Alpago (Bl). Nell’ex municipio di Pieve d’Alpago inaugurata la mostra “La Situla di Pieve d’Alpago: un dialogo tra Storia e Comunità”, dedicata alla situla di Pieve d’Alpago e al dialogo che quest’ultima ha permesso di costruire nel tempo tra storia e comunità locale. Parlano il sindaco Peterle, il consigliere delegato De Nardi, e la soprintendente Mazza
Aperta, dal 28 marzo al 27 settembre 2026, nell’ex sede municipale di Pieve d’Alpago (Bl) la mostra “La Situla di Pieve d’Alpago: un dialogo tra Storia e Comunità”, dedicata alla situla di Pieve d’Alpago e al dialogo che quest’ultima ha permesso di costruire nel tempo tra storia e comunità locale, promossa dal Comune di Alpago e dalla Biblioteca Civica di Pieve d’Alpago, in collaborazione con la soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per le Province di Padova Treviso e Belluno a testimonianza di un lavoro realizzato tra istituzioni e territorio. La mostra invita il pubblico a scoprire uno dei reperti più significativi del territorio locale come ponte tra passato e presente. La situla non è solo un reperto archeologico: è testimonianza della vita socioeconomica antica dell’Alpago e simbolo di un patrimonio condiviso, capace di raccontare l’evoluzione della frequentazione umana del territorio. Attraverso ricostruzioni, immagini e testimonianze, il percorso espositivo intreccia archeologia, storia locale e memoria collettiva. Un filo emozionale accompagna il visitatore alla scoperta degli scavi di Pian de la Gnela (2002–2012), alle pendici del Monte Dolada, in particolare della Tomba 1, mostrando cosa significhi fare ricerca archeologica e quale ricaduta positiva essa abbia avuto sulla comunità locale. Le indagini archeologiche a Pian de la Gnela sono il frutto di una collaborazione che ha coinvolto, a più livelli, la soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio, preposta alla tutela del patrimonio culturale, il Comune di Pieve d’Alpago (ora confluito nel nuovo Comune di Alpago) e la comunità locale. Anni di ricerca effettuati con la direzione scientifica della Soprintendenza, il successivo restauro dei reperti e una serie di studi multidisciplinari hanno permesso di restituire sia al pubblico specialistico, sia ai cittadini e agli appassionati un importante tassello della presenza dei Veneti Antichi lungo la Valle del Piave e nelle aree limitrofe.

