Manuscripts with Special Focus on the Spanish Silk Woven”; discussione; 12, :osservazioni conclusive.

Villamarzana (Ro). Open day agli scavi diretti da Michele Cupitò dell’università di Padova con visita guidata al museo Archeologico nazionale di Fratta Polesine, allo scavo del sito protostorico e ai laboratori collegati allo scavo. Prenotazione obbligatoria

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Villamarzana: campagna 2024. Gli archeologi sono tornati sul sito protostorico (foto drm-veneto)

Anche per il prof. Michele Cupitò e il suo team dell’università di Padova è arrivato il momento di aprire le porte dello scavo del sito protostorico di Villamarzana (Ro) a cittadini e interessati: c’è l’Open day 2024, esempio di archeologia pubblica all’interno del progetto “Prima Europa. La Protostoria del Polesine” finanziato dalla Fondazione Cariparo e coordinato dalla Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio per le province di Verona, Rovigo e Vicenza. Un’occasione unica per curiosi, appassionati di storia, archeologia, territorio che vedrà questa volta protagonisti gli scavi di Villamarzana, dove stanno intervenendo studenti e ricercatori dell’università di Padova, diretti dal professor Michele Cupitò.

villamarzana_open-day-2024_locandinaL’appuntamento è per mercoledì 18 settembre 2024 alle 13.50 al museo Archeologico nazionale di Fratta Polesine, barchessa nord di Villa Badoer, in via Giovanni Tasso 1. Dalle 14 alle 15.30 visita guidata al museo Archeologico nazionale di Fratta Polesine con la direttrice del museo, Maria Letizia Pulcini, e il prof. Michele Cupitò dell’università di Padova. Dalle 15.45 alle 16.45 visita guidata allo scavo in corso nel sito di Villamarzana con Paola Salzani, della soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per le province di Verona Rovigo e Vicenza, con il prof. Michele Cupitò, David Vicenzutto e Claudio Bovolato dell’università di Padova. Infine, tra le 17 e le 17.45, visita guidata ai laboratori collegati allo scavo con Veronica Gallo, Cristina Ambrosini dell’università di Padova e Maria Sofia Manfrin dell’università di Milano. Presente per l’occasione anche Giuseppe Toffoli, vice presidente vicario della Fondazione Cariparo, che porterà ai partecipanti i saluti dell’ente.

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Un momento della campagna di scavo 2024 a Villamarzana (foto drm-veento)

Si ricorda che per partecipare è richiesta la prenotazione obbligatoria, fino ad esaurimento del numero massimo di posti disponibili, e che gli spostamenti tra Fratta Polesine e Villamarzana avverranno esclusivamente con mezzi propri. Si invitano inoltre i visitatori ad indossare indumenti e scarpe comodi per accedere al laboratorio e agli scavi. Per prenotazioni ed informazioni, è possibile contattare il museo archeologico nazionale di Fratta Polesine al numero di telefono 0425 668523 o all’indirizzo e-mail drm-ven.museofratta@cultura.gov.it. Il costo del biglietto di accesso al museo è di 2 euro.

Campagna 2024 nel sito protostorico di Villamarzana (Ro) nell’ambito del progetto Prima Europa: anticipazioni e obiettivi. Ne parlano ad “archeologiavocidalpassato.com” il direttore dello scavo, prof. Michele Cupitò; il direttore del museo Archeologico nazionale di Fratta Polesine, Maria Letizia Pulcini; e il sindaco d Villamarzana, Daniele Menon

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Villamarzana: campagna 2024. Gli archeologi sono tornati sul sito protostorico (foto drm-veneto)

