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5 febbraio 2017: boom di ingressi nella domenica gratuita. L’Archeologico di Napoli il museo più visitato: superati Pompei e la Reggia di Caserta. Primato assoluto per il Colosseo e i fori finalmente unificati

Visitatori in coda attendono di entrare al museo Archeologico nazionale di Napoli

Visitatori in coda attendono di entrare al museo Archeologico nazionale di Napoli

Domenica da record per il museo Archeologico nazionale di Napoli: con 7773 presenze nella giornata ad ingresso gratuito (domenica 5 febbraio 2017) è stato il sito più visitato della Campania, davanti a Pompei ed alla Reggia di Caserta e secondo in Italia solo al Colosseo e all’area archeologica di Roma che, come annunciato nei giorni scorsi, è stata la vera novità con la visita unificata ai fori imperiali e al foro romano. “Essere il primo museo italiano in questa bellissima giornata è  risultato eccezionale che premia il grande lavoro del personale del museo, a partire dai custodi, e che ci è di stimolo a continuare su questa strada”, commenta il direttore Paolo Giulierini, che ricorda come il Mann, uno dei musei che gode dell’autonomia della riforma Franceschini, nel 2016 abbia registrato un aumento del 30% dei visitatori rispetto al 2015. Bene al Mann, ma non solo. “Boom di visitatori”, annuncia il ministero, “anche in questa edizione di febbraio della #domenicalmuseo, la promozione introdotta nel luglio del 2014 dal ministro Franceschini che prevede l’ingresso gratuito nei musei e nei luoghi della cultura statali ogni prima domenica del mese. In tutta Italia, dalle prime ore del mattino, è stata registrata una grande affluenza di visitatori nei musei e nelle aree archeologiche statali e nei tanti musei civici che aderiscono. Si segnala che i musei romani, in particolare alla galleria nazionale d’Arte moderna e contemporanea, alle gallerie nazionali di Arte antica, al museo delle Civiltà e al museo Etrusco di Villa Giulia, hanno registrato numeri significativamente superiori rispetto alla media del passato. Un’edizione – ricorda ancora il ministero – che è stata “dedicata” al carnevale con una campagna digitale ad hoc sulle maschere e sui travestimenti nell’arte che sta riscuotendo grande successo sui social”.

domenica-al-museoVediamo nel dettaglio gli ingressi nei principali musei e siti d’Italia: 22297 ingressi al Colosseo e Area Archeologica Centrale; 7773, museo Archeologico nazionale di Napoli; 7005, museo nazionale Romano; 6185, Pompei; 6110, gallerie degli Uffizi; 5858, museo di Capodimonte; 5763, Reggia di Caserta; 5533, galleria Palatina di Firenze; 5381, galleria nazionale d’Arte moderna e contemporanea di Roma; 5130, galleria dell’Accademia di Firenze; 5101, musei Reali di Torino; 4691, museo delle Civiltà di Roma; 4513, giardino di Boboli; 4161, gallerie nazionali di Arte antica di Roma; 3775, pinacoteca di Brera; 2320, gallerie dell’Accademia di Venezia; 2013, museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria; 2001, museo nazionale Etrusco di Villa Giulia; 1730, museo Archeologico nazionale di Taranto; 1638, palazzo Ducale di Mantova; 1360, Cappelle Medicee; 1340, Villa d’Este; 1305, Cenacolo Vinciano; 1222, museo del Bargello; 1198, Ercolano; 1040, Appia; 872, Paestum; 813, complesso monumentale della Pilotta; 787, Villa Adriana; 727, scavi di Ostia antica; 668, Castello di Miramare di Trieste; 649, galleria nazionale delle Marche; 617, galleria nazionale dell’Umbria; 493, museo Archeologico di Venezia; 419, galleria nazionale di Palazzo Spinola; 331, museo di Palazzo Reale di Genova.

Siria. L’Isis riconquista Palmira e distrugge il proscenio del teatro antico e il tetrapilo. Condanna dell’Unesco e dell’Onu, su iniziativa italiana. Matthiae: “Danni gravissimi”. Rutelli: “Pensiamo alla ricostruzione”. Franceschini: “A Firenze in marzo il primo G7 della Cultura”

L'esercito governativo di Assad ha riconquistato la città e il sito archeologico di Palmira con l'aiuto dei raid aerei russi

L’esercito governativo di Assad ha riconquistato la città e il sito archeologico di Palmira con l’aiuto dei raid aerei russi

Colpo di grazia alla “sposa del deserto”. I miliziani dell’Isis hanno distrutto parte del proscenio del teatro romano e il tetrapilo: due gioielli architettonici di Palmira che finora si erano salvati alla furia jihadista. Sembrano distanti un’era geologica le manifestazioni di esultanza delle truppe regolari del regime di Assad per la cacciata dei jihadisti da Palmira. Era il 27 marzo 2016, quasi un anno fa (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2016/03/29/siria-liberata-palmira-primo-bilancio-delle-distruzioni-dellisis-cancellati-il-tempio-di-baalshamin-e-il-santuario-di-bel-e-le-tombe-a-torre-devastato-il-museo-salvo-l80-per-cen/). Ma quel successo, che aveva fatto tirare un sospiro di sollievo al mondo dopo gli scempi perpetrati nel sito archeologico siriano, patrimonio dell’Unesco, aveva avuto il supporto determinante delle truppe russe. E non fu un caso che qualche tempo dopo lo stesso Putin abbia promosso un concerto “di riconciliazione” dell’orchestra dell’Armata Rossa proprio nel teatro antico di Palmira. Quel teatro che ora è stato oggetto dell’ennesimo scempio jihadista. Ma poi i russi hanno lasciato all’esercito governativo il compito di presidiare il territorio di Palmira. Scelta fatale.