Copertina del libro “Le Signore dell’Alpago. La necropoli preromana di Pian de la Gnela – Pieve d’Alpago (Belluno)”, a cura di Giovanna Gangemi, Michele Bassetti e Diego Voltolini
La mostra “La Situla di Pieve d’Alpago: un dialogo tra Storia e Comunità” nasce dalla pubblicazione scientifica (2015) “Le Signore dell’Alpago. La necropoli preromana di Pian de la Gnela – Pieve d’Alpago (Belluno)”, a cura di Giovanna Gangemi, Michele Bassetti e Diego Voltolini, ed è il punto di partenza di un progetto di valorizzazione culturale più ampio, che mira a promuovere consapevolezza culturale, partecipazione attiva e valorizzazione sostenibile del patrimonio locale. Il fine della mostra è prettamente divulgativo: rendere accessibili i risultati della ricerca scientifica, avvicinare il pubblico all’archeologia e favorire una maggiore consapevolezza del patrimonio culturale, trasformando la situla di Pieve d’Alpago in un bene comune. Il cuore pulsante dell’esposizione è il coinvolgimento diretto del pubblico, attraverso un percorso partecipato. Accanto alle sezioni dedicate al territorio, agli scavi e alla ricostruzione sperimentale della situla, sono presenti infatti delle aree partecipative dove visitatrici e visitatori di ogni età potranno lasciare idee, pensieri e prospettive contribuendo a costruire un dialogo vivo tra passato e presente. La mostra, curata dall’Ufficio Cultura del Comune di Alpago, si sviluppa attraverso diverse aree tematiche: uno spazio di accoglienza, dove iniziare il viaggio alla scoperta della situla; l’area testimonianze, con ricordi e racconti del territorio; l’area partecipativa, per lasciare idee e impressioni; un focus sui musei dell’Alpago, per conoscere le risorse culturali locali; l’area educational, con una lavagna per bambini e schede didattiche per esplorare e sperimentare; un’esperienza tattile con la copia 3D della ricostruzione sperimentale della situla; e infine l’area scientifica, con la ricostruzione sperimentale della situla, pannelli informativi a cura di Michele Bassetti, Stefano Buson, Alexia Nascimbene e Diego Voltolini e una proiezione video. L’esposizione si inserisce nel percorso verso il progetto “La Casa dell’Alpago” e mira a promuovere consapevolezza culturale, partecipazione attiva e valorizzazione sostenibile del patrimonio locale. Con un allestimento essenziale e riutilizzabile, la mostra trasforma temporaneamente uno spazio comunale in un luogo di incontro, apprendimento e crescita collettiva.
“Questa mostra temporanea è un esempio concreto di come la cultura possa essere un elemento virtuoso di crescita diffusa e di dialogo con la comunità”, spiega il sindaco del Comune di Alpago, Alberto Peterle. “Mettere a terra tale iniziativa segna un importante traguardo culturale per la nostra Amministrazione e, al tempo stesso, costituisce un punto di partenza. È nostra volontà proseguire nella valorizzazione culturale, continueremo a lavorare in questa direzione, per costruire, nella prospettiva della realizzazione del nuovo spazio espositivo “Casa dell’Alpago”, un futuro di cultura e partecipazione. Il mio più sentito ringraziamento va a tutti quelli che hanno creduto e reso possibile questa mostra, un apprezzamento speciale per il sostegno è rivolto alla soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per le Province di Padova Treviso e Belluno, alla soprintendente Marta Mazza e al funzionario archeologo Chiara D’Incà, a Giovanna Gangemi, a Stefano Buson per il prestito della ricostruzione sperimentale della situla, agli autori dei pannelli, e a tutte quelle persone che hanno collaborato nel progetto con passione e dedizione”. E il consigliere delegato alla Cultura, Alessandro De Nardi: “Sono molto lieto che, in occasione del ventesimo anniversario della VIII Settimana della Cultura – Mostra Archeologica, si sia riusciti a realizzare una mostra divulgativa che interessa gli stessi spazi del Palazzo Municipale di Pieve d’Alpago che furono utilizzati nel 2006. Coincidenze come queste ci dimostrano quanto sia importante mantenere vivo l’interesse verso le tematiche culturali, verso l’archeologia, per instaurare per l’appunto come dice il titolo della mostra, un “dialogo tra storia e comunità. La mostra viene accompagnata da un calendario di attività collaterali, che prevedono eventi tematici e visite guidate mensili, a cui invito tutta la cittadinanza a partecipare. Mi unisco ai ringraziamenti del Sindaco, grazie davvero a quanti hanno reso possibile questa iniziativa.”

Marta Mazza, soprintendente Archeologia Belle arti e Paesaggio per le Province di Padova Treviso e Belluno
“L’organizzazione della mostra temporanea sull’importante sito archeologico di Pian de la Gnela”, sottolinea la soprintendente Marta Mazza, “si pone nel segno di una continuità di collaborazione tra la nostra Soprintendenza, l’Amministrazione locale e la comunità dell’Alpago, collaborazione sorta già a partire dalla fase delle indagini e via via consolidatasi attraverso il procedere degli approfondimenti scientifici e degli studi specialistici. Poter garantire, nel rispetto delle diverse competenze, una collaborazione stabile e sistematica è la chiave per raggiungere importanti risultati in termini di conoscenza, conservazione e divulgazione dell’interessante e variegato patrimonio culturale che caratterizza questo territorio”.

La situla d’Alpago e, sopra, la replica realizzata da Stefano Buson (foto federica santinon / sabap-bl)
Tutela e conservazione del patrimonio culturale: prospettive di valorizzazione e divulgazione per la comunità. “Le indagini archeologiche a Pian de la Gnela, alle pendici del Monte Dolada”, spiegano gli archeologi della soprintendenza, “sono il frutto di una collaborazione che ha coinvolto, a più livelli, la soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio, preposta alla tutela del patrimonio culturale, il Comune di Pieve d’Alpago (ora confluito nel nuovo Comune di Alpago) e la comunità locale. I primi rinvenimenti si sono tradotti in campagne di ricerca, studi, approfondimenti, restauri che hanno permesso di restituire sia al pubblico specialistico, sia ai cittadini e agli appassionati un importante tassello della presenza dei Veneti Antichi lungo la Valle del Piave e nelle aree limitrofe. La scoperta di una situla in bronzo istoriata, rinvenuta in una tomba già danneggiata e non completamente leggibile dal punto di vista del contesto, ha segnato l’inizio di una lunga e proficua stagione di scavi, condotti in modo sistematico sotto la direzione della Soprintendenza.

