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Alpago (Bl). Nell’ex municipio di Pieve d’Alpago inaugurata la mostra “La Situla di Pieve d’Alpago: un dialogo tra Storia e Comunità”, dedicata alla situla di Pieve d’Alpago e al dialogo che quest’ultima ha permesso di costruire nel tempo tra storia e comunità locale. Parlano il sindaco Peterle, il consigliere delegato De Nardi, e la soprintendente Mazza

Aperta, dal 28 marzo al 27 settembre 2026, nell’ex sede municipale di Pieve d’Alpago (Bl) la mostra “La Situla di Pieve d’Alpago: un dialogo tra Storia e Comunità”, dedicata alla situla di Pieve d’Alpago e al dialogo che quest’ultima ha permesso di costruire nel tempo tra storia e comunità locale, promossa dal Comune di Alpago e dalla Biblioteca Civica di Pieve d’Alpago, in collaborazione con la soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per le Province di Padova Treviso e Belluno a testimonianza di un lavoro realizzato tra istituzioni e territorio. La mostra invita il pubblico a scoprire uno dei reperti più significativi del territorio locale come ponte tra passato e presente. La situla non è solo un reperto archeologico: è testimonianza della vita socioeconomica antica dell’Alpago e simbolo di un patrimonio condiviso, capace di raccontare l’evoluzione della frequentazione umana del territorio. Attraverso ricostruzioni, immagini e testimonianze, il percorso espositivo intreccia archeologia, storia locale e memoria collettiva. Un filo emozionale accompagna il visitatore alla scoperta degli scavi di Pian de la Gnela (2002–2012), alle pendici del Monte Dolada, in particolare della Tomba 1, mostrando cosa significhi fare ricerca archeologica e quale ricaduta positiva essa abbia avuto sulla comunità locale. Le indagini archeologiche a Pian de la Gnela sono il frutto di una collaborazione che ha coinvolto, a più livelli, la soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio, preposta alla tutela del patrimonio culturale, il Comune di Pieve d’Alpago (ora confluito nel nuovo Comune di Alpago) e la comunità locale. Anni di ricerca effettuati con la direzione scientifica della Soprintendenza, il successivo restauro dei reperti e una serie di studi multidisciplinari hanno permesso di restituire sia al pubblico specialistico, sia ai cittadini e agli appassionati un importante tassello della presenza dei Veneti Antichi lungo la Valle del Piave e nelle aree limitrofe.

Copertina del libro “Le Signore dell’Alpago. La necropoli preromana di Pian de la Gnela – Pieve d’Alpago (Belluno)”, a cura di Giovanna Gangemi, Michele Bassetti e Diego Voltolini

La mostra “La Situla di Pieve d’Alpago: un dialogo tra Storia e Comunità” nasce dalla pubblicazione scientifica (2015) “Le Signore dell’Alpago. La necropoli preromana di Pian de la Gnela – Pieve d’Alpago (Belluno)”, a cura di Giovanna Gangemi, Michele Bassetti e Diego Voltolini, ed è il punto di partenza di un progetto di valorizzazione culturale più ampio, che mira a promuovere consapevolezza culturale, partecipazione attiva e valorizzazione sostenibile del patrimonio locale. Il fine della mostra è prettamente divulgativo: rendere accessibili i risultati della ricerca scientifica, avvicinare il pubblico all’archeologia e favorire una maggiore consapevolezza del patrimonio culturale, trasformando la situla di Pieve d’Alpago in un bene comune. Il cuore pulsante dell’esposizione è il coinvolgimento diretto del pubblico, attraverso un percorso partecipato. Accanto alle sezioni dedicate al territorio, agli scavi e alla ricostruzione sperimentale della situla, sono presenti infatti delle aree partecipative dove visitatrici e visitatori di ogni età potranno lasciare idee, pensieri e prospettive contribuendo a costruire un dialogo vivo tra passato e presente. La mostra, curata dall’Ufficio Cultura del Comune di Alpago, si sviluppa attraverso diverse aree tematiche: uno spazio di accoglienza, dove iniziare il viaggio alla scoperta della situla; l’area testimonianze, con ricordi e racconti del territorio; l’area partecipativa, per lasciare idee e impressioni; un focus sui musei dell’Alpago, per conoscere le risorse culturali locali; l’area educational, con una lavagna per bambini e schede didattiche per esplorare e sperimentare; un’esperienza tattile con la copia 3D della ricostruzione sperimentale della situla; e infine l’area scientifica, con la ricostruzione sperimentale della situla, pannelli informativi a cura di Michele Bassetti, Stefano Buson, Alexia Nascimbene e Diego Voltolini e una proiezione video. L’esposizione si inserisce nel percorso verso il progetto “La Casa dell’Alpago” e mira a promuovere consapevolezza culturale, partecipazione attiva e valorizzazione sostenibile del patrimonio locale. Con un allestimento essenziale e riutilizzabile, la mostra trasforma temporaneamente uno spazio comunale in un luogo di incontro, apprendimento e crescita collettiva.