Una bella veduta panoramica di Palmira: in primo piano il teatro antico ancora integro, e dopo il colonnato, si può vedere il tetrapilo

Una bella veduta panoramica di Palmira: in primo piano il teatro antico ancora integro, e dopo il colonnato, si può vedere il tetrapilo

A metà dicembre, mentre l’attenzione e il grosso delle forze della coalizione erano concentrate nella battaglia di Aleppo, per liberare la seconda città della Siria dove resistevano ancora i ribelli al regime di Assad, l’Isis con un blitz nel deserto si riprendeva il controllo dell’oasi di Palmira. È il 12 dicembre 2016 quando una breve nota di agenzia annuncia che “lo Stato islamico ha ripreso il controllo totale di Tadmor (l’antico nome di Palmira)”. La notizia è diffusa da un attivista locale,  Ahmad Daas, che lancia un allarme anche sulla popolazione: “Molti abitanti sono stati arrestati sulla base di liste che erano in possesso dei miliziani”, denuncia, “ma la cosa strana è che queste liste contenevano nominativi di persone rimaste neutrali rispetto all’Isis e note per le loro posizioni vicine all’opposizione e alla presenza russa”. Sempre secondo gli attivisti locali l’Isis avrebbe riconquistato Palmira a una “velocità record”, percorrendo i sette chilometri che li separavano dal primo quartiere della città in 24 ore e senza incontrare alcuna opposizione militare e in 10 ore avevano preso tutti gli altri quartieri. Nel frattempo, tutte le caserme e i check-point erano stati evacuati, fatta eccezione per pochi miliziani filo-regime. Si è sperato che la notizia fosse solo un’azione di propaganda per distrarre dagli obiettivi di Aleppo e Mosul, ma mano a mano che passavano le ore la presa di Palmira veniva confermata. È stato Talal Barazi, governatore della provincia di Homs, in cui Palmira è situata, a confermare a metà pomeriggio la caduta della città nelle mani dell’Isis. L’esercito siriano, disse Barazi parlando alla televisione Al Ikhbariya, si è rischierato fuori dalla città e “sta impiegando tutti i mezzi per impedire ai terroristi di rimanere a Palmira”. “Ma la ritirata dell’esercito siriano è stata resa inevitabile dalle forze superiori del nemico”.

L'immagine satellitare mostra la distruzione della parte centrale del proscenio del teatro antico di Palmira e delle colonne del tetrapilo

L’immagine satellitare mostra la distruzione della parte centrale del proscenio del teatro antico di Palmira e delle colonne del tetrapilo

Di colpo tornava l’incubo per possibili nuove distruzioni di antichi monumenti in quello che è uno dei siti archeologici più importanti del Vicino Oriente. Durante la loro prima occupazione i miliziani del Califfo Abu Bakr al Baghdadi avevano demolito l’Arco di Trionfo, i templi di Baal Shamin e di Bel, oltre a radere al suolo una prigione tristemente famosa in cui il regime aveva incarcerato e torturato migliaia di oppositori. I jihadisti avevano inoltre usato il teatro romano per le esecuzioni pubbliche e ucciso l’ottantunenne ex direttore del sito, Khaled al Asaad.  La segnalazione da parte di satelliti militari di spostamento di esplosivo nell’area di Palmira è stato solo il campanello di allarme di quello che sarebbe successo di lì a pochi giorni. Si arriva così al 20 gennaio 2017. Il telegramma arriva dall’agenzia ufficiale della Siria, Sana. Ed è uno di quelli che lascia il segno:  “L’Isis ha distrutto il proscenio dell’antico teatro romano di Palmira, nella Siria centrale, e il Tetrapilo, una struttura colonnata sempre nel sito archeologico patrimonio dell’Unesco”. Notizia secca, senza fornire dettagli.  L’agenzia Sana cita non meglio precisate “fonti locali”, perciò non era possibile – al momento – garantire in maniera indipendente la veridicità della notizia.  La conferma, purtroppo, arriva dal satellite. Ad annunciarlo è l’American Schools of Oriental Research che sulla sua pagina Facebook afferma di aver ottenuto immagini satellitari che rivelano “nuovi danni” al sito Unesco. Le immagini mostrano “significativi danni al Tetrapilo e al teatro romano, presumibilmente risultato di distruzioni deliberate da parte dell’Isis”, ma l’American School of Oriental Research sottolinea comunque di non essere attualmente in grado di verificare la reale origine dei danni che risalirebbero al periodo “tra il 26 dicembre 2016 e il 10 gennaio 2017”.  Il Tetrapilo, che era stato parzialmente ricostruito negli anni Sessanta del secolo scorso per i danni provocati dal tempo e che contava in totale 16 colonne, sembra ora “essere stato deliberatamente distrutto con l’uso di esplosivi. Due colonne restano in piedi – si legge – ma la maggior parte della struttura è stata gravemente danneggiata”. Il teatro romano ha riportato “danni” che interessano “il proscenio, soprattutto nell’area del Porticato”.

Il tetrapilo di Palmira prima della distruzione da parte dei miliziani dell'Isis

Il tetrapilo di Palmira prima della distruzione da parte dei miliziani dell’Isis

Immediate le reazioni.  “Questa distruzione è un nuovo crimine di guerra e una perdita immensa per il popolo siriano e per l’umanità”, denuncia il direttore generale dell’Unesco, Irina Bokova, dopo le notizie e le immagini satellitari sulla distruzione del Tetrapilo e di parti del proscenio del teatro romano della città siriana di Palmira.  “È un nuovo attacco contro il patrimonio culturale che, a poche ore dalle notizie ricevute dall’Unesco riguardo esecuzioni di massa nel teatro, dimostra come la pulizia culturale da parte degli estremisti violenti stia cercando di distruggere sia vite umane che monumenti storici per privare il popolo siriano del suo passato e del suo futuro. È per questo che la tutela del patrimonio è inalienabile della difesa delle vite umane”. E il prof. Paolo Matthiae, decano degli archeologi in missione in Siria, scopritore di Ebla: “Danni gravissimi e senza precedenti per l’evidente intenzionalità dell’Isis di distruggere il patrimonio della Siria. Fermare questo scempio con la sola deplorazione da parte dell’opinione pubblica è impossibile, quello che invece si può fare è dare il massimo sostegno all’eroica e isolata azione della direzione generale dell’Antichità e dei Musei di Damasco”. E continua: “Ricordiamoci che l’azione delle istituzioni di Damasco a protezione del patrimonio della Siria, che ha consentito di mettere in salvo nella capitale siriana 300mila oggetti dei musei periferici, è costata la vita a una quindicina di funzionari e all’archeologo Khaled Assad, l’ex capo della direzione generale delle antichità e dei musei di Palmira, decapitato dai militanti del sedicente Stato Islamico nell’agosto 2015.  In questo senso l’azione e l’appoggio dell’Unesco allo sforzo della direzione generale Antichità e Musei di Damasco è estremamente apprezzabile per aiutare i funzionari siriani sia nel salvataggio delle opere, sia in prospettiva nella ricostruzione di quello che si sta perdendo”.

