Padova. Al Liviano il prof. Francesco Meo (università del Salento) tiene il seminario “Dalla ricerca archeologica alla valorizzazione di un centro indigeno della Puglia meridionale: il caso di Muro Leccese (Lecce)”: qualche anticipazione


Francesco Meo sullo scavo a Muro Leccese (foto muro leccese archaeological project)
Lunedì 6 febbraio 2023, alle 9.30, in sala Sartori del Palazzo Liviano (università di Padova), in piazza Capitaniato 7 a Padova, la ricerca archeologica a Muro Leccese è protagonista, con un seminario tenuto da Francesco Meo (università del Salento) nell’ambito del Corso di dottorato in Storia, Critica e Conservazione dei Beni culturali del dipartimento dei Beni culturali dal titolo “Dalla ricerca archeologica alla valorizzazione di un centro indigeno della Puglia meridionale: il caso di Muro Leccese (Lecce)”.

Frammento di cratere greco trovato a Muro Leccese (foto dgapab)
“Il seminario”, anticipa il prof. Meo, “sarà articolato in due parti. Nella prima, il focus sarà la ricerca archeologica condotta dal dipartimento di Beni culturali dell’università del Salento nel centro messapico di VIII-III secolo a.C. I Messapi sono la popolazione locale che convive con la vicina colonia greca di Taranto e che viene poi sottomessa dai Romani nel III secolo a.C. Ci si soffermerà in particolare sui risultati che gli ultimi anni di scavi archeologici hanno consentito di portare alla luce: un’area residenziale in cui spicca un edificio di 1300 metri quadri e una serie di strutture produttive legate a esso e al quartiere abitativo costruito attorno. Novità di estremo interesse sono quelle emerse nell’ultimo anno perché si sta portando alla luce un edificio sacro che non ha finora confronti con quel territorio. Ma gli scavi hanno restituito anche le tracce della violenta distruzione della città messapica che, nel IV secolo a.C., aveva un’estensione di oltre 100 ettari e controllava la costa più a Est d’Italia, compresa tra Otranto e Castro, ora divenute due rinomate località balneari del Salento”.

Visita al museo di Borgo Terra a Muro Leccese (foto muro leccese archaeological project)

“Nella seconda parte del seminario – continua Meo – si illustreranno le tappe della valorizzazione del sito pluristratificato che, oltra alla città messapica, vede anche un castello con il suo borgo medievale, numerosi menhir, chiese bizantine di cui una con il più antico ciclo al mondo di affreschi bizantini sul Santo Vescovo, il palazzo di un principe, due chiese barocche di particolare pregio e due conventi cinquecenteschi. Si partirà, pertanto, dalla nascita del Museo di Borgo Terra nel Palazzo del Principe Protonobilissimo nel 2004 passando al suo ampliamento al borgo retrostante, all’apertura dell’ala messapica nel 2017, a quella del parco archeologico messapico nel 2019, fino alle nuove prospettive di valorizzazione e fruizione delle aree attraverso nuovi bandi, alcuni dei quali già vinti, per la messa in rete di tutti i beni di un Paese, Muro Leccese, che ha meno di 5mila abitanti”.
Padova. Giornata di Studi “Mobilità e identità fra VIII e V secolo a.C. in Italia centro-settentrionale”. Ecco il programma
Giornata di studi “Mobilità e identità fra VIII e V secolo a.C. in Italia centro-settentrionale” nell’ambito della Scuola di specializzazione in Beni archeologici e del corso di dottorato in Storia, critica e conservazione dei Beni culturali del Dipartimento dei Beni culturali dell’università di Padova. Appuntamento il 31 gennaio 2023, alle 9.15, nell’aula Nievo di Palazzo Bo, in via VIII Febbraio, 2. Sono invitati a partecipare i dottorandi, gli specializzandi, gli studenti e tutti gli interessati. Alle 9.45, M. Cupitò (università di Padova) su “Dinamiche di mobilità e processi identitari in Veneto al tempo della svolta protourbana: i casi di Este e Padova”; 10.10, A. Marinetti (università Ca’ Foscari di Venezia) su “Mobilità e identità nel Veneto tra VI e V secolo a.C.: i dati dei documenti epigrafici”; 10.35, G. Capasso, V. Baratella, M. Beck De Lotto, L. Bondioli, V. Gallo, M. Vidale (università di Padova), F. Lugli (università di Modena e Reggio Emilia) su “Il problema dell’inumazione nel mondo veneto durante l’età del Ferro tra ritualità e mobilità. Nuovi dati bioarcheologici dalla necropoli patavina del CUS-Piovego”; 11, Pausa caffè; 11.30, F. Marzatico (Provincia autonoma di Trento) su “I Reti: elementi identitari e testimonianze di mobilità”; 11.55, S. Paltineri (università di Padova) su “Identità e mobilità dei Celti d’Italia nell’età del Ferro alla luce dei dati archeologici”; 12.20, P. Solinas (università Ca’ Foscari di Venezia) su “Identità e mobilità dei Celti d’Italia nell’età del Ferro alla luce dei dati epigrafici e linguistici”; 12.55, pausa pranzo; 14, E. Govi (università di Bologna) su “Mobilità e identità in Etruria padana: problemi e prospettive della ricerca archeologica”; 14.25, A. Gaucci (università di Bologna) su “Mobilità e identità in Etruria padana: problemi e prospettive della ricerca epigrafica”; 14.50, A. Naso (università Federico II di Napoli) su “Etruschi fuori d’Etruria: Mediterraneo ed Europa centrale”; 15.15, E. Benelli (università Roma Tre) su “Mobilità e identità in Etruria: il contributo dell’epigrafia”; 15.40, sessione poster: A. Giunto (università di Padova) su “I cinturoni a losanga della prima età del Ferro di Baldaria di Cologna Veneta (Verona). Una rilettura nell’ottica del problema mobilità/identità”; G. A. Garosi, V. Baratella (università di Padova) su “La diffusione dell’iconografia dei fermagli di cintura con decorazione a giorno “tipo 5” di Verucchio tra mondo villanoviano e mondo hallstattiano orientale. Riflessioni sul significato del fenomeno tra meccanismi di mobilità e dinamiche identitarie”; V. Baratella (università di Padova) su “Vasi con decorazione “a pseudo intaglio” a Este e vasi zonati a Bologna. Un riesame del problema nell’ottica del riconoscimento di possibili fenomeni di mobilità”; G. Garatti (università di Pavia), M. Masotti (università di Padova) su “La figurazione del gancio della tomba 48 dalla necropoli di Carceri d’Este tra relazioni veneto-etrusche ed elementi identitari”; 16.10, discussione; 16.30, M. Harari (università di Pavia), conclusioni; 17, chiusura dei lavori.



Riscoprire i gesti degli antichi vasai. È quanto si propone il progetto “La prima fonderia di Padova preromana” che comprende un sistematico approfondimento delle tecniche usate dai vasai che, nell’VIII secolo a.C., operavano nella prima Padova. Martedì 6 dicembre 2022, dalle 9.30, in sala Sartori, al Palazzo Liviano, in piazza Capitaniato 7 a Padova, appuntamento con la prima giornata di studi dedicata al progetto “La Prima Fonderia di Padova Preromana. The earliest foundry of Pre-roman Padua. I primi risultati”, occasione di scambio e dibattito sul tema. La giornata è promossa dal dipartimento Beni culturali dell’università di Padova (scuola di specializzazione in beni archeologici, corso di dottorato in storia, critica e conservazione dei beni culturali) ed è aperta a dottorandi, specializzandi, studenti e a tutti gli interessati.
Commenti recenti