La cista bronzea all’interno della Tomba 10 dalla necropoli di Pian de la Gnela a Pieve d’Alpago (Bl) (foto federica santinon / sapab-bl)
Sono state così individuate altre sepolture integre, che hanno potuto essere indagate con rigore metodologico e secondo un approccio multidisciplinare. Parallelamente, presso il laboratorio della Soprintendenza è stato realizzato l’intervento di restauro di tutti i materiali rinvenuti, a cui è seguito lo studio di dettaglio, avvalendosi anche di specialisti di diversi settori, in occasione della pubblicazione. Se il valore scientifico intrinseco del rinvenimento è indubbio, merita di essere sottolineato un ulteriore elemento di qualità del sito, rappresentato dal suo contesto ambientale e paesaggistico. Pian de la Gnela ha infatti subito nel tempo poche modifiche e si caratterizza per la sua integrità. Tale condizione consente di cogliere lo scenario in cui, intorno a 2500 anni fa, i gruppi di Veneti Antichi che abitavano queste alture scelsero di deporre i propri defunti. Trasmettere questa suggestione, accanto al dato archeologico più tecnico, è una delle sfide della valorizzazione dei siti archeologici all’interno del proprio contesto, da perseguire attraverso un dialogo costante con l’Amministrazione e con la Comunità locale, interlocutori preziosi e profondi conoscitori dei luoghi. È proprio l’azione condivisa tra l’Ente di tutela, l’Amministrazione locale e la Comunità, nel rispetto dei ruoli e delle competenze, a consentirci di conoscere un po’ più a fondo le antiche signore dell’Alpago”.
La situla istoriata. “La situla in lamina di bronzo è stata ritrovata in una sepoltura a cremazione, utilizzata come ossuario per le ceneri di un defunto”, ricorda Diego Voltolini, direttore del museo Archeologico nazionale delle Marche. “Al momento del recupero era in condizioni difficili, schiacciata all’interno dei resti della cassetta in lastre di pietra della tomba, in parte distrutta. Nonostante la perdita di parte del contesto originario, lo scavo ha consentito di comprendere l’area funeraria nella quale la sepoltura della situla era inserita, utilizzata tra la fine del VII e il V secolo a.C. Questo straordinario contenitore è decorato nello stile dell’Arte delle Situle, una forma di altissimo artigianato artistico caratteristica dell’area dei Veneti antichi e delle Alpi orientali, che attraverso un linguaggio internazionale per immagini celebrava le élites. La situla è realizzata in lamina bronzea, la sua decorazione a sbalzo e a cesello si organizza in tre registri sovrapposti che costruiscono una narrazione continua, separati da fregi ornati da sequenze di baccelli sbalzati. Nei due registri superiori un corteo di personaggi maschili, in abiti civili, avvolti nel mantello e con ampio cappello in testa, allude a un cerimoniale aristocratico pubblico e solenne. Il registro inferiore è invece ambientato negli spazi interni di uno o più edifici e rappresenta, con scene separate da elementi architettonici, l’incontro, la contrattazione matrimoniale, l’unione e la procreazione da parte di una coppia, attraverso un linguaggio fortemente simbolico e carico di significato. I gesti sono parte di una vera e propria sequenza rituale scandita dalla presenza di oggetti e simboli di potere, come i bastoni, l’ascia e il telaio. Gli altri personaggi presenti, tutte donne, sono attori di un racconto che, seppur oggi privo di parole, ben permette di leggere l’intensità crescente fino alla scena finale, che culmina nel parto”.
Senigallia (An). Alla Rocca Roveresca novità alla mostra “La forma dell’oro. Storie di gioielli dall’Italia antica” a cura di Massimo Osanna e Luana Toniolo: nei giovedì di luglio, al mattino visita guidata Armanda Zanone, e al pomeriggio conferenze sui gioielli antichi. Ecco il programma
Novità alla mostra “La forma dell’oro. Storie di gioielli dall’Italia antica” a cura di Massimo Osanna (direttore generale dei Musei) e di Luana Toniolo (direttrice del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia a Roma) aperta fino all’8 dicembre 2025 alla Rocca di Senigallia (An) (vedi Senigallia (An). Alla Rocca Roveresca apre la mostra “La forma dell’oro. Storie di gioielli dall’Italia antica” a cura di Massimo Osanna e Luana Toniolo, oltre 400 reperti di produzioni ornamentali nell’Italia peninsulare e in Sardegna dalla Preistoria all’Alto Medioevo | archeologiavocidalpassato). Dal 3 luglio 2025 alle 10.30, e per ogni giovedì del mese di luglio 2025, iniziano le visite guidate alla mostra condotte dalla curatrice Amanda Zanone. Sempre dal 3 luglio 2025, ma alle 17.30, prende il via un ciclo di conferenze di approfondimento su alcuni aspetti dei gioielli antichi. Si comincia con il direttore del museo Archeologico nazionale di Ancona, Diego Voltolini, che parlerà sul tema “Con l’oro in testa: diademi e corone, il simbolo del prestigio”; quindi il 17 luglio sarà la volta di Gaia Pignocchi con la conferenza intitolata “Gli ornamenti nella preistoria. Un linguaggio senza parole”; e ancora il 24 luglio Giuseppe Lepore illustrerà “Asiatica luxuria. Lusso e politica a Roma in età repubblicana”; infine Alessandra Coen il 31 luglio interverrà sul tema “Il fasto delle signore Senoni tra tradizione locale e apporti esterni”. La partecipazione alle visite guidate e alle conferenze è compresa nel prezzo del biglietto alla Rocca Roveresca, ma le prenotazioni sono obbligatorie scrivendo un’email all’indirizzo roccaroveresca.senigallia@cultura.gov.it oppure telefonando al numero tel.071 63258.
Ancona. A 51 anni dal sisma del 1972 riapre la sezione “romana” del museo Archeologico nazionale delle Marche: apertura speciale gratuita il 6 e 7 dicembre