Alberto Peterle, sindaco di Alpago (Bl)

“Questa mostra temporanea è un esempio concreto di come la cultura possa essere un elemento virtuoso di crescita diffusa e di dialogo con la comunità”, spiega il sindaco del Comune di Alpago, Alberto Peterle. “Mettere a terra tale iniziativa segna un importante traguardo culturale per la nostra Amministrazione e, al tempo stesso, costituisce un punto di partenza. È nostra volontà proseguire nella valorizzazione culturale, continueremo a lavorare in questa direzione, per costruire, nella prospettiva della realizzazione del nuovo spazio espositivo “Casa dell’Alpago”, un futuro di cultura e partecipazione. Il mio più sentito ringraziamento va a tutti quelli che hanno creduto e reso possibile questa mostra, un apprezzamento speciale per il sostegno è rivolto alla soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per le Province di Padova Treviso e Belluno, alla soprintendente Marta Mazza e al funzionario archeologo Chiara D’Incà, a Giovanna Gangemi, a Stefano Buson per il prestito della ricostruzione sperimentale della situla, agli autori dei pannelli, e a tutte quelle persone che hanno collaborato nel progetto con passione e dedizione”. E il consigliere delegato alla Cultura, Alessandro De Nardi: “Sono molto lieto che, in occasione del ventesimo anniversario della VIII Settimana della Cultura – Mostra Archeologica, si sia riusciti a realizzare una mostra divulgativa che interessa gli stessi spazi del Palazzo Municipale di Pieve d’Alpago che furono utilizzati nel 2006. Coincidenze come queste ci dimostrano quanto sia importante mantenere vivo l’interesse verso le tematiche culturali, verso l’archeologia, per instaurare per l’appunto come dice il titolo della mostra, un “dialogo tra storia e comunità. La mostra viene accompagnata da un calendario di attività collaterali, che prevedono eventi tematici e visite guidate mensili, a cui invito tutta la cittadinanza a partecipare. Mi unisco ai ringraziamenti del Sindaco, grazie davvero a quanti hanno reso possibile questa iniziativa.”

Marta Mazza, soprintendente Archeologia Belle arti e Paesaggio per le Province di Padova Treviso e Belluno

“L’organizzazione della mostra temporanea sull’importante sito archeologico di Pian de la Gnela”, sottolinea la soprintendente Marta Mazza, “si pone nel segno di una continuità di collaborazione tra la nostra Soprintendenza, l’Amministrazione locale e la comunità dell’Alpago, collaborazione sorta già a partire dalla fase delle indagini e via via consolidatasi attraverso il procedere degli approfondimenti scientifici e degli studi specialistici. Poter garantire, nel rispetto delle diverse competenze, una collaborazione stabile e sistematica è la chiave per raggiungere importanti risultati in termini di conoscenza, conservazione e divulgazione dell’interessante e variegato patrimonio culturale che caratterizza questo territorio”.

La situla d’Alpago e, sopra, la replica realizzata da Stefano Buson (foto federica santinon / sabap-bl)

Tutela e conservazione del patrimonio culturale: prospettive di valorizzazione e divulgazione per la comunità. “Le indagini archeologiche a Pian de la Gnela, alle pendici del Monte Dolada”, spiegano gli archeologi della soprintendenza, “sono il frutto di una collaborazione che ha coinvolto, a più livelli, la soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio, preposta alla tutela del patrimonio culturale, il Comune di Pieve d’Alpago (ora confluito nel nuovo Comune di Alpago) e la comunità locale. I primi rinvenimenti si sono tradotti in campagne di ricerca, studi, approfondimenti, restauri che hanno permesso di restituire sia al pubblico specialistico, sia ai cittadini e agli appassionati un importante tassello della presenza dei Veneti Antichi lungo la Valle del Piave e nelle aree limitrofe. La scoperta di una situla in bronzo istoriata, rinvenuta in una tomba già danneggiata e non completamente leggibile dal punto di vista del contesto, ha segnato l’inizio di una lunga e proficua stagione di scavi, condotti in modo sistematico sotto la direzione della Soprintendenza.