Un elemento del soffitto del tempio di Bel di Palmira ricostruito in 3D

Un elemento del soffitto del tempio di Bel di Palmira ricostruito in 3D

Una ricostruzione possibile grazie alle moderne tecnologie, come lo stesso archeologo ha dimostrato, nell’ambito della mostra “Rinascere dalle Distruzioni. Ebla, Nimrud, Palmirà, da lui curata insieme a Francesco Rutelli, allestita al Colosseo dal 7 ottobre all’11 dicembre 2016 (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2016/10/05/rinascere-dalle-distruzioni-ebla-nimrud-palmira-al-colosseo-la-mostra-curata-dallarcheologo-paolo-matthiae-propone-la-ricostruzione-in-3d-del-toro-androcefalo-di-nimrud/). Proprio Rutelli ha promosso come presidente di “Incontro di Civiltà” una campagna internazionale contro le distruzioni del patrimonio culturale siriano. “Tutto ciò che l’Isis distrugge, come sfregio alla civiltà dell’umanità intera, noi lo dovremo  ricostruire”, afferma. “Ci indigna e addolora la strage di persone innocenti che sta continuando a strappare migliaia di vite umane in Siria e Iraq. Allo stesso tempo, vogliamo continuare a mobilitare la comunità internazionale per non subire la volontà criminale dei terroristi, che appena entrano in contatto con beni insostituibili, Patrimonio dell’Umanità, li distruggono deliberatamente, e ne fanno teatro del vanto della loro inciviltà. La demolizione del proscenio del Teatro di Palmira, e le crudeli uccisioni in quello stesso contesto archeologico di molte persone segnano un apice di questa sfida contro l’umanità e la civiltà. La risposta concreta deve accomunare tutte le popolazioni e le istituzioni internazionali”. Dopo Roma annuncia nuove iniziative ed esposizioni, assieme a scienziati, studiosi, fondazioni, istituzioni e governi di tutto il mondo. “L’Unesco sarà al centro di questa mobilitazione”, conclude, “e così l’Iccrom, assieme a cui stiamo preparando per il prossimo maggio a Roma un incontro internazionale con nuovi e concreti progetti e proposte”. Ma Matthiae mette in guardia da facili entusiasmi: “La ricostruzione è possibile con le moderne tecnologie perché in alcuni casi si tratta di restauri difficili e delicati, ma per così dire tradizionali, in altri casi si tratta di integrare restauri con materiali che possono essere ottenuti grazie alle più avanzate tecnologie.  Questo però a mio parere dovrà avvenire sulla base di tre principi: il rispetto della sovranità della Repubblica Araba Siriana sulla progettazione e realizzazione dei restauri e delle ricostruzioni; il controllo e la ratifica dell’Unesco su questi progetti perché siano approvati dalla comunità scientifica internazionale; un’ampia collaborazione internazionale, perché si tratterà di uno sforzo molto rilevante anche finanziariamente e la collaborazione dovrà avvenire da parte di tutti i Paesi con competenze scientifiche, capacità tecniche e volontà politica e culturale di fornire un aiuto finanziario per la ricostruzione”.

Il teatro antico di Palmira, ancora integro, usato dai jihadisti per le pubbliche esecuzioni

Il teatro antico di Palmira, ancora integro, usato dai jihadisti per le pubbliche esecuzioni

Intanto il Consiglio di sicurezza dell’Onu, proprio su iniziativa della diplomazia italiana al Palazzo di Vetro, ha espresso la propria condanna per la distruzione del patrimonio culturale in Siria da parte dell’Isis. L’Italia, membro non permanente del Consiglio di Sicurezza dal primo gennaio 2017, ha ottenuto il consenso dei Quindici membri dell’organismo su una dichiarazione che riporta l’attenzione sulla grave minaccia al patrimonio culturale portata dalla campagna di distruzione intrapresa dal sedicente Stato islamico. I membri del Consiglio di Sicurezza sottolineano con preoccupazione come l’Isis e altri gruppi traggano profitto dal traffico di beni culturali sottratti a musei, siti archeologici, librerie e archivi in Siria. Profitto utilizzato per rafforzare le capacità operative dell’Isis per la preparazione e attuazione di attacchi terroristici. I Quindici hanno reiterato dunque la necessità di “sconfiggere l’Isis e di sradicare l’intolleranza, la violenza e l’odio che incarna”. Il Consiglio di Sicurezza ha altresì espresso allarme per le notizie di esecuzioni avvenute nel Teatro di Palmira e espresso preoccupazione per la sicurezza di migliaia di civili residenti nella città. E il ministro dei Beni culturali, Dario Franceschini, commentando il voto favorevole del Consiglio di sicurezza dell’Onu alla dichiarazione, promossa dalla diplomazia italiana, per condannare la distruzione del patrimonio culturale in Siria: “L’Italia sui temi della cultura e del patrimonio ha il dovere di essere guida nel mondo. E il primo G7 della Cultura, che si terrà a Firenze il 30 e il 31 marzo, sarà l’occasione per condividere azioni concrete contro queste devastazioni che, giustamente, la direttrice dell’Unesco, Irina Bokova ha definito veri e propri crimini di guerra”.

Accordo storico: alla Fondazione Aquileia la gestione di tutto il sito archeologico di Aquileia romana (104mila metri quadri) con l’obiettivo di valorizzare la città antica attraverso un percorso storico unico tra scavi e musei

Il foro romano di Aquileia: ora la gestione dell'intero sito è affidato alla Fondazione Aquileia

Il foro romano di Aquileia: ora la gestione dell’intero sito è affidato alla Fondazione Aquileia

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Il ministro Dario Franceschini ad Aquileia con il presidente della Fondazione Zanardi Landi e il governatore della Regione Debora Serracchiani

Il ministro Dario Franceschini ad Aquileia con il presidente della Fondazione Zanardi Landi e il governatore della Regione Debora Serracchiani