Gli archeologi dell’università di Padova sono tornati a Villamarzana per la seconda campagna di scavo e ricerche nel sito protostorico, “aperta” ufficialmente nella serata di presentazione “3000 anni fa a Villamarzana. Risultati degli scavi 2023 e prospettive 2024” il 3 settembre 2024 al teatro parrocchiale di Villamarzana, organizzata nell’ambito del Progetto “Prima Europa. Protostoria del Polesine” sostenuto dalla fondazione Cariparo (vedi Al via l’edizione 2024 del progetto “Prima Europa. La Protostoria del Polesine”: già aperto lo scavo di Frattesina, e a Villamarzana (lo scavo dal 9) conferenza sui risultati 2023 e le prospettive 2024. Già programmati gli Open Day con visita al museo Archeologico di Fratta Polesine e poi sul cantiere di scavo | archeologiavocidalpassato). E gli obiettivi della campagna 2024 sono ambiziosi, come spiega il prof. Michele Cupitò dell’università di Padova, direttore dello scavo di Villamarzana, ad archeologiavocidalpassato.com. C’è innanzitutto la necessità di raccogliere nuovi dati per capire meglio le trasformazioni che hanno caratterizzato il X sec. a.C. anche il Medio Polesine con la nascita del sito di Villamarzana nel Sistema Medio Polesine. E poi capire meglio l’organizzazione – urbanistica e quindi socio-economica – del sito, se sia composto da due nuclei distinti ma collegati o se sia stato un unico grande agglomerato. A seguire lo sviluppo delle ricerche, con la comunicazione e la divulgazione, ci penserà anche quest’anno il museo Archeologico nazionale di Fratta Polesine (Ro) come conferma ad archeologiavocidalpassato.com la direttrice Maria Letizia Pulcini. Per il Comune di Villamarzana è l’occasione per conoscere meglio la propria storia e le proprie origini e avere l’opportunità di “vivere” in diretta l’archeologia sul campo: ne è convinto il sindaco Daniele Menon che lo conferma ad archeologiaviocidalpassato.com.

“Oggi è il 3 settembre 2024 e possiamo considerare che questa giornata – spiega Michele Cupitò – sia l’avvio della seconda campagna di scavo nel sito di Villamarzana nell’ambito del progetto “Prima Europa”, progetto coordinato dalla soprintendenza per le province di Verona Rovigo e Vicenza e finanziato dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo. Siamo al secondo anno, appunto: quindi è una prosecuzione di quanto abbiamo avviato già nell’inverno 2022. Gli obiettivi di questa campagna sono innanzitutto approfondire gli aspetti che abbiamo già sondato nello scorso anno. In particolare – con la giornata di oggi (3 settembre, ndr) – abbiamo già ampliato il settore di scavo. Riteniamo di poter identificare un edificio la cui funzione ancora non è chiara. Potrebbe essere un’abitazione, potrebbe essere una struttura di carattere produttivo, ma databile sempre al X sec. a.C., momento nel quale sappiamo il Medio Polesine ha un momento di trasformazione fondamentale con appunto la nascita del grande sito di Villamarzana e la nascita di quello che ora possiamo effettivamente chiamare Sistema Medio Polesine.

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Tavola sull’assetto del popolamento tra Adige e Po tra Bronzo finale 3 e primo Ferro (foto dbc-pd)

“Un secolo, il X, particolarmente problematico – sottolinea Cupitò -, nel senso che è meno noto rispetto ai secoli precedenti. In questo territorio, ma più in generale in Europa, in Italia e nel bacino del Mediterraneo, rappresenta un momento di grandissima trasformazione. Grandissima trasformazione dalla Grecia all’Europa, ma anche per l’area polesana, proprio perché rappresentava uno snodo fondamentale nei traffici che collegavano l’area alpina e l’area europea con l’Adriatico e il resto dell’Italia, si configura come un momento chiave.

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Gli straordinari frammenti di ceramica di tipo protogeometrico dell’Italia sud-orientale, in particolare della Puglia, rinvenuti nel sito protostorico di Villamarzana: prima e dopo il restauro (foto dbc-pd)

“Lo scavo di Villamarzana quindi intende inserire dei tasselli maggiori – assicura Cupitò – per comprendere questo momento particolarmente complicato, particolarmente complesso, ma particolarmente importante dal punto di vista delle trasformazioni di carattere economico, socio-politico, commerciale. Già l’anno scorso con il rinvenimento di alcuni straordinari frammenti di ceramica di tipo protogeometrico, probabilmente prodotta o comunque legata alle produzioni dell’Italia sud-orientale, in particolare della Puglia, avevamo compreso come in questo momento problematico – come detto – il Medio Polesine era ancora un sistema estremamente attivo, estremamente fiorente. E quindi il nostro obiettivo di quest’anno è approfondire e inserire dei dati per comprendere questo aspetto. Anche perché questo aspetto prelude – e quindi i dati che riusciremo a considerare, a recuperare, saranno fondamentali in questo senso – all’inizio del IX secolo a.C. quando il sistema, fiorente per almeno tre secoli, implode. E come tutti i collassi di sistema dobbiamo ed è interessante comprenderne le ragioni.