La cista bronzea all’interno della Tomba 10 dalla necropoli di Pian de la Gnela a Pieve d’Alpago (Bl) (foto federica santinon / sapab-bl)

Sono state così individuate altre sepolture integre, che hanno potuto essere indagate con rigore metodologico e secondo un approccio multidisciplinare. Parallelamente, presso il laboratorio della Soprintendenza è stato realizzato l’intervento di restauro di tutti i materiali rinvenuti, a cui è seguito lo studio di dettaglio, avvalendosi anche di specialisti di diversi settori, in occasione della pubblicazione. Se il valore scientifico intrinseco del rinvenimento è indubbio, merita di essere sottolineato un ulteriore elemento di qualità del sito, rappresentato dal suo contesto ambientale e paesaggistico. Pian de la Gnela ha infatti subito nel tempo poche modifiche e si caratterizza per la sua integrità. Tale condizione consente di cogliere lo scenario in cui, intorno a 2500 anni fa, i gruppi di Veneti Antichi che abitavano queste alture scelsero di deporre i propri defunti. Trasmettere questa suggestione, accanto al dato archeologico più tecnico, è una delle sfide della valorizzazione dei siti archeologici all’interno del proprio contesto, da perseguire attraverso un dialogo costante con l’Amministrazione e con la Comunità locale, interlocutori preziosi e profondi conoscitori dei luoghi. È proprio l’azione condivisa tra l’Ente di tutela, l’Amministrazione locale e la Comunità, nel rispetto dei ruoli e delle competenze, a consentirci di conoscere un po’ più a fondo le antiche signore dell’Alpago”.

La situla Alpago ritrovata a Pian de la Gnela nel 2002 (foto drm-veneto)

Il ritrovamento della situla Alpago a Pian de la Gnela nel 2002 (foto drm-veneto)

La situla istoriata. “La situla in lamina di bronzo è stata ritrovata in una sepoltura a cremazione, utilizzata come ossuario per le ceneri di un defunto”, ricorda Diego Voltolini, direttore del museo Archeologico nazionale delle Marche. “Al momento del recupero era in condizioni difficili, schiacciata all’interno dei resti della cassetta in lastre di pietra della tomba, in parte distrutta. Nonostante la perdita di parte del contesto originario, lo scavo ha consentito di comprendere l’area funeraria nella quale la sepoltura della situla era inserita, utilizzata tra la fine del VII e il V secolo a.C. Questo straordinario contenitore è decorato nello stile dell’Arte delle Situle, una forma di altissimo artigianato artistico caratteristica dell’area dei Veneti antichi e delle Alpi orientali, che attraverso un linguaggio internazionale per immagini celebrava le élites. La situla è realizzata in lamina bronzea, la sua decorazione a sbalzo e a cesello si organizza in tre registri sovrapposti che costruiscono una narrazione continua, separati da fregi ornati da sequenze di baccelli sbalzati. Nei due registri superiori un corteo di personaggi maschili, in abiti civili, avvolti nel mantello e con ampio cappello in testa, allude a un cerimoniale aristocratico pubblico e solenne. Il registro inferiore è invece ambientato negli spazi interni di uno o più edifici e rappresenta, con scene separate da elementi architettonici, l’incontro, la contrattazione matrimoniale, l’unione e la procreazione da parte di una coppia, attraverso un linguaggio fortemente simbolico e carico di significato. I gesti sono parte di una vera e propria sequenza rituale scandita dalla presenza di oggetti e simboli di potere, come i bastoni, l’ascia e il telaio. Gli altri personaggi presenti, tutte donne, sono attori di un racconto che, seppur oggi privo di parole, ben permette di leggere l’intensità crescente fino alla scena finale, che culmina nel parto”.

Montebelluna (Tv). Giornata di studio “A TAVOLA PER RACCONTARE”, dopo la mostra “FABULAE. Le situle raccontano i Veneti antichi”: esperti dall’Italia e dall’estero si confrontano sul tema “situle” in relazione sia alla cultura materiale dei Veneti antichi, sia ad aspetti sociali, ideologici ed economici. In presenza e on line. Ecco il programma

Oggi come 2500 anni fa i momenti conviviali sono occasione di condivisione e relazione sociale. Da questa riflessione nasce il titolo della giornata di studio “A TAVOLA PER RACCONTARE”, in programma il 5 settembre 2025 a Montebelluna (Tv), che prende le mosse dalla mostra “FABULAE. Le situle raccontano i Veneti antichi”, dedicata ad un patrimonio archeologico straordinario: le due situle figurate in lamina di bronzo (vasi a forma di secchio decorati con scene composite) rinvenute nella necropoli preromana di Posmon, in via Cima Mandria a Montebelluna, tra gli esemplari più rappresentativi e spettacolari della cultura materiale dei Veneti antichi, il popolo vissuto nell’Italia nord orientale tra il IX secolo a.C. e l’arrivo dei Romani. Le due situle, giunte a noi come vasi-ossuari di defunti e defunte di alto rango, nella loro funzione primaria, prima di diventare urne, figuravano nei simposi come contenitori di bevande di pregio (probabilmente vino) a simboleggiare ricchezza e potere dei padroni e delle padrone di casa. In realtà questi vasi preziosi sono la “punta dell’iceberg” della notevole documentazione archeologica delle oltre 250 tombe del sepolcreto, al momento in corso di studio, ma che già fa percepire la necropoli di via Cima Mandria come il riflesso di una comunità preromana benestante e socialmente complessa stabilmente insediata a Montebelluna in epoca preromana.