Il sito archeologico di Aquileia ha un solo gestore: la Fondazione Aquileia. Con un obiettivo: creare un grande percorso culturale unico. È stato infatti siglato un accordo storico tra il Mibact e la Fondazione Aquileia per il conferimento in uso alla Fondazione Aquileia di tutte le aree archeologiche dell’antica città romana. La Fondazione Aquileia si occuperà di gestione, manutenzione ordinaria e straordinaria e valorizzazione del sito archeologico, alla soprintendenza rimarranno la tutela e alcuni immobili e la gestione del museo Archeologico nazionale e del museo Paleocristiano che fanno capo al Polo Museale Friuli-Venezia Giulia. La presenza della Fondazione nella gestione del sito non è comunque una novità. Nel 2008-2009 era stato conferito alla Fondazione il 28% delle aree. Ora si completa il passaggio con il restante 72 (che comprende foro, porto fluviale, via Sacra, area Grandi terme-Comelli, fondo ex Moro con Casa delle bestie ferite, fondo Cassis con Casa dei putti danzanti e fondo Violin). “La Fondazione esce da una lunga adolescenza e diviene oggi adulta e nel pieno delle sue potenzialità e capacità”, spiega il presidente della Fondazione Aquileia, Antonio Zanardi Landi. Per Corrado Azzolini, soprintendente Archeologia, belle arti e paesaggio del Friuli – Venezia Giulia, “non verrà meno naturalmente il ruolo di ricerca degli istituti universitari ma si avrà un passaggio più veloce dallo scavo alla fruizione”. “L’accordo con il Mibact rappresenta un’importante affermazione del ruolo della Regione nella tutela e valorizzazione dei beni archeologici. È davvero uno straordinario salto di qualità”, affermato la presidente Debora Serracchiani. “È un risultato che è stato perseguito e raggiunto grazie all’ottima qualità dei rapporti tra Regione e ministero dei Beni culturali, in particolare grazie alla attenzione del ministro Franceschini il quale ha saputo cogliere il livello del lavoro che si sta sviluppando nel nostro territorio. In quest’opera di crescita e accreditamento sono stati fondamentali l’esperienza e il prestigio del presidente della Fondazione Aquileia, Antonio Zanardi Landi, che, con l’efficace collaborazione di dirigenti e tecnici, ha creato i presupposti perché Aquileia letteralmente risorgesse nella visibilità internazionale. Anche attraverso l’acquisizione concordata e progressiva di competenze su nuove aree del patrimonio regionale che si afferma il senso della specialità del Friuli Venezia Giulia”.

Veduta aerea del sito archeologico di Aquileia dominato dalla basilica patriarcale

Veduta aerea del sito archeologico di Aquileia dominato dalla basilica patriarcale

Antonio Zanardi Landi (Presidente Fondazione Aquileia) e Debora Serracchiani (Presidente Regione Friuli Venezia Giulia)

Antonio Zanardi Landi (Presidente Fondazione Aquileia) e Debora Serracchiani (Presidente Regione Friuli Venezia Giulia)

Cristiano Tiussi, direttore della Fondazione Aquileia

Cristiano Tiussi, direttore della Fondazione Aquileia

“Questo risultato ci rende particolarmente orgogliosi poiché significa da un lato che la strada tracciata dalla Regione ormai dieci anni fa fosse quella giusta, dall’altro che l’azione intrapresa due anni fa di cambiare la dirigenza, si sia dimostrata vincente per il conseguimento di questo successo”, ribadisce l’assessore alla Cultura FVG Gianni Torrenti. “C’era senz’altro bisogno di una guida autorevole che sapesse coniugare il risparmio della spesa corrente con la necessità di far ripartire gli investimenti, azioni che hanno consentito di avere il giusto credito in sede ministeriale. È proprio la considerazione maturata al ministero e un periodo di intenso lavoro hanno portato al passaggio di competenze alla Fondazione. Questa firma consente ottimisticamente di pensare al rinnovo decennale dell’accordo Stato-Regione per dare alla Fondazione un giusto traguardo temporale in vista dell’impegnativo compito che le viene assegnato. Un grazie è quindi doveroso alle persone che hanno consentito questo risultato, al presidente Zanardi Landi e al direttore della Fondazione Cristiano Tiussi, alla dottoressa Anna del Bianco, direttore regionale della cultura e a Caterina Bon Valsassina, direttrice generale per l’Archeologia, le Belle Arti e il Paesaggio del Mibact». Sottolinea Zanardi Landi: “Passiamo dalla gestione di circa 33mila a 104mila metri quadrati di aree archeologiche, un salto di quantità che è anche di qualità e che ci permette di andare concretamente nella direzione di creare un parco archeologico vero e proprio collegando le aree in modo efficace con percorsi di visita che consentano di apprezzare i resti della grande città romana e soprattutto di capire e di coglierne il messaggio che ancora ne proviene”. E il direttore della Fondazione Aquileia, Cristiano Tiussi, conclude: “Una delle sfide, oltre alla manutenzione su cui interverremo immediatamente, sarà la progettazione di nuovi interventi di valorizzazione a medio e lungo termine, un primo intervento sarà riservato al porto fluviale e alla via Sacra e al percorso di collegamento con il museo Paleocristiano. Il punto di arrivo dovrà essere la consegna a un pubblico di visitatori sempre più ampio ed esigente di un percorso storico culturale unico”.

Mostre, convegni, restauri, scavi archeologici, scambi culturali: siglato protocollo di collaborazione tra il museo Archeologico nazionale di Napoli, gli Scavi di Pompei e il museo Ermitage di San Pietroburgo

I firmatari del protocollo di San Pietroburgo: da sinistra, Massimo Osanna (Pompei), Paolo Giulierini (Mann), Michail Piotrovskij (Ermitage)

I firmatari del protocollo di San Pietroburgo: da sinistra, Massimo Osanna (Pompei), Paolo Giulierini (Mann), Michail Piotrovskij (Ermitage)