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Prospezioni geofisiche a Villamarzana: in rosso le ricerche 2022, in giallo quele 2023. Rimane un tassello da studiare per il 2024 (foto dbc-pd)

“Sul piano operativo – continua Cupitò – procederemo come l’anno scorso, quindi con un impianto estremamente interdisciplinare, dalla geo-archeologia all’archeobotanica all’archeozoologia già direttamente sullo scavo. Ed estenderemo l’area di indagine dello scavo per comprendere in maniera più dettagliata la struttura, l’organizzazione del sito, quindi la planimetria, l’urbanistica di questo grande insediamento, ma proseguiremo anche con le prospezioni magnetometriche condotte dalla collega Wieke de Neef dell’università di Bamberg soprattutto analizzando il segmento che unisce i due settori che abbiamo indagato per comprendere – aspetto estremamente importante – se questo sito – come apparirebbe dalle evidenze di superficie – è un insediamento costituito da nuclei separati ma ovviamente parte di un unico sistema oppure se è un unico grande insediamento.

villamarzana_sito-protostorico_obiettivi-2024_foto-dbc-pd“Importanti saranno anche le collaborazioni che abbiamo già avviato l’anno scorso, in particolare per quel che riguarda gli aspetti geo-morfologici, sedimentologici, con il prof. Cristiano Nicosia del dipartimento di Geoscienze di Padova perché in questo momento chiave, e soprattutto per la comprensione delle ragioni dell’implosione del sistema, è estremamente utile – conclude Cupitò – per capire se e quanto le trasformazioni di carattere ambientale, di carattere paleoidrografico (ricordiamoci che nell’Età del Ferro il Po di Adria cambia completamente corso e quindi scardina completamente i sistemi che si erano avviati nelle fasi precedenti) hanno avuto un peso oppure se – e sicuramente è anche così – hanno avuto un ruolo importante determinante anche quelle trasformazioni radicali sotto il profilo politico e socio-economico di cui vi ho parlato in precedenza”.

fratta-polesine_archeologico_settembre-al-museo-2024_locandinafratta-polesine_archeologico_laboratorio-archeologia-in-barattolo_locandina“Ricominciamo. Siamo tutti molto emozionati per questa ripresa. E il museo Archeologico nazionale di Fratta Polesine – spiega Maria Letizia Pulcini – si occuperà delle attività di comunicazione e di valorizzazione sia per gli scavi di Frattesina che per gli scavi di Villamarzana, ovviamente in collaborazione con la soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per le province di Verona Rovigo e Vicenza, con le università – la Sapienza di Roma e l’università di Padova – e il CPSSAE di Rovigo. Stiamo già iniziando a muoverci sia sui nostri canali social sia con i comunicati stampa. Sia la stampa scritta che i giornali online stanno già rispondendo positivamente e stasera, appunto, 3 settembre c’è il primo degli eventi organizzato dal Comune di Villamarzana ma a cui noi partecipiamo proprio in virtù di questa rete di collaborazione di cui andiamo molto fieri. E poi a seguire ci saranno gli Open Day, ci sarà un’attività con i bambini prevista per sabato 7 settembre proprio per spiegare ai bambini con questo laboratorio ludico-didattico a cura di Scatola Cultura per spiegare ai bambini cos’è uno scavo archeologico. Ci sarà quindi una simulazione di scavo archeologico e costruiranno la loro stratigrafia in barattolo. Quindi quest’anno abbiamo pensato agli adulti ma anche ai visitatori più giovani proprio per avvicinarli all’archeologia e in particolar modo all’archeologia del Polesine. Seguiteci tutti. Così sarete aggiornati sulle novità di entrambi gli scavi di Frattesina e Villamarzana”.

“Sono il sindaco di Villamarzana. Per noi come comunità – sottolinea Daniele Menon – è molto importante questa serie di scavi archeologici che durano da anni ma in particolare lo scavo che c’è stato l’anno scorso e quello che faremo quest’anno perché permettono di scoprire quello che era la storia del nostro paese e le nostre origini. È un’opportunità che Villamarzana ha anche nel riscoprire quella che è l’attività dell’archeologo, perché ci saranno degli Open Day che permetteranno a tutti i cittadini a chi vuol vedere di seguire quello che è lo scavo in prima persona e quindi io penso che sia una cosa molto positiva e che ne valga la pena anche seguirla e anche partecipare alle varie attività che ci saranno nel corso di questo mese”.