La situla proveniente dalla tomba 5 della necropoli di Posmon scoperta nel 2012 ed esposta al museo civico di Montebelluna (foto graziano tavan)

Il 5 settembre 2025, appuntamento in presenza all’auditorium Biblioteca Comunale, in largo Dieci Martiri 1, a Montebelluna, e in diretta streaming, su iscrizione obbligatoria (cliccando qui). Per informazioni: 0423 617479 | info@museomontebelluna.it. Studiosi e studiose dall’Italia e dall’estero si confronteranno sul tema “situle” in relazione sia alla cultura materiale dei Veneti antichi, sia ad aspetti sociali, ideologici ed economici nel quadro dell’ampia rete di contatti culturali e commerciali tra Italia centro-settentrionale, Alpi e Slovenia nel periodo preromano. La Giornata di Studio nasce da una collaborazione tra il Comune di Montebelluna-museo Civico e la soprintendenza ABAP-VE-MET con il supporto della direzione regionale Musei nazionali del Veneto – museo nazionale Atestino e il patrocinio dell’istituto nazionale di Studi Etruschi-Sezione Etruria Padana e Italia settentrionale.

PROGRAMMA DELLA GIORNATA. Alle 10, saluti istituzionali. Alle 10.15, iniziano gli interventi della mattina. Introduce e coordina: Giovanna GAMBACURTA, università Ca’ Foscari Venezia: Emanuela GILLI, museo civico di Montebelluna; Carla PIRAZZINI, soprintendenza ABAP VE-MET; Benedetta PROSDOCIMI, direzione regionale Musei nazionali del Veneto, su Gli scavi della necropoli preromana a Posmon Via Cima Mandria tra tutela e valorizzazione; Veronica GROPPO, Università Lubiana; Nicoletta ONISTO, antropologa indipendente, su Le situle Montebelluna tra tipologia, tecnologia e ritualità; Stefano BUSON, già direzione regionale Musei nazionali del Veneto, su L’utilizzo delle situle nella vita degli antichi: i segni d’uso e i restauri antichi nelle situle di Posmon; Luca ZAGHETTO, archeologo indipendente, su Le due situle istoriate di Montebelluna. Alle 11.30, pausa caffè. Franco MARZATICO, Ufficio Beni Archeologici – Provincia Autonoma di Trento, su Simposio e banchetto nel cuore delle Alpi. Riflessioni sul mondo retico; Claudia MANGANI, museo civico Archeologico “G. Rambotti” – Desenzano del Garda; Barbara GRASSI, soprintendenza ABAP-CO-LC, su Recipienti in bronzo dal territorio golasecchiano: uno sguardo d’insieme. Alle 13, pausa pranzo.

Alle 14, gli interventi del pomeriggio. Introduce e coordina: Angela RUTA SERAFINI, già soprintendenza ABAP VE-MET. Giulia MORPURGO, dipartimento di Lettere e Beni culturali, università della Campania ‘Luigi Vanvitelli’, su Situle in bronzo da contesti dell’Etruria padana di “fase Certosa”: forme, associazioni, usi; Diego VOLTOLINI, direzione regionale Musei nazionali Marche, su Situle in Adriatico: per un inquadramento dell’area picena; Manca VINAZZA, University of Ljubljana, Faculty of Arts, Department of Archaeology; Bostjan LAHARMAR, National Museum of Slovenia;  Miha MLINAR, Tolmin Museum, su Nuove scoperte sulle situle nell’area Slovena. Alle 15.15, discussione e a seguire relazione a cura di Louis NEBELSICK, Cardinal Stefan Wyszynski University in WarsawInstitute of Archaeology,.

Senigallia (An). Alla Rocca Roveresca novità alla mostra “La forma dell’oro. Storie di gioielli dall’Italia antica” a cura di Massimo Osanna e Luana Toniolo: nei giovedì di luglio, al mattino visita guidata Armanda Zanone, e al pomeriggio conferenze sui gioielli antichi. Ecco il programma

Gioielli esposti nella mostra “La forma dell’oro” alla Rocca di Senigallia (An) (foto drmn-marche)