Il museo statale dell'Ermitage di San Pietroburgo

Il museo statale dell’Ermitage di San Pietroburgo

Il museo Archeologico nazionale di Napoli

Il museo Archeologico nazionale di Napoli

Il sito archeologico di Pompei

Il sito archeologico di Pompei

L’Ermitage sbarca a Napoli e mette radici alle falde del Vesuvio. L’accordo di collaborazione tra gli Scavi di Pompei, il museo Archeologico nazionale di Napoli (Mann) e il prestigioso museo di San Pietroburgo è stato siglato il 10 novembre 2016 nella storica città russa dal direttore del museo statale Ermitage, Michail Piotrovskij, il direttore del museo Archeologico nazionale di Napoli, Paolo Giulierini e il direttore generale di Pompei, Massimo Osanna. L’obiettivo è ambizioso: preparare e realizzare un programma di collaborazione culturale e scientifica tra le tre Istituzioni. A darne notizia è stato il ministro ai Beni culturali Dario Franceschini in visita a Napoli. “Il protocollo della durata di quattro anni – spiega – prevede una condivisione di esperienze e competenze nel campo dello scavo archeologico, lo scambio di mostre e la realizzazione congiunta di progetti espositivi e, inoltre, stage di studio tra i collaboratori scientifici e gli specialisti nel campo della storia dell’arte, dell’archeologia, dell’eredità culturale, della museologia, della conservazione e del restauro; l’attuazione di conferenze scientifiche, convegni, seminari, tavole rotonde, sulle problematiche della storia dell’arte, dell’eredità culturale, della museologia, della conservazione, del restauro e della gestione dei Beni Culturali; il confronto in merito all’utilizzo di sistemi e tecnologie innovative applicate ai beni culturali con particolare riferimento alla digitalizzazione, all’archiviazione, all’applicazione di realtà aumentate e multimedialità finalizzati alla valorizzazione del patrimonio, alla sua conservazione e fruizione pubblica e specialistica; lo studio e confronto sulle nuove forme di approccio e di diffusione della conoscenza, anche attraverso l’interdisciplinarità delle arti, dei patrimoni archeologici e delle eredità storico-artistiche; l’attivazione di borse di studio e la partecipazione reciproca ad attività di indagine e campagne di scavo sulla base di ricerche e progetti condivisi”. Secondo Giulierini “un protocollo con l’Ermitage, il più grande museo del mondo, vale più di una partecipazione a una Borsa del turismo, perché significa disseminare in Russia non solo l’immagine del Mann, ma anche quella della città e di tutta la Campania. E soprattutto fare in modo che i depositi di via Foria continuino a generare profitto senza depauperare l’esposizione permanente”. Il protocollo di San Pietroburgo è la seconda collaborazione internazionale siglata insieme da Pompei e Mann dopo quella per la mostra “Pompeii. The Exhibition” in tour negli Usa fino a maggio 2018 con tappe a Kansas City, Portland e Tampa.

A Pompei con “Eatstory” l’archeologia sposa l’enogastronomia: i turisti negli spazi Coldiretti possono rivivere atmosfere e sensazioni del passato. Obiettivo: superare i tre milioni di visitatori entro fine anno. Ogni martedì degustazioni di un tipico menù pompeiano. Se va bene, l’iniziativa sarà proposta negli altri siti vesuviani

Pompei: con

Pompei: con “Eatstory” di Coldiretti l’archeologia sposa l’enogastronomia

Il ministro Dario Franceschini alla presentazione di Eatstory a Pompei

Il ministro Dario Franceschini alla presentazione di Eatstory a Pompei

Tre mesi per testare il gradimento del pubblico sull’abbinamento archeologia-enogastronomia negli Scavi di Pompei. Poi si vedrà. Con l’obiettivo, intanto, neppure tanto nascosto, di superare entro la fine dell’anno i tre milioni di visitatori dell’area archeologica più famosa d’Italia grazie appunto a “Eatstory. Da noi il cibo ha una storia”, presentato il 5 novembre scorso dal soprintendente Massimo Osanna, il direttore generale del Grande Progetto Pompei Luigi Curatoli, il presidente di Coldiretti Roberto Moncalvo, alla presenza del ministro per i Beni culturali Dario Franceschini (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2016/11/04/pompei-a-pranzo-negli-scavi-archeologici-con-un-antico-menu-pompeiano-promosso-da-coldiretti-eatstory-da-noi-il-cibo-ha-una-storia/).  Fino a dicembre, ogni martedì e sabato, alla Casina dell’Aquila, per la prima volta all’interno dell’area archeologica di Pompei si può degustare il cibo degli antichi romani. Con “Eatstory” infatti i visitatori  potranno rivivere atmosfere e sensazioni del passato, apprendere e partecipare direttamente ad attività di coltivazione, trasformazione e conservazione dei prodotti locali. A conclusione di questo percorso è prevista la degustazione di pietanze o l’acquisto di prodotti preparati secondo le tecniche in uso all’epoca dell’eruzione. Ed è proprio la degustazione di un tipico menu pompeiano, preparato secondo le ricette e consumato secondo le modalità del passato nel contesto storico originale, la rivoluzionaria iniziativa della Coldiretti resa possibile grazie al protocollo con la soprintendenza per i Beni archeologici di Pompei e alla collaborazione con il Grande progetto Pompei.

Il soprintendente di Pompei Massimo Osanna nella cucina ricostruita alla Fullonica di Stephanus

Il soprintendente di Pompei Massimo Osanna nella cucina ricostruita alla Fullonica di Stephanus

“Pompei è città unica perché custode della memoria del nostro passato in tutti i suoi aspetti”, interviene il soprintendente Osanna. “Le numerose testimonianze della vita quotidiana del mondo romano è quanto di più vivo e forte ci è stato restituito. Sono numerosissime, a Pompei, le tracce tangibili dei gusti e delle tradizioni gastronomiche risalenti a 2000 anni fa. Dalle migliaia di graffiti ritrovati sui muri antichi, ai tanti oggetti di uso domestico rinvenuti nelle case, fino ai più fragili e impressionanti reperti organici carbonizzati, di legni, fibre ma soprattutto di cibi, da quelli preparati come le pagnotte di pane, ai prodotti della terra (cereali, fichi, melagrane, olive, lenticchie, ceci e tanto altro)”. Secondo Osanna, Eatstory “è l’occasione per mettere in evidenza l’origine dei nostri prodotti e dunque lo stretto legame tra mondo antico a moderno e la collaborazione con Coldiretti ci consente, attraverso la degustazioni di quegli stessi prodotti all’interno dell’area archeologica, di vivere un’esperienza unica”.

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Con “Eatstory” a Pompei si ricreano le atmosfere del simposio nel mondo romano

E a scorrere il menù non c’è dubbio che per i visitatori sarà proprio un’esperienza unica. Come antipasto (gustum) saranno serviti scriblita (focaccia con spezie), caseus (ricotta), caseus caprinus (formaggio di capra), brassica pompeiana (cavolo pompeiano in salsa di garum) e cucurbitas frictas (zucca fritta). La portata principale (mensae primae) a base di porcellum assus (maialino arrostito), esicia omentata (polpette avvolte nell’omento, ovvero la rete di maiale) e patina de apua fricta (torta di acciughe fritte) mentre come dolce e frutta (mensae secondae) sono stati serviti mala (mele annurche), mala granata (melograni), pira (pere), uvae (uva), caricae (fichi secchi) del Cilento e basynias (struffoli) come dolce, ma anche noci, nocciole e mandorle campane. Il tutto innaffiato da vino (vinum) falernum rubrum (falerno del massico rosso) e vinum passim (vino passito) e panis Pompeii. “Si tratta di specialità che”, sottolinea la Coldiretti, “sono state trasmesse praticamente inalterate nel corso dei secoli grazie all’impegno di generazioni di agricoltori che ne hanno custodito gelosamente tecniche e segreti. La mela annurca, a esempio, è senza dubbio il frutto maggiormente caratterizzante la Campania Felix, come dimostrano i dipinti rinvenuti negli scavi di Ercolano (in particolare nella Casa dei Cervi), città romana sommersa insieme a Pompei dalla distruttiva eruzione del Vesuvio del 79 d.C.”.