Esclusivo. Con la prof.ssa Silvia Paltineri primo bilancio della campagna 2024 nel sito etrusco-preromano di San Basilio ad Ariano nel Polesine (Ro): tra le scoperte, una tavola di legno e dei vinaccioli che aprono nuovi scenari per le future ricerche

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Campagna di scavo 2024: l’area di scavo del sito etrusco-romano di San Basilio ad Ariano nel Polesine (Ro) allagata (foto unipd)

La campagna di scavo 2024 nel sito etrusco-preromano di San Basilio ad Ariano nel Polesine (Ro), diretto da Silvia Paltineri del dipartimento di Beni culturali dell’Università di Padova, nell’ambito del progetto “San Basilio – Archeologia e Natura sul Delta del Po” si è chiuso da poche settimane. È tempo di un primo bilancio sui risultati raggiunti e sulle prospettive di questa ricerca che gode del sostegno economico di Cariparo. La professoressa Paltineri ne parla in esclusiva ad archeologiavocidalpassato.com.

CAMPAGNA 2024. “Quest’anno a San Basilio abbiamo scavato dal 29 aprile al 24 maggio e ci siamo concentrati in un’area che era quella nella quale l’anno scorso avevamo messo in luce completamente uno strato costituito principalmente da materiale edilizio frammentato, le cosiddette “mattonelle” o lastrine cotte, rotte e depositate intenzionalmente su una vasta superficie. Non potevamo scavare tutto, e quindi abbiamo deciso di concentrarci in un saggio di scavo limitato. Abbiamo scavato un’area di 3 metri per 8 e abbiamo incominciato a lavorare su questo strato, abbiamo asportato lo strato delle mattonelle e abbiamo messo in luce un deposito antropico (perché interessato da una frequentazione) con ceramica, resti ossei, resti botanici.

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San Basilio (Ariano nel Polesine): Battuto pavimentale in cocciopesto, con canalette basali per sostenere l’alzato in graticcio e buche di palo (foto unipd)

Lo scavo ha visto un progressivo approfondimento della stratigrafia in quest’area e abbiamo capito alcune cose. Per esempio, ristudiando le sezioni dello scavo – quindi proprio le pareti della nostra trincea – abbiamo capito che lo strato soprastante, cioè il primo che abbiamo tolto, quello delle mattonelle, era uno strato sicuramente ricavato da materiale di risulta che era stato depositato con la finalità di creare una superficie ben isolata, estesa, sulla quale successivamente riportare degli strati prevalentemente sabbiosi sui quali poi impostare l’ultima pavimentazione, in coccio pesto, che avevamo rinvenuto fin dalla campagna 2019.

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Sito etrusco-preromano a San Basilio di Ariano nel Polesine (Ro): lo svuotamento della trincea di scavo allagata durante la campagna 2024 (foto unipd)

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Un’anforetta in ceramica depurata riaffiora nel sito etrusco-preromano di San Basilio ad Ariano nel Polesine (Ro) (foto unipd)

Al di sotto di questo strato di mattonelle, che quindi in un certo senso segna l’inizio di una fase seriore della frequentazione di san Basilio, ci siamo approfonditi su questo strato antropico che poi anche il prossimo anno continueremo a scavare e direi anche più in estensione, perché si tratta di un livello di frequentazione precedente, con materiale che copre un arco cronologico tra il VI e il V secolo sulla base dei rinvenimenti effettuati e che probabilmente è da riferire a un’area che presumiamo fosse all’aperto, perché non abbiamo evidenze di pavimentazioni.