Novità alla mostra “La forma dell’oro. Storie di gioielli dall’Italia antica” a cura di Massimo Osanna (direttore generale dei Musei) e di Luana Toniolo (direttrice del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia a Roma) aperta fino all’8 dicembre 2025 alla Rocca di Senigallia (An) (vedi Senigallia (An). Alla Rocca Roveresca apre la mostra “La forma dell’oro. Storie di gioielli dall’Italia antica” a cura di Massimo Osanna e Luana Toniolo, oltre 400 reperti di produzioni ornamentali nell’Italia peninsulare e in Sardegna dalla Preistoria all’Alto Medioevo | archeologiavocidalpassato). Dal 3 luglio 2025 alle 10.30, e per ogni giovedì del mese di luglio 2025, iniziano le visite guidate alla mostra condotte dalla curatrice Amanda Zanone. Sempre dal 3 luglio 2025, ma alle 17.30, prende il via un ciclo di conferenze di approfondimento su alcuni aspetti dei gioielli antichi. Si comincia con il direttore del museo Archeologico nazionale di Ancona, Diego Voltolini, che parlerà sul tema “Con l’oro in testa: diademi e corone, il simbolo del prestigio”; quindi il 17 luglio sarà la volta di Gaia Pignocchi con la conferenza intitolata “Gli ornamenti nella preistoria. Un linguaggio senza parole”; e ancora il 24 luglio Giuseppe Lepore illustrerà “Asiatica luxuria. Lusso e politica a Roma in età repubblicana”; infine Alessandra Coen il 31 luglio interverrà sul tema “Il fasto delle signore Senoni tra tradizione locale e apporti esterni”. La partecipazione alle visite guidate e alle conferenze è compresa nel prezzo del biglietto alla Rocca Roveresca, ma le prenotazioni sono obbligatorie scrivendo un’email all’indirizzo roccaroveresca.senigallia@cultura.gov.it oppure telefonando al numero tel.071 63258.

Roma. Al Collegio Romano (e in diretta su YouTube) il convegno “Allestire l’archeologia. Progetti in corso e nuove proposte per i musei e i parchi archeologici nazionali”: in due giornate illustrati e discussi circa 40 progetti con oltre 100 esperti tra archeologi, architetti, ingegneri, docenti universitari, museologi e museografi

roma_mic_convegno-allestire-l-archeologia_locandinaOltre 100 esperti tra archeologi, architetti, ingegneri, docenti universitari, museologi e museografi si riuniscono il 26 e il 27 febbraio 2024 a Roma, al ministero della Cultura, al Collegio Romano, per il convegno organizzato dalla direzione generale Musei “Allestire l’archeologia. Progetti in corso e nuove proposte per i musei e i parchi archeologici nazionali”. Nel corso delle due giornate verranno illustrati e discussi circa 40 progetti, studiati per realizzare ex novo o per rinnovare gli allestimenti di altrettanti musei e parchi archeologici nazionali di tutta Italia. I lavori si concluderanno con una tavola rotonda, coordinata da alcune tra le personalità attualmente più competenti per animare il dibattito intorno all’intreccio tra ricerca, comunicazione e musei. Diretta sul canale YouTube del Ministero della Cultura ai seguenti link: 26 febbraio https://www.youtube.com/watch?v=tXYIwEtPCUo ; 27 febbraio https://youtube.com/live/MT5Q9kEkrkY. Finanziati con gli investimenti del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (M1C3 Cultura 4.0), talora messi a sistema con altri finanziamenti del ministero della Cultura, i nuovi allestimenti dovranno saper rispondere a molteplici esigenze: la chiarezza, per veicolare nitidamente informazioni selezionate, con il ricorso, secondo opportunità, anche a supporti digitali; l’accessibilità, per includere ogni persona che intraprenda la visita; la sostenibilità, per inserirsi nel ciclo di conservazione e rigenerazione delle risorse del pianeta; la flessibilità e la praticità, per agevolare la rotazione delle collezioni esposte e la continuità della ricerca; l’estetica, per contribuire al benessere durante la permanenza; l’originalità, per permettere a ciascun contesto di emergere nella sua specificità e diversità. I contenuti scientifici e storici relativi al patrimonio archeologico trovano un decisivo canale di espressione negli allestimenti permanenti dei musei e dei parchi archeologici, attraverso i quali in pochi anni cambieranno l’impatto, l’attrattività e l’efficacia della comunicazione archeologica in Italia.

LUNEDÌ 26 FEBBRAIO 2024. Sala Spadolini: alle 9.30, saluti istituzionali. SESSIONE MATTUTINA “Paradigmi per il cambiamento”, presiede Alfonsina Russo. Alle 10, Andrea Viliani, “Museo delle Civiltà, il museo antropologico contemporaneo come ecosistema: nuovi allestimenti per esperienze accessibili e plurali, multidisciplinari e interspecie”; 10.15, Filippo Demma, Serena Guidone, Camilla Brivio, “#sibarinprogress: per una museologia del provvisorio”; 10.30, Andrea Bruciati, “Variae, Multiplices et Multiformes: le VILLÆ”; 10.45, Lorenza Campanella, Santino Alessandro Cugno, “MUVI Appia: il museo virtuale del Parco archeologico dell’Appia Antica. Opportunità e prospettive attraverso l’esempio offerto dal contesto delle tombe della via Latina”; 11, pausa.