Le indicazioni di

Le indicazioni di “Eatstory” all’interno dell’area archeologica di Pompei

“Il turista”, spiega Curatoli di Grande Progetto Pompei, “attraverso le brochure approntate da Coldiretti, scoprirà come 2000 anni fa si mangiasse in modo assai simile ad oggi, seppure i prodotti subissero una lavorazione evidentemente meno progredita. Proprio per incrementare l’offerta turistica, la manifestazione che nasce a Pompei, qualora incontrasse il favore dei visitatori, proseguirà, durante il prossimo anno, negli altri siti archeologici dell’area appena menzionata, anche per favorire lo sviluppo socio-economico della zona attraverso il rilancio delle imprenditorialità anche agricole”. “Un’opportunità unica per l’Italia”, interviene Moncalvo di Coldiretti, “dove cultura e cibo sono le principali leve di attrazione turistica, strategiche per il rilancio dell’economia e dell’occupazione nel Mezzogiorno e in tutta Italia. Con questa iniziativa, si uniscono due eccellenze del Made in Italy che può contare sul primato mondiale nell’enogastronomia e sul maggior numero di siti inclusi nella lista del Patrimonio Mondiale dell’Umanità (51 siti), davanti alla Cina (50) e alla Spagna (48), su un totale di 1.052 siti (814 culturali, 203 naturali e 35 misti) presenti in 165 Paesi del mondo”.

Pompei. A pranzo negli Scavi archeologici con un antico menù pompeiano promosso da Coldiretti: “Eatstory, da noi il cibo ha una storia”

Un tipico banchetto degli antichi romani in un affresco pompeiano

Un tipico banchetto degli antichi romani in un affresco pompeiano

A pranzo negli Scavi di Pompei con un antico menù pompeiano. L’inaugurazione di “Eatstory, da noi il cibo ha una storia” è fissata per sabato 5 novembre 2016, dalle 9.30 al Quadriportico Teatro di Pompei alla presenza di Luigi Curatoli, direttore generale grande progetto Pompei; di Massimo Osanna, soprintendente speciale per i beni archeologici di Pompei, Ercolano e Stabia; di Dario Franceschini, ministro dei Beni Culturali e Roberto Moncalvo, presidente Coldiretti. Il progetto “Eatstory, da noi il cibo ha una storia” è infatti realizzato dalla Coldiretti nell’area archeologica di Pompei e punta a fare rivivere ai visitatori degli scavi atmosfere e sensazioni del passato, “ma anche l’opportunità di apprendere e partecipare direttamente ad attività di coltivazione, trasformazione e conservazione dei prodotti locali. A conclusione di tale percorso è prevista la degustazione di pietanze o l’acquisto di prodotti preparati secondo le tecniche in uso all’epoca dell’eruzione”. Per la prima volta dunque nell’area archeologica di Pompei arriva il cibo degli antichi romani per far conoscere ai visitatori da tutto il mondo il legame che unisce la storia dell’Italia al proprio patrimonio enogastronomico. È prevista la degustazione del menu Pompeiano (gustum, primae mensae e secundae mensae) preparato secondo le ricette e consumato secondo le modalità del passato nel contesto storico originale. Una opportunità unica al mondo per l’Italia, sottolinea Coldiretti, “dove cultura e cibo sono le principali leve di attrazione turistica strategiche per il rilancio dell’economia e dell’occupazione nel mezzogiorno ed in tutta Italia, come dimostra il dossier Coldiretti presentato nell’occasione”.

Paestum. Al via la XIX Borsa mediterranea del turismo archeologico dedicata a Palmira e al suo custode-eroe-martire Khaled Asaad

L'archeologo Khaled Asaad, per decenni "custode" di Palmira, assassinato dai miliziani dell'Isis

L’archeologo Khaled Asaad, per decenni “custode” di Palmira, assassinato dai miliziani dell’Isis

paestum_borsa-turismo_bmtaNel nome di Palmira. E del suo custode-eroe-martire Khaled Asaad. Sarà dedicata alla città siriana di Palmira la XIX edizione della Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico, in programma a Paestum (Salerno) dal 27 al 30 ottobre 2016. La manifestazione, promossa dalla Regione Campania e organizzata dalla Leader srl, vuole così ricordare la tragedia che ancora insanguina il Vicino Oriente. Oltre alla conferenza “#Unite4Heritage For Palmyra” per fare il punto sull’intervento dei “Caschi blu della Cultura” nella Sposa del Deserto, la seconda edizione dell’International Archaeological Discovery Award sarà intitolato all’archeologo Khaled al-Asaad, che ha pagato con la vita la difesa del patrimonio culturale: il premio quest’anno è stato assegnato all’Inrap (Institut National de Recherches Archeologiques Preventives) di Francia. E tra gli “Incontri con i protagonisti” ci sarà la figlia di Khaled al-Asaad, l’archeologa Fayrouz Asaad, insieme a Mohamad Saleh, ultimo direttore per il Turismo di Palmira. E il direttore della rivista Archeo, Andreas M. Steiner intervisterà Zahi Hawass, il famoso segretario generale del Consiglio superiore delle Antichità d’Egitto, destituito con la caduta del governo di Mubarak. Tra le tante presenze di questa edizione che ha in programma oltre sessanta appuntamenti e diverse sezioni speciali (per il programma dettagliato vedi: http://www.borsaturismoarcheologico.it/wp-content/uploads/2016/10/Guida-alla-BMTA2016.pdf), ci sarà anche il ministro dei Beni e delle Attività Culturali, Dario Franceschini. “Qui in Campania abbiamo un patrimonio unico al mondo e spesso ce lo dimentichiamo”, ha detto il direttore del Parco archeologico di Paestum, Gabriel Zuchtriegel presentando la kermesse. “Penso al Cilento, a Paestum, a Napoli arrivando fino a Cuma. Abbiamo una estrema ricchezza del patrimonio che per noi deve essere non solo una ricchezza ma anche una sfida”.