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Sito etrusco-preromano a San Basilio di Ariano nel Polesine (Ro): la tavola di legno posta verticalmente ed emersa svuotando dall’ acqua un settore della trincea completamente allagato (foto unipd)

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Sito etrusco-preromano a San Basilio di Ariano nel Polesine (Ro): lo svuotamento della trincea di scavo allagata durante la campagna 2024 (foto unipd)

Ci sono poi altre novità significative da un’altra zona dello scavo, posta più a Ovest. Poiché quest’anno siamo stati perseguitati dalla risalita della falda e dai temporali, abbiamo avuto tutta una serie di disavventure con l’acqua. E nel continuare a svuotare la trincea dall’acqua – cosa che ha comportato anche l’acquisto di due pompe perché altrimenti non saremmo riusciti a lavorare serenamente – ci siamo resi conto che liberando dalla falda e dall’acqua dei temporali l’area Ovest della trincea di scavo emergeva, in corrispondenza della quota a cui altrove si trovano le famose mattonelle, una lunga tavola di legno posta di taglio, verticalmente. Probabilmente era un contenimento costituito da questa lunga tavola che è conservata per circa due metri e mezzo. L’abbiamo campionata. E poi sicuramente di un elemento strutturale di questo tipo faremo le datazioni.

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I vinaccioli ritrovati nel sito etrusco-preromano di San Basilio ad Ariano nel Polesine (Ro) (foto unipd)

CURIOSITÀ: I VINACCIOLI. Tra i materiali che abbiamo trovato nello scavo di quest’anno, direi che la maggior parte delle classi ci conferma il quadro degli anni precedenti. Quindi abbiamo trovato molta ceramica etrusco-padana, frammenti di bucchero, frammenti di ceramica zonata veneta, alcuni frammenti di ceramica attica a figure nere. Tra le curiosità, le novità più interessanti, che meriteranno un approfondimento, vi è il rinvenimento di vinaccioli che provengono proprio dallo strato antropico che sta sotto le mattonelle. Li abbiamo identificati, li abbiamo campionati, e la studiosa che collabora con noi per lo studio proprio dei resti botanici, poi farà tutta una serie di analisi che ci diranno di che tipo di vite si tratta, e questo poi aprirà il campo a tutta una serie di ipotesi di lettura sul consumo delle bevande, sulla produzione di determinate bevande, e più in generale sulle abitudini alimentari e non solo della società multietnica di San Basilio preromano.

IL FUTURO: LA RICERCA CONTINUA. Due parole sul futuro. Innanzitutto dobbiamo assolutamente allargare l’area di indagine e quindi mettere in luce gli strati antropici che stanno sotto le mattonelle n tutta l’area dello scavo. Quest’anno abbiamo fatto un saggio abbastanza grande, ma che non copriva tutta l’area nella quale appunto le mattonelle erano stese e quindi vogliamo vedere in estensione se quell’antropico che noi riteniamo riferibile alla frequentazione di un’area aperta è davvero esteso per una superficie molto ampia. E poi abbiamo già impostato un nuovo saggio di scavo proprio in corrispondenza di quella tavola lignea che siamo riusciti a vedere, a intercettare togliendo l’acqua di falda da un’area della trincea che era completamente allagata. Lì faremo un altro saggio di scavo che ci consentirà di mettere in relazione le evidenze che abbiamo scoperto e scavato tra il 2019 e oggi, e quello che probabilmente stava più a Ovest che potrà essere approfondito aprendo anche magari un’area nuova, forse già nel 2025, e si spera nel 2026, perché sicuramente l’insediamento aveva una continuazione. Doveva essere un insediamento abbastanza grande e quindi sarà importante aprire nuove aree e poi provare anche a fare un discorso di tipo urbanistico-funzionale.

Padova. A Palazzo Liviano lezione su “Il restauro degli stucchi longobardi di Cividale: novità e prospettive di ricerca” con Luca Mor e Stefano Tracanelli

padova_liviano_cinque-lezioni-di-restauro_locandinapadova_liviano_il-restauro-degli-stucchi-longobardi-di-cividale_locandinaPer il ciclo di “Cinque lezioni sul Restauro” organizzato dalla Scuola di specializzazione in Beni storico-artistici, diretta da Alessandra Pattanaro, del dipartimento dei Beni culturali dell’università di Padova, martedì 30 aprile 2024, al Palazzo Liviano in sala Franco Sartori, alle 16, si terrà la lezione sul tema “Il restauro degli stucchi longobardi di Cividale: novità e prospettive di ricerca” tenuta da Luca Mor (storico dell’arte) e Stefano Tracanelli (restauratore): introduce Giovanna Valenzano direttrice del dipartimento.