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Nuovo allestimento del museo nazionale del Paleolitico di Isernia (foto mic)

“Nuovi allestimenti per la Preistoria”: alle 11.30, Pierangelo Izzo, Annarosa Di Nucci, Carlo Peretto, “Il riallestimento del Museo nazionale del Paleolitico di Isernia: tra archeologia, architettura, arte e design”; 11.45, Mari Hirose, Verena Frignani, Alessandro Sartori, “Un nuovo progetto di allestimento per il Museo archeologico nazionale di Mantova”. “Magna Grecia accessibile”: alle 12, Tiziana D’Angelo, Antonella Manzo, Teresa Marino, “Musei per tutti: nuovi progetti di allestimento, fruizione e accessibilità a Paestum”; 12.15, Fabrizio Sudano, Giuseppina Cassalia, Antonino Giordano, Elena Nicolò, Claudia Ventura, “Spazi inclusivi al MArRC: percorsi e strumenti narrativi per l’eliminazione delle barriere all’accessibilità culturale del patrimonio archeologico”; 12.30, dibattito; 13, pausa. SESSIONE POMERIDIANA “Terre etrusche”, presiede Simone Verde. Alle 14, Denise Tamborrino, Patrizia Cirino, Federica Timossi, Fabio Fornasari, “Patrimonio vivo: contemporaneità ed inclusione. Il nuovo riallestimento del Museo nazionale etrusco di Marzabotto”; 14.15, Giorgio Rocca, Alessandro Nocentini, “Verso la valorizzazione del patrimonio etrusco a Orvieto: dalla Necropoli al Museo”; 14.30, Alessandra Gobbi, Gabriella Musto, Daniela Borgese, “Percorsi veienti”; 14.45, Maria Cristina Tomassetti, Vincenzo Bellelli, Agostino Caterina, Melania Bisegna, “Il Museo archeologico nazionale di Tarquinia: work in progress”; 15, Lara Anniboletti, Giorgio Pala, Paolo Monesi, “Il progetto di riqualificazione e riallestimento del Museo archeologico nazionale di Civitavecchia”; 15.15, Mario Iozzo, Barbara Arbeid, “Il progetto di riallestimento del Museo archeologico nazionale di Firenze: 67 anni dopo l’alluvione del 1966”; 15.30, pausa.

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L’edificio che ospita il museo delle Navi romane di Nemi (foto mic)

“Emersi dall’acqua”: alle 16, Daniela De Angelis, Andrea Mandara, “Il nuovo allestimento del Museo delle Navi Romane di Nemi. Passato, presente e futuro”; 16.15, Andreina Contessa, Marta Novello, Francesca Condò, “Il nuovo Museo nazionale di Archeologia subacquea dell’Alto Adriatico di Grado (GO)”; 16.30, Daniele Ferrara, Maria Letizia Pulcini, Giulia Passante, Annunziata Genchi, “Da Hospitale a Museo. La nascita del nuovo Museo archeologico nazionale della Laguna di Venezia”; “Oltre l’Antico”: alle 16.45, Angela Borzacconi, “Il Museo archeologico nazionale di Cividale del Friuli: nuove forme per consolidate identità. Rigenerazione di uno spazio espositivo che racconta le radici dell’Europa altomedievale”; 17, Alessandra Mongelli, Claudia Lucchese, “Alla corte del tempo. Costruire nuovi percorsi di visita al Castello Svevo di Bari fra esperienze immersive e allestimenti archeologici”; 17.15, dibattito.

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Il suggestivo allestimento della mostra “Gli Dei ritornano. I bronzi di San Casciano” al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto graziano tavan)

MARTEDÌ 27 FEBBRAIO 2024. Sala della Crociera: SESSIONE MATTUTINA “Sinergie moltiplicatrici”, presiede Francesca Cappelletti. Alle 9.30, Gabriele Nannetti, Ada Salvi, Federico Salvini, Jacopo Tabolli, Guglielmo Malizia, Roberto Vannata, “Dall’acqua al Museo: oltre la scoperta del santuario di Bagno Grande. Progetti e prospettive per il futuro Museo archeologico nazionale di San Casciano dei Bagni”; 9.45, Valeria Acconcia, Lara Anniboletti, Claudio Borgognoni, Alessandra Gobbi, Daniela Quadrino, Ursula Piccone, “Antichi popoli italici: dalla mostra temporanea al Museo archeologico nazionale di Veroli”; 10, Pietro Copani, Vincenzo Corrado, Anita Rocco, “Il nuovo Museo archeologico nazionale di Canosa di Puglia nell’edificio scolastico Mazzini”; 10.15, Massimo Osanna, Luigi La Rocca, Paolo Desideri, “Il Museo pompeiano al Real Albergo dei Poveri a Napoli”; 10.30, pausa. “Allestire l’archeologia in situ”: alle 11, Alfonsina Russo, Federica Rinaldi, Paola Quaranta, “Sotto un’altra luce. Progetti di accessibilità e innovazione tecnologica nel Parco archeologico del Colosseo”; 11.15, Alessandro D’Alessio, Cristina Genovese, “Spazi da esporre, spazi per esporre: i nuovi progetti di allestimento del Parco archeologico di Ostia antica”; 11.30, Enrico Rinaldi, Pierangelo Izzo, Michele Laurenzana, Lorenzo Romacciato, “Strategie innovative per i vari livelli di accessibilità nel Parco archeologico di Sepino”; 11.45, Marianna Bressan, Elisabetta Baldan, Francesca Farroni Gallo, “Allestire per aggregare. I progetti in corso ad Altino (Venezia)”; 12, Alessandra Guerrini, Marcella Mancusi, Massimo Molinelli, Antonella Traverso, “Museo nazionale e zona archeologica di Luni. L’accessibilità fisica e cognitiva: i progetti in corso”; 12.15, dibattito; 13, pausa.