Ferragosto 2016: giornata di festa della cultura con i musei statali aperti tutto il giorno. Il ministro Franceschini: un’occasione per scoprire il “museo diffuso Italia”. Particolarmente ricca l’offerta culturale di Pompei e dei siti vesuviani

Gli scavi di Pompei aperti a Ferragosto con una ampia offerta culturale

Gli scavi di Pompei aperti a Ferragosto con una ampia offerta culturale

Ferragosto speciale a Pompei e nei siti vesuviani. Nonostante la superfestività dell’estate quest’anno cada di lunedì, giorno notoriamente riservato alle chiusure e alle manutenzioni dei siti archeologici e dei musei italiani, il 15 agosto 2016 è pronto a offrire ai visitatori e agli ospiti stranieri proposte particolarmente interessanti a cominciare proprio dai siti archeologici vesuviani di Pompei, Ercolano, Oplonti, Stabia e il museo di Boscoreale che resteranno aperti anche il 15 agosto dalle 8.30 alle 19.30 (ultimo ingresso alle 18) con le tariffe ordinarie. Anche a Pompei, per venire incontro agli alti flussi turistici, la soprintendenza speciale di Pompei annuncia che gli Scavi apriranno alle 8.30 come già avviene il sabato e la domenica. E proprio a Pompei, oltre alla mostra “Egitto Pompei” e all’esposizione permanente degli affreschi di Moregine nell’altro porticato della Palestra di recente arricchitosi con l’esposizione di reperti organici provenienti dall’area vesuviana, i turisti potranno ammirare i progetti di musealizzazione diffusa, con il riallestimento della cucina della Fullonica di Stephanus con reperti originali, e quello degli ambienti domestici della Villa Imperiale. E ancora la mostra “Live at Pompei, Underground” dedicata al video girato nel 1971 dai Pink Floyd “Live at Pompeii” allestita nelle gallerie dell’Anfiteatro. E visto che questo agosto 2016 è il mese delle olimpiadi di Rio, in una delle sale dell’Antiquarium di Pompei è stata allestita una vetrina con alcuni strumenti originali utilizzati dagli atleti per la cura del corpo. E sempre nell’Antiquarium sono visitabili sale di proiezione multimediale sulla vita degli antichi abitanti e sull’eruzione del 79 d. C. oltre a sezioni dedicate alle mostre “Per grazia Ricevuta” e “Sacra Pompeiana”.

Il ministro per i Beni culturali Dario Franceschini a Pompei

Il ministro per i Beni culturali Dario Franceschini a Pompei

“Quella di Ferragosto sarà una giornata di festa della cultura con i musei statali aperti tutto il giorno. Un’altra importante occasione per cittadini, famiglie e turisti di conoscere e visitare quello straordinario museo diffuso che è l’Italia”, sottolinea soddisfatto il ministro per i Beni culturali e il Turismo, Dario Franceschini. Coinvolti tutti i principali luoghi della cultura, dal Colosseo a Pompei agli Uffizi ma anche, solo per citarne alcuni, i resti dell’antica città italica nell’area archeologica di Alba Fucens a Massa d’Albe in Abruzzo, le opere di Carlo Levi al museo nazionale di Arte Medievale e Moderna della Basilicata a Matera, i Bronzi di Riace al museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria, le tante domus riaperte agli Scavi di Pompei, gli affreschi apocalittici dell’Abbazia di Pomposa a Codigoro lungo l’antica strada Romea che conduceva i pellegrini dall’Europa centrale e orientale, la residenza asburgica del Castello di Miramare a Trieste, la più grande area archeologica d’Europa tra il Foro Romano e il Palatino, i capolavori di Van Dyck, Guercino e Tintoretto esposti nelle fastose sale del museo di Palazzo Reale a Genova. E poi la residenza rinascimentale dei Gonzaga a Palazzo Ducale a Mantova, quella di Federico di Montefeltro a Urbino dove oggi ha sede il Museo Nazionale delle Marche, le rovine della capitale dei Sanniti a Pietrabbondante in Molise, i Musei Reali di Torino, il rinnovato allestimento del museo Archeologico nazionale di Taranto, le vestigia della colonia fenicia di Tharros nei pressi di Cabras, la straordinaria collezione degli Uffizi di Firenze, il sito longobardo riconosciuto dall’Unesco del Tempietto sul Clitunno in provincia di Perugia fino ai tesori della Galleria dell’Accademia di Venezia. L’elenco completo dei musei aperti, gli orari e il costo dei biglietti sono consultabili sul sito www.beniculturali.it.

Taranto. Nuovo allestimento per il museo Archeologico nazionale (il Marta) che racchiude 6500 anni di storia con eccezionali reperti sugli atleti vincitori ai giochi panatenaici. Tra i tesori gli Ori di Taranto, lo Zeus di Ugento e le ceramiche laconiche

Al museo Archeologico di Taranto è stata riesposta l'eccezionale Tomba dell'Atleta, scoperta nel 1959

Al museo Archeologico di Taranto è stata riesposta l’eccezionale Tomba dell’Atleta, scoperta nel 1959

Il premier Renzi con il direttore del Marta, Eva degli Innocenti (Foto Palazzo Chigi/Tiberio Barchielli )

Il premier Renzi con il direttore del Marta, Eva degli Innocenti (Foto Palazzo Chigi/Tiberio Barchielli )

Nel mese olimpico per eccellenza come agosto 2016 che vede riuniti a Rio, in Brasile, i migliori atleti del mondo per i Giochi, Taranto apre le porte al rinnovato museo Archeologico nazionale, il MarTa, che dei primi giochi, quelli storici dell’antica Grecia, ha testimonianze forse uniche, come la Tomba dell’Atleta, databile tra il 500 e il 480 a.C., che ora viene riesposta. Rinvenuta nel 1959 in via Genova a Taranto, ha restituito lo scheletro di un giovane uomo di circa trent’anni con un corredo funebre di quattro anfore panatenaiche, testimonianza di altrettante vittorie dei giochi in onore di Atena. A inaugurare il nuovo allestimento e il rinnovato percorso espositivo del museo Archeologico nazionale di Taranto, che coinvolge tutto il secondo piano, sono intervenuti il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, e il ministro dei Beni culturali e del Turismo, Dario Franceschini. Accanto a loro Eva Degl’Innocenti, direttore dal 1° dicembre 2015, in seguito alla Riforma Franceschini che ha creato trenta strutture museali autonome, tra cui appunto il Marta; Maria Piccarreta, alla sua prima uscita da soprintendente Archeologia, belle arti e paesaggio di Brindisi, Taranto e Lecce; e Luigi La Rocca, l’ex soprintendente dell’Archeologia pugliese ora a capo della soprintendenza unica della Città metropolitana di Bari.