L’allestimento della nuova sezione romana, nell’ala a mare del museo Archeologico nazionale della Marche ad Ancona. In primo piano un mosaico da Pollenza (MC) e un sostegno in marmo a forma di felino, da Falerone (FM) (foto drm-marche)

La facciata di Palazzo Ferretti sede del museo Archeologico nazionale delle Marche ad Ancona (foto drm-marche)

Ritratti di età repubblicana (I sec. a.C.) esposti nella sezione romana del museo Archeologico nazionale delle Marche (foto drm-marche)
A 51 anni dal sisma del 1972 riapre la sezione “romana” del museo Archeologico nazionale delle Marche: appuntamento mercoledì 6 dicembre 2023, alle 16, con la presentazione alle autorità; poi dalle ore 17 l’intero museo di Palazzo Ferretti ad Ancona resterà aperto con ingresso libero fino alle 23.30 e per l’intera giornata di giovedì 7 dicembre 2023. Nell’ambito del delicato intervento di rinnovamento (restauro architettonico e riallestimento) in corso al museo Archeologico nazionale delle Marche, mercoledì 6 dicembre 2023 riapre la sezione dedicata all’archeologia dell’età romana nel territorio marchigiano, chiusa dal 1972 a seguito dell’evento sismico che ha profondamente modificato il volto e la storia della città di Ancona. Il nuovo percorso espositivo proporrà all’attenzione dei visitatori una selezione di reperti che narrano le vicende della regione, dalla romanizzazione fino alla fine dell’Impero Romano. Dalle 17 del 6 dicembre 2023 saranno aperte a tutto il pubblico le porte della nuova sezione romana e per l’occasione il Museo sarà visitabile a ingresso gratuito nelle giornate del 6 (con apertura prolungata fino alle 23.30) e del 7 dicembre 2023, con il consueto 8.30-19.30. I dettagli della riapertura della sezione “romana” del museo Archeologico nazionale delle Marche saranno illustrati mercoledì 6 dicembre 2023, alle 11, al museo Archeologico nazionale delle Marche, a Palazzo Ferretti ad Ancona. Intervengono Luigi Gallo, direttore regionale dei Musei delle Marche; Diego Voltolini, direttore del museo Archeologico nazionale delle Marche; Manuela Faieta, restauratrice e coordinatrice Restauro e conservazione delle collezioni archeologiche; Nicoletta Frapiccini, archeologa e progettista scientifico della sezione museale; Amanda Zanone, archeologa e progettista scientifico della sezione museale.












Oltre 100 esperti tra archeologi, architetti, ingegneri, docenti universitari, museologi e museografi si riuniscono il 26 e il 27 febbraio 2024 a Roma, al ministero della Cultura, al Collegio Romano, per il convegno organizzato dalla direzione generale Musei “Allestire l’archeologia. Progetti in corso e nuove proposte per i musei e i parchi archeologici nazionali”. Nel corso delle due giornate verranno illustrati e discussi circa 40 progetti, studiati per realizzare ex novo o per rinnovare gli allestimenti di altrettanti musei e parchi archeologici nazionali di tutta Italia. I lavori si concluderanno con una tavola rotonda, coordinata da alcune tra le personalità attualmente più competenti per animare il dibattito intorno all’intreccio tra ricerca, comunicazione e musei. Diretta sul canale YouTube del Ministero della Cultura ai seguenti link: 26 febbraio 








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