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Depositi del museo Archeologico nazionale di Aquileia: Massimo Osanna, direttore generale musei; Andreina Contessa, direttrice regionale Musei del Friuli Venezia Giulia; Marta Novello, direttrice Man Aquileia (foto drm-fvg)

SESSIONE POMERIDIANA “Allestire l’archeologia nei musei”, presiede Luigi La Rocca. Alle 14, Stéphane Verger, “Presentazione del progetto “Urbs, dalla città alla campagna romana” e il nuovo percorso espositivo del Museo Nazionale Romano”; 14.15, Marta Novello, Elena Braidotti, Annalisa de Franzoni, Ilaria Fedele, “I nuovi depositi del Museo archeologico nazionale di Aquileia: strategie per una nuova narrazione museale”; 14.30, Daniele Ferrara, Annunziata Genchi, Marcella De Paoli, “Museo archeologico nazionale di Venezia. Il volto classico della Serenissima”; 14.45, Massimo Osanna, Francesco Sirano, Marialucia Giacco, Laura Forte, “Il progetto di riallestimento della Villa dei Papiri di Ercolano”; 15, Luigi Gallo, Diego Voltolini, “Restaurare, rifunzionalizzare, innovare. Il masterplan di intervento sul Museo archeologico nazionale delle Marche”; 15.15, Silvia Casciarri, Francesco Di Lorenzo, Silvia Dainese, Stefano Gris, “Nuovi percorsi espositivi al Museo archeologico nazionale e Teatro romano di Spoleto”; 15.30, pausa.

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Rendering dei nuovi allestimenti del museo Archeologico di Stabia “Libero d’Orsi” (foto parco archeologico di pompei)

“Allestire l’archeologia nei musei”: alle 16, Addolorata Bilardi, Antonio Salerno, Marco Magni, Valeria Parisi, “Il Museo archeologico di Calatia a Maddaloni (CE): nuove opportunità espressive del sistema spazio-collezione-tecnologia”; 16.15, Maria Rispoli, “Il progetto di ampliamento del Museo archeologico di Stabia “Libero D’Orsi”: il museo che indaga e interpreta”; 16.30, Annamaria Mauro, “La rete museale statale della Basilicata. Nuovi orizzonti: accessibilità, inclusione e fruizione dei luoghi e delle collezioni”; 16.45, Francesco Muscolino, Luana Toniolo, Luciano Cannas, “Spazi ripensati: il nuovo allestimento del Museo nazionale archeologico ed etnografico “Giovanni Antonio Sanna” di Sassari”; 17, Tavola rotonda conclusiva: interverranno prof. Nadia Barrella, università della Campania “Luigi Vanvitelli”; prof. Maria Luisa Catoni, IMT Scuola Alti Studi Lucca; prof. Paolo Coen, università di Teramo; arch. Mario Cucinella. Mario Cucinella Architects; prof. Christian Greco, Museo Egizio di Torino; prof. Carlo Rescigno, università della Campania “Luigi Vanvitelli”. Modera prof. Massimo Osanna, direttore generale Musei.

Ancona. A 51 anni dal sisma del 1972 riapre la sezione “romana” del museo Archeologico nazionale delle Marche: apertura speciale gratuita il 6 e 7 dicembre

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L’allestimento della nuova sezione romana, nell’ala a mare del museo Archeologico nazionale della Marche ad Ancona. In primo piano un mosaico da Pollenza (MC) e un sostegno in marmo a forma di felino, da Falerone (FM) (foto drm-marche)

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La facciata di Palazzo Ferretti sede del museo Archeologico nazionale delle Marche ad Ancona (foto drm-marche)

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Ritratti di età repubblicana (I sec. a.C.) esposti nella sezione romana del museo Archeologico nazionale delle Marche (foto drm-marche)