Gli Ori di Tarantoono la collezione più famosa del Marta

Gli Ori di Tarantoono la collezione più famosa del Marta

La sede del Marta a Taranto

La sede del Marta a Taranto

Il Marta è un forziere che raccoglie 6500 anni di storia. Fondato nel 1887, occupa la sede dell’ex Convento di San Pasquale di Baylon, edificato nel XVIII secolo. L’archeologo Luigi Viola voleva farne un Museo della Magna Grecia, ma esso è sempre stato dedicato, principalmente, alla documentazione archeologica di Taranto e del resto della Puglia. Chiuso per essere sottoposto a lavori di restauro dal gennaio 2000, anno a partire dal quale fu mantenuta un’esposizione parziale a Palazzo Pantaleo, ha riaperto nuovamente al pubblico il 20 dicembre 2007. Il piano rialzato del museo è stato utilizzato finora per esposizioni temporanee e convegni. Il primo piano ospita la sezione greco-romana sulla società tarantina. Il secondo piano è stato fino ad oggi in allestimento. L’ultimo lotto dei lavori del MarTa, sfruttando finanziamenti pubblici pari a 6,2 milioni di euro, è stato realizzato in quattro anni dall’impresa Garibaldi di Bari.

Le anfore panatenaiche assegnate agli atleti che primeggiavano in una specialità

Le anfore panatenaiche assegnate agli atleti che primeggiavano in una specialità

Il percorso espositivo complessivo è di 25 sale, piene di decine di migliaia di reperti di proprietà del museo. Il nuovo percorso espositivo narra la storia e l’archeologia di Taranto e di parte del territorio pugliese dalla preistoria al IV secolo a. C., mentre il primo piano già aperto conserva reperti dall’età ellenistica al medioevo. Tra i pezzi più conosciuti, oltre alla già citata Tomba dell’Atleta, spiccano alcuni oggetti legati al mondo dello sport e dell’atletismo. Eccezionali, tra gli altri, una coppia di bilancieri in piombo che servivano a stabilizzare l’atleta durante il salto in lungo e uno straordinario disco da lancio in ferro. Numerose le anfore panatenaiche utilizzate come premio per i vincitori degli agoni di Atene, che recano su un lato l’immagine di Atena e sull’altro una scena legata alla disciplina in cui l’atleta ha trionfato.

Lo Zeus di Ugento, uno dei capolavori della bronzistica classica: ora è stato restaurato

Lo Zeus di Ugento, uno dei capolavori della bronzistica classica: ora è stato restaurato

Persefone ricostruita col laser scanner

Persefone ricostruita col laser scanner

Ma non si possono dimenticare i famosi ori di Taranto di epoca ellenistica e romana, simbolo del Marta nel mondo, accanto alla più ricca collezione in Italia di ceramiche laconiche di importazione (la Laconia era la regione dell’antica Grecia con capitale Sparta). Ci sono poi sculture di pregio, come il celebre Zeus di Ugento, un bronzo di 74 centimetri ritrovato danneggiato a Ugento, in provincia di Lecce, uno dei capolavori della bronzistica classica che ora è stato restaurato; la copia della “dea in trono” – la Persefone Gaia – ricostruita in laser scanner; e la Kore di Montegranaro.

Domeniche gratuite. Il 5 giugno 2016 battuti tutti i record: più di 32mila visitatori al Colosseo, 25mila a Pompei, 4mila al museo dei bronzi a Reggio Calabria, quasi 5mila a Villa Adriana

Migliaia di turisti in coda per visitare il Colosseo a Roma nella "domenica gratis al museo"

Migliaia di turisti in coda per visitare il Colosseo a Roma nella “domenica gratis al museo”

“Ancora un successo per le domeniche gratuite al museo introdotte nel luglio del 2014 dal ministro Dario Franceschini. In questa prima domenica di giugno, sin dall’inizio della mattinata, tutti i musei statali italiani hanno registrato elevati numeri di affluenza”, è la nota entusiastica del ministero dei Beni e delle Attività culturali e del turismo. Il Colosseo ha segnato un nuovo record, con oltre 32mila visitatori; Pompei sold out con quasi 25mila turisti e le file che hanno costretto la soprintendenza a chiudere per qualche ora i cancelli degli scavi facendo scattare il piano anti folla appena varato per proteggere le tante meraviglie appena restaurate della spettacolare città campana. Si è conclusa con numeri da boom per musei, monumenti e siti archeologici dello stato, anche la domenica 5 giugno 2016. Con, gratuita. Punte record in Toscana, dove a Firenze il giardino di Boboli ha ospitato quasi 11 mila persone, gli Uffizi oltre 6mila come la Galleria della Accademia, quasi 7 mila la Galleria Palatina. Ma anche il Lazio non è stato da meno, a Roma, dove ha registrato numeri altissimi pure Castel Sant’Angelo (7212). E in provincia con il pienone a Tivoli per Villa D’Este (7951) e Villa Adriana (4819). Bene gli scavi di Ostia Antica (4156). Così come Paestum, in Campania, dove sono entrati 4575 visitatori. Bene i musei e i giardini reali di Torino, con 4mila 582 presenze. Quasi 4mila visitatori hanno scelto a Reggio Calabria il museo dei bronzi. Pochi di meno la Pinacoteca di Brera a Milano o il museo Archeologico di Napoli (3.971). Poco meno di 3mila per le Gallerie dell’Accademia di Venezia (2935) o per il museo di Capodimonte a Napoli (2912). E ancora, oltre 2mila visitatori hanno varcato le porte del Castello di Miramare a Trieste, o delle Terme di Diocleziano a Roma o delle Terme di Caracalla. E sempre a Roma 4429 hanno scelto il museo archeologico nazionale di Palazzo Massimo, 2mila 42 le Terme di Caracalla, 1800 la Galleria Borghese, mille il museo Etrusco di Villa Giulia, 1443 la Galleria Nazionale d’Arte Moderna (Gnam). A Milano tutto pieno il Cenacolo Vinciano (1314). A Firenze oltre 2mila persone anche per il museo del Bargello. “La prima domenica del mese – continua la nota del Mibact – è ormai un appuntamento fisso dei cittadini con il proprio patrimonio culturale, una grande festa per le famiglie lungo tutta la penisola italiana. Di grande impatto anche la presenza sui social dove migliaia di utenti stanno caricando foto e apprezzamenti per questa iniziativa. Per questa edizione di giugno il ministero ha dedicato la campagna social della #domenicalmuseo alla rappresentazione figurativa della musica (‘aspettando la festa della musica del 21 giugno’) in opere note e meno note presenti nelle collezioni di diversi musei in tutto il territorio nazionale”.