A 51 anni dal sisma del 1972 riapre la sezione “romana” del museo Archeologico nazionale delle Marche: appuntamento mercoledì 6 dicembre 2023, alle 16, con la presentazione alle autorità; poi dalle ore 17 l’intero museo di Palazzo Ferretti ad Ancona resterà aperto con ingresso libero fino alle 23.30 e per l’intera giornata di giovedì 7 dicembre 2023. Nell’ambito del delicato intervento di rinnovamento (restauro architettonico e riallestimento) in corso al museo Archeologico nazionale delle Marche, mercoledì 6 dicembre 2023 riapre la sezione dedicata all’archeologia dell’età romana nel territorio marchigiano, chiusa dal 1972 a seguito dell’evento sismico che ha profondamente modificato il volto e la storia della città di Ancona. Il nuovo percorso espositivo proporrà all’attenzione dei visitatori una selezione di reperti che narrano le vicende della regione, dalla romanizzazione fino alla fine dell’Impero Romano. Dalle 17 del 6 dicembre 2023 saranno aperte a tutto il pubblico le porte della nuova sezione romana e per l’occasione il Museo sarà visitabile a ingresso gratuito nelle giornate del 6 (con apertura prolungata fino alle 23.30) e del 7 dicembre 2023, con il consueto 8.30-19.30. I dettagli della riapertura della sezione “romana” del museo Archeologico nazionale delle Marche saranno illustrati mercoledì 6 dicembre 2023, alle 11, al museo Archeologico nazionale delle Marche, a Palazzo Ferretti ad Ancona. Intervengono Luigi Gallo, direttore regionale dei Musei delle Marche; Diego Voltolini, direttore del museo Archeologico nazionale delle Marche; Manuela Faieta, restauratrice e coordinatrice Restauro e conservazione delle collezioni archeologiche; Nicoletta Frapiccini, archeologa e progettista scientifico della sezione museale; Amanda Zanone, archeologa e progettista scientifico della sezione museale.

Pieve d’Alpago (Bl). Nel ventennale del ritrovamento della situla Alpago a Pian de La Gnela, incontro internazionale con i massimi esperti e studiosi su “Studi e confronti sull’Arte delle Situle: Monte Krn (Slovenia)-Alpago (Veneto)-Caravaggio (Lombardia)”

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Il ritrovamento della situla Alpago a Pian de la Gnela nel 2002 (foto drm-veneto)

2002-2022: a vent’anni da ritrovamento della situla a Pian de la Gnela, da parte di alcuni volontari del Circolo Amici del Museo dell’Alpago, venerdì 17 giugno 2022 il Comune di Alpago e la rassegna culturale Mese del Libro (che ritorna con questa anteprima dopo un anno di stop dovuto alla pandemia) dedicano alla ricorrenza, un incontro internazionale con i massimi esperti e studiosi di questa arte intitolato: “Studi e confronti sull’Arte delle Situle: Monte Krn (Slovenia)-Alpago (Veneto)-Caravaggio (Lombardia)”. Appuntamento alle 15 in sala Placido Fabris a Pieve d’Alpago (Bl). A confronto i reperti sloveni, alpagoti e lombardi con specialisti del settore: Alessandro Vanzetti, docente di Archeologia all’università “La Sapienza” di Roma; Luca Zaghetto, ricercatore indipendente; Bastjan Laharnar, Peter Turk, museo nazionale della Slovenia; Miha Mlinar, museo di Tolmino; Diego Voltolini, direttore del museo Archeologico nazionale delle Marche; Louis Nebelsick, docente di Archeologia all’università Cardinal Stefan Wyszynski di Varsavia; Elia Bettini, Ricercatore indipendente.

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Eugenio Padovan, presidente degli Amici del Museo dell’Alpago (foto comune pieve alpago)

L’idea di riunire gli esperti è del presidente degli Amici del Museo dell’Alpago, Eugenio Padovan. Questo incontro di studio offre l’opportunità, anche al pubblico, di scoprire quanti possano essere i contenuti racchiusi in reperti come le situle e a quali significati e relazioni tra genti dell’Età del ferro potrebbero fare riferimento. Uno scambio di conoscenze e culture tra popoli così distanti tra di loro, dalla Slovenia all’Alpago fino alla Lombardia, ma che realizzavano oggetti conosciuti come l’Arte delle Situle, sviluppatasi tra il Po e il Medio Danubio e da Bologna alla Slovenia.

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La situla Alpago ritrovata a Pian de la Gnela nel 2002 (foto drm-veneto)

Siamo all’inizio del percorso per il ritorno della “Situla Alpago” (VI-V sec. a.C.) per il quale esiste un progetto, commissionato dal comune di Alpago (Bl), che prevede la realizzazione di una sala espositiva in un piano dello storico Palazzo Municipale di Pieve dove troveranno collocazione anche i ricchi corredi funerari rinvenuti nella necropoli a cremazione di Pian de la Gnela (VII-V sec. a.C.). Questo piano è sostenuto dalla ferma volontà dell’amministrazione guidata dal sindaco Alberto Peterle. E vuole arrivare all’obiettivo di arricchire l’Alpago, ma anche l’intero Bellunese, di una eccellenza culturale ed economico-turistica, posta lungo il percorso ciclabile Monaco -Venezia e, nel contempo inserirlo in una collaborazione Interreg Italia – Austria, seguendo la “Via dei Santuari”. Contribuendo attivamente ad incentivare il funzionamento della Rete Museale Provinciale. Una prospettiva che coincide con la mission della direzione generale dei Musei del ministero della Cultura.